Skip to main content

Full text of "L'arte poetica del signor Antonio Minturno, nella quale si contengono i precetti eroici, tragici, comici, satirici, e d'ogni altra poesia: con la dottrina de' sonetti, canzoni, ed ogni sorte di rime toscane .."

See other formats


L’  ARTE 

O E T I C A 

DEL  SIGNOR. 

ANTONIO 

Al  I N T U R N O . 


1 

I 

I 

i 

i 

I 

1 

I 

I 


Digrtized  by  Google  I 


I 

1 

} 

ALL’  ILLUSTRISS.  ED  ECCELLENTISS. 

SIGNORE 

IL  SIGNOR 

D.  FRANCESCO 

MARIA  CARAFA , 

Principe  di  'Belvedere , Mar  chef  e 
(P  Anzi  ,•  &c. 


A Voftra  EccellcntifTima  Cafa_j, 
che  tra  le  prime  del  Regno  di 
Napoli  e per  antichiirima  Nobil- 
tà, e per  grandiflime  dovizie,  ha 
fenza  verun  dubbio  il  primo  luogo, 
benacconciamente  poflbdire,  che 
celebre  fia  in  tutta  la  Italia , e nella  Europa  . Nc 
mi  fembra  fuor  di  ragione,  che  ’n  quella  Città, 

. a ove 


Digilized  by  Google 


ave  più  da  predo  vedefi  la  chiarezza  del  fuo 
fplendore , fia  ella  con  varie  ed  onorevoli  divi- 
de da  tutte  le  altre  diftinta:  e che  le  penne  de’ 
I.ctrerati  Uomini  , i quali  più  che  altrove  fio- 
rifcono  in  quella  medcfima  Città  , feconda  ma-  > 
drc  delle  fcienzie  ; e nella  Voftra  Eccellentiiri- 
ma  Cafa  , produttrice  di  prodilTimi  e favilTimi 
Cavalieri , vengono  più  che  in  qualunque  coru* 
fomma  dima  ed  amorevolezza  accolti  , la  ren- 
dano via  più  ragguardevole  . Ma  io  , fe  bene_. 
il  chiarore  della Vodra  Nobiltà,  l’ampiezza  del- 
le podcirioni  , la  multiplicità  de’  Titoli  , e gli 
aggi  veramente  fignorili  fvegliano  in  me  idea_j 
di  venerazione  , e di  olTequio  , nientedimeno 
non  tanto  fon  modo  a confiderare  la  grandez- 
za Vodra  da  quelli  beni  , che  afdi  fuori  fola- 
mente  pedono  adornarvi,  quanto  dalle  propie_* 
Virtudi,  che  apprefe  fin  dagli  anni  teneri  lotto 
la  difciplina  di  cruditidìmi  Maeltri  , tuttavia-, 
dalla  Ecc.  V.  con  grande  indudria  , e incedante 
dudio  fi  coltivano,  ed  aumentano  .^Quedo  fre- 
gio adunque  sì  vago  , e sì  leggiadro  delle  Vir- 
tudi , che  io  nella  E.  V.  a meraviglia  feerno,  . 
mi  fa  fpecie  maggiore  , che  qualfifia  : poiché  il 
V-odro  animo  adornando  , e dandogli  quel  lu- 
dro,  che  le  doti  ederiori  dar  non  podbnogiam-  > 
mai,  rende  la  perfona  Vodra  fopra  ogni  crede- 
re gloriofa  a tutto  ’l  Mondo  , e innalza  il  Vo- 

dro 


Digitized  by  Google 


(Irò  Nome  lafsìi  , dove  le  Stelle  i raggi  loro 
sfavillano , e dove  gli  Uomini  virtuofi  dalla  Fa- 
ma nel  numero  degl’  immortali  fono  aferitti. 

Non  fia  però  ciò  da  me  detto  , perchè  voglia 
qui  la  Voilra  loda  recarvi  dinanzi  agli  occhi: 
mercechc  nè  cura  1’  E.  V.  della  loda  altrui  , nè  ^ 

polfibil  cofa  è , che  , ancorché  mio  meftiere  fia 
il  darvela  , polTa  giugnere  agevolmente  al  do- 
■ vuto  fegno  . Il  dico  bensì , per  dimoftrarvi  la_, 
vera  cagione  , che  m’ha  indotto  a prefentarvi 
la  nuova  edizione  della  Poetica  Tofeana  di  An-' 
tonio  Minturno  , ed  a confecrare  a Voi  Eccel- 
lenrilfimo  Principe  la  eccellentilTima,  Opera  di 
quello  Autore  . Ella  certamente  è degna  di 
comparire  alla  Voilra  prefenza,  e di  venire  nel- 
le Vollre  mani  , sì  perchè  comimcmente  ,'fin_, 
dalla  fua  prima  ufeita  alla  luce  , fempre  è Hata 
in  grandilììma  riputazione  tenuta , sì  anche  per- 
chè fi  fa  innanzi  alla  E.  V.  col  fuo  Autore  llef- 
fo  in  comitiva  di  Vefpaftano  Gonzaga  , Angelo 
Coflanzo  , Bernardino  Rota  , e Ferrante  Carafa , 

Uomini  di  rare  qualità , e letteratura , co’  qua- 
li egli  , dimellicamentc  favellando  , intefsè  i 
quattro  ragionamenti  cotanto  rinomati  della_,  | 

Tofeana  Poella  . Spero  , mercè  la  fomma  gen-  -i 

tilezza  Voilra  , che  quella  mia  offerta  niente_.  < 

meno , che  gradita  fu  dalla  DottilTima  , ed  Or- 
natillìma  Accademia  Laria  della  Città  di  Co- 

a 2 mo , 


Digitized  by  Google 


mo  , a cui  dedicò  la’fua  erudita  fatica  l’Autore 
ancor  vivente , farà  gradita  dàlia,  E.  V.  , che^ 
nel  petto  un’  Accademia' intera  di  Yirtudi  rac- 
chiude ; € fi  compiacerà , che  quell’  opera  cotan- 
to difiderata  , ed  agli  Studiofi  della  poetica  fa- 
cilità fommamente  neccflaria  , di  nuovo  fi  dia 
al  pubblico  ufo  coll’  abbellimento  del  Voftro  No- 
me , da  cui  tanto  luftro  riceve , quanto  i Piane- 
ti dal  Sole . Intrattanto  auguro  alla  E.V.  lunghif- 
fima , e feliciflìma  Vita , per  profeguire  mai  Tem- 
pre la  cultura  delle  Virtudi  , c tenere  lotto  il 
Vollro  patrocinio  le  perfone  Virtuofe  ; e fpezial- 
mente  coloro  , che  alle  alte  cime  di  Parnafo 
con  l’ale  dello  ’ngegno  fublimanfi  . Onde  fen- 
za  più , rello , tributandovi  tutto  il  mio  offcquio, 
Napoli  6.  Marzo  1725* 

Di  V.  É. 


Vniilifs-  Divetifs.  cd  Obhligatìfs.  Servidore 
Lionardo  de  Turris  . 


Digitized  by  Google 


Alla  Dottifsima  , ed  Ornatifsima  Accademia 
Laria  della  Città  di  Como 


IL  MINTURNO 

Vefeovo  d’Ugento. 


0 ho  fempre filmato^  Signori  miei  onoratijjvni  j la 
Foe/ìa  non  pur  ejfer  di  tutte  Le  feienzie  reina  , ma 
lor  madre  ancora  i e le  Mufe  non  folameute  di  tut-^ 
te  farti  eccellenti  inventrici  f ma  eziandio  govcr- 
natrici  di  tutte  le.  cofe  . Il  che  di  chiaramente  mo- 
firare  mt  fiudierei  j.s'io  nonfcrivejjì  a veliche  , come  in  ogni  fa- 
tuità, degna  d' animi  gentili  ^ e nati  alla  notizia  di  tutte  le  cofe 
’cn  orate  y dottijjimi , tjuefia  verità  meglio  di  me  fapete  l percioc- 
ché la  Voefia  , com'  è cofu  divina  , così  è certamente  arte  d'iddioy 
con  la  qual'  egli-non  pur  tutto  creo  , onde  grecamente  Poeta, 
cioè  y Fattore  è chiamato  ; ma  infognò  ancora  , come  le>cofe  divi- 
ne in  voce  fpiegar  fi  dove  fero . Di  che  fanno  tefiimonianza  le 
fritture  de’  primi  Teologi  , tanto  appo  gli  Ebrei  y quanto  appo 
V altre  genti  y a tutti  coloro  y che  leggono  i libri  di  Mosè  y e de’ 
profeti  y e d’Orfeo  , e di  "Lino , e di  Mercurio  , e di  Omero  , e de’ 
pitagorici  ; ne’  quali  i mirabili  fogni  delle  cofe  y e i grandijjimi 
prodigi  y e le  figure  y e i modi  del  dire  nafeondono  il  vero  , come 
la  vaga  feorza  negli  alberi  la  midolla  . Che  diremo  del  fantijjimo 
f falutevolijjmo  Vangelo  ? Non  è egli  pieno  di  quelle  narrazioniy 
che  da'  Vangelifii  parabole  , perciocché  contengono  comparazioni 
e fimilitudmi , fi  chiamano  ; e inchiudono  divini  mìfierj  , e fegre- 
ti  tneravigltofi  ? Nè  , perchè  tutto  ciò  fi  nuovi  fritto  in  profa  » 
■ ‘ ' .è  d» 


Digitizéd  by  Google 


è da  dire , c^e  no»  fi  debba  attrìhuìrt  alla  Tee/ìa  .*  comìoffìacafachi 
non  il  verfo faccia  Poeta  lo  fcrittore  ; ma  il  fingere  ^ e ‘l  dare  alla 
materia  , che  fi  tratta  , quella  forma  , che  alla  Poefia  fi  richiede . 
Di  che  y.mi  rimembra  y (Jferfi  lungamente  ragionato  nel  f rimo  di 
quei  fei' libri  ,•  eh’  io  fcrijj'i  latinamente  del  Poeta  . E le  Mufe 
glittole  di  Giove  y e di  numero  nove  , che  altro  fignificano  y che  i 
nove  cori  degli  [piriti  Qelefii  , che  e cantano  le  lode  d’iddio  y e [gi- 
rano a'  mortali  la  notizia  delle  co[e  ; come  quelli , per  li  quali 
Iddio  in[egnb  agli  Vomini  le [cienzie , e Parti  ; e diede  la  legge  ? 
e le  nove  Intelligenze  delle  nove  [pere  del  Cielo  y che  muovono  , 
e reggon  tutto  , e infondono  le [emenze  di  tutte  le  cofe  ; e , come 
dicono  i Platonici  y informano  Vanirne  , non  fono  elle  ftefie  ? Laon- 
de niuna  eccellenza  di  cofe  y niuno  ornamento , ni  una  perfezio- 
ne ha  il  mondo  , di  che  noit  fia  egli  tenuto  alle  Mufe  , ed  alla 
Poefia  y benché  egli  y come  cieco  e ingrato  y nè  il  debito  conofea  y 
nè  di  render  grazie  debitore  [e  ne  tenga  , nè  fi  imi  miraeoi  grande 
il  far  nafer  fiume  d'Elicona  ; ma  vanità  , e fiudio  indegno  di 
trattar  cofe  grandi  y e di  confeguir  grandezze  i perciocché  none 
pieno  d' ambizione  , nè  va  dietro  agli  onori  , nè  vifita  i palazzi, 
nè  fa  compagnia  a’  grandi , quando  efeon  di  cafa  y nè  quando  a 
cafa  tornano  y nè  fi  diletta  d’udir  novelle  y nè  di  dirne , nè  d’al- 
trui biafimare , nè  di  notare  gli  altrui  leggieri  difetti  y ed  effer' 
Argo  in  quelli  y là  dove  è cieco  più  d’Edipo  ne’fuoi  di  maggior 
momento  i ma  contento  del  picciolo  [no  fiato  y fi  fia  rimoto  dal 
vulgo  f e f e ne  va  folo  y e [pende  il  tempo  in  rendere  il  debito  a 
Dio  y e in  apparare  da’  libri  y e in  ifcrivere  quel  y che  fia  degno 
d’effer  lodato  : oltre  a ciò  del  difpregio  delle  Mufe  è cagione  , 
perciocché  il  mondo  veggendo  la  Poefia  in  potere  degl’  ignoranti, 
i quali  come  hanno  mandata  fuori  della  bocca  y per  non  so  qual 
'vena  lor  naturale  y unafianzamalcompoftay  e ignuda  degli  or- 
namenti dell’  arte  , fi  credono  aver  bevuto  tutto  il  fonte  del  ca- 
fvalloy  e in  man  di  tali  y che  di  cafiijjima  Vergine  l'hanno  fatta 
putta  sfacciata  , e beffarda  , e lafciva  : mifura  il  valor  di  quella 
• con  la  dapocaggine  di  quefii  , Voneftà  con  la  sfacciataggine , la  de- 
'gnità  col  vituperio  . Non  è quefia  laPeefia  , della  quale  io  r<i- 

gio^ 


Digitized  by  GoogU 


N 


gfofto  ; tra  qutfia  , che  7 mondo  chiama  Voejìa  , e cjuella  e 
•ueramentc  la  differenza  , che  è tra  l'uomo  vero  , f 7 pinto  . Anzi 
è' più  quejia  da  quella  differente  : perciocché  la  pittura  affernhra 
la  verità  , quanto  puh  l'arte  la  natura  imitare  ; ma  il  vano  e im- 
pudico favoUpgiare  y nè  di  fuori , nè  dentro  > nè  in  parole  , nè 
in  fentenze  famiglia  il  vero  : e in  queflo  il  vero  Poeta  riceve  in- 
giuria dal  mondo  , che  attrihiiifce  il  fuo  nome  a quel  , che  no  7 
merita  . Ben  conobbe  l'antichità  , quanto  la  Poejia  vale  y e puh  ; 
tome  dimofrano gli  onori  ye  i pregi  , eh'  ella  ne  ricevette  . Nr pu- 
re i Re  y e le  Repubbliche  fommamente  l'onorarono  } ma  ezian- 
dio i Fil'fof  y l'occhio  de'  quali  è fuperbijfimo  y ed  ama  tanto  fe 
ffejfo  y che  non  degna  mirare  altrui , confermano  i loro  detti  con 
l'autorità  di  lei . Fiorì  ella  gran  tempo  nella  Grecia  ; f penti  poi 
quelli  divini  'ngegni , fuggendo  le  tempefte  delle  di/cordie  de'Grc* 
ci  y dalle  quali  quella  nobilijjtma  parte  del  mondo  sì  fpeffofu  bat- 
tuta y che  alfine  fe grandijj  mo  naufragio  y fe  ne  venne  in  Ita- 
lia y ove  lungo  tempo  fplendidamtnte  viffe.  Dappoi  per  le  rovine 
di  lei  da'  Barbari  non  una  volta  occupata  y e djjlrutta  y molti  fc- 
coli  fi fiette  fepolta  nelle  librarie  con  la  memoria  di  quelli , che 
fatta  l'aveano  fiorire  y e vivere  magnificamente  . Ne'  tempi  poi 
di  Dante  , e del  Petrarca  fi  defih  , e ricomincio  ad  apparire  ; e sì 
bella  fi  mofirh  , che  le  pxrea  aver  ricoverate  l'antìche  bellezze  , 
nè  punto  cedeva  a fe  fieffa  di  quei  fecali  antipajfati  : sì  lafeppero 
quei  due  Spiriti  eccellentifiìmi  adornare  . Nè  fette  guari  di  tem- 
po y che  fi  nafcoje  ; nè  fi  lafciava  rivedere  y come  fe  dormijfe  . 
Aia  y poiché  nell'  età  del  gran  Pantano  y che  fu  veramente  un  So- 
le luminofijjimo  della  lingua  latina  , così  nella  fciolta  , come  nel- 
la rijiretta  compofizione  delle  parole  ; e di  quei  due  chiarifimi 
lumi  df  dottrina  e d'eloquenza  y Azzio  Sincero  , e Pietro  Bem- 
bo  y fifveglih  y e riprefe  i fuoi  ornamenti  y e leggiadra  ricomin- 
cih  per  ogni  parte  a mofirarfi  : da  indi  in  quà  è venuta  di  dì  in  di 
nella  leggiadria , e nella  antica  gravità  , avanzando  per  la 
vertù  delle  Accademie  y che  in  molte  nobtlijjime  Ctttà  d'Italia  a 
tenere  da  uomini  dottiffìmi  ed  eloquentiffimi  fi  cominciarono  j e 
tutto  dì perfeverano  sì  , ch'ella  par  , che  fiia  ficura  di  non  avere 

ad 


Digitized  by  Google 


1 


ad  ejfer  cacciata  fuòri  del  fino  di  lei , o d'avfrcl  pUfi  almeno  a 
vivere  y e fiorire  lungamente  . Di  quejlc  Accademie  la  prima , 
odo  y che  nacque  in  Napoli  nel  filicijjimo  p^rembo  della  Sirena  ; 
della  quale  fu  padre  il  fontano  y e in  cui  fi  nndri  e crebbe  il  Sin- 
cero ; e quelli  rari  'ngegni  , che  ragionarono  dello  ftudio  delle 
Al  ufi  y e dell' arte  Poetica  in  Mergillina  y come  troverete  nell' 
opera  mia<  latina  del  Poeta.  Idaltra  fu  quella  y che  r ac  col  fi  in 
Pirenze  la  fplendidijjima  magnificenza  y e la  fornma  liberalità  di 
Lorenzo  de'  Medici , nel  cut  fino  trovo  aver  vijfo , e fiorito  mol- 
ti uomini  in  diverfe  fatuità  fingolari  ma  fpecialmente  quelle 
tre  Fenici  , il  Mirandola , il  Ficino  y e 'I  Poliziano  . La  ter- 
za fiori  nella  illufirijjìma  , ed  ornati(fma  c/ifa  dell'  Eccellenza, 
del  Duca  d’Vrbino  y celebrata  dal  Bembo  , e dal  (^ifiigliene  ; 
ove  par  , che  fi  ragionaffi  più  , che  fi  firivejfe  . lai  quarta  ebbe 
origine  in  Siena  y nella  quale  e fi  ragiono  , e fi  fi  riffe  molto  ec- 
cellentemente : perciocché  la  fondarono  i più  pregiati  fcrittori  di 
quei  tempi  , il  Bembo  , e 7 Tolomeo  , ed  altri  di  grido  grandfi 
fimo  ; tra'  quali  , credo  , che  f offe  ancora  il  gran  Giovio  y non 
pur  di  Como  , ma  del  nome  Latino  nuovo  fplendore  ; il  qual'  ha 
egli  SI  nello  firiver  delle  Storie  illufirato  y che  in  quello  file  fa 
invidia  l'età  nofira  all'  antica  , B veramente  y comefuron  felici 
i principi  di  lei  y fi  cosi  fojfero  fiati  i progreffx , avrebbe  fatta 
perfetta  quella  luce  y la  qual'  ella  cominciò  a dare  allaTofcana 
favella  . Ma  interrotta  non  una  volta  dalle  difiordie  civili  y e 
dalle  guerrcy  e al  fine  fpentay  delle  reliquie  di  lei  quafi  della  cene- 
re della  Fenice  fi  rinnovò  in  diverfe  parti  d'Italia  non  men  bellcty 
chf  prima  , e fpccialmente  in  Lombardia  ; ove  , come  che  in  mol- 
te Città  fiorifia  y meravigliofamente  in  cotefia  voflra  Città  ri- 
fplende  per  li  chiari  lumi  di  tanti  y e ss  rari  intelletti  veramen- 
te celefli  . De'  quali  fono  per  nome  a mia  notizia  venuti , il  Si- 
gnor Alejfandro  Giovio  tidn  minor  lume  così  dell'  arte  dalppo- 
crate  trovata  , .r  da  Galeno  illuminata  , in  ajute  della  infirma 
natura  de'  mortali  y come  della  dottrina  di  Platone  y e d' Artfio- 
tele  y che  quel  fuo  gran  zio  a tempi  nofiri  padre  della  Storia  ; e 
7 Signor  Benedetto  Volpi  , che  la  Filofifia  , e tutte  le  buone  let- 
tere 


Digitized  by  Google 


'ikre  tlluftrti  ; e 'I  Signor  CavalUr  XjtìgiJiaimefjdi , il  cut  taire- 
bile  ì»zegno  dir  veramente  pojjiamo  fertiliffimo  campo  di  con.pojì- 
t:,ioni  , tanto  in  profe  , quanto  in  verfi  ; e ’/  Signor  F rance/co 
Torta  si  fcienz,iato  > che  da  tutti  è riputato  ricetto  di  varie  fcien- 
xÀe  J e tale  , che  veramente  da'  Greci  fi  direbbe  Polyhiftor  ; e 
si  giudiciofb  y che  7 perfetto  giudicio  , eh'  è sì  raro  al  mondo  , 
in  lui fi  vede  . Fa  verrà  di  colloro  y e di  tutti  gli  altri , i quali 
odo  ejfer  degnijjìnri  d'egni  laude  y fa  y che  Como  Città  per  fe  , e 
per  la  fama  del  grandi  (fimo  ed  amenijjtmo  Lario  y chela  bagnay 
già  chiara  y non  fi  tenga  di  loro  men  lieta  e felice  , che  dell’  uno 
e dell'  altro  Vlinio  y e di  Cectlio  Poeta  y e di  quel  gran  Gtovio  y 
che  pur  dianz.i  gloria  le  accrebbe  \ ed  acquifia  alla  Poefta  quella 
perfezione  y che  farà  ciafeun  confeffare  y in  lei  più  non  poterfi  defi- 
derare  . D/  che  io  non po(fo  a baftanza  rallegrarmi  con  le  Mnfe  y 
le  quali  ho  fempre  amato  y ed  amo  con  tutto  tl  mìo  cuore  , come~ 
loro  fedel  fervo  ; il  qualcy  credo  y che  veduto  abbiate  aver  loro 
fervito  y non  quanto  elle  mentano  , ma  quanto  è il. mio  potere  , 
nelle  rime  , e nelle  profe  , che  giovane  effendi)  fcrif  i in  qtiefita 
comune  lingua  , la  qual'  altri  Italiana  y altri  Corteggiana  chia- 
mano y altri  T pfeana  ; e nelle  Canzoni  da  me  fatte  fopra  i Sal- 
mi y e ne'  Sonetti  tolti  dalla  Scrittura  y e da'  detti  de'  Santi  Pa- 
dri y come  convenia  a quefia  età  mia  più  grave  , ed  all’  ordine 
Tefcovile  , al  quale  altra  i mer  iti  miei  fiato  io  fono  chiamato  ; 
e ne'  verfi  Eroici  in  giufio  volume  raccolti  J e ne'  fei  libri  latini 
del  Poeta  , ne'  quali  confumai  preffo  a 20.  anni , e tutto  il  mi- 
gliore degli  anni  mìei  y per  mantfeftare  quei  precetti  diferivere 
poeticamente  y che  i padri  delle  Greche  y e delle  Romane  Mufe 
fervarono  ; e mofirarono  , come  fi  debbano  fervare  y ficome  era- 
no fiati  ragionati  in  Mergilltna  ; e fpero  y che  fra  pochi  di  il 
vederete  in  quattro  libri  della  Tofana  Poefiia  , ne' quali  com- 
prefi  quei  ragionamenti , che  fe  ne  fecero  appo  l'illufiriffmo  , e 
valorofijfimo  Signore  Vefpafiano  Gonzaga  , tl  quale  non  folamen- 
te  Ciggiugne  lume  alla  gloria  de'  fuoi  chiariffimi per  vertà  , e per 
fama  , e per  antica  chiarezza  di  fangue  y predecejfori  j ma  illu- 
fira  la  milizia  y nella  quale  molti  fegni  gloriofi  ha  dato  del fuo 

b va- 


\ 


Digilized  by  Google 


Viilote  y e rìfchiara  le  h/oxe  lettere  , e le  fetenzie  y eia  ’B'tlofofui 
CJ3ÌÌ  l'eccellenza  del  fio  raro  ingegno  y e con  la  fatica  del  fuo 
lungo  f lidio  y fenza  la  quale  a ninna  laude  fi  perviene  • ^efti 
finita  quella  guerra  , la  qual'  ebbe  Faolo  ^fgarto  di  felice  memth 
ria  con  l'Eccellenza  del  Duca  d'Albà  allora  Vecerè  di  Napoli  , 
con  molto  danno  così  del  liegno  Napoletano  , come  dello  flato  del- 
la Chic  fa  y avendo  egli  de poflo  il  carico  militare  y il  quale  aveu 
con grandijjana  fua  lande  foflenuto  in  eff'er  Qìpitan generale  del- 
la fanteria  Italiana  y fe  ne  torno  in  Napoli  , ove  era  l'ìllufirif- 
jhna  Signora  ì fabella  Colonna  Frincipejfa  di  Sulmone  fua  madre y 
nelmcfe  d'Ottohre  > nell'  anno  della  ncflra  flint  e 1557.  e per  ri- 
creare l'animo  da'  lunghi  a fanni  della  milizia  travagliato  y fe 
n'ando  diportando  in  quella  dilettevolijjima  y e di  giardtni  e di 
palazzi  ornatijjìma  piaggia  , la  quale  c veramente  l’occhio  delle 
Napoletane  dilicatezze  . Qmv  to  per  far' il  debito  mio  verfo 
quel  Signore  , appo  il  quale  fon  io  già  molti  anni  fritto  nel  nu- 
mero de'  fcrvidori , effondo  ito  a rallegrarmi  del  fuo  felice  ritor- 
no y vi  trovai  dalla  medefima  cagione  condotti  , che  me  vi  con- 
duffe  y tre  nobilijjlmi  amici  delle  Mufe  , quafi  tre  leggiadrijjmi 
Cigni  nelle  rive  di  Seheto  nati  , e nudriti  y il  Signor  Ferrante  > 
Carafi  Marchefe  di  Santo  Lucido  , il  Signor'  Angelo  Cofianzo  y e 
H Signor  Bernardino  Rota  } i quali  quanto  fieno  eccellenti  nella 
PoeJ/a  y r opere  loro , nelle  quali  rifplendono  molti  lumi  d'eloquen- 
za y e fi  veggon  altifpiriti  di  fentenziofi  intendimenti  y ejprejji 
con  molta  leggiadria  y chiaramente  il  moftrano  . ffipefii  dopo  quei 
principi  y che  fi  fogltono  tenere  nel  far  riverenza  y e nel  falutarcy 
e dopo  alcuni  ragionari  y vennero  a parlare  di  quegli  fiudjy  i 
quali  fopra  ruttigli  altri  loro  dilettano  . Ijionde  tl  Signor  Vefpa- 
fitano  s'indujfe  a dimandarmi  del  Poeta  , il  quale  io  avea  in  Itn- 
gua  latina  formato  ; ed  a defide  rare  y che  altresì  in  quefia  nofira 
fi  formajfe  j e fu  cagione  , che  di  ciò  , lungamente  , e diftintamen- 
te  di  tutte  le  parti  della  Poetica  facultà  y la  qual'  tifiamo  in  quefia 
noflra  favella  , ciaf  un  di  loro  meco  ragionaffe  . 1 quali  ragiona- 
menti avendo  io  raccolto  in  quattro  libri  y quando  da' comanda- 
menti di  N.  Signore  Pio  IV.  creato  da  Dio  a rifiorare  la  Santa 

Chic- 


% 


Digitized  by  Google 


Chìefii  y ed  A ridurLi  nella  frìmtera  fui  degnila  , ed  a ricH^er  ti- 
re , quanto  s'è  della  Gri/ìiana  greggia  perduto  , fui  coftretto  di 
venire  in  quefla  Città  al  Concilio  j gli  lafciai  in  Napoli  in  potere 
di  M.  Domenico  Fizztmentt  giovane  dottijjimo  nelle  lingue  , e 
così  nelle  polite  lettere  , come  nella  Filofofia  , c nell'  arti , che  li- 
berali fi  chiamano  . Da  cofiui  fatto  avvifatOy  quegli  ejfi  re fiati  da 
lui  confegnati  alle  mani  di  M.Luigi  Valvajfcri  onoratijjimo  mer- 
catante di  libri  y perche  gli  metta  in  ifiampa  y cominciai  a penfare 
a cui  dovejfì  quefla  mia  fatica  dedicare,  con  la  protezione  del  qua- 
le ella poteffe  liberamente  nel  cofpetto  degli  uomini  comparire  . E , 
benché  non  mancaffe  di  venirmi  nel penfiero  alcun  valorofo  Prin- 
cipe y a cui  y sì  per  l'obbligo  mio  verfo  lui , e sì  per  lo  favore,  che 
egli  all'  opera  dar  potrebbe  y confecrarla  dovefji  ; nondimeno  mi 
deliberai  d'antiporre  a tutti  cotefia  voftra  dottijfima  , e lodatiffi- 
ma  Accademia  : la  qual  mia  deliberaz,ione,  m'avvifo  , che  farà  da 
ciafeuna  perfona  giudiciofa  commendata  prima  , perciocché  io  mi 
riconofeo  ohbligatijfmo  a lei  per  tante  lode  , che  i bianchijfmi  e 
bellijftmi  Cigni  del  famofo  Lario  , da  cui  l'Accademia  ha  prefo  il 
nome , levati  a volo  ne'  foavijjmi  loro  canti  mi  danno  : ^i  che  io 
defiderando  render  loro  quelle  grazie , eh'  io  dovrei , e non  poten- 
do ; concioffiacofachè  , come  non  fono  degno  di  tanto  onore  , il  qual 
fni  fanno  , così  non  abbia  forza  da  potere  al  debito  mio  fodisfare  ; 
almeno  in  quefia  dedicazione  moflrer'o  il  mio  defiderio  di  rendere 
quel  y che  debbo  , e l'animo- mio  non  ingrato  . Dappoi  , percioc- 
ché niuna  grandezza  di  qualfivoglia potentìlfimo  Signore  ha  tan- 
to potere  a difendere  quefia  Opera  da'  velenofi  denti  degl'  invi- 
diofi  y e maldicenti  ; cd  a favorirla  sì , che  da  tutti  fia  caramen- 
te abbracciata  , cd  accolta  ; quanto  n'ha  cotefio  coro  di  Spinti  di 
mortai  carne  vefiiti  •,  ma  { fe  crediamo  a Platone)  dalla  cclcfie 
fpera  d' Apollo  in  terra  difeefi , ed  accompagnati  dalle  Ahfe  ad  il- 
luminare la  Poefia  , la  qual'é  veramente  dono  d'iddio  ; e adornar- 
la di  quelli  nuovi  ornamenti,  de'  quali  ella  vada  piùyche giammai, 
altera  e gloriofa  , Ed  a chi  così  bene  ella  fi  può  prefentare  , come 
a quelli  y che  tutto  dì  dell’Arte  Poetica  non  fiolarncnte  ragionano  , 
ma  nelle  loro  meravigltofie  compofizioni  mirabilmente  ancora  la 

b 2 fier- 


Digitized  by  Coogle 


fervano  : acciocché  da  loro  veduta^  e dal  perfetto  lor  gìudicìo  efa- 
minata , ed  ammendata  di  quei  difetti , che  in  lei  peravventura. 
ftejfere  nafcojli , e dall'  occhio  loro  cerviero  fifcopriffero  , poff’x 
più  f caramente  in  pubblico  darji  a vedere  ? flu^alunqne  adunque 
ella  fifa  , alle  S.  K fi  prefenta  . 'Piacciavi  j Signori  miei  onora- 
tijjmi  y d'accoglierla  con  quello  amore  y col  quale  io  ve  l'ho  con- 
fecrata  ; e di  favorirla  , come  cofa  propia  voftra , non  già  più 
mia  . Parto  mio  fu  : or  voi  ne  fiete  padroni . Non  ho  io  in  lei  più 
dominio  : egli  è tutto  voftro  . Abbiate  cura  , eh*  ella  fa  , qual  fi 
richiede  all'  autorità  y e degnità  di  tanti  e tali  padroni } ed  ama- 
te me  fuo  padre  , come  folcte  . Di  Trento  a'  zi.  di  Settem- 
bre 1563. 


TA- 


I 


Digitized  by  GooglL 


1 


TAVOLA 

DI  CAPI, 

Che  fi  trattano  in  ctafcun  Libro  dell'Arte  Poetica  . 
Del  Primo  Libro. 


•1 


Ella  DiDìnizione  dclla_> 
Focfìa . X 

Di  tre  fpecic  della  Poefia, 
Epica  , Scenica  > Melica  ; c tic 
loro  differenze,  negli  Strumen- 
ti , Materia  , c Modo  . j 
DeirOriginc  della  Poefia  in  gene- 
rale, e in  particolare . 7 

Deir  Epica  Poesia  . p 

Delle  parti  della  qualitb  effcnziali 
dell*  Epica  ; Favola  , Affetti  c 
CoAumi,  Sentimenti,  Parole  ; e 
degli  Epifodj,  che  fono  parte.^ 
accidentale.  14 

Delle  parti  della  Quantità  Epica  , 
e del  Principio  . i6 

Della  Narrazione  . 1 8 

Della  Prenarrazionc  , c Propofi- 
zione . XX 

Del  Romanzo  . X6 

Del  foggetto  del  Romanzo  riprc- 
fo . xy 

Della  Difpofìzione  del  Romanzo 
riprefa . j f 

1 Che  nella  lingua  Tofeana  li  pub 
\ perfettamente  trattar  materia^ 
I Eroica  fecondo  l'arte  infegnata- 
V ci  da  Arinotele, e da  Orazio.30 
Qual  fia  il  foggetto  dell’  Eneida^ 
di  Virgilio,  Trionfi  del  Petrar- 


ca,c Terze  Rime  di  Dante,  jfl 
Della  Difpofizione  del  Poema,  j 8 
Qual  differenza  fta  tra  io  Storico, 
c '1  Poeta  . 5P 

Della  Meraviglia.  40 

Della  Favola  di  una  maniera,  Mi- 
fVa,e  Doppia;  Semplice, c Com- 
pofta;  Peripezia,  c Riconofeen- 
za,  c loro  maniere  . 4X 

De’  Membri  della  Favola, cioè  Le- 
gamento, e Scioglimento  . 44 
De’  Costumi  , c loro  maniere  fc- 1 
condo  rEtii,  Fortuna, Nazione,  | 
ed  altre  differenze  . 4; 

Del  Decoro  ne’Coftumi.  48 
Delle  Passioni  , ed  Affetti , Anio- 
rc,Odio,Ira,Manfuetudine,Pau- 
ra,Confidcnza,  Mifericordia.,, 
Sdegno,lnvidia,Gelofia,£mula- 
zionc , Difpregio,  Vergogna-», 
Sfacciataggine. 

De'Luoghi,  onde  le  padroni  deri- 
vano , con  gli  cfcmpli»  58 
Del  Secondo  Libro  . 

DEIIa  Scenica  Poesia,  e tre  fuc 
fpecie  ; Tragedia,  Comme- 
dia , e Satira  . 6^  - 

De’  Verfi  Scenici  Tofeani.  6tJ  V 
Delle  parti  della  Scenica  , Eden-  '' 
ziali , ed  Accidentali  yx 
Dcl- 


Dìgitized  by  Googk 


f£ 


TAVOLA 

Della  T RAOEniA  . 7J 

DcirOficio  , e fine  Tragico.  76 
Della  Materia  Tragica.  78 

Dc'Modi  Tragici, e qual  fia  il  mi- 
gliore. 7P 

Degritldii  dc’gcntili,dove,  e per- 
che s’introducano.  8z 

Della  Favola  Tragica  , e Tue  ma- 
niere . 

Qual  ha  l'Ecuba  , d'un  modo  , o 
doppia  ; Semplice  , o Compo- 
fta . 87 

De’  Tragici  Epifodj . 88 

De’  Membri  della  Tragedia.  8p 
Come  fi  rapprefitnti  il  Miferabilc, 
e lo  Spaventevole.  8p 

Dc'Coftumi,  e delle  Paffioni  Tra- 
giche . pi 

Dell’  Apparecchiamento  , e dell’ 
abito , p6 

Del  Prologo . pS 

Del  Coro  . pp 

De’ Recitanti . 10^ 

Delle  Scene,  e degli  Atti , con  gli 
cfempli . loj 

DcirUltita,  e del  Gommo.  107 
Del  Verfo  Tragico  . 107 

Della  Commedia  , antica  , mezzaT- 
na, nuova,  ed  origine  loro,  i io 
Ddl’Oficio  del  Comico.  l ii 
Delle  Pcrfonc  Comiche . 1 1 7 

Della  Favola  Comica.  120 

Degli  Epifodj  Comici . izz 
Qual  fial’Andria  con  alcune  altre 
Commedie  di  Terenzio . 1 xy 

Quali  cofe  debbano  rccarfi  nel 
cofpctto  , e quali  udiri! , o nar- 
rarli. I z6 

De’  Cofturai , e degli  Affetti  Co- 


DI  CAPI. 

mici  con  gli  cfempli.  127 
Del  Riio.e  Motti  , con  l'origine, 
vizj,  maniere  , e foggetto  loro. 

IJO 

De’  Motti  nelle  Parole.  1 J4 
De’  Moti  nelle  Cofe  . i jp 

'Dell’Apparecchiainento,  mafeare, 
calzari,  abito,  teatro,  cafe,  fcc- 
nc  , e titolo  . 14P 

Delle  Parti  della  Commedia  , e_> 
prima  del  Prologo.  1 5 1 

Del  Coro  ufato  nell’ antica  Com- 
media,e varie  fue  Canzoni.iyz 
Degli  Atti  Comici,  con  Tcfcinplo 
dell’Andria  difiintain  Atti. 158 
Del  Verfo  Comico.  160 

Della  Satira  Scenica.  161 

Dal  Terzo  L11R9  . 

DElla  Melica  Poesia  , e fua_> 
origine.  167 

Delle  maniere  de’  Melici , Lirici, 
Ditirambici , Nomici  . i6p 
Dell’  Oficio  del  Melico.  171 
Del  Modo  Melico.  175 

Diffinizionc  della  Melica.  174 
Delle  Parti  cffenziali  del  Melico,  '' 
Favola,Digrefl!onc,Affctti,Sen- 
timcnti,  e Parole  . iy6 

Delle  parti  della  Quantità  , Prin- 
cipio, Narrazione,  Ufeita.  17P 
Delle  Compofizioni  Meliche , e.» 

loro  maniere . 1 80 

Delle  Canzoni  Pindariche.  182. 

De’  vcrfi  rotti e interi  general- 
mente . ) i8y  . 

Delle  Canzoni  Tofeane  , e ducj 
parti  loro.  Stanza, e Volta.  1 85 
Della  Stanza,  e della  Fronte,  e Si- 
rima  fue  parti . 187 

Del- 


■ Digitìzed  by  Google 


TAVOLA  DI  CAPI. 

Dw!!a  Pronte  Doppia.  i8p  Del  Snavcvri  se,  Canti, o Capitoli. 

Del  Modo  di  accordar  le  Coppie.  z6  » 

iSp  Deir  Ottava  Rima  . z6^ 

. Del  Modo  di  accordare  1 Terzet-  Della  BAR/tLLi.TTA,ofrotto  ia.z65 
ti  • ipo  Delle  Rime  libcraincnte  Icgatcj  . 

Del  Modo  di  accordare  i Quar-  267 

tetti.  ipr  Degl’ Inni  fatti  da’ Sacerdoti  con 

Del  modo  di  accordare  i Quinarj,  maniere  Tofcanc  . z^S 

e i Scnarj . ip4  Dell’  E LEGIA  . Z6p 

Della  Fronte  fcmplice  . ipy  DelIa.SATiRA  Epica,  con  l’artifiao 

Della  Sirima  CompoAa . ip6  di  Orazio,  Perlìo,  e Giovenale. 

Della  Sirima  fcmplice  . zoz  zj  i 

Dell’Artificio  della  Coppia  , Ter-  Della  Jammca  Poefia  . zytS 

zetti,ed  altri  numeri  della  fem-  Dell'  Evicramma  . zy8 

plicc  Sirima . Zl^  Dm  Quarto  Libro. 

Della  Rifoluzionc  de’numcri  niag-  T^Elle  Sent»nzb  . z8z 

glori  ne’ minori . ZI7  1 J Delle  lettere,  e lillahe.c  co- 

De’Modi  di  adattar’  il  primo  ver-  , me  lì  parli,  o feriva  ammenda- 

fu  della  fcmplice  Sirima.  Z18  tamcntc.  z83 

De’ Veri!  rotti, e interi  della  Can-  Delle  Parole  fole,  e propic  . joi 
zone.  zzo  Delle  parole  Inufitate,  Pellegrine, 

Della  Ripercolfa  della  Rima,  zzz  e Nuove.  joz 

Della  Ripetizione  delle  Rimc.zz4  Delle  Traslace  . joS 

Del  Commiato . zzy  DcirAlIcgoria,  Enigma , Metoni- 

Di  quante  Aanze  la  Canzone  , e mia,  Sinccdoche,  Epiteto,  Peri- 

di  quanti  verll  la  Stanza,  zjz  frali.  Abufo,  Mccalcp(ì,Ironia, 

Delle  Canzoni  di  Aanze  conti-  Iperbato  , Ferverfo,  Parenteli, 

nuc , dove  alla  prima  rifpondo^  ApoArofe  , Emfafi , Iperbole, 

no  l’altre  dirittamente.  2^4  Diminuzione.  jit 

' Della  SisTiKA  . z;4  Delle  parole  continuate;  Compo- 

Dellc  Canzoni  libere.  zj8  Azione  delle  fillabc;  Scontro,  e 

Del  Sonetto  . 240  Apritura  di  lettere  ; quali  Ro- 

Dclla  Ballata  , c tre  fue  parti  ; buAc,  Afprc,  Piacevoli,  jzz 

Ri  prefa, Mutazione,  Volta.  Z47  Del  Concento  , che  nafee  dallo 
Delle  Ballate  fcmplici , e compo-  feontro  delle  medeAme  lettere , 

Ac  . z^p  o Allabe  nel  principio,ncl  mez- 

Dcl  Maorioal*.  z6i  zo , nel  fine  delle  voci,  con  gli  \ 

Di  alcune  altre  compoAzioni  dell’  efempli  del  Petrarca.  ^z6 

Epica  PocAa.  z6j  Della  Giacitura  delle  parole. 

Dc- 


Digitized  by  Coogle 


TAVOLA 
Degli  Accenti,  Acuto, Grave,  Cir- 
cciifkfib . J44 

Deir  Ordine  delle  parole  nella-, 
giatirur.i  . J47 

Quai  Vjz)  da  fuggire  nella  com- 
pcfizionc . J50 

Delle  Giunture,  Membri,  e Perio- 
do. 3 j I 

Del  Numero  Poetico  , ed  Armo- 
nia . 3^4 

Del  Numero  del  Verfo  legato  da 
Confonanze  delle  Rime.  356 
Del  Numero  del  Verfo  fciolto  po- 
rto negli  Accenti.  358 

Del  Numero  porto  nelle  pofe  de’ 
fentimenti.  361 

Del  Numerane’  Tempi  delle  lìl- 
labe,  e fuoni  delle  lettere.  364 
Del  Modo  di  variare  i numeri 

Del  principio  della  Compofizio- 
nc  da  voci  di  una  , o di  due  rtl- 
labc  , e talvolta  da  più  con  gli 
cfempJi  del  Petrarca  . 367 

Della  maniera  d' incatenare  i 
verfi . 370 

Del  Numero  porto  nella  leggia- 
dria della  compofìzionc.  373 
Delle  PtGURB  nell’  artifìcio  dello., 
fentenza . 374 

Delle  Figure  porte  nelle  Fartloni. 
381 

Delle  Figure  ne'  Cortumi.  38; 
Delle  Figure  , prpp)  ornamenti 
delle  fentenze.  388 

Delle  Figure  nelle  parole  40 1 


DI  CAPI.' 

Delle  Figure  vicine  a quelle  delle 
fentenze,  4iz 

Delle  Figure  nella  Conrtruzionc. 
405 

De'  Luoghi  degli  ornamenti,  e del 
parlar  Figurato,c  Tropico.  417 
Dell'Artificio  delle  cofe  tratte  da 
luoghi  Topici . 419 

DeU’Artificio  delle  parole  tratto 
da’  luoghi  Topici . 411 

Del  DrcoRo  fecondo  i tre  caratte- 
ri del  dire  . 4z6 

Del  Decoro  fecondo  la  perfona_i, 
che  parla  , e che  afcolta,  fecon- 
do la  materia  , e gli  Affetti , o 
forme  del  dire  . 416 

Delle  Forme  GfiNERRti  del  parla- 
re. 4zp 

Della  Forma  Chiara,e  due  fuc  Spe- 
cie , la  Pura  , e la  Leggiadra. 

4zp 

Della  Forma  Grande, e fuc  fpecie, 
la  Magnifica,  l’Afpra,  l’Agra^, 
l'Illurtre,  rincitata,  e l’ Abbon- 
devole . 430 


Dell’  Ornata  .’ 

43  S 

Della  Volubile  . 

' 437 

Della  Cortumata  . 

437 

Della  Vera  . 

440 

Della  Grave  . 

442- 

Della  Mirtionc  delle  Forme.  443 

Della  Lezione  . 

444 

Dell’  Imitazione . 

445 

DeH’Efercizio,  e deirAttenzione. 

448 

Dell'  Ammendare. 

4JO 

DELLA 


Digitized  by  Googl 


POETICA  TOSCANA 

DEL 

SIG.  ANTONIO  MINTURNO 

PRIMO  RAGIONAMENTO. 


VESPASIANO  GONZAGA,  ED  ANTONIO  MINTVRNO  i 

I A*  gran  tempo,  Siqnox  Minthrno,  io  defilerò  in~ 
tender  da  voi  gli  ammaeflramenti  della  T ofcana 
Poe  fa  , fcome  della  Greca  e della  Romana  voi  dati 
gli  ci  avete , Ed  oggi  ejuì  {fe  pur  tempo  vi  fe  ne 
prelia,  e fe  vi  piace)  vorrei,  che  per  voi  qrieflo  mio 
de f derio  s' adempie ffe.  Mi>».  .Qual  cofa  tanto  piacer 
mi  dee,  quanto  Vubbidire  a'  comandamenti  d'uà  Si- 
gnor così  valorofo,come  voi  fete, Signore  e Padron 
miai  E quale,e  quanto  affare  fopravenir  mi  potrebhe,che  per  foddisfare  al 
voflro  volere,non  toflo  il  /afciaJf,dov'io  l'opera  mia  bifognarvi  all'acqui- 
flo  di  tal  dottrina  conofcefft  ì Perciocché  avendovi  la  natura  di  nobiliifmo 
ingegno  dotato,  ed  il  voflro  lungo  fludio  di  fomma  fcien%ja  adornato  ; dal 
picciolo  e ferii  campo  d’un  povero  d'ingegno  e di  fapere  , quaP  io  fono, 
che  venir  può,  che  alle  voflre  riccheT^ote  faccia  mefliere  ì Ma  per  avven- 
tura gli  fludì  delle  cofe  alte  e divine,  ne'  quali  da'  primi  anni  vi  fete  oc- 
cupata , non  v'  anno  infin  qui  fatto  mirar  sì  baffo  , che  l’animo  vofro  a 
conofeer  quel  , che  a quefla  nofra  umil  facoltà  fi  richiede  , difeendeffe  . 
Vesp.  Non  dite  umil  facoltà  la  Poe  fa  , fe  non  volete  effer  di  menzogna 
accufdto  con  la  teflimontan'ga  di  ciò  , che  voi  fìeffo  nel  vofro  Poeta  lati- 
namente fritto  »’  avete  ; e con  I autorità  di  molti  favj , che  a tutte  l' al- 
tre facoltà  l'antipongono  , chiamandola  di  quelle  Reina,  e Dea  . Di  me. 
non  vòjche  vi  fi  neghi , eh’  io  non  abbia  molti  anni  fpefo  negli  fìudj  del- 
le feiengie  : ma  chiaramente  confefferò,  che  nel  giardino  del  vofro  inge- 
gno , il  qual'  i ricchifjmo  d'ogni  dottrina, come  che  finn  tanti  alberi,  e di 
filofofici  frutti  sì  carichi , che  non  pur  nel  mio  poveriffimo  poderetto  , 
ma  in  non  pochi  altrui  poderi  grandi  e ricchi , molti  di  quelli  fi  defidcra- 
710  ; nondimeno  vi  fi  vede  de'  postici  fiori  quella  bellifjtma  varietà  , la, 
quale  dalla  nebbia  ofeura  del  tempo  effondo  fiata  molti  e molti  anni  ri- 
coverta , ancora  nafeofa  ci  farebbe  , fe  la  luce  del  vofro  intelletto  no»  ' 

A l'avef- 


Propofiiions 
di  quel,  di'c  da 
tratcaj'c , ador- 
nata di  fenten- 
ae  accomoda- 
te al  fogsetto , 
ed  al  decoro 
delle  peifoue. 


Digitized  by  Googl 


z DELLA  POETICA  TOSCANA 

l'av(ffe  tìgli  occhi  tioflri  rifchiarata  , Ma  dcftdero,  con'  io  detto,  che  qual 
li  s'é  data  col  zoflro  lume  Latinamente  a vedere,  tal  ci  fi  mcjìri  Tofana- 
Qual  debba  ef-  mente  . Min.  ^ufto  vojìro  di  me  mirabil giudicio.  Signor  mio  caro  , io 
Icie  il  Giudice  Jlimo  tanto  , e tanto  di  laude  immortale  n’attendo  , quanto  s'eglifuffe  di 
de  Poemi.  j ’i'clorofi  e fcicnxjati  uomini,  che  nel  mondo  fioriron  mai , in  un 

T eatro,  evero  in  una  pialla  a que/ìo  uopo  radunati.  Nè  men’  il  mio  Poe- 
ta farà  del  teftimonio  vcftro  contento  , che  fu  della  prefen%a  di  Platone 
quel  Poeta  , che  da  tutti  gli  altri  afcoltatori  abbandonato  , Platone, di ffe, 
mi  fa  in  vece  di  tutti . Laonde  , acciocché  niun  creda  per  quefle  mie  ri- 
fpojle  , eh'  io  vò  fuggendo  l'ubbidire  a colui , che  può  liberamente  co- 
mandarmi , non  vi  terrò  più  a bada  . Ma  per  non  indugiar  più  l'efecu- 
Tjone  di  quel , che  chiedete  , a voi  fla  l'ordinare  qucjìo  ragionamento  in 
Metodo  e vìa  modo  , che  vi  parrà  migliore . Vesp.  E'  mi  pare  , che  non,  come-* 
di  trattare , te-  Platone  fa  , che  Socrate  dimandi  quelli , che  da  lui  imparavano  ; ma  ca- 
nuti da  Cice-  fuc  f Marco  Tullio  , ch’egli  dal  figlio  fia  dimandato  ì così  io  dimandi 
tfjoi  di  quel  , eh'  io  vorrei  Tofeanamente  intendere  delle  cofe  poetiche  da 
voi  Latinamente  con  molta  copia  trattate  . Min.  Comevi  piace.  Perch  io 
così  conofeerò  tenerft  a mente  da  voi  quel,  che  da  me  fe  nè  fritto',  e voi 
Diffiniaione-»  ordinatamente  udirete  ciò , che  ne  chiedete  . Vesp.  Che  cofa  è la  Poefta  2 
della  Poeha , Min.  Imitazione  di  varie  maniere  di  perfone  , in  diverft  modi,  o con  pa- 
role , 0 con  armonia  , o con  tempi  ; f paratamente,  o con  tutte  quefle  cofe 
Dichiaraaione  ® furie  di  loro  . Vesp.  Sponetemi , fe  vi  piace,  quefla  diffi- 

della Diffmizio-  ni7ione  , acciocché  meglio  quel , eh' io  dimando  , s'intenda  . Min.  Tre 

...  . /• . • • T>_.- -j 


T e cofe  ric/iie.  imitazione  confederarci  conviene  . Prima  quel,  che  ad  imitar 


ne 


/ìe'^'a^na*  Imiti^  prendiamo  ; poi  con  che  imitiamo  ; al  fine  in  qual  modo.  Le  cofe  , che  ad 
imitar  prendiamo,  fono  i coflumi,gli  affctti,ed  i fatti  delle  perfone',le  qua- 
li fono  di  tre  qualità.  La  prima  é de'  migliori,  che  gli  uomini  dell'età  no- 
flra  . La  feconda  è de'  fimili  a quefli . La  terza  è de’  piggiori . Migliori 
intendiamo  gl' Iddìi,  gli  Eroi,  o Semidei,  che  dir  vogliamo . Piggiori  i Sa- 
tiri , i Sileni , i Ciclopi , e tutti  quei,  che  ci  muovono  a ridere . Migliori, 
ancora  intender  pojjìamo  i Principi,t  tutti  gli  Zlomini  illuflri,ed  eccellen- 
ti, 0 per  valore , o per  degnità  maggiori  degli  altri , cosi  in  quefla , come 
in  ogni  altra  età  . Piggiori  i Contadini  fi  Paflori,i  Lavoratori,  i Parafiti, 
chiunque  é degno  , che  di  lui  ci  ridiamo  j e tutti  coloro  , che  per  qualche 
notabil  vizio  , o per  baffezZfi  flato,  vili  fon  riputati . Simili  i mezza- 
ni, quali  fono  i Cittadini,  (he  nè  per  eccellenza  di  vertk  , nè  di  fortuna  fi 
levano  [opra  gli  altri . Nè  più  la  Pocfia,  che  la  Pittura  quefla  varietà  di 
perfone  ci  deferive  perciocché  tra  Pittori  Poiignoto  i migliori  dipinfe , 
Paufione  i piggiori , filionifio  i mezzani . Piverfe  ancora  fono  le  cofe-,. 


none  . 

I Materia, 
a Strumento, 
j Modo. 
Materia. 

1 Coiliimi. 
a Affetti  . 
t Fatti  di  per- 
fone. 

Perfone. 

1 Migliori, 
a Simili  ._ 

3 Piggiori. 


Digitized  by  Google 


LIBKOPRIMO;  j 

eon  le  ^uali  ft  fa  t imitaxjone  : eoncieffiacofacbè  i Pittori  con  ti  colori , e 
co'  lineamenti  la  facciano  ; i Parafiti,  e gl'  Iflrioni  con  la  voce  , e con  gli 
atti  ; I Poeti,  com'  ho  detto,  con  le  parole,  con  l'armonia,  con  i tempi  : c 
chiamo  tempi  (incile  mifnrc , e (jnell'  intervalli  , che  numeri  da'  Latini, 
Jtitmi  da’  Greci  fon  detti , ne’  canti , ne'  filoni  degli  ftrnmenti , nelle 
voci , ne'  balli,  negli  acconci,  ed  atti  movimenti  del  corpo  . 7Jfa  nell" imi- 
tare la  Poefta  o folamcnte  le  parole , eiual’è  quella , che  Epica  da'  Greci, 
e da’  Latini  è nominata;  o l’armonia  polla  ne’  concenti  o delle  voci,  o de’ 
tnufici  frumenti , com'  è la  Mufica  ; o pur’  i tempi,  qual’  è la  Sanatri- 
ce , Ed  ufa  le  parole  in  due  maniere , o fciolte  de’  legami  delle  fillabe^, 
che  con  determinato , e certo  numero-fanno  i verft  , quali  fono  i Dialogi 
di  Platone,  e d’AlefJamene  ; ed  i Mimi  di  Sofronc,  e di  Senarco  ; ed  i Ra- 
gionamenti del  Boccaccio  ; o pur  infume  con  mìfura  {labilità  , ed  ordina- 
ta  di  voci  legate  , e rijlrctte  , che  verft  nominiamo  , qual’  é l'Eroica  ; 
overo  con  le  parole  anco  il  canto  , ed  il  ballo  , com’  è la  Ditirambica  , 
e la  Nemica  ; o pur  alle  parole  ora  il  canto  fola  aggiunge  , ora  il  canto 
col  ballo , qual’ è la  Comica,  e la  Tragica  ancora  , Vesp.  ,^ante^ 
adunque  fono  le  parti  della  Poefta  ì Mix.  Tre  generali:  l'una  fi  chia- 
ma Epica  , l’altra  Scenica  , la  terga  Melica  , o Lirica,  che  dir  vi  piac- 
cia , Vesp.  ^ml’  i t Epica  ì Mix.  ^lella  , che  non  vcfle  le  parole 
di  quelli  ornamenti  , che  la  Muftea  , e la  Ballatrice  all’  altre  forelle  pre- 
{la  per  dilettare  ; ma  tejfe  le  voci  o mifuratamente  in  verft , qual  nell’ 
Eroico  , e nel  Bucolico,  e Pajìoral  poema  fi  vede  ; o pur  in  dire  fciolto  , 
che  profa  comunemente  fi  nomina  ; perciocché  molti  Dialogi  degli  anti- 
chi j e molti  Mimi , che  altro  fono  , che  profe  poetiche  , nelle  quali  fono 
attiffimamente  i coftumi,  e gli  affetti  di  quei,  che  ragionano  , efprefft  ì Nè 
altro  fono  le  Novelle  del  Boccaccio  : nè  oggi  le  Commedie  ft  ferivano  al- 
tramente, che  in  profa,  bench’  io  non  laudi  in  quefle  i nofiri  moderni:  ma 
ftimi , che  in  verft  meglio  quelle  fi  fcrivericno  : di  che  poi  per  avventura 
parlaremo.  Vesp.  ,^ante  parti  ha  l'Epica  in  verft  ì Molte:  concioftachè 
l' Elegie , gli  Epigrammi , gl'inni  d’Omero  , e d’Orfco  , non  che  gli  Eroi- 
ci , e Bucolici  poemi  fatto  lei  fi  contengano  : perciocché  di  queflo  nome 
é ciafeuna  poefta  , che  all  effer  fuo  perfetto  né  canto  , né  ballo  richiede . 
Del  medefimo  nome  chiamar  pojftamo  le  Terge  rime  , quali  effer  veggia- 
mo  quelle  di  Dante  , nelle  quali  egli  trattò  divinamente  dell'  Inferno  , 
del  Purgatorio  , e del  Paradifo  > ed  i T rionfi  del  Petrarca  ; e l’ Ottave, 
che  fono  atttffime  a celebrare  i chiari , ed  onorati  fatti  degli  uomini  illii- 
ftri  e gloriofi  , come  veder  potete  ne’  libri  , che  d' Orlando  e di  Rinal- 
do fcritti  volgarmente  fi  figgono  , ancorché  in  quelli  d’arte  poetica  niu- 

A i na 


SrriiiTfnti  dIj. 
ti  da’Poeti  a iar 
l'iniita/ione. 

I Parol;. 

» Armonia.  _ 

I Tempi , cioè 
Numeri, o Rit- 
mi . 

Diverfé  manie- 
re di  Poefìa , e 
con  quali  cofc 
ciafeuna  faccia 
I a Tua  imitazio- 
ne . 


Tre  maniere  di 
PoefÌJ . 

I Ppica. 
t Scenica. 

} Melica. 

I Difterensa. 
Poeiie  negli 
iii'umenti. 
Strumenti  di 
Epica  . 

Tre  fpecie  di 
Epica . 

1 In  profa. 

Dialogi. 

Novelle. 


a In  verfi 
Eroici . 
Bucolici. 
Elegie, 
Epigrammi. 
Inni  . 

Terze  rime. 
Ottave. 


Digitized  by  Google 


4 DELLA  POETICA  TOSCANA 

na,  0 pochijfma  luce  rifpleuda  , come  che  •vi  ft  veda  alcun  lume  di  natu- 
- - ■ - parimente  quei  ragionamenti  paflorali  > che  Egloghe  chiamano  -,  ed 


coitura»  diri*  **  yjrtnv  » «•  Ate  j 

Jorofìi  I di  Me-  Poefia  da  noi  data  fecondo  l opinione  d'/iriftotele  è vera . ConcioJJiacofa- 
diciiia  , e di  fi-  quelli  fritti  coloro  non  abbiano  prefo  ad  imitare  , nè  a €nvert-f 

uol'tKfia.  co  fa  alcuna  i ma  infcgnino  Epodo  e Virgilio  t lavori  della  terra , Etn^ 

pedocle  e Lucrezio  la  natura  delle  cofe  , yirato  e Manilio  i nomi , e le 
figure  delle  felle  y ed  il  nafeerc,  ed  il  cader  loro . Nè  Saluflio , fe  in  verft 
le  Storie  fcritte  avejfe  , come  in  profa  le  ferijfe,  Poeta  fi  direbbe  . Nè  y 
perchè  Orario  l'Arte  poetica  in  verfi  c'infegni  , è degno  d'ejfer  Poeta  no- 
Che  l’imìtazio-  minato  pià  , che  Ariflotcle  , il  quale  in  profa  ne  la  diede  . L’imitazione 
re  fa  lo  fcritto-  adunque  fa  Poeta  lo  fcrittore , non  già  lo  fcrivcre  in  dir  da'  legami  de' 
'*  piedi  , o pur  delle  filiabe  riflretto . .^antunque  i diverft  nomi  de'  Poeti 
dalla  varietà  del  verfo  più  toflo , che  dell  imitare  ,ften  prefi  ; rowc  in 
coloro  veggiamo,  che  l' Elegie  fcrivono  , e quei  verft , che  da'  Greci  e da’ 
Latini  Efamctri  fi  chiamano:  laonde  Elegiaci  quelli.  Epici  quefli  fon  det» 
Epici  impro-  ti‘,  perciocché  Epos,  come  che  appo  i Greci  fia  quel, che  noi  parola  dicia- 
priamente  , che  ^lo  ; nondimeno  propriamente,  e particolarmente  l Efametro  fignifica.  Di 
fi  fenza*  imiti'  avviene,  che  coloro,  i quali  di  Medicina , o di  Mufica  ,o  di  Filofofia 
li9ae , fcrijfcro  in  verfi , dal  volgo  antico  Epici  fien  nominati , ancorché  più  to- 

fto  Mediti , 0 Mufici , 0 Filofofi  dirfì  debbano  : conciò  fra  che  niente  al~ 

tro  , che  7 verfo  fta  lor  comune  con  Omero  . An%i  fc  alcuno  di  tutte  le 

maniere  de'  verfi  qualche  poema  facejfe,  come  fi  fcrive  , che  fè  Cheremo- 
ne  il  fuo  Ippocentauro  , dov’  egli  non  imitaffe  , non  farebbe  veramente-» 
degno  , che  Poeta  fi  nominajfe  . Ma  vinca  il  volgo  , e ciafeuna  di  coflo- 
Epici  ferì  > cfie  Ap/ro  ft  dica  , e comprendanfi  i opere  loro  fatto  qtieflo  nome  , ancorché 
Ìmi$aiio  i verfi.  fien  d' ogni  imitazione  ignude  : è il  vero,  che  propriamente  l' Epica-» 
potfia  fi  fa  imitando  , e tonfifle  ne’  verfi,  o d’un  modo  foto , qual' è COme~ 
fica  , e la  Virgiliana  i odi  var)  modi , della  qual  niuno  cfcniplo  abbia- 
tno  . Vesp.  Poiché  compiutamente  tutto  quel , che  l’ Epica  poefia  com- 
prende, dimoftrato  ci  avete",  e dopo  lei  due  altre  forelle  feguitano,  la  Sce- 
Stnimentì  di  ‘ Melica  , qual' è la  Scenica  ì Min.  Quella  , che  nell' iniita^io- 

Scìyiica  pgefia.  ne  or'  ufa  i verfi  foli , or’  il  fuo  dire  adorna  di  canto , ora  di  canto  c di 

ballo  iìifiemc  , ne'  Teatri . Sicché  fenz^r  canto,  e fenza  ballo  non  viene-» 

ella 


Digitized  by  Google 


LIBROPRIMO:  j 

tlU  in  Seend  f tiè  fueri  neW  altrui  cofpetto  ft  moflra  : perciocché  ne'prth 
logi , e negli  atti , e ne'  ragionamenti,  dal  Filofofo  Epiibdii  chiamati , e 
Diverbi  da'  Cramatici  Latini,  ragiona',  ma  nell'  entrar  del  coro  cantan- 
do balla  ; e fcn%a  ballare  nel  fine  di  ciafcun'atto  canta,  fe  non  nelPeflre- 
mo  , nel  quale  , benché  ft  parta  ballando  , non  però  fa  canto  alcuno  . 
Vbsp.  Quante  fono  le  figlie  di  lei  ì Min.  T re  ; la  T ragica  , la  Comica, 
e la  Satirica  . Vbsp.  Io  non  vi  dimanderò  al  prefente  di  ciafeuna  di  qtie- 
fte  : tempo  e luogo  afpetterò  da  dimandarvene  . Ma  quaP  è la  Melica  ì 
Min.  ,^ella,  che  col  dire  in  verfi,  e col  canto, e col  ballo  infieme  vedere 
fi  fa  , ed  udire  . Vbsp.  Di  quelle  tre  maniere  di  perfone,  le  quali  ft  pren- 
dono ad  imitare  , qual'  è propria  di  ciafeuna  di  quefte  poefie  ì perciocché 
avendomi  voi  dimojìrata  la  d;jferen':^a,che  é tra  loro  nelle  cofe,con  le  qua- 
li ft  fa  l'imit anione',  fate, eh' io  parimente  nelle  cofe,le  quali  hanno  ad  imi- 
tare , la  conofea  . Min.  Il  farò  volentieri . E perchè  gt imitanti  imitano 
Loperaxioni,  per  le  quali  o buoni, o rei  gli  uomini  fon  riputati,  (conciò  fta 
thè  i cofiumi  ften  quafi  fempre  o buoni, o rei:  perciocché  la  differenza  de' 
eoflumi  nel  vÌ7jo,e  nella  virtù  confijie)  convicn,che  tutte  le  maniere  del- 
le perfone  , o buone  o trifle  ft  dicano  ",  o che  elle  fieno  migliori  degli  uo- 
mini de'  nojlri  tempi,  o fimili  a quelli,o  piggiori  ; o veramente  ch'elle  fie- 
no grandi,  ed  illuflri;  o meXTjtne , o baffe,  ed  ofeure,  fenza  comparazione 
de'  fecoli  antichi  co'  moderni . E benché  propriamente  l'Epica,  e la  Tra- 
gica imitazione  fia  delle  migliori,  e delle  grandi  perfone  ; la  Comica,  e la 
Satirica  delle  piggiori,  e delle  minori',  la  Melica  di  quelle,  che  fono  degne 
di  laude  : nondimeno  in  ciafeuna  Poefia  l'imitazione  di  quefte  varie  ma- 
niere troverete.  Perciocché  nelP Epica  Omero  i migliori  et  defcrifje  , ed 
efpreffe  ; Cleofonte  i fimili  agli  uomini  dell'  età  fua  ',  Egemone  T afta,  che 
feriffe  le  Parodie , e Nicocari , che  compofe  la  Deliada  , i piggiori  . An- 
zi l'ifteffo  Omero  , non  che  in  diverfe  opere  ci  dipinfe  diverfe  qualità 
di  perfone  , avendoci  egli  nell'  Iliada  , e nell'Odiffea  nobiliffimi  Eroi  de- 
feriti , e nella  Batracomiomachia  viliffimi  ammali  » ma  in  una  medefi- 
ma  compofizionc  ancora  . Perciocché  nell' Odiftea  , non  pur  Semidei^ 
ma  Servi , cd  Anelile  , e Contadini  ancora  introduce  . Di  Firgilto  , chi 
non  sa  , che  gli  atti  , ed  i cofiumi , e gli  affetti  nell'  Eneida  degli  Eroi, 
nella  Bucolica  de'  Paflori  et  dipinge  ì J^al  fta  la  maniera  delle  perfone 
dal  Petrarca  ne'  T rionfi  , e da  Dante  nell'  Inferno  , e nel  Purgatorio, 
e nel  Paradifo  deferitte  , ninno  é , che  non  n' abbia  notizia  . Nella  Me- 
lica ftmi  '.mcntc  , come  che  i Semidei , e gli  Uomini  illuflri  , e gl’Iddii  fi 
lodino  , pur  fenza  dubbio  fi  legge  , che  T imoteo  , e Filoffeno  i Perftani, 
ed  i Ciclopi  defcriffero  , per  ejemplo  di  cattivi , e biaftmevoli  cofiumi , 

Vbsp. 


Tre  /peci'e  di 
Scenica  poefu. 
1 Tragica. 

X Comica. 

3 Satirica. 

Strumenti  di 
Melica. 

X Differenza  tra 
Jioefie  nella  ma- 
teria, cheli  ha 
ad  imitare, 


Quali  perfone 
principalmente 
diano  materia  a 
ciafeuna  poelùt 


Varie  maniere 
di  perlòne  io_« 
ogni  poelia, 


Digitized  by  Coogit 


« DELLA  POETICA  TOSCANA 

Vesp.  Perchè  dichiarato  ci  avete  > quali  ften  le  cofe  , con  le  quali  cia- 
fcuna  Poepa  fa  la  fua  imitazione e quali  ften  le  perfone  , le  quali  p 
propone  ad  imitare  ; qual  è il  modo  , che  tiene  ciafcuna  nell'  imitare^, 
acciocché  la  terza  differenza  , la  quaCè  tra  le  Potfte,  conofeiamo  ì Min. 
3 D>flejen2a  tra  pirgilio,  e Terenzio  il  vi  dimoPreranno.  Perciocché  tre  fono  i modi  deU 
^el  Modo.  poetica  imitazione:  Pano  de'  quali  p fa  femplicemente  narrando  : l'al- 
Tre  Modi.  tro  propriamente  imitando  ; il  terzo  dell  uno , c l'altro  è compopo  , Per- 


che  le*  più  tiarrar  veramente  p dice  il  poeta,  quando  ritiene  la  fua  perfona,  né  in 
volte  il  Melico,  altrui  p traspgura  : il  che  fa  le  pià  volte  il  Melico  , pcome  il  Petrarca 
a Iiiti  odun^  nelle  canzoni , e ne'  fonetti . Ma  propriamente  p dice  imitare  , chi  depo- 
me'fi'  il"  Comi^  fondo  la  fua  perfona , p vefe  dell  altrui,  pcome  fa  il  Comico , ed  il  T ra- 
cojc'l  Tragico,  gico  poeta  ; il  qual  mai  non  parla  , ma  introduce  altrui  per  tutto  il  Poe- 
ma a parlare,  .^efo  modo  tenn  io  nell  Egloghe,  e nel  Sonetto , che  co- 
minciatlo  che  fuggendo  a leTalTaliche  ondc'ow pngo,che  parli  il  Lau- 
3 Narrando,  ed  »'o  • 1^  terzo  modo  p vede  nell'Epico,  il  qual  or  parlando  ritiene  la  fua^ 
come^ìii 'cd°  * fempre  nel  principio  dell’  opera  , pcome  il  Petrarca  : 

nelJ’Epìcof  ^ tempo  che  ri  nuova  i miei  fofpiri.  e DantesNel  mezzo  del  cam- 
minando l’Epi-  min  di  nodra  vita.Or  depone  la  fua  perfona,  e fa  parlare  altrui  ; qualé, 
troduca  àlcru"*  Petrarca  induce  a parlar  feco  M.  Laura  , e cominciare  , 

Riconofee  colei , che  prima  torfe 
I palli  tuoi  dal  pubblico  viaggio  . 

Ove  ancora  farete  accorto  , che  , benché  pnga  fe  feffa  rifpondere  a lei, 
non  però  in  quefo  la  fua  perfona,  come  di  poeta,ritiene’,  anzi  un'altra  ne 
Come  il  Poeta  prende  ,fe  medepmo  intendendo  . Tiene  la  fua  perfona  , come  di  poeta  , 

fona.  La  notte , che  fegui  rornbil  calo . 

La  depone  , quando  rifponde  , 

Come  non  conofeh’  io  l'alma  mia  Diva  ì 
Ripigliala  poi , quand'  egli  dice  , 

' Così  parlava , e gli  occhi  avea  al  Ciel  fìlli 
Lo  imitare  è Ma  , benché  propriamente  narrare  , e propriamente  imitare  p dica,  come 
impropri*^»-  c'infegna  , nel  modo  fopradetto  ',  non  però  non  p dirà  narrare^, 

ce . quantunque  men  che  propriamente  , quando  alcun  s'introduce  a dire  le-* 

cofe  pafate , o le  prefenti  , o le  future  : tome  innanzi  a Didone  Enea  la-» 
ruina  di  Tro)a,  ed  il  pio  lungo  viaggio  efpone  : ed  al  Petrarca  l ombra 
del  fuo  amico  mofra  , chi  pa  quel , che  trionfava',  e quali  ften  coloro,  de’ 
quali  egli  trionfare  p vedea  , cominciando , 

C^ell’  è colui , che  '1  mondo  chiama  Amore  . 

E Mapnijfa  narra  i cap  di  Sofonisba  , ed  i fuoi . E quel , che  a narrar 

s'indu- 


Digitìzed  by  Google 


LIBROPRIMO;  7 

s'induce, tal  volta  narrando  depone  la  fua  per  fona, e vejìeft  dell'altrui:  fi- 
come  il  virgiliano  Enea  nel  fuo  narrare  or  fa , che  parli  Laocoonte  , or 
Sinonc  , or  Vanto  , or'  Antbife  , or  Creufa  , or  quefti  , or  quell'  altro . 
Ed  il  mio  Fontano,  efponendo  l'argomento  dell'Egloga  del  fuo  nome,  fin- 
ge y che  Menalca  il  cbiamajfe  con  qnefle  parole  , 

Vienne  a l’ombra , fontan  ; falvo  è ’l  tuo  capro. 

Ed  il  mio  Dameta  nel  primo  Proteo  introduce  uno,che  in  vifwne  gli  dica. 
In  quella  ricca  valle 
De  l'antica  , felice  , alma  Palermo  , 

Vanne  Dameta . 

E nel  fecondo  fa  Proteo  parlare , 

Giovane  ardito  > a che  venuto  Tei  ? 

Nd  imitare  non  fi  diranno  , come  che  non  molto  propriamente  , coloro  > 
che  narrano  fen^'a  veflirfi  dell’  altrui  perfona  : ficome  gli  antichi  Lirici 
negF  inni , e ne'  canti  loro  ; ed  i moderni  nelle  cannoni , e ne'  fonetti . 
Perciocché  efpreffi  e chiari  gli  atti,  i cojìumi,  e gli  affetti  loro  fleffi,  e gli 
altrui  ci  dipingono  : ancorché  rade  volte  della  propria  lor  perfona  fi  fpo- 
glino  . V«sp.  Adunque  il  Poeta  fa  la  fua  imitaxjone  in  due  modi . L'uno 
é narrando  gli  atti,  o degli  Uomini,  o degl’  Iddii,  e quefio  o ritenendo  la 
fropria  perfona  , come  le  più  volte  fanno  i Lirici  ; o veramente  or»  te- 
nendola , ora  fpogliandofene,  quaVé  il  cofìume  dell' Eroico.%’ altro  é dtW 
altrui  perfona  vejìendofi  in  atti , ed  in  parole , come  ufa  il  T ragico,  !S  il 
Comico  parimente.  Ma  , perché  di  parte  in  parte  fatta  m'avete  chiara  la 
diffinizione  della  Poefita,  e ciafeuna  differenza,  per  la  quale  difiintamente 
le  parti  di  lei  fi  conofeono',  quanti  fono  i principi  di  quella  ì 
tefono  le  parti  della  diffinizione:  fe  le  parti,  delle  quali  il  tutto  fi  compo- 
ne, fono  principi  di  lui , e come  avete  intefo,  la  prima  di  quelle  è l'Imita- 
zione inguifa  di  genere-.  Calere,  che  tengono  il  luogo  della  di fferenz^i  fo- 
no tre  . Vesp.  Di  qual  maniera  fono  efii  ì Min,  Naturali  il  genere,  e la 
feconda,  e Cultima  delle  differenze  • Perciocché  due  cagioni  fanno,  che  la 
Poetica  imitazione  venga  dalla  naturafi'effer  natio  da  prim'anni  agli  uo- 
mini C imitare  , ( Concioffiacofaché  in  quefio  dagli  altri  animali  fiien  dif- 
ferenti,come  quelli,  che  naturalmente  fono  attiffmi  ad  imitare, ed  imitan- 
do cominciano  ad  imparare  ) ed  il  prender  tutti  piacere  dell’  imitazione  » 
Di  che  evidentiffmo  argomento  ci  fia  : perché  molto  ci  diletta  il  mirare 
l'imagini  ben  dipinte  di  quelle  cofe  , che  non  fenza  trifiizia  dell'  animo 
veggiamo’,  quali  fono  i morti,  e le  crudeli  fiere  . Nè  già  per  altro,  fe  non 
che  non  pur  i Filofofi  , ma  ciafeuno  altro  maggior  diletto  , che  imparar, 
non  prova  ; ancorché  non  così  agli  altri , come  a’  Filofofi  fia  dolce  . 

Laon- 


Che  li  peribna 
incrodocca  tal 
volta  lì  veflej 
dciraltiui  per- 
fona . 


II  narrare  è imia 
tare, benché  im- 
propriamente. 


Qual  modo 
centta  cìafeuna 
Poelìa  ncU'imi- 
care. 


Quanti,  e quali 
lìano  ì princìpi 
della  Poefia. 


Qual  fia  rori- 
gine  della  Poe- 
ua  in  generale. 
Che  la  imita- 
zione poetica  à 
cola  naturale. 


• Digitized  by  Google 


Cfi!  gl»  Stru- 
menti poetici 
fono  naturali. 


Che  il  Modo 
dell’Iniitaiiorie 
è naturale. 


Cf  e la  Materia 
poetica  v/eii^ 
da  tre  cagioni. 

I Natura. 

X Fortuna. 

3 Arte. 

Quanto  ag- 
giunga 1’  Arce 
alla  Nacm-a^ 
nella  poelia. 


Orlg  ine  di  di« 
velie  ipecie  di 
poclia. 


Margica  di 
Omero. 


8 DELLA  POETICA  TOSCANA 

Laonde,  perciocché  mirando  appariamo  , e nel  penfiero  ci  rechiamo  ] che 
fta  quel,  che  l'immagine  dipinta  ci  rapprefenta,  grandilfimo  piacere  della 
Pittura  Pentiamo  : perchè  , dove  in  noflra  noti:^ia  la  cofa  per  l'immagine 
rapprefentata  venuta  ancora  non  fuffe,fe  pur  la  vifla  di  quella  immagine 
ci  dilettaffe  , non  già  per  P imitazione  , ma  per  la  vighegga  dell'  opera» 
0 per  la  bellezza  de'  colori,  o per  altra  pmile  cagione  di  diletto  ciò  n’av- 
verrebbe . Parimente  diciamo  delle  cofe,  con  le  quali  imitiamo  : percioc- 
ché fìam  nati  a!  dire,  ed  al  canto,  ed  al  tempo  , ed  alla  mi  fura  . Né  dal- 
le fafee  cofa  é , la  quale  più  naturalmente  , né  più  volentieri  facciamo» 
oltre  al  parlare,  che  cantare,  e muovere  il  piede,  e tutto  il  corpo  con  mi- 
fura,  e con  tempo . E perciocché  i ver  fi  nè  fenga  concento,  né  jfenza  tem- 
po , né  fenza  mifura  fi  fanno,  a compor  verfi  ancora  fiamo  dalla  Natura 
creati.  Né  fia  , chi  nieghi  il  modo  della  imitazione  effer  cofa  naturale: 
perciocché  dalla  fanciullezZ‘t  ci  fentiamo  naturalmente  fofpinti  , ed  in- 
dotti ad  udir  Novelle  ,ed  a narrarle , ed  a trasfomarci  in  altrui  dell"  al- 
trui perfona  vedendoci  , e l'altrui  voce  , l'altrui  parlare  , gli  atti  altrui 
fingendo  . Laonde  effondo  vero , che  la  Natura  creò  gli  Uomini  imitato- 
ri , ragionevol  cofa  fu  , che  loro  infegna/fe , con  che  , e come  doveffero 
imitare.  Delle  cofe  alla  imitazfone  foggette,  e che  da  noi  s'imprendono  ad 
imitare,  che  dir  polfiamo,  fe  non  che  fi  debba  guardare,  onde  ci  vengono* 
perciocché  dMoro  parte  ci  prefla  la  Natura  , quali  fono  le  celefti  e le  di- 
vine , e quali  fono  gli  effetti  naturali , e le  cagioni  di  quelli  ; parte  ce  ne 
reca  la  Fortuna,  quali  fono  i cafi  umani  ; parte  ce  ne  infegna  l'Arte,  qual 
fu  il  Cavai  T rojano  . Tali  e tanti  fono  i principj , tali  e tante  le  cagio- 
ni della  Poefia  ; la  quale  con  tal  origine  venuta  in  luce  , qual  di  naturai 
vena  trar  fi  potea  , crebbe  poi  con  si  larga  e piena  fonte  per  la  vertù  de- 
gli uman  ingegni,  che  grandiffimi,  ed  altijfimi  fiumi  fe  ne  fono  veduti  di- 
rivare , e tutto  dì  ne  dirivano  : perché , come  eh'  ella  picciola  , ed  ignu- 
da di  ornamenti , e roz^ft  nafcejfe  , e ruvidi  fuffer  li  fuoi  primi  componi- 
menti j nondimeno  per  l'arte,  e per  la  indujìria  di  coloro,  che  alla  imita- 
zione , ed  alla  compofigjone  erano  più  difpofli , ed  acconci  ; a poco  a poco 
giunfe  alla  fua  perfetta  grandezza  > cd  ornatiffima  e politiffima  divenne  . 
E come  varie  fono  le  maniere  delle  cofe  a lei  foggette  , così  di  quelli  pri- 
m' ingegni  atti  al  poetare  i più  gravi  fi  diedero  ad  imitare  , e deferivere 
gli  atti  più  eccellenti , e più  onorati  ; ed  i più  lievi  all'  imitazione  de' 
piggiori  : quelli  inni,  e lode  fcrivendo  ; quelli  biafimi,  e vituperi  . Di  che 
quantunque  da  creder  fia  , che  innanzi  Omero  molti  Poemi  fi  faceffero  ^ 
non  però  nelfetà  di  Arijlotcle,  e di  Platone  alcuno  più  antico  fe  ne  legge- 
va » che  7 Margita  di  quel  medefimo  Poeta  . F»  Margita  uomo  di  viiu- 

pe- 


Dìgitized  by  Googlc 


LIBROPRIMO.  ;; 

perofa  , c triflj  vita  ; e benché  molto  ftpeffe  , nondimeno  il  faptr  moltoi 
ficome  ne  infcgna  Platone, tutto  in  danno  di  lui  ridondava . A qtiefla  ma- 
niera di  Poema  cjfindo  attiffinio  il  verfo  da'  Greci,  e da'  Latini  chiamato 
Jambo,  dapoichi'  vii  Scrittori  con  quello  a riprendere  i biapmevoli  coflu-  Jimbicì. 
mi  cominciarono,  Jambici  fi  dijfcroj  ficome  Eroici  gli  altri,che  furon  pri-  • 
mi  a laudare  i migliori . Laonde  Omero , che  neW  Eroica  Pocfia  fu  fom-  Che  Omero  cì 
mo  Poeta  e fingolarc  , come  colui , che  polo  non  pur  bene  tutto  defcrijfc, 
ma  fè  le  fue  imitaxioni  atte  a potcrfi  in  Scena  proferire  : come  nell'  ] j Trajedù^^c 
lliada,  e nell'  OdiJJea  la  forma  della  Tragedia  ci  diede  , così  nel  A/argita  la  Commedia. 
Pefemplo,  come  s'abbia  a fcrivere  la  Commedia , che  muova  a ridere  fen- 
•Za  biafimare  altrui . ^lindi  avvenne , che  parte  a quella  , parte  a^que. 
fla  Poefia  fecondo  lor  propria  natura  inchinando  , li  Jambici  Comici  di-  Comici  verniti 
vennero  , e gli  Epici  cotupofitori  di  Tragedia  . E certo  della  Commedia  dajamliici. 
non  è da  dubitare,  che  non  fa  più  degna,  e più  eccellente  opera  dclli  Jam-  dott/^d?Htì^^i” 
bi . Ala  non  perchè  la  T ragica  degnità  all'  Epica  s'antiponga  , mi  per- 
che piace  più  al  volgo  de  riguardanti',  quelli,  ch'erano  di  lor  natura  mol- 
to acconci , e dati  all'  Eroico  Poema  , a fcrivere  T ragedie  f diedero  . 

Vesp.  lo  ho  bene  intefo , onde  abbia  origine  la  Poefìa,  e come  fatte  fc  ne 
fen  diverfe  parti  per  la  varietà  degli  umani  ingegni  nati  parte  a lodare 
i buoni , parte  a biafmare  i rei . Or  cheggio,  mi  fi  diffinifca , e mi  fi  di-  Dell’  EpicaJI 
moflri  , qual  fila  ciafeuna  di  loro  , con  quelP  ordine  , col  quale  prima  è 
l'una  dell'altra  . Min.  Delle  tre  parti  generali, non  è dubbio  per  quel,  che 
fi  è detto,  l'ultima  ejfer  la  Scenica  . Ala  benché  fìa  difputabile,  qual  delle  Perche  tratti 
due  altre  fia  prima  , nondimeno  perchè  P Epica  fola  ha  tutte  quelle  parti-  prima  deU’Epi- 
€clle,che  fono  proprie  della  Poefìa  fenza  tome  altronde  in  preflanza  alca-  ’ 
ria  altra,  di  quefla  prima,  come  della  più  femplice;  poi  della  Scenica,  per- 
ciocché da  lei  tolfe  l efemplo',  ultimamente  della  Melica  diremo,  fe  vi  pia- 
ce. "V csr.Com' altramente  piacer  mi  potrebbe  ì Che  cofa  adunque  è quefla, 
che  propriamente  Epica  Poefìa  fi  chiamai  perciocché  di  quefla  ragioniamo. 

Min,  Imitazione  di  atti  gravi  e chiari , de'  quali  un  conteflo  perfetto  e Diffiniriont-/ 
compiuto  fìa  di  giufla  grandezx.a,  col  dir  foave,  fenz^  Alufìca  e fenza  bai-  deirÉpica. 
lo,  or  narrando  fcmpltcemente , or  introducendo  in  atto  , ed  in  parole  al- 
trui ; acciocché  c per  la  pietà  , e per  la  paura  delle  cofe  imitate  e deferit- 
te  Panimo  purghi  di  tali  affetti  con  mirabil  piacere  , e profitto  di  lui . 

Vesp.  lo  ben'  intendo  in  quefla  diffinizione  , che  P Epica  imitazione  , per  Dichiar.i»io- 
efi'er  di  atti  gravi  c chiari , dalla  Comica  fi  dtfiingue  ; la  quale  è di  cofe  Diffi- 

fcfìevoli , e piene  di  giuoco  e di  rifa  , come  che  in  ciò  con  la  T ragedia  fi  • 

convenga.  Ala  che  importano  quelle  parole  de’quali  un  conteflo  fu  per- 
fetto c compiuto, c di  giulla  grandezza.’  Min.AW  vero  moltoipercioc- 

fi  ehè 


Digitized  by  Google 


ro  DELLA  POETICA  TOSCANA 

thè  di  (juefto  è tenuto  ciafcun  Poeta  ; ed  ogni  Poema  , acciocché  egli  fi* 
uno  , convien  , eh'  egli  abbia  uno  intero  e perfetto  contefio  di  cofe  finte, 
ed  imitate,  il  qual  Favola  fi  chiama  : perciocché  l'ejfer'  uno  il  foggetto  , 
Che  fia  uno  ^<tia  la  materia  , che  fi  tratta  ,fa  , che  la  favola  fia  altresì  una . 
«onicflo . veramente  s'intende  , che  fia  uno  , che  non  é mifio  , né  compofio  di  cofe 
diverfe  . E benché  di  molte  fi  faccia  , tutte  quelle  giungono  ad  un  fine,  o 
fono  tra  loro  sì  congiunte,  ed  unite , che  non  vanamente,  né  fctoccamen- 
. te  par  , che  fi  fieno  con  quella  unione  adattate  ; ma  di  maniera  tale  , che 
luna  di  loro  avvenendo,  veri  fimi  le  era  , o pur  uecejfario  , che  l'altra  fe- 
guijfe . Ed  in  fomma  quel , eh'  è uno,  ed  intero  per  compoft^ione  di  varie 
cofe  , convien,  che  fia  tale,  che  cangtandofene , o togliendofcne  parte  ,fe 
Che  impedifea  "v^aga  a guaflar  tutto,  o pur  a feemare.  Molte  varietà  di  cofe  avven- 
ad  efTer  uno.  gono,  delle  quali  far  quel,  che  uno  fuffe,  veramente  non  potrefte,  o perché 
non  pojfono  tra  lor  convenirli  talmente,  che  di  necejfità,  o verifimihnente 
luna  fegua  dopo  l altra’,  o perché  non  pervengono  ad  un  fine,  come  le  co- 
fe fatte  in  diverfi  luoghi  , ed  in  diverfi  tempi , o che  ad  un  folo  , o che  a 
molti  avveniffero  , porien  mai  in  quel  modo  attamente  ordinarfi  , e quel 
fine  trovare  , che  una  favola  fe  ne  facejfe  ; conciò  fia  che  parte  avuta 
. n'abbiano  miglior  fortuna  , parte  piggiore  . An'zi  ejuantunque  in  un  mo- 

do flefio  avveniffero,  {perché  ciò  farebbe  a cafo)  non  però  attamente  unir 
fi  potrebbono  , come  che  ad  un  fimil  termine  giunger  potefjero  : percioc- 
ché non  fi  dirix^avano  ad  un  fine  fieffo  le  cofe  , che  a Tro)a , e quelle  , 
che  in  Italia  avvennero  ad  Enea  ; né  quelle  , che  in  Itaca  , ed  in  Mice- 
na  ne'  medefimi  tempi  feguirono  ; né  quelle  , che'  Romani  nell  Italia, 
e nell'  Ifpagna  fecero  in  una  fieffa  guerra  . Conviene  ancora  , che  quel. 
Che  fia  intero . *■  perfino  , ed  intero  : chiamo  Intero  quel,  che  ha  principio  , 

e perfetto.  mexXfite  fine.  Dicefi  Principio  quel,che  di  fua  natura  ne  va  innan%i'  Fine 
> che  dee  dopo  tutto  labro  feguire  : Mexp^o  quel , che  ne  va 
fine.  * dopo  il  primo,  ed  innanzi  al  fe^p^ajo . Oltre  a ciò  a quefia  una  , ed  intera 

Che  una  ' fl  ^ compofixione,  della  quale  parliamo,  fi  richiede  una  giufìa  gran- 

grandeMa^firi-  ^exxa  : conciò  fia  che  fi  trovi  cofa  intera  e perfetta  di  fua  natura,la  qual 
chiede . nulladimeno  grandexp^a  notabil  non  abbia  . Laonde  , perciocché  niente  è 

perfetto  , le  chi  parti  non  fieno  ordinatamente  compojle  e congiunte  , e 
con  eccellente  forma  , e niente  é bello  , a cui  manchi  ordine  , e grandei^- 
Za  , {conciò  fia  che  in  quefìe  due  cofe  la  bellezza  confifta)  non  é da  dubi- 
tare , che  alla  poetica  imitazione  l'uno  e l'altro  non  fi  rUhcggia  . Ma 
come  in  picciol  corpo  non  cade  bellezza,  così  il  troppo  grande  non  è bello; 
perciocch'  é sì  breve  il  tempo  , nel  quale  il  picciolo  fi  mira,  che  Jiigge  l'u- 
mano  fintimcnto  , nè  difiintamente  , né  di  parte  in  parte  con  gii  ucihi  fi 


Digitized  by  Google 


Il 


LIBRO  PRIMp. 

può  notare  ; ed  il  troppo  grande  non  i di  format  che  tutta  tnfteme  veder 
fi  pojfa,  nè  con  la  vifia  talmente  fi  comprende , che  tutta  intera  nell'  ani~ 
tno  falda  rimanga  . Per  la  qual  cofa  , come  a qualfivoglia  animale  quel- 
la grande\ga  fla  bene,  che  agevolmente  con  gli  occhi  comprender  fi  pojfa’, 

. così  la  compofigione  del  Poeta, la  qual  Favola  fi  dice,  convien,  che  tanto 
fia  lunga  , che  nella  mente  de'  lettori , o di  coloro  , che  P odono  , ferma- 
mente jft  riponga  , e fen'ga  fatica  a memoria  fi  riduca  . Vesp.  ,^anta 
farà  quejla  lunghe'Xja  ì conciojfiacofachè  veggiamo  P opere  dell’  Èpica 
poefia  non  tutte  avere  una  medefima  grandex;ga  . Di  che  tra  gli  antichi 
fede  ci  fanno  i Poemi  di  Omero  , di  Apollonio  , di  Virgilio , di  Sta'gio  , 
dP Italico  , di  Lucano , e tra  noflri  i trionfi  del  Petrarca , e le  ter:^  rime 
' di  Dante.hUn.Non  è dubbio, quella  Favola  dover'  effere  più  bella, che  fa- 
rà più  lunga , purché  i termini,  tra  quali  quel,  cb’è  bello,  e quel,  che  può 
veli' animo  capere , fi  contiene,  non  trapafji . Ma  io  flimo,  che,  dove  delle 
cofe,  che  ( com'è  verifimile,  o neceffario)  in  atto  fi  mettono,  fia  fatta  mit- 
tagione  in  piggiore,o  pur  in  miglior  fortuna,  più  oltre  Jìender  non  fi  deb- 
ba , E benché  vixjo  grandijftmo  fia  il  mancarle  alcuna  cofa  , pur’à  ben  da 
guardare  , che  non  abbia  del  fovcrchio  . Ma  come  un  perfètto , ed  intero, 
e benfatto  animale  ha  per  fejìejfo  da  potere  a riguardanti  dilettare  ; così 
quella  fia  tanto  compiuta  , che  pojfa  a gli  animi  altrui  piacere.  Vesp. 
Se  gli  atti  , che  fi  deferivano , faran  d'uno  , benché  fien  molti , e diverfi, 
non  fc  ne  farà  una  imitaxfone  .*  Min.  Non  certamente  , fe  ad  Arijìotele 
crediamo  , il  qual  riprende  coloro  , che  l'Eracleida  , e la  Tefeida  feri  fi- 
fero,  /limando  {perciocché  di  un  fola  i fatti  cantavano)  poter  di  tutti  una 
Favola  comporre  . Riprenderebbe  ancora  il  nojlro  Papinio , il  qual  nell' 
Achilleida  imprefie  a fcrivere  di  Achille  tutte  quelle  cofie  , che  di  lui  tac- 
que Omero  , ed  egli  di  memoria  degne  giudicava  . ,^anto  ragionevol- 
mente è più  lodato  quel  Greco  flejfo  poeta  , il  quale  o per  Natura  , o per 
Arte  ejfendo  tale,  che  in  ogni  Poefia  di  gran  lunga  ne  va  innangi  a tutti 
gli  altri,  di  ciò  ben  s'avvide  ; perciocché  di  Achille  non  fi  difipofe  di  vo- 
lere altro  fcrivere,.  che  l'ira,  la  quale  a'  Greci  fu  di  tanti  mali  cagione  ’, 
né  cofa  v'aggiunfic , che  verifimilmente,  o di  necelfiità  non  ne  ficguijfe  ; ed 
acquetata  queir  ira  con  la  morte  di  Ettore,  e cangiata  la  rea  fortuna  de' 
Greci  in  migliore  , diede  fine  al  fitto  Poema  • Né  anco  nelC  Odtjfca  tutto 
quel,  che  ad  Vlijfe  avvenne,  comprefie:  perciocché  noi  finfie  ferito  in  Par- 
nafio,  né  filmile  al  pagro  nel  meggo  de'  Principi  della  Grecia  radunati,  per 
far’  un  ojìe  potentifjima  contro  a’ Tro)ani , ( comiò  fujfe  che  non  parejfer 
cofie  nè  tra  loro , né  con  la  propojia  materia  jì  attamente  congiunte  , che 
l'iina  dopo  l'altra  ragionevolmente  , o di  mccjfità  Jcouir  dovejfe  ) ma 

B 3,  ncir 


Quanta  dfer 
debba  la  com- 
de] 

Poeta. 


Che  non  fi  può 
ftr’  una  favola 
di  molti  1 e di- 
velli fatti,  tien- 
che  di  ui)  folo. 
Hi  rare  di  colo- 
ro, che  fcrilleio 
Eracleida  , 
Teleitla , 
Achilleida. 

Giiidicio  di 
Omero  nell’  i- 
mitare  un  folo 
foggettd. 
Soggetto  dell’ 
lliada . 


Soggetto  dell’ 
Odiltea. 


Digitized  by  Gì 


Giudicìo  dì 
Virgilio  in  tu. 
lanciar  mok«_^ 
cole,  per  fare 
lina  favola. 


.Soggetto  dell’ 
hncidJ. 


Che  r Epico 
tratta  cole  di 
un'  anno  fola- 
mente  . 


Che  moire  cofe 
tratti  il  Poeta, 
le  quali  non  fo- 
no della  fàvola. 


Efemplo  di  O- 
wiero . 


Efemplo  di 
Virgilio. 


li  DELLA  POETICA  TOSCANA 

titU'una  opera,  e veli  altra  quel  tanto  chiaramente  efpreffe , che  ad  un  fo~ 

10  fog”etto  s'apparteneva  . Che  direm  di  p'irgilio  , fommo  ed  eccellcntif- 
ftmo  Poeta  ì perciocché  nulla  più  impreje  a dire  di  quanto  farft  una  Fa- 
vola potea , ancorché  oltre  a ciò  molto  fatto , e patito  aveffe  Enea  , che 
di  lui  fcrivcre  potuto  fi  farebbe:  conciò  fia  che  non  abbia  fatto  lui  con 
Diomede  , né  con  jlchillc  combattere  , né  , quanto  egli  eccellentemente 
operò  nella  T rojana  guerra  , narrato  ; ma  fi  propofe  di  voler  dire  della 
venuta  di  quel  Pe  in  Italia  , e di  quel , che  perciò  gli  avvenne  ; e tofla 
che  le  cofe  de'  T ro]ani  per  la  vittoria , che  de'  Rutuli  confeguirono,  ebber 
lieto  e felice  fine  , con  la  morte  di  Turno  l'  Eneida  conchiufe  . Laonde 
chiaramente  fi  vede  l'uno  e l'altro  Poeta  aver  prefo  a trattare  una  inte- 
ra e perfetta  materia  folamente  di  cofe  infra  uno  anno  avvenute:  Ome- 
ro nell'  Jliada  quel , che  nel  decimo  anno  della  guerra  Tro)ana  dopo  Pira 
di  ylchille  fegu't,  infin  ch'egli  uccife  Ettore  ; nell'Odiffea  il  ritorno  d'Vlif- 
fe  in  Itaca  , e la  vendetta  da  lui  fatta  de'  Proci  nel  decimo  anno  dopo  la, 
mina  del  Regno  di  Priamo  : P'irgilio  la  venuta  d'Enea  nell'  antico  La- 
%io  , e la  guerra  fatta  co'  Rutuli , infin  che  Turno  fu  vinto  , ed  uccifo  ; 

11  che  avvenne  , come  fi  fcrive,  nel  fettimo  anno , dapoichè  quegli  fi  par- 
tì diTro)a,  Vesp.  Non  trattò  l'uno  e Poltro  Poeta  altre  cofe  in  un 
medefimo  Poema  « Min.  Sì  bene  : perciocché  nell'  Jliada  s'annoverano 
le  navi , ed  i Principi  della  G recia  , e tutte  le  genti , che  in  Aulidc  fi  ra- 
dunarono, per  gire  a por  l'affcdio  a Tro)ai  fi  narra,  come  le  terre  a quel- 
la vicine  fi  dijìrujfero  , e quali  prima  , che  alla  guerra  principio  fi  dejfe  , 
andarono  a richiedere , che  a Menelao  Eleva  fi  rcndeffe  : fi  fanno  bellif- 
fimi  giuochi  nell'  efcquie  di  Patroclo  ; fi  rende  a Priamo  Ettore , accioc- 
ché darglifi  poffa  fepoltura  . Nell'Odiffea  Telcmacho,  moffo  dal  configlio 
di  Palladc , ne  va  a Sparta , ed  a Pilo  , per  udir  novella  del  Padre  : in 
Corfò  il  Re  Alcinoo  fa  magnifici  conviti  ; i giovani  s'efercitano  col  defeo', 
Dcmodoco  foavijfimamente  canta  Pamorofo  congiungimento  di  pevere  con 
Marte  , ed  il  famofo  cavallo  , col  quale  fu  prefa  T ro)a  j Vltffe  narra  ai 
Alcinoo , quanto  gli  avvenne  dapoiché  arfa  c di/trutta.  quella  Città  fi  mi- 
fc  a navigare,  per  ritornarfene  a fua  cafa  . Nell' Eneida,  Enea  dalle  tem- 
pi fle  cofirctto  a Cartagine  fi  conduce  ; accolto  fplendidamente  dalla  Rei- 
na di  quella  Città  di  lei  s'innamora  , la  qual  per  lui  più  caldamente  ar- 
dca  : narra  la  mina  , e l'incendio  di  T roja , e la  fua  fuga  e dipartita  da 
quella  Città  , e quanto  gli  era  navigando  avvenuto  , infn  che  in  Africa, 
pervenne  : celebra  , ed  onora  con  leggi adriffimi  giuochi  l'ifcqhic  del  pa- 
dre ; àifcendc  all'  inferno  ; ode  dall'  ombra  di  Anchife  la  gloriofa  fucccf- 
fion  de'fuoi.  L>ifcrivefi  dal  Poeta,  qual'cra  lo  fiato  de' Lami  in  quei  lem- 

pi: 


Digitized  by  Google 


LIBRO  PRIMO. 


pi  : rìcontafi,  quai  popoli  Turno,  e quali  Enea  feguirono  in  quella  guer- 
ra . Ma  tutte  qiiifle  cofe  non  fono  già  nella  Favola  eomprefe  , ma  parte 
fuori  di  lei,  e parte  aggiunte . Fuori  della  Favola  fono  quelle,  ebe  fi  nar- 
rano , 0 come  già  prima  avvenute  , o come  future  . jìggiuntc  quelle , che 
non  fono  delieffem^  di  lei, ma  le  s'aggiungono  per  ornamento  del  Poema. 

Chiamanfì  tutte  quefte  , e fimili  eofe  Epifodj  da'  Greci  ; del  qual  nome  Che  colà  fi»  . 
ancora  da  noi  ( perciocché  da  nominarle  altro  non  n’abbiamo  ) fi  chiame-  Episodio. 
ranno  : i quali  convien  , che  fieno  con  la  Favola  sì  attamente  congiunti.  Quali  eflerdeN 
che , benché  fepcrarfenc  pojfano  fen%a  offifa  di  lei  ; nondimeno  pajano  da  banogli  Épifo- 
lei  dirivare,  nè  ad  altro  fine  dtri’Zgarft , che  a quel , per  che  ella  fi  è fin-  * 
ta  ; come  vedete  ne'  T rionfi  del  Petrarca  , ne'  quali  benché  il  palefare  , Efemplo  del 
ed  il  moflrar  coloro  , de'  quali  trionfano  i vincitori  , fia  fuori  della  Fa- 
vola  ; non  però  n'è  sì  lontano  , che  da  lei  non  dipenda  , nè  ad  un  mede- 
fimo  fine  fi  diri%gi  : perciocché  alla  vittoria  , della  qual  prefe  a dire-», 
s'appartiene.  Vesp.  Che  ftgnificano  poi  della  dtffini%ione  quell' altre  pa- 
role, che  feguitanoì  Min.  IL  vi  dirò  . Il  dir  foave  , per  lo  qual  iiiten-  i„  che  confilb 
do  il  parlare  in  verfi , difltngue  quefia  Poefia,  della  qual  ragioniamo , da  «1  dù  foave, 
quella  , thè  fifa  nelle  profe  : perciocché  il  dire  in  verfi  é con  mifura  , e 
con  tempo,  e con  armonia  ; di  che  non  é cofa  , che  più  dolce , nè  più  gio- 
(onda  a gli  orecchi  noflri  pervenga  . Ed  è ben  vero  , che  la  profa  ha  il  Che  nel  verfo 
tempo  ancora  , e I armonia  ; ma  perchè  non  l'ha  fotta  certa  legge  , né  s’attóJe  il  tem- 
con  mifura  fiabilita  , di  quefte  cofe  niuna  in  lei  fi  attende  . Vesp.  Del^*^  armoiuat 
tempo  , com'  egli  fi  conftdcri  nel  verfo  , dopo  gli  antichi  Scrittori  io  so, 
thè  il  Pontano  , e voi  fcritto  avete  non  poco  . Dell'  armonia  , come  in  Qual  (ìa  l’Ar- 
quello  fi  fenta  , non  mi  rimembra,  fe  alcun  parlato  n'abbia . Min.  Ben-  nel  ver- 

ebè  non  fatto  quefto  nome  , il  quale  appo  i Latini , come  che  la  parola-. 

Greca  fia  , non  troviamo  , che  fignifichi  altro  , che  la  conjonanxfl  delle 
voci  diverfe,  ed  infieme  rotte  ; nondimeno  trattando  noi  de'  tempi,  chia- 
ramente ne  ragionammo  là  , dove  dalla  varietà  degli  accenti  , e dal  fuo- 
no  delle  fiillabe  c delle  lettere  nafeer  bcliijjlmi  tempi  dimoftrammo  : per- 
tiocchè  il  tempo  è mifura  del  movimento  delle  fiUabe  e delle  voci , infin  Qual  Ha  il 
thè  al  termine  fien  giunte , e perchè  il  movimento  è tardo,  o veloce,  fico-  Tempo. 
me  lo  fpa‘i^io  , per  lo  quale  egli  fi  fa  , lungo  , o breve  j il  tempo  fi  atten- 
de nel  lungo  , e nel  breve  , c nel  tardo  , e nel  veloce  delle  fillabe , e delle 
parole  profferite  . Ma  perciocché  l'armonia  c confonan%a  , la  qual  non  è 
fenx^t  fuono  , ficome  non  è fuono  fen%a  pcrcoffa  , nè  ptrcojfa  j'eni^a  mo- 
vimento , nè  movimento  efjee  può  , che  non  fia  veloce  , o tardo  j onde  Che  l’Atnwnia 
dal  veloce  viene  il  Juoho  acuto,  dal  tardo  il  grave  ',  jèguita  , che  dove  fi 
nota  il  tempo , quivi  anco  fi  conjideri  l'armonia  , la  qual  non  è dubbio , je  rune, 

che 


Digitized  by  Google 


Che  ìmportmo 
le  alcre  parti- 
celle della  diJR- 
nizione. 

Che  'I  Canto , 
ed  il  ballo  ren- 
da fbave  il  dire. 


Quante  fieii  le 
parti  dell’ Epi- 
co Poema. 


Le  parti  della-* 
qualità  elicn- 
uale . 

1 p.avr»lai 
1 Affetti  , o 
Collumi . 
j Sentimenti. 

4 Paiole. 


Clic  la  Favola 
fia  la  parte-» 
piiucipalc. 


14  DELLA  POETICA  TOSCANA 

thè  nelle  rime, che  tra  loro  con  foavilfimo  concento  ft  rifpondono,pìù  chia- 
ramente non  apparifca  , che  nelle  femplici , ed  ignude  , e prive  di  confo- 
nanxe . m de'  tempi  , e dell'  armonia  de'  ver  fi  per  avventura  in  altra 
luoto  più  lungamente  raoionaremo  . Ora  tornando  a dichiarare  le  altre 
particelle  ; ( perciocché  la  Mufica  ancora  , ed  il  ballare  fan  dilettevole 
e foavc  il  dire  ) a differenza  della  Scenica  , <r  della  Melica  porfia  , alla 
qual  ferve  il  cantare  , ed  il  ballo  , nella  di$nizione  fi  aggiungono  quelle 
parole,  fenza  Mufica,  c fenza  ballo:  ficome  quefle  , or  narrando  fem- 
plicementc,  u differenza  della  Scenica  : e quell' altre,  or  introducendo 
in  operazione,  ed  in  parlare  altrui , a differenza  della  Melica  . r^el, 
thefcgtie , dinota  il  fine  , il  quale  come  all'Epica  è comune  con  la  Tra- 
gica Poefia,  così  dalla  Comica  e dalla  Melica  la  rende  differente  . Vhsf. 
Ditemi , quante  fono  le  parti  dell'  Epico  Poema  , acciocché  meglio  l' ar- 
tificio di  lui  fi  conofea.  Min.  Non  di  una  maniera  fono  le  parti  di  lui:  per- 
ciocché alquante  della  qualità  , alquante  della  quantità  ne  fono  . Intendo 
quantità  il  corpo  dell’opera  . E perché  la  qualità  parte  è dell effenza,  par- 
te dell  accidente , le  parti  tffcnzinli  di  queflo  Poema  , del  quale  fi  ragio- 
na, fono  quattro,  la  Favola, gli  affetti,  o Coflumi  che  dir  vogliamo,i  Sen- 
timenti , e le  Parole  j e fono  proprie  della  Poefia  , e all'Epica  poi  con 
eia  feuna  altra  comuni.  Onde,  come  in  quefta  quali  elle  fieno  dichiarato 
avremo  , in  ogni  altra  s'intenderà  dichiarato . Vesp.  Perché  non  . Ma 
fatemi  chiara  quefta  partigione  . Min.  Se  vi  recherete  a mente  effervi 
fiato  apertamente  dimoftrato  , che  aW  imitante  artefice  convicn  , che  non 
manchino  le  cofe  , le  quali  debba  imitare , nè  quelle , con  le  quali  mutar- 
le poffa  , né  anco  il  modo  d' imitarle  , e che  l Epico  Poeta  effendo  vera- 
mente imitatore  , quelle  cofe  , U compofizione  delle  quali  Favola  fi  dice, 
ed  i coftumi , ed  i fentimenti  con  li  ver  fi  dipinge  , non  dubiterete  quejte 
efter  le  parti  di  tal  Poefia  . Chi  non  sa,  con  i verfi  dcfcriverfi  gli  atti  ,e 
le  perfone,  che  in  atto,  ed  in  operazione  s'introducono,  quali 
a fentimenti  del  parlare,  e per  li  coflumi  dichiararfit . 
li  ancora  prender  qualità  gU  atti  diciamo  ; eie  perfone  introdotte , quaPé 
il  coftume,  e lo  affetto  , ed  il  giudicio  di  et  afe  una  , cosi  felici  » 

pur  infelici  : conciò  fia  che  gli  avvenimenti  tali  fi  tengano  , qua  e in  cu 
feuna  la  difpofìzione,  ed  il  fentimcnto  dell'animo.  Di  quefte  parti  la  prin- 
Tale  è la  favi , la  qtJ è Camma  della  Poefia  : perciocché  la  Poefia  è 
imitazione  , come  s'é  detto  , non  degli  uomini , ma  dega  atti 
ta  , qlalunque  fi  fia  di  quella  il  fine  , o lieto  , o dolorojo  . Concio ffiacofa- 
chéla  felicità  nelC  operar  confifta  ; ed  il  fine  per  lo  \['ti 

difpoit- 


utramente  una  certa  operazione 


dìgitizèd  by  Googlc 


LIBROPRIMO.  ij 

difpongono  t e per  quelli  fum  detti  buoni  , rei , piacevoli  y duri , gravi» 
leggieri , benigni , iracondi , umili  , fuperbi , qual'è  la  natura  yC  la  ma- 
niera di  ciafaino , e per  gli  atti  felici  , o mi  feri  divegniamo»  ( nè  ad  ope- 
rar ci  mettiamo,  per  dimojlrare  i coftumi , ma  dimofìriamo  i collumi  nell' 
operare  ) ragionevole  cofa  è,  gli  atti  »e  la  Favola  effer  fine  della  Poefìa  t 
conciò  fia  che  fem^a  gli  affetti  pojfa  trovarfi  Poefia,  ma  fem^a  gli  atti  tro- 
var non  fi  poffa  . Il  che  anco  avviene  della  Pittura  , nella  quale  benché 
Poiignoto  mirabilmente  efpreffi  gli  affetti  dimoflraffe  ; non  però  Zeuft  di- 
finfe  mai  cofa  , che  nel  volto  , e nel  colore  la  difpoffi^ione  dell'animo , ed 
il  coftumc  fignificaffe  . E tanto  i di  lungi»  che  gli  atti  non  ften  la  miglior 
parte  della  Poefia, t he  fe  alcuno  l’opera  fua  di  affetti  leggiadramente  adem- 
pieffe  , c di  betliffimi  fentimcnti  » e di  fceltiffime  parole  » e di  modi  leg- 
giadriffmi  di  parlare  Padornaffe  ; coflui  fenTjt  l'imitazione  delle  cofe  non 
farebbe  co5Ì  bene  Poficio  del  Poeta  , come  colui , che  la  favola  ben  finta  » 
e compofla  aveffe  , ancorché  non  bellifiìmamcnte  dell'  altre  parti  la  ve- 
fìiffe  : perciocché  le  voci  » e le  fembiange  fignificatrici  di  quel , che  l'ani- 
mo fente  e vuole  , e delle  difpofizioni  di  lui  » che  altro  fono  , che  vefli- 
menti  della  compofi%ione  ì ^tal  cofa  poi  diletta  , e muove  , ed  adduce  in 
meraviglia  pià  delle  parti  della  favola  , che  riconofeenza  » ed  accidente 
inopinato  fi  chiamano  ì E chi  non  sà  , che  la  invenzione  di  formare  la 
favola  fu  prima  delP  ornamento  delle  parole  , e della  imitazione  de’  co- 
flumi  ì conciò  fiiffe  cofa  che  ella  ignuda  prima  nafeeffe  , che  a veftirfi 
eominciaffe  . Né  fia  da  dubitare  , che  rozgfi  » t fenzu  leggiadria,  ma  puri 
e cafli , nonfuffero  , quale  il  coflume  Cittadinefeo  richiedeva  , i principi 
della  Poefia  ; la  qual  poi  leggiadra  » e polita  Rettoricamente  divenne . E 
fe  pià  dilettano  i lineamenti  della  figura  nel  muro  folamente  defcritta,che 
la  tavoletta  di  finiffmi  e vaghiffimi  lolori  dipinta  ; non  piacerà  pià  la  fa- 
vola femplicemente  compofta  , che  ’l  Poema  fola  di  leggiadriffime  parole  » 
e di  fentimcnti,  e di  affetti  riccamente  adornato}  V esp.  La  Favola  adun- 
que è la  Principal  parte  della  Poefia  . ^al  luogo  tengono  P altre  parti  ì 
Mi  s.  La  Pittura  de'cofiumi,  e degli  affetti  il  fecondo’,  per  la  qual  fi  dimo- 
flra,qual  fia  dell'animo  il  proponimento, e l'appetito:  perciocché,  dove  non 
apparifea,  che  feguiti , o che  fugga  colui,  che  a parlare,  ed  operare  s'in- 
troduce, quel  Poema  dir  non  fi  può  de'  colori  degli  affetti  dipinto . Il  ter- 
Zp  luogo  é del  fentimento  del  dire,  per  lo  qual'apertamente  fi  conofcc,ihe 
fia  ciafeuna  cofa  » o che  effer  fi  convenga  , o pur  in  qual  modo  ftia  , qua- 
lunque egli  fi  fia,  0 fiottile,  ed  acuto,pcr  infegnare’,  o pur  arguto,per  dilet- 
tare ; 0 veramente  grave»  per  muovere  ; concioffiacojachè  la  virtù  di  lui 
fia  di  lignificare  col  dire  p Ctttadinefiamcnte  t femplicemente  quel» che 

nella 


Dopo  \i  Favoli 
fono  i Coltumi, 
e gli  Affecci. 

Il  terzo  luogo  c 
Ueiia  Sentenzi^ 


Digitized  by  Google 


i6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

nella  imprefa  materia  fi  contiene, o Rettoricamente,  ed  ornatamente  quel, 

• eh'  è di  fuori,  ma  dicevole  alle  cofe  propofìe . Seguono  ultimamente  le  pa- 
■ rote  , con  le  quali  o riflrette  infteme  e legate  con  mi  fura  , overo  fciolte  , 

quel,  che  l'animo  fonte,  fi  dimoflra  . Vesp.  pipile  fono  quelle  parti , che 
’ rejfcnrj al  forma  della  Poefia  contengono  . ,^ali  fono  le  parti  dell'  acci- 
‘ dentale  qualità  ì Min.  Gli  Epifodi  : i quali,  fteome  la  Favola,  fono  mi- 
tarponi  de'  fatti  e detti  altrui , e fi  vejìono  de'  medefimi  ornamenti , e fi 
adornano  de'  medifimi  colori , ed  al  mcdcftmo  fine  fi  dirigpe^no  . Aia  pof- 
fon  da  lei  fcpararft  talmente  , che  quella  mutagion  niuna  ne  riceva  , nè 
altro  detrimento  , fe  non  quanto  delle  fue  ricchezze  perderebbe  : conciò 
fiiffe  cofa  che  gli  Epifodj  per  lei  arricchire  , e l'opera  ingrandire  fi  tro- 
i vaffero.  Vesp.  Già  tutte  le  parti  della  qualità  dichiarate  ci  avete. pian- 
te, e quali  fono  quelle,  che  fanno  il  corpo  del  Poema  ì Min.  Due  , l una 
delle  quali  fi  chiama  Principio,l' altra  Narrazione  . Principio  fi  dice  quel, 

• che  altrui  apparecchia , ed  apprefìa  ad  udire  le  cofe  , le  quali  fi  diranno . 
I diche  fia  , fe  benivoli , ed  agevoli  ad  infegnare  , ed  attenti  gli  uditori  fi 

renderanno  . Acquiflafi  la  bcnivolenza  o dalla  per  fona  di  quel  , che  par- 
ta , 0 dall'  altrui , o dalle  cofe  , delle  quali  fi  fcrive . Dalla  perfona  di 
, quel,  che  parla  , quando  di  fe  fteffo  , o delle  fue  cofe  modeflamente  ragio- 
\na,o  ft  commenda,  'quaf  è : Nel  tempo,  che  rinuuva  i mici  rofpiri.  E, 

ma  vero  amico 

Ti  fono , e teco  nacqui  in  terra  Tofea  . 

0 fi  feufa  : 

Quando  ad  un  giogo , ed  in  un  tempo  quivi . E 
Quello  m’avvicn  per  l’arpre  fome . 

0 ft  accufa  , per  trovar  perdono  : 

Dapoichè  folto  *1  Ciel  cofa  non  vidi . 

0 prega  : 

Dimmi  per  cortefia  , che  gente  è quella . 

0 veramente , dove  il  divino  ajuto  gli  bifogua  , invoca  : 

O Mufe , ed 

O buono  Apollo . 

I Acquiflafi  dall'altrui , quando  altri  è lodato  , qual  è : 

Ma  tua  fama  reai  per  tutto  aggiunge  . 

O per  amor  di  lui  fi  moflra  prender'  a far  qualche  cofa  ; 

Ma  per  empier  la  tua  giovenil  voglia . 

Overo  in  lui  confìdarfi , e por  le  fue  fperanife  : 

In  quelle  fpero  , clic  ’n  me  ancor  faranno , 

Alte  operazioni , e pellegrine  . 

E da. 


Digitized  by  Google 


>7 


LIBRO  PRIMO. 

E da  la  perfona  delP Avver fario , come  fi  fa  in  quel  mio  Sóntih  : Dall’  Avvcrfa- 

Piaccjuc  all’  eterno  , ed  onorato  padre  . 

'Acquiflaft  dalle  cofe,  delle  quali  fi  ferivo , quando  quelle  con  fomma,  Idjt-  Italie  Cufe, 
de  s’innalzano  , qual’  é ; 

Or  quinci , or  quindi  mi  volgea  guardando 
Cofe , che  a ricordarle  è breve  l’ora  . £d 
Or  di  quali  fcuole 
Vcrr^  il  maefiro,  che  deferiva  a pieno 
Quel , che  io  vb  dir  in  fcmplici  parole  . 

JE  quando  dimoflriamo , che  dell'  altre  dir  non  ci  piaccia  ; perchè  non  fo- 
no di  tanto  pregio  , quaC  é in  quel  mia  Sonetto  : ' 

Non  perchè  /la  di  fomma  laude  indegno  . 

O perchè  fono  divolgate , qual"  è in  quell’  altro  : 

I Sacri  fiumi . 

Ottienfi  f Agevolezza,  fe  ciò  , che  trattar  fi  dee  , con  brevità,  e chiara-  * Docìl.tà  on- 
mente  fi  propone  .•  de  fi  acqiulti. 

Dirb  di  noi , e prima  del  maggiore 

Deflafi  l’Attenzione,  fe  le  propofie  cofe  grandi,  e tneravigliofe , e nuove  j Atten»ione-» 
fi  fiimano  : 0‘*de  fi  acquifti. 

Vidi  un  vittoriofo , c fommo  Duce. 

Jìfe  a tutti , 0 pur  a molti , overo  agli  Vomini  illufiri  , o pur  agViddii, 
o veramente  a qualche  glorio fo  fine  fi  appartengono  f qual’  è : 

£ canterò  di  quel  fecondo  regno  , 

Onde  l'umano  fpiritu  fì  purga , 

£ di  falir’  al  Cicl  diventa  degno.  E 
La  gloria  di  colui , che  tutto  muove  . 

Ves?.  ^ali  fono  le  vertà  del  Principiai  Min.  Che  infogni , diletti , e Verrà  del  Pnii- 
muova  . Il  qual  movimento  fi  trae  così  da  quei  luoghi  , che  nell'  impre-  «'pio  • 
fa  materia  faranno  da  poter  allettare  l'ammo  , o rifofpingere  , come  da 
quelli,  onde  derivano  gli  affetti,  de’ quali  molto  feriffera  i llcttorici  mac- 
flri . Nel  cominciare  non  fia  mefliere,  che  tutta  la  fchicra  degli  affetti  fi 
muova  ; ma  baflerà  , che  gli  animi  lievemente  ne  ficn  tocchi . Oltreacciò 
fia  chiaro , ed  aperto  : perciocché  fe  toflo  non  s’intende  quel , che  fi  pro- 
pone , non  fi  giunge  a quel , perchè  il  proemio  fu  trovato  . Laonde  è da  y;,;  dd  Prài^ 
fuggire  , che  in  quello  non  fi  vegga  particella  audacemente  traslata  , nè  cipio. 
lontana  dall’  ufo,  nè  orrida,  nè  licenzìofa  ; nè  lungo  giro  di  parlare  , nè 
dir  fatto  con  molto  fludio  ; nè  troppo  con  le  parole  fi  prometta  ; nè  tanta, 
che  quel , che  fegue,  alle  promcfj'e  non  rifponda . T uttc  quefle  vertù  tro- 
^crete  nel  principio  del  "Trionfo  del  Petrarca  : nel  quaC  egli  chiaramen-  Petraica. 

C te 


Digitized  by  Coogle 


i8 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


ne  che  coià  fia. 

One  parti  della 
Warra/ionc. 

1 Fà\  ola. 

1 Fpifodi'o  , e 
JDigitflionc . 

Capinni  di' Di- 
greinone. 


/e  inferni  che  a trattAre  imprende;  diletta  in  deferivere  ielle  e vai 
rie  tofe  c«n  le^iadre  parole,  e muove  con  dolcijfmi  affetti  ; nè  con  verfi 
gonfiati  , ma  con  piene  c foavi  rime  ; nè  tanto  promette  , che  più  non  at~ 
La  Nairaajo-  tenga  . Vbjp.  Che  coj'a  è la  Narratjone  ì Min.  Zielle  cofie  fatte  , o pur 
come  fe  fufier  fatte,  fpofiyone, che  tofio  dopo  il  principio  comincia.  Vesp. 
Quante  fono  le  parti  di  lei  ì Min.  Due-.con  l’una  la  Pavola,e  tutto  quel, 
che  fi  è prefo  a dire,  fi  narra  : con  l'altra  CEpifodio  , e qualche  digrtffio- 
ne  fuori  della  Favola,  ma  non  fi  fuori , che  fia  frana  da  lei , s'intrapone 
0 per  ampliare,  o per  fomigliare,  o per  dilettare,  {il  che  fa  fpeffo  Ornerò, 
intraponcndo  alcuna  piaccvohffìma  novelletta  ) o per  biafimare  , o per 
commendare  altrui  : ficome  ytrgilio  , per  dar  biafimo  a'  Cartaginefi  ni- 
piici  de'  Romani , i quali  egli  intcndea  di  lodare,  narra  , come  da  fover- 
cbia  for^a  d'amore  vinta  Didone  fefieffa  uccife , ed  allo  ’ncontro  per  dar 
laude  a'  Romani,  lo  feudo  di  Enea  deferive.  Con  qiicfia  ancora  fi  trafeor- 
> re  a deferiver  varie  cofe , tempi,  luoghi,  e paefì . Fedete,  come  il  Petrar- 
l'fi'TpIo  de!  attamente  la  Jìoria  dell' Amor  di  Mafiniffa  verfa  Sofonisba,  e dello  iii- 
Pctiarca . namoramento  di  Antioco,  del  dono  del  Re  Seliuco , e del  cambio  di  Stra- 
tonica  intrapofe,  come  leggiadramente  l’ifola  di  Cipri  deferiffe  : 

Giace  oltra  , ove  l Egeo  fofpira  , c piagne . 

E la  prigione , e carro  trionfale  d' Amore  : 

Errori , fogni , ed  immagini  fmorte  . 

Ed  il  miferabi le  fiato  degli  amanti  : 

Cr  so  , come  da  fc  il  cuor  fi  difgiungc. 

Talvolta  il  Poeta  alle  cofe  da  lui  propofie  , o per  farle  più  chiare , o per 
più  adornarle , aggiunge  or  le  paffute,  ed  or  le  future  , fiicoine  già  dichia^ 
rato  abbiamo  . t riguardando  al  modo  del  narrare  , tre  narrazioni  /4» 
remo  : l’una  delle  quali  è jimplice , e propria  de’  Linci  \ ed  è , quando 
parla  il  Poeta  fenza  vifiirfi  dell'  altrui  perfona  ; di  che  vi  faranno  cfein- 
iirita-  parte  delle  rime  del  Petrarca,  c delle  mie  . L’altra  è pura  imi^ 

tazione  , e propria  degli  Scenici  ; e fi  fa  , quando  il  Poeta  depofia  la  ftta 
perfona  fi  vefic  dell'  altrui  , il  che  leggerete  nell'  Egloghe  mie . La  terz* 
è mifia  delfuno  e l'altro  modo,  e propria  degli  Epici,  c fifa,  quando  egli- 
no parte  per  loro  fltjji , parte  per  le  perfonc  a parlare  introdotte  ragiona- 
no ; ficome  ne'  Trtonfi  del  Petrarca  troverete  , di  che  già  di  fopra  affai 
detto  abbiamo  . Ma  confitderando  le  cofe  , che  fi  narrano  , del  narrare 
^'arieti  di  co-  molta  varietà  troveremo  : conciò  fia  che  fi  narri , quando  fi  deferivano 
fe, cheli  nana'  le  perfone  , le  cagioni , i luoghi  , i tempi  , gli  atti , le  paffiont  dell'animo, 
il  modo  , lo  firumento  . Come  fi  deferiva  la  perfona  , e quel , che  lei  fe- 
gue  , qual'  è la  fot  ma  , il  tofiume  , t operazione  , la  fortuna  , il  genere, 

la 


Tre  ti'odi  di 
Narrazione . 

1 StinpliLe . 


2 Pura 
none . 

ì Mirta . 


no 


Di-j  ■ ze-j  by  C»ogle 


I 


LiBROPRIMp.  ip 

la  patria  , la  gente  y e fimili  cofe  , ne'  Trionfi  il  Petr^^rCA  [avente  il 
v'tnfegna  , e fpecialmente  in  quel  luogo  : Perfone. 

Qucft’  è colui , che  ’l  mondo  chiama  Amore  . 

Della  fpofiyonc  delle  cagioni  flavi  cfemplo  : Cagione.’ 

De  l’aureo  albergo  con  l'Aurora  innanzi 
Ove  il  Poeta  dimojìra, perchè  il  Tempo  f$  armò  contro  alla  Fam.t.Dcfcri- 
vefi  il  luogo  in  quei  verfi  ; Luogo. 

Era  *1  trionfo , dove  Tonde  falfc 
Fercoton  Baja . 

£d  il  T empo  in  quefli  : Tcmi>o. 

Era  nella  Aagion  , che  l'Equinozio 
Ea  vincitor'  il  giorno  . 

Dieferivonfi  gli  Atti  : Arto. 

Allor  di  quella  bionda  teda  fvelfe 
Morte  con  la  Tua  mano  un’  aureo  crine  . E 
Contra  codor  colui , che  fplende  folo  , 

S’apparecchiava  con  maggiore  sforzo  j 
E riprendeva  un  piii  fpedito  volo  . 

A fuoi  corfier  raddoppiai’  era  l’orzo  ; 

£ la  Reina  , di  chi  io  fopra  difsi  y 
Volea  d’alcun  de'  fuoi  già  far  divorzo . 

Gli  Affetti  : ^ Affette,' 

Legar'  il  vidi,  e farne  quello  drazio  , 

Che  badò  bene  a miiT  altre  vendette  ; 

Ed  io  per  me  ne  fui  contento  , c fazio . E 
Cosi  queda  mia  cara  a^morte  venne  . 

£ quel , che  fegiiita  . E 

■Virtù  morta  è , bellezza  , e cortefia  , 

Le  belle  donne  intorno  al  cado  letto 
Tride  diccano  ; ornai  di  noi  chelìa  ì 
Deferivefì  il  Modo  , il  qttaP  è dell'  operaxione  , o del  cafo  , o del P abito,  Modo. 

0 di  tutte  quefie  cofe,o  di  parte',  e talvolta  non  fcnxji  turbat^ione  dell' ani- 
mo , quando  fi  narra  , come  fia  fatta  , o pur  avvenuta  la  cofa  , a tome 
fila  , qual'  è : 

Vidi  un  viitotiofo  , e fommo  Duce  . 

£ quel , che  ne  vicn  dopo  . Ed 

Armate  eran  con  lei  tutte  le  Tue 

Chiare  vertù . E 

Quel  vincitor , che  prima  era  a TofTefa , 

C z Dai 


Digitized  by  Google 


StrumcfltQ  t 


Maniere  di 
Narrazione . 

1 Semplice . 

» Con  fomip 

fliaiiza . 
nunagine . 


Similitodinc. 


Compararicne. 


In  che  confìAa 
la  Narrazione. 
J Perfone . 

» Faccende . 

3 Afcribnti  di 
Perfone  . 

4 Attributi  di 
faccende. 

Efempli , 


io  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Da  man  dritta  lo  Orai , da  l’altra  l'arco  , 

£ la  corda  a l'orecchio  avea  già  tefa . 

I>ipingef$  lo  Strumento  , quando  lo  feudo,  o la  fpada  , o ^afla,  0 qualun^ 
rjHC  maniera  d'arme  fi  dimoftra  , qual  fia  j ftcome  : 

£ir  avea  indolfo  il  dì  candida  gonna  , 

Lo  feudo  in  man , che  mal  vide  Medufa  : 

D'un  bel  diafpro  era  ivi  una  colonna . 

E quefla  maniera  di  narrare  è fetnplice,  e fen^a  alcuna  fonùglianxa  ; ol- 
tre alla  quale  è quella,  ove  s'aggiunge  or  ^immagine  della  cofa  narrata, 
qual'  è : 

Quando  donna  fembiante  a la  flagiocc 
Di  gemme  orientali  incoronata . E 
Stelle  chiare  parean , in  mezzo  un  Sole 
Or  la  Similitudine  : 

Farea  pofar  , come  perfona  fianca  . B 
Quali  un  dolce  dormir  ne'  Tuoi  begli  occhi 
Era  quel , che  morir  chiaman  gli  Iciocchi . 

Ed  or  la  Comparazione  , la  qual  fi  fa  delle  fomiglianti  cofe  ; 

Pallida  non , ma  pib  , che  neve  bianca . E 
Non  con  altro  romor  di  petto  danli 
Duo  leon  fieri , o duo  folgori  ardenti . E- 
Non  fan  s)  grande  , e sì  terribil  fuono 
Etna , qualor  da  Encelado  è pili  feofla  > 

Scilla  e Cariddi , quando  irate  fono  . E 
Com’  uom,  eh’  è fano,  e ’n  un  momento  ammorba  i 
Che  sbigottifee  , e duolfi  accolto  in  atto  , 

Che  vergogna  con  man  degli  occhi  forba  : 

Cotal'  er’  egli , cd  anco  a piggior  patto  . 

Ma  delle  tomparazioni  fono  molte  e varie  maniere , delle  quali  altrove 
per  avventura  pià  ampiamente  ragionaremo  . Vbsp.  In  che  adunque  la 
Narrazione  confiflc  ì Min.  Nelle  faccende  ,o  nelle  perfone  , o pur  nelle 
cofe  loro  attribuite . Attribuifeonfi  alle  perfone  il  nome , la  natura  , il 
vivere,  la  fortuna  , Cùbito , la  pajfwne  del  corpo , la  paffionc  dell'animo, 
gli  fiudj,  I configli , i fatti,  i cafi,  i detti . Di  ciò,  che  alle  faccende  s'at- 
tribuifee  , parte  dicono  cjfer  con  la  faccenda  fieffa  congiunto  , ed  affifiò  ; 
parte  nell'  operazion  della  faccenda  confiderarfi  j parte  aggiunger  fi  alla 
faccenda  i parte  frguirla  , poicb'  è fatta  . Delle  quali  cofe  sto  ragionar 
compiutamente  qui  volejfi  , mi  converrebbe  buona  parte  recarvici  della 
Ecttorica  di  Arìjlotele  ,e  di  firmogene  , e di  Cicerone,  e di  Emiliano. 


Digitized  by  Googk 


L I B R O P R I M O,  £j 

Ma  non  farà  egli  difutile  il  darvene  di  alquante  l’efempto , (otti  i del  NcmJi 
nome  ; 

Quell'  è colui , che  ’l  mondo  chiama  Amore . B 
DilTc  t io  Selcuco  fon  > qucA’  è Antioco . 

Bella  Natura  : fjaturà  i 

£ nacque  d'ozio  > e di  lafcivia  umana  . 

Bel  Vivere  : Vivere, 

Nudrito  di  pcnlìer  dolci , e foavì . 

Bella  Fortuna  ; fwuna, 

A lui  ponuna  fu  Tempre  ferena . B 

In  così  anguAa  , e Tolitaria  villa 

Era'l  grand*  uom  , che  d’ Africa  s’appella  • R 

Iv’  cran  quei , che  fiir  detti  felici  y 

Pomdici , regnanti , e ’mperadori  ; 

Or  fono  ignudi , poveri , e mendici . 

BelfMito:  Abito;  • , 

ManTucto  fanciullo , e fiero  veglio  . E 
Quel,  che  ’n  s)  fignorile  , e si  ìuperba  / 

Villa  vicn  prima  , è Cefar  . E 

E quel  pulTcnte  e forte 
Ercole  .E 
Ma  non  gik  degno  era  ’l  valore , 

Del  qual , pili  eh’  altro  mai , l’alma  ebbe  piena.' 

Bella  Paffione  del  corpo  : Paflìoné  de}  J 

L’un’  occhio  ayca  lafciato  al  mio  paefe  , corpo , 

Stagnando  al  freddo  tempo  il  fiume  Tofeo  ; 

SI  eh'  egli  era  a vedere  Arano  arnefe  . 

Bella  Paffion  dell' animo  : Pafflone  dell’ 

Ve^i’ andar  pien  d’ira , e di  difdegno  nimo. 

Begli  Stud)  : ^ 

pien  di  Filofofia  la  lingua,  c ‘1  petto  . E 
Camilla  , e l’alrre  andar’  ufe  in  battaglia 
Con  la  fìniAra  fola  intera  mamma . ' 

Be' Configli:  Conḷli. 

Se  del  conAglio  mio  punto  ti  fidi , 

Che  sforzar  polTo,  egli  è pur’  il  migliore 
fuggir  vecchiezza  , e Tuoi  molti  faAid) . 

Be' fatti,  e de'cafi,  e de' detti  qual  fia  la  narrazione,  chi  non  troverà  mil-  • 
le  efempli  Ì In  (he  altro  é pofto  lojìudio  de’ Poeti,  che  in  quei, che  etafeu-  , 

»« 


Digitized  by  Google 


Ter*  pò , 

J tioi;n . 
AW.Jo . 
f .'tciWca . 
Opciaiioiie 
1.,  (ai)7a 


■ Sic. 

I Ì}jevici 


X Chiarezza , 


11  DELLA  POETICA  TOSCANA 

r.o  abbia  fatto  , o patito,  o detto,  dimoflrare  ì E le  cofe  alla  perfona  at- 
tribuite allora  fatati  più  da  cottfidcrare  , onando  fi  dirà  , come  ciò  , che 
le  conviene  , le  s'adatti  , cd  acconci  , Ma  in  fjtial  modo  ft  narrino  le  cofe 
alla  faccenda  attribuite , com'  è il  tempo,  il  luogo  , il  modo  , la  faculti , 
l'operarjone,  fitfanga,  e molte  altre,  per  quel  che  fopra  fen'  è detto,agt- 
volmente  s'  intenderd  . Vesp.  Earie  adunque  , e molte  fono  le  maniere 
della  narragione . Ma  quante  , e quali  fono  le  vertù  di  lei  ì Miv.  Tre, 
Vc'uù  Vel  Nar-  fttondo  la  comune  opinione  de’  Rettorici  macflri,  la  brevità  , la  chiareg- 
, e la  fimilitudine  del  otero . Colui  ft  dice  narrar  brevemente,  che  non 
di  lontano  , ma  di  là  , onde  fi  com/iene  , comincia  ; nè  più  lungamente  , 
che  faccia  meflirre  , nel  narrar  procede  ; nè  con  più  parole,  che  ’l  bifogno 
ne  richeggia  . Narra  chiaramente , chi  tutto  dice  così  diftintamente , 
ccm'  è di  cofe  , di  perfone  , di  tempi , di  luoghi , di  cagioni  diflinto  e va- 
riato ; e guarda  , che  7 dir  non  fia  confufo  , nè  mal  compoflo  , nè  intri- 
gato , nè  breve,  nè  lungo  più,  che  fi  convenga,  (perciocché  la  lunghegga 
del  parlare  talvolta  fa,  che  la  cofa  non  s'intenda,  non  che  la  brevità',  al- 
la quale  chi  attende  , le  piu  volte  ofeuro  diviene  ) nè  con  parole  non  ufi- 
tate  , nè  proprie  . Dal  qual  precetto  nè  Omero,  nè  Virgilio,  nè  il  Petrar- 
ca fi  diparte  . Verifimil  farà  la  narragtonc  , fe  quelle  cofe  , che  fi  narra- 
no, alte  perfone  , a’  tempi , a'  luoghi , alle  cagioni  corrifpondrranuo  ; fe 
le  cofe  parranno  effer  dette,  come  fu  pojfibilc,  o ncceffario,  o fimile  al  ve- 
ro , che  quelle  avveniffero  : concioffiacofuhè  fludtarci  debbiamo  di  far  , 
che  Puditore  non  meno  il  vero  , che  ’l  finto  creda  , ed  abbia  in  meravi- 

4 Soavità.  ct,lìa  . A qticfie  vertù  il  padre  della  Romana  eloquenga  aggiunge  la  foa- 

vità  : perciocché  il  dir  foave  ha  meraviglie,  afpcttagioni , inopinati  av- 
venimenti , movimenti  di  animo  , ragionamenti  di  perfone  , affetti , ire, 
fdegni , dolori , paure,  allegreggc , defiri . Ed  io  la  tengo  di  tutte  la  pri- 
ma, come  quella,  in  cut  fommamente  il  fuo  fltidio  pone  il  Poeta . Aggiun- 

5 Ma£nificenia.  gavifi  la  magnìficengi,  la  qual’  è propria  dell’Epico  Poeta  , E tutti  que- 

lli precetti  fon  da  fervare,  non  che  in  ciafeuna  varietà  di  narrare,  ma  in 
tutta  quella  narragione,  la  qual  noi  diciamo  parte  del  Poema',  nè  tacerfi 
dee , che  ne’  principj , o pur  infiteme  con  quelli  ufano  i Poeti  quella  nar- 
Della  Prtiiar-  ragione , eh’ è fonte  così  appo  loro  di  tutto  il  rimanente  del  Poema,  come 
Vie-  Oratori  di  tutto  quel,  che  fegue  del  dire:  perciocché  fa  più  larga, 

ed  ampia  l'entrata  per  Pefordio  data  alla  Favola  : onde  più  toflo  parti- 
cella del  principio, che  dell’altra  parte  da  noi  chiamata  Narra7fone,fi  può 
diretconcioffiacofachè  come  per  la  Rcttorica  narragione  quel,  ch’è  da  trat- 
tare, fi  conofcc',  così  dalla  Poetica  quel,  eh' è nella  Favola,  s’intenda:  per- 
ciocché 0 fi  narrano  le  cagioni’,  fitcome  fanno  Omero  nell' Ihada,e  Virgilio 

nelC 


3 Verillmilitu 

dine. 


narrazione. 


Maniere 

Narrazione. 


Digitized  by  Google 


L 1 B R O P R I M O:  2j 

neW  Encida  , ed  il  Petrarca  nel  Trionfo  del  Tempo  > e più  chiaramente 
nel  fecondo  Sonetto  ; o pur  le  cofe  avvenute  , dalla  noti%ia  delle  quali 
deriva  quel , che  fi  ha  poi  a narrare  , fiicome  fa  Omero  nell’  Odiffea  , ed 
il  Petrarca  , e Dante  . Cominciando  il  Petrarca  : 

Nel  tempo  , che  riiiova  i mici  fufpiri . Elcinpio. 

E Dante  : 

Nel  mezzo  del  cammin  di  noflra  vita  . 

E Putto  e P altro  il  tempo  , ed  il  luogo  deferivendo  . Vfsp.  Che  direm  Delle  parti  Jel 
dell’  altre  parti  del  dire , che  latinamente  Oraxton  fi  chiama  ì Non  fimo  • 
elle  anco  neceffarie  al  Poeta  ì Min.  Nulla  meno,  che  all'  Oratore  : per- 
ciocché fapere  gli  conviene  ben  partire,  quando  propone  le  cofe  , che  dee 
trattare  , e le  propofìe  confermare  ; e ciò  , che  PAvverfatio  gli  averi 
oppofto,  rifufare-,  ed  acconciamente  quel , ch’egli  averi  detto  , conchiu- 
dere . Né  folamcnte  , perché  talvolta  alcune  delle  perfone  a far  qualche 
orazione  introduce  ; ma  perché  finge , e compone  ragionamenti , a'  quali 
talora  fa  mejliere  l aver  quelle  parti oltrache  ne' principj  , e pntwa  Pjopofizione. 
che  Pimprefa  materia  cominci  a trattare  , partendo,  propone  ciò  , che  <> 
dire  fi  difpone  , qtuP  é : 

Dirò  di  noi , e prima  del  maggiore . £ 

Ma  prima  vò  fegiiir , che  di  noi  feo  ; 

Poi  feguirò  quel , che  d’altrui  fullenne  . 

V*sp.  Perché  con  brevità  , ed  apertamente  dimofirato  ci  avete , quan-  Aweitimentì 
te  e quali  fien  le  parti  della  Poefia  e del  Poema  , nell’  inveiix/one  e di-  d 

fpofixione  delle  quali  confifle  la  f acuità  del  Poeta’,  defidero  intendere, co- 
me  egli  in  fare  il  fuo  Poema  fi  abbia  a portare.  Min.  Conofea  prima,  qual  Maniere  di 
fia  la  materia  , della  quale  imprende  a fcrivere  ; conciò  fia  che  non  una  pi  iifj;!",,),'  ^ 
maniera  di  materia  fi  truovi,  ma  qual’  onorata,  quaP  umile, qual  brutta,  convenga  acia- 
qual  dubbiofa,  qual  mirabile,  quaP  ofeura  . Nell'onorata  il  principio  ba-  • 
fierà,che  una  brieve,ed  aperta  propofia  delle  cofe,  che  fi  diranno,  contcn-  • 

ga  ; fenga  fpender  molto  in  procacciar  la  benivolenxa  , e Pattengione , e 
fagevoUx.'^a  degji  uditori , i quali  ella  per  je  fiefja  benevoli,  ed  intenti, 
ed  ag^evoh  ad  infegnare  fi  rende  ; ficome  vedete  nell' opere  degli  ccccUen- 
tifjimi  Poeti,  ove  brevifiimi  fono  i cominciamenti.  Nell' umile  (perciocché  Umile. 
ella  da  fe  merita  difpngio)  convien,  che  s'innalxi,e  degna  fi  faccia  d' at- 
te nxtone  in  fui  cominciare  fiuome  fa  Virgilio  nel  trattar  dell' Api , ed 
Omero  mila  battaglia  de’Topi  con  le  Rane.NclPofcura,percbè  mal.gevol-  oicura . 
mente  s’tntende  , glt  bij'ogncrà  prima,  che  fi  metta  a ragionarne  , acqui- 
ftarfit  P agcvolexz.0  di  coloro  , che  fianno  ad  udire  ; ficome  fanno  quelli  , 

(he  delle  cofe  divine,  e della  natura  fcrivono.  Nella  meravigliofa,  o per-  Meravieliofa, 

ché 


Digitized  by  Google 


' Ì4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

chi  odt'ofd  , 0 perchè  laida  fta  , farà  neceffario  , che  tacitamente  fi  prà^ 
curi  tutto  quel  > che  apertamente  nell'  altre  fi  procaccia  ; come  hanno  in 
coflume  di  fare  i Satirici  Latini,  i quali  con  arte  mirabile  fi  fanno  la  via 
di  andare  a riprendere  gli  abbominevoli  cofìumi:  perciocché  naturalmente 
in  odio  abbiamo  i riprcnditori , e maffmamente  quando  biafimano  alcun 
Dubbiofa  . degno  di  laude,  come  i primi  Comici  far  folcano  . Nella  dubbiofa,la  qual 
parte  i brutta  , e parte  onefìa  , convicn , che  s'impetri  la  bemvolenxfl  , 
acciocché  7 brutto  fi  nafeonda  , e l'onefìo  apparifea  . ^uefla  materia  è 
propria  de'  Comici , i quali  fi  mefirano  per  amor  dell'  onefìà  le  cofe  laide 
trattare  ; e de'  T ragici  ancora  , i quali  più  alla  mirabil  s'appigliano  , 
ove  efft  accortamente  s'ingegnano  di  acquiflarfi  gli  animi  de'  riguardanti, 
coprendo  e rimovendo  la  brutteT^a  , e quel , eh’  è degno  di  meraviglia  , 
e di  mifcricordia  , dimoflrando  . Vbsp.  jdffai  chiaramente  dimofìrato  di 
avete , qual  principio  a ciafeuna  materia  fi  convenga  ; or  diteci  , come 
fìudiar  fi  debba  il  Poeta  di  ben  narrare,  poich'  egli  avrà  ben  cominciato  . 

Coire  ben  fi  Min.  Narrerà  certamente  , com'  è richieflo  a buon  Poeta  , s’egli  ferbe~ 

• rà  i precetti  del  narrare  ; nè  parte  lafcierà  di  tutto  quel , che  all'eden- 
Xa  , ed  alla  qualità  del  Poema  s'appartiene  , le  cui  parti  abbiamo  detto 
effer  quattro  , la  Favola,  i Coflumi,  i Sentimenti,  e le  Parole  . ^al  fta 
ciafeuna  di  qiicfle , e come  trattar  fi  debba  nell'Epica  Poefia  , conofeer  ci 

F.ivola  Epica_j  ^outiienc  . La  Favola  adunque  in  qiicfìa  Poefta  dirittamente  comporrà  , 
come  fi  tratti,  chi  bene  imiterà  , e deferiverà  una  materia  , intera  e perfetta  , di  atti 
illiifirt  c gravi , la  qual'  abbia  conveniente  grandeggia  : perciocché , co- 
me s'è  ditto,  la  Favola  è imitagione  di  faccenda,la  qual  fta  una , c com- 
Pplffxii  per  ^ lunghcgga,  ma  per  gli  Epifod)  crefceil  Poema, e l'Epi- 

accrcfcere  il  co  fpecialmente  : conctoffiacofachè  l' Eroica  Poefta  come  cofa  propria  pi- 
^ °GMi*d«*a  è s'abbia  la  grandegga  , ed  il  crefeer  molto  ; perciocché  ella  è nar- 

pioina  dello  . Ma  perchè  ogni  narragione  può  molte  cofe  ad  un  tempo  fatte 

Epico  per  gli  comprendere  , l'Epica  ancora  molte  ne  finge  infteme  avvenute  egiandia 
c liiiigfii.  diverfi  luoghi  ; ficome  appo  Virgilio  , mentre  Enea  con  Evandro  s ac- 

V Èpico  narra  compagna  , e per  configlio  di  lui  in  F ofeana  grand'  efercito  apparecchia  , 
venute  *^mficme  t*tuo  da  Giunone  fofpinto  con  podcrofa  ofìe  s’ accampa  , e pone  affé  dio 
FfeniplodiViri  Trojani  : nel  mede  fimo  tempo  Ventilo  a Diomede  fi  manda  a chieder- 

• gli  foccorfo  , e Voteano  fabbrica  l'arme  ad  Enea  . Laonde  con  quefia  pre- 
rogativa l'Eroico  Poema  ha  in  fe  molta  magnificenga  , c per  la  varietà 

Différenaa  tra  cofe  di  fuori  addotte  rileva  fovente  con  mirabil  diletto  l'animo  deli' 

i’Fpico  , e gli  uditore  , e nnfrefea  in  lui  l'attengione  , non  che  figge  la  no)a  , che  ge- 
èmI]  tierare  la  lunghegga  delT  opera  potrebbe  . Il  che  né  la  Tragedia  far  pof- 

fendo,  nè  la  Commedia, che  non  fiiffc  f ifiidiofa  a'  riguardanti,  i quali  non 

volcn- 


Digitized  by  Google 


t I B R O P R I M O:  zj 

*V  — -- 

volentieri  afcoUano  quel , che  in  Teatro  rapprefentar  nón  fi  poffa;  pochi 
Epifod) , e brievi  intrapone  , e s'affretta  di  venire  al  fine  da'  riguarda- 
toti appettato  . Ma  , benché  egli  abbia  quefia  prerogativa  di  potere  ere-  Materì»  Epica 
feer  tanto  , non  però  la  materia  della  Favola  fìa  pià  che  una,  nè  di  cofe  “”*'  •*^*  lui’an- 
étwenute  in  più  lua?o  fpagio,che  di  un'anno  : perciocché  l'Epica  narra- 
^ione  non  è già  floria  , la  qual  narra  non  pur  quante  cofe  in  un  medefi- 
mo  tempo  fi  fono  fatte,  e quante  ad  uno , overo  a più  fono  avvenute , le 
quali  tra  loro  a cafo,cd  imprudentemente  fi  congi ungono-, nta  cofe  di  mol- 
ti anni,  che  con  ordine  l'una  dopo  l'altra  ne  vanno.  Ma  come  le  cofe,  che 
ne'mcdefimi  tempi  in  diverfi  luoghi  avvennero, quando  gli  Ateniefi  naval 
battaglia  fecero  a Salamina,  ed  i Cartaginefi  in  Sicilia  combatterono,  un 
fine  fteffo  non  ebbero;così  in  certo  fpaxjo  di  molti  anni,ficome  nella  guer- 
ra de' Romani  con  i Cartaginefi  , molte  cofe  l’una  dopo  f altra  feguironO, 
le  quali  non  fi  può  dire, che  in  uno  modo  fi  terminaffero  . Ma  il  Poeta, co-  Vaio  dì  Poema 
me  dimoflrato  abbiamo,{percioccbè  in  un  Poema  quelle  cofe, che  ad  un  fi-  Per,  viluppo  di 
ne  pervengono, comprende)  non  tratta  tutto  quel,  che  ad  uno  in  un  mede- 
fimo  tempo,ed  in  una  fleffa  faccenda  avvenne,  dove  quella  fisa  varia, e di 
non  una  maniera:  benché  in  quefio  error  caduto  fi  vegga  colui,  cheferiffe  Errore  degli 
le  cofe  Cipriane,  e quel,  che  la  picciola  Iliada  compofe.  Non  cosi  Omero  e 
Virgilio:  perché  né  colui,  quanto  a Tro)a  fi  fé-,  ne  cofiui,  quanto  nell'an-  ideila  piceiali 
fico  Lagio  per  la  venuta  de’  T rojani  artvenne , a deferivere  fi  propofe  . • 

Quantunque  Puna  e l'altra  guerra  cosi  chiaro  fine, come  non  ofeuro  prin- 
tipio  avuto  aveffe  : conciò  fujfe  che  s' a-uvedeffera,  che  , fe  tante  e sì  va- 
rie cofe  deferiveffero.  Papera  <f  immenfa  grandegga  ,ed  a conofeer  mala-  . 

gevoliffima  ne  diverrebbe  ìo  ,fe  pur  non  più  , che  fi  conveniva  , ne  ere-  * 

fceffe , di  molta  varietà  grandijfinto  viluppo  avrebbe  . B fe  , come  é co- 
fiume  degP /fiorici, i fatti  brevemente  narrato,  e di  ninno  Epifodio  il  Poe- 
ma ornato  aveffero  , della  fua  bellegga  avrieno  la  Poefita  fpogliata  . Ma 
come  avvedutijfimi  Poeti  di  tante  cofe  le  più  chiare, e le  più  degne  di  effer 
deferitte  , le  quali  una  faccenda  intera  , e perfetta  con  giufia  grandegga 
contenejfe , a fcrivere  imprefera  . E per  Papera  arricchire  motte  cofe  , e 
dijfimili  v’interpofero  ; ma  tali,  che  , benché  di  fuori  s'introduceffero  , o 
pur  alla  Favola  s'aggiungejfero]  non  però  sì  di  lontano,  che  non  ad  un  fi- 
ne medefimo  fi  diriggaffero . Laonde  quelle  Favole  fono  peffme  riputate,  Errore  desìi 
nelle  quali  né  verifìmilmente  , nè  per  necejjità  veruna  intrapofie  molte  ferietwi  de’Ro- 
cofe  veggiamo  ; quali  comunemente  fono  quefie  , che  di  fogni  empion  • 
le  carte  . Vesp.  Voi  dir  volete  gli  amori , ed  i famofi  fatti  de'  Paladini, 
i quali  furon  ben  degni , che  la  memoria  loro  da  nobililfimi  fcrittori  alP 
eternità  de'  fecoti  fi  raccomandafft.  Mm.O  non  trovate  in  ta'  libri  molti 

D Epi- 


DigitLzed  by  Google 


l6 


Il  Romaiito 
che  cofi  fia, 

Ecimoloiria  di 
KomaiMo. 


Origine  de’Ro- 
nunzi . 


Se  ’l  Romanzo 
c Pocfìa. 

Giudicio  de’ 
Romanzi  dell’ 
Ariofto. 

La  Poefia  de’ 
Romanzi  è dif- 
ferente da  qnel- 
la>che  Ariltote- 
le  c’iiifegna. 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

£pifodj  molto  dalla  principaifaccenda  , e dalla  materia  lontani  y e per 
ninna  convenevole  ragione  tjuivi  introdotti  ì o non  fono  i lor  canti  ve* 
r amente  fole  di  Komanxf  • Vzsp-  Ma  con  tutto  ciò  ptù  volentieri  ft  can- 
ta , o fi  legge  ifHalfivoglia  canto  degli  amori , e de'  fatti  di  Rinaldo  y o 
di  Orlando  , che  qualunque  delle  più  leggiadre  Canxpni , o de'  migliori 
Sonetti  del  Petrarca.  Min.  £*  il  vero  : ma  da  cui  ì e con  qual  giudicio  ? 
Certo  dagli  uomini  volgari , che  non  fanno  , che  cofa  è la  Poefia  j nè  co- 
nofconoy  in  che  confifie  Peccellenxa  del  Poeta.  Io  per  me  più  /limo  un  So- 
netto del  Petrarca  , che  tutti  i Romanci  : onde  convien  , che  'I  vulgo  er- 
rante agogni  . Vesp.  O della  mede  finta  materia  non  fi  potrebbe  Poetica 
Favola  comporre  ,e  farfene  bel  Poema  ì Min.  Perchè  no  ì Ma  con  altro 
ordine  , e con  altro  modo  , e d'altro  fiile  . Di  che  agevolmente  fi  awe- 
derà,  chi  bene  intenderà  quefio  nofiro  ragionare.  Vesp.  Poiché  ragionan- 
do tanto  innanzi  fiamo  fpinti,  che  cofa  è il  Ròmamtp  • Min.  Io  non  ne- 
gherò y che  non  fila  imitazione  di  atti  grandiy  ed  illujlriy  e degni  delP Epi- 
ca Poefia . Ma  certamente  la  voce  è Jìraniera  : e come  nella  favella  Spa- 
gnuola  ; così  credo  y che  nella  Provenzale  fignifichi  il  volgar  Idioma  ; 
perciocché  in  Ifpagna , ed  in  Provenza  con  le  Colonie  de'  Romani  la  lin- 
gua ancora  ejfendofi  tanto  dtffufa  , e talmente  > che  Romanamente  vi  fi 
parlava,  ( poiché  Puna  e l'altra  parte  occuparono , ed  abitaronvi  Barba- 
re nazioni  ) la  favella  Romana  , che  vi  rimafe  , benché  in  gran  parte 
contaminata  e guafla  , pur  come  più  regolatoy  e più  leggiadra  della  G<h 
fica  y e dell'Atanica  lor  natia  , s'ingegnarono  elle  di  apprendere  e di  te- 
nere y e Romanzo  la  chiamavano , ed  in  quella  fcriveano  . Laonde  y per- 
ciocché non  prima  di  altro  , che  de'  fatti , e degli  amori  de'  Cavalieri  in 
tal  favella  da  loro  fi  trattò , le  compofizioni  fatte  intorno  a quefla  mate- 
ria Romanzi  fi  differo.  ,^uefla  medefima  voce  in  Italia  pafsò,  poiché  da 
noftri  i componimenti  de'  Barbari  fi  cominciarono  ad  imitare  . E , per- 
ciocché i noftri,  come  Cicerone  c'infegna,fempre  fecer  migliori  le  cofe  da- 
gli altri  trovate  , renderono  anco  ia  Poefia  de'  Romanzi  più  leggiadra  e 
più  vagayfe  pure  Poefia  fi  dee  chiamare  . Vesp.  Perché  non  è degna  di 
quefto  nome  ì o non  é Poeta  eccellentijfimo  M.  Ludovico  Ariofto , come 
é nobiliffmo  fcrittore  de'  Romanzi  I Min.  Sì  certamente  : nè  ftimo  , che 
di  lui  minor  giudicio  far  fi  debba . Ma  non  poffo  affermare  , che  ne'  Ro- 
manzi di  lui , e degli  altri  fia  quella  Poefia , la  quaP  Anftotele  , ed  Ora- 
Zio  c'infegnano  . Vesp.  Che  monta , che  non  vi  fia  quella  , ma  un'  altra 
dagli  Oltramontani  trovata,  e dagl'  Italiani  illuftrata,  e fatta  più  bella, 
purché  al  mondo  piaccia  , e da  lui  fi  vegga  meravigliofamente  accettata 
e ricevuta  ì Del  vulgo  io  non  mi  meraviglio  , il  quale  fpejfe  volte 

ac- 


Digitized  by  Gòoalf 

r 


LIBROPRIMp.  zj 

accetta  quelle  cofe , che  non  conofce  ; e , poiché  una  wlta  thd  eon  molto 
fuo  piacere  accettate,  fempre  le  ritiene,  e favorifce]nè  fé  migliori  di  quel- 
le poi  le  fi  prefentino  , "volentieri  le  riceve  ; sì  può  l'opinione  faldamente 
nella  mente  umana  impreffa.  Ma  non  poffo  non  prender  meraviglia  gran- 
dijfma,  che  fi  trovino  alcuni  fcienxiati,  ed  ornati  di  buone  lettere, e pieni 
di  alto  ingegno , i quali  (per  quel , che  fe  n'intende)  cmfejfiao  già  ne’  Ro- 
tnan^i  non  effer  la  forma  e la  regola,  che  tennero  Omero  e Virgilio,  c do- 
vervi fi  tenere  Ariflotele  ed  Orai^io  comandarono  , e nondimeno  s'inge- 
gnino di  queflo  errore  difendere:  awit}  > perciocché  tal  compofixione  com- 
prende i fatti  de'  Cavalieri  erranti , affermino  ojìinatamente,  non  pur  la 
Virgiliana  ed  Omerica  maniera  di  poetare  non  convenirle  ; ma  effer  le 
richiejlo,  ch'ella  anco  errante  fia,  paffando  di  una  in  altra  materia,  e va- 
rie cofe  in  un  fafeio  firingendo . Vasi».  In  che  é differente  il  Romando  Diffweti*a  ria 
dalla  Eroica  Poefita  , che  voi  c'in fognate  ? Min.  .^uefia , come  s’é  detta,  il  Romanito  , e 
fi  pone  ad  imitare  una  memorevole  faccenda  perfetta  di  una  illiiflre  per- 
fona  . ,^tnllo,  dicono,  aver  per  oggetto  una  congrega'gione  di  Cavalieri  e 
di  Donne , e di  cofe  da  guerra  e da  pace  ; quantunque  in  quefla  maffa  Soggetto  vario 
uno  fi  rechi  innan'gi , il  qual'  abbia  a fare  fopra  tutti  gli  altri  gloriofo  ',  «lei  Romanzo  « 
e trattar  tanti  fatti  di  lui,  e degli  altri,  quanti  ne  fiima  bafiare  alla  glo-  *''1'*''*®* 
ria  di  coloro,  i quali  s'é  dtfpofio  di  laudare",  (ancorché  faccia  de'  pii  me- 
morevoli  elcgjone  ) e prendere  a deferivere  paefit  diverfi  , e contrar')  , e 
varie  cofe  in  quelli  avvenute  per  tutto  quel  tempo  , net  quale  già  corre 
la  fioria  favolofa  della  materia  imprefa  a cantare.  Vesp.  0 non  fé  il  me-  Obiezione  dell' 
defimo  il  padre  della  Poefia , trattando  molte  cofe  illufiramente  fatte  da  efemplo  di  O- 
Vlijfe  , da  Diomede  , daltuno  e P altro  Ajace,  da  Menelao  , dal  Re  Ago-  * 
mennone,  da  Nefiorc,e  dagli  altri  Semidei, ancorché  'menda  di  una  Achil- 
le fopra  tutti  loro  laudare  Ì Min.Jì  certamente:  ma  tutto  fa  nafeer  da  un  Rifpofta 
principio  , e tutto  ad  un  fine  dinota  . Il  che  non  avviene  così  nel  Ro- 
manzo . Prefe  Omero  a dire  dell’  ira  di  Achille,  quanto  reafiiffe  ella  fia-  Come  Omero  • 
ta  a'  Greci , e di  quanti  danni  cagione  : perciocché,  mentre  quel  Scmideo 
n'andò  combattendo  , niuno  de'  T romani  ebbe  ardimento  di  iifcir  fuori  ftcceiula! 
della  Città  . Ma,  poith'  egli  fi  adirò  contro  al  Re  Agamennone  per  la  in- 
giuria da  lui  ricevuta,  e per  tal  cagione  fi  diliberò  di  non  più  combattere 
con  gPinimici  in  ajuto  de'  fuoi  ; quelli  prefero  ardire  e forz^  > e vennero 
più  volte  a battaglia  con  danno  de'  Greci . Laonde  trattando  divinamen- 
te tutto  quel , che  dopo  Pira  di  colui  feguì , fatto  quelPuna  faccenda  mol- 
te cofe  attamente  tra  loro  congiunte  comprende  : quaP  è P abbattimento 
di  Menelao  con  Paride  , e di  Ettor  con  Ajace , e di  Patroclo  con  Etto- 
re , ed  il  configlio  , che  tenne  Vliffe  con  Diomede  ad  uccider  Refo  , ed  a 

D z tor- 


Digitized  by  Google 


i8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

toigli  i Cavalli,  e l'incendio  delle  navi,  cd  altre  tofe  non  poche,  infin  che 
tira  fi  cangiò  per  la  morte  di  Patroclo , e pafsò  verfo  i Troiani  : di  che 
Che’l  modo  Tei-  avvenne  , cb'Mttor  ne  fu  mifer abilmente  uccifo  . .^uefì'  ordine  Jìeffo  , e 
fiVarehbe^tu*  potea  nel  Furtofo  Orlando  t Autor  di  lui  , fe  voluto 

IO  fervale  «U*  H Poema  dirixxflre  : perciocché  potea  pren- 

ArioflOf  dere  a cantare  l'amorofo  furor  di  Orlando  , t tutto  quel , che  feguì  dopo 
quella  patria,  m ofir andò, che  i Mori  non  ebber  mai  ardimento  di  muover 
guerra  al  Re  Carlo  di  Francia  , mentre  Orlando  fu  fano  ; e poich’  egli 
amando  paT^^gp  divenne  , paffarono  in  Francia  , e fccer  grandiffimi  danni 
a'CriJìiani . In  quefta  trattar  potea  le  cofe  fatte  in  quel  tempo  o per  amo- 
re, 0 per  altra  cagione,  da'Cavalieri  dcltiina  e l'altra  parte,  che  a quella 
guerra  intervennero-,  e poiché  Orlando  riebbe  la  primiera  fua  fanità  , po- 
Objetlone  dell’  vittoria  a'  Crifiiani  per  lo  valor  di  lui . Vbsp.  Non  era  que- 

jntcn*iQneilJ’  fio  il  difcgno  di  quel  Poeta  ',  ma  di  chiaramente  mofirar  fopra  tutti  gli  al- 
Arioflo . tYi  degno  di  laude  Ruggiero  , da  cui  fa  , che  tratto  abbia  origine  P Illu- 
firiffima  Cafa  del  fuo  padrone  , il  quale  egli  intendea  di  lodare  . Mim. 
RiTpofta  , che-»  tion  era  contento  di  trattare  le  cofe  di  Ruggiero  , come  del  più  ec- 
potean  ftrfi  due  celiente  di  tutti  i Cavalieri , che  a quella  guerra  fi  trovaron  prefenti , la 

pa-:(XÌa  di  Orlando  ; compor  potuto  avrebbe  un  al-, 
tra  Favola  di  lui  , ficome  in  laude  di  Achille  Omero  Plliada  compofe  , 
ed  in  laudare  Vliffe  l’Odiffca  , ancorché  Vliffe  nell'  Iliada  faccia  molte 
toft  di  gloria  degnijfime  . £ così  non  avrebbe  eoi  titolo  dell'  opera  mo- 
ftrato  , che  fcrivea  di  Orlando  , c poi  fcritto  di  un'  altro  , come  di  utt 
principale  -,  né  propofia  una  gran  maffa  di  perfone  e di  cofe , delle  qua- 
li alquante  fono  tali,  che  ciafeuna  un  Poema  per  fe  richiederebbe  . V bsp. 
Obietìone  da_»  ® f**o  nome  l' Iliada  dal  luogo , ove  fu  la  guerra  ; nondimeno  il 

litolijche  foggetto  dell'  opera  é l'ira  di  Achille  ì E la  Tragedia  intitolala  Medea, 
^ ‘ r«/tr4,  che  Tereo  fi  chiama,  non  ha  per  oggetto  la  compafiionc,  la  qual 
non  cade  né  in  quella, né  in  qutfla  ptrfona  ì Min.  Non  così  l'ira  di  AchiU 
le  é il  feggetto  della  divina  Iliada,  come  quel , di  che  ella  fu  cagione, per 
diniofirare, quanto  era  il  valor  di  Achille',  il  qual  mentre  apparve  in  cam- 
po , i Greci  furon  vincitori . Ma  , poiché  lo  fdegno  ebbe  in  lui  tanto  di 
potere  , eh'  egli  lafctò  di  prender  l'arme  in  loro  a)uto,  la  vittoria  era  de' 
T romani . E nell' allegate  T ragedie , che  altro  fi  tratta  più,  che  linfelici- 
Laude  dell'  A-  perfona,  dalla  quale  hanno  il  nome  ì Né  quefto,io  voglio,  che  fi  a 

ciotto.  detto,  per  biafimare  tanto  e sì  nobil  Poema  di  sì  raro  ed  eccellente  Poe- 

ta,il  quale  ho  in  fomma  meraviglia-,  an%i  io  conforto  tutti  a legger  l'ope- 
Scufaiwne  del-  • perciocché  ella  ha  da  poter  malto  dilettare  con  profitto  non  poco  di 
l Ariofto.  coloro,  che  ben  la  intenderanno  , £ feufo  lui  , che  non  già  , perché  non 

cono- 


no 
fogge  c co 

Ri/tofla. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  primo: 


ip 


tonojce/fe  il  meglio', ma  più  tofio,per  piacere  a molti, eleffe  di  fegnire  l’abit^ 
fo , (he  ne'  Romanci  trovava  . E fe  dal  nome  di  Orlando,  e non  di  Rug- 
giero, il  quale  egli  avea  prefo  a lodare,  il  fuo  Poema  intitolò  ; il  fe  , co- 
me dicono  i fuoi  difenfori , perché  l'opera  più  s'accetta/fe,  e più  volentie- 
ri fi  leggeffe:  perciocché  {limava,  che  ’l  nome  di  Orlando,  come  di  più  fa- 
mofo  Cavaliere , più  grata  la  renderebbe  ,-  che  fatto  non  avrebbe  quel  di 
Ruggiero  , o di  alcuno  men  conofciuto , e men  cantato  ne'  Roman'^i . E , 
benché  per  i Romanci  del  Boiardo  fuffc  5»  chiaro  e noto  Ruggiero , che 
s'egli  del  nome  di  lui  compojìo  alcun  libro  avcffe  , con  la  vaghexjfi  del 
fuo  dire  accettevoliffmo  far  potuto  lavrebbc  ; nondimeno  ( perciocché  il 
far  diflintamente  duo  Poemi,  lun  di  Orlando, e l'altro  di  Ruggiero,  era  di 
grandijftma  fatica  , e lungo  tempo  richiedeva  ; né  certe':(^a  egli  avea  , 
che  tanto  di  vita  gli  avan^affe  , ancorché  non  fuffc  molto  attempato  , 
che  a fornir  l una  e l altro  gli  baflaffe)  per  avventura  eleffe  di  far  un'ope- 
ra fola  di  Romanci,  nella  quale  quefii  duo  ft  notaffero,  come  i Principali, 
ed  i più  glorioft  di  tutti  gli  altri  : P un  già  , da  cui  fi  nominaffe  il  Poe- 
ma', l’altro,  in  cui  fuffc  il  fegno,  al  quale  quel  tutta  fi  diri-^affe.  Né  ere.  Rifuratioindel. 
dervifi  faccia,  ch'egli  (perciocché  nelPOdtffea,  alla  quale  é più  fimile,cbc  ^ ‘^•Wa  addot- 
alla  lliada  il  Romando  , s' introducono  erranti  non  più  , che  ZHiffe  , e ^ 

T elemaco , il  quale  fi  finge , che  vada  peregrinando,  per  aver  certa  no- 
vella del  Padre  ; e ne’  RomawzJ  fi  facciano  andar  molti  errando  ) credef-  i Dilefa  de’Ca- 
fe  in  quefii  non  poter  ft  tenere  la  forma  di  quella  Poefia  . Né  perché  in  eriaDo, 
quefii  tanti  fieno  i Cavalieri  erranti,  che  di  loro  in  qualche  convito,  ove-  ^ 
ro  in  alcuna  pittura  , o pur  in  qualunque  altra  guifa  non  così  trattar  fi  tar  di  molti  Ca- 
potrebbe , come  fi  fa  neWOdiffea  appo  Alcinoo,  appo  Nefiore,ed  appo  Me-  j,^oÌjy,tQ 
nelao  , e neWEneida  appo  Didone,  appo  Anchife  , appo  Evandro , e nello  in  l'ittura-  ’ 
feudo  : conciofftacofaché  le  cofe  fatte  da  loro  narrar  ft  poffono,  come  nell'  l'i  alt»  • modi. 
Jliada  i fatti  di  Vliffe,  e di  Diomede  fi  narrano,  e di  molti  altri  Semidei. 

Né  perché  C Epico  fonda  la  fua  imitatone  in  cofa  , la  qual  abbia  del  ve-  » Difelà,cht> 
ro,o  pur  accettata  , come  fe  fuffc  vera  : conciò  fia  che  non  fi  dubiti,  che  l’Hpica 
Enea  non  vemffe  in  Jtalia,ed  il  Regno  de' Latini  ede'Rutuli  t'acquifiaffe',  u^llfrofa  vera  j 
ij^  che  le  cofe  nell’  lliada  deferitte  non  fuffer  le  più  memorevoli , che  in  ed  il  Komaiuo 
quella  guerra  fi  faceffero  ; né  che  da  Ettor  Patroclo , e da  Achille  Ettor 
non  fuffc  uccifo  ',  né  che  Vliffe  dopo  sì  lungo  peregrinaggio  nella  patria 
ed  infila  cafa  non  ritornaffe , e de’  Proci  ultimamente  non  fi  vendicaffe, 

Allo'ncontro  lo  fcrittor  de'  Romanxj  fen'Xfi  aver  punto  riguardo  alla  ve- 
rità fìnge  quel , che  non  fu  mai  : perciocché  , ancorché  né  dell’  amor  di 
Orlando  , né  della  pa’Zp^ja,  fcrittura  , nè  fama  tefiimonianga  alcuna  fa- 
ceffe  , nondimeno  ilfinfe  innamorato  il  Bojardo  , c pa7,xp  l’/4riofioi  con-  kou  iiu^ve. 


Digitized  by  Google 


>0  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tlojjiacofaché  la  T ragcdia  , la  qual  va  dietro  al  vero  , o pur'  a quel,  che 
tale  è tenuto  ; talvolta  trovi  ccfa  nuova  , ni  mai  veramente  avvenuta. 
5 Difèfa  dalla-»  AY,  perchè  fempre  fu  lecito  a Poeti, e fafempre  ancora  di  ufcir  della  via 
Jicenza  Poetica.  ^ ^ credere  , eh'  egli  credeffe  doverfrg/i  concedere  il 

Cte  non  fi  dee  poter  trapalare  i termini  alla  Poefia  preferitti.  Lafeiò  Virgilio  quelle  ca- 
tiapafiare  I ter-  fe  , che  potuto  avrien  tenere  intenti  ad  udire  gli  animi  oTjoft  , come  gii 
nmii  pre  aitti.  divulgate,  e fi  difpofe  di  tentar  quella  via,per  la  qual'^ 

egli  ancora  fi  poteffe 

Di  terra  alzare  , e per  le  bocche  altrui 
Chiaro  , e vittorioio  girne  a volo; 
non  però  sì,  che  da'  circoferitti  fini,  e da'  pii  degni  tutori  fervati  fi  di~ 
4 Difèfa  da  di-  Inngaffe  . Nè  penfo  , che  mai  neW  animo  gli  cadeffe  di  flimare  r Italiana 
Verfi , lingua  effer  tanto  rufiica,  e sì  barbara  , che  mai  l'Omerica  , e Virgiliana 

Religione.  Poefia  non  riceverebbe  ; perchè  il  volgo  abbia  gli  orecchi  avve:^^  alle 

' fole  de' Romanci,  e fieno  i verfi  di  quefla  favella  di  altra  mifura,  e di  aU 

l tra  armonia  ; ed  i Crifiiani  abbiano  altra  religione,  altra  legge  , ed  altri 

j Cf.e  ’l  modo  te-  tefiumi  da  quelli , che  tcneano  i Gentili , Non  piaccia  a Dio,  che  Poeta  sì 

ì mito  in  ciafeu-  giudiciofo , e di  tanta  eccellenza  in  tal penfiero  cadeffe;  conciojfiacofachi 
''  * Grcc^^eda’La-  fi  debba  quefla  lingua  effer  così  grave,  e leggiadra  , ed  atta  a. 

\ tinijtenerfirof-  fp'ogare  in  parole  ogni  materia  , la  qual  per  le  voci  poffa  in  luce  venire, 
\ fa  da’Tofeani.  che  qualfivoglia  maniera  di  Poefia  leggiadramente  , e gravemente  trat- 
' farebbe  . Se  la  Melica  moderna  fegue  l'orme  dell  antica  , come  che  con 

altro  concento  di  parole  , e la  Scenica  a noflri  tempi  comincia  a parer 
bella  non  per  altro,  fe  non  che  fi  fiudia  di  affomigliarfi  a quella  degli  an- 
tichi ; l'Epica  , la  quaV  è pofla  ne'  Romanzi , non  prenderà  efemplo  dall’ 
Idea  ne'  libri  di  Virgilio,  e di  Omero  efpreffa  2 Nè  mi  fi  negherà  , che  la 
Tefclda  del  T efeida  del  Boccaccio  , la  qual  nàrra  fatti  ed  amori  , non  di  Paladini, 

Boccaccio.  faa  di  Eroi,  ( fowe  che  in  lei  pochiffima  , o ninna  fembianza  dell'  Omeri- 

ca Poefia  fi  vegga)  a'  giudiciofi  e dotti  uomini  più  non  piaceffe,  che  l'An- 
Impeifeaionc  ° Spagna  , 0 P Altobello , o pur  il  Morgante , o qualunque  altro 

del  Roiraiuo  Romanzo  , che  negli  anni  addietro  dal  vulgo  volentieri  fi  Icggea  . Il  che 
avvenuto  non  farebbe,  fe  Romanri  fufferper  loro  fìcffi  di  quella  eccellen- 
r 'li”'  w oggi  alcuni  per  lodar  l'Arioflo  gli  tengono  ; il  qual  vera- 

Romamo^  per  mente  più  lauderieno  , fe  mofìraffero  tutto  il  pregio  loro'venir  non  da  lo- 
ia virtù  dell’A-  ro  flefji  ,-  ma  dall'  cccellentiffima  vertù  del  nobiliffimo  ingegno  di  quello 
rioflo.  Autore,  che  cofa  di  fua  natura  barbara,  ed  ignuda  di  ogni  leggiadria,  col 

fiile  faccia  parer  sì  bella  , e tanto  a tutti  piacere  . Nè  certamente  il 
^ludic^o^intor-  petrarca  chiamati  gli  avrebbe  fogni  d'infermi , e fole  di  Romanzi  > fe 
del  Petrarca,  iti  quei  tempi  avuta  fe  ne.fiiffe  tal'  opinione  , che  in  loro  di  Poefia  vefìi- 

gio 


y 1 


Digitized  by  Google 


LIBRO  PRIMO. 


3i 


WV  Ul.»  V J VCtU  10« 

( convien  , che  ancora  fia  tale  , che  fcano  è acro  all*  j 
m la  quale  i migliori  , ed  i primi-  fv*Ko  èo*Ljti-  ^ 
' ì Che  altra  della  diverfa  religione,  no , ’ 


gio  alcuno  appariffe.  Nè  credervifi  faccia  aver  detto  Dante,  che  non  tro-  Di  Dante. 
vava  , ch’italiano  alluno  infin'  allora  delf  armi  cantata  avejfe  : perchè 
niuna  tal  compofixione  per  le  mani  degli  uomini  volgari  non  andaffe  j ma 
perciocché  niuna  perfona  degna  di  laude  , e negli  fludj  delle  Mufe  pregia- 
ta ferii to  n'avea  : conciofjiacofachè  fi  tenga , che  nel  numero  di  coloro  , 
ne'  quali  alcun  lume  di  Poefia  rifplenda  , il  primo  , che  ne  fcriffe  , fu  il 
Boccaccio  . Nè  anco  il  Bembo  tentato  avrebbe  , come  s'intende , di  tor  Del  Bembo.' 
l'Ariofìo  dall  imprcfa  de' Romanci,  ed  inviarlo  alC Epica  Poefta  ,fe  quel- 
li non  a vile  tenuti  avejfe  . Che  diremo  del  verfo  2 S'egli  è degno  , che  Jq.- 

P Eroica  materia  con  lui  fi  canti , non  convien  , che  ancora  fia  tale  , che  (cano  è atto  alj| 
in  lui  tener  quella  legge  fi  poffa  , con 
pali  ci  dimoftrano,lei  doverfi  trattare 

e della  varietà  de’coflumi,  fe  non  che,  come  che  la  Poefia  s'adatti,  ed  ac- 
conci a fuoi  tempi , non  però  dalla  regola  fua  fi  diparte  2 Avea  P antica  Che  la  diverfa 
gP  Iddii  così  i Celefli,come  gP Infernali,  e T erreni:  la  moderna  ha  gli  An-  Religione,e  co- 
geli  , ed  i Santi  nel  Cielo , ed  un  folo  Iddio , ed  in  terra  i Religiofi  , ed 
t Romiti  . Avea  quella  gli  oraceli , e le  fibille  : quefla  ha  i negroman- 
ti, e le  maghe  . ^ella  l incantatrici , quali  furon  Circe  e Califfo  : qut- 
fta  le  fate  , In  quella  i mefjaggteri  di  Giove  eran  Mercurio  , ed  Iride  : 
in  quefla  alcun  degli  Angeli  da  Dio  fi  manda  . Ma  tutto  ciò  non  toglie,  accidental 
che  la  materia  in  quefla  (P una  fola  faccenda  intera  e perfetta  ejfer  non  varietà  non  can- 
debba  , nè  poffa , qual'  era  in  quella  . Nè  , perciocché  in  Atena  i giudicj  féll’Art^I™^ 
d'altra  maniera  , che  in  Roma  fi  faceffero  , il  dir  di  coloro  , che  accufa- 
vano  , 0 difendeano  , forma  e regola  cangiava  . Nè  Marco  T uUio  , vo-  Efemplo  dell* 
tendo  infegnare  a Romani  la  perfetta  maniera  del  parlare , fatto  Latina  Oratore. 
avrebbe  quel , che  innanzi  a Giudici  Efcine  e Demoflene  differo  , l'uno 
accufando  , e l'altro  difendendo  Ctefifonte  ; fe  ( perciocché  la  forma  nel 
trattar  della  lite  era  dall’  ufan%a,  che  in  Roma  fi  tenea  , diverfa  , e nel- 
le parole  alcuna  diverfità  fi  trovava  ) penfato  avejfe  non  poterne  dar  lo- 
ro vero  efemplo . Ni  io  poffo  avvi  farmi,  che  nella  lingua, nella  qual  voi-  t Difefa  dalla 
garmente  in  Italia  fi  ferivo  , altro  Poema  accettevole  ejfer  non  debba,  fe  de*  Pala- 
non  quel , che  di  Orlando  , o di  Rinaldo  ragiona  ; perchè  di  ninno  altro  il  * 
nome  ci  fia  così  noto:  concioffiacofachè  io  flimi,non  la  fama  della  perfona 
in  ver  fi  cantata  , ma  più  toflo  la  vertù  del  Poeta  dar  all'opera  autorità  non  la  per- 
e riputa%ione.  Non  era  già  conofeiuto  altro  che  da  pochi  il  nome  di  Enea,  fona  camaca_r. 
[perciocché  niuno  Poema  di  lui  particolarmente  fi  leggeva,  quando  a feri-  Po«a  fo'f’opera 
verne  cominciò  Virgilio  ) ma  nondimeno  P eccclUnttfl  di  qiieflo  divin  Uuderolc, 
Poeta  fe  lui  chiaro  e noto  a tutti } e diede  all’  opera  , che  ne  compofe, 
tanta  graya  , che  niun'  altra  fe  n'è  letta  in  Latino  Idioma  sì  volentieri, 

né 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

'ttè  fe  ne  legfr,  nè,  credo,  fe  ne  leggerà  giammai.  Né  di  jdchille,né  di  Zélif- 
fe  la  fama  sera  divulgata  prima  , che  H Principe  de‘  Poeti  Omero  ne 
fcrivcffe  Y e con  tutto  ciò  Plliada  e POdiffea  dal  primo  dì  , che  ad  udire 
s’incominciarono,  infin'  al  prefente  fono  fiate  accetti  voli fiime  a tutto  il 
mondo,  e faran  fempre . Né , perché  non  fi  fapeffe  in  Italia,  che  cofafuf- 
fe  Paladino  ; né  ci  fi  trovafie  , chi  tal  nome  udito  avefie  prima  , che  a 
fcriverfene  cominciafie',  il  vulgo  non  accettò  il  Romando  toflo,  che  di  al- 

6 Difcra  dalli-»' Cavaliere  della  Corte  del  Re  Arti  d Inghilterra  prima,  e poi  del  Re 

grandwaa.  Carlo  di  Francia  fi  compofe  . Nè  fe  ’l  Gigante  é pii  bello  del  Pimmeo,  e 
Cli*è  fen7a  prò-  meglio  è , che  fi  pecchi  in  grandcTt^a  , che  in  picciola  ftatura  ; parrà  mi- 
ponione.  p animale,  che  fenga  mi  fura  fta  grande,  e con  le  membra,  le  ({na-^ 

7 Difeù  dell*  H tra  loro  non  abbiano  proporgione  . E benché  P ArioRo  , ed  il  Boiardo, 
autorità  dell; A-  a'  quali  o la  propria  vertà,o  la  fortuna,  {s’egli  épur  vero,che  ogni  Poe~ 
nodo,  e Bojar-  ficome  ciafeun  altra  opera  , ha  il  fuo  fato)  o Puna  e l’altra  ha  data 

fomma  riputagione , eletto  avefiero  di  feguire  la  via  da'  roggi  e barbai» 
ri  fcrìttori  trovata',  non  però  P autorità  loro  far  dee , che  gir  per  la  flra- 
Chelecofetro-  àa  da’  migliori  degli  antichi  tenuta  non  fi  convenga  : perciocché  io  no» 
vate  prendoix)  credo,  che  negarmifi  pofia,  le  cofe  trovate  prender  dagPinventori  autori- 
fnrentori  tà,  forza,  e vigore.  Il  che  intendendo  Licurgo  e Numa,fecer  credere,che 
gli  Dii  furon'  Autori  delle  leggi  date  da  loro  . Ma  come  ciò  dalP  uno  e 
dalP altro  ftfinfe  , così  fu  vero  , ch'iddio  per  lo  fuo  diletto  profeta  Mosé 
diede  la  fanta  legge  a Giudei , ed  il  figlio  di  lui  Oiesà  Criflo  per  fe  fieffo 
prima , e poi  per  li  fuoi  Apofioti  a noi  . Laonde , quanto  la  divinità  é fo- 
pra  la  degnità  di  qualunque  altra  per  fona  , tanto  é più  degna  di  effer  te- 
nuta e fervala  la  dottrina  infegnataci  da  lei,  che  ciafeun'  altra  , la  quale 
Qiyiito  (ìen  da  'Venga  . Ora  veggiamo,  quali  fieno  gli  Autori  dell'Epica  Poe- 

più  gli  Autori  fia,  della  quale  noi  ragionamo , e quali  de’  Romaugi . Certo  é,  che  l’Idea 
dell’Epica  Po^  jj  quefia  efprtjfa  nell'  opere  loro  ci  diedero  i più  nobili  Poeti  de'  Greci  e 
dej’Romajìao.  * Catini , ed  i più  eccellenti  fcrittori  delPuna  e delP  altra  lingua  Parte 
Poetica  ne  compofero.  De’Romangi  furo»  inventori  i Barbari,  e tali, che 
mai  non  ebber  qualche  riputagione  di  dottrina,  come  che  da  qualche  lume 
di  natura  fuffer  guidati  . Ma  tutti  affermano  , che  la  Natura  degli  uomi- 

S D'fèfa  da_i  ^ coloro  , che  fi  fludiano  di 

nuova  arte  tro-  trovar’  in  quei  fogni  nuovo  artificio  , mi  par,  che  vada»  cercando  alberi 
vata  Bcl  Ro-  frondofi  , ed  erbe  verdi  nelP  arene  dell'  Etiopia . Né  certamente  altro  è 
manto.  quefto  , che  cercar  legge  in  gente  naturalmente  nimica  di  ragione  , ed  il 

vero  nella  vanità  , e nelP errore  la  certegga . E benché  efii  per  mofira- 
re  , che  vaglion  molto  d’ingegno  , e di  dottrina  , s’ingegnino  d'introdur- 
re nuova  arte  poetica  al  mondo  ; non  però  fono  di  tanta  autorità  , che 

creder 


Digilized  by  Google 


L I B R O P R I M 0.‘  li 

creder  più  loro , che  ad  Arinotele  f e ad  fi  debba  Ma  y fe  t Arte 
infegnataci  da  cofloro  con  l’efcmplo  dell'Omerica  Poefia  è vera,  non  veg- 
gio , come  un'  altra  diverfada  quella  darfene  pojfa  : perciocché  una  i la 
yerità  , e quel , che  una  volta  é vero  , convien,che  fia  fempre  ed  in  ogni 
età  f nè  diferen^i^a  di  tempi  il  cangia  , come  ch'ella  abbia  potere  di  can- 
giare cofhmi  e vita  , per  la  cui  mutazione  non  è,  che  ’l  vero  nel  fno  flato 
non  rimanga  . Onde  la  varietà  de’  tempi  nata  dappoi  non  farà,  che  nella 
Poefla  trattar  fi  debba  più,  che  una  faccenda  intera,  e di  giufla  grandex,- 
Xp  , con  la  qual  tutto  l'altro  veriflmilmente,  e ragionevolmente  conven- 
ga, e fta  congiunto  . Oltre  a ciò  PArte  pone  tutto  il  fuo  fludio  ad  imitare 
la  Natura  , e tanto  fa  bene  l'opera  fua  , quanto  a lei  s'appreffa  . Ma  in 
ciafeun  genere  di  cofe  , quella  tiene  una  regola , con  la  qual  fi  regge  net 
fuo  operare  , ed  alla  qual  tutto  dirix%a . Vn'  anco  è tldea,  nella  quale  fi 
[pecchia,  quando  opera,  la  Natura;  e una  é la  forma  , in  cui  l'Arte  rimi- 
ra nel  fuo  magiflero . Vna  ragione  ebbe  fempre  P Architettura  , alla  quaP 
attcrnerfi  doveffe  , ancorché  fia  fpefio  P edificio  variato  . Una  ragione 
parimente  nell'  imitax>one  s' ingegnò  fempre  la  Pittura  di  tenere  , e la 
Scultura  , e ciafeun'  altra  imitatrice  difciplina , E , benché  or  quefla,  or 
quella  abbia  ricevuta  alcuna  varietà  , non  P é ciò  nella  propria  effen^u 
avvenuto  ; ma  nelP  accidental  qualità  , o pur  nel  modo  dell'  imitare , e 
negli  ornamenti . Nè  ( perciocché  la  Pittura  cominciò  da'  lineamenti,  poi 
vi  fi  aggiunfe  il  colore  ; dapoi  Parte  fe  fleffa  diflinguendo  trovò  il  lume, 
e l'ombra  , e lo  fplendore  , che  per  effer  tra  quello  e quefla , tono  chia- 
mano i Greci , e la  ragione  di  adattare  l'un  colore  con  Patirò  ) in  lei  fi 
mutò  mai  PimitaX‘one  sì , che  non  fuffe,  qual  fu  fempre,  di  una  faccenda 
intera.  Nè, perciocché  le  Poefie  fon  diverfe,  {conciofliacofaché  altro  P Epi- 
ca , altro  la  Scenica  , ed  altro  la  Melica  effer  veggiamo  ; ed  altro  modo  , 
altro  flrumento , altro  flilc  , altra  forma  , altra  via  tener  ciaftuna  ) non 
ferbano  parimente  l'unità  nella  materia  imprefa  ad  imitare  . Né  , per- 
chè l’Epica  fia  via  più  grande  , e più  cofe  abbracci , pensò  mai , che  le- 
cito le  fuffe  il  dipartirfi  dalla  medefima  ragione  , Nè  certo  i Coloffi  in 
queflo  da  Pimmii  fon  differenti . E qual'  arte,  quale  fticnxia,  qual  difci- 
plina fi  trova  , ( non  l'Architettura,  non  la  Miifica , non  la  Pittura,  non 
la  Scultura  , non  la  Mihxia  , non  la  Medicina  ) nella  quale  chiunque^ 
s’efcrcita  , non  t'ingegni  di  feguire  le  vefUgie  degli  antichi  , e colui  fia 
più  lodato  , che  a quelli  ne  va  più  da  priffo  ì Solamente  la  Poefia  pre fu- 
mé ne'  noflri  tempi  quel,  che  in  lei  da  fav)  fu  fempre  biafimato,  nè  man- 
ca , chi  ne  la  tenga  più  bella  e miglior  , che  mai . Ma  ragionevolmente 
in  ogni  Poema  una  fola  principal  faccenda,  la  qual  fia  perfetta,  e di  con- 

§ ve- 


Cfie  rArcePoe- 
cica  non  è tiii 
di  una  iu  ogni 
rampo. 

Dalla  Verici. 


Dalla  Natura. 


Dall'  Idei. 
Dalle  Arti. 


Dall'Unità  del< 
la  maceria  in_« 
cofe  diTcrfc! 


Clic  fi  dee  (è- 
guir  la  via  di 
Omero  , e di 
Virgilio  , in_» 
piciider'ua  fog- 
getco. 


Digitized  by  Google 


9 Di'fcfa  dall| 
cfenii’lo  di  «Ieri 
Poeti , ed 

fin  di  Pione. 


Che  Dione  non 
difhnlé  laScoiia 
dalla  Poefìa. 

Che  gli  fcritto* 
ri  di  Scorie  fa- 
volefe  nonlòiio 
Poeti  £pici. 


Che  •!  vulgo 
chiamaci  Poeti 
coloro,  che  fcri- 
»ono  ili  verlì. 


Che  nè  Epici, 
né  Eroici  , Ro- 
ttiantatori  lìpof- 
fan  ragionevol- 
mencechiamare. 


34  DELLA  POETICA  TOSCANA 

venievte  imprender  fi  conviene  ; perciocché,  e per  tutte  l'arti, 

e per  tutte  le  feien^ic  cercando, non  troverete  opera  fcritta,la  quaH abbia 
più  di  un  /oggetto,  fotta  il  quale  fi  contenga  tutto  quel,  che  in  lei  fi  trat- 
ta, cd  al  qual  tutto  fi  dirixxi  > tome  ad  unico  oggetto  di  quella  fcrittura. 
Vesp.  Non  per  contraddire  al  parer  voflro,  le  cui  ragioni, mi  par, che  con- 
chiudano', ma,  per  maggior  chiaregga  del  vero, di  quefla  cofa  vi  dimande- 
rò; come  la  regola,  che  ci  diede  Ariflotcle,  ed  Oragio  confermò,  convien, 
che  fila  vera  ; fe  quel,  che  fcriffe  l'Eraclcida,  e quel , che  compofe  la  T e- 
feida  , e Papinio  , che  fé  l'Achilleida  , ed  Ovidio  , che  narrò  le  mutazio- 
ni degl'  Iddii , degli  uomini , e delle  cofe , da  tutti  già  Poeti  fon  riputa- 
ti ì An%i  Dione  Crifoflomo  Filofofo  eccellentijfimo  riprende  Omero  : 
perciocché  , fertvendo  l Hiada  ,non  cominciò  da  principio  a narrare  la 
guerra  Trojana  : onde  egli  più  quel , che  fé  la  picchia  Iliada  , e quel, 
che  fcriffe  le  cofe  Cipriane  , loderebbe  . Min.  p’cdete  quel , che  attribui- 
te a Dione  Cnfoflomo , altro  Autore  non  abbia  ; conciò  fujfc  cofa  che 
quegli  fcrivejje  in  favor  di  Omero  , e da  Platone  il  difendejfe  . Ma  , chi 
che  egli  fi  fujffe,  mojìrò  di  non  ben  fapere,  che  cofa  i la  Poefia  ; né  in  che 
dalla  Storia  fia  differente  . Io  ben  vi  concederò  , che  quelli  fcrittori , i 
quali  voi  dite  ejfer  pojìi  nel  numero  de’  Poeti , fcrijfero  Storie  in  verfi  ; 
ed  Ovidio  nelle  mutazioni  fece  una  ftoria  favolofa  : perciocché  ragunò 
tutte  le  Favole  , tejfcndo  l'una  dopo  P altra  nella  narrazione  con  ordino 
tneravigliofo  , e via  più  acconciamente  , che  fatto  non  aveano  tra’  Gre- 
ci quei  , che  ferine  in  profa  a leggerle  ci  diedero  : onde  come  quelli  non 
perciò  furon  Poeti  riputati , coti  anco  quefli  tal  nome  non  dee  meritar- 
ne ; fuome  ancora  no  7 merita  , perciocché  fcriffe  i Fafìi . Ma  non  affer- 
merò mai , che  nelle  dette  opere  loro  fia  l'Epica  Poefia  : perché  adun- 
que Poeti  fe  nc  chiamano  ì II  vi  dirò:  sì  perché  il  vulgo  tal  nome  attri- 
buifee  a tutti  coloro  , che  fcrivono  in  verfi  , o trattino  di  Agricoltura, 
come  Firgilio,  ed  Efiodo  ; o di  Afirologia  , come  Arato  , Manilio,  e Pan- 
tano ; 0 di  Medicina  , come  Nicandro  ; o di  cofe  fatte  in  guerra  , come 
Jifuinto  Calabro  , GiovanxeZ‘  > Italico  , e Lucano  : c sì  perchè  di 
lumi  Poetici  l' adornano  , e v’aggiungono  cofe  finte,  come  fé  Virgilio  nel- 
la Georgica,  narrando  la  Favola  di  Arifleo  . E tutti  quefit  tali , Epici, 
com'  io  dijji  ne'  ragionamenti  Latini  del  Poeta  , fono  chiamati . V eìp. 
0 ftar  non  potranno  in  qiiefto  numero  i Romanzatori  ; poiché  fcrivono 
flcrie  favolofe  ì Min.  Fate  , che  fe  ne  contentino  coloro  , che  prefuii- 
tuofamente  ad  Omero  , ed  a Virgilio  in  molte  cofe  l'ArioJio  antipovgono, 
E nel  vero  nè  di  quefio  , né  di  quel  nome , mi  par  , che  fi  poffaiio  ragio- 
nevolmente chiamare  : concioffiacofaché  or  quefii  , or  quelli  fi  mettano 

a fe- 


Digitized  by  Coogle 


LIBROPRIMO.  55 

t feguire  or  ne  vadano  per  la  via  nc  dagli  uni  » né  dagli  altri  tenuti  : 
perciocché  , come  i puri  Epici  , narran  cofe  di  molte  perfone  e di  mol- 
ti anni  » come  i veri  Epici  , che  fono  Eroici  nominati  , ufano  le  ricono- 
fcenge  e le  peripegie  , e dipingono  i cojhmi  e gli  affitti  , e fanno  di 
alcuno  elezione  , il  quale  abbiano  fopra  tutti  gli  altri  a lodare  , e con 
molti  Epifod)  acero fcono  il  Poema  , e come  elfi  propriamente  hanno  in  co- 
flamanxa  » interrompono  fpeffe  volte  il  corfo  del  dire  , cd  intralafciano  !ì!!J 

quel  i che  trattano  , di  una  parte  in  un  altra  faltando  , e poi  il  ripiglia-  Nariauone. 
no,  tornando  là  , onde  s’eran  dipartiti . Il  che  fanno  , e quando  il  tempo 
il  concede,  e quando  il  rictifa  . Concede  il  tempo,  che  narrata  una  faccen-  Quando  Ha  leci- 
ia  a narrare  un'  altra  fe  ne  vada  altrove  in  quel  medcpmo  tempo  avve-  tralafciar  una 
nuta  , e fi  ritorni  a procedere  innany  mila  narrazione  delle  cofe  intra-  nj,raj-„e  y,,’  al- 
lafciate  ; ficome  di  fopra  ft  é detto  , che  fa  P Epico  non  fen^a  contente^:  . 

•ga  deW  Uditore  per  la  varietà  delle  cofe  narrate  , che  naturalmente  di- 
letta . Ma  non  concede,  che  imprefa  una  battaglia,  o cominciata  una  tem- 
pefla  , 0 qualunque  altra  cofa  , nel  meglio  s'interrompa  , e quando  più  fe 
n'attende  il  fine  ,ft  tralafci  per  trattar  di  alcun’  altra  faccenda  , la  qua- 
le ad  altre  perfone , in  altra  parte,  net  medefimo  proceffo  di  tempo  avve- 
nuta fta  , come  hanno  propriamente  in  cofìume  i Romangatori  fenga  ri-  ^ 

guardo  di  ciò  , che  ’l  tempo  ricufa  , e del  dtfiderio  , che  lafcian  negli  ani- 
mi degli  afcoltanti  angi  molcjìo , che  dilettevole  : perciocché  a ninno  ra- 
gionevolmente dee  piacere,  che  alcuna  cofa  interrotta  gli  fta  , quando  piti 
vii  diletta  . Nè  trovo  effer  vero  , che  l’ attenzione  più  fe  riaccenda  , ma  OhJej-i'one  dall’ 
più  toflo  fe  ne  fpenga  : conciò  fta  eh’  ella  fe  n’infiammi  col  dipo  d’intcn-  Auenauone. 
dcrne  il  fine  , non  quando  ft  tralafcia  la  cominciata  narrazione  per  un’  RiTpofta. 
altra  ; ma  quando  per  molti  accidenti  a quella  fìeffa  materta  appartenen- 
ti s’indugia  la  finale  efccuzjone . Nè  , fe  ciòfuffe  vertù  , P Epico  il  fug- 
girebbe ; perché  egli  fta  ad  una  fola  principale  faccenda  di  un  foto  inten- 
to . Che  , benché  egli  non  fta  Epifodico  , ftcome  il  Romangatore  ; pur  nel 
fuo  Poema  tanti  Epifod)  interpone  , che , fe  ciò  vizio  non  fiiffe  , talvolta 
tifarlo  vi  potrebbe  : ficomc  potuto  avrebbe  Virgilio  lafciar  Turno  rac-  EffmpIodiViV« 
(hiufo  dentro  al  forte  de'  T ro)ani,  e pafjarfene  al  conftglio,  ed  alta  rau-  2““®' 
stanza  degl’  Iddìi  , e poi  tornare  a liberar  T urno  non  fenza  danno  de’ 
nimtei  ',  fe  quefìo  tralafciamento  ftimato  aveffe  , che  ragionevolmente 
doveffe  dilettare  , Pufo  del  quale  anco  in  altri  luoghi^  l’occaftone  mofìrar- 
gli  potea  . Ma  di  quefìa  materia  per  avventura  un  altra  volta  parltre- 
mo  . Ora  , fe  vi  piace  , tornando  colà  , onde  ci  fiamo  partiti , chiede-  “1 

te  quel , che  intorno  alte  cofe  intralafciate  faper  vi  accade . Vesp.  Poi-^  Epico. 
che  a far  più  bello  , e più  ricco  , e più  grande  P Eroico  Poema  , lunghi 

fi  l efM- 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


Ove  fi  a luogo 
3gli  EpiTodj. 


II  {oggetto , e 
fòmma  della  Fa- 
vola f come  fi 
dercerna  dagli 
Epifod) . 


Soggetto  deir 
fneida  ridotto 
a Favola  di  uiu 
faccenda. 


Epilbdj. 


Soggetto  de’ 
Trionfi  del  Pe- 
trarca confide- 
rato  in  tre  mo- 
di . 


Primo  Modo. 


e fpc/fi  Epìfod)  fono  richiefli,  mi  farà  molto  a grado  d'intendere  $ we  lo- 
ro  cjfer  debba  luogo  . Min.  Come  gli  Oratori  non  in  una  fola  parte,  ma 
nondimeno  fpccialmcnte  nel  cominciare  , e nel  narrare  ufano  vaghi  di- 
feorfi , che  da  loro  fi  dicono  digre(ftoni,per  dilettare,  o per  ornamento  del 
dire  ; così  i Poeti,  per  arricchire  la  Poefia  , e toflo  dopo  il  principio  , e 
nel  narrare  , e nella  fpoftTjone  fleffa  dell*  Favola  gli  Epifodj  intrapon- 
gono  , i quali  come  dalla  Favola  fi  difeernano,  e con  lei  fi  adattino,  con 
agevolcT^xa  vi  accorgerete  , fe  , quali  fieno  le  cofe  a deferivere  iniprefe 
conofeerete  , e quali  ancora  le  intrapofle  , e le  aggiunte  . Benché  quel  , 
che  vi  fi  aggiunge,  fegria  talvolta  il  fin  della  Favola  ; dal  qual  dipende  , 
come  neWOdiJfea,  quel,  che  ne  tnen  dopo  Cuccifton  de'  Proci  ; e ncU'Ilia- 
da  quel,  che  feguita  la  morte  di  Ettore.  Ed  acciocché  tutto  vi  fia  chiaro, 
prendete  ad  efporre  univerfalmente  , ed  in  fomma  quel , che  nella  Favo- 
la fi  contiene  ; e quel , che  di  fuori  v’introducete  , intraponetelvi  o toflo 
dopo  il  principio  , o poiché  cominciato  avrete  la  Favola  a comporre  . 
Vesp.  Come  il  foggetto  del  Poema  fi  potrà  fommariamente  confìderare  ì 
Min.  In  quefto  modo  . Vn  Signor  valorofo,  ( per  dir  delCEneid*  Virgi- 
liana , la  quale  é notifflma  exfandio  a barbieri  ) andando,  per  trovare  u 
fuoi  nuove  abita-gioni,  ed  ottenere  nuovo  dominio  , da  Giunone  perfegui- 
tato  , nel  viaggio  molti  danni  foflenne  : al  fine  dopo  tanti , e sì  lunghi, 
e sì  gravi  affanni , che  in  mare,  ed  in  terra  fofferfe , in  Italia  pervenne  , 
ove  fatta  una  pericolofa  , ed  afpra  guerra  con  i Rutuli  , e memorabil 
vendetta  del  nemico,  a fe,  ed  a'  fuoi  nuovo  Regno  acqitiflò.  ^^eflo  é pro- 
prio foggetto  di  quel  Poema:  perciocché  il  principio  della  Favola  é, quan- 
do da  Sicilia  dipartendoli  Enea,  fu  da  grave  , e terribil  tempefla  di  fubi- 
to  fopragiunto  ; il  é,  quando  giunto  nell'antico  Laifio  ebbe  guerra 

co’ Latini',  l'eftremo  é,  quando  uccifo  avendo  egli  Turno,  diede  fine  a quel- 
la guerra  : tutto  l'altro  vi  s'intr apone , o vi  fi  aggiunge,  per  far  l'opera 
più  grande,  e più  leggiadra  , ficome  difopra  fi  è detto . V esp.  Non  é da 
dubitare,che  verifjmi  efempli  dell’Epica  Poefia  non  fieno  i Poemi  di  Vir- 
gilio , e di  Omero  . Ma  del  Petrarca  i T rionfi  , e di  Dante  le  terze  rime 
perielio  a quefla  regola  ridurfi  ì Min.  Porieno  agevolmente  , qualun- 
que Cinten%ion  loro  fifiiffe  : perché  , fe  poniamo  il  Petrarca  in  laude  di 
M.  Laura  aver  prefo  a deferivere  la  vittoria  , la  quaC  ella  ebbe  di  dimo- 
re , e confegucutemente  la  fama  e la  gloria  , che  le  ne  feguì  ; di  quefla 
una  faccenda  quella  Favola  farà  imitazione , nella  qual  finge,  che  trion- 
fato avendo  Amore  di  tutto  il  mondo  , s'apparecchiò  di  eembatter  con 
quella  valor of a Donna  , di  lei  credindofar  quel , che  di  molti  e molti 
altri  uvea  fatto  , e combattè,  e fu  vinto  e prejo  ; opd’  ella  ai  lui  trwn- 
' • • ■ fò  - 


Digiìized  bv  Google 


L I B R O P R I M O . 

fò  con  fomm'  onore . Il  che  egli  in  quei  verfi  propofe  di  voler,  come  prq- 
prio  foggetto  di  quel  fuo  Poema  , trattare  : 

Materia  da  coturni , e non  da  Tocchi , 

Veder  prefo  colui , eh'  è fatto  Deo 
Da  tardi  ingegni , rintuzzati , e Tciocchi . 

Ma  prima  vb  Teguir , che  di  noi  feo  ; 

Poi  feguirb  quei , che  di  altrui  ToBcnne  , 

Opra  non  mia , ma  di  Omero  > o di  Orfeo 
Ove  tutto  quel , eh’  egli  dijfe  di  Amore  prima  , che  quel  fi  apparecchi  di 
combatter  con  Madonna  Laura  , non  è della  Favola , ma  Epifodio  , Il 
principio  di  quella  faccenda  i : 

Non  con  altro  romor  di  petto  danA 

Duo  Leon  Aeri , o duo  folgori  ardenti . lì  mexp^o  i ; 

Legar  il  vidi , e farne  quello  Arazio  . Il  fine  : 

Così  giungemmo  a la  Citth  Toprana  . 

Cioè  il  principio  fu  la  Battaglia,  il  me^Xp  la  Vittoria,  il  fine  il  T rìonfa 
^el , che  fegnita  , alla  Favola  fi  aggiunge  : perché  tornando  Madonna 
Laura  per  quella  vittoria  gloriofa,  Morte  come  mvidiofa  le  venne  incon- 
tro } dal  cui  mortai  colpo,  perché  fpenta  la  gloria  di  lei  non  fuffe,  la  Fa- 
ma la  difefe  . Ma  ingegnandoli  il  Tempo  di  vincer  la  F ama AaW ingiuria 
eforxa  di  lui  l'Eternità  fcampa,  e falva  la  vera  gloria,  di  cui  la  fua  di- 
vina vertù  degna  la  facevano  . Ed  in  narrarci , come  delP  umana  Vita 
la  Morte, della  Morte  la  Fama, della  Fama  il  T empo,del  T empo  P Eternità 
trionfi  , fa  beltijfimi  Epifod) . Dir  fi  potrebbe  ancora  , che  7 principio 
della  materia  é il  Trionfo  della  Caftità  j il  mexxp  lo  Fama  , che  quaggiù 
di  quel  Trionfo  fi  acquijla  J ed  il  fine  la  vera  gloria  , che  nell' Eternità 
fe  ne  le  riferva  . Ed  in  quejìo  modo  i T rionfi  di  Amore  , e della  Morte, 
e del  Tempo  farien  cofe  aggiunte,  ed  intrapofle  ",  ma  certo  alla  faccenda, 
la  qual  fi  tratta , convenienti . Laonde  vedete  degli  Epifod)  parte  girne 
innanzi  alla  narrazione  della  Favola  , parte  feguirla  , e parte  intraporfi 
nel  mezzo  • Ma  per  avventura  più  conforme  all’  intengion  del  Petrarca 
farebbe  tl  ridurre  tutti  i Trionfi  fatto  una  vifione  , della  cui  Favola 
il  principio  fia  la  battaglia  di  Amore  con  Madonna  Laura  , e la  vitto- 
ria , che  coflei  riportò  di  lui  ; il  mezxp  Pafialto  della  Morte  , la  qual, 
vincitrice  effendo  già  della  mortai  vita  di  lei , rimafe  al  fin  pur  "tanta  da 
quella  per  la  fama  , che  di  fe  lafciò  ",  il  fine  la  Giona  apparecchiatale  in 
premio  delle  divine  fue  vertù  nell' Eternità , che  'I  T empo,  e tutto  vince. 
Laonde  farieno  Epifod)  il  T rionfo  di  Amore  , come  quel  , che  prima 

av- 


Favola  ; 


EpifodJ; 

Secondo  Modo, 

Favola  . 
Epifod; . 

Xeno  Modo; 
Favola , 

Ffiihdji 


Digitized  by  Google 


Soggetto  delle 
TciJc  Kin.c  di 
Dante. 

Favola . 


Epifcd; . 


DirpofÌMone. 

1 Di  Favola. 

» Di  l'oema. 
Vertù  Foetic.i 
cnmnciar  dal 
r e/*o  , o pur 
dal  hiie  , con:e 
s'tiueiida. 


j8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

eijTJtrnc  , cd  il  T rionfo  del  T empo  , come  di  ciuel , che  ft  jne,  e vince  U 
Tania  de'  mortali',  ma  non  può  tanto,  che  AalC Eternità  vinto  non  riman- 
da, e tutto  (jucl , che  ft  narra  in  dimoflrare  coloro  , de'  quali  fi  trionfa,  e \ 

quei  , che  Trionfanti  acccmpapnano  . Vbsp.  Come  innanzi  ci  rcchere-  1 

mo  la  Favola  di  Dante  ; acciocihè  , quanto  non  é di  lei , chiaramente  ft 
cor.ofca  ì Min.  Come  altramente  , che  in  qticflo  modo  ì Z'n  Prode  uomo, 
e valorofo  avvedendofi  della  paffata  vita  a'  vi%)  fep^ctta  , ed  in  quanto 
pericolo,  ed  in  che  tenebre  ft  trovava,  cjuafi  nd  mtrrr^o  dep^li  anni  fuoi  di 
ufeirne  fi  difpofe  , Laonde  col  chianjfmo  lume  dell’  umano  intelletto  ft 
pene  in  via , e vejìito  dell'arme  delta  ragione  con  i vi:^i  combatte , ed  al 
fne  abbattendoli  fe  ne  libera,  e con  la  divina  luce  mirando  là,  ove  diri^r 
^ara  il  cammino  , vittoriofo  e puro  , e netto  con  le  ale  della  contempla- 
’Zjore  al  Paradifo,  ed  al  Regno  de'  Beati  ne  vela  . T ulte  l'altre  cofe,  non 
è da  dubitare  , che  non  fimo  Epifod) , de’  quali  quell’opera  più  di  ogni 
altra  abbonda  ; perciocché  il  dcfirivere  le  cofe  detP  Inferno  prima  , che  : 

per  ufeirne  in  cammino  ft  metta  ; e ciò  , che  vede  nel  Purgatorio  prima  , 
che  fi  purghi',  e quel , che  truova  nel  Paradifo,  dappoiché  a quella  glori* 
pervenne  j tutto  fuori  della  Favola  convten,chefi  ponga,  ma  feco  sì  bene 
adattato,  che  certo  par,  che  fta  parte  di  lei . Laonde  il  principio  dell'ope- 
ra farà  la  battaglia  di  lui  con  i . Il  mev^o,  la  vittoria,e  la  ptirga- 
Tjcnc,  Il  fne,  la  notitela  delle  cofe  divine,  la  qual  vera  gloria  è riputata. 

Vfsp.  eie  cofa  é quel , ch'io  nelle  fcitole  da'  primi  anni  intefi  dire  effer 
Tcrtù  Poetica,  il  cominciar  dal  mev^o,o  pur  dal  fne  a narrarci  Conciof- 
faccfaihé  detto  avendo  voi , la  Favola  effer'  imitagtohc  di  una  faccenda 
intera  e perfttta  , la  qual'  abbia  principio,  mevjo,  e p.ne  ; io  non  veggia 
potei  f buon’  ordine  ferrare  in  quella  Poetica  imitax,'one  , nella  quale  il 
» (X:^o,o  pur  il  fne  della  faccenda  principio  della  Favola  divenga  . Min,  j 

E mi  par, che  voi  veggiate  affai  dirittamente.  E nel  vero  da  riprender  fa- 
rebbe qiicfta  fenten%a,dove  quella  fanamentc  non  s’iiitendcfc;  periiocchi 
aicorgindofi  i Gramattci , che  delle  cofe  fatte  in  dieie  anni  a 7 ro)a,  non 
prej'c  altro  a cantare  Omero  , come  proprio  foggetto  , fe  non  quel , che 
nel  dciimo  , ed  ultimo  avvenne  , dappoiché  yji bilie  con  /igemrnnone  fi 
adirò',  né  delle  cofe  ad  Enea  in  fette  anni  avvenute,  Fiigilip,jc  non  quel, 
che  tgli  nel  fettimo  foftenne , e fece  ; difero  , dei  Fotti  dall  ultime  ,9  | 

dalle  mc7,7ane  cofe  cominciano  . Bla  non  perche  nell’ultimo  anno  avven-  ♦ 

nero  quelle  cofe  , c}fi  le  prcfiro  a fcrivcre  ; ma  fciché  di  tutte  furon  le  I 

più  chiare,  e le  più  degne  di  effer  def  inite  . Oltrcauiò,  ftrikc  fi  avvid-  I 

dero  nel  n.evgto  dell'  opera  narrarfi  quel , che  puma  tra  accaduio  , non  j 

effer  ciò  vi%io  , m a vertù  giudicai ono  ',  cd  avtnao  riguardo  , non  all* 

Fo- 

- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  PRIMO. 


S9 


pAvoU,  dclLi  qiul  gtà  non  è da  creder , che  flimaffero  prima  il  a 

pur'  il  fine,  ihc  ’l  printipio  trattarft,ma  più  tojio  a tinto  il  Poema  , del 
quale  è parte  così  l'Epifodio  , come  la  Favola  , differo  , che  7 principia 
di  quello  fono  P ultime  cofe , o le  mex^ane  . Vnsp.  In  qual  modo  narra  Differenia  tra 
il  Poeta  quel,  che  nella  Favola  fi  contieneì  Min,  Non  qual’ avvenne,  ma 
come  polfibil  fu,  che  0 verifimilmente , o neccjfariamente  avveniffe; 
pefciocchè  tra  PIflorico,  e lui  è quejìa  differeuxa  ; perché  Plfìorico  narra 
le  cofe  I come  fono  avvenute , colini , come  convenìa  , o par  verifimile  , 
che  doveffero  avvenire  : non  già  perchè  il  parlar  dell'uno  fia  con  tempo, 
e con  mifura  certa  riflretto  , e legato  ; dell'altro  libero , e fciolto  : per-  t NarranJa 
ciocché,  ancorché  in  ver/i  le  cofe  da  Titolivio,  o da  Salu/lio  narrate  feri-  «oiiqual'avven- 
vefft  ; Storia  pur  , non  Poema  farefti . Laonde  la  Poefia  é via  più  nobil  conveniva  ,ch« 
cefa  della  Storia  , e più  eccellente  : conciofiiacofaché  ’l  Poeta  l'univerfa-  avvemile. 
le,  ed  il  generai  deferiva,  non  già  il  particolare;  ed  intendo  la  cofa  allo-  jf  ^eiierair'iLji 
ra  generalmente  trattar  fi,  quando  fi  narra  quel,  che  dire,o  fare  alla  per-  non  il  parck». 
fon*  fi  convenga  , il  che  far'  il  Poeta  chiaramente  fi  vede  , imponendo  i • 
nomi  ; e particolarmente  narrarfi,  quando  quel , che  Giovanni,  o Marca 
fojferfe  , ofece  , fi  ferivo  . Onde  il  Poeta  a guifa  di  Filofofo  riduce  la 
cofa  al  genere  , ed  alla  natura  univerfale  ; Plfiorico , ficonie  l Oratore  , 
quando  tratta  le  caufe , al  particolare  defeende  . Ma , come  l'tiniverfile 
fi  tratti,  il  Comico  più  di  ogni  altro  ve  7 dimojìra;  il  qual  dietro  andati-  ge  i nomi  con- 
do  al  verifimile , forma  i nomi , come  la  perfona  , e la  cofa  gli  richiede  : 
perciocché  Terenxjo  efpreffie  in  Pamfilo  il  giovane  modejlo,che  ami  ver-  cujmente-»  k 
gognofamente;  in  Efeino,  il  liberale,  ed  audace;  in  Mix“>ne,il  veechio  di  Comico. 
natura  benigna,  e cortefe;  in  Demea,  l’afpro,  ed  avaro;  in  Davo,  il  fervo 
efiuto;  in  Sofia,  il  fedele;  in  Siro,  l’infedele,  e nializiof*-  £d  il  nojiro  Boc- 
caccio alle  Ninfe  , ed  a'  Paftori  pofe  i nomi  alle  perfone  conformi , Ma  .| 
benché  l'Epico  , ed  il  T ragico  Poeta  ufino  i veri  e conti  nomi  , non  però  e l’Epico,  ufanr 
dal  genere , e dalla  natura  univerfale  fi  dipartono  : perciocché  in  Zlìiffe,  "®j"‘  ’ 

Pafiiito,  ed  accorto  Semide»;  in  Enea,il  magnanimo,  e pietofo;  in  Latino,  v,f  p umverlà- 
i7  Re  vecchio,  e di  fomma  grarjità;  in  Nefinre,il  prudentiijimo;  in  Achil-  le  . 
le  , il  giovane  iracondo  , ed  animofo  ; in  Turno  , il  feroce , e troppo  alla 
fori*  di  Amor  foggetto  , deferivono  . Sicome  in  Laura  il  Petrarca  la-» 
bella  pudicizia  dipinge;  Dante  in  Beatrice  la  divina  vertùdi  altrui  bea- 
tificare ; io  in  Maria  la  vera  belkxxa  , ed  il  donnefeo  valore  . Vtsp.  Che  l’Epico  ufa 
Come  dicon'  alcuni , che  l'Epico  ufa  pochilfimi  veri  nomi  ì Min.  Io  non  «cH* 

so  per  qual  cagione.  Ma  certamente  diricn  menzogna , Je  lutcnaejjcro  ^ 

delle  perfone  , le  quali  finn  della  Favola  tolta  dalla  Storia  : couciofiìa- 
cofaché , di  quelle  i nomi  tutti  fien  veri  appo  Virgili»  , ed  Omero  . Cotrte 

che 


Di^tized  by  Google 


F.femplo  di  Vir- 
gilio. 

Di  Omero. 


Della  meravì- 
gliB,  chec  ne- 
ecfìaria. 

Cofe  meravi- 
gliofe . 

1 Ragionevoli 
per  lorcoiigiiiii- 
vione . 

1 Fortunali. 

S l'er  voler  di- 
vino. 


Efemplo  di  Vir. 
E'ito,  _ 


Del  Petrarca. 

f ine  roeiavi- 
gliofo  di  Favola 
I Niiferabik. 
a t«lit« . 


4®  DELLA  POETICA  TOSCANA 

che  dell’  Epifadiche  molte  peti  finte  -:  perciocché  nell"  Etieida  Enea  ] An^ 
chife  t Acefie  , Afcania  , Bidone  , Turno , Latino  > Lavinia  , Evandro^ 
r aliante,  Mexenxio  , ed  altri  nomi  pen  veri  e conti  ; e nell'Iliada  Achil- 
le , Agamennone  , Menelao  , Nefiore  , ZHiffe  , Diomede , l’uno  e l’altro 
A]ace  , Idomcneo  , Patroclo,  Antigono,  Calcante  , Ettor  , Paride,  Pria- 
mo , Eleno  , Antenore  , Refo , Sarpedone  , Glauco  , Elena  , Androma- 
ca , Ecuba,  Polifjena,  Capandra,  ed  altri  non  pochi , come  troverd  chia- 
ramente, chi  leggerà  le  Storie  de'  Greci  e de'  Latini . Per  la  tjual  cofa  » 
cjuel , ch’é  proprio  della  Poepa,  tornando',  diciamo  , eh'  è manifiefio,  con- 
venire al  Poeta,  che  pa  più  toflo  di  Favola,  che  di  verp  compoptore,  co- 
me a colui , a cui  propriamente  il  fingere,  ed  il  pingere  con  la  penna  s' ap- 
partiene . Diping'  egli  le  faccende,  le  quali,  come  che  veramente  pen  fat- 
te, non  però  in  defcriverle  dalPuficio  fuo  fi  rimuove  ; conciò  fia  che  mot- 
te cofe  avvengano  , com’  è veripmile,  o neceffario,  che  debbano  e poffano 
avvenire  ; quali  è richieflo  , che  fieno  gli  atti , che  ’l  Poeta  imprende  ad 
imitare . E quefli  {qualunque  fia  il  fin  loro,o  trifio,o  Itelo)  ni  dolor  mai, 
né  allegrtgxa  , nè  /pavento  apporterieno  , fe  di  loro  negli  animi  degli 
uditori  meraviglia  non  deflaffero . Meraviglianci  di  quelle  cofe  , che 
oltre  alla  nofira  opinione  accadano  , maffmamente  dove  elle  sì  attamen- 
te pen  congiunte  , che  tunapa)a  dopo  l'altra  ragionevolmente  feguire  : 
concicfiìacofaché  quejie  pen  di  meraviglia  più  degne  di  quelle,  che  a cafo, 
0 per  fortuna  avvengono  : perciocché  delle  fortunali  quelle  fpecialmente 
ci  fanno  meravigliare  , che  o per  divino  configlio  , o di  lor  proprio  mo- 
vimento crediamo  avvenire  . ,^al  fu  , quando  in  Argo  la  fiatua  di  Mi- 
•^io  cadendo  tolfe  a colui  la  vita  , che  a lui  già  tolta  Pavea  . Il  che  , 
comeché  per  fortuna  avvenijfe , non  però  vanamente,  ma  per  divina  di- 
fpofiigione,  0 fiudiofamente  per  punire  il  nimico,  par,  che  fegui/fe  . .^el- 
le cofe  adunque,  che  oltre  ad  ogni  fperanga , cd  ogni  opinione  ; quelle,che 
per  volontà  d'iddio  , c per  defiino  sì  meraviglhfamente  accadono  , che 
tiina  par,  che  penda  dall'altra,  fanno  le  Favole  più  leggiadre;  come  av- 
venne al  Virgiliano  Enea,  che  le  forge  T ofeane  con  le  T rojane  contro  a' 
Latini  s'accompagnajfero  , quando  egli  ciò  in  modo  niuno  fperava  , ma 
in  grandi/fimo  pericolo  fi  trovava  . Nè  fenga  voler  divino  parve  , che 
Porribil  cafo  di  Amata  feguijfe  , la  qual  ( perciocché  alla  difpofigion  fa- 
tale parca  , che  contrafiajfe  ) n’ebbe  notabtl  pena  . J^al  meraviglia  fu 
quella  appo  il  Petrarca  , che  dalla  vertù  di  una  leggiadra  donna  vinto 
e prefo  rimane ffe  colui , che  tutto  vince  , quando  egli  già  , come  fi  finge, 
di  tutto  il  mondo  avea  trionfato  i Laonde  , perciocché  le  cofe  , che  U 
Favola  contiene,  fono  e dolqrofc,  o liete , il  fin  loro,  acciocché  fia  mera. 

viglio^ 


Digitized  by  Google 


L 1 B R O P R I M O.-  41 

vigliofo,  convitti  j che  o miftrabile,  o felice  fi  flimi . É gli  itti  delle  fH-  Ordini  Mirabi- 
tniche  fer fotte,  come  che  pajar.o  da  prima  afflitti  e peritolo  fi,  ed  alteflre-  **  • . . 

mo  lieti  divengano,  e l'cfìremo  delle  Tragiche  operazioni  infelice  fi  di-  ncolofo^'fii^ 
r/ioflri  ',  nondimeno  le  cofe  degli  Eroi  dopo  molti  affanni , e dopo  molti  lieto . 
colpi  di  contraria  fortuna  riefeono  con  fomma  felicità  di  color  ode  cui  lo-  tonfine 
de  fi  fcrivono,  ma  con  eflrcma  infelicità  de'  nimici . Ma,  benché  ad  ogni  » ^lijlo  per  fc- 
Eoeta  fia  richiefio  ildeflar  meraviglia  negli  animi  degli  Vditori , pur  • l‘i^— j 
ninno  il  fa  meglio,  né  più  , che  l'Eroico  ; nella  cui  Poefia  molte  cofe  ma- 
ravigliofe  ci  fi  moflrano  , le  quali  nella  Tragedia  , che  di  ciò  fopra  ogni  Che  l’Eroico 
altra  fi  gloria  , dove  a vedere  fi  deffero  , rider  più  lofio  ci  farieno , che  y"p[j”pf^"’Yhé 
meravigliare  , Potrefle  le  rifa  tenere,  fe  nel  Teatro  vedefìe  Achille  gir-  , ’ 

ne  dietro  ad  Ettor  volto  in  fuga , e col  ciglio  vietare  , che  ninno  il  fcri- 
fea  , temendo  per  avventura,  che  alcun  non  gli  prevenga  a quella  gloria 
tenfeguire  ì J^tufio  atto  medefimo  leggete  nell’lliada  di  Omero  , e mera- 
viglia  grandiffma  n avrete . Ma  di  qualunque  perfona  l’Epico  fi  vefla  , 
o qualunque  cofa  egli  narri,  a ciafeuna  perfona,  ed  a ciafeuna  cofa  le  pa- 
role, i fentimenti , i verfi,  e le  forme  del  dire  adatta  sì  bene  , che  degno 
di  fommo  onore  , e miracolofo  appare  . Nè  punto  fi  dubita  , che  le  cofe  Effetto  dì  Meu 
mirabili  non  dilettino  meravigliofamcnte  : perciocché  ninno  accrefeereb-  «viglia  è diJet» 
he  con  le  parole , né  amplierebbe  ciò  , che  di  nuovo  e di  mer aviglio fo  agli  ' 
orecchi  de’  mortali  apporta  ,fe  non  fi  crede ffe  dir  cofa,  che  fia  molto  pia- 
cevole e gioconda  . Ma , perché  e delle  cofe , e delle  parole  nafte  la  me-  Cagioni  di  Mc- 
raviglia  ; quelle  cofe  mirabili  riputiamo  , che  non  vanamente  fon  finte,  ' 

ma  prudentemente  , e mirabilmente  trovate  , e con  ordine  degno  di  me-  Ordine , ' 
raviglia  difpofle  e locate  , e si  ben  congiunte , come  fe  l’una  dall'altra 
diptndeffe  . E quelle  parole  meravigliofe  ftimiamo,  che  con  fommo  giudi-  Parole.  ; 
do  fono  elette  , ed  ottimamente  ordinate  , e fentenziofe  , e di  grave  e 
dolce  fuono,  e con  belliffimc  figure  di  parlare  , o proprie,  o traslate  ch'el- 
le fi  fieno  , come  veder  potete  nell'opere  di  Omero , e di  Virgilio , e del 
Petrarca  , e di  Dante,  piene  di  leggiadriffme  invenzioni,  e di  ornamenti 
del  dire  . E bencìsé  fogliano  mentire  i Poeti , per  meraviglia  negli  animi  Mentirei», 
altrui  generare  ; nondimeno  fingono,  e trovano  quelle  cofe,  le  quali  fi  ap-  per  generar  me- 
provino;  chi  mai  fi  meraviglierà  di  quel,  ch’egli  non  approva  ì Ma,  come 
fi  debba  mentire  , quefli  fingulari  Autori  , i quali  io  nomino  fovente , e 
chiamo  in  teflimonianza  di  tal  dottrina , il  v’ infegneranno  . Trovafi  un. 
modo  di  approvare , nel  quale  il  parer  deW  umano  intelletto  s’inganHs'! 
perciocché  , come  che  alquante  cofe  tra  loro  fien  talmente  congiunte,  che, 
fe  l'una  avviene  , è neceffario  , che  l'Atra  ne  fegua  , ficome  veggiamoi 
alt  apparir  del  fole  ncceffariastente  venirne  il  giprno  j nondimeno  aU  r 

F * quan- 


Digitized  by  Coogle 


41  DELLA  POETICA  TOSCANA 

quante  altre  ne  fono,  che,  benché  fogliano  fenica  necejfità  innauxi,o  dopo 
alcuna  cofa  avvenire , pur  raltifflmo  loro  conteflo  , e la  fomigltan^a  del 
•vero , e la  vertù  del  mentitore  parer  le  fa  fimili  a quelle,  che  necejfaria- 
mente  accadono  . Ingannaft  adunque  il  noflro  intelletto,  ov'  egli  delle  co- 
ft  , che  avvengono  , quejìa  differtm^a  non  conofea  . Ma  laude  grande  è 
del  Poeta  , che  alle  cofe  fìnte  acquijìa  mirabil  fede . Vbs».  Affai  chiara- 
mente dimofiralo  m'avete  , come  empia  il  Poeta  altrui  di  meraviglia  . 
Ma  perchè  nelle  Favole  non  poca  varietà  veggiamo  , util  cofa  fa  , che  , 
quanta  e quale  ella  fta  , ci  fi  dichiari . ^t^ante  adunque  fono  le  parti- 
Tre  Partigloni  S'®"'  Favole  ì Min.  T re  : la  prima  è , che  alcune  di  loro  fono  di 
di  Favole.^  una  fola  maniera  , alcune  di  doppia  e mijla  . Di  una  fola  maniera  fono 
iò«ed?Favole”  s' introducono  varietà  di  perfone  difjìmili,  né  diffe- 

f)?"una  màflie-  renti  fini  di  cofe  vi  fi  contengono,  quatè  l'Jliada  di  Omero  . Mifte  e dop- 
ra  . pie  fon  quelle , nelle  quali  o dijfomiglianti  perfone  introdotte  troviamo  , 

qual'è  POdijfea  , thè  non  pur'  e buoni  e rei,  ma  oltre  a'  Semidei , Paflori 
amora,  ed  uomini  vili  introduce  ; overo  avvenimenti  da  quel,  che  la  ra- 
gion della  Favola  richiede,  diverfi  ',  qual  farebbe,  fe  ’lfine  della  Trage- 
dia lieto  e felice,  della  Commedia  miferabil  fuffe , o Puna  e Paltra  diver- 
fìtà,  cioè  delle  perfone  e delle  cofe  ; quaPè  la  Satirica  T ragedia,cbe  con 
gl'lddii,e  con  le  perfone  gravi  intrapone  i Satiri, ed  i Sileni,e  con  la  gra- 
Seconda  Parti-  *''/®  • FP altra  partigione  è , (he,  perciocché 

«ione  di  Favo-  le  fat.cende,  le  quali  imitiamo  parte  fono  implicate  e compofie, parte  fem- 
j,  ..  plici,  tali  ancora  convien,  che  fieno  le  Favole,  che  di  loro  componiamo  , 
a Com^/U,  ed  Semplice  io  chiamo  quella  , eh'  offendo  una  giunge  alfuo  fine  fen^a  rico- 
iiDPlicaca.  nofcimcnto  di  perfona,  o di  cofa  alcuna,  e fen^a  veruno  inopinato,e  con- 
itienro  trario  al  creder  noflro,  avvenimento', ed  Implicata  quella  , a cui  l uno  , o 

Per  riconofei-  pur  [uno  e l’altro  s’aggiunge  talmente  , che  fi  conofea  o per  neceffità  , o 
”n"n“  A •-  verifmilmente  dalle  faccende  fìeffe  venire . Intendo  per  [ avvenimento 
irento  in^m^  inopinato  quella  ««rdj'iow  di  fortuna  , la  qual  fi  fa  , o dolorofa  , o lie- 
to, e J'eripeaia.  (a  , ch’ella  fi  fia  ; quando  altramente  , che  da  noi  fi  fperava  e credeva, 
la  faccenda  riefee , ficeme  par  neceffario,  o verifimile . Chiamafi  da'  Gre- 
ti Peripezia, c propriamente  ne'trifii  e miferabili  accidenti, come  avven- 
Efemplo  di  So-  ne  appo  Sofocle  a quel  meffo,  il  qual  venendo  ad  Edipo  con  opinion  di  ap- 
focle.  portargli  felice  novella  , e per  liberarlo  dalla  paura  di  congiungerfi  car- 

.nalmente  con  la  madre  , dimofirandogli,  chi  veramente  egli  fuffe , operi 
Pi  OflierV'  quel , eh’  egli  non  penfava  . Ed  appo  Omero  i Proci  (mentre  nelP altrui 
tafa  attendono  a magnifici  conviti,  e fi  ridono  di  Vliffe  , il  quale  riputa- 
vano mendico  e pellegrino,  ed  a T eternato  infidie  pongono , ed  inganni  ) 
fono  da  quelli  Htcifi , quando  /e»j;4  di  di  punto  temere  effi  penfano  , che 

• ■ — ficura 


Digitized  by  Goog 


LIBROPRIMp. 

/ìcur*  e lieta  -dita  menar  poffano . Ed  il  Petrarca  dove,  e (juando  f^li  pa- 
rca, che  potejfe  andare  ficuro  e fenxa  fofpetto  de'  colpi  di  Amore,  ft  vide 
ferito,  e prefo  da  lui.  E nel  Trionfo  della  Caflità,  come  avea  di  tanti  Id- 
dii  trionfato  , così  /limando  Amore  di  dovere  agevolmente  di  Madonna 
Laura  trionfare  , contro  la  opinione  fua  , e del  Petrarca  , che  fperava  la 
vittoria  , ond.'  effer  fuole  , ft  trovò  vinto  da  lei . E per  lo  riconofcimcn- 
to  intendo,  come  la  voce  Jìejfa  ne  'nfegna  , la  riconofcenxa  di  quelle  per- 
fone,  i cui  fatti  fi  trattano,  o che  a benivolenga,  o che  ad  odio  fi  dirigxi. 
Riconofconfi  coloro,  i quali  fono  flati  altre  volte  conofeiuti  da  noi,  o pur 
de'  quali  alcuna  cofa  ci  è nota, ancorché  mai  veduti  non  gli  abbiamo",  ma, 
chi  ften  quelli, td  prefente  non  conofeiamo,  Riconofconfi  ancora  molte  co- 
fe,  e fpecialmente  quelle,  che  alcuno  abbia  fatte,o  patite  . E quella  rico- 
nofeen^a  è più  mirabile,alla  quale  fegue  il  meravigliofo,e  molto  dal  pen- 
Tjer  fiofiro  lontano,  avvenimento-,  di  che  vi  farà  efemplo  l' Edipo  di  So- 
focle,e  CAndria  Terengiana  . Fafft  il  riconofeimcnto  tal  volta  fenga  vi- 
cendevole riconofeenga  , ftcome  è riconofeiuta  Vliffe  dalla  fua  Nutrice 
ueWOdiffea  , la  quale  egli  ben  conofeeva  . Tal  volta  con  vicenda,  quaP 
é , quando  da  Orefle  Ifigenia  è riconofeiuta  per  la  lettera  da  lei  fcritta, 
ed  allo  'ncontro  ella  per  altri  fegni  lui  riconofee  : concioffiacofaché  molte 
maniere  ft  trovino  di  riconofeere  altrui, delle  quali  parte  fono  fenga  arti- 
ficio, e parte  artificiofe . Sengf  arte  fona  quei  riconofeimenti , che  fi  fan- 
no per  certi  fegni, o naturali,  o pur  venuti  di  fuori . 1 Giganti  per  quell' 
armi , con  le  quali  ft  diceano  effer  nati  , fi  riconofeeano  . E T iefìe  per  la 
flella,  che  fiffa,  ed  ifcolpita  nel  corpo  portò  dal  materno  ventre  in  quefia 
luce  de'  mortali . Sono  accidentali  fegni  , e di  fuori  venuti  , o che  fieno 
impreffi  nel  corpo  per  qualche  accidente , quali  fono  le  cicatrici  ; o che  fi 
portino  come  ornamenti , quali  fono  le  corone , i cerchielli , i monili , gli 
anelli  , e fimili  cofe , delle  quali  fi  adornano  gli  uomini  , o fi  gloriano  , 
qual  fu  il  noderofo  baflone,  e le  fpoglie  del  leone,  che  Alcide  portava^. 
Vli/fe,  come  potete  aver  letto  nelP  Odiffea  , fu  per  la  cicatrice  da'  Pafìo- 
ti , e dalla  Nutrice  riconofeiuta  ; ma  da'  Pafìori , perché  ft  moflrò  loro 
il  fegno  della  ferita  , acciocché  per  quello  il  riconofcefjero  , e dalla  Nu- 
trice inopinatamente  : il  che  affai  più  diletta  . Artificiofe  riconofeenge 
fono  quelle  , che  dalla  Favola  fleffa  vengono  , maffimamente , dove  con 
l'inopinato  avvenimento  fi  congtungano  : di  che,  detto  abbiamo  , effervi 
efemplo  l Andria  di  Terengio  , e l' Epido  di  Sofocle  , cioè,  quando  in 
quella  Commedia  Glicerio  ft  riconofee  effer  figlia  di  Cremete,  ed  in  quefia 
T ragedta  Edipo  avere  uccifo  il  padre  , ed  tffergli  mogliere  la  madre  . 
Né  f ono  feng'  arte  quelle  cofe , che  dal  Poeta  fi  fingono  , qual  fu  la  lette- 

F z ra' 


Del  Petrarca. 


Del  Riconofci- 
mrnto , e fue^ 
maniere. 

I Di  Perfone. 
a Di  Cofe  . 


Riconofeimen» 
to . 

1 Senra  vicen- 
da . 

a Con  vicenda. 


Ricoooicimen- 
to  . 

1 Sene’arte  per 
fegni  nacuraìi. 


Accidenuli. 


a Riconolci- 
memq  arci/ìdo- 
fo  . 


Digitized  by  Google 


<^alì  Rìconc> 
fcirnentì  fieno  i 
-piò  degni . 


Tetta  Pjrtigi(v 
ne  di  Favole, 

1 Pacetichr. 
t Morate, 


Partigìone  di 
Favola  ,_come 
corpo  intiero  in 
molte  parti, 

1 Le^'amento, 

: Scioglimetico. 


Efemplo  di  Vir. 
gilto. 


Qual  debba  ef- 
ftre  lo  Scio^li- 
mcntOt 


44  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ra  i'Jfigenia  , o quelle  , che  tidenduyO  mirando  la  memoria  rimordono, 
come  avvenne  ad  Vlijfe,  il  quale  udendo  cantare  le  cofe  fatte  nella  Tro- 
iana guerra  , per  la  rimembranza  di  quelle  pianfe  , e fu  ricanofduto  . 
Nè  anco  gli  argomenti , ficome  appo  il  Soffia  Polide  , Orefie  argomen- 
tando avvenirgli , che  fuffe  egli  facrificato  , per  defiinò  fatale  dcll'Aga- 
menonia  famiglia  , perciocché  la  forella  era  fiata  facrificata  , fu  da  Ifi- 
genia riconofeiuto  , Speffe  volte  le  cofe  fatte  per  chiari  fegni  fi  ricono- 
feono  , ficome  ncll'Ecira  T erengiana  per  Panello  fi  trovò  , che  Filomena 
era  fiata  pregna  di  Pamfilo,  e ch’era  figliuol  di  lui  il  parto  di  lei.  De’  ri- 
conofeimenti,  come  gli  artificiofi  a quelli, che  non  hanno  artificio,  fi  anti- 
pongono',  così  degli  artificiofi  quelli  fono  i più  lodati , che  nati  dalla  fief- 
fa  Favola  con  la  fomiglianga  del  vero  generano  pii  di  meraviglia  : per- 
ciocché ha  molto  del  verifmile  quel,  eh’  all’F.dipo  di  Sofocle  avvenne  ; e 
quel,  che  alla  Terengiana  G licerlo', e che  Ifigenia  lettera  mandar  volejfe. 
Dopo  quefii  fi  commendano  quelli,che  fi  fanno  per  qualche  argomento.  Ol- 
tre a quefie  due  partigiani  é la  terga  : perciocché  le  Favole,  parte  dipin- 
gono i cofiumi , parte  le  pajfioni  ; onde  quelle  dagli  antichi  Scrittori  Pa- 
tetiche, quefie  Morate  fi  chiamarano,  delle  quali  ragioneremo  affai  me- 
glio, quando  a quella  parte  verremo,  che  agli  effetti  dell'animo,  ed  a'co- 
fiumi  s’appartiene  . ^wfie  fono  le  partigiani  delle  Favole , per  le  quali 
chiaramente  la  varietà  loro  fi  conofee  . Ma  tutto  il  Poema  ha  due  prin- 
cipali parti fi'una  Legamento  fi  può  dire,V altra  Scioglimento;  fiami  le- 
cito,a  figttificar  nuove  cofe,nuove  voci  trovare:  perciocché  legato  e con- 
giunto io  dico  tutto  quello, che  fi  contiene  dal  principio  infin, che  a mutat 
la  fortuna  fi  cominci,  con  la  mutazione  della  quale  fi  dice, che  la  Favola 
fi  fiioglie:  Laonde  il  più  delle  volte  parte  di  ciò,ch’é  nella  Favola,e  quafi 
tutto  quel,  ch’é  fuor  di  lei,  il  legamento  contiene’,  tutto  l’altro  lo  fciogli- 
mento  : ficome  nell'Encida  il  legame  farà  infin  , che  T urno  vegga  i Ru- 
tuli,ed  i Latini  rotti.  Quindi  feguì,  che  a Turno  mancò  l'ajuto  di  Ama- 
ta, la  qual  di  propria  mano  s’uccife,  il  foccorfo  di  Giunone,  e della  forel- 
la,e di  tutti  gl'Iddii,  ed  ultimamente  la  vita  fieff a.  Ed  avrà  cura  il  Poe- 
ta, che  lo  fcioglimento  della  Favola  da  Icifieffa  proceda  : concioffiacofa- 
ebè  fta  biafimato  colui,  che  per  dar  fine  alla  fua  Favola  s'ingegna  di  tro- 
var cofe  frane',  qual  fu  appo  Euripide  la  fuga  di  Medea  col  carro  del  So- 
le : perciocché  a fimili  invenzioni  il  luogo  é tra  le  cofe  , che  fuori  della 
Favola  fi  pongono, qual'é  quelyche  altramente  non  potrebbe  in  notizia  de- 
gli uomini  pervenire , o perchè  egli  avvenne  già  molti  anni  addietro  , o 
perché  abbia  dappoi  a venire:  conciò  fia  che  né  quel,  né  qui  fio  conofccre 
fenza  il  divino  ajuto  fi  poffn.M*  in  (omporrt  la  Fjvela  porfi  dee  mente, 

e veder 


Digitized  by  GO'  ■ 


L I B R O P R I M 0/ 

e veder  bene,  che  tutta  a fejhffa  convenga, e di  ogni  parte  d fe  medefìma  Quai;  debbano 
rifponda,  né  in  lei  ft  dicali  cofe  tra  loro  contrarie  , né  differenti,  o che  in  eller  tutte  1^ 
modo  ninno  dar  poffano  infteme;  perciocché  farebbe  da  ridere  , fe  al  capo 
dell’  uomo  il  collo  del  cavallo  agojungeffe  il  pittore,  ed  il  corpo  di  penne 
vejiiffe  , e dipinto  avendo  il  volto  di  una  bella  donna  , quella  figura  in 
brutto  pefee  terminaffe.  Vesp.  Io  ho  bene  e diflintamente  intefo  quel,  che' 
iella  Favola  dirfi  convenia . Ora  di  fiderò,  fi  tratti  dell’  altre  parti  effen- 
esisti  della  Poefia  , e prima  de'  Coflnmi . Miw.  Z)e’  coflumi  non  ho  a dir-  De’  Cofliunì.' 
vi  qui  punto  di  quel , che  i Filofofi  ne  ferivano . Ma  per  quelli  intendo  ^ ^ 

tutte  le  difpofixioni  dell’animo  , e della  mente  : perciocché  , come  ciafeu-  ’ 

no  alla  vertù  , o pur  al  vix,io  s’inchina  , o per  natura  , o per  cofluman- 
%a  ; così  egli  bene , o mal  coflumato  é tenuto  : e qual’  é il  fuo  coflume  , 
tal’  é riputato  , e fi  dice  effer  buono  , o trifto  . Laonde  in  quejio  luogo  pU 
gliamo  per  li  coflumi  gli  appetiti , ed  i proponimenti  , e le  difpofixioni 
dell’  animo  , che  forgono  dal  fonte  delta  uatura,e  da  qualche  noflro  fludio 
prcndon  forma  , ed  aumento  dalPufan%a  J ei  il  defcriverli  non  é altro  , 
che  dimoflrare  , qual  fta  naturalmente  difpofla,  e creato  colui , le  cui  fac- 
cende con  le  parole  imitiamo  ; o qual  fila  il  proponimento  , l'elezione  , lo 
fludio  ,0  la  confuetudine  , ola  coflumanza  di  lui . Ma , perché  degli  af-  Affetti  <Ji  di» 
fletti  altri  fono  impetuofì,  e gravi,  e pungenti  -,  altri  piacevoli , e foavi,  maniere.  ^ 
e leggieri , da'  Rcttorici  Pafììoni  quelli  fi  chiamano  , e quefli  Coflumi . * ’ 

’^iufli  vogliono  ad  acquiflar  benivolcnzu  , o perdono  ; quelli  a deflare 
odio  , ira  , invidia  , timore  . ^mJìì  raccomandano  , pregano,  ifeufano, 
appagano  ; quelli  turbano  , comandano  , flofpingono  , infia  umano  . Io 
ftime,  tra  i coflumi,  e le  paffioni  effer  quella  differenza,  la  qual’  é tra  gli  p;ffjrenia  tra 
abiti  dell'  animo  , ed  i turbamenti  . ,^elli  flanno  , quefli  muovano  . Coftumij  c l’af» 
Quelli  nafeono  dalla  natura  , e per  tufanzo  , e per  l’ammaeflramento,  ' 
e per  lo  fludio  vengono  crefeendo  ; quefli  fi  deflano  da  qualche  forza  , 
che  di  fluori  procede  . E per  dirlo  più  breve , quelli  fono  moffi  e fufeita- 
ti  da  quefli . Laonde  quelli  flati , e quelli  abiti  delP animo  , per  i quali 
all’  ira  , alla  manfuetudine  , all’  odio  , aW  amore  , all'  allegrezza  > al 
dolore  , al  timore  , all  ardimento  agevolmente  c'inchiniamo , io  chiamai 
coflumi  ; ficome  nomino  paijioni  e turbamenti  dell'  animo , gli  atti  ds\ 
medefimi  affetti  , quando  n'adiriamo  , ufitamo  pietà  , odiamo  , amiamo, 
n'allegriamo  , ci  dogliamo  , temiamo  , prendiamo  ardire  . E così  l’imi- 
tazione de’  coflumi  vale  a dimoflrare  in  atto  , overo  in  parole  , qual  fia  ^ 
tappetilo , l'abito  , la  difpofizione  della  mente , la  conjuetudine  , l’am- 
macflramento,  la  creanza,  lo  fludio  di  ciafeuno.  E la  pittura  degli  affetti 
non  che  a lignificare,  quali  ficn  quelli  in  ciafcuno,ma  a fiifcitarli  anco  in 


Digitized  by  Google 


4(5 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


^ <lueflo  in  due  modi , o piacevolmente  , e con  dolcexx>t  ; o pur 
itavemente  , c con  empito  , fecondo  che  ne  fono,  come  s'é  detto , due  lo- 
i Patetico.  ro  maniere,  tana  degl'  incitati,  e l'altra  de'  benigni . Il  modo  piacevole, 
e foave  i Retorici  nominano  Morale,  e vogliono,  che  alT  imita%iont  de' 
coftumi  s'appartenga,  oltre  che  per  quella  fi  dimoflra , come  detto  abbia- 
mo , qual  fia  coflumato  e difpoflo  ciafeuno  . Il  grave , ed  impetuofo , ed 
ardente , da  loro  Patetico  é chiamato . Laonde  avviene , che  un  medefi- 
O>nome.  e paf-  ,no  luogo  cd  il  coflume , e la  pajftone  dimoflri  : perciocché  nella  madre 
wn.»iunti  Eurialo  i verfi  FirgiÙani  chiaramente  deferivano  il  cojlume  della  ma- 

dre , ed  il  turbamento  , il  qual"  altrui  muovere  a compajjione  dovea  ; ed 
in  Pirro,  ed  in  Me%enxjo  così  l abito  di  uri  animo  empio  e crudele,  come 
'Patto  inumano,  che  fa  loro  odiofi , e degno  altrui  di  compaffione  appo  gli 
orecchi  di  chi  P ode  , non  che  innanzi  a gli  occhi  di  coloro , che  il  videro. 
Vesp.  So  vi  pare , dimoflr atemi  diflintamente  Pana  e P altra  imitae^ione. 
Maniere  di  co-  e con  gli  efempli.  Min.  Il  farò  volentieri.  Ma  prima  non  è da  tacere,che 
Ìa'lo  °va*  debbiamo,quali  fiano  gli  affetti,  ed  i cofiumi  di  ciafeuna  età;qua- 

l?cti . * ° ciafeuna  fortuna,quali  di  ciafeuna  gente,di  ciafeun  paefe,  quali  della 

natura, e dello  ingegno  di  ciafeuno  ; quali  di  (iafeuno  fludio,  e di  ciafeuno 
ammaeflramento',  quali  al  fine  di  ciafcuriarte,e  di  ciafeuna  facultd.V tsv. 
De’Coftumi  fe-  affetti  a quaPetà  fi  convengonoì  Min.  I Giovani  fono  di  lor  natu- 
oondo  l'ccd  . ra  lafcivi,diffoluti,larghi  nello  fpendere  e nel  donare,ambi%iofiidf‘icondi, 
G*iovane*™  in^iNrio/t,  arditi,  magnanimi,  bramofi  pià  delP  onore,che  dell'utile,  difi- 
derofi  di  far  briga,  vaghi  di  tensione,  f empii  ci, vergognofi,  prefli  a crede. 
re,incitatiffimi  alPappetito  di  ciafeuna  cofa,mutabili,{perchè,come  ejfi  to- 
fto  s'infiammano  , così  agevolmente  il  difiderio  fi  raffredda , e cangiafi  la 
voglia)dati  alle  fefle,ed  a'conviti,ed  ad  ogni  varietà  di  piacere’,  pronti  ad 
altrui  fchernire,  e beffare’,  pieni  di  prefunxjone,  e di  foverchia  fperanxfi', 
{onde  fi  credono  fapere,  e poter  tutto  ’,e  fi  confidano  di  poter  qualfìvogUa 
gran  fatto  confeguire  ) accefit  forte  dal  di  fio  del  -uincere , ma  prefliffinti  a 
perdonare  i poco  intenti  a penfare  del  futuro  ; mal  proveduti,  ed  incauti, 
a Coftiimi  dì  Allo' ncontr o i Vecchi  fono  cauti,a-wifati,timidi,di  poco  animosi  poca  fpe- 
Veethio.  ran%a,avari,moderati’,pÌH  di  confervare,che  di  acquifiare  ftudiofi’,più  dell 
utile,  che  dell'  onore  difiderofi  ; tanto  pià  di  vivere  difiofi , quanto  meno 
avanzar  loro  della  vita  fi  accorgono’,  inchinati  all'ira,  la  qual'  in  loro  è 
brieve,ed  inferma’,  tardi  a credere,  poco  incitati  a gli  appetiti,  ignudi  di 
vergogna,  prontiffimi  a lamentar  fi, prefii filmi  ad  accufare  e riprendere  al- 
trui,a lodare  fe  fiefii,a  narrare  le  cofe  paffate,abbondantifiìmi  di  parole. Ma 
j Coftumì  di  come  tra  la  VccchiezZ<t  e Gioventù  é pojla  l'età  Virile , così  partecipa 
Vinle  età.  j,-  quel, che  alluna  ed  all'altra  fi  attribuifee,  e ne' loro  eccejfi  ferva  il  mo- 
do > 


LIBROPRIMO.  47 

io  td  il  mexxPt  f modcflamcnte  fi  porta.  Vesp.  Dichiarato  ih' avete  com~ 
fintamente  gli  affetti, ed  i coflimt  di  ciafcuna  età',  ditemi, quali  fien  quel- 
li, che  fcguitano  la  Fortuna  ì Mm.La  Nobiltà  fa  gli  uomini  fuperbi,  di- 
fiderofi  di  gloria  e di  onore,  difpregutori  non  che  degli  ofcuri  e vili  , ma 
eziandio  di  coloro, che  nuovamente  per  loro  vertù  chiari,  ed  illuflrt  fi  fo~ 
no  fatti,e  fimili  a quellt,che  principio  diedero  alla  chiarella,  per  la  qua- 
le e(Jì  rifplendono,  e non  per  loro  ftc(Ji . La  Ricchejptfl  rende  enfiati  ed  al- 
tieri,come  fe  in  lei  pofta  fuffe  la  felicità  dell’uomo:  ionciò  fìa  che  la  vul- 
gate opinione  di  fommo  pregio  la  tenga , perciocché  alla  maggior  parte  fa 
mefliere  l’ajuto  de'  ricchi  ; de’  quali  fi  veggono  quelli  effer  piggiori,  che 
pià  nuovamente  fi  fono  arricchiti . Che  direm  de’  Potenti  ì Non  fi  mo- 
flrano  in  loro  i medefimi  affetti  pià  chiaramente , e di  miglior  maniera  : 
perciocché  eglino,  quanto  più  fono  ambi'Ziofi,  tanto  fono  più  onorati,  e di 
animo  più  forte  ed  alto  ',  ed  a quelle  cofe  più  intenti,  che  più  di  grande-^^ 
vta,e  di  fplendore  apportano  , E ,fe  pur  fanno  ingiuria  talvolta  , non  la 
fanno  in  quelle  cofe,  che  poco  montano,  ma  tulle  grandi , Di  coloro,a  cui 
la  fortuna  é sì  favorevole  ^he  Fortunati  fi  ne  chiamano, quando  alle  ric- 
ebe^^  loro,ed  agli  altri  beni,che  vengono  di  fuori,  fi  aggiunge  la  felici- 
tà di  aver  buona  ed  abbondante  famiglia,e  la  for'Za  e la  belletjfl  del  cor- 
po,e  la  fanità,  non  é dubbio,  che  non  in  maggior  fuperbia  fi  levino,e  me- 
no abbiano  d'intelletto  e di  ragione  . Tra  quali  quel  filo  appare  di 

bene,  che  fommamente  Iddio  riverifeono,  e da  lui  riconofeon'  aver  quella 
felicità,  della  qual  fi  godono  . Diverfi  da  quefli  , convien,  che  fieno  i co- 
fiumi  di  coloro,  che  non  fino  fortunati,  né  potenti,  né  ricchi  , né  di  nobil 
fangue . Vesp.  fieno  i coflumi  delle  na%ioni , e delle  genti,  e delle 
Città,  quali  ancora  le  nature  , e tufan%e,  e le  cofiitu%ioni,  io  non  vi  di- 
mando, che  mi  dimofiriate:  perciocché  io  so  certo,che  a'  Filofifi  mi  man- 
derefieu  ragionevolmente, come  a coloro  f quali  della  Repubblica  firivett- 
do  abbondevolmente  ne  ragionano.  Min.AV  io  faprei  mandarvi  a miglio- 
ri , ni  altronde  meglio  imparar  fi  potrebbono.  B nel  vero  convien,  che  fi 
fappian  bene  : conctoffiacofachi  molto  importi , fe  Greco  , o Barbaro  fia 
quel,  che  parta.  Attico,  o Latedemonio,  Ateniefi,  o Spartano  . V«sp.  Né 
anco  vi  dimanderò  , quanto  fien  vai)  gf  ingegni  umani , e quanto  i loro 
proponimenti  diverfi  ; perciocché  darmene  certo  e finita  numero  non  po- 
trefie  . Min.  Come  di  eofa  infinita  certa  regola  vi  darei  ì Ma  per  voi 
medefimo  agevolmente  Cintenderejie,confiderando,  che  degli  uomini  altri 
fono  più  umani , e più  amorevoli  ; altri  più  crudeli , e più  fen%F  nrnore', 
altri  più  feveri,ed  aj'pri  ; altri  più  piacevoli,e  benigni',  alcuni  più  di  glo- 
ria , alcuni  più  di  ricchc^^'^^a  difideroji,  e tutti  i fuoi  ptnfieri  a quelle  cofe 


De’Q)ftiimi  fe- 
coikIo  la  Forti!» 
Ila . 

I Coftume  di 
Nobile. 


E Coftume 
Ricco. 


di 


3 Co/tunve  di 
Poceiuc . 


4 Coftumì 
Fonujia(.o. 


dì 


De’CoHumi  fc; 
condo 
Nazione  * 
Geme  , 

CicU . 


Do’Coflumi  lé- 

condo  la  natu- 
ra , e ringegnp 
di  cialcuitQ. 


aa- 


Digilized  by  Google 


De'Cofliimì  fe» 
conilo  l’arte , e 
inofeflìonc . 


De’Colhjmi  lé- 
condo  il  paren- 
tado, ed  amict- 
tia , 


Quattro  cole-» 
lichielle  a’C'o- 
ilumi. 

4 

1 Bontà  ^ 


a Convenevo- 
lezza. 


$ Somi'elianix 


4 Egualità . 


li«l  Decoro, 


48  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ciafcuno  diri%^Xjt,dd  dejìderio  delle  quali  è tirato . Nè  dubita  alcuno,  che 
ad  altre  arti , ed  ad  altre  profefficni , altre  eofe  non  fi  richiedano  : con- 
cicjfiacofacbè  i Medici)  gli  Avvocati)  i Cavalieri)  i Mercatanti)  i Lavo- 
ratori ) tome  nell’operare  , coj»  nel  parlare  ancora  ejfer  differenti  fi  cono.» 
fcano  . Vesp.  Ma  non  lafcerò  di  quefto  dimandarvi:  quai  coflumi,e  quali 
affetti  a ciafeuna  maniera  di  perfona  fi  convengano  . Min.  Chiaramente, 
ve  riawederett)fe  conofeerete,  come  il  padre, come  il  figlio)  come  il  ma- 
rito) come  la  mogliere,  come  il  frate)  come  la  forelk)  come  famicO)  comi 
il  nimico, come  qualunque  altra  fitmil  perfona  nelC animo  fi  dtfponga,e  qual 
divenga^  che  cofa  affetti.  V esp.  Come  s'intende  quel, che  diffe  Ariflotele, 
che  intorno  a'  cofiumi  fono  quattro  cofeda  confiderare,la  bontà, la  conve- 
, itcvoleT^%a,la  fomiglian%a  , e t egualità  ì Min.  Come  altramente  ì fe  non 
che  è da  vedere  prima,  qual  fia  la  bontà  di  ciafcuno  genere  ^ cioè  delfetà, 
del  feffo,  delta  nazione,  della  fortuna  : perciocché , quantunque  la  Donna 
fia  piggior  delL  uomo  , e la  fervil  fortuna  del  tutto  faccia  trifio  e cattiva 
altrui’,  nondimeru  di  quellafinquanto  ella  è femmina,la  vertù  confifte  nel- 
la pudicixia,  e nella  modefiia’,  ed  inquanto  è mogliere,  nelCamorc,  e nella 
fede  di  lei  verfo  il  marito  fingulare  , e nelffcrvar  diligentemente  la  roba 
di  lui  ; ed  il  Servo  è laudato,  e buono  tenuto  per  la  fua  diligenza  , e leal- 
tà nel  fervigio  del  padrone . Conofeefi  il  buon  cofìume  , ed  il  trifio  dagli 
atti)  0 dalle  parole  ; perciocché,  come  s'é  detto,  gli  atti,o  le  parole  dichia- 
rano , qual  fia  il  proponimento  e la  difpofìrjone  dell'  animo  di  ciafcuno. 
£ qual  fi  dimofira  effer  l'animo,  taf  effer  diciamo  il  cofiume.  E'  da  vede- 
re ancora  quel,  eh' a ciafeuna  perfona  fi  conviene  : perciocché  alf  uomo  fia 
bene  f effer  virile , e terribile  , ed  eloquente  , ed  itfilofofare  ’,  ma  non  fia 
bene  alla  Donna  , la  cui  laude  é pofia  nell’  onefià  , e nel  filem;jo , e net 
governo  della  famiglinola  , e della  cafa,  fuori  della  quale  non  è cofa,  che, 
a lei  s'appartenga.  Dappoi  guardar  debbiamo,  che  fempre  fia  di  un  modo, 
e filmile  a fe  fieffo  ; e qual  dagli  altri  s'é  finto  , o da  noi  s é cominciato  « 
fingere  , che  fia , tal  fempre  fi  dimofiri  per  tutto  il  Poema  . Nè  »»e«a 
fervar  convienci  fegualità  : acciocché  fe  introduciamo  alcuno  mutabile, 
cd  incollante  , e dijfmile  a fe  fieffo  ; qual  fi  vede  effer  Demea  appo  Te- 
renzio , taf  apparir’  ugualmente  il  facciamo  : perciocché  non  fi  mofire- 
rebbe  egli  uguale  fempre  nelf  incofianza  , fe  in  una  cofa  collante  e fimile 
a fe  medefimo  per  tutta  f opera  appariffe  , ed  in  un'altra  diffmile,  cd  in- 
collante . Laonde  di  quefie  quattro  parti , come  la  bontà  e la  convenevo- 
lezKP  proprie  della  perfona  generalmente  confiderata  ; così  la  fomi- 
glianza,  e l'egualità  del  tale  particolarmente . E perciocché  di  loro  nafte 
il  Decoro,  di  chefiabif  e falda  fondamento  é il  ncccffario,  ed  il  verifimi- 


Digltized  by  Googl 


L I B R 0 P R I M 0.  4P 

le'i  comi  nell'  imitazione  delle  cofe  fleffe,  cosi  nel  notare  i coflumi  fervar 
la  qualità  della  perfona  y ed  aver  riguardo  al  tempo  » ed  al  luogo  ci  con- 
viene y fecondo  che  richiede  la  neceffità  y o pur  la  fimilitudine  del  vero  : 
conciofjìacofachè  tal  ciafcuno  finger  ft  debba  , qual  convenia , ch'egli  fuf- 
fe  iO  qual  creder  ft  dee  , ch'egli  fu  \ e certamente  qual'  il  proponimento, 
e lo  fludio,  e la  cojìumanzay  e la  vita  di  lui  richiedeva,  ch'egli  fuffe . Nè, 
perciocché  io  dico  doverfi  la  bontà  del  cojlume  confiderare , intendo , che 
il  trijìo  non  s’abbia  a notare . Anzi  non  pochi  trifii , non  pur  nella  Com- 
media y ma  nella  T ragedia  , e nell'  Epica  Poefia  s'introducono  ; ma  ri- 
prendOy  che  trijìo  ft  fìnga  alcuno,  ove  non  è da  credere,  né  convenia,  eh' 
egli  tal  fuffe . Chi  crederà  mai,  a chi  dirà,  che  convenia,che  Menelao  così 
nalvaggio,  e così  contrario  al  nipote  fi  mofìraffe,  come  nell'Orefìe  di  Eu- 
ripide s'é  finto  ì Né  convenevol  fu,  ma  difditevole  il  pianto  di  Vliffe  nel- 
la Scilla  : perciocché, dovendo  egli  moftrarfi  di  animo  forte  e virile,  come 
a magnanimo  Scmideo  fi  convenia,pianfe  in  gtiifa  di  vii  femminella.Difdi- 
tevole  ancora  fu  il  dir  di  Mcnalippe,  ch'effendo  femplice  fancÌHlla,ragio- 
nò  mafchilmente,  e come  s'apparato  aveffe  Filofofia.  Riprefa  é Pincoflan- 
Za  d' Ifigenia  nelP  Aulide , la  qual  femminilmente  , ed  in  guifa  di  timida 
verginetta  fupplicato  avendo  , che  tolta  la  vita  non  le  fuffe  , poi  can- 
giando parere  con  animo  mafchile  e pronto  per  la  falute  di  tutta  la  Gre- 
cia s'offerfe  a morire . Vbsp.  Già  veggo  gli  cfempli  della  malvagità  non 
«eceffaria,  né  credibile , e della  fconvenevolezzft , e dell' incofìanza . Ma 
come  Penteftlea  conduce  un'  efercito  di  Donne  in  ajuto  di  Priamo,  e com- 
batte con  Achille  appreffo  i Greci  Poeti  , e fpecialmente  nel  Poema  di 
t^into  Calavrefe;  e Camilla  nell'Eneida  in  favor  di  T timo  prende  l'ar- 
mi contro  a'  Trojani  ; e ne'  Romanzi  Marfifa  , e Brandamante,  e mol- 
te altre  ft  mofìrano  effer  valorofe  guerriere,  fe  l'effer  coraggiofo,  e Pefer- 
cizjo  della  guerra  alle  Donne  ft  dtfdice  ? Min.  Negar  non  ft  può,  che  per 
fe  al  feffo  femminile  fconvcnevole  non  fta  quel,ch'é  proprio  del  mafchile. 
Ma  per  accidente , e particolarmente  fi  per  dono  ifpezfal  di  natura  , e 
sì  per  lungo  fludio  può  nelle  Donne  quella  vertà  , e quell'  efercizio  fiori- 
re y che  negli  uomini  é più  lodato  , come  ft  legge  nella  Regina  Ifabell* 
di  Spagna  , e nella  Regina  Maria  forella  di  Carlo  ,^into  Imperadore 
alt  età  noflra  chiaramente  fi  vede  . Anzi  difputano  alcuni , e s’ingegna- 
no di  provare , quelle  dalla  natura  effer  create  non  meno , che  gli  uomit 
ni  y agliflud)  delle  cofe  onorate  ; ma  ( perciocché  non  può  uno  far  tutto, 
ed  in  ogni  ben'  ordinata  Repubblica  convien  , che  't  governo  delle  cofe  fi 
comparta  ) t umana  prudenz<t , attribuendo  a ciafcuno  quel , che  più  gli 
convenia,  moffa  dal  timore  dell'  infamia^he  'I  coflumar  con  altrui  parto- 

Q fin 


Che  *1  decoro 
riguarda. 

A Perfona . 

A Tempo. 

A Luogo. 

Colè  da  /ùggr.; 
re  per  ferrar’  il 
decoro . 

I Malvagità  I 
Error  d' Euri- 
pide . 


» Sconvenevo^ 
lezza. 


I Inconzini; 


Dimauda  i feS 
dUUice  ilio  don- 
ne quel,  ch'agli 
uomini  fi  attri- 
buifee , cornea 
prendono  1*  ar- 
mi > 

Rifpofia . 

Efemplì  dì 
Donne  raloro* 
fc  , 


EfempU  dì  Af- 
fètti , 

Del  Padre. 
Delia  Madre. 


ijel  FìgLo 

Del  FMioiMa* 
rito,  e Padie. 

DclJfc  Figlia , c 
Madie . 

Dello  Spofb  • 
della  Madie,  e 
Mogliere . 


Dell’Amante. 


Dell’Amico. 


JO  DELLA  POETICA  TOSCANA 

rif  fuole,  aver'  introdotto  quefìo  coftume^be  alle  Donne  folamente  la  cu- 
ra ddìa  cafa  fi  commcttejfe,  ed  agli  uomini  il  pensiero  di  tutto  quely  eh' è 
fuor  di  lei,  fi  lafciaffe.  Laonde, come  che  naturalmente  a quello  non  difcon- 
venifie,  quel, che  a quefli  è richieflo‘,  nondimeno  {perciocché  l'ufanxa  il  fa 
fconvcnevole,dove  da  lei  ciò  fi  conceda;  qual  fu  nel  Regno  delle  Ama.'i^xfi’ 
ni,  e ne'  tempi  del  Re  Latino  in  Italia,  e qual  dappoi  in  Africa,  ed  in  Ifpa- 
gna,  ed  in  Francia  s'  è veduto,  e fi  vede  ancora  ) non  par,  che  attribuire 
a fconvencvolexx<t  fi  pofja  . E chiunque  oggi  filofofare , o pur  armeggia- 
re  aleuna  Donna  faceffe  ; con  la  fama,  e con  l" autorità  degli  fcrittori  di- 
fender fi  potrebbe  . £’  il  vero,  che,  benché  a femmine  di  bajfa,  o di  me%^ 
%ana  fortuna  ciò  fia  difdicevole  ; non  però  fi  difdiee  a Donne  grandi , ed 
illuflri  , ed  allevate  ne'  reali  palazzi , alle  quali  è lecito  il  cofìumare  con 
gli  uomini  , ed  il  ragionare-,  ed  a quelle  via  meno  , a cui  fervono  Caflel- 
la,  0 Città,  0 Regni . Vesp.  Ora  é il  tempo  di  darmene  gli  efempli , che  ia 
prima  ne  dimandai.  Min.  ^^efio  è il  luogo  di  foidisfare  a quel,chc  allo- 
ra chiedefìc . .^al  fia  l’affetto  del  padre,  Virgilio  ve  7 dimoflrò  , quan- 
do diffe  , che  tutto  il  pensiero  del  caro  padre  era  in  Afeanio  . .^al  della 
madre  , il  medefimo  Poeta  nella  madre  di  Eurialo  il  dipinfe,  quando  ella 
intefe  il  mtferabil  cafo  di  lui  ; e vide  , che  i nemici  ne  portavano  il  capa 
fiffo  neir  afta  : ed  io  nella  Canxpne  , O cieco  Mondo  , 
con  la  qual  piango  la  morte  del  Sig.Marc' Antonio  Colonna  là, dove  io  dico: 
Vedi  colei , che  con  la  voce  altiera 
Piagne  Ajuarciando  li  petto  , e l'atra  gonna  . 

,^al  del  figlio,  in  Laufo  figlio  di  Me^en-i^io  quel  Poeta  fteffo  il  defcrijfe, 
quando  egli  vide  ferito  il  padre,  e per  difenderlo,  ammortali  colpi  di  Enea 
fi  contrapofe  . ,^al  del  figlio , del  marito  , e del  padre,  in  un  fola  Enea 
Cefpreffe  , quando  quel  vide  cader  morto  in  terra  il  vecchio  Re  de'T ro- 
)ani . ^al  della  figlia  , e della  madre , da  me  fi  mofirò  nel  Sonetto^, 
Mifcra  figlia  , e Iconfolata  madre , 
nel  quale  fi  finge  Italia  parlare  . J^^al  del  nuovo  Spofo,  Virgilio  in  Co- 
rebo  ce  'I  reca  innanzi  agli  occhi  . J^al  della  madre , e della  moglierCt 
il  Petrarca  il  dinota  nella  comparaxjone , che  fa  nel  Sonetto  , 

Nè  mai  pietofa  madre  al  caro  figlio , 

Nè  Donna  accefa  al  fuo  fpofo  diletto  : 
nel  qual  chiaramente  dimoflra  il  coflume  delP amante  Donna  ; benché  de- 
gli affetti  dell'amante  fiien  piene  le  Rime  di  quel  Poeta, e di  tutti  gli  altri. 
^al  fi  dipinga  Pamico,  apertamente  il  Mantovan  Poeta  in  Nifo  , ed  in 
Eurialo  ce'lfa  conofeere.  E, qual  egli  divenga  per  qualche  altrui  dtfpie- 
tato  cafo , io  credo  averlo  deferitto  in  me  jleffo  nella  Cannone,  O cieco 

mon- 


\ 


Digitized  by  Googk 


L I B R O P R I M O.  yi 

mondo  , mila  quale  ho  detto  piagner  fi  da  me  la  morte  del  Sig.Marc’ An- 
tonio Colonna . ^al  fìa  l’affetto  della  forelta,  quel  FirgiliOf  che  io  nomi-  Della  Sofella. 
no  tante  volte,  in  J ut  urna  ce  ’l  dà  a vedere.  ,^al  del  fratello,  il  Bembo  F«k11o. 
in  fe  medefmo  l'efprtffe,  piangendo  la  morte  del  frate  nella  Can'gpne  , 

Alma  cortefe  , che  dal  mondo  errante  . 

Vssp.  Abbondevolmtnte  chiaro  fatto  ci  avete,  come  gli  affetti,  ne’  quali  Affé» 
i coftumi  fi  contengono  , ne  fi  rechino  ejprejji  innanxj  agli  occhi  ; degli  turbano  . *’ 
altri , che  turbano  [ animo  gravemente  , attendo  , che  ragioniate , come 
fi  deferivano  .Min.  Deferivonfì  molto  bene,  ove  fi  dimojìri  alcuno  acci- 
dente, per  lo  quale  sì  turbato  t animo  apparifea,  che  gli  altri  ancora  nel- 
la medcftma  paffone  fe  ne  fontano  tirare . Il  che  farà  il  Poeta  , fe  le  cofe 
per  fe  gravijjìme,  quali  fono  i duriffmi  colpi  della  Morte  , o della  Fortu- 
na, fi  moflrino  via  più  gravi,  come  fi  vede  in  quel  mio  Sonetto , 

Vaghi  augellctti , che  per  bel  coftume  ; 
ove  riputandofi  felicità  il  dogliofo , e miferabil  cafo  di  Ceice,e  di  Alcione, 
che  in  augelli  fi  trasformarono  , quanto  era  grave  lo  fiato  di  quel , che 
parla  i V*$p.  Non  vi  rincrefea  di  ragionarne  più  largamente  ; percioc- 
ché effondo  paffioni  dell’  animo  f amore , Podio  , la  paura  , la  confidanga.  Quali  fiano  le 
la  manfuetudinc  , Pira  , la  sfacciatagine , la  vergogna  , la  mifericordia,  . 

lo  fdegno  , Pinvidia  , e le  parti  di  lei  , inutil  cofa  nonfia  il  dimofirarci , 
come  ciafeuna  di  loro  fi  tratti , Min.  7o  qui  non  dirò  quel , che  so  effervi  Come  (ì  tratti 
più  chiaro  , che  la  luce  del  fole  , come  fi  diffnifeano  , e d'onde  nafeane  : ciafeuna  Paflio- 
(onciò  fia  che  tl  vofiro  Arifiotele  v’abbia  l’uno  e l'altro  infegnato  . Ma  ‘ 
non  vi  farò  fcar%p  di  alquanti  efempli  per  noti'gia  di  quel , che  mi  chie- 
dete , E per  cominciar  dall’Amore  , voi  fapete  , che  l’amante  antipone  a i Dell’Amore. 
fe  medefimo  la  perfona  amata  . J^efio  efpreffo  vedete  in  quel  verfo , 

£d  ho  in  odio  me  ftelTo,  ed  amo  altrui . Ed  in  quefio,  ^ 

Che  oiTefì  me  per  non  offender  lui . 

Ed  in  quel  luogo  » 

Debito  al  mondo , c debito  a l’etate  , 

Cacciar  me  innanzi , eh'  era  giunto  in  prima  ; 

Ne  a lei  torre  ancor  fua  degnitate  . 

E perché  , come  fitamo  dalle  paffioni  agitati  e moff  , così  or  lieti , ór  trifii 
ci  mofiriamo’,  vedete,  come  il  Petrarca  allegro  fi  mofira  del  ben  delP ami- 
co nel  Sonetto , 

Amor  piangeva . ' E nell’  altro  i che  feguita  , 

Piii  di  me  lieta  non  fi  vede  a terra 
Nave  dall’  onde  combattuta , e vinta  . 

G z Come 


Digitized  by  Google 


yz  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Cmt  per  la  perdita  delf  Amata  Donna  fi  contrijla  f e fi  lamenta  , 

Oimè  ']  bei  vifo , oimè  *1  foave  guardo . 
ìE  per  la  lontananza  , 

Ogni  luogo  m’attriila  > ov'  io  non  veggio . 

^ come  per  la  prefen^a  fi  rallegra  » 

Volgendo  gli  occhi  al  mio  nuovo  colore . 

Il  che  apertiffmamente  dichiara  nella  Can^pne , 

Gentil  mia  donna  io  veggio . 

E nel  fecondo  libro  delle  mie  Rime  trovarete  chiari$màniente  deferitté 
quel , che  operi  la  lontananza  ; e quel  , che  la  prefenza  nelt  Amante  • 
a Dell'Odio.  Contrari  affetti,  convien,  che  daW  Odio  procedano  : del  quale  i proprio 
il  mai  non  perdonare , cd  il  difiar  il  danno , e la  morte  altrui,  come  ap- 
pare in  Sofoniiba  , la  qual  dice  ,, 

Ma  ferma  fon  di  odiarli  tutti  quanti 
E ficome  quelle  cofe  amiamo , che  ci  dilettano , cosi  quelle  , (he  ci  fonò 
dannofe  odiamo  . Il  che  vi  fi  fa  chiaro  in  quei  Sonetti , 

La  fera  difìarc  , odiar  l’Aurora  . 

Io  amai  Tempre  , cd  amo  fòrte  ancora  . 

Io  avrò  Tempre  in  odio  la  feneilra  . 

3 Dell’Ira  i DelC  Ira  , che  diremo  altro  , fe  non  che  offendo  ella  appetito  dell'  ingiuri 
ria  vendicare , la  quale  riputiamo  a noi  farfi , ove  altri  n'  offenda  , oci 
difpregi  j allora  n'adiriamo,  quando  difideriamo  la  vendetta  dell'  offefai 
qual  è , 

Per  far'  una  leggiadra  Tua  vendetta  • 

0 del  difpregio  , 

Che  folca  difprezzar  Tetate , e l’arco  ^ 

'Quanta  fuffe  lira  di  Amore  deWeffer  vinto  dall oneflà  di  Madonna  Lath^ 
ra,  fi  dipinfe  leggiadriffimamente  in  quella  comparazione  , 

Non  freme  così  ’l  mar  , quando  s'adira  . 

'guanto  ad  ingiuria  fi  recaffe  il  T empo  il  non  poter  la  fama  de'  mortali^ 
ofiurare , e feeo  fe  n' adir  affé,  chiaramente  s'efpreffe  ta  quelle  parole. 
Ingiuria  da  corruccio  , e non  da  fcherzo , 

Avvenir  quello  a me  , s’ io  folTe  in  Ciclo  , 

Non  dirò  primo  , ma  fecondo , o terzo  . 
ferciocchè  , quanto  è maggiore  la  perfona  offefa  , tanto  più  giuda  par 
Pira , e tanto  più  convien,  che  fia  grande , E nafee  , come  vedete  , dalla 
tìputazion  di  noi  deff;  perciocché,  riputandoci  noi  degni  di  qualche  bene, 
« di  qualche  onore  , filmiamo  farcifi  torto  , dove  noi  confegmamo  : con- 

ciof- 


Digitized  by  GoogU 


L 1 B R 0 P R I M O;  ' 


iioJ}i.ìeefath^  t effìcrcene  paja  iifprex^ati . Alflra  fi  contrapone  U Matu-  ^ j>ei^  Man^ 
fuctudine  , la  quale  acqueta  il  furore  t affretta  il  difio  della  vendetta  , e juetudine  > che 
nelt animo  genera  fofferen%a.  E di  lei  cagione  èTumil  preghiera,  il  cbie- 
ier  perdono , il  riconofcer'  il  fallo',  l’afflitto  fiato  di  quel , che  viene  a cvttume, 
mercede , dicendo  Madonna  Laura  appo  il  Petrarca  , 

Poi  fé  vinco  ti  vidi  dal  dolore  , 


Drizzai  *n  ce  gli  occhi  allor  foavemente 
E l'umano  e pietofo  parlar  del  medefimo  Poeta  operò  , che  Sofonisha  di» 
ceffe,  . 

Coflui  certo  per  le  gih  non  ini  fpiace . 
ed  acquifiar  pietà  appo  Dio  gli  poteano  quelle  parole  j 
Alto  Dio , a te  divotamente  rendo 


Pentito , c triflFo  de’  miei  si  fpefì  anni . B 

Ch’  io  conofco  il  mio  fallo  , e non  lo  (culo  . 

Seguita  , che  ragioniamo  della  Paura  , la  qual'  effer  fi  dice  Pafpettar  il  j Della  Paiua« 

male,  eh'  é da  prejfo  , e minaccia  ; e ridurre  a memoria  il  futuro  difpia- 

cere  . Laonde  quelli , che  temono  , nell'animo  fi  turbano  talmente  , che 

f enfiano  fioprafiar  loro  qualche  danna,  il  quaP  abbia  forr^a  di  contrifiarli. 

Jt  che  avviene  , fie  agevolmente  fi  credano  poter  ricevere  offefia  ; fie  tal 

riputino  il  male , che  con  agevole%%a  poffa  lor  fiopragiungere  ; fie  fiimino 

effer  da  preffo  quel , che  gli  abbia  ad  offendere  ; fie  avvifino  a lui  coma» 

dità  di  nuocere  non  mancare . ^efia  paura  chiararnente  efipreffa  trova» 

rete  in  quel  Sonetto , 

Io  temo  si  di  begli  occhi  ralTalco  2 

1a  cofe  , che  ci  generano  timore,  fiono  i mali,  che  ci  fioprafiatmo , gli  fide» 

gni.  Pire  altrui,  la  nimifià,  la  iniquità  , la  potenza  de'  nimici , la  nofira 

infermità  , la  propria  debole'T^'ip,  il  difetto  delle  ricche^Xf  » degli  amici, 

e di  tutte  quelle  for%e , che  ci  affeurano  . Onde  quefii  Sonetti  lignificano 

il  timore  del  Petrarca , 

La  vita  fugge  , e non  s'arreffa  un’  ora 

S’Amar  nuovo  conliglio  non  m'apporta  2 

lo  pur’  afcolto,  e non  odo  novella . 

Pace  non  trovo  , e non  ho  da  far  guerra  2 

Amor , che  nel  penzier  mio  vive , e regna  2 

ed  altri  non  pochi , i quali  legger  potrete  in  quel  Poeta  2 E con  le  mede» 

fitme  cofie  , con  le  quali  il  timor  nofiro  dimofiriamo  , negli  animi  altrui 

paura  generiamo  , fìcome  in  quefii  miei  Sonetti  , 

Anima  bella , che  ’l  bel  petto  reggi . ^ 

Quanti  dai  Tago  Ifpano  a l'Indo  Idafpe  . 

. . f 


Digitized  by  Google 


S4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

6 Della  Con/!-  ?<**'’<*  ^ contraria  la  Confidanza  , coti  convien  , che  venga 

daiwa . da  cofe  contrapofle  a quelle,  che  creano  timore',  e quelli,  che  fi  confidano, 

difpofti  fi  veggano  altramente  da  coloro  , che  temono  : conciojfiacoj'acbi 
noi  ci  confidiamo  , o perchè  crediamo  aver  prefi  nti  le  cofe  a noi  buone, 
e falutevoli , e che  fiecuri  ci  facciano  ; o perchè  filmiamo  efferci  loruane 
quelle  , che  danno  , o pericolo  , o timore  ci  apportano  . Pieni  di  tale  af- 
fetto fono  quei  Sonetti  ; 

Quando  v’odo  parlar  s)  dolcemente  . 

Ite  caldi  fofpiri  al  freddo  cuore  . E quefia  ballata  , 

Di  tempo  in  tempo  mi  lì  fa  men  dura  ; 

Che  direte  di  quella  Cannone  del  Petrarca  ! 

O afpcttata  in  Ciel  beata  , e bella  . E di  quefia  nofira  ? 

Padre  del  Ciel , che  tutto  muovi , e reggi . 

Hon  trattan  di  quelle  cofe,  che  fcacciano  le  paure,  e defiano  gli  ardimen- 
. . ti  negli  animi  di  coloro  , a cui  fi  diriz\^no  i Ala  in  quei  Sonetti  fi  vede 

chiaro  l'uno  , e l'altro  affetto  : 

Quando  il  voler  , che  con  due  fproni  ardenti . 

Che  fai  alma  ? che  peni!  ì avrem  mai  pace  ì 
Quefl’ umil  fiera  un  cor  di  Tigre , od’Orfa.  Ed  in  altri, 
‘biffai  di  quefie  pajfioni  s'è  detto  ; diciamo  dell' altre,  fe  vi  piace  . Vesp.' 
-Ala  che  altro  piacer  mi  può  al  prefente  ì feguite  pur  voi  : perchè  io  altra 
non  attendo  , Mitt.  Tra  gli  altri  affetti  , de'  quali  ci  refia  a dire  , ne  fi 

7 Della  Miferi-  incontro  prima  la  Mifericordia  , la  qual  dicono  cffer  cordoglio  , che 

cordia.  dell'  altrui  miferia  fentiamo,  quando  altri  a torto  la  patifee',  e crediamo, 

o noi  fieffi,  0 pur^  alcun  de'nofiri  in  lei  poter  altresì  cadere,  o pur  in  qual- 
che altra  filmile  infelicità  ; o perchè  ci  rechiamo  a memoria  il  medefimo, 
0 fimil  mate  effer  talvolta  a noi  fieffi  , over  ad  alcun  de'  nofiri  avvenu- 
to’, o perchè  il  futuro  temiamo^  Onde  il  Sofocleo  Tefeo  ,e  la  Tirgiiiana 
Didone  impararono  di  dar  foccorfo  agli  afflitti  dagli  affanni,  e danni  torà 
avvenuti  ; ed  il  cafo  di  Alafiniffa , e di  Sofonisba  moffe  il  Petrarca  tal- 
mente , eh'  egli  diffe  , 

Pien  di  pietate  era  io  penfando  il  brieve 
Spazio  al  gran  fuoco  di  due  tali  amanti  : 

Parcami  al  fol  aver’  il  cuor  di  neve  . 

* DelIoSdcgno.  mifericordia  s'oppongono  lo  Sdegno  , e P Invidia  : perchè  Vuna  e 
l'altra  paffione  è dolore , che  deW altrui  felicità  fi  prende  : ma  con  quefia 
Diffèrenaa  tra fdegno  viene  dalla  felicità  di  tale  , che  indegno  ne  fia\ 
fdegnoi  ed  invi- e l'invidia  dal  bene  de'  nofiri  pari,  o de'  fimi  li  a noi.  Laonde  così  lo  fde- 
• gno,  come  la  mifericordiaf  da’  buoni  cofiumi  deriva',  c l'invidia  da'trifii, 

e rei: 


Digìtized  by  GoogK 


LlBRaPRIMO. 

e rei  ; lo  fdegno  i nttribuifce  anco  a gr Iddìi  ; l’invidia  nikn  luogo  ba  iù 
loro  . E coloro,  che  {degnano  la  prosperità  de'  cattivi,  ed  indegni,  fi  ral- 
legrano della  felicità  de'  buoni . abbiamo  a fdegno  di  vedere  negl  inde-  Cagioni  di 
gni  non  già  i doni  dell’  animo  e della  natura  , quali  fono  le  vertà,  Pejfer  «oo , 
ben  nato  , la  bellexX<^  del  corpo , e la  fanità-,  ma  quei  beni,  cbe  alla  for- 
tuna s' attribuì fcono  , coni  è la  ricche%xo,  l'onore,  la  degnità  , la  poten- 
za . Z>i  che  indegni  fiimi  amo  gli  uomini  vili,  e t ignudi  di  verti , e colo- 
ro , che  non  gli  ufano  bene',  quali  fono  i fuperbi , ed  i difpregiatori  d’al- 
trui ; nè  ad  ogni  uomo  ogni  maniera  di  cofe  fia  bene  ; ma  tal  fi  conviene 
al  magnanimo  e gagliardo  , che  al  giufio  e modefio  fi  difdice  , come  fon 
tarmi . Onde  indegna  cofa  è tenuta  il  dare  ad  alcuno  quel , che  non  gli 
fia  bene,  majfimamente  quando  altri  il  meriterebbe  : perchè  ragionevol- 
mente par  , che  A)ace  fi  fdegnajfe , veggendo  ad  Vlijfe  darfi  l'armi  di 
Achille,  delle  quali  egli  era  più  degno  . £ la  difagguaglian%a  delle  perfo- 
ne  genera  fdegno,  quando  l inferiore  contende  col  Superiore  ; e quando  al 
vixjo  fi  dà  quel , che  per  vertù  degnamente  s'acquifia . Ed  il  prendere 
fdegno  è proprio  di  coloro,  che  veggono  onorare  gl’  indegni  di  quelt  ono-  Perfone  ; che 
re , al  quat  efjì  meritamente  pervennero  ; e de’  fav)  e buoni , i quali  co-  prendono  fdo^ 
tiofcono  il  diritto  e l onefio  , fe  avvien,  che  altrui  fi  faccia  torto  ; e degli  • 

onorati  e grandi , fe  a qualche  degnità  gtinferiori  fenica  merito  di  valo- 
re s'innahjmo-,  ed  ultimamente  di  tutti  coloro,  che  degni  di  quelle  cofe  fi 
{limano  , delle  quali  indegni  gli  altri  riputano  . Sigmficatrici  di  grave 
fdegno,  nato  dalla  indegnità  dei  luogo  e de’  cofiumi  delpaefe  , fono  quel- 
le parole  del  Petrarca  , Efemplo  I 

Per  non  veder  ne’  tuoi  quel , ch’a  te  fpiacque.  Ei 
In  tutte  l'altrc  cofe  affai  beata  , 

In  una  fola  a me  (lelTa  difpiacqui , 

Che  in  troppo  umil  tcrren  mi  trovai  nata  T 
^^t^anto  fdegno , che  dalP altrui  vi%to  proceda,  dttnofirano  alcuni  Sonetti  intende  quei 
del  Petrarca  , e quefio  mio  , contro  la  Corte 

Donna , che  di  beltà  ne  ìai  tant’  alta . 

Dopo  quefla  pafiìonc  feguita  l' Invidia  , la  qual’  è ( come  detto  abbiamo  ) ^ Dell’Invidia. 
dolore,  cbe  fentiamo  del  ben  de’nofiri  pan  , o de’  fimili  a noi , o che  tali 
ften  riputati  , ancorehè  fuffero  in  qualche  parte  inferiori,  fenica  che  della 
loro  felicità  danno  alcuno  riceviamo  : perchè  invidio fo  è quegli,  a cui 
dispiace  di  vedere  in  qualche  profpcrità  di  fortuna  , o pur  in  qualche  ec- 
cellen\a  di  natura  colui , che  non  gli  nuoce  . T al'  effer  fuole,  chi  motta 
onore,  e molta  Laude  ha  confcguilo  , quando  vide  alcun’  altro  per  li  pro- 
pr)  menti  innal7,are',  e chi  fi  fiudia  di  acquifiar ne,  quando  intende,ej}ervi 
• altrui 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


iiltruì  pervenuto . T ali  fono  coloro  tutti,  che  tra  loro  contendono,  ó fono 
daW  ardente  fiudio  , o dal  difiderio  delle  medcfme  eofe  accep  . Onde  il 
^ Tetrarca  : 

Quanta  invidia  ti  pono,  avara  terra  i Ei 
Io  era  un  di  color»  cui  piii  difpiace 
De  l’altrui  ben  » che  del  Tuo  mal  » vedendo 
Chi  m'avea  prefo  in  libertate  » e ’n  pace . 
iPd  a coloro , i quali  agevolmente  ielle  fatiche  loro  cogliono  il  fruttò  | 
hanno  invidia  quelli  » che  a gran  pena  , o pur  non  mai  pervengono  a cii^ 
thè  difiderano  . Di  quejla  invidia  tinto  il  Sole  parlava  i 
Or  convien  » che  t’accenda  ogni  mio  zelo 
SI  » ch'ai  mio  volo  addoppi  l'ira  i vanni  ', 

Ch’  io  porto  invidia  agli  uomini  » e noi  celo  l 
E come  delt altrui  felicità  l'invidiofo  s'attrifla,  così  dell'avverfltà  feu^i 
dubbio  convien  , che  t allegri , ficome  ci  fi  dimoflra  nel  Sonetto  » 

O invidia  nemica  di  vertute  . In  quel  verfo  , 

Del  mio  ben  pianga  » e del  mio  pianger  rida . 
ìb  OtUaCelo*  ^ *W»o  a mano  con  l'invidia  ne  viene  la  Gclofìa  , la  qual  non  é altròi 
fa  , che  cordoglio  ; o perciocché  altri  fi  gode  di  quel  , che  tu  brami;  o per  fo- 

fpetto,  che  altri  nell  Amore,  o nella  pojfejfione  della  cofa  amata  non  ti  fiò 
preferito,  ficome  da  noi  leggiadramente  s'efprejfe  in  quei  Sonetti  : 

O gelolia  d’ogni  mio  mal  prefaga . 

O geloha , che’  miei  diletti  ai  fpenti . 

Poiché  la  voftra  angelica  bcltadc . 

il  DelI’Emula-  E>alt altro  lato  mi  fi  fa  incontro  la  buona  invidia,  che  latinamente  Efflu- 
aivae  , lazione  fi  fa  nominare  ;ed  è certamente  dolore , che  nell"  animo  fi  fentA 

del  bene  altrui  , quando  il  difideri , e penfi  potere  , e dover  confeguirlo;^ 
non  perché  altri  il  po/fede  » ma  perché  tu  non  Pai . ^infia  infiamma  gli 
uomini  allo  fiudio  della  virtù  , quefta  nelP  amor  della^oria  gli  accendcp 
quefta  a gran  degnità  gli  conduce  . Di  quefia  parlano  quei  verfi  » 

Lei  non  v’invidio , c fuc  dolcezze  rare  » 

Se  non  quanto  da  voi  fon’  io  divifo  . In  quel  mio  Sonettòi 
Donne  mie  care  » che  sì  liete , e {belle . 

I»  D«1  Difpre-  ^ lei  fi  contrapone  il  Difpregio  : perché  , come  a'  beati  e gloriofi  invi- 
zio . dia  portiamo;  così  gl'infelici,  e coloro,  ne'  quali  ninna  cofa  degna  di  me- 

raviglia rifplcnda  , difpregiamo . Laonde  appo  Virgilio,  quanto  d’invidia 
Drance  a Turno  portava, in  tanto  difpregio  egli  era  da  lui  tcnuto.Scgui- 
1}  Della  Ver*  ta  poi  la  Vergogna,  la  qual  altro  non  é , che  molefiia  di  animo  nata  di  fo- 
Cofin*  1 . fpetto,  che  non  ci  s'attribuifea  a difonorc,  ed  a colpa  il  malfatto;  o quel, 

che 


1 


l 


Digitized  by  Cinigie 


E I B R O P R I M O*'  S7 

tke  fi  fa,  0 purè  quel,  che  fi  farà  . Contraria  a lei  é la  Sfacèlaìaggine,  U 
qual'  è in  eoloro  , che  non  hanno  qucfto  timor  d'infamia,  nè  queflo  fofpet- 
to,  ni  quefto  difpiacere  . ZH  quelle  cofc  ci  •vergogniamo , le  quali  offender 
poffono  la  riputao^ione  ,e  la  fama  nojlra  , o di  coloro  , de'  quali  noi  cura 
abbiamo  , dove  a noi  darfene  debba  la  colpa  . Di  generar  tal  vergogna 
jtegl’  Italiani  s'ingegna  il  Petrarca  , dicendo  : 

Volita  merce  , cui  tanto  fì  commife , 

Voftrc  voglie  divife 

Guaftan  del  mondo  la  più  bella  parte  I\lella  Contiene  , 

Italia  mia  benché  ’l  parlar  fìa  indarno  . 

'Ebbe  vergogna  quel  Poeta  delle  fue  giovenili  vanità  in  quei  ver  fi  i 
E del  mio  vaneggiar  vergogna  è ’l  frutto  . 

E vergognali  d'aver  taciute  le  lodi  di  Madonna  Laura  nel  Sonetto  : 
Vergognando  talor  , eh'  ancor  fi  taccia  . 

Deferivefi  la  Sfacciataggine  io  quelli  otto  Sonetti  da  me  fcritti,e  tolti  dal 
Vangelo  contro  la  farifaica  Jpocrifia  , de'  quali  è il  primo , 

L’empia  nemica  de  la  vera  fede . 

Molte  fono  le  cofe,  delle  quali  vergognarci  debbiamo  Epercìjè  soefferi 
vi  tutu  manifefte,  qui  non  ne  farò  parola',  ma  ,fe  alcuno  altro  farà,  che 
notiTja  averne  voleffe,  nel  mio  Poeta  d'una  in  una  tutte  leggerle  potrà 
Ed  in  fomma  tutto  quel , che  biafimo  , e infamia  ci  può  dare , a vergo- 
gna recarci  debbiamo  , ed  allora  più  , quando  n’avviene  in  prefent^a  di 
coloro  , il  cui  cofpotto  ci  fa  arroffire  . j^ali  fono  tutti  quelli  , i quali 
degni  di  riveren:^a,  e di  onore,  e di  meraviglia  fiimiamo  , e da’  quali  noi 
effer  lodati  , ed  onorati , e pregiati  difideriamo  ; e quelli  ancora  , i qua- 
li temiamo  , non  abbiano  a dir  mal  di  noi  o ragionando  , o fcrivendo . 
Anxj  il  timore,  che  a cojloro  non  fi  riporti  di  noi  cofa,  che  brutta  e bia- 
fimevol  fia  ,i  cagione , che  vergognarci  faccia  la  prefentgi  di  quei  , cha 
riportar  loro  il  noflro  mal  fatto , o mal  detto  porieno  . Laonde  , perché 
tra  loro  fi  portano  riverem^a  gli  amanti  , l'uno  fi  vergogna  nel  cofpetttt 
dell  altro  , come  nelle  Rime  da  lor  cantate  troverete  . Ed  i vergognofi, 
come  fuggono  il  difoneflo  , e’I  difdicevole  , così  volentieri  alP  onefta, 
ed  al  dicevole  s’appigliano  : dicendo  Amore  appo  il  Petrarca  , • 

Da  mill'  atti  ìnonelH  l'ho  ritratto  , 

Che  mai  per  alcun  patto 
A lui  piacer  non  poteo  cofa  vile  j 
Giovene  fchivo  , e vergognofo  in  atto  J Et  in  penzief  ? 
’^efle  fono  le  paffoni , che  la  mente  turbano  , e tali  fono  le  cofe  , chi 
V animo  gravemente  ti  muovpno , ficome  Arifiotele  ce  l'infcgna  . Vssp.' 

a ‘ ' 


14  Della  S£io*' 


Digitized  by  Google 


I luoghi, 
k Paflioiii 
vano  . 


Efem^li  ; 


L’AhitQ  i 


58  DELLA  POETICA  TOSCANA 

onde  Moflratmi  per  nome  i luoghi  loro  , e come  fe  ne  deriv  ino  . Min.  Il  farò 
deri-  volentieri , ancorché  io  fappia  non  effervi  to'  luoghi  nafcojU  , i quali  fo> 
no  l'Abito,  la  Difpoftgione,  la  Fortuna, t Età,l‘ Amicizia, U Parentela,  e 
I altre  cofe  alla  perfona  attribuite  ; e parimente  , il  Tempo,  il  Luogo , la 
Cagione,  il  Modo,  la  Materia,  il  Simile  divifo  in  tre,  cioè  nella  Immagi- 
ne, nella  Compar  anione, e nello  Efemplo;  e la  Differenza,  il  Contrario,  la 
Compararjone  del  più,  del  meno,  e del  pari . Come  da  quejìi  luoghi,  qttafi 
da  fonti  gli  affetti  fi  derivano,  il  vi  mofirerò  con  quelli  efempti,che  pri- 
ma innanzi  mi  fi  faranno  fenza  riguardo  , che  dalle  Rime  del  Petrarca  , 

0 di  Dante  , 0 dalle  mie  fi  prendano  , E vi  bafierà  , che  la  cofa  per  loro 
s'intenda.  Vesp.  Perchè  noi  Anzi  con  li  voflri  fcritti  più  chiarezK,a 
darmene  potrete  , come  colui , che  fiete  certa,  con  qual'  arte  compofii  gli 
abbiate  . Min.  L'Abito  adunque , acciocché  dall’AbitOi  cominciamo  , di- 
pioftra  meraviglia  nella  Canzone , 

Chiare  , frefehe  , c dolci  acque  1 

Così  carco  d’  obblto . Ed  in  quella  mia  i 

Mirando  un  giorno  . 

£ mentre  incendo  a rimirarla  fìfo 
Tutto  da  me  divifo . 

furore  , e Difdegno  , nel  T rionfo  della  Caflità  : 

Tanto  Amor  venne  pronto  a lei  ferire . E 
Quand'  io  ’l  vidi  pien  d’ira , e di  difdegno  . 

Ira , e Dolore , nel  1 1 1.  Can.  dell'Inferno  : 

Ma  queir  anime , eh'  cran  lalTc , c nude 
Di  che  fi  genera  Odio  e Sdegno  negli  animi  altrui,  ed  Iracondia,  nel  me- 
defìmo  Can. 

Caron  Dimonio,  con  occhi  di  bragia  ' 

Ed  infaziubile  Ingordigia  , nel  vi. 

Cerbero,  fìera  crudele  , c diverfa  . 

Superbia  furiofa  , nel  xiv. 

Chi  è quel  grande  , che  non  par , che  curi . 

Allegrezza  di  animo  sbigottito  , nel  i. 

. E come  quei , che  con  lena  affannata 
Modeftia  di  vergognofo , nel  medefimo  Can. 

Rifpofi  lui  con  vergognofa  fronte  . 

Compaffionc,  nel  v. 

E caddi , come  corpo  morto  cade.  E ’/  Petrarca  nel  Sonetto, 
Quella  umil  fera,  un  cor  di  Tigre,  o d’Orfa.  E nella  mia  Canz- 
Alma  Rcal. 

Sici- 


Digitized  by  Coogle 


L I B R O P R I M 
Sicilia  tutta  un  lagrimofo  nembo 

Ia  Difpoftxjone  foi  del  corpo  apporta  dolore  a'  rigkirdanii,  nel  Sonetto': 
Poiché  mia  fpemc , &c.  ’ 

E fuggo  ancor  cosi  debile  , c zoppo 
£d  in  quel  mio . Felice  pianta , 

Arde  pungendo  , e fuor  del  petto  fvelle 
E nel  XXXII.  Cun,  dell'Inferno  : 

Ogni  una  in  giù  tcnca  volta  la  faccia  t >§ 

Pofcia  vid’  io  mille  vili  cagnazzi . 

Miferabilc  ancora  è quella  difpofrjtione  dell'animo  nella  mia  Can%pni, 
Alma  Reai, 

L’aria  non  è si  tencbrofa , e trilla  i 

Qual’  è ’l  mio  cuor  fcnza  la  bella  villa Ed 

Or  , che  n’è  lunge  , quanto  veggo  , e fcerno  , 

Tutto  mi  fcmbra  un  dolorofo  verno . Ed 
Ah  privo  di  quel  ben , eh'  era  qui  meco  , 

Mi  Ilo  mifero  e cicco  . 

Zo  Studio  della  vertit  muove  anco  a pietà , pcome  nel  T rionfo  della  Ca- 
fiità  : I dico  Dido  , 

Cui  Hudio  d'oneHate  a morte  fpinfe 
Similmente  la  Fortuna  : 

Amor  quando  fioria  . E 

Mia  benigna  fortuna  , e ’l  viver  lieto  T Ed 

O rara  al  mondo,  c mifcrabil  forte  . £ nella  Can%.  Italia  mìa.’ 

FaHidirc  il  vicino  (volgo. 

Povero, c le  fortune  afflitte  e fpartc.f  nel  Sonetto  Quand’  io  mi 

Ch’  io  porto  invidia  ad  ogni  cllrcma  forte  . 

Nè  vai  poco  l'Età  a generar  compajfione  , quaf  è nel  mio  Sonetto  , 
Volgi  in  qua  gli  occhi , 

Cadde  collui , quando  il  nollro  giocondo 

Lieto  fiato  comincia  ad  elTcr  caro  . E nel  primo  Proteo  } 

Quella  piangendo  pargoletta  , e nuda , 

E nella  Cannone  del  Petrarca  , Spirito  gentil . 

E ’l  vulgo  inerme 

De  la  tenera  etate , e i vecchi  fianchi  l 
Nè  meno  il  Sejfo , ' . 

Le  donne  lagrimofc 
Muove  tal  volta  ad  ira  il  $effo  con  l'Età  ; 

Or  vedi  Amor , che  giovenctta  donna  i 

H z Che 


La  Dìrpolìzio* 

DC  . 


Lo  Studio. 

La  Fortuna, 

* 1 

L’Eci; 

liSehOi' 


Digitized  by  Google 


1 dell 

Amicizia, e del' 
la  Parencela . 

La  IVuria , 
il  LuoS9  > 


Il  Tempo; 


Cagione  ? 
llMod4l 


Jo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

• Che  iireiH  de'  legami  iella  Parentela  , e delt  Amiflà  ì quanto  firingono. 

• to'  nodi  della  pietà  J Nel  T rionfo  della  Morte  , (Ciel . 

Altri  so,  che  n’avri  più  di  me  doglia.  £ nella  Can%.  Padre  dei 
Donne,  figli,  parenti,  amici,  e frati . £ nel  primo  Proteo  , 

Le  poverelle , & infelici  madri . 

'^anto  con  ira,  e con  difdegnoì  Nella  medeftma  Cant^.  Padre  del  Ciel. 

Non  ha  si  fermo  , e caro  nodo  il  fangue . 

£(Z  Patria  ancora  defla  gli  /Icjft  affetti  . Nella  Cannone  , Italia  mia  : 
Non  c quello  il  terrea  , eh*  io  toccai  pria  ì 
Ni  fa  chi  dubiti , che  'I  Luogo  non  vaglia  molto  a dejiar  le  medefime 
paffioni . Di  che  , s'egli  non  ha  cofa,  che  a religione  s'appartenga,  faran 
quefli  efempli , Nella  Catt'^one , Italia  mia  : 

Vollre  voglie  divife 

GuaAan  del  mondo  la  più  bella  parte £ 

Mira  nel  tuo  felice  almo  paefe  . Nella  Can-g.  Padre  del  Ciel . 
3Wj,  s'egli  fta  [agro,  cerne  muova  a /degno,  in  quei  verfi  chiaro  il  vedrai, 
£ non  vi  caglia , 

Che  ’l  fepolcro  di  Crido  è ’n  man  di  cani . 

Come  ftgnifìchi  allcgrex^a,  in  quefli,  che  fon  del  mio  Proteo  fecondo  , 

£ per  gli  altari  intorno 
Le  calle  donne  con  le  mani  al  Cielo 
Z>al  Tempo  fmilmente  la  paflione  fl  fa  più  grave, quafé  in  quel  mio  Sóni 
£ mi  par  grave  , il  giovcnilc  afpetto 
Aver  cangiato  ai  variar  degli  anni  « Ed  in  quefli  del  Petrarca. 
Tcnncmi  Amor  anni  vent’  uno  ardendo  . £ 

Tutta  la  mia  fiorita,  e verde  ctate.  £ negli  altri,  che  fcguitanol 
óve  la  lunghcT^x^t  del  tempo  accrefee  tafetto  , ficome  la  brevità  nella 
Can'gtne  , Standomi  un  giorno . 

Breve  ora  opprefle  , c poco  fpazio  afeonde 
L’altc  ricchezze  a nuli’  altre  feconde . 

,£  tanto  più  , quando  i inopinato  , qual’  è : 

Tempo  non  mi  parca  da  far  riparo  . Nel  Sonetto  f 
Era  *1  giorno , eh’  al  Sol  fi  fcoloraro . 

Ove  fi  nota  il  Tempo  a Dio  conflagrato . Né  meno  dalle  Cagioni , 
Tacendo,  amando  quafi  a morte  corfe  . E, 

Che  di  vollro  fallir  morte  fodene  . £ 

Cosi  di  ben’ amar  porto  tormento.  £ 

Che  per  amar’  altrui , odio  me  deflb . 

^odo  ancora  fi  trae  l'affetto  : 

Cela- 


Digitized  by  Google 


L I B R O P R I M 0;  4t, 

Cclaramentc  Amor  l’arco  riprcfe , 

Com’  uom , ch’a  noccr  luogo , c tempo  afpctta  ^ £ 

Poi  repente  tempefta 

Orientai  turbò  si  l’acre  , e Tonde , 

Che  la  nave  pcrcoflTe  ad  uno  fcoglio  . 
f Ja//a  Materia^  nella  qml  fi  vede,  con  qual f acuiti, Con  quale 
to  la  cofa  avvenga  : 

Parte  prcfi  in  battaglia , c parte  ucci/ì , 

Parte  feriti  da’  pungenti  (Irali . £d 
Io  piango , ed  ella  il  volto 

Con  le  fuc  man  ra’afciuga,e  poi  fofpira.1?  nel  $ .C4n.iclt: Infermo: 
Quivi  fofpiri  ) pianti , ed  altri  guai 
l^onavan  per  Tacr  fenza  Beile . 
il  padelle  volte  con  la  materia  il  modo  fi  congiunge.J^  ddl'Efernplo, 
£d  è queBo  del  Teme  , 

Per  piò  dolor,  del  Popol  fenza  legge , 

Al  qual , come  B legge , 

Mario  aperfe  si  ’l  fianco . Nella  Canr^.  Italia  mia  JS 
Che  prò  di  tanto , c si  diverfo  Buolo 
Al  Re  di  Siria , e di  si  gran  Tefauro  ì 
Ter  defiar'  ardimento,  e virtà  negli  animi  Agghiacciati,  e dubitofi.  Nel^ 
la  Canxpne  , Padre  del  Ciel , 

Quattro  famofe  feBe . 

Ter  render  graxie.Nella  Can-^one,  Alma,cd  antica  niadre.  Dalla  Com^ 
parai^one,  nel  Sonetto, Volgi  in  quk  gli  occhi,  per  generar  compierne, 
Quafi  un  bel  fior , che  fpentu  in  terra  languc . 

E nel  T rionfo  della  Caflità  . 

Com’  uom , eh’  è fano , e *n  un  momento  ammorba  . £ 

Qual  ph'i  diverfa , e nova 

Cofa  fij  mai  in  qualche  Branio  clima  ; 

Quella,  fc  ben  fi  Bima, 

Piò  mi  raflèmbra  ; a tal  fon  giunto  Amore  : 

Dalt  Immagine , per  muovere  a compajfme.  Ne’  Sonetti; 

L’ Immagi  n Donna  . 

Alto , vago  , foave  , empio  penziero  T 
Tornami  a mente  . E nella  Cantone  ; 

Alma  Rcal. 

E perch’  io  pianga  con  piò  larga  vena  , 

Amor  con  la  memoria  allo  ’ntcUctto 

Mch 


Ia  Maceria  » 


L’EfempM , 


^ Compaq 
tme. 


Digìlized  by  Google 


6z  DELLA  POETICA  TOSCANA 

MoHra  i piacer  da  lui  nel  cuor  deferitti.  £ nella  mia  Can^ené, 

, Mirando  un  giorno. 

Ancor  qui  mi  riluce 
Nel  cuor  Timmagin  di  quel  vivo  Sole 
£e  vifìoni  ancora  della  Can:;one, Standomi  un  giorno.^  di  quella  mia. 
Mirando  un  giorno.  E di  qucjl'  altra,  Liete,  frcrche,  e dolci  ombrc> 
quelle  flange  ; 

Sovra  le  verdi  fronde  • E 
Di  quel  felice  feno . 

La  Differenia.  Comprendono  immagini  da  generar  pietà.  Dàlia  Differemi^a,  nel  Sonetto) 
Fcrch’  io  t'abbia  guardato  di  menzogna 
A mio  podere  , ecl  onorato  aflai , 

Ingrata  lingua  ; già  perb  non  m'ai 
Rcnduto  onor , ma  latto  ira  , e vergogna 
La  diffimil  Por-  Il  che  vale  a far  odiofo . Dalla  dijfimil  Fortuna,  per  defiare  eompaffione] 
• O fortunati , fe  '1  primiero  lume  . 

Ma  s’io  mi  parto  dal  mio  vivo  Sole  . Nel  Sonetto , 

Vago  augelletto. 

Dal  Contrario.  Dal  Contrario , 

S' il  dilli  mai , &c.' 

Ma  s’io  noi  diffì. 

Dal  Pili  al  me-  P"'*  tneno  , a dimoflrare  , quanto  era  dogliofo  quello  fato  : 
no.  Che  fìa  dciraltre  , fc  queft’  arfe  , ed  alfe  . 

Se  la  Morte  non  perdonò  a lei,  quanto  meno  all'  altre  di  minor’  eccellen 
“Za  perdonerà  ì E 

Ch’  appena  ofo  penfarne  . 

Se  non  ofà  penfarne  , quanto  meno  ardifee  di  parlarne  ì E 
Ch’  io  no  ’l  so  ripenzar , non  che  ridire  . 

Dal  Meno  al  Dal  Meno  al  più,  nella  Can%^.  Alraa,cd  antica  madre, per  render  graye, 
più . Che  nome  avrà  collui 

Vie  maggior  di  colui  ì 

E nella  Cc«5C.  Spirto  gentil  , per  muovere  a pietà,  ed  a vendetta  , 
Quanta  gloria  ti  fia  , 

Dir  ! gii  altri  l’aitar  giovane  e forre  ; 

Quelli  in  vecchiezza  la  fcampb  da  morte 
Ed  a fignifcar  lafor%a  iT Amore  , 

Ch’  ancor,  lairo,m’uifiamma 

Eflendo  fpenta  ; or  che  fca  dunque  ardendo  ì B 
Che  farei  dunque  gli  occhi  fuoi  guardando  i 

Dal 


Digitizod  by  Google 


l li 


L I B R O P R I M O.  6j 


Dd  Pari,  per  compaffione,  e pietà  trovare  : Dal  pj,; . 

S’onelto  amor  pub  meritar  mercede . E 
Cefare,  poi  che  ’l  tradicor  d’Egitto  . Ji 
LafTo  , non  a Maria  , non  nocque  a Pietro 
La  fede  , ch’a  me  fol  tanto  è nemica  . 

■}l  che  odio  all'amata  Donna  acqitiflar  dovea:  perciocché  fe  d quelli  giovòi 
la  fede,  a lui  parimente  giovar  dovea.  Dal  diffinire,  e dal  deferivere  an-  La 
cora  trarft  l’affetto  fuole  j ficomc  là,  dove  dal  Petrarca  fu  diffinita,  e rfe-^ 
fcritta  la  morte  dell"  amata  Donna  : 

Occhi  miei  , ofeurato  è 'I  noftro  Sole  ' 

Che  altro  era  agli  occhi  di  lui  il  morir  di  lei, che  perdere  il  fuo  Sole  ì Ed 
Or'  ai  fatto  redremo  di  tua  polTa.  E 

Lafeiato  ai  Morte  fenza  Sole  il  Mondo  . Ed 
Invide  Parche,  s)  ripentc  il  fufo 
Troncane  , ch'attorcea  foave  , e chiaro 
Stame  al  mio  laccio  ; e quell'  aurato,  e raro 
Strale , onde  Morte  piacque  oltra  noftr’  ufo 
E da  me  la  dipartita  , 

Tu  mi  lafciafti  il  Ciel  voto  di  Stelle  . Nella  Cau^.  Alma  Rcal. 

£ dall'Opinione  ; ftcome  in  quei  Sonetti , L’Opinione, 

Qual  paura  ho  . 

Solca  lontana . 

O mifera , ed  orribil  vifione 
In  dubbio  di  mio  (lato  . 


0 dolci  fguardi  . 

1 pur  afcolto  . 

Ben  fapev’  io  , che  naturai  conllglio  " 

E maffimamente  , quando  l’accidente  trapaffa  la  noflrà  ìredenga  qual’ti 
Che  ’n  Dee  non  credev’  io  regnafle  Morte  • 

E dall'  ampliare,  ed  ingrandire , qual'  è : 

Togliendo  anzi  per  lei  fempre  trar  guai 
Che  cantar  per  qualunque , c di  tal  piaga 
Morir  contenta  , c viver  in  tal  nodo  . 

'J^anto  dolore  apportar  dovea  la  Marte  di  colei , per  cui  lo  trarfempri 


L’AmpIiire,  fe 
rAccrcfcere, 


guai  era  pià  dolce  , che  per  qualunque  altra  cantare  ì E 
Ch'  io  porto  invidia  ad  ogni  cifre  ma  forte  . 

'guanto  miferabil  fopra  ogni  altra  effer  dovea  la  fortuna  di  colui  , thè  ad  Cofe  dà  ttsùi‘ 
ogni  e/lrema  forte  invidia  portava  ì Ma  perchè  io  mi  vado  in  quejìa  ma- 
teria  dilatandoìpoiché  in  altra  parte  trattar  fi  conviene, conte  ampliamo,  ’ 

licen- 


Digitized  by  Google 


<S4  DELLA  POETICA  TOSCANA  LIB.  i: 

licentìà  « noi  fleffi  concediamo  di  Uberamente  parlare , n'adiriamo , fdé~ 
gniamo  , minacciamo  , abominiamo,  preghiamo , riprendiamo  , perfegui- 
tiamo,  gridiamo,  ci  meravigliamo  , ne  lamentiamo,  deliberiamo,  dubitia» 
mo,  innanttj  agli  occhi  rechiamo,  dal  propofito  rimoviamo  , dijfmnliamo, 
tacciamo  , come  tutte  l' altre  forme  del  fcntimento,  e del  dire  a ftgnifica^ 

( ^i^onclufionej  ft  * movimenti  delf  animo  uftamo  . Già  credo , Signor  mio  caro,  lunga^ 
del  Ragiguarc,  mente  , per  quanto  il  modo  mprefo  a tenere  in  queflo  ragionamento  mi 
concedeva  , aver  trattato  della  Favola  , e de’  Coflumi , e degli  Affetti 
•'  Due  altre  parti  delt  Epica  Poefia  rimangono  , delle  quali  meglio  in  <U- 
fparte  e feparatamente  ragioneremo  , Vesp.  Volete  voi  dire  il  fentimen» 
to  , eie  parole  . Min.  Dt  quefle  due  cofe  appunto  intendo  : perciocchi 
delP  altre  parti  della  Poefta  trattaremo  , quando  della  Scenica  , e dell4 
Dilpofiiione  di  Melica  ragioneremo  . E , perciocché  oggi  s’é  detto  affai,  fe  vi  piace,  pri- 
queU '•’e.  ma  di  quefle  due  maniere  di  Poefta  il  ragionare  , e poi  del  pentimento  c 
NC  aragipnarc,  p^yoU  rifervift  a domane  . Vesp.  Ancorché  udendo  io  , mi  fia  piit 
accefo  d’intender  toflo  ciò,  che  di  quefla  materia  trattar  ft  conviene',  non- 
dimeno sì  per  dar  ripofo  a voi , e sì  perché  il  prefente  ragionamento  non 
trapaffi  quei  termini , oltre  a quaU  gir  non  fi  può  fen%a  altrui  faflidire  , 
'volentieri  confento  al  parer  voflro  . E , perciocchè’l  Sig.Angelo  Coflan- 
<go,  ed  il  Sig.  Bernardino  Rota,  ed  il  Sig.  Ferrante  Carafa  nulla  meno  di 
. me  fono  del  voflro  Poeta  fludioft,  e deftdcrano  con  voi  ragtonare,darò  lo- 

ro il  mio  luogo  . E qui , com’  oggi  tacendo  effi  flati  fono  intentamente  ad 
udire  ; così  io  ci  farò  domane  intento,e  tacito  uditore.  An«.  lo  domande- 
Sceuica  . rò  della  Scenica  Pocfia:  perciocché  a’  noflri  tempi  molti  ne  ferivano  fen- 
Melica  . arte.  RtK.Ed  io  della  Mclica:perttocché  inftn'  a qui  da  niuno  s’é  fcrit- 

to  perfettamente,  come  il  Melico  Poema  compor  ft  debba  . Fer.  Ed  io  del 
bciitimento.'  fcntimento  , e delle  parole  : percioccisé  in  quefle  due  parti  priniipalmente 
Paiole  I conflfle  tutto  lo  flile',  del  quale,  fapcte,che  gli  antichi  Rettoria  fecer  mol- 

ti libri . Min.  Che  far  pofs’  io , né  debbo  , fe  non  prefliffmamente  ubbi- 
dirvi ì Domandatemi  pur  voi  di  quel,  che  a trattare  fi  riferva,  come  vi 
parrà  , ed  io  di  rifpondervi  m'apparecchierò  . Piaccia  al  divino  Amore  , 
il  qual’  é il  vero  Apollo  de’ Poeti, di  fpirami  vertù  da  potervi  foddisfare. 


U Piiie  ^cl  Primo  Libro  della  Poetica  Tofcaoa 


Digitized  by  Google 


DELLA 

POETICA  TOSCANA 

DEL 

SIC.  ANTONIO  MINTURNO 

SECONDO  RAGIONAMENTO. 

ANGELO  COSTANZO  , E 'L  MINTTJRNO. 

H E cofa.  è la  Scenica  Poefta  ì Min.  ImitaTjone  di 
cofe,  che  fi  rapprefentino  in  Teatro,  fotta  una  rna~ 
teria  intera  , e perfetta,  e di  certa  grandezza  com- 
prefe  : la  qual  fi  fa,  non  fempliccmente  narrando, 
ma  introducendo  pcrfone  in  atto  , e in  ragionamcn- 
to,e  con  dir  foave,  e dilcttcvolr,  nè  feaga  canto,  nè 
fenxa  ballo,  cioè,  or  con  una  fola  di  tutte  queflc  tre 
cofe,or  con  duc,ed  or  con  tutte  tre  infieme\nè  fenga 
apparecchiamento  alla  qualità  di  ciafeuna  materia  conveniente  , per  di- 
lettare a'riguardanti  con  profitto . Ano.  Di  quante  maniere  fono  le  cofe, 
che  ne'  Teatri  fi  rapprefentano  ì Min.  Di  tre  ; perciocché  parte  ne  fono 
gravi,  e rare,  e di  perfone  principali,  e grandi,  ed  illttfiri,  le  quali  prende 
ad  imitare  il  T ragico  Poeta  ; parte  meg^ne  , e comuni  , e di  perfone, 
che  vivono  in  contado,  o pur'  in  Città,  ed  attendono  a'  coltivamenti  della 
terra,  al  foldo,  alle  mercatangie,  ad  altri  fimili  guadagni,  le  quali  il  Co- 
mico come  propia  materia  deferive  . Parte  umili,  c bajfe,e  da  ridere,e  di 
perfone  degnijfime  di  muovere  a fare  gran  rifa,le  quali  il  Satirico  ci  rap- 
prefenta.  Ano.  Adunque  la  Scenica  Poefita  fi  parte  in  tre  ì Min.  Tre  ap- 
jiuiito  jotio  le  parti  di  lei,  delle  quali  Tragedia  la  prima  da  tutti  è nomi- 
nata', la  feconda  Comnicdia;/4  ter%a  dagli  antichi  Satira  fi  diffc.\Kc..Di 
quelle,  qual  fia  ciafeuna,  domanderò  poi  dijìintamentc  . Ma  ora  difidcro, 
mi  fi  dichiarino  t altre  particelle  della  diffinigione  . Min.  Per  voi  fieffo 
chiare  le  vi  farete,fe  a memoria  vi  riducerete,)cri  nel  ragionare  effere  fia- 
to detto,  che  ’l  Poeta  Scenico  è differente  dal  Lirico, e dall'Epico  nel  mo- 
do dell’ imitare:  perciocché  il  Lirico  narra  fempliccmente,  e fenga  deporre 
la  fua  propia  perfona  , e C Epico  or  la  ritiene,  or  la  depone,  parte  fempli- 
cemente  narrando,  parte  introducendo  altrui  a ragionare  . Ma  qiicfii,  del 
quale  ora  parliamo  , dal  principio  infin’  alP  eflremo  è veftito  deli'  altrui', 
ficomc  nelle  Tragedie  di  Sofocle,  e di  Euripide,  delle  quali  già  nofire  al- 
quante per  t opera  e fatica  del  Dolce,  e delt  Alemanni, due  chiariljimi  or- 
namenti della  nofira  lingua,  fi  fono  fatte,  e nelle  Commedie  di  Tcren'Zjo, 
t di  Plauto  potrà  ciafcuno  vedere . E la  piacevolet^'^a,  e foavità  del  dire 

1 non 


Dtlla  Scenica 
Poefia . 

Diffini'zioiie_> 
della  Scenica. 


Materia  Scem'- 
ca  di  tre  ma- 
niere . 

1 Grave . 
a Comune. 

I Balla  . 


Specie  deIIa_J 
Scenica_i>  fona 
tre  . 

1 Tragedia  . 
a Commedia  i 
3 Satira  . 

Modo  Scenico, 
ond’  è dilieren- 
ce  dal  Lirico  , 
ed  Epico . 


Tragedie  tra- 
dotte dal  Dolce, 
edairAiemamii. 

Soavità  Scenica. 


Digitizéd  by  Google 


66  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Dal  Suono.'  «oh  pur  viene  dal  fuono,e  da  tempi  delle  parole  fotta  certa  legge  di  ft!la~ 
Da’  Verfi  . ^ dal  canto  ancora,  che  con  li  ver  fi, e con  le  rime 

Dal  Canto  . s'accompagna-,  e nella  Comica, e nella  Satirica  Pocfia  fpecialmente  dal  fe- 
Da  Moto  . fievole  motteggiare.  Asa.  Adunque  il  dir  libcro,e  fciolto,chc  FroCichia- 
Che  la  Corning  miamo,  ed  oggi  tifiamo  nelle  Commedie,  rimarrà  fuori  della  Scenica  pia- 

vére^in%érfi*  canti,  e di  leggiadri  motti 

coiitio  alli  Mo-  conditi  procede  . Min.  Così  é per  certo  . Né  quefta  ufanga  di  fcrivcre  in 
itemi . Profa  la  Commedia  , nuovamente  introdotta  da’ngegni , non  dirò  ignari 

del  vero  ftile, che  in  qitefla  Poefia  tener  fi  dovrebbe, ma  poco  atti  al  verfo, 
Opiiiiont  de’  mi  s'è  potuto  mai  dare  a credere,  che  fuffe  buona.  E difpiacemi,che  tab- 
daM  fn  dueRal  hiano  feguita  uomini  dotti , e nello  fcrivere  pregi.iti , tra'  quali  fiete 
gioui . • f^oi , Sig.  Angelo  , e Sig.  Bernardino,  che  dopo  tante  , e sì  belle  e vaghe 
compofinfioni  in  verfi  , e in  rime  , avete  quefio  modo  nel  far  Commedie 
fervalo.  Ano,  lo  ho  riputato  infin  a qui  lo  ‘nventore  di  tal'  ufanga  mol- 
I Ragi'orte,  che  to  giudiciofo  per  due  ragioni . L'ima  é,  che  7 tener  qiieflo  Jìile , nel  quale 
}fa  ^neìii  ^ comodamente  , ed  attamente  dimoflrare  , dove 

proli  ch’è  più  ciò  dagli  antichi  Scrittori , da'  quali  efemplo  prender  dobbiamo  , ci  fu 
comodi  a fi.  conceduto,  {limar  fi  convenga  ben  fatto  . Ma  voi  medefimo  nell'  altro  ra- 
aien*^,^*  * gion.xmcnto  ci  dicefle,  la  Poefia  non  cjfer  più  del  verfo  , che  della  profa  ; 

ed  alquanti  degli  antichi,  nel  numero  de'  quali  fon  pofii  Sofrone  e Scnar- 
I co  , avere  in  quella  poeticamente  fcritto  . Nè  dubita  veruno  , che  'I  par- 

lar libero  , e fciolto  de'  legami  delle  fillabe , e de'  piedi  non  fu  più  co- 
* Rag^one,  che  modo  , ed  atto  a fignificare  i noflri  pensieri  • L' altra  è , che  a cofe  ca- 
a^°ano'U'r°fiV  ^ quelle,  che  nella  Commedia  fi  trattano, e fi  rcca- 

mili  alla  jpròf^  innanzi  agli  occhi, è richieflo  il  dire  più  fitmile  alla  profa,chc  al  verfo. 
come  i (binici  11  che  apertamente  appare  nc'Comici  Latini , i verfi  de'  quali , eome  che 

* con  certa  mifura  fifaceffero,  nulladimeno  fono  tali,che  a gran  pena  d.ilU 
profa  fi  conofeono . E benché  quelli  aveffero  di  verfi  maniera  tale  , noi 
(perciocché  non  l abbiamo , concio(fiacofaché  il  dire  in  rima  fia  molto  dif- 
fimile  alla  profa)  trovar'  a lei  fomigliante  parlare, altro  che  lei  {lcffa,non 

a Ragione  dall’  polfiamo.  Dappoi,  perché  la  pruova  è maefira  delle  cofe, trovando  noi  più 
£/perienza.  gragia,e  più  leggiadria  nelle  Commedie  fcritte  in  profa,che  nelle  fatte  in 
verfi,  più  di  queflo,che  di  quel  modo  doverfi  quelle  fcrivere  giudichiamo. 

Rifutaiione-»  MiN.J^f^f  ragioni,e  qiicfii  argomenti  fono  di  tale  apparenza, che, fe  non 
eoment^”  /cwopre  lo  'nganno  in  lei  nafeofìo  , agevolmente  porieno  far  concluftone 
Che  ’l  giiidicio  buona,  e degna  d'effer  tenuta  fufanxa,  da  me  biafimata,  riputare  . 
degli  Antichi  fi  Ma  io  non  crederò,  che  voi  {limiate  più  giudi ciofi  i Moderni,  che  gli  An- 
debba  preporre  tiebi  nelle  cofe  da  loro  trovate , e fatte  perfette  . Ano.  Non  certamente. 

ìA.iv.An%i,quei  Moderni  fio  m'avvifo,che  da  voi  fi  tengan  di  laude  più  de- 

* " g”i> 


Digitized  by  Googic 


_v  X 


LIBRO  SECONDO.  «7 

gtti,  tht  più  fanno  gli  Antichi  imitare, e più  loro  s’ appreffano'.  Attó.Certò 
sì.ìAts.fl  che  agevolmente  troverà  vero,  chi  per  tutte  farti, e per  eiaJ 
fcuna  dottrina  farà  difcorfo,  cominciando  dalla  Poefta,  della  quale  or  qui 
ragioniamo  e fegiiitando  poi  per  la  T eologia  , e per  la  Filofofia  , e per 
tutte  le  parti  della  Matematica',  e difeendendo  alla  Pittura, alla  Scultura, 
alla  Fabbrica,  ed  a ciafeun'  altra  meccanica  f acuità.  Ano.  Non  poniamo 
il  tempo  in  ciò  dimoflrare  : perciocché  non  é da  dubitarne  .Min.  Poiché 
il  giudicio  degli  Antichi  é migliore, e più  degno, che  appigliarci  a lui  dob- 
biamo  , e ( benché  di  alquanti  nc  tempi  loro  la  Poefta  fuffe  in  profa,  non 
però  mai  fi  retò  in  T eatro , né  fi  rapprefentò  cofa  noA  deferitta  in  verfi) 
perché  noi  non  ci  pentiamo  di  c/fcr  prefuntnofi  , ed  arditi  di  tener'  altro 
modo  nel  far  le  Commedie Ano./o  non  poffo  dir'  altro.  Ma  non  so,  come 
dalla  nuova  ufantA  partirmi  debba, fe  io  non  odo  rifpofta  agli  altri  argo- 
nienti , che  mi  foddt sfaccia . Min.  Fero  è , che  alle  cofe  comuni  e baffe , 
quali  fono  quelle  delta  Commedia,  e della  Satira,  non  é richiefio  il  parla- 
re così  vago  , ed  ornato  , e numerofo,  e pieno  di  armonia  , come  gli  altri 
Poemi  tl  richiedono. Ma  non  però  tale,  che  fita  fciolto  di  ogni  mifiira  di  fil- 
labe,c  di  piedi,  e fenga  veruna  leggiadria:  con  ciò  fuffe  che  gli  'nventori 
di  quefìe  Poefiie  conoftendo  , quanto  più  diletti  il  verfo  , che  la  profa  , e 
intendendo  di  dilettare  a'  riguardanti  con  profitto  , cominciato  con  verfi 
étvefjiro  a dcfcriverle,  non  grandi,  e rotondi',  ma  fimili  a'  ragionamenti, 
che  vulgarmente  fi  fannote  tutti  gli  altri, che  dappoi  fegiiirono,non  fi  fiif- 
fero  mai  dal  medefimo  fitte  dipartiti , come  coloro,  che  vedeano  le  profe 
non  aver  tanto  di  piacevolegga  , che  a confeguire  il  fin  della  Commedia 
bafi.i(fe  . Laonde  fecero  elegioae  de' verfi,  che  da  fe  fhjfì  vengon  fitti  nel 
ragionare  . Né  , perché  le  rime  fieno  dal  parlar  comuuc  molto  dijfcrenti, 
non  fi  troverien  verfi  nella  noflra  lingua  a quello  fomig'ianti.Di  che  av- 
vedendofit  alcuni  fecero  la  Scenica  lor  Poefita  in  verfi  nudi , c faig^t  con- 
fonangc,  i quali  Sciolti  chiamarono.  Altri  in  quei  verfi,che  nc'  ragiona- 
menti pjfiorali  usò  il  noflro  Sannagaro  : c perché  fomigli.ino  a quei,  che 
Latinamente  Dattilici  fi  chiamano  , perciocché  volubilmente  e con  velo- 
cità corrono,  come  fe  fdrHcciolaffcro,SdtucciolìTofcan.Viiente  gli  nomi- 
niamo. Parvà,ch’al  Poema,il  qual  nel  Teatro  fi  rapprejcnti,tal  maniera 
di  rime  debba  convenire,  e ciafeun  di  noi  fe  n'abbia  a contentare  ì Ano. 
Jo  per  me  infin'a  qui  non  One  n'acqueto  : conciojjiacofaehé- quelle  abbiano 
■certe  mifurc,e  certi  tempi,che  finga  mutagione  alcuna  fcrv.ir  ci  convie- 
ne. Il  che  é molto  dijjimile  al  dir  comunc,nel  quale  niuua'ccrtcgga  di  mi- 
fura,nà  di  tempo  ferviamo.hAtu. Fediamo  adunque,come  qir.iUhe  maniera 
di  virfi  a quefia  Poefita  conveniente  trovar  fipojfa.  Ano.  Tanto  é il  difi- 
• ■ li  ^ derio, 


Rìfittazione  del 
fecondo  Ajgo- 
mcnco  . 


Che  la  Conime. 
dia  fi  può  feri- 
verc  in  verfi  fi- 
mili a'  Ragio- 
namenti . 


Due  maniertj 
di  verfi  trovati 
per  la  Comme- 
dia . 

I Sciolti . 

* Sdruccioli. 


Rifutarìpne  di 
t]ut(le  due  ma- 
niere . 


De’rtrfi  Tofea- 
ni  in  generale. 


Digitized  by  Googli 


5» 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


di  Ver- 
ri , per  numero 
di  miabe . 

Rotti  di  VII. 
Interi  di  xt. 
Rotti  di  V. 


Efemplo  di 
Dante  • 


ConfbnanteJ 
nella  Terra-», 
Quinta, e Setd- 
ma . 

Efemplo  delPe. 
trarca . 


Riempio  del 
Cavalcante. 


Rotti  prodotti 
dalle-»  Confo- 
nenie 
Di  Tre  , 

Di  Cinque , 

Di  Sette. 


derie,  il  rjHaU  me  riavete  neliattimo generato, che  da  me  nulla  pià  fi  di- 
fiderà.  Mis.Di  quante  maniere  trovate  i ver  fi  ne' Poeti  della  noflra  lin- 
gua ì Ano.  Di  due  ,per  quanto  mi  fowiene  di  aver  letto  nel  Petrarca  r 
tuna  è de’rotti,  che  nella  fettima  fUlaba  fi  termina  : [altra  i deg[ interi, 
e perfetti,  che  nell' undecima  fi  pofa . Min.  Non  avete  voi  letto  verfi  dì 
cinque  fillabe  nelle  rime  di  Dante  ì Ano.  Lafciate  me  ’l  rechi  a memo- 
ria ; sì  bene  in  quella  Cannone  , 

Pefeia  ch'Amor  del  tutto  m'ha  lafciato . 

Non  per  mio  grato } 

Che  flato  non  avea  tanto  giojofo . 

Min.  7»  quella  ancora  nella  fillaba  confonanxa  trovate , 

Non  per  mio  grato  ; 

Che  flato . 

Nelle  Cannoni  del  Petrarca  ancora  leggete  confonan%e  nella  tcr%a  , e 
nella  quinta:  ficome  nella  Catrgpne  , Verdi  panni . 

Sì  bella  . Rappeila  . Rubella  , &c.  E 
Seco  mi  tira  . Ogni  delira  . Orgoglio  & ira  , &c. 

E per  ciafeuna  delle  flange  in  ogni  terga  l'ima  , e in  ogni  quinta  l’altra 
di  quefle  confonange  vedrete  . E nell'  ultimo  verfo  per  ciafeuna  flanga 
della  Cangone , 

Vergine  bella , 

T roverete  la  quinta  rifponder  nelfuono  con  l'ultima  del precedcntetcom’i. 
Soccorri  a la  mia  guerra  ; 

£cnch’  i fia  terra  , e tu  del  Cicl  Regina  . 

Sicome  quafì  per  tutta  la  Cangone  , 

Mai  non  vò  piìi  cantar  , coni'  io  foleva  . 

La  fettima  del  feguente  con  l'ultima  dì  quel,  che  ne  va  innanrj,  s’accor- 
da . Ed  il  Cavalcante  nella  Cangone  , 

Donna  mi  priega , 

Zisò  nella  terga,  e nella  quinta  confonangs  , come  vedete  in  quefli  verfi, 
£ qual  fia  la  virtute  , c la  potenza  , 

L’cfTcnza  , c poi  ciafeun  Aio  movimento, 

£ ’l  piacimento  , che  ’l  fa  dire  amare  . 

E fè  l'ultima  con  la  terga  due  volte  diverfamente,e  con  la  quinta  due  in 
un  modo,  ed  altrettante  in  un’  altro  per  ciafeuna  flanga  confonare  . Ano. 
Attendo  la  concliifione  , che  di  quefle  confonange  intendete  d' inferire  , 
Min.  La  concluflone  fard  queflatCbe  del  verfo  d'undici  fltlabe  far  poffla- 
mo  verfi  rotti  di  tre  fillabe,  di  cinquc,e  di  fctte;perciocchù,fe  la  confonan- 
ga,  cb’i  nella  quinta,  e nella  fettima  fi  truova,  fu  cagione,  che  fi  faceffe- 


ro  • 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  «p 

►a  , e di  cinque  ftllabe  , e di  fette  i verfi  ; U medeftmtt,  la  qdaP  ba  luogo 
nella  terga, può  fargli  di  tre.  Di  quelle  nafcer  potrebbero  tre  altre  maniere 
di  verfi.  La  prima  di  otto:  perciocché  tanto  é quel,  che  fcgue  dopo  Li  ter- 
ga fillaha  . La  feconda  di  fei,  quanto  è quel, eh' avanga  tolte  le  prime  cin- 
que ftllabe  . La  terga  maniera  di  quattro  : perchè  tanto  è lo  fpagio  da 
fette  ad  undici . Ed,  acciocché  meglio  quel,  ch'io  dico,  s' intenda,  pivliamo 
quel  verfo  del  Petrarca  , 

L’afpetro  facro  de  la  rcrra  voflra  . 

E facciamne  tante  parti, quante  far  ne  peIJiamo  : conciofjiacofaché  altret- 
tante maniere  di  verfi,  mi  par,  che  quejìa  nojìra  favella  ricever  poffa, 
L'afpctto 

Sacro  de  la  terra  voflra . 

L’afpetto  facro 
De  la  terra  voflra  . 

L’afpctto  facro  de  la 
T erra  voflra . 

Sei  maniere  di  verfi  rotti  fono  quefle:  la  prima  di  tre,  la  feconda  di  otto, 
la  terga  di  cinque,  la  quarta  di  fei,  la  quinta  di  fette,  la  fefla  di  quattro. 
Ma,  fe  riguardando  agli  accenti,  da'  quali  il  tempo,  ed  il  fuono  del  verfo 
procede,come  al  fuo  luogo  diremo,ci  piacerà  il  verfo  variare-,  ficome  dall' 
accento  della  feconda  fillaba  nafee  il  primiero  modo  , dalt  accento  della 
quarta  il  tergo,  dall'accento  della  fejia  il  quinto,  ragion  é bene,  che  dalf 
accento  delP  ottava  ne  venga  un  di  nove  , qual  farebbe  : 

L’afpctto  facro  de  la  terra  . 

Di  tutte  quefle  maniere  quattro  fono  certe  , ed  ufate  dagli  Antichi  : per- 
ciocché nelle  Cangoni  d' eccellenti ffmi  Poeti  moflrato  abbiamo,  la  terga , 
la  quinta,e  la  fettima  aver  confonanga.  Il  che  non  farebbe,  fe'l  verfo  in 
tiafeuna  di  quelle  terminare  non  fi  poteffe  . E di  otto  fillabe  molte  Can- 
gonette  compofle  troviamo , qual'  é quella  del  Serafino  vulgate  , di 
dottrina  ignudo  certamente  , ma  ingegnofo  Poeta  . 

A ai  ) chi  non  ridelfe 
Di  una  sì  deforme  vecchia  , 

Che  per  bella  ogn’  or  fi  fpecchia 

E qucfla,fe  la  memoria  non  m'mganna  , del  Capajfo,  che  non  und  volta 
i'é  udita  in  quella  Città  cantare  , 

Con  bonaccia  entrai  nel  mare  . 

7 tre  altri  modifarfi  nuovamente  potrebbero  per  le  ragioni  fopradette.Di- 
co  di  quattro,  e di  fei,quanto  è lo  fpagio  dalla  fettima,  e dalla  quinta  in- 
fin'all  undecima  fiUaba,  e di  nove  per  la  ragione  dell  accento , T utte  que- 

fic 


Rotti  prodotti 
da  quel,  die  fe- 
gue  la  Coufo- 
nan?a 
Di  Otto, 

Di  Sei , 

Di  Quattro; 
Elèmplo  d’in- 
tero. 


Rotti  di  Sei 
maniere , 

Di  Tre, 

Di  Otto , 

Di  Cinque  i 
Di  Sei , 

Di  Sette , 

Di  Quattro.' 

Maniere^  di 
Verfi  dagli  Ac- 
centi di  Nove 
ancora . 


Quali  maniere 
fiaiio  ufare  da- 
gli Antichi. 


Nuove  maniere 
di  verfi,  atti  al- 
la Commedia. 
Di. Quattro,  di 
Sei , di  Nove. 


Digitized  by  Googl 


70 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


\ 


Eièmplo . 

Quali  veifi  (ìs- 
iin  più  atei  alla 
Commedia. 


fle  maniere  di  virft,  come  quelle,  alle  quali  manca  il  numero  perfetto,  (e 
ciò,  perchè  il  verfo  dalla  profa  chiaramente  fi  conofea  ) nella  Commedia 
riceverei,  e quelle  pià  fpejfo,  che  fono  più  lunghe.  Nè  rifiuterei  il  verfo 
Di  dodici,  troi  di  dodici  filtabe  con  t accento  fopra  quella  , che  ne  va  innan-zj  all'ultima, 
vaco  dagli  „j'gio  „on  già  da'  noftri , per  quanto  me  ne  fowiene  ; ma  da  Giovan  di 

giiuoli.  Mena  in  lingua  Spagnuola  , e in  quella  compofizione , che  fi  dice  Arte 

maggiore:  qual  farebbe,  giungendo  una  fillaba  allintero  e perfetto  verfo, 
Nocque  ad  alcuna  relfer  cotanto  bella  . O, 

Quefìa  piu  d’altra  leggiadra , c più  pudica , 0, 

lo  vò  piangendo  , e de|  mio  pianto  rinafeo  . 

E , perciocché  niun  verfo  piu  di  queflo  è fomigliante  alla  profa  , nè  pi  ài 
fpejfo  occorre  nel  ragionare , lui  della  Commedia  il  più  degno  terrei , E 
quella  proporzione  ha  queflo  col  verfo  d'undici  fillabe,  che  quel  di  quat- 
tro con  quel  di  tre  ; quel  di  Jei  con  quel  di  cinque;  quel  di  otto  con  quel 
di  fette.  E come  i ver  fi  di  tre,  e di  cinque, e di  fette,  e di  undici  fono  piùl 
Qiialiti  di  Verfi  molli, e più  vaghi;  così  quifli  di  quattro, e di  fei,e  di  otto,  e di  dodici  pii^ 
I Molli . afpri.  E come  quelli  alle  Canzoni  più  fi  convengono  ; così  qnefti 

^ Aftn  • ^ ragionamenti,  a’  quali  ancora  quel  di  nove  fla  molto  bene,  e 

Che  ciafcim-r  ciafeun  di  loro  può  ere  fiere, e mancare  una  fillaba  nel  f ultima  voce, ancor» 
Vei  fo  può  di  cfjc  non  crcfia,né  manchi  di  tempo.Crefie  di  una  fillaba  lo  fdrucciolo;man» 
uiiafillaba,^ae-  q„cfche  nell'ultima  ha  l'accento.  Ma,  ficcme. nello  fdruccioto  due  fil- 
eVre*.’  labe  vagliano  per  una,  così  in  queflo  Cultinia  vale  per  due.  Né  richeggia 

Rime  non  fi  ri-  in  loro  cottfonanza  aUuna,{perciocchè  io  m',ivvifo,che  al  ragionare  fi  dif- 
cliicdoiio  alla-»  fg,jycnga)ma  folarncnte  di  fillabe  numero  determinato  con  quellarmoni* 
Conimc  la . pQttica,  che  dal  ftiono,  e dalla  compofìzione  delle  voci,  e dagli  accenti  a 
ciafeuna  maniera  di  verfi  richiefli, ridonda: ficomi  nell'altro  r.igionamen- 
to  dimoflreremo.  Ano.  Fiacemi  affai  di  aver’  ogg'  imparate  quefle  nuove 
maniere  di  verfi,  le  quali  io  /limo  poter  molto  alla  Scenica  Poefia  fcrvi- 
rc.yiìti.Vfiamle  adunque, infin  che  venga, chi  altre  ne  fappia  trovare  mi- 
RifiitaWone-»  gliori.  E,  fi  più  grazia,e  più  leggiadria  nelle  Commedie  fcritte  in  profa, 
del  Terzo  Ar-  [he  nelle  fatte  in  verfi  trovate;attribuitelo  al  Compofìtore,che  non  fippe 
^Oie'’l°difctto  gufilo  flilc,che  loro  fi  convenia.  Ano./o  non  contenderò,onde  il  di- 
yrocede-»  dal  fetto,che  manifcftamente  apparifee, proceda;  nè  figuirò  a dimandarvi  qui 
Compofitf're.  rnodo,nel  quale  quifle  maniere  di  verfi  ufar  dobbiamo, {perciocché  ben 
dine  alurpalti  vcrrà,quando  mi  converrà  dimandarvenc)  ma  tornerò  ad  intender  quel, 
della  ditt  nuio-  [he  della  dijfinizione  rimane  a dire.  E,  perché  già  jiri  diccfic,che  la  Sce- 
• yiica  Poefia  ne'  prologi,e  ne'ragion.imcnti  ufa  le  parole  folamcnte;ma  nell’^ 

entrare  del  coro  cantando  balla,  e finzo  balLtrc  nel  fine  di  ogni  atto  can- 
ta,altro  che  ncll'eflremo,  nel  quale,  benché  ballando  fi  parta,  non  però  fa 

can- 


by  Go 


LIBRO  SECONDO.  71 

canto  alcuno  : non  dnitanderò,  come  s'intendano  quelle  pariicelle  nè  len- 
za canto, nè  fcnza  ballo;  nè  come  quelCaltre  fotto  una  materia  intera 
c perfetta, e di  certa  grandczza;ptr«offW  nel  ragionamento  di  jeri  ci 
fi  fecero  manifefle  . Ma  diftdero,  mi  fi  dimo/ìri,  quanto  convien  , che  fia  Divisone  di 
grande  la  materia  dallo  Scenico  Poeta  imprefa  a trattare,c  qual  fta  Cap- 
parecchiamento  a quefla  Poe  fta  conveniente , e quale  il  diletto  , e 'I  prò-  no  alla  &enica. 
ftto,  che  fe  ne  riceve;  conciò  fta  che  fole  quefle  tre  cofe  ve  ne  reflino  a di- 
chiarare . Min.  //  dilettare  ,e‘l  far  profitto  è fine  comune,  ed  univerfa- 
le  di  tutti  li  Poeti,  come  Ora^jo  ne  'nfegna.  Ma  come  diletti, e faccia  pro- 
fitto ciafeun  Poeta,  quando  di  ciafeuna  Poefia  tratteremo  , fi  dimofìrerd. 

£ benché  P apparecchiamento  fia  propio  della  Scenica  ; nondimeno  , per- 
ciocché quella  è divi  fa  in  tre, qual  fi  richeggia  a ciafeuna  delle  tre  parti, 
allora  meglio  fi  cono feerà, quando  di  ciafeuna  di  loro  particolarmente  ra- 
gioneremo. Rimane  adunque,  che  rifervando  il  trattar  di  quelle  due  cofe 
ai  fuo  luogo  e tempo,io  vi  foddisfaccia  al  prefente  nella  di  manda, che  fati' 
avete  della  grandexx*  della  Scenica  materia.  Aua.Tanto  appunto  rima-  Della  grande*- 
ne  . Min.  guanto  fender  fi  debba  l'atto  delle  cofe,  che  come  propio  fog-  “ della  Sccnìr 
getto  quefla  Poefia  comprende,  e quando  finire,  non  s'appartiene  a Sceni-  ” 
co  Poeta  di  con  certa  legge  determinare;  perciocchè,fe  nel  T eatro  s'avef- 
fero  cento  Tragedie^  cento  Commedie  a rapprefentare,  (il  che,  ferivano, 
che  avvenne  già  ) non  é dubbio  , che  ad  ora  di  ampolletta  rapprefentarfi 
iovrebbero\ficome  il  tempo  del  dire  agli  Oratori,ed  Avvocati  fi  compar- 
tiva, quando  eran  molti,  a' quali  in  unaflejfa  lite  dir  conveniva.  Ma  ri-  Quanto  tempo 
guardando  alla  natura  delle  cofe,  l'atto  loro  intero  e compiuto,  convien,  comprenc^  il 
che  fi  fenda, infin  che  ne  fegua  mutazione  difortuna,o  di  felice, ed  allegra 
»B  miferabilc,e  dolorofa’,o  d'infelicc,e  dogliofa  in  lieta, ed  avventurata. E 
chi  ben  mirerà  nelf  opere  de'  più  pregiati  Autori  antichi,  troverà,che  la 
materia  delle  cofe  addotte  nella  Scena  in  un  dì  fi  termina,o  non  trapajfa  la 
fpazjo  di  due  giorni',  ficome  dell'  Epica  più  grande  e più  lunga,  s'è  detto, 
che  non  fila  più  di  un  anno . Ano.  .^anto  tempo  daremo  alla  rapprefen-  Qaanro  tempo 
iasione  di  quefle  cofe,poichè  la  materia  loro  non  trapajfa  lo  fpat^io  di  due  fi  dia  alla  Rap- 
giorniì  Mlis.Non  meno  di  tre  ore, nè  più  di  quattro;  acciocché  né  la  trop- 
pa  brevità  taglia  la  belle^X.^  all'opera  conveniente,e  lafci  foverchio  di  fi- 
derio nella  vagheT^a  degli  afcoltanti',nè  anche  la  troppa  lunghex^a  privi 
il  Poema  della  pia  propor7jone,e  di  leggiadria  lo  fpogli,e  partorifea  mo- 
leflia  negli  animi  dé riguardanti.  E nel  vero  il  giudiciofo  Poeta  dee  mifu- 
rare il  tempo  con  la  materia  delle  cofe,che  fi  rapprefentano  sì, che  più  lo- 
fio difidcrio  di  voler  l'opera  più  lunga , rimanga  in  quelli , che  l afcolta-  . 

no,  che  noja  di  aver  troppo  dimorato  ad  afcollarla.  Ano.  Già  compiuta- 

men- 


Digitized  by  Google 


Parti  della  Sce* 
Dica . 

Parti  di  qualità 
tistiiziiji,  Ac- 
cidentali. 


Parti  efsenriali 
dfla  ^».cnica. 
Con  n'imi . 
Pui''ie . 


Che  ’I  Genere 
Stcnito  confì- 
lle  nelle  fi  ecie. 


Patti  scciden- 
tali  , cioè  £i  i- 
ludj , 


Patti  de!Ia_> 

Qnantifà . 
j T'io.'opo . 

1 Kag-onanien- 
to . 

S Coro . 

4 Uicita . 
Càieitone  del 
Coio . 

Rlfi'cfla . 


j£  DELLA  POETICA  TOSCANA 

intendo  la  difftnixione  della  Scenica  Poefta  . Ora  ditemi , quante 
fono  le  farti  dello  Scenico  Poema,  acciocché  P arte , che  nella  compofirja- 
ne  di  Ini  farà  da  fervore,  meglio  fi  conofeaì  Min.  Rifpondcrowi,come 
]cri  al  Sig.Veffafiano  rifpoft  , quando  mi  domandò  fimilmcnte  delle  parti 
dell' Epico  Poema,  che  non  fono  di  una  manierai  concicffiacofaché  alquan» 
te  della  qualità  ne  peno',  alquante  della  quantità,  cioè  del  corpo  dell’ope- 
ra.E perché  la  qualità  parte  é dell' effcnxa,e  parte  è delP accidentepe  par- 
ti ipcnipali  di  tal  Poema  fono  fei , la  Favola,  gli  affetti,  o CoPumi,  che 
dir  ci  piaccia,  i Sentimenti,  le  Parole, i Canti,c  P Apparecchiamento.Del- 
le  quali  quattro,  perciocché  fono  di  ogni  Poema,non  ripiglierò  adiffinire, 
ed  a dimofrare, quali  elle  peno, avendone  già  detto  a bafanxa  jeri  nel  ra- 
gionare dell'Epica  Poepa,e  tutto  quel,  che  particolarmente  fc  ne  conver- 
rà parlare  , fe  ne  dirà  là  , dove  diPintamente  di  ciafeun  Poema  Scenica 
ragioneremo,  al  qual  luogo  ancora  riferveremo  il  parlar  dclCanto,e  dell' 
apparecchiamento,  fe  vi  piace. hnc. Perchè  noi  E ragionevolmente:  per- 
ciocché la  Scenica  Poepa  tutta  nella  T ragedia  , nella  Commedia  , e nella 
Satira  p truova,come  genere  in  ciafeuna  fua  fpe%ir,nè  da  quelle  realmen- 
te fcparata  p vede, come  che  intender  p poffa.  Sicomc  l'animale  è nclPuo- 
mo,  nel  cavallo, nel  leone,  e in  ciafcim' altra  maniera  di  animale',  né  fcpa- 
rato  da  Uro  altrove  Par  potrebbe,chc  nello  'ntellctto,  o pur  nella  idea  di 
Platone,  ove  occhio  mortale  non  giunge.  Arte. Delle  parti  dcll'accidental 
qualità  io  non  vi  dimanderò  : conciopiaeofachè  mi  ricordi  bcne,che  voi  di- 
mandatone )cri  dal  Signor  Pcfpapano  rifpondcPe,effcr  gli  Epifodjp  quali, 
piotile  la  Favola,  fono  imitaxioni  de' fatti  e detti  altrui , e p vePono  de' 
rnedeprni  ornamenti,  e p adornano  dc'mcdepmi  colori, cd  al  medepmo  pne 
fi  dirixx.^no.  E perché  le  Sceniche  faccende  non  fono  più,  che  di  une,o  di 
ducgiorni,e  p pudiano  digiugner  topo  al  pne  per  foddisfare  all'  impax>cn- 
%a  de' tignar  danti, che  foPener  non  poPono  il  dimorar  lungamente,e  molta 
nel  Teatro',  non  conviene, che  peno  così  fpcpi,né  così  lunghi  in  quePa, co- 
me nell'Epica  Poepa  , che  può  comprender  coje  avvenute  in  un'  anno , e 
molte  altre  di  fuori  addotte,  per  far  più  grande  il  Poema  c più  ricco,  ma 
pochi  e brevi.  Dimandavi, quante, e quali  peno  le  parti,  che  fanno  il  cor- 
po del  Poema.  Min.  Facciamle  quattro, poiché  tante  le  fece  AriPotcle,  ed. 
inpeme  con  cj(7ò/tt/ProIogi, Ragionamenti, Cori, ed  Ufeite  nominiamle', 
e'I  dimoPr  are, quali  elle  peno,riferviamci  inpn,che  verremo  a trattare, 
quale pa  ciafeuna  delle  Sceniche  Poepc  ; pcrciociht  ciafeuna  di  loro  ha  i 
fuoi  Prologi,  i fuoi  Ragionamenti,  i fiioi  Cori,e  l'Vfcite  fue.  Ano.  Come 
i Juoi  Cori,Jc  'I  Coro  nella  Commedia  non  ha  liiogoì  ìs/Us.Non  potete  ne- 
gare f che  l'antica  e prima  Commedia  non  gli  avejfe , come  che  la  nuova 

non 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  75 

roti  gli  ahhi.t,  la  qval  nondimeno  in  lor  vece  canti  e filoni  di  pive  intra-  Ti  attem'mfntì 
panca',  ftcotnc  a dì  noflri  vi  fi  tramcx^ano  mtiftche, e giuochi, ed  altri  pia- 
cevoli  trattenimenti,  acciacchi,  finito  l uno  degli  atti,  l'Vditorc  fi  tratten- 
ga, e fta  paxientc  ad  affettar  f altro,  che  ne  vien  poi . Ano.  ,^anti  fono  Qu^aiui  fieno 
gli  atti  della  Scenica  Ì’ocfiaì  Min.  Cinque.  E fi  é loro  qucflo  numero  pre-  E**  Atti. 
fcrittn  da' Poetici  niacflri,chc  nè  più,né  meno  effer  potranno.  Ano. Perchè 
ri  più,  ni  meno  ì Min.  Perchè,  fe  fuffer  meno  di  cinque,  la  conipofxfone 
farebbe  imperfetta  ',  e , fv  più  , troppo  crefeerebbe  . Ed,  acciocché  meglio 
s'intenda  quel,  che  io  parlo,  fe  non  v'i  noja,dirò,  donde  venne  l'origine  di  v 
quefla  Pocjì.t.  Ana.Anxj  ci  fora  moto  a gjaJo.Min.Tutti  affermano, che  Origine  della_j 
così  la  Connnedia  c la  Satira',  come  la  Tragedia  da'  facrifìcj  ebbe  prin-  Poefia. 

cipio  : perudeebe  in  quelle  fife  , nelle  quali  a Bacco  il  capro  gli  antichi 
facrifitavam',  lafchicra  de' giovani  dedicati  a cantare  le  divine  cofe  , la 
qual  fi  dice  Coro,/p.i:^/.i«rfo  intorno  all'altare  cantava  il  Ditirambo, cioè, 
quel  canto  , che  le  lodi  di  Bacco  comprendeva  . E 7 medeftmo  Coro  fai-  Fcfie  di  Bacco, 
landò  per  gli  otri  pieni  di  vino,ed  unti  it , che  agevolmente  per  quelli  fi 
fdrucciolava,c  fiherxando,piacevoli  motti  in  t;c>-/;,c/je  Fallici  eran  chia- 
mati, diceva’,  ed  or  quefìi,  or  quelli  mottcggi.indo  mordeva  . Fallo  chia- 
mavano l'immagine  della  malihil  parte  del  corpo  um.mo  data  dalla  Na- 
tura al  generare  , la  qual  fatta  un  tempo  di  fico,  e poi  di  porporina  pelle, 
portavano  quei  giovani  parte  tra  le  cojcie,  e p.trte  legata  al  collo.  E,  fi- 
come  a coloro,  che  cant, ivano,  in  premio  fi  dava  il  capro',  così  a quei, che  preHiio  dcIC.in 
fallavano  talmente, che  non  cadeano,il  vino.L.wndc  da  Ditirambi  la  T ra-  tare, del  Saltare.  • 
gedia  , e da  Fallici  la  Commedia  e la  Satira  ebbero  principio  , o pure  aii- 
v>(nto:tt'»c/ò  fia  thè  quella  ne  vada  dietro  alle  cofe  gravi  ; quefle  alle  fc- 
fitvoli,cd  allegre  E di  tutta  la  Scenica  Poe  fia  l'origine  altri  a Greci  della  Quali  Greci  fie- 
Dorica  naxiouc',altri  agli  jdtinicfi  attribiiifcono;  perciocché  i Dorici  Sici-  prin»  Au- 
liani  hanno  Epicarmo  da  Megara,  e Formo  Sir. utifano,  autori  della  Com- 
media  più  antichi  di  Chionide  e di  Magnete,  che  furon  Attici . Eli  Pelo-  Òonci, 
ponncjt  fi  gloriano  di  Epigene  Stcìonio  della  Tragedia  antichiffimo  fcrit- 
tore.  Il  che  prov.n.o,cd  affermano  per  le  voci  della  Dorica  fivella,  nella 
qual  Draiiia  la  Puvolaji  chiama', e Coma, onde  viene  il  nome  della  Com- 
media, la  Fitla  . Jj.iil'altra  parte  gli  Atentcft  come  le  fefie  di  Bacco,  e li  Ragioni  degli 
facrifìc),  così  quefle  I ocfie,contcndono,ihe  neW  Attua  fi  trovaffero;  per-  Atcniefi. 

Ciocché  il  Coro  nel  canto  , nel  quaC  egli  Sacco  lodava  , il  mifer.tbtl  cafo 

ancora  d'  /caro,  e di  Engoiic  figliuola  di  lui  piangeva.  Per  la  qual  cofa  la  Accrefcìmento 

Scenica  Poifia,da  prima  effendo  tutta  pofia  n.l  Coro,il  quaf  or  cantava  in 

lodar  Bacco,  e tu  piangere  alcuno  meravigliofo  accidente',  or  ffievol-  nxiuiiutscìdoc- 

mciitt  motteggiava  in  mordere  altrui,  {perciocché  era  molto  imperfetta  ) «»• 

K co- 


Digitized  by  Google 


Perfezione  di 
cinque  Atei. 

I Piiiicipio  . 

X Aurncnco . 
j Srato . 

4 Cadere  . 

5 Pine . 


Dininzione  de- 
gli Atti . 

Modo  di  concv 
feere  il  princi- 
pio,  e ’l  fine  di 
cùfetm’Acco. 


Dllh'nzioiie  di 
Scene, 


Diffiiiizioii!-.» 

deirAtto. 


DiffércnM  tra 
'Atto,  e Scena. 

Che  la  Scena  è 
parte  non  inte- 
ra, né  principa- 
le. 


Pelli  Trise* 

dia  ■ 

Che  cofa  Ila  la 
Tragedia, 


74  DELLA  POETICA  TOSCANA 

cominciò  a venire  in  perfezione  con  fottrarre  al  Coro  alquante  perfoné^ 
che  ragionaffero . Onde  prima  fe  ne  fottraffe  una,  che  rifpondeffe  , dappoi 
un  altra, poi  la  tcrzo:al  fine  crebbe  tanto  la  materia  delle  cofe  rapprefen- 
tate,cbe  a cinque  Atti  pervenne, c quivi  fi  fette;  conciò  ftifTe  che  a tutt'i 
fav)  pariffc  quefio  numero  perfette,  e ragionevolmente  , che  , come  nella 
vita,  così  in  ciafeuna  compiuta  operazione  de'  mortali  vegliamo  il  prin- 
cipio,lo  Aiimento,lo  Stato,il  Cadere, c 7 Fine.  E credo,che  ‘titcndefjc  Ari- 
fìotelc,effer  tutte  quefìe  parti  richicfìcin  qucll'una  faccenda, la  qti.ile  pren- 
de il  Fotta  a deferivere;  acciocché  intera  e perfetta  fia,  e di  conveniente 
grandczZ^'Aìio.//o  ben'  intefo, perchè  di  cinque  Atti, nè  più, nè  meno  rf- 
fcr  debba  ogni  Scenico  Poema  ; ora  de  fiderò,  mi  fi  dimo^ri  la  via,c  la  ra- 
gione di  tutti  gli  atti  fcparare.c  di  conofeere  l'uno  dall  aln  o',  aiciocthè  fi 
fappia,ove,e  come  ciafeun  di  loro  finifea.  Min.  ,^atido  ninna  delle  per- 
Jone,che  recitano, farà  in  T catro,o  quando  ciafeuna  di  loro  farà  in  filcn- 
ZÌo,e  darà  luogo  al  Coro,o  pur' a chi  nella  nuova  Commedia  terrà  il  luo- 
go di  lui, che  fi  rivolga  a'  riguardanti,e  fola  da  loro  udito  fìa,allora  dire- 
mo,che  l'atto  è finito . La  venuta  poi  di  alcuna  perfona  o fola,  o pur  con 
altra  accompagnata  dopo  il  fìlenzio,  o dopo  la  partita  di  tutte  quelle,  che 
recitavano,  fa^principio  all'atto, che  feguita',  fiiome  fa  principio  a nuova 
feena  la  venuta  di  nuova  perfona  prima,  thè  tacciano,  o fi  partano  tutte 
quelle, che  ragionano.il  che  meglio  s’intenderà  là, dove  diftintamcnte  del- 
la Tragedia,e  della  Comnicdia,e  della  Satira  parleremo,  ANo.G’id  è tem- 
po, che  di  ciafeuna  di  qiiefle  Sceniche  Poefie  particolarmente  vi  dimandi. 
Ma  prima  generalmente  io  vò,che  mi  fi  diffinifca,cbe  cof.i  è l'Atto.  Min. 
Fgli  è una  parte  intera, e principale  di  tutta  la  Scenica  faccenda,  l,t  qual 
fi  termina  col filenzfo,o  con  la  partita  di  tutte  quelle  perfonc,che  nel  Coro 
non  fono,e  mentre  quella  fi  tratta,  niuno  parla  co'  riguardanti.  Ano. Non 
è ciafeun  ragionamento, e ciafeuna  feena  intera  parte  di  quel,che  in  Tea- 
tro fi  rapprefentaì  Nim.Parte  sì;  intera, non  vcggiò,cbe  dir  fi  convenga. 
Ma,  fe  pur  in  qualche  modo  intera  fi  dirà,  non  però  intera  e principale  t 
conciò  fia  che  cinque  parti  folamente  fien  tali,cheatti  fi  chiamano.  Ben- 
ché nel  vero  tutta  la  Favola  fia  uno  atto  ; concioffiacofachè  ciafeuna  Fa- 
vola di  quella  Poefita  Drama  Grecamente  fi  nomini,la  qual  voce  null'al- 
tro,cbe  Atto  fignifica,  Ana.Poichè  dimoflrato  ci  avete  quel,  eh' è comune 
ad  ogni  Scenica  Poefia  ; dichiarateci  il  particolare  , e 7 propio  di  ciafeu- 
na,  e prima  dijfiniteci,che  cofa  è la  Tragedia,  Min.  Ella  è imitazione  di 
cofe  gravi,  e notabili  fatto  una  materia  intera  e perfetta, e di  certa  gran- 
degZ^  comprefe;la  qual  fifa  con  foave  parlare,e  talmente, che  le  parti  di 
lei  ordinatamente  fi  pongano  , e ciafeun'  abbia  il  fuo  luogo  nè  femplicc- 

• men-  • 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO 


7J 


mefite  ìhirrando,  m.t  introducendo  in  atti , e in  parole  altrui  sì,  che  fe  ne 
defti  pietd,e [pavento  a purgar  l'animo  di  fimili  paffìoni  con  diletto, e pro~ 
fitto  di  lui.  Atir,. Fateci  chiare  tutte  le  parti,della  difJini't^ione.MtN.Della 
imitatione  affai  nel  ragionamento  di  )eri  fi  dijfe, nella  quale  così  tutta  la 
Poefia,come  ogni  arte  di  pingere,e  di  fculpire  fi  contiene;  la  materia  del- 
le cofe,  come  fia  una,  e intera  , e perfetta,  e di  certa  grandcx,xa,  compiu- 
tamente fe  ne  parlò  nel  medefimo  ragionare  , come  di  cofa  in  ogni  Poefia 
richiejìa;  ed  oggi  della  grande-zg^a  s'à  parlato  a bafìanga . Ma,  perciocché 
ogni  compiuta  faccenda  ha  il  principio  , il  mez^o  ,e’l  fine , fteorne  )cri 
fi  dimojìrò  ; non  folamente  quanto  fi  debba  prolungare  , ed  ove  abbia  a 
finire',  ma  onde  fìa  da  cominciare  , conftdcrar  fi  conviene  . E Veramente 
colui  bene  comincerà  a trattare  alcuna  faccenda  , che  di  là  farà  princi- 
pio, onde  fi  converrà',  nè  prenderà  a dire  dall  cjìreme  cofe', né  anco  andrà 
dietro  alle  molte  lontane,  e rimote.  Ano.  Fate,  che  bene  intendiamo  que- 
fto,che  voi  c'infegnatc  . Min.  Poiché  noi  Tragico  Poeta  non  abbiamo,da 
cui  certi  cjfer  pojjiamo  di  vero  efcmplo  prendere,  avrò  ricorfo  a'  Greci,  e 
tra  quelli  a Sofocle  , come  a colui  , al  quale  in  quella  Poefia  la  palma  fi 
diede , e in  una  delle  Tragedie  di  lui  Antigone  chiamata  , sì  per  effer 
quella  una  delle  pii  eccellenti, ch'egli  fcrivejfe,  e sì  per  ejfer  fatta  noflra 
da  Mejfsr  Luigi  Alemanni,  ( //  cut  fiile  c ingegno  merita  fomint  laude)  e 
talmente  fatta  noflra,  che  dalla  Greca  non  fi  conofeerebbe  , fe  la  favella 
nonfuffe  diverft  : perciocché  quei  medefimi  lineamenti,  quella  meiefima 
figura,  quel  medefimo  volto,quei  medefimi  lumi, quei  medefimi  fentimcn- 
ti,  quelle  medefimc  membra,  quella  medefim  i difpafizionc , che  in  quella 
veggio,  in  quefla  ritrovo.  NelC  Antigone,  dico,  di  Sofocle  fatta  già  noflra 
per  la  vcrti  dell' Alemanni,  m' ingegnerò  di  quanto  ho  detto,  e di  quanto 
dirò  dimoflrare.  Ano./o  fento  grandtjfimo  piace-, ■e,intendendo,queflaTra- 
gcdia  effer  talrncntc  fatta  noflra  , che  certi  effer  poffiamo  di  aver  nella 
T ragica  Poefia  vero  efcmplare,  il  quale  dobbiamo  imitare.  Dimoflratcci 
adunque  in  quefla  quel,  che  c'infegnate.  Min,  Coufideriamo  prima  il  [og- 
getto della  T ragedia  in  queflo  modo.  Zhia  valorofi  donna  cuopre  di  ter- 
ra il  morto  fratello  contro  al  bando  fatto  dal  nuovo  Re  de'  T ebani , il 
qual  comandato  avea  [otto  capitai  pena  , che  ninno  fuffe  ardito  di  [atter- 
rare quel  fratello  di  lei. Trovandolo  ella  poi  fcoperto,c  volendolo  di  ter- 
ra ricoprire,  è prefa  dalie  guardie  di  quel  Re  , e condotta  innanzi  a lui  è 
fatta  chiuder  viva  in  un  fepolcro.  Il  che  intendendo  il  figlio  di  quel  Re,e 
fpofo,  e innamorato  di  quella  giovane, pien  d'ira  e di  [degno  ne  va  per  li- 
berarla, c trovandola  da  fe  fleffa  impiccata,fi  uccide.  Di  che  la  madre  di 
lui  prende  tanto  dolore, ch'ella  mcdcfima  di  vita  fi  fpoglia,e  7 crudo  padre 

K z tardi 


Dichiarazione 
della  dilhiiizio* 
ne . 


Onde  (ì  debba 
cominciare , ed 
ove  finire . 


Sofocle  Tragi- 
co ccLellente. 


Antifone  Tra- 
gedia di  Sofo- 
cle ben  tradot- 
ta dairAlemaii, 


Efemplo  pro- 
polio dell’  An- 
tigone, come  di 
perlétta  Trage- 
dia . 


Soggetto  , e-» 
Ibmma  deU’An- 
tigoiie . 


Digitized  by  Google 


Arjifiv.10  di  So- 
Hii-lc  nel  fog- 
^(■aoddrAiid- 
goiic . 


Dichiaraiione 
dell' altre  parti 
della  diffiiiizio- 
ne . 


Uficio  di  Tra- 
gico . 

1 lufegnare  . 

X Dilettare . 

3 Muovere  . 


Come  infegni 
l'umana  condi- 
zione con  la_f 
IT  lira?  ione  della 
Fortuna. 


Come  dileiei. 


Come  muova  a 
meraviglia  con 
ifpaveiuoie  pie- 


76  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tardi  pentito  ne  rimane  in  tenebre  , e pianto  , Xon  cominciò  cofìiii  dall' 
ajfi'dio  pofio  dagli  Argivi  a’  T el/ani  , 0 dalla  battaglia  de'  due  fratelli  , 
mila  fjiiale  l’un  l’altro  uccife,  [perchè  il  Re  Creonte  fa  Eteocle,il  tjual'era 
un  de' fratelli  morti, onoratamente  fcpl>cllire',r  vieta, che  Polinice,  il  qua- 
le era  l’altro,fi  fottcrri)  ma  dalla  fepoltitra,  che  diede  Antigone  a Polini- 
ce contro  al  bando  del  nuovo  Re  ; di  che  feguì  la  miferabil  morte  di  lei, 
e di  Emone  figlio  di  Creonte  , e di  Euridice  madre  di  lui , e 7 dolorofo 
pianto  del  padre . Vedete  , ch'egli  prende  a rapprefentare  accidenti  avve- 
nuti non  in  più  fpagio,  che  di  due  giorni . Ma,  fe  cominciato  aveffe  dalC 
affedio  , 0 dalla  battaglia  , faccende  di  più  lungo  tempo  imitato  avrebbe. 
Ano.  Seguite  a dichiararci  il  rimanente  della  diffinixtone.  Min.  Già  po- 
tete conofcerc,che  Pimitagione  delle  cofe  gravi  e notabili,e  la  purgarjone 
degli  affetti  fanno  qticfla  Poefia  dalla  Comica  , e dalla  Satirica  differente: 
e,  come  le  cofe  gravi  e notabili  fono  materia  di  lei, così  la  purgaxione  de- 
gli affetti  é quel  fine,  al  quale  tutta  fi  dirizgt.a.  Ano.  Della  materia  e del 
fine,  diftdero,  mi  fi  ragioni  più  lungamente,  e prima  del  fine.  hAiu.  Allora 
intenderete, che  cofa  fia  tifine  della  Tragica  Poefia,quando  avrete  intefo, 
qual  fia  tuficio  del  T ragico  Poeta  ; il  qual  non  è altro  , che  dir  talmente 
in  verfi,che  infegni,e  dile'ti,e  muova  sì, che  delle  pafjioni  abbia  a purgare 
gli  animi  de’  riguardanti:  perciocché, altra  eh’  egli,ficome  ogn'  altro  Sce- 
nico Poeta,  fi  dice  infignare,  quando  in  Teatro  il  fuo  Poema  rapprefenta', 
nondimeno  ci  reca  innanzi  ocihi  l'efcmpto  della  vita  , e li  cofìumi 
ejpreffi  di  coloro,  i quali  ava»X;‘ndo  gli  altri  nelle  grandexp^e  , e nelle  di- 
gnità,e negli  agi  della  Fortuna,  fono  per  umano  errore  in  efìrema  infelici- 
tà caduti  ; acciocché  intendiamo  non  doverci  nella  profperità  delle  (,ofe 
mondane  confidare, e niente  efjer  quaggiù  di  sì  lunga  vita,nè  sì  flabtle,chc 
non  fia  caduco,e  mortale',  niente  sì  felicc,che  mifcrabilc',  niente  sì  grande, 
che  baffo  , e infimo  non  poffa  divenire.  E veggendo  in  altrui  tanta  muta- 
Xion  di  fortuna, guardarne  fappiamo,ihe  viun  male  inopinato  ci  avvenga-, 
e , fe  alcun  male  ci  avviene,[conciò  fia  che  la  nofira  natura  fottopofla  fia 
tanto  al  male  , ch’egli  fpeffo  ci  mulefia)  fappiam/o  con  animo  paxiente  fa- 
flenere.  Il  medefimo  Porta  ancora,  oltre  alla  pi acrvolexpxE  verfo,e  de- 
gli ornamenti  del  dire,col  canto,e  col  ballo,c  con  l'apparecchiamento  mol- 
to diletta  ; nè  cofa  ci  rapprefenta,  che  non  piaccia  i né  fenxa  diletto  muo- 
ve:ma  con  empito  di  parole,e  con  grave  pefo  di  fentimcnto  defla  nell’ani- 
mo pafftone,  e inducelo  a meraviglia,  così  fpaventando,  come  a pietà  mo- 
vendo . ^al  cofa  è così  T ragica  , come  il  muover  altrui  ì E che  muove 
tanto,  quanto  il  terribile,  e mifcrahile , e inopinato  avvenimento,qual  fu 
la  crndel  morte  d' Ippolito , la  fiera  e compaffionevolc  rabbia  di  Ercole  , 


Digitized  by  Googlc 


LIBRO  SECONDO. 


77 


Tìnfelice  tCiUo  di  Edipo  ? Ma  con  tutto  ciò  (jurfto  [paventò  t e qttefìa  pie- 
tà di  [miti  pafjìoni  dilatrvohncntc  ci  pnrpa  , perché  nulla  più  raffecna 
r indomito  furor  della  noflra  mevleipcrciorihì  niuno  è sì  vinto  da^li  sfre- 
nati appetitiyche,  fe  dalla  paura  e dalla  pietà  dell’altrui  infelicità  fi  muo- 
va I non  purghi  f animo  de^li  affetti  , i (juali  di  quello  infelice  flato  fono 
cagione  ; e la  rimembranza  degli  altrui  gravi  caft  non  foìamente  ci  ren- 
de più  pronti, e più  prefìi  a p'%ientemente  i noflri  fopportare,  ma  più  fav] 
ancora, e più  avveduti  a fomiglianti  mali  fuggire  . Né  più  for^^  avrà  il 
Tifico  di  fpegnere  il  fervido  veleno  delf  infermità  , che  ’l  corpo  affligge, 
con  la  velenofa  medicina",  che  7 Tragico  di  purgar  l'animo  delle  impetito- 
fe  perturbazioni  con  t empito  degli  affetti  in  ver  fi  leggiadramente  efprefji. 
E ,fe  la  Mufica  col  canto  delle  parole  ne'  facrifìcj  fumana  mente  purga- 
va, non  potrà  altrettanto  f armonia  del  Poeta  ì Confideriamo  poi  fefftre 
avve"Z'^  nvverfttà  quanto  poffa  a portar  lievemente  i cafi  umani', 
e quella  fatica  , alla  qual  ciafeuno  s'avvczZUs  quanto  agevolmente  fi  fo- 
ftenga  . Or  fawezg^arci  alle  pajfioni  no»  più  agevole  ci  farà  la  fofferen- 
Za  di  quelle  ì Né  , perché  le  T ragiche  Favole  ci  muovano  fanimo  , e ci 
perturbino', quanto  più  fpeffo  fliamo  ad  udirle,tanto  più  le  pafjìoni  aumen- 
tiamo. An7j,  fe  cofa  accade,  che  graviffimamente  perturbarci  debba,  leg- 
gierifjimamcnte  la  portiamo , come  piaga  antiveduta  , la  qual  convien  , 
che,  quando  fi  riceve,  men  doglia;  perciocché  niun  male  inopinato  avvie- 
ne a colui,  che  s' avvezza  a wuoverft  per  tanti  e sì  rari  accidenti  altrui. 
Oltre  a ciò,fe  l'efercitarfi  alle  fatiche  ci  rende  i corpi  più  atti  a [offerir- 
le fenz  affanno,  ed  a quefio  fine  f antiche  leggi,  e li  cofiumi  di  Creta,  e di 
Sparta  fi  dirizxgttano  ; farà  fuori  di  ragione , che  udendo  e mirando  noi 
fovente  ne'  Teatri  quel,  che  forte  ci  perturba  e [paventa  , l' animo  nofiro 


Fine  della  Tra- 
reJia  é puitjar 
dilettevolmente 
l'animo  dcKt_» 
pallloni , recoii- 
do  Arinotele. 

Che  gli  altrui 
accidenti  c'infe* 
giiino  a fuggi- 
rc,o  a fopporta- 
r'  il  male . 


Opinione  di 
Platone , che  le 
Tragiche-»  per- 
turbazioni au- 
mentino le  paf- 
fioni . 

Kifutazione» 


impari  di  foflener  lievemente  i colpi  della  fortuna  ì Laonde  è da  tenere,  (^ome  I iVa- 
niuna  dottrina  ritrovar  fi,  che  tanto  abbatta  la  paffione  delf  animo, quan-  gedia  abbatte  le 
to  fa  la  T ragica  Poefia;  conciò  fia  ch'ella  ci  rechi  dinanzi  agli  occhi  non  P*lfioni  dell' 
ejfet  cofa,la  quale  a-vvenir  non  poffa,e  chiaramente  fumana  condizione  ci 
rapprefenti  in  guifa  di  lucidtffimo  fpecebio  ; nel  quale  chi  vede  la  natura 
delle  cofe,  e la  varietà  della  vita,e  la  debolc%gza  delf  uomo,  non  fe  naf- 
fligg^,  quando  quefle  cofe  nel  penzioro  fi  riduce;  ma  far  volendo  uficio  di 
favie,ne'  cafi  awerfi  avrà  da  poterfi  in  tre  modi  confolare.  Tr/mn, per- confolazione. 
cbè  lungo  tempo  avrà  ponzato  potergli  quelle  avverfità  avvenire'fil  qual  j^J^***’  Antive- 
penzicro  é [opra  ogni  cccellentiflìmo  tkuedio  da  poter  la  mente  di  ogni  ^ 
fttolcfiia  liberare  . Dappoi,  perché  intende  gli  umani  accidenti  convenirfi  ^ [jall’umana_; 
fortare.Vltimamente, perché  conofee  non  effer  male  altro, che  la  colpa’,  «^condizione. 
iovtrghfi  a colpa  attribuire  quel , che  dall^  volontà  di  lui  non  procede.  3 ^all’Innoceni 

Ano.  ’ 


Digitized  by  Google 


?8 


juELLA  poetica  toscana 


Conduflone  del  Ano»  ejucjlo  voflro  difcorfo  io  comprendo  , che  voluto  ci  avete  dime- 
tiiic  Iragico.  Jlrare  non  folamcnte  effer  vero  , che  la  Tragedia  con  diletto  purga  l'ani- 
PIO  delle  pajjioni , fecondo  che  Ariflotele  fìimhi,  ma  falfa  dovcrfi  riputare 
l’opinione  di  Platone  , che  perciò  quefla  Pocfia  biafiniava  , perchè  empie 
l'animo  di  perturbazioni.  Min.  Appieno  avete  tutto  intefo.  Ano.  Poiché 
palefe  e chiaro  fatto  ci  avete  il  fine  del  Tragico  Poeta  , dichiarateci  y 
hfatetU  Tngi-  qual  fia  la  materia  di  lui.  Mis, Non  è da  dubitare,  che  non  fia  magnifica 
i vfotie  ilhiftri  comprende  perfone  grandi  e tlliiflri  , e cofe  meravigliofe 

^ (loie  notabili!  e notabili:  perciocché  egli  li  cafi  antichi  de'  Semidei  ci  rapprefenta,  e le 
Ipaveiitcvoli  , cofe  da  loro  fatte  e fofferte  ci  deferivo', non  tutte  già,  ma  quelle  folarnen- 
ebbero  fpavcntcvole  e miferabil  fine.  Ma,  perche  in  quefla  cc- 
iiilcatrofipio*  celiente  maniera  di  uomini  parte  ne  troverete  buoni,  e parte  rei  , e parte 
oucoiio  . dell'uno  e dell'altro  partecipi, né  per  vertù  fopragli  altri,né  sì  viziofi,che 
la  colpa  dell'infelicità,  con  la  qual  fono  dalla  Fortuna  feriti , lor  tutta  fi 
debba  attribuire',non  è ragionevole, che  i buoni,o  puri  rei  in  qualthe  av- 
1 Peifoiie  ver-  verfità  c.tduti  fi  rapprefentino  in  Tcatro;perciocchc  non  pur  fi  difdicc,tna 

tuolc  aillitte  CI  ancora  indegna,cd  abbotnincvole  fi  fìima  il  recare  nell'altrui  col'pctto 

Iiiovcrebbcio  a t • n-  j j-  . ■ n • r .<  r ■ 

, coloro  , co  cjjendo  di  ottimi  cojtnmi,  e di  Jomma  verta  ornati,  fi  trovino 

da'  colpi  di  qualche  triflo  ed  orribil  cafo  battuti  ; conciojjiacofachc  più 
fdegno  apporti,  che  fpavento,  il  qual' a quefla  Pocfiia  principalmente  è ri- 
ihitflo',  e più  degno  fia  di  beflemmia,  che  di  compajfione  : perciocché  pro- 
piamente  compajfione  abbiamo  degli  afflitti , che  non  fono  del  tutto  fuori 
X Ferlóne  catti-  di  ogni  colpa',  né  però  tali,  che  quella  infelieità  meritino  . Nè  compaffio- 
ve  non  lono  de-  fievole  fi  tiene  il  male,che  avviene  a'  rei',  come  quel,  che  in  guijà  di  giu- 
£iie  di  piua . pena, par,  che  toro  avvenga:  concioffucofachè  l infelicità  di  coloro,  che 
non  la  meritano,  ci  contrifli,  e quella  de'  noflri  pari  ci^fpaventi.  Ma,per- 
ciocché  noi  fitamo  diffomiglianti  a buoni,  nè  a noi  s'affomiglino  i rei  , nin- 
na loro  avverfità  ci  dee  fpaventare  . Sdegniamo  .idunlfuc  L'avverfa  For- 
tuna degli  uomini  per  vertù  chiari  e perfetti , nè  finga  grandifflmo  di- 
Peifone  nè  in  fpiaccre  ',  ma  de’trifli  c cattivi  il  male  non  ci  par  degno  di  pietà:  pcrcioc- 
tiitto  buone,  nè  d'è  meritevolmente  flimianio  effer  loro  avvenuto,  come  che  umanamente 
pie  ’ocl  Tug^  i/i/pùrc/d  ; conciojfiacofathè  i cafi  imam  umanamente  fentir  dobbiamo. 
co  . Laonde  di  quelli  , che  fono  in  alto  grado  di  Gloria  e di  Fortuna  , colui 

da  queflo  Poeta  fi  rapprefenterà  in  Teatro,cbe  non  farà  ottimo,  né  ccccl- 
Icntifjimo  per  vertù , nè  del  tutto  voto  di  lei,  o pur  farà  più  toflo  buono, 
che  triflo  J nè  più  per  fua  maligia,  che  per  umano  errore  infelice  divenu- 
to , qual  fu  Edipo  , Tiefle,  Creonte  . Per  quefla  mcdefima  cagione  non  è 
T ragica  Fortuna  quella,  che  di  mi  fero  e dogliofo  fa  lieto  c felice  altrui', 
perciocché  non  è cofa  in  lei  , che  fpaventcvole , o miferabil  fia  . Il  che  fi 

con- 


(.Jnall  fiano 
ciliTrafiici. 

X Int'clici  . 


Digitized  by  Ct'Ogle 


LIBRO  SECONDO. 


19 


canfeima  ; perciocché  del  T ragico  Poeta  Piifìcio  è d'indurre  tZlditorc  a 
meraviglia  . E meravigliofo  riputiamo  quello  accidente  , che  muove  a j Inopìniti. 
compajfìone  i overo  fpaventa  , ed  allora  più  , quando  vcrifimilmente  fe- 
giiendo  contro  ad  ogni  nojha  fprranr^a  , ed  opinione  avviene  : perciocché 
de'  fortunali  avvenimenti,  ancorché  da  fe  non  pajono  mollo  degni  di  me- 
raviglia, pur  grandemente  ci  meravigliamo,  quando  o per  divina  volon- 
tà , 0 (ludiofamente  accadere  gli  flimiarao  ; ficomc  della  (latua  di  Mirjo 
s'è  fcritto,  la  quale  in  Argo  cadendo  uccife  colui,  che  Migio  ttccifo  avea, 
ed  allora  fortunalmente  lei  flava  a mirare  . Ma  coloro,  a'  quali  quefli  in-  j Avvenuti  ifa 
fortun)  meravigltofi  avvengono  , convicn  , che  fieno  o parenti  ed  amici,  eJ  inu- 

0 fenga  nodo  alcuno  di  parentela  fra  loro  e nimici , o pur  né  quefli 
quelli.  Ma  qual  meraviglia,  qual  compajfìone  farcbbc,fc  l' un' inimico  l'al- 
tro Hccidejje,  o fujfe  già  per  ucciderlo  ì Ben  ci  può  tal  cafo  umanamente 
difpiacere,ma  non  parer  eompajfionevole.  Ed  a coloro,che  né  fono  amici, 
nè  anco  nimici,  che  può  tra  loro  infelicemente  avvenire , che  fìa  mifera- 
bil  cofa  riputata  ì Rimane  adunquc,che  quelle  contrarie  fortune  meravi- 
gliofe , e compafjìonevoli  fi  tengano  , che  fono  degli  amici,  e de'  parenti  ; 
qual'é  y fe  l'un  frate  l'altro,  fc  'I  figlio  il  padre,  o la  madre.  Ce  'I  padrc,o  Eleniplf. 
la  madre  il  figlio  uccida,o  pur’ uccider  voglia;  perciocché  fi  finge, che  Me- 
dea uccida  i figli,  Orefle  la  madre,  Polinice  Etcocle  , ed  Eteocle  Polinice. 

E quefle  Favole  fono  sì  accette  , c caramente  accolte , che  fenga  biaftmo  c^e  d;fficilmcn.i 
non  fi  poffono  agevolmente  mutare  : conciò  fia  che  pochi  fieno  coloro,  de'  « d mutano  le 
quali  fimili  Favole  fi  poff ano  formare. Laonde  convien, che  fappiamo  o no-  j/ trovabili 
vellamente  ben  trovare  le  cofe  , che  in  Teatro  vogliamo  rapprefentare,  dell‘al«c. 

0 pure  ottimamente  ufare  quelle, che  gli  antichi  trovarono . Ed  acciocché  Modi  da  trattar 
le  cofe  dette  di  quefla  materia  più  chiaramente  fi  dimoflrino  , c fpecial-  faccende  Tiagi- 
mente  il  buon  rnodo,che  fcrvar  dobbiamo  in  fimili  faccende  piene  di  com-  ‘ ^ ‘ 
pafjione  c di  terrore  , diciamo,  che  s'introduce,  o chi  fappia  quel , che  fa, 
quando  opera  qualche  fcelcratcg^a‘,o  chi  imprendendo  non  ignorantemen- 
te a fare  non  mand’in  efecnt^ione  Cimprefa-,  o chi  ignorantemente  operan- 


do, poi  rieonofea  il  mal  fatto  non  conofeiuto  prima  da  lui  ; o chi  volendo 
uccider  colui,  che  non  conofee,  poiché  l'avrà  riconofciuto,non  l'uccida.Di 
quefli  modi  l'ultimo  par,  che  più  di  tutti  gli  altri  piaccia  a'  riguardanti,  ’ 
quahè  nell' Ifigenia  T aurica  di  Euripidc,quando  la  forella  dovendo  ucci-  i 
dere  Orefle  fuo  fratello,comc  il  riconobbe, non  pur  fi  guardò  di  ucciderlo,  ‘ 
ma  fi  fludiò  di  falvarlo.Dopo  quefìo  è quel,che  ne  va  innanxj  a lui,quan-  \ 
do  fi  riconofee  il  male  ignorantemente  commeffo,che,com'é  meno  biafime- 
volc,  COSI  il  riconofcerlo  induce  a ftupore.  Il  che  s'è  fcritto, che  nella  Fa-  J 
vola  avvenne  a T elegono  figlio  di  VUffe,  e fuori  della  favola  ad  Edipo  , 


Digitized  by  Google 


8o  DELLA  POETICA  TOSCANA 

fgUo  di  Lajo;  perciocché  l'uno  c l'altro  uccife  imprudentemente  il  padre, 

3 Commettei'e  e con  fomm»  difpiacer  dcH'aniwo  il  fatto  riconobbe.  Dopo  que!io,e  quello, 
il  mais  lludiofà.  ^5  tenuto, quando  fi  commette  non  ignorantemente  la  fcelcrateTt,%a',  ficome 
4 Imprendere-*  Medea  , la  quale  fludiofamente  uccife  i figliuoli . L'ultimo  di 

(hiiliofameiite  il  tutt'  i modi  , e 'I  mcn  degno  é riputato,  fe  alcuno  imprende  cofa,  la  qual 
cummctterlo”"'  abbia  a fare  : perciocché  non  è cofa  men  T ragtea,  che  la  federa- 

gine,  majfmamcntc  fe  non  è tale,  che  induca  fpavento,  nè  muova  a corti- 
paffione',  qual  farebbe  si  federato,  ed  empio  pcnxiero,  come  troveretc,che 
Ertmplodi  So-  avvenne  ad  Etnonc  , il  quale  nell'  Antigone  di  Sofocle  avendo  moflrato, 
focle.  che  in  animo  per  foverchio  dolore  gji  era  caduto  di  volere  uccidere  il  pa- 

dre’,poi  no  ’/  fé;  perciocché  egli  ragionando  col  padrc,c  minacciando  diffci 
Se  codei  dee  morir  , non  morrà  fola . 

A cui  rifpofe  il  padre  , 

Sei  tu  sì  Òolto  , che  minacci  '1  padre  ì 

luosrodi  Sofo-  B ’l  narrando  il  cafo  , e dimofirando  con  qual  empito  , per  ferire 
de  dichiarato.  Creonte,  egli  in  vano  fi  moffe  , dice  , 

Emonc  alquanto  allor  con  gli  occhi  torvi 
Riguarda  il  padre  , c poi  ienz'  altro  dirgli 
TralFc  l’.acuta  fpada  , e ratto  il  padre 
Si  mifc  in  fuga  ; onde  fu  vano  il  colpo  . 

J^iefli  ultimi  verfi  non  fono  nell" Antigone  dell'  Alemanni,  credo,  percioc- 
ché altramente  interpretò  queflo  luogo. Ma  io,feguendo  Anflotele,che  cori 
tintefe,  ho  voluto  in  queflo  modo  interpretarlo  . Emone  poi  rivolfe  tutta 
Pochi  hanno  **  ^ fi  tt'itccife  . Laonde  ( perciocché  filmili  caft  pieni 

dato  foggetco  di  compajfione  e di  fpavento  fono  pochi jflmi’,  né  molti  troviamo,  che  T ra- 
allc  Tragedie.  materia  a diano  ) le  medefime  poche  famiglie  , anxf  le  medefime  ca- 

fe  , le  quali  furon  pochijfìme  , fono  figgettt  di  tutte  le  belle  T ragedie  in-  ■ 
fin  a qui  fcritte  . E,  fe  alcun'  altra  Icriver  ne  vogliamo,  xonvien,  che  il 
dolore,  e 'I  pianto  delle  medefime  famiglie,  e delle  medefime  cafe  rinovel- 
Che  ’l  Tragico  Homo. Per  la  qual  cofa  il  T ragico  Poeta  ritiene  i veri,c  conofuuti  nomi: 
ritenga  i ' veri  conciofiiacofaché  dalla  Fortuna  , e non  dall'  Arte  prenda  gli  argomenti 
nomi  f.iVole,  che  fcrive’,  né,  come  il  Comico, gli  finge  e forma,  fe  non  ra- 

e nc'le  cofe'nu^  de  volte:  perciocché  fi  fon  fatte  T ragedie, delle  quali  in  alcuna  era  un  fa- 
ve tal  volta  ne  g pur  due  de'  nomi  veri  e conti,  in  altre  niuno.  E certamente,  quando 
^"23*  ggif  nuove  cofe  ritruova',  ficome  Agatone  mila  Tragedia  da  lui  chiama- 

4a  t ioti:,  fingendo  le  cofe,  finge  anco  i nomi.  Ed  Euripide  «tV/’Ercole  fu- 
rtofo  introduce  la  Rabbia,  Lilfa  da  lui  nominata.Ed  Efchilo  nel  Prome- 
teo la  Potenxa,  e la  Boria.  Né  però  mino  i finti  nomi, ove  fieno  ben  fin- 
ti, che  Je  fujjer  veri , dilettano,  ali»  non  cori  riputeremo  le  Favole  da  noi 

Aecet- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  8i 

tccettttte  f che  flitriamo  cfferci  di  poter  nulla  a9,giugntmji  ] nè  mutarne^ 
vietato’, nè  di  trovar  nuovamente  cofa  veruna;  (perciocché  una  fteffa  Fa- 
vola più  Poeti  dejiriffcro  ,ficcme  / Antigone  Sofocle  , ed  Euripide  ; la 
Mtdca  i mtdtfimijC  Niofrone,e  Carcino;l'E.àipo,c  ’l  Filoncta,Efchilo,e 
Sofoclt)nè  dille  rnidtfime  faccende  Tragedie  tante  fatte  farebbero, fe  nul- 
la  aggiugnerfi  alle  cofe  trovate,  nulla  mutarfene  poteffe;  nè  fi  Ufeerieno 
i veri  nona,  che  nella  paria  fi  triiovano  ; né  p darebbe  altr'  ordine  alla 
Favola  da  quel, che  alla  feria  fi  è dato,fc  dalle  vifigie  dello  Storico  di- 
fartirfi  non  pottf  'e  in  quel,  che  da  lui  prende,  il  Poeta,  il  quale  ordinerà 
la  fua  compofixicne,  comcgli  parrà,  che  verifimilmente,o  neceffariamen- 
te  fpavento  e ccmpaffwne  con  meraviglia  de' riguardanti  feguirne  debba, 
ed  ujerà  dc'veri  nomi,  non  dito  due,  o tre,  (perciocché  nella  Ecuba  Po- 
lidoro, Ecuba,  Polifft  na,ZHtfe,T  altibio,  Agamennone,  Polinnefore;  nelP.^ 
Orede  Elettra,  Orife,  T indaro,Pilade,  Ermionc, Menelao;  e nc/r Anti- 
gone Antigone,  IfMtne,Crconte,Emone,Tirefia,  Euridice,  non  fono  già 
nomi  pnti , e trovati  nuovamente  ) ma  quanti  ne  fiimerà  all'  opera  fua 
convenire  fen\a  punto  dilungarfi  dall" univerfale, come  nel  ragionamento 
di  ieri  fi  dijfe.  E quel  negoT^o,ihc  un  de’ Poeti  antichi  trattò  di  un  modo, 
potrà, chi  ne  vien  dopo  lui,di  un'altro  modo  miglior  trattare.  Né  Favole 
nuove  trovate  avrebbero  i Moderni , fe  nulla  più  loro  fingere  lecito  fiato 
fiiffe  . E , come  che  rari  fieno  i foggetti  degni  di  Tragedie  ,pur  fono  tal 
volta  avvenute  cofe, le  quali  a'T ragici  di  fcrivere  nuova  materia  dareb» 
hero;  quali  furono  i caft  delle  due  reine  Virgiliane, io  dico  di  Amata  mo- 
glie del  Re  LaXmo,e  della  Cartaginefe  Bidone,  Ano.Sc  quel,cbe  accade  a 
froae  uomo,  e da  bene,  ed  ornato  di  fomma  vertù  , non  ft  dee  in  Teatro 
rapprefentare,e  più  muove  a fdegno,i  he  a compalfione;  come  Euripide  in 
pubblico  lojpittoT ragicanunte  recò  Macaria  figlia  di  Ercole, la  quale  per 
la  Jalute  e per  la  vittoria  de'  fratelli  all'oracolo  di  Apollo  , che  rifpofto 
uvea  no  potere  quelli  ejfcr  falvi  e vincitori, fe  prima  qualche  vergine  non 
ft  fufe  a Cerere  facrificata, volentieri  e prefiamente  ubbidì,e  lafciojfi  va- 
lontariamentt  uccidere,cjfcndo  ella  pura  e innocente  fanciullaì  E,fe  non 
è T ragica  materia  ciò  , che  dal  nimico  a viene  , come  appo  il  medefìmo 
Fotta  Hefo  e le  tufchii  7 rodane  il  Greco  lor  nimico  ad  eflrcma  infelicità 
eonaiifc',ed  Andrumaca  dalla  mogliere  di  Neottolemo,e  Moloffo  dalla  m,i- 
tngna  poco  mancò, che  uonfuf  er  crudelmente  uccift;e  lo  flcjfo  Ncottole- 
tno  per  mano  di  Onfie  fuo  nimuo  l.ijciò  la  vitaì!^tn,S  èproptodel  Tra- 
gico Poeta  quel , eh  empie  di  meraviglia  fpaventando  , x>  pure  indticcndo 
compafiotic;  e quel, thè  dal  nimico  riceviamo,  non  è slJpaventevolf,nè  sì 
rnijeraoti  toja,UcUa  *^uale  meravigliarci  Johbiatnoipercbc  non  è gran  me- 

L TdViz 


Qual  nnitHìo- 
ne  ricevono  le 
Favole  accetta- 
te. 

Che  di  una  me* 
defìma  faccenda 
fon  fatte  n^olte 
Tragedie  , va- 
riando 
Nomi , 
Ordine, 

Modo , , 


_ Che  ffa  lecito 
il  far  nuove^ 
Favole. 


pue  obiezioni 
dintorno  alle-» 
Pcifone  Tragi- 
che. 

I Di  Buouì  in- 
trodotti . 


1 Di  Nimicì  ili- 
trodotti , 


I RiTpoda , 
Che  la  Trago* 
dia  pura  noo_i 
an  n ette  i buo- 
ni,nè  i Nimici, 
oia  la  doppia 


Digitized  by  Google 


i Rifpoffa,’ 
Ok  molte  colè, 
non  per  la  per- 
l'oiia , ma  per  fé 
llclle  fono  milc- 
revoli  e meri- 
vigUofe. 


3 Rifpoda  , 
Diìliiuione  di 
Fei Tona,  che  6. 
e che  patiTce  il 
male  . 

Che  ‘1  precetto 
ha  luogo  nella 
pci  fona, che  fa; 
non  in  quella , 
che  patifce. 

Cafo  meravi- 
eiiortfnmoiqu.i- 
do  uno  liello  e 
fi , e patifce. 


Particelle  del- 
la Di  fiìni alone 
efpoHe  . 

Soave  parlare. 

Ordine . 

Modo  di  narra- 
re , introducen- 
do 

I|luHri  I 
liroi , 

Id  -<li  di  Gentili. 
Dove  s’ intro- 
ducano tal'  Id- 
dìi. 

I Nel  princi- 
pio,pcr  narrare. 
_ a .'del  fine,  per 
ifcioglier  la  fa- 
vola . 


8i  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ravi^lìa,  che  CHn'immico  l'Altro  fieramente  uccida  ; e quel,  che  di  male 
avviene  a'bueni,  pii  lofio  apporta  [degno  e noja,che  fpavcnto,o  compaf- 
fione,  ficome  provato  abbiamo:  non  potete  negare,  che  intendendo  noi  di 
ciò, che  propiamente  la  pura  T ragedia  richiede, non  ftamo  cofiretti  a rac- 
chiudere intra  sì  firetti  termini  la  vera  materia  di  lei.  Ma, {perciocché  fi 
truovano  T ragedie,le  cui  Favole  fono  doppie, come  dappoi  diremo,e  mol- 
te cofe  accadono,le  quali  non  a riguardo  della  perfona,  dalla  qual  vengo- 
no,o  pur  a cui;  ma  da  loro  fieffe,o  per  la  novità,  qual  fu  la  morte  di  Ma- 
caria,o  per  C atto  pieno  d'inumanità, qual  f»  il  cafo  delle  mtferevoli  Tra- 
mane, creano  gran  meraviglia)  potremo,  fe  vi  parrà,  dilatarla,e  diffinirU 
talmente, che  chiunque  patirà  co  fa  meravigliofa,o  perché  [paventi, o per- 
ché fta  compaffioncvole,non  ne  fia  fuori, né  perché  fia  buono,né  perché  jia 
nimico,  0 reo;  perciocché,  dicendo  Arilìotele,che  le  belltjfime  T ragedie  fo- 
no poche  non  per  altro, fe  non  che  a pochi  avviene, che  patifcano,o  faccia- 
no cofe  gravi  e terribili;ihiaro  vedete, che  nelle  infelicità  convien,che  ri- 
guardo s'abbia  a chi  patifce  il  niale;o  pur  a colui ,cbt'l  fa.  Edavendofì  ri- 
guardo a quello,the  'lfa,non  é dubbio, che  non  fia  vero  il  prccetto,ch'egli 
effer  debba  amico  e parente  a colui,  che  morte , o ferite , o filmile  afflizio- 
ne riceve.  Ma  riguardandofi  a quel,  che  'I  patifce,  ancorché  fia  nimico,  o 
degno  della  pena  ; non  però  il  cafo  del  tutto  é indegno  di  compaffione . E, 
fe  quel,  chefa,à  quel  medefimo  ancora, thè  patifce,  o fefieffo  uccidendo,co- 
me  Emone,Euridice,e  Giocafla;o  fe  fleffo  affliggendo ,come  Edipo;o  perfo- 
na a fe  molto  carj,quali  fono  i f>gli,come  avvenne  a Medea;  la  infelicità 
è meravigliofiffima  e degmffma  di  pietà.Or  non  vi  parrà,cbc  la  diffinigio- 
ne  così  dilatata  tener  dobbiamo  1 Ano.  Né  a me  può  parere  J tramente  ; 
né, come  credo,ad  altrui.  Min.  Già  della  materia,c  del  fine  delta'Tragc- 
dia  s'é  detto  a baftanza  . Ano.  Seguite  a dichiararci  il  rimanente  della 
diffinizione.  Min.  Del  foave  parlare  affai  s’é  ragionato  nella  generai  dif- 
finizfone  della  Scenica  Poefia;  e ne  ragioneremo  ancora  , quando  del  Fer- 
fo,e  del  Canto  parleremo.  DelPOrdine,  nel  quale  fi  hanno  a locar  le  parti, 
fi  é,  quanto  baflava,  nella  medefima  generai  diffinizione  ragionato  ; e fi- 
milmente  del  modo  del  narrare:  concioffiacofachè  non  fcmplicemente  nar- 
ri , ma  imitando  e introdueendo  a parlare  Vomin'  iUufiri  ed  Eroi  ; e tal- 
volta quelli  , i quali  da'  Gentili  erano  Iddii  riputati  , che  fpecialmentt 
or  ne'princip}  s'introducono,  quando  in  modo  niuno  , o pur  non  bene  per 
alcun'  altro  P argomento  narrar  fi  poteffe,  fìcone  i»e/i'Alccflidc  di  Euri- 
pide Apollo  e Caronte,  e nella  Troadc  Nettuno  e Minerva  ; ed  or  nel  fi- 
ne , quando  Pefirema  della  Favola  fuffe  altramente  malagevole  a fpiega- 
re  , fiieome  nelf  Ordie  j^oUo  , nc/1' Aadromaca  T etide  , nell'  Ifigenia 

Fai- 


Digitized  by  Cooglt- 


LIBRO  SECONDO. 

PtUade:e  He//’Ippolito  ntn  comincia  Vtntre,e  Diana  conchiudeì  Trove^ 
rete  ancora  Tragedia  , della  qual*  gran  parte  ha  di  quelli  alcuno  s che  li  ì In  ci*arcuna_i 
Gentili  riputavano  Iddii , fteeme  Dionifto  nelle  Bacche . An'^i  nel  Pro- 
meteo  d'Efchilo  il  pià  è degl'iddìi  : perciocché  la  prefen^a  delle  divine 
perjone  rende  la  Favola  più  magnifica  e più  bella, e l'adorna  di  certa  mc- 
ravigliofa  maeftd,  che  prende  e ritiene  gli  animi  de' riguardanti  con  fom- 
tno  lor  diletto.  Il  che  ninno  fé  meglio, né  più  fovtnte  di  Euripide.  Né  pc- 
rò  non  ci  convien  guardare  dal  hiafimo  , che  venirne  dall'  ejfer  in  ciò  fo-  vci)^a_,  n)tro- 
vercbi  potrebbe  : conciojfiacofachi  intervenirvi  non  debba  alcuno  Iddio,  el’Iddn. 
dov  egli  meflier  non  faccia  . Farà  la  prefen%a  di  lui  meftiere  , o dove  i Per  interpe- 
s'abbia  a dir  ciò,  che  per  divino  interpetre  dhnojìrar  fi  convenga,  fiiome  . 

i'i  fatto  talvolta  nella  narraxjone  dell  Argomento  ; o dove  s'abbia  a far  * *^*'^**  ' 

cofa,  che'l  divino  ajuto  richeggia  ,ficomc  nel  fine  della  Favola  avvienOf 
il  qual'  altramente  non  fi  faprei/  , vare  . Siavenc  efemplo,quando  ap* 
po  Euripide  Diana  parla  a Tefeo, . liberare  Ippolito  dalla  colpa, e rfar- 
la  a penero,  e a Fedia  . Nè  già  no.,  riceve  i fervi  , e l' umili  perfone  la  Alcune  perlone 
Tragedia  : perciocché  tali  fono  i meffi  ; e nrlC Ifigenia  e nell' Edipo  il  bi-  intioUot- 
folco  l'introduce  . Ave.  Ime  fa  abbiamo  tutta  la  di(fiiii':t.'<^n^  della  Tra-  ' ‘ 
gedia  ; nfta  , che  delle  parti  ditti  ci  ragioniate  quel,  che  qui  particolar-  Parti. Tragiche 
mente  faperfene  conviene  ; percioethé , quant-  c quali  elle  fieno,  generai-  dichiarate  pai- 
tnentc  nella  Scenica  Poefia  dimojìrato  ce  l'avete.  Maii.Cominciattdo  dal- 
la  Favola,  ch'é  la  prima  delle  fei  parti  effenxtali,  to  credo,  eh  a memoria 
agevolmente  vi  rechiate  tutto  quel , che  col  Sig.I'ifpafi.ino  )cri  ne  ragio- 
nai. Aso. Sì  bciie.Mts.Ma,perehé  delle  Favole  alcune  [empiici  fono  ditte,  ^faIMef‘e  delle 
alcune  compofie  c implicate;  altre  morali , altre  pafiioitevoli  ; altre  d'iin  con  gli 

modo  lolo  , altre  doppie  e mijie  , delle  quali  nel  ragionamento  di  )eri  fi  ^ ' * 

dimojlrò  , qual  fìa  ciafcuna  : cggi  altro  non  ne  dirò  , fe  non  che  flavi  l'e- 
femplo  della  fcmplicc  «t/i’ Antigone  , nella  quale  , come  che  miferevoli  Semplice. 
fien  gli  aicidcr.ti  ; nulla  però  vi  fi  riconofie  , e nulla  per  ignorante  vi  fi 
comruette.Dtlla  con.pofia  e implicata, quando  ha  folamcnte  la  Ruonofeen-  Comporta  per 
, nella  Elettra  dt  Sofocle  , mila  quale  Orefle  é riconofciuto  dalla  fo-  » Riconolceuza. 
fella  jenr^a  feguirne  mutazione  alcuna,  che  contraria  fujfe  a nò,  che  lon- 
tra ad  Egijio,  td  a Clitcnneflra  fi  manbinava  . E , quando  al  Ruonojci-  » Per  Kieono- 
tnento  s’ aggiunge  l'Avvenimento  inopinato,  nelPEéipo,  nella  qual  T r—  Iceiiaa,ed  inopi. 
gedia  trovate  U vera  T ragica  mutaxione ,che  vien  da  tefa  mai  non  per.-  , ^.iero'.' 
Jaia.cd  é piangevole  e dolorofa.  Ma  talvolta  avviene, ihe  contro  alla  no-  i Dolviofo . 
fra  opinione,  t fuori  di  ogni  noflra  fperan^a  quel,  thè  fi  fa  , fi  cangia  in 
meglio,  fuori  e nf/i'ifigenia  T aurica,  nella  quale  Ifigenia  avendo  ad  uc- 
fiacre  e jatrificare  Vrejie  fuo  frate  da  lei  non  conojciuto  ancora,  come  il 

L X rito- 


Digitized  by  Google 


84  DELLA  POETICA  TOSCANA 

riconobbe  > mutando  •vopUe  e penfieri , con  fommo  piacere  dell’animo  (té» 
3 Per  Accidcii-  U (alvo  . E , (juando  l'accidente  inopinato  é fnn^a  ticonofeimento  , Itavi 
larncnw'*^^*^  ^ ^^c:ole  fttriofo  là  , dove  Eitrtpide  fìnpr,  che  venendo  Fàca 

per  dar  morte  alla  moglie  di  Ercole,  ed  a’fìpliHoli,  fu  da  luì,  ctuando  epli 
1 Riconofcen*a  Altramente  penfava,  uccifo.  Ma,  perciocché  la  riconofcen\a  é delle  perfo» 
di  ptifoiia  nella  ne,o  delle  cofe, quelle  fono  talvolta  nella  Favola’,  fteomr  quando  da  Or»- 
iIdì  Vrfoiia-J  f Ifigenia  Oreftefi  riconofee.  Talvolta  fon  fuori  di  >ei,  fi- 

fuori  della  Fa-  come  quando  Edipo  riconofee  il  padre, e riconofcelo  uccifo  da  lui.  T alvoU 
?*^Di"  ofa  fuor'  nella  Favola  fìa  la  perfona,pur  nondimeno  la  cofa  è fuori;  per- 

della  Fattola.  * i-  — r.  


Pacen'ca , 


Morale; 


ciocché  Giocafla,  la  cui  perfona  s'introduce  nella  Tragedia,  fi  truova  da 
Edipo,  che  gli  é madre  , e contro  alla  fantità  delle  leggi  mogliere  ; il  che 
di  fuori  avviene.  Della  Pa\fonevolc,da'Greci  Patetica  nominata,la  qual 
per  morte,  per  ferite,per  tormenti, per  altra  ftmile  infelicità  giunge  a tri- 
fio  c dogliofo  fine  , che  dirò , ft  non  cb’  efpreffa  la  vedrete  nell’  Ercole» 
Be/nppoliro,  e ne/rAjace  ì Bicorne  la  Morale  ,che  li  cofumi  e gli  affet- 
ti dell’animo  dipinge^,  we//’Orefte . Che,  benché  non  abbia  cofa,  che  mol- 
CJuali  fcrìttorf,  to  miferevolmente  l'animo  perturbi’,  pur  moflra  chiaro,  qual  fta  l'affetto, 

■ * ITra"**  ^ difpoftxione,  e la  voglia  di  ciafeuna  perfona  . Né  tacerò  , ch’Efchilo 
dìa7  * nella  femplice  Favola  molto  ft  efercitò’,Sofocle  nella  Compofìa  e Implica- 

ta , e nella  Pafjìonevole  ; Euripide  nella  Paffionevole  , e nella  Morale  , e 
Che  più  ma-  talvolta  nella  Compofìa  . Né  fono  quefìe  differengc  di  T ragedia  sì  diver- 
nlere  fi  trovano  j-g  loro,che  non  fi  trovino  talora  congiunte;  concioffiacofaché  e le  fem- 
u?a^iased/a!r*  pUc^i  > t compofle  ft  veggano  or  paffionevoli , ed  or  morali  ; e nelle  paf- 
ftonevoli  i coflitmi , e nelle  morali  altresì  gli  affetti  e le  paffioni  fi  deferi- 
ti qiial  manie-  vano.  Ma  quel,  che  pià  vale,  ed  ha  più  parte  nella  Favola,  ottiene  il  no- 
« fi  nomini  la  nte.E  di  tutte  quefìe  maniere  la  più  leggiadra, e la  più  bella  riputano  quel- 
(itage  I . ^ nella  quaC  è la  inopinata  mutagione  col  riconofcimcnto  congiunta 

Favola  di  ua_*  ^fial  fta  la  Favola  di  un  modo, le  Feniffe,  il  Tiefie,  l'Èrcole,  e l' altre  fi- 
int^o . Tragedie  il  v'infegneranno  . ^al  poi  la  doppia  e milìa,  /’  Alcelìide, 

F^r  le  cofe  7 ‘ tOrefle  il  vi  dimoflreranno’,  ove  la  fortuna  di  trifia,  e molefia  ft  cangia 

in  piacevole  , e tranquilla  ; e ’l  Ciclopc  ftngular'  efemplo  della  Satirica 
per  le  Perfonc.  T ragedia  , nella  quat  e gravi  e fefievoli , e grandi  ed  umili  per  fané  s'in- 
Che  lafavella-<  traducono  . Ano.  Di  molte  Tragedie  la  teflimonianxa  ci  recate  , le  quali 
Tofeana  fin’ ora  nella  nofìra  favella  non  abbiamo.  MLm.Piaceffe  a Dto,cheio  non  fulji  co— 
flretto  di  ricorrere  al  tefìimonio  degli  firanierf.ma  pur  volentieri  le  v'al-, 
**  ’ lego,  acciocché  coloro, li  quali  han  cominciato  ad  arricchire  la  noflra  Un.- 

, gua  della  Scenica  Poefia,  traducenàola , e derivandola  da'  fonti  Greci,  fi 
animino  afeguir  Cimprefa’,e  fappiano, quali, perché  ci  fieno  efemplo  Jì  difim 
deranq.  Ano,  Se  di  (ifftc  le  Tragedie  la  più  leggindra  e la  più  bella  è ri^ 

pitta- 


LIBRO  SECONDO. 


jmtata  Id  tnfHpofta,e  quella  più,  nella  quale  é la  inopinata  mutaxione  col  Se  la  Favola  di 
ricorofcimento  tragicamente  ronojunta,  come  é riputato  migliore  ?l  modo  hélla^dellatio 
neW Ifigenia  T aurica  tenuto  di  quel , che  nell'  Fdipo  Tiranno  fi  tenne  ; pia  , ^ 

perciocché  in  nuella  volendo  Ifigenia  uccidere  il  fratello  , poiché  ’lrico-  Ferchè  il  modo 
nobbe  , non  l'uccife  ; in  quefìa  Edipo  riconofee  con  fommo  Cuo  cordoglio  gen'irTaurica’è 
ch'egli  nccife  il  padre  : in  ejuella  fi  cangia  in  migliore  la  fortuna,  in  que-  riputato  il  mi- 
fla  piggior’  e più  dolorofa  diviene . Il  qual  fine  Arifiotele  vuole , che  fia  S*'®*’®  » 
più  Tragico  di  tmello;  perciocch'  egli  antipone  la  Favola  di  un  modo  alla  che  per  tre  H- 
doppia  r conciofjiacofaché  l'ufcita  di  quefìa  alla  T ragedia , e della  doppia  Ipeff  modo 
alla  Commedia  fia  più  convenevole.  Min.  Non  è da  dubitare,  che,  fc  ri~  ^ 
guardiamo  al  vero  fine  di  quefìa  Poefìa  , non  Cta  di  lei  più  degno  il  modo 
veli' Edipo  tenuto.  Ma  per  avventura,  come  al  vulgo  de'riguardanti  piace  i Per  fine  Trai 
più  la  doppia,che  la  Favola  di  un  modo,così  altopinione  di  quello  avendo  fi'cos’antiiOTna 
riguardo  il  Filofofo  , dice , effer  migliore  il  modo,  che  nell"  Ifigenia  Tati-  *’*'*  **'  ' 
rìca  fi  tenne  , perciocché  fa  la  cola  felicemente  riufeire  ; o riguardando,  a Per  opinioni 
rh'é  più  lontano  da  quel,  che  la  natura  umana  fchifa  ; e da  quel,  che , fe  l'^i'ardanti 
fiudiofamente,efenga  ignoranga  far  fi  voleffe,  fcelerate^Xa  fi  riputereh-  fèiu'fdlice. 
be  : concioffiacofach'  egli  paja  , che  vada  notando  e mifurando  la  bontà  j Per  Bontà  s* 
del  modo, fecondo  che  dalla  fcelerategg^a  più  fi  dilunga,diccndo  egli, che  'I  antipone  quel , 
penfar  di  uccidere  non  ignorantemente  altrui , fenga  poi  mandar^  tempio 
penfiero  in  efecugione , é il  modo  piggiore,  come  quello  , il  quale  ha  trop-  ratezza. 
pct  della  fcelerategga,e  non  é Tragicotperciocchè  non  defla  neWanimo  paf- 
ftone.Dopo  queflo  é il  mandarlo  in  efecugione. Miglior  dettano  e dclt altra 
i tefeguirlo  ignorantemente  , e ’l  riconofcerlo  poi  con  grandifjimo  fuo  do- 
lore ; come  quegli , in  cui  non  è fcelerategga  veruna , e ’l  riconofeimenta 
induce  ftupore.  Il  miglior  di  tutti  è il  penfar  di  uccidere  ignorantemente 
alcuna  perfona  cara,  e riconofcendola,  non  darle  morte . Ano.  Se  Favola  Qual  fia  l’Ecii- 
di  una  maniera  é quella,  in  cui  non  s'introducono  varietà  di  perfone  difjì-  un  modo  , 

miti,  né  differenti  fini  di  cofe  vi  fi  contengono)  e nella  mifia  e doppia  dif-  ° “ 

fomiglianti  perfone  convien,che  fi  truovino,  o pure  avvenimenti  da  quel, 
che  la  ragion  della  Favola  richiede,  diverfi,  qual  farebbe,  fe  ’l  fine  della 
Tragedia  lieto  e felice  fuffe  ; o veramente  tuna  e t altra  diverfità  , cioè 
delle  perfone  e delle  cofe,  come  nel  ragionamento  di  )cri  fi  dimofirò,  qual 
effer  diremo  VEcuba  , la  quale  altri  nel  numero  delle  doppie  , altri  fra  , Opìnione,che 
quelle,che  fono  di  un  modo  ripongonotperciocché  in  lei  non  fi  vede  varie-  d>  modoi 
tà  di  pcrfone,le  quali  già  tutte  fono  eroiche\ni  di  cofe,che  tutte  fon  già  di  ^ «onfor- 
tniferevole  infelicità  . Dall'altra  parte , benché  infelice  Ecuba  fia  per  la  i Opinione, che 
crudel  morte  di  Polidoro  e di  Poliffena  fuoi  figli , e infelice  Polinnefìore  ‘^'’PP'a.  P« 
per  la  perdita  de'  figliuoli  e degli  occhi', nondimeno,  perciocché  agli  afflit-  '1^  u^micor 

ti 


Digitized  by  Google 


Che  non  laVen» 
dtcca  del  nin.i- 
co,nia  il  Riion- 
cUi3i6  fa  , che 
la  favola  lia_« 
Doppia  • 

Otdte  di  UD-j 
modo. 


pdifsea  Doppia 
imeia  d’AriHo- 
teie  è Tragedia, 
noa  Epica . 


Che’I  finire  in 
Allegrezza  non 
c XiagiLO,  heij- 
ché  piu  dtlecci. 


Odifsea  di  O- 
mero  non_<  è 
Dopp'ia . 

Iliaca  finicacon 
Epilod:  aggiuii- 
u alla  favola. 


Eneida  finiUL_i 
con  morCe  nella 
favola  , oiide.^ 
Virgili®  è più 
Tragico  di  O- 
niero . 


86  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ti  é (fualchc  tonfo! anione  la  vendetta  deltojfefa  ricevuta, par,che  ad  Ecu^ 
ha  favorevole  fuffe  la  Fortuna, che  sì  contraria  le  fi  era  tno firata, quando 
le  permife  , ch'ella  di  ciò , che  Folinneflore  fatto  le  avea  ,fi  vcndtcaffe . 
Min.  Se  'I  prender  vendetta  del  nimico  doppia  la  Favola  faceffe , doppia 
la  Elettra  ili  Sofocle  farebbe  ; nella  quale  Crefie  uccidendo  Clitcnncflra 
fua  madre  , cd  Egifto  , vendica  Padulterio  da  loro  commejfo , e la  morte 
del  padre.  Ma,  fe  ad  Arifìotele  crediamo,  nel  numero  delle  doppie  quella 
riporfi  potrebbe^ove  Orefle  ed  Egifto  nel  fine  fatti  fi  fufii  ro  amici,  e que~ 
gli  Hccifo  quefto  non  avefie.  Ano.  Adunque  l’Odifl'ia  da  quel  filofofopo- 
fla  nel  numero  delle  doppie  creder  pojfiamo  efier  tale  riputata:  perciocehè 
nel  fine  Pallade  Vliffc  riconcilia  con  l'Itacefi,  che  contea  lui  prefe  aveart 
tarme,  per  la  morte  de  Proci  vendicare  . Min.  L'Odiffca,  che  Ariftotele 
dice  efier  doppia  , ragionando  egli  della  T ragica  Poefia  , Tragedia  pii 
tofto  , eh' Epico  Poema  filmar  dobbiamo,  che  fuffe,  e doppia  per  la  cagio- 
ne detta  da  voi  pii  tofto,cbc  perciocché!  migliori  hanuo  altro  fine,  ed  al- 
tro I piggiort , riufeendo  ad  Zlltfie  feliumcnte  il  ritorno  alla  patria  , ed 
a’  Proci  infelicemente  : conuofiiacofaché  a quel  Filofofo , non  la  feliciti 
de'  buoni,  e la  infelicità  de'  rei  nel  fine  faccia  doppia  la  Favola,  ma  fi  n» 
:(^a  dubbio  il  riconciltarfi  tra  loro  i nimici , e 'I  finire  in  pace  , ed  alle- 
gre't^'t^a  ; il  qual  fine  egli  /limando  non  efier  T ragico , dice , eh'  i centra 
C opinione  de'  migliori  Poeti,  eh' accettano  più  la  Favola  d'una  maniera, 
e la  tengono  miglior  e più  conveniente  alla  T ragica  Poefia,  ma  pojpon- 
gono  quefta  i piggiori  alta  doppia,la  quale  efiì  prima  ripntano,per  confor- 
marfii  col  parer  de'  riguardanti,  che  attendono  la  pace , e la  tranquillità 
di  coloro,  che  fi  producono  in  Teatro,  e difidcrano,  che  riconciliati  fe  ne 
dipartanoi  il  qual  diletto, dice  cgli,non  efier  della  T lagcdia,  ma  più  tofto 
alla  Commedia  convenire . Per  la  qual  cofa  conchiudo,ihe  nel  numero  di 
quelle,  che  Ariftotele  chiama  doppie,  non  veggio,come  fi  poffa  l'Ecuba  ri- 
porre. E,  fe  fuffe  vero,l'Odi(Jea  di  Omero  effer  doppia, perciocché  riconci- 
lia ultimamente  gli  amici,  e li  parenti  de' Proci  con  ZHifie)  doppia  ancora 
tener  fi  potrebbe  l'iliada  : perciocché  rende  Priamo  amico  ad  Achille  , e 
'Ifa  da  lui  contento  di  quel,  che  dimanda  , in  Tro)a  tornare . Ma  niuno 
infili  a qui  i ha  tenuta  altro  che  di  un  modo.  Laonde  io  fempre  ho  riputa- 
to Epijvdio  aggiunto  all'ufcita  della  Favola  tutto  quel,che  feguedopo  la 
morte  di  Ettore  ncU'lliada,  e dopo  l'uccifione  de'  Proci  nell  Odifiea:  con- 
ciò Jia  che  jcnia  quello  pofia  la  Favola  finire,  ficome  Virgilio  la  finì  nel- 
la morie  di  T urno.Nel  che  io  tengo  lui  più  T ragico  di  Omcro,e  di  laude 
più  aegno.  Elé  però  dirci, nell" Eciiba  efier  della  Favola  il  pafiionevolc,che 
per  Pinfcltcuà  di  quella  afflitta  madre,  da  cui  prende  il  nome  la  T rage- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  8^ 

dia,  fi  iefia,  ed  Epifodio  la  rea  fortuna  di  Polinnefìore . Nè  alla  'ncontro 
quefio  effer  della  Favola,  e quello  Epifodio  ; ma  forfè  direi,  la  intenxion 
di  Euripide  effer  di  crear  pafjione  per  quel , che  Ecuba  patì , e per  quel, 
ch’ella  altrui  fi  di  male  ; perciocché  la  morte  di  Polidoro , quale  da  quel 
Poeta  s’é  fìnta  , contrifìò  tanto  la  infelice  madre  , ch’ella  fu  codretta  di 
graviffima  pena  dare  a colui , che  amico  infin’  allora  avea  riputato  ; il 
quali,  creder  fi  potea,  che  per  umano  errore  uccifo  aveffe  Polidoro  , non 
2>i  tanto  dal  difio  dell’oro,  come  Ecuba  ne  l’accufa,  fofpinto,  quanto  dal- 
la paura  de’Greci  vincitori , i quali  avrien  potuto  fargli  guerra  e danno, 
percioichc  in  fua  cafa  il  lor  nimico  fofìenea  . Laonde  Porribil  capo  di  Po- 
lidoro avvenuto  per  le  dette  cagioni  é fuori  della  Favola,  ma  il  far  quel, 
lo  palefe  , e 7 male  , che  a Polinnefìore  ne  avvenne,  è certamente  in  lei. 
JVf  mi  fi  dirà  , che  non  è T ragico  il  danna  del  nimico  : perciocché,  come 
ho  dtmofirato  , nelle  Tragedie  s’ è ricevuto  , E nelP Elettra  celebratifjima 
Favola  il  nimico  ancora  s’uccide . Ano.  Poiché  P Ecuba  é di  un  modo , e 
non  doppia,  nel  numero  di  quali  fi  porrà,delle  femplici,  o delle  compofie  l 
ferciocché  alcuni  dicono,effervi  due  riconofcen%e,e  due  peripezie  diverfe, 
c Fune  dair altre  feparate . Lune  d’ Ecuba,  che  penfando  di  aver  Polido~ 
ro  VIVO  e fulvo,  morto  il  ritruova’,  e (altre  di  Polinnefìore,  che  là,  dove 
egli  s’avvifava  Ecuba  effergli  amica,  e dovere  perciò  canfeguir  nuovo  te- 
foro  , la  fi  truova  tanto  nimica  , che  danno  graviffimo  ne  riceve  Altri 
nè  ntonofcenxa,  né  peripezia  veruna  vi  conofeono  : prrciocchè  la  peripe- 
%^ia,  fecondo  ihe  voi,Arifìotele  feguendo,  la  ci  avi  te  diffinita,  è mutaxio^ 
ne  delle  faccende  in  contrario , com’i  venfimile,  o neceffario  \ eia  rico- 
nofeen^a  è mutazione  d’ignoranza  a nottZ'tnondt  fi  riconofee  l’amicizia, 
0 la  nirnifìà  di  coloro,  che  alla  felicità,  o pure  alla  infelicità  fin  deflinaci. 
Ma  in  quella  T ragcdia  nè  Ecuba,  nè' Polinnefìore  riconofie  perfoqa  allo- 
. ra  non  conofeiuta',  nè  T ragica  fauenda  vi  fi  tratta, cl.'c  cantra  (opinione 
di  colui,  che  la  tratta,riefcai  conciofliacofachè  la  ferva  mandata  da  Ecu- 
ba a pigliare  acqua  per  lavare  Poltffena  ad  Achille  facrificata , avendo 
trovato  nel  lito  morto  Polidoro,  nulla  riconofea,  come  il  Tragico  ricono- 
feimento  richiede;  nè  anco  nella  gonna  lo  ’nviluppi,e’l  porti  alla  madre, 
perchè  penfi  di  portarle  cofa,  che  non  la  debba  contrifìare  ; ed  Ecuba,  che 
fatto  a fe  chiamare  Polinnefìore  fi  difpone  di  vendicare  la  crudeltà  ufata 
da  lui  verfo  il  figlio  , non  fi  truovi  al  fine  dal  fuo  penfiero  ingannata  , 
Dal  quale  ingannata  tragicamente  fi  troverebbe  là, dove  da  colui  nuova- 
mente danno  riceveffe , il  qual’  ella  credea  dover  daanificare  ; ficome  s’è 
fcritto, ch'avvenne  a Danao,  il  quale  andando  per  uccidere  Linceo, da  lui 
fu  contro  alla  fua  opinione  uccifo.Nè  Polinnefìore  da  fefleffo  andò  ad  Ecu- 
ba 


Artificio  di  Ea- 
n'piile  nel  fog- 
eeeeo  dell’Ecu- 
Di  per  crear  có- 
pafTioiie  del  nja- 
le,chi  pati,  e fò 
altrui . 

Favola . 


Epifodio.  ’ i 


Qual  fia  l’Ecua 
ba  , Semplice  t 
o CompolU  f . 

r Opinione../ « 
che  l’Ecuoa , fia 
Compalb_f  per 
Riconofeenae,  e 
Peripeaie . 

a Opinione, che 
l’Ecuba  fia  Sem. 
plice . 


Che  le  Ricono» 
feente  , e Peri- 
pezie nell’Ecu» 
Da  , non  Ibno 
Tragiche . 


Digitized  by  Coogle 


88  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ba,  fer  AVer  da  lei  nuovo  teforo  , ma  chiamato  p fa  fcioccamtntè  inf^an» 
tiare  . Laonde  ejucUa  Tragedia  più  lofio  fetuplice,  che  compofta , par,  che 
Rifretifioney  fi  debba  riputare.  Min. Muro, io  credo,  che  in  ciò  vi  poffa  contraddire, fé 

filmili  a qurfli  nuovi  Ariflarcbi,(i  quali,  fie  bene  intendefi- 
fero  l'arte  della  rcefia  wfitgnataii  da'fiav]  antitbi,qiial  neltopere  de’fbm- 
rnt  Poeti  la  trovarono^tanto  arditi  e prefiuntuofii  non  certamente  farebbe^ 
ro,  ebe  non  fi  vergognaffero  di  riprendere  fmodcrat amente  Euripide  e S<u> 
focle,  i nomi  de'quali  dovrebbero  avere  in  fiamma  riveren%a‘,nè  di  trovar 
Conchindefi>che  fie  t antiche  non  fuffero  di  molto  pregio . Ma,  tor^ 

l’hcuha  è leni*  iiando  alla  dimanda  voRra,  dico,  che  je  ogni  riconoficenxa  , ed  ogni  mu-* 
C'ìw  non^^m  fH  fortuna  compofa  la  Favola  rendeffie  , ninna  Tragedia  fiemplU 

Kicoiiolctiua-»  ce  jarebbe  ; perciocché  qual  Favola  troverete  , nella  quale  non  venga  a 
ed  Avveiiifnen-  notizia  alcuna  cofia  , che  prima  non  fi  fiapea  , né  accidente  avvenga  alP 
^ of/nio»»  di  quel , che  patifice , contrario  ì Chi  mai  compofia  l’Antigona 
terrebbe  2 È nondimeno  il  cafio  di  Emone  , e la  morte  di  Euridice  fona 
contro  a quel , che  Creonte  ne  penfiava  ; perciocché  , s'egli  penfiato  avefi- 
fie  , che  della  pena  da  lui  data  ad  Antigone  l’uno  e l'altro  male  fieguir  da- 
vcfje,già  viva  fiepolta  non  C avrebbe . Ed  Euridice  là,  dove  s'avvifiava, 
eh' Emone  fino  figlio  con  la  nuora  felicemente  viver  doveffe  , intende  lui 
con  tfjo  lei  effer  morto,  e fie  n’uccide . Né,  perciocché  con  gli  occhi  il  mi- 
ficrabil  cafio  fi  conefica,  come  nelf  Ecuba,  fa,  che  fia  riconoficenxa  pià,  che 
fc  con  gli  orecchi  s'intendeffie , come  nell’  Antigone  s'intcfe  . Per  la  qual 
cofia  conchiudiamo  , l' Ecuba  nel  numero  delle  Favole  fiemplici  e di  una 
Somma  «kilt-»  tioverfi  riporre . Nel  numero  delle  fiemplici:  perciocché  non  ogni 

Ragioni , onde  riconojicnxa  , nè  ogni  mutaxione  di  fortuna,  ma  qual  fi  è detto  , ch’effier 
la  tavola  fia_>  debba,  fa,  che  la  7 ragedia  fia  compofia.  E nel  numero  di  quelle  , che  fio- 
V dumi  tnaniera  : perciocché  non  la  diverfità  de'  buoni  e de'  rei  cofiu- 

nianitrajQ  dov-  mi  diverfie  rende  le  perfione,  per  le  quali  doppia  la  Favola  fi  tenga  ; per-  . 
> , che  irovandofi  tal  varietà  quafii  in  tutte  , ninna  quafi  di  un  modo  ne  fa- 

rebbe, ma  più  tofio  la  diverfia  lor  maniera,  quando  parte  Comiche,  e par- 
te T ragiche  ne  fono:  fìctmc  anco  non  la  fa  doppia’,perchè  di  alcuno  iniqua 
fia  la  infeàcità,c  di  alcuno  giufia  la  pena.  Anxi  il  patir  PoUnneflorc  gra- 
vemente ne’  figli  e in  fie  jteffo  é veramente  Tragico  : perciocché  riempie 
altrui  di  grundifiima  meraviglia  , come  tormento  dato  a lui  dagl'  Iddìi 
in  vendetta  dell’ acerba  e tngiufia  morte  di  Polidoro:  lonciojfiacofaché 
pa)a  non  altronde  , che  da  divina  fipiraxione  , aver  prefio  Ecuba  sì  tofia 
partilo  di  vendicar’  m quel  modo  il  d.mno  , e la  ingiuria  f attale  da  lui  . 

Ekmplo  de’  Ma  sì  bene  , tome  fi  è detto  , il  fine  Comico  , quando  l'odio  in  amifià  fi 
Tra^iiti  Èpifod;  cangia,  è cagione,  che  la  Favola  fia  doppia.  Ano.  Poiibé  Epifudio  cbia- 
• male 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  ' 8p 

mate  quel , eh' è fuori  della  Favola,  datecene  qualche  efemplo , actioctbè 
meglio  intendiamo  . Min.  inducetevi  a memoria  t argomento  dell' yfn- 
tigone , come  vi  fu  da  noi  pur  dianzi  efpojìo , e troverete  fuor  della  Fa- 
vola nell'atto  pritno,e  nel  fecondo,  il  ragionamento  di  Antigone  con  la  fo- 
rella,e  di  Creonte  col  coro,  prima  che  giunga  il  meffo',  e nel  principio  del 
quarto  l'augurio  da  Tirefia  a Creonte  narrato  , e 'I  conftglto  datogli  da 
lui, e quel, che  del  futuro  danno  gli  fipredijfe.  .^efli  brevi  F.pifodj  fono,  Di<pofi?ronede. 
come  vedete, con  la  Favola  si  ben  congiunti, chc^cnchi  fen^a  offefa  di  lei  fili  tpifodjTra- 
feparar  fe  ne  pojfano,pur  da  lei  pajono  derivarc',nè  ad  altro  fi  dirie(pt.ano,  ’ 
che  a quel  fine,  per  lo  quale  ella  s'è  finta;  onde  non  fen^a  malagevole:^ 
da  lei  fi  conofcono,€,comc  vedete, s’intrapongono  prima,che  cominci  a mu- 
tar fi  la  fortuna,la  quale  nell'atto  quinto  fi  muta  là, dove  il  meffo  comincia, 

O nipoti  di  Cadmo  . 

ed  annuii‘^ia  la  morte  di  Antigone,  e di  Emone:  conciò  fia  che  di  tutta  la  Membri  della  ; 

T ragedta  fi  facctan  due  parti",  la  prima  delle  quali  fi  fende  , infin  che  lo  Tragedia . 

fiato  delle  coje  a mutar  fi  cominci,  e tutto  quel,  eh' è fuori  della  Favola,  e 

'I  più  delle  volte  buona  parte  di  lei  comprende  , e chiamafi  Legamento;  i Legamento. 

l'altra  parte  contiene  la  mutat^one  della  fortuna,e  tutto  quel, che  Jèguita 

infin'  all'  ufeita  , e nominafi  Scioglimento  ifiicome  nel  ragionamento  di  x Scioglimento. 

)eri  fi  diffe.  Ano.  Or  quel, eh  é nella  Favola  di  pianto  e di  fpavento,come  Come  fi  rap- 

fi  rapprejenta  ì Min.  Non  certo  per  gli  occhi  negli  animi  de'  riguardan- 

ti,  ma  per  gli  orecchi  ; perciocché,  quando  Antig^one,  ed  Emone, ed  Euri-  fpaventevo’l^ 

dice  con  le  propie  lor  mani  morte  fi  dicdero,non  fi  fé  in  prefen^a  di  colo-  per  l’Udita. 

ro,  cheflavano  a riguardare  ; ma  per  li  meffi  chiaramente  fi  narrò  : con-  manieiedi 

ciofitacofaché  due  maniere  di  cofe  non  per  la  vifla,ma  per  t udita  fi  cono-  cole , che  lì  co- 

feano.  É'una  é di  quelle,  che  dentro  nella  fceiia  fi  fanno  ; qual'é,  quando 

Etuba  cava  gli  occhi  a Polinneflore  , ed  uccidegli  i figliuoli  ; perciocché  , c”e  fi  fan.^ 

egli  fi  fa  con  ta'  lamenti  udire , dentro . 

Oimè , oimc  fon  privo,  oimè  fon  privo  , 

Oimè  degli  occhi , e della  luce  cara . Ed 
Oimè , oimè  , eh’  uccidon’  i mìei  tigli . 

L'altra  è delle  cofe,  poiché  fon  fatte  ; quali  fono  quelle,  che  rapportano  i i Che  fon  gì4 
mtffi , fatte . 

O nipoti  di  Cadmo . E 

Signor  , nuova  cagion  di  pianger  fempre . 

Perciocché  l'uno  meffo  rapporta  la  morte  di  Antigone, e di  Emone-,  e l'al- 
tro di  Euridice  . Ano.  Perché  più  tofio  per  gli  orecchi , che  per  gli  occhi  Cagioni,  che  ‘1 
il  terribile , e 7 compaffionevolc  fi  mofira  ì Min.  Perché  il  crear  terrore  Terribile  , e ’l 
e compaffioiie  con  le  parole  per  la  fiefja  compofiiione  delle  cofe  è di  eccel- 
lente  Poeta;  conciò  fia  che  la  Favola  talmente  corapor  fi  dcbba,che  quel,  l’Udita , e non 

M che  perlaVifta.' 


Dìgitized  by  Google 


po 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


te 


thè  afcoUa  U cofe  fatte , e che  fi  fanno,  fenxa  vederle  ft  fenta  empier  di 
fpavento  e di  pietà;  come  a colui  avverrebbe, che  fleffe  la  Favola  di  Edi~ 
I Per  tifar  l’ar-  po  ad  udire  . Ma  il  generar  quefìe  paloni  per  la  vifla  {come  farebbe,  chi 
te  Poetica , e-«  faceffe  dar  ferite, o morte  altrui  nel  cafpetto  de' riguardanti)  non  i di  Ar~ 
non  di  ecitau-  Poetico;  anxj  è di  Poeta,che  più.  fi  fida  nell'arte  del  Recitante, che 
nella  fua;come  colui, a cui  fa  me  fiere  l’apparecchiamento  e Papera  di  ({uel, 
* Per  dilettare,  che  con  gli  atti  alla  vifìa  gli  accidenti  rapprefenta  . Oltre  a ciò  fe  muove 
molto  i riguardanti  il  veder  cofe  terribili  e compajJionevoli,non  però  loro 
diletta  ; concioffiacofachi  la  nojìra  natura  abbomini  e fchifi  il  veder  feri- 
re, ed  uccidere  altrui;  e,  fe  pur  ciò  diletta,  il  diletto  viene  dal  Recitante, 
che  ri  bene  il  rapprefenta;  e non  dal  Poeta,  né  dalla  cofa  in  fe  medefima 
1 Obbiezione,  confiderata,  che  per  fe  fìejfa  in  odio,ed  a fchifo  abbiamo.  Aua.O  non  mo- 
arterma** «ea^  '^’’‘flotele,che  per  la  vifìa  fi  foglia  ancora  lo  fpavento  e la  comp.ìfjto- 
la  Paflione  per  tte  creare  ì Miw.  Sì  bene:  ma  ciò  non  effer  di  buon  Poeta  chiaramente  ne 
la  Villa . 'nfegna  . E coloro  più  riprende,  che  per  dilettare  al  vulgo  non  quel , eh' è 
Rirpolla  che-z  fpaventevole  ; ma  cofa  al  mofìro  fimile  cd  al  portento,  qual’ è il  trasfor- 
ciò  non  é Tra-  mare  in  ferpente,o  pur  in  augello  altrui,reca  nelcofpetto  de' riguardanti: 
UK  con  Var've-  concioffiacofachè  tal  diletto  non  vegna  propiamente  dalla  T ragedia  , ma 
dere  cofe  nto-  dall'apparecchiamento;  e ’l  Poeta  non  ogni  maniera  di  piacere  debba  proc- 
llruofc  . curare  , ma  quella  folamente,  th’é  propia  della  Tragica  Poefìa  . Aso.O 

a Obbiezione-*  *^*^^'*  Favola  quel  mede  fimo  autore  tre  parti , delle  quali  quella, 

delle  parole  di  ch'egli  chiama  PaOìone , due  effer’  atto  mortale,  o dolorofo  , quali  fono 
pendole*' clini  fi  fanno  in  palefe,  e le  pene,  e le  ferite,  ed  altre  fomiglianti 

pofsa  far  palefe  afflizioni  ì Laonde  alcuni  [perciocché  la  morte,  quando  é crudele  e fcele- 
il  TetribilejPur  rata,  o moflruofa,non  dee  venire  nelf  altrui  cofpetto;qual  fu,quando  Me- 
fcelcracezta  uccife  i prop)  figli  ; e Progne  non  pur’  ucctjfe  il  figliuolo , ma  diedelo 

crudeltà . ^ anche  in  vivanda  a T creo  padre  di  lui  : di  che  feguì , che  tutti  in  uccelli 
fi  trasformarono)  affermano, che  dove  taCatto  non  fta  pieno  di  fcelerateXr 
I za  e di  crudeltà,  né  in  guifa  di  mollTo,fi  debba  fare  innanzi  agli  occhi  de' 

Rifpolla  dall’  riguardanti.  Min.  Se  ’l  detto  di  Anfìotele  a quefìo  modo  s'intendeffe , e 
jncf'nveiiiente  , così  quelle  parole  *’»  rS  Odiarci  s’ interpretaffero,  ne  feguirebbe, 

sf*  int^ndènX*  pajjione,  la  qual'  è neceffaria  parte  della  Tragica  Favola,  in  ogni 
quelle  parole  di  T ragedia  per  la  vifìa  far  fi  converrebbe , Ano.  Perché  nò,  fe  veramente 
Arinotele . fceleratez^a  e la  crudeltà  non  ifìà  bene  alla  T ragica  Poefìa,[perciocehé 
Oppollzione  di  muove  a compaffione)  e meritamente  é biafimato  Euripide,che  induce 
nuovi  Arillir.  la  madre  ad  uccidere  volontariamente  i fgliì  ancorch’egli  conofeendo  tal 
ripide**!' chetili  ^ff^r  troppo  crudele,  in  cafa,  fìnga,  che  fi  faccia.  Min.  péro  é,  che 
duca  la  madre  la  fceleratezza  e la  crudeltà  per  fe  fìeffa  induce  fdegno  più  tofìo,chc  com- 
àd  uccider  vo-  pfjfone  ; ma  chi  riguarda  la  cagione , per  la  quale  alcuno  é coflretto  ad 
fialiuoll"*'"**  * trudele  verfo  quella  cofa,  cb' effer  te  dee  cara  , convien,  che  n'abbia 

pie- 


Digitlzfid  by  Gooj^Ic 


LIBRO  SECOJ^DO.  . 91 

fietà  y e fe  n'empia  di  orrore  : eoncio/fiacofaché  e^l'  intenda  effere  fiata 
di  grandiffma  forvia  quella  perturbazione  y thè  tofìrinfe  ad  uccidere  Afe- 
dea  e Progne  i figliuoli y ed  Orefte  la  madre.  Laonde  gli  Autori  di  quelle 
T ragedie  non  ne  furon  dagli  antichi  Ariflarchi , come  ne  fono  da  quefli 
moderni ybiafmatiyli  quali  farebber  megliOyfe  ’lgiudicio  di  quelli  piuyche 
’/  loro  fleffoy  invaghiti  di  non  so  qual'  amore  di  lor  medefmi , feguiffero, 
E benché  Ariflotele  di  que'  tre  modi , li  quali  egli  dice  poterfì  tenere  in 
trovar  nuove  FavoUyO  pure  in  fervore  ed  ufare  Paccettateyqueflo  di  uc- 
cidere non  per  ignoranza  pofponga  agli  altri,  epa)a,  che  voglia  intende- 
re y che  chi  aveffe  il  nodo  di  quelle  T ragedie , nelle  quali  non  ignorante- 
mente  il  figlio, 0 la  madre,o  pur  il  padre  s'uccide,  a feiogliere  di  modo  al- 
tro da  quel,  che  da'  primi  loro  Autori  fi  tenne,  nuovamente  fingendo,  che 
per  ignoranza  s'uccide,  uferebbe  migliore  ftioglimento',non  però  egli  Eu- 
ripide riprende,  che  ad  uccidere  i figli  Medea  inducefje  ; perciocché , non 
come  madre  gli  uccide,ma  come  donna  abbandonata  dal  maritOyche  gran- 
dijfimi  benefit)  da  lei  ricevuti  uvea  ; la  qual  di  fio  fa  di  far  vendetta  dell’ 
ingratitudine  di  lui,  né  avendo  in  che  più  offenderlo  poteffe,  che  ne’prop) 
figli , non  fi  curò  di  offl  udere  fe  flejfa  , per  fare  grandiffima  offefa  a lui , 
Laonde  , combattendo  in  tei  lo  fdegno  verfo  ti  marito  con  l'amore  verfo 
I figliuoli,  vinfc  ultimamente  quella  paffione:  sì  perché  ella  era  di  natura, 
iraconda  c fiera,  c sì  perche  picciolo  fdegno  fpeffo  rompe,come  dice  il  pro- 
verbio, un  gran  volere.  Il  che  può  ben  tenerfi  terribile,  e compafiionevo- 
le:  terribile  per  la  gravezza,  e raritd  del  fatto,che  grandiffma  fpavento 
dovea  generare:  e tompajfionevolc  per  la  forza  dello  fdegno  , e dclPoffefa 
a lei  fatta  dal  marito  , la  qual  fu  tanta  , che  ad  atto  sì  fiero  la  conduffe. 
Ma,  tornando  alle  parole  di  Ariflotele,  dico, thè  non  s’intendono  di  quella 
maniera,  cioè,che  fi  fanno  in  palefc', {perciocché  quel  Pilofofo  afferma  non 
efjer  di  buon  Poeta  il  muovere  a compafftone  per  la  vifia)  ma  interpretar 
fi  debbono,  che  fono  in  palefe,  cioé,che  fi  manifefìano',  come  fenza  dubbio 
dirà, chi  qualche  notizia  avrà  della  Greca  favelLvconciofJiacofathé  crear 
non  fi  poffa  compajfione  di  cofa,ihe  non  fi  fa  palefe  e manifefìa.Ma  il  mo- 
do di  palefarla  tenuto  da’ buoni  Poeti  fi  fa  con  la  lingua  de'meffaggieri,  li 
quali  ancora  talvolta  mofirano  agli  occhi  quel , che  affligge  ; come  nell' 
E cuba  veder  potrete  : nè  fi  legge  T ragedia,  nella  quale  fi  trovi  fatto  al- 
tr amente. Ano. Onde  viene, che  faran  Tragedie  di  un  mcdcfimo  argomcn- 
to,e  di  unafleffa  materia',  né  però  non  faranno  diverfe  e differentii  Min. 
Non  altronde,chc  dal  diffomigliante  modo  dello  feiogliere,  e del  legare  il 
Poema  : perciocché  nelP Edipo  avendo  Sofocle  altramente  P opera  teffuta 
e legata , e fciolta  , che  fatto  Ef chilo  non  avea,  fu  la  Tragedia  delPuno 

M z diffe- 


Oifèfa  di  Eitri* 
pide  dilla  ca> 
giooe , che  co- 
Itriiifc  la  madre. 


Che"  Ariflotele 
giudicò  meglio 
il  Aligere  , che 
per  igiiorania—» 
s’uccidefsc,per4 
non  riprelc  Eu- 
ripide . 


Che  Medea, non 
come  madre..», 
ma  come  donna 
oflefa  , uccide  i 

Agli. 


Atto  terribile-» 
per  la  crudeltif 
compaflìonero- 
le  per  la  cagio- 
ne. 

Iiiterpretaiione 

di  quelle  parole 
di  Arinotele-» 

•/  I*  TM 

fi»  d'a  far»/  , 
cioè , che  fono 
in  palefe,  non 
che  A fanno . 


Come  A fanno 
differenti  le-» 
Tragedie  di  im 
medelìmo  argo- 
mento . 


Digitized  by  Google 


De’  coflumì . 

Efempli  Tragi- 
ci de'  coftumi 
della  Madre , 


Della  Sorella. 


Della  Figlia. 
Pel  Padre, 


pi  DELLA  P.OETICA  TOSCANA 

differente  dalla  T ragedia  delt  altro  . Ano.  Già  della  Favola  ragionato 
avete  a bajlan%a  ; rimane , che  delt altre  parti  vi  dimandiamo  > e prima 
de'  coflumi  > e delle  pajjioni . ZW  che  t perciocché  jeri  affai  fi  ragioni  , fo^ 
lamente  difidero , mi  fé  ne  dia  qualche  T ragico  efemplo  . Min.  Se  volete  . 
vedere  gli  affetti  della  Madredeggete  di  Ecuba  le  pietofe  parole,  come  fo^ 
no  dal  Dolce  tradotte,  quando  ella  priega  Vliffe  per  la  f alate  della  fuafi» 
gliuola,  ove  foggiunge  , 

In  lei  gtufto  Signor  , Signor'  in  lei 
E’  quel  poco  di  gioja  , e di  contento  » 

Ch'  io  prender  poffo  in  quella  vita  triAa  : 

Per  lei  la  forte  mia  m’efee  di  mente  , 

Nè  Tento  il  pefo  a le  mie  fpalle  greve  , 

Ella  in  cambio  di  molti  è il  mio  conforto  i 
Mia  città , mia  nutrice , appoggio , c guida 
De’ pad!  miei  • che  fenza  lei  non  vanno  . £ 

Con  la  figliuola  mia  morir  conviemmi . E 
Sicome  ellera  quercia  abbraccia , e flringe  t 
Così  Tempre  io  terrò  la  mia  figliuola  : 

£ '1  medefimo  ferro , 

Che  dè  paiTarc  il  Tuo  tenero  petto , 

In  un  punto  , c ’n  un’  ora 
PalTerà  '1  mio  ancora  . 

E */  ragionare  della  infelice  Giocafia  con  li  fuoi  figliuoli  nella  T ragedia 
del  nome  di  lei . Se  quelli  della  Sorella,  Antigone  ve  ne  fard  chiariffmo 
fpecchio , quafi  per  tutta  la  T ragedia  del  fuq  nome  ; ma  fpecialmente  in 
quefte  pache  parole  , 

Io  pur  fon  certa 

Di  Totterrarlu,  e via  piò  bel  mi  Ha  , 

Poi  gli  avrò  fatto  onor , morta  giacere 
Con  l'amico  fratello  amica  inlìeme  . 

Ed  in  quelle  di  un’altra  T ragedia  nominata  Oiocadai  e fatta  aoflra  per 
opera  del  Dolce  , 

Deh  balio , poteTs’  io  col  propio  Tangue 
Par  quello  t^neficio  a*  miei  fratelli  ; 

Ch’  io  volentier  porrei  la  mia  vita 
Per  l’unione , e pace  di  lor  due  . 

E in  tutto  il  rimanente  del  ragionamento  da  lei  fatto  col  balio . Se  quelli 
della  Figlia,ella  medefima  ve  li  reca  innanzi  efpreffi  nclC Edipo  di  Seneca, 

* nella  Giocafia  del  Dolce.  Se  quelli  del  Padre,udite  quel,che  diffe  Creon» 

te 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  pf 

te  pentité  gii  di  effere  flato  sì  duro  e fevere)  contro  ad  Anti^nne  fuà 
nuora  y e contro  ad  Emone  fuo  figlio  , 

Porte  fubito  giìi  l’ire  , e gli  fdegni 
' Chiamandolo  , e piagnendo  in  ver  lui  corfe  ; 

O mirerò  y che  fai  ì qual  van  dolore 
T’ha  la  mente  ingombrata  ì a che  ti  rtruggi } 

Lafs’  ove  or’  ai  la  conofeenza , e '1  fenno  ì 
Vienne  a me  figlio  , e non  vogli  ertèr  duro 
Al  vecchio  padre  . eh’  umil  prega  y e chiama  . 

'£  quando  riprende  fé  fleff»  , poiché  ’/  figliuolo  s'uccife  : 

O mente  cieca  mia  fenza  confìglio . 

Se  quelli  dell'Amante  , i ragionamenti  di  Didone  con  Ann»  e con  Enea 
•ve  ne  daranno  lucidifiima  chiarezza  nella  T ragedia  nuovamente  dal  Dol- 
ce compofla  . Potrei  da'  Poemi  de’T ragici  antichi  recarvi  efempli  de'  co- 
flumi  di  ciafeun'  altra  varietà  , la  qual  confìfle  nelt  età  , nel  feffo , nella 
fortuna,  nella  naiione,e  nelt  altre  cofe,  delle  quali  feri  fi  fé  lungo  difeor- 
foyfe  tempo  mi  fe  ne  dejfe  , ed  io  non  conofcejfl  , che  quefli  pochi  luoghi 
da  me  allegati  baflano  ad  infegnare  il  modo, il  quale  tenere  in  deferivere 
gli  affetti,  e li  cofiumi  fi  convenga . Amo.  Noi  fìam  contenti  di  quefli  po- 
chi efempli',  ma  dimofirateci,come  fieno  le  Pafjìoni  efpreffe  . Miw,  Li  la- 
menti del  mi  fero  Creonte  , e della  infeliciffima  Ecuba  apertamente  il  vi 
faranno  vedere  , non  che  udire , Odiafe  fleffo  Creonte , dicendo  , 

O morte  , o morte  , a che  mi  Terbi  ancora  2 
^ tutto  è pieno  di  paura  Jn  quei  ver  fi  , 

Oims  y oimè  , oimè  , 

Oimè  , che  fìer  timore 

11  cuor  m'agghiaccia , e rtringe  > 

Che  di  me  rtefso  tutto  fuor  mi  tragge  ì 
E di  dolore , anzi  di  miferabil  diApera-rione  in  quelli  i 
QuaT  infernal  tormento  al  mio  s’agguaglia  ì 
11  morir  mi  dk  tema  , il  viver  doglia  : 

Nè  pofso  altro  fperar  , che  peggio  ancora 
guanto  dolenti  parole  fon  quefle  di  Ecuba  , 

Oimè  y che  ’l  fil , che  querte  membra  lega 
Romper  mi  Tento  , e a tanto  duol  vien  meno 
La  debil  mente  , c pur  rimango  'viva  . 

mofira  di  aver'  in  odio  la  vita  , dicendo  , 

Oimè  dunque  noti  giungi  , 

Che  morir  debba  anch’  io  ì 

O mi-' 

« 


Dell’  Amante. 


Delle  Paflioni 
Efempli  Tragici 


Della  Paura,’ 


Del  Dolore,' 


Digitized  by  Google 


P4  DELLA  POETICA  TOSCANA 
O tnifcria  infinita , 

Poiché  mal  grado  mio  rimango  in  vita. 

Dello  Spavento  Com'  ella  attonita,  e piena  di  [pavento  rimanejfe,  quando  udì  l'inopina- 
ta novella  della  morte  del  figliuolo,  c vide  tl  morto  eorp»  di  lui,  in  quel- 
le parole  fi  mofira  , 

Dolor  , fc'  tanto  crudo , 

Che  doler  non  mi  lafiì , 

Quanto  dovrei'  dolermi  ì * 

Dell'Odio.  Grande  odio  mi  par , ch’ella  dejìi  cantra  Polinnefiore  , dicendo , 

O federato  mofiro , 

Btafmo  del  fecol  nofiro  , 

Uccidefii  un  fanciullo  1 
Un  fanciullo  innocente 
Senza  riguardo  aver*  alla  fua  etade  $ 

Nè  al  fuo  fanguc  gentile , 

Per  cola  tanto  vile  i 

Del  lamento.  Nè  mai  leggo  il  lamento  di  Antigone  nella  Giocafia,che  io  non  me  ne  fen- 
ta  tutto  muover  dentro  , là,  dove  comincia  , 

Amanfiimo  pianto . 

Na,  perciocché  }cri  affai  ragionammo  , quanti  e quali  fieno  le  pajfioni  , e 
come  fi  trattino,  io  voglio, che  qui  queflt  pochi  luoghi  ve  ne  bafiino,Ano. 
PalTioni  mille-*  Nulla  più  ne  cbeggio  . Ma  in  quefle  pafitoni  efprcff  ancora  non  veggiam» 
€0*  coltumi.  i cofìumi  di  ciafcuna  perfona  ì Min.  Sì  bene  : perciocché  il  Lamento  di- 
chiara l affetto  ,e'l  coflumc  della  perfona',  e dimofira,  quella  effer  madre, 
0 figlia,  0 forella  . Ma  quel  fi  nota,  a che  s'intende  : e , perciocché  'I  Poe- 
ta intende  a dimofirare  , qual  fia  la  paffione  di  quel , che  putifce  , come 
quella  fia  defentta,  fi  dinota.  E quello  Poema,nel  qual'è  tale  intcmjone. 
Qual  Poema  fa  Paliioncvolc,o  come  differo  gli  antichi.  Patetico  fi  chiama:  ficome  quel- 
palFionevole , o lofi  nomina  Moralc,neÌ  quale  intende  il  Poeta  di  chiaramente  deferive- 
■lorale . ciafcuna  perfona  coflumata . Ma  chi  mai  dentro  fi  turba  , che 

l’abito  e la  dtfpofit%ione  dell'animo  non  ifcuopra  ì Chi  fi  lamenta  , o [de- 
gna, che  il  modo  ,e’l  coflumc  del  lamentare,  e dello  [degnare  non  dimoa 
ftri  ì Ano.  Con  quali  forme  di  parlare  quefli  affetti,  e coflumi , e quefle 
Orservaeìoni  fi  vedere  ì Min.  Jè^anJo  delie  figure  delle  parole,  e de' 

per  delcrivere  colori  del  dire,  e de'  fentimenti  ragioneremo,  vi  fi  farà  molto  chiaro.  Ri- 
gli  Afietti.  fervaudo  adunque  infin'  a quella  parte  di  queflo  tl  ragionare , ora  ,fevi 
pare,  mofinamo,cbe  fia  da  fervare  nel  deferivere  i coflumi  e lepaffioni,  e 
che  da  fuggire.  Ano.  £'  mi  par  neceffario,  non  che  profittevole . Seguite 
pur  voi,come  l'animo  voflro  vi  detta,  hcliH.Prima  Jervar  dobbiamo  nelle 

pcr- 


Digitized  by  Coogl 


LIBRO  SECONDO.  py 

per  forte  , le  ^uali  fi  recano  in  Teatro  , che  • ouaH  ce  le  dipìnte  la  Famat  j Quale  per  Fa- 
ra// da  noi  nelle  Favole  fi  deferivano.  Scrive  fi,  che  Achille  fu  iracondo,  nia . 
magnanimo  , ^atliardo  , ineforabile,  prontilJìmo  di  mano,  vetocil]imo  nel 
' corfo,  (///pr’fj^/.ifor  delle  leg^i,come  colui,  che  tutto  alla  forr^a  dell'arme 
attribuiva  ; Medea  crudele,  e invitta  ; Jnone  piangevole,  ed  afflitta;  Ione 
vagabonda;  Orefle  tniferevole;  Iffione  disleale,e  fen^a  fede.  Tali,  conver-  % Somigliante  a 
rà,  che  da  noi  fi  dimofìrino . Ma,  fe  fingefji  nuove  perfine,  defcriverle  ti  meJeiì  no . 
converrebbe  dal  principio  infin  all’  eflremo  del  Poema  fempre  di  un  modo 
fìeffi  , e fempre  a loro  medefime  fimiglianti . Laonde  è riprefa  Euripide, 
il  quale  avendo  prima  introdotta  Ifigenia  ad  abbracciare  le  ginocchia  del 
padre , ed  a piagner  femminilmente,  ed  a pregare,  che  non  la  faceffe  mo- 
rire ; poi  la  finge  ardita  , con  animo  grande  e virile,  pronta  e preda  alla  ' 

morte  per  la  comun  filate  de'  Greci . Dappoi  firvare  ci  conviene , che  a f Propìo  dì 
tempo  ed  a luogo  opportuno  fi  deferiva  quel , eh' è propio  di  ciafeuna  per- 
fona  . Perchè  Menelao  nclP  Orefie  di  Euripide  , come  ch'egli  non  fi  finga  e tempo  . 
ben  cofìumato,  non  però  convenia,  che  trifìo  e reo  fi  dimofiraffe:  percioc- 
ché quel  tempo,  e quel  luogo  noi  richiedeva.  Oltre  a ciò  attender  dobbia-  4 Dicevole  è 
mo  , che  a ciafeuno  fi  attribuì fca  quel , che  gli  fia  bene  : concio(fiacofichè 
molto  fia  difdicevolc,fe  Puomo  magnanimo  e valorofo  a piagnere  femmi- 
nilmente s' introduca;e  la  femmina  ad  ufare  ardimenti  virili.  Aua.o  non 
fè  bene  Euripide, che  finfe  Macaria  prontiffima  a far  fi  uccidere  per  la  vit- 
toria, e per  la  filate  de'  fratelli  Min.  Fedele,  che  io  delle  femmine  par-  • 
lo,  e non  delP Eroine,  che  fino  fopra  il  valore  delle  donne;  qual  fu,  e con- 
venia, che  fuffe  la  figlia  di  Ercole  . Convenevole  cofa  ancor  mi  pare,  che 
gli  ammaefiramenti  del  dottiamo  Oragio  recarci  a memoria  dobbiamo  . 

Ano.  ^uatiì  Min.  Che  fe  volete,  ch'io  pianga,  0 rida,  piagnere,  0 ridere  t Att^e  paro- 
voi  prima  dovete:  perciocché  li  riguardanti,  come  fi  allegrano  con  gli  al-  contormTa'u’àf- 
legri,  così  anche  fi  attriftano  co'  doglio/}.  Laonde  quaPè  Panimo,  tal  farà  fetto. 
il  volto;  e quale  il  volto, tali  faranno  le  parole  delle  perfine, che  nel  Tea- 
tro fi  recano-.conciò  fia  che  al  dolorofo  volto  dolorofe  parole  fi  convenga- 
no, all  irato  minaecevoli,al  giojofi  fcfìevoli,al  fevero  gravi.  E,  così  qual 
fia  la  natura,e  7 cofiumc,e  P affetto  di  ciafeuno;  tal  converrà,che  inatto, 
e in  parole  fi  mofiri.  Alla  fortuna  parimente  fi  avrà  riguardo:  perciocché  ^ QuaUtl  dì 
li  riguardanti  non  potrebbero  tenere  le  rifa  , quando  udtffero  detti  allo  at'tributi 
fiato  di  quel,  che  parla,difdicevoli;{come  farebbe,fe  Telefo,  0 Pelea  man- 
dato in  efilio  fuperbamenle  parlaffe)ed  alta  condigione,all'uficio,alla  gen- 
te,alla  nagione,allafamiglia,aUa  patria  di  ciafeuno:  concioffiacofachè  al- 
tramente ragionino  gli  Eroi,  che  i fervi:  ed  altramente  le  madri  della  fa- 
*tiglia,  che  Pancelle  : altramente  Medea  e Fedra,  che  le  balie.  Gli  Affirj 

fono 


Digitized  by  Google 


p6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ftno  malixioft  riputati  : i Colihi  crudeli,  qual  fi  finge  , che  fu  Medea  tra 
loro  nata,  e nudrtta;  gli  Argivi  audaci;  li  7 ebani  dottijfimi  nel  guerreg- 
giare.Ma  /opra  ogni  coja  ali  età  mirare  ti  conviene:  pei  ciocchi  altro  par- 
la il  vecchio  Creonte  , ed  altro  il  giovanetto  Emonc  . Nè  poco  monta  ,fe 
parli  Ncjlor e, 0 pur’ Achille,  nel  quale  gli  affetti, e li  cofiumi  del  magnani- 
mo giovane  chiaramente  fpreffi  troverai  ; ficome  in  quello  dcliavvedtito 
f Neeefsario  i o vecchio.  Laonde  come  nella  compofìifione  delle  cofe,  così  anche  ne'  coflu- 
verifiraile,  m/  femprc  il  neceJfario,o  pure  il  verifimile  è da  cercare,  c 7 feguir  quefla 
dopo  quello,  tanto  ne'  coflumi,  quanto  nelle  faccende  ncceffario,  o verifi- 
mile  tonvien,chc  fia,  Di  che  nafee,  che  gli  fcioglimenti  delle  Favole  con- 
vien,  che  dalla  fìeffa  Favola  vengano  , e non  daU’opera  di  alcuno  Iddio: 
ficome  nella  Medea , nella  quale  fcampa  Medea  fuggendo  col  carro  avuto 
* Indegno  di  fc-  dal  Sole.  Oltre  a ciò  i da  vedere , che  nelle  faccende  non  fia  cofa  difdice- 
de  fuori  delia_»  vote,  e indegna  di  fede-,  e,  fe  pur  vi  farà,  fia  fuori  della  T ragedia.  Sica- 
^ * me  appo  Sofocle,  moflrando  Edipo  di  non  fapcre,  ni  conofeere  l'ucciditore 

di  La)0  ; il  che  non  era  credibile  : perciocché  lo  fìcffo  Edipo  uccifo  avea 
Lajo‘,  nè  quegli  era  ignobil  pcrfona,e  da  non  effer  conofeiuta,  effendo  egli 
Fe  di  quel  paefe . Ma  , perciocch'  è fuori  della  Favola  , fi  concede , come 
Conchiii/ionej  cofa  mcn  dijconveiievole,  che  fe  in  quella  avveniffe.  Ma,  perchè  ieri  lun- 
dcgli  Affetti . gamente  dccofiumi,  e degli  affetti  ragionammo-,  fe  più  faperne  defiderate, 

10  v'ho  mojirato  il  luogo  , che  potrà  foddisfarvi . Ano.  Già  so  il  luogo,  e 
VI  ricorrei  ò,quando  mi  fia  mcjUere.  Ma,  poiché  della  Favola,  e degli  af- 
fetti s'è  detto  affai, or  vi  dimanderò  delle  altre  parti  tffen%iali  della  Tra- 
gedia. E,  perciocché  delle  parole  , e de'  fentimenti  il  parlare  fi  è ad  altra 
ragionamento  rifervato,  rimane, che  deW apparecchiamento, e del  canto  ci 

Deir  Apparec-  ragioniate.  Min,  Dell  apparecchiamento  che  debbo  io  dirviì  concioffiaco- 
chiamcuto . fachè  ’l  trattarne  .id  artefice, altro  dal  Poeta  fi  appartenga. Ma, perchè  egli 

può  molto  a dimojirare  la  qualità  ,e  la  maniera  della  faccenda,  agli  atti 
della  quale  convicn  , ch'egli  acconciamente  fi  adatti , acciocché,  quanto  è 
in  lei  fpavcntevole  e dolorofo  innam^  agli  occhi  de'  riguardanti  fi  rechi", 

11  Poeta  infognerà  arcolai , che  farà  l’apparecchiamento  , ed  al  recitante 
ciò,  ch'egli  ha  finto,  per  dolore  e fpavento  generare . Laonde  quel,  ch'egli 
avrà  nelle  p.'irole  efpreffo , quefli  nel  recitare  , quegli  neltapparecchio  ci 
darà  chiaramente  a vedere  . E nel  vero  io  non  so  , come  potuto  fi  fuffe 
rapprejentare  quel, eh' Euripide  s'immaginò  mofiruofamente  di  Medea,  fa- 
cendola per  l’aere  alta  volare  fopra  un  carro  da  draghi  alati  e vefiiti  di 
penne  tirato,  fe  lo  fleffo  Poeta  infegnato  non  Paveffe . Ma  loro  era,  e non 
del  Poeta  il  trovare,  in  qual  modo  ciò  rapprefentare  fi  doveffe  . E , come 
che  al  T ragico  fi  coveiiga  il  procacciar  di  piacere  a’ riguardanti  con  qual- 
che 


I 


Digitized  by  Cooglc 


LIBRO  SECONDO.'  P7 

tbe  vifta,  che  generi  meraviglia  e diletto',  nondimeno  i rifrefoy  ehi  finge 

(ofa  al  prodigio  ed  al  mofiro  fomigliante  , majfmamente  fe  la  dà  a rap-  Che  ì prodig} 

prefentare  in  quella  parte  della  T r<f^ed«<»,cfec  Scioglimento  chiamiamo,  nSto^Scio’*,”if'* 

nella  quale  non  ha  luogo  ciò,ch’é  fuori  della  F avola  Jicome  già  detto  ab~  mento , “ ” 

biamo  . Ma  propiamente  del  Recitante  farà  , non  pur  con  la  pronunxja, 

e con  gli  atti  j ma  con  l’abito  dicevole  il  rapprefentare  i fatti,  e li  cojìu-  Dell’Abito  de* 

i»i  della  perfona, della  quale  fi  vefle:  perciocché,  ficome  le  parole  feguona  Tragici . 

il  volto  , così  il  volto  e l'abito  l’animo,  del  quale  fono  le  parole  fignifica- 

trici . J^al  cofa  piti  difdicevole  farebbe,  che  fe  ’l  mifero  di  velie  allegra  Vaneti  di  A- 

fi  adornaJfe',e  del  felice  dogliofo  fiiffe  il  portamento  ì concioffiacofuhè  al-  • 

tro  abito  a’  ricchi, e potenti',  altro  a'  poveri,e  mendichi',  altro  a’  Principi, 

id  agl’llluflri  ; altro  agli  umili,  e bajfi  di  fortuna,  e di  fiato  fi  convenga. 

Laonde  a'  fortunati  li  vefiimenti  di  oro, e di  porpora  fi  davano.  Àgl'infe-  Di  Fortunato. 
lici  gli  ofcuri,e  liperfr,  e talvolta  i bianchi,  ma  fo‘Z^i,e  pieni  di  lordura,  l^'lafelice. 
Propiamente  del  Cacciatore,  e del  combattente  era  la  cappa  di  porpora,  o Di  Cacciatore, 
di  grana}  mafiretta,e  corta.  Di  Tirefia  il  vefiito,  che  ’l  corpo  gli  circon-  Di  Tirelia, 
dava,  dt  lana,ed  a guifa  di  rete.  Di  Bacco  erano  i panni  crocei,e  le  ghir-  Di  Bacco . 
lande,  e ’lTirfo  . Dt  Ercole  poi  le  fpoglie  del  leone,  e la  ma%^  ferrata.  Di  Eicole. 
dagli  antichi  Clava  nominata.Di  Filotteta,e  di  Telefo  il  vefiimento  vi-  Di  filotteta.’ 
le,  efquarciato.  Degli  Atrei,e  degli  Àgamennoni,e  degli  altri  Eroi  fimi-  Di  Atrei  , cd 
li  a loro  la  vefle  leggiadra , e di  varj  colori  . Erano  ancora  nel  Tragico  Agamemioni. 
apparecchiamento , per  ornamento  degli  Domini , vefiimenti  di  bellifiime 
pelli  ornate  di  fielle,corone,  mitre,  feettri,  fpade,  lande,  archi,  faette/a- 
retre,  bafloni,  caducei , e infomma  ogni  maniera  di  armatura.  Le  Donne  Di  Donne  ; 
principali,  e le  Reine  avean  la  vefle  di  porpora,dagli  antichi  Palla  chia- 
mata , con  le  maniche  bianche  ; le  cadute  in  qualche  infelicità  veflitedi 
nero  apparivano  . E perchè  varie  e diverfe  differcn-Zf  di  perfone  fi  truo-  DifTerenaa  di 
vano,  differenti,  convien  , che  fieno  gli  abiti  loro:  perciocché  altramente  Abito , fecondo 
a'  vecchi,  altramente  a'  giovani  ; altramente  agli  uomini,  altramente  al-  ^ P«rw“e . 
le  donne,  altramente  a’ padroni,  altramente  a’  fervi  è richiefìo,che  fi  ve- 
ftano  . Anxj  ciafeuna  varietà  di  perfone  fi  vede  in  fe  fieffa  difìinta,  e di 
mafchtra,  e di  veflirc  diverfa:  concioffuccfachè  non  una  maniera  di  vec- 
chi,né  di  giovani;  né  di  uomini, nè  di  donne;  nè  di  padroni, né  di  fervi  in 
Teatro  fi  rapprejenti.  Scrivefi,che  prima  i Recitanti  aveano  il  volto  tin- 
to di  fecciaJDappoi  Efchilo  trovò  la  mafchera,e  la  palla,  ch’era  vefle  rie-  Mafchera  troi 
ca,ed  ornata;  e gli  flivaletti,che  Coturni  fi  chiamavano;e  cominciò  a far  tlcfulo. 

Teatri  di  tavole.  Sofocle  poi  accrebbe  C ornamento  della  Scena.  E,  come  Ornamemodef. 
la  Poefia  più  ricca  c più  polita  divenne,così  crebbe  il  numero  de' Recita- 
ton,e  la  varietà  delle  mafcberc,  e de’  vefiimenti;  acciocché  ciafeuna  per-  ^ '* 

N fona 


Digitized  by  G< 


S>8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

fona  veflita,ed  ornata^  ma f cherata, come  le  fi  conveniva, appariffc.Laon^ 
de  a coloro,  che  in  tal  Poefia  eran  lodati,  fi  dava  il  Coro , e tutto  lo  Sce^ 
tiico  apparecchio . Chi  dava  il  Cora  , e C apparecchiamento  della  Scena, 
Corago;  Corago  fi  nominava . Del  Canto,  chi  dubita,  da'  Muftci,  li  ejuali  ft  fono 
Del  Cauto . tempo  dell'arte  del  cantare  infignoriti,non  da' Pocti,che  del  tut- 

to fe  ne  fono  dilungati,  doverfi  ragionare  ì Asa.  Non  c'infegnerete,  efual 
Delle  partiVhe  fia  il  canto  della  Tragediaì  Min.JI  bene.  Ma  ciò, che  al  Tragico  è richie- 
delLTTr  tie  dirà,quando  del  Coro  tratteremo.  Aso.Or  che  a bajlan- 

ragionato  avete  di  quelle  cofe,che  la  forma, e la  cffenga  della  T ragedi* 
comprendono,mojlrateci  quelle  par  ti, che  fanno  il  corpo  di  lei.  Min.  Je  ad 
Arijìotele  crediamo,  fono  quattro,  e cbiamanfi  Prologi,  EpifodjjCoriiei 
Del  Fi'ologot  Ufcite.  E ciafcuna,  convien,che  fu  ginfla  e intera.  Il  Prologo  è princi- 
pio del  Poema,col  quale  ad  udire, ed  a riguardare  gli  animi  de'riguardàn- 
ti  ft  difpongono.  E tanto  vale  appo  il  T ragico,  quanto  con  la  narratone 
il  Proemio  appo  l’Eroico  Poeta,  e tEfordio  appo  l'Oratore.  Ma, benché  il 
Luogo  del  Pro-  luogo  di  lui  fia  prima , ch'entri  il  Coro,  e tutti  gli  antichi  avejfero  in  co- 
logo  • fiume  d’introdurre  innangi , che  7 Coro  entrajfe  , a ragionare  alcuni  tal- 

mente , che  a poco  a poco  apriffero  Pentrata  alla  Favola  , e P argomento 
Due  maniere  di  fpiegaffero,  onde  ad  intendere  fi  veniffe  quel,  che  fi  trattava',  come  fa  So- 
f An°oca’  per  li  nclP Antigone,  nella  quale  il  primo  ragionare  di  Antigone  con  Ifme- 
Reciunti . nt  il  Prologo  contiene,  quando  comincia  , 

O mia  cara  Torcila  , o dolce  ITmene  . 

» Nuova  , per  nondimeno  Euripide  cominciò  ad  introdurre  chi  P argomento  efponeffe  ; 
a 'narrar 'l'Ai^  Ticrfete  nelP  Ecuba  , nella  quale  fa  il  principio  Pombra  di  Polidoro^ 
eoiseuto . cominciando  , 

Ufcito  fuori  di  profondi , c trifti 
Cerchi  d’inferno . 

E,  chi  fila  egli,  dichiara',  e narra  quel,  che  gli  avvenne,  dalla  quale  nar- 
ragione  la  Favola  dipcnde‘,e  brevemente  tutta  la  Tragica  faccenda  com- 
Vàio  del  Pro-  prende.  La  qual  maniera  di  Prologo  del  tutto  non  piace  : perciocché  tal- 
logo  • volta  piglia  a narrare  di  lontano  pià,che  non  fi  convienc',c  di  là, onde  non 

Perfone,  che-»  era  neceffario,comincia.Ma  talvolta  a far'  il  Prologo  s'introduce  per  fona, 
fanno  il  Proio-  /jj  qual'  é fuori  dell'argomento;  perciocché  più  dappoi  non  appari fee, fico- 
f°Puori  delli_«  l’ombra  di  Polidoro.  T alora  quefla  perfona  é diviaa,o  fola',ficome  ap- 
Favola.  po  Euripide  nell’ Ippolito  Venere  , e nell’Ione  Mercurio  ',  ed  appo  Seneca, 
1 Divinai  Sola,  nell'  Ercole  furiofo  Giunone;  o con  alcuna  altra  ',  fìcome  appo  quel  <7reco 
o Accompagna.  p^:a^  in  Alcefle  Apollo  e Caronte  , e nella  Troade  Nettuno  e Minerva  : 
“ ’ appo  Sofocle  ancora  nelPAjace  Minerva  con  Vliffe  ragionando  : ed  ap- 

po Seneca  nel  Tiefie  T untalo  con  Megara  fa  principio  alla  T ragedia  , 

Laon- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 


99 

Zaonde  Prologo  è tutto  tjuel , thè  va  innanzi  all"  entrata  del  Coro  . ^fa  3 II  Coro  tal- 
talvolta  il  Coro,entrando,  fa  il  Prologo",  ftcome  appo  Efcbilo  ne'Perfiani,  • 
ed  appo  Euripide  nel  Refo  , Epifodj  poi  chiamiamo  quelli  ragionamenti.  Degli  fpifoti;. 
che  tra  gP  interi  canti  del  Coro  s’interpongono , e da’  Latini  Gramatici 
fi  dicono  Scene.  Ano.  0 non  avete  voi  detto,  gli  Epifod'i  effer  parti  dell’  Ch’Epifodio  or 
Occidental  qualità  ì Or  come  volete  , che  fian  delle  parti , che  fanno  il  lignifica  parte-* 
corpo  della  Tragediaì  0 di  cofe  diverfe  farà  una  medefima  voce  fignifica- 
trice  ì Min.  Perché  nói  Ni  credo  , che  mi  bifogni  dimojlrarlovi  con  Qq[q  ^ * 

Cefemplo  del  cane,  0 del  pefcc,cbe  in  Cielo, e quaggiù  fi  trova.  Ma  inten- 
dervi conviene,  che,  come  gPintroducimento  delle  cofe, che  fono  fuori  del- 
la Favola,  perciocché  in  lei  s'interpongono,  Epifod)  fi  nominano  ; così  li 
ragionamenti  Scenici,  che  tra  le  Can'^ni  del  Coro  fono  interpofti , hanno 
il  mcdefimo  nome;  perciocché  da  prima  non  altro  ejfendo  la  T ragedia,che 
femplice  canto  del  Core;  quelle  parti, che  poi  per  accrefeere  il  Poema  tra' 
canti  del  Coro  s'interpofero,  così  Epifod)  fi  dijfero',  come  anco  quelle  cofe, 
che  per  arricchire  la  Favola  di  fuori  s'introdufféro  . Ano.  Jntefo  abbia- 
mo , che  fia  il  Prologo  , e che  P Epifodio  ; or  dilfinitcci , che  fisa  il  Coro  , 
e quali  fieno  le  parti  di  lui.  Min.  Che  altro  è il  Coro,  che  fchiera  di  al- 
quanti  di  quel  feffo,  del  quale  fono  coloro,  a cut  favore  ed  a)uto  egli  pre-  Perfone  del  Co, 
flaì  E , come  che  le  più  volte  fia  di  Cittadini , 0 pur  d’abitatori  di  quei  ™ • 
luoghi,  ne’  quali  fi  finge, che  avvennero  le  cofe,  che  nel  Teatro  fi  rappre- 
fentano",  pure  non  una  volta  il  troverete  di  flranieri  nuovamente  venuti, 
quali  furon  le  Feniffe,  e leprefe  Trojane  . E , ftcome  appo  Euripide  rade 
volte  il  Coro  non  è di  Donnei  così  appo  Sofocle  non  più  di  una  volta, ap- 
po il  quale  il  più  dille  volte  é di  p'ecibi  ,L' uficio  di  lui  é di  venire  in  a)ti-  Uficlo  del  Co- 
ro e favore  di  colui,  a cui  più  fa  mefiierr,  e di  commendare  quel,  ch't  da  • 
laudare',  e di  riprendere  ciò,  ch’é  da  biafimare',  e di  atr.mcnirc  altrui,e  di 
tonforurc  al  giuflo  ed  aU'onefio',  e di  piagmr'  or  la  propta,or  l'altrui,  or 
la  pubblica  infelicità  . Fatto  adunque  il  Prologo  entra  il  Coro  . Talvol- 
ta entrando  egli  fieffofa  il  Prologo  : il  che  rade  volte  s'é  fatto  . T re  co-  Tre  cofe  ricfiie- 
fe  in  lui  fono  richufte  : la  prima  è , che  fi  muova;  [altra,  che  fi  forni,  e 1“  Coro. 
fila  : la  ter%a  , che  fi  lamenti , Muovefi  egli,  quando  entra  tutto  ; qual'i  1 Entrau . 
neW  Antigone , 

buuimo  fpecchio  del  Cicl , del  mondo  duce . 

E nelP  Ecuba  , 

Ecuba  , in  fretta  a te  venuta  fono , 

Lalciando  gik  di  quel  Signor  le  tende  > 

A CUI  la  dura  forte  mi  te  ferva  • 

Cori  cqmìBCia  il  Coro  nell' Ecuba  di  Euripide , e narra  , per  qual  cagione 

N z in 


Digilized  by  Google 


X Fcrmei?a  toc. 
caiido  l'iiiicli- 
cità  . ' 


Voci  frettolofc. 

j Lamento , 
jaiangendo  l’in- 
tcliciU  . 

Come  il  Coro 
pianga  feco . 


Come  pianga-* 
con  altrui . 


Come  dirizzi  II 
volto,  e quando 
il  parlare . 


loo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

itt  fretta  ne  fio.  venuto.Comechè  altramente  nelCEcuba  del  Dolce  com/if- 
ri,  nella  qual  non  trovo  entrata  di  Coro , eh' è una  delle  parti  principalif 
fecondo  che  Ariflotcle  ne  'nfegna  ; ma  quel , ch'è  del  Coro  , s’attribuifce 
alla  ferva . D^po  l'entrata  fcguita  la  Stare  . Dicefi  Stare  il  Cora,  quan-‘ 
do  tutto  infume  cantando  comincia  a toccare  la  propia  , o l'altrui , o U 
pubblica  infelicità  ; ficome  nell’ Antigone  , 

Tra  quanti  altri  animali . 

E nell'  Ecuba  di  Euripide  , 

Aura  dolce  marina , 

Aura  , che  su  per  Tonde 
Del  mar  navig)  s)  veloci  porti . 

Il  qual  canto  è dopo  tatto  primo,  ancorché  nelt Ecuba  del  Dolce  fia  dopi 
il  fecondo  , E perché , come  s'é  detto,  il  Coro  fi  ferma  e fla,  fenxa  ana- 
pefli,  e fenxd  trochei  fi  f acca  dagli  antichi  ; perciocché  ta'  piedi  fono  ve^ 
loci , Onde  i noflri  dovrebbero  in  queflo  ufare  voci  tarde  più  tofio  , che 
frettolofe.  Chiamo  voci  frcttolofe  quelle,  che  fono  di  molte  fiUabe,  overo 
hanno  nelt  antepenultima  taccento.  Poiché  s'é  fermata  il  Coro,  fi  lamen- 
ta e duole  , quando  già  tutta  la  Tragica  faccenda  é polla  in  doglia  e ’» 
pianto  : perciocché  il  piagnere  a lui  é comune  con  tutti  gli  altri , che  in 
T eatro  fi  rapprefentano,  e chiamafi  Lamento.  Piagne  egli  or  feco  lafua 
grave,  e rea  fortuna  : quatè  nelt  Ecuba  , 

A noi  tefTcva  grave  ultimo  male  . 

Or  la  pubblica  , e comune  : quatè  , 

Patria  ( ahi  duol , che  m’ancide  ) patria  mia . 

Or  l'altrui  ; quatè  nelt  Antigone  , 

Quanto  colui  beato . E 

Quanto  il  tuo  gran  valore . E ' 

Dolce  , gioconda  , e lieta . 

Talvolta  piagne  , con  altrui  ragionando  , l'altrui  fveiitura  : ficome  nell' 
Ecuba  di  Euripide.  Il  che  propiamente  Pianto,  o Lamento  fi  chiama. 
Grave,  o mifera , grave  mal  n'avviene  . E 
Sopra  ogn’  altra  infelice  , o trilla  , e rea  , 

T'ha  fatta  Dio  ; che  t'è  sì  duro  e grave  . 

Benché  ciò  non  fi  legga  nelt  Ecuba  del  Dolce  . Nè  pur  dappoi , eh' é fer- 
mato il  Corotpiagner  fuole:  ma  talvolta  ancora  tofio  ch'egli  é intrato,  fi- 
come  nella  T aurica  Ifigenia,  ove  dichiara  , fe  dover  fare,  quat era  il  co- 
fiume  de'  Barbari,  un  canto  Afiatico  e lagrimofo,  che  agli  'nfcrnali  Iddìi 
diletta  . Ma  entrato  il  Coro  abbia  cura  di  non  partirfi  mai  tutto  dal  co- 
fpetta  de' riguardanti.  Et  mentre  i Recitanti  faranno  fuori,  tenga  il  volto 

ver. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  lor 

ver  loro,  e con  tjfo  loro  talvolta  ragioni . E , quando  quelli  ft  faran  par- 
titi,a' riguardanti  dirixx*  vifoyC  le  parole:  e nel  fine  di  ogni  atto  canti, 

altro  che  nell' eflretno  del  quinto  . Talora  del  Coro  fi  fan  due  parti,  l’una 
delle  quali  fegue  i Recitanti , quando  fe  n’entrano  ',  l'altra  nella  Scena  fi 
rimane  nel  cofpetto  de'  riguardanti  : qual' è nell’Ecuba  , 

Ancor  fotta  non  l’ai , ma  forfè  adclTo 
Farai  la  penitenza  del  tuo  follo  . 

t'una  metà  del  Coro  canta  la  pena  futura  di  Polinneflore  : perché  l'altra 
con  Ecuba  entrata  fe  riera,  per  dar  la  dovuta  pena  al  Tiranno  . T utto 
adunque,  o la  metà  di  lui  convien,che  mai  dagli  occhi  di  coloro,che  fian- 
no  a riguardare , non  fi  parta’,  acciocché  nel  T eatro  non  fi  dia  cagione  a’ 
riguardanti  di  rallentare  l'attenzione  degli  animi  loro,e  di  volger'  il  pen- 
fiero  , e gli  occhi,  e 7 parlare  in  altro . Lauda  il  Co.ro  quel , ch'é  da.  lau- 
dare : ficome  neW  Antigone  , 

Se  ’l  vecchio  fenno  da*  lunghi  anni  nollri 
Confumato  non  è , niifun  porla 
Con  pih  fogge  parole  aprirne  il  vero 
fE  nella  Giocafla  del  Dolce , 

Chi  pub  negar , che  le  parole  voffre  ; 

Signor  , non  Ben’  oneBe , e di  voi  degne  ì 
E nella  medefima  Giocafla  , 

Chi  dcir  onefto  fuori  efce  con  l’opra  J 
£’  ragion  , che  Ba  ancor  con  le  parole 
Riprende  quel , ch’é  da  biafimare  : quaVè  nella  medefima  Antigone, 
Giulia  pictadc  è l’onorare  i morti  j 
Ma  non  però  B deve 

Schernir , quando  e’  comanda , un  Aio  Signore  il 

Ma  l'alta  afpra  durezza 

Innata  entro  il  tuo  cuor  t’induflfe  a qucAo . 

'Ammonifee  : qual' è nell' Antigone  ancora  , 

Non  vi  Ba  lo  ’mparar  di  quello  a fdegno  ^ 

Configlia  nella  medefima  T ragedia  l’utile  e foneflo:  quafé  , 

Mandate  a trar  colei  fuor  del  fepolcro  , 

£ fepolcro  dappoi  donate  al  morto  . 

Conforta  a quel,  che  fi  conviene  : quaf  è , 

Tollo  , quanto  B pub  , che  la  vendetta 
Del  Ciel  dopo  il  fallir  veloce  viene  . 

E nella  Giocafla , 

Deh  la  voflra  mercè , non  confentitc 

A quc- 


Quando  eìiìtl. 

Due  partì  d«I 
Coro, 


Efemplì  degli 
ufici  del  Coro. 
Vi  Laude  ; 


Di  Bìafimd  ; 


Di  Ammonl- 
aìone . 

Di  CoiiGglio, 


Di  Confdi  to; 


Digitized  by  Google 


lot  DELLA  POETICA  TOSCANA 

A qucHi  mali , e tra’  fratei  niroici 
La  bramata  concordia  ornai  ponete . 

Di  Diftfi . Difende  gt  infelici,  qual  fu  Polinice  , Ippolito , Orefle , Edipó , Antigo^ 
Canzoni  del  ne,  Elettra,  Con  quanto  fiudio  egli  fervi  le  fante  li99i,e  'I  giufìo,  e Ione- 
® ciafeuna  vertù,  chiaramente  vedrà,  chi  leggerà  nelle  T ragedie  de- 
gli antichi  li  detti  di  lui’,  e fpcaalmente  le  Cannoni, nt  Ile  quali  egli  fpejfe 
volte  fa  belliffime  dtgrcfjioni  di  eofr  non  dijaicevoli  alla  materia  , eome 
che  fien  fuori  di  lei,  con  molta  varietà  di  ver  fi . Ma  in  quelle,  benché  la 
libertà,anitj  licenxa  de  Greci  fta  fiata  foverchia,e  talora  degna  di  ripren- 
sione, fono  flati  più  fearft  li  Latini,  e men  larghi  faranno  i noflri , tome 
coloro,a  cui  manca  la  varietà  de’  ver  fi  riihiefla  all'imìta%ione  delle  cofe 
Qual  Suono  diverfe.  Canta  il  Coro  al  fuono  della  piva,  o cornamufa,  che  dir  vi  piae- 
da’Latini  Tibia  fi  chiama.  Il  qual  canto  da  prima  avea  certi  modi, 
e tempi  femplici,  e ruvidetti;  Parte  poi  tlfe  piu  Joave,  e piu  vago, e pii* 
Due  maniere  dì  leggiadro  . Ma,  come  che  molte  finn  le  maniere  del  cantare,  al  Coro  T ra-  . 
In  conveniente  fi  difconvicne,  la  quale  ha  poco  del  canto,  e molto  delPimita- 

a Recitanti , che  fi  a meglio  a'  Recitanti  ,come  a coloro,  che  rapprefentano  gli 

Eroi:  perciocché  Eroi  furon’  ì Capitani,  c li  Re  degli  antichi  ; ed  uomini 
Conveniente  erano  qtie Ili, che  f accano  il  Coro.  Laonde  al  Coro  é richieflo  il  dir  piange- 
vole c dolorofo  , e Vnmil  concento  , e P affetto  più  dogliofo  , che  incitato, 
col  quale  poffa  Pinfclicità  dimoflrare  . Il  chi  certamente  é cofa  umana, 
ed  alla  condit^one  de'  mortali  appartenente  ir  conciò  fia  che  gli  uomini 
bajfi,  e vtilgari,e  fudditi  ad  altrui  fogliano  più  agevolmente,  che  i gran- 
di,e  principali,€  fuperiori  tafeiarfi  vincere  dalle  pafftoni.  Dal  Coro  adun- 
que T ragico  fia  lontana  quella  maniera  di  cantare  , che  molto  é pofla  in 
rapprefentare;  quaPera  la  Dorica,  e la  Frigia,  Je  ad  Ariflotcle  crediamo. 
Di  quanti  era_i  Ano,  Di  quanti  era  il  numero , che  'I  Coro  empieva  i Min.  Di  cinquan- 
* ta  fu  da  prima  . Di  che  non  fi  cominciò  prima  a feemare , ch'Efchilo  fa- 

D*  Cinquanta,  l’Eumcnide  rapprefentare  : percioccl  é,  effendo  paruta  quella  turba 
per  la  moltitudine  troppo  fpaventevole  ed  orrenda,  per  Ugge  fu  quel  nu- 
Di  Dodici.  mero  diminuito:  ed  effendo  a dodici  poi  ridotto, Sofocle  tre  ve  ne  aggiun- 
Di  Quindici,  fr,  e da  indi  in  qua  di  quindici  divenne.  Entrava  in  Teatro  il  Coro  dtvi- 
fo  in  tre,  quando  ciafeun'  ordine  era  di  cinque’,  o partito  in  cinque, quan- 
Ordine  uelJ’en-  do  ciafeuno  ordine  era  di  tre , T alvolta  entravano  tutti  ad  uno  ad  uno, 
tiaic  . AKc.Jf^uinti  Cori  han  luogo  nella  T retgedia  ì Concicfjiacofaché  nctlTppo- 

lito  di  Euripide,  e nel  Tiranno  Edipo  di  Sofocle  due  ne  troviamo  . Min. 
Quanti  Cori  /,’««  di  quelli  è il  Tragico  , nel  quale  fervurvi  conviene  i precetti  dati 
scà?a".****  noi.L'altro  é fuori  della  Favola,e  inttoducefi  a dire  le  lodi  degP Iddii, 

ficome  nell' Ippolito  a lodar  Diana  ’,  ovcro  a pregarli,  fuome  nel  Tiran- 
no 


a 

al  Colo 


Dìgitized  by  Googic 


LIBRO  SECONDO.  loj 

io  Edipù  ad  appagare  cipolla  con  le  preghiere . Né  dopo  il  principale  pià 

di  un'altro  Coro  mi  s'é  fatto  infìn  a qui  leggere.  E fovra  tutto  è da  fug- 

tireytb'egli  non  canti  cofa,che  acconciare  con  la  Favola  non  fi  poffa.  Ef-  De'Recùanu. 

fendo  adunque  da  prima  sì  grande  il  Coro,  Efchilo  cominciò  a diminuir» 

io,  e introduffe  due  Recitatori.  Sofocle  poi  vaggiunfe  il  ter^à.  Laonde  fi 

fi,  che  non  pià  di  tre  ragionino  ìnfieme.E  qucfti  tre  rapprefentavano  tue» 

te  le  Tragiche  perfone’,  ed  a quello  già  le  prime  parti  s'attribuivano,  che 

più  rapprefentava  . Ano.  -^al  de' Recitanti  farà  , che  pià  rapprefenti  ì Qual  Recitante 

forfè  chi  pià  perfone  rapprefenterà,  cioè,  chi  pià  fpeffo  dell'una  fpoglian»  ^ pnncJpa- 

dofi  dell'altra  fi  vefia",  o chi  quella,  nella  cui  rapprefentagione  ponga  pià  ' 

d'opera, e di  fatiga\  o chi  farà  l'uno  e taltroì  11  che  certo  a niuno  de' Re» 

citatori  pià  fi  conviene, che  a colui,cbepià  di  tutti  vale  in  rapprefentare. 

Min  .Se  a Demoflene  crediamo,  a colui, par,  che  le  prime  parti  fi  debbano 

attribuire , che  fi  vefie  di  tal  per  fona,  che  in  rapprefentarla,  il  pià  della 

faccenda  fia  pofiotconciofftacofachè  da  lui  fia  come  peffimo  Recitatore  biafi- 

mato  Efchine,al  quale  nel  recitare  le  terge  parti  s'attribuivano,  percioc»  Efchiiie  bìalì- 

ché  nelf  Antigone  avea  rapprefentato  tl  Re  Creontv,come  fé  in  rapprefen- 

tare  tal  per  fona  pochiffima  faccenda  fuffe . Ma  T erengio  diede  le  prime  , 

parti  a colui,  che  rapprefentava  Formione',  e non  per  altro,  fe  non  che  in 

quel  parafito  confifle  il  pià  della  Favola,  dicendo  egli  nel  Prologo  , 

1 Latini  la  chiaman  Formione  , 

Fcrchè  le  prime  , e principali  parti 
Dal  parafilo  Formion  fi  fanno» 

Per  cui  la  cofa  piti  fi  rapprefenta  ; 
cioèji  tratta:  perciocché  il  Recitante  rapprefentare  fi  dice  qiiel,che  trai» 
ta  la  perfona,della  quale  egli  fi  vefie.  Laonde  fe  le  prime  e principali  par- 
ti fi  danno  a Formione  , perciocché  egli  tratta  la  cofa  pià  di  tutti  gli  al- 
trr,  ragionevolmente  a colui,  che  lui  rapprefenta,  le  prime  parti  nel  reci- 
tare s'attribuifeono.  Ma,pvrché  s'é  detto,  tutta  la  T ragica  faccenda  effet 
divifa  in  atti  cinque,dovete  anco  fapere  ogni  atto  effer  divifo  iu  Epifod},  Dtóll  EpifodJ» 
che  Scene  fi  chiamano,  nelle  quali  i Recitanti  fra  loro  parlano,  e talvol-  o Sene. 
ta  col  Coro'.é  il  vero,che  propiamente  Epifod)  non  fi  chiamano  i ragiona- 
menti innanzi  all'  entrata  del  Coro,  é dopo  f ultimo  intero  canto  , Inter-  Come  il  Coro 
rompe  il  Coro  il  ragionare  de' Recitanti  rade  volt  e, e con  poche  parole,  né 
già  fe  non  quando  due  ragionano;  perciocché  nel  ragionamento  di  tre  non  Stanti . 
prima,  che  del  tutto  taccia  il  tergo, s'intromette  a parlare.  E come  tra  gli  jj 
^tti,  qual  volta  tatto  è finito,  così  tra  le  Scene  talvolta  fola  fi  fa  udire:  tra  le  Scene  fi 
fitome  entrando  nelt Antigone  , ^*ccia  udire. 

Sommo  fpecchio  del  Cicl,  del  mondo  duce . 

B ncir^ 


Digitized  by  Google 


iè4  DELLA  POETICA  TOSCANA  i 

£ nell’atto  fecondo  tra  il  quarto  ,e’l  quinto  Mpifodio , 

Quanto  colui  beato . 

Qiiime  Scene-*  ^ niuna  Tragedia  più  fpejjo  , thè  nella  Medea  di  Euripide . '^ante 

im*  atto  com-  Scene, o quanti  Epifod), che  dir  vogliamo^no  atto  comprenda, non  agevola 

I*  uìun’guanpi*  tnente  fi  può  diffinire;ma  certo  non  più  di  dieee:  perciocché  nel  primo  at- 
to della  Medea,  il  qual' è il  più  lungo  di  quanti  io  n’ho  letti,  {fe  la  memo- 
ria non  m’inganna  ) fette  fe  ne  contengono  . Difiinguonfi  tra  loro  per  la 
partita,o  per  la  venuta  di  alcuna  perfona,  come  in  Euripide , e in  Sofocle 
Quinto  grandi  troverete , Né  tutti  gli  atti  fona  di  egual  grandex^yi , né  più  quello,  che 
fieu  gli  Atti  > e qf,eflo  convicn,  che  fila  più  grande  J ma  fecondo  che  la  faccenda  farà  lun- 
OiMnte  volte-*  gu, converrà,  che  fatto  fi  prolunghi.  Ma  ficomc  è diffinito,  che  la  Favo- 
ufcir  debba  una  la  non  abbia  piu  atti  , che  cinque  ; così  a ciafcuna  delle  perfone  , che  fi 
B«foiu . rapprefcntano,  è prefcritto,che  non  efca  più  di  cinque  volte.  Il  che  sì  in- 
violabilmente nella  Tragedia  fi  ferva,  che  rade  volte  in  lei  cinque  volte 
alcuna  perfona  ufeita  troverete . Ako.  Benché  affai  chiaramente  diffinita 
ti  abbiate,che  cofa  é fatto,  e dove  fi  termina',  e quanti  fono  gli  atti  dell* 
Favola,  e come  funo  dall  altro  fi  conofee;  a grado  mi  farà,che  con  fefem- 
plo  tutta  quefia  diffini'ttione , e partigione  innanzi  agli  occhi  ci  reihiate  . 

Efemplo  deir  Min.  Il  farò  volentieri , proponendo  nel  voflro  cofpetto  f Antigone  , e 
iù"  ^ poiché  già  fi  fon  fatte  noflre . Net  primo  atto  delf  Antigone  vc- 

i Atto  I * Antigone  ragiona  con  la  forella  del  dar  fepoltura  a Polinice  lor  j 

fratello.  Dappoi  entra  il  Coro,  il  qua  fé  de’ vecchi  T ebani,  e fi  ferma,  e ’l  j 
Jfe  Creonte  ragionando  manifefla  loro  il  bando,ch'egli  avea  fatto  di  ono- 
ratamente fcppellirc  Eteocle , e di  lafciare  ignudo  nell  arena  Polinice  ir» 
preda  de’  corvi,  e de’  cani  ; e’I  fuo  difiderio  , ch’cfft  nandafftro  ad  aver 
cura,chc  nonfujfe  quel  morto  fotterrato.  In  quefia  viene  il  mejfo,  il  quale 
narra,  che  Polinice  era  fiato  di  terra  coverto.  Di  che  il  He  s’adira,e  mi- 
naccia, e comanda, che  fi  trovi, e fi  meni  innanzi  a lui,  chi  favea  fippel- 
» Atto;  fecondo  torna  il  mejfo,  e Antigone , la  qual'  egli  trovata  ave* 

che  ’l  morto  di  terra  ricopriva,  mena  mnan't^i  a Creonte,e  narragli  tutt^. 
il  fatto.  Riprende  tl  Re  agramente  Antigone  ; ed  ella  non  pur  non  s’efcu- 
fa,  ma  il  vero  confeJfa,e'l  difende  . Poi  viene  Ifrnene  Jorella  di  Antigo- 
ne, e dimandata  da  Creonte,  fe  fu  eonfapevole  del  feppellir  Polinice,  non 
pur  noi  niega  ; ma  chiaramente  afferma  , ejferfi  con  la  forella  trovata  a 
fotterrare  il  fratello.  Antigone  noi  confente',  e mofirandofi  Ifmcne  difiofa 
di  voler  foco  morire,ella  ricufa,né  permette,che  quella  abbia  parte  di  ciò, 
thè  non  le  convenia  . Biafima  Creonte  la  feiocche:^*  d’ Ifrnene,  e coman- 
da, che  le  due  forelle  fiten  menate  dentro  e guardate  . Il  Coro  piagne  fin- 
felicità  delta  cafa  di  Edipo  innam^i  a Creonte, e priega  gfiddii  per  la  fa- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 


Iute  di  Antigone  . In  qutfìa  giunge  Emone,  ragiona  e contende  col  padre. 
Il  Coro  s'intcrpone  , or  quefto  , or  qticUo  al  dritto  e ragionevole  confor- 
tando . Emone  fi  parte  pien  d'ira  , e di  dolore  . Creonte  delibera  , ebe 
Antigone  s'inchtuda  viva  in  un  fipolcro  , e le  fi  dia  ogni  dì  tanto  cibo  j 
che  non  bafli  a ritenerla  lungo  tempo  in  vita  , Nel  ter‘^0  efee  Antigone, 
per  effer  menata  viva  alla  [epoltura,  c parlando  col  Coro  della  fua  fven- 
tura  fi  lanithta  . Il  Coro  or  la  conforta,  or  lammonifce , ed  or  la  ripren- 
de . Creonte  comanda  , che  fen%a  indugio  fi  meni  al  fepolcro  ; acciocché 
in  quello  s'inchiuda,  ov'ella  ne  va  con  mifcrevobjfimo  laniento.Ncl  quar- 
to viene  T irefia  a trovar  Creonte,  e narragli  un  trijìo  augurio  intefo  da 
lui  ; ed  ammonifcelo , che  voglia  dare  a Polinice  fcpoltura  . Non  afcolta 
Creonte  il  ricordo  di  quel  vecchio' indovino',  ma  diiolfi  di  lui, e dicegli  pa- 
role ingiuriofe,  acciifandolo  di  menT'ogna,  come  s'egli  per  danari  corrotta 
mentijfe.  Di  che  con  lui  fi  adira  Tire/ìa,  e predicegli  tutta  la  ruina  della 
cafa  di  lui:  e queflo  detto  fi  parte . Il  Coro  conforta  il  Re , che  ubbidifea 
aie  indovino . Creonte  fi  difpone  al  fine  d ubbidirgli,  e partefi  con  delibe- 
rat^ione  di  dar  fepoltura  a Polinice  , e di  liberar'  Antigone  . Nel  quinto 
viene  il  miffo,  cd  annuncia  al  Coro  la  morte  di  Antigone, e di  Emone.  In 
quefla  efie  dal  tempio  Euridice  mogliere  di  Creonte , e coflringe  il  mejfo 
a narrarle  compiutamente  l'orrtbil  cafo  della  nuora , e del  figlio  ; e quel- 
lo intefo  fin^a  rifpcfta  fi  parte  per  fubito  darfi  morte . Ritorna  l'afiitto 
Creonte,  c piagne  il  fuo  fallo . In  quefla  viene  il  fervo,  ed  auntin't^ia  al  Re 
la  morte  della  Reina  , e 'I  lamento  di  lei . Il  mifero  Creonte  in  vano  fé 
fieffo  riprende  , e del  fua  errore  fi  duole  . Ano.  Affai  difiintamente  mo- 
firato  ci  avete  , quanto  in  ciafeun'  atto  dell  Antigone  fi  contiene  . E nel 
vero  avrei  detto  , quefla  T ragedia  effer  di  atti  fei , fe  ripoflo  non  avefle 
nell  atto  fecondo  la  digrejfione  del  Coro  , nella  quaC  egli  piagne  la  infeli- 
cità della  cafa  di  Edipo  , e prega  gCIddii  per  la  falutc  di  Antigone  . Or 
dimoflratelo  nell' E iuba  di  Euripide  . Min.  Nel  primo  atto  Pombra  di 
Polidoro  fa  il  Prologo  . Efcc  Ecuba  , facendofi  dalle  fue  ferve  portare',  e 
narra  quel,  che  in  fogno  avea  veduto  di  Polidoro,  e di  Poliffena  ; e come 
pictofa  madre  prega,  che  tutto  fia  vano.  Entra  il  Coro,  e dimoflra  la  ca- 
gione del  fuo  venire  , la  qual’  tra  per  annunciare  ad  Ecuba  la  dehbera- 
Xjone  de  Greci,  che  Poliffena  ad  Achille  fi  facrificajfe,e  confortarla  a pre- 
gare gl'iddìi  ed  Agamennone , (he  della  fua  cara  figlia  non  fia  privata’, 
e fi  ferma  . Ecuba  con  Poliffena  fa  lagrimevolijfmo  lamento  . In  quefla 
giunge  ZHtffe  , per  menar  Poliffena  al  facrificio  . Ecuba  il  priega  , che 
ricompenfar  le  voglia  il  beneficio  dentro  la  Città  di  T ro]a  da  lei  ricevu- 
to . Egli  fi  feufa , e dimoflra  non  poterle  in  ciò  compiacere  . Ecuba  pia- 

O gne  ; 


S Atto . 


4 AtC9, 


1 Atto  ; 


Dubbio  Iciolfo. 


X E/émplo  dell’ 
lìculia  diltinta 
in  Acci . 

I Acco, 


Digitized  by  Google 


io6 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


1 Ateo 


3 Acro 


4 Atto , 


^>tc  ; e Poliffina  prende  ardire  , ed  ofrefì  pronta  al  facrifeio  , e confor- 
ta la  madre  a lafciarla  andare , e inficme  fanno  un  pietofo  lamento  , Nel 
fecondo  viene  T altibio  dal  Re  /Iganiennone  ad  Ecttba  mandato  , che  a 
fua  figlia  dia  fepoltura  ; e narra  , come  , e con  quali  cerimonie  fu  quella 
al  fcpolcro  di  Achille  facrificata  . £cnba  dopo  un  lagrimofo  lamentare 
$' apparecchia  di  feppellire  la  figlia  . Nel  tcr^o  la  ferva  porta  ad  Ecuba 
il  corpo  morto  di  Polidoro  ; c narrale  , come  nelP  arcnofo  lito  trovata 
l'avea  . Riconofee  il  fogno  veritiero  ; e duolfi  di  Polinneflore  , il  quale, 
per  aver  l'oro  del  figlio,  fiima  , che  l’abbia  uccifo  . In  quejìa  viene  éga- 
mcnnonc  , e follccita  Ecuba  , che  vada  a feppellire  la  figjia . Ella  prima 
dubbiofa  , fe  doveffe  il  cafo  del  figlio,  e l’animo  fuo  di  vendicare  la  mor- 
te di  lui,fcoprirgli',  poi  fiipplica,  che  le  fia  lecito  di  far  vendetta  dcll'ol- 
traggio , e del  danno  fattogli  da  Polinneflore  ; e narragli  tutta  la  Jìoria  , 
e ingegnafi  di  muoverlo  a pietà  . E,  poiché  intende  da  lui  non  poter'  effe- 
re  a ciò  fare  ajutata,  come  che  difiderajfe  di  foddisfarle',  il  modo  gli  fcuo- 
pre,  che  di  tener  penfava,  per  vendicar  fi  di  Polinneflore . Nel  quarto  Po- 
linneflore  viene  dalla  ferva  di  Ecuba  chiamato , e fìfludia  di  confolarl.i 
del  cafo  della  figlia.  Ella  difjìmulando,  e fingendo  di  voler  ficca  di  cofie  fie- 
• gjete  ragionare,  induce  lui  ad  entrare  co'  fuoi  figliuoli  nel  padiglione,nel 
quale  dopo  un  breve  ragionare  della  vita  di  Polidoro  fuo  figlio,  e de'  te- 
S Atto  . fori  di  Priamo  , fe  n’entra,  e la  metà  del  Coro  la  fegue  . Nel  quinto  Po- 
Itnneflere  fi  lamenta  , che  gli  eran  cavatigli  occhi , cd  uccifì  i figliuoli . 
Ecuba  vien  fuori  , e brevemente  narra  al  Cora  , come  s'era  vendicata , 
Efce  ancora  Polinneflore  con  pianto  e con  ira  , diftderofo  di  vendicare  i 
fuoi  danni  fovra  le  donne  Troiane  . In  quefla  giugne  udendo  le  dolorofe 
Arida  Agamennone  . Polinneflore  a lui  di  Ecuba  fi  lamenta  j e così  egli, 
com'  Ecuba,  gli  cfpone  la  fua  ragione  . Agamennone  giudica  , che  quegli 
ragionevolmente  la  pena  della  fua  fccleratcTiga  portava- Predice  Polinne- 
flore ciò  , che  di  Ecuba  , e di  Caffandra  , e di  Agamennone  avvenir  do- 
vea  , Agamennone  comanda  , che  quegli  toflo  di  là  fia  tolto  , e menata 
all' 1 fole  diferte  ; e conforta  Ecuba,  che  dia  fenjji  indugio  a'  fuoi  figliuo- 
Differenta  tra  h fepoltura  . Laonde  vedete , che  nelt atta  primo  non  pure  il  Prologo,  ed 
Euripide,  e Se-  alcuno  Epifodio  ; ma  il  principio  della  Favola  ancora  fi  contiene  , ed  en- 
’ tra  il  Coro , e fi  ferma  . Il  che  , non  poffo  non  meravigliarmi , che  Sene- 

Come  il  Coro  fervalo  non  abbia,  nè  anche  il  noflro  Dolce  . Ma,  ficome  dopo  ogni  al- 
inea fine  alla  to  il  Coro  foto  fi  fa  udire-,  così  parimente  pon  fine  alla  Favola  . E’  il  vc- 
' ro,  che , benché  in  ciafeun'  atto,  poich’.  è finito,  egli  foglia  cantare  ; non- 
dimeno neU'eflremo  del  quinto,dove  la  Favola  t giunta  al  finc,fen:t^a  can- 
to dice  brevi  e gravi  fentemtf  : ficome  nell'  Antigone  , 

Sovr’ 


Digitized|)y  Google 


107 


LIBRO  SECONDO. 

Sovr’  ogn'  altro  beato  e l’uotn  , eh’  e faggio 
E nell'  Ecuba , 

Ite  donne  infelici . 

Ano.  Dichiarato  ci  avete , che  cofa  fia  il  PrologOf  e l’Epìfodio,  e ’/  Co- 
ro , e eiafettna  parte  di  lui,  dimoftrateci,  qual  fìa  /’Ufeita  . Min.  Vfeita  peIJ’Urcjrj,che 
chiamo  la  fine  della  Tragedia  , nella  quale  non  feguita  canto  veruno  di  quinto 

Coro  i ma  ben  fi  contiene  alcuno  accidente  , o fatto  notabile  : come  nell’  j Per  accidente 
Ecuba  il  cafo  di  Polinmflore  ; c nell' Antigone  la  morte  di  leit  e di  Emo-  notabile. 
ne, e di  Euridice',  nell' Ifigenia  miglior  fortuna, che  non  fi  fperava.  Laon-  » Per  aiuto  di- 
de  i chiaro, che  l’ufcita  della  Favola  i nell'atto  quinto.Introducefi  alcuna  • 
volta  qualche  Dio,  che  alla  Favola  dia  fine:  ftcome  nella  T aurica  Ifige- 
nia', e nell  Ione  Minerva  ; nell  Ippolito  Diana  nell' Andromaca  Tetidc", 
nelCOrefle  Apollo', nell Elena  Cafìore,e  Polluce.Talvolta  fi  conchiude  con  3 Per  moHmo- 
qualche  moftruofa  inven-gione:  qual  fu  la  fuga  di  Medea  nella  T ragedia,  ^ n'venzione. 
che  da  lei  tiene  il  nome.Vfcita  anche  fi  dice  l'ultimo  detto  del  Coro,quan.  Ulcita,  che  di- 
do tutti  li  Recitanti  fi  partono,nè  altro  più  comprende:  qual  è nell' Ecuba,  no:a_j  Pultimo 
It=  donne  infelici . 'toddUi,. 

E nell'  Antigone , 

Sovr’  ogn’  altro  beato  s l’uom , ch’è  faggio  . 

E così  avete  quattro  parti,  il  Prologo,  /’Epifodio,  fUfcita,e  V Coro, 
a tutte  le  T ragedie  comuni',  ed  una  propia  e particolare  di  alcune,  che  da 
Greci  Cottimo  fi  chiama,  da  noi  Pianto,  o Lamento  fi  può  dire',  la  qual  Del  Gommo,  o 
parte  così  é di  coloro,che  rapprefentano,  come  del  Coro;  concioffiacofachè 
non  in  ogni  Favola  fi  pianga  . E benché  nell'Vfcita  , e nell  ultimo  atto  ne  Tragedia 
eli  abbia  propiamente  il  fuo  luogo  ',  nondimeno  talvolta  negli  altri  atti 
piangono  le  perfone  rapprefentate  , e ’/  Coro  ; ficome  nel  primo  , e nel  fe- 
condo , e nel  ter-gp  atto  dell  Ecuba  di  Euripide  veder  potete  . Ano.  Già  Del  Verfo , 
compiutamente  ragionato  ci  avete  delle  parti  della  Tragedia,  e del  Coro, 
e de'  Recitatoti  ; rimane , che  ne  'nfegniate  , di  qual  verfo  qucflo  Poema 
ftriver  dobbiamo  . Min.  Se  di  qual  verfo  Latinamente  , o Grecamente 
fi  feriva  , mi  dimandafle  , agevolmente  rifpondervi  faprci  : concio  fiaco- 
faché  eccellenti  Porti  abbiamo  , e fpecialmcnte  tra'  Greci , da'  quali  im- 
pararlo pofiiamo',  ma  in  quefta  lingua  ninno  fcrittore  antico  ritrovo,lope- 
ra  del  quale  per  efemplo  proponervi  pojfa  ; perciocché  appena  fono  qua-  Opinioni  di  a!- 
ranP  anni,  che  $ noflri  a fcrivere  Scenici  Poemi,  c qual'  in  verfo,  e qual  Saitcoii. 
iU  profa  fi  diedero.  Nè  anco  nel  verfo  tutti  fono  di  una  medefima  fentcn- 
s'u  't  perciocché  altri  in  tutto  il  Poema  ricevon  le  confonanxe',  altri  fola- 
mente'  ne'  canti  del  Coro  ; altri  ne'  ragionamenti  ancora,  ma  rade  volte', 
né  come  cofa  cercata , ma' da  fe  ftejfa  offerta  . Ano.  Ditecene  voi  la  vo- 

O z ^ fira 


Digitized  by  Google 


io8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

fìra  opinione  ; perciocché  la  riputiamo  tale,  che  a quella  ragionevolnien^ 
Giudizio  deir  attenerci  dobbiamo  .Min.  ^m[io  non  affermerò  io  ; ne  in  ciò  penferò 
Aiitore,(iiil|iito  di  darvi  legge, come  ho  fatto  nell' altre  cofe  con  l'autorità  di  co!oro,Cope- 
ie  pmmYnti'a"  efferd  debbono  inviolabili  fiatati  ; ma  dirovvene  quel,  che  io 

vedi . farei.  Laonde  avendo  noi  detto,  la  T ragedia  effer  divi  fa  in  Prologi,  e in 

ragionamenti,  e in  canti,  o detti  di  Coro  ; recarci  dobbiamo  a memoria  il 
precetto  di  Àrifiotelc  , che  dove  è più  iTimita'zione  , ivi  fa  mefiiere  pi* 

1 Quando  i ’v^tietà  di  ver  fi  ; perciocché  dovendofi  li  verfi  c le  parole  acconciare  alle 
vcffi  di  una  , o cofe,le  quali  fi  fingono,  acciocché  fi  defcrivano,come  fi  conviene-,ed  effen^ 
più  maniere,  gioita  e diverfa  la  varietà  delle  cofe  finte  e rapprefentate,  come  colo- 
ro, che  rappre fontano,  fanno  molte  mutazioni',  così,  convien,  che  i verfi, 
ne'  quali  già  quelle  fi  dipingono,  fieno  variati . E,  perché  i ragionamenti 
fono  delle  perjfime,i  cofiumi  e gli  atti  delle  quali  fi  rapprefentanofin  quel- 
li, io  dirci  con  Àrifiotele, dover  fi  ufare  più  varj  contefii  di  verfi,che  nell' 
altre  parti.  Ne'  Prologi , perché  narrano , bafiaie  una  maniera  fola  . Ne' 
detti  del  Coro  non  tanta  varietà  richiederfi  , quanta  negli  Epifod)  : con- 
cioffiacofaché  V Coro  più  canti,  che  non  rapprefenta  : perciocché,  quando 
recita  , ( conciò  fila  che  tal  volta  faccia  uficio  di  Recitante  ) uno  del  Cora 
parla  . Ma  nelle  Cannoni  canta  tutto  infieme  e certo  è malagevole,  che 
molti  infieme  cantando  poffan  l’altrui  cofiume  ed  atto  rapprefentare-.per- 
ciocché , chi  rapprefenta , convien,  che  faccia  molte  mutazioni , le  quali 
* Q^ndo  di  farà  più  agevolmente  uno,  che  molti . laonde  a' Prologi,  a'  quali  diedero 
o dì'^iltro  nu-  ' » Latini  lo  Jambtco,  io  darei  un  contefio  di  verfi  di  undici  filla- 

mero , * bc.  /gli  Epifodpor  quefto,or  quel  di  fette,  or  quel  di  otto,  or  quel  di  cin- 
que , or  quel  di  tre , teffcndogli  fecondo  che  richiede  la  qualità  del  cofiu- 
me, 0 dell’atto  rapprefentato',  cioè  in  materia  più  grave,o  dove  fi  narra, 
farei  contefio  de'verfi  di  undici',  in  men  grave,  più  volte  interporrei  quel 
di  fette,  e talvolta  quel  di  otto’,  c nel  parlare  interrotto  dal  dolore,  o dal 
pianto,quel  di  cinque,  o di  tre  . E in  ogni  Epifodto,  nel  qualfnffe  varietà 
di  materia  , e di  parlare , uferei  quefia  varietà  de’  verfi,  così  variando, 
j Quando  con  come  il  luogo  richieder  giudicajfi  . Ne'  canti  del  Coro  mi  fervirei  di  quei 
Rìm«>o  Sciolti,  modi,  che  nelle  cannoni  il  Pctrarca,e  Dante,  e gli  altri  nofiri  Lirici  ufa- 
rono  ; perciocché  , quantunque  abbiano  in  cofiume  di  fervirfi  non  di  itnà 
maniera  di  verfi  j non  però  fanno  diverfi  conlefii  ; conciofiiacofaché  tutte 
le  fian%e  fieno  fimili  ellaprima,altro  che  rultima,chs  Commino  fi  chior 
ma  ; il  qual  modo  da  Greci  Epodico  fi  dice  ; come  diremo  lungamente, 
quando  della  Lirica  Poefia  ragioneremo . Ma  ne’  Prologi,  c negli  Epifo») 
verfi  nudi , e liberi  de'  legami  di  eonfonange  uferei  : perciocché  nel  nar-, 
'rare,  e nel  ragionare,  avvifo,  che  quelle  non  fienai  fichiefie,  E^JlveiO, 

(he 


Digilized  by  Coog 


LIBRO  SECONDO.'  ' lop 

che  come  gli  Antichi  non  fempre  ufarono  il  canto  Epodice^  fpecialmente 
nell’entrata  del  Coro,  la  quale  non  una  volta  appo  loro  era  un  conttflo  di 
^napcfiici’,  e tal  volta  non  di  una  maniera  di  verfi:  così  li  nojìri, vorrei, 
che  fcrvir  fi  dovejjero  di  qua^a  libertà  , or  con  una  compofìxione  fciolta 
di  quella  legge, alla  quale  nelle  CanTfini  ci  fottoponiamo:  come  farebbe  un 
contefìo  foto  di  una,o  di  più  maniere  di  verfr,ed  or  con  un'altra  più  fret- 
ta di  due,  0 di  tre,  o di  più  ftmili  /lanr^e:  ed  agli  Anapeflici  affomigliarei  4 Quali  airotru"- 
gli  fdruccioli,e  tutti  li  verfi  di  pochi  accenti,quali  fono  quelli,  che  fi  fan-  pt-fì,® 
no  di  voci  di  molte  fillabe . A piedi,  che  Jambi  fi  chiamano,  fimili  farei  , Co-ìié  fi  Fot- 
due  fillabe , nel  delle  quali  fia  niuna  confonante  : come  farebbe  a mino  i piedi, 
dire.  Io,  Suo,  Lui  : o non  più  di  una  , purché  la  prima  fìllaba  fia  breve: 
come  farebbe  Amo,  Fede,  Rofa  . E tutte  quelle  nofire  particelle  di  due 
fillabe,  che  nella  G reca,  o nella  Latina  favella,  dalla  qual'  elle  fi  deriva- 
no, lunga  non  hanno  la  prima . Agli  Spondei  due  fillabe  lunghe . Chiamo  Spondeo  ; 
lunga  fillaba  quella,  cui  feguono  due  confonanti:  come  vedete  nelle  prime, 
fillabe  di  queftevoci  Fronde,  Canto;  o che  nell'origine  fua  lunga  fi  tro- 
va; quali  fono  le  prime  in  quefie  Dono,Caro;  perciocché  nel  Latino, oncT 
elle  z/engono,  fono  pur  lunghe:  ed  ogni  fillaba  innanxj  all'ultima  fe  avrà 
l' accento  , farà  da  noi  nelle  voci  di  più  fillabe  lunga  riputata  : qual  é in 
quefie  voci  Ardeva,Signorc,Scdere . A T rochei  due  fillabe,  delle  quali  Trocheo; 
fia  lunga  la  prima, e brieve  la  feconda;  quali  fono  quefie  Leggc,fìngc, vi- 
lla,poue,rcrive,cara,diva.  Brieve  fillaba  innanzi  allultima  dico  quella, 
innanxl  alla  quale  un'altra  ha  l accento  : qual'é  in  quefie  particelle  Scri- 
verc,lucido,candido,pdTimo.  E dell  ultime  fillabe,  qualunque  in  Lati- 
no,o pur’  in  Greco,ond'ha  origine, é breve;  ficome  in  quelle  voci  Fondo, 
parto,dono,licto,caro,pcna  ,pianco,lutto,dolore,colore,fìore . Laon- 
de in  quefia  nofira  favella  più  abbondano  i T rochei , che  qualfivoglia  al- 
tra maniera  di  piedi . Al  Battilo  qual  voce  affomiglieremo  ì qual  altra,  Dattilo  , 
fe  non  quella  , eh'  e/fenda  di  tre  fillabe  ha  l'accento  nella  prima  , la  qual 
non  fia  breve:  quali  fono  le  fopradette  Scrivere,  lucido,  candido,  peflì- 
mo.  E tutte  tre  fillabe,  delle  quali  ejfendo  lunga  la  prima,  le  due  feguen- 
ti  faran  brevi , faranno  tal  piede  : qual  farebbe  a dire  il  bene  , cuor 
mio  . Anapefio  diremo  il  pié  di  altrettante  fiUabe  , delle  quali  breve  fia  Anapeflo.' 
cori  la  prima  , come  la  feconda  , e l'ultima  lunga  : qual’  é Validi . Co-  Coreo  » 
reo  fimilmente  il  pié  di  altrettante  fillabe,  ma  tutte  brevi  : qual'é  Varia. 

Ano.  Paffo  pafio  , Signor  Minturno , meffa  m'avetè  per  la  via , che  con- 
duce a far  quei  verfi  , che  dagli  antichi  parte  Eroici , parte  Elegiaci  , 
parte  Trocaici , parte  Dattilici,  parte  Anapefiici  , parte  Jambici , ed  al- 
<ri  di,  altri  nomi  fi  chiamavoflo  , Min.  Io  tengo  per  fermo  , che  le  voci 

della 


Digkized  by  Google 


Iio  DELLA  POETICA  TOSCANA 

6 Cerne  i To-  noftrtt  lingua  agevolmente  ad  ogni  maniera  di  verfi  tifati  da’  Greci, 
Icjdì  Follano  e da’ Latini  atconciarfi  per  avventura  potrebbero.  Ma,  perciocché  la  ma- 
nunu'ri' Mactl!  prefa  abbiamo  a trattare  , ad  altro  ci  fofpinge , lafceremo 

oa  órttj,  c La-  al  5ig.  Claudio  T olomei  di  grandijfma  dottrina  , e di  fommo  ingegno  , e 
'c'inionc  Jcl  gindicio  , che  quell’  arte  c infogni , della  quat  egli  ben  diede  al 

loionici.  mondo, già  fono  molti  anni,  faggio;  ma  non  parve , che  ‘ l vulgo  ben  l' af- 
faggiajfc . Ano.  Cori  facciamo  al  prcfcnle  ; e fpero,  che  di  qucjìo  un'altra 
dì  ragioneremo  . Ma  , poiché  dell  ufi  do  del  T ragico  Poeta  ; c della  mate- 
ria,ta  qual  egli  tratta-,  e della  fleffa  T ragedia  affai-,  e,  come  io  credo, com- 
piutamente ragionato  avcte,dimoflrandoci,come  quella  fi  diffinifca‘,e  quan- 
ti e quali  fien  le  parti  così  dell' offenda,  e della  qualità  di  lei, come  del  cor- 
Della  Comme-  po  ',  infegnateci , come  la  Commedia  fi  feriva,  cWè  parte  principale  della 
dia , Scenica  Poefia . Min.  Prima,  ch’io  vegna  a diffinire,  che  cofa  fia  la  Com- 

' media  , dirò  brevemente  delle  tre  maniere  generali  di  lei,  come  , e donde 
z MttìOlia . nacquero;  perciocché  nelle  fcfle  di  Bacco,  o pur  del pafìorale  Apollo  i gio- 
^oìi* 'ine  dell’  *^‘*^^*  "vivande  e dal  vino  fcaldati  tra  loro  con  feftevoli  motti  fchcr- 
Antita  duLa  7ando,e  li  difetti  altrui  nominatamente  notando  in  quei  tempi,  ne'  quali 
oFinioni  . Repubblica  era  in  poter  del  popolo,  che  volentieri  il biafimo  de'  nobili, 

dall^ttUe°"^  ^ de'principali  Cittadini  udiva, moflrò  la  via  di  fare  la  Commedia  a' Poe- 
ti avvedi  già  di  biafimare  in  verfi  li  mali  coflumi;  conciò  fuffe  cofa  che 
qucfli,  i quali  avean  qualche  leggiadria  di  dottrina,  c qualche  flile  nel  di- 
re, imitando  il  modo  tenuto  da'  giovani  nelle  feflc  di  quei  loro  Iddìi , co- 
tnmciafilro  a fcriver  favole, ed  a rappre fintarle  pubblicamente.  Come  poi 
la  Commedia  veniffe  creficndo  , e per  quali  dopo  Epicarmo  , e Formo  di 
riaxjon  Dorica  ; o dopo  Chionide  , e Magnete  , e Crate  Ateniefi,  alla  fu* 
perfeitione  giungtffe  , ninna  certezx^  darvene  faprei  ; perciocché  da  pri- 
ma non  molto  ftudio  vi  fi  poneva  , e ’l  Principe  de'  Comici  Recitatori,  a. 
CUI  t’apparteneva  il  darle  il  Coro, tardi  fu  deputato  ; conciò  fuffe  che  pri- 
Antichi  Comi-  ma  i Comici  Recitanti  per  loro  medefimi  fi  radunajjcro,  e ’l  Coro  faicffe- 
£>  • ro.  Ma,  dappoiché  ella  cominciò  ad  aver  qualche  forma,  tra'primi,che  la. 

Catino.  fecero  più  bella,  tre  fpecialmente  fi  nominano . Cratino,  il  qual'  imitando 
Pafpre%pi^a  di  Archiloco  in  perfeguire  i rei,  non  pure  gli  errori,  ma  li  vixj 
famofi  troppo  apertamente , e più  acerbamente  , che  non  fi  convenia,  ri- 
EuFoli  • prendeva, c filila  alcuna  modeftia  biafimava.  Ed  Eupoli,  che,  per  mitiga- 

re l'ajpìcs^ga  di  Gratino,  fparfe  nel  dire  il  dolce  fate  del  motteggiare,  e ’l 
condì  di  fcjtevolifjìme  piacevole-^ge  , e con  meravigliofi  invenzioni  non 
puie  nell'  apparir  del  Coro  ; ma  tra  gli  atti  anche  a’  riguardanti  diletta-, 
va  : qual  fu  , quando  dall'inferno  dejìò  i datori  delle  leggi  , e introdiiffn--^ 
gli  a dijputare , che  fi/iueffer  nuove  leggi , e l’ antiche  fi  toglieffero  . td. 

Ari- 


Di  j i zed  by  Googli 


Ili 


LIBRO  SECONDO. 

'/riflofane  , che  futio  e t altro  feguendo,  alt  acerbo  flile  dell'uno  aggiunfe  Ariflofine.’ 
il  f iacevof  e gra-iiofo  dell'altro’,  sì  che,  offendo  egli  nel  dir  male  agro  ed 
ardente  > e wl  motteggiare  fefievot  ed  allegro  , in  quejla  prima  ed  anti- 
ta  maniera  di  Commedia  ottenne  il  primo  luogo  . Sono  altri,  i quali  dell' 
origline  della  Commedia  parlando  , fcrivono , che  nell'Attica  i Contadini,  giuriati . 
quando  ingiuria  da'Cittadini  riceiseano,di  notte  in  quella  piagga  fé  rian- 
davano, nella  quale  abitava  colui , ch'era  flato  loro  ingiuriofo,  e con  al- 
ta e chiara  voce  nominavano’,  e quivi  abitar  dimoflravano  colui, dal  qua- 
le erano  ingiuriati  ; e , qualftiffe  la  ricevuta  ingiuria,  manifeflavano  . Il 
dì  feguente  poi  di  lui,  che  ingiuflamente  s’ era  portato,  fl  [acca  inquiflxio- 
ne.  Laonde  quel,  che  la  cofeienga  del  malfatto  rimordeva,  fe  ne  partiva, 
e vergognando fene,  il  mal  coflumc  ammendava  , e dalf  offender  altrui  fl 
guardava.il  che  veggendo  gli  Atcniefl  ad  ammendare  la  vita  de' Cittadini,  *^co!nra* 
ed  a vendicare  l'ingiuria  molto  giovare,ordinarono,  che  gl’ ingiuriati  con  gi- ingiuriolì . 
parole  ingiuriofe  nella  piagga  pubblicamente  mordeffero  colui,  da  cui  fla- 
ti fujjcro  iniquamente  trattati,e  nominatamente  l'accHfaffero.^efli  ver- 
gognandoli di  offendere  i potenti  e ricchi,  col  volto  tinto  di  feccia  e tras- 
formato folcano  nel  cofpetto  del  vulgo  venire  a pcrfeguitarc  con  acerbi 
ed  afpri  motti  gl’ingiuriofl . Di  che  la  Città  non  poco  di  utilità  rieeven-  Licenta  data  a’ 
do,  fl  fè  flatuto,  che  a Poeti  fen^a  timor  di  pena  fuffe  lecito  riprendere,  e j 
hiaflmare  nc'T  eatri  in  verflt  chi  lor  piaceffe  di  coloro, che  di  mal  fare  non  tori. 
fi  pentiffero  . E , perché  il  riprendere , e 'I  mordere  altrui  era  del  Coro, 
fi  creavano  uficiali,li  quali  aveffer  cura  di  dare  a fpefe  loro  a'Comici  Poe-  Uficial  j ,ehe 
ti  il  Cora  e l'apparecchiamento  delia  Scena  . Ma  di  dì  in  dì  troppo  ere- 
feendo  la  licenzia  del  dir  male  ne'  Poeti,  i quali  non  fl  vergognavano  di 
hiaflmare  pubblicamente  i buoni’,  poiché  la  Città  cangiò  flato  , e 7 gover- 
no di  lei  venne  in  potere  de'potenti,e  di  coloro,  che  dar  poteano  a'Comici 
materia  di  fcrivereffi  fé  decreto, che'  a ninno  fuffe  lecito  di  nominatamen- 
te nc'T  eatri  di  altrui  motteggiare.  Laonde  mancarono  quelli,  che  davano 
il  Coro , e li  Comici  fi  guardarono  di  biafimare  i vivi . Ma  fl  diedero  a Origine  della-» 
riprendere  i difetti  degli  antipaffati  , e fpecialmcnte  degli  antichi  Poeti 
fenr^a  canto  veruno  di  Coro  : perchè  Cratino  nell'  ZHiffe  biaflma  Omero, 
vituperando  quel , eh'  egli  di  ZHiffe  uvea  cantato  ; ed  Ariflofane  nelf  Mezzani  Coai. 
Eoloficone  riprende  ciò  , che'  T ragici  di  Eolo  finto  aveano  . In  quefla  * ’ 

maniera  feconda  di  Commedia  fiorirono  Antifane  , e Stefano  , e Platone  piatone! 
il  Comico.  Ma  perciocché  quefla  maniera  al  vulgo,  a cui  fl  /Indiano  i Co-  Origine  della-» 
mici  di  piacere, non  dilettava’,  effi  un'altra  ne  trovarono,  la  qual  nomina-  Nuova . 
rono  nuova  Commedia’,  non  già  come  i primi  mordendo  i vivi , né  come  i 
fecondi  degli  antichi  Poeti  motteggiando’,  ma  tolto  del  tutto  il  Coro,  fen- 


Digitized  by  Google 


Nuovi  Comici. 

Mrnandro  ) 
l-jlen  one, 
CeciJio  I 
Pbuio, 

1 creiizio . 


Uficìo  del  Co- 
mico Poeta  . 
Piletcare . 


Iiifegiiare . 


Muovere. 

Materia  Comi- 
ca. 


Di  Antichi. 


Di  Nuovi  • 
Di  Mezuni . 


iiz  DELLA  POETICA  TOSCANA 

%a  biafmare  altrui,  e perfone  finte  iiiTroducendo',  e cofe,  » cofìumi  di  U(h 
r, Uni  privati  rapprefent andò, per  ammendare  la  vita  de'mortali.In  «pnefla 
nuova  Commedia  tra’Greci  Menandro,  e Filemone  fomma  laude  acquifta- 
tono  ; e tra'  Latini  Cecilio  , e Plauto  , e Terentfio . E perché  nell'  antica 
abbiamo  Arifìofane,  che  in  lei  regnò,  e nella  nuova  i Latini  ecccUentiJfi- 
mi  Poeti  ( onde  cjcmplo  prender  pojfiamo  ) nell'  antica  Ariflofane  ci  farà 
maeftro,  come  quella  fi  feriva  ; e nella  nuova  Plauto,  e Terew^to.  Ano. 
T re  adunque  fono  le  principali  maniere  della  Commedia  . E,  per  impara- 
re la  prima,  e la  feconda,  a'  Greci  avremo  ricorfo;  e la  nuova  da'  Latini 
impareremo , Ma  prima,  che  la  Commedia  mi  dijfiniate,  ditemi , qual  fila 
[uficio  del  Comico  Poeta  . Min.  ^ual’  altro  farà,  che  (finfegnare , e di- 
lettare : perciocché  fcrive  Platone  , che  gl'Jddii  avendo  pietà  dell  affan- 
nata vita  de’  mortali  che  in  continue  faccende  , e in  perpetue  fatiche 
inviluppati , e fianchi  vedeano  , acciocché  lor  non  tnancaffe  con  che  ri- 
crcarfi,  c riprendere  fpirito  pote/fero,  ordinarono  le  fefie,  c li  conviti,  e 
li  giuochi  ; a'  quali  Apollo,  e le  Mufe,  e Bacco  prcpofero  . Cofloro  gli  uo- 
mini fcguendo,e  con  la  Poefia,e  con  la  mufiica  quei  dì  fcficvali  celebrando 
la  Commedia  trovarono, la  qual  non  folament  e con  Pimi  cagione  delle  cofe 
piacevoli , e con  la  piacevolcgga  de'  motti  a'  riguardanti  dilettaffe , ma 
(^perciocché  la  Poetica  era  in  quei  tempi  certa  via  di  foavementc  dirigga- 
rc  i fanciulli  a buona  maniera  di  viver  cofiumatamente  ) la  vita  ancora 
loro  ammcndajfe:  conciò  fujfe  che  i loro  co(iumi  rapprefentati,  e l'immagi- 
ne della  comune  vita  efprcjfa  vedejfero  . Il  che  fommamente  allor  dilet- 
tava , quando  in  altrui  perfone  appariva  . T accio  la  purità  del  dire,  e la 
foavità  del  parlare , con  che  la  Commedia  molto  diletto  apporta  . Muove 
anche  il  Comico,non  però  jì  forte,  che,  come  il  Tragico  ^perturbi',  ma  de- 
fia  nelP  animo  affetti  piacevoli , cd  umani . Ano,  Ditemi  poi , qual'é  la 
maniera  delle  perfone  , e delle  cofe  , eh’  egli  ne  rapprejlnta  . Min.  Ao» 
eroica,  non  illufire,  né  grande',  mabaffa,  ed  umile,  e talvolta  mcr^gana  : 
perciocché  fono  le  cofe  fcflcvoli  ,eda  ridere,  e le  perfone  fanno  una  vita 
comune , o fiten  Cittadine,  o rufiiche,  o militari,  o mercantcfehe  . Laonde 
i primi  Comici,  benché  mordefjcro  i Principi  della  Qttà,nondime>io,per- 
thè  gli  riconofeevano  Cittadini , come  tutti  gli  altri  all  eqiialità  foggetti, 
cd  alla  difpofigione  del  Popolo  fottopofti,quel,ch’cffi  temerariamente, e da. 
fciocchi,  0 con  inginria,o  con  animo  vile  c timido,  o bruttamente  operato 
avejjero , o non  fenga  biafimo  patito  , nel  cofpetto  altrui,  e nell’  udiengjx 
pubblica  recavano  . I nuovi , fingendo  perfone  pofle  in  certa  bafjegga  , o 
mediocrità  di  fortuna,  cofe  umili  e private  rapprefentavano.  1 meg^gani, 
cbtfuron  tra  quelli  e quefii,  alcuno  degli  antichi , ma  fimile  a quei  dell\ 

età 


Dig.tized  by  GoogU'. 


LIBRO  SECONDO.  iij 

età  loro  riprendevano’, o pure  i viz)  de' loro  tempi  nell' altrui  per  fona, ovc- 
ro  occultamente  fen^a  alcun  nominare  biaftmavano.  Era  dunque  lofludio 
della  prima  e della  feconda  Commedia  pojìo  in  ammendare  i coflumi  del- 
la Città, e in  ridurre  i Cittadini  a miglior  forma  di  governare:  concipflìa- 
cofachè  Ariflofane  riprenda  gli  Ateniefi,  ora  perchè  ingiujU,  e brutti  mo- 
di di  arricchire  tene/fero’,  ora  perchè  lafciando,o  gnaflando  le  paterne  co- 
flituzioni , e li  coflumi  della  patria,  fofleneffero,  i lor  figli  darfi  agli  fludj 
della  vana  e difutil  Filofofia  ; ora  perchè  coloro,  i cui  meriti  eran  gran- 
diffmi  verfo  la  Repubblica,  o di  onore  privaffero,o  pure  in  efilio  mandaf- 
fero  . Ed  allo  'ncontro  qttelli,che  degni  eran  di  pena,  a fomma  dignità  in- 
nalzajfero’,  ora, perchè  non  curando  della  pace,nuove  cagioni  di  guerra  fu- 
fcitajjèro’,  ora  , perchè  niuna  cura  avendo  di  raffrenare  la  sfrenata  licen- 
zia delPaccufare,nè  di  dar  modo  ragionevole, e buon  temperamento  al  giu- 
dicare, accrefccffero  gli  accufatori , e favoriffero  i giudici  ; i quali  di  ogni 
menoma  c leggierifftma  cofa,ancorchè  niun  fofpetto  fe  n'aveJJe,faccano  in 
danno  altrui  diligentifftma  inquiflxione.E  così  gli  argomenti  delle  faccen- 
de rapprefentate,  e li  nomi  delle  perfone  appo  i Comici  antichi  eran  parte 
veri,  e parte  finti;  perciocché  appo  Ariflofane  fono  veri  nomi  Demoftene, 
Nicia,  Cleone,in  cui  dinota  e biafìtna  tutti  coloro  , eh' erano  rubai  ori  del- 
la Repubblica’,  Lamaco,  in  cui  tutti  li  diflderofi  di  far  guerra  { Nicandro 
Sicofanta,  in  cui  tutti  li  cavillatori’,  Euripide,  nel  quale  i T ragici  Poeti’, 
Socrate, nel  quale  i Sofifli  e vani  Filofofi  morde,  e riprende.  Ma  nel  Fiu- 
to, eh’ è Favola  della  Ricchezx<t,e  nell' Irene  Commedia  della  Pace  non  ha 
nome  di  perfona,  nè  cofa  veruna, che  non fìa  finta.  Ma  i nuovi  Comiciàmi- 
tando  le  faccende  delle  private  perfone  , affinché  ciafeuno  i fuoi  coflumi 
in  altrui  perfona  ripreft  ammcndi,c  li  lodati  apprenda,  ne'vecchi  la  fcioc- 
ehezzpsl»  vanità,la  dureZ'Kl'  l'cffer  no)ofo,  l' avarizia  riprcndono’,lodano 
la  prudcnZc^ìlo  gravità,la  benignità, la  ptaccvolczzaffa  parftmonia  con  la 
libertà  congiunta,  l'amore, e la  cura  verfo  i figliuoli;  ne'  giovani  la  sfac- 
tiatagine,  la  bruttezg^a  dell’animo,  la  libidine,ia  prodigalità  vituperano  ; 
commendano  la  temperanza  t la  modeflia,  l'ubbidenza , la  carità  verfo  il 
padre, e la  madre:  ne’ fervi  la  infedeltà, la  malixia,gl inganni  biafimano’,la 
feddta,la  bontà,  Paflurfa  degna  di  laude  flimano  . E,  benché  le  più  volte 
cattivi  coflumi  ci  rechino  innanzi fll  fanno,pcrchè  veggiamo  quel,  ch'è  da 
fuggire:concioffiacofachè  per  difetto  di  natura  agli  appetiti  della  carne, ed 
alle  cofe,che  ftnza  ragione  dilettano,{perciocchè  ci  fi  offrono  agevolmente 
e con  dolcezgX‘^,e  prontamente)  menarci  lafciamo.Non  così  alla  vertùiper- 
ciocchè  afpra  e dura  è la  falita,  che  a lei  ne  conduce . Fingono  poi  tutti  li 
nomi,ed  ogni  materia’,e  ragionevolmente, come  coloro,i  quali  dall'arte  più 

P toflo. 


Fine  delia  Coni* 
media . 

Ammendare^  i 
collumi , 

Modo  dell’ an- 
tica,ufando  an- 
che veri  Nomi. 


Modo  della., 
nuova , fingen- 
do i nomi . 

Lande , e biafi- 
mo . 

Di  Vecchio. 

Di  Giovane, 


Di  Servo  2 

Perchè  la  Com- 
media rappre- 
fenti  più  li  cat- 
tivi, che  li  bu9- 
ni  coflumi. 


Digitized  by  Google 


II4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

lofio, che  dalla  fortuna  gli  argomenti  prendendo, convien,cbe  trovine  anee^ 
Cornine-  ra  i nomi  alle  perfonc  convenienti.  E però  nelle  Commedie  di  Plauto,e  di 
Terrn^^/o  che  cofa  troverete  , che  non  fia  fìnta  ì Laonde  offendo  di  cfuefìa 
Poefta  fpa'gioft  li  campi,  e fertililfitm  ed  attiffimt  a produrre  ogni  dì  varj 
frutti', non,  come  i Tragici, ripigliano  i Comici  le  mede fìme  Favole,  né  an~ 
che  le  cofe  dagli  altri  prima  trattate  rinnuovano-ma  fpeffe  volte  nuovi  fog- 
getti  truovano,  e fìngono  nuove  faccende,  fe  non  che  talora  le  Commedie 
II  tradurre  di  fcritte  in  altrui  lingua  o feguitano,o  traducono.il  che  fi  dice  con  grandi f- 
lodato  ® loude,<iuafi  in  tutte  Papere  fuè  aver  fatto  T erenxjo-,  conofeendo 

egli, che  le  Greche  Favole  al  popolo  Romano, a cui  di  piacere  egli  molto  fi 
fÌHdiava,fommamente  aggradivano.T anta  quel  popolo  in  quella  età  fu  pià 
giudiciofo,che  in  quella,  fe  pur'  in  quella  Romano  fi  può  dire, offendo  già 
dopo  tanti  diluv)  da  diverfe  parti  raccolto'.perciocché  al  prefente  odon  pià 
volentieri  qualfìvoglia  Favola  di  tal,  che  non  fappia,  che  cofa  è Camme- 
dia,purchè  faccia  ridere^  tenga  in  fcfla  il  vulgo', o fìnga  qualche  vano  in- 
. Che*  nofirl  fi  namoramento,  che  alcuna  delle  Teren%iane,  o Plautine.  Io  molto  loderei, 
twè^nell’lmi^l  wo/Iri  fi  efcrcit  afferò  nello  imitare  nell  antica  Commedia  Ariflofane, 
re  eli  antichi  f nella  nuova  i Latini',  [poiché  per  vertà  di  leggiadri  'ngegni, coloro,  che 
Greci  e li  La-  f,no  della  Greca  e della  Latina  lingua  ignoranti, nella  noflra  favella  leg- 
’ gerii  poffono,benché  non  quali  fono  in  loro  fteff;ma  pur  tali,che  baflano  a 

guidarli  per  quella  via)né  confumajfcro  il  pià  deW opera  in  beffare  alcuno, 
com'  effi  dicono,  o Parabolano,o  Bergamafco,o  Siciliano,o  Spagnolo',nè  in 
deferivere  alcuna  vanità  di  amore  , come  fe  feriveffero  elegge,  o libri  di 
Che  traducen-  amorofe  Cannoni. Né  direi  già,che  nelP imitare, o nel  tradurre  niente  altro 
como^^^~  ^ucl,che  negli  antichi  truovano,fcriveffero,né  mutarne  cofa  alcuna  po- 
cofe  all’etinó^  teffero:  perciocché  molte  cofe  in  quei  tempi  eran  dilettevoli  agli  uditori, 
lira  . che  alPetà  noflra  niuna  gragia  terrebbero  ',  molte  cofe  in  quella  favella 

aggradivano , che  in  quefìa  non  farebbero  miga  a grado . Il  che  voi  Sig. 
Angelo  avete  di  conofeere  molto  bene  mofìrato  ne'voflri  Marcelli  da' Plau- 
tini Mcnecmi  traslati  in  guifa , che  niuno  già  non  gli  filmerà  pià  voflri, 
che  di  Plauto-  Auo.Da  ora  mnangi  que(ìa  mia  Favolarche  infin' a qui  di 
nitm  pregio  degna  mi  s'é  fatta  tenere  , per  quefo  voflro  giudicio  mi  fari 
Più  largo  Ma  piacciavi  di  tornare  là, donde  vi  ftete  dipartito.  Mim.  I Comici 

^ da  fciivere^  adunque,  che  nuovi  fi  chiamano,  (perciocché  non  trattano  cofe  veramen- 
^nìici*  che  gli  tfwenute,  ma  venfimili,e  che  poffono  avvenire', e fingono  tutte  le  per- 
amichi  fané, e tutti  li  nomi)hanno  abbondevolilfimo  paefe  da  poter  nuove  Favole 

produrre  . Ma  quei , che  vecchi  nominiamo,  [perciocché  gli  avvenimenti 
delle  cofe  de'  loro  tempi,  o dc'paffati  davan  loro  materia  di  fcrivere)  non 
una  volta  avvenne,  che  un  mcdefi.no  foggttto  imprendevano  , benché  di- 

I vcr- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  ny 

verfamente  il  trattaffcro.  E li  nomi,  o che  fieno  fìnti, o veri,  convien,  ile 
fieno  prop),  com'i  Crcmete,Simone,  Cremila,Amfiteo‘,  né  vanamente  /«;- 
pofti,  overo  comuni,  com'é  cavaliere ,mercatante,parabolano,  pedante,pa- 
rafìto,  meretrice",  né  fìmpre  nuovi,  ma  per  addietro  ancora  non  una  voU 
ta  ufati.Che  dtrcm  delle  perfoneì  quante  volte  le  medefìme  in  diverfe  Fa- 
vole, e maffìmamente  appo  i Comici  vecchi,  così  divine,  qual' è Mercurio^ 
come  umane,  quaCé  Euripide  troverete}  Ma, benché  de' nomi  delle  perfone 
alquanti  fien  prop),  alquanti  comuni",  non  però  pa,ch'eitj<^tidio  nelle  parti- 
colari perfone  con  voci  propie  (tonificate,  dalCuniverfale,  in  che  la  Com- 
media più  di  o^ni  altra  Poefìa  confiftefì  Comici  punto  fi  dipartanoipercioc- 
ché  in  un  jolo  Cleono  tutti  li  rubatori  della  Repubblica,come  ho  già  detto, 
Arijìofane  riprende",in  Stmone  il  vecchio  prudente", in  Pamfilo  il  buon  gio- 
vane T erengio  deferivo. E tutti  li  Comici  così  vecchi, come  nuovi  feriva- 
no Favole,  il  cui  fine  é piacevole, ed  allegro:  percbé,benché  toi  bidamcnte 
par, che  concbiuda  Ariflofane  le  Nuvole,quando  fa  metter  fuoco  alla  cafa 
di  Socrate,  e Plauto  l'Afìnaria,  fingendo  , che  la  mogltere  trovi  il  marito 
con  la  meretrice,  e con  parole  ingiuriofe  dal  bordello  cacciandolo  a ritor- 
nare fuo  mal  grado  in  cafiz  il  coftringa  ; nondimeno  Runa  e l'altra  briga, 
per  dilettare,  qual'cffer  dee  il  fine  della  Commedia, fu  trovata.  Chi  fenica 
gran  rifa  quello  incendio  guarderebbe  ì o quefte  parole  ingiuriofe, e quefle 
minaccio  udirebbe  ì perciocché  non  é così  del  Comico  il  render  d'infelice 
e dogliofo  altrui  felice  ed  allegro  ; come  il  generare  allegrexg^a  e ftfla  nel 
fine  : come  che  fia  più  da  commendare  il  ridurre  gli  affanni  e le  brighe,  e 
tutte  le  cofe  gravi  e no)ofe  in  tranquilla  e lieta  fortuna, perché  di!etti,{fi- 
come  le  più  volte  fecero  Terenzio,  e Menandro)  che' t far  neWufata  una 
fefìevole  contefaiconcioffiacofaché  nella  materia  da  ridere  fervore  un  cer- 
to modo,e  una  certa  mifura,comc  dappoi  dircmo,fì  convenga.  Ano.j^ali 
fono  tra  loro  quelli, che  nella  Commedia  contendono  ì Mm. Amici  le  più 
volte,  0 parenti  ",  quali  fono  le  contefe  di  Strepfudc  con  Socrate,  e di  Fi- 
lipptda  con  lo  fhfjo  Strepfiade  fuo  padre  nelle  Nuvole  di  Ariflofane.  E nel- 
la nuova  Commedia  i padri  s' adirano  con  li  figliuoli  ; i figli  ingannano  i 
padri fle  moglicri  a'mariti  non  fen"^jt  contraflo  contradicono.  E'I  più  delle 
volte  avvtene,cbc  tra  coloro,  i quali  fono  per  legame  o di  amici'iia,  o di 
(angue  congiunti, qualche  difcordia,e  qualche  conteja  nafeetnon  però,come 
nella  nuova,  così  fpeffo  nella  vecchia,nella  quale  per  tutta  la  Favola  fo- 
vente  perfone  fcn%a  congiunijone  alcuna  di  parentado  s'introducono, e le 
congiunte  non  una  volta  fcn\a  contraflo  fi  rapprefaitaiio.  Già  credo, niun 
dubitare, come  da'Jervi,e  con  qual'inganni  fieno  t p.idroni  biffati",in  quale, 
e quanta  contefa  vengano  i rivali  amanti.  Ma, come  che  la  Comica  Poefìa 

i*  z prcn- 


Xomi  proi>;, 
comuni . 


Il  /in  di  cia/cti. 
na  Conimcdiaé 
lieto . 

1 l’er  traiiqtiil. 
la  fbruina. 


1 Per  coiitelLj 
fe/levole . 


Quali  perlbne 
«ella  Commedia 
coutend-ano. 


Quali  lìeno  ItJ 
Cornicile  perlo- 
ne. 

Cattive . 
Lodate . 


Digitized  by  GuOgl 


I 


ii6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

pendi  i cattivi  ad  imitare  , non  però  tal  volta  i lodati  non  rapprefentai 
ma  non  sì  pcrfettifcba  da  ninna  pafftone  fi  lafcino  trafportare’,né  sì  azrve- 
V’ecciji . ditti, ch'errar  non  poffano,ni  farfi'ngannareiperciocché  non  tutti  li  vecchi 

T ercnxjani  fono  di  mala  natura  . Amano  ejfi  li  loro  figliuoli,  fovente  gli 
ammonifeono,  gli  riprendono,fi  fludiano  di  trarli  dalla  sfrenata  libidine, 
alla  qual  dietro  ne  vanno,alla  onejìa  e moderata  vita',ed  a coloro,!  quali 
temon,chc  non  fi  perdano,  concedono  tal  volta,che  vivano,  come  lor  pia- 
vi Giovani.  ce,pcr  guadagnarli;  il  che  poffiamo  al  paterno  amore  attribuire,  t giova- 
ni, che  amano  ardentemente,  {il  che  l'età  loro,  par, che  porti)  purché  non 
fieno  sfacciati,  nè  diffoluti,  ma  vergognofi  e modelli , ed  abbiano  cura  di 
fervore  la  fede  data  alle  amate  fanciulle,  e riveri feano  e temano  i padri, 
ed  a’  loro  comandamenti  fi  sforTtjno  di  ubbidire,  nel  numero  de'  cofluma- 
ti  locar  pofftamo  : perchè  nell  Andria  Terenzio  finge  i fuoi  vecchi  favj 
ed  accorti , non  però  sì,  che  Davo  non  gl  inganni.  Finge  ancora  Pamfilo 
giovane  modejìo  e riverente , ed  a lui  difiimile  Carino  . drifiofane  fimil- 
tnente  nel  Fiuto  introduce  un  vecchio  povero  e da  bene,  il  quale  poi  can- 
Quale  ingiuria,  girando  fortuna  ricco  divenga  . E , ficome  talvolta  da'  Nuovi  li  rivali  , 
odamioconvcii.  quali  fono  i ’Teremfani  Cherea  e Trafone  ; così  da'Fecchi  li  nimici,  qua- 
ga^aila  Gomme.  ^ Arifiofane  fono  Demoflene  e Nicea,  che  nimiflà  grandijfima  avea- 

no  con  Cleono , fi  recano  in  T eatro  : ma  talmente  , che  , benché  qualche 
ingiuria  , o qualche  danno  luno  nimico  all  altro  faccia’,  non  però  di  tan^ 
to,  e tal  momento,  che  a piagner  più  tofio,  che  a rider  muova  . Ano.  Or, 
che  a bafian%a  dimoflrato  ci  avete  , qual  fia  e Inficio  del  Comico  Poeta  , 
e’I  fine  ; e quali  anche  le  maniere  delle  perfone  , le  quali  egli  rapprefen- 
Che  CO&  è lt_»  ta  ; e donde  prenda  materia  da  fcrivere  ; difiiniteci  la  Commedia  . Miw. 
Commedia . j^antunque  Cicerone  la  ci  diffinifea  ejfer'  imitazione  della  vita,  fpecchiet 
deUa  confuetudine  , immagine  della  verità  ; nondimeno  conforme  al  pa- 
rer di  Ariflotèle  dir  fi  potrebbe  , lei  non  ejfer  altro,  che  imitazione  di  al- 
cuna faccenda  feftcvole  e da  ridere  di  cofe  o civili , o domefìiche  e pri- 
vate, che  in  Teatro  fi  rapprefentino  fiotto  una  materia  intera  e perfetta, 
e di  certa  grandezza  comprefe , la  quale  fifa  non  femplicemente  narran- 
do ; ma  introducendo  perfone  umili , o di  mezz<tn^  fortuna  , ed  eguali 
all'  altre  in  atto  e in  ragionamento,  e con  dir  foave  e dilettevole,  uè  fen- 
Za  canto,  nè  fenz^i  hallo  , nè  fenza  apparecchiamento,  per  correggere 
fumana  vita  ; e talmente  , che  ciafeuna  parte  di  lei  fia  bene  ordinata  , 
Dlchlaraalone-»  abbiati  fino  luogo . Ano.Dichiarateei  le  parti  della  di  finizione.  Miw. 
della  dilfiniaio-  Non  dirò  io  del  rapprefentare  or  folamente  co'  verfi  , ora  col  canto  , or* 
• col  ballo  , or  con  tutte  quejle  cofe",  ed  or  con  parte  ; nè  delf  imitazione, 

qual  fia  -,  ni  che  una  e perfetta  , e di  qualche  grandezza  <#>■  debba  l* 

mate- 


>1 


Dìgitized  by  Google 


) 

LIBRO  secondo;  117 

Ytìiteria.  : perciocché  fe  n'à  detto  affai  , Nè  perderò  tempo  in  dimoflrdr- 
vi , la  Comica  faccenda  effer  feflevolc  , e da  ridere  , e le  per  fané  baffe  » DifTeretita  tri_i 
0 fmili  ali  altre  : perciocché  tjueflo  è propio  della  Commedia  , e diffc-  ^mmedia , tj 
reme  la  fa  dalla  T ragcdìa  . Perchè  quefla  imitatjone  , come  che  di  per-  ‘ 

fone  fta  non  del  tutto  cattive  ; non  è però  di  tali , che  non  abbiano  del 
vituperevole  , nè  dieno  cagione  di  ridere  : conciofjìacofachè  da  rider  fta 
l'errore , e V brutto  , eh’  è fen%a  dolore  e danno  . E di  quella  perfona  ri- 
der veramente  ci  poljiamo,  la  quale  abbia  negli  atti,  0 nelle  parole,  0 pure 
in  fe  qualche  bruttex^a  fenxa  offcft  di  altrui , Nè  anch'  è da  dubitare, 
che  la  materia  deli  antica  Commedia  non  fta  talvolta  delle  cofe  civili  : 
perciocché  ne'  Cavalieri  di  Arifìofane  che  altro  troviamo  , che  giudici,  e 
parlamenti  contra  Cleone  ì E le  faccende  della  nuova , chi  non  sa,  che  fo-  ^ Per  faccenda 
no  domeflichc  e private  , purché  una  volta  abbia  letto  Plauto  , 0 Teren-  ridicola. 
gio  ? Del  dir  foave  che  debbo  io  dire  ì perciocché  , oltre  a'  verfì  , ed  al  Del  dir  Coìre, 
canto,  ed  al  ballo,  che  fono  pur  della  Tragedia  , la  feflevolect^a  del  mot- 
teggiare,  augi  tutta  la  piacevoleggi  e leggiadria  del  puro  e candido  par- 
lare in  quali  fcrittori  così,  come  ne’  Comici , troverefleì  Taccio  lafefle- 
volilfìma  e piacevolilfima  qualità  delle  cofe,  che  trattano.  Di  quanto  tem-  q„j„to  15^, 
po  effer  debbano  le  faccende  , le  quali  effs  prendono  a rapprefentare  , co-  po  fien  le  fte- 
me  s'é  detto  di  tutti  gli  atti  Scenici;  così  è da  tenere, che  s'abbiano  a ter-  Comiche. 
minare  in  un  dì,  0 non  trapafjino  la  fpagio  di  due  : perciocché  il  Fiuto  di 
Arifiofane  ,0  1" Amfstrione  di  Plauto,  e P Eavtont imorumeno  di  Terengio 
contengono  cofe  non  in  più  fpagio  , che  di  due  giorni , avvenute  . Simil-  Onde  cominciar 
mente  il  principio  di  quefìe  faccende  {^fteome  di  tutte  V altre , eh/ in  T ea-  debbano  i Co- 
rro ft  recano)  onde  bifogna,  indi  convien,  che  fi  prenda, e non  da  cofe  mol- 
to  rimote  e lontane  : perchè  non  cominciò  nel  Fiuto  Arifiofane  dal  tem- 
po , che  andò  Cremilo  a dimandare  t oracolo  di  Apollo  , com'  egli  doveffe 
il  figlio  ammacflrare  ; nè  Plauto  neW Amfitrione  dal  primo  dì , che  (Pio- 
ve trasformato  nel  marito  di  Alcumcna , il  quale  era  ito  alla  guerra,  con 
lei  fi  giacque;  nè  T erengio  nelP  Andria,  da  che  Pamfilo  cominciò  ad  aver 
con  Glicerio  amorofa  dimcflichegga . Introduce  il  Comico  in  atto  e in  pa-  vJiieti  di  per- 
role  cavalieri  , dottori  -,  medici , mercatanti , lavoratori , fervi , parafi-  fone  Comiche. 
ti,  meretrici,  ruffiani , vecchi,  giovani,  madri  di  famiglia,  fanciulle  , ed  * ‘‘  * 

altre  fimili  perfone  di  età,  di  feffo,  di  fortuna,  di  fiato,  di  nagione,  di  co- 
fiumi,  e di  vita  diff^frenti;  i quali  fogliano  in  Città, 0 pure  in  lutila,  0 nell' 
efercito  abitare  ,e  far  vita  privata  . E'  il  vero,  che  l'antica  Commedia  i 
Principi,  e li  Capitani  ancora;  e quei,  che  ne’  giudic),  e ne'  configli  avea- 
no  in  cofiumc  d’intervenire  , ficomc  s'é  dimofirato  , rapprefentava  . Né  a Divinci 
da  quefla  Poefia  fi  cfcludono  gP Iddii,  né  pitr'ad  efporre  P argomento  della 

Pa- 


Dìgitized  by  Google 


ii3  DELLA  POETICA  TOSCANA 

pavoh'.ftcome  Arturo  nel  Rudente  di  Plauto,e  nelf  Aulularia  un  di  ejueii 
ibe  Lari  li  gentili  ehiamavano’,  ma  t%iandio  a ragionare,  come  una  del- 
le perfoiic  in  Scena  rapprefentate  : quafè  Fiuto  nella  Commedia  del fuo 
nome,  e Mercurio  . E nelle  Rane  Baccho,e  Plutone,  e ntgli  Zlccelli  Pro- 
meteo, Ertole,  e Nettuno.  Benché  in  rapprefentare  tal  maniera  di  perfo- 
ne  più  della  T ragica  fìa  parca  : conciojjìacofaché  Plauto,  Re  e Dii  intro- 
ducendo, confefft , eh'  egli  non  Commedia  , ma  Tragi-Commedia  facea  . 

Ma  certo  non  fono  da  introdurre  vanamente,  fieome  detto  abbiamo  della 
S Formate  coll  ^ t<tgedia  ragionando . T alvolta  ancora  il  Comico  le  cofe  di  forma  ignu- 
do vefle  di  umana  figura,  ed  alle  mutole  prefta  la  favella:  quali  fono  nel 
Fiuto  di  Arifiofane  la  Ricchcit^a  , c la  Povertà  . Nelle  Nuvole  il  giuflo 
fermane,  e l'ingiufto,  e le  Nuvole  fiejfe.  Le  Rane  nella  Commedia  del  no- 
me loro.  Parimente  nelle  Vefpe  il  Cane  . Nella  Pace  la  Guerra  , il  Romo- 
rc  ; e negli  Vccelli  parimente  gli  Vccelli  flejfi.  E nel  Tnnummo  di  Plau- 
to la  Luffuria,  e la  Inopia  . Nella  Cijiellaria  l’Ajuto,  il  qual'cgli  fa  Dio', 
fieome  la  Stella  nel  Rudente  . Talvolta  l'uomo  in  altro  animale  trasfor- 
ma : fieome  fa  Arifiofane,  i Giudici  in  Vefpe  trasfigurando.  Ma , perch'i 
propio  di  quefio  Poeta  il  dar  lieto  e piacevole  fine  alla  Favola  j il  che 
mal  non  farebbe , fe  meraviglia  non  induccjfc  , meravigliofe  {limi  le  co- 
fe, che  fuori  di  ogni  nofira  opinione  avvengono.  E quelle  Favole,  Bufa- 
ta delle  quali  non  farà  tale,  io  non  so , come  pojfan  dilettare  ; perciocché 
gli  amanti  Tcremfiani,  quando  cjfi  meno  il  penfano,  e più  loro  è contefo, 
felicemente  cominciano  a goderfi  de’  loro  amori . Vdite , qiunto  fuori  di  f 
ogni  fua  fperan%a  nell’  Andria  Pamfilo  ejjergli  avvenuto  dimofiri  quel , 
eh'  egli  appena  avrebbe  mai  potuto  difiderare  : 

Penfer^  forfè  alcuno , eh’  io  non  peni! , 

Qued’  efser  vero  : ma  , che  fia  ver  , mi  pince  . 

E Cherea  nell'  Eunuco  per  volontà  degl"  Iddìi  confejfa  , aver  tanto  bene 
confeguito',  non  già,  ch’egli  confeguirlo  fperaffe  ; dicendo,  mimo  ejfcr  piti 
felice  di  lui  : 

Perchè  glTddii  modrato  han  chiaramente 

Lor  potenza  in  me  tutta , cui  di  fubito  . > 

Tante  comodità  fono  avvenute  . 

E che  altro  è quefio,  che  meravigliar  fi  dell inopinata  felicità  ì Onde  Cre- 
mcic  nel  Formione  in  quefio  modo  fi  meraviglia  : 

O Dii , come  piìi  volte  a cafo  avvengono , 

E incònfideratainentc  cofe  , 

Tre  duWi'  nell  ardirdli  difure  . 

C-òn^ea  inatcri!  Ana.Confidcrato  avendo  le  perfone , che  nella  Scenica  Poefia  s'introdu- 
cono, ^ 

\ 


profopopea .. 


Come  il  Comi- 
co induca  mera, 
viglia . 


Efempli  d’  ino- 
pinata ftlicicà. 


Digitized  by  Googic 


LIBRO  SECONDO.  iij, 

ho  veduto,  che  nella  Commedia  non  apparifce , nè  in  Scena  viene  a 
ragionar  Donzella  , la  cfual  fìa  libera,  e fe  alcuna  vi  fe  ne  'ntroduce, co- 
nte nella  Plautina  Poefta  veggi  amo, benché  nella  T erenxjana  non  fi  veg- 
ga, è divenuta  ferva  : là  dove  nella  T ragedia  fanciulle  vergini  non  una 
volta  fi  rapprefentano, quali  furono  Elettra,  Antigone,  Ifmene , Ifigenia, 
Poliffena,  ed  altre  Ornili . Nella  Commedia  ancora  non  truovo  donna  ma- 
ritata, la  qual'  onella  e pudica  non  fta  , come  che  nella  Tragedia  non  una 
impudica  e federata  fe  ne  mofiri;  qual  fu  Clitennefìra,  e Fedra  . Che  di- 
remo di  Medea  , la  tjual  fu  coftretta  da  fceleratex^a  di  Amore  a feguir 
Giafone  , ed  a lafciare  la  patria  , e f uno  e Paltro  caro  fuo  parente  , ed  a 
crudelmente  uccidere  il  fratello  ì Diftdero  adunque  intendere  la  cagione 
di  quefle  diferen-^e  , Min.  Ponete  mente  alla  qualità  delle  perfone  delP 
una  e dell'  altra  Paoefia,  ed  al  decoro,  ed  al  fine,  ed  agevolmente  vedre- 
te , onde  tutto  ciò  nafta  : perciocché  le  fanciulle  nelle  cafe  delle  private 
perfone,quali  fono  le  Comichc,non  hanno  in  cofìume  di  venire  nel  cofpetto 
degli  uomini  prima  , che  togliano  marito  ; né  di  parlare  con  altrui  » Allo 
'ncotttro  quelle,  che  nate  fono,  o pur'  allevate  ne'  reali  palaxp^i,oive  uomi- 
ni di  qualità  diverfi  fi  veggono  coftumare  , non  fuggono  la  prefen'gq  della 
gente',  anr^i  cofiumano,  e ragionano  con  ogni  maniera  di  perfone:  conciof- 
fìacofaché  quelle  tenga  rifirette  e chiufe  la  baffexgtfl  ed  umiltà  loro  , la 
qual  non  le  difenderebbe  dalla  infamia  , che  del  cofiumare  e parlare  con 
altrui  nafeer  loro  potrebbe  : quefie  la  grande%^ga  e l’eccelltn%a  loro  , co- 
me di  perfone  illufiri, renda  ardite  a poter  liberamente  farfi  vedere,  e co» 
altrui  ragionare  fen^a  temere  , che  infamia  alcuna  loro  venirne  pojfa  . 
E , perciocché  il  fine  della  Commedia  è l'amicizia  e la  tranquillità  , felc 
donne  maritate  in  lei  fuffero  impudiche  e ingiuriofe  d laro  mariti , come 
ella  aver  mai  potrebbe  pacifica  e lieta  conchiufiane  ì Ma  , perciocché  gli 
amori  nella  Tragedia  apportano  ritina  di  cafa , e nimifià , fono  accettati 
come  conformi  al  fine  di  lei  ; coti  quando  la  madre  di  famiglia , come 
quando  la  vergine  t'innamora.  Della  madre  di  famiglia  fiaci  efemplo  Fe- 
dra , 0 Clitennefìra’,  della  vergine  Medea.  Ano.  Che  mi  direte  de'vecchi, 
che  nella  Tragedia  non  t'innamorano,  e nella  Commedia  ti.  Min.  Non  è 
da  dubitare,  ch'agli  attempati  coti  nella  Comica  Poefia,  come  nella  Tra- 
gica non  fta  la  gravità  richiefia.  Ma,perciocchè  l'innamoramento  del  vec- 
chio induce  rifa,  il  qual  tanto  fi  fugge  nella  T ragedia,quanto  nelLt  Com- 
media fi  cerca-,  in  quefia  quegli  talvolta  t’innamora,  come  nella  Plautina 
Poefia  veder  potete-,  in  quella  non  mai,  fe  non  ne  fegue  graviffimo  odio,  e 
notabile  infelicità-,  qual  fu  (adulterio  di  Tiefie,e  quel  di  Bgifio.  Nè  però 
niego  , che  a'  Tragici  Semidei  non  fi  conceda  il  tener  concubina  , come 

vede- 


1 Perchè  1«-j 
donzelle  non_f 
apparilc3no,co> 
me  nella  Trage- 
dia. 

1 Perchè  le  Ma- 
ritare fien’one- 
fie,  cucila  Tra- 
gedia impudi- 
che . 


Rifoluzione^ 
delle  Donzelle. 


RifoIti*Ione_> 
delle  Maiiutcì 

1 


Tetto  dubbio  i 
perchè  i Vecchi 
s’ innamorano  , 
e nella  Trage- 
dia no. 


RifoluzioM . 


Digitized  by  Google 


no  DELLA  POETICA  TOSCANA 

•vedete  nell'  Ecuba  , nella  quale  jigamtnnone  per  l'amore  , eke  a Caffan- 
tìra  fua  amica  portava  , favorevole  alla  madre  di  lei  ft  moflrò  . E'  il  ve^ 
ro,  ihe  come  propta  materia  non  ft  tratta  innamoraminto  dipcrfona  ve- 
runa nella  T ragedia  , fc  non  ne  fegue  cafo  infelice  ; né  degli  attempati 
Opinione  di  A*  Commedia  , fe  a rider  feflevolmente  non  muove.  Ano.  Adunque  fa- 
riftarcjii . rebbe  degno  di  ripr enfiane, chi  fimili  amori  dal  Comico  trattati  per  ciò  ri- 
V«chiVin[aw^  prfndcjf/cjcfce  inducono  cattivo  efemplo,  e fono  contro  al  convenevole  ne' 
rati  fia  di  catti-  coftumi  richiefìo  : conciojfiacofaché  al  vecchio  non  ftia  bene  lo  innamo- 
\o  elemplo.  furfì  . Min.  Perché  no  ì An%i  il  Comico  in  tale  innamoramento  dimo- 
ftrando , quanto  del  vecchio  innamorato  ci  ridiamo,  infegna,  quanto  que- 
flo  vtXfO  fia  da  fuggire  . E , fe  ciò  nonfiijfe  contro  al  dicevole  , ninno  fe 
Rìfutailoiie  . ne  riderebbe:  perciocché  tal  rifa  nafte  dalla  meraviglia,  la  qual  abbiamo. 
I Che  il  vizio  fi  i(i  quella  bruttc^a,che  al  vecchio  fi  difdice.  Laonde  nella  Scenica  Poefia 
fnK^narl'qnai)-  difeonvenevoU  folamente  é da  fuggire  , al  qual  non  fegue  il  fine  di 
to  ìia  da  luggi.  lei.  Ma  chi  non  sa , il  fine  della  Poefiia  effer  la  meraviglia',  nella  Comica, 

• quella,che  apporta  rifo  o fejla’,  e nella  T ragica,  quella, che  induce  conipaf- 

ftone,  0 fpaventoì  perciocché  fe  ogni  difdtccvolexJ.a  vietata  ci  fu/fe,niun 
X Che  andi’é  le.  vecchio  fciocco,e  malavveduto  fi  finger  ebbe,ni  uno  da' fervi  beffatto  ftreb- 
cjto  intiodiiric  f,/,.  conciojfacofaché  nulla  più  fi  difeonvenga  all'età  grave  e fenile,ihe  la 
ecc  u tioct  ‘‘  Ma  nondimeno  togliete  alla  Commedia  le  beffe,  che’  padroni 

ricevono  da' fervi,  e in  gran  parte  della  fua  piaccvole'ip^a  la  fpogliercte. 
l’aitigione  della  diffinita  ci  avete  la  Comica  Poefia,c  dichiarate  le  parti  dei- 

Comnicdia,con.  la  diffini%ione,io  difidero  intendere,quante  fieno  le  parti  della  Commedia. 
de^"a'Tra^ed*i  altre partigioni  di  lei,  che  della  Tragedia,convien,che  fi 

' ^ ' facciano . E delle  fei  parti  effenxiali,come  anmadtlC opera,  la  prima,c  la 

Della  Favola-*  degna  la  Favola  /limiamo',  né  effer  altro,chc  imitazione  di  una  comu- 
Comica  . ne,  efefìevolc  faccenda,  la  qual  fia  perfetta,  e intera  e grande , quanto  fi 
dc^à^Favola^  tonvtcnc',e  di  cofe  tali, che  fieno  verifimili,  e r»  bene  tra  loro  adattate  cd 
acconcie,  che  né  aggiungervi,  né  tome  poffi  punto,  che  non  fe  ne  venga  la 
Maniera  di  Fa-  perfezione  di  quel  tutto  e intero  a gua/iare.Ni  di  una  maniera:pcrciocchè 
vda  con  gli  alcuna  n'é  femplice,  alcuna  compofta',  alcuna  tumultuofa,  alcuna  pacifica; 
eleoipli.  alcuna  mifia,alcuna  di  un  fol  modo,alcuna  doppta.Ma  che  ciajiuna  fia  mo- 
Scntplicc . rale,non  é chi  dubiti.  Semplice  quella  chiamiamo, che  una  faccenda  fenzt» 
riconofcenz<s,  c fenza  avvenimento  inopinato  contiene  : qual  fi  vede  nell’ 
Afinaria  di  Plauto,c  net  Mercatante',  e nel  Fiuto,  e nelle  Rane  di  Anfìo- 
Compofta,  fané,  Compofia  quella^  cui  s’aggiunge  il  riconofcimcntofftcome  nell'Eci- 
ra  di  Terenzio , e ne'  vojlri  Marcelli , Sig.  Angelo  ; o pur  l' avvenimento 
inopinato  , eh'  errore  di  opinione  fi  chiama  , ficome  nel  Cavaliere  di 
Plauto } overo  Puno  e [altro  , ficome  neU'Andna , nell'Eunuco,  e nellm 

Eav- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  ut 

gavtoutitnoriinteno  con  tanto  e sì  acconcio  legame  , e si  attamente , che 
dalle  cofe  avvenute  par,  che  nafta  . Del  Riconofeimento,  e delfAvveni-  Riconofceiira, 
mento  inopinato,  so,  che  non  dimanderete  : pereioechè  affai  fe  n'è  detto  . AvveniniencQ 
Jda  , benché  ninna  Commedia  fi  legga , nella  quale  nè  pericolo,  nè  turba-  . 

mento, nè  inganno  veruno,  nè  alcuna  contefa  ft  trovi, nè  cofa  alcuna  fuori  Che  cofa  ita , 
di  fpcranxa  jucceda  ; nondimeno  quell'  avvenimento  qui  noi  inopinato  in- 
tendiamo, dopo  il  quale  feguita  alcuna  notabil  mutaxfone  contro  ad  ogni 
nofìra  opinione  e con  mcravigliofo  piacere,  a che  la  fortuna  alcuno  dalla 
fptrant^a  defraudato  non  fenx,a  rifa  de'riguardanti  beffando  inganni, o che 
con  qualche  non  già  fperata  felicità  il  rilevi',  perchè,  acciocché  quel,  che  Efempli  di  Xe- 
no» diciamo  , con  gli  efempli  ft  manifefli , nell'  Ecira  Pamfilo  veggendo 
Panello  , truova  fe  prima  alla  fanciulla  aver  tolta  la  verginità  , ch'ella 
mogliere  li  fuffe  . Il  qual'  indixfo , come  che  niente  abbia  dell’  arte,  vien 
nulla  meno  di  fuori . Ne'  voflri  Marcelli,  sì  per  la  fimilitudine  del  volto,  DelCoftauiOi 
e di  tutta  la  perfona,il  qual  fegno  dalla  natura  procede',  e sì  per  gPindi'zf 
non  del  tutto  femf  arte  , ft  riconofeono  fratelli  nati  di  un  parto.  Ed  ap- 
po Ariflofane  Cleono  in  vendicar  ft  de'  Cavalieri  pone  ogni  fìudio  e confi-  DJ  Ariflofine, 
glio  , il  qual , venendogli  meno , in  vano  al  popolo  Atcniefe  n appella  : e 
tanto  manca,  ch’egli  quel,  che  s' avi  fa  c procaccia,  ottenga  ; eh' è privato 
dell' of  do,  e biffato.  E 7 Plautino  Cavaliere,  il  quale  fi  avvifava  non  ef-  Di  Pianto! 
fer  perfona  al  mondo, da  cui  non  fuffe  mirabilmente  amato,(quella  aven- 
do lafciata  , dii  cui  fervente  amore  ardeva  ',  acciocché  togheffe  colei  per 
mogliere,  la  qual  s'infingea,che  di  congiungerfi  in  matrimonio  con  lui  di- 
fidcraff)  biffato  alfine  diede  materia  a'  riguardanti, che  grandemente  di 
lui  fi  ridefjiro . Che  diremo  delP Eavtontimorumeno  ì Non  è quella  Com-  Riconofcen?a_j 
media  di  riconofcenxa  , e d'inopinato  avvenimento  compofia  ì perciocché  coaAvvenimezi- 
Cremete  avendo  trovato , cffergli  figlia  Antifila  dalla  madre  per  Panello  Efèmplo  diT&; 
nconofeiuta,  con  Bacchide  meretrice,  la  quaPegli  amica  di  Clinia  riputa-  rcntio , 
va,  intejc  quel , eh  egli  in  modo  niuno  penfava,  Clitifone  fuo  figlio  ama- 
rofamente  dimiflicaifì . Di  che  avvenne,  ch'egli , mentre  nclP altrui  fac- 
cei.da  fottile,e  diliginte,ed  avveduto  conftgliere,e  riprenditore  fi  mofira', 
nelle  fui  bijogne  groffo,  e trafiurato,  e cieco  fi  fa  conofeere,  e degno,  che 
di  lui  ciajcuno  fi  rida.  T umultuofe  favole  fono  quelle,che  contefe,  rumo-  Favole  cunwl- 
ri,  e turbarAenti  non  pochi  fufcitano  , e non  hanno  molto  tranquillo  fine: 
quali  fono  le  due  Tercnxiane,  P Eavtontimorumeno,  e 7 Forrmone  i e le 
Nuvole  , e li  Cavalieri  di  Ariflofane . Pacifiche  quelle , che  con  pace  e Pacifici}»  i 
quiete  giungono  a lieto  fine  : quali  fono  tra  Pantiche  Commedie  l Irene', 
e tra  le  nuove  i Cattivi , la  Moflellaria  ,tlT rinummo  : che , benché  vi 
fi  vegga  alcun  pericolo,  non  hanno  però  contefa  veruna , nè  turbamento, 

CL  ' 


Digìtìzed  by  Coogle 


Mi’fte  ; 


Pi  un  modo . 


Doppie  r 
Per  Herfone  I 
Per  faccende. 


Quali  maniere 
lìaiio  migliori. 


Miilione  dclle^ 
maniere . 

Semplici  Mille, 

Compofle  Mille 


111  DELLA  POETICA  TOSCANA 

’^rllc , thè  dcir  ma  e dell'  altra  maniera  partecipano  , MifFe  ft  chia- 
mano , delle  quali  alcune  hanno  più  del  pacifico',  ficome  PAulularia  ; 
cune  più  del  tumultuo fo  ; qual'  è l’Eunuco  , ed  alquante  altre  Commedie 
Teren-ziane  . Di  uno  folo  modo  fon  quelle  , nelle  quali  niuna  natura  di 
pcrfoìie  , che  non  fia  veramente  Comica,  trovercjìc',  nè  altro  fine,  che  fe- 
fievole,  e giocondo  : com'è  il  Fiuto,  PEcira  , la  CifiiUaria,e  delle  Favo- 
le Comiche  la  maggior  parte.  E doppie  allo  '«cowfro  quelle, che  con  le  pri- 
vate, ed  umili  perfine  FEroiche,e  le  Divine  introducono',  quaPè  C Anfi- 
trione, la  qual  Favola  per  eficr  tale,  dallo  fìcfio  autore  è nominata  Tra- 
gi-Commedia : overo  contengono  var)  avvenimenti , e dalla  materia  di- 
verfì  e differenti  ; qual  farebbe  P Eavtontimor ameno  , fe  Clitifone  ulti- 
mamente in  gratula  del  padre  non  ritornaffe  . Di  tutte  quefle  maniere  di 
Commedie  le  doppie  fono  le  men  lodate  : perciocché  dal  fine  , e dalPoficio 
del  Comico  Poeta  fi  dipartono,  ancorché  per  avventura  molto  dilettino. 
Le  compofle  fono  più  belle  delle  fmplici  riputate,  e quelle  maffmamente, 
thè  nell'  uno  e nelP  altro  modo  fi  compongono  . Antipongonfi  ancor'  alle 
pacifiche  le  tumultuofe , c le  mifle . Ma  non  è dubbio,  quefle  maniere  tra 
loro  effer  tanto  propinque,  e confini , che  non  una  volta  Pana  con  Poltra 
infieme  congiunta  troverai.  E'  il  vero, che  per  fervore  la  vera  forma  del- 
la Comica  Poefta,  tutte  convien,  che  fieno  di  un  modo  folo.  Ma  le  fempli- 
ci  or  fono  tranquille,  quaPè  il  Trinummo',  or  piene  di  turbamenti, quaPó 
la  Favola  de'  Cavalieri',  or  mifle,  qual'è  il  Fiuto',  ed  altresì  le  compofle  : 
perciocché  la  Commedia  de'  Cattivi  tra  le  pacifiche  fi  pone  ; lo  Eavtonti- 
morumcno  , c'I  Formionc  tra  le  tumultuofe  ; t Eunuco,  e l'Andria  tra  le 
mifle,  le  quali  tutte  fono  compofle.  Ano.  Tutto  quel,  che  nella  Commedia 
è pericolofo,  o tumultuofo,  o nojofo  , in  qual  parte  di  lei  farà  da  locare  ì 
Min.  Il  men  grave  , e moleflo  ne'  principj  della  Favola  ',  e'I  più  prima, 
che  fegua  mutagion  di  fortuna  . Benché  dopo  il  felice  avvenimento  , per 
dar  materia  da  ridere , talvolta  nafea  alcuna  fcflcvole  contefa  ; talvolta 
ancora  i princip}  fieno  più  tumultuofi  di  tutto  quel , che  feguita  ; ficome 
poi  dimoftreremo  . Ano.  ^eali  fono  gli  Epifodi  della  Commedia  ì Min. 
^uaP  in  ciafrun  altra  Poefiatfe  non  che  nella  Comica,  ficome  nella  Tra- 
gica, fono  pochi  e brevi . Ano.  Fate,  che  io  più  apertamente  gli  conofea. 
Min.  Talora  fuori  della  Favola  alcuna  per  fona  s’introduce,  o veramente 
a dichiarare  P argomento  , ficome  Davo  nel  Formione  , e Filotide  e Sira 
r.elP  Ecira,  e ncU'Andria  Sofìa  : o pure  ad  arricchire  il  Poema,  si  per  ac- 
crefeere  il  piacere,  ficome  nel  Formione  quelli  tre  Avvocati , con  li  qua- 
li Demifone  fi  configlia  ',  e nel  Fiuto  la  Povertà,  che  fi  duole  di  effer  di- 
fprcgiata',  e l'Vomo  giuflo,  che  s'allegra  di  ejjcr  fatto  ricco  ',  e 'I  Sicofan- 

ta  , ' 


Digitized  by  Goor^k 


LIBRO  SECONDO.  izj 

ta,  che  fi  Urttcnta  di  tjfer  impoverito'^  e la  Vecchia,  che  s'atìrifla  di  ejfe» 
re  dall’ amato  giovane  abbandonatale  'I  Giovane, che  di  lei  fi  ridere  Mer- 
curio , e'I  Sacerdote  di  Giove , che  ( perciocché  ninno  agl'  Iddii  facrificio 
facea  ) alla-cafa  di  Cremilo  , nella  qual'  era  la  Riccheg^a  , per  aver  , 
onde  fi  nodrifiero  , n'andavano  : e jì  per  trovare  , a cui  la  cofa  fatta  fi 
narri',  fitcome  Antifone  nell' Eunuco  , il  quale  ancora  Cbcrca  cercando  di- 
ce alcuna  cofa  della  cena  , che  per  lui  far  fi  dovea . Talora  per  fona , che  » Di  Per/ònij 
non  è fuori  della  Favola,  s' introduce  a far  cofa,  che,  quantunque  ftia  bc-  per 
ne  alla  imprefa  materia,  non  è però  parte  di  lei',  qual'è  nelf  Eavtontimo-  rare  il 
rumeno  la  cena  data  da  Cremete  ; o veramente  a narrare  le  cofe  fatte,  fi- 
come  quando  Mcnedimo  narra  , perchè  fi  tormentava,  così  cominciando: 

E'  qui  una  ftranicrada  Corinto 
Povera  vecchiarella. 

Laonde  tali  introducimcnti  di  cofe  e di  perfone  fpongono  l'argomento  , 
adornano,  ed  accrefeono  il  Poema,  c dilettano  mirabilmente-  E,  come  thè  Quanto  TpefU 
in  ogni  Commedia  fieno  più  fpeffi,  che  nella  Tragedia  ; pur  nella  vecchia  Ppìlodi  nclJa_, 
fpcjfiffimi  fi  truovano:  pcrctouhi,  quantunque  tutti  li  Comici,per  dar  pia- 
cere  a riguardanti,  molte  cofe  fuori  della  Favola  introducano',  nondime-  antica. 
no  gli  anticbifCome  az'cano  licenza  di  riprender'  e di  mordere  altrui, così 
difiorrcauo  per  più  largo  e fpagiofo  campo  , e con  maggior  libertà  mot- 
teggiavano . E per  intender^  bene  quel,ch'io  dico,  in  alcuna  delle  Comme- 
die antiibe  in  qiicflo  modo  la  cofa  ingenerale  confidcrar  potrefie.  Era  un  Soggetto  dtl 
•vecchio  Contadino  e poverello,  ma  certo  da  bene:  coflui  ne  va  all'oracolo  Pjnto  Comme- 
di  Apollo,  per  intendere,  fc  dovejfe  dare  al  figliuolo  buoni  coftumi,  o pur  jerato'^^ener:^" 
cattivi  e trijìi,  quali  erano  ne'  tempi  fuoi,  ne'  qual  i buoni  erano  mendi-  menta,  per  di- 
ci , e li  rei  di  roba  abbondavano . La  rifpoftafu  ofeura  : che  fi'guir  colui  jeerna  gli  Epi. 
dovi  ffe , che  ncll'iifcire  primo  incontra  gli  veniffe . Vennegli  incontra  un  ^ ' 
vecchiarello  cieco  , il  quaP  era  l'Iddio  della  Ricchcggta  , PJuto  da'Greci 
ìicminato  ma  , chi  fifiifs'  egli,  non  fi  cono  fccvai  lui  j'eguendo  il  vecchio 
Contadino, il  fervo  fc  n'adira',  e fdegnando  dimanda  il  Padrone, per  chi  fe- 
guiffero  la  guida  di  un  cieco.  Intcfane  la  cagione,  dimandano, chi  fufs'egli^ 
c udendo  chi  egli  era  , e perche  Giove  Pavea  cecata , meravigliofa  alle- 
gregga  ne  prendoi  o;  c prefo  conftglio  di  fargli  raequifiare  la  vifla,  il  me- 
navo ad  Efcttlapio  medico  degl' Iddii . Racquiflata  la  vifla , il  menano  in 
cafa  : onde  avvenne,  che  non  pur'  cjfi , ma  tutti  li  poveri  e buoni , ricchi 
divennero',  ficome  poveri  allo  ’ncontro  tutti  li  trifli  e rei.  La  cagione,per- 
chè  s'andò  all'oracolo,  è fuori  della  materia.  V avere  ubbidito  alla  rifpo- 
fla  di  Apollo  è fuori  della  Favola.  Nella  Favola  fi  comprende, che  'I  Con- 
ladino,  avendo  conofeiuto,  chi  fiiffc  colui,  che  per  ubbidir’  alf  Oracolo  egli  fodj  del^lnco.*" 

Q_  i ■ /è- 


Digitized  by  Google 


114  DELLA  POETICA  TOSCANA 

feguiva,  operò,  che  a Finto  la  vifla  fi  rendejfe  ; e fanati  gli  occhi  di  queU 
lo  Iddio,  egli  confeguì  quel,  che  di  federava.  Tutta  l'altro,  ftcome  s'i  det- 
to, di  fuori  fi  reca  a far  lungo  il  Poema,  ad  abbellire  la  Poefta,ed  a dilet- 
^9' tare.  Ano.  Se  così  è , nel  Fiuto  più  farà  quel  di  fuori,  che  ciò,  che  nella 
no  piu'  °che  U fi  contiene  • E ,fe  nell'Eunuco  , negli  Adelfi,  nel  Formione  come 

Yìvoìi,  f copio  foggetto  a fcrivere  l’amore  di  un  fola  giovane  s'imprende  , affai 
meno  del  Poema  occuperà  la  Favola,  che  gli  Epifod),  M.iu. Del  Fiuto  non 
è da  dkbìtare,che  la  cagione  da  Cremilo  n.trrata,  perchè  dimandato  avef- 
fe  r oracolo  , e lifeflevoli  difeorfì  di  Cartone,  e la  conte  fa  della  Povertà 
con  li  Contadini , non  s’abbiano  innanzi  al  fine  della  Favola  a locare  ; 
e dopo  quello  la  contefa  del  Giufìo  col  Sicofanta,  della  Vecchia  innamora- 
ta col  giovane  ,e  la  venuta  di  Mercurio  e del  Sacerdote  di  Giove  : per- 
ciocché , come  che  in  quefle  ultime  cofe  il  quarto  e ’l  quinto  atto  intero  , 
e gran  parte  del  tergo  fi  confnmi,non  è però,  che  7 luogo  loro  non  fta  fuo- 
Difpofi^ionedei  Favola  : conciò  fia  che  quel  precetto  , che  por  fi  debbano  gli  Epi- 

gU  EpitodiCo-  fodj  innangi  alla  mutagione  della  fortuna,  al  Tragico  fi  dia,il  quale  ntil- 
^ talora  ncll'ufcita  finge  alcune  cofe  piene  di  meraviglia  per  dilet- 
3 miitazio-  fono  fuori  della  Favola  ; ficome  nella  Medi  a di  Euripide  trove- 

rete . Nè  par  , che  l Eroico  da  quello  precetto  in  mo  lo  ninno  fi  diparta  . 
Aggiunta  della  CoBiici/ù  certamente,  che  nell  lliada  dcjfc  a Patroclo  Achille,  e ad  Ettor 
iljada.  Priamo  fepoltura  . Ma  nccifo  il  nimicò,  né  quefio  pietofo  iificio',  nè  anche 

la  fefia  dell'cfequie  ; né  le  altre  cofe  , che  negli  ultimi  due  libri  fi  conten- 
Agenmfa  della  gono  , nella  Favola  dicevolmente  porrefii . E nell'  Odifjca  dopo  la  morte 
Odiisca  . de' Proci,  nella  quale  fi  cominiiò  la  fortuna  a mutare , fuori  della  Favola 

alquante  cofe  introduce,  per  dar  lieto  c felice  fine  all'opera',  la  qual,  dico- 
D,fT(rren*atra_»  no  alcuni,  che  in  guifa  di  Commedia  Omero  fi  difponeffe  di  comporre.  Mx 
Epifodi,ed  Ag-  quelle  cofe,  che  ’l  fine  della  Favola  feguitano,  chiamano  alcuni  aggiunte, 
' e confeguenti  più  tofio,  ch'Epifod}  ; il  luogo  de’ quali,  dicono,  effer  prima, 

Diibitailone-*  che  fi  cominci  la  fortuna  a mutare.  Ano.  Che  direte  delle  Commedie  Te- 
pci  iilcuiieCom.  rengiane  , che  tutte 

coiicengano due  umori»  perciocché  li 
faccende . intera  imprender  fi  debba  ad  imitare  . Min.  Se  la  Favola  è , come  diffi- 
Riipolb  coij  l'abbiamo  , imitagione  di  una  fola  faccenda  : tutto  l'altro  , che  con 
quella  troviamo,  fuori  di  lei  convien,  che  fi  ponga:  perciocché  pud  avve- 
* elice, che  in  una  facce nda,la  qual  fia  di  un  modo,  molte  cofe  fi  comprenda- 

^c*der'piii  fw-  CIO,  che  di  una  fleffa  cagione  procedano, e ad  un  medcftmo  fine  giungano.  Il 
cende  dnieceflt-  che  anche  farfì  dagli  Eroici, e da'Tragici  s'è  dtmofirato.  E bo«  è dubbio, 
meìiie  ^ice,fe  l'intengione  di  Tcrengio  fuffe  fiata  di  fcrivere  neW  Andria  gli  amo- 

K fi  di  pamfilo,  e di  Carino',  nell’Eunuco  del  Cavaliere,  e de’  due  fratelli 


qtiafi  due  faccende  contengono  , e di  due  giovani  gli 
> tengo  a memoria  il  precetto  , che  una  fola  faccenda 


Digilizod  by  Googlc 


LIBRO  SECONDO: 


ful  Formione  di  Antifone  e di  Fedria  , e Ufine,  al  tjuale  effi  pervennero; 
in  nna  ftejfa  Favola  non  ma  fempliee  faccenda  comprenderebbe  . Il  che 
vi  fi  potrebbe  concedere:  perciocché  nel  ragionamento  di  jeri  fi  dimoflròt 
ài  molte  cofe  una  poterfi  fare  , purché  di  necejfti  , o pur  veriftmilmente 
luna  ne  vada  dopo  l'altra  > ed  attamente  fi  congiungano  . Ma,  fe  la  prò-  » Che  delle  dite 
pia  materia  dellAndria  fono  gli  amori,  e le  di  Pamfilo  ; e dell' Fu-  favola,  e Palt 
nuca  quel , che  avvenne  a Cherea,  come  par,  che  per  lo  nome  dePa  Com-  tra  rEpifodio. 
media  fi  dinoti  ; e del  Formione  le  «oTjìje  di  Antifone  fatte  per  opera  del 
parafilo  : tutto  l'altro,  convien  , che  fi  tenga  di  fuori  introdotto  ,per  la 
Favola  adornare,ed  arricchire;  perciocché  avendo  prima  Cremete  a Pam-  EfenipU  dell! 
filo  per  ifpofa  Filomena  defìinata  , e datagli  poi  per  mogliere  Pafftbitla,  Andria. 
poiché  la  riconobbe  , eh'  era  fiia  figlia  , convenia  , ( perché  ninna  offefa 
ricevejfe  , ch'é  cantra  il  cofìume  della  Commedia  ; ma  tutta  la  cafa  alle- 
gra ne  rimanejfe)  che  quella  medefima  Filomena  con  Carino,  che  per  mo- 
glie la  chiedeva,  in  matrimonio  fi  congiungefft;  come  che  fuori  della  Fa- 
vola ciò  fuffe  , Il  che  fa  , che  crediamo,  non  effer  nella  Favola  , lo  fieffa 
Foeta  . Che  , benché  paja  , che  Paccenni  ; non  però  egli  'I  deferivo  , B 
nell  Eunuco  le  cofe  finte  di  Fedria  e di  Trafone  di  fuori  s'introducono  a Dell’Eunuco: 
fpiegare  C argomento  , ad  aprire  Pentrata  della  Favola  , a dichiarare  le 
cagioni  delle  cofe  , che  nella  Favola  fi  contengono , non  fenica  diletto  de] 
riguardanti . Ed,  acciocché  ninna  delle  cofe  di  fuori  introdótte  non  abbia 
lieto  fine,  nell'  eflremo  il  Cavaliere  diviene  amico  de’  due  fratelli , E nel 
Formione,come  che  nella  Favola  fi  poffa  tutto  quello  contencre,che  trat-  Del  Formione, 
ta  il  parafitoAu  cui  il  nome  della  Commedia  deriva;  nondimeno  fe  ’ l pro- 
pio  foggetto  di  quel  Poema  é quel  fola,  ch'agli  amori,ed  alle  noxxp  di  An- 
tifone s'appartiene , convien , che  tutto  ciò , che  di  Fedria  , e de’  vecchi 
beffati , e di  Nicoflrata  fi  tocca  , per  ornamento  della  Commedia  , e per 
dilettare  fia  finto  . Ano.  Or  chiaramente  mi  avveggio , quanto  s'ingan-  Opinione,  clr<L3 
nino  coloro,  che  tengono  doppie  quelle  Favole  T eren-^ftane,  le  quali  com- 
prendono  in  una  medefima  qualità  diverfe  maniere  di  perfine  ; cioè , due  verft  perfone  di 
giovani  innamorati,  due  vecchi,  due  fervi  di  natura  e di  cofìume  diverfi;  una  qualìci. 
quali  nelP  Andria  , e nell' Eavtontimorumeno  , e nelPaltre  Commedie  del 
medefmo  Poeta  gli  troviamo  : perciocché  , fe  la  Tragedia  non  è doppia  R;futaiìone,che 
per  quel  fthe  Arifìotele  c'infegna  , fe  non  partecipa  della  Commedia  nel 
modo  già  detto;  la  Commedia  non  fia  doppia,  fe  non  ha  parte  della  T ra-  jò^\fe*h*^Comi- 
gedia:  concioffiacofaché  quella  Favola  veramente  doppia  dir  fi  convenga,  ca  e Tragici^ 
la  qual  fia  mifìa  della  Comica  e della  Tragica  Poe  fia  : quaPé  P Amfitrio-  • 
ne  di  Plauto  . Laonde  chi  prendeffe  a deferivere  innamoramenti  di  lieto 
fine  f ancorché  fufferoi  pt:rfine  illujlri  e reali , io  direi , che  Commedia 

dop- 


Digitized  by  C'-ogle 


1x6  CELLA  POETICA  TOSCANA 

doppia,  e non  T ragedia  farebbe:  perciocché  tutti  affermano,  fAmfìtrione 
' effcr  Commedia',  e nondimeno  in  quella  Giove  amorofameiite  della  Reina 

Àlcumena,  e felicemente  fi  gode  . E 7 detto  loro  inganno  in  gran  parte 
nafte  dal  non  efferft  avveduti  di  quel,  che  di  fuori  s'introduce-,  e di  quel. 
Sospetto  deir  che  veramente  è nella  Favola  , Ma  dmoftratcmi , come  in  generale  fi 
AiKina  nuova-»  l'Argomento  della  nuova  Commedia  con  fiderare  ,ftcome  dell'  antica 
fidi  aco  in'ge”  l'avete  dimoflrato, acciocché  fi  conofea  quel,  ch'é  nella  Favola,e  quel, 

iiculc  . eh’  è di  fuori.  Min.  Il  vi  dimofìrerò  nell'Andria , e in  quefìo  modo,  Cre~ 

mete  Attico  Cittadino  c da  bene  avea  due  figliuole  , delle  quali , fai  fa- 
mente  tredendo  , l'ima  aver  perduta  , falera  promife  di  dare  a Pamfila 
figlio  di  Simone  per  mogliere  . Poi  trovando  , che  Pamfilo  era  innamo- 
rato di  una  fanciulla  riputata  gid  flranicra  , e forella  di  Crifide  meretri- 
ce , ancorib'  ellafiiffe  Attica  e figlia  di  lui , riciifa  il  matrimonio  ; ondo 
te  nogxc  , che  far  fi  doveano  , fi  difiurbano  : perché  adunque  Cremete 
riciifi  , che  Pamfilo  fpofi  la  fina  figlia  , la  qual'  egli  unica  riputava  ; e 
Simone  finga  le  nogge,  tutto  é fuori  della  Favola  . Nella  Favola  fi  pone, 
che  Simone,  fingendo  di  dar  moglie  a Pamfilo,  tenta  l'animo  del  figlio,  fe 
’l  matrimonio  ricufi  . Cofliii  fe  ne  turba  , né  sa  , che  fi  debba  fare  : con- 
cioffacofachè  egli  il  padre  riveri fea  , e l'abbandonare  l'amata  fanciulli 
coja  indigna  e iniqua  gli  fi  faccia  tenere , Per  configlio  di  Davo  , pro- 
mettendo di  ubbidire  al  padre  , in  pericolo  fi  pone  : perciocché  7 padre 
agevolmente  da  Cremete  ottiene  , che  le  finte  nozife  fi  facciano  vere  . Il 
medefmo  Davo  , partorendo  l'amata  fanciulla  , che  Gliccrio  fi  chiama- 
va , opera  , che  da  Cremete  il  matrimonio  fi  ricufi , e Pamfilo  da  perico- 
lo fi  liberi.  In  tanto,  non  lafciando  però  Simone  di  proccurarc  l’efecugio- 
ne  dell»  noxgtp  , Critone  da  Andro  viene  in  Atena  , e feoprendo  il  fatto  , 
dichiara,  Gheerio  effcr  Pajfibula  figlia  di  Cremete  , la  qual  riconofeiuta 
Orni  fi*  la  Fa-  **  Fani  filo  fi  fpofa  . Sono  in  quella  Commedia  non  pochi  introducimenti  ; 
ySa  tvi- perciocché  nel  principio  , quando  [argomento  della  Favola  fi  f piega  , 
iodi  oell’  Ao-  Puna  e l'altra  vita  di  Pamfilo  fi  dimofira',  e le  cagioni,  per  le  quali  Crc- 
* mete  il  genero  ricufi  ; e Simone  finga  le  noxge',  ed  alquante  cofe  di  Crifi- 

de  fi  narrano  . Dappoi  l'amor  di  Carino  , fofletrice,  e l'altre  cofe  appar- 
tenenti al  partorii c,  ( benché  il  parto  fia  nella  Favola  ) c'I  tormento  di 
Davo  , come  che  non  ficn  della  Favola  , nondimeno  fi  tengono  f\/>e  atta- 
mente a lei  s'.iggiung.ino  . Ma  fenga  dubbio  la  cagione  , perché  fi  finge. 
Quali  cofe  deb-  Atena  Critone  veniffe  , di  fuori  s'introduce  . Ano.  Gid  fi  e detto 

^lo'iccaifi  nel  a baftanga  , come  gli  Fpifodj  della  Favola  fi  coiiofcano  : or  diteci , fe 
corpetto,  e qua-  ^ Favola  fi  trattano  , fono  da  recare  innangi  agli 

b nona , o iwf.  certo  tutte:  perché  li  carnali  congiungi- 

menti. 


Digiiized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  ìzy 


menti , gli  adulterj  , gli  flupri , e fimili  cofe  brutte  e dtfonefle  , ad  udire  C»fa  bnitta,cr>n 
pià  tofiof  che  a vedere  fi  danno:  o in  <\uel,  che  p fanno  ; ftcome  Mercurio  iwrjr/ì. 

dimoflra  con  la  voce  , che  Giove  dentro  con  Alcumcna  fi  giaceva;  o poi- 
ché fon  fattcj  fìcome  il  Terengiano  Cherea  nfcendo  narra,  come  all  ama- 
ta giovane  la  verginità  tolta  avea.  Altre  cofe  ancora  ( perciocché  né  at- 
tamente , né  dicevolmente  agli  occhi  altrui  rapprefenta  il  Comico  ) egli 
talmente  le  introduce,  che  vengono  a notizia,  de'  riguardanti,  benché  non 
le  vedano , mentre  fi  fanno  ; o poiché  fon  fatte , le  fa  riferire  : perché  le  Parto, con  udrrfi 
Teren^iane  fanciullc,quando  dentro partorifcono,toflo  che  s'é  quella  vo- 
ce udita  , 

Giunon  Lucina  , ajutami  ; 

Giunon  Lucina  ialvami , ti  prego  ; 

'ancorché  7 partorir  non  fi  vegga  , egli  a ninno  fi  nafeonde  . Talvolta  i Riconofc/meni 
nconofeimenti  dentro  già  fatti  fuori  fi  narrano  ; ficome  nclPEcira  , ncir  >.  ‘^“11  veJci/ì, 
Eavtontimorumeno  , e nell’  Eunuco  : benché  quelli  più  ficn  lodati , per-  **  * * 

ciocché  generano  più  meraviglia,  che  nel  cofpetto  del  Teatro  fi  fanno',  fi- 
come  nell  Andria,  e nel  Formione . E li  conviti  appo  il  medefimo  Poeta,  Convito  coiiri- 
perché  in  pubblico  non  fen%a  offefa  de'  riguardanti  fi  farebbero  come  fon  • 
fatti,  fi  ridicono  . Di  che  fede  ci  fa  quel  luogo  degli  Adetfi  , 

Certo  , Sirifeo , ti  fei  governato 
Ben  dilicatamente;  e’I  propio  uficio 
Splendidamente  ai  fatto . 


Talora  di  quel,  che  lungi  dal  cofpetto  altrui  fi  farà,  i riguardanti  fi  fan-  Che  fi  farà 
no  av^fati  : quaV  è,  tro,con  avvifari 

Tu  con  lei  ftatti  in  tanto  entro  a piacere  j ' 

E comanda , le  tavole  fi  mettano , 

E tutte  l’alfre  cofe  s’apparecchino  , JE 
Con  lei  inchiuderommi  in  qualche  cella  . 

Niuna  cofa  adunque,  la  qualfia  difonefla,  o brutta,  o difdiccvole,  o mo2 
iejia  e no)ofa  a'  riguardanti,  fi  dee  rapprefentare.  Di  che,  par,che  >-4^/0- 
nevolmente  Plauto  fia  da  riprendere,  che  nella  Mofìellaria  quei  giovani,  piamo  riprefo. 

I quali  diffoluti  e luffuriofi  egli  finge/a  pubblicamente  ufarc  atti  di  luffu- 
ria  e di  ebbre^ga  . Ano.  Affai  della  Favola , e delle  partigioni  di  lei  s’é  . 
ìagianato  a no{ìro  foddi sfacimento  : feguita  l’altra  parte  dopo  lei  princi- 

t Va-  \ ^onvien,  che 'I  Comico  ab-  DC Coftnmi , e 

bjaaijtinta  e chiara  notisela , come  colui , la  cui  Poefia  più  di  ogni  altra  <!«'' Aficcti  Co- 

dichiara,qual  fiala  difpofixfono  delP  animo, quaP  il  moda  del  viver  e, quale  ' 

la  natura,  quale  la  confuetudine  di  ciafeuno.  Ma, perciocché  ben  mi  ricor- 
do, che  )en  abbondevolmente  nc  ragionafir,non  chiederò , che  mi  difinia- 


te 


t 


Digitized  by  Google 


V 


'ili  DELLA  POETICA  TOSCANA 

te  i €oJlumi,né  ejuali  fieno  gli  affetti  di  ciafcima  età,^uali  di  ciafeuna  for- 
tuna,quali  di  ciafeuna  famiglia,  di  tiafeuna  gente,  di  ciafeun  patfr,qualf 
della  natura,e  dello  'ngegno  di  ciafeuno",  quali  di  ciafiuno  fludio,e  di  cia- 
feuno  atrmaefir amento  ; quali  al  fine  di  ciafeun'  arte,  e di  tiafeuna  facol- 
tà: ma  ben  vi  dimando,mt  dmofiriale,  quali  fieno  i coftumi,  e gli  affetti 
Efèirpli  di  Co-  ciafeuna  Comica  pcrjona.  Min.  Avendovi  io  di  fopra  dichiarato,  qual 
mici  coftumi,  fin  la  varietà  delle  Comiche  perfone , non  ve  ne  dirò  qui  parola  : ma  per 
(hiarex^a  di  quel,chevoi  chiedete,ve  ne  darò  gli  efempli.  E cominciando 
da'  vecchi , (perché  di  loro  parte  fono  avveduti , parte  trafeurati-,  parte 
benigni  e cortefì, parte  avari  ed  afprr,  alcuni  fevert  e gravi,altrt  diffoluti 
e luffuriofi)  qual  fia  il  coftume  dclf  avveduto  e grave, nell'  Aidria  Simone 
De’  Vecchi . c Cremete  il  vi  dimofireranno . ,§^al  dell' avveduto  in  altrui , e cieco  in 
fe  fleffo,  neU  Eavtonumorumcno  Cremete.  .^al  de'trafcurati,  nella  Mo- 
ftcllaria  T europide  . .;^ial  del  benigno  e cortefe  , negli  /Idclfi  Milione.' 
^al  delCavaro  ed  afpro,Demea‘,  ma  pià  nell' AuluUria  Euclione.  ^ual 
del  diffoluto  e luffuriofo  , nel  Formione  Cremete  ; ma  più  nella  Bacchi'de 
Filoffcno , e nelf  Afinaria  Demeneto  . E , perché  il  vecchio  biafima  vo- 
lentieri e troppo  le  cofe  prefenti , e commenda  le  paffate  ; riprende  i gio» 
vani,  e loda  fe  fleffo’,  qtu  fto  vi^io  a'  vecchi  dell' Eavtont  imorumeno  s'at- 
De’ Giovani,  tribuifce  . De'  coftumi  poi  del  giovane  mode  fio  flavi  chiaro  efcmplo  nclP 

Andria  Pamfilo,  e nel  T rinummo  Lifitele,  Del  diffoluto  e troppo  sfrena- 
tamente innamorato  , i Plautini  Minefilochi , i Piflocleri , t Lcsbonici, 
Dell’età  Virile,  « Callidori  , i Dinarchi . E , perché  l'uomo  giungendo  all'  età  virile  pro- 
caccia ricebeg^e  ed  onori , gli  affetti  del  mercatante  fono  efprejft  nella 
Del  Guerriero.  Commedia  di  quel  nome,  e nello  Stico . E dell' ambiXfofo  guerriero  , nelP 
Del  Cavaliere.  Amfitrione  ; fiiome  del  gioriofo  e fiocco  Cavaliere,  nel  Cavalier  Plauti- 
no tcnelJ  eren'ziano  T rafone . E del  ruflico  femplice  , in  Cremete  fra- 
ttlio  della  giovane  nclP  Eunuco  da  Cherea  sformata  . Ma  certo  , fiicome 
Del  Contadino,  de'  Contadini  nel  Pluto  , così  de’  gentiluomini  gii  aff'etti  ne'  Cavalieri,  c 
Del  Geiitdiio-  ficgli  Acarnici,  e negli  Vccelli  di  Arifiofane  defcritti  troverete  . E , che 
' fi  convenga  al  Cittadino  parlare,  che  al  Contadino,  che  a colui,che  fegue 

la  miligia,  nel  T ruculento  di  Plauto  vi  fi  fa  chiaro . Come  fien  differenti 
Del  Padrone,  i coftumi  del  padrone  e del  fervo  , Cremilo  e Canone  conofeer  nel  Pluto 
Del  Servo.  'I  faranno  là  , dove  come  quegli  dimoflra  al  fine  venire  infaflidio  i 
trionfi,gli  onori,  e le  dignità,  e tutto  ciò,  ch'é  degno  di  perfona  in  libera 
Città  nata  e nudrita;cost  quefìi  il  pane, le  pitte,i  fichi  fecchi,e  tutto  quel, 
che  allagala  diletta.  E del  fervo  afiuto,  fallace,ribaldo,  ebriaco,  mordito- 
re efemplo  vi  farà  Davo , Siro,  Pfeudolo,  Crifalo,  Paleftrtone , Epidico', 
fttotne  del  buono  e fedele  ; Sofia  neltAndna  , eGeta  negli  Adclfi . Del 

beffa- 


Digitized  by  Goo<^K 


LIBRO  SECONDO.  ii<j  r 

hffatorc  , e lupvghiero  parafilo  ; Gnatone , ed  Artotrogo  > e Pannicoló  I 
^ual  fia  il  coflutne  della  Madre  di  famiglia  pudica  , ma  fofpcttofa,  e fu-  pelTa  Madre  di 
ftrba,  erittofa  , nell'Afinaria  di  Plauto,  e nel  Formionedi  Terenzio  vi  “"■*£*'*• 
fi  dimofìra  : ficcme  della  modefìa,  e difereta,  neW Eavlontimorumcno , e 
nell'  idra  . J^al  fia  l'attenzione,  e la  diligen^ti  della  Balia  , nel  For-  Della  Balia.  . 
mone . ^tal  effer  debba  la  moglie  verfo  il  marito , in  Pinacio,  e in  Pa-  Della  Moglieic 
negtrida  da  Plauto  vi  fi  dipinge,  pianto  fian  lufinghiere,  aflute,e  ribal- 
de , e sfacciate  le  Meretrici , il  vi  danno  a vedere  in  loro  fleffe  prone  fio  Delle  Merct:ici 
nel  Truculento  , e Taide  nell'  Eunuco  , Né  fono  diffomiglianti  le  Serve  Delle  Serve. 
loro  : benché  quelle,  che  fervono  alle  onefie  madri  di  famiglia,  non  fieno 
tanto  trifie  ; nondimeno  fi  moftrano  maliziofe  , ( perciocché  taf  é già  la 
generazione  de'  fervi)  e fpefie  volte  difonefle,  e lafcive  : quatc  Stefanio  ' 

ftello  Stico.  Che  dirtm  del  Ruffiano  ? fia  la  natura,  e la  vita  di  lui.  Del  Ruffiano, 
attiffmamente  da  T erenzio  negli  Adclfi  , e da  Plauto  nel  Pfeudolo  vi  fi 
deferivo  . Che  della  Ruffianai  ,^anto  ella  fia  sfacciata,e  ribalda,  e gita-  Della  Ruffiana.’ 
fiatrice  delConeflà,  nel  Curcuglione,  nella  Cifiellaria,e  nella  Perfa  innan- 
zi agli  ocihi  vi  fi  reca  . pianto  fia  tamor  del  Padre  verfo  il  figlio,  Me-  Del  Padre. 
ntdimo  nelC Eavtontimorumcno  ve  'I  dichiara  ; ficome  Sofìrata  della  Ma-  Della  Madre, 
dre . Che  le  Suocere  fìen  d’tniqua  natura,  nell’Ecira  vi  fi  fa  paleje  per  le  Della  Suocera, 
parole  della  Suocera  fteffa,la  quale  giura,fc  non  effere  in  quella  colpa. Del- 
ia carità,e  dcll'ubbidenza- del  figlio  verfo  il  padre,  chiaro  efemplo  vi  da-  Del  Figlio»  i . 
rà  nelPAudria  Pamfilo,  e negli  Adelfi  Efehino  . Ma  perché  il  cojlume  fe-  ^ 

gite  la  natura  del  luogo  , perciocché  varj  paefi  varie  maniere  di  uomini 
producono,  i da  fapere  quel,  che  della  varietà  delle  genti,  e delle  nazioni  Della  Naai«nì< 
s’ è fritto:  cor.ciofjiacofaché  ferivano,  effer  naturalmente  leggieri  li  Gre- 
ci, fupcrbi  gl' hai, ani,  acuti  li  Siciliani,  fiocchi  li  Francefi,  a darfi  van- 
to prontifjimi  gli  Spaglinoli,  malizicfi  gli  Africani . Laonde  è da  vedere, 
che  all  uno  quel,  ch'è  dell altro,  non  s’attribuifea.  E Plauto,che  non  pur  ' 

gli  Ateniifi,  ma  i Cali  don)  ancora,  i Sicion),  gli  Et  oli,  i T ebani',  nè  fola- 
mente  i Greci , ma  i Siciliani , gli  Africani,  ed  altre  maniere  di  genti  in 
Teatro  rapprefentò  , v'infegnerà , che  in  qual  modo  a ciafciino  attribuir^ 
fi  convenga.  £ lafciando  a portegli  efempli  di  tutte  l' altre  genti,  vedete 
nel  Fenolo,  com'  egli  la  malizia  del  Cartaginefe  vi  dipinga.  Nella  pitta-  Còme  *1  limile  a 
ra  de'  coflumi  abbia  cura  il  Comico  di  non  cangiare  nella  perfona  coflu-  fc  i^efso  lì  larvi. 
manzo,  e vita  ima  , quale  a dipingerla  ci  cominciò,  tal  foi  nel  moflrarla 
ti  pirjeveri  sì,  che  da  fe  fitjja  diverfa,e  dijfimile  mai  non  fi  conofea  , Nè  Tereniio  dife- 
quì  VI  meraviglierete  dclTerenziano  Demta^he  di  afpro  ed  avaro,  pia-  ‘ 
cevole  e liberale  ccminciò  afarfi  tenere:  perciocché  a fìudio  dal  Poeta  fi  a 

ttaiforma  o per  dure  materia  da  ridere  , o per  J'ervare  i coflumi  de'  faoi 

B,  tempi. 


Digitized  by  Google 


IJO  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tempi,  li  ejtuli  cran  molto  ddl'antica  p,irfnnonia  , e d-iltantica  feverità 
lontani',  o più  tofto  pei'  riprenderli , ftcom'  egli  apertamente  gli  riprende: 
perciocché  dimandato  Demea  da  Mintone  , perchè  sì  repente  cojlitmi  ean- 
giajfe  , rifponde  , 

11  VI  dirò  , per  chiaro  dimoflrarvi , 

Che  J’clfer  voi  piacevole  tenuto 
Non  vien  dal  viver  vero , nè  dal  giudo  , 

Nè  dal  buon  già  ; ma  tutto  da  luÈnghe . 

CoJTie  fi  fugga  ^Dappoi  è da  vedere,  che  a ninno  s'attribuifca  quel,che  non  gli  conviene: 

ttfing_er,  che  fta  buono  il  trifto,o  triflo  il  buono. Laon- 
Arptoftne  ri-  rdriflofanc  a Socrate,  dall'oracolo  di  Apollo  favio  nominato,  nelle  iV«- 
pt'lo  • t/ole  attribuendo  quel , che  dalla  vertù  di  lui  era  molto  diverfo  , niuna 

laude,  né  graTja  ne  trovò  nel  Teatro  degli  Atenieft^ma  più  tofto  a tutti 
ne  difpiacque . Oltre  a ciò  quel,  cb'è  della  perfona,  pongaft  mente,  che  di- 
cevolmente fi  deferiva.  Il  che  fi  fard,  fe  dove  la  ncccjfità,o  la  convenien- 
Plauto  nprelò,  K'*  richiede,  qua! è etafeuna  cofa,  fi  moftri  efpreffa.  Né  Plauto  non  è da 
riprendere,  che,  benché  la  gener airone  de’  fervi  morda  agramente,  e tut- 
ta fila  beffarda  , e fchernitriee  non  però  convenia , che  nell' Afinaria  in- 
troduceffe  t fervi  a sì  difdicevolmente  beffare,  e sì  bruttamente  fchernire 
Che  ^li  Affetti  il  padrone , Ma  {perché  ci  vien  da  natura,  che  l' animo  nel  volto,  come  in 
apparifcaiio  nel  chiaro  fpecchio, appari fca',  e nelle  parole,  come  in  mamfefti  fegni,fi  dima- 
* " ftri)  nel  deferivere  gli  affetti  fi  porrà  ogni  ftudio,  che  così  nel  parlare, co- 
Quale  (ìilc  con-  l’abito  dell’animo  fi  fcuopra . E , benché  la  Comica  faccenda 

alla  Comi  con  verfi  Tragici  dir  non  fi  debba  , pure  talvolta  U Comica  perfona  fi 
‘ ' «dira , e grida  : ficome  Demea  negli  Adclfi , 

O Dio  , qued’  uom  mi  fa  divenir  pazzo . E, 

O Dii , malfatto.  È 

O Dio , a quello  modo  . 

E 'I  Ruffiano  , 

O Dio  fu  premo 
E 7 fervo  pieno  d'ira  fi  lamenta , 

Qual’  età  quella  ì o fomma  fceleraginc  . 

O generazione  a Dio  nimica  . 

O uom  ribaldo . 

Molte  altre  cofe  degli  affetti,  e de'coftumi  farebbero  da  dire.  Ma,  percioc- 
ché nella  Comica  Poefita  chiaramente  fi  danno  a vedere  a chi  le  mira,paf- 
Del  rifo,t  mot-  **  ragionare  di  quel , che  rimane.  Ano.  De'  coftumi,e  degli  affetti  s'è 
fi  1 ragionato  a baftanga',  né  ftimo,che  altro  più  chieder  fe  ne  debba.  Ma  per- 

ché le  faccende  della  Commedia  fonofeftevoli,  e da  ridere^  ed  al  Comico  é 
' richie- 


Digitized  by  Coogl 


LIBRO  SECONDO.  i^i 

richicflo  il  tener'  infefìa  e rifa  i riguardanti,  ragionevole  cofa  è,  che  del 
ridere  ancora  alcun  ragionamento  fi  faccia  . iW  vi  dimanderò  , ejual  più  Onp^ne  da  na- 
vaglia  in  qutfa  cofa,  la  natura,  o l’arte  : perciocché  non  è dubbio,  moltt  tniaj  grazia,  cd 
cjfcr  nati  alla  fiflivole':tx.a,ed  al  motteggiare, i cjuali  nondimeno  con  l'ajtt- 
to  dell'artificio  accrefeono  la  gra'gia  naturale  ; e li  motti,  e detti  piacevo- 
li cjlér  tali,  che,  fé  pajano  prima  penfati , che  pronun%iati , non  abbiano 
punto  del  fi  fievole,  né  del  grae^iofo  . Ed  oltre  a ciò  non  rade  volte  mate- 
ria da  ridere  ci  dà  la  perfona,  il  luogo,  il  tempo,  e 7 cafo,  che  non  fi  può 
folto  legge  di  arte  comprendere.  Né  anco  vi  dimanderò, che  fia  il  rifa, e di 
qual  forte  nafta,  come  fuori  ne  vegna,  e in  qual  modo  ci  difponga,  e per- 
ché affalti,e  muova  infume  tutte  le  parti  del  corpo;  concioffiacofaché  tut- 
to quefio  , c quanto  oltre  a ciò  dalla  natura  procede , da’  Filofofi  fi  debba 
apparare . Ma  ben  vi  dimando,  perciocch'  è dell'arte,  come  la  materia  da 
ridere  trattar  fi  convenga.  Mttt. Benché  al  Comico  di  cianciar  liberamen-  VizJ  da  fu'’eire 
te  , e di  sfrenatamente  motteggiare  licenzia  fi  conceda  , non  però  tanta,  nel  niotte|gia. 
che  non  abbia  modo,  né  mifura  : perciocché  fia  lecito  al  Beffardo,  al  Pa-  Ì*j‘mmoderato 
rafito,  al  Ruffiano,  al  Servo  di  muovere  difoncfiamentc,  e come  a lui  pia-  e afrciiato . ’ 

ce  , a ridere . Al  prode  uomo  e grave  , ed  al  giovane  cittadincfcamcnte 
nutrito  e cofiumato  converrà  , eh'  egli  fia  nelle  ciancic  e ne'  motti  molto 
confidcrato,  che,  per  dilettare,  difdicevolmcntc  non  parli , né  cofa  faccia 
di  Cittadino, e di  gentiluomo  indegna,  fé  non  è perfona, che  afiudio  tal  fia 
finta',  quale  fuoPcJfere  il  p'ecthio  trafeurato,  e 7 pavoni ggiante  Cavalie- 
re agevole  a beffare, per  tenere  in  fefia  i riguardanti.  Ma  guardar  vi  do-  » Innp;jo,e  dif. 
vetc,  che  non  fi  dica  , né  faccia  cofa,  che  fia  fredda  , e infipida  , e fenica  dicevole. 
graxja,  fe  non  per  avventura  introducifie  alcuno  di  tanta  mellonaggine,  . ; 

che  mcritCTolmente  in  atto,  e in  parole  fia  da  ridere  ; qual'é  il  Plautino, 
e’ITercngiano  Cavalicre,che  vagamente  pavoneggia:  perciocché  non  fa-  j Premeditato. 
rà  mai  piacevole,  né  faporito  ciò,  che  al  tempo,  al  luogo  , alla  perfona  fi 
dtfdtcc’,  né  qutlfche  innang)  penfato  ti  parrà,  th'é  detto;  perciocché  quan- 
tunque agli  fcrittori  tempo  fi  dia  di  penfare  , nè  a vic^io  ciò  loro  fi  attri- 
buifea  ; nondimeno  fiudiar  fi  debbono  di  portar  cofe  in  Teatro  , che  nate 
dalla  occafione  ci  pajano, e non  molto  innanzi  fìudiojàmente  apparecchia- 
te. E quanto  loro  fi  dà  piu  tempo  a penfare, tanto  meno  fi  perdona,  fe’n- 
corrono  in  quegli  erron,che  fino  da  fuggire.Laonde  in  Plauto,  il  qual  de'  Phuto  riprefo. 
Comici  é il  più  f fievole  tenuto, Oragio  difidera  quefia  gracula, che  a motti 
fi  richiede:  percioulè  non  una  v olta  é freddo  e infipido,  e talvolta  fufii- 
diofo  . Più  moderato  di  lui  fu  in  tutta  quefia  Materia  Terengio  , a cui  , 

nondimeno  alcuni  credono  , ehe  queji'  arte,  o quifia  naturai gragia  man-  y r , 
caffè  . Nc  fuggirà  il  Caniio  tutto  quel,  che  al  Corteggiano , ed  alCura-^, 

Ri  . tore 


Digitized  by  Google 


iji  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tere  non  ijìà  bene’,  qitnC è, che  non  biaCtmi  qHcl,ch'è  di  molti;  nè  morda  le 
^entijC  le  na^joni:  perciocché  eziandio  la  nuova  Commedia  vitupera  i co- 
fiumi  de' fiioi  tempi.  E Plauto  riprende  la  diffoluta  vita  degli  Epidinaefi, 
e Motteglufi,  gli  Ombri, li  Siciliani, li  Prcneflini,  e talvolta  morde  altrui 
nominatamente;  qual  fu  il  morfo,chc  diede  ad  Euripide,  imitando  in  par- 
te i Cornili  antichi,  i quali,  come  s'é  detto  , non  che  le  nazioni  e le  genti 
con  afpri  mo'ti  fchcrnivano,  ma  nominavano  i Cittadini,  e motteggiando 
fieramente  li  pungevano  . E , perciocché  quefli  oltre  modo  , e fen'^a  fine 
mordevano  , i nuovi  trovaron  mifiira , la  quale  tener  dove  fiero  nel  ciau- 
Msren'a  e log-  luogo  adunque  de'  motti  da  tutti  è pollo  in  quella  brutterr^ayche 

getto  del  mot-  genera  meraviglia  o per  fé  Jìeffa,o  perchè  meravigliofamente  fi  nota,oper 
alfui'u'^bnitt^  c f altra  cagione  : conciò  fa  che  di  quelle  cofe  folamente  , overo  il 
za,  9 vitto , p‘ù  ci  ridiamo  , che  dinotano , e difegnano  alcuna  bruttexp^a  non  brutta- 
mente; perché  colui  nel  motteggiare  merita  pib  di  laude,  che  ciò,  eh' è lai- 
do e brutto,nota  più  leggiadramente, e più  acconciarnente  fignifica,e  finga 
offefa:  perciocché  come  darà  da  ridere,fe  muove  à pietà  quel,che  nell'ani- 
mo fa  piaga  di  dolore  2 Laonde,  come  quando  veggiamo  i notabili  difetti 
del  corpo,  così  quando  ci  fi  fingono,  o pur  veramente  ci  fi  dipingono  , te- 
- Efemplo  di  pofiiamo.  Chi  non  riderebbe,  dicendo  il  Plautino  Pfcudolo 

Piamo . dimandato^  come  fuffe  fatto  il  fervo  del  Cavaliere  , 

Un  rodo  , ventrajuuio  , graffo  fervo  , 

Bruno,  col  capo  grande , con  agutt  , 

Occhi  , col  volto  orribile  , c vermiglio,’  j 

Co’  piedi  lunghi . 

P»T«fenz«Pj  B nelf  Eavtoutimorumeno  il  giovane  T trengi ano  i 
Quella  roffa  fanciulla  , 

Con  gli  occhi  bianchi , con  la  bocca  grande  i 
Col  nafo  adunco  2 

Nè  meno  ci  fanno  ridere  i vixj  dettammo  o veri,o  finti  negE  atti, e nelle 
Quali  difetti  parole;  e li  veri,o  finti  mali  della  fortuna.  Benché  fta  cofa  troppo  fupcr- 
non  fieno  da_»  ba,  e inumana  P altrui  infelicità,  l'altrui  mi  feria,  le  ingiurie,  la  ferviti, 
beraite  , povertà,  Cofeurità  del  fangue  altrui  fchernire.  Ma,  come  che  ne’  dan- 

ni del  corpo,  e dell'animo,  e della  fortuna  il  cafo  per  fe  poco  diletti  ; pur 
talvolta  fufeita  gran  rifa,  quando  fi  fa  , o fi  dice  alcuna  cofa  trafeurata- 
wcBre,o  fe  cadendo,  il  volto,o  pur  altra  parte  del  corpo  s'imbratta,o  for- 
tunalmente parte  della  roba  fi  perde.  Ano,  In  quanti  modi  feftevolmente 
Due  modi  di  fi  parla  2 \Iin.  In  due  . L'uno  è continuo  , e fi  flende  per  tutto  il  dire  ; 

^ breve,  ed  aguto  . In  quella  continua  fefìevole%^a  tutta  la  Com- 
l ikev^’  mdia  ft  confuiaa,  nella  quale  gli  atti,  e li  cojiumi  degli  uomini  talmente, 

* fi 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  SECONDO. 

fi  defcrivtmo  , thc  facendo  , o narrando  fcflevolmentc  alcuna  co  fa  , quali 
ejfi  ^là  fono  , fi  conofcano  ; ovcro  imitando  alcun  vi^io  notabile  fcherne- 
volmente,  I motti  brevi  e piacevoli, come  ornamenti  del  parlare,  che  da- 
gli antichi  urbano  lì  chiamava, ed  oggi  corteggiano  fi  può  dire\nè  altra- 
tmnte,che  faporitilJimi  granelli  di  fate  in  lei  di  paffo  in  Paffo  fi  fpargono. 

Amo.  ^ante  fono  le  maniere  delle  cofe  da  ridere  ì Mim.  Molte  . E la  Sei  maniere  di 
prima  è de’  dell'animo,  e de’difetti  del  corpo  : perciocché  volentieri 
(i  ridiamo  degli  feiocchi,e  pronti  a darfi  vanto,e  pavoneggiami  Cavalie-  , v,>’)  dell*^i. 
ri  ; e de'  falhdiofì,  e trafeurati,  ed  avari  vecchi,  i quali  fono  da  parafiti,  mo.edel  Cori 
e da  fervi  feflevolmente  beffati  e fcherniti;  e de'molìruoft  fervide  degfin-  ^ * 
felici  pedantì-,e  de'paraftti,i  quali  hanno  un  fof occhione  de'brutti  Ruffanr, 
t delf  ebriache,  e di  formi  vecchiarelle . Delle  quali  perfonc  i cofiumi,  il 
volto,  la  voce,  gli  atti,  e le  parole  a ridere  c'inducono  . ^efta  feflegge- 
vole,  e da  ridere  brutte%ga  per  lo  vefiire,e  per  l’abito  del  corpo  maggioro 
Bpparifee  . La  feconda  é della  imitazione  ,la  qual  fifa  in  altrui  fchcrni-  i Nell’  Imits» 
rticnto;  quanto  alcuno  fìnge, e rapprefenta  il  brutto  volto,  il  più  x.oppo,la 
gamba  fiotta , o qualunque  altro  difetto  del  corpo',  o pur  la  voce,  il  parla- 
re, il  movimento,e  l’atto  altrui.  La  terga  è nell altrui  fimiglianzaificome  } Nella  Simi> 
quando  Mercurio  della  per  fona  di  Sofia  , e Giove  di  quella  di  Amfitrione  almu\ 

fi  vefle  ; e quando  cangiando  vefle  il  Flautino  Sicofanta  Arpage  ferva 
rapprefenta  ’,  e ’l  Terengiano  Cherea  ft  finge  effer  F Eunuca  nell'  abito  , 
nella  figura,  neWatrdare,  nelCoficio  di  colui,  il  quafegli  volea,fì  crede fe, 
ohe  fuffe . Il  che  certo  è una  beffa  molto  fchernevole.  pianto  è da  ridere 
ancora  , quando  il  Plautino  Epidico  col  mantello  in  colto  ne  va  , come  fio 
per  tutta  la  Città  Perifane  cercato  avefpr,  o quando  Funo  de'  vofìri  Mar- 
celli, Sig. Angelo,  s'infinge  di  effer  matto  ì .^sl  fefia  è quella,  che  porta 
la  fimilitudine  de’  fratelli  ì o quando  l'un  fervo  di  paggia  F altro  ne’Cat- 
tivi  accufa  ì .guanto  ancor  diletta  lo  ’nganne,  che  da'  fervi  li  padroni,  a 
dagli  amanti  li  ruffiani  ricevono  ì E così  quefla  maniera  , la  qual  confiflo 
in  fatto  fefievole,  e in  atti,  e in  parole  molte  cofe  da  ridere  contiene . La  4 Nel  Dili>rcs 
quarta  è nel  difpregio,  che  fi  fa,torcendo  il  vifo,  0 cacciando  fuori  la  Un-  S‘°  • 
gua  con  voce  balbettante,  ofcioccamente  ridendo,  0 ruggaudo,  0 ftbilan- 
do,  o con  qualche  altro  atto  fchernevole, e brutto,per  altrui  fchernire.  Nè 
fenga  rifa  de’  riguardanti  piagne  ne’  Cattivi  il  parafito,  0 che  fu  finto,  0 
che  fia  vero  il  pianto  di  lin,per  la  lontananza  di  quel  giovane,  che  ’l  nu- 
triva. La  quinta  ù nella  difoneflà  degli  atti,e  delle  parole.  E,  percinecb’è  1 Nella  Dilb* 
ai  difdtcevtlc,  e difonefìo,  e cantra  i buoni  cofiumi,  giudico,  dover  fi  fug-  ' 

gire  , ancorché  Plauto  Fufaffe  . La  fefia  è nelle  parole  ingiuriofe  di  niun’  5 Meiie  PaioU 
pfffona  degna , che  del  fervo  t e del  ruffiano  , e del  parafito  : quali  ingiufiofe  , 

fonci 


Digitized  by  Google 


IJ4-  DELLA  POETICA  TOSCANA 

J'ono  le  ingiurie  nello  Pfcudolo  dal  fervo  dette  al  tujjiano , 

Diroiicfìu , lafcivu  , uom  da  bafìonc  > 

Foica  , inìcidial , ladro,  fpergiuro . 

E le  riff  pftc  del  ruffiano  al  fervo  . La  fettima  è nella  fervile  , c ccnti~ 
dinifca  affabilità  : quali  fono  i faluti  de’  fervi , 

Scuola  di  dura  sferza  , Iddio  ti  falvi  r 
Che  dici,  guardia  di  prigioi.e  ofeura  2 

Paitìgìoiie  di  Molte  altre  maniere  fono  , le  quali  mila  Commedia  f truovano  ; ma  il 
•rotti . ten  fo  meno  mi  verrebbe  , fe  io  tutte  volejji  montarle  . Ano.  J^al’è  in 

a liiCcfc!*  fmma  la  part igiene  , thè  tutte  le  varietà  del  motteggiare  comprende  i 
Ve'  Motti  in  motti  parte  nelle  parole,  e parte  nche  tof  confifie.  Motteggia- 

5'aiole.  ’ mo  con  le  parole,  quando  le  voci  fono  dubbiofe  . Chiamo  dubbiofe  quelle 
biolè^' z<0ff,  le  quali  hanno,  c poffono  avere  doppio  intendimento:  quat è , quanr 
do,  dicendo  il  Plautino  Mercurio  , 

Ogg’  io  ci  premerò  cocdla  lingua  . 

Sofia  rijponde , 

Non  puoi  ; che  io  ben  la  guardo , e capamente  . 

La  voce  premere  »;on  fgnifica  all'  uno  quel , che  all'  altro  fgnifea  \ E 
Nell’Equivoca-  Equivocare  , che  da'  Greci  Omonimia  fi  chiama  ; qual  e,  quando, 
re  , dimandando  il  Plautino  Cavaliere,  ove  fa,  ih'io  ritrovi  Curcuglienc,  ri- 

fponde  il  ruffiano , 

Nel  frumento  , farò,  che  tu  ritrovi 
Curcuglioni  per  uno  cinquecento . 

Intendendo  il  verme  del  grano  là,  dove  quegl  il  parafito  intendeva  . E 
Nel  finger  del  fitiger  del  nome',  e in  quel,  thè  volgarmente  Bifguizzo,  e Grecamen- 
oomc  . te  Paronomafia  fi  dice  ; aggiungendo,  togliendo,  cangiando  lettere,  o fil- 

labe  : qual  farebbe  , fe  diteffi  7 urberio  quel , che  T ibcrio  è nominato  J o 
la  fglia  del  prete  chiamajji  mala  mula:  e qual'  è quel  detto  Plautino  , 
Che  temi  ì 

Che  danno  in  Epidanno  non  mi  venga . E 
L' il  padre  di  la  forte  , tenace  ; 

Anzi  è certamente  pertinace  . E 
Vorrei  piìi  torto  arare  , 

Che  in  querto  modo  amare.  E 

O fei  tu  forfè  medico  ì 

D’una  lettera  pLii  ceno  c ’l  mio  nome. 

Dunque  tu  fci  iiicndico  ì 
E qi  el  del  Petrarca  , 

Amore , 

Ama- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 


Nella  miicazio- 
ne  de*  coli . 


Nella  mutazio- 
ne del  genere. 
In  una  parola . 
In  diverre  pa- 
role . 


Nella  vaniti 
delle  parole . 


Amaro  , come  vedi . 

La  mutaxion  de'  cafì  ancora  molto  diletta  in  una  voce  t qual*  d « 

Che  mef^ier’  al  di  fpecchio  tu  , che  fcl 
Allo  fpccchlo  per  te  fpecchlo  grandùiimo  ì 
JE  con  la  mutazjon  del  genere  , 

£ la  donna  dal  donno  era  fegulta  . 

Ovtro  in  diverfe  parole  : qual'  è , 

Attendete  oggi  a me  , che  cofe  buone 
Nel  Teatro  vi  porto  ; perchè  a’  buoni 
Buone  cofe  mi  par  degno  fi  portino  , 

Come  le  male  a’  mali  ; acciocché  bene 
Abbian  quei , che  fon  buoni  ; e male  i mali . 

Suole  altresì  la  kiinità  delle  parole  , che  Nugatio  da'  Latini  fi  chiamai 
tjfer  feflevole  : quaC  è , 

Alcuna  cofa , per  alcuna  via , 

In  alcun  modo  , d’alcun  luogo  , alcuni  . 

Tefievolmente  ancora  fi  giuoca  nel  nome  con  la  miitao^ione  delle  filiale  : Nella  miitatio- 
quat  è nel  T rinummo , n®  delle  lillabe, 

Chiamafi  egli  Callicia  ? no.  Calliopo  ? 

No.  Callinico  i no.  Calliclemida  ì 
No.  Callimaco  ? no.  Il  dirò  pure  ; 

Chiamafi  forfè  Caro  , over  Carmida  J 
Quell’  è deflb  . Così  gl’Iddii  lo  firuggano  . 

Il  nome  finto  ancora  è da  ridere,  maffimamente  quando  ha  molte  filiale;  Nel  nome  finto,' 
tjuaNTerapontigono  , Teoromede,  Tefaiirocrifonicocrifide.  O quan- 
do  riforma  dal  fuono  : qual' è T aratantara,  voce  trovata  da  Ennio,  a fi- 
gntficare  il  fuono  della  trombetta  ; e nelle  Rane  di  Ariflofane  , 

Brececccex  , brececeeex  , coax  , coax  . 

Che  diremo  della  fpofixion  del  nome  ì ^mnto  ella  può  nel  motteggiare  ì 
qual"  é ne'  Mcnecmi , 

Pezza  mi  chiaman  tutti  quelli  giovani , 

Perchè  tutta  la  menfa  netto , c mondo . JB 
Penfate  ben  tra  voi , qual’  uomo  è quello  , 

Il  qual  fi  chiama  Lupo  ì 

J finonimi  ancora  portano  fe(ìevole':t,Xa  al  parlare  , cioè  , le  voci  di  un  Ne’  linonìm?. 
medefimo  figmficato  ; qual  farebbe  ora,  adejfo,  tejlè,  al  preferite,  mò  : ed 
Io  ti  fon’  ora  Dio 

Luce,  allegrezza,  fortuna,  falute . £ 

Mia  vita , mu  dolcezza , mio  piacere . 

£ , ben- 


Digitized  by  Google 


««jfi  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Negli  epiteti.  'E  , benché  gli  epiteti  ftgnificbino  cofe  diverfe,  pur  dilettano,  o lufingan- 
do , qual'  è , 

La  bella , e tencrella  tua  conferva . 

0 mordendo , 

Fuor  della  porta  ad  alloggiar  ne  vado 
Con  quella  vecchiarclla  zoppa , c graffa  i 
O febernendo  , 

Ors^^  mio  Achille  fa , com’  io  ti  prego  . 

Serva  tu  bello  Cavalier  la  bella 
I)onna  , modrati  a lei  dolce  , e benigno  « 

DiAruttor  di  Citili , 

Ucciditor  di  Re . 

Nella  diminu'  AV  poco  diletta  la  iiminw^ion  del  nome  o lufingando  , o mordendo  , o 
tioii  <lcl  nome.  Jlljernendo  , che  fi  faccia  : com'è , quando  diciamo,  fanciuUino  , •vecchia- 
rello,  Icggiadrctto.  Z)fafì  fpejfo  nella  Commedia  la  vaniti  del  parlare,  la 
qual  confifle  or  nelle  cofe  vane,  e vanamente  dette',  or  nelle  vane, e fcioc- 
I()  parole  fo-  che  parole  ; e fpecialmente  fi  fa,  quando  con  parole  foverchie  vanamente 
veichic.  dice  quel , che  con  brevità  dir  fi  potrebbe  ; o le  medefme  voti  fpeffe 

volte  fono  iterate,  e ripetite.  Di  che  molti  efempli  troverete  nelle  Favo- 
Rifpondendo  l^  Plauto.  Motteggiamo  ancora  piacevolmente,  quando  alle  parole, non 
alle  paiole^  , allo  intendimento  di  quel , che  parla,  rifpondiamo  , Il  che  non  averebbe, 

dTmenro  ^ » 

10  mi  rallegro  , che  per  me  ti  crefea 

11  numero  de’ Agli . A me  non  piace 
Per  l'opera  d’altrui  l’aver  piu  figli . 

Rifpondeiido  0 quando  rifpondiamo  altro  da  quel , che  s’ affetta  : qual'  è i 
altro  ila  quel,  Uom  da  bafione  , conofeimi  ì 
c le  I a i-ecta.  Ti  conofeo  per  uom  grave  , e moleAo . E 
Che  dici  tu  1 

Ch'  io  ti  fon  fervo , e tu  mi  fei  padrone . 

Nello  incanno  Non  quefta  , ma  altra  rijpofla  attendea  colui , che  dimandava  . Talori 

nojìra  opinione  ingannati  fen':^a  avvederne  dell' errore :qual' è. 
Se  lei  compralfi , credo  , 

Che  non  ti  fcrvirebbe  un  mefc  intero  . 

Cosi  certo  vorrei . 

Puchi  intendendo  il  fervo  maUxfofo  , che  quella  fanciulla,  la  qual  com- 
perarebbe  il  ruffiano,  fra  pochiffimi  dì  libera  Jaribbr,  il  ruffiano  intcndea, 
Ne’coiitrano-  belle%%a  in  krevijfimo  tempo  troverebbe,chi  la  compcrùffe. 

/li  f Jiellif  ìmi  motti  fono  ancora  negli  anuteti  , cioè  , nelle  voci , che  fi 

con- 


Digitized  by  Gì  ^ogle 


LIBRO  SECONDO. 


contrappòngtno  : qual’  è , 

Mifcr  me , fon  perduto . 

Ed  io*ccrto  fon  Ulva . 

nelle  membra  eguali  del  dire  : qùal’  è j 

Coflui  già  del  non  dare  ha  gran  vergogna  ; 

Ed  io  del  non  ricevere  ho  gran  doglia. 

B nelle  confortante iqual'é  quel  detto  del  cuoco  Plautino  contro  agli  avari, 

Non  cercano  il  migliore , nc  il  carifiìmo  ; 

Ma  pili  toAo  conducono  il  viliifimo  . 

B nelle  voci  raddoppiate  : quaC  è , 

O giunco  , giunco  , i*  lodo  la  tua  forte  . 

^uel , eh'  era  bagnato  dal  mare  , invidia  portava  al  giunco  , il  qual' era 
fecce . E 

O mio  zio  , o mio  zio  , mio  ziiHimo  . 

£ nelle  ripetite  ; quaN  quel  ragionamento  de'  due  fervi  : perché  dicendo 
Funo , 

Abiti  tu  gli  uccelli , abiti  i pefei  ; 

Laida  con  gli  agli  me  nella  mia  forte. 

Tu  felice , io  infelice  ; pazienza  . 

Jtifponde  l'altro , 

lo  col  mio  ben , tu  Aatti  col  tuo  male  ; 
lo  mi  daib  all'  aniore,  tu  aH'atatro  : 
r vivrò  bene  > e tu  miferamcntc  . 

£ nel  dubitare  , 

O che  tu  Ai  Cilindro  , o Coriendro  », 

Senza  dubbio  morrai . 

£ nelC  ammendare , 

Io  portai  : che  portaAi  ì volea  dire 
.Menai . E 

Tu  lei  baglio  ì anzi  io  fono  fotto  baglio  ! 

£ nel  tacer  quelle  parole  , che  agevolmente  s’intendono  è per  bnejià  fi 
laf ciano  . Ano,  Perche  quefte  fino  figure  di  parole  , moflratcci , tome  i 
T rapi  I che  nelle  voci  fono  mutaxioni  di  uno  tn  altro  fignificato , fieno 
attillimi  al  motteggiare  , .Min.  /ittifjmamente  fi  motteggia  con  la  Me- 
tafora ; qual'  è , 

O temi , non  ti  morda  queAa  porta  : 

Che  dubiti  d'entrar  , piacer  mio  dolce  ì £ 

Perchè  non  piangi  ? ■ " 

Perchè  ho  gli  occhi  di  pomice . 

S JEcqil 


Nelle  itiembia 
eguali  del  dire. 


Nelle  confoiiar, 

te. 


Nelle  voci  rad- 
doppiate. 


Nelle  ripctire. 


Nel  dubitare, 


NeH’ammenda^ 

tei 


Nel  tacere  quel; 
die  s’iiitende,  e 
per  onelli  fi  la- 
icia  . 

Nelle  mutazio- 
ni delle  voci. 
Nella  Metihf. 
ra. 


Digitized  by  Coogle 


ij3  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Nell'Allegorìa. 


Nell'  Enigma. 


Ne’  Proverbi. 


Nell’Ironìa, 


Nella  Metoni- 
mia. 


Nell’  Ancono- 
ma/ia. 


Ju  molti  nomi. 


Nel  la  circuizio- 
ne . 


E fo»  l'Allegoria  : qual’  è , ' 

Tu  mi  comandi  , eh’  io  l’ignudo  fpogli . E 
Mira , tu  fembri  una  gentil  pittura  . 

Dal  tuo  parlar  comprendo  > che  leggiadra 
Sarà  la  pelle  mia  , che  con  pennelli 
D'olmo  Zcull  I ed  Apelle  pingeranno  . 

E col  parlare  ofeuro  , che  Grecamente  Enigma  fi  chiama  : quafé  » 
Ecco  bee  l’arco , pioverà  , credo  , oggi . E 
Guardati  dalle  corna  . 

Perchè  ì Perchè  due  buoi  porto  in  borfa . 

Perciocché  il  prexi^o  d’un  par  di  buoi  venduti  portava  , E co'  proverbj: 
quat  è. 

Nel  giunco  cerchi  il  nodo  . 

£ veggendo  il  fervo  , che  ’l  ruffiano  ninna  cura  avea  delle  parole  ingiu- 
riofe , che  gli  eran  dette , dijfe  , , 

D’ingiurie  empiamo  il  doglio  pertugiato . 

E con  l' Ironia  , o dijfimulatamente  , ed  occultamente  fchernenio  : quali 
quel  detto  di  [opra  , 

Orsh  mio  Achille  fa  , com'  io  ti  prego  . 

O pure  apertamente  : qual  è , 

Dio  ti  falvi  Talete  . 

£ con  la  Metonimia  , ponendo  luna  voce  per  laltra  : qual  i , 

Senza  Cerere  , e Bacco  è Vener  fredda . £ 

Mia  anima  , mia  vita  y 
Mio  diletto  i mio  bene  . 

£ dicendo  il  fervo , che  al  ruffiano  fi  battere  la  bocca  con  largente  , ri- 
fponde  quegli , 

Agevolmente  i colpi  argentei  porto  . 

£ con  lAntonomafia,  per  la  quale  , tacendo  il  propio  nome , con  altro  il 
fignificato  di  lui  dinotiamo  : qual  é , 

Or  Kompidenti  y a Dio . A Dio  > Copritura. 

Perchè  luna  minacciato  avea  , che'  denti  gli  romperebbe  ; e l altro  di- 
mandato y chi  egli  fuffe  , avea  rifpofto  , eh'  egli  era  copritura  del  corpo 
del  Cavaliere . Nè  una  volta  molti  nomi  ad  uno  fi  dicono  : qual  è , 

Loto  ruiEanefeo , letame  pubblico  , 

Lafeivia  difonefVa , uom  lenza  legge  y 
Del  popol  macchia , arpia  di  danari , 

Di  fanciulle , e di  giovani  ruina  . 

£ con  la  Circuizione  : qual  è , 

Ove 


« 


Digitìzed  by  Googh 


LIBRO  SECONDO.  ijp 

Ove  ne  vai  tu  > che  nel  corno  inchiufo 
Porti  Vulcano  ? 

Portava  egli  la  luce  nella  lanterna  . E con  Iperbole  y ora  accrefcendo  : 
qual' è y 

Sì  fono  brutte  y 

Che  Vcncr  caccerien  del  proplo  tempio  E 
Ben  fi  pub  dire  a me  f quanto  allo  fciucco 
S’è  detto , fafTo  y legno  y afino  , piombo  . 

A lui  non  già  > che  con  la  fua  fciocchezza 
Avanza  tutte  quelle  cofe  inlìeme  • 

E con  la  Cotnpara'^jone  y 

Si  volge  pili  y che  rota  . 

Fili  dell’  umano , credo  y ha  l’avoltojo . 

Egli  è unico  a te  y 
A me  ancor  dell’  unico  pih  unico . 

E con  la  Metafora  , 

Lungi  da  me  ne  vada  . 

Perch’  egli  è figlio  di  Vulcano  irato  ; 

Scalda  il  vicino  y ed  arde  , quanto  tocca. 

Ed  or  diminuendo  : qual’  é y 

Un  luogo  folo  in  menfa  per  te  veggio  , 

Se  puoi  (Irctto  federe  . 

Eziandio  tra  chiodi  un  picciol  luogo , 

Quanto  vorrebbe  un  cagnolin  , mi  baila  E 
Quando  ne  va  a dormir  y fafua  la  gola . 

Perchè  ì Perchè  , dormendo  , egli  non  perda 
Un  pocolin  del  fiato  . 

O chiude  ancor  la  bocca  , eh’  è di  fotto  » 

Perchè  non  perda  un  pocolin  del  fiato . 

’J^eJle  Jono  le  maniere  del  motteggiare  , che’  degnìffmi  fcrittori  e'infe- 
gnano  aver  luogo  nelle  parole  , Ano.  Or  dimojlrateci  C altra  parte  de’ 
motti  , che  confi/lcr  nelle  cofe  dicefle . Min.  j^efia  parte  è pià  grande, 
ed  ha  maggior  materia  da  ridere  ; conciò  fta  che  dirivi  da  tutti  li  luoghi 
degli  argomenti  , e tutte  le  forme  del  fentimento  riceva  : perciocché  di- 
manda , dubita , rifponde  , afferma  , niega  , rifiuta  , concede  , riprende  , 
ammonifee  , finge , diffmula  , alleggerifce  , beffa  , fchernifce  , minaccia, 
defidera,  beflemmia , fi  meraviglia  , alfine  dimojlra  affetto  d’animo , chi 
motteggia  . Narra  dunque  talvolta  coflui  y e narrando  nota,  e reca  in- 
nantt  agli  occhi  le  cofe  verifimtli-,  e quelle, che  hanno  del  brutto  talmen- 

S z ^ 


Nella  Ipeibole, 
accrclcemio  Ui 
(le  manici  e. 


1 Maniera . 


1 Con  la  Com* 
paiiiione . 


•J  Con  la  Mecaà 
k>i  a . 


Iperbole,  (limi, 
iiueiido . 


De’Mott),chej 
coiilìiiono  nelle 
cofe. 


Digitiztìd  by  Google 


140  della’  POETICA  TOSCANA 

te  I che  V volto  di  colai , di  cui  fi  parla  , e *l  ragionare  , e 'I  cofiumé  fi 
vede  fpreffo  ; e l'Vditore  flima  , tutto  ciò  farfi  allora  in  fua  prtfeni^a  : 9 
che  fian  vere  le  cofe  narrate  > tra  le  quali  nondimeno  comanda  Cicero- 
ne , che  alquante  menxfignette  fi  fpargano  ; 0 finte , come  il  Comico  ha 
in  cofiume.  Onde  motteggevole  narrazione  farà  alcuna  novelletta,  quaN 
quella  , che  dal  Plautino  Crifalo  dell'  oro  appo  non  io  qual  T eotimo  in 
JSfefo  depofto  fi  finge  ; e quando  fi  narra  alcun  fogno  , alcuno  agurio , al- 
cuno apologo  , ( Apologi  chiamano  le  favole  di  Èfopo  ) alcuna  vendita  » 
alcuna  obbligazione  , alcuna  lettera  , alcuna  fioria  , alcun  difcorfo  . Di 
che  troverete  efemplo  nelle  Commedie  di  Plauto  . In  fonema  ogni  fefievo- 
le  narrazione  , ogn'  imitazione , ogni  beffa  , ogni  giuoco  , e tutta  quelUt 
continua  fefievolezZfi  del  dire  , nella  quale  i cofiumi , e gli  atti^  degli  uo- 
mini fi  deferivano  , nelle  cofe  confifie  . Ma  tra'  luoghi , onde  vengono  l 
la  SimilicuditM  brevi , ed  aguti  motti , che  nafeon  dalle  cofe , è la  Similitudine:  qual'è. 
La  meretrice  è fìmilc  alla  terra  , 

Che  fenza  molti  non  fi  puh  tenere . 

La  meretrice  è fìmile  alla  fpitia  : 

Chiunque  tocca  , li  fa  male , e danno 
L’Inwujìne.  E F Immagine  ; qual' è , 

Vedelli  un  pinto  innamorato  mai  ? 

Ve ’l  decrepito  vecchio  rimbambito  , 

Che  par  figura  pinta  nel  parete  . 

LaComparaiio.  E la  Comparazione  , la  qual  fifa  in  molte  maniere  : quat  è j 
Di  che  31  tu  vergogna  J 
Di  te , che  innamorato 
Ti  truovo  voto  , come  noce  fi  acida  . E 
Non  fe  collui  di  fenape  vivelfe , 

SI  trifto  elTer  porrebbe  . E 
O Lido  , tu  fel  barbaro  ; 

Io  ti  Aimava  favio 

Via  pili , che  Salomone  ; ed  or  fei  pazzo 
Piiidi  qualunque  barbaro  ignorante  . 

L'ETemploi  E 1‘ Efemplo;  qual' è quel  detto  delta  meretrice,  la  quale  perfuadea  kt  fuo 

innamorato  , che  novellamente  tolto  avea  moglie  , che  non  fujfe  d’una 
fola  donna  contento  , 

Penfa  del  topo  piccolin , quant’  egli 
E'  favio  animaletto , 
eh’  ad  un  fol  ietto  gik  non  fida  mai 
La  vita  Tua  : ma  coaie  fuEe  all’  uno 

' Poflo 


Di- ■ -^.ed  by  Google 


<4* 


LIBRO  SECONOO. 


Pofto  afledio  > ricorre  toflo  all'  altro  . 

y l'argomento  dal  Simile  : qual'  è , L’ Argomtnto 

Credo  , che  vicn  da  lui . Perchè  nel  dire  ^ • 

Sei  così  fciocco . 

P come  dal  ftmile  y così  dal  diffimile  i motti  fi  prendonó  : quaf  iy  quando  Dal  diflimile» 
il  vecchio  marito  , cominciato  avendo  il  cuoco  contro  alla  voglia  di  lui 
innanzi  alla  moglie  a parlare  dell'  amata  meretrice  y e dicendo , che  non 
era  mala  y rifpofe  , 

Ma  ben  Tei  tu  mal'  uomo . 

p dal  Contrario  : quatè  , quando  dimandando  il  cuoco  y fe  gli  dmici  y 0 contrario» 
pur’  i nimici  convitarebbe  y e rifpondendo  il  ruffiano  > - 
Qual'  altri  y che  gli  amici  i 
Perchè  ( die’  egli  ) pifi  toflo  non  chiami  lor  nimici  y 
Ch’  amici  j Io  condirb  si  ben  la  cena  , 

Che  fc  ne  roderan  le  propie  dita  . 

Né  poche  maniere  di  motteggiare  nel  riprendere  y e nel  rifufare  trovia-  riprendere, 
mo  : quaté  , quando  il  fervo  dal  padrone  chiamato  feminator  di  [celerà-  * 
fe^e  y e m'ietitor  di  malvagità  , rifpofe  , 

O prima  non  dovei  dirmi  aratore  ì ^ 

fliprendtamo  ancora  motteggevolmente  in  queflo  modo  , 

Niun  giovane  pih  di  lui  m’è  caro  . 

Egli  è fanciullo  , fciocca  ; 


Ha  poco , che  gli  fon  caduti  i denti 
Ove  f opinione  di  quellay  e di  queflo  s’inganna  , credendo  la  puttay  ch’el- 
la farebbe  amica  del  giovane , e ’/  fervo  del  vecchio . Ammoniamo  fefle-  Nell’ Ammoni 
volmente  : quafè  , e quando  l’amante  battendo  il  fervoy  dijfe  tamicuy  ^ ' 

Non  batter’ , amor  mio  > pietra  sì  dura , 

Che  non  perdi  la  mano  . 

£ dicendo  la  padrona  alla  ferva  , 

11  mal , eh’  Iddio  ti  dia . 

Jlifponde  quella  , < 

Se  padrona  fei  fa  via  , al  tuo  marito 
Il  di  piii  tuffo , ed  alla  concubina  . 

’Xifuflamo  altresì  negando  : quaf  i kt  i 

Chiunque  verri  qui  , mangeri  pugna  ' negare. 

Va , che  mangiar  ffanotte  non  mi  piace  ; 

Io  cenato  ho  pur  dianzi . 

0 convincendo  ; quaféy  quando  fi  rifponde  alla  ferv4y  che  ditevdy  la  me-  Nelcoavìoccn, 
retricefua  padrona  aver  partorito  j 


Che 


it. 


Nel  fingere  la-i 
ditela . 


Nel  diminuire 
l'alciui  vana—* 
gloria . 

Nello  feemar  ^ 
del  1- et  dono . 


Nello  ifcolpare. 


Nel  ritorcer  in 
altrui  la  colpa. 


Nell’  ifeufare. 


Varie  maniere..* 
di  Ichernire. 
Alludendo  . 


Con  la  fimilitu* 
dine  deile  voci. 


Rifehernendo. 


Mal  ridicendo. 


141  DELLA*POETIC  A TOSCANA 

Che  dì  tui  come  potè  partorire. 

Chi  pregna  non  fu  mai  ì 
0 fingendo  la  difefa  : quaC  è , 

Per  una  cena  , o per  un  deiìnare 
Affigger  fi  farebbe  in  su  la  croce  . 

Di  tal  natura  io  fono  ; 

A quallivoglia  gran  cofa  contrailo  ' 

Molto  pili  lievemente  , eh'  alla  fame . 

0 diminuendo  l'altrui  vana  gloria  : qual’  è , 

Libera  io  nacqui , 

£d  altri  ancora  , i quali  oggi  fon  fervi . 

0 ftemando  del  perdono  : qual'  è , 

Perdonami , che  ’l  vin  ne  fu  cagione  . 

Non  mi  piace  incolpar  quel , che  non  parla. 

Ovcro  ifcolpando  : qual’  è , 

I u parli  cofe  vane  . E*  mio  cofiume  ; 

Perocché  agevolmente  piu  ne  vivo . 

0 ritorcendo  in  altrui  la  colpa  : quaf  è , 

Perchè  mi  chiami  padre  ì £'  tua  la  colpa  i, 

Non  mia  ; perchè  , fc  tu  mi  chiami  figlia  , 

Io  non  li  dirò  padre  ì 
Overo  ifeufando , 

Perchè  no  ’l  chiami  a cena  ì 
Per  non  perder  qualche  cofa . 

Né  una  fola  maniera  di  febernire  usò  Plauto  : perché  leggiadro  fcherni~ 
mento  é quello  , che  ft  fa  alludendo  . 

Moli’  afpro  è ’l  viver  mio  . 

O mangi  tu  fpine  ì 

E per  la  fmiiitudine  delle  voci  divten  più  leggiadro  s quaC  é , 

Vidi  io  , fanciullo  effendo  , te  fanciullo  . 

Or  io  pih  grande  te  più  grande  veggio . 

Scherniamo  altresì  colui , che  et  fchernifee  in  quefio  modo  , 

Va , non  è verilimil , noi  vcdcfti . 

O parti , eh’  io  lìa  lippo  ì 

II  medico  di  ciò  , non  me  dimanda  . 

E diciam  mal  di  colui , che  mal  ne  dice  : quaC  è , 

Vb  fapcr , fc  ’n  mia  cafa 
Le  cofe  mie  fìen  fulve  . 

Piaccia  a Dio  , eh’  io  riporti 

Salvo 


Digitized  by  Google 


J4i 


LIBRO  SECONDO. 

Salvo  db  , che  ho  portato  . 

J5  beffiamo  con  qualche  mem^ogna  : qual'  è , 

Le  donne  , che  s'irapregnan  di  coftui , 

Partorifeon  guerrieri , 

E figli , che  vivranno  ottocent'  anni . ^ 

E febermamo  le  men^pgne  con  altre  meni^ogne:  quaC è, quando  van  tmentP 
glortandofi  il  Cavaliere  di  cofe , che  non  fnron  mai  , rlfponde  il  paraftto 
Il  tengo  a mente  , quel  dell* arme  doro  / P^rajtto, 

L elercito  del  qual  col  fiato  in. mille 
Parti  romperti  ; come  fparge  il  vento 
Le  foglie  , e ’J  vecchio  tetto  . 

Di  can  , di  capra  inrteme  tu  mi  dai . 

Che  volete  , eh’  io  faccia  ; 

Non  poffiam  tutti  già  di  mufchio,o  d’ambra, 

Lome  tu  fai , portar  foavi  odori . 

3ltri  in  racnfa  , e cibi 
oi  dilieati  mangiare. 

E cediamo  il  mal , che  ci  fi  dà  : qual’  è , 

Guarda , non  mi  toccar  ; eh’  io  non  ti  dia 
uran  mal  con  querta  mazza  . 

Io  tei  cedo  ; Ila  tuo . 

Hai  bevuto  ì s io  ho  bevuto , iddio 
Non  mi  faccia  di  ben  . Peretó  Perch* 

Ho  trangugiato . 

Molropu'i,  ch’abartanza. 

0 quando  fi  dice  alcun  detto  fentenxiofo  qual'  è 

Io  conofei  ì * 

lo  me  medefmo . 

• 

•Appena  e nella  piazza 
D’ogni  raill’  un  , che  fc  fteflb  conofea  . 

E vie- 


Con  h memo. 
fina  tinca . * 


Concedendo 
•juelche  ci  s’op-  ' 
pone . 


Cedendo 


r 


Intendendo  al- 
tramente , 


Infìngendoti  di 
pjii  intendere, 


Con  detti  leu. 
teiuiofi , 


Digitized  by  Googl 


144  DELLA  POETICA  TOSCANA 

E Tiene  qucfia  fejìivoUi^^a  dal  filare,  thè  in  molti  modi  p fa:  per- 
Uiflitriihcdo.  ciocché  dijjmula  non  pur  , thi  piglia  altnmtnte  Faltrui  parlare , o s'in- 
finge di  poco  intenderlo  ; ma  CT^iandio  chi  alno  parla  , cd  altro  intende  ; 
ftcome  fa  colui , che  luftnga  , 

Qucflu  è fapcr  ì Come  otdinato  ha  bene 
Cultore  , e ’n  ficur  luogo  egli  s’è  pollo  . . ^ 

Jiè  poco  feficTolnu  nte  quel , che  non  è ; come  fa  quel  fervo  Plautino  * 
per  ingannare  il  padrone , 

Perchè  t'indugi  • o legami . 

E quefl'  altro  falutato  dal  padrone  , e dimandato  , che  fi  faceffe  , 

Mi  Ho  qui  in  quello  modo . 

E la  Perfa  , come  fe  aveffie  fdegno,  quando  dimandata  dal  Ruffiano,  qual 
fujje  la  patria  di  lei  , rifpojè  , 

Qual  farà  , fe  non  quella  , ov’  ora  io  fono  i 
E fingi  lido  tal  volta  fcherntamo  quel , che  s' infinge  : quaVè , 

Mi  fera  me , che  per  lo  tuo  gridare 
Son  fatta  rolla  . Cosi  certo , come 
Se  nel  tuo  corpo  ad  altro  color  luogo 
Lalciato  aveflt . 

%a  ferva  , per  parer  bella,  tinto  avea  tutto  il  volto  di  rojfo  ; e 'I  ruflico 
fervo  la  ripnndca:  e V ruffiano,  quando  egli  ptrfuadendo  al  giovane,  che 
toglicffe  al  padre  i danari  per  comperarne  l'amata  fanciulla  , gli  dijfe 
quegli  fintamente  , 

Non  potrò  mica  torre  al  cauto  vecchio  ; 

E s'io  potelTi , la  pietà  mcl  veta . 

'Rifpofe , 

Abbraccia  dunque  quella  tiu  pictatc 
Nel  letto  in  vece  dell’  amata  putta . 

Con  oceulto  fo-  ^ motti , che  con  occulto  fofpetto  di  sofà  brutta  vengono 

fpectp  di  coàL,  qual' è , quando  dicendo  la  moglie , 

• Non  c cofa  , di  che  pur  ti  vergogni  i 

Rifpofe  il  manta  , 

Se  non  mi  vergogno  d'altro  ; di  te  certo 
Ho , donna  , gran  vergogna . 

f certamente  , come  ^inttltano  c'infegna,  ogni  maniera  di  fehernevol- 
viinte  motteggiare  confifte  in  torcere  il  vero  , e in  dirlo  altramente  da 
Fingendo . quel , ch'egli  è . Il  che  tutto  fi  fa  fingendo  la  nojìra  , o l'altrui  crcden%a. 

Finfe  il  parafilo  , che  creder  dovejfe  il  riifiiano  , quando  dolendofi  quegli 
di  lui , che  promefjo  gli  avea  grandi jfimo  guadagno,,  fe  con  le  Jue  putte 

ito 


Digitized  by  Coogle 


1 


LIBRO  secondo:  I4J 

ito  in  Sicilia  he  fu[Je  , dijje  : 

Già  t’avvifafti , diffoluta  beftia  , 

D’aver  tutta  Sicilia  a divorare . 

’E  ’/  fervo  nell'  Jfimna  fi  fìvfe  di  creder  quel  y eh'  e^li  già  non  credea,  Con  credeniili 
quando  , Calti  o fervo  dicendo  , fi*’”  • 

Neflun  le  tocca  ; o fpi  tu  forfè  pazzo  J 
Eiffofe , 

Credea  , che  fu  (Ter  tocche  . Non  vogl  io  y 
Le  porte  mie  conferve  fien  battute  , 

E Pfciidolo  dice  fntanunte  quel  , thè  non  i : quando  f dicendo  ilrtiffana 
al  giovane  innamorato  y 

Queiìo  lamento  , che  pon  hai  danari  y 
11  fa  con  la  noverca , 

Egli  dimanda , 

O fodi  mai  del  coAui  padre  moglie  ! 

Simile  a quello  è la  congettura  : qual’  è , Con  congettu; 

Credo , che  non  han  dita  nelle  mani  : « i ' 

Perchè  io  credi  J 

Perchè  portan  l’anella  negli  orecchi . 

Perciocché  i Cartaginefi  avean  in  cofltme  d'ornare  gli  orecJji  dCanella  ' 

Diconfi  ancora  motti  con  finta  fai;ien:^a  : qnaC  è y quando  » minaccian-  Con  finta 
do  Mercurio.  Zreora*  _ ^ 

11  carcherò  di  pugna 
‘Eifponde  Sofia  y 

Stanco  io  fon  certo  j eh’  or  di  nave  feendo  > j 

Ed  ho  gran  voglia  già  di  recer  l'anima . 1 

B pazientemente  fen%a  fingere  : qual'  d > 

Che  farai , quando  ti  s’appreflcranno  ? 

Parommi  todo  in  dietro . 

2-d  , dove  parca , che  la  rifpofia  effer  doveffe  d'aninio  turbato , Ed  allora 
fili  vale  y quando  feguita  quel , che  difpiace  ; qual' è y 
Vanne  in  mal’  ora. 

E tu  ne  va  in  cafa  : perchè  toffo  quivi 
Prediifima  l'avrai . 

Cioè  la  moglie  , la  qual’  era  prontijfima  a moleflare  lo  infilice  marito  I 
B con  difdigno  : qual'  è y ‘ Cou  difdcgnc; 

Piego  Dio  , che  fuggita 
Ne  fia  dal  cancdruccio  la  tua  forre  : 

Perchè  ai  tu  in  cuilume  di  fuggire  y . 

T.  Vor-i 

1 


Digitized  by  Google 


Con  faJ/à  crc- 
«ieruj  . 


Cqo  fp/pcCtO . 


Quindo  fi  dice 
altramence,  che 
non  s’afpetta. 
Fiovgcando. 


Hil^ndeaJo. 


E provocando , 
c riJ'poiideiKio, 


Soggiungendo 

ìuopinacaineace 


'Amméndandg 

fcltcvolm^ncc, 


146  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Vorrefti  tutti , che  ti  fomiglialfcro  . 

£ qtuttdo  y comandando  l'avaro  padronCy  che  la  cafa  fttffc  ben  guardata', 
e la  ferva  veccbiarellay  dieendoynon  cjfer  cofa  alcuna  in  cafa  da  guarda- 
re  , egli  rifponde  » 

Vorrefti , che  per  te  Dio  mi  faceffe 
Un’altro  Re  Filippo  , un’  altro  Dario , 

Malvagia  incantatrice  ì 

Da  ridere  ancora  è la  credemt^a  non  fìnta  , quando  falfamente  di  noi  fleffì 
crediamo  quel , che  non  è } come  oltre  al  vero  fi  {limano  t Comici  Cava- 
lieri : quaC  è , 

L’elTcr  l’uom  troppo  bello  è gran  miferia  . 

Conciò  fta  ch'egli  sì  bello  fi  tenga,  che  crede  a chi  dice , non  effer  donnai 
la  qual  di  lui  non  s'innamori . Son'  oltre  a ciò  da  ridere  i detti  fofpettoftì 
qual'i , quando  l'avaro  vecchio  > fofpettando,  non  ehiedejfe  Megadoro  la 
fua  figliuola  per  moglie , perciocché  egli  uvea  fama  d'cjfcr  ricco  , diffe. 
Sente  certo  cuftui  l’odor  dell’  oro  . 

Ma  certami  me  nel  motteggi are  nulla  più  diletta  di  quel  , che  fi  dice  aU 
tramenici  che  non  s'afpetta,  0 provocando  : qiial’è  contro  ftU'  ebria  vec- 
chiarella  , che  di  lontano  l'odor  del  vino  fentiva  , 

Convenia  piìi  tofto , che  fulFc  cagna  ; 

Perciocché  ha  sì  buon  nafo  . 

0 rifpondendo  ; qual  è , quando,  dimandando  il  giovani  innamorato  ^ 
Che  ti  par  , eh’  io  anii  2 
Rifponde  il  fervo  > 

Il  propio  danno, 

E provocando  , e rijpondcndo  : qiiaf  è 

£ fummo  quefta  donna  , eh’  abbracciate  i 
Perchè  ì Perchè  ne  piangon  gli  occhi  vollri 
Ma  quel  motto  più  morde , quando  inopinatamente  fi  foggiungc  in  luogo 
di  quel  y che  fi  nega  : qual'  è , 

Amlitrion  , fperai , eh’  ella  doveffe 
Partorirti  un  fanciul  ; ma  in  quel , eh’  io  veggiò  , 

Non  di  fanciul  ; ma  di  pazzia  è pregna  . 

Ed  ammendiamo  felievolmente  : quaf  è , 

Sputa  rovente  , fputa  ancora  piìi  ; 

Sputa  iniìn  dal  piti  fondo  de  la  gola  . 

Anco  pili  ì pili  ancora  . Qu^anto  adunque  ì 
Sputa  iniìn'  a la  morte . Ah  tanto  male  « 

Non  tua  t ma  dt  tua  moglie  . 

" " - - 2 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 

£ uftanio  la  parttgione,  motteggiando  ; qtiat  è > 

Non  fa  per  te  , eh’  io  muoja  . 

Perchè  ? Perchè  tu  non  farai  mai  buono 
Infin  , eh'  io  viva  ; e , poi  eh’  io  farò  morto  , 

Non  fia  in  quefta  Città  di  te  piggiore . 

£ diviniamo  , 

Cuoca  è quefla  padron  . Perchè  ^ Perchè 
Sa  ben  , come  fi  concian  le  fallìccie  . 

£d  argutamente  ftgmfifhtamo,  quando  lacofa  occulta  fi  manifejla:  quaPèt  Argutamente^^ 
quando , dicendo  la  meretrice  , figiuficandg , 

Morto  all’  amica  è quello  amante  ^ il  quale 
Non  fi  lafcia  , che  darle  . 

Rifponde  tl  giovane  innamorato  , 

Queflo  m’avvien  per  la  rapina  voftra  . 

.Arguta  rifpojìa,  ma  finta  , è quella,  quando,  dicendo  il  fervo  ~, 

Mala  cofa  è colici . 

Rifponde  la  puttana , la  qual  s'infinge  di  noti  conofeere  i fuoi  confervi. 

Anzi  io  fon  pazza  , che  con  voi  ragiono  . 

'Acuto  motto  è , quando  dalC altrui  parlare  fi  coglie  altro  da  quel,  ch'egli 
vuole  : qual'  è , 

Non  temer  : dammela  che  farà  ben  falvo 
Credo>  falvo  larà  , mentr’  io  l'ho  in  mano . 

Kè  men  fejievol'  è già  {'attribuire  aciafeuno  quel,  che  gli  fla  hene-.qUafè,  Attribuendo  al- 
quando,  l’un  de'  fratelli  dimandando,  che  faceffe  il  parafilo  ; rifponde, 

Quel , che  fa  il  famelico . 

f.  'I  dire  alcuna  fenteni^a  : qual’  è , Con  alcuna  fea.' 

V uoi  cangiar  la  tua  moglie  con  la  mia  ? • 

1 cngafi  ogn*  uom  la  fua  .• 

Che  ‘1  male  è bene , quando  è conofeiuto  • 

Odo , che  fcrifl'c  un  Tragico  Poeta  , 

Due  donne  clTer  piggiori , eh’  una  fola  . 

£ ’l  fingere  d’aver  pietà  : qual' è,  quando,  l'un  fervo  comandando,  che  la  Con  la  finta-» 
lingua  tacefje  , dice  [altro  , • 

Miler  quell’  uom  , che  preme  la  padrona  ; 

Perchè  , s’cgli  fa  mal , per  lui  la  lingua 
l ofio  fpergiui  a . , 

£'l  rivolger  il  parlare  da  quel,  con  cui  ragioniamo  ; qual’è  , quando  la  Con  I’Apoflr> 
ferva  della  meretrice,  invitar, do  ad  entrar  l'am  uite,  al  qual’  ella  prima  fc. 
acerbamente  avendo  rifpofto  , poiché  udì  , che  gli  reftava  ancora  cafa  , 

T X t PO’! 


*47 

Dividendo } 


DiiJiiKado  : 


Digitized  by  Google 


143  DELLA  POETICA  TOSCANA 

c podere  , cominciò  lufinghcvoìmcntc  a chiamarlo  j dijje  egli , 

Com’  a tempo , mia  cafa,  e mio  podere , 

Sovvenuto  m’avete  . 

Con  la  fintaLJ  Nè  poco  dilettano  le  fìnte  fciocchet^x,^  ; quar  è , quando  il  giovane  inna- 
Iciocchezza ..  morato  , fcioccamente  Jpargenda  il  vino  innan%j  all'  ufeio  della  rufjianaf 
per  farla  ufeire  ; e dicendo  , 

Bevete  or  su  , porte  giojofe , e liete  ; 

Bevete  , e fiate  a me  dolci , e benigne  . 

Soggiunge  il  fervo , 

Volete  olive  ancora  , o carne  , o capperi  } 

Con  la  ven_i  Che  diremo  delle  vere  fciocchcxj^e  ì Non  fono  elle  molto  da  ridere  ì quat è 
fciocchezm , la  trafeuraggine  del  Plautino  Cavaliere, il  qual  dimandato  da  Milpdippa, 
fe  voleffe  alcuna  cofa  , diffe  , 

; Ch’io  più  bello  non  lìa  di  quel , eh’  io  fono  ; 

Perchè  la  mìa  bellezza  mi  dì  noja  . 

E dicendo  il  fervo , che  tutte  le  donne , tofto  che  ’/  vedeano  , di  lui  s'iriiì 
namoravano  , nfponde , 

Non  so  , fc  tu  da  me  l’udifti  mai  : 

Nepote  fon  di  Venere  . 

Dilìdcrandff , 2)ifiderando  ancora  , materia  diamo  da  ridere  : qual’ è f 
In  Angina  io  vorrei  todo  cangiarmi 
Nella  gola  di  quella  incantatrice  , 

Ebbra , vecchia , malvagia  ; e drangolarla  . 

E fcherntamo  : quaP è,  quando  Mertutio  in  Sofìa  trasformato,  minaceianZ 
do  di  batterlo  , come  bugiardo  j e dicendo  , 
lo  fon  So/ia  , e non  tu . 

'Rifponde  , 

Faccia  Iddio  , che  tu  ili , e eh’  io  ti  batta 
Beftemmùndo . ^ beftemmie  , te  meraviglie  , e le  minaccie  inducono  a ridere 

qual'  è , quando  bcflemmia  il  Plautino  pefeatore  , 

Tutti  gl’Iddii  te  ftruggan  , eh’  a vedermi 
Con  gli  occhi  tuoi  folli  oggi  .*  e me  feiaurato  * 

* Che  cento  volte  non  guardai  dintorno  , 

Non  fufs’  io  vifto  pria , che  fuor  dell’  acqua 
Tratt’  avedì  la  rete . 

M«aviglùmdoi  ^ quando  il  parafìto  fchernendo  fì  meraviglia  , 

O Dio , quanto  importa  il  faper  molto  ! 

Mai  qui  non  vengo  , che  da  te  più  dotto 
Non  mi  diparta  poi . 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO,  Ì4P 

E quando  minaccia  il  vc  cihio  padrone  al  fervo , il  quale  y perchè  gli  era 
flato  comandato  , che  confeffa^e  il  vero  y dicendo  > 

Che  dirò  io  credete  , mi  vcrgogQi 
Di  ciò  , che  voi  penfute  i 
^gli  rifponde  y 

lo  farò  , ti  vergogni  r 
Perchè  ti  tangerò  tutto  in  rofiTore  l 
ì fono  quejìc  maniere  di  motti  , quando  altrui  motteggiami  • AltreUati^ 
tt  ancora  ne  fono  , quando  motteggiamo  noiftefft  : qual"  è > 

Vanne  in  mal’  ora. 

Giìi  vi  fono  io  ; £ 

S’io  t’amo  forte  ^ Tu  fti  grand’  errore  2 
Perchè  ì Perchè  non  ami  cofa  alcuna  y 
i^mando  un  uom*  ingrato.  £ 

A che  condotto  io  vegno  ì a furar  certo  2 
O penfi  mai  trovar  tu  cuoco  alcuno  y 
Ch'unghie  non  abbia  d’aquila , o di  nibbio  1 
Yra  quefle  due  troviamo  quelle,  che  nè  taltrui,  nè  la  nofìra  fìcjfa  perfo- 
ra pungono  ; ma  fono  pofte  nello  ’nganno  della  opinione  di  colui , con  cui 
ragioniamo  , e nello  intendere  altramente  le  parole  . Di  che  non  pochi 
efempli  fi  fono  dati  ; e potrebbonfene  dare  altri  y de'  quali  bafti  queft'unoy 
Una  pertica  lunga  aver  vorrei . 

Perchè  ? Per  batter  gli  afìnelli  in  borza 
Podi  y fe  cominciaifero  a gridare . 
f^efli  I ed  altri  modi  di  motteggiare  nella  Commèdia  trOvarebbe,thi  pii 
ftudio  vi  ponejfe  . Ma  ninno  prenda  meraviglia  , fe  i mcdeftmi  motti  ho 
pojli  talvolta  in  diverfe  maniere  di  motteggiare . Il  che  certo  in  molti 
altri  far  potuto  avrei  : concioffiacofachè  la  pii  parte  peno  tra  loro  con- 
giuntiy  e mifìi  ; e quelli  pii  muovano,  che  non  fotta  una  maniera  fi  con- 
tengono . Ano.  Poiché  de'  motti  avete  compiutamente  ragionato  , fegui- 
te  a parlare  delle  quattro  rimanenti  parti ■ delta  forma  delta  Commedia . 
Min.  Delle  parole,  e delle  fenten^e  s’è  rifervato,  che  al  propio  fuo  luogo 
fi  ragioni . Del  canto , e dell'apparecchiamento  poco  è,  che  al  Comico  ap- 
partenga di  fapere  : conciolfiacofachè  tuno  e Paltro  abbia  il  fuo  propio 
maefiro . Ma  perchè  cinque  cofe  tritavo  , per  le  quali  dall'antica  la  nuo- 
va Commedia  fi  conofee,  cioè  il  tempo, la  materia,  il  dire,  il  verfo,e  Pap- 
farecchiamento  : in  qual  tempo  l una  e P altra  fiorijfe  , e qual  materie 
trattaffe  , s'è  chiaramente  dimoflrato . Del  verfo,  e del  dire  fi  dirà  poi . 
Z>cli'apparec(biamn((i  nan  dirò  altrove  non  (he  prima  col  volto  tinto  di 


Miiiacciaiido 


Motti  ìli 
I Altrui . 

» r^oi  fieli! 


3 Ninno  l 

Ingannando  I* 
altrui  opinione. 
Intendendo  aì- 
cranieiue  le  pa^ 
rolc. 


Che  m motte 
può  ridurli  a_» 
diverfe  maaiero 


DiftwlWone  di 
quel , che  rima» 
ne  a trattare . 


Dell’  apparec^ 
chiamento , ^ 


Digitized  by  Google 


Mafcfi(ra  ; 


Calcari  ; 
Abico . 


Teatro? 


Calè  r 

.Tragiche  : 
Comiche. 
Satiriche. 

Scene  con  lì  no. 
mi . 

Piaira; 

Suolo  • 

Cortina . 

Tìtolo  propo- 
(lOt 


150  DELLA  POETICA  TOSCANA 

feccia  nel  T eatro  apparivano  i recitanti:  onde  il  Comico  Poema  di 
la  età  Trigcdia  fi  chiamava  . Poi  Gratino  trovò  le  mafihere,  nelle  qua* 
li  efprejjc  veder  fi  potcano  le  fembianxe  di  coloro  , de'  quali  e li  coflumi, 
e la  vita  fi  notavano.  Al  fine  tolta  quella  temeraria  lieenj^a  d'altrui  bia- 
filmare,  perciocché  altrui  molto  offendeva, gli  ficrittori  della  nuova  Com» 
media  trovaron  nuova  maniera  di  coprire,  e traifiormare  il  vifio  ; e tale, 
che  più  a ridere  induceffc.  E quei  calcari  ufiavano,che  Socchi  fi  diceano', 
fiicome  i Mimici  ficarpe  piane,e  quello  abito,ehc  l età,  lo  flato, la  fortuna, 
la  condixione,  il  J'cJfo,la  patria  della  finta  pcrfiona  richiedejfie;  perciocché 
altramente  vefliva  il  vecchio,  che  V giovane’,  l'uomo  libero,  che  V fervo", 
il  ricco,che  V povero',  il  mifero,  che  ’l  felice’,  il  contadino,  che  'I  gentiluo- 
mo ; il  mercatante , che  ’l  cavaliere  ; il  parafito , e 7 ruffiano,  che  colui, 
che  vita  onefta  faeeffe  ; la  madre  di  famiglia  , che  la  meretrice  ; l'uomo, 
che  la  donna  ; il  pellegrino  , che  ’l  Cittadino  ’,  il  Cartaginefe  , che  7 Ro^ 
mano . Né  tratterò  qui  del  modo,  che  tenean  gli  antichi  nel  veflire:  per» 
ciocché  convicn  , che  s'abbia  a fervare  nell'  abito  di  ciafeuna  maniera 
di  perfone  quella  forma , la  qual  ne'  tempi  noflri  fi  vede  ufarc  . Aveano 
ancora  gli  antichi  li  Teatri , ne'  quali  acconciamente  la  Scenica  Poefix 
rapprefentavano  . Nè  vi  dimoflrerò  quali , c quante  f afferò  le  parti  di 
quelli’,  poiché,  come  vedete,  oggi  non  fono  in  ufo.  Ma  nelle  fiale  de  gran- 
di palaTl^i  fi  fanno  apparecchiamenti  di  legname  in  forma  di  quella  Cit- 
tà, nella  qual  fi  finge  , che  fia  avvenuto  quel , che  alla  Commedia  diede 
materia  ; c con  le  cafe  delle  perfone  da’  recitanti  rapprcf  ntatc  in  guifa 
di  Scene,  Né  lafcerò  d' ammonirvi,  che  alle  T ragiche  perfone  convengono 
palatx*  di  colonne,  e d'alteotpte  , e d’infegne  reali  ornati  : alle  Comiche  , 
baffo,  ed  umili  cafette:  alle  Satiriche,  abitazioni  fatte  d'alberi, e di  fi  on- 
di, le  quali  abbiano  fembianza  di  fpelonche . £ nelle  Scene  fcrivcndofi  li 
nomi  degli  abitanti,  com'  era  appo  gli  antichi  in  toflume,  di  qual  fia  eia- 
faina  di  quelle  fi  conofccrcbbe . Direi  oltre  a ciò,  che  innanzi  alle  Scene 
fi  lafciaffe  una  piazzf,  quale  i Recitanti  rapprefentafjero  gli  atti,  e 
le  perfone  della  Commedia,e  7 Coro  fi  fcrmaffe;e  che  nel  fittolo  fi  flendeffe- 
ro  t.\pcti  ; e incontro  agli  occhi  de'  riguardanti  fi  ponefle  un  panno  , onde 
loro  contefo  fuffe  il  vedere  la  mutazione  degli  atti , ne'  quali  il  Poema  è 
divifio.  E lodarci,  che  nel  coppetta  di  tutti  fi  proponi  fife  il  tttolo,che  ’l  no- 
me dell' autore, e della  Favola;  c fe  fuffe  Greca,  0 Latina,  di  quello  anco- 
ra , che  prima  la  fcriffe  ; e fimilmcnte  de'  recitanti  ccntcneffe  : cioè  per 
efiemplo  in  queflo  modo:  L'Eunuco  di  T ercnzio,ch'c  Favola  Greca  di  Me- 
nandro  , e fi  rapprefenta  da  Lucio  Ambivto  Turpio  , e da  Lucio  Attilio 
Prenefitino  . E del  Comico  apparecchiamento  bafti , quanto  in^m'  a qui  fe 

n'd 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 

rt’è  detto  : perciocché,  fc  alcun  di  voi  pià  fapcrne  voleffc,  potrebbe  ricoT'» 
rere  a'  libri,  che  del  Teatro,  e de'  giuochi  Teatrali  fi  fono  fetitti . Asa. 

Rimarrebbe  a ragionar  dd  canto  . Ma  perché  fc  ne  ragionerà  , citiando  fi 
parlerà  del  Coro;vi  dimando  al prefen:c,ejuante  fono  le  parti  della  Com- 
media ì Min.  ^tattro,  le  tonali  (ìaci  lecito  nominare  con  tjuclle  voci, Pro-  Quante  fieno 
Ioga,  Proponimento,  Accrefiimcnto,e  Mutazione.  La  vcrtù  del  Prologo 
è d'apparecchiare  i riguardanti  ad  udire,e  vedere:  il  quale  appo  gli  anti-  , ’ 

chi  f accano  coloro  , che  cominciavano  a ragionare  i c P argomento  a poco  i Prologo  i 
Il  poco  dimojlrando,  aprivano  il  paffo,che  a trattare  la  Favola  conducea: 
ficome  appo  Anflofane,  e Plauto  fi  può  vedere . A quello  quei,  che  fegiii- 
rono,  un'  altro  Prologo  aggiunfero’,  e Prologo  chiamarono,  chi  quello  ufi-  Maniere  di 
do  facea:  o quegli  fuffe  un  de'  recitanti , come  co/lumò  Terengio  : o pur'  Prologo . 
altra  perfona  di  fuori  introdotta:  overo  un  di  quei,  che  nella  Favola  ban 
luogo,  come  talvolta  appo  Plauto  fi  legge.  Di  che  fono  molte  maniere.La 
prima  é quella,  nella  quale  l’argomento  della  Commedia  s'efpone . La  fe- 
conda difende  il  Poeta,  e rimorde  quei,  che  lui  mordono:  ficoine  appoTe- 
rengio  , quando  egli  rifponde  a maldicenti  , La  ter-ga  è quella  , in  cui  la 
perfona  del  Prologo  il  Poeta,  o fe  (leffa  difende  : ficome  nell'Ecira  trove- 
rete.La  quarta  rende  gragie  al  popolo,  t'ulcima  è mifla,la  quaPusà  Plau- 
to ne'  Cattivi,  fponendo  l'argomento  , e la  Favola  commendando  \eTe- 
rengio  nclP  Eavtonttmorumena  , induccnda  , chi  difenda  il  Poeta  , ed  al 
. popolo  il  faccia  amico,  e fefieffo  raccomandi . .^ue/la  maniera  appo  i Co- 
mici fu  fpeffo  in  ufo  . Né  , petebè  a vigio  fi  tenga  il  p.:rlare  al  popolo  il 
recitante,  di  che  è Plauto  riprefo  nel  Prologo,  non  fi  permette  a lui  quel, 
che  al  Coro  era  lecita  nelPantica  Commedia:  e nel  fine  della  Favola  Cal- 
liopio  T erengiano , e la  greggia  Plautina  dir  fuole , A Dio,  fate  feda  . 

Nel  Proponimento  poi  fono  i principi  della  Favola  , che  alcun  pericolo,  i Proponimen-ì 
alcun  tormento,  alcuna  no)a  contengono . L'Accrefeimento  l’aumenta,  ed  l'’^cfefcimeu- 
c pieno  di  turbamenti.  La  Mutagione  al  fine  cangia  la  fortuna  in  miglio-  to. 
re  fiato  , e riduce  tutto  a fefievole,  c lieto  fine  . Asa.  Perché  quefie  p.trti  4 Mutazione. 
fono  piic  lofio  della  Favola,  che  della  Commedia;  difidero  intendere,  fe  la  Membri  dcllaj 
partigione  da  voi  fatta  del  corpo  del  T ragico  Poema  ha  luogo  in  /e/. Min.  Comniiliacoii- 
Perebè  nò  ì Concioffiacofachè  dubitar  non  dobbiamo  , che  non  fien  parti 
della  Commedia  i Prologi,gli  £pifod),i  Cori,  e l’Vfcite.  Aso. De’ Proio-  ' ’ 

gi  non  vi  dimanderò  io,  né  degli  Epifod):  perciocché  quel  luogo  terrannoi 
nella  Commedia  , che  tener  nella  T ragedia  dimofirata  ci  avete  . Nè  del 
Coro  vi  dimandarci, fe  della  nuova  Commedia  folamente  fujfc  il  nofiro  ra- 
gionamento . Ma  perch’  i parte  dell'antica  , della  quale  ancora  qui  fi  ra- 
giona  j non  w rmrefccc  di  diretne  quel , che  giudicate  dpverfcne  fapere  , 


Digitized  by  Google 


Dal  Coro  » 


Quali  perlbne-* 
del  CoiO  i 


Numero  di  Co- 
ll. 


Numero  delle 
peifonc. 

l’aiti  del  Coro. 


Entrata  di  più 
modi. 


2 Salutanc'o  • 


^ Confortando. 


MoRrando  efler 
eiuncQ . 


'15X  DELLA  POETICA  TOSCANA 

MiN.rYoH  piglierò  a dimo/lrarvi  l’origine  del  Coro;  c come, di  quello  fce'~ 
riandò,  accrebbero  il  numero  de’  rccilanti;  e in  atti  cinque  la  Commedia 
prolungarono  : conciojfiacofachè  affai  detto  n'abbiamo  nel  ragionamentoi 
della  T ragica  Pocfia  . Ma  non  tacerò,  ch'egli  fi  fa  ora  di  Contadini  ; fi- 
come  nel  Fiuto  , e nella  Pace  : ora  di  Cittadini  ; ficome  ne'  Cavalieri  : 
e l'uno,  e l'altro  d'uomini . Ma  di  femmine  antora  fatto  il  troverete  ; fi- 
cerne  nelle  Predicanti,  le  quali  in  abito  mafihile  predicano,  e fanno  par- 
lamento', e nelle  Cereali.  Talvolta  di  cofc,cbc  non  hanno  voce,nè  anima: 
quali  fono  le  Nuvole  , che  Artflofane  introduce  a parlare  . Talvolta  di 
mutoli  ammali , ma  non  fenica  voce  : quali  fono  g li  ZJccelli , e le  Rane  . 
T alvolta  di  uomini  in  animaltì  che  voce  non  hanno,  trasfigurati  ; quali 
fono  le  Vefpe.  E,  benché  un  fole  Coro  comunemente  s'introduca,  pure  ta- 
lora in  una  Commedia  , non  che  due  ne  troverete  introdotti',  ficome  l'un 
delle  Rane,  e l' altro  degl Iniifiati,  de'  quali  tacendo  quello,  entra  quefloz 
ma  tre  ancora  ; ficome  nella  Lififlrate  il  pruno  di  femmme,il  fecondo  e ’l 
ter%p  d’uomini,  de' quali  fono  gli  uni  Ateniefi,  e gli  altri  Spartani.  Ano. 
za  quanti  era  il  Coro  della  Commedia  i Min.  Di  ventiquattro  : ed  en- 
trava non  altramente  ordinato,  che  ’l  Coro  della  T ragedia.  A no.  ^an- 
te fono  le  parti  di  quello  ì Min,  Molte:  perciocché  fi  dice,  ch'egli  entra, 
fi  ferma , al  popolo  fi  volge  e trafeorre  , propone  cantando  , tramezza  , 
foggtunge  , fi  diparte  . Ano.  Dichiaratemi , che  fìgnifichtno  quefìe  voci: 
perciocché  io  non  intendo  ciò  , che  per  loro  volete  figmficare . Min.  Do- 
po il  Prologo  entra  toflo  in  Teatro  il  Coro  divifo  in  quatiro  ordini , di 
fei  in  fcr,  o pur  in  ordini  fei  di  quattro  in  quattro:  dalla  finifira,fe  vie-, 
ne  dalla  Città',  dalla  defira,fe  dal  Contado  : e col  volto  ver\o  i ridtan-* 
ti  ; cd  entrando  o faluta  , ficome  nelle  Nuvole , 

Iddio  ti  guardi , vecchio  Itudiofo 

Delle  parole , eh’  alle  Mufe  piacciono  . 

0 conforta  fe  fteffo , ficome  nelle  p'efpc , ..  e • • , 

Vanne  avanti , procedi  arduamente  i • • 

Perchè  t’indugi  > Coroia  i - i. 

E ne'  Cavalieri , 

Batti  or  , batti  il  malvagio  , che  le  fchiere 
De’  Cavalier  perturba  . .■*- 

0 ficco  tutti  gli  altri  a quel,  che  giove  : ficome  nella  Pacp  , 

Or  su  qui  tofto  , qui  venite  tutti , 

Per  la  toirun  lalute  ardici , e prcfti . 


0 fi  tnoflra  effér  giunto  : ficome  negli  Vccelji  f 

Popopopo  f popopi . 


Ov’è 


I 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  fjl 

Ov'è  quel , che  mi  chiama  ? 

Talvolta  tra  il  Prologo  , e l'entrata  del  Coro  s'interpone  alcun  canto  di  Cantjndcprj, 
lui  prima,  che  fuori  apparifea:  ficome  nelle  Nuvole,  nelle  quali  egli  s'ode 
dentro  feto  parlare  prima  , che  fi  veda  , in  quefto  modo  , 

Nuvole  in  tutto  vaghe  , 

Levianci  in  alto  nell’  altrui  cofpetto  T 
Jl  che  chiamano  i Greci  Faragorema  , cotne  fé  dir  voleffero  Conforto  ; 
e nelle  Rane, 

Brecececcx  coax , 

Brececccex  coax  coax  > 

O de  laghi , o de’  fiumi 
Prole  , cantiamo  infieme  . 

Con  le  quali  parole  dentro  il  Coro  delle  rane  , non  effondo  ancori  venuto 

in  Teatro  ,fe  fìeffo  conforta  a cantare  . Dappoi  ch'entrata  farà,  tenendo  * Ffrmeiiaj 

gli  occhi  verfo  i recitanti,  fi  ferma , e canta  ; ficome  fi  vede  nelle  Fefpe  , 

Stando  , o compagni , qui  fermi  cantiamo  . 

Nel  fine  dì  cìafcuno  atto  , quando  i rciitatori  fi  partono  , egli  fi  volge  a'  3 Tra/corr/mc'» 
riguardanti . Chiamafi  quefta  parte  da  Greci  Parabafis  ; da  nofiri  dir  fi  ch^  P^rabafi, 
potrebbe  T rafeorrimento;  o perché  il  limo,  nel  qual’  egli  flava,  o per-  ' ' 

chè  il  termine  della  propofla  materia  trapajfa  . Ed  è queflo  un  difeorfo , 
e un  ragionamento  , ihe  fifa  col  popolo , trovato  da' Poeti,  acciocché,  non  Perché  trovoffii 
potendo  effi  quel , i he  vorrebbero , con  lui  parlare , il  facciano  in  quello 
dire  per  altrui.  Il  thè  è lecito  al  Comico,  che  notando  i vi'^j , accufando, 
e pungendo  altrui,  fi  fludia  di  quel,  che  di  riprenfione  è degno,  ammenda- 
re. E benché  al  T ragico  non  fi  conceda,  nondimeno  Euripide  nella  Danae 
induce  il  Coro  a parlare  in  fuo  favore . E Sofocle  fimilmente  nelt  Ippo- 
ne  , In  queflo  trafcorrimcnto  il  Coro  ballava  d'un  certo  modo , che  , alC  Modo  del  Bali» 
una  ed  all  altra  parte  del  T eatro  guardando  , intorno  girava  , quando 
egli  era  perfetto  . Era  egli  perfetto  , e intero  , quando  avea  fette  parti  ; Parabafi  ìnten 
la  prima  delle  quali  è in  guifa  di  particella  da  tutto  il  difeorfo  divifa  , o parej.  , 

pià  toflo  una  Prefavoncella  di  lui  , nella  quale  ora  conforta  il  Coro  o fé  MVeSut’el- 
JteJfo  : ficome  negli  ylcarnici , Ja . 

Spcdiaiici  or  su  , cantiamo  gli  anapcfti . 

0 pur'  altrui  : finome  nelle  Nuvole  , 

Or  va  di  quella  tua  vertute  allegro  . 

O vero  altrui , efeflcjfo  : ficome  nella  Pace, 

Vanne  or  tu  lieto  ; c noi  chiaro  mollriamo 
A'  riguardanti  quel  , ch’abbura  nel  cuore  . 

Ora  ammonifce  : ficome  nelle  ycfpe , 

V Ma 


Digitized  by  Google 


a DiTcor/ò . 


3 Affogamento 

V 

Qujttfo  corri- 
fi'oiidcnti , 

* Volta , 

'i  Parlamento. 

3 Rivolta.' 


154  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ma  voi , che  già  a migliaia  , 

Siete  qui  radunati  per  mirare, 

Intentamente  udite  il  buon  dir  nofiro  ; 

E vedete  , che  ’n  vano 

In  terra  non  ne  caggia  una  parola  . 

Oltre  a ciò  negli  Uccelli  i' allegra  fccoflejfo,  e coll’  itfignuoloi  che  a quel- 
la  fchiera  ne  venia  , Era  quefla  particella  brexiiffìma  , e faceafi  d'anape- 
/ìici,e  d'altre  maniere  di  ver/i.  J^^ali  verfi  effer  poffano  appo  noi  in  vece 
degli  anapejlicifdi  [opra  s'è  detto.  La  feconda  parte  è il  Difeorfo,  che  col 
nome  generale  di  tutto  Trafeorrimento  ancora  fi  chiama  ; perciocché  le 
più  volte  fi  fa  d'anapcfìici  di  otto  piedi, ancorché  talvolta  fi  faccia  di  tro- 
caici: pur  quando  il  Poeta  é in  quella  parte,confeffa  apertamente,  ch'egli 
dice  anapefli  ; e in  lei  dimora  con  molti  verfi . Nella  quale  il  Coro , dalla 
propofta  materia  partendoft,  commenda  il  Poeta,  il  difende  , rifponde  per 
lui  a coloro  , che  l'accufano  , il  dimofìra  degno  d'onore  ; c talvolta,  della 
perfona  veftendofi , li  riguardanti  riprende  r ficome  nelle  Nuvole  , quan- 
do Anfiofane  fi  lamenta  d'e/fere  flato  a torto  vinto . //u  innang^i  con  po- 
che parole  s'aequifla  gli  animi  degli  Uditori,  A quefla  parte  per  farla  piti 
lunga  aggiunge  alquanti  verfi  Arifiofanc  , e JÌ  pochi  , che  ad  un  fiato  fi 
poffano  profferire  , Onde  da'  Greci  è detta  di  nome  , che  a noi  figniflca- 
, rtbbe  Aflfogainenro  : perciocché  fi  dice  Jenga  iittermiffione  di  voce  , e 
fengjt  pofa  , e tanto  in  fretta,  che  chi  gli  pronuncia  , par  , che  t'affoghi. 
Ed  cran  qiicfli  verfi  anapefli  di  quattro  piedi,  tra'  quali  rade  volte  era  un 
fola  di  due, che  fi  chiamava  palio  anapcllico.E  quelle  tre  parti  del  T ra- 
feorrimento  fono  femplici , e per  fe  fi  nga  rifpondimcnto  alcuno  d altret- 
tanti verfi,  Ma  le  quattro,che  feguitaiio,fi  rifpondono  tra  loro  con  altret- 
tanti verfi  della  medefima  mifurap  iioé,  la  terga  con  la  prima,  c la  quar- 
ta con  la  feconda.  La  prima  chiamafi  da  noi  V ohi, per  fcrvare  il  fignifi- 
cato  della  voce  Grecala  terga  Rivoltat/u  feconda  Parlamcnto.7.1  quar- 
ta Riparlamemo.  Nella  f'olta,  cangiando  verfo  il  Coro,  torna  là,ionde 
s'cva  partito  : perciocché  fpeffe  volte  invoca  gl' Iddìi , ficome  nelle  Nuvo- 
le e talora  fi  volge  a commendare  fe  fleffo  , ficome  nelle  f'cfpe  . £ que- 
fìo  canto  rade  volte  é più  di  venti  verfi  , e mcn  di  dodici  ; né  certo  d'un 
modo  folo  : perciocché  fi  compone  in  guifa  di  Cangaac  . Nel  Parlamenta 
fi  volge  a'  riguardanti , 1 quali  riprende  , t morde  ; ed  ora  acciifandogli, 
ora  ammonendogli , il  profittevole , e l'oncflo  loro  infegna  . Faceafi  que- 
fìo  canto  di  ‘T rocaici  ^ t talora  <C Anapeftici  di  otto  piedi  , il  numero  de 
quali  non  era  più  di  venti  , né  mcn  di  diece  . Da  noflri  facciaft  di  verfi 
interi . Nella  flivqlu , (he  «tn  altrettanti  verfi  d'un  modo  fleffo,  e d'ima 
' • - • - - mede- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 


*55 


mtJtfinu  mìfiira  alla  Volta  rifponde  , riprende  a dire  di  tjHcl , che  nella 
p'olta  parlato  avea  j e rade  volte  feguita  a ragionare  della  materia , del- 
la quale  nel  parlamento  avea  ragionato  ; ficome  negli  /harnici , e nelle 
Vefpe  veder  potrete  . H Riparlamento  ultimamente  del  tutto  é fimile  al  4 Riyarlameu- 
Parlamento  , Ano.  Adunque  il  T rafeorrimento  j quando  à perfetto  , e 
intero  , ha  fette  parti  : quando  fard  imperfetto  , quante  ne  avrà  } Min.  Parabafi /mpef. 
Or'  una  , or  due  > or  piu  : perciocché  nelle  Nuvole , finito  l'atto  ter:^  , ietta  . 
non  troverete  altro  , che  parlamento  . E come  che  negli  Vccclli  intero, 
e perfetto  il  primo  fia  ; nondimeno  il  fecondo  ha  folamente  le  quattro 
parti , che  tra  loro  con  certa  proporgione  fi  rifpondono  , cioè  , la  Volta, 
il  Parlamento  , la  Rivolta  , e 7 Riparlamento  ; f 7 tergo  , e 7 quarto 
non  più  di  quelle  due , che  Volta  , e Rivolta  chiamiamo  . E negli  Acar- 
nici  nel  fine  dell'  atto  quarto  non  n'ha  pià  di  tre  , cioè  , la  Volta  , c la 
Rivolta  , con  una  compoftgtonccUa  di  pochi  verfi  innangi  a loro  , E , do- 
ve niente  altro  gli  mancajfc  , che  quel  poco  , che  fa  pià  lungo  il  dimor- 
fo , ( il  CUI  Greco  nome  d ito  abbiamo  , che  vai  tanto  , quanto  fe  Aifo- 
gamentoy?  dictffe  ) pur  farebbe  perfetto  ; ficome  nelle  Nuvole  , 

O riguardanti , a voi  parlo  alla  libera  . 

Ano.  Adunque  il  T rafeorrimento  imperfetto  appo  gli  antichi  ejfcr  potea  Canronf 
fenga  anapefli , é finga  trochei . Ma  l'altre  varie  maniere  di  cantare  co-  ^oro  di 
me  nei  Coro  fi  faccano  i Min.  La  prima , che  prepone  cantando,  c Can- 
gene  Proodtca  Grecamente  fi  chiama,  innangi  alla  Volta , ed  alla  Rivai-  Parti  ddla.j 
ta  pone  una  breve  compofigione  da  loro  differente . E , perché  quefie  no-  *^^‘'*one . 
velie  voci  s'intendano , è da  fapcre , che  come  appo  i noflri  le  parti  delle  » R/voìtà^r 
Cangoni  fi  dicono  Stanze, toii  appo  gli  antichi  Volte  fi  chiamavano.Ma 
quelle,  ch'erari  fimili  ed  eguali  alla  prima.  Rivolte  fi  diccano.  E,fe  alla  Canv-m!  diiìeJ 
Polta  fi  preponea  alcuna  feu.plicc  , e dijfimile  compofigione , la  Ctxngonc  ‘lai  liio^o. 
Prcouitay?  nominava  ; fe  tra  la  Volta,  c la  Rivolta  fi  ponea,  Mcfoili-  ‘ mXIJ/cÌ 
Ca;/è  dopo,  Hpodicaj/è  così  dopo,  come  innangi  andava  alcuna  campo-  i fc’iwaica. 
figtone  diff  'omigliante.  Periodica  fi  dùca  ; pcrctneche  veramente  Cango-  4 Periodica. 
ne,che  da  Greci  Oda  è chiumata,dir  non  fi  può,  fe  le  parti  di  lei  di  nume- 
ro, e di  modo,  e di  mifura  ne'  verfi  tra  loro  non  fi  rifpondono  . Onde , fc 
parte  alluna  diffimile  vi  fi  truova, fecondo  la  difflrcnga  del  luo90,il  qual 
toiivien,  che  fia  0 dopo,  overo  innangi , 0 pur  in  meggo , 0 dintorno  , fi 
varia  il  nome  del  canto. Simile  in  parte  alla  Cangonc  Epodica  è la  nofira, 
la  quale  ha  Commiato,  {che, benché  rifponda  atCcftrema  parte  della  Stan- 
ga , è pur  aiffèrcntc  da  lei  : percioethè  non  è d'altrettanti  verfi  ) ed  alla 
Periodica  la  Ballata  , Diche  più  diftefamentc  net  ragionamento  della 
Lirica  Poe  fia  fi  potrà  parlare , Er,^  ancora  un'  altra  maniera  di  Cango-  Para- 

VUliI  • 

. i «c 


del 

più 


Digitized  by  Coogle 


ij6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

nc  Grecamente  Parcdia  chiamata , nella  quale  il  Coro  prepone  , trame:(- 
^ ittnanxji  e dopo  fa  compoftTjoni  così  tra  loro  fomiglian- 
ti , come  diverfe  dalle  interpofte  : ficomc  fi  può  vedere  negli  Acarnici  f 
Modi  del  Co-  tntra  il  Coro  . Notaft  ancora  un'  altro  modo  di  preporre  , e di 

to  co'Ragiona-  trame%^re  > e di  foggiungere  cantando  : perciocché  tra'  ragionamenti 
ITprepóno.  Gora  . E ,fe’l  canto  di  lui  fegne  dopo  un  ragiona- 

a Tramenato,  mento  fatto  fcn%a  muta'gion  di  verfo,fc  non  dove  talora  s'apponga  qual- 
S Sossiu*«o  . breve  aggiunzione  , la  qual  cangia  mifitra,e  modo",  o quando  entrano 
i recitanti  > o quando  fi  partono  , o quando  0 cangia  la  feena , ft  chiama 
Soggiunto;  fe  va  />maw^^/,Prcpofto:  fe  tra  due  tali  ragionamenti ^ft  dice 
imerpofto,  c Tramezzato.  Z)/  che  manifefli  efempli  nelle  Greche  Com- 
Che  la  Com-  inedie  d'Ariftofane  troverete. Ano.Ora  chiaramente  m'avxjeggio,che  l'an- 
media  anticij  fica  Commedia  in  profa  fcrivcr  non  fi  potrebbe  talmente,che  la  fuagra- 
vcfc  piacevolezza  non  perdcjfeuoniiò  fta  che  quella  belliffima  va- 

rietà, che  ne'  ragionamenti  de'  Eccitatori , e ne'  canti  del  Coro  il  Comico 
ufava,nonfi  poffa  in  quella  fervore.  Laonde  fra  tante, e sì  utili  voflre  fa- 
tiche di  far  qmfla  nojlra  favella  più  leggiadra,  e più  ricca,  fìarebbe  affai 
Commedia  an-  quejt'altra  di  darci  l’efemplo  in  lei  deir  antica  Commediaiperciocché 
oca  fatta  Italia-  colui,che  le  favole  d' Aufìo fané, tradii ff e',  pochijfma  cura  ebbe  di  talmen- 
nadaU  Auewe.  tradurle,  che  s'intemUflero,  non  che  di  farle  con  quella  difiinta  varie- 
tà di  verfi  ,ihe  ciafcuna  p.:rte  dilla  Commedia  richiedeva.  .Min.  Gii  fo- 
no moli'  anni,  che  to  feci  una  di  quelle  Favole  Italiana,che  flato  farebbe 
ej'etnplo  a eoloto  , i quali  Jerizire  antica  Commedia  in  noflra  lìngua  vo- 
leflero.  Ma,  come  altre  opere  mie,  tosi  quella  perdei  nella  perdita  de'mici 
libri,  che  ne'  rotnori  di  quefla  Città  divenner  preda  dc'fqldati  là,  dove  io 
credeOf  che  flar  doz>effero  ben  guardati . Ma  chi  meglio  di  voi,  o del  Sig, 
£ernardino,the  fatte  avete  Commedie, quefla  fatica  prenderebbe) Nè  poffa 
Che  ogni  parte  <tyt>if  <ttmi,che  dibha  mancare,  chi  la  prenda.  Or  tornando  al  Coro  dico, 
della  Cantone  che,  quando  egli  prepone,  quando  rrawe^:ija,i^aa»io  joggiunge,  ora  fther- 
^ogó*rìc^jcdc*  riprende  , or’  ammonifee,  or  biafima,  or  lauda,  or  invoca , or 

' s'apparecchia  ad  udire:  in  fomma  fa  tutto  quel,  che  lofleffo  luogo  richie- 
de. £ quefle  compoflzioni,  benché  il  più  delle  volte  fempheemente,  e fen- 
Rivolta  . rifpondtmento  fi  ferivano,  pur'  hanno  talora  le  Rivolte  , ed  or  conti- 

1 (.'ontiniiata.  mute',  ficome  nell'atto  quarto  delle  Ranc,primachè  i recitanti  fi  partiffe- 
1 Interrotta . interrotte  , c difgiuntc  con  alcun  ragionamento  de’  recitatori 

tra  toro  interpoflo  ',  ficome  nell'  atto  fecondo  de'  Cavalieri  , poiché  ufei- 
Parte  di  Reci-  rono  i recitanti , Oltre  a ciò  nella  Canzone  Epodica  talora  il  recitante 
Nei'iipodica  > ficome  ndP ultimo  atto  de- 

Nclla  K^ica^/»  Vccelli:  e nella  Emina  ha  parte  in  quel,  che  va  innanzi  alla  frolla', 

ficome, 


Digirlit'd  by  Cìoogic 


LIBRO  SECONDO.  157 

' ficomc  nel  fecondo  delle  Rane . Ano.  Poiché  dichiarato  ti  avete  tutte  te 
farti  del  Coro  , quando  entra  , quando  fi  ferma , quando  a’  riguardanti  fi 
volge,  trafcorre,  prepone,  tramex^a,  raggiunge  dimoftrateci , quando  fi 
dice  , eh'  egli  fi  parte . Min.  ^ando  egU  canta  nel  fine  della  Favola , e Parti'ta  del 
nelPcfiremo  delle  cofe  rapprefentate,  allora  fi  parte:  fitome  nelle  Nuvole.  1"“,^ , 
Itene  fuori  innanzi  : perchè  noi 
Qui  ci  iìam’  oggi  affai 
Trailullati , co’  verlì  altrui  mordendo  .' 

£d  era  in  cojìume,  che  partendoli  li  recitanti,  il  Coro  dopo  feguiffe:  fico^ 
me  gli  ultimi  verfit  del  Pinta  ne  fanno  telìimonianxu  , 

Non  ci  convicn  pih  dimorar  ma  tofto 
Partirne  , e dopo  lor  girne  cantando  . 

Ma,  benché  nelPufcire  non  avejfe  il  Coro  in  cojìume  d'andarne  ballando, 

perciocché  nello  'ntrare  folca  ballare  ; nondimeno  nelle  Pefpe  ballando  fi 

parte  . Aso.  Facevanfit  mai  del  Coro  due  parti , come  nella  T ragedia  in-  Coro  diVifo 

fegnato  ci  avete  , che  talvolta  fi  faceano  ì Min.  Sì  bene  , come  veder 

potrete  nelle  Rane  là  , dove  l'una  metà  , confortando  Paltra  , canta  . E 

nelle  Fefpe,  quando,  avvicendevolmente  cantando,  fi  rifpondano.  E negli 

Scarnici , quando  l’una  parte  biafma  , e fdegna  le  parole  del  recitante', 

e l’altra  l’ode  volentieri,c  le  commenda  sì,  che  nel  Coro  par,  che  fia  con- 

tefa  . Ma  , benché  propiamente  nel  fine  d’ogni  atto  canti  il  Coro  ',  nondi-  Coro  tra  raglo^ 

meno  talvolta  tra’  ragionamenti  de’  recitatori  prima  , che  tatto  fi  fini-  di  rado 

fca  , alcun  cauto  di  lui  s’interpone  : ficomc  nelle  Rane  là  , dove  invita 

le  Miife  a guardare  la  contefa  de’  Poeti . Cantava  egli  nel  trafeorrimen- 

to  alfuon  della  piva  , 0 pur  della  cornamufa  , che  dir  vi  piaccia  . Ano, 

^ual  parte  é tVfcita  della  Commedia  ì lA\s.JJttltima,quando  i Recitan-  Dell’  Uietw.  ; 
ti  fi  partono,  ed  efeon  del  T eatro  , e dopo  loro  il  Coro  . (jfeita  ancora  fi 
chiama  la  fine  della  Commedia, nella  quale  fi  contiene  alcuno  allegro,e  fe- 
flevole  accidente  , che  la  Favola  conchiude  ; quaté  neWAndria  , quando 
elicerlo  fi  truova  effer  figlia  di  Cremete  , ed  a Pamfilo  fi  dà  per  moglie. 

Ano.  Già  , quante  fien  le  parti  dell'  antica  Commedia  , compiutamente  Rirti 
dmofìrato  ci  avete  ; or  infegnateci  , quante  n’abbia  la  nuova  . Min.  nuova  Comm*i 
Se ’n  lei  luogo  aveffe  il  Coro  , il  quale  , già  detto  abbiamo  , perché  , e ' ' 
quando  alla  Comica  Poefia  fi  tolfe  , ella  appunto  altrettante  n’avrebbe  . 

Ma  in  vece  del  Coro  finito  l’atto  , al  fuon  delta  piva  , 0 pur  della  corna-  TrattenfwirQ 
miifa  , che  dir  vogliamo  , un  fola  cantava  , sì  per  dilettare  , e sì  per 
iutericnere  i riguardanti  , finché  venifier  fuori  i recitanti , ch’entrati  fe 
n’erano  • Ma  ne’  tempi  nojiri  vi  fi  tramc:^‘gano  var)  trattenimenti  non 
pur  dt  Mufiica , ma  di  perfonc  ,e  di  cojc  tacitamente  rapprefentate  , con 

molto 


Digitized  by  Google 


Qii.niirì  Atti 
nella  Comme- 
dia . 

tonanti  Reci- 
tami . 

Quarte  voIte_/ 
cica  il  Recitan- 
te . 

Objeaicne . 


Se  fnito  l’Atto 
t t:cc(liaiio,che 
itiiino  de’  Reci- 
tùr.ti  rin.3i;£a_< 
iii.lla  Scena. 


Rifoluiloiie-j  t 

che  Cai  precetti 
fi  Itrvano  per 
io  più, non  km- 
pre , 


Oi  iniot^e  di 
AnlKiielìi , clic 
K lavoie  Clic- 
che  non  lleno 
divilc  in  Atti, 
e Scene , come 
le  Koinane . 


158  DELLA  POETICA  TOSCANA 

f»o/to  piacere  de'  riguardanti  . E ejucjlo  nel  fine  d'ogni  atto  , altro  che 
dell' ejlrcmo:  perciocché  allora  in  vece  del  Coro  appo  Plauto  una  fchiera, 
ed  appo  Tercnxjo  il  Calliopo,  0 pur  alcun  dc'recitantiylicctrz^iava  la  bri- 
gata, e da  lei  s'accommiatava . La  Commedia  ancor  avere  più  non  pud, 
nè  meno  di  cinque  atti,  né  più  di  tre  recitanti  in  riafeuno  ragionamento, 
E,  benché  talvolta  vi  s'introduca  la  quinta  perfona  , non  che  la  quarta  ; 
nondimeno  Ora:^io  comanda,  che  la  quarta  non  vi  fi  tramata  ; onde  tan- 
to meno  la  quinta  introdurvifi  dovrebbe  . AV  fi  concede  ad  alcun  de'  re- 
citateri , th'efca  più  di  cinque  volte . Ano.  Come  non  più  di  cinque  rjol- 
te  ,fe  Davo  ncll'ylndria  almeno  fer,  e Cremete  nell'  Eavtontimorununo 
etto  ne  viene  in  Scena  ì Dico  , Davo  almeno  fei  volte  : perciocché  , fc 
quegli  nel  principio  del  ter^p  atto  ufeiffe,  come  alcuni  filmano,  fette  fuen- 
ri  verrebbe . Ma  non  efee  egli  nel  cominciar  dt  quello  atto;  amti  era  con 
Smone  rtniafo  in  Scena  net  fine  del  fecondo  , nel  quale  il  vecchio  , veg~ 
gendo  apparire  le  femmine,  che  danno  principio  al  ter^o  , dijfe  , 

Or  ch  e queflo  ì e che  vuol  quello  trillo? 

Laonde  non  par  , che  fia  vero,  che  finito  l'atto  niuno  de'  recitanti  debba 
in  Siena  rimanere:  e 'I  vedrete  più  chiaro  nel  fine  del  tcro^o  deW Eavton- 
ttmorumcno,  dove  Cremete , con  Siro  parlando , pon  fine  a quelPatto  con 
qucjte  parole , 

Afpcita  , afpcita  . Perchè  Tufeio  nollro 

Ha  fatto  sì  forte  feoppio  ? 

per  le  quali  fignifica,  che  tifciva  di  fua  cafa  alcuna  perfona  : e quella  gii 
tra  Sofinta  moglie  di  lui,che  con  la  balia  venia  ragionandoci  che  è prin- 
cipio del  quarto.  Min.  1 precetti  già  dati  dagli  antichi  maefiri,  ed  or  qui 
da  me  ripetiti , io  vò,  che  s' intendano  fecondo  l'ufo  comune  j non  già  che 
fimo  Itggi  inviolabili  sì , che  fi  dibban  fimprc  fervare.  Laonde  non  pcjfo 
non  giandiìiicntc  meravigliarmi  di  vedere  alcuni  in  quefìi  nofìri  tempi  sì 
pHjuntucfi,  che  non  fi  vergognano  di  riprendere , nè  di  biafmare  gli  an- 
tichi, da’  quali  dovrebbero  imparare  : perciocché  alcuni , i quali  per  av- 
ventura fanno  poco  del  Latino,c  pocbijjimo  del  Greco, non  pur  nella  T ra- 
ncala Seneca  appaia  da'  Latini  fcrtttori  conojcintoad  Eunpidc,  ed  a So- 
focle da  tulli  principi  mila  Tragica  Fot  fia  liputati  antipongono  , ma 
lih  crarianunte  afi'crmano  , le  Favole  de'  Greci  non  efier  divife  in  atti, 
c jeene , come  quelle  de’  Romani  : come  fc  i pretini  d'Ùra-t^io  , il  quale 
ccmanda  , ibc  la  Favola  non  abbia  più  , nc  nano  di  cinque  atti , non  ri- 
•^uardafe  alle  compoji%iOìit  de'  Greti  autori  , e principi , c maefiri  citHj 
Fccluà  facilità  ; né  fi  dirig^aficro  univeifalmuitc  alta  Scenica  Poejia  nt  ' 
fe  jiijfa  confiderata,ma  partieolarminte  alla  Voefu  de' Latini.  Ano.  Jiiual 

T ra- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO. 


I5P 


Tragedia  , o Commedia  di  Greco  Poeta  in  atti  , e [cene  divi  fa  trovate  ì 
Min.  Ninna  , nella  quale  fniltr.  ft  vegga,  atto  primo,  atto  feiondofatto 
terrò,  atto  quarto,  atro  quinto,  nè  ftcna  prima, [cena  feconda, fcrna  ter- 
•la.Non  però  e da  dubitare,  che  non  fuffe  in  atti  divifa,i  quali  come  ft  co- 
no f effero,  s’c  detto  ahbondex'olmente . £’  ben  vero  , che'  Gramatici  per 
pili  thiarcxX‘t  dell’opera  nominatamente  per  ordine  la  divi  fero  in  atti-, e li 
ragionamenti  dc'recitanti  Scene  chiamarono.E, perciocché  la  voce  è Gre- 
ta,è dapenfare,  che’  Greci  la  trovarono,  e da  toro  la  pigliarono  i Latini. 
Non  era  ncuffario,  che'l Poeta  nominatamente  dinot affé,  qual  fuffe  il  fe- 
condo atto,  e qual  ciafeuno  degli  altri:  perciocché  non  a'  lettori  egli  ferì- 
vea,nia  sì  bene  a’  riguardanti ,a' quali  certo  convenia,chc  ’l  Poema  in  atti 
dìjlinto,  come  s'é  detto,  mnfìraffe  ; e,  quando  ciafeuno  di  loro  finiva,  con 
qualche  interporimento  chiaro  ft  faceffe.  Ma  fu  ben  neceffario,  che'  Gra- 
matiii,  i quali  fcrixieano  a'  lettori,  loro  pgnificaffero  con  la  fcrittura  gli 
atti  dijìinti  , Se  Teren-gio  adunque  lafciò  in  atti  divife  le  fuc  Commedie 
così,  come  al  prefente  ft  trovano,  io  non  farò  ardito  a riprenderlo.  Ma,  fc 
furono  i Gramatici  , come  io  credo,  dubito , non  abbiano  errato  nella  di- 
visone : concinjfiacofachè  io  creda  , che  Tercn-gio  nell'  Andria  , fc  finir 
Patto  fecondo  con  la  fcjla  fccna  voluto  aveffe  , non  avrebbe  fatto  , che 
Simone  in  quel  luogo  l’ufcita  delle  femmine  moftraffe,  onde  intenti  rende- 
va a guardare  , c udire  nuove  perfone,  i riguardanti  ; né  anco  ncll'Eav- 
tontimorumeno  indurrebbe  Cremete  nella  terga  feena  dell'  atto  tergo  a 
generare  negli  Zlditori  afpettagione  di  nuove  cofe,  ov'egli  quivi  a quell’ 
atto  dar  fine  voUJfe.  Angi  io  m'avvifo,  chc,fe  quel  Poeta  aveffe  in  atti 
le  fuc  Commedie  divife,  come  poi  fecero  i Gramatici , nell'  Eavtontimo- 
rumeno  con  quella  fccna  , che  al  prefente  fi  truova  cjfer  feconda  , dato 
principio  all’  atto  quarto  avrebbe  ; perciocché  Cremete,  il  qual  non  s’era 
nella  terga  fccna  dell'  atto  tergo  dal  cofpctto  de’  riguardanti  partito , in 
quella , che  fegue , fe  n'entra  con  la  moglie  in  cafa  ; ed  è da  creder  , che 
Siro  fegua  lui , per  intender  meglio  la  riconofeenga  d' Antifila , che  fuffe 
figlia  delfuo  padrone  e quella  riconofeiuta  efea  poi  fuori , e dia  princi- 
pio all’  atto  quarto  , E nelP  Andria  cominciato  Patto  tergo  avrebbe  da 
quella  feena,  alla  quale  i Gramatici  diedero  il  fecondo  luogo  : perciocché 
detto  avendo  nel  fine  della  feena  antecedente  Simone  , 

Quefti  è in  periglio  ; ed  io  navigo  in  porto , 
agevolmente  fi  può  credere,  ch'egli  con  Davo  in  difparte  fi  ritiraffe  , per 
intender  bene  , a che  riufaffe  il  parto  di  Glieerto  , il  quaP  egli  {limava, 
che  fujfc  finto.  Ano.  E'  lecito  a’  recitanti  di  talvolta  diriggqare  le  parole 
*'  riguardanti  ì conciqffiacofachè  non  fi  dubiti , che  7 Coro  fpejfe  volte 
‘ non 


R fiii*3r'on»j , 
che  le 

c )si  Je’  G ■ ec« , 
c:i  ne  Je’  Licini 
fjiiodfvife.lx'ii- 
ché  ciò  iio;ii- 
lutamciite  non 
iìj  nocaco . 


Che  lì  Poeti 
noniinti-nfiitc 
noii  il;!l'iif,ro 
1.1  Scenica  a’Ri. 
tjiiardaiiti , ma 
li  Gramatici  a* 
Lettoli . 


Diffi)!>ioiie  vi- 
*ionide’Grama. 
tici. 

Nell’Andiìa , 


Nell'  Eavtontì- 
morumeiio  . 


Di/lnnioii?_> 

dellVXiitore. 

Nell’  Eavtoiiti- 
morumeiia . 


Nell’Aiulna. 


S’è  lecito  a'Re- 
citanti  il  dìn'x- 
tare  le  parole^ 
a’Riguardanci. 


Digitized  by  Google 


ì(?o  DELLA  POETICA  TOSCANA 

vcn  ragioni  con  cffi  loro  ; «t’  volga  loro  il  parlare  , chi  fa  il  Prologo,  e la 
plautina  greggia  , e V Calliopo  Terengiavo  , Min,  A riguardanti , co- 
tne  a riguardanti , negli  cpifodj  , e nelle  [cene  in  modo  ninno  conviene, 
ebe  7 recitante  diri-ggej  il  parlare:  perciocché  a'  recitatori  è richieflo  fola- 
mente  rapprefeutare  le  perfone  , delle  (juali  fe  ninna  ragionò  mai  con 
tjiiclli , che  fanno  a riguardare  , ninna  giufla  cagione  avrà  di  con  ejft  la- 
ro parlare , Ma  non  fi  difdice  , che  talvolta  parli  con  effi  loro  cjuel , che 
recita,  come  fc  fnjfero  eglino  Cittadini  di  ejuei  medefimi  tempi , ne'  quali 
Che  ’I  Recitan-  furon  le  perfone  rapprefentate  : perciocché  le  cofe  , che  fi  rapprefentano, 
tc  i'3tla  io’  Ri-  avvengono  dentro,  e fuori,  c nelle  piaggge  , e fegretamente  , e nell'  altrui 
fo/f’cffo  ; e non  è necejfario , che  fi  rapprefentino  in  Scena  tutti  quei , che 
VI  furon  prefenti . Di  che  vi  farà  efemplo  il  T erengiano  Cherea  , il  qua- 
le iifcendo  della  cafa  di  Taide  allegro  d'aver  tolto  per  moglie  la  diletta 
amica , e dicendo  , 

O Cittadini , 

Chi  vive  oggi  di  me  pift  fortunato  ! 

De’verfi  Com^  parlare  a'  riguardanti  ; ma  non  come  a'  riguardanti  , ma  comi, 

ti , ad  uomini  della  medefima  Città,  e del  medefimo  tempo  , Ano.  Poiché  fil- 

mate , la  Commedia  non  dover/}  fcrivere  in  profa,  come  oggi  fi  cofiuma, 
per  le  ragioni  addotte  ne'  principi  di  quefio  ragionamento  ; ma  in  ver/i 
di  quelle  maniere , che  voi  trovate  avete  ; mofirateci  , come  , e quando 
Quali  verfi  dì  dobbiamo  . Min.  £'  mi  rimembra  in  su  7 cominciare  averne  affai 
Antichi . ragionalo  . Ma  per  voflro  foddisfacimcnto  retatevi  a memoria  , che  tutti 
* • li  modi  dagli  antichi  tenuti  fi  riduceano  a tre,  i nomi  de’  quali  fonojam- 

3 Tiotaici . * bici,  Anapcfiici  , e T rocaici  ; ed  or  di  fei , or  d'otto  piedi  ; ed  or  di  quat- 
Quali  verfi  a_»  volte  di  due  . E li  Prologi  fi  f accana  di  Senar  ')  , che  fona 

^al  1 arte«on-  J ambici  di  fei  piedi,  e li  ragionamenti  de'  recitanti  di  ,^mdrati , che  fo~ 
IftrHoló  o Anapefiici , ovcro  T rocaici  d'otto  piedi . T ra'  J^adrati  fi  ponean  ta- 
A’*Ragfoi«^  lora  i Dimctri , che  fono  di  quattro  piedi  ; e li  Monometri , che  fon  di 
incuti . due  , rade  volte . T ra  Senar)  ancora , benché  pochijfme  volte , pur  tro- 

Ai  TrafcorrI-  verde  interpofii  fimili  verfi  di  minor  quantità  . 1 trafeorrimenti  del  Co- 
rnano • ro , tome  che  il  più  delle  volte  fuffero  Anapefiici , pur  T rocaici  talvolta. 

fi  troveranno  . Di  Trocaici  ancora  , e d' Anapefiici  li  parlamenti  di  lui 
Oliai!  verfi  To-  fi  cotnponeano  . Molta  varietà  di  verfi  avean  le  Volte  . Ma  , benché 
fcam  rifFonda-  „ofir a favella  , ficome  s'è  detto  , pojfiamo  quefie  maniere  di  verfi 
no  agli  antichi.  . „ondimefio  in  vece  di  Senar)  , direi , che  ci  ferviffero  i verfi 

dI  oodìci  ! d'undici  fillabe  , infinché  venga  , chi  trovi  modi  filmili  agli  antichi . In 
Gli  Sdruccioli*  vece  de'  ^adrati  li  verfi  di  dodici  , nè  j'ch  farei  gli  fdruccioli . In  vece 
L,iptto,e  fette,  de'  Dimctrt  li  vcrfi  d'otto,  o di  fette  . lu  vece  de'  Manometri  li  verfi  di 

tre 


Digitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  iffi 

tre  fó  di  /[uattro , o di  cinque  > fecondo  che  fortaffe  la  materia  del  dire . Dì  cìnqtte. 

Nè  riceverti  le  con  fonante  altrove,  che  ne'  canti  del  Coro  ; e nelle  Folte  quattro. 
terrei  que'  modi, che  gid  gran  tempo  tengono  i nefiri  nelle  Canzoni»  Ano.  Qnanr<n  Rime, 
Jntefo  chiaramente  abbiamo  , che  cofa  fia  la  Commedia,  e ciafeuna  parte 
di  lei  ; e come  , e di  qual  verfo  ella  fi  feriva  : rimane  , che  altrettanto  Dell*  Satirica 
della  Satira  c’infegniate,  e diate  fine  al  ragionamento  della  Scenica  Poe-  , 

pa.  Nim.Dilta  Satira,della  quale  furono  inventori  li  Latini,  (perciocché  » Scenica . 
nell'Epica  Poefia  fi  contiene  ) agevolmente  mi  concederete , che  ’l  ragio~ 
tiare  ad  altro  luogo,  e timpo  fi  ri  fervi.  Ano.  Rifervifit  fin  , dove  egli  vi  Maniere  della 
parrà,  che  fi  convenga,  purché  fe  ne  ragioni . Min.  Della  Scenica,  della 
quale  qui  fi  richiede,che  trattiamo,non  truovo  puro  Poema, e per  fe  tutto  » Comica . 
Satirico,e  non  mifio  con  la  Comica, o con  la  Tragica  Poefia,che  darvi  per  ì Tia^'ca, 
efemplo  poteffi  ; perciocché  la  Satira  fcritta  prima  in  Greco  da  Menippo, 
e poi  da  Marco  Varrone  in  Latino  , più  tofto  Filofofica,  che  Scenica  é ri- 
putata", e , fe  pure  fu  Scenica,  e degna  di  venire  in  T eatro,  io  non  faprei 
dmoflrarvi,  come  quella  fi  feriveffe:  conciojftacofaché  V tempo  le  fia  fia- 
to ingiuriofo  tanto  , che  niuno  vefligio  lafciato  ce  n'abbia  . Ma  , s'cgli  é Della  SatinLj 
vero  , che  quelle  Commedie  , le  quali  in  quefia  Città  fi  chiamano  Farze  farjj* cava'oJe 
Cavajolc>yòno  fimili  all'  At diane,  (le  quali, dicono, che  in  vece  delle  Sa- 
tire fi  trovarono)  quefie  in  luogo  di  quelle  effer  per  avventura  ci  potreb- 
bero . Né  prender  fatica  ci  converrebbe  di  ragionarne  : perciocché  ninna 
forma  in  loro  veggiamo,cbe  in  alcun  Poema  degli  antichi  fcrittori  dipinta 
fi  ttovajfe  . Refia  dunque  , che  della  Satira,  che  fia  Comica,  o Tragica  fi  Della  Satìnu» 
ragioni . Laonde  quell'era  Satirica  Poefia , nella  quale  i Sileni , e'  Satiri  Ciomki . 
s'introduceano,  nè  pur  nel  Coro,  ma  ne'  ragionamenti  ancora  . E,  benché 
nella  Commedia  quelli  s' introduce  fero",  non  però,come  ciò  fi  faceffe,efcm- 
plo  n'abbiamo.  Ma,  perciocché  nel  Ciclope  di  Euripide  chiaramente  veg-  Della  SatiraJ 
giamo  , tome  nella  T ragedia  s'introducano  ; della  Satira  T ragica  dire-  Tragica  . 
mo  , quanto  parrà  , che  bafii  a conofeere  , come  fi  feriva  . Ano.  Vorrei 
prima,  mi  fi  dntffe,  quando  , e donde  ebbe  principio  quefia  Poefia . Min.  Origine  ddla_# 
Del  tempo  non  ho  da  potervi  dire  cofa  certa  . Ma  ,fe  crediamo  ad  Ora- 
Xio  t chi  trovata  avea  la  T ragedia  , trovò  ancora  dappoi  la  Satira , con  , c^i,none*dl 
la  7 ragica  gravità  il  giuoco  Satirico  e 7 rifa  congiungendo  , per  ritene-  Orario  . 
re  dopo  il  Jacrtficio  il  popol  ebbro,  e fcn':^a  legge.  Laonde  effondo  da  pri- 
ma Jemplice , e pura  la  T ragedia  , cominciò  a ricevere  tra  legraviffime 
perjone  lefefievoli  , per  allcttare  ad  udir  volentieri  li  riguardanti  , a 
quali  vedea,  molto  i motti  e le  dance  dilettare  , ^uel,  che  prima  recò  le 
Satire  in  T catro  , dicon  , che  fu  Fratina  Fliafio  T ragica  Poeta  , il  quale 
^td  fcnfje  7 ragedie  cinquanta,  e di  quellc,Satiricbe  trenta  due.  E'  il  vt- 

X ‘ rp,  ' 


Digijized  by  Google 


i6z  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Z ro,chc  chi  Ariflotele,come  principale  autore,  fegttitaffe  , a parer  mio  dì~ 

AiiitoccIic4_i  1 rcbbe,  che  così  la  Comica  Poefia,  come  la  T ragica  fu  da  prima  Satirica; 

al) tiM  della  p^>'tio<^<^hè  l'ima  e l'altra,  offendo  nata  ne'  facrificj  di  Bacco  , la  cui  fella 
Commedia,  e-»  con  ballo,  e canto  fi  celebrava  , e come  è da  credere,  da'  Satiri,  e da'  Si~ 
Tragedia.  ( perciocché  ne'  giuochi  a quel  Dio  confecrati  non  altri  più  di  loro  , 

i quali  cran  compagni, e minifiri  di  lui, convenia,  che  s'iniroduccfTero)  ra^ 
gionevolmente  avvifarci  poffiamo,  i principe  della  T ragedia  effer  già  Ha- 
u Satirici  , e motteggcvoli  ; acciocché  i T ragià,  onorando  quel  Dio  , il 
qual  padre  del  piacere,  e dell’  allegrcgx^  riputavano  , non  fi  moflraffcro 
tanto  fiveri  e duri,  che  nelle  piacevolijfìme  fefie  di  lui  niuna  cofa  , che  et 
ridere  induceffe,  rapprefent afferò . Nè  della  Commedia  fia,  chi  dubiti,che 
Satirica  da  prima  non  fuffe  ; conciò  fuffe  cofa  che  ‘I  fcjìeggiare,  e 'I  mot- 
teggiare a Satiri  appartenente,  come  cofa  propia  quella  fi  pigliaffe,  tffen- 
do  già  trovata,  per  gli  altrui  riprendere  con  afpri  morfi  di  parole  . 
£ m Roma  , quando  i recitatori , non  già  come  prima  i giovani  folcano, 
con  verfi  ruvidi,  e mal  compofii  motteggiando  fi  mordevano  ; ma  Satire 
fatte  con  debiti  modi,  cantando  al  fuon  della  piva,  e ballando,rapprefen- 
Accrercimenti»  tavano  . Livio  Andronico  non  guari  dappoi,  dalle  Satire  cominciando,  a 
delia  batira . compor  favole  fi  diede.  Laonde  picciole  , e brevi  effendo  allora  , perven- 
ner  poi  alla  conveniente  perfe'gione . E la  T ragedia,  a fe  togliendo  i Sa- 
tiri, e li  Sileni, e d'egni  fefìevolexx^  fpogliandofi,di  quella  gravità  fi  ve- 
Etimnlogia  del-  fit,  nella  quale  tutta  poi  jìctie  . La  Satirica  dunque  Poefia  fu  di  quel  na- 
ia iiama  . ^ àetta:  perciocché  recava  in  Teatro  Satiri  e Sileni,  i quali,  effondo  na- 

Maiiiere  di  Sa-  turalrnente  motteggevoli,e  nati  al  cianciare,e  prontiffimi  a fchernire,  fu- 
tili, e Sileni,  ron  così  nominatnperciocchè  in  feflaa:  in  ballo, e in  giuoco  feguendo  Bac- 
co,per  molte  parti  del  mondo  n'andarono.  Di  loro  parte  canuti  s'introdu- 
ceano  , parte  di  prima  barba  , parte  fcnxa  peli  in  mento  ",  ed  altri  nomi 
avtano  ,per  li  quali  agevolmente  Puno  dall'altro  fi  conofeeva  ; perché  il 
Pappo  Sileno  , che  nervolto  avea  fembianxa  di  fiera  , chi  fofs'  egli , col 
Diffinùione-»  propio  fuo  nome  il  fignifica.  Ano.  Che  cofa  è adunque  la  Satirica  Poefiaì 
della  Tragica  JVIin.  f^uefia  , della  quale  ho  detto  che  ragionerò  , cioè  , la  Tragica  Sa- 
Satira . ^ ^fla  imitazione , la  qual  deferive  una  perfetta , e intera  faccen- 

da , e di  giufia  grandezza  > f così  feflevole,  come  grave;  con  parlar  pia- 
cevole , e foave  ; e indacendo  perfone,  le  quali , effendo  parte  fchernevo- 
U e da  ridere  , parte  eroiche  e piene  di  gravità  , vengono  ad  atti  , che 
con  le  dance , e co'  motti  muovono  a ridere  , e con  alcun  fatto  mifera- 
bile  e fpaventevole  a pietà  ; ed  ha  quelle  parti , delle  quali  ciafeuna  fe- 
paratamente  ottiene  il  fuo  luogo  . Della  grandezza  e dell'  unità,  e della 
parli , nelle  quali  confific  l'effenz^ , e la  qualità  di  là  , e di  quelle  , che 


Diqitized  by  Google 


LIBRO  SECONDO.  16} 

fanno  il  corpo  del  Poema  , c dell’  altre  cofe  , che  la  T ragcdia  fegnitano, 

non  è mefiiere,  ch’io  dica  parola  : conciojfiacofachè  da'  ragionamenti,  che 

fi  fon  fatti  dilla  T rabica  Pccfia,  intender  pojftamo  ciò,  che  in  ejiu/ìa  fcr- 

•var  ci  convenga  . Ano.  ^uali  accorgimenti  mi  darete , perchè  io  cono-  Precetti  della 

fcc  tutto  tjucl , ch'c  propio  di  cfiiefla  Poefia  ì Min.  Ponete  mente  , c fiate  ^‘^S'ca  Satwa. 

ben’  accorto , che  quefla  non  pura,  ma  {come  ho  detto)  mifta  Poefia  , non 

fi  vefla  di  quella  graviti  , che  la  pura  T ragedia  richiede  ',  nè  fi  diparta 

dalla  T ragica  feverità  sì,  che  paja,  che  ne  vada  dietro  alla  Comica  fcfic- 

volc7^\a  . Ami  la  piaicvolex^a,  purché  la  degniti  della  Favola  ritenga. 

Induca  rifo,  non  parafitico,  e da  beffardo  ',  ma  dicevole,  t con  leggiadria. 

Zìilitti  con  motti,  e con  dance  ; ma  ricordifi,  ch’ella  è T ragedia,  ancor- 
chè  Satirica,  e non  Commedia . E fia  nel  motteggiare  , e nelle  cofe  da  ri- 
dere, qual’  efier  dee  ne’  giuochi , e nelle  fcfte  una  eafla,  e venerabil  ma- 
dre di  famtg^,  pudica  e modefla,  non  diffoluta  e sfacciata.  (71’Iddii,  c li  Quai; 

Semidei  , e tutte  i altre  perfone  grandi  e illufìri  , che  in  lei  s'inducono  , P<-‘<fonc 
non  dipongano  la  maefià  loro  nd  lafiino  il  parlare  , né  l'abito  a loro  T;jììc- 

conveniente  . 1 Satiri  , c li  Sileni , come  ruvidi  efilvaggi , nel  dire  pu- 
ri e fimplici  fi  conofeano  , E , come  che  di  loro  natura  fieno  fihernevoli, 
non  però  diranno  motti  dtfonefìi , c indegni  di  eaflc  e incorrotte  orecchie. 

Ano.  0 nel  ragionare  non  fi  ntoftrano  l' Eroiche  perfone  tnen  gravi  ,c  le 
Satiriche  mcn  leggiere  ì Min.  Sì  bene  ; perciocché  coloro  , con  li  quali 
cofiumiamo  , fono  cagione  , che  noi  ci  mofiriamo  in  atto  e in  parole,  non 
gjà  quaP  é il  iioflro  coflume  . E tanto  può  il  coflumar'  con  altrui  , che 
da’  ragionamenti , e dalle  faccende  viene  quafi  una  contagiane  , per  cui 
natura  e qualità  Puno  trae  dall'  altro  , Ano.  ^ali  erano  i Satirici  ve-  De’Satirici  ve» 
JliMititi  ì Min.  Divcr fi  . Altri  veflivan  pelli  di  capra  , 0 </i  rcrx/o  » • 

o d’altro  animale  , di  porpora  d’oro  fregiate  altri  picciolc  robe  di  al- 
legro colore  -,  altri  camiciotti  pelofi  , qual  già  l'età  , e la  qualità  della 
perfona  richiedeva  . A Bacco  davano  ve/ic  di  var)  colori . A Pan  pelle 
di  Cervo  ornata  di  flelle  . Ano.  Porrei , per  conofeer  meglio  , cowie  fia  Efemplo  della 
fatta  qiirfla  Poefia  , che  di  lei  mi  fi  mofiraffe  fej empio  > nel  quale  ve- 
dcr  la  poteffi  . Min.  Il  farò  volentieri  ,e  innanif  agli  occhi  vi  recherò  pide. 
il  Ciclope  di  Euripide  , che , com’  ho  detto  , della  Satirica  favola  ci  farà  Argomento  del 
lucidifitmo  fpecchio  : fiate  dunque  ad  udire  , ,^ando  Zlliffe  , da  lungo  Ciclope  di  E«- 
cjìlio  nella  patria  ritornando  , dalla  tempefia  fu  fpinto  ne’  liti  di  Cata-  ' ' 

T'ta  , c nelle  falde  di  Mongibello  , trovò  i Satiri , che  a Pohfemo  fervia- 
nv  m guardargli  le  gregge . Da  quefii  per  lo  vino  , che  loro  avea  dato  , 
egli  , come  colui , al  quale  mancava  ogni  maniera  di  cibo  , dovea  rice- 
1/ere  agnelli , e cacio  , fé  non  fuffe  Pohfemo  fopragiunto  ; la  cui  venu- 

X z ta 


\ 


Digitized  by  Google 


t(J4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ta  lo  impedì  . Cercando  il  Ciclope  la  cagione  di  ejuel  fatto  , e che  voleà 
ifuella  fchiera  di  gente  flraniera  ; Sileno  padre  de'  Satiri  gli  aeeufa  y e 
finge,  che  fìcn  carfari  e ladroni,  e falfamente  fi  lamenta  d'e fiere  fiato  da 
loro  battuto  . Difendefi  Vliffe  , e li  Satiri  fanno  teflimonianxa  in  ft^ 
•vor  di  lui . Poi  fupplicando  egli  per  fe , e per  li  fuoi  compagni  , non  /«- 
lamento  non  impetrò  ejuel,  che  chiedeva  ; ma  fu  coliretto  d'entrare  neU 
la  fpelonca  con  tutti  li  fuoi,  de'  quali  PoUfcmo  uccife  due  , e della  carne 
loro  apparecchiofii  una  crudele  , ed  inumana  cena  . Prende  feco  Vliffe 
partito  di  far  vendetta  de'  fuoi  compagni  ucci  fi , e mangiati  da  lui  e di 
liberare  fe , e li  fuoi  da  morte  ,e  li  Satiri  da  fervità  . Laonde  il  Ciclo- 
pe innebbriato  sì,  che  matto  parca  , e vinto  dal  fanno,  con  un  palo  d'oli- 
yVa  agwi^x^ato  e indurato  al  fuoco  ciiò',e  hfciando  lui  fchernito  ,e  teca- 
DifpofiiionO  *0»  fulvo  co'  fuoi  alla  nave  fe  ne  tornò  . J^efio  è Argomento  di 
del  Oclope,  quella  Favola  . Rapprefentafi  in  Teatro  quella  parte  di  ^ilia  , la  qua- 
le abitavano  i Ciclopi . Il  Coro  è de'  Satiri , Le  perfone  , che  fi  rappre* 
fentano  da'  recitanti , fono  Vliffe  , Polifemn  , Sileno  padre  de'  Satiri  . 
Prologo  , Sileno  fa  il  Prologo  , moflrando  da  qual  fortuna  in  Sicilia  , ed  a fervire 
fìa  flato  condotto  . Il  Coro  fi  finge  , che  canti , pafeendo  le  pecorelle  . Il 
che  è tutto  Epifodio,  e introducimento  di  cofe,che  fono  fuori  della  Favo- 
I Act«  t viene  co'  fuoi  compagni , ragiona  con  Sileno  ,e  fa  tEpifif- 

dio  , dichiarando,  chi  egli  fia‘,  e narrando,  che  fpinto  dal  vento  era  giun- 
to in  quella  piaggia  , e per  trovare  acqua  e cibo  dalla  nave  era  difeefo  . 
Dona  a lui  vino,  per  averne  cofe  da  mangiare  . Sopragiunge  Polifemo , 
/iccufa  loro  Sileno  , come  fe  fufiìer  carfari , e ladroni . Vliffe  difende  fe, 
e i fuoi , Dimandato  dal  Ciclope , qual  terra  fuffe  lor  patria,  e donde  efii 
colà  veniffero',  Cupo  e f altro  brevemmte  dimoflra  . Di  che  fifa  un'  altra 
Epifodio  . E ’l  medefimo  Vliffe  dopo  Paver  in  vano  fupplicato  , che  noi» 
fuflc  egli , né  alcun  de'  fuoi  compagni  uccifo , fu  con  tutti  loro  coflretto 
* Atto . d'entrare  nella  fpelonca  . E tutto  ciò  nell’atto  primo  fi  contiene  . Venett- 
do  poi  fuori  Vliffe , narra  quel , che  dentro  crudelmente  fatto  avea  Po- 
lifemo  , il  quale  uccife  due  de'  compagni  di  lui , e inumanamente  gli  fi 
mangiò  . Difeuopre  al  Coro  'la  fua  deliberazione  di  vendicare  la  morte 
• de'  fuoi , e di  cercare  la  faa  falute  , e la  libertà  de'  Satiri . E quivi  fini- 

3 Atto;  l'atto  fecondo  . Efce  poi  ebbro  il  Ciclope  , fcherza,  tutto  lieto  fi  mo- 

ftra  in  atti , e in  parole  ; meravigliafi  della  for%a  di  Bacco  ; e volendo 
egli  far  parte  del  vino  a'  fuoi  fratelli,  da  Vliffe  è ritenuto,  che  no  'I  fac- 
cia . Ritorna  a bere  , innebbriafi  nell  altrui  cofpetto  , giuoca  con  Sile- 
no , Riprendelo  , minaccialo  , che  fuo  mal  grado  infteme  con  lui  bevea 
Partagli  vedere  quelle  cofe  , e quelle  fcioccbe  parole  fpargea , che  foglio-^ 

no 


Digiiized  by  Cooglf 


LIBRO  SECONDO.'  i<5y 

H0  vedere,  e fpdrgere  grinnebbriati . f^nti  al  fine  da  profondo  fanno  Pò- 
lifemo  e Sileno  fi  mettono  a dormire  , e Vlife  a vendicarfi  del  Ciclope 
t'apparecchia  . F.  quivi  fi  dà  fine  alP  atto  ter^o  , il  quale  tutto  d feda  , 
giuoco  , e traftullo  . Nell’  atto  quarto  V>i[fe  conforta  i Satiri  , che  fieno  4 Atto  ; 
feco  a punire  la  crudeltà  di  Poli  firmo  ; e conofcendoli  pieni  di  paura  , e 
voti  di  fede,  chiama  i fuoi  compagni , che  i' aiutino  a’  cavar  Pacchia  a 
Folifiemò  . Nel  quinto  e ultimo  efce  il  Ciclope  già  fiatto  cieco  , e fienga  f Atta: 
lume;  lamenta/!,  cerca  Zlliffe  per  dargli  morte  ; fchernito  da  lui  col  finta 
nome  ( perciocché  dimandato  VIiffe , qual  fiufe  il  fino  nome  , rì/pofie , che 
fi  chiamava  Niuno)  avvedi  fi,  ch'era  ingannato . Riconofce  fi  antico  Ora» 
colo  , eh'  egli  dovta  lui  creare  . Partendofi  Vliffie  , gli  predice  la  pena , 
che  a portarne  avea  . Minaccia,  ancorché  fujfe  cieco,' d'affondare  in  mer^  Artiìfcro  del 
j'o  fonde  lui  e li  fuoi  con  un  gran  faffo  , il  quaP  egli  prefe  , e tirò  verfo  Ciclope  di  Èa- 
ioro  , acciocché  la  Favola  non  fen%a  fpavento  finifea  . In  lei  molte  co-  S^Iveitto. 
fe  da  ridere  troverete  , quando  Sileno  motteggia  VIiffe,  morde  Elena  ìdjfo . 
di  lontano  , ciancia  con  Polifemo  , odora  vagamente  il  vino , afifaggiala, 
il  tranguggia  , e col  volto  e con  le  parole  difiofit/fimo  fe  ne  moflra  quan-  • 
do  il  Ciclope  ebbra  nelP  altrui  cofpetto  ne  viene  t quando  da'  Satiri  é 
fchernito  : quando  nell'  ufeio  della  fpelonca  a tentoni  or*  alla  dejìra  , or' 
alla  finiftra  parte  fi  volge  , perché  prenda  VIiffe . Miferabil  cofa  é l’ef-  Miferibile  . 
fer  venuto  VIiffe  all’  eftremo  pericolo  della  vita  , e V vedere  i fuoi  com- 
pagni ucci  fi  , e mangiati  dal  Ciclope  . Lo  inopinato  della  Favola  é , che  i„opitiito; 
VIiffe  coftretto  da  Polifiemo  ad  entrare  nella  fpelonca  , per  effere  uccifo 
da  lui , e mangialo  , efea  fulvo  J e ’/  Ciclope  ingannato  , e fatto  cieco  , 
della  fua  crudeltà  giufia  pena  riceva  . T ulti  fi  fingono  cattivi , e trifii,  Perfone  ; 
altro  che  VIiffe  , il  qual  da'  Poeti  in  ogni  luogo  é finto  avveduto  , ed 
accorto  : perciocché  Sileno  di  fua  natura  non  pur'  é morditore,  ed  ubria- 
co, e beffardo* ; ma  ancora  bugiardo , ingannatore  ,fen%afede  ,fpergiu- 
ro  , sfacciato . Il  Ciclope  diffoluto , fenga  vergogna  , inumano  , crudele, 
delle  divine  e delle  umane  leggi  difpregiatore  ; il  quale  ninna  cofa  tenta 
fanta  , nè  giufia  , nè  degna  di  riveren:^a  , nè  da  temere  j né  di  uccider 
l'uomo  fi  vergognava , né  di  mangiar  lofi  , come  fefuffe  il  piàfoave,e'l 
pià  conveniente  cibo  del  mondo^  non  che  in  modo  niuno  temea  di  chiara- 
mente mofirarfi  difitofo  del  vino,  ed  ebbro.  Il  Coro  trifio,  lafcivo,motteg-  Coro . ^ 

gevole,  timido,  di  viP  animo  , né  ben  fidato,  né  fedele , quaP  é de'  Satiri 
il  cofiume  j ma  con  tutto  ciò  pur  difende  coloro,  che  fono  in  alcun  perico- 
lo, ed  ha  pietà  della  loro  fventura  , e biafima  la  fieref^a  di  Polifemo, 

Ora  vedete  , qual  fia  la  compofixtone  di  quefia  Poefia  , la  qual , fe  non 
fuffe  rnifia  , quanto  é di  motteggio  in  lei,  tutto  fuor  della  Favola  porrei. 

Ma 


Digitizdd  by  Google 


ì66  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Jl/fl  è ben  tenipo  , thè  fine  al  ragionamento  dilla  Sunica  Pocfia  foniamo'. 
Concliiiifioiic  di  Anc.  Jo  m'awij'o  , avervi  a bajtanga  frin  a gimralnivnte  dilla  Scenica 
quel , ch'c  trac-  ^ ^ po,  particolarmente  della  Tragiia  , c dillS Comica  , e della 

Satirica  demandato  : refia,  che  della  Melica  il  Signor  Bernardino  vi  di- 
Di/jofiiionedi  mandi  ; e del  fentimcnto,  c delle  parole  il  Signor  ferrante . Brs.  Benché 
quel, die  rella  a Jtu  molto  meglio  ejuefla  parte  al  Signor  ferrante,  come  a colui,  che  nella 
huufi’  Linea  Pocfia  tutto  dì  fa  bclhjfime  compofin^iom  con  molta  fina  laude, non- 
Seiitiniento  • dimeno  per  non  partirmi  punto  da  quel , ibc  io  ftefio  mi  piojferfi  a voler 
tarde . domandare , cd  or  voi  mi  comandate,  ubbidirò  volentieri . Fer,  foi  cer- 

tamente quella  parte  mi  par,  che  vi  prendefle,  della  quale  fiimo,  che  nin- 
no altro  J'aprebbe  meglio  dimandare  per  la  jpericn%a  di  molti  anni  , che 
nell'  cfcritTjo  , e nello  fiudio  di  lei  già  fpejo  avete  . Cominciate  adunque 
Jenr^a  indugio , poiché  tutti  noi , tome  vedete  , ci  fiamo  ad  udirvi  appa- 
recchiati . 


11  Fine  del  Secondo  Libro  della  Poetica  Tofeana. 


Digitized  by  Googic 


16-j 

DELLA 

; POETICA  TOSCANA 

I DEL 

; SIG.ANTONIO  MINTURNO 

\ terzo  ragionamento. 

► bernardino  rota  t.  -E  ’A  MlNTVRNOl 

N D.’  ebbe  origine  la  Melica  Poefìa  ì Miv.  Dal  de-  Oi  jgìne 
lo,  e dagl'iddìi  : perciocché  Iddio  creatore  del  de-  Melica  Pgefia. 
la  e della  terra,  e delle  cofe  vifibili,e  di  quelle,  che 
non  fi  veggono,avendo  gl'  Iddìi  creato  e gli  uomini, 
ed  ornatogli  di  tncravigliofi  doni;  cofa  ragionevole 
fu,  che  Pana  e P altra  generazione  di  tanti  benefc) 
da  lui  ricevuti  dichtaraffe  , quanto  gli  era  tenuta . 

E certo  a dichiarar  queflo  dcbito,non  par,  che  altro  , ... 

modo  ft  trovaffe  migliore,  fe  non  che  gli  [piriti  cclefli,  fc  riguardiamo  a'  riiigraz'ino  Id- 
movimenti  del  corpo  , col  perpetuo  e continuo  girare , che  fa  una  [empi-  • 
terna  armonia  ; fe  conftderiamo  gP  intelletti  > col  mufico  e ben  compoflo  òdi 
concento  delle  ragioni,  col  bellilflmo  e mirabil  modo  di  quelle  vocija  cui  a Concenca  J’ 
maniera  è [opra  la  noflra  inielligenxa,  né  fi  può  dimoflrare,a  Dio  lor  pa-  ^ ' 

dre  e Signore  grafie  rende/fero;  e,  di  lui  cantando,  con  fomme  lode  il  ce- 
Icbrafferoi  e con  acconcia  mifura  di  tempi,  e di  parole  intellettuali  quelle 
prighierc  faceffero,che  forza  avefferodi  muovere  la  divina  potenza,dove 
gtazie  chiedeffero  , e fupplicaffero  per  noi  : conciò  fia  che  a loro  s'ap- 
partenga l aver  cura  delle  umane  cofe  , e lo  fare  nel  corpetto  del  fommo 
Re  in  ajiito  de  mortali . E lofio  che  nacquero  gli  Domini,  ( o else  per  di-  Come  gli  Uoi 
vina  ragione  di  natura,  quanto  P origine  loro clic  dal  Cielo  aveano,  era  *Timi  ri'igra*ai- 
piàfrefea  e nuova  , tanto  meglio  vedefjero  il  migliore  ; o che  riducenda  • 

a memoria  l'altra  lor  vita  , che  fu  ceUfìe  , qual  fu  l'opinione  di  Platone, 
il  cofìume  di  coloro,  che  nel  Ciclo  abitano,  voleffero  imitare  ) flimar  pof- 
fiamo  , che  non  d'altro  modo  eiefero  d'onorar  Dio  , che  con  la  Muftea , i Malica . 
e con  la  Poefia  ne'  pubblici , e ne'  privati  facrific) , né  giuochi  agP  Iddìi  » Poefia 
eonfccrati,  nelle  preghiere , nel  render  gragie,  ne’  [acri  conviti  ,)n  tutte 
le  fefle,cantando  parole  fatto  certa  muftea  legge  di  piedi  legate  e riflrettc.  Prepofti  a cele- 
itaonde  come  ne  Cori  degl  intelletti  celefìiali  a celebr'are  la  divina  maefià  brare  Iddio  . 
creatrice  e padrona  di  tutto,  gli  antichi  Apollo  e le  Mufe  prepofero  ; così  ce* 
tra  gli  Domini  a Poeti , i quali  fonò  già  fatto  il  reggimento  delle  Mufe  , Poti  tra  gli 
e dt  Apollo,  in  guifa  d'tnterpreti  delle  divine  cofe,  iì  medefimo  uficio  at-  Uomini . 

tri- 


Digitized  by  Google 


i6S 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


Antichità  de 
Idiici , 


Vedi  ferrplici 


tribuirotio  . E pero  t antica  Poefia  tutta  era  devriddii,  nè  altro  centerte^ 
va  } che  divine  lode  , e preghiere  per  raiquiflar  la  grafia  , c impetrar 
ta)uto  loro  , e ringraziamenti  dille  cofe  felicemente  avvenute  . Lodava 
rincora,  e pregava  gli  Eroi  pefli  nel  numero  degC Iddìi,  per  l'ira  loro  ap~ 
pagare,  o per  ottener  foccorfo . Dappoi  fi  diede  a lodart  i glorio  fi  fatti,  e 
Ajollo  Ìnven-  le  chiare  vertà  degli  Vomin'  illuftri . Bir.  Àdunejuc  ( perciocché  non  fi 
loie  UcUa  ira-  dubita,  che  apollo,  il  ejuat é principe  della  Pcefìa,  non  abbia  la  Lira  tro- 
vata , acciocché  alfuono  di  lei  il  Melico  Poima  cantajje  ) par,  che  i Li- 
rici primi  di  tutti  li  Poeti  tener  poffiamo.  Min.  Sì  bene, e volentieri  con- 
finto  à Platone,  tra'  mufici  Jìrumenti,ibe  molti  fané  e diverfi,  niuno  ef- 
fir  più  antico  della  Lira’,  né  più  atto,né  più  dicevole  al  canto  delle  divi- 
ne cofe  : conciò  fia  che  con  pochtffime  corde  femplicijjimamente  e modera- 

tijfimamente  ella  rifuoni  : perciocché  molte  furon  le  maniere  del  cantare^ 

di  cantare  di-  la  prima  fu  tutta  degl'iddìi  ; la  feconda  piena  di  lamenti  ; la  terza  , che 
flint/,  j Peana  fi  chiama  , fu  il  canto  di  jdpollo  per  la  vittoria  , eh'  egli  riportò 
dtlC avere  uccifo  ilferpente , che  Pirone  fi  nominava  ; la  quarta  il  Di- 
tirambo , che  in  laude  di  Bacco  fi  cantava  ; la  quinta  fu  di  quei  canti , 
Strumento  prò-  fbe  Leggi  fi  dicevano  . Delle  quali  maniere  ciaf  cuna  avea  il  fuo  propia 
pio  di  ciaftuii  ftrumento  : perciocché  alle  cofe  le  parole  ; alle  paro!.-  i tempi , e li  piedi, 
rnodo  di  canta-  farne  i verfi  a quelle  convenienti‘,a  ver  fi  li  concenti  delle  voci, e delle 
corde,  convien,  che  t'adattino,  E fu  una  legge,  per  la,  qual  fi  provvedrà, 
Miflione  de’  ^ maniera  di  cantare  per  l'altra  ufaffe  . ^elU,  che  poi  fe- 

picdi  di  cantare  guirono  , volendo  più  lofio  piacere  agli  Zlditort , che  l'onefio  e ’l  dicevo- 
le figuire  , confufero  e mefiolarono  quei  modi , che  per  fi  etan  difiinti  : 
ficché  con  le  divine  lode  i lamentevoli  canti  tongiunfero  , e col  Peana  il 
Miflione  divari  Ditirambo.  Ed  avendo  i Mufici  trovato  il  concento  delle  pive  lon  le  cor- 
»triì.  de,  per  più  dilicatamente  cantare,  i Poeti  ancora  a far  compofizione  nii- 

fia  di  var)  verfi  cominciarono  . E riprende  Pratina  fliafio  , che  dove  i 
fonatori  della  piva  doveano  , qual'  era  il  cofiumc  antu  o , accordarfi  al 
Qual  lia  più  an-  ^oro’,  ne’tcmpi  juoi  quefto  a quelli  t'accordava  . Ma,  benché  il  eantare  al 
tieo  il  Lineo,  o fuon  delle  corde  fia  cofa  antiehijfma  , non  però  agevolmente  fi  può  con- 
I^bic**  * * **  chiudere  , qual  fia  fiato  prima  , il  Poema  , che  Lirico  fi  chiama  ; o pur 
j-m  jc  . P Eroico  : conciò  fufje  cofa  che  da  prima  l'uno  e l'altro  alla  eeterafi  can- 
tafje . Alluni  credono  , il  J ambito  effer  più  dell'Eroieo  antiio  : percioc- 
ché li  Jambi  più  Jpifo  c più  prontamente  nel  parlare  ouorrono  } tome 
fi  dalla  Matura  ijji  vcnifjtro,e  li  verfi  Eroici  dalPAite.  Ma,  fi  quel  Li- 
rico Poeta  Aumano  , il  quale  fiorì , quando  Ardii  padre  del  Be  Altatta 
in  Lidia  regnava  , ordinò  , tome  t'é  firitto  , thè  con  cfimctri  ntut 
Canzone  fi  lomponijje  ; cbt  non  confentirà  , ihe  L'Eroico  fufje  molto  in- 


ì Mè  dubitiamo  , fi  riguardo,  abbiamo  alle  cofe  • 


che  fi  trattartù 
(f"-. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZOi 

(ferciccihè  i Petti  antUhi  alla  lira  le  lodi  devf  Iddìi,  e degli  Eroi  canta-  Lin'ca  fli  primi 
ogni  ccnfoftxione  , che  con  liJathbici,o  con  gli  Eroici  verft  le  tofe 
divine  comprendeva,  Lirica  poter ft  chiamare . E,  come  prima  tal  compo-  velji””*' 
fi'i^ione  era  fcmplice,  e di  un  modo  folo‘,  così  a farfì  poi  cominciò  con  mol- 
ta varietà  di  verfi.  Nella  qual  varietà  dieci  furono  i pili  chiari,  che  prò-  Pindaro  prinef. 
piamente  Lirici  fon  detti  , c di  loro  a giudicio  di  tutti  Pindaro  il  primo . P®  i'irtcì . , 
£ in  quefia  varietà  ancora  fono  i Ditirambici , e li  Nomici , che  parti- 
colarmente Melici  fi  chiamano  . Benché  fotta  il  nome  del  Melico  cori  il  Maniere  di  Me» 
Idrico , come  il  Ditirambico,  e 'I  Nemico  fi  comprenda  ; perciocché  Me-  l“;i  • . . 

]os  , dalla  qual  voce  quefio  nome  fi  deriva  , non  é altro  , thè  Canto  il  » ijftiVambici. 
qual,  fe  alla  lira  fi  canta  , Lirico  fi  chiama  ; fe  le  lode  di  Bacco,  e */  j Nomici . 
feer  di  lui  deferive  , Ditirambico  fi  dice  , ed  al  fuon  della  piva  fi  canta- 
va  , nel  qual'  tra  il  modo  frigio  : conciò  fuffe  cofa  che  t armonia  Frigia  Quji  fia’  jj  j,;, 

?uel  vigore  aveffe , il  quale  ha  tra’  mtifici  flrumenti  la  piva  : perciocché  ri<-'o  • . 

una  e Paltra  turba  forte  P animo  , e del  fuo  fiato  il  diparte  , e defia  in 
lui  movimenti  gagliardi  { Orde  ragionevolmente  quella  Poefia  , che  di  * 

Bacco  ragiona  , quel  concento  di  Mufica  richiede  , che  a celebrare  la  fe- 
fla  di  lui  fi  conviene  . Ed  a’  Lirici , quando  vtnccano  , il  toro  in  pre-  Premio 
mio  fi  donava  ; a'  Ditirambici  il  treppiede . Che  direm  del  Nomo  , che  ^*  * 

Legge  in  nofira  favella  fi  direbbe,  dal  quale  il  Nomico  ha  il  nome  ì non  Quale  il  Nomi» 
ft  cantava  egli  alla  celerà  ì Dicefi , che  /Ipoilo  il  trovò  ; (he  volendo  co. 
dar  leggi  di  viver  bene  a quella  generazione  de’  mortali,  che  lettere  an- 
cora non  [apra  , accioctbé  pià  volentieri  le  riceveffero,  e pià  agevolmen- 
te a memoria  le  teneffero , cominciò  a comporle  in  verfi  ,e  ad  infegnarle 
cantando  alla  lira  : il  che  , fcrive  /ìrifiotele  , che  gli  Agatirfi  ne’  fuoi 
tempi  ancora  fervavano  , Laonde  avvenne  , che  tome  quelle  prime  Can-  Ftimologìa  del 
*^c«i  Leggi  fi  chiamavano  ; così  l'altre  fatte  dappoi  di  quel  modo,  quan-  Noroico.j 
tunque  altra  cofa  trattaficro  , il  medefimo  nome  ritennero  . Eran  quefie 
® Ncmi  , che  dir  vogliamo  , tra  quelle  Canzoni , cha,non  han- 
no rivolte  ; ma  , com’ jeran  varigli  atti , e li  cofiumi  delle  perfone , che 
in  quelle  fi  deferiveano  ",  così  li  verfi  ancora  fi  variavano  , e liberamen- 
te pTOiedcvano  sì , che  molto  fit  fiendeano , e faceaii  lunga  compofizione  t 
ferciocché  le  Canzoni , li  eontefii  delle  quali  convengono^,  e fono  di  un 
modo  , e fatto  certa  legge  , e rifiretta  maniera  di  comporre  , ui.a  fem- 
plict  materia  contengono  , Ma  coloro , che  le  tofe  degl'  Iddìi , e le  vertè  Quali  chiainaà 
degli  Vomini  eccellenti  al  fuon  della  lira  , o della  letera  , o di  qualun-  y^uliCiutori, 
eque  altro  mufiico  firnmento  nc’  tempi  degli  Eroi  cantavano  , ( quali  fu- 
rono appo  Omero  Femio  , e Demodoco  ; ed  appo  Virgilio  J opa  ) Cantori  Scrittori  dì 
^ chiamavano  tficome  di  Canti  , e d’inni  Scrittori  fi  diccano  quelli , che  Carni, e u’ionii 


Digitizect  by  Google 


Di  CUI  fi  canta* 
va , e come  « e 
quando,  la  Me* 
]ic3  Focfia. 
Fefte  . 

Coro , 
balio. 


Coro  ordinato 
di  Legislacoii, 

Jier  onorare  le 
efie. 

Tre  Cori  di 
Platone . 

1 Di  Fanciulli, 
a Di  Giovani. 
J Di  Vecchi. 


Altri  Cori 
Di  Donne . 

Di  Vergini . 

Di  Madri  di  6- 
miglia. 

Ebraica  Poefia. 


Mosè. 
Xlaria . 


Lirici  Toicani. 


Uficio  del  Mc' 
Lieo . 


170  DELLA  POETICA  TOSCANA 

le  feriveano  ; nel  cui  numiro  fono  Orfeo  , Omero  , ed  Eftodo  per  quelle 
opere  , che  fcriffero  degl’  Iddìi . Ma  , quaV  era  il  verfo  , col  quale  effi 
le  f accano  , tal  era  il  nome  loro  . Onde  Epici  fi  differo  quelli  , che  pur 
dianzi  ho  nominati  ; e Lirici  quelli , che  con  verfo  Melico  le  compofero, 
Bm.  ^lufla  Poefia  dunque  , della  qual'  al  prefente  trattiamo  , é tutta 
Melica  . Ma  da  cui  fi  cantava,  e come,  e quando  ; perciocché  fenxa  can^ 
to  quella  non  compariva  ? Min.  Il  Coro  di  cinquanta  giovani  in  gire 
cantava  il  Lirico  Poema  nelle  felle  de'  vincitori  ; e'I  Ditiramhico  n^ 
facrific]  di  Bacco  ; e nell'uno  , e nell'altro  tempo  acconciamente  h rilavai 
Ma  , quando  Sacco  lodava  , ballo  non  femplice,  ma  vario  e molle  facea, 
e con  molti  giri  : la  qual  maniera  di  ballare  Tirbafea  dagli  antichi  fi 
chiamava  : né  a tempi  di  guerra  ,nè  a tempi  di  pace , fecondo  che  ne  ’u- 
fegna  Platone  , parca  , che  conveniffe  . Né  tacerò  , che  coloro  , i quali 
di  leggi  le  Città  prima  adornarono  , ordinarono  ancora  , che  a ciafeuna 
delle  fefte , che  ad  onore  degP  Iddii , e degli  Eroi  fi  celebravano  , il  prO‘ 
pio  Coro  di  quclliyche  liberi  nati  fuffero  e liberamente  nuiriti,  fi  diputafi 
fe  . E Platone,  che  difje,  dagC  Iddìi  effere  flati  alle  fefte  prepofli  Apollo , 
e le  Mufe  , e Bacco  , in  quella  Città  , a cui  le  leggi  egli  dava  , tre  Cori 
ordinava’,  cioè  di  Fanciulli  alle  Mufe,  di  Giovani  ad  /dpollo,  e d'Vomini 
di  mev^gana  età  , 0 pur  di  Fecchi  a Bacco  ; Tirteo  Poeta  antichiffmo  , 
come  io  credo  , imitando  , il  quale  avendo  in  tre  età  tutta  la  vita  uma~ 
na  divi  fa  , in  ciafciina  fé  de'  Lacedemoni  un  Coro  . Di  Femmine  ancora 
era  il  Coro  , e fpecialmente  quel , che  Cerere  onorava  . Era  di  Fergini 
elette  , e di  cafli  Fanciulli,  conte  dice  Orario,  quel  Coro  , che  ne'  giuochi 
detti  Secolari  le  lode  di  ApoUo,e  di  Diana  cantava.  E non  piccola  fchie- 
ra  di  nobili  madri  di  famiglia  con  le  preghiere,  e col  canto  Giunone  cele- 
brava. Ni  fi  tace  nella  facra  Scrittura, che  Mosi  con  gli  altri  Ebrei  can- 
tando lodò  il  Signore  per  la  vittoria  , che  riportò  del  Re  Faraone,  e dell* 
Egitto  . .£  le  medcfime  lode  cantò  Maria  forella  di  Mosi  , la  qual  fegui- 
rono  tutte  l' altre  Donne  Ebree  con  timpani , e con  altri  mufiici  finimen- 
ti, lodando  , e ringraziando  Iddio  ; e le  medefime  parole  , e li  medefimi 
verfi  iterando  . E , poiché  David  ebbe  uccifo  il  Filifleo  Golia  , quando 
il  Re  Saule  vittoriofo  tornava  , gli  ufeirono  d'ogni  Città  incontra  i 
Cori  delle  Donne  co'  timpani , e con  altri  mufici  lìr amenti , in  laude  di 
quella  gloriofa  vittoria  cantando , Dopo  gli  antichi  Lirici  vennero  i no- 
ftri , i quali  a fcriver  cominciarono  Ballate  , che  come  la  fleffa  voce  fi- 
gnifica  ,fi  cantavano  ballando  : poi  fcriffero  Sonetti , e Cangoni,  che  dal 
fuono , e dal  canto  ebbero  il  nome . Br.n.  ,^aP  è t uficio  del  Melico  Poe- 
ta ì Min.  Di  cantar  talmente  in  verfi',  eh'  egli  abbia  a dilettare  , e far 

pro- 


Digitized  by  Go- 


LIBRO  TF  171 

prefitto  : ptrcienhè  la  lagpadrU  itile  farete , e la  àolcexxa  del  dire , e Come  diletti. 
la  btlla  de'vtrftft'l  riffondimento‘,  e , come  oggi  ufìamo,  laeon- 

fonanX<^  df//e  rime,  e 7 canto  , e fpecialmente  ne'  giorni  fcflcvoli,  a tuU 
U diletta,  .^anto,  i da  credere,  che  agNddii,td  agli  Vernini  illuftri  di- 
letti, quando  odono,che  le  vtrtù  loro  fon  celebrate  con  quel  canto  di  pa- 
role , del  qual  certamente  ninna  voce  effer  dee  più  dilettevole  . Taccio  , 
elìc  in  quefla  Poefia  di  amore,  e di  fefla,  e di  conviti  fi  ragiona, e di  altre 
cofe  piacevoli , che  tutte  negli  animi  degli  V ditori  deflan  mirabile  dilet- 
to . ^anto  fia  profittevole  , colui  certo  il  sa  , che  vede , quanto  di  bene  Come  glori . 
i mortali  acconciamente  lodando,  e dicevolmente  pregando  Iddio , confe- 
guano . E nel  vero  e'  mi  pare  , che  per  quefle  sì  dilettevoli  Cam^oni  ne' 
conviti  e nelle  fefle,  chi  i laudato,  s'infiamma  a far  cofe,  ond'egll  fi  deb- 
ba, e poffa  più  lodare:  e chi  ode  te  altrui  lode,fi  defia  agli  atti  della  ver- 
tù,  e fi  fludia  d' effer  tale,che  meriti  altrettanto  di  laude;  concioffiacofachè 
l’uno  e l’altro  nella  laude  riponga  il  fommo  premio  del  valore  . Laonde  Come  muova,' 
muove  ancora  il  Melico  , quando  iV omo  con  Dio  rappacifica  , 0 quando  ' • 

all’  operazione  delle  cofe  onorate  e gloriofe  il  fofpinge  ; e ’nfegna,  quan- 
do apertamente  , e foavemente  narra  ciò  , che  fi  è fatto  . E dilettando, 
e movendo  , e ’nfegnando  genera  meraviglia  . Ber.  Poiché  tal’  è l'tificio  Materia  Melica, 
del  Melico  , la  fatuità  di  lui  in  che  confifie  ì Min.  Propiamente  in  lau- 
dare , e in  pregare  . E cominciando  da’  Latini , troverete  , che  Orazio  **" 

lauda  Mercurio  , lauda  Sacco  , lauda  Cefare  jdugufio  : raltcgrafi  delle  > Ne’ Latini. 
vittorie  di  lui  : prega  Febo  , e Diana  per  lo  imperio  Romano  : prega 
per  fé  fieffo  Apollo  : prega  Venere  per  altrui  : conforta,  che  a fiippficare  Di  Oraiio . 
per  la  falute  del  popol  Romano  fi  cantino  le  lodi  degfiddii . Né  pur  lau- 
da gli  Vomini  e gl'  Iddii , ma  commenda  le  cofe  ancora  , i luoghi,  le  vil- 
le, i vini,  i fonti,  le  vtrtù,  la  liberalità,  riunocenziisd‘t  modefltaja’par^ 
fimottta  , l'ozio  , la  Poefia  : rende  grazie  ,e  dà  laude  alle  Mufe  : _ ralle- 
grafi  con  Pompeo,  e con  Vero  del  felice  ritorno  nella  patria  , Allo’ncon- 
tro  riprende  i rei:  vitupera  le  ruffianc,e  le  meretrici;  biafima  l'avarizia, 
la  lujfuria  , lo  sfrenato  appetito  : befìemmia  l’arbore , che  cadendo  poca 
manco.,  che  non  l’uccife  ; lamentafi  fpefft  volte  i abbomina  glifludf  di 
coloro , che  non  fi  ricordano  d'ejfere  mortali  1 accufa  gli  amici  s talvol- 
ta li  confala  ; ammonifee  : conforta  a guardare  la  pudicizia  , u fervere 
la  religione  ; informa  le  vergini , e li  fanciulli  de'  bellijfimi  precetti  del 
viver  iene:  e in  fomma  egli  dtmoflra,  la  materia  da  lui  trattata  effer  po- 
fia  negli  amori,  e ne’ conviti,  e nelle  cofe  feflevoli.  Poi  venendo  a' Greci,  x Ne’  Greci. 

M fi  farà  innanzi  Alceo,  il  quale , altra  che  giunca,  e ciancia  volentieri, 

• ragiona  i’ Amore  , perfeguita  meravigliofamente  i Tiranni , e fi  di-  Dj  ^ceo. 

Y i ’•  mon 


Pi  Sceticoro  ; 

DI  SimoniJe . 
Di  Aiiacreonte. 

Di  PmJaro.che 
fi  fieiidw  più  iie> 
£lialuii 


J Neell  Ebrei. 
Qiul  fia  il  fo£< 
«etto . 

Di  David, 


Salmo  diDavid 
(iJocco  in  Cali» 
ione  dall*  AUf 
torC| 


- -r-  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ptefìra  più  atto  alle  cofe  grandi  , e gravi  , che  alle  piac^joU  , Sleflcor» 
fè  chiaro  , poterfi  col  verfo  Melico  le  guerre  t e le  vcrtù  de'  thiariffìim 
Capitani  cantare.  Lui  Simonide  feguendo  cantò  la  vittoria,  la  tjuafthbe* 
ro  I Greci  per  mare  a Satamina  . La  Poefia  di  Anacrconte  tutta  i pieni» 
di  amori  , e dt  conviti . Ma  , chi  vedrà  bene  l' opere  di  Pindaro  , non 
chiuderà  tra  corti, e>ftrctti  termini  la  materia  del  Melico  Poeta:  percioc^ 
chè  egli  cantò  in  quattro  libri  le  quattro  fefle  da'  Greci  mirabilmente  te- 
Icbratr,  e le  vittorie,  che  di  quelle  fi  riportavano . Cantò  le  folcnnità  de\ 
giorni  confecrati  agl'iddìi , te  lodi  delle  vergini , le  coronazioni  de'  Re  • 
ifacrificj  di  Bacco , e di  Febo  i Peani,  in  laude  et  alcuno  Iddio  i balli  di 
fcflcvole  allegregz-*,  le  divine  pi  eghiere,  gl’ Inni  , i Ditirambi  , le  lode 
degli  Vomini  illujlri , le  Canzoni  ad  onor  de'  morti  , le  Caugoni  delle 
uozz^t  * tnoiteggevoli,  e gravi  detti  de'  conviti . Che  direm  degli  Ebrei  i 
David  ne'  fuoi  divini  Salmi  non  c'infegna  , come  lauiare  Iddio  fi  deb- 
ba , e pregare  ì e come  grazie  gli  fi  rendano  i fisa.  Le  Canzoni  da  voi 
fatte  [opra  quelli  chiariamo  efemplo  ce  ne  faranno  » e fpetialmentc^ 
quiftc , 

Dirb  ben  del  Signore  . 

Dì  bene,  anima  mia; 

Di  bene , anima  mia , di  del  Signore  ^ 

Benedetto  il  Signore . --a 

Lauda , lauda  il  Signore  , anima  mia  i ' 

Date  laude  al  Signor  : perch’  egli  c bene  ^ 

Lauda,  Gcrufalcm  , lauda  il  Signore  * 

Laudate , aoitaior  Santi  del  Ciclo , 

Laudate  del  Signor  Teterno  nome . ''V 

, Date  laude  al  Signor  dall’Indo  al  Maura ì 
Laudate  del  Signor , laudate  il  nome . 

Date  laude  al  Signor  ne’  Santi  Tuoi . 

Cantate  allegramente . 

Regna  il  Signor*  adorno 

D'un  bei  diadema  ; godane  la  terra  ^ 

Celebrate  il  Signore  . 

Regna  il  Signore  ; e trema 
Ogni  popol  quaggiù  . 

Lieti  al  Signor  cantate . 
lo  canterò  , Signore  , 

Somme  lode , Signore. 

Alte  lode  f e immortali , 

■ . Fareo^ 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO;  • ìji 


Farera  palefc,  c chiare  . 

fJlis.Defceudtndo  a'nofiri  poi,vedrte,cotHe  prega  il  Fctrirti  nel  SenettOt 
Padre  del  Cicl , dopo  i perduti  giorni . 

B come  lauda  , e prega  nella  Carr^o»''  » 

Vergine  bellai  che  di  Sol  veflita  . 

- B come  conforta  aL'  tmprefa  contro  agP  infedeli  nella  Can"^ne  f 
O afpcttara  in  Cicl  beata  , c bella  • 

Bd  a riflorar  l'antico  imperio  di  Homo  in  quefla  > 

Spirto  gentil , che  quelle  membra  reggi , 


4 Ne’  Toicani 
qual  ita  il  fo^> 
eetco  del  pe> 
trarcai 


Bd  alla  pace  d' Italia  in  tf nella  , 

Italia  mia  , benché  ’l  parlar  Ha  indarno  . 

, Ma  f come  fi  laudino  le  vittorie  ^e  ti  trionfi  degl  Zfontini  illufiri  $ efem*  Dello  lleflbAit* 


fio  vi  faranno  quefie  mie  Cannoni  > 

Qual  Semidco , anzi  qual  novo  Iddio  * M 


tote, 


Alma  > ed  antica  madre  . 


Come  fi  canti  ad  onor  de'  morti  , 

Quella  gii  per  addietro  altera  Dooira 
B come  fi  celebrino  le  no^xe  » 

Del  mar  candida  « e bella 


'laonde  chiaramente  veggìamo  , che  la  materia  di  tal  Poefia  da  prima  Somma  <ienii_f 

tutta  era  ptfia  nelle  cofe  divine  ; r , dappoiché  difeefe  a'  fatti  umani  i materia  Lirica, 

tadde  nel  grembo  dell'amorofe  dance  > e delle  vanitd  del  mondo  : fitcome 

nelle  Can%pni  di  jinacreonte  y e in  non  poche  di  quelle  iTOra-^io  veder 

foffiamo  . Ma  , romr  di  onefla  Amore  fi  canti  y e la  belle':t!^a  laudare  fi 

(onvenga  y il  Petrarca  capo  e fonte  delC  amorofa  Poefia  nelle  fue  rime 

ti  farà  maefiro  . B^r.  Già  conofeiamo  , qual  fita  la  materia  del  Melico  Modo  dì  tratta; 

Poeta  y ora  intender  difideriamo  y come  egli  in  trattarla  fi  porti  y nar- 

rondo  femplicementey  o pià  lofio  imitando  ì Min.  Non  certo  agevolmen-  Opi'ibàe 

te  fi  determinarebbe , fe  pili  in  quefio  y che  in  quel  modo  : conciojfiacofa- 

tké  a'  Ditirambici  Platone  la  femplice  narrazione  ; l'imitazione  Arifio-  D,’  Platone . 

tele  attribuifea  . Ma  y perciocché  al  parer  di  tutti  fono  tre  maniere  di  L>«  Anitoccic, 

Poemi  y delle  quali  la  pià  femplice  conftfie  in  narrare  y falera  in  imita-^  Qj*  Gramaticì. 

re  y la  terza  é mifia  e partecipe  dell'  una  e delf  altra  ; in  quella  ultima  i Che’i  modoMs- 

Cr amatici  ponganola  Melica  Poefia  , e ragionevolmente:  perciocché,  la-  ijj7ran.io*f°ora 

{dando  a parte  i Greci , e li  Latini  y troviamo  y che  7 Petrarca  narra  imitando 

fmplicemente  nel  Sonetto  y ~ " Efemplo  del 

Era  il  giorno  y eh’  al  Sol  fi  fcoloraro , Petrarca, 

Jnduce  altrui  a parlare  in  quello  , 

A pie  de'  colli  j ove  la  bella  vefia . 

■ ■ - - - - 


V 


Digitized  by  Google 


' '174  DELLA  POETICA  TOSCANA 

J nella  Cannone , 

Queir  amico  mio  dolce  empio  Signore . 

Harra  nel  principio . Iniroautepoi  Jefteffo  ad  accufare  Amore,  dietniét 

Madonna , il  oanco  piede 

Giovcnctto  pos’  io  nel  collut  regno . 

Ripiglia  la  narrazione,  dicendo  , 

il  mio  avverfatio  con  agre  rampogne 
Comincia  ; 

yeflito  poi  della  perfona  di  Amore  foggiunge  la  difefa,  cosi  comiutiando, 

O Donna , intendi  l'altra  parte . 

E ultimamente  nel  commiato  narra , dicendo  , 

Al  tin'  ambo  cunvcrE  al  giufìo  feggio } 

Jnjìn'  a quel  verfo 

Nobile  Donna  , tua  fentenzia  attendo . 

Ov'egli,  ed  amore  parlano  . Della  narrazione  ancora  fono  quelle  parolei 
Ella  allor  forridendo . 

Efemplo  dell’  Sicome  fono  della  imitazione  i due  feguenti  verfi  , ne’  quali  la  Ciufiizit 
Aucotf  . a rifpondere  s’induce  . E in  quella  mia  Canzone  , 

Quella  già  per  addietro  altera  Donna  t 
Prima  fi  narra  . Poi  fifa  l'imitazione  della  perfona  dell' Italia  , la  qual 
s’induce  a lamentare  nella  feconda  flanz^  , 

E tu  te  ’l  vedi  > o fempiterna  luce  . 

Jlipigliafi  la  narrazione  in  quei  verfi  , 

Così  piangea  non  fazia  ancor  del  pianto , 

Quand’  ella  udì  dell’  alme  Mufe  il  canto . 

Introducifi  poi  il  Coro  deUe  Mufe  a confolare  Italia  , dicendo , 

Fon  line  al  pianto  , o vcnerabil  madre  . 

'^el  Sonetto  del  Petrarca  , 

Occhi , piangete , accompagnate  il  core  : . . ; 

tfemplo  dell’  Senza  narrazione  alcuna  è tutta  imitazione  del  ragionamento  delPaman- 
Aiuole  . jg  yjjo;  , Sitome  queflo  mio  del  ragionamento  del  Poeta  co* 

le  Nhnfe  del  mare  , 

Vaghe  Ninfe  , e leggiadre  alme  forelle  . 

’^Mlla  mia  Canzone , 

Rapido  Eume , che  d’eterna  fonte  : 

Sarebbe  tutta  imitazione  del  ragionare  del  Poeta  tot  T evert , fé 
fujfe  quel  poco  di  narrazione , 

Alzato  un  poco  fovra  Tonde  il  petto  -, 

Jnpri  a quel  verfo  , ■ 

Egli 


\ 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO;  I7J 

Egli  rifpondc  al  dolorofo  detto  . 

3en*  è tutta  imita-z^ione  la  Can'Zpne  » 

O cicco  mondo  , è dunque  ver , che  fpcnto 
E 7 Sonetto  f 

Mifera  figlia, e fconfolata  madre, 
f/el  quale  il  Porta  (i  vefìe  della  perfona  deW  Italia  . Laonde  chiaramen^ 
te  fi  vede  , che  la  Melica  compo^xione  or  tutta  è narrazione  , or  tutta 
imitazione  , or  mifìa  delPuna  e del!  altra , B*k.  Se'l  Melico  il  più  delle  Carne  il  Mel/à 
volte  ritiene  la  fua  perfona  , diremo  , cV  eoli  allora  non  fa  imitazioue 
alcuna  ì Mim.  Non  certo  .•  perciocché  dir  non  fi  può  non  imitare  colui,  perfona,  facci» 
thè  ben  dipinge  la  forma  del  corpo,  overogli  affetti  dell' animoso  dicevole  «niuiion*. 
niente  nota  i cofiumi  ; o qualunque  altra  cofa  deferivo  talmente  , che  ef- 
freffa  la  ti  paja  vedere;  quali  fono  la  maggior  parte  Vode  Oraziane  ,e  le 
rime  del  Petrarca,  ove  ninno  a parlare  s'introduce.  Anzi,  quando  il  Poe-  Come  il  Poeta, 
ta  parla  ad  altrui , par  , che  deponga  la  perfona  del  Poeta  ,e  ne  prenda, 

0 tenga  un  altra:  perciocché  nel  Petrarca  due  perfone  intender  polfiamo',  la  fua’pei^wf* 
tuna  del  Poeta  , quando  egli  narra',  e f altra  dell’amante  , quando;  diriz- 
za a Madonna  Laura  il  fuo  dire  : quafé  in  quel  Sonetto  , 

Quando  io  muovo  i rofpir’  a chiamar  vroi  . 

0 quando  parla  a qualunque  altra  perfona  : quafé  nella  Canzone  I Peoaìca*^ 

E in  quella , 

Chiare , frefchc , e dolci  acque . 

E nel  Sonetto , 

Sennuccio  io  vo , che  Tappi , in  qual  maniera  T 
E in  molte  altre  compofizioni . Bsr.  A quello  modo  rade  volte  non  fi  dei'  cf,e  >1  PoettJ 
pone  la  perfona  del  Poeta.  Mm.Percbé  nói  E quando  i Lirici  antichi  ce-  depont^ 
tebravano  alcuna  fejla  o pubblica,  o privata,  non  era  ben  di  ragione,che  “ Perloui  .n 
’/  Poeta  la  perfona  del  Coro,o  che'l  Coro  la  perfona  del  Poeta  prendeffe  ! 

Perciocché  il  Coro  ne'  Peani , e ne'  Ditirambi  s’introduce  a cantare  ; t 
nelle  lode  delle  vittorie  degli  Domini  illufiri  della  perfona  del  Poeta  fi 
vefìe , Ber.  Che  cofa  dunque  farà  la  Melica  Poefia  ì Min.  Imitazione  Che  colà  fìa  la 
d'atti  or  gravi  ed  onorati , or  piacevoli  e giocondi  , fatto  una  intera  e Melica  Poefia. 
perfetta  materia  di  certa  grandezz^t  comprefi  , la  qual  dilettevolmentt 
fifa  con  ver  fi  non  certo  femplici  e nudi  , ma  d'armonia  vefiiti  ed  orna- 
ti , che  volentieri , e di  lor  natura  con  la  mufica  e col  ballo  s'accompa- 
gnano ; or  femplicemente  narrando  , or  altrui  a parlare  introducendo  , 
or  f uno  e f altro  modo  tenendo  , affine  che  parimente  diletti , e faccia 
profitto  . Ber.  Sì  per  quel,  che  s'é  pur  dianzi  ragionato , e sì  per  gli  al- 
tri 


Digiti?«d  by  Google 


*Ì7«  DELLA  POÈTICA  TOSCANA 

tri  ragìotiawfnti  tutte  le  farti  -della  d/ffnit^iotie  mi  fono  affai  chiare  « ed 
Qual  Ha  l’orna-  aperte , altro  che  ijuilfoco  , ton  ver  fi  mn  ftniplici  e nudi  ; ma  ifarmom 
o ti.to  Ut  Ja-»  fjia  Ttfliti , cd  ornati . Or  fate,  thè  ijutfia  vefte  » e quefì'  ornamento  ve» 
fi  faccia.  Min.  De' virfi  Latini , e de'  Greci  non  farò  cjtiì  parolai 
Riffe  Tcfcane  perciocché  abbordivolmcnte  fe  ne  parlò  nel  mio  Poeta.  Ma  dirò  folamen^ 
Kiluatc  rw  e,  che  nella  noftra  favella  ufiamo,delle  quali  patte  fono,eomù 

' * alcuni  dicono  ,fciolte  ; (pirciocil-é  fono  fen'ia  $ Urami  delle  confenan^e) 

Cagioni  d’a>  parte  fono  cbiufe,  e riflette  fatto  quefìa  legge,  ^elle  io  chiamo  fempli- 
ir.oiiia.  fi  , e nudei  qucflc  <f<ii»UiHi<»  viftite , ed  ornate  : non  già  che  quelle  non 

abbiano  i legami  dette  SilLbe  folto  certo  numero  , e fotta  certa  mifurx 
% OrdiiiC-/  di  rifìrctte  ; nè  anche  C armonia  delle  voci  con  ordine  certo  e mifurato  infie» 
'^**Accei  to  de-  ^ ® accinti  : perciocché  non  farebbero  verfi  fen» 

uinaiiao  ► %a  qucflo  legame , e fen%a  qutfi'  armonia  ; ma  pià  tofto  profa  , e dir  Itbe» 
ro  e fciolto.  Anxjt  nc’verfi  é si  riebiefìa  l'armonia  degli  accenti,  che  quel» 
li  , che  non  hanno  C accento  nella  fefla  almeno  , o nella  quarta  , e nella 
f ConfciMuiie . ottava  fillaba  , ogni  grafia  perdono . Ma  P armonia,  della  quaP  io  ragia» 
no  , é quel  concento , che  s'ode  nelle  conjonano^e  : e , percioceh'  è nota» 
bile  , quelle  rime  folamcnte  , nelle  quali  egli  fi  fa  udire  e notare , fi  chia» 
Tre  ornamenti  mano  ornate  d'armonia  . ^efle  fon  propie  della  Melica  Poefita:  eonciof» 
del  Melico.  fiacofacbi  ella  confifla  tutta  in  Cnu^o»/ , che  non  fi  compongono  fenrjc 
Confonanin^  «n/onenj^e . E quejia  differen'ga  è tra  lei,  e le  fue  forelle:  perciocché  co» 
ielle  Rm.e  lu»  j»  la  Scenica  , tome  l'Epica  ufa  le  fciolte  e l'ignude  : conctoffiacofachè  al 
fiorila,  narrare,  ed  al  ragionare  non  fia  nchtefio  il  concento  delle  tonfonan'ge  % 

a Mufica . ficome  al  cantare . Oltre  a qiiefl'  armonia  , la  qual'i  delle  parole,  ador» 

na  lei  belliffimamcnte  tl  concento  della  mufica  , e 'I  ballo  , che  naturali 
mente  feto  ne  vanno  : perciocché  , come  poi  fi  dirà  , il  Melico  ballandci 

Ber.  Poiché  moflrata  m'avete  la 


3 Ballo. 


P ' fse  r'al’  yttOBO  d«’  mufici  firumenti . Ber.  Poiché  n 

dd  Malico  foio  vifie,  e l'ornamento  delle  rime  di  quefìa  Poefia,  che  io  veder  difidcrava', 
lei . dichiaratemi,  quante  , e quali  fieno  le  parti  del  Melico  Poema  . Min.  So 

dimandate  delle  parti  eficn^ialt , fon  fei  ; cioè , la  favola , gli  affetti , e 
Della  Favela,  ftntimcnti,  le  parole,  il  canto,  e l' apparecchi  amento  : perciocché , ficome 
in  ciajcun' altra  Poefia, così  in  qucjla  la  favola  efjtr  dee  perfetta,  ed  una. 
Come  lia  una.  E,  fan  qualche  atto  effe  r fi  dice  , chi  in  parlamento  lauda  , o biafima  , 
accufa  , 0 difende,  fofpinge,  o richiama  ; chi  in  laude  degl'  Iddìi,  o degli 
Z' omini  narra  le  coje  divine , o l'umane  j ehi  le  onefìe  commenda,  chi  le 
brutte  riprende,  chi  prega  , chi  tr.ìtta  le  materie  vere  e gravi,  chi  lefe» 
fievoli  e vane , ninno  atto  farà  ì E certamente  il  Petrarca  le  forze , e le 
vittorie  d" Amore  celebrando  , l'Italia  alia  pace  confortando  , la  Vergine, 
madre  d'iddio  laudando  e pregando,  Amore  accuf andò , e quello Jtef» 

- - - - f„ 


Digitized  by  Googli 


LIBRO  TERZO.'  177 


fo  difendendo  \ così  ogni  cofa  ci  dipinge  , come  al  Melico  Poeta  è richie^ 
fio  : perciocché  verifimilmente  narra  le  cofe  vere  con  meravigliofa  dol- 
eerj»  . La  materia  , ch'egli  imprende  a defcrivere , chiaro  fi  vede , non 
tffer  lunga  . E,  benché  talvolta  prenda  a {piegare  una  lunga  tela  di  cofe 
fatte,  {ficome  ha  in  cojlume  talora  colui  , che  canta  le  lode  degf  Iddìi  co~ 
sì,  come  Orfeo,ed  Omero  le  cantò)  il  fa  pure  con  incredibile  brevitàteon- 
ciojfiacofaché  non  rechi  in  atto  veruno  coloro^  quali  egli  lauda,come  che 
introduca,  chi  le  verta  loro  commendi  ; ficome  in  quella  mia  Cannone, 
Quella  gii  per  addierro  altera  Donna  , 
s introduce  il  Coro  delle  Mufe  a narrare  , e laudare  i gloriofi  fatti  del 
Marchefe  di  Pefeara  . Dipartefi  talora  dall  imprefa  materia  ; ma  con 
digreffione  a lei  conveniente  , fuome  pià  (fogni  altro  fa  Pindaro  , e fpe- 
cialmente  nella  prima  Cunc^one  , nella  quale  celebrando  la  vittoria  , la 
qual'  ebbe,  in  Olimpia  il  cavallo  del  Rejerone  di  Siragofa  , difeorre  a 
laudar  quella  ftfta,  ed  a narrare  la  favola  di  Pclope  lungamente . Di  che, 
ancora  vi  farà  chiaro  efemplo  quella  mia  CanTpne  , 

Qual  bemideo , anzi  qual  nuovo  Iddio , 
nella  qual  mi  diparto  a cercar  di  lontano  le  cagioni  della  imprefa  di  T*» 
nifi  , attribuendo  tutto  all'odio  di  Giunone  verfo  i Troiani,  e confeguen- 
temente  verfo  tutti  quelli,  che  da  loro  difeendono",  e vado  infin'  a Troja 
a trovar  l'origine  di  Carlo  J^into  Imperadore  . Ber.  ^efle  digrtjfioni 
adunque  nelle  Cannoni  de'  Lirici , ficome  gli  Epifod)  nell  Eroico  Poema, 

, e nella  T ragedia  , e nella  Commedia,  fanno  l'opera  più  magnifica  , e più 
ricca . Ma  perché  dopo  la  favola  fono  gli  affetti,  e li  cofiumi,  di  fiderò  in- 
tendere, come  il  Melico  gli  dipinga  .Min.  Con  pocbiffìme  parole  moflrar 
fi  potrà  , effendo  già  tutta  quejia  Poefiia  Morale  ; perciocché  gli  affetti  , 
che  in  lei  fi  veggono  , fono  piacevoli , dolci , lufinghevoli  , umani , gen- 
tili , tranquilli , giocondi  ; e 'Ifoddisfaré , il  pregare  , il  chieder  perdo- 
no , il  dimandar  licenza,  il  cedere,  il  lamentarfi  amichevolmente,  il  ral- 
legrar fi  , il  render  grafie,  il  dar  laude , il  commendare  , t'ammonire  , il 
giucaic  in  parole  , il  confotare  , il  confortare,  lo  'nvitare  a'  piaceri,  de- 
fila nelt  animo  movimenti  benigni , e foavi . Che  diremo  , quando  fi  de- 
ferivano famorofe  pafifioni , gli  fludj,  e li  defider)  degli  amici , gli  appe- 
titi e le  difpofi%ioni  degli  animi,  le  virtù,  i vis^j  ì non  vi  fi  vede  cfpref- 
fa  qticjla  cortefe  maniera  di  affetti,  che  cojìumi  fi  fogliano  chiamare  ì Di 
tali  affetti  é tutta  piena  la  Poefia  del  Petrarca  . Ma  , quando  acerba- 
mente biafimiamo  , quando  n'adiriamo  , quando  ne  lamentiamo  , quando 
ira  , dolor , timore  , invidia  fufeitiamo  ; allora  fiamo  in  quella  grave 
«d  ardente  maniera  di  paffioni , che  Patetica  fi  chiama  : ficome  il  Pe- 

,Z  * trar- 


Comc  Ha  bre- 
ve. 


DigreironJ  apa 
po  il  Melico , 
come  appo  l'E- 
roico gli  Epifo- 
d}. 


De’Coflimii , e 
degli  Aflctei. 


Delle  Paffioni. 


Digitized  by  Google 


178  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Sonetti  del  Pe-  trarca  in  quei  tre  Sonetti , i quali  or  fonq  votati , 

/I ut, Il  ' * - 


tjarca  /Irabboc- 
caci  dall’i», 


chiJmeuco  « 


D:1  BaliOf. 


Eiamma  del  CicI . 

L’avara  Babilonia. 

Fontana  di  dolore. 

JE  come  la  pittura  delle  pungenti  paffìoni  nelle  rime  fcritte  dopo  la  morte 
dell’amata  Donna,  così  degli  affetti  foavi  e benigni  in  qurlle,che  fi  fcrif> 
fero  in  vita  di  lei,  fi  vede  le  pià  volte:  benché  talora  nè  quefla  fisa  finga 
le  paffiotti,  nè  quella  fenga  i coflumi.  Ma,  perciocché  dell'una  e dell’altra 
maniera  di  affetti  fi  trattò  abbondevolmente  nel  primo  ragionamento  , e. 
fé  ne  diedero  molti  efempli,non  confumeremo  qui  più  tempo  in  ragionar^ 
De'  fentimentii  ne.  Ber.  De’  fentimenti,  e delle  parole,  che  fon  due  delle  fei  parti  effen- 
e delle  parole,  iella  Poefia,  io  non  vi  dimando  : perciocché  io  sò,  che  vi  rifervata 
di  parlarne  nel  feguente  ragionamento  , Ben  vi  dimando  delP  altre  due 
Del  Canto, e-»  pJrri  rimanenti.  Mis.Foi  dir  volete  del  canto,  e dell’apparecchiamento, 
dell’  Apparcc-  di  che  con  brevijfima  rifpofla  potrò  foddisfarvi:concioffìacofaché  io  v’ab~ 
bia  dimofirato  , i verfi , e le  rime  del  Melico  cantarfi  al  fuetto  de’  mufici 
Jìrumenti  nelle  pompe  , e nelle  fefie  degl Iddii , e degli  Domini  illuflri , e 
nelle  pubbliche  , e nelle  private  allegregge,  e ne’  conviti  nel  cofpetto  di 
molti',  e,  come  folcano  gli  antichi,  ne’  teatri-,  e,  come  oggi  fi  cofìuma,ne* 
templi,  e ne’  palaggi,  e talvolta  nelle  piagge . Ber.  Con  ballo,  o fenga  2 
MiN.Or  nclluno,  or  nell’altro  modo  . Ma  , che  ballando  talvolta  la  Me- 
lica compofigione  fi  canti , il  vi  fignifica  il  nome  di  quella  maniera  di 
Cangone  , che  Ballata  fi  chiama  ; e ’l  vi  dimofìra  il  Boccaccio  , che  nel 
fine  di  ciafcmia  giornata  fa  nella  danga  cantare  al  fuono  or  di  liuto  , or 
di  altro  firumento  in  quefla  maniera,  che  l'un  cominciando  , gli  altri  ri- 
Modo  tenuto  fpondano  . Né  delle  Cangoni  degli  antichi  Lirici  é da  dubitare , che  non 
da  Pindaro  nel  fi  cantaffero  nelle  carole  del  Coro  : fitcome  per  lo  modo  del  comporle  da 
Canzoni' di  tre  tenuto  fi  conofee  , il  quale  fa  la  compofigione  di  tre  parti,  come 

Parti  confórmi  dappoi  dimoflreremo  : conciò  fuffe  cofa  che  dal  Coro  in  quefla  maniera  fi 
cantaffero.  Ballava  egli  in  giro,  e dalla  deflra  verfo  la  fimflra  pigliando 
la  danga  cominciava  a cantare , la  qual  parte  del  canto  di  quel  nome  da  -, 
Greci  fi  chiamava,  che  da  noi  Volta  fi  direbbe  . /ilio  ’ncontro  poi  dalla 
finiflra  la  carola  alla  deflra  girando  altrettanti  verfi  della  medefima  for- 
ma , e della  medefima  mifura  canuva  ; la  qual  parte  del  canto  , per  dir 
quel,che  la  Greca  voce  fignifica,  da  noi  Rivolta  fi  chiamarebbe.  A que- 
fìe  due  parti  filmili  del  tutto  poi,  flando  fermo, e tenendo  il  piè  Jaldoifog- 
giungea  la  terga  del  tutto  dijjìmile  e diverfa  da  quelle,  che  come  Epodo 
ìm?tando"V^-  fi  » fotì  in  noflra  lingua  Stanza  fi  potrebbe  nominare  : 

vimciui  Celelli.  come  fe  i dottiffimi  antichi  nel  ballo  , e nel  canto , quel  modo  , e quella 

for- 


ai Ballo , 

I Volta. 

a Rivolta . 


3 Stanza  . 


Digitized  by  Googlc 


LIBRO  TERZO.  ,7p 

forma  ] thè  nel  Mondo  ft  vede , imitaffero  ; nel  quale  il  Cielo  dalla  *- 
fira  alia  finiftra,  e le  /ielle  dalla  ftni/ìra  alla  dt/ìra  ft  volgono;  conciò  fta 
che'  Pilofofi  , Omero  fcguendo  , nell'  Oriente  abbian  pojìa  la  delira  del 
Mondo,  e la  ftni/ìra  nell'  Occidente’,  e la  T erra,  come  infima  parte  di  lui, 
nel  mez^o  , t nel  più  baffo  ferma  e immobil  ft/ììa  . E'  il  vero  , che  al- 
cuni  fecondo  l'opinione  di  coloro,  i quali  notavano  i movimenti  dc7li  uc- 
celli , che  Augurj  ft  chiamano  , ponendo  nell'  Oriente  la  finifira'',  e la 
ieflra  nell"  Occidente  , dicono  , che  ’l  ballo  dalla  ftnt/lra  cominciava  , e 
dalia  de/ira  ft  rivolgea.  Jl  che  da'favj  non  truovo  approvato.  BsK./f  ba- 
ftanzfi  s'é  detto  delle  parti  della  qualttà  : or  dimolìrateci , quante  e quali 
fieno  le  parti  della  quantità  del  Melico  Poema,  che  di  lui  fanno  il  corpo. 
Min.  Elle  comunemente  fono  due,  che  Principio,  e Narrazione  ft  chia- 
mano . E 7 Principio  quel  luogo  tienejn  que/la  , il  quale  ha  in  ciafeun' 
altra  Poefìa  : perciocché  Popcra  da  lui  ft  comincia  ad  ordire  : qual' è nel 
Canzoniere  del  Petrarca  , 

Voi , ch'afcxjltace  in  rime  fparfe  il  fuono , 

E nel  mio , 

1 facri  fiumi , e’  lieti  piani , e’  monti . 

E r altro  , che  feguita  , 

Piacque  a Tetcrno  , cd  onorato  Padre  .* 

E , benché  non  fta  necefjario  , eh'  egli  abbia  luogo  in  ciafeuna  eimpoft- 
%ione,  come  vedrete  ne'  Sonetti’,  pur'  in  quelle  compoftxjoni,  che  partico- 
larmente Canzoni  ft  chiamano,  le  più  volte  fi  truova  ; fteome  vedete  in 
Vergine  bella , 
nella  quale  invoca  . E in 
Tacer  non  polTo , 

nella  qual  chiede  a)uto  ad  Amore  : e proponendo  , dalla  perfona  fica  fi 
procaccia  benivolenza , e fa  intento  altrui  . E ih 
Italia  mia , 

nella  quale  rende  a fc  henivolo  altrui , e chiama  in  ajuto  Iddio  . E in 
In  quella  parte  , dove  amor  mi  fprona , 
ove  dopo  l'averfì  fatto  bcntvolo  e intento  PZlditorc , propone  quel , che 
dir  gli  conviene  : fteome  propone  ancora  quel,  che  s'ha  a trattare  in 
Quello  antico  mio  dolce  empio  Signore , 
e in  molte  altre  Canzoni . Ed  io  propongo  nella  Canzone  , 

Quella  già  per  addietro  altera  Donna  . 

E propongo  , e invoco  in  que/la  , 

Qual  Scniuko  , anzi  qual  nuovo  Iddio . 

E nell' una  e mU’altra  mi  faccio  bentvolo  , e intento  PZ)  ditorei  Dopo  il 

Z 1 fr/n* 


Da  qual  parte 
coni/iici  il  mg. 
vimeuto 


Quante,  e quali 
fiti)  le  parti  del- 
la quantità  del 
Melico  Poema, 
Del  l^iiicipio, 


Efemplo  r ’ 
Ne‘  Sonetti , 


Elémpfo . 

Nelle  CanMiiì. 


Digitized  by  Googli 


Efcmplo  ; 
N«'  bonecci. 


180  DELLA  POETICA  TOSCANA 

1 

frìncipio  feguita  la  narrazione,  la  qual  comincia  in  Vergine  bella  J 
D;Ib  Narri-  Vergine , s’a  mercede  . 

^oiie  , ch’é  cominciamento  di  porgere  le  fue  preghiere.  B in  Tacer  non  Poffo^ 
Ncli^ Canzenif  Nella  bella  prigione  . 

B in  Italia  mia , 

Voi , cui  fortuna  l 
B nella  Canzone  In  quella  parte  , 

Poiché  la  difpietata  . 

B in  Qu^eir  antico  , 

Madonna , il  manco  piede  l 
E in  Quella  già  per  addietro  , 

E tu  te  ’l  vedi . 

E in  Qu^al  Semideo , 

L’alta  càgion . 

Tre  parti  del  Ma  dopo  il  Proemio  di  tutto  il  Poema  nel  Canzoniere  del  Peturcà  l* 
Canw^ere  d:l  Narrazione  comincia  dal  Sonetto  , 

leggiadra  fua  vendetta.' 

I Narrazione,  O , come  altri  vogliono , da  quello  , 

Era  ’l  giorno . . ■ ; , 

E nel  mio  da  qUi  flo , 

Qu^cl , che  rcrerno  , & infinito  bene  . 

Chiude  ultimamente  il  Petrarca  il  fuo  bellijfimo  Poema  con  quella  divi» 
na  Canzone , 

Vergine  bella , 

nella  quale  dichiara , ch’egli  pon  fine  al  cantar  dell’  Amore  di  eofa  mor- 
tale ; e rivolge  il  fuo  amore,  e lo  ftile  al  gloriofo  nome  della  Vergine  ma- 
dre d'iddio . E così  la  coftui  Poefia,  par , che  abbia  tre  parti,  il  Proemio, 
la  Narrazione  , e PVfcita  , Tra  le  quali  , come  che  la  Narrazione  fia 
lunga  , e molte,  e varie  compofizioni  comprenda  ; nondimeno  il  Proemio 
Maniere-»  di  ft fomenta  d'un  Sonetto,  e l'Vfcita  d’una  Canzone  . Ber.  Di  quante  ma- 
^mpofizion;-»  niere  fono  le  compofizioni  della  Melica  Poefia  ì e come  fi  fanno  ì Mim. 
1 Da^Vnantità.  ^ ?**'*^*  procedono  dalla  varietà  del  comporre . Duna  ha  il  ver- 

» Da  qualità.  fi>  d'un  modo  fola  ; P altra  il  muta  , e qual  più  , qual  meno  fovente  . E 
l'una  e l'altra  fi  fa  0 femplicemente , overo  con  alcuna  comparazione'. 
Modi  Melici.  Chiamo  comparazione  , quando  le  parti  della  compofizione  fono  fimiti  « 
ve^o"!n‘ uìf  , e fi  rifpondono  con  certa  legge  . Semplice  , eh’  abbia  il  verfn 

do.  di  un  modo  foto , è il  Madrigale  : qual' è , 

» Comparato  Perchè  al  vifo  d'Amor  portava  infegna  . 

***  bonetto  ufitata  ha  il  verfo  di  un  fol  modo,  ma  non  comparaziof^ 

ne  ; 


S Urcita  ; 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO;  iJ, 

««  'perciocché  de' due  quartetti  il  fecondo  al  primo  ri/ponde  nel  numero, è 

nella  mi  fura  de’  ver  fi,  e nel  modo  del  concordare , oltre  al  concento  delle 

confonanxe  , il  qual' è tra  loro  . Il  che  ancora  le  pià  volte  ne’  terzetti  fi  j Semplice  c<rf 

<vede  . La  compofit'Zjone  femptice,  che  muta  il  verfo  infin’ a qui,  altro  no-  mucato» 

me  non  ha,  che  di  Canzonetta-,  e non  é fottopofia  a certa  legge  di  comporr 

re  . Onde  da’Greci  lo  fcrivere  in  tal  modo  fi  chiama  « , come 

libero,e  fctolto.  Di  che  net  mio  Panegirico  troverete  motti  efemplhqitafé, 

Dilette  , alme  forclle . B 

antico , leggiadro  , almo , loave . xooetu  , 

che  cercate  il  difìato  fuoco  . B 


Quell 

Voi, 


I lo  canto  la  famofa  aurea  carena  . E 

Non  c già  egli  Amor  , eh*  alcun  s’accenda.  E 
Tutta  la  notte  fofpirando  Amore  . E 

Qu^ando  l’aure  foavi , c’  dolci  lumi . " 

'E  alquante  altre  compofizionette,  i fentimenti  delle  quali  fon  quivi  trat- 
tati da’Greci,  e da’Latini  autori  in  quell’  operetta  allegati . E quefla  ma-  ' 4 CompifitS 
niera  di  comporre  , com’è  la  pià  libera  , così  é la  più  agevole  a tenere . 

Ma  delle  compofizioni , te  quali  con  alcuna  comparazione  fi  fanno , parte  “ere . 
da’Greci  fi  chiamano  Monoftrofiche , come  fe  dicefft,  d'una  fiotta  : per-  , 
ciocché , ancoraché  elle  fien  di  più  volte  ; nondimeno  , perché  tutte  fono  gliauia  , 
di  un  modo , e di  una  mifura  , e tutte  eguali,  e fimili  alla  prima,  fi  chia- 
mano (Tuna  Folta  : quali  fono  le  Canzoni  di  Alceo  , e di  Orazio,  e de'  na- 
ftri  tutte  quelle  , che  non  hanno  commiato  ; com’é  quefia  del  Petrarca  , 

Laflo  me , ch’io  non  so , in  qual  parte  pieghi . 
f alquante  di  Dante , tra  le  quali  fono  , 

Donne , ch’avete  intelletto  d’amore  . B 
Donna  pietofa  , c di  novella  ctadc . 

E la  più  parte  delle  mie  fatte  fopra  i Salmi.  Parte  fe  ne  compongono  con  s Con  dìdomi- 
alcuna  diffomiglianza , e certamente  in  molte  maniere  : perciocché  0 do-  di  più 

po  le  fomiglianti  parti  fegue  la  diffimile  , che  Epodica  fi  chiama  ; 0 pur  tìfea  ; 
ne  va  innanzi,  che  Proodica  fi  dtcei  ® tra  le  parti  fomiglianti  la  dijfimi-  l^roodica . 
le  s’interpone  , che  Mefodica  s'è  detta  . Canzoni  Epodiche  nella  noftra  * . 

lingua  dtr  fi  potrebbero  quelle,  nelle  quali  fi  truova  il  Commiato  net  nu- 
mero  de  ver  fi  dalle  fianze  di  fopra  differente^  ancorché  loro  in  parte,  come  Epodiche . 
poi  dimofiraremo,rifponda;  quali  fono  la  più  parte  di  quelle,che  nel  Can- 
jptitere  del  Petrarca  leggiamo  ; ficome  ancora  Mefodiche , e Palinodicbe,  Mendiche  ; 
te  Pallate,  nelle  quali  vedete  la  Riprefa,  e la  Folta  fimili  ed  eguali-,  e la 
mutazione  , la  qual’é  nel  mez%p,  altramente  compo^,  ma  di  parti  fimili 
td  eguali  tra  loro  ; qual’é  , 


Digitized  by  Google 


Pfoodichc . 


Forma  dì  Can- 
zone Pindarica. 


Cile  i Latini 
non  imitorno 

Piiidoxo . 


Difficiilti  de’ 
Tofcani  nell’ 
imitai  Pindaio. 


Modo  di  com- 
pone Canzoni 
ad  imitazione-/ 
di  Pindaro  . 


X Volta . 
a Rivolta . 
3 Stanza, 


Canzone  delP 
Autoie  rd  imi- 
Mzione  di  Pin- 
daio . 

Goletta  pjelà. 


iffi  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Lafciatt  il  velo , o per  fole  > o per  ombra  . £ 

Amor  quando  fìoria . 

Ber.  ^ali  fono  U Proodiche  ? Mim.  Né  dall'  opere  di  Pindard , né  di 
Orario,  nè  dalle  rime  di  alcun  de'  nojìri  adducervene  efemplo  faprei , nè 
certo  altronde,  che  da’  Cori  della  Scenica  Poefia  . Di  che  m'avvifo  aver 
detto  affai  nell'  altro  ragionamento  . Ber.  Difidero  intender  da  voi,  eiual 
fia  la  forma,  e la  regola  di  comporre  le  Cannoni  in  quel  modo  , nel  quale 
Pindaro  le  compofe  . Mm,  Io  penfava  di  cominciare  dalle  compofn^ioni 
de'  noflri , e poi  venire  a quelle  degli  antichi  ; ma  per  vojlro  foddisfaci- 
mento  muterò  ordine.  Leggendo  io  le  Cannoni  di  Pindaro  Pri  ncipe  de'Lim 
rici,  e trovando  in  loro  altra  maniera  di  compofìxjone  da  quella,  che  ten- 
ne  Ora‘:Q0  nelle  fue  , quantunque  a lui  fuffe  partito  non  poter  fi  imitare , 
mi  parve  tentare  , fe  io  potejfi  con  le  mie  rime  , le  quali  ufa  la  Tofeana 
Poefia/arne  qualche  imita%ionr,qual  già  patiffe  la  noftra  lingua,la  quale 
non  pure  non  ha  la  ricebeti^a  delle  voci , e la  felicità  , che  nella  Greca  fi 
vede  ; ma  nella  varietà  de’verfi  è poveriffma,  e nella  Melica  Poefia  «ob 
ne  riceve  appo  il  Petrarca  pià , che  due  maniere , cioè  , d" undici  jìllabe  , 
e di  fette  : come  che  di  cinque  ancora  appo  Dante  ne  riceva  , Oltre  a cidi 
abbiamo  i legami  delle  Confonan^e  , de'  quali  ejfendo  già  liberi  gli  anti- 
chi , poteano  con  maggior  libertà  correre  per  lo  campo  della  compoftxjo- 
ne  . polendo  adunque  io  comporre  Gallinone  di  quella  maniera  , m'avvi- 
di, che  la  forma  tenuta  da  Pindaro  è qnefla  . Egli  fa  la  fua  compofixione 
di  tre  parti,  delle  quali  due , che  in  noftra  favella  per  la  ragion  di  fopra 
narrata  Folta  e Rivolta  fi  direbbero,  fono  pari  tra  loro,  e fintili  del  tutto 
nella  quantità  , e nella  qualità  de'  verfi  . La  ter%a  , eh’ Epodo  da  lui , e 
da  me  (perciocché  il  Coro  fi  ferma,e  fla  faldo  nel  cantare')  Stanca  fi  chia- 
ma,è  dtjjtmile,c  diverfa  dall’altre,e  di  altrettante  parti  facendo  pià  com- 
poffttjoni  talmente, che  la  Folta  e la  Rivolta  di  ciafeuna,  alla  Folta  e Ri- 
volta della  prima  , e la  Stan-^a  alla  Stantia  è del  tutto  fomigliante  ed 
eguale , prolunga  il  canto  ; ficome  il  Coro  più  fiate  tornando  a voltare  , 
ed  a rivoltare,  ed  a fermare  il  piede,  tien  molto  il  ballo . Laonde  la  Can-^ 
Xpne  , che  in  quefto  modo  fi  compone , ficome  rade  volte  è di  una  compo- 
fiTÌone  contenta',  così  le  più  volte  fi  fa  di  quattro,  o di  cinque  , e talvol- 
ta ( il  che  è rariffmo  ) di  decenove  . Pindaro  adunque  imitando  io  feci 
due  Canxpni , luna  della  vittoria  di  Carlo  ,^into  Jmperadore , quanda 
prefe  la  Goletta  , e fé  tributaria  Tunifi  i l'altra  del  trionfo  , quanda 
d'jèfrica  tornando  vittoriofo  entrò  con  molta  pompa  in  quefta  Città  ; e 
[una  e P altra  vtftii  cinque  fiate  di  quelle  parti , che  Folta,  e Rivolta,  e 
5tan"^a  io,  chiamo,  con  lordine  fopradetto:  perciocché , ficome  nelle  Can- 

KP”Ì 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO; 


del  Petrarca , tjual'è  h prima  parte  , tali  fono  tutte  f altre  y cbe  fe- 
vuitanoi  così  in  qutfìe  alle  prime  tre  parti  tutte  l'altre,alla  volta  le  vol~ 
te  t alla  rivolta  le  rivolte  y alta  danza  le  flanze  rifpondono  parimente 
vel  numero  de'  verfì,  e nella  mi  fura, e nel  modo,  e nello  fpazjo  delle  Con~ 
fonante  • Comincia  Pana  di  quelle  , 

Qual  Scmidco , anzi  qual  nuovo  Iddio.  £ P altra , 

Alma  , cd  antica  madre  . 


Ber.  lo  vò  penfando  , come  pojfa  adattar  quefla  forma  in  quella  vojlra  Maniera  antica 
Canzone  , di  Canzone  di- 

Quclla  gi^  per  addietro  altera  Donna  , 
nella  quale  piangete  la  morte  del  gran  Marchefe  di  Pefeara  , e in  modoi 
ninno  la  vi  poffo  adattare.  Min.  ìVo»  è d’averne  meraviglia  t perciocché 
non  é quefla  la  forma  di  lei  : conctolfiacofaché  io  non  abbia  Pindaro  in 
quella  , ma  altro  Poeta  antico  imitato  . Io  formo  prima  una  compofizio- 
ne  di  tre  Volte  tra  loro  diffimili , e difuguali . Poi  tutte  Patere  di  altret- 
tante  Volte  , delle  quali  fo  , che  la  prima  alla  prima , la  feconda  alla  fe~  niili,edifii?iia- 
conda  , la  terza  alla  terza  della  prima  compoftztone  rifponda  nel  nume- 
ro,  e nella  mi  fura  de'  vtifi  'yC  nel  modo,  e nello  fpazio  delle  confonanze . 

Conformaft  la  Canzone  col  ballo  di  tre  lunghi  fpazì  di  tempi  diverft  ; e Artificio  della 
per  ejfer  di  morte,  è divifa  in  quattro  parti,  il  qual  numero,come  fapete.  Canzone  nella 
fu  dagli  antichi  a'  morti  confecrato.  E perché  tnorendo  i Crifliani  vanno 
all'  eterna  vita  , e divengono  Iddii , ciafeuna  delle  parti  in  tre  fi  divide.  ' 

Ber.  ^al  cofa  particolare  in  quefla  maniera  di  Canzone  fervar  ne  con-  D;^gfnone  rf- 
vicne  ì Min.  Benché  il  Difearfo  , che  Digreflione  fi  chiama  , a tutte  le  chiefta 
Canzoni  Epodiche  flia  bene-,  nondimeno  propiamente  a quefle  fi  richiede . Canzoni  PinJa» 
Jl  che  vero  trov.irebbe  , chi  le  Canzoni  di  Pindaro  Icggejfe  , e l'Ode  di  "lodlPin 
jlnacreonte  , o di  Orazio  con  quelle  al  paragone  poneffe . Ma  lafciando  jaro . ' 

tutte  Paltre  a parte  , ponete  mente  alla  prima,  che  v’incontra  ; e vedre- 


te , che  Pindaro,  celebrando  la  vittoria  del  Cavallo  del  Rejerone  di  Si-  Artificio  della 
ragofa  , il  qual  vinto  avea  in  Olimpia  il  palio  , difeorre  con  belliiflme  prima  Oda  nel- 
coniparazjoni  a lodare  lafefla , che  in  quella  Città  fi  facca  ,eda  narra-  g^;„ochi”^  Oliai'» 
re  la  favola  di  T untalo,  e di  Pelope  , il  qual  fu  il  primo,  che  combattef-  pici . 
fe  in  Elidc,e  vinceffe.  E tutta  la  digrcjjione  trovarebbe,  che  fla  molto  be- 
re a quella  vittoria,  ch’egli  celebrava  , chi  confiderajfe,  che  in  quella  fe- 
fta  vinfc  a palio  II  cavallo  del  Re  Jerone,  la  quale  a tutte  Paltre  s'anti- 
poneva-,  e in  quel  luogo,nel  quale  Pelope,vinceudo  il  Re  Enomao,  regnò. 

E imitando  io  cofliii  net  celebrare  la  vittoria  , la  qual  di  Tunifi  riportò  I^lémplo  dell’ 
Carlo  J^into  Imperadore  nella  Canzone  , ' 

Qual  Scmidco  , anzi  qual  nuovo  Iddio  » 

di- 


Digitizec*  by  Google 


/ 


184  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Axti’ficio  della  ^'fiorro  a trovare  la  cagione  della  imprefa  centra  quel  Ilegno  : e , per- 
Catuoiic  nella  ché  t origine  di  ciò , che  la  moffe,  attribuì feo  all'  odio  di  Giunone  verfo  i 
olio  * vejìigie  degli  antichi  Poeti  ; narro , cotn'  ella  defli 

riportò  da  Tu-  tutta  la  Grecia  a prender  t arme  contro  a T roja,ed  a /Iriiggerla.  E,  per- 
• ché  dimojìro  ancora  > che  dalle  reliquie  di  quella  Città  traevano  origine 

I Romani , e li  Principi  T edefehi , tra'  quali  fono  i predecejfori  di  Carla 
J^into  j difeorro  a dire , com'  ella  per  dare  a'  Cartagine/!  quel  dominio 
dei  mondo  , che  i Fati  de/ìinavano  a'  Romani  j moffe  quella  tempejìa  , 
che  ne’  liti  dell'africa  fpinfe  l'armata  di  Enea  ; e , poiché  quegli  fuo  mai 
grado  giunfe  in  Italia,  defìò  i Rutuli,  e i Latini  a fargli  afpra  guerra,  R 
parendole  i fucceffbri  di  lui , dico  i Romani,  fatti  sì  grandi , eh’  eran  per 
inftgnorirfi  de'  Cartaginefi , mandò  Aniballe  con  potentijfmo  efercito  alla 
ruiiia  dell’Italia  , e de'  Romani . IXippoi,  veggendo  diflrutta  Cartagine, 
e venuto  il  dominio  del  mondo  in  poder  di  Roma,  fufeitò  in  lei  la  difeor- 
dia,  che  con  le  guerre  civili  di/ìrufje  la  Romana  Repubblica  , ed  ultima- 
mente la  Monarchia  con  le  invafioni  de'  Goti , e d'altre  Barbare  nazio- 
ni Ma  dopo  molti  anni , avendo  i Romani  Pontefici  l'imperio  dell’  Oc- 
cidente commeffo  nelle  man  de'  Principi  T edefehi , che  da'  nepoti  del  Re 
Priamo  di  T ro^a  difeendeano  ; quella  fìe/fa  Dea,  perchè  temea,  che  7 ca- 
duto imperio  di  Roma  al  primiere  fiata  non  rifurgeffe  , e maffmamente 
quando  il  vide  in  for^a  di  Carlo  ^into  , il  cui  paterno  fangue  è T ra- 
dano , e T ebano  il  materno  , proccurò  tutto  quel,  che  turbare  la  quiete  o 
la  pace  di  lui  poteffe  ; e moffegli  guerra  d'ogni  parte , armando  Francefi, 
e Turchi  contro  a lui  ; ed  alfine  il  dominio  di  T uni  fi  recò  nelle  man  de' 
T urchi , per  aver  comodità  da  poter  più  l'Italia  dannificarc , Laonde  la 
Maefià  di  Carlo  ,^into  , per  far  di  tante  ingiurie  vendetta  , e per  tor- 
re quel  nido  a'T  urchi , arma  cotanti  legni,  e prende  T uni  fi , E nel  vero 
Materia  Eroica  tl  difeorfo  èjungo  , ma  fens^a  dubbio  alla  materia  conveniente . Oltre  <t 
di  tali  Cairtoni.  ciò  a quefla  maniera  di  Cam^oni /certo  niun’  altra  materia  fia  così  bene  , 

1 Adombrata.  grave,  e illufirc,  la  qual’ Eroica  fi  chiama  : perciocché,  come  che, 

non  fi  travi  , che  in  altro  Pindaro  Pufaffe  , che  in  cantare  le  vittorie  , 

% Vera , l celebratijfme  fefle  della  Grecia  riportavano  i Cavalieri  ; 

nondimeno  io /limo  , eh’ offendo  la  giofìra  ,e’l  corfo , e ciafeun  altra  con- 
tefa  , la  qual  è in  ufo  di  far  fi  nelle  fefle  , fembian'ga  della  vera  batta- 
glia, nella  qual  fi  pone  la  vita  a rifehio,  e ne  feguita  o morte, o fervitù\ 

- non  meno  il  vero  , che  l'ombra  con  quefle  Can'S^oni  fi  poffa  , e debba  ccle- 

Della  forma»»  brare  . Ber.  Jgjwtt/  forma , e qual  regola  di  compofiz^tone  terremo  così  in 
della  Cannone,  quefle  Pindariche  , come  nell  altre  Cannoni  ì Min.  J^iantunqiie  Canno- 
ne fi  chiami  ogni  cqmpofiyone  di  verfi,  o di  rime,  la  qual  fi  canti , non- 
dimeno 


Digitized  by  Coogle 


. LIBRO  TERZO.  i8^ 

'dimenò  fotte  lei  non  comprendiamo  il  Sonetto, nè  il  Madrigale, nè  la  Bai-  pjfférèn»!  cr» 
lata  ; ma  quella  folamente  , ch'è  divifa  in  Volte  , o pure  in  Stan':^e  , che 
dir  vogliamo  : e per  eccellen^ft  » di  quello  nome  è detta  , e tiene  il  primo  compofizio^ 
luogo  nella  Melica  Poefia  ; dopo  la  quale  pone  Dante  la  Ballata  , e Pan-  Etimologia del- 
tepone  al  Sonetto  r il  che  certo  io  /limo  , che  non  gli  fi  debba  concedere,  laC'aiKouc. 
ficome  chiaramente  apparirà  , quando  di  quella,  e di  queflo  ragioneremo. 

Ber.  Perchè  tiene  imprima  luogfi  ì Min.  Perciocché  di  trattare  le  cofe  Perchè  la  Can- 
grandi  ed  Eroiche  niuri  altra  Urica  compoftgione  è così  degna  , come  tenga  il 
qutfta:  concioffiacofaché  la  varietà  di  tutte  le  cofe  di  tre  maniere  fi  truo- 
vi , l'una  delle  quali  fi  dirì'Via  alC  Utile  , P altra  al  Piacere , la  terga  i 
alP  Onore  . Onde  le  cofe  parte  fono  utili,  parte  dilettevoli , e parte  one-  » dilettevoli. 
fte  . Ma  , come  che  nella  Cangpne  ciafeuna  di  quefle  tre  maniere  fi  trai-  ^ • 

ti , pure  lo  fcriver  di  ciò  , che  alla  vertu  s’appartiene  , par  , che  fpcciaU 
mente  le  convenga:  il  che  certo  e tenne  Dante  ne’  precetti,  che  della  Ita-  l’Oueilg , 
liana  eloquenga  ci  diede  , e fervò  nelle  fue  compofigioni . E , benché  il 
Petrarca  il  pià  del  fuo  Cangoniere  in  parlar  de' diletti  di  amore  confami-, 
non  però  mai  nel  corfo  della  penna  a'  vili  piaceri  della  umil  plebe  difeen- 
de  . Ma  perciocché  grande  , ed  onorata  è la  materia  , che  alla  Cangone  Quale  IHleconS 
pià  fi  richiede  ; il  grande  ancora  , cd  onorato  flilc  convien  , che  le  flia  venga  alla  Can- 
meglio  . E , perchè  lo  flile  confijìe  nella  elegione  delle  parole  , e della  * 
tompofigiom  , ci  riferviamo  di  ragionarne  in  quel  ragionamento  , che 
particolarmente  ne  faremo  . Ber.  Non  conftjìe  egli  ancora  ne'verftì  Del  Verlò  gei 
M>n.  Perchè  nò  ì Ber.  Molte  maniere  di  verfì  , mi  ricorda  , che  voi  ci  ”*t'aJmente, 
avete  infognate  . J^ale  adunque  fìimatc  , che  pià  alla  Cangone  fi  con- 
venga ì Min.  Io  mi  reco  a grandijfìmo  piacere  , che  tenete  a memoria  il 
difeorfo,  che  io  feci  de  verft,  che  alla  Scenica  Poefia  adattar  fi  potrebbe-  Verfi  ulàt/  A»  , 
ro-,e’l  vt  confermo  : perciocché  Dante  ne  ’nfegna  , che'  Poeti  Italiani  tre  infin’ad  ^ 
hanno  tifate  tutte  le  maniere  de’ verfì,  che  fono  da  tre  fillabe  infn  ad  un-  • 

dici.  Ma  il  verfo  di  nove  fiilabe,  perciocché  era  in  poco  pregio,  e genera-  v r A' 
va  no)a  {conciò  fuffe  che  il  trifillabo  egli  tre  volte  comprendeffe)  del  tut-  i Pan’.'  ” 
to  fi  lafctò.  l^dli,che  fon  di  ftllabe  pari, perciocché  troppo  hanno  del  ru-  * Difpari, 
vido  , rade  volte  fono  in  ufo  : concioffiacofaché  ritengano  la  natura  de' 
prop)  numeri,  i quali  a riguardo  degl impari  fono, qual' è la  materia  a ri- 
fpetto  della  forma.  Laonde  rimane,  che'  verft  d’undici, e di  fette,e  di  cin-  y c • 
que,  c di  tre  ragionevolmente  ft  fttcn  ricevuti.  De' quali  il  primo,  e ’l  mi-  Di  ' 

glior  è quel,  ch'è  di  undici',  poi  quel  di  fette',  dopo  queftó  quel  di  cinque;  Pi  cinque, 
l’ultimo  è quel  di  trciperciocchc  ragionevolmente  quel  dee  gli  altri  avan-  Di  u*ndt’a 
gare,  che  più  accenti,  e più  tempi  comprende  , ed  è capace  di  pià  fenten-  Qual/  verlì  fie* 
e di  pià  VOCI, e di  più  belle  forme  di  tefferlc  . Ma  tal'è  il  verfo  di  un-  "o  miglìoi  i . 

A a dici 


Digitized  by  Google 


Ì8(J  DELtA  POETICA  TOSCANA 

Qual  verfo  con*  dici  f'Uahe  , il  qual  volentieri  s'accompagna  con  quel  dì  fette , e più  con 
vnga  alla  Caii-  Ini , che  con  quel  di  cinque  ; il  quale,  benché  per  fe  pojfajlare,  come  ve-_ 

‘ dcte  nella  Can'zpne  di  Dante  , 

Pufeia  , ch'Amor  dd  tutto  m’ha  lafdato  » 
nondimeno  rade  volte  é ricevuto  , come  dappoi  moftreremo  . Nè  quel  di 
tre  fi  riceve,  che  dafe  pojfa  far  verfo;  ma  folamente  per  certa  ripcrcoffa 
di  rima  , che  nel  principio  del  verfo  di  undici  genera  concento  con  Pulii- 
me  ftllabe  dell'  antecedente  ; ficome  veder  potete  nella  medifma  Can^fi- 
ne  , e in  quella  , 

D<.-iina  mi  prega  , perch’  io  voglio  dire  . 
riffinùioii^-»  BfR.  Che  lofa  dunque  è la  Cannone  J MiN.Se  generalmente  dijfnirla  và- 
della  Cauzoiie.  gHamo  , non  è altro  , che  compofixjone  di  parole  con  armonia  folto  certoi^ 
numero , r fotta  certa  mifura  tejfiite , ed  ordinate,  ed  atte  al  canto.  Bbr. 

1 Largamente.  Con  quefia  dtffinixione  comprendete  , quanto  in  verft  ordinatamente  fi 
» Piopiamentc,  compone  . Ma  come  diffirite  quella  , che  per  eccellenza  Canzoni  fi  ehia- 
ma  ì Min.  Che  da  compofizione  magnifica  e fplendida,  e divifa  in  parti 
Cantoni  *^d  un  fenumcnto  indirizj^ate.Tali  fono  le  Canzoni  degli  antichi  Lirici,  e 

I Pindariche,  fpcciaìmente  di  Pindaro  , e de'  noftri  ; e particolarmente  di  Dante,  e del 
» Tdcane , petrarca  . Laonde  Dante  quel,  che  baiamente  fi  compone,  ( e,  come  egli 
dice,  comicamente)  non  Canzone,  ma  Cantilena  vuol'  egli,  che  fi  chiami. 
Parti  diCanao.  Bìk.Lc  parti  principali  di  Ui  come  fi  chiamerannoì  Mis.Chiàminfi  Stann 
ne.  ze  nelle  Canzoni  de'noflri',  ficome  nelle  Pindariche,  Folte  fi  dicono.  Ber. 

VoFe'  ‘ comprfizione  fia  di  una  Folta  , o di  una  Stanz»  > * 

j.  perciocché  Orazio  compofe  Oda,cPuna  Follai  Wliu.,^uaP altro,che  di  Cali- 
Volta  c^onc?  perciocché  di  fua  natura  ricevere  più  StanZcfi>»'H  alta  prima  pa- 

Pclle  ^ ' ' ‘ - " ' ' ->-» -- 

Tofcanc 


Canaoni  irebbe,  ma  di  più  la  materia  non  è capace.  E^n.Perché  della  maniera  da 
ic . Pindaro  nelle  Canzoni  tenuta  s'é  detto  affai,e  convien,che  di  quella,che' 
Che  cofa  è la_.  tengono, fi  ragioni-,  che  cofa  è la  Stanzaì  Min,  Tejfitura  di  verfi  e 

Stanaa.  di  ftllabe  folto  certo  canto,  e fatto  certo  ordine  limitata  , nella  quale  fia 

Arte  della  Cani  thOa  Parte  della  Canzone.iicR.In  che  confifte  l'arte  della  Can^oue.’Miw. 
ione  coiillllc  in  2n  tre  cofe,  delle  quali  Dante  la  prima  nomina  canto, la  feconda  abitudi- 
tre  cofe . ^ terz^  numero  di  verfi  e di  fillabe . Né  fa  parola  delle  ri- 

\ Abito  .*  7»C,  dalle  quali  nafee  il  concento  delle  voci:  conciofftacofachè  egli  le  fiirni 

3 Numero  di  „g„  fjj’cy  dell'arte  della  Canzone  r pcrcioccisè  né  lecito  e di  cangiarle  in 
verfi,  0 fillabe . ^ fianza,  e di  ripeterle  a noflra  pofta  ; il  che  certamente  non  ci  fi 

concederebbe,  fe  fotta  legge  all'arte  riebiefla  fi  conteneffero . Ma,  fe  pur' 
alcuno  artificio  cade  in  loro  , nell'  abitudine  , e nell'ordine  delle  parti  fi 
Del  Canto  die  comprende  . Ber.C/;c  cofa  é il  Canto  ì Min.  Jrmonia  di  verfi  fatto  cer- 
colafia,  ’ to  numero  compofii,  il  qual,  s’ è continuo  infin'  all' efiremo  fenza  concor- 

dan- 


Digitized  by  G-  -ogle 


LIBRO  TERZO;  187 

datila  alcuni  di  voci, e fenxa  rinnovar  canto, fa  continua  la  flauxais’egli 
è diftinto  fcr  alcuna  divifione  di  parti,  rende  lei  divifa.  Ber.  Dichiara^  ManìwedifliuJ 
feci,  quali  fien  le  Jìan%e  Continue  , e quali  poi  le  Divife  ; perciocché  in-  **Contiiiua 
tefa  bene  quefla  differcn%a  , chiaramente  vedrò  , che  fia  il  cauto  conti-  a Divifa . 
nuo  , e che  il  difiinto . Mih.  Continue  flan":^  fono  appo  Dante  quelle , in  QujJ  gj  cgnti- 
ciafcuna  delle  quali  folto  un  dir  continuato  dal  primo  infn  alt’  ultimo  nu» , 
vcrfo  le  rime  non  han  tra  loro  confonan^a  veruna  : del  qual  modo  fono 
quelle  due  Cannoni  del  Petrarca  , 

Verdi  panni , fanguigni , ofcuri , o pcrfi  . E 
L’acre  gravato  , e Timpurtuna  nebbia  . 

nelle  quali  è un  canto  foto  , e continuo  ; benché  l una  fta  differente  nella  Qua!  (ìa  divifa. 
compolìxjone  dall' altra,  come  poi  dimofìreremo . Divife  egli  chiama  tue-  di  Dante, 
te  quelle  , ciafeuna  delle  quali  é diftinta  in  due  canti , ed  ha  due  parti  0 l'ploilté* 
fempltci,  0 compofle . La  prima  è nominata  da  lui  Fronte,  fe  non  è ripe-  * Sirima , 
tua  e , s'é  compofta  , Piedi  ..La  feconda  , quando  é fcmplice  , Sirima  ; , 
e , quando  é compojìa , Fierfi  , Ma  noi , perciocché  piedi  e verft  comunal-  a Vcifi . 
mente  altro  figntfcano,  per  fuggir  le  voci  d ibbiofe',  la  prima  p irte, nella  Partigione  dell* 
quaPé  il  primo  canto , Fronte  femplice  j e la  feconda  , nella  quaPé  il  fe-  • 

condo,  fei/iplice  Sirma,  purché  non  ft  raddoppi  > chiameremo:  e compofla  i?c'n^i;ce; 
così  la  Fronte , come  la  Sirima,  ove  fa  ripetita . Ber.  J^aP  abitudine,  ‘Compofta. 
e quaP  ordine  é tra  loro  i Min.  Se  la  Fronte  é fcmplice,  convien,  che  la  , 

Sirima  fa  compofa",  né  può  la  Sirima  femplice  feguire,fe  la  Fronte  com-  a Compila*. 
pofla  non  va  innant^i:  e,  come  che  far  non  poffa  femplice  Sirima  con  fem-  Dell’abitudine; 
plice  Fronte,  nondimeno  può  bene  fare  ripetita  Sirima  con  Fronte  com-  * Nelle  parti 
pofla  , Ber.  .^aP  altra  abitudine  tra  quefle  due  parti  trovate  ì Min.  Il  ^^Pl'C’jOeom. 
poter  Puna  efjcr  maggiore  , 0 minore  delP  altra  ; 0 pari  nel  numero  de’ 
verft,  0 delle  ftllabr,  o pur  di  quefli,  e di  quelle:  perciocché,  fe  la  Fronte  1 numero 
femphee  fuffe  di  cinque  verfì  di  undici  fillabe  , e la  femplice  Sirima  di  y ufi, 
quattro,  de’ quali  due  ne  fuffer  d’undici, e due  di  fette-,  quella  e di  verft,  c 
di  ftllabe  maggior  di  quefla  farebbe, benché  tale  abitudine  tra  loro  infin’ a j Nel  numero 
. qui  non  fi  truuvi.  T alvolta  la  Fronte  femplice  avrà  ptà  verf,  e la  Siri-  Hllabe, 
i»a  doppia  più  ftllabr,  come  fia,fe  quella  farà  di  cinque  verfì  di  fette  fìl- 
labc,e  quefla  di  quattro  d'undici . Talvolta  allo  ’ncontro,comc  avverrà,  Varie  maniere 
fe  quella  avrà  cinque  verfì  di  undici  fi  tlabc,  e qutflafci  di  fette.  Ma  non  d;  Pronti,  e Si. 
è dubbio, che  la  compofla  Fronte  talora  nonfìa  e di  verfì,  e di  fiUabe  del-  aLTtuJf^ 
la  Sirima  più  grande , com'é  in  quella  Can-gone  di  Dante  , 

Amor  , che  muovi  tua  vertìi  dal  Ciclo . ^ 

aioi a meno  , come  vedete  nel  Canzoniere  del  Petrarca  ^ cominciando 
da  quella  Can\one . 

Aa  X 


Digitized  by  Googl 


Regola  ,• 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  ctade  . 

Talvolta  fono  pari  > quali  fi  veggono  nella  Camene  f 
SI  è debile  il  filo  > a cui  s’attiene. 
nella  quale  è doppia  la  Fronte,  e fempltce  la  Sirima  ; e hina  e Paltra  hà 
ver  fi  quattro  d'undici  fillabe,ed  altrettanti  di  fette.T  alvolta  la  Fronte  è 
doppia  e di  pià  fillabe,e  la  Sirima  femplice  e di  più.  verfi,comfi  in  quella^ 
S’i  ’l  diffi  mai^  che  vegna  in  odio  a quella . 
f in  quefla  , 

Ben  mi  credea  pafTar  mio  tempo  ornai . 

T alvolta  fono  pari  di  verfi  , ma  di  pià  fillabe  la  fronte  doppia,  ficome 
nella  Can'^one , 

Standomi  un  giorno  folo  a la  fincllra  . 
f in  quella , 

Solca  da  la  fontana  di  mia  vita  i 

E , per  quant»  ho  notato  »f*  Cannonieri  de'  noflri , che  fiorirono  ne*  tev$^ 


Sicilia,  e di  Napoli,  parlo  de'  Pederitbi,  e de’ Manfredi,e  de’ 
giof  deU’  altM.  Roberti,  quefla  regola  ve  ne  darei,  che,  fe  la  Fronte  è di  due  coppie,o  di 
due  ternetti,  la  Sirima  le  pià  volte  è più  lunga;  fe  quella  è di  due  quar- 
tetti, 0 di  più  verfi,  quefla  è più  breve.  Ma  con  tutto  ciò  nella  Cantane, 
Sì  è debile  il  filo  , a cui  s'attiene . 
la  quale  ha  la  Fronte  di  due  quartetti,  la  Sirima  è maggiore  j ficome  in 
quefla  , 

Che  debb*  io  ùr  ì che  mi  configli  Amore  ì 
Petrarca,eDan-  q’tttl'  ha  la  Fronte  di  due  tcr%etti , e minore  . Ber.  J^al  maniera  di 
uraro-  parti  fervò  nelle  Cannoni  il  Petrarca  ì Min.  Quegli , e Dante  ne'  lor 
no  a ani , Cannonieri , non  truovo  , che  alle  flanne  divife  deffero  mai  Fronte,  che 
non  fuffe  doppia  ; nè  che  raddoppiaffero  Sirima,  fe  non  rade  volte,  BtK. 
Come  le  Parti  ^ femplice  , e com'  è doppia  una  fleffa  parte  ì Min.  Semplice  Fron- 
fieiio  Semplici,  te , 0 Sirima  fia  quella,  che  farà  folamcnte  d’una  coppia  , o d'un  ternet- 
p Raddoppiate,  to  d'un  quartetto  , a di  più  verfi  infieme  ordinati  ; e doppia  , quando 
loro  altrettanti  col  medefìmo  ordine  nel  numero  , e nella  mifura , fenn* 
S’è  lecito  tri-  oltro  intervallo  rifponderanno  . Ber.  Trovafi  Fronte,  o Sirima,  o Cuna 
plicar  le  Parti,  e Coltra  triplicata,  cioè  di  tre  coppie,  o di  tre  temetti , a di  tre  quartet- 
Efemplo  di  **  • Min.  Perchè  nò  ì Se  a Dante  crediamo,  il  quale  afferma , poter’  ef- 
PaiKc,  fere  anche  di  più:  perciocché  egli  flima,non  effervi  numero  limitato.  Ma, 
perciocché  ufata  fpeffe  volte  non  la  truovo,darvene  altro  cfemplo  non  fa- 
prei , fe  non  quefl*  uno  , che  mi  rimembra  aver  letto  nel  Cannoniere  di 
Dante  da  M»)ano  , nel  quale  quefla  Cannone  ha  la  Pronte  di' trf  qitar-j 

tetti  i 

LafTo 


Digitized  by  Gopgle 


LIBRO  TERZO,  i8p 

LafTo  »merzc  chercre  « 

Ho  lungamente  ufato  ; b 

£ non  fon  meritato  b 

Gili  d’alcun  bene , che  di  gio*  (cntifTe  r 

Da  quella  > in  cui  s’affifle  ~c  ' 

Lo  meo  volere  , e ’J  grato  ; b 

Onde  a lo  cor  m’è  nato  b 

Dolliofa  dolila , che  mi  fa  dolere  ? a 

Sì  m’havc  oltre  podere 

Lo  fuo  plager  gravato  ; ■ b 

D’ogni  rio  fortunato  b 

Mi  fembra  gioco  el  fuo , qual  pii)  languì  Ife c 
'I  queft'  altro  della  Cani^one  di  M.  Guido  GHinij;;(elli  da  Bologna  là 
quale  ha  la  Sirima  di  tre  coppie . 

Al  cor  gentil  ripara  Tempre  Amore  , a 

SI  com’ augello  in- Tei  va  la  verdura  ; b 

Non  fece  Amore  anzi  che  gentil  core  » ~a 
Nè  gentil  core  anzi  eh’ Amor  , Natura.  b 
_Ch’  adeflTo  com’  fu  '1  Sole , c 

SI  torto  lo  fplcndore  fue  lucente  ; d 

Nè  fue  d’avanti  al  Sole  ; ~c 

E prende  Amore  in  gentilezza  luoco  e 

Cosi  propiamente , '~d 

Com’  il  calore  in  clarit^  del  fuoco  • e 


Bir.  Doppia  fronte  adunque  fard  cosi  nelle  volte,  e nelle  rivolte,  e nelle 
flange  delle  Cannoni,  che  ad  imita'j^one  degli  antichi  Lirici  fi  componga^ 
no  , come  nelle  volte , o fiamme  , che  dir  vogliamo  , delle  Monolirofcbe, 
e dell' Epodiche  ufate  da'  noflri,  quando  il  primo  concento  fta  di  due  cop- 
pie , 0 di  due  terzetti , o di  due  quartetti , o di  due  quinar)  , o di  due  fe- 
narj  j e triplicata , quando  fard  di  tre.  A/a  come  fi  rifpondono  tra  loro  ì 
Min.  In  due  modi , o per  diritto,  o per  obbliquo . Nel  numero  delle  fitlla- 
bc,  e nella  mifura  de'  verfi,  convien,  che  T ordine  fia  diritto  ; cioè  che  al 
primo  il  primo,  al  fecondo  il  fecondo,  al  ter%p  il  ter':^o,  e così  ciafeun  de- 
gli altri  ordinatamente  rifponda.  Non  così  nelle  confonanxe:  perciocché, 
fe  guardate  nelle  coppie,  troverete  in  quelle  or  l’ordine  delle  concord, vi'S^e 
diritto  ; qual’  è in  quella  Cam^one  di  Gin  da  Pìfloja  , 

La  dolce  virta  , e ’l  bel  guardo  foave  « 

De’  più  begli  occhi , che  fi  vider  mai , b 

Ch’  io  ho  perduto , mi  fa  parer  grave  '“Ò 

• ‘ ' La 


Fronte  Tripli- 
caca. 


Efemplo  di 
Guido . 

Fronte  doppia, 


Sirima  di  trej 
coppie . 


Qual  fia  la  do^ 
pia  rtoiitc . 


Modo  di  accot'^ 
dar  le  coppie  , 
ed  altri  couceii- 
ti . 

1 Diritto . 
a Obbliquo  ; 


Coppie  deliaci 
Fronte  accor- 
data . 

Fcr  Diritto , 


Digitized  by  Coogle 


Ipo  DELLA  POET  ICA  TOSCANA 

La  villa  s) , eh’  io  vb  rraendo  guai . b 

Per  ol'hJ'^uo.  Ove  al  primo  il  primo,  al  fu  ondo  il  Jitondo  t'accorda  , Fd  ora  clbli^Moi 
come  in  qucjla  del  Petrarca  , 

Quando  il  foave  nno  Edo  conforto  > 'a 

Per  dar  ripofo  a la  mia  vita  (lanca  ) 

Ponll  del  letto  in  su  la  fponda  manca  b ’ 

Con  quel  Tuo  dolce  ragionare  accorto  . a 

Te««ti”  accor-  prin.o  il  fecondo,  e lol  fecondo  il  primo  s'accorda.  Ber.  Cerne  il 

dati  per  fei  mp-  fecondo  terzetto  al  primo  nel  lonrento  dille  voci  rifponde  j Min.  Non 
Mollo  certo  di  uno  modo  foto  : perciocché  ora  il  primo  verfo  al  primo  , il  fe- 
* ’ tondo  al  fecondo  ,e'l  terjp  al  ter-^p  s'accorda  : fteome  nella  Cannone  , 

Se '1  penficr  > che  mi  (Irugge  y a 

Coni'  è pungente  e faldo,  b 

Cosi  vdlilTe  d’un  color  conforme}  c 

Forfè  tal  m’arde  , e fugge  , a 

Ch'  avria  parte  del  caldo  ; b 

£ dcfterialì  Amor  la  , dov’  or  dorme  I c 

i Modo»  primo  al  terxp  > il  fecondo  al  fecondo  , e 'I  ter^o  al  primo:  pcome 

in  quella  mia'Canxpne , 

Qual  Semìdeo  , anzi  qual  novo  Dio  a 

Ira  gli  uomini  mortali,  b ■ 

Qual  fupremo  valor  , qual  Giove  in  terra  » 

Qual  Febo  nel  faver  , qual  Marte  in  guerra  > c 
Qual’  onor  d’immortali  b 

Virth  , qual  vincitor  modeffo  e pio  . a 

3 Modo  ' primo  al  fecondo  ,e'l  fecondo  al  primo  , e 'I  ter^p  al  ter-j^o  j peo- 

nie nella  Cannone , 

Italia  mia , benché  ’l  parlar  Ha  indarno  a 

A le  piaghe  mortali , b 

Che  nel  bel  corpo  tuo  si  fpelTe  veggio  ; c 

Fiaccmi  almen  , eh’  i miei  fofpir  ficn  , quali  b 
Spera  ’l  T evero  , e l’Arno  , a 

E ’l  Po  , dove  dogliofo  , c grave  or  foggio  c 

4 Medo,  ^ m molte  altre  del  Petrarca , Ed  ora  il  primo  al  primo  , e 'I  fecondo  al 

terxp  » 0 terxo  al  fecondo  : pcome  in  quella  Canxpne  di  Dante  , 
Quantunque  volte,  lallb,  mi  rimembra , a 

Ch'  io  non  debbo  giammai  b 

Veder  la  Donna  , ond’  io  vb  sì  dolente  ; t 

Tanto  dolore  intorno  al  cor  nt’alfcmbra  a 

La 


Digitized  by  Google 


1 


LIBRO  terzo; 
La  dolorofa  tnenre  y 


«Pf 


a 

b 

c 


-,  c 

Ch’  iu  dico  , anima  mia  > che  non  ten  vai } b 
Bd  or'  il  primo  al  feconda,  e ’/  fecondo  al  ter';^o,e  ’/  terj'o  al  primo:  Jìcc- 
me  in  quella  mia  Can:^one , ' ~ 

Padre  del  Cicl , che  furto  movi , e reg^i  ; a 

Quel  vero  Amor , che  di  terrena  fpoglia  ^ b 
Ti  veftl , per  portar  le  noflre  fomc>  c 

Tr  rechi  innanzi  la  pictofa  doglia 
Di  noi  y che  del  tuo  Tanto  , e chiaro  nome  y e 
Dell'  alta  fede  , e delle  giuÓe  leggi  . g 

Bd  orati  primo  al  ter^p,  e'ifeeondo  al  primo , e 'I  terrò  al  fecondo  : fi- 
tome  di  quella  mia  Cano^one . 

Quella  gik  per  addietro  altera  Donna.’ 
ìlella  terxfl  Folta , 

E perchè  fofpirando  mi  rimembra 
iNell’ aurea  ftagion  del  primo  tempo  , 

Qu^and’  era  il  mondo  giovanetto , e frefeo  i 
Ed  io  y ch’or  vecchia  a me  medefina  increfeo  > ~c” 

Lieta  fìoria  con  pargolette  membra  y a 

Gih  fenza  affanno  fi  vivea  gran  tempo  . ì 

Bi*.  Io  so  ben,  che  voi  fapete,  che  fono  altri  modi  di  confonànre  ne'ter- 
%etti',  ma  non  ve  ne  dimando  : perciocché  , quando  fe  n'offrirà  il  tempo 
e ’/  luogo  opportuno  , e conveniente  , non  lafcerete  di  ragionarne  . Ma 
qual  farà  il  concento  de'  due  quartetti  nelle  Cangpni  ì Min.  Di  varie 
maniere  ; perciocché  Cuna  è quefla , 

S)  è debile  il  filo , a cui  s’attiene 
La  gravofa  mia  vita  ; 

Che , s’altri  non  l’aita , 

Ella  fia  tofto  di  Tuo  corfo  a riva  ; 

Però  che  dopo  Tempia  dipartita , 

Che  dal  dolce  mio  bene 
Feci  y foT  una  fpene 
E*  flato  infin’  a qui  cagion  y eh’  io  viva  I 
nella  quale  , tome  vedete  , al  primo  verfo  s'accordano  il  fe  fio , e'I  fetti- 
tno  ; al  fecondo  il  tergo,  e *l  quinto  ; al  quarto,  l'ottavo . E 'I  mrdeftmo 
concento,  il  qual’ é di  tre  rime  , é fmilmente  ne' due  primi  quartetti 
della  Cangone , ’ 

Io  vò  penfando , e nel  penfier  m’aflale . 

^ ancora  . L'altra  é quella  , nella  quale  fono  altrettante  rime  • 

\ r 

ma 


a 

b 

b 

e 

~b~ 

a 

a 

e 


f Modo} 


6 Modo: 


Altri  Modi , 


Concenti  dj 
quartetti , 


I .Motio  di  tre 

di  verfi 
nufli,  • ' 


1 Modo  di  tre 
Rime , ma  con 
piu  confoiiante 
di  verfi  miJli, 


Digitìzed  by  Google 


3 MoJodiqtiac. 
tio  Rime . 


4 Modo  fimìle 
al  fecondo , ma 
di  vejrfi  interi . 


1 Modo  fìmile 
al  primo  di  al- 
trettante Rime, 
e Confonanze  ; 
ma  diltéi'cnte_« 
ne*  vcrfi  accor- 
dati . 


rpì  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tna  la  feconda  ha  piti  confonan’t^  : perciocché  al  primo  verfo  s'atttrià 
falò  a quinto  , al  quarto  Cottazto,  al  fecondo  il  ter:^o,  il  fefiOt  e ’/  fetti- 
vio  : qual'  é nella  Cannone  , 

Una  Donna  pih  bella  affai , che  ’l  Sole  $ a 

£ pih  lucente , è d'altrettanta  etade  b 

Con  famofa  beltade  b 

Acerbo  ancor  mi  traffe  a la  fua  fchiera  ; c 

Quella  in  penfìeri , in  opre , e in  parole  , a 

(Però  ch'è  de  le  cofe  al  mondo  rade  ) b 

Quella  per  mille  Itrade  b 

Sempre  innanzi  mi  fu  leggiadra  altera  . c 

, L’altra  ha  il  concento  di  quattro  rime:  perciocché  al  primo  verfo  rifpon^ 
de  l'ottavo  nella  confonant^a  , al  fecondo  il  terxo,  al  quarto  il  quiiifo,  al 
feflo  il  fvttimo  folamente:  come  vedete  in  quefta  Cannone  , 

Qual  piti  diverfa , c nova 
Cofa  fu  mai  in  qualche  Urano  clima  ; 

Quella , fe  beo  lì  Rima  t 
Pm  mi  ralfembra  ; a tal  fon  giunto  ^more  > 

Lì  , onde  *1  di  ven  fore 
Vola  un’  augel , che  fol  fenza  confoite 
Di  volontaria  morte 
Rinafce  , c tutto  a viver  li  rinova  . a 

Simile  a la  feconda  maniera,  ma  tutta  di  verft  interi  è quella , che  tenne 
Dante  nella  Cantone , 

Donne  , eh'  avete  intelletto  d’ Amore  « 

£ in  quella  , 

Amor  > che  nella  mente  mi  ragiona . 

Zln'  altra  maniera  tenn’  io  nella  Cantone  , 

Se  queRi  fpirti  ardenti . 

fìmile  gii  alla  prima  ; percb'é  d’altrettante  rime  , e d'altrettante  confo- 
nan%e , Ma  da  lei  differente:  perciocché  in  quella  al  primo  verfo  s’accor- 
da il  fflo  , in  quefla  il  tertp  : in  quella  al  fecondo  il  terto  , iti  quefta  il 
fefto:  fìcome  vedete  ne'  due  quartetti  della  detta  Cantone  , 

Se  queRi  fpirti  ardenti  a 

Lagrime  , o pene  irnmenfe  , b 

Con  dolorofi  accenti  a 

Non  tcmpralfer  ne  l’ ombre  dolci  eRive  ; jr , 

Per  le  faville  intenfe , b 

Ch’Amor  nel  petto  accenfe  ; b 

Fuor 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  ip; 

Fuor  di  lunghi  tormenti  a 

Sarei  cercando  altri  paefi , c rive  . c 

Za  flejfa  maniera  troverete  variata  in  una  delle  Cannoni  da  me  fatte  fo^ 
fra  li  Salmi  in  queflo  modo  » 

Io  canterò  , Signore  , a 

Le  tue  divine  lode  , e’  fommi  pregi  ; b 

Con  tutto  il  mio  podcr , con  tutto  il  core  » a 
Dirò  le  tue  mcravigliofc  pruove  ; c 

Re  fopra  tutti  i regi , - ' b~ 

Lieto  in  te  mi  rallegro  dentro  y e fuore  > a 

£ canto  il  tuo  bel  nome  , e’  fatti  egregi , b 

Al  dolce  fuon  , con  dolci  note  , c nuove  . c- 

ove  al  primo  vcrfo  s'accordano  il  ter%p,  e 'I  fefla  ; ed  al  fecondo  il  quin- 
to, e 7 fettimo  . Né  tacerò  un'altra  maniera  , che  io  truovo  in  una  delle 
Canxpni  di  Guitton  d'AreXKp  , la  qual  comincia  , 

Tutto  ’l  dolor  y eh’  eo  mai  portai,  fii  gioja  . 

Z quella  di  tre  rime  , delle  quali  a ciafeuna  rifponde  una  fola  confonan~ 
tl'a,  altro  che  alla  feconda , a cui  tre  ne  rifpondono  : perciocché  al  primo 
verfo  il  quinto  s'accorda  ; al  fecondo  il  quarto  , il  fefla  , e l'ottavo  ; al 
tertfi  il  fettimo  , Ed  , accioethé  la  vegliate  , eccola  vi  reco  innanzi. 
Tutto  '1  dolor  y eh'  co  mai  portai  , fu  gioja  ; a 
£ la  gioja  nccnte  appo  il  dolore  b 

Del  meo  cor  laflb,  a cui  morte  s’accorga  ; c 

Ch’altro  non  vco  homai  fìa  validore  , _b  ' 

Che  pria  del  piacer  poco  può  noja  ; a ~ 

Ma  poi  forte  può  troppo , fc  ncorrc  b 

D’altrui  ; convien  , che  ’n  povertà  fi  porga  , c 
Che  gli  torna  a membranza  il  ben  tuttore  . b 
Troverete  ancora  quartetti  , de'  quali  il  primo  non  ha  in  fe  confonam^a 
alcuna  ; ma  del  fecondo  i verfi  rifpondono  per  ordine  diritto  a verfl  di 
lui , così  nel  concento , come  nel  numero  , e nella  mifura  dille  rime  . Di 
ohe  vi  farà  efemplo  quella  Camene  del  Re  En%o  figlio  dell'  Imperador 
Federigo  fecondo  , 

S co  trovafli  pietanza . 

E quefla  del  Notato  Giacomo  da  Lcntini  , 

Madonna  , dir  vi  volilo  . 

delle  quali  poi  le  prime  flanxe  al  fuo  luogo  vi  reciteremo  . Laonde  il  va- 
riare ne'  due  primi  quartetti  , e ne'  due  primi  terzetti  delle  Canzoni  il 
modo,  delle  confonanze  è libero, purché  non  refli  verfo  in  loro  feuzn.con- 

B b cen- 


6 Modo  Umile 
al  quinto,  ma 
differente  nell’ 
accordate  f 


O 


7 Modo  pur  di 
tre  rime, ma  dif« 
ferente  nell’  ac* 
cordare . 


8 Modo,  dove 
il  primo  Quar- 
tetto è fei;2a_, 
conlbnania . 


Regola  di  va- 
riare 1 due  pri- 
mi Terzetti,  e 
Quartetti . 


Digitizeej-tey  Google 


*ÌP4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tento',  e che  nel  fecondo  terxetto,  d quartetto,  ch'egli  fi  fa,  nella  mi  fura 
i verfì  ordinatamente  il  primo  al  primo,  il  fecondo  al  fccondo,il  tertt^  al 
Concento  dì  terxfi , c ’l  quarta  al  quarto , tra  loro  f ri  fiondano  . Bsr.  Non  trovate 
yninarj , Cdnxpne  , della  cui  Fronte  la  prima  parte  fa  di  più.  verfi  ì Sì  bene  ; ma 
rade  volte  ; perciocché  alcuna  ordinata  ne  truovo  a cinque,  alcuna  a fei: 
conciolfiacofaché  a’  primi  cinque  rifpondan  nella  mifura  , e nelle  confo- 
nanxe  gli  altri  cinque  in  quella  Cannone  di  Dante  , 

Doglia  mi  reca  ne  lo  cuore  ardire  a 

A voler  , ch'è  di  vericate  amico  ; b 

Però  , Donne , s'io  dico  b 

Parole  quali  contro  a tutta  gente  « c 

Non  vi  maravigliate;  d 

Ma  conofeete  il  vii  voftro  delire  .*  a 

Che  la  biic^ , ch’Amore  in  voi  confence  J o 
A virtìi  folamente  e 

Formata  fu  dal  Tuo  decreto  antico  ; b 

Centra  lo  qual  fallate , d 

Concmto  di  £d  a primi  fei  gli  altri  fei  feguenti  , in  quefla  i ~~ 

^<^1'  Pofeia  eh’ Amor  del  tutto  m'ha  lafciato  ; « 

Non  per  mio  grato  , a 

Che  ftato  non  avea  tanto  giojofo  ; « b 

Ma  però  , che  pietofo  b 

Fu  tanto  del  mio  core  , c 

Che  non  folFerfc  d’afcoltar  fuo  pianto  ; d 

lo  canterò  cosi  difamorato  a 

Contr’  al  peccato , a 

Ch’è  nato  in  noi  di  chiamare  a ritrofo  a b 

Tal  ) ch'è  vile , e nojofo  , b 

Per  nome  di  valore  ; c 

Cioè  di  leggiadria , ch’è  bella  tanto d 
Confonanie.'  E nella  Cannone  allegata  , 

Doglia  mi  reca , 

Al  primo  s'accorda  il  fefla  ; al  feconda  il  tert^d , e'I  nono  ; al  quarto  il 
fetiimo  , e l’ottavo  ; ed  al  quinto  il  decimo  : ficome  in  quella  , 

Pofeia  ch’Amor  del  tutto  m’ha  lafciato . 

ConTonaiiie.  primo  s'accordano  il  fecondo  , e l'ottavo  , che  fon  di  cinque  pUabe  i 

e 'I  fettimo  , ch’è  £ undici  , e nella  terz^a  ftllaba  il  terxfl  e ’l  nono  ; al 
Regole  di'Fron-  quarto , il  nono  , e ’l  decimo  ; al  quinto  Pundecimo  ; ed  al  fefié 

te  comporta,  il  duodecim . Bsa.  A*  s e efempli  io  coglio  , che 

inpn'. 


Digitìzed  by  GoogI( 


LIBRO  TERZO.  ipj 

infn'  d qui  abbiamo  nella  Cannone  la  fronte  (ompofla  di  due  ] o pià  par^ 
ti;  delle  quali  fe  farà  la  prima  o di  due,  o di  tre  verfi,  a di  quattro,  o di 
cinque  , o di  fei  ; ciafcuna  dell" altre  fmile  a lei , ed  eguale  nel  numero  » 
e nella  mifura  de'  verfi , convien  , che  fta  . E come  che  nelle  confonan^e 
tra  loro  fi  rifpondano  ordinatamente  , come  dimojìrato  ci  avete  , non  pe- 
rò fatto  una  certa , e determinata  legge.  Ed  acciocché  , quanto  pojfiamo 
il  più  , agli  antichi  Lirici  n'ajfomigliamo  , chiamifi  Volta  la  prima  par- 
te , e ciafcuna  dell'  altre  Rivolta  : poich'è  fimile  , ed  eguale  alla  prima. 
Mik.  ZXi  ora  innanzi  uferò  quefìc  voci , poiché  così  vi  piace  , ancorché 
non  motto  propiamente  adattarvtfi  pojjano  ; ma  coftrctti  dalla  inopia  de- 
gli appropiati  nomi , di  qucfti  per  la  fimilitudine  , che  'n  loro  troviamo, 
contenti  faremo.  Le  Volte  adunque  delle  fronti  fien  di  tre  verfi,  o pur  di 
quattro  ; e talora  fi  permetta  , che  fien  di  due  , o di  cinque  , o di  fei  ; e 
di  altrettante  le  Eivolte  , Bbr.  Poiché  affai  chiaramente , e diftintamen- 
te  mofirato  ci  avete,  qual  fia  la  doppia  Fronte,  e di  quante  parti,  e qual' 
abitudine , e qual'  ordine  abbiano  quelle  tra  loro  ; dichiarateci , qual  fia 
la  femplice , e come  fi  faccia  . Min.  Canzone  del  Petrarca  non  mi  fi  fa 
innanzi»  nella  quale  darvene  efemplo  poteffi  ; nè  di  altro  Poeta  antico  de' 
nofiri  altro  , che  di  M.  Cino,  e di  Dante . Di  M.  Cina  la  Canzone , L’al- 
ta fpcranza  , ha  nella  prima  flanza  quefla  fronte , 


L'alta  rperanza , che  mi  reca  ilmore  a 

D’una  Donna  gentil , eh’  io  ho  veduta  ; b 

L'anima  mia  dolcemente  faluta , b 

£ falla  rallegrare  entro  lo  core . a 


la  qual , come  vedete , é di  uno  foto  quartetto  ; nè  feconda  [altro  , che 
gli  rifponda  , ma  fcnzfi  intervallo  Sirima  doppia  il  fegue  . Ber.  Io  non 
veggio  , che  fronte  femplice  di  un  quartetto,  anzi  che  doppia  di  due  cop- 
pie dir  fi  pofj'a  quefla , che  per  efemplo  mi  proponete  . Min.  //  vero  : 
ma  a me  bafla,  che  fia  tale,  che  in  lei  pojflate  la  forma  della  femplice  ve- 
dere : perché , fe  fujfe  di  una  coppia,  o di  un  terzetto,  o di  un  quinario, 
{perciocché  ricevere  ciafeun  di  quefli  numeri  potrebbe,ficome  effer  potreb- 
be ancora  di  un  fenario  ) fuor  cPogni  dubbio  ci  fi  moflrarebbe . Ma  nclln 
Canzone  di  Dante  , che  comincia  , 

Traggemi  de  la  mente  Amor  la  Aiva . 
fi  truova  fronte  di  un  quartetto,  del  quale  fono  tre  verfi  d'undici  fìlla- 
'be,  e un  di  fette  : ficchè  non  fe  ne  poffonfare  due  coppie . E in  una  delle 
Canzoni  da  me  fatte  fopra  li  Salmi  la  fronte  è femplice  , e di  uh  quina- 
rio', e la  Sirima  doppia  di  due  quartetti . Io  la  vi  dirò  per  efemplo  fola- 
mente  di  quefla  forma . 

B b z Quan- 


Parti  della_3 
Fronte  conipg. 

a». 

Volta  : 

Rivolta  ; 


Della  Fronte 
femplice . 


Efemplo  di  Ci'; 
no . 


Dubifaalone, 
che  non  fia  /em« 
plice,  ma  di  due 
coppie , 


Rifoluziotie . 


Efemplo  dell’ 
Autor): . 


Digitized  by  Google 


ip«  DELLA  POETICA  TOSCANA 


fronte  femi>Uce  Quanto  è ben  , quanto  piace  a 

«il  un  Quiiiiio,  1,’alma  union  ì di  quanta  , e qual  dolcezza  b 

£*  '1  viver  de’  fratelli  uniti  in  pace  ì a 

Quivi  piove  da  Dio  fotnma  ricchezza  f b 

Perpetua  vita , e ben  > che  non  fi  sface  . a 

Sirima  doppia  L’odorato  licore  , c 

di  due  Qnaxtec-  Quando  dal  capo  nc  difeende  al  mento  d 

***■  Del  Sacerdote  ) e nell' cfirenio  lembo  r 

De  la  vefte  ; non  ha  sì  vago  odore  ; c 

"E  ’l  rugiadofo  nembo  e 

Non  è si  dolce  , quando  fenza  vento  , d 

Cade  ne*  monti  ; e de  la  terra  il  grcnribo  e 

Empie  d’ogni  leggiadro  , c lieto  fiore  . - c 


ove  , come  vedete  , la  fronte  ha  due  rimi  ; Cuna  dì  due  > e Coltra  di  tre 
Della  Sinma_>  verfì:  la  Sirima  tre',  la  prima, e la  ter^a  di  verft  tre,  e la  feconda  di  due. 
compofta , Bt^K.Bcncbè  dato  ci  abbiate  uno  ajjaggio  af  ai  buono  della  Strima  doppia, 
la  qual  farà  , quando  avrà  due  coppie  , o due  terzetti  , o due  quartetti  , 
0 due  quinarj  , o due  fenarj  ; non  però  non  dtfidero  conofeere  in  quante. 
Concenti  di  SI-  ^ maniere  i verft  in  lei  ft  concordino.  Miti. Di  quante,e  quali 

rima  doppia-*  : avete  mila  doppia  Fronte  veduto , che  fi  rifpondono  ; di  tante,  e tali  fìi- 
quanti  di  Froii-  potete  , che  nella  Sirima  doppia  fi  pojfano  concordare  : ancorché  po- 
^ ' chi  efethpli  darvenc  fappia  : perciocché  nel  Cantoniere  del  Petrarca  niu- 

I Efemplo  di  tia  je  ne  legge  . Né  anco  in  quel  di  Dante  truovo  altro  , che  quefta  Can- 
Dante  . tpne , la  quale  abbia  Cuna,  e l'altra  parte  doppia  , 


Fronte  /oppia  Donne , ch’avete  intelletto  d’ immote  , a 

di  ducQuateet-  Io  vò  con  voi  de  la  mia  Donna  dire , b 

» Non  perdi’  io  creda  fua  lode  finire , b 

Ma  ragionar  per  isfogar  la*mcntc  ; c 

Io  dico  , che  penfando  al  fuo  valore  a 

Amor  sì  dolce  mi  fi  fa  fentire  ; b 

Che  , s’io  allora  non  perddTi  ardire  , b 

Farei  parlando  innamorar  la  gente . c 

Sirima  doppia  Edio  non  vb  parlar  sì  altamente  , 
di  dueTeneteit  Ch’  io  divenilTi  per  temenza  vile  ; d 

Ma  tratterò  del  fuo  llato  gentile  d 

A rifpetto  di  lei  Icggieramentc  , ~c 

Donne , e donzelle  amorofe , con  vui  y e 

Che  non  è cofa  di  parlarne  altrui . e 


Concento  l f»  ^be  Ifi  Fronte  fin  di  due  quartetti, la  Sirima  è di  due  tertetti, 

del 


Digitized  by  Googlej 


LIBRO  TERZO.  ip7 

dc'qu^li  il  primo  nel  primo  verfo  ha  confonan^a  con  l’ultimo  della  Fron^ 
te  : il  qual  concento  nelle  femplici  Sirime  comunalmente  troverete  y ed  a 
lui  risponde  il  primo  del  fecondo;  e nell'uno  e nelC  altro  ter^ftto , col  fe- 
condo il  ferino  } percb'  è di  comunal  cojìume  y che  nella  Sirima  gli  ultimi 
due  verft  infieme  s'accordino:  il  che  nella  Fronte  vi%io  farebbe.E  quclloy 
lo  fcnto  si  d’Amor  la  gran  polfanza  y a 

Ch’ io  non  polfo  durare  b 

Lungamente  a foffrirc  ; ond’  io  mi  doglio  : c 

Perb  che  ’l  fuo  valor  si  pure  avanza , a 

£ ’l  mio  Tento  mancare  b 

Sì } ch’io  fon  meno  ogn’  ora > ch'io  non  foglio,  c 
Non  dico  , ch'amor  faccia  pih  i ch’io  voglio  ; ~c 
Che  , fc  facelTc , quanto  il  voler  chiede  > d 

Quella  verth  , che  Natura  mi  diede . d 

No  ’l  fofferria  , però  ch'ella  è finita  : e 

£ quello  è quello  > ond’  io  prendo  cordoglio  y c 
Ch’a  la  voglia  il  poder  non  terrà  fede  : ~d 

Ma  , Te  di  buon  voler  nafee  mercede  , d 

lo  la  dimando  per  aver  pih  vita  e. 

A quei  begli  occhi  > il  cui  dolce  fplendore  / 

Porta  conforto , ovunque  io  Tento  Amore  . f 
ove  y come  vedete,  la  fronte  i di  due  terT^etti;  e la  Sirima  di  due  quinarìy 
de'  quali  nel  primo  t ultimo  , e ’l  primo  verfo  con  Pultima  della  fronte 
s'accompagna  ;e’l  fecondo  , e ’/  ter^o  tra  loro  s'accordano  ; e ’l  quarto 
rimane  feompagnato  : ma  poi  gli  fa  compagnia  il  ter%p  del  fecondo  qui- 
nario , in  cui  fi  concorda  il  prima  col  fecondo  y e'I  quarto  col  quinto  f 
£ nella  Canzone  , 

Donna  mi  priega , 

di  Guido  Cavalcanti  la  Fronte  è di  due  terzttti  y e la  Sirima  di  due 
quartetti  : 

Donna  mi  priega , perch’  io  voglio  dire  a 

D'uno  accidente , che  Tovente  è fero  ; b 

£d  è sì  altero , ch’è  chiamato  Amore  : b c 

SI  y chi  lo  niega , polfa  il  ver  Tentire . ^ a 

£d  al  preTente  conoTcente  chero  ; b 

Perch’  io  non  Tpero , ch’uom  di  baffo  core  b c 

A tal  raggio  ne  porti  conofeenza  ; ' d" 

Che  Tenza  naturai  dimollramcnto  d e 

Non  ho  talcoio  di  voler  prò  vare  , e f 

U 


1 Eferaplo  ì 


Fronte  doppia 
di  due  Terzetti, 


Sirima  doppia 
didueQuiuaij , 


Concento , 

3 Efemplo  del 
Cavalcoiicc , 


Fronte  doppia 
di  due  Terzeuk 


Sirima  doppia 
di  due  Quarict- 

« 


DIgitized  by  Google 


Concento  > 


4 Efemplo  deir 
Autore  . 


Fronte  doppia 
di  due  Qtiai  tet- 
ti- 


Sirlma  doppia 
di  due  Quartec- 


Concento; 


j Efemplo  dell’ 
Autore . 


Fronte  doppia 
di  due  Terzetti. 


ip8  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Lk  dove  e*  pofa  , e chi  lo  fa  criare } 

£ qual  fìa  fua  vertute , c potenza  ; 

L’eflenza  ; c poi  ciafcun  Tuo  movimento  ; 

£ ’l  piacimento , che  ’l  fa  dire  amare  ; 

£ s’uomo  per  vederlo  pub  mofVrare  . 

Ma  , come  vedete , il  primo  e ’l  fecondo  verfo  del  primo  quartetto  i che 
vanno  feompagnati , s’accompagnano  poi  il  primo  col  primo  ,c’l  fecon- 
do col  fecondo  del  feguente  quartetto  y e la  coppia  del  primo  è ripetita 
nel  fecondo  , Oltre  a ciò  nella  Fronte  il  fecondo  verfo  truova  confonan^a 
nel  mc':tp:fi  del  terj^o;  e nella  Sirima  col  fecondo  altresì  il  mc^o  del  ter- 
•Xp,  e col  primo  il  iwc^'T'o  del  fecondo  s’accorda  come  la  Fronte,  così 
la  Sirima  è di  due  quartetti  in  quella  Can5;o»e  , che  io  feci  fopra  il  Sal- 
mo , BenedixiAi  Domine  terram  tuam . 

Signore , al  fin  pur  benedir  ti  piacque 
La  tua  diletta  terra } 

£ fcampar  lei  di  guerra  > 

£ ’l  pupol  tuo  di  fcrvitute  antiqua  ; 

£ perdonar  l’iniquità , che  atterra 
La  tua  plebe  , onde  giacque 
SI  gran  tempo , e fi  tacque  ; 

£ coprir  tutta  la  malizia  iniqua 
Di  lei  > che  va  per  via  torta,  ed  obbliqua  •, 

Quetar  del  tutto  l’ire , 

Quantunque  con  ragion  feco  t’adire; 

£ depor  del  tuo  ciglio  i gravi  fdegni . 

Or  volta  noi  dal  traviato  corfo 
A te  noAro  foccorfo  ; 

£ da  noi  quel  furore , onde  ci  fdegni  * 

Dilunga  > e di  tua  grazia  ne  fa  degni . 
ove  il  primo  degli  otto  verfi  della  Sirima  con  l’ultimo  della  fronte  ",  il 
fecondo  di  fette  fillabe  col  terxfi  d’undici  della  Sirima  fleffa  ; e ’l  quarto 
col  fettimo  , e con  l’ottavo  e ’l  quinto  d’undici  col  feflo  di  fette  fi  con- 
corda . E in  quejta  da  me  pur  fatta  fopra  il  Salmo  , Bcatus  vir,  qui  in- 
telligit  fuper  egenum  , & paupcrem , dopo  la  Fronte  di  due  terzetti 
fegue  la  Sirima  di  due  quartetti  , 

Beato  quel , che  veramente  intende  a 

Al  povero , e mendico  ; b 

£ in  lui  riguarda  , quanto  fi  conviene  ; f 

Salvo  egli  fia  nel  dì  > che  apporta  pene  « 

. ' E ’n 


A 

b 

b 

C 

T~ 

a 

a 

c 

c 

d 

d 

e 

f 

f 

e 

e 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.' 

E ’n  forza  del  nemico , 

Noi  darà  il  Signore  ; anzi  il  difende  , 

£ ’n  vita  lieto  il  ferba  , c falvo  il  rende 
A più  tranquillo  (lato, 

£ ’n  terra  il  fa  beato  . 

S'egli  s'inferma  , preda  è la  tua  mano 
Al  foccorfo , ed  al  far  poi  molle  il  letto  . 
Signor  y perchè  diletto 
Prenda  lo  ’nfermo , e fano 


Sinnu  doppia 
di  due  Quartet- 
ti. 


Divenga  » e ’l  tuo  conforto  non  ila  vano  . e 
ytecordaft  in  quefta  Sirima  il  primo  verfo  del  primo  quartetto  all'ultitnó  Cooceiito  v 
della  Fronte\ma  il  feconda  di  fette  fillabe  al  ter^o  pur  di  fette  del  mede- 
fimo  quartetto’,  e ’l  quarto  al  terxp  di  fette,  ed  al  quarto  d'undici  del  fe- 
condo quartetto  ; al  primo  del  quale,  eh' è d'undici,  folamente  il  feconda, 
eh' è di  fette , nella  confonanxo,  rifponde . Nè  lafcerà  di  farvi  udire  la 
prima  jlanza  d'urta  Canzone  di  M.  Rugieri , nella  quale  avercte  fef  m-  s Efemplo  di 
pio  della  Fronte  di  due  coppie,  e della  Sirima  di  due  terzetti  , Ruggien . 

In  un  gravofo  affanno  a Fronte  doppia 

Ben  m’ha  gittato  Amore , ^ b dì  due  coppie. 

E non  mi  tengo  danno  a~ 

Amar  si  alto  fiore  . b 


Ma , ch’eo  non  fono  amato  ; c doppù 

Amor  fece  peccato  ; c di  due  Terzetti. 

Che  ’n  tal  parte  donao  mio  intendimento  l d 
Conforto  mia  fperanza  e 

Fenfando , che  s’avanza  ; e 

Lo  buon  foffrente  afpetta  complimento  I d 

in  quefla  medefima  flanza  ancora  vedete  la  Fronte  tutta  di  verfi  di  fette  Concento  : 
fillabe  , che  con  ordine  diritto  s’accordano  . E nella  Sirima  due  terzetti 
di  tre  rime  in  quella  modo  , che  t ultimo  del  primo  terzetto  con  f ultima 
del  fecondo  fi  concorda  ; e ’l  primo,  e ’/  fecondo  del  primo  fanno  un  con- 
cento ; e un’altro  il  primo,  e ’l  fecondo  del  fecondo  terzetto . E ,fe  vole-  7 Efemplo  di 
te  t che  l'allegata  Canzone  di  M,  Cino  , ' * 

L’alta  fperanza,  che  mi  reca  Amore  > 
fia  di  coppie , la  Fronte  farà  doppia  , e tutta  di  verfi  d'undici  fillabe  ; e 
la  Sirima  doppia  di  due  terzetti  d'altro  modo  da  quel  ,che  tenne  M.Ru- 
jier»  nella  fua,  ficome  appare  per  la  prima  fianz*  t la  qual’ è quefla  , 

L’alta  fperanza , che  mi  reca  Amore  a Fronte  doppia 

D>na  Dpona  gentil , cb’  w ho  veduta  ; ^ di  due  Coppie. 

L'aiii^ 


Digitized  by  Google 


l 


ioo  DELIA  POETICA  TOSCANA 


L’anima  mia  dolcemente  faluca  h 

£ falla  rallegrare  entro  lo  core  ; a 

Sinm  doppia  Perchè  fi  face  a quel , eh’  ella  era , flrana , c 

di  due  Terzccci.  £ conta  novitate , d 

Come  venifle  di  parte  lontana  ; c 

Che  quella  Donna  piena  d’humiltate  d~ 

Giugne  cortefe , c humana  , c 

£ pofa  ne  le  braccia  di  pietate . d 


Concento  : five  le  coppie  s'accordano  per  ordine  obbliquo  ; e li  ter'^ctti  nel  modo,  clx 

comunalmente  ne'  Sonetti  fi  ferva  ; fteome  s'accordano  ancora  nella  dop- 
8 Efemplo  del  Sirima  , e tutta  di  verfi  di  fette  ftllabe  in  quella  Camene  di  Dante 


Majano  . da  Majano  : 

Fronte  doppia  Tutto  ch’co  poco  valila  , « 

di  due  Qu^rtet-  Sforzerommi  a valere  ; b 

*•«  Perch’ co  vorria  piacere  b 

■ A l’amorofa  , cui  fervo  mi  dono 
£ de  la  mia  travallia  a 

Terraggio  elio  favere  : b 

Che  non  fàrb  parere , b 

Ch’Amor  m’haggia  gravato,  com’  co  fono 


Sin'ma  doppia 
di  due  Tcizetti. 


e 

d 


g Efemplo  del 
Lentiiio . 

Fronte  doppia 
di  dueQuorcec- 

u- 


Sirima  doppia 
di  due  Quai  tet- 
ti. 


Che  validor  valente 
Pregio  e cortefia 

Non  falla  , nè  difraente . 

Non  dico,  ch’eo  ciò  fia  ; e~ 

Ma  vorria  fimilmente  d 

Valer , s’unqu’  eo  porria . • e 

Nè  vi  terrò  occulto , come  la  Sirima  di  due  quartetti  tcjfette  il  Notat  o 
Giacomo  da  Lentino  in  quefta  fua  Cannone , 

Madonna , dir  vi  volilo , 

Come  l’Amor  m’ha  prifo 
In  ver  lo  grande  orgollio  , 

Che  voi  bella  raofirate , e non  m’aita  . 

Ohi  laflb , lo  meo  core 
In  tante  pene  è mifo , 

Che  vive,  quando  more 
Per  bene  amare , c tenefclo’  aita  . 

Ora  donqua  moro  eo  J 
Nb  ; ma  lo  core  meo 
More  pili  fpeflb , e forte , 

Che 


a 

b 

tt 

c 

~d~ 

b 

d 

€ 

~ è~ 

e 

f 


Digitized  by  Coogle 


201 


LIBRO  TERZO; 


Che  non  fària  di  morte  naturale  j f g 

Per  voi  Donna  , cui  ama  y h 

Pili  che  fc  ftclTo  brama  ; h 

E voi  pur  lo  fdegnatc  ; i 

Donqua  volTra  amiftatc  vide  male . i g 


9ve  farete  accorti , che  come  U Fronte  ha  quattro  confonanxe,  e ciafeù-  CQuwnw; 
fi4  di  due  verfi  ; così  la  Sirima  n'ha  cinque  .Tra  le  quali  nondimeno  la 
quarta  è delC  ultima  voce  del  fettimo  verfo  con  quella , ch'i  nel  mex^P 
dell'ultimo  ; e la  feconda  del  fine  del  fers'o  col  mexxp  del  quarto  . Oltre 
acid  troverete  Sirima  di  due  quinarj  in  quella  Cannone  di  ^ante  da 
Ma\ano»  io  Efemplodel 

Laflb  ) merzè  cherere , • 

della  quale,  detto  v'abbiamo,  la  Fronte  ejfer  di  tre  quartetti’,  ma  di  md-  Fronte  dì  tre«| 
do  altro  da  quello  , che  moflrato  v'abbiamo  nelf  allegata  Cannone  delf  Quaftecci , 
Maghieri  j ed , acciocché  non  l'andiate  cercando,  la  vi  reciterò  , 

E qual  che  ciaufìife  meo  dolore , ed  Sinma  dì  due 

Non  credo , che  in  amore  d ^m'iur;  | 


Fcrraaflc  mai  fua  vollia } ' e 

SI  li  parria  la  dollia  e 

Degne  pene  doplaca  , cd  angorciofa  ; f 

£ , s'eo  gik  mai  partifTc  lo  meo  core  c d 

D’cfto  gravofu  ardore  ; d 

Gii  m’  di  fé  non  m’accollia  e 


Quella  , che  pih  m’  cnvollia  ; e 

S’eo  mai  prendefle  sì  vita  dolliofa  . / 

ot>e  tre  rime  troviamo  , la  prima  delle  quali  ha  il  concento  del  primo,  e Concento  > 
del  fecondo  verfo  così  . nel  primo  quinario  , come  nel  fecondo  : la  feconda 
del  terxp , e del  quarto  parimente  nelC  uno  e nelt  altro  ; e la  ter^a  , co- 
me é feompagnata  per  fe  in  quella  e in  quello  ; così  accoppiandofi  l’un 
quinario  con  t altro  , ella  truova  compagnia  : perciocché  all'ultimo  ver- 
fo di  quello  t ultimo  di  queflo  folamente  s'accorda.  Vedete  ancora, in  que- 
fta  Cannone  l'ejìrema  voce  dell’ ultimo  verfo  della  Fronte  avere  confo- 
ttan^a  nel  mex%P  del  primo  , così  del  primo  quinario , come  del  fecondo 
della  Sirima  . Di  che  meglio  al  fuo  luogo  ragioneremo  . E nella  Cannone  ,,  Efeirplo  di 
di  M.  Guido  Giiimxxelh  da  Bologna  già  di  fopra  da  noi  allegata  , Guido  . 

Al  cuor  gentil  ripara  Tempre  Amore  • 

la  Sirima  jerba  queft’ ordine  di  ver  fi , che  ninna  delle  coppie  ha  in  fe  con-  Concento . 
fonanxa  veruna:  ma  al  primo  verfo  della  prima  dirittamente  nel  concen- 
to il  primo  della  feconda  rifponde  ; ed  al  fecondo  obbliqu-mcnte  il  primo 

C C della 


Digitized  by  Coogle 


Resole  dellt-j 
Sirima  Corapo- 
flit 


Della  Sintna-j 
iémplice  • 


Di  quanti  verfi 
fia  la  S/rima. 

I Maggiore . 
i Minore  < 


Concento  dì 
Sirima  fempL- 
ce, 

Sirima  di  una.» 
coppia  con  al- 
ari numeri. 

I Innanzi , 

* Dopo» 


Coppia  innanzi 
a due  Quartet- 
ti. 


Coppia  dopo 
akri  numeri . 

a Dopo  il  Ter- 
zetto. 


101  DELTA  POETICA  TOSCANA 

de/la  ter%(t , e 'I  fecondo  di  quefla  al  fecondo  della  feconda  coppia , Md', 
come  nella  ripetila  Fronte  s'è  detto,  così  vogliamo  s'intenda,  nella  Siri- 
ma  doppia,e  nella  triplicata  doverft  inviolabilmente  fervareicbe  di  quan- 
ti verfi  è la  Volta,  di  tanti  fta  ciafeuna  Rivoltale  di  quante  filbbe  è eia- 
fcun  di  quelli,  di  tante  fta  ciafeun  di  quefli,  con  ordine  tale,  ibe  al  primo 
fta  fimilc,  ed  eguale  il  primo  ; al  fecondo  il  fecondo  ; al  tergo  il  tergo',  al 
quarto  il  quarto',  e così  ciafeun  degli  altri  ordinatatnente^e  la  Volta  ave- 
rà  pià  verfi . Ber.  Poiché  a bafianga  della  Sirima  compofia  s’é  ragiona- 
to, diteci  della  femplice,  com'  ella  tejferfi  convenga  ì Min.  Niuna  regoli 
certa  darvi  faprci,  nè  di  quanti  verfi  ella  fta,  né  di  quali,  nè  qual' abitu- 
dine , 0 qual'  ordine  abbiano  efft  limitatamente  tra  loro  : perciocché  la 
maggiore,  che  ’nfin'  a qui  mi  fi  fta  fatta  leggere,  è di  quattordici  verfi',  e 
la  troverete  nella  Cangone  del  Petrarca  , 

Nel  dolce  tempo . 

F la  minore  è di  tre  , la  qual  leggerete  nella  Cangone  di  M-  Piera  iella 
Vigne , 

Uno  polfcntc  fguardo . 

E parte  in  guifa  di  coppie  , parte  in  guifa  di  tergetti  , parte  in  guifa  di 
quartetti,  parte  in  guifa  di  quinar) , parte  in  guifa  di  fenar^  nella  confo- 
nanga  fi  rifpondono.  D' una  fola  coppia  Sirima  femplice  non  fi  truova}ma 
si  ben  d'una  coppia  innangi , o dopo  alcuno  altro  numero  . E intendo  per 
coppia  due. verfi,  i quali  facciano  infieme  concento . Innangi  a due  quar- 
tetti la  troverete  nella  Cangone  di  Guitton  d'yìreggo  , Se  di  Voi  Don- 
na gente . 

Com'  pub  fare  huom  difefa  2 a 

Che  la  natura  intefa  a_ 

Fue  di  formar  voi , come  ’l  buon  pintore  ' ~b 
Polito  , fue  di  fua  pintura  bella  : c 

Ahi  Dio  , cosi  novella.  c 

Puot’  a erto  mondo  dimorar  figura  > _<f_ 

Ched’  c fovra  natura  2 d 

Che  di  Voi  nafee  cib  , ch'è  bel  fra  nui  > e 

Onde  fimigtia  altrui  e 

Mirabil  cola  a buon  conofcitorc  . b 

E dopo  un  tergetto  in  quella  del  Petrarca  , Che  debb’  io  far  2 che  mi 
configli  Amore  2 

perchè  mai  veder  lei  * 

Di  quà  non  fpero  ; e l'afpettar  m' è noja . b 
Pofeia } eh'  ogni  mia  gioja  b ^ 

Per 


Digitized  by  Google 


ZOi 


LIBRO  TERZO. 

Per  Io  fuo  dipartire  in  pianto  è volta  ; c 

Ogni  dolcezza  di  mia  vita  è tolta . c 

B chiamo  terzetto  legame  di  tre  verfi , de'  quali  non  è richiefló  > che 
fta  una  medcfma  confonanxo  » ‘tti'ij  un  almen  fempre  fe  n'accorda  ad  al- 
cun de’  feguentii  o pur'  ad  alcun  di  quelli,  che  vanno  innanzi.  Talvolta, 
il  ter%ctto  in  fe  non  ha  concento  veruno  ; ma  niun  verfo  in  lui  rimane, 
che  con  alcun  degli  altri  non  s' accompagni . Talora  fegue  nella  Sirima 
una  coppia  dopo  un  quartetto  ; ftcome  nella  Cannone , LafTo  me , eh’  i 
non  so , in  qual  parte  pieghi . 


Ma  s’egli  aven , eh’  ancor  non  mi  li  nieghi 
finir’  anzi  il  mio  fine 
Quelle  voci  roefehine  ; 

IsJon  gravi  al  mio  Signor , perch’  io’l  riprieghi  ; 
Di  dir  libero  un  dì  fra  l’hcrba  , e i lìori , 

Dr^  , e raifon  es  * qu’  io  canti  d' Amori . 


a 

b 

b 

a 

c 

c 


s Dopoliquar; 

t«co . 


3 Dopo  il  Qui- 
nario. 


Talora  fegue  dopo  un  quinario  j ficome  nella  Canttpne  , Se  ’l  pcn/Ier, 
che  mi  ftrugge . 

Miri  cib , che  ’l  cor  chiude , a 

Amor  > e que’  begli  occhi , b 

Ove  fi  fiede  a l’ombra  . c 

Se  ’l  dolor , che  fi  fgombra  ',  c 

Aven  , che  ’n  pianto,  o ’n  lamentar  trabocchi  ; b_ 

L’un'  a me  noce  , e l'altro  d ' 

Altrui  ; eh’  io  non  lo  fcaltro  . d 

B in  altre:  perciocché  le  pià  volte  la  Sirima  è di  quefli  numeri,  e di  que- 
fìa  forma  . Talora  dopo  il  quinario  la  coppia  è di  nuova  maniera  : per-  4 Dopo  il  Qu,*. 
ciocché  non  fultime  voci  fanno  tra  loro  armonia:  ma  l’ultimc  ftllabe  del  di  nuora 
primo  verfo  di  lei  s'accordano  alla  quarta  , ed  alla  quinta  del  fecondo  ; *"^'“**’*  • 
e l'tftrema  particella  del  fecondo  nella  confonan‘:^a  rifponde  al  primo  del 
quinario  , cb'air  ultimo  della  Fronte  s'accorda  ; ftcome  nella  Cannone, 

Qual  pili  diverfa , e nova . 
viosì  fol  fi  ritrova 

Lo  mio  voler  ; e così  in  su  la  cima 
De’  funi  alti  penfier’  al  fol  fi  volve  ', 

£ così  fi  ri  fol  ve  ; 

£ così  torna  al  Tuo  (iato  di  prima  ; 

Arde , e more , e riprende  i nervi  fuoi } 

£ vive  poi  con  la  Fenice  a prova  . 

Ltggefi  ancora  Sirima  di  tre  coppie  nella  Cannone , 

C c z 


a 

b 
r 

t 

b 

d 

d a 

Ben  mi  credea  in  trt.* 

tut- 


coppie , 


Digitized  by  Coogl 


Sirhis  di  trr  J 

Coppie 
I Sole. 


1 Dopo  n Qui- 
nario . 

Quinario  . 


Coppia 

Coppia; 

Coppia! 

Sirima  di  diiO 
Coppie . 

I Dopo  il  Se- 
llano . 

Senario , 


Coppia  r 

Coppia  • 

» Dopo  flQuar. 
reno. 

Quartetto; 


204  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tutto  effer  «f  Amore , di  M.  Bonaggiunta  Vrbiciani  di  lucc4 . 

Poiché  fervo  m‘ha  dato  per  fervire  4 

A quella  , a cui  gran  dire  ' a 

Si  pub  forama  piacenza  j 6 

E fomma  conofeenza  ; b 

Che  tutte  giojc  di  biltadc  ha  vinto  i “c 

SI  come  grana  vince  ogn’  altro  timo  . c 

E nella  fccoda  z)olta,la  qual  comincia, E tu  tc’l  vedi,rfj  quella  mia  Can\  . 

Quella  già  per  addietro  altera  Donna  . 
dopo  il  quinario  dilla  Sirima  feguon  tre  coppie  : 

Qual  non  avvenne  in  quello,  o ’n  tempo  antiquo  : a 
E eh’  io  rimanga  in  cosi  cieco  errore  ì b 

Or  non  badava  , che  Tantico  onore  , b 

L’antico  nome , e l’onorato  Kegno , c 

Non  sb  per  qual  difdegno  , e 

Tolto  m’avei  ì non  er’  io  pur  del  mondo  ~d~ 

L’alta  teina  , e col  favor  fecondo  d 

La  vincitrice  di  tutte  altre  genti  ì e 

Or  con  due  fproni  ardenti  e 

Barbarico  furor  mi  mena  a morte 
O fiera  rabbia , o dìfpietata  forte . f 

S icone  dopo  il  fenar io  due  coppie  nella  ter^a  volta  della  medefìma  Can<‘ 
Xpne  , la  qual  comincia , E perche  fofpirando  . 

E ’n  feda,  e ’n  gioia  fi  menava  il  tempo  ; 4 

Sì  era  qui  benigno  il  del  fereno  , b 

Sì  felice  il  terreno , b 

Nè  chiamarli  poteva  altro  il  morire  , c 

Ch’un  foave  dormire . c 

Allor  meco  albergaro  i fommi  Dei , d 

11  canuto  Saturno , e quel  sì  feorto  ’ ~e 

Giano , c’ha  tutto  d'ogni  parte  feorto  , e 

Indi  nafccndo  alcuni  modi  rei , ~d~ 

Fanciulla  ancor  l'amato  oro  perdei . d 

E dopo  un  quartetto  in  quejla  Canttpne , Sovra  la  verde  riva  , fatti  da 
me  {opra  il  Salmo , Super  flumina  Babylonis . 

Chi  fìa , che  ’l  vilo  afeiutto  a 

Abbia , penfando  , che  '1  tuo  Santo  tempio  b 
Per  barbarico  ed  empio  b 

Furor  > del  tutto  pofto  a terra  giace  ì £ 

Qual 


Digitized  by  Coogle 


10? 


LIBRO  TERZO; 


Qual  di  noi  gi^  d'ogni  allegrezza  privi  > d 

In  su  le  falci  quivi  d 

Non  appicca  la  Cererà  , e fi  tace , c 

E’n  doglia  , e 'n  pianto  lì  confuma*,  c sfacc  ì c 
Ma  dopo  ilfenario  ma  coppia  troverete  in  quella  diDante, Dótti  pietofa, 
E l’altrc  Donne , che  li  furo  accorte  a 

Di  me  per  quella , che  meco  piangla  » b 

Fecer  lei  partir  vìa , b 

Ed  apprelfarlì  per  farmi  fentire  ; c 

Qual  dice  , non  dormire , c 

E qual  dice  , perche  $1  ti  Iconforte  ì a 

Allor  laflai  la  nova  fantalìa , ~b~ 

Chiamando  il  nome  de  la  Donna  mia  ^ b 

*JE  inquefta  mia  f Abbi ’l  caro  tuo  Re  faldo  in  meiqoria  , d'un' altro 
triodo  : 

Nè  mai  dentro  , nè  fuore  a 

Poferebbe  le  llanche  membra  in  piume  y ' b 
Nè  chiuderebbe  l'uno  e l’altro  lume  - b 

Con  dolce  fonno  ; nè  la  teda  grave  c 

Acqueterebbe  con  dormir  foave  ; c 

Se  prima  a te  Signor  , che  ’l  mondo  allume  i 
£ fcampi  il  popol  tuo  da  duro  feempio  , d 

Non  difcgnaffe  ornato , e ricco  tempio  . b 

dopo  len  quinario  ed  un  quartetto  in  quefia, Beiti  tutti  i riverenti  e fidi, 
£ fenza  tema  di  ricever  danno  a 

In  quella , o ’n  quella  parte  ; c fenza  noja  b 
Eia  fempre  la  tua  gioja . b 

Qual  vite  carca  , che  nel  tuo  ricetto  e 

Si  fparga  per  le  mura , c per  lo  tetto  » c 

Sarli  la  cara  oneda  tua  conforte  . d 

■£  la  tua  dolce  famigliuola  bella  , » 

Come  oliva  novella  , e 

Crcfccr  contento  di  sì  lieta  forte  d^ 

Vedrai  con  feda  a la  tu»menfa  intornaj  / 

£ ne  da  teco  tutto  il  mondo  adorno . f 

dopo  due  quinar)  in  quella  mia  Alma  rcal  ne'piii  be’nodi  avvol. 
tay  nella  qual  fi  piange  la  lontananza  della  Sig,jMarcbefana  della  Pad^k» 
Quaggiù,  feendedi  da  la  più  beata  a 

Spera  cclede , e come  'I  Sol  nel  cielo  i 

Spar-  ' 


Coppia  i 
Coppia 


Siriina  dì  nna_j 
coppia  co  mag- 
gior numero . 

1 Dopo  il  Sena, 
rio  in  più  modi 
Seuano , 


Coppia  • 

Altro  modo; 
Sgiario  % 


Coppia  •; 

* Dopo  ufi_i 
Quinario  , ed 
un  Quartettoi 

Quinario; 


Quartetto, 


Coppi»; 


6 


Dopo  dui> 
uinarj . 


QuinViOi 


\ 


Digitìzed  by  Google 


io6  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Spargendo  l’alro  , e fcmpitcrno  lume  , e 

Tutto  ode  , c vede  ; così  chiaro  allume  c 

D’alma  belcade  un  Icggiadrccto  velo;  l> 

Quiovio  i 11  qual  tra  caldo , c gelo  ~6~ 

Non  ti  contende , che  co*  vivi  raf  e 

Non  giunga  rollo  , ove  ’l  pcnficr  ti  gira  ; / 

Pon  di  là  mente } ove  or  ti  godi  ; e mira  » / 

Coppia.  Ove  lafciafii  in  dolorofi  guai  e 

Me  I che  , partendo  il  vero  tuo  fplentiorc  » g 
Qui  mi  rimali  in  folitariu  orrore.  g 


Sirima  di  Te>  chiaro  veggiamo  nella  Sirima  qual  luogo  tenga  la  coppia  ; or 

Mito  fole . dtmoflrateci  y come  fola  il  terzetto  in  lei  fi  ritruovi,  e come  con  gli  altri 
I Di  i’accompdgn» . Min.  Nella  Cannone  di  M.  Pteto  delle  fftgne  i 

aceto . Uno  poflente  fguardo , la  Sirima,  com'  ho  detto,  è d'un  terzetto  folo. 

£ fono  in  tali  mene , a 

Ch’co  dico  : ohi  lalTo  mene,  com'  faraggio  , a b 
Se  da  voi  ; Donna  mia , ajuto  non  haggio  ì b 
nella  quale  , s'el  primo  verfo  s'accordaffe , qual'  è il  cojlume  , all’ultima 
della  Fronte,  l’ultima  ftllaba  di  lui,  non  farebbe  mtfihre,  che  con  la  fet- 
tima  del  fecondo  faceffe  armonia',nè  in  altrt^con  la  ter%a,o  con  la  quintat 
perciocché  in  quefti  tre  luoghi  del  feguente  verfo  troviamo  pi  ' volte  con^ 
» Di  due  Ter-  cento  con  l’ultima  voce  dell  antecedente  . Di  due  terzetti  ancora  fi  legge 


aceti . 

nella  Canrone  di  Guitton  Tutto  ’l  dolor,  ch'co  mai  portai» 

Tenetto  ; 

fu  gioja , 

Adunque  co  lalTo  in  povertà  tornato 

a 

Del  piti  ricco  acquiAato , 

a 

Che  mai  facclTe  alcun  del  meo  paraggio , 

b 

Teraecto. 

SufTera  Dco , che  pih-  viva  ad  oltraggio 

b 

Di  tutta  gente  del  mio  forfennato  ì 

a 

Non  credo  già , fe  non  voi  raco  dannaggio  l 

b 

3 DI  tre  Ter- 

E  di  tre  in  quella  mia  , Date  laude  al  Signor  ne'  Santi 

Tuoi , fopra  il 

zetti  . 

Salmo  , Laudate  Dominum  in  San^is  ejus. 

Terzetto . 

Che  non  li  pub  lodar , quant’  egli  è degno  . 

a 

Lodarci  ne  le  chiare  altiere  trojpbc , 

b 

Accib  , che  alto  rimbumbe 

b 

Terzetto; 

Per  tutto  il  Tanto  Tuo  mirabil  nome . 

c ^ 

Lodate!  sì  con  cetere , c con  lire  ; 

d 

Che  ’l  Tuo  bel  canto  dolcemente  fpire  » 

d 

Terzetto . 

£ la  cclelle  gloria  ogn'  or  li  nome  . 

Ci 

Lo- 

Digitized  by  Goi)gIi. 


LIBRO  TERZO: 


ao7 


Lodarci  sì  ne’  timpani  » e nc’  cori  ; e 

Che  fieno  intefi  i fuoi  divini  onori  . e 

Ida  con  altri  numeri  volentieri  s’accompagna,  ora  ìnnant^i  andando  , ed  Slrlma  dì  uiu» 
or  feguendo  , Come  vada  innanzi  olla  coppia,  s'è  dimofìrato:  come  vada 
innanzi  al  quartetto,  fi  vede  nella  Cannone,  PofciafCh'Amor  del  tutto  Come  preceda 
m'ha  lafciato , di  Dante . ' ^ 

Che  fa  degno  di  manto  « 

Imperiai  colui , dov’  ella  regna  : b 

Eir  è verace  infegoa  , b 

La  qual  dimofira  , u’  la  vcrth  dimora  : c 

Perchè  fon  certo , fc  ben  la  difendo  d 

Nel  dir , com’  io  la  'ntendo  , ' d « 

Ch’  Amor  di  fc  mi  fari  grazia  ancora  * c 

Come  fegua  dopo  quello,  vi  fi  dimofira  in  quefia  del  Petrarca, Una,  Don-  Come  fegua  H 

- - - ■ Terzetto. 

1 DopoilQuar- 
tetto . 
Quartetto* 


il  Terzetto . 
Innanzi  aJQtur- 
tetto . 

Terzetto , 


Quartett4: 


Terzetto . 


na  più  bella  afiai  ,che’l  Sole 

Solo  per  lei  tornai  da  quel , ch’i  era  > 

Poi  ch’i  foiferfi  gli  occhi  fuoi  da  prefib  : 

Per  fuo  amor  m'er’  io  melTo 
A faiicofa  imprefa  affai  per  tempo  , 

Talché  , s’i  arrivo  al  difiato  porco  , 

Spero  per  lei  gran  tempo 
'Viver  , quand’  altri  mi  terri  per  morto . 

£ nella  Cacone, Vergine  bella>ro»  voce  nel  me^xfi  delP ultimo  vérfo,che 
fifponde  nella  confonanxa  alla  efirenta  particella  del  verfo  innan:^i  a lui. 

Invoco  lei  ; che  ben  fempre  rifpofe  , « Quartetto. 

Chi  la  chiamò  con  fede , 

Vergine  , s'a  mercede 
Milcria  efirema  de  Tornane  cofe 
Giammai  ti  volfe , al  mio  prego  t’inchina  ; 

Soccorri  a la  mia  guerra  ; 

Bench'i  fia  terra , e tu  del  ciel  Regina . 

Come  feguiti  dopo  il  quinaria  i vi  fi  dà  chtaramente  a vedere  in  que^a,  ^ il  Qui» 
Spirto  gentil,  che  quelle  membra  reggi . 
lo  parlo  a te , però  che  altrove  un  rag|io 
Non  veggio  di  vcrth , ch’ai  mondo  e fpcnta  l 
Nè  truovo , chi  di  mal  far  fi  vergogni . 

Che  s'afpetti , non  sò , nè  che  s’agogni 
Italia , che  fuoi  guai  non  par  che  fenta  j 

Vecchia  oziofa , e lenta . b TeraettoJ 


a 

b 

b 

c 

T 

c 

d 


et 

b 

b 

a 

c 

d 

c 


a 

b 

0 

c 

b 

~b 


Tenwto , 


natio . 

Qiijiiarìo . 


Dor- 


Digitized  by  Coogle 


io8  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Altro  Modo, 
Quinario , 


Terzetto  : 


3 Dopo  il 
iiario . 
Scoario . 


d 

d 

a 

b 

b 

c 

c 


DomirH  fcnipre , e non  iìa  chi  la  fvegli  ì 
Le  man  l'avcfs’  io  avvolte  entro  e capegli , 

£ in  qutfla  , S)  è debile  il  filo  > a cui  s’atcenc . 

Dicendo  > perchè  priva 
Sia  de  l’amata  villa  ; 

Mantienti  t anima  trilla  : 

Che  fai , s’a  miglior  tempo  anco  ritorni  j 
Ed  a pili  lieti  giorni  ì 
O fé  ’l  perduto  ben  mai  li  racquilla  > 

Quella  fperanza  mi  foli  enne  un  tempo  : d 

Or  vien  mancando  : e troppo  in  lei  m’attempo,  d 
Se.  Come  dopo  il  fenario  vi  s'infegna  in  quella  , Perchè  la  vita  è breve. 

Occhi  leggiadri , dov’  Amor  fa  nido  , a 

A voi  rivolgo  il  mio  debile  11  ile  b 

Pigro  da  fe  ; ma  ’l  gran  piacer  lo  fprona  : c 

£ chi  di  voi  ragiona , c 

Tien  dal  fuggetto  un’  abito  gentile  , b 

Che  con  Tale  amorofe  ' d 


Tenettai  Levando  i il  parte  d’ogni  penllcr  vile  r b 

Con  quelle  alzato  vengo  a dir’ or  cofe  , d 

C’ho  porcate  nel  cor  gran  tempo  afeofe d 
Altro  Modo;  j:  quefla , O afpcttata  in  cicl  beata , e bella . 

Senaxio.  Ecco  novellamente  a la  tua  barca , et 

Ch’ai  cicco  mondo  ha  già  volte  le  fpallc  t b 
Per  gir’  a miglior  porto  , c 

D’un  vento  Occidental  dolce  conforto  ; c 

Lo  qual  per  mezzo  quella  ofeura  vaile  , b 

Ove  piangiamo  il  nollro  , e l’altrui  torto , c 
Tei7ctto-l  La  condurrà  de’  lacci  antichi  fciolta  ~d^ 

Per  drittilTimo  calle  b 

Al  verace  oriente  , ov’  ella  è volta . d 


Siriita  di  due  Cme  dopo  il  quinario  due  teri^ttti  feguano,  il  vi  moflrerò  in  quefla  mia, 
T^«tì  dopo  bene  anima  mia , dì  del  Signore  , [opra  il  Salmo,  fienedic  anima 
li  Quinario . Domino  . Se  non  vomite  ptà  tofto , che  fien  ire  coppie  , le  quali 


effer  potrebbero  fenati  malagcvoUxXft  veruna  , 

Qnàiario,'  Tu  flendi  largo  il  ciel  di  fomma  altezza , a 

Qual'  umil  pelle  , ed  ugualmente  pianar  h 

E la  parte  foprana  ' b 

Di  lui  copri  di  liquidi  criflalli  ; c 

11 


Digitized  by  Googh 


20^ 


e 

d 

d 

e 

d 

d 


a 

b 


LIBRO  TERZO. 

II  tuo  carro , c’ Oiiilii 
Sono  i nuvoli  candidi  > e lucenti* 

Tu  con  l’ale  de’  venti , 

Anzi  via  piìi  velocemente  appari  i 
Son  tuoi  miniflri  i chiari 
Spirti  al  tuo  ciglio  intenti  * 

£ le  tìamme  del  Ciel  pure  , ed  ardenti . 

Come  tre  , il  Petrarca  ve  ne  diede  chiaro  efempló  in  quella  troica  fua 
Canzone , Nel  dolce  tempo  della  prima  ctade  < 

Poi  feguirb  , lìcome  a lui  ne  ’ncrebbe 

Troppo  altamente  j e che  di  ciò  m’avvenne  ; 

Di  ch’io  fon  fatto  a molta  gente  efempio  ; 

Benché  ’l  mio  duro  feempiu 
Sia  fcritto  altrove  si , che  mille  penne 
Ne  fon  gii  Aanche  ; e eguali  in  ogni  valle 
Ribombi  ’l  fuon  de’  miei  gravi  fofpiri , 

Ch'acquiAan  fede  a la  penofa  vita  : 

£ , fe  qui  la  memoria  non  m’aita  , 

Come  funi  fare  ; ifeuAn  li  i martiri  y 
£d  un  penfìer  , che  folo  angofeia  dalle 
Tal , eh’ .ad  ogni  altro  fa  voltar  le  fpalle  t 
£ mi  face  obbliar  me  AcAb  a forza  ; 

Che  tien  di  me  quel  dentro  , ed  io  la  feorza  . 
benché  di  quefìi  quattordici  ver/i  farfi  acconciamente 
quinari , e due  coppie  . Ber.  Come  della  coppia  c del  terzetto  dimoflrato 
ci  avete,  così  fateci  ora  conofeere  del  quartetto,  in  qual  maniera  or  folo, 
or  con  gli  altri  numeri  faccia  egli  la  Sirima  . Min.  Di  un  folo  quartetto  Sìn'ma  diQmf. 
io  la  truovo  in  una  Canzone  folamente  , la  qual’é  di  Dante  da  Ma)ano, 
e comincia.  La  dilettofa  cera;  e con  le  confonanze  nel  mez^o  del  verfo, 
e con  t ultima  rima,  e con  la  prima  fenza  compagnia  . 

Ch’eo  cominciai  leggiero  a riguardare  a 

Le  fue  gentili  altezze , b 

£ l’adornezze  , e lo  giojofo  Aato , b c 

Che  m’ha  levato  ogn’ altro  penfamento.  c d 

£ di  due  quartetti  in  quella.  Ahi  Deo,che  dolorofa^di  Guitton  d’ Arezrjt  * Di  due  Quar-  * 


c 

d 
•e 

f 

7 

e 
d 
d 
S 
g 

potrebbero  due 


Terzetto» 


Tettetto  t 


Sin'nu  di’  tre 
Terzetti  dopo 
il  Quinario , 
Quinario  t 


Terzetto , 


Terzetto . 


Terzetto  j 


£ tutta  via  tanto  angofeiofa mente , 
Che  non  mi  poflo  gii  tanto  penare 
Che  d’un  fol  motto  trare 
Vi  polTa  interpellando  in  eAa  via  ; 

Dd 


a 

b 

b 

c 


tetti , 

Quartetto . 


Ma 


• Digitized  by  Google 


Quartetto  • 

Sinma  dì  im_» 
Qiurcecco  con 
altri  numeri» 

Come  il  Quar- 
tetto preceda  • 

1 Innanzi  al  Se- 
nario • 

Quartetto  « 
Senario  » 


. 210  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ma  che  dir  pur  vorria  ì c 

S'unque  poteilì  > lo  nome  « e lo  effetto  d 

Del  mal , che  si  dillrctto  d 

M’ha , che  pofare  non  poflb  niente  . a 

Accompagnato  poi  con  altri  numeri  il  quartetto  or  ne  va  innanzi  al  fe- 
nario  : ftcome  nella  Canzone  di  Dante  «Tre  Donne  intorno  ai  cor 
mi  fon  venute . 

Ciafeuna  par  dolente , e sbigottita  , a 

Come  perfona  difcacciata , e Hanca  « b 

Cui  tutta  gente  manca  , b 

E cui  vertute  « e nobiltà  non  vale  ; c 

Tempo  fu  già  « nel  quale  c 

Secondo  il  lor  parlar  furon  dilette  ; d 

Or  fono  a tutti  in  ira  « ed  in  non  cale  . c 

Quefle  così  folette  d 

Venute  fon  « come  a cafa  d'amico;  e 

Che  fanno  ben  « che  dentro  è quel , ch’io  dico  . e 
% Innanzi  al  Ed  or  innanzi  al  quinario  : ftcome  in  quefla  « Amor  « da  che  convien 
Qiiiuaiio . pur  , eh’  io  mi  doglia  » 

Quartetto.  Tu  voi , ch’io  muoja  , ed  io  ne  fon  contento  : a 

Ma  chi  mi  feuferà  , s’io  non  so  dire  " b 

Cib  j che  mi  fai  fentire  2 ^ b 

Chi  crederà  , ch'io  lìa  ornai  si  colto  i c 

Quiùario.  ^^3 , fe  mi  dai  parlar , quanto  tormento , a 

Fa  Signor  mio  « che  innanzi  al  mio  morire  b 
Quella  rea  per  me  noi  poffa  dire  ; b 

Che  , fe  intendelTe  cib  > ch’io  dentro  afcolto  ; c 
Pietà  faria  men  bello  il  Aio  bel  volto . c 

Sinma  di  dtieJ»  E>ue  quartetti  innanzi  al  quinario  leggervifi  faranno  in  quefla  mia  t 
Quartmi  innà-  Quella  già  per  addietro  altera  Donna  . 

Giacer  grave  , c dogliofa , c ’n  metta  gonna  a 

Vidi  fenza  l'ufata  Tua  corona  b 

De  le  fuperbe  torri  ai  bel  paefe  ; c 

Che  con  fotte  di  mar  , con  mura  d’alpe  « d_ 

Cinto  contra  Taltrui  nimichc  imprefe  , c 

Da  rittro  al  Nilo  , e da  l'Olimpo  a Calpc  « d 
Per  chiara  fama  in  ogni  parte  Tuona  . b 

Eir  alzando  le  braccia  afflitte  , c ftanchc  i e 
Quinarie . Spargea  le  rare , c bianche  e 

* Chiq- 


zi  al  Quinario. 
Quartetto . 


Quartetto  2 


Digitized  by  Gf-’Ogk 


LIBRO  TERZO; 


zìi 


Chiome;  e,  fquarciaDdo  i panni,  e *1  cado  petto,  f 
Batteva  il  (acro , c venerando  afpctto  ; f 

£ con  fofpir  piagnendo  volta  al  Sole , g 

La(fa  dicca  queA'  ultime  parole . g 

Come  col  ter:^etto  , e con  la  coppia  s'accompagni  , apertijjimmente  vi 
s'è  iimoflrato  . Ber.  Refia  dunque  , che  ne  'nfegniate , come  il  ^ina-  S/rima  di  Qui» 
rio  , e'I  Setiario  or  foli , or  giunti  infume  la  Sirima  facciano  : perche-  • 
ché  , come  con  gli  altri  numeri  accompagnato  ciafeun  di  loro  la  faccia  , 
ci  s'é  fatto  per  gli  allegati  luoghi  palefe  . Min.  Di  un  Quinario  feg- 
gervififarà  nella  Cannone  di  M.  Cino , La  dolce  viAa , e '1  bel  guar- 
do fuave . 

£ ’n  vece  di  penfier  leggiadri , e gai , n 

Chaver  folca  d’Amorc  , 6 

Porto  delii  nel  core  , b 

Che  fon  nati  di  morte  , c 

Per  la  partita  , che  mi  duol  si  forte  c 

E fimilmente  in  quella  di  M.  Guido  delle  Colonne  giudice  Mcffinefe , Modo. 
Amor,  che  lungamente  m'hai  menato  . Ma  d'altra  maniera  s percioc- 
ché qui  l'ultima  voce  del  terxp  verfo  non  ha  concento  altrove  , che  nel 
mc^lp  del  ftguente  : 

Ben  elle  aAànno  dilettofo  amare  ; e 

£ dolce  pena  fi  pub  ben  chiamare  .*  a 

Ma  voi  madonna  de  la  mia  travallia  , b 

Così  mi  fquallìa  , prendavo  mercede  ; ' h e 
Che  bene  è dolce  mal , fe  non  ro’ancide . c 

Bench'  ejfcr  po/fa  di  una  Coppia  , e di  un  terzetto  . Ma  di  un  Senario  in  s/iima  di  Sena- 
quefìa  del  Petrarca  , Solea  da  la  fontana  di  mia  vita  , fio, 

.Or  lafTo  , alzo  la  mano  , e l'arme  rendo 


A l'empia , c violenta  mia  fortuna  , 


a 
b 

Che  privo  m'ha  di  sì  dolce  fpcranza  . c 

Sol  memoria  m’avanza , c 

£ pafeo  ’l  gran  dcfir  (bl  di  queA*  una  ; b ~ 

Onde  l'alma  vien  men  frale  , e digiuna.  b 

E di  un'altro  modo  in  quella  del  Re  Engp  figlio  deWlmperador  Federigo  Altro  Moda. 
Jl.  S’co  trovaflTi  pietanza , nella  quale  il  primo  verjo  , e f ultimo  non 
tanno  compagnia . 

£ dico  , ahi  laAb  , fpcro  a 

Di  ritrovar  mercede  ; b 

Ccrtb  il  mio  cor  noi  crede  ; ^ ^ 

Dd  z Ch’co  *• 


Digitized  by 


Altre  M9<i9f 


Sirìma  di  da^ 
Quiiurj . 

Quinarig .] 


Quinario^ 


Strima  di  diic^ 
Seiiarj . 

Sciurio , • 


4it’  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ch’co  fono  ifventurato  > « 

Più  d’buomo  innamorato  ; f 

Sol  per  me  pietà  veneria  crudele  . d 

Sicome  di  un  altra  maniera  ancora  in  quejla  del  padre  di  lui , Poi  che 
li  piace  Amore,  nella  quale  il  primo  verfo  i folo,  e feompagnato,  ed  al 
quarto  niun  altra  voce  nella  confonan':t^a  rifpondct  che  la  prima  del  quin^ 
to  i ancorché  alt  ultimo  della  Fronte  s'accordi . 

£ non  mi  parciraggio 
Da  voi , Donna  valente , 

Ch’eo  v’amo  dolcemente } 

E piace  a Voi , cb'eo  haggia  intendimento  ; 

Valimcnto  mi  date , Donna  lina , c 

Che  lo  meo  core  adeflb  a voi  s’inchina  . 

Bsa.  Troverete  S ir  ima  di  due  ^inar)  ì Min.  Sì  bene  ^ 

nella  Canxfine  del  Petrarca  , lo-vb  penfando  , e nel  pcnfcr  m anale. 
Ma  infin’  a qui  niente  mi  rcleva 
Prego , o fofpiro , o lagrimar  , ch’io  faccia  ; 

' E così  per  ragion  convien , che  fia  ; 

Che  , chi  poftndo  llar  , cadde  tra  via  » 

Degno  c , che  mal  fuo  grado  a terra  giaccia  . 

Quelle  pietofe  braccia , 

In  ch’io  mi  fido  , veggio  aperte  ancora  ; 

Ma  temenza  m’accora 

Per  gii  altrui  efempli  ; e del  hiio  flato  tremo 

Ch’altrui  mi  fprona  , e fon  forfè  a l’ertremo . t j 

Bbr.E  di  due  fenar)ì  lAis.Perché  noi  Leggete  quella  di  Dante,Le  dolci 
rime  d’amor, ch’io  folia;  e vi  fi  farà  innanzi  la  Sirima  di  quefto  modOf 


a 

b 

b 

c 

d 

d 

e la  vederete 


a 

b 

e 

c 

b 

b 

d 

d 

e 

e 


Svnirio. 


£ f poiché  tempo  mi  par  d’afpettare  , 
Diporrb  giufo  il  mio  foave  flilc  > 

Ch’io  ho  tenuto  nel  trattar  d’ Amore  ; 

£ dirb  del  valore , 

per  lo  qual  veramente  è l’huom  gentile  , 
Con  rima  afpra  c fottile 
Riprovando  il  giudicio  falfo  e vile 
Di  quei , che  voglion  , che  di  gentilezza 
Sia  principio  ricchezza . 

E cominciando  , chiamo  quel  Signore  , 
Ch’a  la  mia  Donna  negli  occhi  dimora  ; 
Perch’ella  di  fe  flcifa  s’ianamora. 


a 

b 

c 

c 

b 

b 

~b 

d 

d 

a 

b 

e 


fiixì 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO. 


Bir.MoflrateUci  di  ijnefli  due  numeri  giunti  infume.  Min.  Ponete  men-  p;  „„  Quìnj; 
te  nella  Canxpne  di  Doglia  mi  reca  nc  lo  core  ardire, e vi  fi  da-  rio,  edi  iw  Sc- 
rii chiaramente  a vedtt  e un  quinario  inna':^  al  fenario  in  quefla  manieray  • 


a 

b 

b 

€ 


e 

e 

d 

d 


* 

b 

e 

c 

_b^ 

b 

d 

e 

e 

d 

d 


Quioano, 


Senario  { 


lo  dico  a voi , che  fiere  innamorate  ; 

Che , fé  beltarc  a voi 
Fu  data  , e vcrtii  a noi , 

£d  a cofiuì  di  due  potere  un  fare  ; 

Voi  non  dovrefte  amare  ; 

Ma  coprir  , quanto  di  biltà  v’è  dato  } 

Poiché  non  è vcrtfì , ch’era  fuo  fegno , 

LaiTo  , a che  diccr  vegno^ 

Dico  t che  bel  difdegno 
Sarebbe  in  Donna  di  ragion  lodato 
Partir  da  fé  biltà  per  fuo  comiato . 
f in  quella  mia  fopra  il  Salmo,  Beatus  vir,qui  tunct  Dominum,  Beò-  Altro  Modo; 
ta  quel , che  riverifee  , e teme  : 

Gloria  di  vero  onore  , 

E mirabil  ricchezza  a lui  s’acquiffa  ; 

La  cui  giuftizia  ftabile  in  eterno  , 

^ fiate  già  , nè  verno 
Cangia , uè  ’ngiuria  mai  di  tempo  attrifta 
' Del  Sol  la  dolce  vifia 
A buon  fi  mofira  , e luce 
Ancor  là  dov’  è fofeo  , c tenebrofo  ; 

Tant’  è per  fe  pietofo , 

Benigno  , e giufio  de  Teterna  luce 
L’alto  lume , ch’ai  Ciel  dritto  conduce . » 

Bbr.  Quantunque  apertamente  per  efempli  chiarijfmi  dimoflrato  ei  ab- 
biate , come  di  coppie,  e di  ter-^etti,  e di  quartetti,  e di  quinari  i f di  fe- 
narj,  or  foli , or  giunti  infìeme,  la  Jemplice  Sirima  fi  faccia  ; nondimeno  QuapArtificfo 
difìdero  intendere,  quaP  artifìcio  nella  compoftxione  di  ciafeuno  fervar  fi  ftt  da  feivart-* 
convenga  . E , perciocché  tengo  a memoria  , che  intendiate  per  la  cop-  ^rn  1f* 

pia,  e che  per  lo  tert^etto } a grado  mi  fia  , che  nfinfegniate  ancora  , co-  ceSirima  fiToni! 
me  il  quartetto  , come  il  quinario,  e come  il  fenario  fi  componga  . Min.  • 

Della  coppia  niente  altro-vì  dirò,  fe  non  che,  quando  non  ha  confonanx.a  , Artificio  del- 
nelle  ultime  particelle , convien,  che  P abbia  nel  m e^Xp  del  fecondo  ver-  la  Coppia , 
fo  con  Cefirema  voce  del  primo  ; ficome  nella  Campane  del  Petrarca  , 

Qual  più  diverfa,  e nova . 

Né  del  terzetto  > fe  non,  che  fempre  un  verfo  non  s'accompagna  con  pi 

altri 


Qjnnario  i 


$eoario. 


Digitized  by  Google 


114  DELLA  POETICA  TOSCANA 

cittì  due  , ma  or  con  alcun  di  quelli  > che  innan'zi  ne  vanno  , or  con  al- 
cun di  quelli, che  feguttano,  o fia  il  primo,  o V fecondo, o pure  il  ter^^o, co- 
me negli  addiitti  efcmpli  fi  può  vedere  . jinxj  talvolta  ne  vanno  tutti 
tre  fcornpagnatiyper  accompagnarfi  poi  toflo  con  altrettanti  di  quclli,che 
feguono  : ficome  nella  Cawzfine  del  Petrarca  , 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  etade . 

• Abitudine , ej  E'  il  vero,che  non  fi  richiede  nella  fcmplice  Sirima,che  i verfi  delle  cop- 
Corrirpomlen/a  pjg  r,g„f,  „d  numero  delle  fillabe  eguali  ; nè  che  Pun  terreno  . nè  l’un 
ferrplice  Sili-  quartetto  , ne  Pun  quinario  ,nè  l un  fenarto ah  altro  in  queflo  rifponda . 
ma  . UnXf  quefia  abitudine  con  quefia  egualità  di  fillabe,  convien , che  fi  fug- 

, Artificio  del  acciocché  la  Sirima  di  [empii ce  non  divenga  compofta  . Ma  nel  quar- 

Quartetto.  tetto  di  lei  tengafi  quefia  regola  , che  o niun  verfo  , o ciafeuno  in  lui  fia 
feompagnato  ; o pure  il  primo,  e 7 quarto  folamente  ; rade  volte  avven- 
ga , che  alcun  di  loro  in  altra  parte  non  abbia  compagnia  ; perciocché 
nella  Cannone  del  Petrarca , 

Laflb  me  , ch’i  non  so , In  qual  parte  pieghi  * 
il  quartetto  è di  due  coppie,  che  per  ordine  obblìquo  s’accordano  talmen^ 
te , che  verfo  niuno  feompagnato  vi  fi  vede  . E nella  Can^pne , 

Una  Donna  pih  bella  alTai , che  '1  Sole , 
il  primo  , e 'I  quarto  foli  ne  vanno  , e fenga  compagnia  ; ma  il  prima 
s'accompagna  nel  concento  con  P ultimo  della  Rivolta  della  Fronte  ; e ’l 
' quarto  col  fecondo  del  terzetto,  che  fegue  in  quefio  modo,  a I abbe  I ded  I 
E in  quella  mia , 

Quella  gik  per  addietro  altera  Donna , 
tutti  quattro  fono  feompagnati  ; ma  il  primo  s'accorda  all'  ultimo  della 
Rivolta  della  Fronte  e 'I  fecondo  al  ter-t^o  del  fecondo  quartetto  ; e ’l 
tergo  al  primo,  e 7 quarto  al  fecondo.  Rimane  adunque  del  fecondo  quar- 
tetto il  quarto  finga  compagnia  d'alcun  di  quefti  ; ma  s'accompagna  con 
quel,  che  fegue  in  quefia  maniera,  a I abed  I cdbe  1 e . Laonde,  chi  giun- 
geffe  quefii  due  quartetti  , Pultimo  folamente  e V primo  in  loro  feompa- 
gnarebbe  ; ancorché  Pultimo  col  feguente  , e 7 primo  con  l'antecedente 
s'accompagni . E in  quefia  di  Dante  da  Majano , 

La  dilettofa  cera , 

il  primo  filo  non  ha  compagno  in  parte  alcuna  ; e 7 quarto  , ancorché 
nell' ultima  voce  rimanga  finga  concento  , contentar  fi  dee  , che  Pabbiat 
nel  meg70  con  Pefirema  particella  del  tergo  in  quefia  gutfa  , a ^ b t t d, 

4 Artificio  del  forma  nel  quinario  terremo  ì Min.  j^iaP altra  , fi  non  che  alcun 
Qumario . vtrfo  tu  lui  pojja  non  aver  con  gli  altri  fuoi  nell’  ultima  voce  concento  , 
qualunque  egli  fia  o primo,  o fecondo,  o tergo,  o quarto , o quinto  , pur- 
ché 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO.  215 

thè  rabbia  con  alcuno  deW  altra  parte  . E’  il  vero  , che 
fi  truova  folo  il  primo  ; e del  tutto  fcompa^nato  farebbe  , fe  con 
della  parte  antecedente  non  s'accompagnale  tn  qiiejla  maniera, a I abbccl 

ficomc  nella  CanX.one  del  Petrarca  , 

Nc  la  ftagion  , che  ’l  CicI  rapido  inchina  . 

0 veramente,  a I abccb  I ftcome  nel  primo  quinario  di  quella  , 
lo  vb  penfando  . E nel  fecondo,  b I bddee  . 

0 pure,  b \ bdede , ficome  nel  fecondo  quinario  di  qiiefla  , 

Italia  tnia  • 1 r 

Tlade  volte  oltre  al  primo  F ultimo  non  ha  compagno  . Ma  talora  Ji  con- 
cede , purché  trovi  compagnia  nel  primo  , che  gli  vien  dopo , in  quefla 

modo,  a I aceed  I deffe . ..ri  * ' 

Talvolta  ancora  il  tergo  verfo  del  fecondo  quinario  é falò  ima  s accor- 
da all'ultimo  del  primo  in  quefla  forma,abbcc  I ddeee.  E,Je  Iqinnario 
unico, il  tergo  truova  confonanga  nel  meggo  del  quarto  del  medejimo  qui- 
nario in  quefla  guifa,aab  i cc,  ficome  nella  Gang,  di  Guido  de  e o onn  , 

Amor  , che  lungamente  m’hai  menato  . 

Talvolta  tre  verft  di  un  quinario  rifpondono  ad  altrettanti  della  par  j • 
periore  nel  concento  in  quefla  maniera,  acb  1 baedd:  ficome  in  quefla  mi  > 

Date  laude  al  Signor  da  l’Indo  al  Mauro  » . j / 

Copra  il  Salmo , Laudate  Dominura  omnes  gentcs.  B«.  A grado  moi- 
tT »n-  fono  quelli  efempli:  perciocché  fenga  loro  malagevolmente  lareg^ 
la  s'ititendcrebbe.  Ma  del  Senario  qual  precetto  a darete  ì M.n.  Che,  co  ^ 
me  nel  quinario, così  pojfa  alcun  verfo  in  lui  non  accordarfi  a veruno  de-  Se 

oU  altri f^oii  ma  qualunque  fia  tale,  rade  volte  non  7 r r r 

Itera  oarte-òerciocchè  le  più  volte  il  primo  tn  lui  rifponde  all  ultimo  deU  yerli  feompj. 

la  parte  fuperiore  nella  Confonangaidel  qual  concento  fono  f"o“'ma  rifr^'n- 

fono, quando  ne  va  innangi,a{  abccbb-.fuome  nella  Cofigone  del  Petrarca,  de.ui  a quelli 
Solca  da  la  fontana  di  mia  vita  ..  c^enw  , k- 

E , a \ abeebe  : fìcome  in  quella  , gueiitc. 

O afpettata  in  Ciel  beata  > c bella  . 

J5  , a I abccbd  : fìcome  in  quefla  , 

Perchè  la  vita  s breve  » i ...  n. 

nella  quale  t ultimo  del  Senario  s'accorda  all  ultimo  del  t(r  getto,  che  fe- 
•gue,  bdd.  E ,a\  abeeba  ; fìcome  nella  Cangpne  di  Dante  , 

Donna  pictofa , e di  novella  etade . , . . . r.mntt 

E quando  feguita  dopo  alcun'  altra  numero  di  verft , c I ededee  ; Jicom 

in  quella , 

Tre  Donne  intorno  al  cor  mi  fon  venute  a 

■c  * 


Ai'tl/ìcio  del 
:nai  io  ■ 


D^iiii^^ed  by  Google 


ai<5  DELLA  POETICA  TOSCANA 

E f d\  decedd  : ficomc  in  quefla  , 

Doglia  mi  reca  ne  lo  core  ardire  ^ 

Forma  di  Sena-  Jn  due  ftnarj  truovo  ejuefla  forma  , a \ abccbb  I bddeee  . Ma  fettario  nel 
J!  ■ . 'verfo  del  tutto  fia  feom fognato, rade  volte  fi  legge  ; ficone  il 

fcS'agMd  f Cannone  delClmf  erodere  Federigo  IL 
entro . Poiché  ti  piace.  Amore , 

di  quefla  forma,  abbe  I dd  , in  cui  rifponde  al  quarto  verfo  nella  confiti 
nan'^a  dell'  ultima  voce  il  frincifio  del  quinto-,  e 'I  primo , e t’ultimo  in 
qui  W una  del  Re  Enxp  . 

S’co  trovain  pietanza 

6 Artificio  del  * maniera,  abb  ccd.  Bk*.  Io  ho  infin'  a qui  a/pettato,  che  del  Set-‘ 
ìkttenario . tenario  alcuno  efcmplo  ci  fi  dimofiraffe  ; conciò  fio  che  qutfìo  intervallo 
cada  ancora  nelle  rime  : perciocché , fe  non  vi  cadcjfe  , non  potrebbero 
fette  verfi  fare  fen:^  confonant^a  : ficome  nella  Canzone  , 

Verdi  panni. 

Ni  tanto  fpazfo  fi  trovarebbe  alcun  verfo  feompagnato  t come  fi  vede 
nella  Sirima  della  CanZfine , 

Ahi  Deo , che  dolorofa  ; 

di  Guitton  (P Jre^o . Min.  Come  darvene  efempio  io  potea,fe  ne’ Cani 
Zpnicri^degli  antichi  niun  luogo  m’occorrea,nel  quale  io  tal  numero  nota- 
to trovajji,  né  voi  me  ne  dimandavate  ì Ma,  si  per  la  ragione  allegatiti 
mi  da  voi  -,e  sì  perché  nella  Canzone  del  Petrarca  , 

Kcl  dolce  tempo  de  la  verde  ctade , 
la  Sirima  é di  quattordici  verfi , di  che  egli  far  due  fettenar)  potuto 
avrebbe  ,fe  a quefta  legge  fottometterfi  voluto  aveffe  ; mi  piacque  di  fat 
la  Sirima  doppia  di  quejio  numero  in  quella  mia  Canzpne  , 

Padre  del  Cicl , che  tutto  muovi,  c reggi , 

Sf'Hma^  doppia  in  quefla  maniera , 

lioli  in  terra  fai  degni , « 

Per  lieti  alzarne  a'  tuoi  beati  regni . « a 

Mira  nel  tuo  felice  almo  paefe  } b 

£ vedi  l'ire  del  fuperbo  Marte  c 

Di  si  poca  efea  in  tanto  fuoco  accefe  . b 

Quindi  mirando  poi , vedi  in  difparte  c 

Armato  tutto  il  popol  d’oriente . d 

queflo  é l'un  fettenario , al  quale  fi  foggiunge  P altro  ^ altrettanti  verfi, 
e <f  altrettante  fillabe  col  medefimo  ordine,e  con  la  tnedefìma  mifura  nel- 
le filiale  , e ne'  verfi  . 

Per  calcar  l’occidente  d 

Volgi 


ui  ocuenano  • 

s Setcenarioi 


Settenario.' 


Digitized  byCoogle 


/ 


b 

a 

e 

d 

e 

e 


LIBRO  TERZO;  217 

Volgi  Tarme  de’  tuoi , volgi  le  imprefe 
Lungi  da  noi  ne  la  contraria  parte  : 

Rompi  , Signor  , gli  fdegni,  e’  duri  petti  t 
Spirando  in  loro  una  tranquilla  mente  ; 

£ tempra  in  guifa  i miei  dogliofi  detti , 

Che  piaccia  il  ver , fc  tìen'  uditi  , o letti , 
nè  meraviglia  ft  prenda,  fe  tfuefio  non  fi  rifponde  a quello  per  tutti  li  verfi  Conceflto  * 
nelle  confonanxe  , né  con  un  modo  flejfo  : poiché  gli  altri  numeri,  veduto 
abbiamo  , non  effere  a tal  regola  fottopofii  . Ma  , come  nel  principio  del 
primo  , così  mlt  efiremo  del  fecondo  fep  aratamente  accordo  una  coppia  , 
e 'I  primo  del  fecondo  accompagno  con  l'ultimo  del  primo  , non  lafctando 
di  dare  al  fecondo  col  primo  compagnia  in  tre  altri  verfi  . E , chi  vorrà,  ^Wl  dì  variare 
le  ionfonan%e  di  qui  fio  numero  potrà  in  più  modi  variare  : qual  farebbe,  d Scttauiio. 
aabcbcd  I dbebedd.  E,abababc  I abcabcc.  E,abcabcc  I abcabcc.  E,aabcbrci 
aabcbcc.  Ed  altre  maniere  ancora  . A’c  farà  da  dubitare,  che  Strima  f m- 
plice  fettenaria  non  fi  truovi  ; conciojfiacofacbé  così  di  un  quinario  , e di 
una  coppia  , come  di  un  quartetto  , e di  un  ter-z^etto  il  Settenario  far  fi 
po/fa  . Ma  fiavene  qiufio  cfempla  nella  Cannone  , La  difpiciata  mentc^  Sirima  fempirce 
che  pur  mira  , di  Dante  : ' diScttcnano. 

R'è  dentro  a lui  fent*  io  tanto  valore  , a 

Che  polTa  lungamente  far  difefa  , b 

Gentil  madonna  , fc  da  voi  non  vene  : c 

Però , (fc  a voi  convene  c 

Ad  ifeampo  di  lui  mai  fare  imprefà  ) b 

Piacciavi  di  mandar  voftra  falutc  , d 

Che  fu  conforto  de  la  fua  vertute . d 

E in  quella  del  Petrarca  , Qual  piìi  diverfa  c nova  , agevolmente  il 
troverete.  Né  tacerò, che  di  otto  verfi  della  femplice  Sirima  far  potrefic,  d>  numeio  irag- 
non  che  due  quartetti , 0 pure  un  quartetto,  e due  coppie  ; ma  un  fenario 
ancora,  ed  una  coppia  ; overo  un  quinario,  ed  un  terzetto.  E di  nove, un  Nove  . 
quinario, ed  un  quartetto',  o pure  un  fenarìo,ed  un  terzetto;  overo  un  fet-  ^ 

tenario  , cd  una  coppia  . Di  dicce,  due  quinary,  o pure  un  fenario,  ed  un  Di  Dieci. 
quartetto  ; ovtro  un  feUenario,cd  un  terzetto  ; ovcramentc  un  quinario, 
un  terzetto,  ed  una  coppia.  Di  undici,  un  Scnario,  cd  un  quinario;  o pure  Di  Undici. 
un  jittenario,  ed  un  quartetto  ; o due  quartetti,  ed  un  terzetto;  overo  un 
quinaiio  , ed  un  quartetto,  ed  una  coppia  . Di  dodici,  due  Scnarj  ; o pure  Di  Dolici. 
due  quinai),  id  una  coppia  ; o tre  quartati  ; o pure  due  quartetti , e due 
coppie  ; overo  un  fittenario  , cd  un  quinario  . Di  trcdeci,  un  fittinario , Di  Trecìci. 
ed  un  fciurio',  0 pure  un  fenario,  un  quinario,  ed  una  coppia  ; 0 due  qui- 

£ c nar)  , 


Rilbliizlone 


Digitized  by  Google 


Di  Quattordici. 


Rifoluzione  di 
luimeri  nugsio- 
ri. 

Di  Quartetto. 
Ui  Quiuario. 
Di  Sciiario  . 
Di  iiettenario. 


Mo-li  di  adat- 
tare il  _ primo 
vedo  della  lém- 
plice  Sirima 


I Comunalmen. 
ce  con  1‘ulcinio 
della  Fronte^ 
compolla , 


» Tal  Vola  (comt 
pagliato  del  cut. 
to. 


3 Accompagna- 
to col  fecondo 
e quinto  ,che-» 
fegiie . 

4 Con  l’iilcimo 
della  Sirima_( 

, ^Idla. 

Altri  efempli  > 
dove  non  s’ac- 
compagna con 
l'ultimo  della_i 
Fronte , 


ii8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Tiarj,  ed  un  ter^jetto  J o due  quartetti , ed  un  quinario  ; o tre  ter^eltì,  ed 
un  quartetto  . Di  quattordici , due  fettenar)  ; o due  fenar) , ed  una  cop- 
pia ; 0 due  quinar)  , ed  un  quartetto  j o pure  un  fenario,  un  quinario,  ed 
un  terT^ctto  ; overo  un  quinario  , e tre  terzetti  ; overamente  un  fena- 
rio , c due  quartetti  ; o pure  un  fettenario , un  quartetto  , ed  un  terzetto', 
overo  due  quartetti , e due  terzetti  , E non  è numero  alcuno  de'  mag- 
giori y che  almeno  in  due  partir  non  fi  po/fa  : perciocché  il  quartetto  in 
due  coppie  ’y  il  quinario  in  un  terzetto  , ed  una  coppia  ; il  fenario  in  due 
terzetti  y overo  in  un  quartettoy  ed  una  coppia,  o pure  in  tre  coppie',  e ’l 
fettenario  in  un  quartetto  , ed  un  terzetto  ; o pure  in  un  quinario,  ed  una 
coppia  ; 0 pure  in  due  coppie  , ed  un  terzetto  ; purché  vi  fi  tenga  fempre 
la  regola,  la  quale  ho  moflrato  doverft  in  ciafcitn  di  loro  fervare  . Ber. 
Jlbbondevolmente  della  Fronte,  e della  Sirima  avete  trattato,  e di  tutti 
li  numeri , che  nell'una  , e nell'altra  parte  han  luogo  ; e dell'  abitudine, 
la  quatè  tra  loro  . Onde  chiaramente  n avvediamo,  effer  comunal  cofa  , 
che  l'ultimo  verfo  della  compofla  Fronte  trovi  compagnia  nel  primo  del- 
la femplice  Sirima  . A’on  però  così  mila  doppia  , o nella  triplicata,  come 
che  alquante  volte  in  Ui  quefta  confonanTfi  udiamo  . Mik.  Egli  è ben 
vero  ; ma  non  con  certa  legge  , alla  qual  ftamo  di  fottoporci  cojlretti  : 
perciocché  in  quella  Canalone  di  Dante  da  Ma)ano  , 

La  dilcttofa  cera, 

il  primo  verfo  della  femplice  Sirima  non  folamente  non  s'accorda  all'  ul- 
timo della  Fronte  ; ma  del  tutto  ne  va  fcompagnato.E  in  quella  di  Guit- 
ton d'ydret^ttp  , 

Tutto  ’l  dolor  , ch’co  mai  portai,  fu  gioja  , 
non  già  con  l'ultimo  della  parte  antecedente  ; ma  col  fecondo , che  fegue, 
e col  quinto  s'accompagna  . £ in  quella  , 

Ahi  Dco , che  dolorofa , 

a lui  folamente  Vultimo  della  Sirima  flcjfa  nella  Confonantta  rijponde  I 
Taccio  , che  né  Bonaggiunta  Vrbiciani  da  Lucca  in  quella  , 

Ben  mi  credea  in  tutto  clTer  d’Amore , 

nè  Guido  delle  Colonne  giudice  Mcjfmcfe  in  quefla  , 

Amor , che  lungamente  m'hai  menato , 

nè  Piero  delle  Figne  in  quella , 

Uno  poflente  fguardo , 

fj^  il  Be  Ett'gp  in  quefta  , 

S’co  trovaffi  pietanza , 

né  anche  lo  ’mperadar  Federigo  li.  in  quella  , 

^ Poiché  ti  piace , Amore  , 

fer- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO. 


fervo  tal  cottrento  del  primo  verfo  della  Sirima  con  Nltlmo  della  Rivoli 
ta  della  Fronte.Laonde  anche  a me  non  piacque  di  ufarlo  nella  Can%pnCf  Artificio  dell* 
Padre  del  C iti  ,^che  tutto  muovi , e reggi , Autor«^°  (ISo 

fomc  che  in  tutte  t altre  fervalo  l’abbia  ; ma  far  più  toflo  la  Sirima  dop-  SiVima-. 
pia  con  armonia  di  due  ver  fi , così  nel  principio,  come  nel  me^xo  , e nel  c.wj 

fine:  fcrciccchà,ffictido  quella  già  lunga, mi  parve  convenire,  che  di  que-  ' 

fic  tre  armonie  con  intervalli  di  altre  confonanxe  s’adornajfe  . Vsò  que- 
fio  concento  dopo  la  rivolta  della  Fronte  il  giudice  Mefiìnefe  , dicendo  , 

- Ben’ erte  affanno  diltttofo  amare.  Concento  d» 

E dolce  pena  fi  puh  ben  chiamare  . co;  piarci  prin» 

£ Notar  J atomo  da  Lentino  , 

Or  donqua  moro  co  ì 
Nò  , ma  lo  core  meo  . 
nella  Can:^one , Madonna  dir  vi  volilo  T 
£ l'Vrbicianì  da  Lucca  , 

Poiché  fervo  m’ha  dato  per  fervile 
A qut^lla  , a cui  grandirc  . 

£ Guitton  d' Arexxp , 

Adunque  eo  laffb  , in  povertà  tornato 
Del  pih  ricco  acquiffato , 
nella  Canxpne  , Tutto  ’l  dolor  . E in  quefla  , 

Se  di  voi  Donna  gente  , 

nella  qual  non  era  mefiiere  ; perciocché  v’é  la  confonanr^a  con  /’  ultimd 
della  rivolta  della  Fronte  , il  qual’  è , 

Del  piacer  d’effo  mondo  ficte  apprefa  . 
a queflo  foggiunge , 

Com  pub  fare  huom  difefa  2 

/Che  la  Natura  intefa.  _ 

f»<j,  come  nell' ifinmo  della  Sirima  tal  concento  molto  piace  agli  orecchi,  coppil^'i'cTfinè 
così  nel  fine  della  Fronte  fi  rifufa.  Nè  lajcerò  di  farvi  accorti,  che,  ben-  Sinnia.ma 
cbè  così  la  Fronte  , come  la  Sirima  jcmptice  ricever  poffa  rima  fedmpa-  tiwi- 

gnata  ; non  però  quefla  , né  quella  , quando  c compofla,  la  riceve . Bi  r.  Rima  feompa. 
Trovaft  altro  zirjb  dal  primo  della  Sirima,  che  riffonda  ad  alcuna  con-  i*  o- 

fonanxa  della  Fronte  ì Min.  Sì  bene  ; ancorché  rade  volte  : perciocché  Qiul'verfo  del- 
I»  quelle  Can-s^oni  del  Petrarca-,  ' ‘ 

Vergine  bella,  E 
Lalfo  me , 

Jl  quarto  della  Sirima  . £ in  quefla 
S’i  ’l  difli  mai , 


Ec 


L'eflre^ 


la  Siirima  , o.tie 
il  piin;o,iifi  on- 
de-/ ad  alcuno 
del 'a  Fronte. 

1 II  Quaito  all* 
ultimo . 

X L’eltiemo  ilj* 
ultimo . 


Digitized  by  Cooglc 


3 II  Secóndo  e 
’l  quinto  al  fe- 
condo , e i'uici- 

mg  air  uiumg. 

>• 


Il  Quarto  al 
Qliarco . 

Di  quante  fìlla- 
be  litTTo  i ver/ì 
della  Canzone. 

X Più  di  Undi- 
ci nella  materia 
grave . 

» Più  di  fette.» 
nella  materia..» 
lieve , 


3.  Tutti  d’Un- 
dici>  rade  volte. 


Temijeranra  di 
rotti,  c interi. 


4 Tutti  di  Cin- 
que, rade  vol- 
te. 


j Di  Cinque..» 
per  fe  , e di  tre 


■r  npercoter 
Conlbnanza 


nello  incero . 


ilo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

L'cjìremo  s'accorda  all'  ultimo  della  Fronte  . E in  eluella  , 

Qual  più  diverfa  , e nova  » 

il  fecondo  , e 7 quinto  al  fecondo  ; e l'ultimo  a\f  ultimo  > cd  al  primo. 
E nella  Cannone  , 

Poiché  ti  piace  , Amore , 

dello  Imperador  Federigo  II.il  quarto  felamentt  del  fenarie  della  Sirima 
col  quarto  così  della  rivolta  , come  della  volta  della  Fronte  s'accompa- 
gna . Ber.  Di  quante  ftllabc  fono  i verfi  , de'  quali  fi  ttjfe  là  Cannone  ì 
Min.  Di  undici  li  più  nell’Eroico  ftilc  , cioè , quando  narriamo  , ficomo 
nella  Can'^pne  del  Petrarca  > 

Nel  dolce  tempo . 

0 quando  la  materia  è grave , e illufire  : fitcome  in  quella  » 

Spirto  gentil . 

Allo  'ncontro  » quando  lo  fiilt  è Comico  , o la  materia  lieve  > é molle  : 
qual'è  nella  Cannone , 

Se  ’l  pcnfier  , che  mi  ftrugge  » 

1 più  fono  di  fette  : perciocché  nè  l'una  , né  l’altra  di  quelle  in  ciafeuna 
fianco  ha  più  d’uno  di  fette  ; nè  quefia  d'undici  più  di  tre  . Della  qual 
mifitra  due  foli  ha  quella  dello  Imperador  Federigo  II. 

Poiché  ti  piace,  Amore  . 

E quefia  di  Dante  da  Ma]ano  , 

Tutto  eh*  co  poco  valila  . 

ma  quella  nella  femplicc  Sirima  ; e qùefia  gli  ha  nella  doppia  Fronte  2 
Rade  fono  quelle  » che  d'undici  abbiano  tutti  li  verfi  : qual'è  quefia  di 
Dante  » 

Donne , ch’aVete  intelletto  d’Amorc . 

E certamente  i verfi  rotti  , perciocché  fono  piacevoli  , fi  trovarono  ftr 
temperare  la  gravexgfi  degl’interi . Ma  fecondo,  che  è più  , o mcn  grave 
quel , che  fi  tratta  ; convien  , che  quefii  con  quelli  nella  fìanx,a  s'adatti- 
no . Tra'  rotti  ancora  fono  i verfi  di  cinque , e di  tre  fillabe  . ^elli  per 
fe  rade  volte  fi  trovano  ; quefii  non  mai . Ma  ben  gli  uni  e gli  altri  nel 
verfo  intero  han  luogo  in  guifa  di  ripercoffa  di  rima  . Nella  Cannone  di 
Dante  , 

Pofeia , ch’Araor  del  tutto  m’ha  lafciato  , 
quel  di  cinque  fìa  per  fe,  e rifponde  nella  confonanza  all'antecedente',  ma 
quel  di  tre  nell'  intero  la  ripercote  , e l'uno  c Patirò  nel  principio  della. 
fian':^a  ; fitcome  agevolmente  in  lei  veder  potete  , la  qual  giù  vi  s'allegò  , 
quando  vi  0 diede  l’efemplo  della  fenaria  doppia  Fronte  . VfolU  ancora 
Guido  Cavalcanti  nella  Cannone , 

Don- 


y 


Digitized  by  Googl 


2.11 


LIBRO  TERZO.' 

Donna  mi  pricga  , perdi’  io  voglio  dire  . 
non  però  fiparatamcntc  ; ma  eome  parte  degl'  interi  • per  ripercoter  la 
rima  , che  va  t ma  il  verfo  di  cinque  nella  fronte  , e quel  di  tre 

nella  Sirima  . Z)iò  fi  mi  Imcnte  quel  dt  cinque  il  Petrarca  nella  Sirima 
della  Can-^n»e  , 

Vergine  bdia . 

Pii  fu  alcuno  degli  antichi,  che  or  quello,  or  quello^  or  Puno  e Paltro  non 
ufaffe  . B'r.  ^tal  regola  mi  ci  darete  , acciocché  io  fappia  , dove  lab- 
bia ad  ufare  ì Mis.  Certo  non  altra  , fe  non  che  ufar  lo  pojfate,  per  dar 
compagnia  al  verfo  feompagnato  del  tutto,  o pure  in  parte . Con  lo  feom- 
f agnato  del  tutto  è Puno  nella  Sirima  della  Can'gpne  , Vergine  bella  , 
Soccorri  a la  mia  guerra  ; 

Bendi*  i Zia  rena , e tu  del  Cicl  Regina  t 
percìocchè>non  è verfo , col  quale  s' accompagni  > 

Soccorri  a la  mia  guerra  . 

Onde  meflicrcgli  facea  la  riper coffa  della  rima  in  quel,  che  figue  . Con  lo 
feompagnato  in  parte  é l'uno  e Poltro  nella  Cannone  allegata  di  Dante, 
e in  quella  del  Cavalcanti.Nella  Fronte  in  quella  di  Dante  il  primo  ver- 
fo non  ha  compagnia  nella  prima  parte , ne  anche  il  primo  nella  feconda, 
prima  che  Puna  parte  con  l'altra  s'accompagni  ; la  qual  compagnia  quivi 
fi  fa,  la  prima  rima  con  la  prima,  e la  feconda  con  la  feconda,  e cosi  tut- 
te l'altre  per  ordine  diritto  infieme  accompagnandofi . Il  che  ancora  tro- 
verete nella  Fronte  , e nella  Sirima  di  quella  del  Cavalcanti  , ove  Puna 
e Poltra  è doppia.Nclla  quale  ancora  i primi  ver  fi  de' terzetti  della  Fron- 
te nella  quinta  fillaba  s'accordano  : ficome  in  qucjìa  del  Petrarca  , 
Verdi  panni . 

vgni  fido  verfo  nella  quinta  , ed  ogni  quarta  nella  ter^a  fi  rifponde  . 
J^la,  oltre  a ciò,  il  verfo  di  fette  fillabc,  come  parte  dello  intero  ficaie  fo- 
vente  ripercoter  le  rima  del  precedente  ; come  vedete  nella  Canffme  del 
Notare  Jacomo  da  Lentino  , 

Madonna  dir  vi  volilo  , 
in  quei  verfit  della  Sirima  , 

More  pili  fpdTo  , e fone  t 
Che  non  farla  di  morte  naturale  l 
e in  quefli , 

£ voi  pur  lo  fdegnate  ; 

Dunque  voBra  amlBatc  vide  male  ^ 

9VS  ripercuote  la  rima  (^el  verfo  tn  tutto  fiqmpdgnaiù  I ^ in  quella  ài 
cOante  Ma}ano  % 

• LalTo 


Di  cinque,  e 
di  tre  1 come_» 
p^rte  dtjjl’  in; 
ceri . 


Ripei'cofla  di 
Rime  ove  fi  ufi. 
1 NellaC^iiici. 
1 Nella  Teli?, 
Per  accompa- 
gnare il  verfo 
del  tutto  feor»- 
pagiiato . 


Per  accompi- 
gnarc  il  verlo  in 
parte  l'compa- 
gnato , 


3 Nella  fettima 
col  verfo  fcgm- 
pasuato , 


Digitized  by  Coogle 


1Z2  DELLA  POETICA  TOSCANA 

LafTo  mercè  chercre . 

ferciocihi  il  frimo  verfo  delb  Siritna  roti  s'accorda  nel  fine  alt  ultimo 
della  Fronte  ; via  fa  tomento  con  lui  nella  fettinìa  fUlaba  , nella  quale 
ancora  , non  ihc  nell' ultima  rote  del  primo  z,erjo,  i due  quinar)  s'accor-> 
daiiO  : toruiojjiacofachè  alt  ultimo  thtJo  della  Fronte  , tl  qiiaté  > 

Mi  fembra  gioco  il  fuu  , qual  pai  languiflc  , 

4 Nella  Quarta  Sirtma  di  quel  modo,  del  quale  ^là  ruttata  De  l'albìamo  . Z^sò 

jauc  volte.  quijìa  riptrcofia  di  rima  nella  quarta  ftllaba  lo  Jtnperador  Federigo  II. 
nella  CanXfine  , 

Poiché  , ti  piace  , Amore  . 

Ilihe  non  mi  rimcn.br a aver  letto  altrove  , 7/c  il  Giudice  Mtifmefe  in 
Rima.  quella. 

Amor  , che  lungamente  m'hai  menato  , 

1 Per  Vcgèoaa  ^ >’'”***  /«**  vagher^’^ji , thè  per  neceffità  di  legge  : per- 

1 Per  NccefTtà.  ^ verfo  in  lei  feempagnato  . Ber.  fonando  farò  cojlretto  di 

Efetrplo  di  ri-  • Min.  ,^ando  avverrà  in  altana  delle  voflre  Cali- 

percofla  iiecet  ^oni  ciò  , che  avvenne  in  quella  del  Petrarca , 

S’ i ’l  diflTi  mai , 

nella  qual  fono  tre  rime  pari  di  confonan%e  . F.  , perciocché  nelt  ultima 
fianca  ctaftuna  ripeter  due  volte  fi  dovea  , e quella  dove  intera  non  fta, 
ejjer  non  può  più  lunga  della  Sirima,  la  qual'é  quinaria  in  quefla  Canzo- 
ne, fu  coflretto  quel  Poeta  di  fare  la  ripercojfa  della  rima  nel  quinto  ver- 
fo , per  non  lafciar  quivi  feompagnato  il  quarto,  in  quijìo  modo  , 
Quando  ’l  CicI  ne  rappclìa, 

Girmcn  con  ella  in  lui  carro  d'Elia  . 

Quali  veilì  ri-  di  quefte  maniere  di  verft  darà  principio  alla  Canzone!  Mik.' 

cerchi  la  prima  Non  quel  di  cinque , né  quel  di  tre  ; ma  , fe  crediamo  a Dante , quando 
Erotta  , e grave  é la  materia  , quel  d'unditi:  quando  Elegiaca,  c molle, 

1 NeU’rincipio  comunalmente  fi  fervo  ; 

non  però  fimo  , tb'effer  ci  debba  inviolabil  legge  : peiciocché  quelle  tre 
ncbilijfime , ed  cccellentijfime  Cannoni , che  di  Amote , e della  Bellez^ 
altamente  ragionano  , 

Perchè  la  vita  è breve  . 

Gentil  mia  Donna  , io  veggio  .'  E 
Poiché  per  mio  desino  . 
dal  verfo  di  fette  cominciano . E in  quefla  , 
si  è debile  il  filo  , a cui  s'attcne  . 

j Nell’  l'itimo  Elegiaca  , é d'undici  il  primo  . Ben  lodo  , ed  affltrmo 

, della  houle,  quel,  thè  fctvò  il  Petrarca,  ebe  CultimOi  della  Folta,  e dilla  Bivolta  deb 

la 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO.- 

la  Trònte  fta  fempre  intero  j ancorché  Dante  non  l abbia  feroato  nella 
Can%one , 

Le -dolci  rime , c l’amor , eh’  io  folla , 
nè  in  quella  i 

• Doglia  mi  reca  ne  lo  cor  dolore  > 

nelle  quali  è di  fette  . jdlla  Sirima  ancora  comunalmente  darà  fine  il  ver-  j Nel  fin  ilella 
fo  d'undici  fìllabe  più  toflo  , che  di  fette  : perciocché  una  fola  con  la  cop-  Sifiraa . _ 
pia  di  fette  ne  chiufe  il  Petrarca  , cioè  nella  Cannane  « 

Se  ’I  pender  , che  mi  drugge . 

Ber.T ale  adunque  farà  la  compofr^ione  della  prima  Stanca  della  Canxp-  ai„'tud|-„e 
ne  , Ma  qual  farà  l'abitudine  y e la  corrifpondenxa  dell'  altre  fìan':^  con  abbiano  le  altre 
lei  ì Min.  In  compor  la  prima  Stanca  s'avrà  libertà  di  fare  la  Frontey  con  la-. 
e la  Sirima  femplice , o compofla  nel  modo  y~che  s'è  detto  . Ma  in  ciafeu-  Nelle  partì, 
n'  altra  converrà  , che  redola  vi  fta  Informa  in  lei  tenuta  . Laonde  alla  Nella  mifura. 
prima  ogni  altra  fimile  y ed  eguale  farà  nella  mifura  , e nel  numero  de'  Nel  numero. 
verft  y e delle  fillabe , e nella  corrifponden%a  delle  rime  talmente  y che  'I  Nelle  rime. 
primo  al  primoy  il  fecondo  al  fecondoy  il  tereep  al  tcrxp'y  e fimilmentc  eia- 
feuno  altro  per  ordine  diritto  nella  quantità  delle  fìllabe  y e ne'  modi  delle 
confonanxe  rifponda  . Bna.  Sarà  corrifpondeni^a  di  rime  nelle  Stanile  ì (^ando  fìa  cor-| 
Min.  Ninna  y dove  tal  non  fìa  la  compofìlione  y che  maeflrevolmente  la  felle  Ibn- 
richieggia  : fìicome  la  richiedeva  in  quella  Canrone  artifìciofìiffma  y le. 

S’i  ’l  diffi  mai , PeSrea**’® 

la  qual  non  ha  più  di  tre  rimCy  e tutte  in  ciafeuna  delle  Stan%e  con  ordi-  * ’ 

ne  meravigliofo  ripetite:  perciocché  la  prima  di  loro  in  ogni  Stamp  é di 
quattro  verfi , la  feconda  di  due  y la  ter“ga  di  tre . E ciafeuna  è prima  in 
due  Stante  y e in  altrettante  feconda , e ter^^a  . E nel  Commiato  ciafcit- 
va  due  volte  è ripetita  ; acciocché  ninna  fìa  di  più  confonanje  , che  l'al- 
tra . E M.Ruggieri  in  ogni  Sirima  ufa  la  medefìma  confonangay  la  qual'é  » Ffemplo  di 
nel  ter-zp  verfo  dell"  uno  e Patirò  terzetto  y poiché  s'obbligò  di  ripigliare  Ruggien . 


in  quella  parte  quell una  rima  per  tutta  la  Canzone  y 
In  un  gravofo  affanno 

a 

Fronte  doppiai 

Ben  m’ha  gittate  Amore } 

B 

£ non  mi  tengo  a danno 

■ -a 

Amar  si  alto  fiore  . 

Ju 

Ma  s’io  non  fono  amato  y 

c 

Sirima  doppia. 

Amor  fece  peccato  » 

c 

Chc’n  tal  parte  donao  meo  intendimento. 

d 

Conforta  mia  fpcranza  , 

e 

Fenfando , che  s'avanza  ; 

e 

Lo 

Digìtized  by  Google 


it4  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Lo  buon  foffrcnre  afpctta  complimento  . A 

Froiice  doppia.  Però  non  mi  difpero  ^ 

D’amar  si  altamente  . 

Adeflb  mercè  chero , f 

Servendo  umilemenre  ; V 

... . , . Ch’  a pover’  huomo  avveno  h 

" Per  avventura  bene  ; h 

, Che  monta  , ed  ave  affai  di  valimcnto « 

Però  non  mi  feoraggio  ; i 

Ma  tutt’  hor  fcrviraggio  » 

A q4ella  , c’havc  rutto  infegnamento  . à 


3 Ffeir,  lo  di  àirem  di  Giotto  Mantovano  ì coftui , fecondo  che  narra  Dante  , la-: 
Giotto,  feiava  in  ogni  Stanca  una  rima  daW  altre  feompagnata  ; ma  facea^  che 
per  ciafeuna  Stanco  cita  a fé  fìejfa  nel  mede  fimo  luogo  rifpondeffe  , quelli 
ordine,  e quella  coKcordan':^a  in  un  vtrfo  fervando , che  in  tutti  ft  ferva 
nella  Cangone , 

Verdi  panni . 

ReeoIa,cfievie-  ^ tale, nè  ad  altra  fmil  legge  il  Poeta  fi  fottopovga,fi  guar^ 

ta  ìa  Kipttiiio-  dcrà  di  ripeter  rima  in  parte  veruna  della  Cangone  . Àng^i  il  Petrarca 
5«ardà  ne'  T rionfi  là  , dove  avea  campo  più  libero,  e fpedito;  per- 
' ciocché  non  troverete  Capitolo, rei  quale  la  medefima  rima  una  pur  volta 
fi  ripigli  , altro  che  nel  T nonfo  della  Cafiità  , ov' è ripetita  la  medrftma 
fentenga  , che  Dido  non  moriffe  per  Enea  . Dante  altresì  rade  volte  da 
y quejìa  regola  fi  diparte;  nè  mi  fovvienc,ihe  in  altra  Cangone  fe  ne  dipar- 

tile , che  in  quella  , 

Voi , che  ’nrendendo  il  terzo  del  movete , 
la  qual  nè  gli  ultimi  verfi  delP  ultima  flanga  in  diverfe  voci  , di  quejio 
tpodo  , 

£ dichi  lor  diletta  mia  novella  ; 

Ponete  mente  almen  , com’  io  fon  bella . 
ripiglia  C ultima  rima  della  prima  , la  quale  è in  quefla  coppia  i 
£ come  un  fpirto  contra  lei  favella  , 

Che  vnen  pe’  raggi  de  la  voftra  (Iella  . 

Rirre  di  arti-  confonange,  diteci,  quando,  e come  le  medefi- 

celle  roedeiime,  me  particelle  nelle  rime  ufar  poffiamo  . Mm.  Percionhè  in  ogni  cefi  il 
coire  fien  iii>e-^ovirchio,  e lo  fpeffo  a ciafeuno  fcntimcnto  offtfj,e  »r)a  partati fcr,  i fpe- 
*'lL'le  o!t  cialmente  agli  orecchi  è no)ofa  la  troppo  rifetìta  r ote  , vogliamo  , che 
1 fn  /ion  heati  7“^^°  lecito  li fìa  , ma  rade  volte  , e in  figm(cati  diverfi . Di  thè  non 
divci'/ì.""*  'mi  fi  fa  innangi  luogo  alcuno,  dd  Cang^'tiUre  del  Pttraita  , ihe  per 

X cfm- 


4 


\ 


i 

I 

1 

I 

I 


5 


I 


/f 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO.*  «y 

tfemplo  allegar  vi  poteri  ; altro  thè  ne'  Sonetti , tra’  quali  i qUefto  y 
Quand'  io  fon  tutto  volto  in  quella  parte . 

Bbr.  Come  nò  ì 11  Petrarca  nella  Con^^onf  } 

Chiare  » frefehe , e dolci  acque  , 

• non  diffe , 

Se  quella  fpeme  porto  » 

Non  potia  mai  in  più  ripofato  potco 
' E in  quella  , 

SI  è debile  il  filo  f a cui  s’actene  * 
con  quel  verfo . 

Le  treccie  d’or , che  devrien  hx'  il  Sole  ì 


Che  1 Petrarca 
noo  ha  ripeti, 
te  le  meddìme 
particeJle,  nelle 
Canzoni , ma  f 
oc’  Seoccti . 


non  accompagnò  queflo  ì 

, Rade  nel  mondo  > o fole  . 

Min.  Sì  bene  . Ma  le  con  fonante  fono  di  voci  diverfe  • perciocché  altra  Maniere  tlT  Vo- 
'voce  è Porto,  quando  i nome  ; ed  altra,  quando  è verbo:  ed  altra  voce  è 
Sole  nome  dt  fojìanxa',  ed  altra,  quando  è di  qualità,  ed  aggiunto  fi  chia-  Jab^.  ’ ” 
ma,  i^è  io  quelle  intendo,  nè  altre  fimili  particelle , delle  quali  altre  ne  i Divede; 
ficn  nomi  di  un  modo  , ed  altre  di  un'  altro  ; altre  verbi , altre  avverb), 
ed  altre  parti  del  parlare  ; che  , benché  fien  delle  medefme  ftllabe  com~ 
pofìe , non  però  non  fona  voci  diverfe  . Ma  intendo  una  fleffia  particella,  » lileflè  di  due 
la  qual  ftgnifìchi  pià  cofe  , quaCè  , quando  diciamo  Cane  , o Pefee  , o 
Leone  ; o che  propiamcntc  abbia  un  fignificato  , e metaforicamente  pià  * 
altri , quaCi  il  nome  hucc,  che  nelP allegato  Sonetto  fìgnifica  la  fiamma, 
la  vifìa,  e la  vita  . Né  anche  niego,  che  talvolta  maeflrevolmente  a flu-  » Di  un  mede- 
dio  far  non  poffiamn  in  alcuna  compofixjone  le  rime  delle  medefme  par- 
ticelle  in  un  nudefimo  fignificato:  qual' è quel  mio  Sonetto , 

Odiar  la  notte  , c diiìare  il  giorno  . Ancoil  ° 

a dimojlrare  , come  le  medefme  cofe  eran  mutate  in  colui,  della  cui  per- 
fona  quivi  mi  veflo . B&r.  Che  mi  direte  di  quella  Can'Xflne  di  Dante,  Di  Dantei' 
Amor,  tu  vedi  ben  , che  quella.  Donna  , 
non  fono  in  lei  le  rime  delle  mcdcfime  voci  tefjute  ì Min.  Sì  bene  . Am^i 
le  pià  volte  d'un  medefimo  fignificato,  ma  con  artifino  degno  di  cjfer  co-  k*|°'**  *** 
nojciuto:  pcrciocehè  quel  Poeta  di  cinque  voci  tcjfe  la  fianca,  la  qitaPé  di 
dodici  ver  fi,  ripetendo  la  prima  fei  volte,  e lafciando  la  feconda,  e la  ter- 
%a  fconipagnata  ; e facendo  della  quarta  una  coppia  , ed  un’  altra  della 
quinta.  E di  quelle  mcdefime  voci  col  medefimo  ordine  compone  ogni  fian- 
delle  quali  ha  compofla  la  prima  ; ma  con  quefla  abitudine  , che  ripi- 
glia nel  primo  verfo  della  feguente  la  rima  dell'ultimo  di  quella  , che  va 
funan^i } e ntlfctoudo  la  rima  del  primo  . £ perchè  il  tcr%p , e 'I  quar» 

f f to 


Digìlized  by  Google 


iz6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ro  al  primo  s'accordano  » nel  quinto  quella  del  fecondo  ; e perché  il  fejlo 
e'ifettimo  fanno  coppia  concorde  col  primo  t nell'ottavo  quella  del 
quinto  ; e perchè  l'ottavo  fa  coppia  col  nono  > e nel  decimo  vien  ripetita 
quella  del  prima  , negli  ultimi  due  ver  fi  la  rima  deWottavOi  e del  nono, 
che  ihfteme  t'accordano , ripiglia  : come  veder  potrete,  nella  prima,  e 


conda  flanxa  , che  io  ve  ne  reciterò  , 

Fronce  doppia.  Amor  , tu  vedi  ben  * che  quefVa  Donna  a 

La  tua  vertù  non  cura  in  alcun  tempo  , b 

Che  fuol  de  l’altre  belle  farli  donna  ; a 

E poi  s'accorfe , ch’ella  era  mia  donna  » 

Per  lo  tuo  raggio  , ch’ai  volto  mi  luce  , e 

D'ogni  crudelità  fi  fece  donna  ; a 

Suima  doppia.  SI  che  non  par  , eh’  ella  habbia  cuor  di  donna , a 
Ma  di  qual  fiera  l'ha  d'amor  pii'i  freddo  } d 

Che  per  lo  caldo  tempo , c per  lo  freddo  d 

Mi  fa  fembianii  pur,  come  una  donna  , a 

" Che  folTc  fatta  d’una  bella  pietra  e 

Per  man  di  quel , che  me  ’ntagliaffe  in  pietra  . e 
Fronte  doppia.  Ed  io , che  fon  collante  pifi , che  pxtra  e 

In  ubbidirti  per  biltk  di  donna  > a 

Porto  nafeofo  il  colpo  de  la  pietra  , e 

Con  la  qual  mi  ferilli , come  pietra  » e 

Che  t’avelTe  nojato  lungo  tempo  ; b 

Tal  che  mi  giunfc  al  core,  ov’  io  fon  pietra  . e 
Sirima  doppia.  £ mai  non  fi  feoperfe  alcuna  pietra  e 

O da  vertù  di  Sole  , o da  fua  luce , c 

Che  tanta  havelTe  ne  vertù  , nè  luce , _c 

Che  mi  potelTe  atar  da  quella  pietra  e 

Sì , ch’ella  non  mi  meni  col  fuo  freddo  d 

' Colè  , dov’  io  farò  di  morte  freddo  . d 


Artifìcto  del-;  E la  eompoft-^ione  è di  Fronte  , e di  Sirima  doppia  , La  Fronte  è di  due 
n terzetti , ne' quali  i verft  del  me^xp  ftflanno  foli,  e feompagnati.  La  Si~ 

’ rima  anche  è di  due  terzetti, ma  d'altro  modo;perciocché  ‘I  primo  delPuna 
e P altro  terzetto  s'accorda  al  primo,  ed  all'  ultimo  della  Fronte  ; e Puna 
Come  vi  fieno  ^ P<^ltro  terzetto  ha  la  fua  coppia  concordante  . E di  quefle  cinque  voci, 
ripetjce  cinque  le  quali  fono  Donna, Tempo, Luce,  freddo.  Pietra, /a  ter^n  nella  pri- 
in  var j roo- flama,  e nella  quarta,  e nel  Commiato  è verbo',  in  tutte  Poltre  fiaH’- 
è nome  : e la  quarta  or'  è nome  di  foflanxa  , ed  ora  i aggiunto  . Ma 
fempre  è nopae  di  fojìanxa  la  prima,  la  feconda,  e la  quinta  ; e , comcchi 

più 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO. 


117 


pii  volte  alitano  il  medcftmo  figtiifìcato  , pur  talvolta  l'hanno  diverfo  l 
iV^  tacerò  > che  quante  fon  le  voci,  tante  fono  le  panie",  acciocché  al  pne  Come  tante.. 
eia feuna  voce  ft  truovi  egualmente  ripetila  : conciò  fia  che  ciafeuna  in  ftanic  vi  ficnoi 
cinque  Panie  dodici  fate  fta  poPa  con  i ordine  già  detto  ; la  quaP  eguali-  voci . 

ti  fervar  potuto  avrebbe  nel  Commiato , fe  non  che  eleffe  di  farlo  , fe- 
condo la  regola  comune,  di  verft  e di  fillabe  pari  alla  Sirima:  perciocché 
in  quello  la  quarta  due  volte  nel  meno  è ripetita,e  niun' altra  pii  (Cuna. 

Ber.  Adunque  è da  fuggire  la  ripetiiione  di  una  Peffa  rima  per  tutta  la  Ri'petitioni  vi- 
Canione  , e fpecialmente  nelle  medepme  voci;  e majjìmafucnte  dove  il  ft-  . 
gnifeato  non  fta  diverfo, purché  non  fta  qualche  nuova  compopiione  dall' 
arte  maePrevolmente  trovata  ; quali  nella  detta  Canipne,  e negli  alle- 
gati Sonetti . Che  direm  de'  generi , e de'  numeri  delle  particelle  ì Se  la  » d;  «no  fieno 
rima  farà  fatta  in  un  genere,  e in  un  de'  numeri  di  alcun  nome  , potraffi  rome,^iiché  di 
far  poi  nell'altro  genere  , o nell  altro  numero  di  quella  Peffa  voce  ì cioè,  roVo'in'gèij'enC 
s’io  avrò  detto  Mio.  potrò  dir  poi  Mia  , o Miei  ì Min./o  non  prenderò 
ardimento  di  darvi  in  ciò  legge  ; ma  non  dubiterò  di  farvi  accorti , che 
fta  da  febifare  nella  rima  la  ripetiijon  di  uno  peffo  nome  in  numero  , o 
pure  in  genere  diverfo . Nc  mi  rimembra  di  averla  mai  letta  nelle  rime  Ripethìone  dì 
del  Petrarca  ; ancorché  in  quelle  fi  truovi  un  verbo  in  diverfe  perfone, 
in  diverfi  tempi , e in  dtverft  modi  ripctito  ; perciocché  egli  diffe  in  una  „on  di  Cernii. 
mcdefima  compopiione , veggio,  e vedi;  dulfc,  e duole  ; ardo,  ed  acfi; 
muova  > e muove  ; potei . e poria  ; fofpira  . e fofpirandu  ; debbe.  e 
devrebbe;  amani,  ed  ami.  Bau.  Percionbé,  come  avete  già  detto,dalla  Varietà  dell’ut* 
prima  ft  prenderà  la  forma  di  tutte  Coltre  Panie  , e truovo  C ultima  non  tima  Stanza  , e 
una  volta  dtffimile  alla  prima  ora  in  parte,  ora  in  tutto,  dipdero,  ci  p di- 
chiari , onde  qutPa  varietà  proceda . Min.  Non  certo  altronde , che  dal-  j Simile  alla.j 
la  troppa  libertà  de'  compofitori . Ma  paci  quePa  regola  già  dal  Petrar-  P-'""»  del  tuc- 
ca  fervuta  , che  Cult  ima  Pania  effer  debba  del  tutto  fimile  , ed  eguale  * 

alla  prima  , o pure  alla  Sirima  ; overo  ad  alcuna  parte  di  lei  in  quella 
maniera  , che  diremo  . In  quelCuna  Canigne  del  Petrarca  , 

Latlumc.eh'i  non  so.  in  qual  parte  pieghi.  . 
troverete  Cultima  Pania  del  tutto  ftmile , ed  eguale  alla  prima . Nell  al-  t Simile  alla  Si- 
tre  alla  Sirima  , overo  ad  alcuna  parte  di  lei . Jn  quelle  , xima  del  tutto. 

O afpettata  in  Ciel  beata . e bella  . 

Sì  c debile  il  filo  , i cui  s’attcne  . 

_ Ne  la  llagion . che  *1  Ciel  rapido  inchina . 

Spirto  gentil . 

e in  altre  non  poche  , Cultima  i ftmile  , ed,  eguale  del  tutto  alla  Sirima  3 Simile  ad  al- 
dtlla  prima  . In  quePe  ad  una  parte  di  lei  . la 'sirmia'ì  ' * 

• , F t 1 Nel 


Digitized  by  Coogle 


ztS  pELtA  POETICA  TOSCANA 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  etade  , 
tttlla  qualeftjfendo  laSirima  di  verfi  qHattordiciffHltima  fianca  è di  nove. 
Perchè  la  vita  è breve  > 

nella  quale  effendo  quella  di  nove  « quefta  é di  tre  , 

^ '1  pcnfìer , che  mi  Arugge , 
nella  quale , benché  fta  quella  di  fettes  quefìa  i pur  di  tu  . 

Che  debb’  io  far  I che  mi  conAgli  Amore  ì 
ove  quella  é di  un  quinario  , e quefìa  di  un  teri^tto  . 

Standomi  un  giorno  fulo  a la  fcneffra  , 
la  quale. ha  quella  di  fei  verfi  , e quefìa  della  jnetà  . 

Solca  da  la  fontatu  di  mia  vita  » 

nella  quale , ejfendo  quella  d'un  fenario  y quefìa  è d'un  quartetto  > e pure 
di  due  coppie . 

' Quando  il  foave  mio  fido  conforto  y 

A quii  parce^  ove, benché  di  un  fettenario  fia  quella, quefìa  è di  un  quinario. 

Tult^ma  *^s’aiìói  non  é di  tanti  verfi,  di  quanti  é quella,a  qual  parte  di  lei  la  fa- 

migl'i  cs'aggua-  fintile,  ed  eguale  ì Min.  Cominccrete  da  quel  verfo,  finto  il  qual  ttiu- 

gli . . no  altro  ne  fia,  che  s'accordi  ad  alcuno  di  quelli  , che  gli  fon  fopra , e fé- 

guirete  infin'  all'  efìremo  . E , fe  quel  verfo  , onde  principio  farete  , in 
quella  non  truova  dopo  fe  alcuna  rima,cbe  gli  rifpondafin  quefìa  fi  potrà 
Primo  verfo  rimanere  altresì  fcompagnato-.perciocchè  nella  Sirima  di  quella  Cow^one, 
dtirultimaflan-  jsjcl  dolce  tempo  y 

IO,  c^nie  q*fdlo  “(f"»'  >tove  verfi  , il  quaf  é , 

della  Sirima . Io,  perchè  d’altra  villa  non  m’appago  , 

truova  dopo  fe  quella  coppia,  che  nella  confonanga  gli  rifponde  , 

Ch'i  fcnti  trarmi  da  la  propia  immago  , 

Et  in  un  cervo  folitario  , c vago . 

Jl  primo  deir  ultima  fìanga  , la  qual'é  di  nove  verfi  , 

Canzon’ , i non  fu’  mai  quel  nuvol  d’oro , 
trova  altresì  dopo  fe  quefìa  coppia , che  gli  s'accorda  > 

Alzando  lei , che  nc’  miei  detti  onoro  : 

Primo  verfo  P'*"  figura  il  primo  alloro  . 

dell'ulcimaDan*  Non  così  nell' ultime  flange  dell' altre  Cannoni , nelle  quali  il  primo  “óer- 
t*  co^***uelló  quella  parte,che  l'ultima  fianxa  fe  ne  prende  ad  imi- 

della  Sirima  . tare  , come  chefaccia  concento  con  alcuna  delle  rime  , che  tnna»:;i  gU 
Primo  verfo  ‘t;dnno  ; in  quel , che  fcgue  , non  ha  veruna  compagnia . Né  però.niego  , 
delJ’iiltima/laii-  che  ’l  primo  verfo  dell'  ultima  fianga  , che  rimaner  potrebbe  per  la  detta 
to  i^e  *felJa  ^‘‘gitine  fcompagnato,  non  fi  poffa  con  alcun  di  quclliyche  feguono  accom- 
Sirima  fia  Icom»  pagnare  : fitome  acfompagnata  il  truovo  in  quefìa  ultima  ftani^a  y 
pagnato,  ‘ . Si- 


Digitized  bv  Google 


LIBRO  TERZO.  :■  xtp. 

Signor  ) tù  m'hai  intcfa 
La  vita  , ch’io  foUcuni  reco  llando  ; 

Non  ch’io  ti  conti  quella  per  difefa  , 

Anzi  t’ubbidirb  nel  tuo  comando  : 

Ma  , fc  di  tale  imprcfa 
Rimarrò  morto  , è che  tu  m’abbandoni  ; 

Per  Dio  , ti  prego  almcn  , ch’a  lei  perdoni ^ 
la  qnaCè  fimile , ed  eguale  alla  Sirima  d’uua  delle  Cau:^ni  degli  antichij 
comincia , 

Da  che  ti  piace  Amore  , ch’io  ritorni . 

Uè  certo  in  altro  è differente  da  lei , fe  non  chi  in  quella  è fcompagnatOf 
come  che  alfultimo  della  Fronte  t'accordi  ; in  quefta  truova  compagnia, 

9da  nelle  Cannoni  di  Dante  qucfìa  le  pià  volte  è fimite^d  eguale  del  tut- 
to air  altre  flange , overo  alla  Sirima  , E,  quando  è in  parte  , folamente 
gli  ultimi  tre  verft  fie  ne  piglia  , ne’  quali  fomiglian%a  % ed  egualità  [eco 
aver  debba . Ma  del  tutto  diffimile , e difuguale  in  alquante  la  troveretet 
ficome  in  quelle , 

Le  dolci  rime  d’Amor  » ch’io  folla. 

Voi , che  ’ntendendo  il  terzo  Citi  movete  J 
Ahi  fòulx  ris  per  que  trai  havesl"' 

Gli  occhi  dolenti  per  pietà  del  cuore . 

Ed,  acciocché  daWefemplo  conofeer  quefla  difagguagUanxa,  e quejìa  dijjl- 
militudine  poffate  , vi  recherò  innanxi  di  quella  Can’t^ne,  Voi;  che  ’n- 
tcndendo  ; la  prima  , e Cultima  fianca , 

.Voi , che  ’ntendendu  il  terzo  Cicl  movete  , Prima  Hauza,* 

Udite  il  ragionar , ch’è  nel  mio  core  , 

Che  noi  su  dire  altrui  > si  mi  par  novo  . 

Il  Ciel , che  fegue  lo  vullro  valore 
Gentili  criaturc  ; che  voi  fete  , 

Mi  tragge  ne  lo  (Iato  , ov’  io  mi  trovo  . 

Onde  ’l  parlar  de  la  vita , eh’  io  provo  * 

Par  ) che  fi  drizzi  drittamente  a voi  ; 

Però  vi  prego  , che  lo  m’intendiate . 

Io  vi  dirò  del  cor  la  novitate  , 

Come  l’anima  trilla  piange  in  lui  ; 

£ come  un  fpirto  cuntra  lei  favella  i 
Che  vien  pe’  raggi  de  la  voflra  Bella  . 

Canzone  , io  credo , che  faranno  radi  Ultima  flanza.' 

Color  t §hc  tua  ragione  intcndan  bene 

Tan« 


A Ultima  ftania 
del  tutto  dilli* 
tnilealliifrÙBat 


Digitized  by  Google 
i -■ 


Che  faccìi  nell' 
ulama  llauuil 
Poeta . 


I Volge  il  par- 
lar’ alU  Ganzo» 
ne, 


» Segueodo  pon 
fine. 


Xjo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Tanto  lor  parli  faticofo  , e forte  ; 

Ma  f fe  per  avventura  egli  advviene , » 

Che  tu  dinanzi  da  petfune  vadi , 

Che  non  ti  pajan  d’elTa  bene  accenre  ; 

Allor  ti  prego , che  tu  ti  conforte  , 

H dichi  lor  diletta  mia  novella  t 
Ponete  mente  almen  , com’  io  fon  bella . 

'we  chiaramente  vedete,  Fultima  fianca  effer  minore  della  prima,e  mag- 
gior della  Sirima  di  lei  ; benché  nclC altre  Cannoni  allegate  fta  dell' una  a 
l'altra  più  breve  : oltraché  ella  è difftmile  nell'ordine  de'  verft,  e talvol-  ^ 
I ta  in  loro  , c nel  modo  delC  accordare  . In  tiuefla  ancora  il  Poeta  fpeffe 
1 volte  dirixx^  il  parlare  alla  fua  Cannone  eziandio,  titiando  del  tutto  è li- 
mile, ed  eguale  a tutte  P altre  flange  t fuome  fa  Dante  nella  Can-t^ptie  , 
Donne  , c'havete  intelletto  d'Amore  . 

Canzone , io  so  > che  tu  girai  parlando . 

E in  quella , Morte  > poiché  io  non  truovo , a cui  mi  doglia. 

Canzon,  tu  vedi  ben  , come  è fottile . 

E in  quella  , Amor,  che  ne  la  mente  mi  ragiona . 

Canzone,  e’  par  , che  tu  parli  contraro . 
ft^  quello,  voglio  io,  fi  prenda  come  legge  : perciocché  in  qutlP altre  , 

Doglia  mi  reca  ne  lo  core  ardire . 

Fofeia  , che  Amor  dei  tutto  m'ha  lafciato . 

Anor  , che  muovi  tua  vertb  dal  Cielo . 
non  fi  volge  quel  Poeta  a ragionare  con  la  Can-^one,  ma  feguendo  pon  fi- 
ne al  fuo  dire  con-quella  concbiufione , che  più  conveniente  gli  pare  . Né 
anche  il  Petrarca  in  quefla  , ' 

LalTo  me  , ch'i  non  so , in  qual  parte  pieghi . 

E , bitiihc  tal  volger  di  parlare  le  più  volte  fi  faccia  nelle  Cam^oni  , le 
quali  hanno  l'ultima  fiamma  in  tutto  , o pure  in  parte  alla  Sirima  confot - 
ine  J non  però  fi  fa  in  quefla  di  Dante  , 

£’  m'increfce  di  me  si  malamente . 
né  in  quefla  di  M.  Cino  , 

La  dolce  viAa , e '1  bel  guardo  foave . 
mé  in  quella  del  Petrarca  , 
b’i  ’l  diffi  mai . 

Amor  , fe  vuoi , eh'  i torni . 

Quando  il  foave. 

Quell’  antico  mio  dolce  . 

V ergine  bella  . 

Laon- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  xjt 

Laonde, ptrtiocchè  alla  Canxone  (omunalmente  al  fine  il  parlare  fi  diriXr  Perehè  fi  chìa- 
Xa  , m'avvifo,  che  l'ultima  fianca  Commiato  fi  chiami  : come  fé  7 Poeta  mi  Commiato  1* 
giunto  al  fine  del  fuo  cantare  a lei  dia  licenxa',  e dandola  a lei  , dar'  an-  fianaa, 
che  glie  la  pa)a  agli  Vditori . Accommiatando  adunque  la  Cannone,  come  Soggetto  del 
fua  mejfiggiera,  il  Poeta  l'ammonifce,  o che  fila  , o che  vada  je  le  corti-  commiato  . 
mette  quel , che  dire  , a fare  le  convenga  , con  qualche  affitto  di  Mode-  i Commetter* 
ftia , 0 di  'Umiltà  ; fitome  il  Petrarca  nella  Cannone , Se  ’l  peaiicr  f 
che  mi  iirugge  ; 

O poverella  mia , come  fc’  rozza  : 

Credo , che  te  ’J  conofehi  : 

Rimanti  in  quelli  bofehi . 

E in  quella  , SI  c debile  il  filo  .* 

Canzon  , s’al  dolce  loco 
La  Donna  noftra  vedi  f 
Credo  ben , che  tu  credi  i 
Ch’ella  ti  porgeri  la  bella  mano  i 
Ond’  io  fon  sllontano. 

Non  la  toccar , ma  riverente  a’  piedi 
Le  di  • ch’io  farò  li  torto  , ch’io  porta, 

O fpirto  ignudo , od  huom  di  carne , e d’oflà  l 
0 di  Confidan%a  : fitcome  in  quefla  , O appettata  in  Ciel . 

Tu  vedrà’  Italia, e l’onorata  riva, 

'0  d' Amore,  e di  fede  r ficome  in  quella  , Spirto  gentil  . 

Sopra  ’l  monte  Tarpeo , Canzon  , vedrai . • 

O di  Manfuetudine:  ficome  nella  Canxpne , Italia  mia  . 

Canzone , io  t’ammonifeo  . 

O di  Fortcxxa  d’animo  e <t ardimento:  ficome  in  quella , Ben  mi  crcdea 
partar  mio  tempo . 

Canzon  mia,  fermo  in  campo . 

O di  Paura  : ficome  in  quefla  , I’  vo  penfando  i 

Canzon  , qui  fono,  c ho’l  cor  via  pih  freddo 
0 di  Dolore  : ficome  nella  Cannone  , Che  debh’  io  far  ì 
Fuggi  ’l  fereno,  c ’l  verde . 

O di  Pietà  : ficome  nella  Cannone , Tacer  non  porto  J 
Detto  querto  a la  fua  volubil  rota . 

O di  DifperaXfOne  : ficome  nella  Cannone  , Solea  da  la  fimtana  T 
Canzon  , s’huom  trovi  in  fuo  amor  viver  queto . 

Talvolta  ragiona  con  la  Canzone  degli  affetti  fuoi,  e del  fuo  fiata  : fico-  ^ 
fw  in  quelle  Can-j^oni , ' 

Nel 


Digitized  by  Google 


ijt  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Nel  dolce  tempo . 

Perchè  la  vita  è breve . 

In  quella  parte . 

Di  pennerin  penlier . 

Qual  pih  diverfa  , e nova . 

3 Moflrar , co-  T ahoita  le  mojìra  , come  difendere  fi  pofa  da  chiunque  la  riprendeffe  ì 
. me  fi  polla  di-  ficome  in  quefla  , < 
fendere . Donna  più  bella  . 

imitando  per  avventura  gli  antichi , che  per  lo  Coro  dall'altrui  calunnia 
Cannoni.  fi  diftndeano.  £br.  Conchiudiamo  adunque,  che  le  Cannoni  di  quefia  ma- 
cii^  Moiioflro/j-  ffiera  , della  quale  lungamente  s’è  ragionato  , fé  l'ultima  fianca  del  tutto 
X Epodiche . é conforme  alla  prima,  Monoftrofìche;  fe  dijjimile,  Epodiche  fi  diran- 

3 Mille.  tio  . Nè  fono  da  riprendere’,  ma  pià  tofto  da  lodare  Dante,  e gli  altri  an- 

tichi: perciocché  fecero  non  una  volta  l'ultima  fianca,  nè  in  parte,  nè  in 
tutto  fimile  alla  prima , nè  alla  Sirima  di  lei  : concioffiacofachè  quanto  è 
pià  difforme  , e diverfa  quefia  da  quella  , tanto  ptà  abbia  dell'Epodico  : 
perciocché  l'Epodo  nelle  Can^'oni  di  Pindaro  , come  dimoflrato  ci  avete. 
Di  quante  flan-  del  tutto  è dalle  Strofe,  che  voi  Volte  chiamate,  differente.  Ma,  percioc- 
7e  la  Canzone,  thè  la  Cannone  di  fian%e,  e la  fian-^a  di  ver  fi  fi  compone’,  diteci, dì  quanti 
l4*^llSiiza  ^ , e di  quante  flange  ejjèr  debba  la  Cannone  ì Min.  biffai 

malagevole  cofa  è il  voler  certo  numero  all'una  , ed  all'  altra  preferivi- 

re:  conciò  fia  che  grande,e  molta  differenzia  nelle  cofe  da  trattare  trovia- 
mo, delle  quali  ad  altre  ptà, ad  altre  mcn  lungo  corfo  di  parole  fia  richie- 
fio.  E,  benché  limpià  lunga  delle  CanTfiui,  che  fi  leggono  di  Dante,  fia  di 
fette  fianxe  , e del  Petrarca  di  otto  ; nondimeno  la  materia  imprefa  da 
me  nella  Canztpne , 

Padre  del  Ciel , che  tutto  muovi,  c reggi . 
mi  parve  , che  non  men  di  dodici  ne  richiedejje  ; nè  men  di  quattordici 
Come  tutta  la  9"^^  » nell' Epitalamio  . Nè  ragionevolmente  mi  s'opporrd  , 

materia  li  Hrio-  che  'I  Petrarca  , non  poffendo  in  una  Cauzione  di  grandezizia  dicevole  di- 
ge  111  unaCan-  fe  tutto  quel , che  imprefo  avea  de'  begli  occhi  a ragionare  ; in  tre  leg- 
vo'/tVjirpiu  giadramente  il  trattò:  perciocché  era  materia  , che  volendone  igli  ragio- 
nare , come  ne  ragionò  , non  che  ’n  tre  ; ma  in  pià  Cauzioni  ancora  fen- 
Zia  dubbio  trattar  fi  potea  : conciò  fia  eh'  egli  confumi  non  poco  in  far 
proem),  e digrejfioni,  per  fare  pià  bella,  e pià  grande  la  fua  fabrica . Nè 
tacerò  , che  tutta  quella  materia  firinger  non  fi  foffe  potuta  in  una  Cau- 
zione di  conveniente  lunghezi^a.  E con  tutto  nò  non  è cofa  nel  Canzionie- 
re'di  lui',  della  quale  più  volte  , e in  più  parti  non  fi  ragioni  : percioc- 
ché pativa  , ch't  ragiouarfcne  fi  partiffe  , c in  pià  luoghi,  e molto  , e 

varia- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.’ 

variamente  fé  ne  fcriveffe . Ma  nè  quella  materia,  ch'io  p'rcft  a trattare',  che  la  molcaJi 
foflcnca,  che  aò  di  lei  fi  faceffe',  nè  anche  il  luo”o,  e ’l  tempo,  di  che  non  lungheaaa  delle 
poco  riguardo  averfi  conviene,  il  concedeva  : conciò  [offe  cofa  che  io  non  ^ 

eveffi  ithprefo  a comporne  libri . E,  fc  per  non  dar  no')a  a'  lettori,  o pure 
agli  Uditori,  effer  non  dee  molto  lunga  la  Canxpnc',  più  fia  nojofa  la  ma- 
teria trattata  in  tre  Cannoni  infume,  che  in  ma.  E,  fe  la  divifione  fatta 
in  tre  opera,  che  men  di  no)a  fe  ne  fenta-,  la  partigione  delle  flanree  dimi- 
nuifee  l'offefa  , che  prenderfene  potrebbe , Nè  certo,  al  parer  mio,dodici.  Chela  piu  Itm- 
nè  quindici  fialide  trapajjano  il  fine  della  Can^^one  : perciocché  leggendo 
voi  Capere  de'  Linci  antichi,  a'  quali  più,  che  agli  altri  la  mente  dirit^-  j,e  . ’ , 

a^.ir  debbiamo  , troverete  fovente  le  Cannoni  di  Pindaro  cinque  volte  in  P/ndaro  ; 
tre  partite  : e C Epitalamio  di  Catullo  di  quaranta  fette  volte  -,  ancorché  Catullo. 
tre  di  loro  non  vaglian  più  , che  una  delle  fiamme  , nelle  quali  fi  dividon 
le  Cannoni  de'  noflri.  Ber.  Di  quante  fianTg  trovate  la  più  breve  ì Min.  che  la  più  brieip 
Io  non  negherò,cb’iffer  non  poffa  di  una  fola,  fe’l  foggetto  più  non  ne  ri-  veCanaonepiid 
chieggta  . Ma  la  più  breve  , che  ne'  Cannonieri  de’  noflri  mi  fi  fia  fatta  * ** 

leggere , è quella  di  Dante  , 

Quantunque  volte  laflb  mi  rimembra  , 
la  quaCè  di  dueflanxe.  EtK.Siaci  adunque  lecito  di  flare  infra  qiiefli  ter- 
tuini  -,e,  fecondo  che  Cimprefa  materia  richiederà  ,far  brieve  , o lunga 
la  Cattinone  ; con  aver  fempre  cura  di  non  effer  nojofo  all'Uditore,  o pure 
a quel , che  legge  . Ma  di  quanti  ver  fi  farà  la  fianca  J Min.  Non  più  di  Dì  quanti  verfi 
venti  le  ne  diede  il  Petrarca  nella  Cannone , ^ * 

IMel  dolce  tempo . 
nè  più  di  ventuno  Dante  in  quefla  , 

Duglia  mi  reca . 

nè  più  di  ventidue  Dance  da  Magano  in  quella 
Laflb  merzè  chcrere , 

Ma  ritener  noi  volendo  i numeri , i quali  abbiam  dimofltato  , che  alla  ntimeiì 

Fronte  , cd  alla  Sirima  fi  concedono  -,  fc  l'ima  e l'altra  di  due  fettenar) 

compomffmo  , di  ver  fi  ventotto  la  fìan:^i  faremmo  : fe  di  due  fenarj,  e neJJa  Sirima, 

di  ventiquattro  . E , quanto  piùfofje  l'una  e l’altra  ripetila  , tanto  più 

lunga  quejìa  diverrebbe  . Laonde  l'allegata  Cam^one  di  Dante  da  Ma}a- 

no , (perciocché  la  Fronte  è triplicata  in  lei  ,e  la  Sirima  doppia  ) crebbe 

più  dell'  altre  . Nondimeno  io  direi,  che  quei  numeri  non  fi  fono  ricevuti.  Che  ! mimeri 

perchè  i più  grandi  di  loro  effer  debban  nell'una  e nell' altra  parte  ripeti- 

ti  : ma  janpre  loro  co'  minori  accompagnarci . E , s'io  di  loro  ah  uno  in  s’  accotnpagni- 

una  delle  due  parti  raddoppiaffi , farei  l'altra  femplice  d'un  di  loroficffi  ; uoco’miaon, 

0 pur  d'un  de’  minori-,  e,  je  pur  la  ripttcffi,non  più  di  due  coppie,  o di  due  - 

G g tcr- 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Chela  Rintani,  terzetti, o di  due  quartetti  il  pi  A le  darei.  E,  perciocché  non  truovoflan^ 
non  ha  meno  di  ^ aver  meno  di  nove  , da  queflo  numero  falendo  rade  volte  giungerci  a 

trapa/farei  ventiquattro  . Z)/  verfi  nove  è la  fianca  nella 
' Cannone  del  Petrarca  , 

S’L‘l  difli  mai  . 

£ in  quella  di  M.  Cino  » 

La  dolce  villa , e ’I  bel  guardo  foave  , 

Che  la  flania-»  E , benché  fi  legga  ancora  di  dieci , di  undici , di  dodici  , di  tredici , di 
cOTUiialmenteè  qif^ttordici  » di  quindici,  di  fedici,  di  dicifette,di  diciatto  , e di  dicinove^ 
d>  I J.  ti>  0 t6.  comunalmente  di  quattordici,  o di  quindici,  o di  fidici  la  tro- 

ucrcte  . Bs*.  Poiché  compiutamente  delle  Canzoni  , le  cui  flanze  fono 
divife  , già  sé  trattato  ; di  quelle  ancora  , che  t hanno  continue  , fate  , 
Delle  Canrofli,  che  vi  udiamo  ragionare  . Mm.  Comune  a tutte  le  Canzoni  di  quefto  mo- 
le cui  danze  ib-  do  é , che  la  prima  flanza  fi  teffa  di  verfi  , che  tra  loro  non  abbian  foii- 
IVranfere  fonanza  alcuna  . Ma  poi  la  corrifpondenza  delP  altre  fianze  con  lei , ha 
Della  Drima-,  differenza  , che  due  maniere  ne  genera  . La  prima  in  ciafeun'  al- 

manieia  , dove  tra  flanza  ha  le  rime  rifpondenti  a quelle  della  prima  con  ordine  diritto  , 
alla  prima  (I  m-  qualità,  e nella  quantità  , come  nel  concento  ; e nella  terza  fitl- 

l'^lrVc  dSca-  laba  ogni  quarto  , e m ila  quinta  ogni  fiflo  verfo  con  armonia  accampa- 
ireiue . gna  r di  che  efemplo  vi  fta  la  Canzone  , 

CaSe“,  Sf  » f^nguignt , ofeuri , o perii  , 

panni , la  quat  iion  ha  più  , nè  meno  dì  otto  fianze  intere  ; e ciafeuna  di  fette 

sni , a/curi  , a ^crfi,che  tutti  fono  di  undici  fiUabc,altro  che'lfccondo,c  l'ultimo, i qua- 
JiTniiciodi  det-  li  fono  difetto . Aggiunge  fi  a quefle  la  finale  di  due  foli,  che  nelle  con  fo- 
ia Onione  . nanze,e  nella  quantità  delle  fillabc  rijpondono  agli  ultimi  due  verfi  dell' 
Che  fi  tratti  in  altre  flanze  dirittamente . ^anto  in  quella  fi  tratta  , tutto  è in  laude 
detta  Canzone,  itW  amata  Donna  , con  belle  comparazioni  , e con  leggiadre  metafore, 
e con  vaghe  figure  di  parlare  ; ma  non  fenza  ordine  ofeuro,  né  fenza  in- 
^ * viluppo  di  parole  duramente  teffiite  , che  a tal  maniera  di  rime  fi  conce- 

de . E,  s'èvertù,  che  fi  fippia  talvolta  la  teffituradel  dire  acconciamen- 
te ofeurare  , fecondo  che  quel  maeflro  antico  a ftioi  difccpoli  comandava, 
rKo'mifj»  dicendo  ',  e'  mi  par  , che  fia  propia  di  quefla  Canzone  ► L’or- 
dine adunque  delle  rime  ripctite  dimoflrifi  con  quefle  lettere  , sì  che  fe 
Della  Sediin_i,  fia  la  prima  flanza  abc/,deffg',  la  feconda  , e tutte  l' altre  filmili 
ch’è  la  feconda  pif„  ddle  rnedefime  rime  , ma  con  altre  voci , a b c /,  d e ffg  ; la 
fon  tdé  fif^ele  fg  . Dell'  altra  maniera  avete  Pefemplo  in  quella  del  medcfimi» 
oblzliquameiice.  Poeta  , 

A qualunque  animale  alberga  in  terra  . 

L’Artificio  del-  £ in  altre  non  poefie  , le  quali  ban  tutte  le  flanze  di  un  fenario  di  verfi 
la  Scdiua . ‘ ' " intc- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  a>y 

interi f altro  che  la  fce^a]a,  di  cui  farleretn  poi»  E quelt ultime  voci  jìef- 
fe,  che  fono  in  una  fianca,  fono  anche  neW altra  con  ordine  obbliquo  ripen- 
tite: perciocché  il  primo  verfo  della  ftanxa,  che  fegue,  nel  fine  ripiglia  la 
final  particella  delt  ultimo,  e feflo  di  quella  , che  le  va  innanzi  e'I /c- 
fondo  del  primo;  e ’l  ter^fi  del  prcjfimo  alt  ultimo  ;e'l  quarto  del  fecon~ 
do*,  t 7 quinto  del  quarto;  e 7 feflo  del  ter^o  in  queflo  moda.  Sia  la  pri- 
ma ftan%a  , ab  c d e f , La  feconda  ,f  a e b d c . E come  la  fianca  ha  il  Che  la  Sefli'nt 

Senario  de'  verft;  così  la  Canr^one  ha  il  Senario  delle  flan\e,  il  quale  tal-  vm}}**^'** 

volta  fi  radoppia  ? fuome  in  quella  , me  di  ftani:t>, 

Mia  benigna  furruna  > e ’l  viver  lieto . ne  premi* 

£ fìimo,  che  più  volte  ripeter  fi  potrebbe.  Ma  infin'  a qui  più  d'uno  voi-  * ’ 

ta  ripetito  non  fi  truova, credo  sì  per  la  malagevolcT^a  della  compofixio- 
»e , e jì  per  fuggir  la  noja,  che  7 ripeter  troppo  le  medefime  voci  appor- 
tarebbe  . Laonde  ragionevolmente  Sedina  é chiamata  . Aggiungevtfi  ul-  Stanra  finale  dì 
timemente  la  fi\xa)a  di  tre  ver  fi  interi , ne'  quali  a due  per  verfo,  Luna  , 'e^t’te  1°T 
al  fine  , e l'altra  in  qiialurque  parte  può  ejfere  accento , [ultime  fei  voti  tinìel^'v^ 
fieffe , convien  , che  fi  ripiglino  . L'acci  nto  effer  può  innanxi  olla  ter^a 
fillaba  , innan%i  alla  quarta , innanzi  alla  quinta  , innanzi  alla  fettima, 
innanxi  all'  ottava  , e innanzi  alla  nona  . Ma  ben  verrà  poi , dove  par- 
lar degU  accenti,  fen^a  i quali  il  verfo  ogni  fua  grafia  perde,  ne  conven- 
ga . E , benché  nel  ripeter  [ultime  fei  voti  in  lei  non  foto  un  modo  fi  fer-  Vari  modi  dì 
vi,  pure  il  più  ufato  é di  quelV  ordine  obbliquo,  il  qual  moflrata  v'abbia-  ripigliar  l’iiltì- 
mo  aver  la  ftanxa  feguente  con  quella,  che  le  va  innanxi.  Ma , per  tbia-  gif  iiItirS*^trt^ 
rexXd  di  quel , che  io  dico , non  lafcerò  di  fignificarvi  con  lettere  i varj  verfi. 
modi , che  vi  fi  tengono  in  ripigliarle  . Sia  per  efemplo  [ultima  delie  fei 
flange,  abedef.  L'ufato  modo  di  ripeterle  negli  ultimi  tre  verfi  farà 
queflo,  f ale  b i de . Oltre  al  quale  altri  ancora  ne  fono,comc  nelle  fiflinc. 
del  Petrarca, e di  I>ante,e  nelle  mie  fi  troveranno.il  primo,  f a le  b \ c dì. 

Il  fecondo,  f a l b d l e c . Il  terxo,f  «Indice.//  quarto,bf\  e a\dc. 

Jl  quinto,  aflbclde.  Il  feflo,  fblaeldc.il  fettimo,  f al  e c \ d b. 

Ma  fen^a  dubbio  altri  più  farne  ancora  potreflc.  E,  chi  cercaffe  le  forme, 
nelle  quali  f ofjon  tra  loro  convenire  brenta  prima  ne  trovarebbe  moltipli- 
cando cinque  per  fei  . .^efle  poi  variando  , di  quante  maniere  fi  pujfon 
variare,  infinite  ne  farebbe  . Fu  alcuno  degli  antichi,  il  quale  nella  Itan-  Mo»lo  antico 
X*  finale  non  ripigliò  delle  fei  , fe  non  tre  voci  : nè  due  per  ogni  verfo  ; » 


delle  fei 
voci  non  fon  ri- 
petite  , fe  non 

della  qual  vi  recherò  innauxi  l'ultima  flan%a  intera,  e li  tre  "^erfi  fi- 
Mali,  ^ ' 


ma  una  fola  nel  fine  , come  veder  potete  in  quella  Seflina 
Amor  mi  mena  tal  fiata  a l’ombra  > 


Gg  2 


Quan- 


Digitized  by  Google 


Scania  ultima 
incela  . 


Tre  Verfi  finali. 


Altro  efemplo. 


Qiaii  efterdeb- 
ban  riiltime  vo- 
ci della  Seliiiia, 


Che  l’tiltimsLj 
Voce  fi  muta  ni 
altra  delle  me- 
d.-fime  fillaóe^, 
benché  lade-ji 
voice . 


Che  I’iilcimi_i 
voce  talora  mu- 
ta fignificaco . 


ij(S  DELLA  POETICA  TOSCANA  1 

Quantunque  io  fia  intra  montagne,  e colli , ' 

Non  m’abbandona  Amor;  ma  tiemrai  verde , 

Come  tenclTe  mai  ncun  per  Donna  : - 

Che  non  fi  vide  mai  incaglio  in  pietra  , 

Nè  alcuna  figura , o color  d’herba  , 

Che  bel  pofl'a  veder  , come  fua  ombra  . _ 

Così  m’appaga  Amor , eh’  io  vivo  a l’ombra 
D’aver  gioja  > e piacer  di  quella  Donna  , 

Che  ’n  cella  mefla  m’ha  ghirlanda  d’herba  .’ 

Delle  mcdcfme  voci  un'  altra  Sejìina  della  medefma  miniera  intorno  al 
mede  fimo  foretto  , nel  mede/imo  luovo  teffuta  troverete  , la  qual  co- 
mincia t 

Gran  nobiltà  mi  par  vedere  a l’ombra  , 
e par,  che  nè  l'una  nè  l'altra  fi  fappia  partire  dalle  voci  flejfe,  che  Dan-_ 
te  usò  in  quella  Sefìina , 

Al  poco  giorno  , ed  al  gran  cerchio  d’ombra  . 

Bsr.  .f^ati  faranno  qtiefle  ultime  voci  ì Min.  Belle,  vaghe,  leggiadre^ 
rotonde  , fonorc  ; e nomi  pià  toflo , che  verbi  ; e di  foflan'^^a  ptà  lofio, 
che  aggiunti',  e di  due  ftllabe  . Come  che  in  quella  feftina  del  Petrarca, 

Mia  benigna  fortuna  , e ’l  viver  lieto  , 
una  fola  voce  fta  di  nome  aggiunto',  e due  in  quefla  , ^ 

Anzi  tre  d)  creata  era  alma  in  parte . 

E’/  nome  divenga  avverbio  nella  medeftma  Cangone',  e verbo  di  tre  fil- 
labe  , il  quale  , perchè  comincia  da  vocale  , e come , fefofje  di  due  , in 
quella  , 

Giovane  Donna  fotto  un  verde  Lauro  , 
ove  di  Riva  fi  fa  Arriva  : ftcome  nell  altra  di  Parte  , A parte  a par- 
te . E in  quefla  di  Dante , 

Al  poco  giorno , ed  al  gran  cerchio  d’ombra , 
il  nome  di  foflantivo  diventi  aggiunto  : perciocché  avendo  egli  detto,  il 
Verde,  dice  poi  Foglia  Verde , e Legno  Verde  . Ma  io  fimo,  che  cia- 
feuno  di  noi  fi  debba  attenere  a quel,  che  piti  s'ufa,  e chiaro  fi  vede,  che 
a'  più  eccellenti  fcrittori  più  piacque  . Nè  tacerò  , che  , benché  l'ultima  | 

voce  in  altra  delle  mede  fi  me  ftllabe  non  fi  muti , fe  no»  , come  s'è  detto, 
rade  volte  ; non  però  talora  non  muta  fignijìcato  : perciocché  nella  Se-, 
fiina , 

A la  dolce  ombra  de  le  belle  frondi  , 
la  voce  frondi  altro  fignifica  nel  prima  verfo  ; ed  altro  in  quello  , 

£ quando  a terra  fon  fparte  le  frondi , 

ed 

\ 

’ - 1 


I 

Digitized  by  Googlc  | 


LIBRO  TERZO.  ’ 

td  Mitro  in  (fueflo  > 

E di  far  frutto , non  pur  Bori , c frondi . 

B«R«  Che  fi  defcrive  nelle  Sefiine  ì Mis.  falche  fiito  del  viver  nofiro  Materia  di  Se- 
alle  umane  pafjìoni,  ed  agli  accidenti  della  fortuna  [oggetto  ; come  veder  ftina . 
potrete  in  quelle  , che  H Petrarca  ne  fcrijfe . Benché  io  non  nieghi  y che 
non  vi  fi  poffa  dcfcrivere  così  la  beata,  e tranquilla  vita  , come  la  peno- 
fa  , ed  afflitta  ; ed  altra  materia  ancora  . Ber.  Come  fi  defcrive  ì Min.  Modo , e via  da 
Con  allegorie  , con  metafore  , c con  dicevoli  compara%ioni  : ficome  aper»  «"«‘■e  nella  Se- 
tamente  ci  fi  moflra  nelle  Can%<ini  di  qtiefta  maniera  dello  fieffo  Petrarca,  ' 
e fpecialmente  nell’  allegata  , 

A la  dolce  ombra  de  le  belle  frondi 
E in  quelle , 

Chi  è fermato  di  menar  fua  vita  I 
Anzi  tre  di  creata  era  alma  in  parte  .' 

L’acre  gravato , e l’importuna  nebbia  ; 

Non  ha  tant’  animali  il  mar  fra  Tonde  . 

E in  quefle  mie , 

Non  ha  tant’  herbe  in  qualche  verde  prato  . 

A la  dolce  ombra  de  la  nobil  pianta  . 

Al  dolce  fuon  del  mormorar  de  Tonde  . 


1 chiari  giorni , e le  tranquille  notti . , 

Qi^ai’  animai  di  si  contrarie  tempre  . 

Ber.  J^tal  fard  lo  flile  ì Min.  Non  [ecco,  ma  fiorite^  non  afpro,ttìa  pia~  Qual  fia  loftile 
ccvole  ; non  enfiato , ma  pieno  ; e con  parole  elette,  e foavi , ordite  chia-  della  Seftiua, 
ramente  , e vagamente  teffute.  Di  che  l'allegate,  e taltre  ancora  Sefiine 
efcmplo  vi  faranno  . Ber.  Infin'  a qui  ho  voluto  differire  il  dimandarvi 
della  Canrone  , ^al  maniera 

Mai' non  vb  pih  cantar , com’  io  folcva  , S 

avvifando,  quella  effer  nella  compofigione  differente  dalle  altre:  percioe-  taatar . 
chè  il  Reverendifs.  Bembo  , lume  chiarijftmo  di  quefla  lingua,  rifponden-  Opinione  del 
do  a M.  Felice  T rofimo  Arcivefeovo  T catino  , nel  numero  delle  Frottole  Bembo . 
par  , che  la  ponga  ; tenendo  egli , eh'  ella  fia  fatta  per  fare  una  Can%p^ 
ne  tutta  di  proverbj , fen%a  dar  loro  alcun  propio  [oggetto  , altro  che , 
conf  egli  dice  ,- 1' adunanr^a  di  loro  medrfima  raccolta  d"  ogni  maniera 
di  motteggio  , e di  fcntenxa  , che  a guifa  di  proverbio  dir  fi  poffa  . La 
qual  cofa  , dice  egli , eh'  era  in  ufo  a quei  tempi  , e chiamavanfi  Frot- 
tole cotali  Cannoni . Nelle  quali  ben  poteva  il  Compofitore  fpargere  , 
e intramcttcrc  qualche  motto  ad  alcun  propofito  del  fuo  flato  ; ma  non 
tutti  ; che  ciò  ngn  era  ilfcgno  f a cui  il  fuo  penfiero  fi  diri'ttp’affc  : ma, 


tra 


Digitized  by  Google 


1^8-  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tra  di  coTUpor  la  Frottola  di  qualunque  mtfcolanxa  di  cofe , che  ben  gli 
venijfero  a dirft  motteggiando  : perciocché  egli  dite  , che  7 Petrarca  ne 
fece  un’  altra  pur  di provcrb) , ma  più  volgarmente  ragunati,e  più  alla 
guifa  di  quelle  degli  altri  y che  ne  componevano  , E thiamolla  Frottola 
egli  ftejfo  altresì . La  qual  Cannone  non  piacendogli,  come  F altre  fue  pia» 
covano  ^ e non  la /limando  egli  degna  di  /ìar  con  quelle  , fece  poi  que/ìa, 
la  quaC  egli  ( perciocch'  ella  era  più  gravemente  , e più  leggiadramente 
tej/uta  ) volle  , che  fi  legge/fe  > e rimaneffe  net  fuo  Canxpniere  . Or  eba 
Opinione  JcU’  perjhna  di  tanta  autorità  , e sì  riputata  da  tutti. 

Autore,  degno  i più  toflo  fi  ceda , che  fi  contraili . Né  certamente  fi  può  negare  , 
che  quella  Coninone , la  qual’  egli  fcrive  cjfergli  venuta  alle  mani  , tolta 
d'un  libro  antico  non  correttamente  fcritto  , non  chiamaj/e  Frottola  il 
" Petrarca,  fé  7 Petrarca  fu , chi  la  compofe , dicendo  egli , 

Troppo  forte  s'allunga 
Frottola  col  fuon  chioccio . 

Ma  non  v’affermerò  , né  anche  vi  negherò  effer  cotale  quejia  , della  qual 
mi  dimandate  . Né  condefeendo  volentieri  a credere  , ch’ella  non  abbia 
altro  propio  foggetto  , che  una  radunanza  di  motti  in  guifa  di  proverò} . 

OefuaUo,  epe-  ”**  Gefualdo  affai  chiaramente  abbia  dimofirato, 

n dell’  Autore  poterfi  tutti  quei  motti  ad  una  fieff'a  materia  dicevolmente  adattare,  E , 
fopra  il  Pctra>  alcuno  ve  n'é  , che  adagtarvifì  convenevolmente  non  poffa  , a Jludio 
fatto  tener  debbiamo , per  ofeurare  lo  intendimento  della  Camtfine  così , 
come  fi  fa  da  coloro , che  ferivano  in  cifera  ; che  tra  quelle  note,  le  qua~ 
li  fignifeano  , per  effer  meno  intefi  , ne  fpargono  , e intramittono  alcu- 
' Frottola  feiiia  niuno  fignificato , Ma  , benché  in  quei  tempi  le  Frottole  , così  com’ 
legge  • egli  fcrive  , fi  componeffero  , ( perciocché  di  loro  non  altra  n’é  venuta  a 

mia  notiXfa  , che  quella  attribuita  al  Petrarca  , la  qual  comincia  , 

Di  rider’  ho  gran  voglia  ) 

Soggetto  di  però  mi  fi  fa  credere  , che  tutte  a quello  fegno , dico  a radunar  fola- 

Fiouok . mente  proverbi , fi  dirigi^ffcro  , né  altro  foggetto  avtffcro  : perciocché 
in  altra  età  dappoi  fe  ne  Jon  fatte  non  poche  j né  certo  ignude  di  leggia- 
dria j nelle  quali  non  di  motteggio , ma  d’altro  foggetto  matiria  propia 
troviamo  . Ma  per  dirvi  di  quella  , 

Di  rider’  ho  gran  voglia  , <.  i 

Canrone  libera,  »»  ”on  veggio  legame  di  compofìxjone  altro,  che  di  rima,  né  divifionc 
e fciolu . alcuna  ; ma  un  dir  continuato  feh7,a  certa  legge , onde  por  fi  può  nel  nu- 
mero delle  Canr^oni  libere,  e fcioUe,  che  com'  ho  detto,  da'  Greci  fi  chia- 
mano « wsKtXwjui’n  . Non  così  vi  dirò  di  qiiefla  , 
hiai  non  vb  piii  cantar , com'  io  lukva , 

la 


Digitized  by  Google 


Y 

I 


LIBRO  TERZOi 


U.  qu*k  per  efler  piena  di  artificio , e molto  matflrevole  ] né  Pronte  doo- 
pia  , né  Sirima  femplice  mancarle  ; io  chiamerò  CanTone  di  fianxe  divife 
più  toflo  , che  Frottola  : conciojjiacofacb'  ella  fta  divi  fa  in  lìawze  , e eia- 
[cuna  di  tiHclie  in  Fronte  di  due  ter%etti  ; e Sirima  di  un  quinario  , e di 
un  quartetto;  e fieno  in  lei  tutti  li  verfi  d'undici  fillabe,  altro  che  un  del 
quinario  , ed  un  altro  del  quartetto  della  Sirima  ; né  altro  del  fìmilc  con 
quefla  abbia  quell"  altra  nella  compofi^ione , che  la  ripercoffa  della  rima: 
perciocché  in  quefla  alF  ultima  voce  del  verfo  d'undici  , che  va  innan- 
zi , s’accorda  nel  me^x»  H "oerfo  d’altrettante  fillabe,  che  fegue  per  tut- 
ta  la  fianca  > fe  non  il  primo  verfo  del  fecondo  terzetto  della  Fronte  , il 
qual  dirittamente  al  primo  del  primo  rifponde  nel  mexxp  r e nel  fine  ; fi- 
come  anco  il  fecondo  al  fecondo^  e 7 terzo  al  terzo  » e nella  Sirima  quel- 
li f a'  quali  vanno  innanzi  U verfi  di  fette  ; e ’l  fecondo  del  quartetto 
nel  fine  folamente  agli-  altri  s'  accordano  . E , benché  ninna  flanza  con 
l’altra  abbia  corrifpondenza  alcuna  ne'  verfi  ; pure  il  primo  della  feguen- 
te  nel  mezzo  ripercote  la  rima  finale  dtll’ulnmo  di  quella  , che  le  va  in- 
nanzi . May  per  chiarezza  maggiore  di  quefto  artificio  , a leggervene  da» 
rò  la  prima  flanza  con  le  figure  p che  dinotino  le  confonanze  , come  h» 
fatto  nell'  altre  Canzoni  p 

Mai  non  vb  più  cantar , com’  io  (blcva  ;■ 

Ch'altrui  non  m'intendeva  .•  ond’  ebbi  feorno. 

E puolTt  in  bel  foggiorno  eflìer  molcAo . 

11  Tempre  foTpirar  nulla  rileva  .. 

Gii  su  per  l'alpi  neva  d'ogn’  intorno  ; 

£d  è gii  predo  al  giorno  : ond'  io  fon  dcAo. 

Un*  atto  dolceoneOo  è gentil  coTa. 

£ in  Donna  amorofa  ancor  m'aggrada  , 

Che  ’n  viAa  vada  altera  > e dlTdcgnofa  p 
Non  fuperba  ,^e  ritrofa  ^ 

Amor  regge  Tuo  imperio  fenza  fpada  .■ 

Chi  Tmarnt'ha  la  Arada  , torni  indietro  . 

Chi  non  ha  albergo  , pofìA  in  fui  verde  .■ 

Chi  non  ha  TaurO',  o'I  perde  r 
Spenga  la  fete  Tua  con  un  bel  verro  .. 

I diè  in.  guardia  a San  Pietro  ; or  non  più- , nb  l 
Né  lafcerò  di  farvi  accorti  che  la  ripercoffa  della  rima  in  tutti  quei  p 
ne"  quali  fi  truova  ,•  fi  fa  nella  fettima  ftllaba  altro , che  nel  terzo  della 
Sitima  y ove  fi  fa  nella  quinta  . Ber.  kbbondevolmente  , e chiaramen- 
te ^ H quanto  nella  Canzpnc  é^richieflo  y ragionato  ci  avete  ; attendia- 


a b 
b e 
c d 

rir 
b c 
c d 

* / 
/ « 
e 

f S 
b 
b 
S 


Artificio  della 
CaoUMie  delPe* 
trarca  , 

Mai  non  firn 
cantibr  • 


Fronte  doppia. 


Siilnia  femplice 
Di  fette  fillabe.. 


Di  fette  fillabe. 

Il  primo  veri» 
della  legucutf.. 


nto> 


Digitized  by  Google 


240  DELLA  POETICA  TOSCANA 

bd  Sonetto,  wo } che  dell'  altre  compoftxionì  ; e prima  del  Sonetto  ne  'nfegniate  queì^ 
Che  cofa  fia  il  faperfene  conviene.  Che  co  fa  è dunque  il  Sonetto  ì Mis.Compofiti^ioHe 
Sonetto f grave,  e leggiadra  di  parole  con  armonia  di  rime,  e con  mifura.di  fillabo, 
tcjjute  fotta  certo  numero  di  verfi , e fatto  certo  ordine  Imitata  . Ber.' 
yldunqtic  voi  non  ajfomigliate  il  Sonetto  a quel , che  i Greci , e li  Lati- 
Diffèrciiya  tra  il  «'  chiamano  Epigramma  .*  Min.  credo,  che  da  lui  fia  molto  diffe- 
Soi;ctto,el*Ei)i-  rtnte  : perciocché  l’Epigramma  £ particella  deW Epica  Poefta  , il  Sonct- 
gramira , delta  Melica  : ficome  per  lo  nome  jleffo  vi  fi  dà  a conofeere:  conciojfia- 

cofachè  così  dal  fuono  il  Sonetto  , come  dal  canto  la  Canxpne  fi  dica  ; nè 
altro  fia  il  fuono  , che  canto  . Onde  , chi  tal  nome  gli  diede  , nuli'  altro 
Eilirologla  del  ^ leggiadrctto  canto  fignificare . Nè  , perchè  la  voce 

Sonetto . fia  diminutiva  , baffcijfl  alcuna  difiile  fe  ne  dinota  ; ma  ri  ben  Icggia^ 
ària  e vaghe7X<t  > fen\a  la  quale  quefla  compofii^tone  fpecialmente  è nul- 
la , 0 poco  vale  : ficome  lufingando  diciamo  , animetea  mia  , fratello 
mio  5 non  per  diminuimento , ma  più  tojlo  per  accrefeimento  della  no- 
flra  verfo  altrui  benivolen%a  , e de'  vec^i , eh'  altrui  facciamo  . Oltre 
a ciò  nell'  Epigramma  nè  vaghe'i^'i^a  , nè  leggiadria  di  compofit^ione  fi  ri- 
chiede ; ma  agute^xa  di  motteggio,  o di  fenten^a . Nel  Sonetto  con  le  pa- 
role elette  , c vagamente,  e leggiadramente  ordite  , e compofte  or  gra- 
ve , or  aguto  , or  dolce  fentimcnto  . Nelt  Epigramma  non  fi  preferivo 
certo  numero  di  verfi  , quantunque  s'egli  n’ha  più  di  due,  o di  quattro  , 
Elegia  più  toflo  fi  debba  chiamare  , Nel  Sonetto  è determinato  il  fine  , 
SomielianM  tra  H qn<tl  non  fi  può  trapajfare  . Nè  , perciocché  la  materia  , che  in  lui  fi 
il  Sonetto  I e la  tratta  , fi  può  riflringere  in  pochi  verfi  , non  è fintile  al  foggetto  delle 
Canzone  t Canxoni  divife  in  fianxf  : perciocché  il  Petrarca  in  quel  Sonetto  , 

Il  fuccdTor  di  Carlo  , che  la  chioma . 

1 Nellpggetto.  f chcftringa  ciò , che  lungamente  trattò  nella  Camene  , 

O afpettata  in  Ciel  beata  , c bella  . 

Nè  fimite  non  è quel , che  fi  tocca  nel  Sonetto  , 

Laura  cclclle  , che  ’n  quel  verde  lauro  , 
a quel , che  fi  flende  nella  Sefiina  , 

Giovane  Donna  lotto  un  verde  lauro. 
nè  di  foggetto  men  grave  fono  quei  Sonetti , 

Vinfc  Annibai , e non  ìeppc  ufar  poi. 

L’afpcttata  vcnìi , che  ’n  voi  boriva  . 
che  la  Cannone , 

Spirto  gentil , che  quelle  membra  reggi . 

Molti  Sonetti  ancora  cominciano  da  quelle  voci , dalle  quali  fi  dà  princi- 
pio alle  Cannoni  . Comincia  una  Canr^onc  del  Petrarca  , -, 

' Spino 


DIgitized  by  Googl 


libro  terzo. 


spirto  gentil . 

Comincia  altresì  un  Sonetto  i 
Spirto  felice . 

Cominciano  altre  Canxfini  da  qitefU  voci , 

Solca  da  la  fontana . 

SI  è debile  il  filo . 

Quando  il  foave  mio . 

^al  più  divcrfa  , c nova 
Poi  che  per  mio  deflino . 

Mei  dolce  tempo . 

LalTu  me  f ch*i  non  so  à 
Gentil  mia  Donna  io  vcpgio  ' 

Che  debb’  io  far  ? 6s  • 

T.  /,  ch’i  torni. 

Snir/rff  7'  altresì  quelli  Sonetti , 

Soican  nel  mio  cor . 

Solca  lontana . 

SI  traviato. 

Quando  il  Sol  bagna  . 

Qual  donna  attende . 

Poi  che  mia  fpeme  è lunga  a venir  troppo  ; 

Foi  che  1 cammin  m'i  chiufo  di  mercede , 

Me  1 età  Aia  pifi  bella 
LalTo  ben  so  ^ ' 

Lallo  , che  mal’  accorto 
Donna  , che  lieta . 

Che  fai  > che  penfi  i 
Amor  , che  vedi . 

Amor  , che  meco  al  buon  tempo  ti  flavi 
acciocché  vediate  , quanto  nella  telfitura  delle  parole  fien  fmili  tra  loro 

Per  far  una  leggiadra  Aia  vendetta . 

£ia  1 giorno , ch’ai  Sol  A fcoloraro . 

J*rega  in  qiuflo  , 

Padre  del  Ciel,  dopo  i perduti  giorni . \ 

Conforta  in  quello , 

Hh  La 


Digitized  by  Google 


i4i  DELLA  POETICA  TOSCANA 

La  gola  , c ’l  fonno  > c Toziofc  piume  . 

Lauda  in  qncfìo  » 

Quand’  io  movo  i fofpiri  a chiamar  voi . 

Biafma  in  quelli  or  tolti  del  Cannoniere  , 

Fontana  di  dolore  , albergo  d’ira.  S 

L'avara  Babilonia  ha  colmo  il  Tacco . E 

Fiamma  dal  Ciel  su  le  tue  treccie  piova  ^ 

Si  difeonforta  in  queflo  , 

Amor  t natura , e la  bell’  alma  umile  . 

Come  il  fine-i  t^^do  , fia  , ehi  creda  , che  la  intensione  dell"  Epigramma  fi  dirin^f 
deir  Èpigram-  a queflo  fegno  . E,  fe  pur  lauda,  o biafma  , intende  di  farlo  con  acuteg- 
le  da' quéuo  ‘ ornamenti  del  parlare  , che  tal  materia 

SooeuQ . richiederebbe  . Laonde  il  fin  di  lui  non  il  laudare,  overo  il  biaftmare  fa- 

ri i ma  il  dar  laude,  o biaftmo  acutamente  . Ni  perb  nego,  che  7 Sonetto 
nella  materia  non  fta  talvolta  ftmile  alP  Epigramma  ; ma  sì  ben  dico  , 
che  nel  trattarla  tiene  altro  modo,  ed  altro  fìile.  Di  che  certamente  con- 
vien , che  abbiano  cura  coloro  , a cui  diletta  di  fcrivere  Sonetti  intorno 
a cofe  paflorali  : per  ciocchi  di  Teocrito  e di  Mofeo  trovano  paflorali 
Epigrammi , Ber.  Sia  dunque  il  Sonetto  compofixion  grave,  e leggiadra» 
di  parole  con  armonia  di  rime  , e con  mjfura  di  ftllabe  , ordinatamente, 
e limitatamente  teffutr,  ma,  perciocchi  in  quello  non  fari  differente  dal- 
Dffltrenia  tra  la  Cansone  , dichiaratecene  la  difcrcnsa  . Min.  La  prima  diffcrenxa  i, 
h Caiizoue)e  ’l  cfje , balchi  la  materia  , della  qual  tratta  il  Sonetto  , fa  talvolta  grave 
ooiteuo . ^ illuflre  , come  quella  della  Canxpne  ; nondimen^quefli  non  la  dilata  : 

ni  per  adornarla,  altre  cofe  porta  di  fuori  ; ma  di  tutte  quelle  ricchexse 
la  vefle,  che  può  per  fe  fteffa  in  picciol  corpo  ricevere  . ,^ella  con  eroi- 
ca prerogativa  di  varie  digreffioni  la  fa  pii*  ricca,  e grande  ; e da  diver- 
fe  parti  reca  pellegrini  ornamenti,  per  accrefcerle  macfli  , e leggiadria  : 
altra  che  le  dà  fpagio,  nel  qual  poffa  ella  crefeere  , e fendere  le  membra. 
Poi  quel , che  fegue  della  diffinigione  ,fa  queflo  da  quella  differire  : cor*- 
cioffìMofachi  ni  alla  Cangone  certo  numero  di  flange,nè  alla  flanga  cer- 
ta quantità  di  rime  fi  preferiva  ; ma  il  Sonetto  aver  non  poffa  pii  , ni 
meno  di  quattordici  verfi  . Ber.  O quei  Sonetti  di  Dante  , 

O voi , che  per  la  via  d'Amor  partate  . 

Morte  villana  , e di  pietà  nemica  . 
non  fono  di  due  fenarj  , e di  due  quartetti  ì Min.  Certo  sì  : ma  io  parla 
di  quefla  maniera  di  Sonetti  , la  quaC  è in  ufo  : perciocché  quella  , che 
m'allegate  ; e Coltro  ancora  , delle  quali  poi  ragioneremo  , come  che 
a Dante , ed  agli  altri  di  quei  tempi  piaceffero  , nondimeno  fi  fono  poi 

fatte 


Digitized  by  Googl 


LIBRO  TERZO,  i4j 

fatte  antiche  ; é dal  Petrarca , e dagli  altri  Poeti , che  dopo  lui  fono  flati 
in  pregio  , fi  tafciarono  y come  ejuelle  , a cui  manca  quella  vaghe^z^j^a  , e 
leggiadria  > che  al  Sonetto  fi  richiede  , Ber.  qucfla  ufata  maniera  di 
Sonetti  quante,  e quali  parti  fi  danno!  Min.  j^iante,  e quali  fe  ne  dan- 
no a ciafcuna  flanxa  della  Canzone’,  dico  la  Fronte  ,e  la  Sirima  doppia: 
nè  mi  par,  che  quefli  nomi  fi  debbano  in  lui  cangiare:  conciofliacofacbè  7 
Sonetto  altro  non  fia , che  una  flanxa  di  due  quartetti,  e di  due  terzetti: 
peraocchè  , benché  laflanza  le  più  volte  abbia  f una  parte  doppia  , e 
t altra  fempltce  j non  però  le  fi  toglie  , che  l'una  e l’altra  doppia  aver 
non  pojfa.  hax.^ial  maniera  di  compofìzion  Lirica  in  lui  trovate!  Min. 
^^l'altra,  fe  non  quella,  che  fi  fa  con  la  fomiglianza,  ed  egualità  delle 
parti  ; conciofftacofachè  così  la  Fronte  , come  la  Sirima  fia  ripetila  . Il 
che  non  è altro  , cb'ejfer  compofla  di  due  parti  ; eioé , di  Folta  , e di  Ri- 
volta, fimili  ed  eguali  nel  numero,  e nella  mifura  de'  verft,  eoi  concento 
delle  rime.  ^xx.Ji^àli  fono  le  due  parti  della  Fronte  ì Min.  1 due  quar- 
tetti. fisR.j^anfr  fono  le'rime,  onde  in  loro  nafeon  le  confonanze!  Min. 
Due  e ciafcuna  di  quattro  verft  . Ber.  Con  qual’  ordine  fi  rifpondono  J 
Min.  Or  per  diritto,or  per  obbliquo',  e certo  in  più  modi.  Sien  le  due  ri- 
me de’  due  quartetti,  ab  ,de'  quali  il  primo  fuole  ordinarfl , o per  obbli- 
quo, qual' è,  abbaco  per  diritto,  qual'i,  a b ab  . S’egli  s' ordina  per  di- 
ritto, il  fecondo  a lui  fuole  aecordarfi  in  quattri  modi’,  de’  quali  il  primo 
fard  ,abab,e‘l  troverete  nel  Sonetto  del  Petrarca  , 

Pace  non  trovo,  c non  ho  da  far  guerra  . 

Il  fecondo  , b a b a ,ìl  qual  fi  vede  in  quello  , 

In  tale  Stella  due  begli  occhi  vidi . 

Il  terzo  ,b  a ab  , e'I  vedrete  in  queflo  , 

Kon  dall’  Ifpano  Ibcro  all’  Indo  Idafpe  ^ 

Il  quarto  ,ab  b a ,del  quale  non  ho  da  mofìrarvi  efemplo  altrove  > che 
nel  mio  Canzoniere,  ov’  è di  tal  guifa  il  Sonetto  , 

L’ardente  fuoco  , che  nel  primo  alTalto  . 

Fia  fe  ’J  primo  quartetto  s’ordina  per  obbliquo  , il  fecondo  in  altrettanti 
modi  fi  può  variare.  De’  quali  il  primo  fard , a b b a,  ed  è il  più  ufitato  , 

Il  fecondo,  baa  b.  Il  terzo,  bah  a.  Il  quarto,  a b a b.  Del  primo  tutti 
a Canzonieri  fono  pieni.  Del  fecondo  flavi  efemplo  nel  mio, quel  SonettOt 
Biuova  armonia  del  Cicl , nuova  Sirena  . 

Del  terzo  queflo , 

Re  degli  altri  fuperbo , c ’nvitto  augello  . 

Del  quarto  quello , 

Vaghi  augelletti , che  per  bel  coftumc . 

H h z Bbiu 


Le  parti  dd  S** 
netto . 

I Fronte, 

R Su  ima . 


Che  le  pini 
del  Sonetto  Co- 
no compoKe  di 
Voltale  di  Ki- 
volta,  limili,  C(1 
eguali . 

Fronte  di  due... 
Quartetti,  con 
due  Rime  fola- 
mente  . 

Come, e in  quà- 
ti  modi  s’  ac- 
cordino i Qual•^ 
tetti . 

Per  diritto , 


Per  obbliquo. 


Digiiizod  by  Google 


244  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Altri  moJI  dì  Bit-Potrebbonfi  in  altre  guife  variare  i quartetti  ? M»n.  Certo  sì: 
variare  i Quar-  in  altre  non  poche,  tra  le  quali  è quella, che  usò  M.Cino,  abbb.baaa. 
nel  Sonetto, 

L'anima  mia  vilmente  sbigottita  • 

Dell'  altre  , ancorché  non  mi  fowenga  , ove  efemplo  darvene  io  poffa^ 
non  però  lafcerò  di  mojìrarvene  alquante:per ciocchi  t quartetti  fi  potreb- 
bero formare  in  qtiefle  altre  maniere,  aaaa,bbbb,  Ed,a  b a b . kb  a a. 
Ed,  ab  ab . aab  b.  Ed,  a b b a.  a ab  b.  Ed,  abba.bbaa.  Etn  altre 
Sirlma  di  due-*  ancora  . Ber.^wc/ì  fono  le  due  parti  della  Sirima  ì Min.  1 due  terzetti, 
Teraetti  con_i  fono  le  rime,dalle  quali  in  loro  nafee  il  concento  ì Min.  Or 

due, otre  Rime,  ^ ^ Ber.  Con  qual’ ordine  s'accordano  i terzetti  ? Min.  Or  per 

Come.e  in  qui-  diritto,  or  per  obbliquo  in  varie  guife . Sien  le  due  rime  ,ab,Di  quelle 
ditw  i ^ le  confonani^e  de'ter'Z^tti  in  diverfi  modi,  quali  fono  quefU,a  b a. 

di  due  Rime,  b ab  . come  vedete  nel  Sonetto , 

Rcal  natura  , angelico  intelletto  . 
ah  a,  ab  a,  ficome  in  quello , 

Quand’  io  movo  i fofpiri  a chiamar  voi . 
ab  b . b a a . ftcome  in  quefìo  , 

Quando  fra  l’altre  donne  ad  ora  ad  ora . 
aab  . b b a . ftcome  in  quel  mio , 

Da'  pili  bei  lumi  ,,^che  iì  vider  mai  • 

10  ricorro  al  mio  Canxpntere , quando  di  quel,ch'io  propongo,in  alcun  degli 
antichi  efemplo  non  ritrovo  .abb.abb,  ficomc  in  queflo  di  M,  Cino, 

Oimè  , ch'io  veggio,  ch’una  Donna  viene . 
a b a . a b b . ficomc  in  quello  del  Cavalcanti , 

Deh  , fpirti  mici , quando  voi  mi  vedete  * 

Oltre  a quefti  modi  fono  altri  ancora,  quali  farebbero,  abb  . ab  a . Ed, 
a a b • b a b , de' quali  al  prefente  non  mi  fowiene , ove  efemplo  dar  vi 
Modi  d'accor-  poffa.JihK.P'cggiamo  i modi  delle  Confonan%f,quando  fono  tre  rimeì  Min. 
dare  i Terzetti  £ quelli  ancora  fono  molti.Sien  le  tre  rime,  abc.  Il  prtmo,e  'I  più  comu- 
i tre  Rime . a b c . a b c . il  qual'è  nel  Sonetto  del  Petrarca  , , 

Padre  del  Cicl , dopo  i perduti  giorni . 

11  fecondo  ,abc.bac.il  quali  in  quello , 

1 begli  occhi , ond’  io  fui  ferito  in  guifa  .' 

Ed  è fpeffe  volte  tifato  da  quel  medefimo  Poeta  . Il  ter^p  ,abc.cbal 
. il  qual'  è in  quello  , 

Piìi  volte  Amor  m’avca  gik  detto , ferivi . 

Il  quarto  , a b c . b c a , il  quat è in  quello  , 

Cosi  pocefs’  io  ben  chiudere  in  verfi . 

Il 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.'  14? 

'Jl ^uin*f)  b b,  ac  e . e fi  truova  in  quel  Sonettó  dì  Dante  ] 

Sì  lungamente  in 'ha  tenuto  Amore  . 

Sono  altri  modi  ancora  , de'  quali  parecchi  vedrete  nel  mio  Cannoniere:  Altri  modi  di 
quaCè  ^a  b c .c  ab.  nel  Sonetto  « Tcitetti , 

A qualunque  l'andar  gi^  dolfe  unquanco  . 

JEd  tabe. acb.  in  quello  t 

Anima  bella.^  che  *1  bel  petto  reggi 
’^d  t o b a . c b c . in  queflo  , 

L’almo  fplendor , che  non  deriva  altronde  . 

£ in  molti  altri  : perciocché  molto  a me  è piaciuto  d'ufarlo  fovtnte  • Ed 
aba.ccb.in  quello  t 

Stette  il  Signor  nel  mezzo  de’  fratelli . 

£d , a b a . b c c . in  queflo , 

Donna  , che  di  beltà  ne  vai  tant'  alta 
£d  t a ab  . c b c .in  queflo  t 

Poi  che  la  vodra  angelica  bel tade 

Ber.  a che  tante  maniere  di  quartetti , e di  terzetti  J Or  non  dovea  il  Perche 
Sonetto  di  una,  0 di  due  contentarfi  3 Min.  Non  certo  , fe  la  varietà  di~ 
letta,  ed  è propia  del  Melico,  la  quale  ufar  non  poffendo  i noflri  ne'verfi,  to , 
ufaronla  ne'  modi  d'accordar  le  rime  , Di  che  anche  avviene  , ch'ejfendo 
fìretto  legame  la  confonan%a  , per  quefla  libertà  di  patere  il  modo  in  lei 
variare,  non  vi  coflringa  a dir  quel,che  per  avventura  men  vi  piacereb^ 
he.  effer  debbon  le  rime  de'  terseti,  fìmili,  0 dijfimili  a quel-  Che  le  rime  de* 

le  de' quartetti  ì ÌAvu.NcI  Cannoniere  del  Petrarca  fempre  fono  differen-  fièti'aicre 
ti',  e quefla  differen':^  è molto  in  ufo . Ma  de'  pià  antichi  fu  bene  alcuno,  da  quell^  de* 
che  talvolta  a'  terrtetti  non  diede  altre  rime  da  quelle  due,  che  date  avea  Quartetti. 
a'  quartetti  , come  fece  Onefio  Bolognefe  in  quel  Sonetto  , 

Sì  m’è  fatta  nimica  la  mercede  . 

Altri  tuna  ne  fervò  folamente , e l’altra  ne  cangiò  : ficome  M.  CinO  ì 
Una  Donna  mi  pafla  per  la  mente  . 

BiK.Di^uante  fillabe  è il  verfo,del  quale  il  Sonetto  fi  teffeì  Min.Z)’««-  Diqualverfo  fi 
dici',  nè  d'altro  verfo  dal  tempo  del  Petrarca  in  quà  s’è  te/futo.  Comechè  ‘ Sunettv. 
coloro  , i quali  innan:^i  a lui  fiorirono  , de'  verfi  di  fette  or  tutto  , come 
fè  Pantaleone  da  Roffano  , il  componejfero  or  parte  , ficome  M.  Ciao, 
del  quale  quel  Sonetto , 

Deh  piacciavi  donare  al  mio  cuor  vita  * 
nelP  uno  e nell  altro  quartetto  ha  il  fecondo  e ’l  quarto  di  fette  , e così 
neir uno  , come  nell  altro  terxftto , il  primo  e' l tertp , £ queflo  , 
lo  priego  Donna  mia , 


Digitized  by  Google 


24(5  DELLA  POETICA  TOSCANA 

re’  (juartctti  il  primo  , e ’/  ter^fi  ; e nc'  ferc^erfi  il  fecondo  folmtnte  I 
Altre  iranlere  BtR.Trovanfi  altre  maniere  di  Sonetti.  Min.5»  bene.  Ma,  come  quelUt 
di  Sonetti  «late  f/^  „on  hanno  molto  di  vagherà  , nè  di  leggiadria,  fi  fono  del  tutto  la~ 
Sen  pUe! . f‘  chiamavano  dagli  antiihi  ì Min.  Parte  Semplici, 

Mi/Jijc  comuni.  ' ® fillabe,  o di  fette . Parte  Comuni, 

* U quali  eran  miflt  delt  una  e t altra  guifa  di  ver  fi  con  quell'  abitudine, 
e con  queir  ordine  , che  moflrato  negli  allegati  Sonetti  di  M.  Cino  v'ab~ 
Doppi  biamo  . Parte  Doppi  » H cjuali  interponendo  due  di  fette  nell’uno  e faU 

tro  quartetto  , ed  un  fole  nell'uno  e nell'altro  terzetto  , avean  di  due  Se- 
uarj  la  Fronte  , e la  Sirima  di  due  quartetti  ; ficome  veder  potrete  in 
quel  di  Dante  , 

O voi , che  per  la  via  d’Amor  patfacc.  • ■ 

E in  quello , 

Morte  villana  , e di  pictk  nemica  I 
T alvclta  ne  ’nterponeano  anche  due  ne’terxetti,e  ne  faeean  quinarj.  Par- 
Caudati  • chiamavan  Caudati , li  quali  in  ogni  quartetto  due  verfetti , or  di 

quattro,  or  di  cinque  fillabe  dopo  due  di  undici  interponeano  : ni  s'accor- 
davano agV  interi , de'  quali  fi  fanno  i quartetti  ; ma  tra  loro  : e nel  fine 
dell’  uno  e l’altro  terzetto  uno  pur  ne  poneano  : e fimilmente  il  feconda 
Continm.  al  primo  folamente  nel  concento  rifpondea.  Parte  Continui,  li  quali  ne’ 
terzetti  le  due  rime  de’  quartetti  continuano  , ficome  di  fopra  moflrato 
v'abbiamo  ne’  Sonetti  allegati  di  Oneflo  Bolognefe  , e di  M.  Cino  . Parto 
Tornellati  Torncllati , nt  quali  s’aggiunge  al  fine  il  tornello  or  di  un  verfo  , che 
rifponde  nella  confonanga  all’  ultimo  verfo  del  Sonetto  ; or  di  due  , che 
s’accordano  infume  j or  di  tre  , de'  quali  il  primo  è di  fette  ; ed  ha  la  ri- 
ma dell’  ultimo  verfo  del  Sonetto  e li  due  feguenti  di  undici  ; e infìeme 
fanno  concento  : come  veder  potete  nel  Canzoniere  del  BorebieUo  , a cui 
qtufla  maniera  molto  piacque  , Parte  Incatenati , nc’  quali  ogni  prin- 
iKitei  I.  jgi  precedente  s'accorda . Parte  Ripetiti  , «e*  qua- 

Kipetm . (/£./  precedente  verfo  è ripetita  nel  principio  del  fe- 

Ret  omdi.  Retrogradi,  li  verfi  de’  quali,  o per  diritto,  o pur’  al  ro- 

* vefiio,  che  fi  leggano,  hanno  la  fentenza  perfetta  . Parte  Muti , li  quali 
Sdiuccioli.  hanno  nell’  ultima  fillaba  C accento  . Parte  Sdruccioli , li  verfi  de’  quali 
fono  tutti  di  dodici  fillabe,e  con  l'accento  nella  tcrt^a  innanzi  all'ultima. 
Mirti . Parte  Mifti  di  quefli,  e di  quelli  verfi.  Parte  di  due  lingue , Parte  di  tre, 

Di  varie  lingue.  J^al'è  la  Canzone  di  Dante  , 

Ahi  faulx  ris  per  que  trai  haves 
Oculos  meos  ì & quid  tibi  feci  , 

Che  fatto  m'hai  cosi  fpictaca  fraude  2 

' Est. 


Caudati  • 


ContiniH  t 


Tornellati. 


IiKitenati. 
Ripetiti . 

Retiogradi 
Muti . 

Sdì  uccioli* 

Mirti . 


Digitized  by  Googlc 


I 


LIBRO  TERZO.  247 

Bitl  Poiché  del  Sonetto  l’é  detto  affai , ed  apertamente  s'é  dimofìrato , 
qual  compofi-^one  e^li  fta  ; e quante , e quali  ften  le  parti  di  lui  ; e come 
ctafcuna  di  loro  fi  teffaidifidero  intendere  altrettanto  della  Ballata.M,is. 
'La  diffini'^ion  di  lei  fard  , ch'ella  fta  vaga  , e piacevole  compoftxione  di 
farole  , con  armonia  fatto  certo  numero  , e fotta  certa  mifura  teffìite,  ed 
ordinate  ; ed  atta  al  canto,  ed  al  ballo',  e divifa  in  parti  ad  un  fentimen- 
to  dilettevole  indirixp^ate  ; e fotta  certo  canto , e fatto  certo  ordine  lhni~ 
tata  . BtR.  Per  quejia  diffini^jone  intendiamo  la  materia , che  nella  Bat- 
tala fi  tratta  , effer  di  Amore  . Min.  Infin'  a qui  ninna  n'ho  letta  , nel- 
la quale  d’altro  fi  ragioni , E ragionevolmente  : perciocché  fi  canta  net 
ballo,  il  quale  non  é già  d’uomini  gravi',  ma  di  lieti  giovani,  e di  gragio- 
fe  e belle  Donne  .Eik.  ,^ante  fono  le  parti  di  lei  l Min.  Tre:  la  prima 
delle  quali  i chiamata  per  nome  antico  Riprefa  ; perciocché  nel  fine  da 
qua,  che  cantano, fi  riprende  a cantarella  feconda  Mutazione', perciocché 
in  lei  fi  muta  il  Canto  r la  terga  Volta  ; perciocché  torna  al  canto  della 
Jtiprefa,  alla  quat  ella  è nel  numero  de’  verft,  e nella  mifura  delle  fillabe 
fimtle,  ed  eguale  . Bf  r.  Di  quanti  > e quali  ver  fi  è la  Riprefa  ì Min.  Or 
di  una  coppia,  or  di  un  tergetto  , or  di  un  quartetto  , or  di  un  quinario, 
w di  un  fenario  . E , benché  in  lei  effer  poffano  i vcrfi  or  tutti  di  undici 
fillabe  , or  tutti  di  fette  , or  parte  delf  una  maniera  , e parte  dell'altra  ; 
pure  comunalmente  la  coppia  è di  ver  fi  interi  , e talvolta  ne  riceve  un 
fola  di  fette  : fiicome  in  quella  Ballata  di  Franco  Sacchetti  , 

Cucila , che  '1  cuor  m’acccDde . 

Del  tergetto  , e del  quartetto  , non  é da  dubitare  • eh'  effer  non  poffa  or 
tutto  d'interi  ; or  parte  d’interi,  e parte  di  rotti.  T ulto  d’interi  è il  ter- 
getto nella  Riprefa  di  quelle  Ballate  del  Cavalcanti  , 

Gli  occhi  di  quella  gentil  forofetra 
Hanno  dUlretta  si  la  mente  mia  , 

Ch'  altro  non  chiama , che  lei,  nè  dilia  . B 
lo  vidi  donne  con  la  Donna  mia 

Non  che  niuna  mi  fembraHe  Donna  ; 

Ma  fimìgliavan  fol  la  Aia  ombria  . 

E ’l  quartetto  in  qucfla  , 

Veggio  negli  occhi  de  la  Donna  mia 
Un  lume  picn  di  fpiriti  d' Amore  j 
Che  portano  un  piacer  novo  nel  core  > 

SI  che  vi  della  d'allegrezza  vita  . 

E in  quella  di  Dante  , 

Deb  nuvoletta , che  ’n  ombra  d'Amore 

Nc- 


Della  Ballata.' 


Che  colà  Ila  la 
Ballau . 


Materia  deliaci 
Ballata  . 

Le  Pani  della 
Ballata. 

1 Riprefa. 

1 Muiarioiie. 

3 Volta. 


Della  Riprefa. 
Dì  quanti  veld' 
da,  e di  quali. 


Coppia , tutti 
d'interi,  omie 
Ila .. 


Tenetto  d’in- 
teri. 


Quartettod’Iif 
ieri . 


Digitized  by  Google 


248  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Negli  occhi  mici  di  fubito  apparici  ; 

Habbi  pietì  del  cor  * che  tu  ferini  t 
Che  fpcra  in  te  , e deliando  muore  . 

Quartetto  mi- Parte  d'interi,  e parte  di  rotti  è il  quartetto  in  quefla  del  medefime 
fio  di  , c j»0eta  ugualmente , 

I)!'i5ance . 1°  domando  , Amore , 

Fuor  che  potere  il  tuo  piacer  gradire } 

Cosi  t’amo  feguire 

In  ciafeun  tempo , dolce  il  mio  Signore  I 
Di  Clno  ; £ in  quefìa  di  M.  Cino  , 

Donna  ’l  beato  punto , che  m’avvenoc 
Al  voftro  bon  remiro , 

Con  l'acre  del  rufpiro 
L’anima  mia  in  su  ’l  palTar  mi  tenne 
Del  Petrarca.  Sicome  con  un  fola  di  fette  fillabe  in  quella  del  Petrarca  » 

LalTare  il  velo  , o per  Sole , o per  ombra , 

Donna  non  vi  vid’  io  ; 

Poi  che  ’n  me  conofccflc  il  gran  defio  , 

Ch’  ogni  altra  voglia  dentr’  al  cor  mi  fgombra 
Del  Cavalcanti.  E in  tutte  l' altre,  che  nel  Cannoniere  di  lui  fi  leggono.  E con  tre  in  quel- 
lo del  Cavalcanti  , 

Era  in  penfier  d’ Amor , quand’  io  trovai 
Due  forofette  nove  ; 

L’una  cantava  , e piove 
Gioco  d* Amore  in  noi . 


Quirtetto  tutto  Tutto  di  rotti  fi  vede  in  quejìa  di  Dante  da  Ma')ano  , 
di  Kocu . Donna  , la  difdegnanza 

Di  voi  mi  fa  dolere  ', 

Poiché  merzè  chercrc 
Non  mi  vai , nè  pietanza . 

Ter7etro  mìfto  La  qual  tutta  ancora  è di  verfi  di  quefia  mifura  V Con  un  foto  di  fette 
di  Kotùjt  d'Lì-  ffTgfe  il  ternetto  nella  Riprefa,  come  vedete  in  quella  di  M.Cino  , 

' ' Madonna  , la  pictade  , 

Che  v’addimandan  tutti  i mici  fofpiri , 

E'  fol , che  vi  degnate  , ch’io  vi  miri . 

£ in  quefia  del  Cavalcami , 

La  forte  , c nova  mia  difavventura 

M’ha  disfatto  nel  core 

Ogni  dolce  penfier , c’havea  d’ Amore  . 

E con 


Digitized  by  Googl 


24? 


LIBRO  TERZO. 

jC  «Off  due } fieome  in  quella  del  Boccaccio  t 
Niuna  fconfolata 
Da  dolerfi  ha  , quant’  io  , 

Che  ’n  rati  fofpiro  , laiTa  , innamorata  ; 

Che  direm  del  quinario , e del  fenario  ì Non  ha  Cuna  e l'altro  nelle  Ri~ 
frefe  più  rotti  > che  interi  ì perciocché  così  il  quinario  ha  falò  un  verfo 
di  undici  fillabe  in  quella  di  Dante  da  Magano  t 
Per  lunga  rofferenza 

Non  cangio  la  mia  intenza 
Da  voi  Donna  valente  > 

Cui  fervo  lealmente 
Di  pura  fede  , e d’amorofo  core  T 
Come  il  Senario  in  quefta  del  Cavalcanti , 

Pcrch’  io  non  fj^ro  di  tornar  giammai , 

Ballatetta  , in  Tofeana } 

Va  tu  leggiera , e piana  , 

Dritta  a la  Donna  mia  > 

Che  per  fua  corteiia 
Ti  fark  molto  honore 

Bm.Come  s’accordano  le  rime  nella  Ripreft  ì Mim.  S’ella  è di  Coppia  , 
0 s’accompagnano  infume  nel  concento  deltultime  voci  : ficome  in  quella 
del  Boccaccio  , 

Qual  Donna  canteri  , fc  non  cant’  io  t 
Che  fon  contenta  d’ogni  mi’  delio  ì 
0 fono  feompagnate , e difeordanti  nel  fine  ; ma  concordi , ed  accompa- 
gnate nel  tnejjfi  del  feguente  verfo  con  Cultime  fiUabe  del  precedente  ; 
ftcome  in  quejla  del  Cavalcanti , 

In  un  bufehetto  trovai  paftorella 
Più  che  la  della  bella  al  mio  parere . 

Ne’  T erx^etti  le  più  volte  fi  lafcia  feompagnato  il  primo,  o pure  il  fecon- 
do verfo  ; e rade  volte  il  ter%^o  . Del  primo  avete  molti  efcmpli  in  tutti 
li  Cannonieri. Del  fiondo  ftanvi  efemplo  Callegate-,Cuna  del  Cavalcanti, 
lo  vidi  Donne  con  la  Donna  mia . 

L’altra  del  Boccaccio  , 

Niuna  fconfolata  . 

Ma  talvolta  s’accordano  tutti  tre  infume  : fieome  in  qiiefia  di  M.  Ciao, 

1 più  begli  occhi  , che  lucelTer  mai 
Oimc  laflb  lafcia i . 

Ancidcr  mi  dovea , quando  il  penfai < 

1 i Del 


Quinario  di  pia 
Rotti, che  d*lo- 


Senario  di  pia 
Rotti, che  d’la« 
ieri , 


Qual  ffen  Ie_» 
Coiifoiianie  , e 
Concenti  nella 
Ru  lelà . 
a Della  Cor  pia, 
I Modo . 

a Modo  t 


t Del  Tertetto. 
I Modo, 

a Modo, 


J Mtdoi 


Digitized  by  Google 


4 Modo . 


3 Del  Quartet' 

to . 

i Modo. 


X Modo . 
i Modo. 


4 Modo 


4 Dfl  Qui'iiana 
I Modo. 

X Modo. 


3 Modo  t 


xjo  • DELLA  POETICA  TOSCANA 

Del  terxp  > del  Cavalcanti , 

Oimc  Donna  amorofa> 

Ove  Oatc  nafcofa  > 

Ch’  io  non  vi  so  vedere  ? 

S'è  di  J^iartetto,  troverete  di  lui  quejìe  forme,  che  con  lettere,  come  h$ 
fatto  nelle  Cannoni , e ne'  Sonetti  vi  deferiverà  ,abba.  come  vedete 
in  quella  di  ZXinte  , 

Deh  nuvoletta , che  ’n  ombra  d’Amore . 

Ed  , ab  b c . fteome  in  quefla  del  Cavalcanti  , 

Veggio  negli  occhi  de  la  Donna  mia  . 

Ed  , a a b ic  . qual  fi  vede  in  quella  di  Dante  da  Majano  , 

Gaja  Donna  piacente  , c dilcttofa  > 

Volka  cera  amorofa 
In  ver  me  rallegrate  ; 

E ’n  gioi’  cangiate  mia  greve  dollienza  . 
ot>e  il  fine  del  fcr^o  truova  compagnia  nel  mer^o  del  quarto  ',  che  nel^ 
ultima  voce  rimane  feompagnato  . Ed ,ab  a b , ficome  in  quefla  di  M* 
Guido  Novelli , 

Madonna , per  vertute 

D’Amor  la  pena  m’ è gioja,  penfando» 

Che  giufio  affanno  fa  dolce  falutc  ^ 

£ Tempre  vive  quel , che  muore  amando! 

S'è  di  .Quinario  , una  maniera  ne  fard,  a a b b c . qual  fi  vede  ntU'alle^ 
gota  Ballata  di  Dante  da  Magano, 

Per  lunga  fofferenza . 

ove  folamente  l'ultimo  verfo  rimane  feompagnato , Vìi  altra,  abb  c $ i. 
qttal'è  in  quella  delf  Alaghicri , 

Frcfca  rofa  novella , 

Piacente  primavera , 

Per  prata  , e per  rivera , 

Gaiamente  cantando , 

Voftro  fin  prefio  mando  a la  verdura  . 
nella  quale  il  primo  , e [ultimo  verfo  non  fono  con  alcun'  altro  nel  fine 
concordi  ',  e'I  quarto  farebbe  altresì  fenica  confanan\a  , fe  nel 
dell'  ultimo  non  la  trovaffe  . Vn  altra,  a b b ae  , qual  vi  fi  fard  vedere 
in  quefla  mia , 

Or  eh’  io  fon  lungi  ; il  Sole  , ^ 

Cb’  a’  pib  felici  giorni 
Co' Tuoi  be’ lumi  adorni 

Raf- 

7 


'I 


Digitized  by  GoogL 


LIBRO  TERZO. 


RafTercnarm!  fuole  ; 

Liete  , e ferenc  fa  mie  notti  in  fogno . 

nella  quale  l'ultimo  fot  verfo  fi  lafcia  fenica  compagnia  . Differente  da  4 ModoT 
tutto  quefle  è quella,  a bc  cd.  la  qual  fi  triiova  nella  Ballata  di  M.Cino, 
i\mur  ) c’ha  meffo  in  gioja  lo  mio  core  > 

Di  voi  gentil  Mclferc 

Mi  fa  in  gran  behignanza  furmontare  : 

£d  io  noi  vb  celare  : 

Come  le  Donne  per  temenza  fanno  . 
perciocché  in  lei  il  primo  , il  fecondo  , e l'ultimo  fen%a  veruno  concento 
trovate  . S’è  di  Senario  , altra  forma  , la  quale  io  pojfa  mofirarvi , non  S Del  Seoario. 
ho, che  quefla,  abbccd.  che  fi  vede  nell'allegata  Ballatetta  del  Cavalcanti, 

Pcrch’  io  non  fpero  di  tornar  giammai . 

£ek.  Intefo  abbiamo  chiaramente,  di  quanti,  e quali  verfi  fila  la  Riprefa’,  Della  Mutaziòa 
moflrateci , di  quanti , e quali  fila  la  Mutazione  ? Min.  Che  la  coppia,  ® 

e 'I  ttr%ctto  , e'I  quartetto  far  poffa  lei  con  verfi  or  tutti  di  undici  filla-  * ** 

be  , or  tutti  di  fette  j or  parte  deli'una  , e parte  delP  altra  maniera  , non 
è certo  da  dubitarne . Ma  quale  abitudine  abbia  con  la  Riprefa  ,è  da  ve~ 
dere . E nel  vero  comunal  cofa  è , che  quefla  prima , che  fia  ripetit  a,  non  a^iacou  la  Ki« 
abbia  pià  verfi  , nè  fillabe  di  quella  , nè  anche  nelle  rime  l’una  all'  altra 
rtfponda  : come  vedete  nella  Ballatetta  di  Franco  Sacchetti  , la  cui  Ri-  tazione  pari  di 
prefa  è di  un  verfo  rotto , e di  un  altro  intero  , > * di  lìUar 

Qiicfta , che  ’J  cuor  m’accende  , fi^plo  del 

Cu  ’l  cuor  mi  fugge , e con  gli  occhi  mi  prende  . sàtehetei. 

E la  Mutazione  altresì , 

Vaga  de  la  mia  pena, 

Ogn'  ur  fi  fa  : perchè  col  dolce  fguardo  . 

E in  quefla  del  Boccaccio  , la  Riprefa  della  qual' è di  un  tergilo  COH  uno  DelBoccaccip, 
verfo  di  fetie  , e con  due  di  undici  fillabe  , 

Lagrimandu  dimoflro , 

Quanto  fi  doglia  con  ragione  il  cuore 
D’dler  tradito  fotto  fede  Amore . 

Ed  altresì  la  Mutazione  , ma  con  ordine  mutato  , 

Amore  allora  , che  primieramente 
Puncdi  in  lui  colei , per  cui  lufpiro 
Senza  fperar  falute . 

E in  quella  di  Dante  da  Magano  , la  cui  Riprefa  è di  un  quartetto  tutto  Del  Majano. 
con  verfi  rotti , 

Donna  la  difdcgnanza 

I i z Di 


Digitized  by  Google 


i Riprcfa  mag- 
gioi  e di  velili  e 
di  fiUabe . 


jRìprefa  mas- 
g^ore  di  fillabc. 

Ripreià . 


MuUzibiiei 

4 Riprefa  mbo^ 
re  di  fillobe  tal- 
volta . 

Rìprelà . 
Mutazione  » 

Riprefa  ^ 

Mutazione. 


1 Riprefa  mino; 
re  di  verfi  , e di 
fiilabc  talvolta. 


1^1  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Di  voi  mi  fa  dolere 
Poi  che  merzè  cherere 
Non  mi  vai , nè  pietanza  • 

£ parimente  la  Mutazione  , 

Non  mi  doglio  co  , s’Amore 
Donna  di  gran  valenza 
Mi  diè  coro  , c voglicnza 
Di  gir  voi  diHando  . 

Benché  le  più  volte  la  Riprefa  di  verft  c di  fillabe  , o dì  fìllabe  almena 
avamfi  : ficome  fi  può  vedere  ne'  Cannonieri  degli  antichi , e fpecialmen- 
te  in  quel  del  Petrarca  , nel  quale  , come  che  nella  Ballata  > 

Di  tempo  in  tempo  > 

così  quefla,  come  quella  fila  di  un  quartetto  j nondimeno  quella  ha  più  fiU 
labe. 

Di  tempo  in  tempo  mi  ft  fa  men  dura 
L'Angelica  figura , e ‘1  dolce  rifo  » 

£ l'aria  del  bel  vifo , 

£ degli  occhi  leggiadri  men*  ofeura  . 

Che  fanno  meco  ornai  quelli  fofpiri  » ' 

Che  nafeean  di  dolore  « 

£ moflravan  di  fuore 
La  mia  angofciofa  > e difperara  vira  i 
Ma  con  tutto  ciò  troverete  alcuna  Ballata , nella  quale  abbia  più  fillabó 
la  Mutazione  ; ancorché  fila  ne’  verfi  alla  Riprefa  uguale  > come  appare 
in  quefla  , 

lo  fento  il  fommo  bene  > 

Tal  Donna  tiene  giojofo  il  mio  cuore  ; 

Lo  fuo  valore  col  cortefe  afpctto 
Lo  gran  diletto  mi  fa  lei  fervire  « 

£ in  quella  del  Boccaccio , ■ 

Niuna  fconfolata 

Da  dolerfì  ha  > quant’  io  i 

Che  ’n  van  fofpiro  lalTa  , innamorata  • 

Colui , che  muove  il  cielo,  ed  ogni  llella  , 

Mi  fece  a fuo  diletto 

Vaga  , leggiadra  , graziofa  , e bella . 

Ed  alcun’  altra,  nella  quale  fìa  la  Riprefa  di  verfi  e di  fillabe  minoresfi- 
come  vedete  in  quefla  pure  del  medefimo  Poeta  } ove  quella  é di  una  cop» 
pia  f t la  Mutazione  di  un  tert^etto  , 

Qual 


Digitized  by  Googic 


LIBRO  TERZO.- 

Qual  Donna  canterà  , fc  non  cant’  io  > 

Che  fon  contenta  d’ogni  mio  defio  ? 

Vien  dunque  , Amor^  cagion  d'ogni  mio  bene  f 
D’ogni  fperanza  , e d ugni  lieto  effetto  , 

Cantiamo  inficme  un  poco . 

7* revercte  ancora  , ma  rade  -volte  , la  Mutaiione  rifpondere  in  alcuna 
rima  alla  Riprefa  ; fteome  in  quella  Ballata,  nella  quale  il  fecondo  verjo 
di  quella  al  fecondo  di  quella  t'accorda  , 

DifTcmi  Amor  , quefla  Donna  pih  volte  , 

Che  neffun’  altra , a fua  man  fiallatclla  > 

Ella  fi  dà  per  Donna  Ballateila  > 

Per  fuo  fervo  m’appello  tutte  volte  • 

Fatti  cantar  davanti  a la  fua  faccia 
Che  troverai  pifi  bella  , 

Con  pili  diletto , che  nuli’  altra  parte  l 
£ in  quefla  di  M,  Cino  , la  cui  Riprefa  é di  quinarià  i e la  Mutazione  di 
ferT^etto , 

Amor , c’ha  meffo  in  gioja  lo  mio  core 
Di  voi  gentil  Meflcre  , 

Mi  fa  in  gran  benignanza  formontarc  ; 

Ed  io  noi  vò  celare  ; 

Come  le  Donne  per  temenza  fanno. 

Amor  mi  tiene  in  tanta  ficuranza» 

Che  fra  le  Donne  dico  il  mio  volere  »' 

Come  di  voi  Meffcr  fon  namorata  . 

T alvolta  così  nella  Mutaxione,  come  nella  Riprefa  la  rima  fl  ripercuote: 
pcomc  appare  in  quella  , 
lo  fento  il  fummo  bene  , 

Tal  Donna  tiene  gio;ofo  il  mio  cuore  : 

Lo  fuo  valore  col  cortefe  afpetto , 

Lo  gran  diletto  mi  fa  lei  fervire . 

Bsx.  ^ante  parti  ha  la  Muta-spione  ) Min.  2>ue  le  pià  volte  i e pochiffi. 
me  tre:  perciocché  femplice  non  fi  truova-,  ma  femore  è ripetita . Laonde 
di  quanti  , e quali  verfi  è la  prima  parte  ; di  altrettanti , e di  tali  , con- 
viai  , che  fìa  la  feconda  : e rifponde  quefla  a quella  nelle  confonampe  per 
diritto,  0 per  ohbliquo  ^ fteome  s'é  detto  nella  Fronte  , e nella  Sirima  ri- 
petila delle  Campani  , e de  Sonetti  ; e fìmilmente  nella  ripercoffa  della 
rima.  Erk.  La  Muta-spione  adunque  fard  comunalmente  di  due  coppie, 
0 di  due  terspetti  ,odi  due  quartetti . T rqvafi  di  due  quinqr)  , o di  dtte 


Riprefa . 
Mucaaione . 


Che  laMiirazlo'^ 
ne , alcuna  volta 
rifi^nde  ad  al- 
cuna rima  della 
Riprefa . 

Riprefa  I 


Muuaiotte  : 


Riprefa. 


Munaione . 


Ripercofsi  dì 
rima  nella  Mu- 
tazione, e Ki« 
frelà. 


Di  quante  parti 
fia  la  Mucazi».; 
ne . 


Digitized  by  Google 


154  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Mutailoiie  **  *”  i'é  fatta  , altro 

Coppie.  thè  di  due  coppie  in  tjm  fìe  maniere  ,cd  .c  d . E,c  d , d c , E,c  c , d d . 

E di  tre  in  quella  Ballata  di  M.  Guido  Novelli , 

Ejpreià.  D’Anior  non  f'j  giamiiiai  veduta  cofa 

Tanto  leggiadra  e bella  » 

Coni’ è quella  Donzella, 

Per  cui  lìmil  delio  nel  mio  cor  pofa  . 

Miitwlone  tri-  ’ 

plieata . \ Che  l’alto  immaginar  nel  cor  dipinge  . 

Quando  havran  gli  occhi  poi  sì  dolce  villa  ! 

Onde  fuoco  d’Amor  la  mente  cinge  . 

Sì  ehe  tutto  ardo  , che  ’l  piacer  gli  acquilTa  , 

Che  fempre  in  defiar  lei  più  mi  pinge. 

Altro  efcir{  lo  » percioeihè  di  quejìi  fei  verfi  agevolmente  fi  fanno  due  fendetti  in 
di  tre  Coi  pie . quel  modo  , che  ne'  Sonetti  comunalmente  fi  tiene  ; io  vi  recherò  Cefem^ 
fio  di  tre  coppie  affai  più  chiaro  in  quefla  mia  , 

Riprefa . Qual  cola  nuova  , o llrana  , 

S’Amor  piange  , e s’adira , 

E co’  begli  occhi  lega  , e ’nccnde  , e tira  ì 
Mutazione  tri-  nacque  la  coftui  vezzofa  madre 

plicau . Ne  l’ondc  ì non  è padre 

Di  lei  l'ardente  ciclo  , c caro  amico 
Marte  , c già  fpofo  amico 
Vulcano  ì Or  le  catene,  e ’l  cieco  ardore 
Ha  di  Vulcano  Amore  . 

Mutazione  di  terzetti  truovo  in  più  guife,  quali  fono,  e d e.  de  d, 

teizetci . EfCde,  cde,Eycde.edc,  EfCde.dce,EtCed.  dee,  EfCcd. 

dee.  E}Cdd,cee,  Ejcdd.ccd,  Eycde,  ede.le  quali  troverete 
Mutazione  di  n«’Ca«^on/eri  degli  antichi,  e de'moderni,  e nel  mio  . E parimente  di  due 
4'iartetii , quartetti,  quali  fono,  c d d e.  c d d e,  E,c  d d c,  c d d c.  Ere  d d c.  d c c d. 

E,  c d d e . e e e d . E,c  d c d . d c c d.  E,c  d e c ,d  e d d.  E in  fomma 
di  quante  maniere  ne'  Sonetti , e nelle  Canipni  fi  poffono  i terzetti  , e li 
quartetti  variare  j di  altrettante  filmar  debbiamo , che  teffere  nelle  BaU. 
Ltc  fi  poffano  . Ber.  Se  di  due  coppie  fifa  il  quartetto  , perchè  non  vole- 
Che  la  Muta-  Mutatfone  di  un  quartetto  femptice  fi  faccia  ì Min.  perché,  fe 

ei  Ile  non  tiii_j  di  un  quartetto  fcmplice  far  fi  poteJft,di  un  terxctto  ancora,  o di  un  qui- 
^'cTiM  MiéTiccT  ”tirio,  0 di  un  fenariofar  fi  potrebbe:  perciocché  non  è più  ragion  di  quel 
vj  il  Quinaiio,  numero  , che  di  quefii . Laonde , perciocché  la  Muta-rfionc  convien  , che 
nè  il  bienario . fempre  jìa  ripetila  , mi  fi  fa  credere , che  ni  di  quinarj , nè  di  fenar)  el~ 

la 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  ayj 

la  fi  leffa,per  fu^tr  la  lunghex^j^ttbe  la  ripeti':^ione  di  qutfìì  numeri  ap~ 
porterebbe  : conciojjìacofaché  in  lei  fcbifamo  il  dir  lungo  . Il  che  ancora  Perchè  fobmf- 
effcr  cagione  flirnur  pofjìamo,  che  non  così  il  terrei to , nè  il  quartetto  tre  ''  vi 

volte  in  lei  fi  truovi  ripetilo, come  vt  fi  truova  la  coppia . Ber.  Per  la’muca- 

cagione  la  Mutazione  è ripetila  ì Min.  Perciocché  fi  canta  nel  ballo,  nel  tione  lia  ripeti- 
quale  non  fi  fa  mai  Mutazione  , che  ripetita  non  fia  e qu  into  pià  ella  « . 
fofie  breve  , tanto  più  volte  ripeter  fi  potrebbe . Ber.  Poiché  apertiffima-  ^ jj 

niente  della' Pipre fa  e della  Mutagtone  s'è  ragionato  ; dimoftricifì  , di  quanti  e quali 
quanti  e quali  verfit  la  terga  parte  , che  Folta  é chiamata  , fi  teffa  ; e fia  . 
qual’  abitudine  in  lei  fia  con  P altre  parti  ì Min.  Di  tanti  e tali  ver  fi  la  Modi  di  adatta- 
Jf  olta  fitcomponà,  di  quanti  e quali  fia  compofìa  la  Riprefa  . E comunal-  re  'I  primo  ver- 
ntente  il  primo  verfo  di  lei  s'accorda  , o nel  fine  all'  ultimo  della  Muta-  ® /'Accordato 
gione  , come  vedete  in  tutte  le  Ballate  del  Petrarca",  o nel  mer^o,  ficome  con  alcmiodella 
legger  potrete  in  molte  Ballate  de’  più  antichi  > e jpeciaìmenie  in  quella 
di  Dante  da  Ma]ano  , Con  V ultimo 

Gaja  Donna  , piacente , c dilettofa , ® 

nella  cui  Mutazione  l'ultimo  verfo  è quefio  , «netzo, 

Gentil  mia  Donna  , per  cui  vò  penando  . 
al  quale  s'accorda  nel  meggp  il  primo  della  Folta  in  quefio  modo  > 

Ch’eo  non  fino  penfando  doze  Anaore  . 

E neir  altra  , che  Jegue , 

Tanto  amorofamente  mi  did'ringc  . 

Talvolta  rifponde  nel  concento  ad  alcun'  altro  verfo  della  Mutazione, fi-  Col  primo  del 
come  J»  quella  mia , fecomlo  eenec- 

Prefaga  de’  miei  giorni  ofeurij  c gravi . * 

nella  quale  al  primo  verfo  del  fecondo  terzetto  , ch’é  quefio  > 

Cinto  di  fiamme  meco  ardendo  giacque , 

S'accorda  quello  , ch'é  il  primo  della  Folta  , 

Ch’  avean  , si  la  mia  vira  altrui  difpiacque . 

Talvolta  fa  confonanga  con  l’ultimo  della  Mutagione  , e con  alcun*  altro  ^ Accordato  có 
iella  fieffa  p'olta  : ficome  nell'  allegata  Ballata  di  Dante  da  Majano , l'ultimo  de.la_> 
Tanto  amorofamente  mi  dillringe  , IdcStro  de^- 

nella  quale  nel  meg^o  s'accorda  al  fine  delf  ukimo  verfo  della  Mutagio-  layolca , 
re;  e nell'ultime  fillabe  all'ultima  voce  dell’ultimo  verfo  della  fieffa  Fol- 
ta : perciocché  dopo  l'ultima  verfo  della  Mutagione  , il  quale  é quefio, 

Ch’  eo  prenderla  di  mia  benvoUienza  , 
fegue  la  Folta  in  quefio  modo  > 

A la  mia  percipenza  dolce  fpenc 
Havria  tanto  dolzore , 

g»e 


Con  I’  ultimo 
della  Mucazio* 
ne  nel  mezzo,  e 
coo_>  l*  ultimo 
della  Volta  nel 
fiue. 


Digitized  by  Googl 


ij(5  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Che  mai  nullo  dolore 
Porla  dislocare  lo  mio  bene 
Con  l’ ultimo  ***  tjuella  mia  « 
della  Miitazio-  Amor  , fe  pur  non  fai  ; 

delia  Volta  me-  ^ l'ultimo  vcrfo  della  Afittaxione  i 

dc/iniai  Lieto  vedrei , chi  m’arde  , e difcolora  . 

E la  Volta  é , 

Queflo  Signor  mio  fora  , 

Onde  in  benigno  , ed  in  malvagio  fato 
dove  ’l  fin  d’ogni  mio  mal  dimora  , 

Tu  mi  potrefti  far  Tempre  beato . 

3 AccorAito  CÓ  primo  della  Volta  col  terxp  della  Volta  fiejja , e io»  tultinio  della 
l'tiltiniodelIa_,  Mutazione  fi  concorda  . Talora  s' accorda  foUmenie  nel  fine  all'  ultimo 
Un  cnte^^*  verfo  della  fiejfa  Volta  , quando  è d'un  quartetto  : fitcome  in  quella  Bai- 

' lata  di  Dante , 

Io  non  domando  Amore  « 
la  Volta  della  quale  è quefla  , . 

Che  dilettate  il  cuore 
Dappoi  non  s'è  voluto  in  altra  cofa  I 
Fuor  che  ’n  quella  amorofa 
V lAa  } eh*  io  vidi  > rimembrar  tutt’  ore  l 

4 Scompagnato  T alora  è del  tutto  feompagnato  : fitcome  in  quella  di  M.  Cinó  i 

del  tutto  I Donna  • '1  beato  punto , che  m’avvenne  » - 

la  cui  Volta  è , 

Se  non  che  i’aer  del  fofpir  comprefa , 

Che  di  dolcezza  nacque  > 

La  tenne , come  piacque 

Al  mio  Signore  Amor , per  cui  m’avvenne.' 

Qual  fia  la  Voi-  E,  fe  la  Riprefa  è di  due  verfi,  o di  quattro,  o di  piò',  bafla,  che  l'ultimo 
la  Rr'p'cfa  all'ultimo  verfo  di  lei  s'accordi.  Ma  gli  altri  verfi,  an- 

é di  Coppia*,  eoìthè  non  abbia»  le  medefime  confonanxe,  ( perciocché  thanno  comunal- 
mente diverfe)nondimeno,  perciocché  fimili  ed  eguali  nella  mifura  e nelf 
ordine  fono  i verfi  della  Volta  a quelli  della  Riprefa  ; così  quefii , come 
quelli  tra  loro,  convien  , che  fi  rifpondano  . Laonde , fe  la  Riprefa  avrì 
la  coppia  di  una  fìefia  rima  , la  Volta  le  rifponderà  or  folamente  col  fe- 
condo verfo  mi  concento:  fitcome  in  quella  Ballata  del  Boccaccio  f 
Q^al  Donna  canteri  , fe  non  cant*  io  ì 
or  con  l’uno  c eon  l’altro,  come  veder  potrete  in  quefla  mia  > 

Dolce  amorofu  fpirto . 

Ma, 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  257 

JV/4,/c  coppia  di  quella  non  fi  accorderà  ielle  ultime  filale, il  fecondo 
di  quefa  folamente  col  fecond  0 dì  lei  s'accompagnerà  nell' ultima  voct^  e 
nel  met^o  ripercoterà  la  rima  di  quei,  che  gli  va  innanvj  : come  fi  vede 
in  quella  del  Cavalcanti , 

In  un  bofehetto  trovai  padorclla . 

Se  la  Riprefa  farà  di  un  J^iartetto  , il  più  delle  r che  C ultimo  fol  verfo  Se  la  Riprefa  è 
della  Volta  s'accorda  all' ultimo  di  lei  : qual  fi  vide  in  quiila  Ballata  del  *^1  Quartetto. 
l’etrarca  , 

Lafciare  il  velo  , o per  fole , o per  ombra  . 

R/a  talvolta  qiiijli , e 'I  primo  ancora  ; fineme  in  quella  di  Dante  , 
lo  non  dimando  Amore  . 

E y benché  7 fecondo^  c 7 telilo  della  Volta  firn  ctmunalmente  dijfmili 
nelle  rime  al  fecondo  , ed  al  rer^o  della  Riprefa  ; non  però  altramente 
qtiefli  tra  loro  , che  quelli  s'accompagnano  : come  vedete  nelle  allegate 
Ballate  . Ma  talora  troverete  in  quefìi  le  confonan'Zf  di  quelli  ; ficome 
nella  Ballata  del  Cavalcanti  > 

Vedete  ) eh’  io  fon’  un  , che  vb  piangendo. 

E > perciocché  talvolta  al  primo  della  Riprefa  rifponde  il  ter^p,  ed  al  fe- 
condo il  quarto  , quefi'  ordine  medefmo  nella  Volta  fervane  ci  conviene; 
ove  , quantunque  la  rima  del  primo  e del  terTo  fia  diverfa  da  quella  del 
primo  c del  ter-zp  della  Riprefa  , nondimeno  la  confonai, za  del  fecondo 
col  quarto  di  quella  s'udirà  nel  fecondo  , e nel  quarto  di  quifta:  come  ap- 
pare nella  Ballata  'di  M.  Guido  Novelli  > 

Madonna  , per  vertute  . 

Talvolta  nella  Riprefa  troverete  qtiefla  forma, la  quale  qui  con  lettere  vi 
difegno  ,aabic.  di  altrettanti  verfi  col  medefmo  ordine  vedrete  la 
Volta  , nella  quale  hcltitno  folamente  all'  ultimo  della  Riprefa  rijpondc: 
ficome  nella  Ballata  di  Dante  da  Majano  , 

Gaja  Donna  , piacente  , e dilcttofa  . 

Ma,  fé  la  Riprefa  fia  di  un  ^^mario,  0 di  un  Senario,  benché  di  tanti  f 3 Se  la  Riprefa 
tali  verfi  la  Volta  cjfcr  debba  , di  quanti  e quali  ella  farà  ; nondimeno  in 
ninna  delle  rime , altro  che  nell'ultima , èneceffario,  che  le  rifponda  alla 
confonanza  . £'  il  vero  , che  in  quel  modo  i verfi  dì  quefta  tra  loro  ccn- 
vten , che  fi  rifpondano  , col  quale  i verfi  di  quella  s'accordano:  come 
vedrete  nell'  allegate  Ballate , 

Per  lunga  fofterenza  . E 

Pcrch’  io  non  fpero  di  tornar  giammai . E 

Prefea  rofa  novella . 

di  Dante  da  Majano , del  Cavalcanti , e di  Dante  Alaghieri  . Ma  Dan- 
te da  Mayvio  accorda  tutti  i verfi  dilla  Volta  , cime  accordati  gli  avex 

K K nella 


Digitized  by  Google 


4 Se  l3  Riprefa 
c (li  Tcnccto. 


Quando,  e do» 
ve  li  faccia 
Riwrcofla  del- 
la Kima  itella_« 
Volu. 


158  DELLA  POETICA  TOSCANA  l 

nella  Kiprefr,  l'Alaghkri  ne  lafcia  il  primo  fcompagnato\  e ’l  Cavalcane 
ti  , comi  che  al  primo  della  Riprefa  non  dia  compagnia  veruna  , nondi- 
meno il  primo  della  t'aita  accompagna  con  l’  ultimo  della  Mutax^ione  . 
Ber.,^m/  fari  la  Folta,  fe  la  Riprefa  fia  di  tre  verfi  ì Wiu.^^il' altra, 
fe  non  che  comunalmente  il  primo  verfo  di  lei  s'accordi  all'  ultimo  della 
Mutazione  ; e 1 due  feguenti  infume  nel  concento  rifpoiidano  al  fecondo, 
ed  al  terxfl  della  Riprefa  ì Ma  , fe'l  primo  e fuliimo  di  quella  s'accor- 
dano , e 'I  fecondo  ft  fla  in  mc'xrxp  feompagnato  ; col  medeftmo  ordine  le 
rifponderà  quejìa  nelle  confunan'Xe:  ficome  in  quella  Ballata  , 

Quando  fpccchiatc  , Donna , il  voflro  vifo  . 

Ma  le  più  volte  il  primo  di  lei  s'accompagna  con  l'ultimo  della  Miita- 
^ionc  ; e ’l  fecondo  col  fecondo  ,e'l  ter%o  col  tet%a  della  Riprefa  : fico- 
me  in  quella  del  Boccaccio  , 

Deh  lalTa  la  mia  vita  . 

T alvolta  il  feiondo  , e ’l  ter'gp  di  quefla  s'accordano  all'  ultimo  , cd  al 
primo  di  quella  ; e 7 primo  all'ultimo  della  Muta'xjonc  : ficome  in  quel- 
la del  Cavalcanti  , 

Io  vidi  Donne  con  la  Donna  mia  . 

Talvolta  co5Ì  in  quejìa  , come  in  quella  il  fecondo  feompagnato  fi  rima- 
ne : tome  in  quella  del  Boccaccio  , 

' Niuna  fconfolata . 

E , fe  la  Riprefa  non  avrà  confonan%a  nelle  ultime  fillabe  , ma  ripercof- 
fi  di  rima  nel  tafanebe  farà  la  volta',  rultitno  verfo  della  quale 

folamente  nell'  ultima  voce  s'accorderà  con  l’ultimo  di  lei , e 7 primo  ri- 
pcrcoterà  nel  mrgptp  la  rima  deW  ultimo  della  muta'xione  : come  in  quel- 
la di  Onefìo  Bolognefe , 

La  partenza  , che  fue  dolorofa  . 

E in  ogni  maniera  di  Ballate  ho  notato  , che  ’l  primo  verfo  della  Volta, 
il  quale  non  ha  confonanxa  nel  fine  con  la  rima  delC  ultimo  verfo  della 
Muta'xjone  tfpejfe  volte  nel  me'gxp  la  ripercote  : ftcome  nell'  allegata  di 
Ducilo  Bolognefe  , e in  quelle  di  Dante  da  Ma)ano  , 

Tanto  animofamente  mi  dillringe  . E 

Per  Oco,  dolce  mio  lir,  non  dimolirate . 

Ma  nella  ripercoffa  della  rima  fia  quefla  regola  comunale  , che  far  ft  deb- 
ba nella  Volta,  dove,  e come,  e quante  fiate  fi  fa  nella  Riprefa-,  qual  vi  fi 
darà  chiaramente  a vedere  nelC  allegata  Ballata  di  Onefìo  , e in  quella 
di  Dante  da  Majano  , 

Gaja  Donna  , piacente  , e dilcttofa  . 

E in  quefla  del  Cavalcanti  , 

la 


Digitized  by  Google  j 


LIBRO  TERZO.  ' 

In  un  bofchetto  trovai  paHorelIa . 

E in  quella  deWAlaghicri  , 

Frcfca  rofa  novella . 

Ber.  Trovafì  Ballata  , della  quale  ciafeuna  parte  non  abita  più  di  un 
verfo  J Min.  Si  bene  ; ma  rade  volte  : qual'  é quefla  , 

Non  perdei  fpcne  mai  nel  mio  tormento  , 

Nè  pazienza  ne  l'altrui  durezza . 

£d  or  ne  l’incredibile  dolcezza 
De  la  nuova  pietà  non  mi  contento  . 
nella  quale  il  primo  verfo  é della  Xiprefa,  il  fecondo  e 'I  ter%p  della  Mu-^ 
taxjone  y e'I  quarto  della  Folta  . B^k.  Tali  adunque  fono  le  Semplici t 
e nude  Ballate  . Ma  , perciocché  detto  ci  avete  ejferci  le  Vejìite  y le  quali 
altri  chiamano  Replicate  , altri  Spingale  ; infegnateci , com'  elle  fi  com- 
pongano . Min.  ,^clle  chiamo  io  Feflite  , le  quali , benché  non  abbiano 
più  di  una  Riprefa  } nondimeno  > fecondo  che  la  materia  richiede  , han- 
no due , 0 più  Mutaxjoni , e Folte  col  medefimo  ordine  y che  dopo  la  Mu- 
tazione fegua  la  Folta:  perciocchéy  come  delle  Cannoni  quale  ha  più  fan- 
Zf  t e t^ual  meno , fecondo  che  la  matcriay  la  qual  fi  tratta  y è degnay  che 
con  più  y 0 men  lungo  dire  fi  fpieghi  ; così  delle  Ballate  qual  più  , e qual 
meno  di  Mutazioni  e di  Folte  farà  vefìita  . £ così  le  Mutazioni  tra  loro, 
come  te  Folte  , convien , che  fieno  eguali  e filmili  nella  quantità  > e nella 
qualità  de'  verfi  , e nel  modo  delle  confonanze  : ancorché  le  rime  di  cia- 
jcuna  Mutazione  fieno  diverfe  , e fimilmente  di  ciafeuna  Folta  , fe  non 
quelle  , con  le  quali  alla  Riprefa  nel  concento  fi  rifponde  . Due  Muta- 
zioni , e due  Folte  con  C ordine  già  detto  ha  quella  Ba  'lata  del  Pe- 
trarca , 

Quel  foco  , ch’io  penfai , che  folTc  fpcnto . 

T re  y quefla  di  Dante  , 

lo  mi  fon  pargoletta , bella , e nova . 

J^utro  y quella  pure  del  medefimo  Poeta , 

Ballata  io  vb  , che  tu  ritrovi  Amore  . 

Cinque  , quefla  di  Francefehino  degli  ^Ibiz^t , 

Per  fuggir  riprcnlionc  , 

Raffreno  il  mio  talento . 

Sei  , quella  del  Cavalcanti , 

Era  in  penfier  d' Amor , quand’  io  trovai 
Due  forofettc  nove . 

Di  più  veflita  niun  altra  ne  truotso  . Ma  comunemente  or  di  due  , or 
di  tre , or  di  quattro  fi  fogliano  veflire  . Né  tacerò  , che  troverete  Bal- 

K K X lata 


Due  maniere  di 
fialbie . 

I Semplice,  t-» 
nuda, in  cui  ci?" 
fciii'n  parie  non 
Sa  piu  di  un_. 
veilo . 


» Cbmpofla,  e 
Vdfita  , in  cui 
fono  piu  Muta- 
aioni , e Volte. 


Efemplo  di  Bal- 
lata vrllita. 

Due  Volte , 


Tre. 


Quattro.' 
Cinque  ì 


Sei; 


Due  voice  coiw 
tinue  dopo  la_« 
Mucaaioue  nlci- 
ma . 


Digitized  by  Google 


I 


I Efemplo 
Dji)Cc  • 

l/iinzi^nCi 

Volta  I. 

Volta  i, 

ì Efemplo 
Cino  I 

Kiprefa  : 
Mutazione. 

Volta  li 
Volta  a; 


x6o  DELLA  POETICA  TOSCANA 

lata  nel  fine  dopo  la  Muta%ione  aver  due  volte  continue  ; qual’è  quella 
di  Dante  , 

lo  non  domando , Amore  , 

lì  mila  quale  fono  dopo  tultma  Mutarjone  due  Folte  continue  di  quejla 
maniera  , 

Quefla  membranza.  Amor  , tanto  mi  piace  , 

£ s)  l’ho  immaginata  ; 

Ch’  io  veggio  Tempre  quel , ch’io  vidi  alT  bora  : 

. Ma  dir  non  lo  porria  , canto  m'accora  , ' 

Che  fol  mi  s’è  pofata 

Entro  a la  mente  ; però  mi  do  pace  , 

Che  *1  verace  colore 

Chiarir  non  fi  porria  per  mie  parole  . 

Amor , come  fi  vole  , 

Dii  tu  per  me  la  v’io  fon  fervitore  . > 

Ben  deggio  Tempre  , Amore  , 

Rendere  a te  honor  ; poiché  delire 
Mi  defii  ad  ubbidire 
A quella  Donna  , cb’c  di  tal  valore  . 
di  Due  Folte  anCt>ra  continue  nel  fine  dopo  la  Mtitat(ione  ha  quella  Ballata 
di  M.  Cino  f 

I pili  begli  occhi , che  luceficr  mai , 
la  quale,  perciocché  ha  la  Riprefa  di  tre  verfì  concordanti, e la  Mutaxio^ 
ne  di  due  terzetti  fenza  confonanza  ; io  vò  , che  vi  fi  dia  diflcfamente  a 
lep^ere  ; non  già  perche  io  la  fimi  degna  d'imitazione  , ma  perché  fi  co- 
nofea  , quanta  fia  fiata  la  libertà  degli  antichi  nelle  Ballate  , ' 


1 pih  begli  occhi , che  lucelTcr  mai 
Oim:  lalTo  laTciai . 

Ancider  mi  devea  , quando  il  penLi . 
Ben’  ancidere  mi  devev’  io  fieflb  ; 

Come  f;  Dido  , quando  quell’  Enea 
Le  lafciò  tant’  amore  r C 
Ch*  era  preTcntc  , c feccmi  lontano 
Da  quella  gioja  , che  piii  mi  diletta  : 
Che  nulla  creatura 
Dee  partirfi  da  sì  bello  fplcndorc  ; 

Dov’  io  tanto  fallai , 

Che  non  è colpo  da  paflar  per  guai . 
Oim*  piu  bella  d'ogni  altra  figura  , 


& 

a 

a 

T 

e 

i 


e 

f 

g 

d 

a 


Per-, 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.-  léi 


Perchè  tanto  peccai , < 

Che  nulla  pena  mi  tormenta  afTai . a 

E > benché  nella  Ball  t . dt  Dante  non  altramente  la  fecondai  che  la  prì-  DifTerenza  tra 
ma  l'ojè^:cordi  il  primo  verfo  al  primo  della  Riprefa  ; nondimeno  in 
cjuella^TM.  Cina  gindiciofamcntc  la  prima  l'accompagna  con  Pultimo 
del  primo  terzetto  della  Mntaxjone  , e la  feconda  con  l’ultimo  del  fecon- 
do : perciocché  comunalmente  il  primo  della  Volta  alC  ultimo  della  Mu- 
taxione  , come  s'é  detto  , nel  concento  rifponde  . Bur.  Poiché  è tanta  Van  nomi  di 
varietà  nelle  BallatCi  con  qual  nome  Puna  dalt  altra  ft  difìingtie  ì Mr^. 
jifenome  quelle  ft  chiamano, delle  quali  ciafeuna  parte  è di  un  verfo".  Pie-  i),cciolcV 
ciole  quelle , che  di  due  verft  hanno  la  Riprefa  j Mc:t!^tne  quelle  , che  di  M«?ane, 
tre  ; Grandi  quelle  , che  di  quattro  , o di  cinque  , o di  fei  : conciofliaco-  • 

faché  maggiore  non  ft  trovi . Bbr.  Io  non  vi  dimanderò  , fe  quefli  nomi  Come  ftii.Mio  bs. 
propiamente  , e dicevolmente  fìen  loro  impojli . E certamente  , tome  che  qu?ih  nomi. 
alle  Semplici , e nude  convengano  ; io  non  veggio , come  poffanollar  be- 
ne alle  Vefiite  , e compofle  ; perciocché  tanto  maggior  fa  la  vefla,  quan- 
to più  lunga  farà  la  materia  , Onde  avviene  , che  la  Ballata  , la  cui  Ri- 
prefa è di  coppia  , talvolta  fia  maggiore  di  alcuna  delle  grandi  . Di  che 
ftavi  chiaro  argomento  quella  Ballata  del  Cavalcanti  , 

In  un  bufehetto  trovai  padorella , 
che  più  lungamente  ft  fende  di  quefla  pur  del  mcdefimo  Poetai  la  cui  Ri- 
prefa è di  un  quartetto , 

Veggio  negli  occhi  de  la  Donna  mia  . 
e luna  e P altra  è vefiita  . E ,fe  la  ragion  voleffe  , che  lunga  materia  in 
Ballata  di  picchia  Riprefa  non  ft  trattaffe  ; da  riprender  farebbe  il  Ca- 
valcanti , e qualunque  altro  ha  trapaffato  i termini  della  picciola  Balla- 
ta . Ma  IO  non  farò  tanto  ardito  , cl>e  degno  di  riprenftone  fimi  un  Poe- 
ta così  giudiciofo  , come  fu  il  Cavalcanti . Ma  , poiché  della  Cant^one  , Midif^afe. 
e del  Sonetto  , e della  Ballata  s'é  ragionato  appieno  ; infegnatcci , che 
cofafta  il  Madrigale  , e come  ft  componga  . Min,  Cheldtro  diremo  , eh’ 
egli  é , fe  non  vaga  compnftgionetta  di  parole  , con  armonia  di  rime  , e Madris>3le . 
con  mifura  di  ftllabe  teffute , folto  certo  canto,  e fotta  certo  ordine  limi- 


tata intorno  a cofe  rufiichette  , oni'  egli  ttaffe  il  nome  : perciocché  dalle  Ecimolo^ia  di.1 
rnandre  vicn  , ch’egli  ft  nomini  Mandriale,  che  dappoi  Madrigale  s’é  det-  MaJiìsale . 
to . E nel  vero , fe  compofìgione  ft  tritava  in  noflra  lingua  , la  quale  ab- 
bia qualche  ftmilitudine  dell'  Epigramma  , é quejia  t perciocché,  come 
fapcte,  T cocrito  e Mofeo  fcrijfcro  ancora  Epigrammi  paflorali . Ma  feto-  jel 

Xji  dubbio  , ftcome  il  Madrigale  ha  più  del  vago  e del  piacevole  , che  Madrigale. 

P Epigramma  j nè  tratta  materia  , che  non  fu  molle , e dilettevole  ; così 

qucjli 


Digitized  by  Google 


i6t  DELLA  POETICA  TOSCANA 

(jucfti  ha  pm  dtll'acHto  e del  fottilef  ed  a più  materie  fi  adagia.  Bb».  Di 
Di  quanti , e di  ^ * Min.Cì  tanti,  che  non  fiten  più  di  undici, 

quali  veifiVuil  nè  meno  di  otto  . Ber.  Di  qual  mifura  faranno  i verfi  ì Min.  Di  undici 
Madiigale.  fHabe  . E difcorrendo  per  li  Canzonieri  degli  antichi , non  troverete  nel 
DI  qiiantf , Madrigale  verfo  rotto.  Ber.  Quante,  e quali  fono  le  parti  di  lui  J Min. 
quali  parti  fi  s'egH  fa  di  undici  verfi,  avrà  tre  terzetti,  ed  una  coppia:  fe  di  otto, due 
con  poiiga . tirzittif  ed  una  coppia:  fe  di  nove,  tre  terzetti:  fe  di  dieee,  due  terzetti, 
Di  qual  manie-  •ì'*ortetto  ; o tre  terzetti  t ed  un  tornello  . Ber.  Di  qual  guifa  fa- 
ta iiaio  i teiict,  ranno  i T erzettiì  Min.  Non  di  una  certo',  ma,  perciocché  varie  maniere 
ti  in  lui . ,jp  truovo,  le  vi  dipingerò  con  lettere,  come  ho  fatto  nelle  altre  compofi- 
ManleradiMa-  zjt^tii  • dunque  la  prima  maniera  del  .Madrigale  di  otto  verfi  ,abc, 
cingali . ab  c .d  d . come  la  vedrete  in  quello  del  Petrarca  , 

1 Di  otto  verfi.  Kova  angelctta  fovra  l’ale  accorta . 

La  feconda  , ab  a . b c b .c  c . ficome  in  queflo  , 

Non  al  Tuo  amante  pih  Diana  piacque  . 

La  terza  , ab  b .b  a a.  ce.  ficome  in  quello  di  Franco  Sacchetti , 
Come  fdvaggia  fiera  fra  le  fronde  . 

La  ^larta  ,abb  .cdd.ee  . ficome  in  queflo  del  medefimo  Poeta  , 

Di  poggio  in  poggio  , di  fdva  in  fordla  . 

La  J^inta  , ab  a.  bab.ee  .ficome  in  quel  mio  , 

Stavalì  in  un  fiorito  , e verde  piano . 

Del  Madrigale  di  Nove  quefta  una  guifa  ritruovo  , abh  . a c c . c d i . 
la  quaC  è in  quello  del  Petrarca  , - 

Or  vedi , Amor  , che  giovanctta  Donna . 

Benché  piùfarfene  poffano,  quali  farieno,  a b a . b a b . b c c.  Ed,  ab  c. 
abc.cdd.  Ed, abb.bac.cdd.  Ed,  a b b . a c c . c d d . Ed  altre 
ancora  . Del  Madrigai  di  Dicci  fia  il  primo  modo,  aba.cbc.dede. 
il  qual  fi  vede  in  quello  del  Petrarca  , 

Pcrch*  al  vtfo  d’Amor  portava  infegna . 

21  fecondo,  a b h.  b b c.ddc.c.  il  qual  vi  fi  darà  a leggere  in  quel  mio. 
Benché  mal  nati , cd  infelici  fpini . 

Il  tetZO}  ab  a.  b c d.c  d e.e.  il  quale  in  queflo  pur  mio  fi  potrà  vedere. 

Più  non  fi  teme  de’  tuo’  colpi , Amore  , 
e l'uno  e l'altro  di  quefli  ha  il  tornello  di  un  verfo.Del  Madrigale  dì  un- 
dici , come  che  più  maniere  effer  pojfano  ; non  però  ne  truovo  altre  , che 
quefle  due  , Puna  delle  quali  è,  abb.cdd.  eff . gg.  e fi  vede  i» 
quello  del  Boccaccio  , 

Come  su  ’l  fonte  fu  prefo  Narciflb  . 

L’altra  i,abb.  cdd.de  c.ff.  e ci  fi  moflra  in  queflo  di  Franco  Sacchetti, 

So- 


B DI  nove , 


ì DI  dieci. 


4 DI  undici . 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO. 


Sopra  la  riva  d'un  corrente  fiume  . 

Bc».  I Madrigali  allegati  del  Petrarca  , e i vojìri , per  conofeer  , come 
ften  compofti , legger  potremo  a noflra  pofla  . Ma  quelli  di  Franco  Sac- 
chetti , e del  Boccaccio  , ( perciocché  non  abbiamo  Cannonieri } ne'  quali 
trovarcifi  facciano  ) di  federiamo  , che  ci  fi  difendano  . Min.  Il  farò  vo- 
lentieri lofio,  che  al  fine  de'  nofiri  ragionari  giunti  faremo  . Ber.  Benché 
queflo  ragionamento  fia  della  Melica  Poefia  , e delle  compofinìoni  di  lei  ; 
nondimeno  , poiché  7 nofiro  ragionare  delle  rime  è corfo  tanto  avanti , 
non  vi  rincrefea  di  parlare  alquanto  de'  ver  fi  , de'  quali  gid  t’ Epica  fi 
ferve . Min.  Tre  maniere  di  compofinione  ha  quefia  Poefia  . La  prima  é 
di  Serventefi",  la  feconda  di  Romangi',  la  terna  di  rime  Sciolte.  Serven- 
tefe  é voce  Provennale  , e contiene  un  dir  lungo  , come  ad  Epico  Poema 
fi  richiede',  le  parti  del  quale  Canti  nominò  Dante,  e Capitoli  il  Petrar- 
ca • Onde  or  di  un  Capitolo  fi  contenta:  quaPé  quello  del  Sannazaro  , 
Scorro  dal  mio  pcnlìer  tra’  falfi  , c Tonde  . 

Or  di  più  fi  compone  , fecondo  che  la  materia  è meno  , o più  lunga  : per- 
ciocché il  Petrarca  il  T rionfo  del  T empo  in  un  Capitolo  deferiffe  ; e quel 
di  Amore  in  quattro  . E fi  teffe , or  di  terzetti , ed  or  di  quartetti . De’ 
terzetti  la  comunal  forma  è quella  , che  ufarono  Dante  ,e'l  Petrarca  . 
Dante  , quando  comincia  , 

Nel  mezzo  del  cammin  di  nofira  vita  • 

E ’/  Petrarca , 

Nel  tempo  , che  rinnova  i miei  rofpiri . 

L'altra  forma  é quella  , che  'I  feguente  ter^ftto  con  l'antecedente  fola- 
mente  nel  fecondo  verfo  accompagna  in  quefio  modo,  ab  a . d b d . come 
veder  potete  in  quclP  efemplo , che  M.Giorgio  Trijfino  nella  fua  Poetica 
ve  ne  diede , 

La  tarda  (Iella  de  la  fpera  grande 

Mantien  la  terra  , c ferva  in  fua  natura  . 

La  prima  (Iella  Tacque  muove  , e fpande 

La  difpictata  (Iella  muove  il  fuoco  . 

Mercurio  tiene  l'aere  in  fua  figura  ; 

Tempefia  muove  per  fuo  tempo  , e luoco . 

Gli  fpirti  fono  quattro  principali . 

L’un  vien  da  TAgnol  primo  a TOrizonte  , 

Che  ’n  noi  conferva  gli  atti  naturali . 

Modrafi  fua  natura  temperata 

Fra  le  due  qualitati  attive  , e conte  . 

Sana  la  terra , per  qual  fa  giornata . 

E in 


M;idriga|i  •• 
Del  Sacchetti. 
Del  Boccaccio. 


Delle  conip  ili- 
rioni  iifjte  nell’ 
Epica  Poefia . 


Del  Serventefe 
fatto  di  Canti )0 
Capitoli . 


Capitolo  telTii- 
to  di  Terzetti 
in  due  manieie. 

I Maniera  di 
Dante,e  del  Pe- 
trarca . 


f ' 

1 Maniera  ad- 
dotta dal  Tril- 
lino . 


Dìgitized  by  Coogle 


2(?4  DELLA  rOETICA  TOSCANA 

Opicolo  teflu-  E in  qucfla  gtiifa,  di  due  m due  terzetti,  fe  tic  va  iiifin'  al  fine.  Di  ejuar' 
to  di  Qiurtccti.  fitti , come  fi  componga  > efemplo  vi  farà  quel  , che  7 mede  fimo  T riffino 
ci  reca  innanrj  , 

Tra  Scrchio  , e Macra  furge  un’  alto  monte 
Vdliio  d’hcrbc  , e di  nodofi  abeti  , 

Con  bei  luoghi  fcgicti , 

D'albergar  fterc  , e d’annidarvi  augelli . 

Qui  fon  due  vaghi  , c limpidi  rufcclli  , 

Che  mormorando  van  di  faflb  in  fafTo  ; 

E difccndendo  al  baffo  , 

S’afftcttan  di  trovar  Tonde  marine. 

Ove  il  primo  c l'ultimo  verfo  vanno  feompagnati  ; ma  con  ordine  • ihc 
fempre  il  primo  del  feguentc  quartetto  s'accompagni  con  l'ultimo  dcltar- 
VcrfoaegJiinto  tcccdintc  . h'  il  vero  , che  de'  terzetti  iultimo  divien  quartetto  , e de’ 
al  fine  del  Ca-  quartetti  quinario;  perciocché  vi  fi  aggiugne  al  fine,in  g/ùfa  di  tornello, 
pitelo.  zicrjó,  il  quale  nel  terzetto  al  fecondo  s'accorda  in  tal  modo,  a b a b . 

Della  Ottava-»  ^ ultimo  nel  quartetto  in  qtirfia  maniera  , a b b c c . Bir.  Intendo  , 
Km  a . che  cofa  fita  il  Serventefe;  e come  fi  componga.  Che  cofa  è l'Ottava  rimai 

Che  cofa  fia,  y.  Compofvzjon  vaga  , e grave  con  imitazione  talvolta  di  atti  degni 
telìe  l’oefia,come  s'i  detto  nel  primo  ragionamento\e  fi  teffe  di  quat- 

C%>pié ,^ma'!h  tro  coppie, delle  quali  folamente  la  quarta  ha  nelle  ultime  voci  il  icrcen^ 
tre  Rin  e;  e co-  to  ; ma  l' altre  , come  che  ninna  di  loro  in  fe  fieffa  abbia  conjonanga  t e- 
ne li  atcoruino.  ^ iaficmc  s’accompagnano  talmente  , che  i ve>fi  dell' 

una  rijpondono  .ucordevolmenie  a’vcrfi  dell'altra  in  qurflo  modo,  ab.  a 
b .ab.  c c . ove  fono  tre  rime , delle  quali  per  ordine  diritto  il  primo  al 
primo  , e ’l  fecondo  al  fecondo  rifpondendo  , due  fanno  armonia  ni  tre 
Perche  le  Otta  intervallo  , c l' ultima  è contenta  di  una  concorde  coppia  . Di 

ve  fi  chia  nino  quefie  rime  fi  compongono  quelle,  che  per  eccellenza  Stanze  fi  chiamano: 
iuiue . SI  , perche  l'armonìa  loro  più  , che  di  ciafeun'  altra  compofizione  per  gli 

orecchi  entra  piacevolmente  nelC  anima  , c Cempic  di  diletto  : e sì  , per- 
chè con  più  gitiflo  , e più  piacevole  fpazio  fi  pofa  , ove  lungamente  nar- 
Eccellenaa  dell’  convenga  : perciocché  egli  non  è così  breve  , come  il  terzetto  , o 

c3ttavarinia  . pure  il  quartetto  ; né  così  lungo  , come  farebbe  , fe  foffe  di  più  ver  fi  . 

Laonde  in  lunga  narrazione  così  il  tcrzetto,come  il  quartetto  , perchè  fi 
pofa  troppo  fpcjfo,non  par,cbe  tanto  diletti',  e la  Stanza  di  più  vcrfi,per- 
Materia  diOt-  pofa  farebbe,  farebbe  nojofa.  Deferivefi  in  Stanze  ma- 

tavarima.  teria,  alla  qual  faccia  mefliere  un  dir  lungo  , e continuato",  o fia  di  Amo- 
B.-nibo,  re,  quali  fono  le  cinquanta  del  Bembo  , la  prima  delle  quali  comincia, 

Is’c  l’odorato , c lucido  oriente , 


Odi 


LIBRO  TERZO. 


O a Amore  , e dì  fatti  altrui  glorioft  : quatè  la  T ef  eida  del  Boccaccio , Boccaccio. 
il  quale  fu  il  primo, che  in  ottava  rima  Epicamente  fcriveffci  e i Romana 
cj»  del  Conte  Maria  Bo]ardo  , e di  M.  Ludovico  Ariojlo  . Divife  il  Boc- 
caccio  il  fuo  Poema  in  libri , Virgilio  ed  Omero  imitando  . Divifero  il  vedivifi 
Bojardo  , e PAricflo  i Romanxj  loro  in  canti,  gli  altri  feguendo,  che  Ro-  J-'jijl/ 
mawzcvolmente  fcritto  innanzi  aveono  . Vfanfi  ne'  principi  de'  libri , e 
de'  canti  or  proemi , or  digrcjfioni  ; or  quelli , e qiiefle  ; ne'  quali  foglio”  Quali'/Fcno  ì 
no  ancora  gli  fcrittoi  i de'  Romanzi  'I  dir  loro  ad  alcun  Principe  dirizZ‘t~ 
re  , come  fe  dinanzi  a lui  cantaffero  i loro  verfi , o pure  recitajfero  . Ma  ' 
de’  Romanzi  i'c  detto  affai  nel  primo  ragionamento.  Ber.  Di  quante  fìl-  Qiul  vei  focoii- 
labe  é il  verfo,  del  quale  fi  compone  la  fianza  ? Min.  Di  undici:  nè  ver-  allalìan- 

fo  di  altra  quantità  riceve  . Ber.  Delle  rime , che  fciolte  e nude  fi  cbia-  belle  riire_» 

mano  , io  non  vi  dimando  : pcrcioechi  so  certo  , che  fe  ne  parlerà,  qtian-  Sciolte  fi  dui 

do  della  qualità  de'  ver  fi  ; e di  ciò,  che  loro  è richiedo , ragionerete , Ma  Prottob; 

priego  , che  non  fi  taccia  di  quella  Melica  compofirione  , la  quale  ufata  o ÌJanclctta. 
da'  Moderni  , or  Frottola  , or  Ballata  , or  Bareellctta  , trttovo  , che  ft 
chiama  ; e tutta  di  verfi  d'otto  fillabe  fi  teffe  : quaPè  quella  del  Magni- 
fico Lorenzo  de  Medici , il  cui  principio  i quejlo  > 

Donne  belle , io  ho  cercato 
Lungo  tempo  del  mio  core . 

Min.O/  quefta  compofizione  certo  non  una  maniera  mi  fifa  leggere.  L'u-  i Maniera. 
na  è filmile  in  gran  parte  alla  Ballata  : perciocché  ha  ella  la  Riprefa,  la 
Mutazione  ,e  la  Volta  . Mafempre  il  verfo  di  un  modo  ,e  la  Riprefa  di 
due  coppie  tra  loro  obbliquamente  concordi',  e la  Mutazione  di  altrettan- 
te , che  dirittamente  fi  rifpondono  ; e la  Volta  eguale  , e fimile  alla  Ri- 
prefa ; ma  con  legge  >'  che  'I  primo  verfo  s'accordi  all’  ultimo  della  Mu- 
tazione, e ne’  tre  feguenti  fi  ripetano  le  rime  della  Riprefa  ; anzi  gli  ul- 
timi due  verfi  di  quefìafono  anche  di  quella  , come  vedete  nclP  allegata 
Frottola  del  Magnifico  de  Medici , 


Due  maniere  dì 
Frottola  . 


Donne  belle  , io  ho  cercato 
Lungo  tempo  del  mio  core  ; 
Ringraziato  ha  tu  , Amore  , i 
'Cih’  io  l’ho  pur’  al  fin  trovato  , 

Eli’  è forfè  in  quello  Ballo» 

Che  ’l  mio  cor  forato  havia  : 

Hallo  feco  , c Tempre  havrallo , 
Quanto  fia  la  vita  mia . 

Eli’  è si  benigna  e pia , 

di'  ella  havrà  Atmpre  il  mio  core 

LI 


Efcmplo 
Medici. 
Kipielà . 


del 


l?V. 


Mucat’one . 


Volta . 


Rin- 


Digitized  by  Google 


Riprefa  ripcciu 
io  patte . 

» Mauiera . 


Efempb  del  Se- 
rafino . 


RipreA  i 


Motauone  i 


Voltai 


Riprefa  ripecita 

lutea. 


Altro  efemplt). 
Riprelà, 


Mucauonc. 

Volta; 

Altro  elemplo. 
R^relà. 


166  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ringraziato  fìa  tu  , Amore , 

Ch'  io  l’ho  pur’  al  fin  trovato  . 

V altra  ha  pure  la  Riprefa  di  due  coppie  , e di  altrettante  la  Mutaxionei 
ma  di  due  ver  fi  la  t'aita,  de'  quali  il  prima  nel  emeento  rifponde  all' uUi~ 
mo  della  Mutazione,  e 't  fecondo  ora  al  primo  della  Riprefa  , quando  ella 
dopo  la  Volta  fi  riprende  tutta  : come  fi  vede  in  quefta  del  Serafino , 

Ah  > ah  , ah  , chi  non  ridelTc 
D’una  sì  diformc  vecchia  ; 

Che  per  bella  ogn’  hor  li  fpccchia  » 

Pur  com’  altri  le  credclTe . 

O tenace  opinione , 

Quanti  tu  ne  ’ngaoni  al  mondo  ; 

Centra  te  non  vai  ragione  : ' 

Crudcltìi  tu  metti  al  fondo  , 

Solo  a te  , pcnlìer  giocondo  , 

Le  menzogne  fon  concelTe  . 

Ah  , ah  ah  chi  non  ridclTe 
D'iina  sì  diformc  vecchia  ; 

Che  per  bella  ogn’  or  fi  fpccchia  « 

Pur  com’  altri  le  crcdclfe.. 

Ed  ora  al  fecondo  ; fitcome  in  quella  f 
Io  non  vb  morir  fuggendo  ; 

Che  ’l  fuggir  dii  poco  honore  • 

Voglio  prima  aprirti  il  core  , 

E dappoi  morire  intendo  . 

Ogni  colh  in  te  mi  piace  ; 

Che  a mio  danno  lo  rivelo  r 
A te  par , che  toglia  pace  , 

E difirugga  ogni  mio  pelo . 

Ogni  cofa  vicn  dal  Cielo , 

£ dal  Tuo  degno  Fattore  . 

ove  farete  accorti , che  fi  ripiglia  tutta  la  Riprefa  • Ma  neir  altre  fe  ne 
ripetono  folamente  gli  ultimi  due  verfi,i  quali  chi  giugneffe  con  gli  altri 
che  vanno  innanzi,  farebbe  la  Volta  di  quattro  verfitficome  in  quefia 
quaC  è fimile  a quella  del  Magnifico  de'  Medici  , 

Tu  , che  femprc  vai  cercando  - 
Ne  lo  mondo  lieto  dare  ; 

Se  non  VUOI  precipitare  , 

Non  andar  pellegrinando . 

Io 


f 

u 


Digitized'by  Google 


..  i<S7 


LIBRO  TERZO. 

Io  volli  cflcr  pellegrino. 

Per  cercar  luoghi  diverfi  ; 

Mi  trovai  per  un  cammino  , 

Che  là  quali  mi  dirperfì  , 

Dove  molti  fon  fommerfì 
Senza  mai  più  ritornare. 

Se  non  vuoi  precipitare  > 

Kon  andar  pellegrinando . 

A ijuefia  maniera  di  Cannone  fta  bene  lo  Itile  baffo  , ma  piacevole  , ed 
aguto  j e 7 motteggiare  con  proverb) , e con  detti  feflevoti . Bbr.  Che  ci 
direte  delle  Rime  non  già  [ciotte,  e nude  ma  liberamente  veflite , e non 
fottopofle  ad  alcuna  di  quelle  leggi , alle  quali  fottoponiamo  le  Canxoni, 
$ Sonetti , le  Ballate , le  Frottole , i Madrigali,  i Scrventefì  ,e  le  Stan- 
te ì Min.  Che  altro  , fe  non  che  la  Pocfia  [cnipre  fi  rifervò  ,e  fi  riferì 
vera  queflu  libertà  nel  comporre  ì Fedele  Pindaro  , quanta  varietà  di 
verfi  usò  nelle  fue  Cannoni , e quanti  modi  dagli  ujati  diverfi  ì Poi  nelle 
Tragedie  , e nelle  Commedie  , quante  Strofe  , le  quali  noi  Folte  chia- 
miamo , fen%a  fmilitudine  alcuna  congiunte  trovate  ì Similmente  pone- 
te mente  nelle  compoftxtoni  di  quefla  noflra  favella,  e molte  ve  ne  vedre- 
te di  altro  modo  da  quel,  che  fecondo  la  legge  delle  rime  tener  fi  dovreb- 
be . Né  v'allegherò  tante  Camtfini , che  da  molti  fi  fono  fatte  , e di  dì  ia 
dì  fi  fanno  liberamente  , e fen\a  regola  ; ma  leggete  le  rinie  del  Bembo, 
il  quale  s’ha  tanto  di  autorità  acquiftato  , che  da  quefia  età,  par  , che  fia 
nello  fcrivcr  regolatamente  Numa  , o Licurgo  riputato  . E vi  fi  farà  in- 
nanzi quella  Ballata  fen\a  la  forma  , che  nelle  Ballate  s' è detto  con 
Pefemplo  degli  Antichi  doverfi  tenere  , 

Come  n convenìa  de'  voflri  honori , 

S'io  non  forivo  , Madonna  , e non  ragiono  j 
Ben  me  ne  dee  venir  da  voi  perdono  . 

E nella  CanTfine  , 

Pelice  (Iella  il  mio  viver  fegnava. 
troverete  confonano^a  con  intervallo  di  verfi  nove  : il  che  è contro  afa 
regola  data  {fe  la  memoria  non  m'inganna  ) dal  medefimo  autore  . E in 
quella  , 

Ben*  ho  da  maledir  l’empio  Signore , 
lafcia  una  rima  feompagnata  ; ancorché  le  dia  compagnia  di  un  verfo  in 
tiafeuna  delle  flange,  che  feguitano;  ed  é quefia  la  rima  innanjj  all'ulti- 
ma coppia  delia  fianxa , E nel  Madrigale  , 

Che  ti  vai  faettarmi , s’io  già  fuore  . 

LI  X il 


MucatiOfle, 


Volt*. 


Riprel*  ripeti» 
t*  in  parte . 

Stile  bailo  di 
Frottola . 

Delle  rime  libe- 
ramente legate. 


Quanta  da  la  li- 
berta. 

Di  Lirici . 

Di  Scenici. 


Di  Canionieri 
Tofcaiii. 


Efemplo  del 
Bembo  di  rime 
(ènea  legge , 

Ballata  . 


Cantone . 


Madrigale. 


I 


Digitized  by  Google 


tfcmpli  del  Siti. 
n.V3t  o , 


Canioni  libere. 


Con’ poli zione-j 
(inule  al  Sonet- 
to, ma  con  cif- 
(bmijlian7a  nel< 
le  confoiianze^ 
de’  Qiiaicecci. 


Inni  Latini,  fat« 
ti  da’ Sacerdoti 
con  Cai  maniere 
Tolcane, 

I Di  Quartetti. 


a Di  b'cnajJ, 


268  DELLA  POETICA  TOSCANA 

il  tjui/ito  verfo  è di  fette  filUbe  . Ma  quella  maniera  , che  tennero  ^li 
/Intich:  r.el  Madrigale  , niun  verfo  rotto  riceve  . Leggete  ancora  le  Ri-‘ 
me  del  Sanna'zr.ro,e  vi  fi  faranno  vedere  qicefle  due  com^ofiT^onette  fuor 
di.  ir  ufata  legge  , 

In  quel  ben  nato  avventurofo  giorno  . E 
Se  per  colpa  del  volìro  fiero  fdegno  . 
le  quali  nè  di  Ballata,  nè  di  Madrigale,  nè  di  Canzone  forma  ritengono. 
BtR.  Come  adunque  fi  chiameranno  ? Miv.  Come  altramente  , che  Can^ 
Zoni , ma  fcritte  alla  libera  i ^uefìa  liberti  io  feguendo  nel  mio  Pane- 
girico feci , come  ho  già  detto  , molte  Canzoni  fciolte  della  legge  da’  no- 
flri  Jiitkl  i , e da  me  nelle  rime  fervuta  . E'  il  vero  , che  non  mi  piac- 
que mai  di  tifar  tanta  licenzu,  che , quando  ferivea  Canzone  di  più  flan- 
, di  altro  modo  da  quel,  che  tenuto  avea  nella  prima,  alcuna  delle  al- 
tre feguenti  faciffì  . Nè  lafcerò  di  farvi  avvifati , che  in  Canzonieri  an- 
tichi infin'  a qui  non  dati  in  luce  , ho  trovato  compofizione  fimile  al  So- 
netto ; ma  ne'  quartetti  con  quefla  differenze^  t ohe , benché  nella  qualità 
del  verfo  , e nella  quantità  delle  fìllabe  Pun  quartetto  all'  altro  rifpon- 
da  ; nondimeno  or  tutto  , or  parte  nelle  confonanze  è diffimile  . Della 
qual  maniera  è quella  mia  , ^ 

Già  fiammeggiava  in  Oriente  Apollo . 

E quefla , 

Eran  le  Grazie  tre  care  forelle  . 

Quefla  fomiglianza  , e diffomiglianza  di  quartetti  vedrete  ancora  negP 
Inni  da'  Criftiani  Sacerdoti  a laude  di  Dio  cantati , ne'  quali  non  così  la 
mifura  ,e'l  numero  de' ver  fi  Latini , come  delle  rime  vulgari  fi  ferva  : 
perciocché  così  nell'  una  , come  nelP  altra  favella  quel  fecolo  , nel  quale 
filmili  compofizioni  fi  fecero  , queflo  modo  tenea  . Di  che  vi  farà  efcmpla 
l'Inno  , 

Verbum  fupcrnum  prodicns . 
che  , benché  fia  di  più  quartetti , ve  ne  dirò  due  Jolamente  > 

Verbum  fupcrnum  prodicns  , 

Ncc  patris  linquens  dextcram  > 

Ad  opus  fuum  exiens  ^ 

Venie  ad  vitx  vefperam  , 

In  mortem  a difcipulo 
Suis  tradendus  xmulis , 

Frius  in  vitx  ferculo 
Se  tradidit  difeipulis . 

Nè  pur  di  ^uartelli  , ma  di  Senar)  ancora  Inni  compofli  troverete  : 

qual'i 


Digitized  by  CoogU 


LIBRO  TERZO.  i6p 

quit  è quello  % 

Pangc  lingua  gloriofi  . 

£ di  Settenarj  : qu.if  è queflo  , 

Sacris  folenniis 
Jungla  fint  gaudia , 

£t  ex  prxcordiis 
Sonent  prxconia . 

Recedane  vetera  ; 

Nova  fine  omnia  t 
Corda , voces , & opera 

Bencbv  furfene  pojfa  uh  quartetto  > nei  quale  tre  verfl  (ìen  di  dodici  plt 
labe  , e di  otto  il  quarto  . Ber.  Bimane  , che  dclT  Elegia  a'  Greci  > ed 
a'  Latini  comune  , e della  Satira  propia  de’  Latini  fi  ragioni , come  da 
noi  trattare  fi  convenga  ; perciocché  degna  cofa  è > che  tana  e Caltra 
Poefia  non  manchi  alla  noflra  favella  , maffimamente  che  alcuni  fi  fono 
ingegnati  a quefli  tempi  di  darne  dell’  una  e delf  altra  alcuno  affaggio  . 
Che  cofa  dunque  è C Elegia  ì Min.  Imitaxjonc  di  una  perfetta  faccenda 
propiamente  lamentevole  , la  qual  fifa  con  terzetti , o fe  fleffo  , o pure 
altrui  a lamentarfì  il  Poeta  introduca  , ed  a mojlrarc  il  piangevole  , e ’/ 
dolorofo  . Ber.  Non  vi  dimanderò  , perchè  fia  imitarjone  di  una  per- 
fetta faccenda  : conciojliacofachè  dimofìrato  ci  abbiate  ciò  effer  comune 
ad  ogni  Poetica  compofirjone  : ma  , perchè  lamentevole  ì o nella  Ele- 
giaca Poefia  non  troviamo  fcritte  cofe  feflevoli,  ed  allegre  ì Mm.  Sì  be- 
ne : ma  non  propiamente  , fe  riguardiamo  al  fine , perchè  ella  fu  trova- 
ta : perciocché  in  principio  ella  altro  non  fu,  che  lamento  , il  qual  fi  fia- 
cca per  colui , ch'era  morto  : il  che  fi  dinota  per  la  voce  fleffa,  cotti' è no- 
to a chiunque  non  è della  Greca  lingua  ignorante  . Ber.  O non  fiaccano  i 
Lirici  Canzoni  piangevoli  ì Min.  Anzi  gli  Eroici  ancora  , come  nelle 
opere  del  noflro  Papinio  leggiamo  ma  di  altro  modo  , e di  altro  fiile  . 
Ber.  Adunque  propio  della  Elegia  tra  il  lamentevole  ? Min.  Si  certo  : 
e ’l  primo  , eh'  elegiacamente  cantò  , dicono , effere  fiato  Teocle  Naffio, 
quando  egli  divenne  pag^o  > fp^ffo  ripetendo  la  prima  lettera  della  Ele- 
gia , che  Grecamente  è fignificatrice  di  dolore , e di  lamento  . Altri  l'at- 
tribuifeono  a Mida  , che  piagnendo  la  morte  della  madre  , e fofpirando  , 
fpcfj'e  volte  la  medefima  voce  tramettea  . E la  cornamufa  piangevole  , 
al  cui  l'uono  l'Elegia  fi  cantava  , fcrivono  , che  prima  aW  efequie  fer- 
viva  ; c fi  trovò  da  quel  Re  in  fare  onore  alla  madre  , la  qual'egli  va- 
Ica  nel  numero  degl'  Iddii  locare  . Laonde  tufìcio  propio  del  Poeta  Ele- 
giaco farà  di  dire  sì  piangevolmente , che  muova  a pietà  . La  materia , 

iotor- 


3 Pt  SctccDori. 


Della  Elegia. 


Che  cofa  fia_i 
l’Elegia . 


Propio  di  Eie* 
già  é il  laineoce. 
vok. 


Inventore  di 
Elegia. 


Oficio  di  Ele- 
giaco . 

'Maceria  di  Ele- 
gia I 


Digitized  by  Google 


17»  DELLA  POETICA  TOSCANA 

intorno  alla  quale  quefla  Poefta  ft  volgeva  t era  di  cofe  degne  di  lattdtt 
(onciofoffe  cofa  t che  conftflejfe  in  lamento  funerale , e in  lodare  il  morto, 

Dappoi  difcefe  a cofe  più  leggiere  : e per  quelli , che  ft  erano  dati  agli  ' 
amori  , ed  alle  dilicatex^e  » divenne  amorofa  e lafciva  ,ofi  lamentace- 
lo , 0 fegni  di  allegrei^a  mojìrajfero,  o pregajjero  , o ammoniffero  , o ri- 
, prendejjero  f o la  donna  loro  commendaffero,  o lorofleffi  fcufajfero,  o per- 
dono chiedefjero  , o qualunque  altro  affetto  di  animo  dimojìraffero  : per-  | 

ciocché  gli  amanti , effonda  di  lor  natura  atti  , e difpofli  a lamentarfi  , 
par  , che  ragionevolmente  lor  propia  ft  faceffero  quefla  Poefta  , la  qual 
Come  la  mate-  pofla  ne'  lamenti  vedeano , Ma  così  rallcgrc‘:^'7;e,  come  i cordogli,  e le  no- 
datata”*  ^ofe  fatte  ella  cominciò  a ricevere  . Di  che 

vi  farà  efcmplo  tra’ Latini  Ovidiofll  quale  molte,  e divirfe  cofe  con  verfi 
elegiaci  trattò  : conciojfacofaché  amorofi  Poemi  fien  te  vaghe  lettere 
deli'  Eroine  , gU^Amori , PArte  deWamare  , i Rimcdj  , che  ragionevol- 
mente dir  ft  poffotto  precetti.  Funerali  compofi^ioni  ften  quelle, nelle  qua- 
li egli  piagne  la  morte  di  Tibullo",  e quelle , nelle  quali  la  morte  di  Dru- 
Jo . Dogliofe  quelle,  che  del  Ponto,  e delle  cofe  trifle  s'intitolano  . Poche 
ne  fon  liete , quaPè  l'Elegia  , nella  quale  del  Germanico  trionfo  con  C(- 
fare  ft  rallegra  . ,^uella  operetta  chiamata  Ibis , tutta  é acerba  , e pie- 
na di  vituperi  in  altrui  biafìmare  . I libri  da  lui  falli  nominati , con- 
tengono le  fefle  , e i fieri flc)  de’  Romani  . Tcognide  ancora  Megarefe,  I 

che  fu  Poeta  Greco  , non  pure  giuochi  , ed  amori  ; ma  fentenge  , e pre- 
cetti di  vita  fcriffe  : e fece  una  belli ffima  Elegia  di  quelli  Siracufani , ; 

Cbe  l’Elegia  fia  che  dal  lungo  ajjedio  fur  tolti  , e liberati  . Nè  , perchè  i verfi  Elegiaci 
dell’ Epica  Poe-  4/  fuono  della  piangevole  cornamufa  fi  cantaffero  , fono  della  Melica  , e 

■ non  delP Epica  Poefta  : perciocché  P Elegia  non  ha  Coro,  il  quale  alla  Me-  f 

lica  è riebieflo.  Nè  ciò, che  fi  canta,  i Melico:  conciofoffe  cofa,  cbe  P Eroi- 
Quii  verfocon-  fo  Poema  alfuon  della  celerà  ft  cantaffe  . Con  qual  verfo  in  quefla  no-  ‘ 

utngì  lii'Eie^a  flff,  fgyclla  fcriver  fi  convenga  P Elegia,  il  v' infegnò  il  Sanna%aro  , 

del  quale  abbiamo  due  bellijjime  elegiache  compofiv^oni  , nell'  una  delle  I 

quali  egli  piagne  il  cafo  del  Mar  cbe fe  di  Pefeara  , nelP  altra  di  Pier  Leo-  ' 

ne  Fifteo  eccellentiffimo  . J^iulla  comincia  , j 

Scotto  dai  mio  ^cnficr  tra’  falTi , e fonde  . 1 

E quefla  , i 

La  notte , che  dal  Ciel  carca  d’obblio . 

Aggiungali  loro  quelP  altra  , nella  quale  invita  a piagnere  la  morte  del 
noflro  Signore , e Dio  , 

Se  mai  per  meraviglia  alzaie  il  vifo  . 

E quefle  due  , che  troverete  nel  mio  Amore  Innamorata  , 

S’io 

t 

I 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  171 

S’io  (bn  colui , che  tutto  vince  , e sforza . E 

LafTa  mi  Tento  non  so  che  nel  core  . 

§ve  chiaramente  il  Poema  ejfer  di  terxetti  compoUo  ft  vede.  Il  T/Vn/èjwa- 
no  ancora  fili  altri , che  fon  dappoi  venuti  , e nominatamente  fi  moflrano 
fcrivert  Elegie  . T ra’  quaU  è Lui^i  Alemanni  « che  in  quello  flile  non 
foca  laude  ha  trovato . E,  perciocché  mifia  è quefla  maniera  di  fcrivere.  Modo  Eleeiaco. 
quaPé  per  certo  I Epica  Poefìa  , il  Poeta  Elegiaco  or  la  fua  per  fona  ritie- 
ne , ed  or  la  depone  : il  che  , come  fi  faccia  , affai  chiaro  fi  è dimojirato 
in  quefli  noHri  ragionari . ^uaf  , e quanta  fta  la  faccenda  , e quanto  fi  Quanta  lìa  l*E- 
ftenda  , dalle  opere  allegate  vi  fi  farà  chiaramente  conofccre  ; concioffia-  kgù. 
tofachè  effer  non  poffa  gran  Poema  quel , che  non  all’  univerfale,  ma  va 
dietro  al  particolare  p ed  acciòp  che  di  quefiop  e di  quello  avviene  . Né  fi  effenaijlì 

dubita,  le  parti , che  fanno  la  forma  dell'  Elegia  , effere  la  favola , i co-  • 

fiumi,  le  e le  parole.  Della  favola,  e de’  coflumi  fi  é detto  affai.  Favola . 

Delle  fentenxe,e  delle  parole  fi  dirà  fufficientemente  al  fuo  luogo.  Ma  non 

tacerò  , che  quefla  Poe  fta  , come  che  le  pià  volte  fìa  coflumata  e morale,  parole . 

i nondimeno  fervente  pafjionevole  ; e certamente  delP  una  e dell’  altra 

maniera  di  affe  tti  è piena  . Divide ft , come  ogni  altra  , in  due  parti  : Membri  di  E te* 

perciocché  propone  , e narra  . Molto  adorna  tei  la  digrefflone  fpeffa  , e ^'^roooRiione 

breve  , purché  le  fta  ben  congiunta  . Di  che  niuno  può  darvi  efemplo  ^ Narrazione 

meglio-,  che  Tibullo  , Adornanla  anche  non  poco  gli  efempli , le  campa-  Ornamenti  di 

ragioni , il  dtfjìmile , il  contrario  , il  pià  , il  meno  , il  pari , Pampliare,  Elegia . 

e gli  altri  ornamenti , de'  quali  rimane  a ragionare , Dilettafì  di  fentcn-  Delle  Sancente. 

%e  brevi , ed  acute . Che  diremo  del  dire  ì fe  non  che  debba  ejfer  piano  , Stile . 

e piacevole  , e leggiadro  . Altre  cofe  ancor’  a chi  leggerà  i buoni  fcritto- 

ri  fi  faranno  innanzi  degne  di  effer  mirate , e imitate.  E,  poiché  a noi  Quali  Elegiaci 

non  é cofa  antica  P Elegia,  io  conforto  coloro , a cui  diletterà  di  fcriver-  imitare. 

la  , che  fi  rechino  innanzi  i Poeti  Elegiaci  Latini  ad  imitare  , e fpecial- 

mente  Propcriio,  e Tibullo  . Direi  anche  i Greci  Callimaco,  Fileta  , ed 

Antimaco  , ed  Ermefianatta  , fe  P opere  loro  fi  trovaffero  . Bsr.  Poiché  Dalla  Satira. 

s’é  detto  della  Elegia  , udianfo  , che  cofa  è la  Satira  Latina  . Min.  Pri-  Chi  trovò  la  Sa* 

»»a  che  la  dilfiniamo  , non  fi  taccia  Lucilio  mio  vicino  in  Roma  averla 

trovata  : perciocché  effondo  fatta  una  legge  , che  in  T eatro  niuno  foffe 

motteggiato  , 0 morfo  ; e pochi  nella  Città  fi  trovaffero  indegni  di  effere 

dalle  unghie  de’Comici  fquarciati  ( conciofoffe  cofa,  che  pochi  di  mal  fare 

fi  vergognajfero  ) moffer  lo  fdegno  di  Lucilio  , che  non  poffendo  egli  i rei 

coflumi , e i vìt()  de’  fuoi  tempi  fofferire  ; in  notarli  , e ’n  biafimarli , Con  quanta  li- 

trovò  quefla  nuova  maniera  di  fcrivere  , la  quaP  egli  Satira  nominò  , 

/<r»7'4  partir  fi  da  quel  Satirico  motteggio , del  quale  cql  Signori  Angeli^  ^ 


Digitized  by  Google 


i7t  DELLA  POETICA  TOSCANA 

s'é  ragicv>Uo  ; fcrcìoctbè  , quiìntunque  lafciati  gf  introduciiKcnti  deHt 
cofc  Sceniche,  c delle  pcrfonc,  c cangiati  i ver  fi, Epico  f faerffe:  non  però 
non  ritenne  il  pungente , ed  acerbo  motteggiare,  sì  che  per  nome  i Citta- 
diKÌ  Romani  afpramente  mordea  . AV  difpiaccva  a'  Principi,  che  la  ma- 
li^ia,  e la  iniquità  fi  biafmaffe  ; la  qual  libertà,  f dolj'ero  i fucceffori  di 
Oliai’  site  feivò  lui,  che  fojjc  lor  tolta . Ma  , benché  Orarjo  qnefìa  legge  difpregiaffe,  e fe 
Oiazio  nel  li-  ridcjfc',  nondimeno  altra  maniera  fervè  nel  mordere , e nel  motteggia- 
ptei)  ere . _ perciocché  cgji  feppe  mcravigliofarncntc  diffìmnlare  , cd  usò  arte  mi- 

rabile nel  riprendere:  conciofojfe  cofa,  che  dov  egli  parca,  che  cianciaffe, 
ed  altro  fatrffe  ; a poco  a poco  faette  di  riprcnfonc  tirajfc  ; li  cui  colpi 
non  fi  conofccano  prima  , che  giunti  nelle  vifeere  dell'  anima  f fentiffe- 
Qiial  modo  teii.  ro  . Ma  Pcrfio  , e Giovenale  , non  pof  indo  Lucilio  nel  nominare  i vi- 
GiovenaJtT  imitare,  il  fegitirono  nello  fpargere  apertamente,  quanto  è di  afpro, 

c di  acerbo  nel  biafmare.  De'  quali  Giovenale  con  tanto  più  [piegate  vc- 
Matcjia  di  Sa-  [degno  fi  lafcia  andare  ; quanto  più  largamente  ogni 

tira  . menoma  particella  di  vÌ7jo  ne  va  firignendo  . Come  adunque  le  infermi- 

tà,e le  ferite  del  corpo  direfie  effer  materia  della  Medicina, come  di  quel- 
la, che  in  loro  fi  rivolta  : così  le  pajfioni,  e le  piaghe  dell'animo  foggetta 
Fine  di  Satira,  di  quefia  Satirica  Poefta  chiamcrefle  . E,  perciocché  P una  e C altra  het 
per  fuo  fine  la  fanità  , quella  del  corpo  , quifla  dell'  anima  ; fimilmente 
ha  cura  di  fanare  , quella  con  le  cofe  , quefia  con  le  parole  ; quella  con 
C/iuo  di  Satiri- bevenda,  quefia  con  acerba  riprcnfionc.  Ma,  perciocché  la  Ftlofo- 
co.  fia  è medicina  di  quelle  malattie  , onde  l'anima  s'inferma  , c'I  Ftlofofo 

riprende  per  fanarla  ; intenda  il  Satirico  fcrittore  , che  non  s’appartiene 
a lui  quel , eh'  é propio  delta  Filofofia  , il  trattare  delle  vertù  , e delle 
cofc,  che  loro  fi  contrappongono  : ma  il  ripnndcrc  altrui  fefievolmen- 
tc  , né  felina  [degno  con  verfi  , per  li  cofiumi  ammendare  £ , benché 
talvolta  ammonifea  , e infogni  , che  fia  , come  omfio  , da  feguire  e che 
da  fuggire  , come  brutto  : nondimeno  egli  tal  vi  fi  mofira  , che  agevol- 
minte  Satirico  , e non  Filofofo  il  conofeete,  come  colui  , che  liivimcntc 
tocca  i precetti  della  onefia  vita  ; e ben  fi  guarda  di  parere  , che  fi  fiud) 
Che  cofa  ila  la  di  ratinare  Filofofici  ammaefiramenti . Da  quefie  cofc  già  dette  coglier 
Satira , pojfiamo  , che  la  Satira  è imita'gione  di  una  vixjofa  , c biaftmevole  fac- 

cenda , con  verfi  nudi  e puri , e con  parlare  femplice  e netto  ; ma  sì  be- 
ne acuto,  per  la  vita  ammendare  ; ed  univcrjalmtntc  più  tofio , che  par- 
’Dìfferentatra'ì  ticolarmcnte  : concicffiacofachè  in  qiicfio  fia  differente  dalla  J ambita 
Satirico  , e ’l  p^^fia  , che  i vix.)  de'  particolari  acerbamente  pungendo  riprende . N) 
jam  ICO,  prima  qnefio  noflro  Satirico  ufeirà  a pungere,  che  preparato  abbia 
l’animo  dell'  uditole  a rncvcrc  fint^a  i.o)a  le  punture  , le  quali  con- 
, " ’ vini. 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  TERZO. 


i?; 


vien  i che  vadano  tinte  , e condite  di  tanta  piacevoìcx%A  ì che  Vafprcx^  Qual  modo 
7ja  non  prima  a fentire  fi  cominci,  che  fa  tutta  nelC  animo  fenr^a  offefa  di  tenga  il  Satirico 
lui  raccolta  : acciocché  daW  efemplo  del  buon  Fiftco  non  fi  diparta  , il  cevdm^entc 
quale,  per  ingannare  il  gufo  dello  'nfermo,  tempera  la  medicina  con  quel 
foave  condimento,  che  non  fa  nella  bocca  tamaro  di  lei  fentire , ,^eflo, 
come  far  f convenga,  niuno  meglio  vi  può,  che  Orayo,infegnare',  il  qua- 
le allora  tratta  le  cofe,  che  alla  vertù  s'appartengono  , quando  con  dan- 
de avrà  acquiflata  la  volontà  di  colui  , il  quat  egli  riprende  . E quefla  Diffèien*a  cnui 
differenr^a  è tra  Cantica  Satira  , e quefla  nuova  : perciocché  quella  mot-  l’antica  , e ia_» 
teggiando  , c cianciando  , i viy  mordea  ; quefla  ridendo  tocca  il  vero  ; Satira. 
col  qual  rifa  nafcondcndo  lo  fdegno  , afluiamrnte  a riprendere  s'introdu- 
ce  . Quefla  dolce  maniera  di  riprendere  io  flimo  migliore  , che  tafpra,  Che  la  pìacevo- 
ed  acerba  ; come  quella  , che  più  vale  a confeguire  il  fine  di  quefla  Poe-  le  maniera  di  ri- 
fa  , il  qual'é  di  ammendare  i coflumi  : perciocché  tanto  manca  , che  pa-  c 

Xjentemente  alcuno  tafpreg^a  della  riprenftone  fopporti , che  tanto  più  ^ra^*  ' *' 
s'indura  ne  t;iiy  , da'  quali  egli  é vinto  ; conciojfiacofaché  per  la  durex^ 

%a  dtl  maeflro  la  beflia  naturalmente  fera  più  fiera  divenga  , e meno  * 

afcolti . Bb*.  Moflratcd , come  quello  eccellcntijfimo  Poeta  abbia  quefla 
materia  trattata  } Min.  Avendo  egli  deliberato  di  riprendere  aflutamen-  Come  Orario 
te  quel , che  di  riprenftone  degno  giudicava  ; per  moflrare  , che  in  que-  trattò  la  Satiri- 
Zio  anche  uficio  di  buono  amico  facea  , fi  difpofe  di  efeguirlo  in  due  mo-  due"mS^Ì* 
di  , ora  per  lettere  , ed  ora  , come  s’egli  ragionale  con  quelli , alli  qua-  i Con  fermoni. 
li  egli  parla , o pure  introducete  alcun  ragionamento  : onde  tacitamente  * 
a riprendere  procede  , affineché  chiunque  ode  le  cofe  degne  di  biafimo  , Artificiode’Ser 
fe  fono  in  lui,  le  ammendi ',  fe  in  altrui , fe  ne  guardi . ledete  come  moniSorwióÌ 
leggiadramente  i precetti  del  padre  dimoflra  , il'  qmC-egli  finge  , che  , 
mentre  infegna  il  figlio  di  viver  bene  , ora  in  queflo  , ora  in  quello  noti 
ciò,  eh' é da  fuggire  , Taccio,  quanti  egli  per  nome  in  diverfi  modi , 
come  fe  ad  altro  hitendcffe  , punga  : perciocché  ampliando  con  l'iperbo- 
le  egli  dife  , Kiman  tanto  a dite  , che  Fabio  ftancherebbe  ; ove  fi 
biafim^^  cicalare  di  Fabio,  il  qual  non  era  mai  faxjo  di  parlare  . E con 
la  comparazione , Se  foflì  più  cicco  d’Urea,  quei  vizj  vederefli  ; per- 
ciocché quella  donna  era  lippa  . £‘  pazzo  piti  di  Labeone , il  qual'  era 
flolto.  E con  l'efcmplo  ammonifee,  che  non  fia  avaro,  Non  far  quel, che 
’l  ricco  Uvidio  farebbe  ; né  che  fia  difiìoluto  , Volete  adunquc,_ch’io 
viva  , come  Nevio  .’  o come  Nomentano  .*  Era  quegli  sì  avaro  , che 
nulla  più  : eran  qticfli  dtfiolutijfimi . Molti  ancora  breviffmamentc  hia- 
fima  , qual'é , Grave  è il  lezzo  di  Rufillo  ; Gorgonio  rende  odor  di 
«.apro.  Talvolta  nomina  chrar amente  coloro, i quali  egli  prende  a lacera- 
la m ' re , 


Digitized  by  Google 


z74  della  poetica  TOSCANA 

re  , quali  furono  il  profcritto  Re , Rupulo  , Perfio  , Lucilio  . Talvolta 
ve  tate  il  nome,  tome  fu,  quando  per  la  via  Sacra  incontro  gli  venne  uno 
a lui  noto  folamente  per  nome  , in  cui  dipinge  il  mal  confederato  , e lo 
sfacciato  , e l'Importuno  . guanto  fefievolmente  , ed  avvedutamente 
alla  riprcnfione  di  molti  s'apparecchia,  quando  fi  feufa:  perciocché  le  Sa- 
tire fcrivea  , ed  era  tenuto  mordace  riprenditore  . .guanto  afìutamente 
narra  i mordimenti  , che  gli  fi  davano  s perciocché  origine  avea  da  gen- 
te fervile  ; voleitdo  egli  biaftmare  il  giudizio  di  coloro  , che  alla  vertù  la 
nobiltà  del  fangue  antiponeano  . piacevolmente  , e quanto  arti- 

, ficiofamente  la  fciocchee^a  degli  uomini  fchernifee  , quando  afe  flejfo 

non  perdona  ; perchè  gli  altri  fen%a  loro  offefa  riprenda  , introducendo 
Damafippo  , il  quale  mentre  rimorde  gU  feiocchi , la  fua  paj^a  dimo- 
ftra  , .parafo  corteggianamente  quelli , che  al  ventre  fi  danno  , ripren- 
de , quando  fchcrnendo  la  fetta  di  Epicuro  , introduce  Ca'i^io  di  lui  fe- 
guace  a dare  i precetti  delle  vivande  . E quando  fa,  che  ’l  Fondano  Nom 
fidieno  narri  il  convito , non  morde  motteggevolmente  in  lui  lo  infipido, 
e inconfiderato  apparecchiator  di  cena  ì e in  Rufo  , e fomentano  la 
ghiottoneria  ì Che  direte  di  quella  motteggevole  vaghet^xaì  Non  vi  par' 
ella  ftjlevole , e piena  di  prudenza  , quando  introduce  T irefta  a ragionar 
con  VUffe  , come  fi  acquiflino  le  ricche'^xf  » volendo  egli  il  coflume  de’ 
Romani  in  avere  l'eredità  fchernire  I /djfai  certo  leggiadra  , e piacevo- 
le , cd  avveduta  ajìwi^ia  è quella  , con  la  quale  a fé  fieffo  gli  altrui  difet- 
ti attribuifee',  acciocché  gli  altri  nella  propia  fua  perfona  rimorda,  quan- 
Artìficio  dell’  do  fi  fa  riprendere  dal  fervo  . Tenendo  poi  alC  Epilìole  , non  vedete, 
Epidole  di  Ora.  q,unto  aftutamente  s'infinga  , quando  , fcrivendo  a Celfo,  riprende  in  fe 
**°  * medefimo  le  cofe,  le  quali  erano  in  lui  degne  di  riprenfitone’,  acciocché  ac- 

cortamente ammoniffe  lui  di  ciò  , che  foffe  da  fuggire  ì ,^anto  meravi- 
gliofamente  dijfimulando  rimorde  Giulio  Floro , come  troppo  all'ira  fog- 
getto  , e difeordante  aW amico  , che  per  opera  dello  fieffo  Poeta  , e degli 
altri  amici  s’era  con  lui  rappacificato  . Arte  meravigliofa  éauella  » 
quando  per  riprendere  Albio  , che  ( perciocché  le  ricche'^e  glf^anxa- 
vano  ) continue  no')e,  e foUecitudini  gli  abbondavano  : e per  confortarlo 
a menar  vita  libera  di  molefii  penfieri,  il  lauda  prima,  che  V riprenda",  e 
fe  gli  offre  pronto,  ed  agevole  a riprendere  , acciocché  quegli  pià  agevol- 
mente fofienga  d’ effer  riprefo  . E perfuade  a Torquato  , che  fplendida- 
mente , ed  allegramente  viva , e fi  goda  delle  riccbc’^c  , lodando  il  pia- 
cere, e la  ftfia,  e Cimbriachcx^'^  : non  già,  ch'egli  ciò  nell'animo  fentiffe% 
ma  perchè  lui  dalla  troppa  avari7^a,e  dalla  miferia  rimoveffe',  ed  a quel- 
la mediocrità  , che  tra  l'uno  e l'altro  vi-^io  confifie  , riduccjfe  . Mille 

altre 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  275 

altre  fomìgUanti  cofe  troverete  da  quel  Poeta  motteggevolmente  , 
fìevolmcnte  , e lon  leggiadria  , e con  afìuxia  trattate  . Ni  fen^  arte  Come  Perfio , « 
Perfio  , e Giovenale  a mordere  i vi^)  (i  diedero  ; ma  guardandofi  dal  ri-  c 

prendere  i potenti,  e’  ricchi  di  loro  tempi  , fotta  finti  nomi , 0 come  fin-  ca  MatCTu!'*"" 
ti , ancorché  veri  foffero,  li  biaftm  avano  : perciocché  Damafippo  é nome 
finto  appo  Giovenale  dalt  effetto , nel  qual  nota  ,e  figna  la  Romana  no- 
biltà, così  data  alla  cura  , ed  allofludio  de'  cavalli,  come  fe  foffero  coxe 
Xpni , 0 carrettieri . yere  , ma  come  finte  per  fané  fono  quelle  ,T  aurea, 

Vrbico  , Crifogono  , nelle  quali  coloro  , eh'  eran  loro  fimili , rimorde  . 

Talvolta  col  nome  di  quelli , ne'  quali  fu  notabilmente  ciò  , eh’  i da  ri- 
prendere , biafima  coloro , che  fono  degni  della  mcdefima  riprenfionc:  fi-  ' 
come  in  Clodio  vitupera  i Merchi  •,  in  Petofini,  e in  Trafililo  gli  Aflro- 
laghi  motteggia . E , perciocché  ’l  Satirico  non  perdona  a’  morti,  allora 
uja  liberamente  i veri  nomi , afftneché  ciafeuno  filmile  a quelli  riprenda  . 

Ftjìcvoli  fcbernimint!  nelle  Satire  troverete  , quali  fono  quelli  di  Gio- 
venale , quando  fchernifee  la  fuperfiixione  di  quel  tempo , e la  ghiotto- 
neria di  Domiziano  , e la  Poefia  di  Cicerone  . Suole  ancora  il  Satirico  Invocastìone  d«* 
invocare  , ficome  fa  Orario , chiedendo  Pa)uto  dilla  Miifa  a dire  la  con-  Satirici, 
tefa  di  Sarmento  beffardo,  con  Mcjfo  Cteirro  ; e Giovenale  a deferivere 
la  graffexxa  di  Domiziano  , Ni  mancano  alla  Satira  le  parti  effenxioli:  Parti efTen^iali 
perciocché  la  favola  fen^a  dubbio  é faccenda  ; c ’l  Satirico  tratta  alcu-  Satira. 
na  faccenda  , quando  introduce  alcuno  a notare  i vi^j  >o  pure  a dar  ma- 
teria da  ridere  ; o narra  alcuna  cofa  alla  riprenfione  appartenente  , il 
che  fa  veriftmilmente . T utta  c coftumata  , e morale  quefia  Poefia  ; Come  la  Satira 
perciocché  , oltre  che  fi  dirixxtt  a//’  ammenda  de'  rei  cofiumi , pure  tal-  fia  coftumau. 
■volta  , quaCè  dentro  nclP  animo  difpojto  , e quaPé  coflumato  quel,  che  fi 
morde  , fi  dipinge  : perciocché  l'avaro  , Pinconfidcrato  , il  dato  al  ven- 
tre, il  lufinghiero  ',  il  biffardo  , e ciafeuno  altro  degno  di  biafitmo,  quan- 
do parla  ,fi  fa  , qual'  egli  fia  , conofeere , Narrando,  qual  fia  la  natura, 
e 'I  coflume  di  ciafeuno  di  quelli  , che  morde  , dimofìra  . E in  deferive-  Quale  Stile . 
re  alcun  atto  , qual  fia  colui , che  vi  s’introduce  , leggiadramente  ne  digrcjfio» 
dichiara  . Ama  ella  molto  nel  dire  il  puro  , e netto  , e leggiadro  ",  e nelle 
fentenxe  Pargujia  , e Pacuterg^a  . tifa  digreffioni , dallo  argomento  e 
dalla  imprefa  materia  paffando  a dire  alcuna  favola  , 0 novella  , 0 vero 
in  alcun'  altra  maniera  di  narrare  . Né  fi  difiderano  in  lei  le  parti , che  Membri  della.» 
fanno  il  corpo  del  Poema  : conciofftacoftché  non  le  manchi  il  proemio  , 
né  il  narrare  , come  vedrete  , leggendo  le  opere  di  quefìi  Poeti  , che  io  Che  ora  tenga , 
vi  allego . £ , benché  le  pià  volte  il  Satirico  ritenga  la  fiia  per  fona,  non  ®ra  Jepnngà  la 
però  talvolta  non  fe  ne  fpoglia  : ficome  Or  agio  , quando  introduffe  Ti-  sliriro 

• M m 2 ' refia 


Digitized  by  Google 


116  DELLA  POETICA  TOSCANA 

rcfid  con  Vliffe  a ragionare  ; e Priapo  a perfeguitare  Canìdia  incanta- 
trice ; e Ca^io  a parlar  [eco  , Talvolta  ufa  quella  forma  di  ragionarct 
nella  quale  s’interpone  Dice  , e Dico  . Ma  y o ritenga  la  fua  perfona  , o 
dell'altrni  fi  vefla  ; rade  volte  entra  fcn'ga  quel , che  fìa  in  gnifa  di  proe- 
Proemio  di  Sa-  tnio  . Ber.  Io  credeva  , non  effere  alla  Satira  il  proetnio  richiefio  : oer- 
tita . ciocché  l’entrata  i di  fubito  , e repentina  : conciofjiacofachè  ’l  Satirico 

dall'ira  , e dal  difdegno  fofpinto  fubito  a mordere  ne  vada  . Mim.  Bench' 
eglii  come  voi  dite,  di  fubito,  e di  repente  a dir  male  cominci’,  non  è però, 
che  ciò  non  fta  principio  al  mordimento  : perciocché  queft’  è dell’  arte  , 
che  cominciando  punga  : conciofjiacofachè  pungendo  proponga  quel  , 
eh'  é da  trattare  . E nel  vero  queflo  repentino  cominciamento  rade  volte 
altrove  , che  nella  prima  Satira  , la  qual  fta  principio  di  tutta  [opera,  fi 
Che  r infinua-  truova  . Ma  , perciocché  la  materia  del  Satirico  i delle  cofe  biaftmevo- 
tinne  alla  Satira  li,  egli  tiene  quella  occulta  via  del  cominciare,  che  i Latini  chiamano  In- 
convenga . fmuagione  . Onde  par  , che  non  ufi  proemio  ; perciocché  il  principio  non 
Qual  fìa  il  Satl-  é chiaro  , ed  aperto . Né  balìa  a lui  , che  fia  mottcggevole  , ed  agro  nel 
rico  nejicparo-  riprendere  ; ma  fervar  gli  conviene  la  femplicità  , e la  leggiadria  nelle 
^^firione^’^a'n-  p^tole  ; [aguteg'^a  , e la  brevità  ne’  fentimenti  ; la  compoftxione  atta, 
ciare . e dicevole  ne’  verft  ; con  l’afpregg^a  le  donde  nel  dir  male  r condoljta- 

cofaché  ’l  dottiffimo  Oragio  ne  'nfeg^ni , che  nel  riprendere  non  fi  debba 
Che'l  ShItìco  fpandere  tutta  laforga  dello  fdegno  . ^efìa  legge  gli  diede  Giovena- 
noo  finge . ^ „p/  narrare  non  dica  cofa  finta  , come  i Comici,  overo  i T ragià 

Come,econ_.  hanno  in  cofìumc  di  fingere  . Come  s’abbia  a fcrivere  la  Satira , non  pu- 
quaUeirofìfcri,  fg  / Latini  maeflri  vi  faranno  ; ma  anihe  i noflri,e  fpedalmente  l’ Ario- 
va  la  Satira.  quale  non  contento  di  quella  gloria,  la  qual  fopra  tutti. gli  altri  ne' 

Laude  dell*  Romanci  trovò  , fi  difpofe  di  quefìa  laude  fimtlmente  acquifiare  . E mo- 
Ariofto.  firò  poterfi  la  Satirica  materia  attamente  fcrivere  con  terzetti . Ma, 
■ perciocché  le  fi  richiede  fide  fimile  al  ragionare  , come  Oragio  nammo- 
nifee  , fen%a  quei  numeri , che  oltre  a’  piedi  il  verjo  rotondo  dilidera’,  io 
direi , che  le  flarieno  affai  bene  le  rime  fciolte  , e nude  di  eonfonangc  : 
Della  Jamhìca  anco  abbiam  detta  , che  la  Commedia  le  richiede  . Ber.  Lafcerem 
Poefia  , onde  è dj  parlare  della  Jambica  Poefia  , e deli  Epigramma  ì Min.  Breve  , e 
nata  la  Gomme-  cornpofìgionc  é la  Jambica  ufata  dagli  antichi  a mordere  alcuno 

particolare  per  nome  ; dalla  quale , s'I  detto  , effer  nata  l’antica  Comme- 
Antichitd  , ed  dia  . E non  é dubbio,  che  non  fia  tanta  antica,  che  con  [Eroica  del[anti- 
origme  della-»  chità  contende  : perciocché  è da  credere,  che  toflo,chc  [ottimo  flato  degli 
Jambica.  uomini  fi  cominciò  a contaminare  , e dalle  profonde,  ed  occulte  vene 
deWanimo  a forgere  la  fonte  perpetua  delle  pafftoni , onde  ufdrono  gran- 
dtffmi  fiumi  di  , li  quali  per  tutto  ’l  mondo  fi  fono  fparfi  ’,  elJi  o da 

feber- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  277 

fcherto  , 0 da  dovtro  fi  diedero  Putì  Palerò  a biafimare  , E , perciocché 
i Jiìmhi  , tome  nel  parlare  , così  nel  dir  male  più  d-ogni  altra  maniera 
di  verfi  loro  fi  Paravano  innanzi  i s’elcffero  come  i più  pronti , ed  atti 
a rimordere  . Il  primo  , che  faceffe  quella  compofiTjone  , dicono  , che  Inventore  Jella 
fu  S>monide~^morgino , il  tjual  fiorì  quattro  cento  anni  j poiché  fu  Tro-  J^njl***’*  Poefia» 
ja  d flrntta  . Ma  certo  i più  affermano  , che  Archiloco  fu  il  primo  ,e'l 
mizliore  a fcrivere  di  qurflo  modo  . Onde  per  odio  0 del  peccato  , 0 più 
tofìo  de'  peccatori , i wj'j  biafimando  , i Poeti  di  quei  tempi  tei  vixjofi 
per  nome  riprendendo,  e ciò  parendo , che  alP  ammenda  de'  coflumi  molto 
giovaffe  t {conciò  fpffe  , che  ciafctino  fi  guardaffe  dal  commetter  ciò  , clte 
degno  era  di  biaftmo  , e di  mordmento  ) fu  lor  conceduto  , che  libera- 
mente quefìa  maniera  di  fcrivere  ufaffero  . Laonde  Ptificio  di  tal  Poeta  Ofkio  del  Jama 
fard  di  biaftm  ire , e di  mordere  sì , che  muova , ed  ammendi , E nel  ve-  ““^0  •.  . 
ro  tanta^  tale  fu  Pafprex^a  di  quei  verfì  in  quella  eri,  che  non  folamen- 
te  roffbre  negli  sfacciati , non  che  ne'  vergognofi  volti  generava  ì ma 
perturbava  anche  i petti  sì,  che  non  pochi  fe  noccideano  , per  non  poter 
Cofiefa  pa'gientcmentc  foffrire  : come  avvenne  a Licambe , il  quale  non 
poffendo  mitigare  il  dolore,  nè  far  delle 'ngiuriofe  punture  vcndetta,con 
un  duro  laccio  fijolle  lo  fpirito  della  vita  rE,  perciocché  lo  fìudio  di  tal  Materia  del 
Poefia  è pofio  in  vituperare  , la  materia  di  lei  è brutta  , e biafmevole  : I^nibico  . 
quali  fono  i vietai,  i mali  coflumi  degli  uomini,  gli  atti  difonefli,e  vitupe- 
revoli, e tutte  l'altre  cojc  laide,  e dalla  oneflà  lontane.  Onde  ragionevol- 
mente é da  riprendere,  chi  morde  i buoni, e biafima  i degni  di  laude;  con- 
ciò fia  che  in  loro  non  fi  truovi  materia  a quella  Poefia  conveniente  , E' 
il  vero  , che  poi  ( benché  non  propiamsnte  ) pur  fi  diede  ad  altrui  loda- 
re . I Latini  hanno  Catullo  , ed  Ora'gio  , da'  quali  pofflamo  anche  noi  Qitali  Jambici 
ejémplo  pigliare  ; e i Greci  Anania  , Ipponatta , Archiloco  > Simonide,  ■*"  ‘ 

c motti  altri , i quali  fcrtffero  bene  , e molto  : non  però  ne'  tempi  nofìri  Greci  1* 
cofa  alcuna  fe  ne  legge  , che  ci  poffa  in  qualche  modo  fcrvire  , De'  nofiri 
antichi  ninno  mi  fi  para  innanzi  fil  quale  dar  vi  poffa  in  luogo  di  maeflro. 

Ma  sì  bene  in  Roma  Pafquino  ha  in  coflume  di  fpeffo  molti  in  quella  ma-  Torcati!,’ 
niera  di  fcrivere,  efercitar  ai  , che  ce  ne  dà  talvolta  belli(]ìme,ed  acutif-  Paf<iiiim. 
fime  eompofigioni ..  .^uel  modo  in  qucfla  Poefìa  fi  terrà  , che  nella  Lirim  eiTeiMlali 
ca  detto  abbiamo  doverfi  tenere',  ed  altrettante  parti  le  fi  daranno,  altro  deila  Ja.nbica , 
che  ’l  canto,  e la  rapprefentaxjone  : benché  pur  foffe  uno  flrumento  chia- 
mato Sambuca  , al  cui  fuono  ijambi  fi  cantavano  . Finge  queflo  Poeta  Favola, 
la  favola , com'  è verifimile,  e come  conviene  : perciocché  , chi  vitupe- 
ra ^o  laudi , convien  , che  qualche  atto  deferiva  ; come  colui , che  bia- 
fima il  malfatto , e'I  benfatto  commenda  ; e funo  e l'altro  fa  breve- 


• Digitized  by  Google 


17*  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Della  Dìgref-  . Jfade  volte  dalla  propofla  materia  fi  diparte,  e la  dipartita  i bre- 
/ione . vifiima  . Come  dipinga  i coflumi , non  i mefltere , che  fi  dimoflri . Ma 

affitto,  e paffìone:  concioffiacofachè  induca  odio , e [degno  con- 
Membn  jambici  biafima , e rimorde  . Nè  a quefla  compofixjone  manca- 

Pi  tncipio.  no  le  parti,  che  fanno  il  corpo  : perciocché  in  lei  il  principi»-,  e la  narra» 

Nafrazìpne.  ^ione  troviamo  . E , benché  continciamento  di  tutta  l'opera  non  fia  mai 

fenica  proemio  , pure  talvolta  nelle  particolari  compofii-^jonette  quel,  eh' è 
in  vece  di  lui , ci  fi  fa  leggere  . La  narra%iont  è femplice , nella  quale  il 
Poeta  le  più  volte  ritiene  la  fua  perfona , e in  due  modi  ,ficome  anche  il 
Melico  ; perciocché  o narra  i detti,  e i fatti  altrui',  o pure  così  parla  , co- 
me fc  ftejfo  a parlare  introduca  : il  che  vai  tanto  , quanto  fe  faceffe  al» 
ModidiTambi-  trui  parlare  . Talvolta  dclf  altrui  perfona  fi  vefle  . E l'uno  e l’altro  d 
co  Poeta.  imitare:  perciocché,  fe ’l  veflito  dell’ altrui  perfona  fi  dice  imitare  , 
rapprefentarc  ; non  imiterà  , e rapprefenterà  fefieffo  , chi  fe  fteffo  intra- 
Del  verfo  con-  durri  a parlare  ì Ma  , benché  appo  gli  antichi  quejìa  Poefia  molte  ma» 
veniente  allaj  niere  di  verfi  riceveffe  , ( perciocché  quelli  non  pure  co'  Jambi  , ma  co» 
Jambica  Poefia,  Endecafillabi , e con  gli  Epodi  , e con  altri  modi  di  compofixfone  ri- 
mordevano , e motteggiavano  ) nulladimeno  in  quejìa  nojìra  favella  due 
fole  maniere  di  verfi  truova  ; luna  di  undici  fìllabe , ch'é  degl'  interi',  e 
l’altra  di  fette  ; e tutta  o dell'  una',  o dell  altra  potrà  vejiirfi , e variar- 
la ór  di  coppie  , or  di  ter'zetti , or  di  quartetti  ',  e per  avventura  di  qui- 
narj  , o di  jìnar)  ancora  . Chi  giugneffe  luna  e l altra  maniera  , al  verfo 
di  undici  fit labe  quel , eh' è di  fette  foggiugnendo  , l Epodo  farebbe  ad 
imitagliene  de'  Latini  . Né  farebbe  forj'e  da  biafimare  chi  quello  , ch'é 
di  otto  fillabe , ufajfe  o fole,  o pure  in  compagnia  del  verfo  intero  . Ma, 
per  dirvi  quel , eh’  io  fento  , le  rime  ignude  di  confonanga  Jlarieno  ajfai 
bene  a quejìa  compofigione  , per  quel , che  s’é  trattalo  nel  ragionamento 
della  Scenica  Poefia  . E qucjlo  é quel  tanto  , che  della  Jambica  compofi- 
gione  al  prefente  mi  par  da  notarc.EhK.Seguite  a ragionare  dellEpigram- 
Dell’  Episram-  Dell’Epigramma,  mi  rimembra, aver  detto  per  avventura  fuf- 

nia  . , ficiente'mente-, perché  fi  conofea  la  differengx,la  qualé  tra  lui,e’l  Sonetto, 

Che  rEpieram-  f^ddisfare  alla  vojìra  dimanda  , non  taceremo  , che  quejìa  ma- 

rna è'ancichifli-  niera  di  fcrivcre  è antichijjima  : perciocché  , tojlo  che  a’  templi  fi  comin- 
. ciaroHO  a confecrar  doni  , ed  a far  fepolcri  ; e luno  e l'altro  è chiaro, 

Quando,  ejp^  cominciò  , quando  nacque  la  religione  , e Nuore  , e la  riverengx 
fi  trovò  l’Epi-  degli  uomini  wrfo  Dio  , e verfo  i morti  ; la  quale,  creder  pojfianio  , che 
giamma . nacque  infiemc  con  C umana  gencragione  ',  é da  tenere  , che  s’ordinò  , che 
verfi  nelle  ftatue  , nelle  immagini , nel  muro  delle  cafe  agli  Iddìi  confe- 
crate , e nelle  fepoltureji  feriveffero  , per  far  tejiimonianga  del  culto  di- 
vino. 


Digitized  by  Coogl 


LIBRO  TERZO. 

vino  , e la  memoria  dr^li  uomini  confcrvare  . ,^efla  fcrittura  fatta  in 
ver/}  chiamarono  Grecamente  Epigramma  , la  cofa  fiejfa  con  la  voce  fi^ 
gmfcando  . Di  que/ìa  maniera  compofi^ionette  non  poche  fi  leggono  di  Epigrammi  dì 
Omero",  della  cui  Poefia,  molti  affermano  y non  trovarfì  opera  fcritta  pii  Odierò  • 
antica  : (fual'è , cjuando  egli  dedicò  a Febo  la  coppa  a lui  dottata  , i Nel  dedicar 

Feho  Re  , queOo  don  , che  ’n  dono  Omero  ^ • 

Ebbe , confagra  a te  ; tu  fammi  onore  . 

E,  quando  per  confagrare  la  memoria  del  Re^Mida  di  Frigia , ornò  la  fe-  » Nella  fepolru- 
poltura  con  ver  fi  di  que/ìo  fentimento  , • « del  Re  Mida. 

Vergine  io  fon  d’un  bel  metallo , e fervo 
La  memoria  di  quel  , che  ’n  Frigia  tenne 
L antico  Regno  ; mentre  corre  il  fiume , 

Mentre  fi  fpoglia  , c fi  rivede  il  bofeo  , 

Mentre  la  Luna , mentre  ’l  Sol  rifplende , 

Eternamente  porta  in  querto  marmo  ; 

Dico  a chi  parta  , Mida  è qui  fepolto , 

Cojj  Poefia  da  prima  trovata  per  la  memoria  fervere  delle  opere  Qiial  Materia 
magnifiche,  e fplendide,  che  ad  onore  degli  Udii,  e degli  Vomini  Illuflri  d‘  Erigramnia. 
fi  faceano  , abbracciò  poi  molte  altre  cofe  ; perciocché  ciò,  che  verfo  aU 
fxna  perfona,  o verfo  alcuna  cofa  così  animata, come  fen^a  anima  leggia~ 
dr amente  , ed  acutamente , e brevemente  di  laude , o di  biafimo  } tPalle- 
gre-z^  , 0 di  cordoglio  ; di  motteggio  , o di  vero  dir  fi  potea  , con  que/lo 
modo,  e ftile  di  fcrivere  fi  trattava  . Talvolta  materia  gli  diede  la  Sto- 
ria", talvolta  e la  T ragrdia,  e la  Commedia",  né  una  volta  P Epica  Poefia: 
ficome  ne  'nfrgnano  gli  Epigrammi  , che  tra’  Greci  fcriffero  Simonide  , 

Alceo  , Archia  , Ateneo,  Agalla  , Antipatro,  Pallada,  Filippo,  Antifilo, 

Leonida  , Luciano , Bianore  , Lucilla , altri  innumerabili  ; e tra’  Latini 
Cantilo  , Marziale  , Aufonio  , l’opfre  de’  quali  al  prefente  fi  trovano  • 

L uficio  di  queflo  fcrittore  é di  talmente  dire,che  motteggiando  con  mol-  Quale  ofìcio  dì 
ta  meraviglia  delP  uditore,  o di  quel,  che  legge,  non  pur  diletti",  ma  fac.  Scritcored’Epi- 
cia  profitto  : perciocché  tra  motti  i vi^j  notando,  biafima  leggiadramen-  • 

te,  e faporit amente  quel,  ch’é  da  riprendere  ; ed  ammoni fee,  che  fia  come 
laida  cofa  da  fuggire  , e commendando  quel,  cb’é  degno  di  laude,  mofira, 
f he  fia  come  lodevole  , ed  onefio  da  feguire  . Defìa  ancora  gli  animi  di 
quelli,  che  leggono,  a Dio  riverire , quando  di  verfi  adorna  P entrata  del 
tjtttpio  >t-ad  imitare  gli  atti , e i coflumi  degli  Vomini  eccellenti,  quan- 
otfepolcri,  e le  fatue  loro  conia  fcrittura  leggiadramente  onora  , 
urga  le  paffioni  dell’  anima  , quando  deferivo  quel , che  muove  a com- 
pafpone,  overo  fpavtnta:  quali  fono  quelle  cofe, che  avveanero  agli  Eroi. 

In- 


Digitized  by  Google 


i8o  DELLA  POETICA  TOSCANA  ' 

In  fomma  egli  motteggia,  [come  chiaro  fi  vede)  rimorde,  punge,  fcherni- 
Che  cofa  fii_»  fie,  biafima,  riprende,  ammonifee,  conforta,  loda,  Infinga,  L' Epigramma 
l'tpigiairima.  duncjue  è compofitxjone , con  la  quale  brevemente  , ed  argutamente  quel, 
Qual  irodoten-  ”on  effere  taciuto,  fi  deferivo , non  però  fempre  di  un  mo- 

ga  Jo  Scnttore  do  : perciocché  quejìo  Poeta  or  fimpUcemente  narra  , or  parla  egli  ad 
u tpjgrammi.  ^ jgi  perfona  fi  fpoglia  : qual’é , quando  Eco  da 

Bi evita  richicfla  Àltfonio  a parlare  P introduce.  Nell' Epigramma  gli  antichi  amaron  moU 
nell'  tpigram-  brevità',  e tanto  tornarono  alcuni,  che  Cirillo  non  pur  chi  facea  pià 
* di  tre  verfi  ,fiimava  , che  Poema  Eroico  fcrivejfc  ; ma  il  difiico  ancora 

troppo  lungo  componimento  riputava  : come  s’egli  volejfe  , che  ogni  cofa 
con  un  folo  verfo  fi  comprenda  ; quatè  quel  di  Marxiale  , 

Povero  vuol  parer , povero  è Cinna . 

Ma  , come  quefla  legge  farebbe  troppo  dura  ; così  mi  par  vera  , e degna 
d'ejferc  fervata  quella  , la  qual'  è di  Parmenione  , che  fia  lontano  dalle 
Muje  , chi  di  molti  verfi  compone  t Epigramma  . Benché  a Marinale 
quel  folo  paja  lungo  , il  quale  abbia  tanto  , che  fottrarglielo  pojji , Ma , 
perciocché  non  una  volta  par  , che'  Latini  abbiano  i termini  di  quefla 
Perché  deliba  eompofii'ijonc  trapaffati  ; vorrei  , che’  noflri  in  lei  ad  imitare  i Greci 
clkrc  L'ieviirinìo  più  toflo  , che'  Romani  fi  de  fiero  : perciocché  la  lungbegjt^  dclt  opera 
J tpi£)  amnia.  pelile  leggiadria  , c la  piacevole%;^a  , e l’ arguzia  , che  quefla  Poefia 
richiede  . E ,fe'  detti  fcnten%iofi  , o gravi,  o motteggevoli , quanto  fo- 
no più  brevi , tanto  più  forga  acquifiano',  nelle  compofi%ioni  argute,  che 
fono  di  una  fimil  maniera,  non  fia  richiefla  la  brevità,  per  la  quale  più, 
che  non  fi  dice  , fi  lafci , che  s'intenda  ; come  farà  acuto  quel , che  lar- 
gamente fi  dilata  ì Conciofiiacofaché  fi  riniuT^i  l'aguteXjtfi  di  quel  dire. 
Che  l’ Argueia  troppo  ci  trattiene  . T alta  farguifa  ali  Epigramma  , che  gli  refla 
ihV3i\mnieÌìo  da  poter  dilettare  ì ang^i  chi  lei  gli  toglie  , deli  anima  il  priva.  Ma 
Epigtamma . frtdo  sì  bene  , che  quefla  Poefia  abbia  abbracciate  le  compofixioni  fcrit- 
te  più  Lungamente  , eh'  ella  non  richiedeva  : perciocché  più  a lei , che 
Della  Narraaio-  « ciaftuna  delle  altre  s'apprefiano  . Narra  qiuflo  Poeta  , come  ciafeuno 
«e . altro  , le  cofe  ftmili  al  vero  ; e narrale,  com'é  vcrifimile  , e convenien- 

De’Coflumi  e efier  fatte  , o dette  . Deferive  belliflìmamente  i coflumi , e le  pafito- 

Paflioni . ni  . T accio  quel , che  al  vulgo  é manifcfto  , com'  egli  dipinga  gli  afiet- 
De’  Sentimenti.  quanto  arguti  e brevi  fentimcnti  tl  fiio  dire  adorni , con 

quanta  leggiadria  di  parole  illtiflri  la  materia  prefa  a trattare  ; benché, 
fiicome  non  una  qualità  di  cofe  egli  tratta  } così  nella  feelta  delle  fenten- 
Dello  flilc  va-  delle  voci  non  ad  una  maniera  s’appiglia  t perciocché  lievcmen- 

xio.  te  , c lentamente  tocca  le  cofe  leggiere  ',  qwile,  che  fono  da  ridere,  fefle- 

volmentc,  c corteggianamciitc',  le  trifle,  ed  afpre,  feveramente',  le  gravi, 

incita- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  TERZO.  281 

fncitatamentei  e nel  vcroy  quanta  la  brevità  dell'  opera  gli  permette.  J?,  Delle  piror«_i 
bench' egli  abbia  in  coflume  di  ufarc  le  propie  parole  i pure  talvolta  // propie, eU  ornar 
ferve  delle  traslate,  delle  mutate,  delle  fatte,  delle  compofle  , delle  anti-  “ • 
che  , delle  Jlraniere  . Talvolta  le  piglia  per  accrefeere  j talvolta  per  di- 
minuire ; variamente  le  compone  , di  varie  forme  di  parlare  tadorna: 
ma  talmente,  che  'n  loro  non  trovate  cofa  dura,  nè  lontana  dalla  confue- 
tudtne , nè  temerariamente  ufata  . Se  cercherete  Proemio  in  queflo  Poe-  Proemio 

ma,  noi  troverete  altrove , che  nel  principio  de'  libri , e di  tutta  l'opera,  “ 
quando  è fatta  di  molti  Epigrammi:  qiiaPè  quella  di  Marciale;  perciocché 
in  ciafeuna  particolar  compoft^joiie  di  qtiefla  maniera  non  è richie/ia  quel- 
la partigione,che  fi  divida  in  Principio,  e Narrazione.  E,  fe  alcuna  vi  fe 
ne  fa  leggere,  la  quale  abbia  le  vertù  del  proemio,  {perciocché  ella  è bre- 
ve ) nulla  più  comprende  . Rade  volte  propone , e narra  : ficome  in  quel 
mio  Latino  Epigramma , Della  Propofi- 

Heu  fccUis  infanduoi , heu  nimium  vis  afpera  fati  u'a't3^Vt°r 

Munquajn  audica  priìis  ; fifte  viator  iter . tpieramm^'^*  * 

Fratrcm  incauta  furor , natam  iri  pcrcitu  matcr  , 

Vir  necat  uxorem  , lex  violenta  virum . 
il  qual'c  sì  fatto,  che  7 fecondo  difliio  può  ftare  fenz^  H primo  . E Mar- 
Z'ale  talvolta  dimanda  , c rifponde  si , che  la  dimanda  par , che  tenga  il 
luogo  del  Principio,  e la  rifpofla  della  Narrazione  . Di  qual  verfo  fi  feri-  Del  ver/b  eotW 
va  in  qiiefta  nojìra  lingua  , non  è chi  dar  vi  poffa  efemplo  , lo  penfo,  che  vomente  aU’& 
le  coppie  0 di  una  fliffa  mifura,o  con  un  verfo  di  undici  ftllabe,e  con  l'al- 
tro  di  Jettc',0  con  le  eonfonanZf,o  fenza',o  pur  le  rime,  fciolte  di  due  verfì, 

0 di  tre,  0 di  quattro , 0 di  cinque,  0 di  più,  0 pure  di  un  folo  adattarvifi 
pojfano.  I terzetti  anche,o  pure  i quartetti  acconciar^ft  potrebbero,  pur- 
ché fien  pochi. E, perciocché  C Epigramma  talora  è una  corta  Jambica  cam- 
po ftzionc, quella  maniera  di  vcr(ì,chc  a quello  fia  bene, a queflo  può  conve- 
nire. Né  fi  può  negare,  che  non  fia  particella  dell'Epica  Pocfia,a  cui  non  Che  l’Epìfi:ram; 
fa  meflicre  né  canto,nè  rapprefentazione.  Molte  altre  compofizioni  Poeti-  ileirtpica. 
che  trovarono  gli  antichi,molte  ancora  tutto  dì  da'nofiri  fe  ne  fannoicon- 
iiojjiacofaché  alcuni  lodino  i bacelli, altri  il  pcpone,altri  la  primi  era, alni 
l'ago,  altri  altra  fimil  cofa  , per  l'eccellenza  del  propio  ingegno  dimofìra-  tutte  ti  ridueo- 
rc.  Ma  tutte, quale  a quefìa, quale  a quella  delle  tre  principali  fi  riducono, 
fecondo  la  particolar  diffinizione  di  ciafeuna  data  da  noi  là,  dove  di  toro 
s'é  ragionato:  EtB,.Poicbé  s'é  detto  fiifflcicntementc  della  Melica  Poefia,e  Conchiufio- 
delle  partì  di  lci,anzi  della  forma  di  tiafcun'altra  compofizione,darò  luogo  Ragiona. 

al  Sig.Fcrrante, e lafccrò,chevi  dimandi  tuttoquel,cbe  a trattar  fi  rimani,  * ' 
per  d.ire  a quefi  noflri  ragionari  della  Tofeana  Poefia  intero  compimento. 

11  ime  del  Terzo  Libro  della  Poetica  Tofeana  . 

N n DEL- 


Digitized  by.Coogle 


( 


POETICA  TOSCANA 


DEL 

SIG.  ANTONIO  MINTURNO 

CÌJJARTO  RAGIONAMENTO. 

FERRANT E CARAFA  , E 'L  MlWTVRm . 

O 1 c H e’  , per  dar  jìne  a'  ragionamenti  della  T o- 
^eana  Pocfta  , non  d’altro  rimane  a parlare  , che 
de'  Sentimenti  > che  Sentrnxe  ancora  fi  chiamano  , 
e delle  Parole  ; ad  efplicar  bene  tjiiefla  parte  , la 
qual  tutta  è del  dire  , che  ci  bitognerà  fapere  ì 
Min.  ^uel , che  i Rcttorici,  e i Poetici  maelìri  ne 
’nfegnano,  che'l  parlar  fta  Tofcano^he  fta  chiaro^ 
che  fia  ornato,  che  a ciò,  che  fi  tratta  , e fi  narra, 
Dtllc  Sencenxe.  fia  dicevolmente  atto,  ed  acconcio  . , perciocché  tutto  quel , che 

col  parlare  comprendiamo,  fi  dice,  che  nell’animo  fi  fonte',  e prima  è den- 
tro conceputo,  che  fuori  apparifea-,  onde  prima  delle  fcnten%e,che  delle  pa- 
role, par,  che  ragionevolmente  dimandar  vi  debba . Che  cofa  è la  Senten- 
Diffiniiionc-»  ' Min.  Non  voglio, che  penfiate  ciò,  che,  rffendo  prima  nella  mente,  fi 
della  Senieazi-  fpir^a  poi  con  parole,  fatto  il  nome  dilla  fentenxa  contener  fi  ; perciocché 
Arifìotcle,  del  quale  ninno  mai  meglio  ne  ’nfegnò,  di  quali  cofe  ella  fia,  e 
dove  dir  fi  convenga,  e da  cui',  la  diffinifce,effer  Detto,col  qtia'e  non  tutto 
quel,  che  fi  voglia',  ma  ciò,  che  fia  da  feguire,  come  cofa  eccellente, e buo- 
na’, 0 da  fuggire,  come  trifla,e  cattiva,  generalmente,  non  particolarmen- 
te , profferifea  a tempo  opportuno  perfona  grave  , e non  ignara  di  quelle 
cofe,  delle  quali  ella  parli  ’,o  fe  pure  qualche  cofa  particolarmente  verrà 
Dicliìamione  detta  , quella  fiotto  generai  fenten%a  fi  contenga  . Il  che  non  è altro  , che 
della  Diffiiiizio-  dimoftrare , e conchiudere  quel , che  ’l  giudicio  vi  detta  , overo  opporre  ; 

0 pure  le  cofe  oppoflc  alleggiare;  o del  tutto  rifufare,  Defiare  ancora  nell' 
animo  paura  , mifcricordia,  ira,  invidia  , ed  altre  pajfioni  ; ampliare , ed 
accrefeere  quel , che  per  fe  meravigliofo  non  pareffe  ; e quel , che  troppo 
foffe,  diminuire  : conciò  fia  che  in  quello  fi  tenga  ejfer  pofla  la  rara  laude 
del  Poeta,  che  aumenta  le  cofe  di  lor  natura  grandi , o miferabili , o pure 
^ntenie  partì  odiofe;  e quelle,  che  non  fono,  fa,  che  fitcn  tali  riputate.  Eaonde  Sentente 
di  ÀrBomeiitoi  oya  i princip)  degli  argomenti  : quali  è , 

1 iincipj , ^ g ^ g l’oziofc  piume 

Hanno  del  mondo  ogni  vertìi  sbandita  . 

• epf- 


. 


Digitized  t)y  Google 


LIBRO  QUARTO.  i8^ 

e però  , chi  fi  fludia  d'acquiflar  vcrtù  tfugga  la  vita  oxjofa  e molle.  Ora  ^ Conch^ifionì. 
le  conchiufioni  r qual^  è > 

Pcrb,  lafTo,  convìenfì 

Che  rcdreino  del  rifo  alTaglia  il  pianto . 

^Àggiungavift  la  cagione  : perciocché  la  Fortuna  è invidiofa  ; Sentente  argo- 

E lieto  flato  picciol  tempo  dura  . Ja^cagiwje  ^ 

e fi  farà  toflo  l'argomento  . Tiovanft  ancora  Sentente  y le  quali , benché  chiula. 
non  fieno  parti  delC  argomento  ; nondimeno  hanno  alcuna  [imbianca  di 
lui:  perciocché  racchiudono  in  loio  la  c agi onCyC  fono  molto  lodate:  quaPéy 

M*a  voi  non  piace 

Mirar  sì  balfo  con  la  mente  altera . E 


Che  fai  i che  penfi  ì che  pur  dietro  guardi 
Kel  tempo  , che  tornar  non  potè  ornai . 

Perciocché  ella  ha  la  mente  altera  , non  le  piace  mirar  ii  baffo  . E , per- 
ciocché ’l  tempo  pafjato  non  può  tornare,  in  vano  egli  in  lui  guarda  . Al- 
tre ne  fono  , atte  quali  n una  ragione  fa  mcfliere,  per  confermarle,  o per- 
ciocché comunalmente  fono  accettate  ; qual'  é , 

O che  lieve  è ingannar  , chi  s’aflccura  . E 
iSè  fi  fa  ben  per  uom  quel , che  ’l  Ciel  nega  . 

0 perciocché  fono  manifefle,  e chiare  : quali  fono  , 

Veramente  llam  noi  polvere  , c ombra  . 

Veramente  la  voglia  c cicca  , e ’ngorda  . 

Veramente  fallace  é la  fperanza  . 

E,  come  quelle,  che  fempltcì  fono,  e ninna  ragione  richiedono,  (perciocché 
ninna  cofa  degna  di  meravigUa  contengono  ) molto  dilettano  . Onde  può 
chiaro  veder  fi  , che  delle  dubbiofe  e incerte  cofe  , e di  quelle  , che  fono 
fuor  della  opinione  altrui,  fi  dicono  le  fcnten't^e  dicevolmente, aggiiigncn- 


dovi  la  ragionc.E  certo  in  due  modi',0  che  vada  innanzi  l<t  ragionetqiial  è, 
Ond’  io  , perchè  pavento 

Adunar  Tempre  quel , eh’  un’  ora  fgombre , 

Vorre  ’l  vero  abbracciar , lalfando  Tombre  . 


Due  modi  dì 
collocar  la  ra- 
gione. 

1 Che  preceda . 


0 che  fegua  : quaC  é , . * Che  fegua. 

0 ciechi  , il  tanto  affaticar  , che  giova  • 

Tutti  tornate  a la  gran  madre  antica  ; 

£ ’l  volilo  nome  appena  ft  ritruova . 

E ncUe  coje,  che  non  fono  fiior  di  ogni  dubbio  , cosi  i brevi  ed  avveduti  Detti  brevi>  ed 
detti  ftanno  bene,  poiché  moflrato  avrete,  perché  fi  dicano:  qualé  , accorti . 

1 rovaimi  a l'opra  via  pih  lento , e frale 
D’un  picciol  ramo  , cui  gran  fafeio  piega  . 

N n z £ dilli: 


Digitized  by  Google 


x84  della  poetica  TOSCANA 

E dirti  ; a cader  va  , chi  troppo  falc  . 

Detei  oftiiri . coìììc  gli  ofctiri  t quali é , 

Che  fai  J che  pcnfi  ì che  pur  dietro  guardi 
Nel  tempo  4 che  tornar  non  potè  ornai , 

Anima  fconfolata  ì che  pur  vai 
Giugnendo  Icgne  al  foco , ove  tu  ardi  ?• 

Che.igW  attem-  j\/.i  che  agli  attempati  fticno  bene  i detti  fenten%}oft  y come  a coloro  , a 
f ” ctlr  fcntcn-  autorità , e che  non  fieno  ignari  di  quelle  cofe,  delle  quali 

ziufi , fentcnxiofamrnte  parlano  , il  v'infegnano  i Contadini  , i quali  agevol» 

mente  dicon  fcntcnie  lodevoli  di  quelle  cofe  , delle  quali  hanno  efperien- 
%a  . Laonde  ne'  T eatri  i vecchi  s'introducono,  che  con  detti  ragionevoli 
Che  II  Seiiten-  commendino,  riprendano,  ammonifeano , confortino,  fpaventino  . Nè  du- 
ra confine  nell’  Uterà  delle  cofe  particolari  univerfalmente  dover  fi  parlare,  chi  ciò  farfi 
Bnivcrùle  . intenderà,  per  far  fede,  e prova  di  alcuna  cofa  ; o quel  fi  conchiuda,  o fi 
preponga  per  conehiudere  ciò,  che  s'imprende  a dimofirare  » e quel  majji- 
manente  accettarfi  , che  alcuna  cofa  umverfale  comprende  , come  fe  a 
Sentente  tifate  ciò  tutti , o la  maggior  parte  confentano  . E ragionevolmente  le  dtvul~ 
l>er  Comuni,  g^te,  e conte  fenten%e,  come  comuni  , ufano  i Poeti  ; quali  fono  , 
Divulgate,  Che  , quanto  piace  al  mondo , è breve  fogno . 

Che  contra’l  Ciel  non  vai  difefa  umana 
Ch’  un  bel  morir  tutta  la  vira  onora  . 

Che  bel  fin  fa , chi  ben’  amando  muore  . 

Provci  bi , gitali  fono  anche  i Proverò) , 

E puofli  in  bel  foggiorno  erter  molefto. 

E per  ogni  paefe  è buona  danza. 

Detti  ofciirì.  B i detti  ofeurt 

Grave  foma  c un  mal  fio  a mantenerlo . 

Mal  fi  conofee  il  fico  . 

E la  rete  tal  tende  , che  non  piglia . 

Come all’jccera  yfUe  fenten^e  comunalmente  accettate  non  una  volta  fi  contrappone  Pu- 
rlinuTO 'affetto  affetto  , e 7 mal  coflume  . Ninno  è , che  la  vertà  fopra  ogni  cofa 
fjcontrappvnc.  ”on  laudi,  e lo  fìudio  di  lei  ad  ogni  altro  non  antiponga:  nondimeno  can- 
tra quella  comune  fentem^a  è , 

Qual  vaghezza  di  Lauro  , qual  di  Mirto  ì 
Povera  , c nuda  vai  Pilofofìa  , 

Dice  la  turba  al  vii  guadagno  intefa . 

Conforme  alla  comunale  opinione  è quella  querela  , 

Quefti  m’ha  fatto  men’  amare  Dio  , 

Ch’  i’  non  devea,  e mcn  curar  me  fieflb  . 

(ori- 


Digitized  by  Google 


/ 


' LIBRO  QUARTO; 

totiìri  Ut  è rìfpofla  » 

Ch’  è in  grazia  dappoi , 

Che  ne  conobbe  , a Dio , e a la  gente  . 
ia  quaPha  luogo  in  pochi . Né  mi  difpiace  quella  partigione  delle  Senteh^ 
e^e  t che  altre  abbian  riguardo  alla  cofa  : qual’ è t 
Ira  è breve  furore  . 

’Altte  alla  per  fona  , 

Infinita  è la  fchìcra  degli  feiocchi 

Nè  quefla  , che  parte  fe  n'appartengono  agli  abiti  intellettuali  > quali 
fono  quelle  y per  le  quali  appariamo  la  fcien%ia  delle  cofe  : di  che  avete 
tf empii  non  pochi  nelle  Rime  di  Dantey  e ne'  1 rionp  del  T empo,  e della 
Ìi:iviniti  . Parte  a'  coftumi,  le  quali  fi  diri^i^ano  alP ammendare  la  vita, 
ed  al  bene  operare  r di  che  è pieno  il  Cannoniere  del  Petrarca  . Sentenza 
Intellettuale  è quella  , 

Sicom’  eterna  vita  è veder  Dio 
Mè  piJi  fi  brama , bramar  pili  lice  , 

Cosi  me  y Donna  > i voi  veder  felice  > 

Fa  in  quello  breve  , e frale  viver  mio  I 
'Morale  quefia  , 

Mifcr  , chi  fpeme  in  cofa  mortai  pone  ; 

( Ma  chi  non  ve  la  pone  ì)  c,  s’e'  fi  truova 
À la  fine  ingannato , è ben  ragione . 

'Lodata  ancora  partigion'  è , thè  ( perciocché  gli  ofic]  del  Poeta  fono,  che 
infegni  bene  , che  diletti , e che  muova  ) le  Sentenze  effer  debbano  di  al* 
frettante  maniere . -Acute  fono  quelle , che  infegnano:  quaP  è » 

La  vita  il  fine  , il  di  loda  la  fera . 

'Argute  quelle  y che  dilettano  t quaPé  , 

Beati  gli  occhi  y che  la  vidcr  viva S 
Se  fu  beato  y chi  la  vide  in  terra  ; 

Or  che  fia  dunque  a rivederla  in  Cielo  } 

Gravi  quelle , che  muovono  : 

Così  nel  mondo  * 

Sua  ventura  ha  ciafeun  dal  dì , che  nafee  E 
Veramente  fiam  noi  polvere  , ed  ombra . 

E,  comechè  commalmente  con  ordine  diritto  le  Sentenza  fi  dicano', cont’éy 
Mifer  y chi  fpeme  in  cofa  mortai  pone  . 
iiondimeno  mutando  forma  di  parlare  prendon  forza  maggiore  , com'  è y 
Mifero  mondo  infiabile  > e protervo  , 

Del  tutto  è cicco , chi  ’n  te  pon  fua  fpenc . 

E quel 


Altre  partìgfo< 
Ili  di  fentenze. 

1 Reali . 

* Perfoiuli . 
Senteiffe 
I Inccllecttuli. 


t Morali  • 


Sentenze 
I Acute . 


i Argute. 


/ Gravi . 


Sentenze  • 

I Con  ordiue..! 
diritto . 

X Con  varie  S- 
gure, 


. Digitized  by  Google 


i8(S  DELLA  POETICA  TOSCANA- 

Volgendo  il  E tjutl  detto  , che  la  Morte  è prefla  a torci  in  picciol  tempo  il  frutto  di 
parlare , molte  , e lunghe  fatiche  , con  quanto  più  fpirito  dal  Petrarca , gridando 
con  accento  di  dolore,  e volgendo  il  parlare  alla  Morte,  fi  diffe  i 
Ahi  Morte  ria,  come  a fchianrar  se’  prefla 
Il  frutto  di  molt’  anni  in  s)  poche  ore  ì E quelC altro, 

Un’  ora  fgombra 

Quel , che  ’n  mole’  anni  appena  fi  raduna , 

Non  muove  più  forte  , quando  gridando  , e dimandando  fi  fa  udire  , in 
quejlo  modo  ì 

O noftra  vita  , ch’è  si  bella  in  villa  : 

Com’  perde  agevolmente  in  un  mattino 

Quel , che  ’n  molt’  anni  a gran  pena  s’acquilla . E 

Che  vale  a foggiogar  tanti  paci! , 

. £ tributarie  far  le  genti  llranc  , 

Con  gli  animi  al  Tuo  danno  Tempre  accefi  ì 
ba  più  di  vigore  , che  fé  dirittamente  ft  fojfe  detto , 

Non  vale  a foggiogar  tanti  paeli . 

Attribuendo  il  Trasferifconfi  ancora  dal  comune  al  pt^^ilare  non  fenXfi  aumento  di 
comune  alpar-y^y^a  : qual' è , 

Dcolarc.  pg  mortai  terra  caduca 

Amar  con  sì  mirabil  fede  foglio  ; 

Che  devrò  far  di  te  cofa  gentile? 
comune  e diritto  è, che  con  maggior  fede  amar  fi  dee  la  cofa  eelcfle  e fin- 
ta, che  la  terrena  e caduca  ; ma  quii,  eh'  è della  cofa  ttniverfale  a perfo- 
na  fpeciale  s'attribuifee  . Né  pur  gridando  con  empito  fofpirofo  fi  dico- 
no : quat  è , 

O tempo  , o Cicl  volubil , che  fuggendo 
Inganni  i ciechi , e miferi  mortali . 
ma  Con  gravità,  per  confermare  quel , che  s’ è detto  , fi  dirà  : quaN  , 
Ugni  cofa  al  fin  vola . 

Tanto  è ‘I  poter  d’una  preferitta  ufanza  . 

Da  cofe  direrfe  Tolgonft  non  una  volta  dalle  cofe  diverfe  : com'è , 

Non  pub  far  Mone  il  dolce  vifo,  amaro  ; 

Ma  ’l  dolce  vifo,  dolce  pub  far  Morte . 

E dalle  contrarie  , 

E veggio  ’l  meglio,  cd  al  peggior  m’appiglio . 

Né  poche  fe  ne  pigliano  dalle  fimiti , e dalle  inopinate , e dalle  ripetite, 
e da  molte  altre  parti , delle  quali  trattano  i Rettorici  maejlri . appor- 
tano e vigore  e lune  al  parlare  le  5entcnjp:',fe  rade  volte , e dove  il  hi- 

fogna 


Efclamando. 


Acefamand-T.' 


Da  Contrarie. 
Da  b'i'niili . 
Da  Inopinate. 
Da  Hipetice. 


Digitized  by  Googlc 


LIBRO  QJUARTO.'  187 

fogno  ìé  richiede  , ft  pongono  : conciò  /la  che  7 tacito  uditóre  vi  confen-  Come  le  fenten- 
ta,  intendendo  alcuna  cofa  alla  vita,  ed  a'  coflumi  appartenente,  cd  uni-  te  conformjnfi 
verfalmente  detta  , conformar/i  con  la  fua  particolare  opinione  . Con-  opinione. 
formera/ft  colgiudicio  dell’  uditore  ; fe  , come  fa  lo  Scenico  , con  la  con- 
gettura giugne  a ciò  , che  ejuegli  commenda  , ed  accetta  , ^c/ìe  fanno  che  le  fentenie 
coflumato  , e morale  il  Poima  ; concio/fiacofachè  per  loro  la  difpoftTtio-  fancoftunuco  il 
ne  ,e  C abito  dell’  animo  , e 7 coflume  , e l'appetito  di  quel , che  parta,  • 
fi  dimojlri  , Laonde  , perciocché  qual’  è l^ affetto  , e lo  /indio  , e la  ele- 
zione , e la  cofiumanza  di  ciafcuno  , tal'  effere  il  fentimento  dell'  animo 
fi  /lima  ; le  cofe  ben  dette  fignificano  la  bontà  , le  male  la  malvagità 
di  quel , che  ragiona  , Ed  è da  molto  mirare , che  le  Sentenze  non  pur  Quali  etler  deb» 
non  fienfalfe  , nè  fuor  di  tempo , ma  che  non  fieno  ofcure  , nè  intricate,  bano  le  lènten- 
nè  fpeffe . Chi  mai  conf  nte  a quel,  che  non  intende  ì Com'  effer  può,  lu- 
minofo  ciò  , che  fi  nafconde  ì E come  la  moltitudine  di  quelle  può  l'ope-  i a tempo . 
ra  illuminare  , fe  meno  affai  ne  rifplende  ì Nè  pià  lucenti , nè  più  belle  j Chiare . 
ci  fi  mojìrano  le /ielle  , quando  fpeffe  , che  quando  rare  appari fcono  . Nè  4 Rare . 
dà  ornamento  alla  porpora  l'oro  , che  vi  s'inteffe  ; fe'  fregi  non  fono  con 
intervallo  diflinti  . / frutti  ancora  nell  arbore  , quanto  più  pochi  fono, 
tanto  maggiori , e più  vaghi,  e belli  divengono  .'Di  qui  avviene , che  7 
dire  del  verfo  sì  breve  , e fretto , più  toflo  fatto  di  pezv  , che  di  mem- 
bri farebbe  ; e gli  mancarebbe  quella  rotonda,  e piena , e. leggiadra  com- 
fofizione  , che  maefià  , e bellezZ‘t  all'  opera  apporta  : nè  fuggir  fi  po- 
trebbe , che  non  ne  pareffmo  freddi , e leggieri , e difeipiti , e maC  av- 
veduti ; conciò  fta  che  manchi  la  fcelta  , ove  il  numero  abbonda  . E ri- 
cordati , quando  le  Sentenze  interporrai , che  non  fei  maeflro  di  colìumi, 
nè  di  dottrina  : ma  quel,  che  narri  alcuna  cofa‘,  0 pure  introduci  in  atto, 
e in  parole  altrui . Per.  ,^al  Poeta  l’ufa  più  fovente  ì Min./1  T ragico  più 

più  di  tutti  : concioffiacofachè  egli  tratti  quella  materia  , alla  quale  elle  ufi  le  fentenae. 
fan  molto  bene  ; e coloro  introduca,  a'  quali  conviene  commendare,  bia-  > Tragico . 
filmare  , ammonire  , confortare  fentenzìofamente  . Dopo  lui  il  Comico  , ^ comicq . 
e fpecialmente  l'antico,  che  a dire  le  cofe  utili  alla  Città  il  Coro  in  Tea- 
tro recava  : perciocché  vogliono  effer  trovata  la  Commedia  ad  ammen- 
dare la  vita  . A coflui  s’appreffa  il  Satirico  , come  riprenditort  de’  viz)>  j Satìrico  , 
e delle  cofe  laide  , Dappoi  fegue  il  Melico,  il  quale,  0 feriva  lode  , 0 vi-  4 Melico . 
tuperj , tratta  molte  cofe  a'  coflumi  appartenenti , In  fine  l'Eroico  , che,  j Eroico, 
benché  nella  gravità  , e nella  copia  degli  alti  fentimenti  tutti  gli  altri 
avanzi  > nondimeno  fparge  rade  volte  nel  Poema  le  cofe  , che  fi  foglia- 
no , come  fentenz‘ofe  , notare  ; conciò  fila  che  non  effendo  l'oficio  di  lui 
poflo  in  riprendere, nè  in  btafimare\nè  anche  indicendo  egli  i recitanti  in 

con- 


Digitized  by  Google 


i88  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tontefa  di  paroUi  ma  prendendo  a narrar  fatti  illnflri , e degni  di  eterna, 
memoria  or  fetnpUcemcnte  , ed  or  con  imitaxionc  ; in  certi  luoghi  agui-, 
Strtenxe  jiiter- /c  interponga,  majfmamcnte  ejuando  gli p fa  in- 

l>o((e  ili  cok^  nan%i  alcuna  cofa  nuova  , e inopinata  , che  per  quelle  p poffa  iUuprare: 
nuove,  e inopi.  i , 

• Ma  tarde  non  fur  mai  grazie  divine  . E 

Che  piti  d’un  giorno  è la  vita  mortale 
Nubilo  , breve  , freddo  , c pien  di  no;a  ; 

Che  pub  bella  parer  , ma  nulla  vale  ì 

Delle  parole , E del  fentimcnto  , come  di  parte  effenvpale  del  Poema , penfó  aver  detto 
fillabe,e  lettere,  ajfai . Fbr.  Seguite  ad  infognarci  , come  Tofeanamente  , cd  ammendata- 

IN,  Poiché  di  quefa  parte  coloro,  che  ne  fan- 
datameae  , no  profejpone  , p trovano  aver  molto  e ragionato , e fcritto  ; credo  jari 
foverchio,  che  io  v'ammonifca  doverp  nel  dire,  come  parti  prima  le  Let- 
tere guardare  ^ poi  le  Sillabe,  che  di  quelle  fi  fanno  ; dappoi  le  Congiun- 
e^ioni  ; oltre  a ciò  le  Parole , e quelle  , che  fenica  tempo  pgnificano , come 
quefa  voce  Vcrtli , e quelle  , che  al  pgnipeato  della  loj'a  aggiungono  il 
tempo  , come  la  particella  Amo  . Z>i  loro  anche  i cap  , i tempi  , i gene- 
ri , i numeri , e la  compop7;}one  di  quefe  voci , che  tome  da'  Latini  s'è 
detta  Orazione  , così  ancora  da  noi , che  non  abbiamo  altro  nome,p  di», 
rà  . j\'è  penfo  vi  peno  occulte  le  cofe  , che  i Filofop  arnbt^iop  v'aggiun- 
Cle  le  paroIeJ  S®"®  • * benché  quelle  , tome  non  molto  importanti , ma  più  tofa 

licéngoiiolana.  propofa  materia  lontane  , io  Pimi , doverp  lafciare  ; non  però  giu- 
gni dcHe^fi^  diiQ  difconvenevole  il  veder  delle  lettere  , qual  fta  la  for%a  di  ciajtuna  , 
om’e'foiio't^  t qftelc  il  fuono  : conciojpacofaihé  da’  loro  congiungimenti  nafeano  le 
polle.  miftirc  , c quei  numeri , che  noi  tempi  ehiamiamo  : pcreiocehé , come  le 

ftllabe  totnpoPe  di  lettere  più  ri  fonanti  fono  più  chiare  •,  cosi  le  parole 
fatte  di  ftllabe  più  fonare  empiono  più  gli  orecchi  : e , quanto  di  fpi- 
rito  ha  più  ciafeuna  , tanto  é più  bella  ad  udire  . E quel , che  fa  il  con- 
. giungirncnto  delle  fillabe  , fa  anche  là  compofis^fonc  delle  parole  , che 

Varie  cpinicni  Z"*'*“*  ® '1**'*^  rifuoni . Per.  Ma  prima 

dintorno  alle-»  ragioniamo  , quante  lettere  ci  debbano  in  quefa  nofra  favella  fervile  : 
co;ind/Ì4  r/jc  alcuni  alt  antico  Alfabeta  di  lei  nuove  lettere  aggiunga- 
no , altri  glie  ne  tolgano  parte  delle  ufaic . Era  /’  antico  Alfabeto , 
Alfabeto  antico  Abcdcfghilmnopqrstuxzy;  perciocché  quefe  due  ultime 
I Opinione  di  (^the  Jolamente  t Latini  tifavano.  Ma  de’ Moderni  alcuni  al- 

Mtduiii.  te  vocali  aggiungono  due  altre  , e dif  inte  fgure  danno  alla  1 confonantc, 
ed  alla  vocale.  Nè  ferve  loro  la  X altrove, che  no'  princip)  delle  pellegri- 
ne , ejìranierc  parole  . Né  ferivano  Prezzo  con  quello  medcpmo  Z col 

qua- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJUARTOJ  »8p 

'quale  Mezzo  fi  fcrive  . Altri  del  tutto  ne  tolgono  X,  Y,  f</  H ; il  qual  x Opinrène  di 
vordimcno  pure  ufano  nel  dolorofo  fofpiro  della  particella  Ahi, e nel  ver-  Modcnii , 
ho  Hu , e in  quelle  voci  Vaghi,  Luocht , Chiarì , Chiodi , e ncWaltre 
fmtli  . Min.  Aon  penfav'  io  ccttamenie  di  ciò  far  parola  , come  colui , 
che  prepongo  il  giudigio  così  di  qiufii , come  di  quelli  al  mio  ; anzi  Cho 
fimpre  avuto  in  femma  riverenia  , come  di  giudizio fiffime  , c dotnffme 
ferj'one , ed  a me  amtcìjfme  . Ma  , poiché  a voi  piace , che  qui  fe  ne  ra- 
gioni ; fe  io  panò  dir  loje  ,né  a quella  , nè  a quefìa  opinione  conformi , 
fre^o  , non  mi  s'attribuifca  a volontà  di  non  confentirvi  ; conciò  fia 
<he  io  non  riprenda  Cuna  , o Faltra  ; nè  conforti  a dover/i  tenere  pià 
quel , ch'io  ve  ne  farò  udire,  che  ciò,  che  gli  altri  ne  fcriffero  . Ridirov-  3 Opinione  di 
vene  adunque  un  ragionamento  fattone  in  quella  nobilijjima  Accademia,  ^ccadenuci  Se- 
che  in  Siena  fiorì  ne'  tempi  di  Leon  Decimo,  del  quale  buona  parte  in  lu- 
ce ne  diede  il  Polito  , giovane  allora  di  molta  feiengia  , e di  eccellentiffi- 
tno  ingegno  : ptriioichè  veggendo  egli  la  Sofonisba  del  TriJJino  data  in  hwtMìone  dì 
iflampa  con  alquante  lettere  di  nuova  maniera  ; e giudicando,  che  quegli  Accademici  Se- 
de//’ altrui  penne  veflito  al  mondo  moflrato  avejfe  quel , che  gli  Accade-  Xr 
mici  dintorno  alP  Alfabeto  non  una  volta  parlato  aveano  , ma  chiufo  verdicata_>  ^ 
ancora  tra  loro  tcneano  ; ancorché  l'uno  alP  altro  fcrivendo  cominciato  t'olito  , 
avejjero  ad  ufare  quelle  figure  di  lettere  , le  quali  ejfi  filmavano  manca- 
re al  voler  con  la  penna  i concetti  dtlP  animo  in  carta  efplicare  ; porfe 
la  mano  a fcrivere  un  libro  di  picciolo  volume  , per  dimoflrare  , che  la 
invenxione  delle  nuove  lettere  era  della  Senefe  Accademia  ; ma  per  non 
aggiugntre  altrui  fatica  di  nuovi  elementi , né  far  mut alcione  di  Alfa- 
beto , la  qual  non  volentieri  fi  farebbe  ricevuta  , né  fen^a  no)a  udita, 
non  s era  pubblicata.  hxR.  Che  dunque  il  Polito  intorno  a quefia  materia  Dottrina  del 
fcriveaì  Min.  Che  , fe  al  fuon  delle  voci  della  nofìra  favella  attender  Polito, 
vogliamo  ; e,  tome  quegli  é vario  negli  elementi , de'  quali  fono  le  paro- 
le  compofie  ; fori  variare  i nomi,  e le  figure  debbiamo  ; ftnx.a  dubbio  al-  ed  alcune  toverj 
quante  lettere  al  noflro  Alfabeto  mancaneno  , ed  alquante  torvene  con-  chiauo. 
verrebbe.  Vnu.^ali  vi  finien  richiefie  ì Min. Aon  quel  fuono  ha  la  vo-  Delle  Vocali 
cale  nella  prima  fillaba  di  tcro  in  vece  di  Perifeo,  il  quale  ha  nella  pri.  quante,  e quali 
ma  fillaba  di  Pero  , quando  figmfica  il  frutto  dill'urbore  da’  Greci  e da'  ’ 

Latini  Pyro  ihumato  . E , perciocché  in  quella  voce  il  fuono  della  vo- 
tale della  prima  fillaba  è veramente  aperto  , in  quefia  è ihiufo  ; non  una  • 

rnedefima  vocale  farà  nell’  una  e nell'  altra  . J\’è  in  Uio  ugualmente  U 
prima  , e l’ultima  vocale  ttdircifi  fa  ; toniiojjiacofaitt' apertamente 
quella  , chiufamente  quifia  rifuoni  . Laonde  fervendo  a noi  con  quel  fuo- 
no E , ed  O , col  quale  fervono  a'  Latini  ; di  quelle  , che  chiufo  l'hanno^ 

O o y e del- 


« • 


Digitized  by  Coogle 


zpo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

. e àdle  quali  luna  è tra  E c l , e tra  O ed  [J  t altra  , ci  bifogne^ 

fieno  i nomi , e le  figure  . Laonde  è regola  generale,  che  quel  , che  per  I 
in  lingua  Latina  , e ftmilmente  quel  , che  per  U fi  pronmigja  » quati. 
Pilo,  Sordo  ; quando  fi  cangia  , Tofcanamente  cade  nel  mexjo , e chiù* 
Quante  fieno  kfamente  fi  dice  Pelo,  Sordo . pER.Sar/eno  adunque  fette  le  Focali,  e t»o- 
Vocali . lendoci  noi  del  Greco  Y nelle  voci  tolte  dalla  Greca  favella  fervire,otto. 
Ve'  Dittongl.  ìAiu.Tante  appunto.  Fcn.^anti  Dittongi  fe  ne  farieno  ì Min.  Molti,t 
certamente  due  nelle  voci  dalla  Romana  , o dalla  Greca  lingua  venute f 
Au,  cdE\i‘,e  fei  propj  noftri,  fe  a Gramatici  moderni  crediamo,  la,  le, 
di  fuono  aperto,  le  di  fuono  chiufo,  lo  di  fuono  aperto,\o  di  fuono  chiufo, 
e lu,  ed  Ùo;  come  udir  potete  in  quefie  pdrriVe/ie,Laura,Euro,Ciancie, 
Piato,  Fiero,  Ieri,  Nicve,  Fioco,  Ciocca, Giova,Giunone,Giuro,Uo« 
Dell’  Unione-»  mo,Suono.  direi  mai  dittongo  Ai,  né  Oi,  ma  congiungimento  di  vo. 
A’*ed'o^*^*  di  cali , che  da'  Greci  fi  chiama  evralffnt , e fifa  nel  vcrfo  , nel  quale  aU 
’’  * ’’  tretì  non  una  volta  le  medefime  vocali  feparatamcnte  fi  pronun%^iano, 

come  in  Oimè,  che  in  quel  verfo  è di  due  filile  , 

Oim:  '1  bei  vifo,  oimè  ’l  foavc  fguardo . 
in  queflo  è di  tre . 

' Oimè  terra  è fatto  il  Aio  bel  vifo  . 

Che  Ai,  Ei,Oi,  benché  nel  principio , e nel  meg^P  talvolta  la  pronuncia  di  tai  voca~ 
fono  di  una  fil>  //  congiunta,  ed  unita',  onde  più  tofla  rvuxod’irif , che  dittongo  dir  fi 
ne  di  due”.'  "*  potrebbe-,  pure  nel  fine  é fempre  divifa,  e difgiunta  ; perciocché  Fai, Lei, 
’ Noi,  e fintili , che  nel  principio  e nel  me-ggp  fino  rade  volte  , o mai  non 

. più  , che  di  una  fillaba , nel  fine  fempre  fono  di  due  . E , fe  tutte  l'unio- 

ni  delle  vocali , delle  quali  fifa  una  fillaba  ,foffcro  dittongi , più.  anco~ 
Di  Ea,  Ee , li  tie  farieno  ; concioffiacofaché  Dea,  e Dee,  e Dii,  e Lui , di  una  fìlla^ 

. Ui  ',  per  lo  piu  ha  le  più  volte  diventino , prima  che  ’l  verfo  giunga  al  fine , ot;e  effer 
Dia”"nel  po/To»®  di  due . Il  che fìgnìfica,  che  in  tutte  quefie  , e nelle  altre 

due.  fimili  voci  la  pronuncia  di  fua  natura  è divifa-, ma  per  arte  una  diventa. 

Llé  mi  fi  dirà,  che  allo  'ncontro  nel  fine  per  arte  fia  fciolto  quel , che  in- 
nangi  di  fua  natura  é congiunto.  Né  cofa  nuova  é lo  fciogliere  i dittongi: 
perciocché  cosi  i Latini,  come  i Greci  hanno  in  cofiume  di  farlo  : conciof- 
fiacofaebé  , ovunque  fi  pofi  il  corfo  del  parlare  , così  in  profa  , come  in 
verfo,  quefie  vocali  divife  naturalmente  udir  fi  facciano  . Ma,fe  l'unio- 
ne di  due  vocali  dittongo  faceffe , Ae  farebl(e  dittongo  in  Aere  ; percioc- 
ché in  quel  verfo , 

£ fui  l^ugel , che  piti  per  l’aere  poggia  , 

Di  Ai,  ed  B.  prime  due  vocali  in  quefia  voce  fanno  una  fillaba. Ma, come  che  in  Lai- 
do la  prima  fillaba  difender  fi  poffa  , eh'  eli'  abbia  il  dittongo  Ai  ; non 

così 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  xpi 

tosi  dir  ft  potrà  del  £i  in  Deidamia  ; concioffiacofachi  divifo  in  due  ftl- 
labe  f$  legga  in  quel  verfo  del  Petrarca  , 

Procri , Artcroifia  con  Deidamia  , 

ficome  due  ftllabe  fono  anche  appo  i Greci.  Nè  del  tutto  fi  dee  confentire.  Dell’  1 liquido 
che  innanzi  a qualfivogUa  vocale  dopo  il  mutolo  elemento  lo  1 faccia  Wueg- 

dittongo.  Materne  nelle  voci  Greche, e nelle  Latine  lo  L,co/  quale  il  mu~  * 
tolo  elemento  s’accompagna  , liquida  lettera  fi  chiama  ; così  nelle  noflre 
da  quelle  derivate  con  mutazione  di  L in  l,chiamarfi  I liquido  dovrebbe. 

Onde  in  quefte  particelle  Piano,Chiaro, Fiato, Fieno, FioreiFiumc, Piti, 
ejjendo  in  I cangiato  lo  L,che  nelle  Latine  udiamo,  Plano, Claro,Flato, 
PIeno,tlbre,Humine,Plus,»/«no  dittongo  por  fi  conviene.  E,  chiaman- 
dofii  1 liquido,  farà  altro,  che  la  vocale  1,  e la  conjonante , che  con  U in 
Ajuto,e  con  A in  Troja,e  in  Gioja,  fi  congiugne.  T alvolta  udite  in  que-  De»  Tn'ttongì. 
Jla  nofira  lingua  pronuncia  di  tre  vocali  infieme,  che  Trittongo  dir  fi  po^ 
irebbe,  quaCè  ino  , in  Lacciuolo  . Fcr.  Quante  lettere  mancano  tra  le  Delle  Conlb^ 
tonfonanti  ì Min.  Parecchie.  E cominciando  dal  C,  non  vi  par'  egli,  che 
altramente  fuoni  in  Luci,c  Duci,  ed  Angelici;  che  in  Luochi,e  Pochi,  Dei  <; . 
ed  Angcliche.iVirf  mi  dtrete,che  lo  H n'i  cagione -.perciocché  non  vi  fa  ufi- 
do  di  fpirito  . E delG  non  avviene  il  medefimo  in  Pregi,  e in  PreghiF  Del  G 
E in  Bacio,  e in  Agio,  non  pentite  certo  fpirito , il  quale , par,  che  par- 
tecipi dello  S,  col  quale  alcuni  lo  ferivano  , e pronun'giano  ì Conciò  fia 
che  in  diverfe  parti  d'Italia  altri  dicano  Bafeio , altri  Bafo,  ficome  Afo 
ancora  . Laonde  altro  fuono  avendo  il  Ciò  in  Bacio,  che  in  Ciocca,  e in 
Concio  ; ed  altro  il  Gio  in  Agio,  e in  Partigione,  e in  Pregio  ; che  iu 
Giovanni  , e in  Giorno , e in  Veggio  : né  ciò  venendo  dal  dittongo  , 
che  in  tutte  quefte  voci  é il  medefmo  ; t»4  dalla  prima  lettera  di  tal  fili- 
laba  , la  qual’  é confionante  ; converrebbe  , che  in  loro  con  altra  figura 
quella  fi  dipingej[Jè  . Né  pure  altramente  fuona  il  G in  Agi  , che  in  Gi« 
ro  ; ma  in  Ghino  non  ha  quel  fuono  , il  quaPha  in  Ghirlanda  , ove  fo~ 
miglia  quel , che  s’ode  in  Ghiaccio.»  perciocché  in  Ghino,  par,  che  fia  il 
Gamma,  come  da'  Greci  di  Puglia,  o di  Calavria  fi  pronuncia',  e in  Ghir- 
landa, come  dagli  Orientali . Per  la  qual  cofa,  par,  che  ragionevolmen- 
te alcuni  vorrebero  quefta  Greca  lettera  ufare  in  quefte  voci  , Vaghi, 

Luoghi , Preghi,  Ghino  ; altri  in  quefta  particella  Ghirlanda,  e in  ft- 

tnili , e in  quelle  altra  lettera  . Vorrebero  ancora  , che  ’l  K fervijfe  a 

quelle  voci , Luochi,  PocM,  Angeliche , ed  all’  altre  fomiglianti . Ol-  aj„,-  j; 

tre  a ciò  lo  fteft'o  (i  altramente  udir  mi  fifa  in  Leggo,  che  in  Prego;  ed  C,  e C. 

altramente  il  C in  Fiocco,  che  in  Fioco?  ancorché  in  quefte  particelle  fia 

jimplice  l’Htto  e l'altro,  in  quelle  doppio  : perciocché  in  Prego,  e in  Va- 

O q z ’ go. 


1 


Digitized  by  Coogle 


xpi  DELLA  POETICA  TOSCANA 

go  t c in  Fioco,  e in  Luoco  , e in  altre  fimili  io  odo  certa  fomiglianxi 
di  fpirito  f che  in  Leggo  , e in  Fiocco  agli  orecchi  non  mi  viene;  e par, 
che  in  Prego  , e /«Vago  veramente  il  G fu  meTjtp  tra  il  G di  Leggo, 
e quel  di  Pregio  , come  è il  Gamma  appo  i Greci . E fimilmcnte  il  C in 
Fiochi, e in  Luochi  tra  il  C di  Fiocchi,  e’I  C di  Baci . Mi,  co- 

me che  il  Gamma  per  lo  mer^o  delP  uno  e dell'  altro  G fervir  ci  poffa  ; 
qiiaP  elemento  tra  que[lo  , e quel  C fa  , che  ci  ferva:  conciofft  icofach'  e’, 
Greci  non  abbiano  altro  me-^^o  lievef  e l'afpro,  che'l  Gammaì  le- 
dete ancora  lo  fìeffo  G,  come  fuoni  altramente  in  Seguo,  che  in  Sego;  ei 
altro  ancora  faccia  fignificare  : perciocché  feguita,  chi  Segue;  e chi  Sega, 
taglia,  come  che  gli  Oltramontani  Sego  dicano  in  vece  di  Scgilb,  i quali^ 
imitando  il  Petrarca  diffe , 

Talora  in  parte  ; ov’  io  per  forza  il  fego  . 
nel  Sonetto , 

< r ho  pregato  Amore  , e ne  ’l  riprego  . 

Ma  , come  i Latini  in  Seco  , che  da'  T ofeani  Sego  fi  dice , ufando  il  C,' 
fio»  Fufarono  in  Sequor  , che  Tofeanamente  Seguo  diciamo  , parendo 
loro,  ch'egli  non  era  di  fuono  sì  graffo,quale  in  quella  voce  fi  richiedeva^ 
ma  trovarono  il  Qj  co  7 quale  in  quefla,  e in  altre  particelle  fcrivere  le 
fitlabe  folcano", così  per  avventura  un'altra  lettera  di  fuono  pii  pingue  in 
Seguo,  Guado,  Guadagno,  Guerra,Guida,  e in  tutte  l' altre  fsmili  bi- 
Dcl  Q.  'fognerebbe . Del  Q,  anche  noi  l’ufo  tenuto  abbiamo  per  le  voci  ingraffa- 
te  : concioffiacofa^  noi  abbiamo  Qui  , Quadro  , Quetare  , Quello  , 
Quello,  c molte  altre  particelle,  nelle  quali  l'ufiamo.  E nel  raddoppiar- 
lo in  luogo  di  lui  ferve  il  C così  a’  Latini  in  Acquiro,  e in  Acquiefeo; 
come  a noi  in  Acquillo  , e in  Acqueto  ; e par,  ch'egli  al  fuo  luogo , onde 
tolto  era  flato,  non  folo,  ma  in  compagnia  di  quel , che  la  fedia  fua  tiene 
, Dello  I confo- » ritorni.  Confonante  ancora  è quella  lettera  , che  con  A fa 
nante.  fillaba  in  ffvojì  , e con  U in  A;uto  . Nè  però  propia  figura  abbiamo , 

Dello  U confo*  con  la  quale  pingerla  pojfiamo  . Confonante  fimilmente  è quella  , che  con 
nante,  A /»  Uva  /ì  congiugne  , ed  altramente  fi  pronun'g^ia  , che  la  prima  vo- 

cale  della  mcdefima  particella  . Amf  fi  raddoppia  in  molte  voci  , quali 
fono  Avviene  , Avvampo  , Avveggio  ; il  che  non  le  avverrebbe  ,fe 
confonante  non  foffe  . Chiamavafl  da'  Greci  della  Eolica  nazione  , Di- 
gamma , come  fe  doppio  Gamma  diceffero  , in  quefla  guifa  pingendola  F: 
perciocché  il  fuono  di  queflo  elemento  s'ode  nelle  prime  fùlabe  di  que- 
fle  voci  Aura  > Euro  , Èva  , quando  Grecamente  fi  pronuii'^iano  : il 
quale  i Latini  nelle  propie  loro  voci  ufarono  , come  il  •>  nelle  loro  ufa- 
vano  i Greci . £ , come  in  prette  fona  differenti  nella  pronuncia  le  prime 

let- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 


»PJ 


lettere  di  Vado,  e di  Fato;  coti  dovendo  quelle  aver  diverfe  figure,  a»- 
corchi  nel  fuono  abbiano  qualche  convenienxa  ; alcuni  in  Vado,  [liman- 
do che  cenvenia  , che  fi  fcriveffe  con  altra  lettera  , che  con  la  vocale  V, 
cominciarono  ad  ufare  il  Digamma  rivolto  in  quefìa  forma  q , il  quale 
non  effendo  flato  da  tutti  ricevuto  , fi  lafdò  poi  del  tutto  . Che  diremo  jjjj  ^ 
del  Z , col  quale  fm-ga  differenza  alcuna  fcriviamo  Zelo  , e Zoppo  ì E 
nondimeno  altramente  fuona  neiruna  , che  nelf  altra  voce  . Che  altro  di- 
remo, fe  non  che  in  quefle  particelle  Zoppo,  Zappa,  Vezzo,  Dolcezza, 
e nelt altre  ftmili  altra  lettera  ci  fa  mefiiere  ì Del  T,  chi  non  sa,che  non 
ritiene  egli  il  fuo  propio  fuono  nella  feconda  fillaba  di  Titio  , che  nella 
prima,  la  quale  è quella  , che  s'ode  in  Tito  , e in  Timoteo  ? Onde  alcu- 
ni tal  fillaba  , feguendo  la  vocale  , con  quella  fteffa  lettera  la  fcrivonot 
la  quale  ufiamo  in  Zappa,  e in  Zoppo  . Ma  , fe  l'una  e l'altra  è doppiai 
0 fenga  neceffitd  l'una  in  Mezzo,  e l'altra  in  Vezzo  /?  raddoppia  ; o di- 
verfa  lettera  convien  , che  fia  nella  prima  fillaba  di  Zelo , e nelt  ulti- 
ma di  Mezzo  ; e fimilmente  altrafettera  nella  prima  ftllaba  di  Zappa, 
e nelt  ultima  di  Dolcezza  . Fammi ft  'ncontro  poi  la  prima  ftllaba  di 
Zio,  0 come  altri  fcrivono  Tio;  e par,  thè  nè  deU  una,  nè  dell'altra  let- 
tera contenta  rimanga  : perciocché  Tofeanamente  fi  pronunzia  col  fuono 
molto  Ornile  a quel  del  Z Grecamente  profferito  , il  quale  par  , che  fia 
mezzo  tra  il  Z ufato  da  noi  nella  particella  Mezzo,  e lo  S.T accio , che 
lo  S altramente  fi  fa  udire  col  C innanzi  allo  I,  ed  allo  £,  che  innanzi  al- 
to A,ed  allo  0,ed  allo  \J;  perciocché  lo  Sce  in  Scclto,e  lo  Sci  in  Scilia- 
guagnolo,  altro  fuona,  che  lo  Sca,  in  Scaltro  , e lo  Sco  >»  Scoglio,  e la 
Scu  in  Scudo  : concioffiacofachè  dir  mi  ft  poffa  , ciò  venire  dalla  diverfa 
qualità  delle  vocali,  ^ tn.Trovandoft  quefle  lettere  , che  dimofirato  ave- 
te, aW  Alfabèto  della  nofira  favella  mancare  ; quali  torvene  converreb- 


be ì Mim.  Alcuni  di  meravighofo  giudizio  , e di  grandifftma  dottrina  ne  Quali  Iwert-»  • 
sbandi feono  lo  H,  e 7 Th,  e 7 Ph  , c /o  X,  c /o  Y Greco  . Onde  ferivo-  coglier  conven- 
no  , e dicono  , Onore  , Teocrito,  Filofotia,  Serfe , Ninfa  ; e ragione-  Alfabe- 
volmente  ; dovendo  noi  così  fcrivere  le  voci , come  le  pronunziamo . Ma 
qual  particella  della  nofira  lingua  trovate  , nella  quale  udirvift  faccia  ' 

quello  fpirito  , che  un  tempo  nelle  voci  Latine,  e nelle  Greche  s'udia  ì E 


potendo  a noi  fervire  lo  F in  fcrivere  Philofophia  , e tutte  altre  fomi- 
glianti  particelle,  che  mefìiere  ci  fa  il  Ph  ì Nè  più  pervenendo  agli  oréc-  . 

chi  noftri  quel  fuono  del  Greco  Y , che  agli  orecchi  degli  antichi  perve-  y Greco 
ma',  nè  fonando  altramente  appo  noi,  che  ’t  nofira  I,  chi  non  dirà,  ch'egli 
é foverchioì  E,  perciocché  lo  X non  vale  appo  noi,  come  appo  gli  antichi  Del  X, 
valea,  in  vece  di  C S,  0 di  G S , ma  in  tutte  quelle  voci,  nelle  quali  an-r 

tica- 


Digitized  by  Google 


ip4  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tUetnente  ferviti  , reme  lettera  doppia  > oggi  non  s'ode  altro  ,cheS,  9 
ftmplucy  quafè  in  Serfe;  0 doppio  tra  due  vocali,  quaCè  in  Saffo;  chi  Jli~ 
unirà  ncceffurio  tufo  di  lui  i Err.  Ove  fa  femplice  ì Min.  Nel  principia 
della  voce  , e dopo  it alcuna  delle  confonanti , quati  in  Setfè  ; e innanxj 
aie  , quùtè  in  Efcellcnte , e in  Efcelfo  , fecondo  la  pronunzia  de'  Se- 
vcfi:  perciocché  comunemente  fi  pronunziti, e fi  fcrive  col  C raddoppiato, 
-Giudiiio  deir  Etccìlcntc  , ed  Eccclfo.  Fru.S bandi fcanfi  adunque  del  noftro  Alfabeto, 
Amore  nel  ri-  tcwe  vane , e difutilt  ì Min,  Non  farò  io  ardito  a farlo  , Fer.  Perché  ì 
to  Min.  Perciocché  nel  parlare,  e nello  ferivere  pii  può  tufanz»,e  Pautori- 

tà,  che  la  ragione',  la  quale  non  è dubbio,  che  non  le  metta  in  bando:  per^ 
ciocché  non  fi  pronunziano . Ma  già  da  miltanni  infin'  all'età  nojlra  nel~ 

10  ferivere  fono  fiate  in  ufo  , ancorché  non  fi  conofeeffero  neceffarie  ; ed 
ufaronte  nelle  cofe  da  loro  fcritte  i nojìri  principali  autori  Dante  , Pe- 

DtlI*  H.  trarca  , e Boccaccio  , come  comunalmente  s'afferma  . E credete  voi , ebe 
a'  Latini  ferviffe  molto  nella  pronunzia  lo  fpirito  ne'  tempi  di  Cefare  , 
e di  Ottaviano,  che  di  fiamma  dottrini , e di  eccellentiffimi  ingegni  fopra 
tutti  gli  altri  fiorirono  i Né  credo  io  , che  voi  penfiate  per  altro  Arrio  , 

11  quale  non  Commoda,  ma  Chommoda;  nè  Ìnfldias,m<>  Hinfìdias;  nè 
lonios,  ma  Hionios  fluAus  dicea,  lo  fpirito  in  quelle  parole  ufando,nd~ 
le  quali  non  era  in  modo  alcuno  riebieflo  , ejfer  da  Catullo  motteggiato: 
fe  non  che , perciocché  gli  era  troppo  amica  e famigliare  l'afpirazione,  la 
pronunzia  di  lui  era  no)ofa  agli  orecchi  dilicati  de’  Rumani  avvfx^t  ad 

Del  Greco  Y *</*'"*  lievemente  , e piacevolmente  pronunziate  . E ’l  Greco  Y 

da  prima  nelle  parole  della  Greca  favella  , 0 pur  nelle  derivate  da  lei 
(^quando  elle  da'  Latini  s’ufavano  ) in\J  fi  cangiava  : onde  Purrho , e 
Murtho  fi  dicea  . Dappoi , perciocché  non  bene  quefia  lettera  al  fuono  di 
quella  rifpondea-,  fi  lafciò  di  fare  tal  mutazione  , e fi  ritenne  il  Greco  Y; 

I e Fufo  ottenne,  che  fi  fcrivejfe  con  lui  Pyrrho,  e Myrtho  ; e ciafeun’  al- 

tra fimil  voce,  ancorché  in  guifa  dell'l  Latino  fonaffe,  ficome  oggidì  fuo- 
DelPhr  • Non  così  avviene  al  Ph  Grecamente  chiamato  VbX ma  fempre 

s'usò  nelle  voti  tolte  dalla  Greca  lingua, ancorché  in  vece  di  lui  ufarfi  lo 
Obbieiione  che  ^ potefje,  PcK.Cbe  affare  abbiam  noi  co' Latini,dal  cui  parlare  é sì  diver- 
’l  parlar  ToVea-  fo  il  noftro , che  dicono  alcuni  Valentuomini , tanto  queflo  effer  migliore, 
110  fi  dilunghi  qifanto  pià  da  quello  fi  dilunga  ì Miv.iVbn  poco  certo  a farvi  abbiamo', e 
*R*-f  l'"''**  guardatevi , rifponderebbe  il  Polito,  dal  feguitare  l’opinione  di  coloro  , i 
cl^'  fi”d3)ba-*  fi  ftadtano  di  perfuadere,cbe  fi  feriva,  come  fcriverebbe  una  fempli- 

parlare,  come-»  ce  femminella  ; che  appena  , com'è  in  proverbio , cominciato  abbia  con  le 
nra  ’fcrìvl^Tco'-  l'Alfabeto  . lo  ho  fempre  udito  , che  parlar  fi  debba  , 

me  i dotti  ’ tome  comunalmente  fi  parla  , ma  non  che  fi  ferivano  le  parole  , come  dal 

vulgo 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  QJJARTO.  . ipy 

vulgo  ignorante  fi  ferivano . E la  ragion'à,  che  , benché  i dotti  fcrittori 
rufo  del  parlare  al  popolo  concedano  , nondimeno  la  fcitnxja  fe  ne  rifer- 
vano 3 della  quale  gran  parte  nello  fcrivere  confijìe  ; conciò  fìa  che  dalle 
figure  degli  elementi  conofcercifi  faceiaj  quali  fieno  le  parolei  e donde  ab- 
biano origine  : alla  qual  notizia  mai  non  perverrebbe  , chi  nello  fcrivere' 
l’ufo  del  vulgo  feguitaffe  . Chi  mai  faprebbe  Honorc  , Habito  , Hora,  Che  Io  H,  e Y, 
e limili  particelle  effer  tolte  dalla  Lingua  Latina  ; e Pyrrho  , Myrtho,  v(x?'jCadiie*'^ 
Nympha,  Philofophia  dalla  Greca  : ove  ferine  le  vedeffe,  come  le  feri-  Greche.  * 
verebbe  un  femplicetto , e ignorante  fanciullo  , Onore  , Abito  , Ora, 

Pirro , Mirto  , Ninfa , pilofolia  ? Ma  , chi  ferine  le  vedrà  altramen- 
te 3 ch’egli  3 per  più  non  fapere , non  le  fermerebbe , s’ingegnerà  d’impa^ 
rame  la  cagione  ; offendo  egli  vaga  di  fapere , e n’aequifierà  la  feiengia. 

Per.  Poiché  tutte  quefie  voci  fi  fon  fatte  nofire3  e l'altre  fimilmente  nofire  Obbieiìone  dì 
tufo  farebbe',  perché  volete  darne  cagione  di  travagliare,  e di  fpendere  il  lòtica,»! 
tempo  in  acquiftar  notigia  di  altre  lettere  , che  delle  propie  nofire  ? Or 
non  ci  è affare  altro  affaiì  o non  ci  avanga  men  del  tempo,  che  dell'opera, 
in  che  [penderlo  convenga  ! Mi  n.  Pedete,  rifponderebbe  il  Polito , di  non  Rifolutione-/, 
errare  con  la  (ciocca  plebe,  a cui  chi  vuole  in  ciò  compiacer  e, non  s'avve-  «he  l’ufo  ^ 
de  3 che  [paglia  la  noflra  favella  d’agni  ornamento  , e d'ogni  autorità  ; e fc'eniià  di  ^ 
lafciala  ignuda  nella  fontina  delP  ignoranga , e là,  dove  la  feiengia  di  lei  chi . 
in  poter  di  pochi  fi  ri fervaffe, (perciocché  pochi  fi  danno  alla  feiengia  del- 
le cofe,  e delle  parole)  ella  fenga  dubbio  la  fua  maeftà  riterrebbe . Ma,fe 
così  la  notigia,  come  l'ufo  al  vulgo  fe  ne  concedeffe  , vile  del  tutto  diver- 
rebbe.Ingegnianci  adunque  di  non  pur  mantenere  quefla  noflra  lingua  nel- 
la fua  dignità  , e di  arricchirla  ; ma  di  levarla  dalla  volgar  viltà  , nella 
quale  fempre  fi  giacerebbe  ; mentre  più.  nulla  ftperne  , che  la  plebe  ne  sa, 
ci  piacejfe',  a quell'  allegra,  alla  quale  i Latini , da’  quali  tratto  abbiamo 
principio  , la  loro  algarono',  ed  algiudicio  loro  il  noflro  fottoponiamo  ; fe  i 

non  ci  piace  per  a-uventura  noi  fleffi  moderni , che  appena  di  lontano  le 
buone  lettere  [aiutato  abbiamo  , a’  Cefari , ed  a’  Ciceroni  antiporte  . Mx 
tornando  alla  vofira  dimanda , che  aff’are  abbiam  noi  co’  Latini  ; non  cre- 
dete voi , che  la  noflra  lingua  via  più  dalla  Latina  dipenda  , che  quell* 
dalla  G reca  ì Perciocché  , benché  Carmenta  di  Grecia  portate  le  lettere 
aveffe  in  Roma  ; non  però  i nomi , nè  anche  le  figure  del  tutto  fe  ne  ri- 
tennero . Ma  tutte  le  nofire  fono  Latine  ; e niuna  nelP  Alfabeto  noflro  ij  noflri., 
abbiamo  , che  nome  , o figura  fi  vegga  aver  mutato  . E qual  voce  ufia-  lingua  dall  i_, 
mo  , che  Latina  non  fia  , fe  non  fe  alquante  portateci  da  Barbare  nagio-  »lil?«ndi.  • 
rii 'quali  fono  Guerra,  Tregua,  e l’altre  fimili  : come  che  molte 
corrotte  , e guafle  n’abbiamo  per  la  mefcolanga  delle  genti  diverfe , che 

in 


Digitized  by  Google 


iptf  DELLA  POETICA  TOSCANA 

in  gKifa  di  acque  da  molte  parti  raccolte  ad  inondare  i felici  campi  delt*^ 
Onde  fia  natu-j  Italia  concotreano  . Dalle  cui  lingue  infume  confufe  non  varie  favellcf 
la  ndlra  favella.  Babilonia  ; ma  una  fola  ne  divenne  più  fmilc  all'antica  , e n<r- 

' t'ta  , che  a veruna  delC  altre  Jiraniere  ; né  altramente  , ehe  nello  incen- 

dio , e nella  rovina  di  Corinto  dalla  confu/ìone  de'  ìiquifatti  metalli  « 
, quando  il  fuoco  disfi  , quanto  v'era  d'oro , e d’argento  , e di  rame  , e di 

bronco  ; nacque  una  nuova  fpecie  , ehe  metallo  Corintio  fi  ehiamò , e fu 
di  molto  pregio:  perciocché  l'oro  e l'argento  vinfe  gli  altri  mtn  degni  me- 
talli ; ficome  dal  natio  del  luogo  fempre  quel , cb'èfìranio  , vinto  rimane. 
Il  che  fpecialmente  s'é  veduto,  e fi  vede  in  queflo  Regno  lafaato  a'  Bar- 
, bari  in  preda  , e pojìo  in  guifa  di  premio  , non  come  in  Grecia  ne'  giuo- 
chi Olimpici  a certo  e definito  dì  dell’anno,  ma  di  ogni  tempo  a’  combat- 
titori : acciocché  coloro,  che  con  l'arme  più  poteano,  quando  ciò  loro  nelC 
CoiiAfione  di  cadeffe  ,fe'l  guadagnaffero  : perciocché  oltre  a'  Greci,  ed  a'  Goti, 
lingue  ifraniere  ed  a'  Longobardi , non  piccioli  eferciti  di  Normandia  , di  Terra  Tede- 
t^b'itàl'ana*  che  Frunria  , di  Spagna  , e di  Fiandra  qui  venuti , e infignoritife- 

Latiiia  lì  chia-  ne , e fattifene  poffeditori , come  che  ejfi  non  poteffero  sì  bene  apparare  di 
niava . quel  paefe  la  favella  , il  quale  teneano  occupato  } che'  non  mofir afferò  , 

end'  eran  venuti , e non  poche  voci  della  patria  loro  ci  lafciaffero  i non- 
dimeno i loro  fucceffori  poi  dagli  altri  abitatori  antichi  e natii  non  fi  co- 
nofcivano  . Laonde  in  quefla  Città  molte  parole  in  ufo  abbiamo  di  lin- 
gua oltramontana  , delle  quali  parte  i Francefi  ci  portarono  , parte  gli 
^ Spagnuoli  ; ma  riformate  fecondo  la  guifa  del  parlar  nofiro  : conciofftaco- 

faihé  né  pronung^iate  ficn  da  noi , né  fcritte  , come  fuonano  in  loro  lin- 
Che  la  nofira  ^ fi  notano  . Dico  adunque  , ch'effendo  confufe  le  favelle  dc’Barba- 
favellaè  vulga-  ri,  in  Italia  venuti  a fignon ggiarla  , con  l'antica  e natia  di  lei , la  quale 
re  del.a Latina.  fi  chiamava  ; {bmehé  non  così  pura  e finccra,  come  ne'  tempi  ad- 

dietro) quella  fignoreggiava,  ed  afe  tutte  i altre  a poco  a poco  riducea,  e 
feco  le  conformava  non  fentt^a  ritener  qualche  fegno  delle  Barbariche  lin- 
gue . E,  perciocché  quefla  noflra  favella  , che  col  latte  infieme  a bere  in- 
cominciamo , da  tutti  Folgare  é chiamata  ; di  qual'  altra  é volgare  , che 
delta  Latina  ì perciocché  , ficome  quella  é folamente  de'  Letterati  ; così 
quefla  è del  vulgo  . Né  di  tal  nome  era  detta  la  lingua  , che  volgarmen- 
te in  Roma  , e dintorno  a quella  Città  ne'  tempi  antichi  s’iifava  : lon- 
ciò  [offe  cofa  , che  una  jola  favella  aveffero  gl'idioti , c i dotti  ; ma  con 
quefla  differenza  , che  i dotti  folto  certe  regole  f accendo  feelta  delle  pa- 
role , e ’l  dire  di  bellijjime  forme  adornando  , l'ufavano  j né  però  sì , 
che  la  plebe  non  CtntLndefjé  , quando  effi  in  pubblico  alcuna  orazione  fa- 
ceano  in  laudare  , in  biajimarc  , in  aecufare  , in  difendere , in  delibera- 
re . 


/ 


Digitized  by  Google 


confufa , e gua- 
da i la  Volgare 
iuliana . 


LllaRO  QUARTO;  197 

re  ^ Il  che  irthe  Avviene  della  noftra  ; la  quale , effondo  Una  t comune  a Dìfièren^à  tra  ’l 

tutti  gf  Italiani , 0 pure  almeno  a tutti  i Tofeani  , non  coti  dal  /» 

parla  t come  da  coloro  p che  dottamente  e in  profa  pC  in  verfi  [’ufano  • della  purità, 

Né  il  Petrarca  direbbe  , *)*5?'’**.r 

Qucfti  fon  gli  occhi  de  la  lingua  noflra,  , 

Cicerone,  e Virgiito  moftrando,  i quale  non  ebbero  in  ufo  quefta  lingua,  U 
quale  oggi  uftamo',  fe  non  intendeffe,  la  favella  Latina  effer  noftra-, e quel- 
la ftijfa  con  P altre  confufa  e mifta  , effere  la  Volgare  Italiana  . Ni  anche  cheja  Latireui 
direbbe , 

£d  egli  al  fuon  del  ragionar  Latino , 
fe  quelle  parole  dette  prima  da  lui  p 

1*  prego  p che  m’afpctci . 
thè  fon  del  volgare  Idioma, non  s' avvi faffe,  effer  della  lingua  Latina  non 
pura,  0 finccra,  quaPera  prima-,  ni  regolata  , come  dagli  antichi  fcrittori 
Pera  ufata  t ma  tale,  che , benché  fofje  confufa  e guafta,  pur  nel  fuono  fi 
moftrava  effer  Latina.  Laonde  conchiudiamo,  eh' e ffendo  quefta  nofira  fa- 
vella nata  della  Latina;  e niun  altra  in  lei  tanto  avendo,  quanto  quella 
ci  ha,  (perciocché,  s'ella  tutto  il  fuo  fe  ne  toglie ffe;nulla  fi  poco  le  rimar- 
rebbe) ingrata  e feonofeente  a tanta  e tal  madre  farebbe,  quando  diceffe, 
che  affare  ho  io  lingua  T ofeana  giovane, bella,  e tutta  piena  di  dolcex^a, 
e di  leggiadria,  e gradita  nella  corte,  e pregiata  da'Donne,e  da' Cavalieri, 
con  la  Latina  veccbia,difpiacevole,e  no)ofa,e  difpre-^ata,  e sbandita  da' 
palaX7i,e  da'templi,e  dalle  loggie,  e dalle  piai^  delle  Città  fi  nelle  fcuo- 
Ic  a gran  pena  ratcolta  , e cara  folamente  a’  Pedanti , ed  a'  Fifici,  ed  a,' 

Dottori,  cd  a'Frati  nel  difputares  concieftiacofaché  l'effenxa,  e la  forma, 
e la  btlle-g^ct  di  quefta,  tutta  le  venga  da  quella.  Fan.  Di  quefto  ragiona- 
mento qual  tonthiufiont  faremoììAtH.Cbt  non  vogliam  noi  faper  pià  de-  Conchiude,  che 
gli  antichi  più  fav)  di  noi, né  dal  giudizio  loro  dipartirne-,ma,com'effi  nel-  d debba  tenere 
le  VOCI  Greche  non  F,  ma  Fh,»^  1 Latmo,ma  Y Greco  da'noftri  Fio  chia-  de^"*^Ait1chi 
muto,  ove  quefte  lettere  avean  luogo  , ufavano  , ufianle  noi  ancora  j e in  neH’  ufo  dell» 
quelle  particelUpuelle  quali  fervia  loro  lo  H»  ferva  anche  a noi;non  per-  H , « Y . 
thè  lo  fpirito  fi  faccia  udire,  ma  per  tenere  la  fcienxia  delle  parole,  e co- 
nofcere,onde  hanno  origine . E così  feriveremo,  non  Mirto, ma  Myrtho; 
né  Ninfa, ma  Nynipha;n^  Aggio,ma  Haggio;n^  Tefuro,ma  Theforo» 

FBR./lggi ugneremo  alcun’  altra  lettera  all' Alfabeto  ì Min.  Niuna  , Ma 
contenterittci  di  quelle,  con  le  quali  infin'  al  prefente  fi  fono  fcritte  tutte 
le  VOCI  della  noftra  favella.  F'EH.Se  con  altre  lettere  Myrtho,che  Spirto  Obbieaione  d) 
fcnvercmo,come  faran  concento  nelle  rimeì  Min.ìVo/1  dubito, che  voi  non 
Japptatcpla  (onjonanz^a  venir  dal  concorde  fuono  delle  parole', come  la  vo- 

P p ce 


Dìgitized  by  Google 


con  vario  Tuo» 
no,  renaa  iiitro» 
diirne  akre  iiuo' 


ve 


198  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Riroluxione,  €t  ftcjja  fignifìca . Md,  perciocché  Puna  parola  fifa  non  altramente  i che 
che  la  l'altra  udire  ; nè  diferen^a  alcuna  di  fuono  in  loro  !^li  orecchi  nolìri  co~ 

nie!kVniV*rii<v  ”ofiono  per  la  diver fitta  degli  elementi  d'un  modo  fieffo  pronunciati  ; non 
no , non  Jalla-j  fi  terrà  la  confonanca  > la  qual  torfi  dovrebbe  > ove  difcottvenienxa  di 
fcrittura . fuono  vi  fi  conofeeffe;  quaté  in  Errore, e Cuore;  e in  Suono,  e Sono;nè 
però  fe  ne  perde.  Ma  troverete, che  quelle,  e l’ altre  fimili  fanno  bellijftmn 
concento  j ficome  nel  primo  Sonetto  del  Canxoniere  del  Petrarca  > 

Voi  , eh’  afcolratc  in  rime  fparfe  il  Tuono 
Di  quei  rofpiri , ond’  io  nutriva  il  cuore 
In  su  ’l  mio  primo  giovcnil’  errore , 

Quand’  era  in  parte  altr’  uom  da  quel,  eh’  i fono 
Che  non  fi  dee  Fbr.  Adunque  feguendo  il  vofìro  Polito,  per  non  accre fiere  con  la  novi  ti 
«ll^*Alfaì>«^  ^ ^ ijitflli , che  fi  trunvano  avere  apparato  , ed  ufato  l'Alfa^ 

antico.  * nofìri  predecefiori  l'aveano,  e Pufavano  ; in  lui  ninna  muta- 

Come  fi  ufi  una  riceveremo  , ma  firmeremo  Angelico , Angelici , Angeliche  , 
nella  lettera^ , Luoco,  Luocbi,  Poco,  Pochi,  Fioco,  Fiochi,  Fiocco,Fiocchi,  Bacio, 
Baci,  Concio,  Conci,  Vago,  Vaghi , Prego,  Preghi,  Pregio,  Pregi, 
Ghino,  Ghirlanda,  Ghiande,Ghiaccio,Giaccio,  I^o,  Leg- 
go , Legge  , Egli  , ( ancorché  l'ultima  filUba  di  quella  voce  non  fuoni, 
come  la  prima  di  quefla  Latina  Glifco  ) Guerra , Guardo,  Seguo , Se- 
guito, Sego,  Quetare,  Qui,  Acqua,  Acquetare,  Chiaro,  Piano,Chio- 
do,' Pioggia,  Chiudo,  Piìi,  Serfe , o com'  altri  fcrivono  Xerfe,  Sena- 
to , Senno,  AlcTsandro,  Safso , Efcmplo,  Eccellente , 0 come  i Senefi 
pronunciano  ETccllente,  £fce,Scelto,Sciolto,Tio,Otio,  0 come  nuova- 
mente fi  firive , Zio , Ozio  , Dolcezza  , Zappa , Zenobia , Mezzo  , 
Prezzo,  Mele  frutto  delle  pecchie, ÌAe\e  frutto  dell'arbore,  Fiore,Fuo- 
, re.  Suono,  Sono,  Aita,  A;uto,  Troja , Mia , Uguale,  Valore,  Uva, 

Spirto,Myrtho,Hora  quando  fignifica  tempo.  Ora  in  vece  d'aura,Cho- 
10  congregacjone  di  cantori,  Coro  vento,  Filo,  Philofophia.  In  fomm* 
ninna  particella  farà  , nella  quale  altre  lettere  cercare  ci  convenga  . Né 
anche  in  bando  metteremo  quelle  poche  , le  quali  nelle  voci  d'altra  lin- 
gua , ancorché  fi  fien  fatte  noftre  , fervir  ci  potranno  per  la  ragione  da 
voi  detta  , e per  l’autorità  di  coloro  , che  doverfi  in  quelle  ufare  ci  di- 
Obhìexìone  dal  tnoflrarono  . Ma  , come  rifponderete  a quel  detto  di  J^intiliano  , Pauto- 
detto  di  Quin-  rità  del  quale,  par  , che  molto  confermi  Popinione  di  coloro  , che  all' Al- 
fcrivT  coTC  fi  noflro  alquante  lettere  tolgono  , ed  alquante  altre  novellamente 

vronuiiaia . aggiungono  ì Min,  A qual  detto  ì Fi».  Che  fi  debba  così  firivere  , come 
Rifolujiione.che  fi  pronuncia  . Min.  Dicafi  il  detto  intero,e  non  tronco  , né  feemo  . Io 
fc^uir  la  ^ die’  tgU  ) per  quel , che  otterrà  la  confuctudine , così  ciafeun  vocabo- 


Digitized  by  Gnogle 


LIBRO  QJUARTOi  ipp 

10  giudico  dovtrfì  fcrivere  « come  fuona  . Dunqne  , dove  la  confuetu^ 
dine  altramente  ottenga  , non  così  > come  fi  pronun^^ia  , converrà  , thè 
ogni  voce  fi  feriva  ; perciocché  gli  antichi  aveano  in  coflumc  di  pronnn- 
ttar  Gajo  , e Ga;a  , e Gneo  ; e nondimeno  le  prime  (illabe  in  tjuei  nomi 
per  C fi  notavano . Pronkn%iavano  ancora  Confulcs,  e fcriveano  Goff. 
togliendo  lo  N f e raddoppiando  lo  S . Pronunciavano , come  oggi  fi  pro- 
nuncia y Optinuit  ; e fcriveano  Obeinuit,  come  oggi  Latinami  rne  feri- 

vtamo  . Fbr.  Che  é tfueflo  , che  voi  chiamate  Conjuetudine  ? Min.  Non  i„  cj,e  confìfi* 
certo , fé  a qutjio  EccelUntiffimo  Autore  crediamo  , quel , che  fa  la  pià  la  Ò>aiuecu«ii. 
parte  ; conctolfiacofaibé  di  quà  venir  poffa  grandijfimo  danno  alta  vita,  * 
non  che  alla  favella  . Ma  così  nel  parlare  Conjuetudine  chiamerò  il  con- 
fentimento  degli  feienciati  ; come  nel  vivere  il  confentimento  de'  buoni. 
ftK.Se  Dante,  Cin  da  Ptftoja,  Guido  Cavalcanti,  il  Petrarca,  il  Boccac- 
cio,e tutti  gh  altri  ebbero  in  cofiume  di  fcrivere  iiznt\o,i'ÌinAo,Pi:ito,  Perché  di  Sam- 
Tetìo,  JLcéto  , Paéto  ; perché  quefii  noflri  moderni  del  tuttone  tolgono  j « 

11  Ci  E ,fe  da  tutti  i dotti,  e intendenti  ciò  s'é  ricevuto , ed  accettato  ; tolco*iTc'’  ^ 
non  fi  potrebbe  altresì  col  confentimento  di  tutti  loro  ciaftuna  di  quejie 

lettere  fcacciare,  le  quali  alluni  oggi  fludtano  di  mettere  in  bandai  Min. 

Uè  quel  fu  nectffario  , né  quefto  convien  , che  fi  faccia  , rifponderebbe  il 
Polito  . Ma  , poiché  quel  s'é  fatto , ed  accettato  convien  , che  fi  abbi» 
a tollerare , qualunque  egli  fifta.E  forfè  meglio  flato  farebbe,  cht  quel- 
le VOCI  fi  laftiaffero  fcrivere  , quaf  era  il  coflunte , per  le  ragioni  da  noi 
già  dette  ; ancorché  nella  comun  pronuncia  il  C non  vi  s'udiffe:  percioc- 
ché , fe  così  oggi  i Latini  vocaboli  fcriver  fi  dovefero  , come  fi  pronun- 
Ziono  , fenz»  dubbio  da  quelli  fimilmente  ilCfi  sbandirebbe  . Né  cre- 
der vt  fi  faccia  , che  ne'  tempi  antichi  , dappoiché  lo  imperio  de’  Roma- 
ni venne  in  poter  d’uno,  ne  quali  col  dominio  e vita  , e favella  cominciò 
a mutare  ; e prima  , che  quifia  noflra  lingua  principio  avefe  , il  medefi- 
mo  non  farebbe  avvenuto,  fe  quel  Jeguito  fi  foffe,  che  nella  bocca  del  vul- 
go rifuonava.  Ma  quel  fempre  fi  tenne,  che  piacque  al  confentimento  de-  ' 

gli  jcienziati . Né  vi  fi  lajci  penfare,  che  con  la  pronunzia  non  fi  fisa  pià 
volte  la  maniera  dello  fcrivere  cangiata  . Ma  , poiché  la  lingua  Lati- 
na giunfe  alia  Jua  perfezione  , ancorché  la  pronunzia  fi  fia  poi  mutata  , 
non  però  le  voci  fi  fono  jcritte  altramente , che  allora  fi  cofiumava  ; co- 
me fe  quel , che  nelle  voci  fentte  fervo  quell'  età  , flaio  fofe  una  le«ge, 

(he  fempre  da  tutti  invioLbitmcnte  poi  fervar  fi  àovtft  • Né  quijiiun  che  non  fio-a 
nuova  é , fe  lettere  ti  mancbiho  ntcìff-rie  al  noflro  Alfabeto  , non  quan-  quiltion  nuova, 
do  I vocaboli  Greti  Jcriviamo  , ( conciofjiacojaché  da  loro  due  , come  dt- 
« Ji^ttttliano  , in  preflanz^  togliamo  ) ma  propumeiite  ne’  Latini  ; beto° 

f P i per- 


Digitized  by  Google 


joo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

percioccbi  in  tjiufli  nomi  ScrvOi  e Volgo  t l'Eolico  digamma  fi  difìderai 
Ed  un  fuono  é tra  \J  e l in  Ouitno  : onde  or'  Ottumo,  or'  Otti- 
mo fi  truova  ferino  ; e in  Here  f che  Hicri  oggi  fi  dice  f ni  E chiara-  ( 
mente , ni  I s’udiva . Ni  così  udir  ft  facea  IO,  quand'  era  breve  , come 
quando  era  lungo  : perciocchi  il  breve  molto  aWXJ  s' appre/fava",  come  ci 
moflrarono  coloro,  che  fcriveano  più  tofìo  Servom,  e Ccrvom  , che  Ser- 
vum,  e Cervuin^  e Robura  e Marmura  più  toflo,  che  Kobora  e Mar- 
mora ; perciocchi  il  principio  i Robur  , e Marmur  , che  poi  negli  ob- 
Maniere  di  con-  bliqui  mutando  fi  dice  Roboris  , e Marmoris . Fbk.  Se  meglio  era,  che 
foicuize  Pcfto,  e Sanélo»  com’  era  il  coflume  antico  , fi  lafciaffero  fcriwre  ; co- 
i*5i  con  ttiefarien  confonanga  lune  con  Metto,e  [altro  con  Tanto  ì nelle  quali 
Mtua , e Sana»  voci  non  ha  luogo  i7  C . Mi  n.  Non  s'i  detto,  che  ’/  concento  non  già  nel- 
con  Tantt.  fcrivere,  ma  s'attende  nel  fuono  ì II  che  non  i però  fempre  vero  s per- 
ciocchi Errore,  e Cuore  s'accordano',  e fsmilmente  Sono,c  Suono;e  non- 
dimeno le  fillabe  innanzi  al[ ultima  diverfamente  fs  pronungiano.Accor- 
a T>ìAucide  coa  darono  ancora  gli  antichi  Ancide  con  Mercede  ; Fede  e Credi  con  Vi- 
c (ioiili.  Lidi,  Piena  con  Divina,  Mifura  con  Innamora,  Virtude 

jDiVirtmUcoa  con  Prode,?uoi  e Poi  con  Lui  e con  Altrui;  bencbi  I ed  £ fseu  diverfe 
froda,  vocali, e differenti  anche  U cd  Otoltre  a ciò  Tempi  da  Tempo,e  Tempi 

da  Tempio  fanno  belliffmo  concrnto:benchi  in  quello  il  fuono  fia  dello  I 
liquido  giunto  con  la  vocale  I,  fscome  in  Efempi  , ed  Empi  ; e in  quella 
folamente  della  vocale  . Ma  , come  che  la  moderna  pronuncia  ne  fcacci 
Pronunzia  anti*  del  tutta  il  C,  non  però,  quando  vi  fi  pronungiaffe  moderatamente, com' i 
di  CT™*^**^***  credere,  che.  dagli  antichi  fi  pronungiava , tanto  Urrpito  farebbe,  che 
, * la  confonanga  tor  ne  doveffe  . Ma  tengafi  quell'  ufo  nuovamente  intro- 

Che  fi  dee  con-  dotto,  poichi  accettato  il  troviamo . Ni  però  fi  confenta  a co/oro  , direb- 
raftare  a nuove  yg ,/  Polito  , che  s'ingegnano  di  far  nuove  mutagioni  : perciocchi,  fitcome 
mutaaioni . ritenere  quel,  che  [approvata  ufanga  ci  ha  tolto,  e di  un  troppo  teme- 
rario e fuperbo  ardimento  ; cori  il  mutare  quel , che  la  cenfuetndine  de- 
g[  intendenti  e dotti  ha  fempre  tenuto , i d'animo  troppo  amico  di  novi- 
tà ; alla  qual  mutagione  molto  e lungamente,  dice  .Quintiliano  , doverfi 
’ tontraflare  . Or  tutto  ciò  fia  detto  , non  per  concbistSére  , a qual  più  di 

quelle  differenti  opinioni  attenerci  debbiamo:  perciocché  noi  lafcerema  li- 
/ beramente  a ciafeuno  [elegione  di  quella  , che  più  gli  piacerà  , fengé 

approvar  più  [una , che  [altra  ; ma  per  rifpondere  alla  dimanda  vo- 
ftra  , come  ejferfene  troviamo  nel[  Accademie  non  una  volta  r alenato  . 
Divifiooe  di  Fm.  Ma,  poiché  affai  s'é  detto , per  infegnarci  , quante , e quali  Ietterò 
I<ctcere . g^rter  debba  il  nofiro  Alfabeto  diteci  quel , che  al  Poeta  rimane  di  loro 
a conofeere  . Mih.  Prima  i da  fapere  , per  fe  quali  ft  n’odano  , quali 

con 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  joi» 

etn  t'altrt  ; t di  tfttelfe  quali  ften  vocali , quali  niente  per  fe  > con 

t altre  affai  poco  udir  ft  facciano  . Dappoi , quali  abbiano  pieno  e orando  QtuI  fa  fbfw 
..  ^ t I /»•  J ^ za  di  ciaicuiia.» 

»/  fuono  t qnalt  umile  e baffo  ; quali  afpro,  quali  piacevole  ; quali  gravot  L^f^ra , e qua- 

quali  acuto , quali  inchinato  ; quali  fofco  e chiufo,  quali  aperto  e chiaro;  le  il  liionOt 
quali  wtolle  , quali  duro  ; quali  veloce  , quali  tardo  : perciocché  FA  è 
fià  fonante  , e pià  chiaro  ; TO  piU  pieno,  e pi  A grave  ; pii  acuto  , e p/d 
dimeffo  tl  ; pià  fattile  , e pii  languida  ; di  fuono  mexp^o  tra  quelli 
due  elementi  fE  . Con  quefle  vocali  lo  R fuona  pii  afpramente,  pii  pia~ 
tevolmente  loL  , e lo  H . Antecedendo  pii  , che  feguendo  udir  ft  fa  lo 
Mi  allo  ’ncontro  lo  S con  pii  flrido  feguita  , che  non  antecede  i onde 
€ome  dal  fine  fovente  dagli  Antichi  ft  togliea,  così  del  tutto  fcacciato  da,' 
mofiri  fe  ne  vede  , fe  non  nelle  voci  di  lingua  fhraniera  , come  Paris  ; ac-i 
tiocchi  le  parole  non  gufolaffero , Le  Mutole  raddoppiate  prendono  pià 
for%a  : r tutte  le  Confonanti  o diverfe  giunte  infieme , o divife  , F una 
tenendo  il  fine  della  ftllaba  antecedente , Valtra  il  principio  della  feguen~ 
te  , con  pii  gagliardo  fuono  agli  orecchi  ne  vengono  . Spiritofa  rende  la 
•voce  /o  F , e ’/  Ph  ; lieve  , e piana  il  P ; megga  tra  luna  e l'altra  lo  V, 
quando  i confonante  ;e’lVy  ,e‘lQ  fmilraente , purché  non  fi  raddop- 
fi . Fiz.  Delle  parole  , che  faper  ci  conviene  ì Min.  fien  femplU  Delle  parole^ 
ci  f quali  compofie  ; quali  propie  ; o fieno  fpeffo  ufxte  , o dall'  ufo  lonta~  • 
me  ,0  pur  tra  quefle  e quelle  ; quafì  di  lingua  flraniera  ; quali  traslate  ; 
quali  fatte  ; quali  mutate  ; quali  fi  faccian  lunghe  , quali  brevi  , E ,per  Jd  ^fre; 
eonofeer  bene  , elle  al  chiaro  ed  ornato  parlare  ci  fervano  , ignorar  t Chiarezza. 
non  debbiamo  , la  virti  del  dire  effer  pofìa  nella  cbiarexptpt  ; purch'egli  * Ofiwnaenc», 
mtnil  non  fia  , né  vile  s la  chiarexp't  fpecialmente  nella  propietd  delle 
parole  s propie  parole  effer  quelle,  che  fono  quafi  nate  infieme  con  le  cofe  Della  Chiarez« 
fteffe  : in  loro  quefia  riputarfi  zzerà  laude  del  Poeta  , che  non  fien  tolte  * iue  cajio* 
dalla  fentina  della  plebe  , né  tenute  a vile  , ni  fatte  dal  tempo  ofeure , " Propìeti,(ceI- 
ui  d'ogni  bellexXP  ignude  ; ma  fcelte  , e illufiri , e leggiadre  , e piene,  ta  di  propi . 
r rifonanti , per  le  quali  grande  e maelìezzote  il  parlare  apparifea  : con» 
eioffiacofacbi  per  dare  al  zzerfo  tal  maefià  , fi  conceda  al  Poeta  l’ufar 
talvolta  l' antiche,  e difufate:  quali  fono  Dolzore , Tenoenza,  Sormon-  Parole  ancich* 
ca  , Rappella , Ingombra  , e fimili  appo  il  Petrarca  .*  ancorché  a lui 
pik , che  ad  ogni  altro  la  confuetudine  del  bel  parlare,  e Poffervare  dili- 
gentemente quel,  ch’era  in  ufo,  piace ffe.  E'  il  vero,  che  in  quefia  manie»  Oiudìcio  del 
ra  di  zzaci  maffimamente  molto  inteft  alla  fcelta,  e cura  grandifitma  n'eb»  .,"'*** 

be  ; accioeeh’  egli  non  ufaffe  particella  indegna  della  cofa,  la  qual  fi  trat.  Jj'  “ ' 
tava  ; ni  voce  alcuna  lafciaffe  di  mifurare  , e librare  col  fevero  giudicio 
degli  orqccbi , nel  quale  nùr abilmente  egli  valfe  . Laonde  delle  parole  Qual  lù  la 

ufaie  “• 


» 

Digitized  by  Google 


jot  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Hfate  quelle,  (he  men  fono  volgari , e men  trite  j e delle  difufate , ed  an^ 
tithe  quelle  , che  meno  inufitate  fi  tengono  , eleggeremo  . Conojeere  an~ 
cera  ci  bifogna  , di  quante  maniere  fi  dica  quel , ch'é  propio  nel  parlarci 
di  (he  firitto  ahbondevolmente  avendo  coloro  , che  Rettorica  c'infigna» 
Vàio  d’Impro-  «o  » non  fa  mt  fiere , che  le  medefime  vivande  vi  fi  rifialdino  . A queftot 
t’X’  • in  guifa  di  vizio  , fi  contrappone  il  non  propio  ; come  che  alcuna  volt* 

ei  fi  conceda  : qual'i , 

£ fol  Morte  n'afpetta . E 
RiAreito  in  guifa  d’uom  » eh’  afpctta  guerra 
* Ordine  dirit-  percioethé  propiamente  le  cofi  felici  e dilette  afpettiamo  , Ma  non  pur  t* 
to  • propietà  delle  parole  alla  cbiareZfiia  é richicfla  ; ma  l'ordine  diritto  an- 

cora , e la  non  troppo  dilungata  conchiulione  ; e che  nulla  vi  manchi',  né 
Viti  contraij  f^fi*  alluna  foverchia  . A quefìa  vertù  prima  è contraria  Cambi- 
alla  ciuarcua.  guità,  dappoi  la  mala  compofìzione,  oltre  a ciò  il  vano  circuito  di  troppe 
parole  , e Cefiuro  e malagevole  intendimento  delle  cofi  . £ certamente 
qutjla  laude , che  */  dire  piaccia  a'  dotti,  e fia  piano,  ed  aperto  agl'  igno- 
ranti , i propia  della  Commedia, la  quale  va  dietro  alle  parole  di-vulgatcp 
ma  pure,  e nitte  ; ed  ogni  umil  maniera  di  parlare  la  propietd  nelle  voci 
Del  parlar*  or>  rithiede  . Ma  quelle , che  fanno  magnifico  , e illuflre  , ed  onorato  il  ver- 
na(o,oiide  nafea  fi  ,o  fino  Inufitate  , o Pellegrine  , o Nuove , oT  rasiate  , come  quelle» 
che  più  liberamente  alla  licenza  de'  Poeti , che  degli  Oratori , fi  conce- 
dono : perciocché  Poeti  effer  non  peffono  coloro , che  non  inducono  mera- 
Varie  maniere  parole  non  s'acquifla  . E ^fe  Cufano  gli  Ora- 

ài  parole  orna-  tori  ne'  panegirici,  e in  tutte  quelle  oraz'oni , che  fi  fanno  a dimoflrare 
***  l'eloquenza,  per  altrui  dilettare  ; a quejti , che  non  altro  per  fine,  che  la 

loda  , e la  gloria  fi  propongono  , non  più  dicevolmente  firvtranno  , ac- 
' 1 Delle  parole  ciocché  rendano  il  dire  più  macjtevole  , e più  meravigliofo  ì Sono  Inu- 
Inufiute . filate  parole  , come  ne  'nfigna  Cicerone  , le  antiche  , e difufate  , e dalP 
ufo  del  comun  parlare  tralafciate:  quali  fono  quelle  poche,  che  pur  dian- 
zi dtffi  trovarfi  nel  Canzoniere  del  Petrarca  ; e Forfennaru,  Horrcvo- 
le  , Rintuzzato,  Cappia,  Scherano,  Ondunque,  Quandunque,  Mis> 
fatto  , Dco  , t co  , Traicutato  , Da  fczzu,  ed  altre  molte  , delle  quali 
noi  quelle  ufare  potremo , eh' effer  piaciute  a'  buoni  ferii  tori  troveremo! 
conciojjiacojaché  l Petrarca  abbia  detto  Da  fezzu,  e Dco, e Feo,  e Rin- 
tuzzato; e 7 Bembo,  Fuifcnnato  ; e 'I  Boccaccio,  Hurrcvole,  Trafeu- 
1 Delle  parole  Misfatto,  e Scherano  . Pellegrine  poi  quelle  fi  dicono  , che  di  lin- 
Pellf^n'ne_^  di  gua  firantcra  fi  pigliano  : quali  fino  Alma,  Aocidc,  Arncfe,  Augello, 
più  n anitre,  , Calere,  Chcro,  Conquifo,  Gai,  Gioire,  Ctama,  Guidardone, 

' Guifa,  Uopo,  Ligio,  Membrando,  Rimembra , Rimembranza,  Ob- 

blia- 


Digitìzpd  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  joj 

bliarc,  Obblio,  Opra  per  Apra,  Orgoglio,  Poggiare,  Primiero , Sce- 
vro,Sembrar, Snello,  Soggiorno,  Sovente,  di  favella  provenutale  ufa- 
te  dal  Petrarca  . Infinite  farieu  quelle  , che  dalla  lingua  Latina  ci  ven-  Latine 
gono\  fe  tutte  ricontar  le  voleffi , Ma  quelle  fole  noteremo , che  novella- 
mente  fe  ne  fono  tolte,  e conformi  pià  alla  forma  del  parlar  Latino , che 
del  noflro  : quali  fono  appo  il  medrfìmo  Poeta  , Ab  experto,  Mifcrere, 

Merco  , Delibo  , Deferibo,  Bibo , Folce,  Flagro , Rifulfe,  Infulfc, 

Rcpulfe,  Avulfe,  Paluftrc  , Illuftrc , Triluftre  , erf  altre  s e nelle  mie 
Jtime,  Prole  , Mirando , Delubri,  Salubri,  Colubri,  Rubri . Taccio  Greche  ; 
le  voci  Greche,  come  prima  a' Latini,  e poi  da  quelli  a noi  preflate  ; qua- 
li fono  , Nympha,  Lympba,  Philolbphia , Lyra  , Adro,  ed  altre  non 
poche . E,  quando  i prop)  nomi  imponiamo  , le  pii*  volte  dal  fonte  Greca 
tratti  gli  abbiamo  ; come  fa  il  Boccaccio  , appo  il  quale  , Decamerone, 

Philocopo , Cymone , Dioneo , Pamphilo  , Philofirato , Philome- 
na , Emilia , Neiphile  , Elifa  , e parecchi  altri  fono  della  Greca  favel- 
la . T roverete  ancora  forme  di  parlare  da  pellegrina  lingua  pigliate , r • 

qual  è quella  tolta  da'  Latini  , * r * » torme  Laune. 

Cinto  di  ferro  i piè  , le  braccia , e ’l  collo  . 

E da'  Prevengali , Proveniali. 

Ne  l'Ifole  famofe  di  fortuna 
Due  fonti  ha , 

cioè,  fono  . Nuove  parole  poi  quelle  diciamo , che  fa  nuovamente  lo  flef-  j parole 
fo  Poeta . O derivandole,  come  f è colui,  che  prima  derivb  da  Coraggio,  Nuove,  di  più 
Coraggiofo;  da  Vezzo,  Vezzofo;  da  (ìuazzo,  Guazzofo  ; da  AflTan-  J^Per^DenVare' 
no , AlTannato  ; da  Verace,  Veracemente  . Overo  aggiugnendovi  leu  i Per  lettere  iiì 
fere,  qual'i  Spinto  in  vece  di  Finto  ; o fillabe,  quali  fono  Iftcfso  , If-  • 

critto,  Ifncllo,  Mercatante  ; in  luogo  di  Stefso,  Scritto,  SnclIo,Mer-  Ageii'E'W'ido. 
carne  . O fottraendolene,  quali  fono  Sendo,  Tenzone,  Foftù , Aveftù,  Sottraendo, 
Stendo,  Spiace,  Sparve,  Mè,  Crè,  Dritto,  Drizzare,  Maflro;  in  vece 
* Efsendo , Contenzione , Foflì  tu,  A veflì  tu,  Difccndo,  Difpiace, 

Difparvc,  Meglio,  Credi,  Diritto,  Dirizzare,  MaeAro . O mutando-  Mutando.’ 
levi , come  in  vece  di  Defìrc , 

S)  crefeer  fcnco  il  mio  ardente  deEro . 
e in  vece  d’Aura  , 

Hor  di  dolce  ora  , hor  pien  di  dolci  faci 
t in  vece  di  Difpetto  , 

Per  isfogar’  il  Aio  acerbo  defpitto . 

t Voi,  Conofeia,  Credia,  Solià,  Mute,  Fuora;  i»  veci  di  Voi,  Cono-  Tralponendo» 
fcca,  Credea,  Solea,  Muti , Fuori  • 0 trafponendolevi , com'i  Drieto, 

Drcn- 


Digitized  by  Google 


^04  DELLA  POETICA  TOSCANA 


Allungandow 


/ 


Abbrerìando. 


Coneìiignendo 
1«  Vocali . 


t Per  comporre 
le  voci . 

Con  prepoC- 
KÌone  • 

Di  due  parti- 
celle . 


Di  tre, 


Drento,  Interpetre;ri>  luogo  di  Dietro, Dentro, Interprete.  0 pure  «l- 
luttgando  le  fUlabe  brevi  : perciocchi  la  voce  Umile  di  fua  natUT4 
avendo  ractento  nella  prima,  come  vedete  in  quei  verfi , 
fondata  in  calla , ed  iunil  povertatc . 

L’ombra  , che  cade  da  quell’  ùmil  colle . 

Che  ’n  troppo  hmil  terreo  mi  trovai  nata 
Queft*  hmil  fiera . 

£d  atti  fieri,  ed  ùmili,  e corteii . 
il  trafporta  alla  feconda  in  quefti , 

Perb  che  ’n  villa  ella  fi  moRra  umile 
Qui  tutta  umile , e qui  la  vidi  altera  • 

Co  ’i  cuor  ver  me  pacifico,  ed  umile , 

£’  dolci  fdegni , alteramente  umili . 

Overo  abbreviando  le  lunghe;  perciocché  comunalmente  neU’ Italiana  fai 
velia  rjfendo  lunga  la  projfima  all'ultima  nel  nome  Annibdlle , come  ve~ 
der'  anche  in  quei  verfi  fi  può  , 

Dopo  tante  vittorie  ad  Annibdlle  . E 
Che  con  arte  AonibUle  a bada  tenne . 
fi  fa  breve  in  quefio  , 

Ch’Annlbale , non  ch’altri , &riao  pio 
0 col  congiungimento  delle  vocali  riflrignendo  due  ftllabe  in  una  i f*r~ 
ciocché  la  voce  Aureo,  ch'é  di  tre  fillabe  in  quefli , 

\Ove  fra  ’l  bianco,  e l’aureo  colore  . Ed 
Aureo  tutto , e pien  de  l'opre  amiche . 
tu  quelli  é di  due  , 

L’aura,  che  ’l  verde  lauro , e l’aureo  crine  . S 
De  l’Aureo  albergo  con  l’Aurora  innanzi . 

0 componendo  le  voci  : nel  qual  componimento  , benché  la  nofira  lingua 
non  fia  felice,  non  che  ficome  la  Grtca,ma  pur  ftcome  la  Romana',  nondi^ 
meno  ella  pur'  ofa  dire  Indila , Imperla  , Inufira , Indonna,  Infiora, 
Inverde,  Imbruna,  Infiamma , Imbianca,  Impallidito , Invaghito, 
Ingelofire,  Inghirlandare,  Ingiallare,  ArrofTa,  Apprefia,  Accrefee, 
Adagia,  Appanna , Addita,  Addolcifce,  Immantenente,  Immezzo, 
Imparte  , Intuito , Debutto,  Datraverfo , Davanti,,  Deporre , Di- 
velle , Direpente , Difama , Disdice,  Disdetto,  Disleale,  Dinuovo, 
Difetto,  Difopra,  DifolTo,  Intorno,  Ifnervo,  Ifpolpo,  Ifcarno,  In- 
carno, Incauto,  Difarmato,  Difacerbo,  Difpcrato  , e fimiU  voci  infi- 
nite di  due  particelle  compofle:  ficome  di  tre  fono  quefìc,  Kafsecura,Raf- 
feicna,  Rafsembra,  Ravvicinarmi,  Rallenta,  Rinverde,  Dintorno, - 

Indl- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO;  joy 

Indifpartc,  DIfagguaglianza , ed  altre  non  poche  ; e di  quattro  quella,  d;  guietro 
Dognintorno . Ma,  come  che  agevolmente , e felicemente  quefla  lingua  Senz 
con  la  Prepofixione  componga  ; nondimeno  fen^a  lei  , non  che  di  tre  , o tione. 
quattro  voci  di  loro  natura  fignificanti , ma  pur  di  due  compoflo  noma 
non  ci  troverete,  fe  non  per  avventura  alcun  propia:  com'é  tiiancitiore 
Biionaccorti , Buonconvcnto  , Capigraflì , Capibianchi . Nuove  pL  4 finirti 
role  fono  altresì  le  finte , e nate  novellamente:  quali  fono  quelle,  che  dal  hiono. 

/■«onayi/<i»«o,  Rimbomba,  Bombarda,  Scoppio. 

cangiando  Genere  : concioffiacofachè  comunalmente  dicendofi  Ja  fune,  eli  AeSù” 
abbia  mafchilmente  detto  il  Petrarca  , più  modi.  * 

E ’l  fune  avvolto  Cenere  , 


Era  a la  man , ch’avorio  , c neve  avanza . 

0 Capo  : quaPè  , 

Che  non  ben  si  ripentc 

De  l’un  mal , chi  de  l’altro  s’apparecchia  . 
dovendo  dirft , a l’altro , /«ondo  la  propia , ed  antica  forma  di  parlare. 
B , come  fi  diffe  , 

Ch’ogni  mafehio  penlìer  de  l’alma  tollc  • 
richiedeva  il  diritte  , che  fi  diceffe  , 

Ch’ogni  mafehio  pcnficro  a l’alma  tolle  . 

0 fe  pur  volete , che  Tolle  altro  non  fia , che  leva,  e rimuove , • trae  i 
D’ogni  mafehio  penlìer  l’aniroa  tolle  .• 
perciocché  s'è  detto  in  un'  altro  luogo  , 

£ mi  tolfe  di  pace . 

O Tempo  in  quelle  voci , che  fempo  fignificano  : quat  è , 

Eranvi  quei , ch’Amor  sì  lieve  afferra  , 
in  vece  di , Ch’Amor  fi  lieve  afferrò  . 0 Modo  : com'f,  Non  so  che 
dirvi;  in  vece  di.  Non  so,  ch’io  vi  dica.  0 Tempo,  e Modo  ugualmen- 
te : com  i,  ' * , 


Cafo^ 


Tsmpo  ; 


l’ era  amico  a quelle  vollrc  Dive , 
in  vece  di  farei  fiato  .*  perciocché  rifponde  a quel  verfo  , 

Non  m’avcfie  difdctta  la  corona  . 

0 ^salità  : quali  fono  quefle  voci , Arde,  Agghiaccia,  Imbianca,  at-  Qualità; 
tivamente  , e paffivamente  ufate  : paffivamente  in  quel  verfo  , 

Ch’in  un  punto  arde , agghiaccia,  arroflà , e ’mbianca . 
e attivamente  in  quefli , , . 

Forfè  tal  m’arde  , £ 

Ch’in  un  punto  m’agghiaccia  , c mi  rifcalda . £d 
A quel  crudel , che  Tuoi  feguaci  imbianca  » 

Qj  0 NU- 


f 


Digitized  by  Google 


Numero . 


Numero,  e Ge- 
nere . 


Perfona  i 


é Pet  cangiare 
una  parte  con_f 
l’altra  in  più 
modi  . 

Nome  per  No- 
me . 


Nome  per  Av- 
verbio . 


Verbo  infinito 
per  nome . 


306  DELLA  POETICA  TOSCANA 

O Numero  : ficome  in  rjuel  luogo  , ove  detto  avendo  il  Petrarca  , 

Vidi  una  gente  andarfen  queta , queta . 
foggiunfe, 

Di  lor  par  piìi , che  d'altri , invidia  s'abbia . 

0 Numero , e Genere  infume  : quaC  è « 

Parte  prefi  in  battaglia , e parte  iicciiì  » 

Parte  feriti  da  pungenti  (frali . 

Mutaft  ancora  leggiadramente  la  Perfona  ; fteome  in  quel  luogo  , 

Se , come  i tuoi  gravolì  affanni  fai , 

Così  fapeifi  il  mio  (ìinile  (fato  ; 

Verreffi  in  grembo  a quelfo  fconfolato 
A partir  fcco  i dolorofì  guai  . 

ove  di  fé , come  di  un'altro^  ragiona  . Ed  avendo  detto  in  ter^a  perfetta, 
Iv’  eran  quei , che  fur  detti  felici . 
parla  poi  in  feconda,  come  fe  prefenti  gli  foffero  : 

O cicchi  , il  tanto  affatigar  , che  giova  ì 
Ed  altrove  a perfona  incerta  volge  il  parlare  : 

De  l’aureo  albergo  con  l’Aurora  innanzi 
Sì  ratto  ufeiva  il  Sol  cinto  di  raggi , 

Che  detto  avrefti , e’  fi  corcò  pur  dianzi . 

Nuovo  anche  accidente  di  perfona  è , quando  la  prihta  par  , che  chiamìi 
t tiri  a fe  la  lercia  in  quel  modo,  che  in  quefìomio  Sonetto  veder  potete. 
Mifera  hglia  , e fconfolata  maitre . 

E , quando  Cuna  parte  del  parlare  con  l'altra  fi  cangia  , non  vi  par'  egli 
certa  leggiadra  novità  ì perciocché  fi  pone  il  nome  non  folamente  per. 
l'altro  nome  : ^ual'è  , 

Che  l'avara  mogliere  ad  Amiiarao  , 
per  Erifile.  Ed 

£'  sa  , che  ’l  grande  Arride  ; 
per  /igamcnnonc , Ed 

Al  primo  falTo  del  garzon’  Ebreo  , 
per  David  Paftorc  . Ma  per  quella  particella , che  Latinamente  Avvcr» 
bio  fi  chiama  , 

£ come  dolce  pada  , c dolce  ride  . 

E quella  voce, che  non  fen%a  tempo  fignifica,quado  é infinita, per  1$  nome. 
Sicome  eterna  vita  è veder  Dio  , 

Ns  piò  (i  brama , nè  bramar  piò  lice  ; 

Così  me , Donna  , i voi  veder  felice 


Pa  in  quello  breve , c frale  viver  mio . 


E po^ 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 


0 poco  dappoi  t 

E , fc  non  foflc  il  fuo  fuggir  si  ratto  . 

‘ e nel  numero  del  piti , 

1 voflri  dipartir  non  fon  s)  duri . 

E per  quel , che  da'  Latini  Participio , o Gerundio  fi  chiama  ,,  Infinito  per 

Egli  ebbe  occhi  a vedere  , z volar  penne . E Pauitipio  , g 

Da  volar  fopra  ’l  Ciel  gli  avea  dat’  ali , 'E  Geauwjo . 

Per  darti  a diveder  . 

E ’l  Boccaccio  dijfe  , Io  le  darò  Beccare  . Se  non  é più  tofìo  forma  di 
parlare  tolta  da'  Greci,  i quali  in  molte  altre  cofe  la  nofìra  favella  /itole  ' 

imitare  . Oltre  a ciò  le  voci  da’  Latini  Prcpofizioni  chiamate,  tuna  fi-  Prtpefizioni 

mtlmente  per  l'altra  s’ufano  : qual  è la  De,  c /a  Di  , in  vece  della  Per,  I>«r  l’altr* 
Poi  eh’  a me  torno  , trovo  il  petto  molle 
De  la  pietate . E 

Ma  non  in  guifa  , che  lo  cor  fi  fiempre 
Di  foverchia  dolcezza . 

E la  A , ora  in  vece  della  Per  : quaPè  , 

Ch’a  forza  ogni  fuo  fdegno  io  dietro  tira . 
ed  or  per  la  In  , 

Pih  di  me  lieta  non  fi  vide  a terra . 
td  or  per  la  Secondo  .•  com'è  , 

Pcrch*  io  t’abbia  guardato  di  menzogna 
A mio  potere . i 

Voce  ancor  nuova  fu  quella  ufata  dal  Petrarca  , Forme  nuove. 

Ch'Ambrofia  , c nettar  non  invidio  a Giove . 

E nuovo  parlar'é,  quando  vi  s’aggiungono  parole  fovcrchie  , benché  leg-  Aggiognendo 
giadramente  ; fitcome  in  quel  verfo  , parole . 

Quel  tanto  a me  , noi»  pih,  del  viver  giova.  E 

Non  fon  mio , nb . 

Perciocché  badava.  Quel  tanto  a me;  c , Non  fon  mio  . O pure  quan-  Sottraendo  pa- 
do  VI  fc  ni  fottrafgono  : quale  , role.  ‘ 

Ma  poi  vofìro  defiino  a voi  pur  vieta 
L’elfer’ altrove  , provvedete  al  meno. 

Perciocché  il  dire  intero  farebbe , Ma  poiché  voffro  defiino  . In  fom- 
ma  i vocaboli  jt  rinnovano  in  qualunque  maniera  fi  mutino  , o fi  finga- 
no , to/ìo  che  a mutare  , o pure,a  fingere  fi  cominciano  . Pbr.  Già  cono- 
feiamo  , delle  parole  quali  fien  Propie,  quali  Innfiiate , quali  Pellegrine, 
quali  Nuove',  e confeguentemente  quali  Semplici  , quali  Cornpofte, 
quali  Fatte  , quali  Mutate  , quali  fi  faccian  lunghe  , e quali  brevi , Or 

2-  dimo- 


Digitized  by  Google 


}o8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

4 Delle  Parole  dirnojìrateci,  quali  fien  le  Traslate  ì Min.^a//  faranno  altre,  else  quel- 
Traslate,  o Me-  le,  che  dal  propio  luogo  ad  un'altro  non  propto  fi  trafportano,  o per  dtfet~ 

cSo'i’diTra*.  vocaboli  : come  fono  , 

bnone  . Lieti  fiorì . 

1 Per  Difccto.  Afpro  corc , e felvaggio  ; c cruda  voglia  . 

Ma  pur  per  nofiro  ben  dura  ti  fui . 

1 Per  più  figni-  ® per  più  fignificare  quel,  che  fi  deferivo  : quaP  i , 

/ii-'ai-e , Penfier’  in  grembo  , c vanitate  in  braccio. 

Diletti  fuggitivi , e ferma  noja . 

Rofe  di  verno  , a mezza  fiate  il  ghiaccio  • 
ì Per  Ornameli-  0 per  ornamento  : qual' è , 

• Vergine  bella  > che  di  Sol  vefiita  , 

Coronata  di  fiellc  , al  fommo  Sole 
Piacefii  si , che  ’n  te  Tua  luce  afeofe 

4 Per  Onefii.  Già  quel,  che  meno,  che  oneflamente  col  propio  nome  fi  direbbe  , con 
ce  Traslata  fi  dirà  più  leggiadramente , in  quefio  modo  , 

Certo  il  fin  de'  mici  pianti . £ 

Si  che  ’l  fuoco  di  Giove  in  parte  fpenfe  . E 

Con  lei  fofs’  io  , da  che  fi  parte  il  Sole  . 

Conveniema  di  Laonde  ilTrafportamento,  che  da'  Latini  Translatio»  da'  Greci  Meta- 
Traslazione  , e phora  fi  chiama , trovato  dalla  povertà  de'  vocaboli , e dal  voler  diletm 
Olmi  Jtu  me.  accrefeiuto  ; non  è altro,  che  una  fomigliant^a,  per  cui  la  parola  po- 

fla  nell'  altrui  luogo  , come  s'eglifojfe  fuo  , cfjendo  conofciuta , molto  di- 
letta : ficome  allo  ‘ncontro  difpiace  là  , dove  niente  abbia  del  fimite  , a 
Liiochi  di Traf»  pure  affai  poco  : perciocché  non  altra  differenza  è tra  la  fimilitudine ,e‘l 
Jazione.  trafportamento fé  non  che  quejìi  fi  fa  in  una  parola  , quella  in  molte  m 

1 Dal  Genere^  2” rafportafi  la  voce  , o dal  Genere  alla  Specie  : quaN  , 
alla  Specie . Provan  l’altra  virtù,  quella,  che  ’nccnde  ; 

a Dalla  Specie  perciocché  il  potere  incendere  é fpecie  di  vertù.O  dalla  Specie  al  Genere, 
«1  Genere.  inonefti  l’ho  ritratto: 

§Da  Specie  a cociofftacofaihé  mille  fien  molti.O  da  una  fpecie  in  un'altraiqual  farebbe, 
pecie . isjc  la  Città  di  fante  leggi  armata  . £ 

1 Cavalicr  d'arme  lucenti  ornati . 

■4  Da  propor-  ove  Annata  per  Ornata  , ed  Ornati  per  Armati  fi  pigliarebbe  . 0 con 
• certa  proporzione , la  quale  fi  fa  , e quando  abbiamo  da  potere  la  cofa 

nominare  : qual'  é , 

Torcer  da  me  le  mie  fatali  fielle  ; 

Quando  abbia-  perciocché  i begli  occhi  nella  Donna  fono  , come  lucenti  fielle  nel  Cielo '• 
mo  nomi . £ quaN  quel  f ch'io  dtfft , 

Mi- 


Digiti^ed  by  Q-  ;-ogli 


LIBRO  QJJARTO.  50J» 

Mirando  de’  begli  occhi  il  vivo  Sole  . B 
Sparir  l'occhio  del  Ciel  pica  d’oJco  feorno  . 
perciocché  effendo  tale  il  vivo  lume  degli  Occhi  in  un  bel  Vtfo  , efuati  U 
Sole  nel  Cielo  ; come  dagli  Occhi  al  Sole  , coiì  dal  bel  Vifo  al  Cielo  fi  fi 
la  compar axione  . E quando  ci  manca  : qual'i  > 

O paflì  fparfi . E 

Benedette  le  voci  tante  , eh’  io> 

Chiamando  ’l  nome  di  mia  Donna  « ho  fparte  E 
Quante  lagrime  laflb  , c quanti  verfi 
Ho  già  fparti  al  mio  tempo . 

toncioffiacòfaché  propiamente  fi  fpargan  le  femenge , e le  frondi  ; ma  feri 
•veci  quella  medefima  voce  neW altre  cofej  perciocché  altra  non  ne  abbia- 
moj  e tra  quelle  e quefte  fi  vede  qualche  comparaT^ione  . Fsr.  Benché 
tiò  , che  del  T rafport amento  detto  ci  avete  , agl  intendenti  debba  , e 
poffd  baftare  ; nondimeno  per  quelli  , che  non  fono  di  altrettanto  intel- 
letto , non  vi  rincrefea  di  chiaramente  moftrarci , in  quanti  modi  egli  fi 
faccia.  lAin.yoltndo  io  in  ciò  ubbidirvi,  farò  quefla  partigione . Tutte  le 
cofe  effendo  0 animate  , 0 vero  fenX  anima  ; dell'  una  e dell’  altra  fpecie 
tuna  per  P altra  fi  pone  . Da  quelle  , che  anima  non  hanno  ,fifa  il  Traf- 
portamento  in  quefto  modo , ~ ' 

Con  un  vento  angofeiofo  di  fofpiri , E 
Pioggia  di  lagrimar  , nebbia  di  fdegni . 
quelle  , che  non  fono  fem^  anima  , 

Perchè  no  ’l  grave  giogo  ì ì^ì 

il  quaCè  propio  de'  buoi , E 

Muove  la  fchiera  Tua  foavemente , 
la  qual’ è propia  de'  guerrieri.  Taf  ora  quel,  cb'è  delle  cofe  animate,  s'at- 
tribuifee  a quelle, che  anima  non  hanno  : quafé  quel,  che  difs’  io  t 
Con  la  febiera 
De’  venti  orrenda,  e fiera  . 

T alora  allo  ’ncontro  : qual’é  , 

A la  mia  lunga , e torbida  tempefia 
la  qual’  è propia  dell'  aere  . Di  che  avviene  , che  prendiamo  ardimento 
di  dare  affetto  e paffione  alle  cofe  di  fentimento  private  : quafé , quando, 
s'introduce  a parlare  il  Sole  , 

Ch'io  porto  invidia  agli  uomini , e no  ’l  celo  . £ 

Poiché  quello  ebbe  detto , difdegnando 

Riprefe  il  corfo  . E 

L' acque  ; parlanti’  Amore  , e l’ora  ; e’  rami  i 

Egli 


Quantfbeima»; 
cano  i ngmi, 


Maniere  dì 
Trasbiioiie  dal- 
la materia , on- 
de lì  prende. 

X L>ì  inanimato 


i Da  Am'matOi 


} Ad  Inanima- 

», 


4 Ad  Animato,' 

AITetti  dati  a 
C0I4  inanimale. 


Digitized  by  Google 


Jio  DELLA  POETICA  TOSCANA 

E gli  augelletti  , c i pefci  , e i fiori , c l’erba  , 

Tutti  inlìeme  pregando  , eh’  i fempr’  ami . 

Sono  altre  maniere  ancora  del  trafportare  , U-  ejujli,  ninno  dì  noi  è , che 
> a memoria  recare  non  fi  poffa  aver  da'  Gramatici  tn  fanciulle‘:^‘za  impa- 
Mani’ere  di  * fentimenti  trar  fi  poffa  quel , che  fi  traf- 

Traslazione  da’  porta  ; da  ninno  però  tanto  , quanto  dalla  vifìa  , la  cui  forr,a  è gagliatm 
Sentimenti . diffima  : perciocché  dagli  altri  fentimenti  vengono  quefìi  traf portamenti, 
I Dall’Odorato  Con  leggiadro  dolor , par  , ch’ella  fpiri 
Alta  piet’a  . £ 

L’altro  è d’un  marmo , che  fi  mova  , e fpiri . E 
Sua  fama  , che  fpira 

» Dal  Tatto.  ' In  molte  parti  ancor  per  la  tua  lingu^  . Ed 
Un’  ifoletta  dilicata  > e molle  . 

3 Dall’ Udita.  SI  chiara  tromba . E 

La  chiara  fama  . E 

Farli  in  pih  chiara  voce . E 
Col  dolce  mormorar  pietofo  c baffo  . E 

4 Dal  Gnllo.  , 1 Dolci  colli.  E 

li  fuon  de’  primi  dolci  accenti  fuoi . E 

Qucfti  dolci  «inaici . E 

Che  ’n  mille  dolci  nodi  gli  avvolgca . 

* E Dolci  lumi , Dolci  intelletti,  Dolci  nomi,  Dolci  baci,  Dolci  du- 
rezze , Dolci  accoglienze,  ed  altr  infiniti  di  fimil  maniera:  concioffia- 
tofachè  lo  fpirito  fi  riceva  dal  nafo\  il  molle  dal  tatto  fi  finta',  la  fama, 
la  voce,  la  tromba,e  ’/  mormorare  dagli  orecchi',  e la  dolcex^a  dal  guflo. 
j Dalla  Villa  : Ma  molti  più  fino  , e di  maggior  gagliarde^'^a  quelli,  i quali  hanno  ori- 
che  fono  i<iù  ef-  dagli  occhi  : perciocché  nella  prefinxa  dell’  animo  ti  recano  quel. 
Ufo  di  Trasla-  thè  veder  di  fuori  non  potnjìi  . Ma  , come  il  T rafportamento  è il  pii» 
aioue.  vago,  e leggiadro  ornamento  , del  quale  il  verfo  vtjìir  poffiamo,  fpecial- 

mente  in  quefla  noflra  favella  , che  per  fi  povera  effindo  , e bafj'a  , e po~ 
fla  nella  calca  della  plebe  , convien  , che  alti  onde  taglia  in  prcjìanxa  va- 
Modcrni  ofcurl  fillamcnti  di  oro , e di  argento;  e dello  altrui  tefiro  fi  arricehifia;  e fi  le- 
e gonfi  nelle-»  baffix":^  , e viltà  plebea  ; così  mirar  ci  bifigna,  ch'egli  non  ren- 

■^raslaitom.  parlare  ofiuro  e gonfio, nel  qual  vi^io  caggiono  volentieri  oggi  quel- 

li, che  ferivano  , volendo  più  tofto  imitare  alcuni , i quali  riconofeendo, 
che  loro  la  natura  più  toflo  è madrigna  , che  madre , per  coprire  il  man- 
^ camento  dello  ’ngegno  , ricorrono  all'arte  ; e s'ingegnano  di  dare  a dive- 

Petrarca  mera-  dere,  ciò  loro  avvenire  per  ekrione,  e non  per  difetto  . Ma,  fi  'I  Pctrar- 
vigliofo.  fu  imitaffero  , il  quale  come  nella  fielta  delle  voci , e nella  tcjfitura  delle 

, paro- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

favole,  così  nel  trafportare  fu  meravigliofo',  fuggirebberó  il  dijfmile,e  7 vi*J  dì  TrasU; 
duro  , e 7 trafportar  di  lontano  ,e'l  bruito  , e l difpiacevole  e così  il  ^ione  . 
meno  , come  il  pià  , che  converrebbe  , e ’l  men  figntf  canto  : perciocché  i Diflimik. 
non  fenxa  diffomiglianxa  fi  direbbe  , 

Grandi  Lamie  del  Cielo  . 

Ifé  fenxa  duro  , e di  lontano  trafportamento  , ^ Lontano  ; 

Gih  su  per  l’alpi  nieva  d'ogn’  intorno  , 
él  biancheggiar  delle  tempie  intendendo  . ,^anto  brutto,  e difpiacevole  j Brutto  ' 

farebbe , 

Cabrata  è la  Citt^  per  la  tua  morte  . Ed 
O (Icrco  del  fenato . 

'guanto  più  di  quel , che  fi  converrebbe , quando  chi  fpargeffe  confetti',  4 Maggiore; 
dhcjfe , 

Tempefta  di  confetti . 

^^uanto  meno , ove  quando  grandina  , fi  diccjfe , j Minore. 

Confetti  di  rcmpefla . 

’^^anto  meno  fignificarebbe  la  voce  traslata  in  quel  verfo  , che  la  propia^ 

Laffo  ) che  mi  fi  nega  il  veder  voi  > 
ove  dir  fi  voleffe , 

LalTo  , che  mi  fi  vieta  il  veder  voi . 

E,  benché  nel  trafportare  affai  più  Uberamente  fi  ravvolgano  i Poeti, che  LicenJta  de’Po*-' 
non  penfano  (Peffer  toro  in  ciò  tei  mine  preferito  , come  coloro,  che  tutte  t'*  maflimameii- 
cofe  dmxxano  al  dilettare  , e parer  vogliano  nel  rinnovare,  e nel  mutar  jr^portare."' 
le  voci  meravigliofi  ; ninno  però  ai  arduo  fia,  né  sì  prefuntuofo  , che  Jìi- 
rni,  a nojlri  tutto  effer  iecito,come  a Greci,  la  cui  lingua  foflenea,  che  7 
Ee  da  Omero  Paftor  di  popoli  foffe  detto  j come  oggi  il  p'efcovo  fi  chia- 
ma . Ma  niun  mai  de'  nojìri , ni  degli  antichi,  né  de'  moderni  pensò,  che 
do  gli  fi  doveffe  concedere  . Molti  altri  mutamenti  le  parole  ricevono.  Altri  Mutamen* 
le  quali , quando  fi  trafportano  molte  inficme  , fanno  , che  altro  fi  dica,  d di  paiole. 
ed  altro  s' intenda  ; il  che  da'  Greci  Allegoria  fi  chiama  t qual  è , Dell’Allegoria. 

E tremo  a mezza  fiate , ardendo  il  verno  . R * 

Fra  si  contrarj  venti  in  frale  barca 
Mi  trovo  in  alto  mar  fenza  governo  . 

E tutto  quel  Sonetto  , 

Pafia  la  nave  mia  colma  d'obblio . 

E quell  altro  , - 

Una  candida  cerva  fopra  l'erba  , 

il  qual  é tutto  allegorico  . Ma  quel  Commiato  é mijlo  a Mlfta . 

Canzon , l’una  forella  è poco  innanzi  •, 

E l’al- 


Digitizèd  by  Google 


JIZ  DELLA  POETICA  TOSCANA 

£ l'altra  ferito  in  quel  mcdcrmo  albergo 
Apparecchiarfi  : ond’  io  piìi  carta  vergo. 
ferciocchè  tutto  farebbe  di  un  modo  , fe  non  ftguijfe  , 

Ond’  io  pili  carta  vergo  , 

j Con  la  Coiti-  eh' è T rafportamento  . ^eflo  mutamento  divien  più  leggiadro  ] quando 
yarazjoue  . s'aggiugne  la  Compara-t^ione  : qual'è  quel , ch'io  dijft  , 

Selve  notare  , c monti 
Direni  in  alto  gorgo  : 

Parte  volar  , quafi  veloci  augelli . 

E quel  Sonetto , 

Qual  poverel , che  Ha  del  tutto  lofco  i 

Ch«  fi  contìmii  E parmt,  che  ragionevolmente  fi  comandiyche  fi  debba  aver  cura  in  que- 
ll TiasUaione  . maniera  di  trafportare,  che  ciò  , che  feguita , rifponda  a quel , che  ne 
va  innanxjj  affine  che  cominciando  dalla  rovinalo  dallo  'ncendio,non  con- 
chiuda  la  medefima  fenten%a  con  la  tempefia.Da  quefla  medefima  fonte  de- 
Del  ProYctbio.  rivano  i Froverby^ali  fono  quei  motti, de'quali  ècompofla  la  Cannone, 
Mai  non  vb  piìi  cantar , com’  io  foleva  . 

E quei  detti,  che  tengono  luogo,  o di  Proverbio  , confi  , 

Che  tutti  fìam  macchiati  d’una  pece . 

0 di  Sentenza  , 

L’infinita  fperanza  occide  altrui . 

Dell'Enimtna.  E quei  , che  fono  più  ofeuri  ; qual’è  , 

1 die  in  guardia  a San  Pietro . E 

Grave  fuma  è un  mal  fìo  a mantenerlo . 

Della  Metonì-  Mutanfi  i vocaboli  ancora  per  ornamento  del  dire , quando  quel,  tb’é 

mia , più  modi,  nuto,  fi  piglia  per  quel , che  tiene  : com'i  , 

Dal  Contenuto.  / 

Dall'Inventore.  E lo  ’nventore  per  la  cofa  trovata  , 

Non  Giove  » e Palla  ; ma  Venere  e Bacco.' 
cioè,  non  le  vertù  da  Giove,  e da  Palla  trovate',  ma  quelli  vi^,  che  ye- 
Dal  Diodelluo,  ^ Bacco  trovarono . E per  lo  fiejfo  luogo  l’ Iddio  di  lui  : quali 
fio  t quel , che  difs’  io  , 

Arma  cotanti  legni 
Cefar , che  n’empie  i campi 
Dei  gran  Nettuno . 

Dal  Contenen-  E ’/  contenente  per  quel , eh' è contenuto  , 

• Italia  mia  , 

Dalla  Matetia.  gfltaliani.  E la  materia  per  la  cofa  fatta  di  lei  i 
Chi  non  ha  l'auro  > o ’l  perde  > 

Spcn- 


Digitized  by  Google 


DalJ’ElBcJeflf^r 


LIBRO  QJJARTO*  '31  j 

Spenga  la  fctc  fua  con  un  bel  vetro  . 

E quel , che  fa,  per  la  cofa  fatta, 

E Belzebiib  in  mezzo , 

per  la  concupifeenza  della  carne , della  quat  è cagione  il  Diavolo , ed 
alla  qual’  egli  ’nfiamma  altrui.  E P Effetto  per  quel , (he  n[é  cagione,  UalI'E/rettor 
Ch’i  veggio  nel  penficr  dolce  mio  foco  . 

E la  cofa  poffeduta  per  lo  poffeditore  , £>aj  Ppflèduroj 

Infinita  bellezza , e poca  fede . 

E quel , che  fi  dona  per  lo  donatore  , 

E ’l  mio  fido  foccorfo . 

E quel , che  fi  porta , per  lo  portatore  , 

Che  fan  qui  tante  pellegrine  fpadc  ? E 
Poi  che  l’arme  Romane  furon  fparfe 
Per  Tefiremo  Occidente . 

Oltre  a ciò  con  lo  Strumento  fignifichiamo  non  pUr  la  cofa,  alla  qual' egli  Dallo  Strame®; 
ferve , to , 

Quel  fior’  antico  di  vertuti , c d’arme . E 
Che  ben  s’acquifia  pregio , altro  che  d’arme . 
ma  quel , che  l'ufa  , 

O fortunato  , che  sì  chiara  tromba  . 

E dagli  Effetti  dimofiriamo  lafor%a,  e l’efficacia  di  quel , che  fa;  qual' è,  DairEfetto  al- 
Dal  pigro  giclo . E ~ l’efficacia  tirila 

Dal  pigro  funno . E cafiiouc, 

Di  che  lieve  cagion  , che  .crudel  guerra  ^ 

Uè  per  altro  fi  diffe  , 

Ch’agli  animofi  fatti  mal  s'accorda  . 
fe  non  perchè  fi  fecero  animofamente  . Uè  per  altro  , 

E non  pur  quella  mifera  ruina  , 

fe  non  per  la  miferia  di  coloro,  a'  quali  avviene  la  rovini.  Nè  per  altro, 

"Tu  vedrà’  Italia  , e l’onorata  riva , 

fe  non  per  t onorata  gente,  che  v’abitò  . Nominiamo  ancora  cosi  le  virtU  Dalle  Virtù 
per  coloro  , ne'  quali  elle  fono  ; quat  è , 

Che  pietà  viva . E 

Pietà  celefie . Ed 

Altra  fede , altr’  amor  vedi , Ipermneflra 
tome  I vi'^j  : qual' è , Da*  VIzJ 

Così  nafeofio  mi  ritrova  Invidia  . ^ 

La  qual  ne  toglie  Invidia , e Gelolia. 

’Jn  quefta  maniera  di  mutamento^  cade  quel , cb'  effenSo  uno  fi  fa  del  nu-  Dall*  Uno; 

Rr  ’ wer<i 


Digitized  by  Google 


314  DELLA  POETICA  TOSCANA 

mero  del  pià  : (fu^xCè  y 

Amor  , ch’a  fuoi  le  piante  , e i cori  impenna  : 
conciò  [offe  , ch'egli  poteffe  dire  , E ’l  core  ; perciocché , come  che  cia- 
. forno  abbia  due  piedi , niuno  ha  pià  di  un  cuore  : c con  tutto  ciò  fi  muta 
.la  parola  , acciocché  acqmfii  più  leggiadria  , e più  forila  . Ma  , perché 
io  ragiono  tanto  di  quefio  mutamento,  net  qual  fi  contiene  tutto  quel,  che 
Della  sitiecJo-  mutandofi  la  parola  , più  leggiadro  e più  vago  diviene  i Projfimo  a que- 
che , di  più  mo.  fio  é quello , onde  o per  la  Parte  il  T utto  intendiamo  : quaté , 

li  ju  Pane.  E farebbe  ora, 

onde  il  tempo  fignifichiamo  . B 

Cofe  , ch'a  ricontarle  è breve  l’ora  . B 
L’oziofe  piume, 

onde  il  letto  dinotiamo  . E 

Imbrunir  le  contrade  d’Oricntc , 

Dal  Tutto.  c»o^,  gli  orientali  paefi  . 0 per  lo  Tutta  la  Parte 
E non  li  trasformafle  in  verde  felva  , 

Dal  Genere,  verde  arbore , che  fu  l'Alloro . O per  lo  Genere  la  Specie 

Com’  animai , che  rpelTo  adombre,  e ’ncefpe  , 

Dalla  Specie,  Jl  cavallo  fpecialmente  intendendo  .0  per  la  Specie  il  Genere  , 

Poi  repente  tempera 
Orientai  turbò  sì  l’aere  , e Tonde  , 
fe  non  volete , che  fpecialmente  s'intenda  per  la  pelle  , che  venne  dalle 
Dall’Uno.'  contrade  orientali . 0 per  uno  più , 

Ma  fe  il  Latino  , o ’l  Greco  . 

Da’  Più . ® •’  * 

L’altra , eh  è propia  noftra  ; 

volendo  dir  mia.  E qual'è  quel,  che  tutto  dì  fi  dice,  Voi  in  vece  di  Tu} 
e Voftro  in  vece  di  Tuo, 

Quand’  io  movo  i fofpiri  a chiamar  voi , E 
Vollro  flato  rcal . 

Dal  GeneredeU  ® Gf^trc  della  voce  aggiunta  il  Genere  non  del  propio  nome  , m» 
l'Aggiuuto.  del  comune  : qual  farebbe  , 

La  felice  Pdermo , 

Da’  Sogni , perché  intendiamo  la  flint  Città.  Di  quejìa  maniera  ancora  vogliano, che 
farebbe  , quando  fi  dieejjè , 

Quando  vede  il  paltor  fumar  le  ville  , 

£ cader  d'alti  monti  maggior  Tombra  ; 
perciocché  con  ta'  fegni  la  notte  appreffar  fi  vedrebbe  . E‘n  fomma  , in 
qualunque  nodo  fi  prenderà , non  comefuona , ma  come  s’intende  la  pa- 
rola , 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

roh  , fi  comprenderà  fatto  quefìo  mutamento  . Marnano  fimilment e il 
parUre  le  voci  Aggiunte  : quali  fono  , candida  colomba , rofe  vermi- 
glie , netto  avorio , occhi  leggiadri  , polito  vifo  . £ certo  , quando 
non  vanamente  vi  s'aggiungono,  fi  laudano  aJJ'ai:  il  che  avverrebbe,  ove 
fenxa  loro  foffe  il  fignificato  minore  , 

Quel  , ch’infinità  providenzia  , ed  arte 
Mofirb  nel  fuo  mirabil  magiftero . 

Onde  si  bella  donna  al  mondo  nacque . B 
E de’  lacci  d’Amor  leggiera  , e fciolta 
Vola  dinanzi  al  lento  correr  mio  . E 
De  l’aureo  albergo . £ 

Notte  ’l  carro  ftcllato  . E 

Trionfai  carro  a gran  gloria  conduce  . E 
Sopra  un  carro  di  fuoco  un  garzon  crudo  . 

E infiniti  altri  luoghi  moflrar  vi  potrei  , che  fenxa  loro  meno  fignifica- 
rebbono . Nè  perì  neghiamo  , che  non  fta  tanta  la  licenza  , che  in  ufarli 
fi  prende  , che  fpejje  volte  foverchiamente  vi  s'aggiungono  : ftcome  in 
quei  ver  fi , 

E vivri  fempre  su  ne  l’alto  Cielo  . E 

E da’  begli  occhi  mofle  il  freddo  g|iiaccio . E 
Dentro  pur  foco,  e for  candida  neve . 

Ma  fpejje  volte  fewga  congiun'i^ione  giunti  con  una  voct  di  fufian^a  ag- 
giungono forala  , ed  ornamento  al  dire  : qual’è  , 

£ poi  in  voce  gli  feioglie 

Chiara , foave  , angelica , divina  . E 

Quello  antico  mio , dolce,  empio  iìgnore . Ed 
Arbor  vittoriofa  , trionfale , 

Onor  d’imperadori , e di  Poeti E 
In  mezzo  di  duo  amanti  unefta  altera 
Vidi  una  Donna  . £ 

Quel  vago , dolce , caro,  onello  fguardo . 

E quel , che  difs'  io  , 

Alto , vago  , foave,  empio  penfiero . 

E con  la  congiunx,iene  : qual'è  , 

Afpro  cuore , c fclvaggio . 

Lieti  fiori , e felici . 

Santa , faggia , leggiadra , onefta,  c bella  . 

Chiare , frefcfae  , e dolci  acque . 

Che  '1  nofìro  flato  è inquieto , e folco 

Rr  X Sico- 


Dell’  Epiteto ì 

0 vero  Aggiun- 
to . 

Manier#  diFpi- 

tC(Ì  . 

1 Coiriini  polli 
necdlariameiice 
per  più  ligiiifi- 

carc. 


iPropJ,e  per- 
petui,per  orna- 
mento . 


Modi  di  teHer 
più  Aggiunti. 

1 Senta  con» 
giunzione . 


a Con  la  con- 
giunzione , 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 
Sicomc  ’l  Tuo  pacifico  , c fereno  . 

Ufo  temperato  aggiunti  adinxiHc  rendono  il  verfo  vago  , dolce  , e piacevole  . 

fcpjuti.  loro  la  compofr^ionc  è certo  ignuda  , non  che  mal  veflita  , e 

ruvida  ; così  quando  troppo  n'abbonda  , è no)ofa,  e molefia  . E , percioc- 
ché fono  rjfi  condimenti , e colori  del  parlare^  quel  di  lui  n'avviene  , che 
delle  vivande  moderatamente,  o troppo  condite',  e delle  figure  giufìamen- 
tc,  0 foverchiamentc  colorite  ; perciocché  in  quelle  così  i’inftpido  , co^ 
il  farjevolc  al  gufìo  difpiace',e  in  quefieagli  ocihi  così  la  Jembun:t,n  ignu- 
da d ornamenti,  fonie  la  veflita  , td  ornata  oltra  modo  à troppo  tinta  di 
Ei'itetì  con  al-  colori  : conciò  fia  che  in  tutte  le  cofe  fla  richieflo  il  temperamento  . Cre- 
tti oinamenti.  fcc  poi  queflo  ornamento  , quando  vi  s'accompagnano  altri  mutamenti  di 
parole  , o trafportando  ; qual'é  , 

Con  Metafora.  L’aureo  colore  . 

L’aureo  crine.  - 

E'  capei  d’oro  fin  farli  d'argento  . 

Con  Metonimia  « intendendo  altro  da  quel , che  ft  dice  ; quai è i 
Pallida  morte . 

Lagrime  trillc. 

Con  Ambedue.  » ‘ ^'‘^^(*‘0  , 

A la  matura  etadc  » od  a l’acerba  . 

Dell’  Antono-  J^ieflo  medeflmo  poflo  per  fé , e [epurato  da  quello , a cui  s'aggiugne  , è 
• «»’  altro  mutamento,  per  lo  quale  intendiamo  ciò  , che  ’l  propio  nome  fi- 

gnificarebbe  : perciocché  il  grande  Atride  per  Agamennone  .*  /due 
chiari  Troiani  per  Ettore, ed  Enea;  /.'eterna  luce  per  lo  Sole;  Padre, 
e Re  del  Cielo  per  Dio;  Il  Vicario  di  Grillo  per  lo  Papa;//  fucceffor 
Della  Perifrifi.  di  Carlo  per  lo  Re  di  Francia  fi  piglia . E con  molte  parole  defenviamo 
quel , che  femplicemente  con  una  propia  dir  fi  potrebbe  , o per  ornamen- 
to ; qual’é , 

L’altro  c colui , che  pianfè  fotto  Antandro 
La  morte  di  Creufa  , e '1  Tuo  amor  tolfc 
A quel , che  ’l  Tuo  figliuol  tolfe  ad  Evandro^ 
cioè  Enea,  che  tolfe  Lavinia  a Turno,  il  quale  mcife  Fallante.  0 per  ti- 
ftre  il  men  che  oneflo  a dire  ; qual’é  , 

Deh  or  fofs’  io  col  vago  de  la  Luna  , &c. 

^lel , che  col  fuo  propio  nome  detto  bafierebbe  , lungamente  ancora  fi 
dtfirive  , per  adornare  i ver  fi  ; qual'  è. 

Or  , che  ’l  cielo  , c la  terra , e ’l  vento  tace  ; 

£ le  fiere , e gli  augelli  il  Tonno  affrena  , 

Notte  il  carro  flcllato  in  giro  mena  ; 

E nel  Tuo  letto  il  mai  rcoz’.onda  giace  , 

dive 


\ 


Digitized  by  Coogli 


LIBRO  QJJARTO.' 


3*7 


Ove  bajìava  1 

Notte  ii  carro  Hellato  in  giro  mena  . 

fe  non  che  feemava  dell'ornamento  . Ma.  guardar  ci  debbiamo  dal  ca'derc  Vùìo  di  Pet'J. 
in  quel  viTjo , che  vano,  e lungo  circuito  di  parole  fi  chiama.  Abbitftama  Giosia  • 
ancora  Cpcffo  i vocaboli , quando  il  ftmile  e propinquo  per  lo  certo  e prò- 
pio  poniamo  ; qual'i  quel , ch'io  dijji , f'irgilio  imitando  , 

In  alto  gorgo  , 

per  lo  mare . E ciò  facciamo  così  nelle  cofe  , alle  quali  mancano  i propj 
nomi,  come  in  quelle  , che  gli  hanno  : il  che  é profjìmo  al  Trafportamen- 
to  . Mutanfì  parimente  le  voci , quando  per  /'adultero  fi  piglia  Parisr  Della  Mctale- 
per  lo  invitto  , Achille;  per  lo  favio , Catone  ; per  / aftuto,  Uliflc  . Pfi  • 

^uaL'é  quel , ch'io  diffi , volendo  dire  Anniballe  , 

Dal  nuovo  Ulifle 
Cartaginefe . 

E per  la  varietà  degli  ordini  de'Religiofi  la  varietà  de'  colori,  che  óuellà 
veflono  : qual  i , , - a . 

E’  neri  fraticelli , e’  bigi , c’  bianchi  . 

E Molli  per  lagrimofi  , in  quel  verfo  , 

Perchè  di , c notte  gli  occhi  miei  fon  molli  ì 
ed  Atra  per  neri  in  qmfto  , 

Non  d’atra  , tempeftofa  , onda  marina 
E ’l  Ghiaccio  per  lo  Verno,  e la  Rofa  per  la  State  in  quello  J 
1 vidi  il  ghiaccio  , c 11  preffo  la  rofa . 

Se  vogliamo  , s'intenda  il  contrario  di  quel , che  diciamo  j non  fi  cangia  Dejjj  Ironia 
la  parola  ì 11  che  effendo  infinito , come  la  qualità  della  perfona,  o la  na-  ' 

tura  della  cofa  il  dimoflra  , con  la  pronun't^a  ancora  fi  fa  conofeere  : 
quali  è quel  detto  da  me  , 

O giuflo  guiderdon  , giufta  mercede 
Di  bene  amar  sì  difpictate  ofTcfc, 

Mutafi  ancora  l'ordine  delle  parole  per  abbellire  il  parlare  , che  duro  tal-  Della  IperhatoJ 
Volta , e ruvido,  eflrepitofo  j o pure  aperto,  e languido  , e di  mal  fuono,  di  più  modi . 
fe  diritto  fojfe,  farebbe  . Fajfi  qtiejla  trafmut anione , o pojponcndo , come  Pofpouendo . 
in  quel  mio  verfo  , 

Candido  piè  , cui  fotto  giace  Amore , 

in  vece  di  fotto  cui  giace  , O tra/ponendo  : quafè  , Trafponendo; 

Ch’a  la  mia  lingua  era  diRretto  intorno  . E Bitvcmeute. 

Veggendo  a’  colli  ofeura  notte  intorno  . E 

Quella  bella  d'Amor  nimica,  e mia  . E 

Quelle  anzi  tempo  tempie . ' E 

Dolce 


Digitized  by  Google 


LuAgairente. 


Dfl  Protiftero. 
o Pervcxfo  « 


Della  Parcnte/ì, 
o Iiiceipo/ùio» 
ne . 


DcIJ’Apo/Jrofè, 
o RjvoJi;unenro 


Aponrofc  con 
PareiJteli, 


ji8  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Dolce  del  mio  cor  chiave  . 

ftrciocchà  l'ordine  diritto  richiedeva  , che  fi  diceffe  , Che  ’ntorno  alla 
mia  lingua;  e,  Veggendo  intorno  a colli;  e,  Quella  bella  nimica  ; e, 
Quelle  tempie;  e.  Dolce  chiave  . E con  più  lungo  fpaT^o , 

Novella  d’ella  vita , che  m'addoglia , 

Furon  radice . £ 

Per  quelle  > che  nel  manco 
Lato  mi  bagna , che  primier  s’accorfe  » 

Quadrclla . 

in  vece  di , Novella  radice  ; e,  Per  quelle  quadrclla . E 
Mio,  perchè  fdegno  ciò  , ch’a  voi  difpiacc  > 

ElTer  non  pub . 

f»  vece  di, Mio  clfcr  non  pub.Pofpongonfì  altresì  le  parti  del  dire:qual'è, 

S’al  principio  rifponde  il  fine,  c ’l  mezzo . E 
Ctr  io  mi  ripolì,  e levimi  di  terra  . 
perciocché  prima  è il  che  ’l  fine:  e prima  ci  leviamo  di  tetra,  che 

non  ci  ripofiamo  . E s'interpongono  : qual’  è , 

Ov’  era  ( io  non  so  per  quale  fato) 

KipoHo  il  guiderdon  d’ogni  mia  fede . 

Quel  vifo , al  quale  ( e fon  nel  mio  dir  parco  ) 

Nulla  cofa  mortai  puote  agguagliarli . 

Trafmutiamo  ancora , cangiando  forma  di  parlare  in  qneflo  modo 
Chi  ’l  vide , il  sa  j tu  ’i  penfa , che  Tafcolcc . 

E con  affèttnofa  digrcjfione , 

Vollimi  a’  noftri  ; c vidi  ’l  buon  Tomaflb, 

Ch'ornò  Bologna  ; ed  or  Meflìna  impingua  • 

O fugace  dolcezza , o viver  lafTo  ; 

Chi  mi  ti  tolfe  sì  tolto  dinanzi  2 
7rafmuta7Ìone  altresì  è quella  del  Petrarca  , 

Che  parlo  ì o dove  fono  ì c chi  m’inganna 
Altri , eh’  io  Bcflb  , e ’l  difiar  fovcrchio  ì 
perciocché  detto  avea , 

Ella  non  degna  di  mirar  sì  baffo , 

Che  di  noBre  parole 
Curi  ; che  ’l  Cicl  non  vuole , 

Al  qual  pur  contraflando  i fon  già  lalTo  . 

T rafmutiamo  talora  interponendo  ; qual  farebbe , 

La  gola , e ’l  Tonno  , e l’oziofc  piume , I 

£ del  cicco  deEr  l’ultimc  prove  ■ 

(E  tu  ì 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO. 

( E fu  te  ’l  vedi,  o fempircrno  Giove) 

Spento  han  del  mondo  ogni  leggiadro  lume  . 

^ certamente  tjuefli  o mutamenti  di  parole  , o modi  di  parlate  j che  di* 
vogliamo  , e ^li  altri  fimi  li , che  fifaran  mutando,  aggiugnenda,  fottra- 
tndo  , trafmutando  ; muor/ono  , e tengono  in  diletto  l'Vditore  : percioc-‘ 
che  ni  for%a  lor  manca  , ni  piacevoleggia . E , benché  pajan  projjìmi  a 
•vtxj  ì nondimeno  tra  le  7rertà  del  dire  ornato  fi  comprendono  , purché 
non  fien  molto  fpcfji , ni  d una  fìejfa  maniera  : perciocché  faggiunxione 
della  parola,  la  qual  foveiite  foverchia  é riputata,  actrefee  talvolta  mol- 
to il  frntimento  , 

1 l’ho  pifi  volte  (or  chi  fia  , che  me  'I  creda) 

Ke  l'acqua  chiara , e fopra  l’erba  verde 
Veduto  viva.  E 

Ben  vcgg’io  di  lontano  il  dolce  lume 
eonciojfiacofachi  in  quelle  voci  L’ho  veduto , e Veggio,  fa  la  Io  i md 
nulladimeno  ejfendovi  aggiunta  , a muover  quel,  ch’afcolta,  for%a  vag- 
giugne  . Nè  dubitiamo  talora  di  accrefeer  la  cofa  fopra  quel , ch’ella  è : 
€ certo  in  pià  modi  : perciocché  o femplicemente  : qual'è , 

E volo  fopra  ’l  Cielo  . fi 

Tutto  il  mondo  abbraccio  . 

0 con  la  Similitudine  , 

Non  con  altro  romor  di  petto  danfi 

L)uo  Icon  fieri , o duo  folgori  ardenti  T fi 

Non  fan  si  grande , c si  tcrnbil  fuono  , 

Etna , qualor  da  Encclado  è pih  feofla  j 
Scilla  , c Cariddi , quando  irate  fono  . 

E pià  brevemente  : qual'è  quel , che  difs'  io  , 

Selve  notare , c monti 
Uirclli  in  alto  gorgo  ; 

Parte  volar , quali  veloci  augelli 
0 con  la  compara-gione  : qual' è , 

Que’  duo  be’  Lumi  affai  pih  , che  ’l  Sol  chiari fi 
Più  leggiera  , che  vento  . 

O con  certi  Segni  ; come  farebbe  , 

Ella  su  per  le  biade  andrebbe  a volo 
Senza  mai  toccar  l'erba  , c fenza  ofTda 
De  le  tenere  fpighc  j o su  per  l’ondc 
Senza  tigner  correndo  in  mar  le  piante 
cimentiamo  talvolta, aggiugnendo  accrefcimntheomè  in  quella  mìa  Can- 

^o»e, 


Dell’ Effl  lofi. 


Della  Iperbole; 
o Accrefcimeii- 
to,di  piu  modi. 
Semplice. 


Con  SimilicU' 
dine , 


Con  Imnu£:m& 


Con  Compara- 
kione  t 

Consegni, 


Coatiouinde. 


I 


Digitized  by  Gf-ogle 


Jio  DELLA  POETICA  TOSCANA 

XP^c , Alma  reai , 

Tu  mi  lafciadi  il  Ciel  voto  di  Stelle  j 
L’acr  grave  , ed  ofcuro  ; e fenza  Tacque 
Tutti  i fonti  ; la  terra  ignuda  , ed  erma  . 
e quel , che  fegue  . J^ijlo  accrefter  s'adorna  , quando  vi  s'aggiugne  al- 
Per  Contrap-  parlare  . E nel  vero  non  poco  di  for^p  acquifia 

IK>lii  t per  li  Contrappofìi  : quaté  in  quella  medcftma  Cannone  « 

Da  indi  in  qua  non  è giammai  qui  (lato 
Altro  i ch’un  Tempre  lamentar'  il  canto  ; 

Ciafeun  diletto  pene  mille  , e mille  } 

Senza  le  vaghe  , angeliche  faville 
Ofeura  notte  ogni  piìi  chiaro  giorno  ; 

Amaro  il  dolce  ; fiera  doglia  il  rifo  ; 

£ mal  d'inferno  il  ben  del  Paradifo  . 

'Altrettante  maniere  fono  del  Diminuire  : conciojfiacofachè  fempUcemen-t 
te  fi  diminuifea , 

Ed  ella  a pena  di  mille  un’  afcolta  , 
sì  poca  udienza  ella  prefiava  a prieghi  di  lui  •'  E 
Toflo  vedrefte  in  polve  ritornarle, 
come  fc  della  umana  gloria  niente  rimaner  toflo  fi  vedrebbe  , fe  pi^  luu^ 
ga  foffe  la  vita  . E con  la  Similitudine  , 

Che  , come  nebbia  al  vento  lì  dilegua , 

Così  Tua  vita  fubito  trafeorfe . 

E con  la  Comparazione  : qual  farebbe  , 

Pih  vii  de  l’alga  fparfa  per  le  piagge  . 

Bellijfimo  diminuire  per  certo  mi  par  quello  , 
lo  noi  dilTi  giammai , nè  dir  porla 
Per  oro , o per  Cittadi,  o per  callella 
^anto  meno  il  direbbe  per  cofa  di  minor  pregio  ì Diminuendo  éftcoroi 
aumentiamo  : perciocché  dicendo  , 

Col  corpo  fianco,  ch'a  gran  pena  porto  . 
molta  flanchezXP  ejfer  quella  dimoflra  . E di  fomma,  e meravigliofa  fori 
za  era  colui , il  quale  fenza  fatica  gittava  quel  si  gran  fitjfo  , 

Ch'a  pena  Tei  di  quefia  nofira  etatc  , 

Eletti  porterien  fopra  le  fpalle  . 

Ufo  d’Iperlxile.  T rapaffa  dunque  la  fede  taccrefeer  la  cofa  fopra  quel , eh'  ella  fia  ; nàn 
però  tanto  , che  ’l  debito  modo  non  fervi , fc  non  quando  vizio  diviene  : 
perciocché  , come  eh'  egli  menta  ; non  però  fia,  che  inganni . E in  tan- 
to ufar  fi  conviene,  in  quanto  genera  meraviglia.  Per  la  qual  cofa  le  pa- 
. role. 


Della  Dimi- 
nii2ioi;e,dipiù 
modi . 

Semplice . 


Con  Similicu- 
dtiie. 


Con  Compara- 
zione . 

Con  Masgiore, 


Altro  modo 
d’Jpeibole, 


Digitized  by  Coogli 


LIBRO  QUARTO.  jxi 

rote  $ che  rendono  i!  verfo  magnifico  e maefitvoU  , fono  le  Antiche  dalla  Somira,  e fcclta 
confuetudine  del  parlare  accettate:  e le  Pellegrine, purché  non  vi  fia  Sar~  delle  paiole  or- 
barifmo  : e le  Fatte  , e le  nuovamente  trovate,  je  Pufo  le  rieeve  , e gli 
orecchi  non  le  fchifanoie  le  T rasiate, che  a gui fa  di  mattutine  /Ielle  ador- 
nano , e illuminano  il  dire  . E , come  che  tutte  tjuejìe  maniere  di  parole 
illuftrino  il  verfo , fe  dicevolmente  vi  s'acconciano  ; nondimeno  le  T ras- 
iate fopra  tutte  I altre  l' adornano  : eonciolfiacofaché  non  vengano  di  fuo- 
ri , ma  dimoflrino  un  ornamento  natio  , e le  Propie  famiglino  . E , per-  Quali  parole  a 
ciocché  le  Pellegrine  , e le  Antiche  il  rendono  maejlcvole  , ufale  fpecial-  y 
mente  l'Eroico  Poeta  : fitome  il  Melico  Latino  , e ’l  Greco  le  Compo/ie, 
e le  nuovamente  fatte  ; benché  il  T ofeano  così  in  ciò  fia  più  parco , co- 
me più  cauto  in  fervore  l'ufitate,  ed  elette . Ma,  perciocché  allo  Scenico 
i riebiefio  quel  dire  , che  nel  comun  parlare  è ricevuto  , le  T rasiate  , 
e le  Propie  gli  fianno  affai  bene  . f su.  Se  le  voci  T rasiate  , e le  Propie  Opinione  di 
fono  ancora  della  profa  , ( perciocché  è propio  della  prò  fa  il  comun  par- 
lare  ) come  fi  conofccranno  le  parole  del  verfo  da  quelle  della  profa  ì rote  dcHa 
perciocché  dicendo  i Gramatici  della  nofira  favella  , quella  effer  voce  jà  altre  del  Veri 
della  profa  , e non  del  verfo  j quella  del  verfo , e non  delta  profa  ; difi-  ^ 

dcro  intendere  , onde  nafta  tal  diffèren%a  . Min.  Io  non  so,  onde  cofloro 
fi  muovano  a farquefli  notamenti . Ben  vi  so  dire , che  io  non  una  voi-  Con  fùta*ione,' 
ta  ho  letto , il  Poeta  effer  confine  , an^i  eguale  all'  Oratore  nel  giudicio,  ^ 

e nella  elexione  delle  parole  e nella. grandetta,  e nell'  ornamento  dello  defr Aratore!!; 
fiile  ; ma  più  licenza  aver  il  Poeta  di  trovare,  e di  comporre  le  voci',  e ma  per  lo  più  le 
d'attendere  più  al  fuono  delle  parole,  per  piacere  agli  orecchi, che  di  ftr-  vwlóVlannobe 
virc  alle  cofe  . Tolta  quefla  licen%flt  Itt  quafé  di  ufare  alquante  voci  an-  ne  nella  Profaj 
. tiche,  0 flraniere  , o nuove  , che  la  profa  fchifetebbe  ; non  viggio  , per-  « mageiormen- 
thé  le  parole  ufate  da  Virgilio  non  abbiano  a fervire  all'  Orator  Latino-,  piou'i^l  Verfo* 
né  quelle  , eh'  usò  il  Petrarca , al  T ofeano  : c onci offiaco fiche  mila  profa 
troviamo  non  poche  voci  di  quefìe  maniere:  perciocché  il  Boccaccio  diffe 
Misfatto,  e Scherano, e Badare , t Calere  , e Mafnadiere,  e Impcr- 
veifarc  , c Inanellato  , e mille  altre  voci  parte  antiche  , parte  flranie- 
re , c parte  nuove  . Né  veggio  ancora  , perché  le  parole  ufate  dagli  Ora- 
tori non  debbano  fervire  al  Poeta  ; purché  ficn  belle  , e vaghe  , ed  atte 
a dolcemente  empiere  gli  orecchi  giudiciofi  , ed  a compiere  i numi  ri  e 
tempi  del  verfo  . Né  mi  fi  vieterà  , ch'io  non  dica  nelle  rime  Vezzofo, 
e 7 rafeurato,  perché  fi  diffe  dal  Boccaccio,  e non  dal  Petrarca  . Né  cre- 
do , i he  la  ftcfjo  Petrarca  fi  recò  mai  nel  pen fiero,  ch'cffer  legge  ci  dovef- 
fe  , quelle  fole  voci,  ch'egli  usò,  non  altre  a noi  dover  nel  verfo  fervire: 
perciocché  egli  non  feguì  nell’  elexjone  delle  parole  il  giudicio  di  Dante,  y 

S s nel- 


Digitized  by  CoogK^ 


Elckione  di  pa> 
fole  ripofta  nel- 
lo arbitrio  dello 
fci  iccore,  mode- 
rato da'  piecec- 
ti . 

Differen»a  vana 
di  Gl  amatici. 


Delle  parole 
contiiiovate , e 
loro  oflervazio- 
ni . 

iCompofizione, 
di  (il labe, 
a Giacitura  di 
parole . 

3 Mifnra,e  Nu- 
mero . 

4 Figure . 


I Della  Com- 
pofizioiie  delle 
liilabe. 


Qual  Ila  Io  Scó- 
tro.ed  Apriiiira 
delle  lettere . 


Dello  Scon  tro 
delle  Vocali. 

1 Li  una  voce. 

Congiunte. 

Divile, 


J2Z  DELLA  POETICA  TOSCANA 

veir animo  del  ijuale  credere  ancor  debbiamo  tal  pensiero  non  effer  mai  C4- 
dKfo  . Fer.  Lafeiamo  adunque  nello  arbitrio  del  giudieiofo  jerittorx  lé 
elettone  delle  parole  con  quelle  regole,che'date  fe  nc  fono\  sì  ch'egli,  no» 
perchè  l'abbia  ufate  il  Boccaccio  , nel  verfo  ufarle  non  pojfa  : nè  , perchè 
rabbia  ufate  il  Petrarca  , nella  profa  non  fe  ne  pojfa  fervire  ; purché  fie- 
no, quali  s'è  detto,  ch’elle  effer  debbono.  Onde  non  poffo  non  ridere  gran- 
demente di  quel  notamente  , che  Nuvola  , e Nuviletca  fien  della  profa’, 
e Nuvolo, r Nuviletto  del  Ferfo',  come  fe  nel  genere  Mafchile  non  avef- 
fe  detto  il  Boccaccio  , Subitamente  il  cielo  fi  chiufe  d’ofeuri  nuvoli  ; 
£d,  Ancora  etan  vermigli  certi  nuviletti  neU’Occidente  ; nè  patiffe 
il  verfo, che  nel  femminile  dir  fi  poffa, perchè  non  P abbia  detto  il  Petrarca. 
^«<rnfo  è da  ridere  ancora  quelP  altro,  che  Perifco  fia  della  profa,  e Pe- 
ro del  verfo  ? Ma  perchè  non  del  verfo  altresì  Perifco  , ficome  Nutrì* 
feo  ? £*  il  viro , thè  nè  Pero  , nè  Nutre , nè  Fiere  , che  detto  hanno  i 
Poeti , direbbon  gli  Oratori . Ma  , poiché  delle  voci  s'è  ragionato  affai  ; 
dimojìrateci , quaPeffer  convenga  la  Continovan%a  di  quelle  ì Mm.  Pri- 
ma in  lei  ft  rvar  debbiamo  la  Scelta  delle  parole  di  tutti  quei  modi  , de' 
quali  non  poco  parlato  abbiamo  i e la  eompofi^ione  delle  ftllabe  la  qual 
poffa  dilettare  P uditore  , ' ed  empiergli  Parecchie  . Dappoi  la  Giacitura 
delle  voci , per  la  quale  fien'  elle  ben  locate  infteme  , ed  attamente  tra  lo- 
ro giunte  . Oltre  a ciò  la  Forma  , per  cui  con  dicevoli  intervalli  fia  di- 
finto  il  parlare  , e vada  bollifpmamente  a cadere  . Vltimamente  P libito, 
onde  il  verfo  figura  , e colore , ed  ornamento  riceva  . ,^ali  maniere  di 
parole  ad  illuflrare  , ed  ornare  il  verfo  elegger  debbiamo  , mi  credo  , ab- 
bondevolmente  aver  dimofirato  . Ma  in  quelle  guardar  debbiamo  , che  la 
compofiitione  e di  loro  feffe  , e delle  ftllabe  , delle  quali  elle  ft  fanno , fia 
qual  già  la  cofa,  che  fi  tratta , richiede  : perciocché  effondo  le  lettere  par- 
te vocali , e parte  confonanti , che  non  per  fe  , ma  con  quelle  udir  fi  fan- 
no ; e così  diverfe  , e di  vario  fuono  , come  da  noi  sé  detto  ; i Gr  (mie- 
tici diedero  quefio  precetto  , doverfi  quelle  talmente  incentrare  , e sì  ac- 
conciamente giugner  tra  loro  , che  ’l  concorfo  ,elo  feontre  non  fia  duro, 
ed  afpro  ; nè  languido  , ed  aperto  , Ma  , come  che  nel  grave  ed  alto  dire 
delle  profe  tale  feontro , e tale  apritura  fia  da  fuggire  ; {cencioffiacofachè 
nelP  umile  , e baffo  non  fi  fchifi  ) pur  tanto  è di  lontano  , che  da'  Poeti 
non  fi  riceva  , che  affinchè  ’l  verfo  con  pià  numerefo  , e pieno  fuono 
agli  orecchi  pervenga  , con  fiamma  fiudio  , e con  grandiffima  diligenza  fi 
ricerca  . T accio  , come  nelle  medefime  voci  due  vocali  attamente  fi  con- 
giungano , ficome  in  Voi , Studio  , Odio  ; e conte  fi  dividano  , per  fa» 
più  piacevole  , e molle  il  corfo  delle  parole  : qual’  t in  Aureo  colore» 

e Mar- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO;  ji; 

e Marmorea  colonna  ; nn  ben  dirò,  che  in  diverfs,  ove  le  vocali  non  fi  % \n  diVerfè  di 
feontralféro  , il  verfo  affai  perderebbe  ; o che  [ultima  vocale  dett  ante-  or 

«*Bfe  parola  ceda  alla  prima  della  feguente  : qual  è , runa,  or  l’altra. 

Voi , ch’afcoltatc . 

0 pure  allo  ’ncontro:  qua[è  la  ’vc>  in  vece  di  là  ove.  0 che  [una  non  ce-  ^on  ordendo  « 
da  aU’ altra:  e ciò  in  due  modi,  o che  [una  e [altra  fillaba  intera  riman-  \ 

ga  , il  che  rade  volte  avviene  : fìcome  , ' 

Ma  io  v’annuncio,  che  voi  fiere  ofiefi 
Da  un  grave  , c mortifero  letargo  . 

0 che  [abbraccino  talmente,  che,  benché  [una  e [altra  vocale  s'oda-,  non  In  una  (illaba  : 
però  fe  ne  faccia  pià  di  una  fillaba  nella  mifura  del  verfo  : qua[é  negli 
allegati  verft , t 

Che  voi  liete  ofTefi . E . ■ 

Grave  , e moitifcro  letargo  . ' 

t in  quell* , . . ■ - 

Voi , ch’afcoltate  in  rime  fparfo  il  fuono  i 
’^ueflo  congiungimento  di  lettere  con  tale  apritura , ( perciocché  ritiene,  Che  l’Apriturt 
e ritarda  il  corfo  del  parlare  , rende  più  grande,  e più  grave  il  fuono  del 
verfo . Poteva  il  Petrarca  dire  , più  grave  il  liio- 

Di  quei  fofpir , di  ch’io  nutriva  il  core , E io,  no, 

E la  fcrena  mia  querava  l’ondc  . ^ 
ma  fermava  della  tardità,  con  la  qual  va  più  grave  cosi  quel  verfo  p 
Di  quei  fofpiri , ond’  io  nutriva  il  core . 
tome  queflo  , 

£ la  fcrena  mia  acquetava  Tonde . 

Conciofjiacofaché  in  queflo  modo  il  fuono  fi  raddopp]  , il  qual  fi  fa  non  Scontro  di  Voci 
meno  udire  nello  feotttro  amichevole  delle  medefime  , che  delle  diffimili  nel  fine  dell’ an- 
vocali . Né  tacerò  , che  molto  diletta  , che  ’/  principio  del  feguente  verfo  fo*^corprincIpiÓ 
comiBci  da  vocale,  e fi  feontri  col  fine  deU’  antecedente:  qual'é , del  feguente . ^ 

Ond’ io  nutriva  il  core 
In  su  ’l  mio  primo  giovenilc  errore  . 

Jl  che  più  empierà  gli  orecchi,  fe  fa  la  medcfima  vocale , la  qual  termi- 
ni [antecedente  verfo  t qual'é  , 

‘ Quando  fra  l’altrc  donne  ad  ora  ad  ora  i ' 

Amor  vicn  nel  bel  vifo  di  collei . 

E tanto  manca,  che  queflo  feontro , e quefl’  apritura  difpiaccia , che  non 
. una  volta  in  un  mcdefimo  verfo  vien  fatta  . Ma  di  quelle  vocali  i più  Di  quali  vocali 
numerofa  , e piena  [ apritura  , che  fono  più  rifonanti  : quali  fono  O , ed  l’Aprieura  fia_» 

. A . Ne  fi  dubita , che  meglio  non  fuoiiino  le  lunghe , che  le  brevi . Ma,  ^ ’ 

S s z come 


Digitized  by  Google 


Dello  Scontro 
(ielle  Confoiun- 

ti . 

I la  una  voce. 
Quali  Hobuite. 


Quali  A^rei 


Quali  Piacevoli. 


X In  diverfc  vo- 
ci per  lo  fine-* 
delr'anteceden- 
tc  co.'I  prin- 
cipio 'della  fe- 
guente . 


Quali  parole-* 
pollano  perder 
Tultima  vocale. 


, Vari  fuoni  di 
verli  da  varj 
Scontri . 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

come  in  tutte  l'altre  cofe  , in  ejucjia  attrcsì  un  certo  modo  é du  tenere  ri, 
che  nò  affettata  , nè  vanamente  fatta  effvr  pa)a  , nò  a riempiere  le  fedie 
del  verfo  ricercata  . Per.  Perciocché  delle  vocali  s’c  detto  affai , di{idero 
intendere  , qual  fia  lo  [contro  , e 7 congiu^nimento  delle  confonanti  . 
Min.  Di  qtiefie  quelle  , che  alle  vocali  fono  più  delf  altre  preffime  nel 
fuano  , fe  vadano  innanzi  alle  mutole  ; fìcome  in  quefte  particelle.  Alto, 
Alba,  Alpe , Onde , Arco , Argo  ; o pur'  innanzi  ad  altre  confonanti. 
Alma  , Alzo , Anne,  Arfe , Alfe  ; rendon  la  voce  più  robufla  ; e tanto) 
più  , quando  alcuna  di  loro  ancora  con  la  mutola  a far  la  fillaba  concor- 
re : qual' è in  quelle  , Antro,  Evandro  . Nè  men  gagliarda  è quella  vo- 
ce , nella  quale  S con  alcuna  delle  mute  fi  congiugne  ; e quella  più,  nel- 
la quale  è Cuna  e (altro  concorfo  : quali  fono  Scamandro  , Spargo, 
A(ìro  , Afpro  . Di  tutte  quefte  , e delC  altre  fmili  voci  quelle  fuonantt 
più  afpramente  , nelle  quali  fi  feontrano  , e concorrono  lettere  più  afpre, 
e fpecialmente  tra  due  vocali  di  una  medefima  parola  : perciocché  R,  ed 
S accrefeon  f afprt%;:^a  , e maffmamente  fe  dopo  lo  R feguita  lo  S ; qual' è 
Orfo  ’yOfeloKfi  raddoppia  : quaPè , Orrore  . Allo  'ncontro  L,  ed  N 
piacevolmente  corrono  , e fpecialmente  fe  non  fi  raddoppiano , nè  con  al- 
tre  fi  giugneno  . .Quelle  altresì , le  quali  ho  detto  , che  fuonano  afpra- 
mente , effendo  eli^emplici  e fole , rendon  la  vaco  men  dura  , che  rad- 
doppiato , 0 pure  accompagnate  con  altre  . Ma  di  qual  fuono  fia  ciafeuna 
lettera  , già  mi  ricorda  , eh’  io  diffi  , doverfi  diligentemente  guardare  . 
Oltre  a ciò  mirar  ben  ci  conviene  nella  continovan'za  delle  parole  , qual 
fila  (ultima  Intera  del(  antecedente  particella  , e qual  la  prima  della  fe- 
guente  : perciocché,  effendo  (una  e (altra  confonante  y il  fuono  fia  pii 
fermo  ",  e tanto  più  fermo  , quanto  più  afpre  le  lettere  , e più  robufte  fa- 
ranno : perciocché , benché  la  noflra  favella  nel  fine  delle  voci  ninna  con- 
fonante riceva  ; nondimeno  ha  in  coftume  di  accorciarle  , maffmamente 
nel  verfo  , e tor  loro  (ultima  vocale  : perciocché  diciamo  , Avem  rot- 
to la  nave  ; ed  , Un  Ipirito  celefle  ; c , Quel  bel  fpirto  ',  ed  , Al  citi 
rinacque.  Né  in  altre  confonanti  fi  fa  quefto  accorciamento,  che  in  quel- 
le quattro  » che  liquide  fi  chiamano  : concioffiacofachè  lo  S per  lafovet- 
ehia  afprezX‘*  ZÒ*folare  del  tutto  fi  fia  dall'  ultimo  luogo  [cacciata  t 
perciocché  , benché  Poftu  fia  in  vece  , or  di  Fofliì  tu  , ed  or  di  porti  tuj 
nondimeno  la  paffione  della  fillaba  è nel  meggp  delta  voce  compofta  . 
Laonde  ( perciocché  dallo  [contro , e dal  concoi-yò  delle  lettere,  e dal  cort- 
giugnimento  delle  voci  il  verfo  afpro,  o piacevole  ; grave , o lieve  ; alto, 
0 baffo  ; o meg^o  tincfto  , e quello  diviene  ; e ’l  verfo  ne  va  dietrd 
alla  materia  delle  cofe  ) ragionevolmente  fi  comanda,  tutte  le  parole  cor^ 

fole, 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJtJARTO.* 

fole  , e per  fe , come  giunte  con  altre  dover'  in  quel  modo  fonare , ch'alia 
maniera  del  dire  è riebieflo  : cioè  , nello  flile  pik  grave  quelle  , che  pii 
gravemente  ft  fanno  udire  ; e nel  più  lieve  quelle  , che  più  lievemente  . 
Sì  come  nella  materia  più  piacevole  quelle,  che  più  piacevolmente,  e nel- 
la pii  afpra  quelle  , che  più  afpramente  battono  il  fentimento  degli  orec~ 
chi  t sì  che  con  la  voce  fteffa  quel , che  ft  dirà  , efprcffo  ne  venga  , Con 
quanto  dicevole  fuono  di  vocaboli  flrepitofi,  afpri,  e robufli,  e fonori,tofa 
dura,  ed  orribile  s'efprtffe  in  quei  verfi  , 

Non  con  altro  rumor  di  petto  danll 

Duo  Leon  fieri  , o duo  folgori  ardenti , 

Ch'a  terra  , a ciclo , e mar  dar  luogo  fanii . £ 

Non  fan  sì  grande  , e s)  terribii  Tuono 
Etna , qualor  da  Encelado  è pih  feofla  ; 

Scilla , e Cariddi , quando  irate  fono  . £ 

Non  bollì  mai  Volcan , Lipari>  od  Ifchia  » 

Stromboli  ,o  Mongibdlo  in  tanta  rabbia  . 

£ in  queflo  mio  Sonetto  , 

Qual  tempdìufa , ed  importuna  pioggia  , 

Che  fparga  ogni  fuperbo , afpro  torrente 
Da’  monti , onde  piìi  alto  al  Ciel  lì  poggia  » 

Inonda  i campi , e le  Cittìi  repente  . 

^^anto  acconciamente  con  voci  umili  , e piangevoli  il  dogUofo  pianto  fi 
rapprefenta  a chi  legge , 

Piangete  Donne  , e con  voi  pianga  Amore  . Ed 
Oirtiè,  il' bel  vifo  ; oimè,  il  foave  fguardo . Ed 
Oimè,  terra  è fatto  il  fuo  bel  vifo.  E 

Fuggi  ’l  fcreno  , e ’l  verde  , 

Non  t’apprelTar , ove  lìa  rifo , o canto , 

Canzon  mia  , nò  ; ma  pianto  ; 

Non  fa  per  te  di  Bar  fra  gente  allegra 
Vedova  , fconfolara  , in  verte  negra . 
yedete , come  in  efprimere  quel , ch'i  di  fua  natura  piacevole , fi  fpargo^ 
no  i fiori  delle  parole,  le  cui  vocali  ottimamente  rifuonino;  e le  donfonan- 
ti  foavemente  fi  facciano  udire , ancorché  parte  ve  n'abbia  delle  robufie, 
e delle  jìrepitofe , 

Nel  tempo  , che  rinnova  i miei  rofpiri , > 

Per  la  dolce  memoria  di  quel  giorno , 

Che  fu  principio  a sì  lunghi  martiri . £ 

Gentil  mia  Donna , i veggio 

Nel 


Che  6 dcotio 
elegger  parole 
di  lettere  , filla- 
be  , e feontrt 
convenienti  al- 
la materia. 

Efemplo  di  vo- 
caboli flrepicolì 
ili  cofa  Orribi- 
le . 


Efcmplodivoci 
piangevolj  nel 

Pianto  li 


Efemplo  di  vo- 
ci foavì  in  cofa 
Piacevole, 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Nel  muover  de*  voftri  occhi  un  dolce  lume , 

Che  mi  muflra  la  via , ch’ai  del  conduce  . E 
Quaod’  io  v’odo  parlar  sì  dolcemente  , 

Com’  Amor  propio  a Tuoi  feguaci  inlìilla  ; 

L’accefo  mio  defìr  tutto  sfavilla  * 

Tal , che  ’nfìammar  devria  Tanime  fpente . 

E che  dilato  il  mio  ragionare  in  darvi  efempli  di  ciò  > che  per  tutti  i 
Cannonieri  vi  fi  fa  innann>  ì conciojftacofach' egli  fta  propio  fltle  della 
Efemplo  divo-  Melica  Poefia.  Ma  Pumil  materia  e lieve  udir  potete  , con  quaP  umiltà, 
ci  Umili  in  ma.  e kggerex^  di  voci  efpreffa  fta , 
cena  iieve,  q poverella  mia , come  fe’  rozza  , 

Credo , che  te  ’l  conofehi  , 

Rimanti  in  quelli  bofehi . E 

Vago  augelletto , che  cantando  vai , 

Over  piagnendo  il  tuo  paflato  tempo . 

E in  quella  mia  pajìoral  Sefìina  , 

Non  ha  tant’  erbe  in  qualche  verde  prato  , 

N:  tanti  augelli , e tante  fronde  in  fclva  , 

Nè  tante  lidie  in  qualche  pura  notte , 

Nè  tanti  pefei  in  qualche  vago  fiume  , 

Nè  tanti  fiori  in  qualche  amena  piaggia  ; 

Quant’  io  lagrime  fpargo  in  verfi  , e ’n  rime 
Che  hi(h,che'l  Nè  meraviglia  fta  , fe  nella  piacevole  , o nell'  umil  matèria  fienvoci, 
P'H  delle  voci  fon  iftrepito,  o con  afpro  fuono  udir  fi  facciano  : ed  allo  ’ncontro  uc/- 
^iiclié  " ^unè  f terribile  quelle,  che  piaccvoltnente,o  pure  umilmente  fuonino: 

i tilo  d’altra_<  conciò  fita  che  sì  pura  cofa  non  fi  trovi  , nella  qual  non  fi  vegga  alcuno 
qualità . mcfcolamento  d'altra  qualità  . Ma  bafierà,  che  in  ciafeuno  fide  il  pià  fta 
di  un  modo  . F>k.  y^fiai  s'è  detto  della  qualità  delle  voci  , per  le  quali 
il  verfo  diviene  afpro  , o piacevole  ; umile  , o grande  , over  mentano. 
Del  Concento  Or  fate  , che  fi  conofea  il  concento,  che  dallo  feontro , e dal  concorfo  loro 
delle  voci , che  nafee  ne'  verfi  di  quefla  lingua  i ftcome  il  dimofirafte  ne'  Latini . Mim. 
rro*^dtl?é*med^  ^‘tnandate  delle  confonanxp  delle  rime , che  nell'  ulti- 

iime  lettere,  o me  voti  fono  propie  noftre  , delle  quali  a baftan'^a  s'è  ragionato  col  Sig. 
iilJabe.  Bernardino  ; i»4  di  quella  Mufica  concordanza  , ,che  dalle  medi  finse  let~ 

tere , o fillabe  nafeendo  , non  pur  dolcerkente  Infinga  gli  orecchi  ; ma  re- 
ca talora  la  cofa  innanzi  agli  occhi . Laonde  è molto  da  ridere  il  pre- 
cetto di  coloro  , che  comandano,  dovirfi  lo  feontro  delle  medefime  lettere, 

0 fillabe  fuggire  . Fajfi  quefìo  bcllijfimo  concento  , o nel  principio  dcl- 
etnti  d?iicont"ì  ® tiel  mtzxp,  opUT  nel  fine\o  quando  il  fine  dell'antecedente  par- 

r ticel- 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  QUARTO.  ^17 

ticelU  al  principio  della  feguente  s' accorda',  0 pur'  al  me:^xpi  ovtro  quan 
do  il  mei^xo  principio  , ed  alla  fine  delP  altra  . State  dunqu 

ad  udire , come  concordevolmente  dalle  mede/ime  lettere  due  y 0 plà  voc 
continovatamente  cominciano , 

Eicnipli  di  A Aniin3  sfTst . 

Ad  albergar. 

B La  bella  bocca  . 

In  un  bel  bofeo  . 

C Contra  colpi  d’ Amor. 

Cosi  colici . 

D Doppia  dolcezza  . 

Dolci  durezze  . 

D'onor  degna . 

Donna  di  voi . 

£ £d  ella  . 

Non  ella  elTcr  dcrifa  .' 

£d  emmi . 


L’altro  era  empio  > c duro . 

F Favola  fui . 

Per  far  forfè . 

£ i cape’  d’oro  fin  farfi  d’argento  l 
G Vedi  Giunon  gelofa  . 

Sotto  il  cui  giogo  giammai  non  rcfpiro  . 

A gran  gloria  conduce  . 

Queir  è ’l  gran  Greco  . 

H Ne  tant’  herbe  hebbe  mai . 

Hera  Hebbro . 

Hor  ho  dinanzi  agli  occhi  • 

Habito  honefto . 

Hoggi  ha  feti’  anni . * 

Hor  hai  fatto . ' . 

I In  immagini  non  fkife 

Per  ifcolpirlo  immaginando  ip  parte . 

L Non  lafciar  la  magnanima  tua  imprefa . 

Le  lor  luci  prime  . 

Ugi  la  lingua  altrui . 

Lagrime  l’altra  y che  ’l  dolor  diftilla .' 

A cui  la  lingua  lancia . 

L’ultimo  la^o . 

L’uman 


Concento  di  di- 
verfe  voci  nelle 
erimc  hliabe, 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

I 

^ L’uman  legnaggio . 

Lei  lufioga . 

Per  lei  lafciar  molle . 

Orli , Lupi  > Leoni . 

E lieta  l'alma . 

M Che  mal  mio  grado  . 

Men  m’afcolta . 

Da  man  manca . 

Di  me  medefmo  meco  mi  vergogno 
N Noftra  natura . 

Al  nodro  nome . 

Nimica  naturalmente  di  pace  l 
Nave  , nè  legno  . 

O Ofcuri , o perii . 

O occhi  miei . 

Di  cieca  obblivione  ofcuri  abilH  ^ 

F Libere  in  pace  palTavam  per  quella . 

Per  pruova  intenda  Amore  . 

Ch’a  gran  pena  porto  . 

In  poca  polve . 

Q__  Or  quello  è quel , che  piii . 

£ di  quello  quel  di  mi  ricordava . 

R Roman  ricever  torto  i 

A le  mie  roche  rime  . 

S S’ella  fé  *1  vede  . 

Secur  fcnza  fofpetto . 

Sola  li  fedea . 

Simile  li  colga . 

E fuor  fanti  lofpiri . 

T In  terra  Tofca . 

Talor  tace . 

ToHo  tornando 
Or  li  tien  trifti . 

In  terra  trova . 

V £ del  mio  vaneggiar  vergogna  è '1  frutto  ^ 

Onde  al  vero  valor . 

Che  ’n  villa  vada  . 

Nè  giammai  vidi  valle  2 
, La  mia  vertb  vifiva  . 

E'I 


Digitizc  , Coogle 


LIBRO  QJJÀRTOi 

£ ’l  bel  vilb  veder  . 

£ nelle  vene  vive . 

Vdiie  poi , come  l'ultime  fillabe  fi  convengano  1 


3^9 


Om 

A 

Co 

R 


C 

Gn 

Ra 

Ar 

Do 

Ta 

V 


Com’  nona , 

Timida , ardita  vita. 

Onde  Tua  fama  geme  . 

Io  benedico  il  luoco . 

£’l  mio  caro  teforo. 

Nel  del  vedere  fpcra . 

A piè  del  duro  lauro . 

Cosi  laudare  , c riverire  infegna. 

Benché  Banco . 

Ogni  benigno  lume . 

£ fiera  terra . 

NoBro  fperar , e rimembrar  s’appoggia.' 
Pregando , amando . 

L’alta  beiti) . 

Viva  neve . 


E così  per  tutte  l'altre  lettere  difeorrendo  troverete  pmile  cóncentà  , 
Vdite  ancora  , come  quelle  di  me^oip  fi  rijpondano  » 

M Alteramente  umili . 

L Talora  a dolerli . 

R Al  verace  Oriente  . 

S M’infegni  la  prefente  . 

T altre  lettere  fimilmente . Ma  il  pià  bel  concento  è quel  deW 
fillaba  della  precedente  voce  con  la  prima  della  feguente  : 


E per 
ultima 
quaC  é , 


D 

L 

M 


N 


Fochi  compagni. 

In  cui  chiaro  refulfc  . 
Udir  di  fuore . 

Quando  dal  propio  lìto  . 
S’clla  l’afcolta  ; 

Ma  Maratona . 

In  me  movendo . 

£ ’n  bel  ramo  m'annido. 
D’importuna  nebbia. 
D'Elicona  nafeer  fiume. 
Che  faffi  romper  ponno . 
11  tuo  tempo  pafsato. 

Tt 


Deh 


sConcefiro  nel- 
le ultime  fillabe 


J Concento  nel 
mezzo  delle  vo- 
ci. 


4 Concento  del 
fine  dell’antece- 
dente  voce  col 
principio  della 
feguente . 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Deh  foffe  or  qui  quel  mifer . 

R Che  sì  amaro  riefei . 

Chiaro  rivela . 

Furon  rotti . 

Qual  fiera  rugge . 

Mifera  ruina . 

Mirra  ria . 

Si  fark  ragione . 

S Così  fclvaggia  . 

D’eflcr  fenza . 

Ch’ai  Sol  fi  fcoloraro  . 

Del  corfo  Tuo . 

Nel  bel  vifo  folo  . 

Ombrofe  felve . 

Foflin  sì  lunghe  . 

Fra  fé  fiefla  fi  fdegna  • 

Pofifi  su  ’l  verde . 

T Dell’  onorata  telìa . 

E ’l  vento  tace  . 

£ la  rete  tal  tende  . 

St  In  quello  fiato  . 

Con  quella  fianca  penna . 

Vofiro  fiato  • 

V Non  vi  vid’  io . 

De  la  mia  grave  vita  . 

In  viva  voce . 

j Coocentodel  Bel  concento  ancora  fa  la  filUba  del  mex^o  così  con  f ultima  , e con  ia 
mezzo  di  un*-,  prima  delC  antecedente  voce,  come  con  la  prima,  e con  l’ultima  della  fe~ 
voce  col  fin*--».  ‘ 


voce  COI  • 

o col  principio  guense  , 
deli’  altre  i B 

C 

D 

F 


Nel  bofeo  alberga . 

Per  quello  ombiofo  bofeo  . 
Dolci  accenti . 

E dolendo  addolcifce . 

Del  figlio  afiìirta , e trilla  • 
E in  fuggire  affanni . 

Sì  leggiadra  gente . 

Givan  ragionando . 

Gik  fiammeggiava . 
Capclli<allor  velati . 


De 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTOiv  3}f 

De  la  lor  fai  u te  . 

M Piovomml  amare  lagrime . 

S’informa  umana  vita. 

E'  d’altri  omeri  foma  . 

N Sono  animali . 

E le  tenebre  noftre . 

P La  paftorella  alpeftra. 

Ch’Apenin  parte  . 

Quando  la  gente  di  pietà  dipinta 
Pur  quali  equali . 

R E ’l  fiero  Erode . 

Del  funereo  rogo . 

Amorofo  raggio . 

Del  tcrreftre  umore . 

Che  morir  porla  ridendo 
D’amoroli  penlieri . 

S Ch’a  l’ufato  foggiorno  . 

Alquanto  oltra  l’ufanza  fi  foggiorna. 

Rifonar  feppi . 

La  fera  deliar . 

T Con  beltà  naturai*  abito  adorno. 

Tacendo  intefo. 

E te  ritenne . 

V Dal  vulgo  avaro 

Muovefi  il  vecchiarcl . 

A voi  rivolgo . 

La  tua  giovenil  voglia . 

Giovane  fchivo . 

Vive  faville . 

Oltre  a ciò  l’ultima  della  feguente  alla  prima  dell’  antecedente  tal  volta 
s’accorda  ; benché  non  faccia  notabile  armonia  , né  bene  empia  gli  orcc- 
chi  f 

B La  bell’  alba  . 

C Dal  cammino  fianco  . 

D Da  ta’  duo  nodi . 

Pur  quel  dolce  nodo  . 

F Felice  Tifi . 

' G Ch’ogni  giorno  arroge  il  danno  . 

L Un  liquido  fonile  . 

Tt  -z  Lo 


6 Concento  del- 
la ultima  fillaba 
della  voce  con 
la  prima  dell’ 
antecedente . 


Digitized  by  Google 


M 


N 


R 


S 

T 


7 Conceiitodel> 
le  medelìme  let- 
tere in  una  ftefr 
ià  voce- 


8 Concento  del- 
le medelìme  let- 
tere , e in  una 
flelTa  vocC|  < in 
diverfe . 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Lo  ’ntagliar  folo . 

De  la  morte  avemo  . 

Mia  lima . 

Che  dal  Cicl  mi  chiami . 

Nome  Latino . 

Ne  mena. 

Al  nido  torna . 
lo  prefi  cfcmplo 
Che  ’n  poco  tempo  . 

Quant’  acque . 

Quando  nacque  cofiei 
Di  che  Roma  ogn'  ora . 

Requie  eri . . 

Raddoppiato  era . 

Quel  <*3ggio  altero . 

Sue  difefe . 

Tua  falute. 

£ tempo  afpetta 

V Pea  quelle  vaghe>  nuove,  forme  onefte 
A le  vaghezze  nuove . 

Nè  pure  in  diverfe  voci , ma  in  una  JleJfa  , le  medeftme  lettere  troverei 
te  , che  gentilmente  fi  rifpondono  , 

L’avara  Babilonia  . 

Marmorea  Colonna  . 

Col  mormorar  de  Tonde 
Magnanima  tua  imprefa . 

M’infiamma . . 

Si  disdice . 

- Disdegnando 

Altera  , e disdegnofa  l 
Difiofa  , e lieta  . 

Infin  ch’i  mi  difoflb 
La  difpietata  corda . 

Vidivi  alquanti . 

Crefee  quefio  confentimento  di  lettere  j fe  delle  antecedenti , o delle  jfè; 
guenti  parole  alcuna  fia,  che  nel  concento  gli  rifponda  : quatti  , 

Vidivi  di  pietate  ornare  il  ciglio  . 

Difiofi  t e ’ntenfi  . 

1 mici  fpirti  contenti . 

Fu 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

Fu  contenta  cortei . 

Dolce  concento. 

Quando  io  fon  tutto  volto  . 

Q felice  Titon  , tu  fai . 

Che  la  vider  viva . 

Diletta  ancora  non  poco  il  medefimo  confentimento  di  lettere  fatto  con 
picciolo  intervallo . 

A Almen  non  giunga  al  mio , 

B Tra  l’erba  verde  > c ’l  bel . 

Beata  , e bella  . 

Se  beltà  non  ebbe  eguale  . 

Benché  di  sì  bel  iìor  fìa  indegna  l'erba 
Albcrgan  per  li  bofehi . 

C Mei  comune  dolor  fì  cominciaro  . - 

In  campo  verde  un  candido  armcllino 
Cantò  ruvido  carme . y 

Di  che  vi  cal  sì  poco  . 

Che  fuf  conquirt . 

D E de’  lacci  d'Amor  ìeggieraj  e fciolta 

Onde  sì  bella  Donna  al  mondo  nacque  • 

Cade  verth  da  le  ’nfìammate  corna  . 

Chiamando  il  nome  di  mia  Donna  . 

£ £ voglio  clTere  altrove  . 

£d  hanne  ertinto . 

F Ma  taci , grida  il  fin  j che  farle  onore 
E poi  che  ’l  fren  per  forza  . 

. Ne  l’età  fiorita  , e frefea . 

Traggo  a fe  ’l  ferro  , e ’l  fura . 

Che’  frange  , e afircna . T 

Or  fiero  in  afifrenar  . 

G SI  ch’io  cangiava  il  giovenile  afpetto  r 

Amor  con  tal  dolcezza  m’unge  > e punge . 

Gli  governi , o volga  . 

Piagner  la  gente . 

H Hor  l’andrò  dietro  homai  • 

Hor  una  , hor  due  . , 

Ed  bora  , ed  hoggi . 

1 In  valle  ima  . 

In  qual'  Idea . 

r mi 


9 Concento  del- 
le medefime  lec. 
tere  iu  diveriè 
voci  con  pic- 
ciolo iiKervalio 


Digitized  by  Googl 


}J4  della  poetica  toscana 

r mi  fido  in  colui . 
r rivolli  i pcnficr . 

L Lardare  il  velo , o per  Sole  > o per  ombra. 

De  la  mia  luce  . 

M Mi  fcrilTe  Amore  . 

Riman  legato  con  maggior  catena  . 

Da  me  le  mie  fatali  (Ielle  . 

Ma  poi  eh' Amor  di  me  . 

Miraron  gli  occhi  miei . 

Occhi  mei  ladì  mentre . 

Mentre  io  fono  a mirarvi . 

Nimico  de’  Roman  , che  si  ramingo  . 

£ tinto  in  rolTo  il  mar  di  Salamina  . 

N Neflun  vive  pih  trillo  e giorni , e notti. 

Che  ben  pub  nulla>  chi  non  pub  morire  . 

Che  Ila  in  memoria  eterna  il  nome  loro . 
Chiamando  il  nome  di  mia  Donna  . 

Lei , che  ’l  ciel  ne  mollrb , terra  nafeoode.' 
Canzon  nata  di  notte . 

O - Onde  parole , ed  opre . 

Ond’  è si  dolce  ogni  tormento  . 

C^n' altra  olTefa  . . > 

P Tempo  non  mi  parea  da  fàr  riparo  . 

Perb  al  mio  parer  . 

£ gran  tempo  h,  ch’io  prelì  il  primier  falto. 

Pb  ben  tu  può’  portartene  la  feorza  . 

Che  '1  tenapo  le  ne  porta  si  repente  . 

Di  rpial  Sol  nacque  . . 

Quante  montagne  > ed  acque  . 

Quanta  dolcezza  unquancu . 

• Quello  ove  quelli  afpira  . 

Quelli  fon  que’  begli  occhi . 

Quinci , e quindi . 

R li  rivolfc  , e qui  ritenne  il  palTo 

Non  muHrar  pur  l'arco  . 

Da  la  rete  , e Piero  . 

Per  Tua  natura  il  fa  rclHo  . 

Col  fìgliuol  gloriofo  di  Maria  . 

In  fe  raccolta  , c si  romita . 

Sol- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  jjj 

Sollecito  furore , e ragion  pigra  . 

A parlar  d’ira  , a ragionar  di  morte  . 

Altera  , e rara . 

Con  ferena  accoglienza  raflecura  . 

L’aura,  e l’odore,  e ’l  refrigerio,  e l’ombra. 

Su  per  la  riva  a ringraziar  s’atterra  . 

Qual  nel  Regno  di  Roma  . 

S In  rime  fparfe  il  Tuono  . 

SpelTo  dal  Tonno . 

Seguendo  il  delio  . * 

Con  un  vento  angoTcioTo  di  ToTpiri . 

T La  vita , che  trapalfa  a s)  gran  Talti . 

La  mia  vertute  al  cor  riftretta  • 

Co  ’l  Tauro  li  ritorna  • 

Terra , e TeToro . 

Temillocle  , e TcTeo  . 

Che  folli  a tanto  onor  degnata  allora  . 

Tutte  le  notti  li  lamenta,  c piagne  . 

V Povera  , e nuda  vai . 

Di  trovar  fra  via . 

Che  non  sa  , ove  li  vada  , e pur  li  parte 
Ch’io  veggia  per  verth  degli  ultim’anni. 

Vidi  un  vittorioTo , e Tommo  duce. 

Il  viver  Tenza  voi  m’è  duro,  e greve. 

Allor  tenn’  io  il  viver  noflro  a vile . 

E vivo,  e ’l  viver  piìi  non  m’è  molello  .’ 

Quando  udi’  dir’  in  un  Tuon  trillo,  e balTo. 

Le  ’nvolo  or’  uno , ed  or’  un’  altro  Iguardo. 

Udito  ai  ragionar  d’un , che  non  volfe . 

Quant’  è il  poter  d’una  preTcritta  ufanza . 

Che  diremo , tjuand'una  lettera  in  diverfe  voci  variamente  a fé  JleJfa  ri 
ffonde  ì non  è egli  vago  , e notabil  concento  ì 

A A qualunque  animale  alberga  . 

D Quando  cade  dal  ciel . 

Dinne  quel , che  dir  dei . 

£ dolendo  addolcifcc  il  mio  dolore . 

P Fallir  forfè  non  fu  . 

G Che  ’l  gran  giogo  a Grecia  tolTc  . 

L £ laTciar  le  ghirlande . 

Da 


' IO  Concento  dì 
uiia_  lettera,  che 
variamente  iti_, 
diverfe  voci  a fe 
lidia  rifpoiide. 


Digitizéd  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Da  lei  vicn  Tanimofa  leggiadria  . 

Celar  la  vodra  luce  . 

M Modrb  nel  Tuo  mirabil  magidero. 

P Prima  poria  per  tempo . 

R Che  morir  poria  ridendo  . 

Ben  mi  pub  rifcaldare  il  fiero  raggio. 

Con  la  qual  Roma,  e'  Tuoi  erranti  corregge. 

Or  mira  il  fiero  Erode . 

S Fra  fe  defla  fi  fdegna  . 

Or  fopra  un  farsa  adifo  . 

T Di  quedo  tempedofo  mare  della 

Ed  egli , io  t’avea  gii  tacendo  intefo  ^ 

Concra  tutta  Tofeana . 

V Più  volte  incominciai  di  fcriver  veri! . 

Concento  di più  0 quando  più  lettere  tra  loro  in  var)  modi  s'accordano  . 

Acò  altre  Ad  albergar  col  Tauro  fi  ritorna. 

B Ahi  bella  liberti , come  tu  m'hai . 

Non  la  conobbe  il  mondo,  mentre  l’ebbe  .' 

C Con  la  corona  del  Tuo  antico  adorna  . 

Con  quede,  e con  alquante  anime  chiare. 

Col  corpo  danco , ch’a  gran  pena  porto  . 

D Dolci  durezze  , e placide  repulfe  . 

Al  dolce  porto  de  la  lor  falute  . 

Onde  fi  feende  poetando , e poggia . 

Ch’io  vi  difeovrirb  de’  miei  martiri . 

Non  minacce  temer  debbo  di  morte . 

Spefso  dal  Tonno  lagrimando  deda . 

Quanto  lodar  ti  dei . 

F £ i cape’  d'oro  fin  fard  d’argento. 

G Ma  dentro,  dove  giammai  non  s’aggiorna. 

Gente , che  d’Amor  givan  ragionando . 

L Che  le  lagrime  mie  fi  fpargan  fole . 

Da  lei  ti  vien  l'amorofo  penderò . 

Le  rofe , e le  parole . 

M Che  Madonna  mi  mande  a Te  chiamando  T 
Cbiamad  fama,  ed  e morir  fecondo  . 

Che  mal  mio  grado  a morte  mi  trafporra 
Ma  Maratona  , e le  mortali  drette  . 

11  mio  amato  teforo  in  terra  truova . 

Sono 


jecicie  tra  loro 
in  vari  modi  ac- 
cordate . 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  QJJARTO; 

K Sono  animali  al  mondo  di  si  altera . 

F Primavera  per  me  pur  non  è mai . 

I mici  palTati  tempi . 

Che  fc  fu  paflìon  troppo  poflènte 
Over  piagnendo  il  tuo  tempo  palTato  T 
Qual  mi  fec’  io  , quando  primier  m’accorli 
Or  quinci , or  quindi  ; com’  Amor  m'infegna  ? 

Quella  vita  terrena  è quali  un  prato . 

R Ma  gli  amorofi  rai . 

II  tuo  caro  teforo . 

Dolce  rentier , che  si  amaro  rielci  . 

D'elTer  fenza  i Roman  ricever  torto  . 

£ la  cererà  mia  rivolta  altrove  . 

Quando  i penlìeri  eletti  telfca  in  rime . 

8 Senza  rofpctto  di  trovar  fra  via . 

SI  fcco  il  ieppc  quella  feppellire . 

Salvando  infìeme  tua  falute . 

T Vidi  tela  fotti!  telTer  Crifippo . 

Com*  uom , ch'a  nuocer  luogo , e tempo  afpetta  T 
Umiliate  efaltar  fempre  gli  piacque  . 

Tanto  ti  priego  pih  gentile  fpirto  , . . 

Vita  mortai  ych’ogn’  animai  delia  . 

V Che  fe  ’l  vb  riveder , convien , che  muora  • 

Se  ’l  viver  voUro  non  follè  sì  breve . 

Taccio  le  voci  Compofle , quali  fono  , Di  parte  in  parte , palTo  palTo,'  u Cooeintó  dì 
a paflb  a palTo , a mano  a mano , adora  adora , d’ora  in  ora,  intor- 
no  intorno  . E le  Ripetite  , * R‘I?«tite. 

Qual  torna  a cafa , e qual  s'annida  in  felva* 

In  qual  parte  del  Qelo , in  qual’  Idea . 

Oimè  ’l  bel  vifo , oimè  ’l  foave  Iguardo  . 

U’  fon’  or  le  ricchezze , u’  fon  gli  onori. 

E i Bifgutr^i  , u Concento  di 

Torre  a la  Terra . ejfgiierxi, 

Del  fiorir  quelle  innanzi  Tempo-Tempie . 

Amore  Amaro , come  vedi . 

Nelle  quali  voci , convien  , che  per  tutte  le  fillabe  fien  le  medefìme 
confonanti  : né  vi  ft  muti  altro  , che  alcuna  delle  vocali  : concioffiaco- 
fachi  niuno  abbia  sì  fardi  gli  orecchi , che  non  oda , come  convengano  • 

yu  Né 


Digitized  by  Google 


^j8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ni'  pure  in  itn  verfo  fleffo  quelli  concenti  fi  fanno  udire  ; ma  alt 
ultime  parole  dell  antecedente  le  prime  del  fcguente  fimilmente  s'ac- 
cordano , 

11  fìglluol  di  Latona  avca  gik  nove 
Volte  guardato . 

Ma  gli  amorofi  Rai 
Rìfplendon  s) . 

Aer  felice  col  bel  vivo  Raggio 
' Rimanti . 

Perchè  la  Rota 
Terza  del  Cielo . 

La  bella  bocca , angelica  \ di  Perle 
Piena . 

Poi  repente  tempcfla 
Orientai  turbò . 

Non  è si  duro  cor  > che  lagrimando  J 
Pregando,  amando,  talor  non  li  muova  T 
Chetali  Con-  Fek.  0 non  avvengono  a cafo  quefti  confentimenti  di  lettere,  ò di  filiate 
éono  a°cafo  ora  \ e da  fe  flejji  nella  compofixione  ci  fi  parano  innan';^  , fenato 

Kudiofamcntc  fi  ejfer  da  noi  cercati } Min.  S)  bene  : e fpeflie  volte , Ma  , fe  così  offende]"- 
ricrovaao . j'ero  effi  gli  orecchi  del  giudiciofo  Poeta  , come  alcuni  fìimano  ; in  modoi 
ninno  da  lui , nel  cui  arbitrio  è l'elezione  delle  parole , farien  ricevuti . 
Ànzj,  comechè  a cafo,o  per  fe  fiejji  innanzi  gli  vengano',  o pur  da  lui  con 
molto  ftudio  fiten  cerchi,  e ritrovati  ; non  i da  credere,  ch'egli  vanamen- 
Effètto  di  tai  te  fe  ne  ferva  : coucioffiacofaché , oltra  che  C armonia  loro  molto  dilet- 
^Dil«tàre  * * muove  , abbiano  effi  talvolta  forza  di  far  piA  chiara  , ed  aperta  la 
Muovere  * cofa  , che  fi  tratta  : perciocché  udend'  io  , 

Efpsimere.  £ fra  le  fronde  fremer  dolce  l’aura  , 

Come  tal  Con-  foave  fremito  dcltaura  frefea  udire  E cereamente  in  quello, 

cento  erprimii_f  Tutte  le  notti  fi  lamenta , e piagne  , 
quel, che  fi  tiac-  ^^pùto  del  ruftgnuolo  mi  fi  prefenta  . E in  quefio  , 

Sopra  d’un  fafso  affifo  , e feco  Rare , 
il  zufolare  del  fiato  mandato  fuori  da  perfona  penfofa  , e fianca  , e iifide^ 
tofa  di  trovare  la  cofa  amata  . E in  quefio  altro  , 

£ ’n  fu  ’l  cor , quali  fiero  leon  , rugge  , 
il  ruggiar  della  fierezza  d' Amore  . E in  quello  , 

Non  rompe  il  Tonno  Tuo  , s’ella  Tafcolta  , 
lo  flrepito  del  lamento  . E in  quefio  , 

MoRtb  nel  fuo  mixabil  magiRcro , 

fope^ 


14  Concento  di 
lillabe  tra  *1  fe- 
giience  verlb  , c 
l’anteccdcute. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  quarto.  555* 

l'opera  weravigliofa  . Sicome  in  quello , 

‘ c mnlti  mici  mali  un  non  lapc3| 
lamottdineecccjfiva:  concicffiacofachi  a qucflo  foglia  lo  M 
fcTvire  . E , quando  leggete  , 

Poi  repente  tempefta  , . . „ 

Orientai  turbò  sì  l’acre  > c 1 onde  . ^ E 
Non  d’atra  , tempeftofa  , onda  marma  , 
non  vi  par'  egU,che  Vaere,  e ’t  mar  turbato  gli  orecchi  vi  percuota  Si- 

come  allo  'ncontro  in  quel  verfo  , 

Or  che  ’l  ciclo,  c la  terra,  e 1 vento  tace  , 

udite  efpreffo  il  filen-^io  . E in  queflo  , 

Allor  dirà  , che  mie  rime  fon  mute  . ■ 

toncioffiacofachè  connderar  ben  dtbbi amo,  quali  confonanti  con  quali  vo- 
cali fi  giungano  , per  dinotare  quel , che  di  figmficare  intendiamo  . Per. 
Qual  Lfidcravone  poi  delle  voci , actiocché  i ver  fi  fien 
r^Tcr  ci  conviene  ì Min.  Mirar  prima  debbiamo  , 
le  parole  , delle  quali  il  verfo  componiamo  : perciocché,  fe  le  particeUe 
d'una  fillaba  fr.Jfir  molte  infume , il  parlare  a faltt  fpejfi , e piccioli  an- 
dar ne  parrebbe,  e quaftape-^v  minuti  tagUato. 

no,e  inierpoflc,  par,  ch'egli  fe  ne  fofienga:  perciocché  , fe  tengono  il  pri- 
mo luogo  del  verfo  , par  , che  pongano  il  fondamento  in  pronunziarlo  . 

^ Gi’a  fiammeggiava  l’amorofa  della . 

Se  ’/  mezzo , con  la  fermezza  del  fuono  la  pronuncia  ritengono  : qual  è. 

Levata  era  a filar  la  vccchiarella . 

Se  ’/  fine  \ accogliono  , e fermano  quel,  che  ne  va  a cadere  : qual  é , 

Morte  vi  s'interpofe,  onde  no ’lfè.  ^ . 

perciocché  fenza  tal  fojlenimento  non  f ^ ^ 

Se  pur  due  fe  ne  pongono  infume , o piA  , pi  A ritardono  il  corfo  del  dire. 

Suol  far  gclolii. 

Veder  qued’  occhi  ancor  non  ti  fi  tolle . 

Giunfe  nel  cor  non  per  l’ufata  via.  ^ 

E come  il  lungo  indugio  dinotar  meglio  fi  potea  , che  con  piu  particelle 
di  quella  maniera  ; c con  Copritura  , che  di  fua  natura  rende  la  pronun- 
zia  tarda  , e lenta  in  quel  verfo  , 

Tu  llara’  in  terra  fenza  me  gran  tempo  . 

Raddoppiaft  quello  foftenimento  della  compoftzione  or  con  una  , or  con 

p/iì  fomiglianti  voci  » 

l^cl  cuinto  £Ìro  non  abitrebb  ella  • 

^ ^ Vu  z I*" 


X Della  Giaci- 
tura «ielle  paro- 
le . 

1 Monolillabe. 

X Polilillabe. 

Monofillabe.> 
poche  foflengo- 
110  il  verfo. 

I Nel  principio 
del  verlò . 


a Nel  meaxo  • 

j Nel  fine . 

Che  più  Mono- 
fillate  più  ri- 
tardano . 


Apritura  ritar- 
da la  pronun- 
zia . 


Monofillabe  Ib. 
miglianti  mag- 
giormente.^  ri- 
cardano  . 


Digitizod  by  Google 


Nel  principio 
del  Poema  , o 
della  narrazione 
le  Monofillabe 
rendono  firavi- 
u. 


Intetpolìzione 
Iodata  di  voci 
d’una  lìllaba_« 
tra  quelle.^  di 
molte . 


Polifillabe  fin 
Veloce  il  verfo. 

Tardità,e  Velo- 
cita  del  verfo 
nafce  da  più  , e 
meno  Accenti  ; 
onde  molte  pa- 
rolecorte il  tar- 
danoi  e poche^ 
lunghe  il  fan_> 
veloce . 

Voci  di  una  , e 
due  fìllabe  fan 
tardo  il  verfo  ; 
ma  di  più  velo- 
ce. 

Accento  nell’ 
antepenultima 
accrefce  veloci- 
tale di  tali  fenfì 

fli  Sdruccioli.  . 
aiuMzaro. 


540  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Per  lo  pifi  ardente  Sole  , e per  la  neve  . 

FajJi  anche  in  più  parti . 

Ma , fé  vola  pih  alto , alTat  mi  fido  . 

C’ha  i rami  di  diamante  » e d'or  le  chiome 
E ’l  fuo  parlar , c ’l  bel  vifo  » e le  chiome . 

Ed, acciocché  'I principio  del  Poema  fia grave, le  più  volte  da  voce  d'unte 
fillaba , 0 che  non  vaglia  più  d’una , incomincia  : qual’ è , 

Nei  tempo , che  rinnova  i mici  fofpiri . 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  ccadc  . 

Nel  mezzo  del  cammin  di  nofira  vita 
O afpetrata  in  cicl  beata , c bella . 

Sì  è debile  il  filo , a cui  s'attene  . 

Voi , ch’afcoltate  in  rime  fparfe  il  Tuono 
E fmilmente  il  cominciamento  della  narra'^ione  , 

Per  fare  una  leggiadra  Tua  vendetta  . 

Stanno  quejie  brevifftme  particelle  affai  bene  tra  le  voci  di  molte  fillabeì 
qual’  é , 

Novellamente  s’è  da  noi  partita . E 
Benignamente  affai  par , che  m’afcolte . 

Che  mifuratamente  il  mio  cor’  arda  . 

Perciocché,  ficome  quelle  fanno  il  verfo  veloce,e  frettolofo',  così  qttefle  la 
velocità  , e la  fretta  di  lui  raffrenano  : concioffiacoftché  con  gli  accenti 
la  tardità, e la  velocità  del  dire  mifuriamo:  perciocihé  di  quel  verfo  l'an- 
dare è più  tardo  , nel  quale  più  accenti  fono  ; ed  allo  ’ncoiitro  quel , che 
n’ha  meno  , è più  veloce  . Vedete,  come  tofiogitigne  al  fne  quel  verfo , 
L’antichiflimo  fabbro  Siciliano . 

perciocché  non  ha  più  di  tre  accenti  : concioffucofacbé  non  abbia  più  di 
tre  parole',  e niuna  ve  ne  fia  ri  breve,  che  ’l  corfo  di  lui  ritardi.  Né  voce 
alcuna  fi  trovi , nella  qual  s’oda,  0 fi  noti  più  d uno  accento  . Laonde  co- 
me le  particelle  d’una  fillaba  tardiffimo  rendono  il  verfo  ; così  velociffmo 
le  voci  di  quattro  , non  che  dì  più  . E come  quelle  di  tre  più  veloce , che 
tardo  ; così  quelle  di  due  più  tardo  , che  veloce:  e quelle  accrefeon  la  ve- 
locità , le  quali  hanno  l'accento  nella  tcr\a  fillaba  tnnani'i  alf  ultima  : 
quali  fono , AntichìiTimo , Bellllfimo,  Dolclflimo,  Tìmido,  Lìicido, 
Placido  ; e tutte  l’altre  ftmili  a quelle  , delle  quali  i Latini  farebbono 
gli  yìnapefiici , e i Dattilici  verfi  ; e i nojlri  far  fogliano  gli  Sdruccioli  ; 
(ome  fono  quelli  , che  trovò  il  Sannazaro  , 

Quantunque  Opico  mio  Hi  vecchio  , c carico. 

Onde  quei  verfi  più  velocemente  corrono,  i quali  hanno  più  voci  di  quefla 


Digitized  by  Coogle 


34t 


libro  quarto.?  * 

maniera  : qiiali  fona  quelli  del  Serafino , 

Non  kbita  in  qucft*  òrrido  ckmpeftrico 
i quali  per  efemplo  v'allega  ; e non  già  , perchè  fienó  quefii  da  imitare  ; 
né  t ftmilt  da  ufare,  fe  non  rade  volte,  ove  il  hi  fognò  gli  richiedefTe:  nco~ 
me  fe  il  Petrarca , il  qual  dijfe  , ^ ‘ 

L’odorifero,  e Jiicido  Oriente.'  - E 
Di  poema  chiarlflìrao , c di  flòria 
B ragionevolmente  gli  Sdruccioli  f,  fono  dati  a'verfi  PaJloraU:  sì  perché, 
effendo  beve  , cd  umile  la  materia  , che  in  loro  fi  tratta  , voci  di  ninna, 

0 di  pochiffima  gravita  loro  convengono  : e sì  perché  gli  antichi  Poeti , e 
fpecialmente  I Greci  inventori  di  tal  Poema  , i quali  i nofiri  fi  fiudiano 
d imitare , ufarono  t Dattili,  a'  quali  famigliano  gli  Sdruccioli,  nel  quar- 
to, e nel  quinto  luogo  ; come  fi  vede  in  quei  verfi  Firmili, tni  , 

Nos  patriae  fincs  , & duicia  linquimus  arva  ; 

Nos  patriam  fugimus  r tu,  Tityre,  lentus  in  umbra. 

Ove  adunque  converrà,  che  loflilefia  baffo-,  uferemo  levoci  di  molte  f.l- 
AjAj  , e /e  Sdrucciolofe } opur  dove  la  fretta  , e la  velocità , e ’/  follccito 
Audio  dinotar  fi  vorrà  . Il  che  dinotar  volendo  il  Petrarca  diffe 
Le  braccia  a Ja  fucina  indarno  muove 
L’antichiflìmo  fabbro  Siciliano . 

ove  pochi ffime  voci  usò , che  foffero  brevi  ; r ninna  , che  con  la  durezza 

1 ITJ  ^ <^‘ovane,  che  a paro  a paro  co'  nobili  Leti  va  cancan, 
do,  nel  fine  pongono  una  voce  di  trefillabe,  e innanzi  a lei  un'  altra  , la 
qualfia  filmile  a quel  piede,  che  da'  Greci,  e da' Latini  Dattilo  fi  chiama. 
Eli  vero,  che  nel  quarto  verfo  l'ultima  parola  da  loro  ufata  è di  due  fil- 
labe  : perciocché  quel  verfo  é di  cinque  , in  quefto  modo  , 

Li  nolira  vita  càrica  d’affanni , 

£' veramente  slmile  al  torrente. 

Che  piò , che  vento , ràpido  difeende 
D’òrridi  monti . 

.■  primi  s.,0à  *■  o.„i  , , 

men  Mlj  ..lira  favtll.  fin  fimiU,td  rg.tli;  t rptcUlmctut  «utili  iL 

ne  nfri  ' ^ "^oce  : ficome  sa  , chi  lette  ha  l’ode  Grazia- 

. Diciamo  adunque , doverfi  fuggire  quefto  nodo  affettato , che  u}or- 


Seraiìiio  intfe» 
Rno  d’imicMio- 
nc. 


Petrarca . 


Perchè  gli 
Sdruccioli  lieuo 
PaAorali , 


A qual  materia 
e fìile  conven- 
gali voci  di  moL 
ce  filiabe. 


Opinione  in- 
torno ai  verfo 
Saffico  Tofea- 
no . 


Confutaaione. 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

t(.t,  t la  vaghc:^x/*  toglie  al  verfo  . E concediamo  « che  per  dilettare  con 
la  varietà  , alcuna  volta  fta  bene  ad  ufarlo  , dove  il  tempo  j f ’/  luogo  il 
Di  quante  fìJIa-  richiederà  . Fbr.  Di  quante  ftllabe  ù la  pià  lunga  vote  , che  caper  pojja 
befra  lapiulun-  nel  verfo  delia  Tofeana  favellai  Min.  Di  fette,  vi  rifponderò,  fe  mi  di- 
voce  «lei  v«-  delle  parole  ufate  dal  Petrarca  : perciocché  egli  diffe  , 

Che  ’n  viribilcmcnte  i mi  disfaccio  , 
fìgnificando , che  toflo  fi  disfacca . Nè  credo  , che  flar  voce  di  pià  ftllabe 
Quanti  luoghi  ben  vi  pcjja  ; perciocehè  gli  mancarebbe  l’accento  , che  nella  quarta , a 
naVoce*”'*^ll^  fi  richiede  , Fer.  ,^a/i , e quanti  luoghi  del  verfo 

occupale.  eiafeuna  di  quefìe  maniere  di  voci  potrebte  occupare  ì Min.  Non  è fedii 
Moiiofìibbe  at-  •”  uella  qual  già  le  particelle  d una  ftllaba  locar  non  fi  poffano . Non 
te  ad  ogni  luo-  però  tante  ; nè  sì  fpeffe  vi  fe  ne  locheranno  , che  tutto  lui , overo  il  più 
ne  vengano  a fare  i qual  farebbe , - 

Chi  non  sa  , che  dal  ciel  qui  ne  vien  tutto . 

0 pure , 

£’  fu  ben  ver , che  dal  ciel  ci  fi  diede . 

Quante  Vono-  perciocché  , come  s'é  detto  , minurt^ato  il  verfo  ne  parrebbe  . E'  il  vero, 
fiilabc  continue  ^ Petrarca  cinque  ne  diede  continove  a quel  verfo  , 

TrovaHi , e chi  di  te  sì  alto  fcrilTe . 

E fette  a quefìo , > i 

Nè  si , nè  nh  « nel  cuor  mi  fuona  intero 

Polifillabe  da_a  Più  non  truovo  , che  in  verfo  egli  n'ufaffe  . A tutte  l'altre  maniere  an- 

adognMuoM^  fi  ^ quelle,  che  non  fi  con- 

* tentano  di  fei  ftllabe  : perciocché , come  che ’l  principio  tener  ne  poffano  : 
Di  &tte . ficome  in  quel  verfo  . 
fcSlSaVo-  vifibilemcnte  i mi  disfeccio  , 

ce . non  però  il  fine  le  vi  riceve  ; ftcome  alcuna  volta  vi  fon  ricevute  quelle 

I Talvolta  di  cinque , ■ ' 

cinque,  e fei  (il-  V * ...  . 

labe , di  fette-.  £ SO , eh  IO  ne  morrò  veracemente  . 

cominciando  da  £ come  ricevervi  fi  potrebbero  quelle  di  fei,  qualar  fi  diceffe 
'°*^^  * * Arder  non  pofso  mifuratamentc . 

Ben  vi  concedo  , ch'et'iandio  quelle  di  fette  vi  troverien  talvolta  luogo, 
ove  da  vocale  cominciaffero  : qual  farebbe  , 

Io  mi  disfaccio  invifibilcmcnte  . 

il’er  lo  più  non  Bfa  certo  il  giudiciofo  Poeta  fi  guarderà  di  finire  il  verfo  con  voce  , la 
f«4t/ro  ftllabe  non  fila  contenta  . Angi  fi  fìtidierà  {fe  punto  cre- 
derà a me)  di  dargli  fine  di  due  , o di  tre  ftllabe  le  più  volte,  e più  fpeffo 
di  due,  che  di  tre  ; come  troverete  aver  fatto  il  Petrarca  nelle  fue  rime  . 
Perciocché  le  parole  di  tre  ftllabe  , che  da  vocale  cominciano , vogliono, 

come 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.”  T j4j 

come,fe  fojfer  di  due:  conciofflacofuché  la  prima  fe  ne  perda,  An%i  l'apri- 
tura,  la  qual'  inghiotte  quella  fillaba , accrefce  il  fuono,  e rende  il  verfa 
flit  tardo,  e confeguentemente  pii  grave  , Sia  per  efemplo  quel  verfo  , 
La  bella  Donna  , che  cotanto  amavi . 

E troverete , che  per  fapritura  fi  lev*  con  pii,  fpirito  , che  non  farebbe 
quefio , 

La  bella  Donna  , che  cotanto  cara  . 

E fe , talora  tultima  voce  é di  tre,  o di  pii  fitllabe , la  prima  delle  quali 
cominci  da  confortante',  porle  fi  fuole  innanzi,  per  dar  pii  fuono, e vigore 
al  verfo,  alcuna  cP una  fillaba,  o pure  con  Paccentct  nell'ultima:  ficome  in 
quei  ver  fi , 

£ so , che  ne  morrò  veracemente 
Eolo  a Nettuno , ed  a Giunon  turbato  ^ 

Era  la  mia  vertute  al  cor  ridretta . 

Era  ’l  giorno  , ch’ai  Sol  lì  fconfolaro 
Ni  però  nego  , che  fen'Xfl  taP  accento  i e fen'^  tal  particella  non  abbia 
detto  il  medefimo  Poeta , 

£ ’l  pentirli,  e ’l  conofcer  chiaramente  «, 

Favola  fui  gran  tempo  , onde  fovcnte  l 
Fia  la  villa  del  Sole  fcolorita  . 

Quanta  vede  vcrtò , quanta  beltade 
Mcdufa  quando  in  felce  trasformollo . 

Ma  ben  dirò,  che  quefio  dire  è pii  molle , e di  minór  polfo  , e nervo,  che 
quello  : quali  fono  altresì  tutti  quei  verfit,  ne'  quali  fien  verfo  al  fine  tre 
voci,  0 due  pur'  almeno  continove  più  lunghe,  che  quelle  di  due  fitllabe  j 
Quella  benigna  , angelica  falute  . 

11  bel  vifo  dagli  Angeli  afpcttato. 

Chiara  , foave , angelica  , divina  . 

0 dal  principio , 

L’angelica  figura , c *1  dolce  rifo.' 

Infinita  bellezza  , e poca  fede . 

1 quali  due  verfit , e tutti  gli  altri  filmili  farebbon  languidi  e veloci , fe 

f apriture,  e le  particelle  d'urta  fillaba  , e quelle  di  due  non  foccorrejfero, 
né  riteneffero  il  corpo . Ma  , che  niun  verfo  di  lunghe  voci  fia  tut- 

to cornpofio'y  non  però  ci  fi  contende,  che  tutto  di  parole  di  due  ftllabe  far 
non  fi  pojfa  : qual'é  quello  , 

Dolci  ire , dolci  fdegni , c dolci  paci . 

E quefio , 

Vedi , odi  ; c leggi,  e parli , c ferivi , c pcn/i 

E'il 


Ch’c  più  fono- 
ra  la  voce  di  ti  c 
filjabe , che  co- 
mincia (la  voca> 
le , che  quella., 
di  due . 


Qual  tempera- 
mento accrefea 
il  fuono,  fc  l’iil- 
tima  voce  è di 
molte  lillabe. 


Che  fenva  que- 
llo temperamé- 
to  il  verfo  fia_» 
più  molle . 


Che  continuan- 
do due , o tre_» 
voci  lunghe , fi 
fa  il  vcifo  di 
poco  pollo. 

1 Nel  fine. 

» Nel  principio 


Che  continuane 
do  voci  di  due 
fillabe  , fi  può 
attamente  cum- 
por  tutto  il  Ver. 
fo, 


Digitized  by  Google 


j44  della  poetica  TOSCANA 

P il  vero  » thè  non  ft  fa,  che  non  vi  fe  ne  inghiotta  alcuna  vocale.  E,f}~ 
come  in  quello  porta  gravità  la  congiunxjonc , perciocché  è d'una  ftllaba: 
COI»  in  quefto  gran  tardità,  perciocché  è molto  fpeffa  : conciofftacofacbé  iu 
Dolce  Teirpe-  /*  accenti,  e in  quello  ne  ften  dieci . Com- 

ramento  di  vo-  forgafi  adunque  il  verfo  di  voci  di  due  ftllabe  , purché  alcuna  vocale  vi 
ci  di  dtie  fillabc  perda  ; o non  fen%a  alcuna  delle  lunghe  , come  dolce  temperamento 
o°piu  grcTz/fà  ; overo  con  qualche  particella  d’una  ftllaba  per  dargli  pi  A 

nervo  ; e talvolta  fpeffa  , per  aggiugnerti  tardità  là  , dove  la  materia  il 
richeggia  : ficome  nel  verfo  allegato  , nel  qual  fi  dinota  , che  Panima  in 
quelle  cofe  dimorajfe  ,e'l  fuo  tempo  fpendeffe , 

Vedi , odi , c leggi , e parli , c ferivi , c penfi  . 
perciocché  fen%a  sì  fpeffe  congiunzioni  dir  fi  potea  , 

Vedi,  odi,  leggi,  parli , ferivi , c pcnfi . 

Quanti  Accen-  .guanti  accenti  avrà  il  verfo  ì Min.  Lo  'utero  non  più  di  dieci, o fa 
ti  aver  polla  il  di  due  ftllabe  , 0 d’una  ciafeuna  vote  in  lui  : come  vedete  in  quello  gii 
• allegato  , 

Vedi , odi , e leggi , c parli,  e ferivi,  e peo/i . 

E come  in  quefto  addotto  per  efemplo  , 

£’  fu  ben  ver , che  dal  elei  ci  lì  die . 

/fé  tnen  , che  due  , quanti  per  efemplo  quefli  n'avrebbe  i 
Invifibilemente  confumato  . E quegli , 

Confumcriafi  fmifuratamente  • 

Jda  nelle  rime  del  Petrarca  no  7 truovo , che  n'abbia  men  di  tre,  quante 
n'ha  quello  pur  fopra  allegato , 

L’antiehilTimo  fabbro  Siciliano . E quefli , 

Arbor  vittoriofa , trionfale  . 

Degli  Accenti.  Poiché  rncH'^ione  degli  Accenti  fatta  ci  avete  , volentieri  v'udirei 
taDitfiniaione.  parlar  di  loro  . Min.  Se  defìderate  intendere  , che  cofa  è l'Accento  , di~ 
rò,  ch’é  accidente  di  voce, quando  fi  leva,  o s'abbaffa,o  pure  intorno  i7n- 

T- . china  . Se  quanti  fonagli  Accenti , rifponderò  tre  . Se  quali , l'Acuto  , 

accenti  . tl  Grave  , e l Chinato  intorno  . L Acuto  e , quando  la  voce  ft  leva:  fteo^ 

I Acuto  . Pie  nella  particella  Me  • Il  Grave  , quando  ella  s'abbaffa:  quaPé  in  Mi, 

S IncWnato . dicendo  , Mi  tolfe  . Il  Chinato  intorno  , che  Latinamente  Circonflcffo  è 

detto  ; quando  ella  intorno  s'inchina  : il  che  le  avverrà , ove  fa,  ch'ella 
In  quali  parole  f‘  abboffi  : fitcome  in  Fo  , che  faccio  fignifica  : perciocché  egli  é 

fia  il  Grave.  compofio  dell'  Acuto  , e del  Grave  . E'  il  vero  , che  riguardo  avendo  a 

quelle  particelle,  nell  ultime  ftllabe  delle  quali  la  pronunzia  con  voce  no~ 
tabu  fi  pofa  , non  faremo  altri  accenti , che  t Acuto  , e 7 Chinato  intor- 
no : conciojfiacofycbé  7 Grave  quivi  non  fi  noti  : perciocché  egli  non  al~ 

trfive 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 


J4J 


fi  C2IIgÌ3  l'Acu- 
to nel  corfo  Uei 
dire. 


tróve  fi  reta  , che  dove  t Acute  in  lui  ft  cangia  . Cangiaft  in  lui  I Acute  Che  ne!  Grave 
nel  eorfo  del  dire  : ftcome  la  particella  Si  in  quel  verfo , 

A Giudea  sì , 

ha  raccerto  Acuto  . Ma  in  quello  , 

Si  crede  ogn’  uom  > fé  non  fola  colei  i 

cangia  C Acuto  in  Grave  . Ma  , come  ch'egli  non  fi  noti } nondimeno  do-  Chei  Grave  hi 

ve  non  è l'Acuto,  o pure  il  Chinato  intorno  , fenx,a  dubbio  ha  ilfuo  prò- 

pio  luogo  : perciocché  in  ogni  ftlUba  , quando  fi  promn%ia , convien,  che  ^ eccecto 

la  voce  0 fi  levi , o s’abbaffì , e pur  s'inchini . Ma  , come  in  ogni  parola  in  quell’  uiia_j, 

una  fillaba  fola  ft  leva  , o s'inchina  , e confeguentemente  un  da’  due  ac-  oprili! 

centi  fi  nota  , Acuto  , o pure  Inchinatocgli  fta  ; così  ciafeuna  altra  s'ab-  chinato’. 

buffa,  e per  confeguente  Grave  in  lei,  convien , che  fta  la  voce  . Fes.  In 

quai  parole  fard  l'accento  Acuto, $ in  quali 'I  Chinato  intornoì  Min.Tut-  In  qnai  parole 

re  quelle  parole,  la  cui  penultima  è breve,  o ft  pronum^ia , come  fe  breve  l’Acuto . 

ella  foffe  , hanno  l'accento  Acuto  nella  ter%a  ftllaba  innanzi  all'  ultima, 

fe  di  tre  (illabe  fono,  o di  pià  : quali  fono.  Lucido,  Lìquido,  Scrìvere, 

Scriverli,  Antichìflìmo,  Riprendere.  Ma,fe  di  due,  quali  fono,  Bine, 

Màle,  Rbfa,  Fède  , l'hanno  nella  flejfa  penultima  j e fmilmente  s’ella  è 
lunga  perciò,  che  la  feguitano  confonanti , le  quali  abbian  forila  IT  allun- 
garla , com'é  in  Vèrfo,  Cbrfo,  Mòrto,  Mòtto , Lètto  . Ma  , s'è  lunga  In  qual  fia  lo 
per  natura , quaté  in  Chiaro,  Suòno,  Cuòre,  Ciclo  , Dolóre,  Perdò-  "’^hinato  , 
no  , Amaro  , in  lei  è quel , che  intorno  s'inchina  . E,  fe  Caccento  nota- 
bile è nell’ultima  ftllaba,  e la  voce  non  è Contratta,  egli  è Acuto:  ftcome 
in  Farò , Dirò , Me  pronome  , Tè  , Sè  . Chiamo  Contratta  quella  voce.  Delle  vociCon: 
la  quale  ha  tratte  due  ftllabe  in  una  ; qual' è Fè  , Morrò  , Perde  , De,  iBchinar 
Amò , Vò  ; e in  vece  di  Feo  , Morirò  , Perdeo , Dee,  Amao,  Vado,  ' 
che  Vao  in  quefle  contrade  dal  vulgo  ft  dice . Onde  tutte  le  voci  di  qtte- 
fla  maniera,  e tutti  i dittongi  nelle  ultime  ftllabe , quali  fono  Può,  Diè, 

Piè,  tn  vece  di  Piede,  Diede,  e Puote,  s'inchinano  intorno.  F8R.,^««r 
accento  fi  nota  in  Libertà  , Pietà  , Beltà,  Virtii,  e nelf  altre  ftmilt  vo- 
ci ì Min.  J^ual' altro  , che 'I  Chinato  intorno  ì perciocché  s'elle  intere  Delle  parole-i 
t hanno  nella  penultima  , coni'  accorciate  cangiarlo  potranno  ì F»r.  Che 
diremo  di  Vò  in  vece  di  Voglio.*  Mm.Che  fta  particella  più,  tojìo  acuta,  «nt<f°che  piri- 
che inchinata  ; perciocché  io  non  la  tengo  Contratta , ancorché  Accorcia-  ma  aveano  . 
ta  fta  t né  già  intera  nella  penultima  s'inchina  ; né  in  Fè  , quando  Fede 
ftgnifca,ha  luogo  quefto  accento:  perciocché  non  fi  truova  anche  in  Fede. 

Non  così  in  Pifi , ch'é  voce  inchinata  : ftcome  Acuta  , Su,  Qui , Què, 

Lì  , Lk  . FeR.  Adunque  fta  la  regola  , che  tutte  le  voci  Accorciate  ri- 
tengono quello  fteffo  fictento  , che  prima,  thè  s'accorciajfero  , aveano  i 

X X On- 


Digitized  by  Google 


Dì  alcune  Par- 
ticelle di  vari 
/ìgndìcati , che 
Accento  abbia- 
no . 

Della  £ . 


J^Ua  Xr. 


Della  Be'  I Bt't 
tsf’,  r«*. 

Della  lie . 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

Onde,  perciocché  Pbnno,  Vbglio,  Fède,  hanno  l'acuto  nella  prima  fil- 
laha',  Pbn,  Vb,  pè,  che  da  loro  -vengono  accorciate  , noi  cangiano  . /Il- 
io ’ncontro  DI  da  Dico  , e Pòn  da  Póni  s'inchinano  t perciocché  Dico, 
c Póni  nella  penultima  ricevono  il  medefimo  accento  . E , benché  fotta 
quefla  regola  ne  Me  in  vece  di  meglio;  nè  Fé,  che  vai,  quanto  faccio,/! 
contenga:  pur  l'uno  e l'altro  inchinerei.  Non  cosi  Pb  , che  'I  fiume  (igni- 
fica  , ed  è voce  più  tofio  acuta  , che  inchinata  . Ma  che  direte  delle  par- 
ticelle E , delle  quali  qual'è  congiun-zione  , qual  terga  perfona  del  verbo 
della  fti/}anxa,e  qual  pronome  ? Min.  Che  tutte  fono  Acute,  altro  che  'I 
pronome,  dico  E’  in  vece  tTEi,  che  vai, quanto  egli;  perciocché,  fe  la  fa- 
rem  voce  contratta,  s'inchinerà.  Ma,fe  niun  fegno  vi  porremo  altro, ^be 
quel,che  dimoflra  m.incarle  aleuna  lettera,  ninno  accento  in  lei  noteremo. 
pf.R. Conte  l' altre  due  tra  loro  fi  conofeeranno  • Min.  Agevolmente,fe  nel 
verbo  folamnite  fi  porrà  il  fogno  dell'  accento,  come  quel,  che  nel  princi- 
pio, e nel  meggn,e  nel  fine  del  dire,  fi  può  locare.  Ma  nella  congiungione, 
in  cui  mai  non  fi  pofa  il  par  lare, ninno  aicento  convien,che  fi  noti.  Il  che 
anche  avviene  alla  particella  Eì\,quando  t nota  del  fecondo  cafo  del  nome: 
perciocché  in  Dì, che  giorno  fignifica,fi  pone  P Acuto.  Che,  benché  la  vo- 
ce Latina, dalla  quale,par,che  fi  faccia  la  nofira,fia  di  due  fillabc,  nondi- 
meno Vitaliano  p'olgare  non  l'ha,onde  dir  fi  pojfa  effer  contratta;  percioc- 
ché il  Die  appo  il  Petrarca  è voce,  ficome  alcun  altra  ancora,  di  lingua 
firaniera.  Né  altro  diremo  della  Ke-congiiingion  negativa,  che  della  con- 
giungione  E: ficome  ftnga  dubbio  il  Nè  in  vece  di  Negli  contratto,effen- 
do  da  Nei,  par,  che  fi  debba  inchinare",  fc  non  bajìa,  che  vi  fi  noti  quella 
pafftonc,  che  in  forma  d'un  rivolto,  mancarvi  alcuna  lettera  fignifica,  in 
queflo  modo,Nc'.  E parimente  diremo  di  Dc’,Bc’,Quc’,  in  veci  di  Dei, 
cioè  Degli, Bei,Quei;e  di  F'u’/n  vece  di  Eni, non  già  quando  é terga  per- 
fona: perciocché  allora  è contratta  da  fuc,  che  nelle  Profe  non  s'ufa.  Ma 
non  veggio,che'l  Ne  in  vece  del  pronome  fi  debba  con  l'Acuto  notare;per- 
ciocché  nel  fine  fempre  è tirato  dalla  voce, a cui  s'aggiiigne:  qual’é  DllTe- 
nc,  Fècenc,  Dirbnne,  Amònne.  E nel  principio  ne  va  feguendo  quella 
parte, con  la  qual  fi  congiugne:  qual'é,Eic  dilTc,Ne  fè,Nc  dirb,Ne  amò. 
E, perciocché  la  pronungia  non  vi  fi  pofa,  l'accento,  com'ho  detto, non  vi 
fi  nota.  Ma,fe  notar  fi  dovefje  per  diflingner  l'una  voce  dall'altra,  notar 
fi  devrebbe  più  tofio  nella  congiungione  negativa:  perciocché  lo  fpsrito  vi 
fi  ferma  tal  volta  con  brevifjimo  punto,  quando  pronungiamo  : ficome  in 
qurfii  verfi  , 

Nè  , però  che  con  atti  acerbi , e rei 

Del  mio  ben  pianga , c del  mio  pianger  rida  ; 

Porla 


Digitized  by  Goo^U 


547 


LIBRO  QUARTO. 

Boria  cangiar  fol’  un  de’  pender  mici . 

>’è,  perchè  mille  volte  il  dì  m’ancida  f 

Fia  , eh’  io  non  l’ami . 
conciolJìacofaché'l  Nè  ft  giunga  col  verbo, che  feguita,  Boria, e Fia.pER; 

Poiché  ’/  Grave  non  ha  luogo  notabile,  fe  non  dove  l'Acuto  in  lui  ft  can- 
gia', cangtaft  egli, come  s'é  detto, in  liii,dove  la  pronuncia  non  fi  pofa;  co- 
me ft  proniinxja  // Quando, c/;f  dimandale  come  il  Quando, rfcc  vale, Nel  Del 
qual  tempo,o  nel  tempo  che,o  dove-,fe,come  quella  voce  ft  nota  con  l'Acu- 
to , non  così  qttejìa  col  Grave  ì Min.  Come  fi  noterà  col  Grave  , s'egli, 
come  affermano  tutti  coloro,  che  fcrivono  degli  accenti,  non  ha  luogo  no- 
tabile altrove, che  nelle  ultime  ftllabe  ì Di  che  avveggendoft  alcuni  Gra- 
matici  Latini,  e non  fapendo  altramente  quefìa  differen'^a  decidere  , tra- 
fportarono  nell'  ultima  ftllaba  PaccentOfC  'I  fecer  Grave  . Ma,  come  che 
in  quella  lingua  ciò  fi  conceda , che  non  da  tutti  fi  confente  ; nondimeno, 
perciocché  quefla  noflra  noi  fopporta  , diremo  nell'  una  e nell'  altra  efftr 
C Acuto',  ma  in  quella  alquanto  pià  levarfì,  che  in  quefìa  . Né,  perché  la  Che  ’l  Grave,  e 
voce  pià  fi  levi  in  quella,  che  in  quefla  parola,  cangia  l'accento;  percioc- 
ché,  fe  ciò  ne  feguiffe  , ninna  t Acuto,  ft  non  quando  dimandaffe  , avreb-  meno . 
he  . Ma,  come  il  Grave,  così  anche  l'Acuto  il  più,  e 'I  meno  riceve:  per- 
ciocché più  s'ode  l'accento  Grave  là  , dove  in  lui  l'Acuto  fi  cangia  , che 
nell  altre  fillabe,nelle  quali  ninno  accento  fi  fegna\  e v'è,  come  s’é  detto, 
il  propio  luogo  di  lui.  Fm.  Poiché  a ballan'ga  degli  accenti  s'é  ragionato, 
angi  più,  ch'io  non  penfava,  e per  avventura  più  , che  nel  penficro  a voi 
non  cadea', torniate  al  cominciato  ragionamento  dellacompofigionc.E pri-  Altri  Precetti 
ma,  che  paffiate  a ragionar  della  forma,c  del  modo, che  nel  dir  poetico  te-  Gùcitura . 
ver  fi  convenga,  dimoflrateci,che  fia  da  fuggire.  Min.Guardar  ci  debbia-  Concento  d! 
mo  di  non  giiignere  inficme  fpeffo,  o molte  voci,  le  quali  abbiano  un  me-  'l'un 
defmo,  0 pur  un  fimtl  fine,  o fieno  d'una  medefima  forma,  o d'una  mede-  ficme®''"fJVono 
firna  qualità  , o d'una  medefima  difpofvgione  , o d’una  medefima  declina-  molte , o fpeflo 
•gione,  0 d’una  medefima  fpccic,  o d'ttn  medefimo  genere’,  le  quali,  fe  rade  ‘livient-i 
volte  faran  giunte  , non  è da  riprendere,  anxj  é commendevole  : ficome 
dimofirato  abbiamo  del  concento  delle  lettere , e delle  ftllabe  ragionando. 

Ma  certo  il  troppo  , come  fagjevole  , e no)ofo  , non  altramente  nel  collo- 
car delle  parolc,che  in  ciafeuna  altra  cofaA  da  fchifare:  conci offtacofacbè  Ordine  nel  pi- 
le (ìeffe  vertù,  fe  della  varietà  non  s’ajutano, offendano.  Molto  anche  im-  qu’ah*^pVecc^* 
porta  alla  compofit^ione  il  vedere  qiiai  cofe  a quali  antecedono  non  pur  no  . 
nella  uffitura  delle  parole',  ma  nella  congiun'^^ionc  delle  parti  del  dire,cbe 
Membri  , e Giunture  fi  chiamano  : perciocché  il  parlare  crefee  in  ?»cy?o  crefcendo'*^JtJl 
modo  nel  Sonetto  , reiicenze. 

X X X Tui- 


Digitized  by  Google 


Come  fi  vadu-j 
crcfcendo  nelli 
Membri, e nelle 
Giunture . 

Efemplo  ne’So- 
necti  • 


Efemplo  ncile_» 
Canzoni  • 


Come  fi  Vada_j 
crefcendo  nelle 
Paiole , 


fi  Che  *I  DireJj 
dee  andar  per- 
dendo, ove  le^ 
fcncenre  fi  di- 
minuifeano  , 

ETcmpli . 


' DELLA  POETICA  TOSCANA 
T Ulto  il  di  piango , 

Mferabil  cofa  è tutto  il  dì  piagnere  ; ma  più  , quando  tutti  gli  uomini 
prendono  ripofo,  trovarfi  in  pianto  t e raddoppiar  fi  i mah  . Grave  cofa  è 
confumare  gli  occhi  lagrimando  ^ ma  più  confumare  il  cuore  in  doglia,  e 
più  effer  ultimo  fra  tutti  gli  animali',  e sì,  che  fempre  è fuor  di  pace.  £ 
Non  fur  mai  Giove , e Ccfarc  si  molÉ  , 

A fulminar  colui , quelli  a ferire  ; 

Che  pictli  non  avclTe  fpcnte  l’ire , 

£ lor  de  l'ufate  armi  ambeduo  fcollì . 

Gran  cofa  è lo  fpegner  tire’,  ma  via  più  t'aver  delle'ufate  armi  ambedue 
f caffi . E come  nella  Cant^one  , 

Alma  rcal  nc’  piii  be’  nodi  avvolta  , 

Jo  diffi , 

Da  indi  in  quk  non  è giammai  qui  /Varo 
Altro,  ch’un  fempre  lamentar’  il  canto 
Ciafeun  diletto  pene  mille  , e mille  , 

Senza  le  vaghe , angeliche  faville  : 

Ofeura  notte  ogni  piii  chiaro  giorno; 

Amaro  il  dolce  ; fiera  doglia  il  rifo  ; 

£ mal  d’inferno  il  ben  del  Faradifo  . 

Tutte  fon  cofe  degne  di  meravigliai  e Cuna  dopo  l’altra,  par,  che  più  de- 
gna fe  ne  voglia  moflrare:  ma  fopra  tutte  è , che  fia  mal  cC Inferno  il  ben 
del  P aradi  fa  . Ni  fi  dubita  » che  in  eiafeuna  delle  parole  non  debbiamo 
guardare,che  ne'verfit  il  dire  non  fi  venga  menomando, nè  fucceda  alla  vo- 
ce più  gagliarda  quella,che  men  vale, quando  crefeer  debbono  le  fcntenxe. 
Vedete,  come  fempre  con  le  fenten%e  crefeon  le  parole  in  quel  Sonetto. 

O d’ardente  virtute  , ornata  , e calda  , 
nel  qual' egli,  lodando  prima  l’eccellent^a  dell'anima,  e poi  le  bellex^e  del 
volto,  tra  k rare  lodi  dell'  anima  pone  al  fine  quella,  che  qtiefle  parole  fi- 
gnificano,  come  la  maggiore  di  tutte  , 

Torre  in  alto  valor  fondata , c falda 
perfeofione,  e fermeg;X/i  di  tutte  le  vertù  . Allo  ’ncontro  le  men  gagliarde 
parole  feguiranno  , quando  le  fentenge  fi  debbon  diminuire  : qual’ è , 
Frega  Scnnuccio  mio  , quando  ’l  vedrai , 

Di  qualche  lagrimetta  , o d’un  fofpiro. 
meno  è d'un  fofpiro , che  di  qualche  lagrimetta  . E in  quel  mio  Sonetto, 
La  nobil  fiera , che  fuperba  rugge  , 
vedete  , di  quanto  poca  cofa  al  fine  fi  contenta  : 

Un  bel  guardo } una  dolce  paroletta  ; 

* * . “ N« 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO, 
Nc  le  fia  grave  , ch'i  per  lei  fofpiri . 


3‘^P. 


Se  non  un  bel  guardo,  cb'cffcr  potrebbe  fegno  d'amorofo  affetto  ; almenè 

una  dolce  parolttta  , la  quale  a gentile  , c valore  fa  Donna  non  fi  difdiec', 

fé  non  una  dolce  paroletta  , almeno  molcfio  non  le  fia  , ch'ella  fia  amata 

da  lui.  Il  che,  non  che  a bella,  e cofiumata  Donna  non  dee  difpiacere',  ma 

pure  a qualunque  più  , e ritrofa  . Molti  altri  accorgimenti  appo  i 

Gramatici  troviamo,  tra' quali  è quello  per  avventura  foverchio,che'  yo-  tomo  all’  ordìT 

cabali  antecedano  a'  Verbi,  i Verbi  agli  Avverbj,  i Nomi  agli  Aggiunti , nc  . 

ed  a'  Pronorni:  concioffiacofachè  fi  trovi  fpeffo  il  contrario , ed  avveduta-  cSoli^agìi'  ahri 

mente  . E fuperfiix^iofo  quefi'  altro  , che  , come  fon  prime  le  eofe  in  tera-  antecedano  . 

po,  col  mede  fimo  ordine  fi  debban  locare:  perciocché,  come  che  molte  voi-  » che  le  cof«-« 

te  CIÒ  fia  ben  fattoi  nondimeno  talora  le  paffate  fono  ji  migliori , che  ra-  prime  in  temilo 

gionivolmente  porre  innan:^i  a loro  fi  debbano, come  di  minore  importan- 

:^a  quelle,  che  poi  feguirono.  Né  fi  nega,  che  non  ottimamente  fiia  là,  do-  j Che  ’I  Verbo 

ve  il  fopporti  la  compojìxionc , il  chiudere  il  fentimcnto  delle  parale  col  ^ Poug*  “'1 

verbo  : qual  i , ' 

Ma  quel  benigno  Re,  che  ’l  ciel  governa , 

Al  facro  luogo  , ove  fu  pollo  iti  croce  , 

Gli  occhi  per  grazia  gira  .• 

Onjle  nel  petto  al  nuovo  Carlo  fpira 
La  vendetta  , ch'a  noi  tardata  nuoce 
S) , che  molti  anni  Europa  ne  fofpira  . Ed 
£ , perchè  ’i  duro  efìlio  pih  m’aggravi  * 

S’io  dormo,  o vado,  o leggio  ; 

Altro  giammai  non  chcggio  ; 

E cib,  che  io  vidi  dopo  lor  mi  fpiacque 

Ma  troppo  fivera  legge  , e talvolta  degno  di  riprenfione  il  comandarlo  Confiitaaione. 
farebbe  : perciocché , fé  di  qui  nel  verfo  alcuna  afpre%;ga  naficeffe  , quel,  ^a/Vortam}*  U 
che  gli  orecchi  giudicheneno  più  dolce, e piacevole, dover  fi  eleggere  i fom-  dove  meglio  li 
mi  autori  ne  'ufegnano  . Onde  fovente  le  voci  dal  propio  luogo  fi  fanno  congiiiogono» 
ad  un'  altro  paffare",  acciocché  là,  dove  fianno  elle  meglio,  tra  loro  fi  con- 
giungano : qual" è , 

Tal  d’armati  rofpir  conduce  (luolò 
Quella  bella  d’Amor  nimica  ,'e  mia . 

Ma  pur  farà  Verbo  di  notabil  fentimento  , che  poflo  nel  mec^gp  non  fi  co^  Che  ’l  Verbo 
Bofeerebbe',  e nondimeno  thiaro  a veder  fi  darebbe  o nel  fine:  qual'i , ora  fia 

Ogni  foccorfo  di  tua  man  s’attende  , 

Che  ’i  maggior  padre  ad  alti’  opera  imende . 

• nel  principio , 

- * . Fon 


pollo , 

1 Nel  Fine , 

»NeJ  Principia, 


Digitized  by  Google 


350  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Fon  mente  al  temerario  ardir  di  Serfe . E 

Fon  mano  a quella  vcncrabil  chioma. 

3 Nel  Pnnei-  'E  più  ferrea  par , ch'egli  abbia  , fe  nell'  uno  e nell'altro  luogo  fi  triiova, 
l>(o  I e f ùie . ^ jY  medefimo  , 

Frendi  partito  accortamente^  prendi . 

0 pure  un'  altro  , 

Freme  '1  cor  di  defio  > di  fpeme  il  pafee 
T alvolta  ancora  leggiadramente  jegue  nel  mtitxp  > 

Confolatc  lei  dunque  j ch'ancor  bada; 

£ Roma,  che  del  Tuo  fpofo  fi  lagna  ; 

E per  Giesù  cingete  ornai  la  fpada  . 

Nome  notabi-  Perciocché  7 Nome  pojlo  nel  fine  defla  talor  la  mente  dello  Vditort  ; e 

le  nel  fine  filila-  faldamente  nell'animo  gli  s’affige  : ficome  nelP allegato  luogo  ; e in  fiueflo 
mentea-affige.  ^ 

Ahi  nuova  gente  oltra  mifura  altera  , 

Irreverente  a tanta  > ed  a tal  madre . 

E in  quel , che  fegue  , 

Tu  marito  , tu  padre . 

Concioffiacofaché  quelle  noci  i Spada,  Madre,  Marito,  Padre , in  niutP 
altra  parte  moveuen  tanto  , quanto  là  , dove  la  pronuncia  fi  pofa  ; ov'è 
Viri  da  fuggire  certo  da  credere, che  quel,  ch'afcolta,  affai  muover  fe  ne  debba.  Né  fi  du* 
ìthìie  ^eC^ijJi'  parlare  l'ambiguità  da  fuggire, come  vi'gio]fe  ’l  tetrt* 

tura  lidie  paro-  p»  , e 'I  luogo  non  richiede,  che  dubbio fameute  fi  parli  : qual' è , 
le  • Un’  umil  Donna  brama  un  dolce  amico . 

1 Ambiguità.  jE  quel  detto  Enniano  , 

Dico  te  Pirro  poter  vincer  Roma  . 
perciocché  il  Petrarca  in  quella  Canxpnc  eU  ffe  di  parlare  ofeuro:  ed  ofeu^ 
1 Inutili  mag-  ri  ancora  fono  gli  Oracoli , Ma  , benché  ficn  da  locare  infiemc'le  parole 
fe  Dure  , e leggiadre  , le  quali  bene  tra  loro  adattar  fi  poffano  ; alle  inutili 

nondimeno,  e prejfo  che  nulle , eziandio  quelle , che  rendon  dura  la  com- 

3 Sinonimia  fo-  pofi'gione  , purché  molto  vagliano  , fiimano  doverfi  antiporre  . Conccdcfi 
vcrchia  . ancora  potervifi  aggiugnere  quel,  che  7 medefimo  fitgnifichi , purché  non 

fia  foverihio  : perciocché  dov’  egli  nulla  importale,  a fottrarfene  avreb- 

4 Aggiuntijche  he  . Ma  che  gli  /iggiunti  non  fien  troppi,  (ancor  che'  Latini,  come  vizio, 
nè '»!crefcoiio*i  vietino  ) i Greci  non  fi  fottopofero  a quefia  legge  ; nè  credo  , che  vi  fi 
nè  adornano,  fottopongano  i neflri,  a’  quali  é lecito  dire , ♦ 

E poi  in  voce  gli  feioglic 

Chiara  , foave , angelica  , divina  . E 

Facendo  lei  fovr’ogni  altra  gentile , 

San- 


Digitized  by  Googl 


/ 

LIBRO  QUARTO;  lyi 

Santa , faggla  , leggiadra  , onefta  , e bella  . 
maffimamente  t che  non  vi  fi  pongono  indarno  : anxj  importano  (jualcbe 
cofa,  e adornano,  ed  accrefcono  quel,  che  fi  tratta  . Afa  il  modo,  e 7 tem- 
peramento , e 7 giuflo  , e 'I  moderato  in  tutte  le  cofe  è così  da  laudare  , 
come  da  riprendere  il  troppo  , e 7 fuor  di  mifura  . Afutanfi  oltre  a ciò  i 
cafi  , e i numeri  delle  parole  : mutanfi  le  figure  del  parlare , acciocché  la 
compofìfione  acconcia  , e atta  riefca  ; tanto  è da  fuggire  il  congiugni- 
mento  delle  voci  , che  tra  loro  non  fi  pojfono  bene  adattare  . E però,  do- 
ve altro  la  Ragione,  altro  la  Confuctudine  del  parlare  richiedere, a quel, 
thè  più  le  piace,  s'appiglierà  la  compofit^ione  . La  Ragion  vuole  , che  fi 
dica  , per  cfcmplo  , Ave,  Udiva,  Virtute  , là  diOve  s'è  per  la  Confuetu- 
dine  ottenuto  , che  fi  dica  Ha,  Udia , Virtù  . Perchè  il  Petrarca  quella 
feguendo  diffe  , 

Donna  di  voi  non  ave  . 

£’l  dolce  amaro  lamentar  , ch’i  udiva  . 

In  un  cor  giovenil  tanta  virtute  . 
ed  a quefia  attenendoli  , 

Prefe  ha  già  Tarmi  per  fiaccar  le  corna . 

Seguendo , ove  chiamar  m’udia  dal  ciclo . 

Pior  di  virtù  , fontana  di  beltade  . 

Per  la  qual  cofa  , come  all'  eccellente  muratore  è riebieflo  il  conofeer  nel 
murare,  qual  pietra  in  qual  luogo  ftia  bene:  così  nella  fabrica  delle  paro- 
le, la  Principal  cofa  è il  fapcre , qual  di  loro  in  qual  parte  più  fi  conven- 
ga . Fbr.  Poiché  apertiffitnamente  dimo{lrato  ci  avete,  qual’  abbia  ad  ef- 
fcre  la  feelta  delle  parole',  e con  qual'ordine  tra  loro  fi  debban  locare,  ac- 
ciocché 7 verfo  leggiadro  , ed  or  grave  , ed  or  piacevole  fe  ne  renda',  ri- 
mane, che,  qual  fila  la  maniera,  e Informa  delle  parole,  intendiamo,  affi- 
ne che  fappiamo  in  qual  modo  diflinto  , c rifiretto  il  dir  poetico  fi  pofi  , e 
con  quai  tempi  al  fuo  debito  termine  pervenga  : perciocché  d'uomo  rog^- 
e ignorante  quel  parlare  é tenuto,  che  in  guifa  d'un  continovo  cicalar 
fenga  pofa  i miferi  orecchi  percuote  ; t non  cjfendo  con  certi  intervalli 
partitammte  diflinto,  non  che  d'ornamenti  ignudo  ; ma  fpiacevole,  e no- 
jofo  è riputato  . Min.  Prima , che  ragioniamo  de’  tempi , che  fervar  ne' 
ver/i  ci  conviene, dimoflrcrcmo  la  maniera  di  congiugnere  le  parti  del  di- 
re , la  quale  ha  tre  modi . Il  primo  è poflo  negli  Articoli , come  parlano 
i Rcttorici  Latini , che  da  noi  Giunture  fi  diranno  . //  fecondo  ne'  Afem- 
bri . Il  tergo  nel  Circuito  , da'  Greci  Periodo  nominato  : perciocché  un 
parlar  compiuto  , nel  qual  fiten  tutte  le  fue  parti , s'affomiglia  ad  un  cor- 
po volubile , il  qual'  abbia  le  fue  membra , c nelle  nnmbra  le  giunture  : 

coji- 


S Congi'ngni- 
meiico  di  Paro- 
le , che  mal  tra 
loro  s’adattano. 

Cheli  dee  (èguì. 
te  or  la  Ragio- 
ne , or  la  Con- 
fiietiidine  ; fe- 
condo che  più 
atta  riefee  la— • 
CompofiiioHc. 


j Della  Miliira; 
e Numero . 

Due  Maniere-* 
di  parlate. 

I Continovo. 

X Diflinto . 


Modi  del  par- 
lar Diflinto. 

1 Giuntura , 

1 Membro. 

J Periodo , 


Digitized  by  Google 


Qifaìi  /ieiio  le-j 
Giunture. 

1 Di  Voci. 


a Dì  Sentente. 


Quali  fieno  i 
Membri . 


Che  cofa  Sa  il 
Periodo . 


Maniere  dì  Pe* 
tiodo . 

1 Rotondo  di 
parti  neceflaria. 
ireiitt-»  dipen- 
demi . 

a riflinto  di 
più  parti  coii- 
tinnie  Tenta  di« 
peudenta. 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

concio/fiaeofacbè  come  le  membra  fono  parti  del  circuito  > fori  le  giuntu- 
re delle  membra  , Fer.  ^uali  fono  adunque  le  Giunture  ì Mik.  Or  le 
particelle  tra  loro  con  breviffima  pofa  diflinte:  come  in  quel  verfo  , 

Santa , Taggia  , leggiadra  , oncfla , c bella , 
il  qual’ è divifo  , come  vedete,  in  cinque  Giunture . E 
Veggio,  penfo,  ardo,  piango  . Ed 

Or , che  ’l  cielo , e la  terra  , e ’l  vento  tace . 
e difìinguonft  tra  loro  con  una  linea  torta , e in  giù  rivolta  ; e ehiamanfi 
G iunture  di  voci . Ed  or  le  parole  giunte  infieme , le  quali  comprendono 
alcun  fentimento  con  alquanto  più  di  pofa:  qual't  ciafeun  dì  quefti  verftt 
Or  che  ’l  ciclo,  c la  terra,  e ’l  vento  tace  ; 

£ le  fiere , c gli  augelli  il  Tonno  afTrena  ; 

Notte  ’l  carro  iicllato  in  giro  mena  ; 

E nel  Tuo  letto  il  mar  fenz’  onda  giace  ; 

E difìinguonft  con  un  punto, e con  la  medcfima  linea  ingiù  rivoltale  chiaù 
manft  Giunture  di  fenten^^e  % Fer.  J^ali  fono  i Membri  ì Min.  Le  par- 
ti d'uno , 0 più  fentimenti  giunti  infiemc  e interi  ; ma  pendenti  ancora, 
che  poco  più  fi  pofano  : quali  fono  i quattro  verfi  allegati , che  fanno  un 
membro,  e diflinguonfi  con  due  punti,  Fer.  Che  cofa  è il  Circuito  ì Min. 
Corfo  di  parole  , nel  quale  in  guifa  eTun  cerchio  inchiufo  il  parlare  rota  , 
e corre  , finche  giunga  alfine,  che  termina  perfettamente  le  fenten%e  . E 
brevemente,  egli  è un  perfetto  comprendimento  d'interi , e compiuti  fen^ 
timenti,  il  qual  fi  nota  con  un  punto,  che  final  pofa  ftgnifica  : qual' è , 

Or , che  ’l  ciclo,  c la  terra  , c ’l  vento  tace  , 

E le  fiere , c gli  augelli  il  Tonno  affrena  ; 

Notte  ’l  carro  ftellato  in  giro  mena  ; 

£ nel  Tuo  letto  il  mar  Tenz’  onda  giace  ; 

Veggio , pcnTo , ardo,  piango;  c chi  mi  sfacc , 

Sempre  m’è  innanzi  per  mia  dolce  pena  ; 

Guerra  è ’l  mio  fiato , d’ira  , e di  duol  piena  j 
£ Tol  di  lei  penTando  ho  qualche  pace  . 

Che  tutto  è un  Circuito  di  due  membri  , i quali  fono  i due  quartetti . E 
quel  circuito  fi  dice  veramente  rotare,  che  comincia.  Voi,  che;  Poich'; 
Quando;  Or,  che;  Quel,  che;  Perchè;  Benché;  Se;  Qualora;  Come;  • 
pure  in  altro  fimil  modo,ondc  l'un  membro  dall'altro  dipender  fi  conofea. 
Vn'altra  ancora  maniera  di  Circuito  fi  truova,  con  la  quale  molte  Giun- 
ture , e molti  Membri , e molte  fcntenxe  compiutamente  comprendiamo; 
non  però  talmente  , che  ncctjjariamcnte  l'una  dopo  l'altra  figuitar  fi  di- 
noti : ma  ficomc  in  un  corpo  molte  parti  fi  contengono,  le  quali  come  po- 

fi(t 


Digitized  by  Google 


I 


LIBRO  QUARTO; 

fle  in  quelló,  ed  ettamente  congiunte  fanno  tutte  il  propio  uficio)  cosi  ta» 
gliatCf  0 putite  inutili  divengono  .TaCè  tutta  quella  flan^^a  { Efemplvi 

Per  alti  monti , e per  fclve  afprc  truovo 
Qualche  ripofo  : ogni  abitato  luoco 
. £'  nimico  mortai  degli  occhi  miei . 

A ciafeun  pa(To  nafee  un  peniìer  nuovo 
De  la  mia  Donna , che  fovente  in  giuoco 
, Gira  il  tormento , ch’i  porto  per  lei  ; 

Ed  a pena  vorrei 

Cangiar  quello  mio-viver  dolce  » amaro  £ 

Ch’i  dico , forfè  ancor  ti  ferva  Amore 
Ad  un  tempo  migliore  ; 

Forfè  a te  lìelTo  vile , altrui  fe*  caro  s 
Ed  in  quella  trapallb  Ibfpirando  « 

Or  potrebb’  elfer  vero  ì or  come  2 or  quando  2 
X quefla  maniera  di  Circuito  con  piii  Unga  contin(n>an%a  di  pàrote  pr0‘  Maniere  dì  Pea 
cede , che  quella  . Ma  l'una  e ("altra  non  pud  men,  che  due  Membri  ave- 
re;  e V più  delle  volte  è di  quattro:  acciocché  ed  empia  gli  orecchi,  e non  Di  » Membri; 
fia  pià  breve  , né  pià  lunga  di  quel , che  bajla  , Quantunque  fpeffe  volte  J Membri. 

avvenga,  che  o pià  toflanamente  fia  da  pofare,  oda  proceder  pià  lunga-  * Membri, 

merne  ; acciocché  nè  la  brevità  pa]a  gli  orecchi  defraudare,  né  la  troppa 
lungbe^ì^a  faftidirgli  , Vedete  quel  Sonetto  , 

Era  ’l  giorno , ch’ai  Sol  il  fcoloraro . 
t troverete,  che  ciafeua  quartetto, e ciafeun  terzetto  fin  Circuito  contie- 
ne . Vedete  l'altro  , che  fegue  , 

Quel , che  ’nfìnita  provedenzia , ed  arte 
il  qual  tutto  è d'un  Circuito  divifo  in  quattro  Membri,  come  egli  in  due 
quartetti  , e in  due  terzetti . Per.  Adunque  le  Giunture  effer  parti  delle 
Membra  \e  le  Membra  del  Circuito  diremo  2 Min.  Sì  bene . Ma,  benché  Maniere  d# 
il  Circuito  fen%a  Membri  effer  non  poffa } nondimeno  fi  truovan  Membri 
fen:(a  Giunture  t qua(i  , ture. 

Ond’  è dal  corfo  fuo  quali  fmarrita  * Co®  Giuntu-’ 

NoUra  natura  vinta  dal  collume . E 
Pih  volte  già  , per  dir , le  labbra  aperfi  : ' 

Poi  rimafe  la  voce  in  mezzo  il  petto  ; 

Ma  qual  fuon  porla  mai  falir  tant’  alto  2 

perciocché  le  Giunture  o fono  di  particella  in  particella-, e tutte  fi  giungih  . Maniere  di 
no  ad  una  voce  : fiteome , Giunture , 

yeggio , penfo , ardo  > piango 

Yy  at 


Digitized  by  Google 


I 


3J4  della  poetica  TOSCANA 

di  pronome  della  prima  perfona  . E 

Santa  , faggia  , leggiadra,  oncfla , e bella  , 
al  pronome  Lei . Ed 

Or  , che  ’l  ciclo  , e la  terra  , e ’l  vento  tace 
ad  un  medcfimo  verbo  . O contendono  parole  giunte  infteme,  e tutte  van- 
no a ferire  ad  un  fogno  , nel  quale  é polio  il  fentimento  intero  del  Mem- 
Che  nelIeGùin.  bro.  in  qutfìa  così  in  tre  modi  partita  compoft%ione  di  voci  conftfie  f ar- 
nire,  IV.embn,  e /,•  T,„,pi  che  Numeri  da'  Latini,  Ritmi  da'  Greci  fi  chiama- 

1*  Armonia  del  "O  • E ttel  vero  volendoci  conformare  con  la  confuetudine  del  noliro  co- 
dirc , co’  Tem-  niiin  parlare,  nel  quale  s'iifa  dire  A tempo, Latinamente  In  nu- 

0 Kitmi  fi  Xia-  roerum  fi  dice  ; e tempi  le  mifure  fi  dicono  così  del  bal'o,  come  del  canto: 

mano.  quella  ragione  , con  la  quale  noi  le  voci  profferite  mifiiriamo  , Tempo 

De’  Numeri  nominar  dovremmo  . Ma  chiamafi  Numero  , poiché  così  dagli  Scìenitiati 
Poetici  • yj  chiama  , e da  coloro,  i quali  ne  ferivano  : che  , benché  non  ne  abbiano 
prima  di  me  fcritto  , né  ragionato , ( perciocché  mi  rimembra  averne  ra- 
gionato in  quelle  /Iccademie  , che  in  Italia  cominciaron  prima  a fiorire  ) 
nondimeno  fono  fiati  pili  prefii , e primi  a darne  in  luce  i loro  ragiona- 
menti: toncioffiaiofaché  fempre  mi  fia  difpiaciuto  il  cercar  nuovi  vocabo- 
Che  fia  l’Armo-  li , e ’/  volere  parer  dagli  altri  differente  , e fiiigiilare  . Che  cofa  i 
ma,  e ’l  Nume-  l’Armonia  ì e che  il  Numerai  Mik.  Se  riguardiamo  alf  effetto,  fono  una 
cofa  lì>ffa‘,fe  alla  diffini%ione,  ed  alla  for%a  del  nome,  fono  tra  loro  dlffe- 

1 Generalmen-  rcnti  : perciocché , volendo  noi  generalmente  lor  diffinire  , diremo  , che 

• quella  i mifurata  compofixjone  ; e quefii  mifitrata  ragione  della  compofi- 

» Nell’  Anima,  ^ione  . Onde  i Filofofi  , che  differo,  e Vanirne,  e i corpi  così  cclcfii  , coma 
gli  elementari , e tutte  le  cofe  ben  compofte , ed  ordinate  effere  armonia, 
0 pure  con  armonia  ; i medefimi  anche  affermarono  , quelle  di  numeri  ef- 
ftr  fatte  . Ma  lafciando  Vanirne  a parte,  come  invifibili  fufianxe,e  le  pro- 
forofionevoli  ragioni  dell'  effenxa  di  ciafeuna  cofa  dallo  intelletto  fola- 

3 Ne’  Corpi,  mente  intefe  ; e confiderando  le  corporee,  e tutte  quelle , ch'ai  fentimento 

di  fuori  fono  foggettes  fé  riguarderemo  alla  grandeg^'^a  de'  corpi,  de’  quali 
l'un  fofje  d'otto  palmi,  V altro  di  quattro,  e ’l  teriifi  di  due  , ti  avvedere- 
mo,  la  mifura  di  lei  venir  tutta  dalla  proporxione, ih’ £ tra  loro  della  lun- 

4 Ne’  Movi-  fono  effi  differentemente  compoflnfe  a’  lor  movimenti 

menti , parte  di  miglia  ventiquattro, parte  di  dodici,  e parte  di  fer,  dalla  propor- 

zione dello  fpazio  nafeere  la  mifura  loro  diremo  ; fiicome  dal  tempo,  dove 

r Ne’  Canti  c t^ovimento  foffe  d'ore  dodici , l'altro  di  fei,  e 'I  ter^p  di  tre . Di  che 
Suoni  , ’ agevolmente  s'accorgerà,  chi  mirerà  ne'balli,o  con  fpade,  o con  baftoni,  a 

pure  fenza  armi  fi  facciano^  quali  sì  a tempo  fi  fanno,c  con  si  vaghe,e  di- 
lettevoli mijure,  che  con  fofnmo  diletto  fi  guardano.  Se  riguardo  avremoi 

al 


Digitized  by  Google 


LIBRO  quarto^  sss 

al  canto, che  per  gli  orecchi  entrando  nell’anima  fi  [ente,  o fia  dell’umana 
voce,o  del  fuono  de' Mufici  flrttmenti , de’ quali  parte  fono^  in  corde, e parte 
in  canne’,  intenderemo,!  numeri, e i tempi  di  lui  non  effer  altro,  che  mifif 
rate  ragioni  dtll’acuto,e  del  grave.  Ma  certo  propiamente,  ficome  nel  hai-  Che  propù- 

10  quefìa  mtfura  Numero  fi  chiama’,  così  nella  Mufica  Axmonh.Nè  fen- 

7<j  ragione  • perciocché  l'Armonia  è confonanxa  delle  voci  y le  quali  foìio  ppji*  /\cuco  , c 
.c«rr,  0 gravi’,  e 7 Tcmpo,e  ’l  Numero  è mifura  del  movimento,  il  quale 
è tardOy  o vdocCy  ficome  lo  quale  egli  ft  fay  lungOy  o breve,  vimenco  Tardo, 

Onde  il  Tempo  s’attende  nel  lungo,  e nel  breve  ; e nel  veloce,  e nel  tardo’,  e Veloce/  e nel- 
e l'Armonia  nell  acuto,  e nel  grave , come  in  due  fonti , da’ quali  ft  dcri- 
•vano  tutti  i neuftei  rufcelletti,  che  molti, e var)  vagamente  correndo, dot-  (^rneno  dove  (i 
tifftmamente  per  li  canaletti  degli  orecchi  fi  fanno  fentire  . Ma,  perche- 
che  P Armonia  è nel  fuono’,  e non  è fuono  fen^a  pircoffa’,  nè  percoffa  fen- 
•3^a  movimento  j nè  movimento  effer  può,  che  non  fia  veloce,  o tardo:  on- 
de dal  veloce  viene  il  fuono  acuto,  e dal  tardo  il  grave\  feguita,che  dove 
fi  nota  il  Tempo,  e ’l  Numero  , quivi  anche  C Armonia  fi  confideri . Fsr. 

Or  bene  intendo,  che  cofa  fia  l’Armonia  , e che  ’l  A’inmfro  ne’  corpi,  e ne 

movimenti,  e ne’- canti , c ne'  [noni , Ma  dichiareteci,  che  cofa  fia  nel  di-  fy_j 

re  . Min.  Che  altro  farà,  che  mifurata  compofitxione  di  parole,  o mifura-  ^ 

ta  ragione  di  compofixione,  per  la  quale  attamente  corre,ed  <icf0«c/ijwjcn- 

ff  fi  pofa  il  verfo  ì Fer.  In  qieal  maniera  ì Min.  Siami  lecito  al  pre fonte 

in  quella  diffiniTjone  , che  diede  Ariftotelc  , mifura  chiamare  il  numero  , 

col  quale  annoveriamo:  poiché  noi  una  fola  particella  a due  cofe  comune, 

le  quali  i Greci  con  differenti  voci  fignificano,  abbiamo  : dico  a dinotare  Diflìnhione  del 

11  numero  , ch’io  tempo  foglio  nominare  ; e quel , che  propiamentc  è dell' 
annoverare  . Diffnì  dunque  Anflotilc  il  Numero  , del  quale  ragioniamo,  ' 
effer  mifura  dilla  forma  delle  parole:  cioè,  quel, con  che  fi  termina  il  par- 
lare : conciò  fia  che  tutte  le  cofe  egli  voglia  con  quel , che  propiamente 
numero  è chiamato,  terminarli . ^wfio  medefimo  nome  egli  usò  , quando 

il  movimento  , e ’l  tempo  dtffint  : concioffiacofaché  l’uno  con  l'altro  fi 
mi  furi . Ma  di  quefio  numero  , del  quale  ora  parliamo  , vuol  egli  , che 
gli  fpax,)  fien  divifibili . Il  che  certo  non  è altro  , che  determiimrc , che  Che’I  Numero 
quegli  confifia  negl’  intervalli  del  tempo  ; perciocché  in  quelle  cofe  fpe-  confille  negl’in- 
cialmtnte  trovandofi  il  numero  , i tempi  delle  quali  col  movimento  s'iftì- 
mano  , come  nel  canto  con  la  mifura  delle  voci  ; nelle  corde  col  batter  filUbe  , 
delle  dita’,  e nel  ballo  con  la  percoffa  de’  piedi  fi  nota  il  modo:  così  nel  di- 
re, la  cui  pronuncia  alla  mtfura  del  »woT<i»ie«fo  è foggetta,col  ferir  delle 
ftllabe  gl'  intervalli  delle  parole  fegniamo  : concioffiacofaché  i Ritmici  , 
che  di  quefii  numeri  fcrivqno  f Segni  chiamino  quelle  note  , delle  quali 
- --  Yy  X cia- 


Digitizéd  by  Google 


j$6  DELLA  POETICA  TOSCANA 

tiafcma  è d'un  tempo  . Onde  efji  tutte  quelle  voci  , che  fon  di  due  fìllio 
he  lunghe  , o pure  di  tre  , delle  quali  una  fu  lunga  , e due  brevi , le  di- 
Sillaba  brevt-»  f®”®  quattro  Segni  : perciocché  appo  loro  la  ftllaba  breve  un  tempo, 
d’unTem^,ma  e la  lunga  due  ne  vale  . Ma  , lafciando  a parte  quejìa  Ftlofofia,  conchiu- 
Chf  r qrecch/a  perciocché  il  numero  è mifura,  o pur  fotta  la  mifura  cade  , e 

è giudice  del  fcnxa  dubbio  cade  fatto  la  mifura  degli  orecchi:  tutto  quel,  che  col  giudi- 

forarci  ■^®rT®  > nella  profa  ancora  , Numero 

fi  chiama.  Laonde  effondo  egli  nato  dal  piacer  degli  orecchi,  affine  che  di- 
letti , s'ufa  con  certe  mifure  di  cofe  dilettevoli,  e con  certi  modi  i che  dal 
fentimento  dell'udire  fi  diffinifcono,e  giudicanCi,  né  pure  in  tutto  il  verfo, 
ma  in  ciafeuna  parte  del  parlare,  o fu  da  giunture  diflinto  il  dire,o  divi- 
Due  maniere-»  7®  in  membri,  o con  circuito  finito,e  conchiufo.  Confiderafi  il  verfo  in  due 
SiìStó  ' ‘ riguardo  deltuno  all'altro . In  quefla  ma- 

a Legato  ’dt_.  niera  s’attende  il  numero  delle  Confonan^e  , il  quale  porta  feco  tanto  di- 
Coiilbnaiize  di  letto,  che  alcuni  dicono  la  Confinanga  ejfer  I anima  delle  rime,  della  qua- 
O^niòne  , che  private  perderien  la  vita,  e la  forma  , da  cui  ricevon  l'ejfer  loro . 
gli  fciolti  dn_j  Ma  cofioro  al  parer  mio  s’ingannano  : perciocché  la  confonanxa  è qualità 
fiCTo''velÌG*  "^rrfo,  la  qual  da’Greci,  e da' Latini  vizio  fi  riputò . -Da’ Barbari  poi, 

e da’  nofiri  virtù  fi  cominciò  a tenere  così  nel  Poema  Latino  , come  nel 
Confura»ione,  volgare  . Ma  rifujata  del  tutto  da  coloro  , che  in  Latino  fi  diedero  a feri- 
nanaa  è^aiicT  trne,  fu  ritenuta  sì  caramente  nel  Folgore ^he  gli  orecchi  a quel  fuo- 
non  forma  dei  avvezzi , alle  rime  fenz<t  Iti  «on  preflavano  volentieri  udienza  . Ora 
Verfo,  mercé  della  felicità  de'  nofiri  tempi,  e delP eccellenza  de'  buoni  'ngegni  fi 

lafciano  quefle  rime,  che  Sciolte , e ignudo  fi  chiamano , con  molto  diletto 
Obbiezione  dal  udire  . Fbr.  Se  Rime  fon  quelle  voci , le  quali  nella  confonanza  tra  loro 
nome  di  Rime,  fi  rifpondono;  come  que’  verfit,  che  non  l'hanno,  di  quefto  nome  diremo  ì 
Mih,  Io  non  credo , che  ’l  Petrarca  , quando  diffe 
In  rime  fparfe  il  Tuono , 

RifoluziW  , F ultime  voci  fole  intendeffe,  e non  tutti  i verfì  interi  ; anzi  t>*i  fi  f*  tre- 

ehe  Rime  fono  j .l.j  ji-  -va» 

i verfi  Tofeani  » 

interi,  e iion_.  Or  rime , or  verfi,  or  colgo  erbette,  c fiori . 
foIe“:'OTde'a^-  Piangan  le  rime  ancor , piangano  i verfi  , 
che  "gli  Sciolti  Che  non  curò  giammai  rime  , nè  verfi  . 

«hiamanfiRimt.  per  li  verfi  i Latini,e  per  le  rime  i Volgari  componimenti  fotta  certo  »«* 
mero  di  fillabe  comprefi , e limitati  intendeffe  : non  che  le  rime  non  fien 
verfi , ma  per  diftinguer  tuna  compofizione  dall’altra  : concioffiacofacbè 
la  Latina  non  abbia  altro  nome  , che  ’l  generale  , e comune  a tutti  i Poe- 
tici componimenti  ; e della  Volgare  fien  propie  le  rime  ; perciocché  ,fe  /g 
rime  non  f afferò  verfi  , non  averebbe  egli  detta 

E’n 


S 


Digitizcr-  GtJOglv 


LIBRO  QUARTO. 

£ ’n  verfi  tento  forda  rC  rigid’  alma  . Ni 
So  ben’  io , ch’a  voler  chiudere  in  verfi 
Sue  laudi , fora  fianco . Nè 

Così  potefs’  io  ben  chiudere  in  verfi 
I miei  penfler  > come  nel  cor  li  chiudo 
£*  il  vero, che  come  credere  Agevolmente  mi  fi  lAfciA,quei  numeri  di  vóci 
concordanti,  che  da'  Greci  Ritmi  fi  diceano , Rime  corrottamente  prima 
da’  Barbari,  e poi  da’  noflri  ejfendo  detti  ; Rime  ancora  fi  dijfero  i verfi, 
I quali  di  tali  confonan'^e  s'adornano  . Ma  , perciocché  il  numero,  e Par- 
monia,s’i  conchiufo,che  in  tutto  il  verfo,e  in  tutte  le  parti  di  lui  fi  truo» 
va',  non  veggio,perchè  folamente  rime  dir  fi  debbano  quelli,  ne'quali  l'ul- 
time  parole  s’accordano . E fe  pur  quefii  propiamente  volete  , che  rime  fi 
dicano,  perciocché  delle  confonan^e  ricevon  graxja,  ed  ornamento , e le- 
game, che  quanto  le  firigne  , tanto  par , che  vivi,  e leggiadri  gli  renda  : 
non  però  feguita, che  tal  nome  quelli  non  meritano,non  dirò  femplicemen- 
te,  come  quefii',  ma  diranfi  Rime  fciolte,  e ignudo;  perciocché  l'anima  del 
verfo,  la  quatè  la  mi  fura  delle  fillabe  [otto  certo  numero  rifiretta,  è fen- 
g[4  i legami,  e fenja  gli  ornamenti  delle  confonanx^  . Fbr.  Or  dimofirin- 
cifi  prima  i Numeri  delle  voci  concordanti , poi  di  tutto  il  verfo  in  fe 
fiefjo  , e delle  parti  di  lui.  Min.  Se  ben  vi  rimembra,  dell’armonia  delle 
confonan%e  lungamente  fi  trattò  nel  ragionamento  fatto  col  Sig.  Bernar- 
dino. Ma,  perciocché  il  concento  loro  è molto  da  notare  come  quegli,  eh' 
udir  ci  fifa  in  quella  voce, nella  quale  fi  pofa  il  verfo',  ed  ove  gli  orecchi 
pià,  che  in  altra  parte  attendono  il  fine,  che  lor  paja  notabile  ',  quel , che 
in  tutta  la  compofixione  del  verfo  di  voce  in  voce  notar  ci  conviene, nell’ 
ultima  parola  fpecialmente,  bifogna,  che  fi  confideri , ^^e  dunque  è U 
voce,  tale  effondo  il  concento,recatevi  a memoria  quel,  che  s'è  detto  del- 
le parole,  alcune  effef  afpre,alcune  piacevoli',  alcune  piene  e grandi,alcu- 
ne  umili  se  baffe:  perciocché  prendon  qualità  dagli  elementi,  de’ quali  fono 
elle  compofie  ; ma  quali  fieno  gli  elementi,  e di  qual  fiiono  , abbondevoU 
mente  s’è  ragionato  . Afpro  concento  fu  quel , ch'usò  in  quei  verfi  il  Pe- 
trarca, volendo  egli  Pafprex%a  del  fuo  cuore  dinotare  , 

Onde  , come  nel  cor  m’induro , c ’nafpro  , 

Così  nel  mio  parlar  voglio  effer’  afpro  • 

£ in  quel  Sonetto  , 

Aura , che  quelle  bionde  chiome , e crefpe  . 
volendo  egli  fignificare  loflrepito,  e ’l  fuono  del  vento,  fé  le  confonan%e 
parte  firepitofe,  e parte  rotonde,  e fonanti:  ficome  allo  ’ncontro  a dinota- 
le la  dqlsetczaf  tb’egli  fenda  iella  fqavt  dell'amia  fìqnna , di  vo- 


OHgmc  dellw 
voco  Rime. 


Che  Rime  pro- 
piamente s’ in- 
cendono i Verfi 
con  le  Confo* 
lUiae. 


Del  Numero 
de’ Verfi  legaci 
da  Confonanze 
có  riguardo  dal- 
l’uno all’alcro. 

Quanto  fia  no- 
tabile il  Con- 
cento delle  Kìt 
me. 

Qualità  diCoiv 
cento  prefa  dal- 
le VOCI , onde  « 
compoflo. 


Che  fi  deono 
ufar  Confonan- 
ze  confórmi  al- 
la Maceiia. 
jtfemplo  di  con- 
fonanza  afpnt_i 
iieli’A/preaza. 

Elèmplo  di  Có> 
firnaiua  piace- 
vole nella  i)«l- 

ceaa  t 


Digitized  by  Google 


EfempJo  di  Co. 
f0II3n73  MÌÌÌ3..I 

di  AiprOjC  Pia- 
cevole . 


Quali  Conlb- 
naiize  più  dilet- 
tino . 

1 Di  Voci  Bre- 
vi,e di  Coppie. 


à Di  Terzetti, 


3 DI  più  lon- 
tano Concento 
meno  dilettano. 

Quali  cofe  ac- 
crdcan'il  dilct- 
■ to  della  Confo- 
nanza. 

1 L'artilìcio.co- 
me  nelle  Selli- 
ne . 

a Compofizio- 
ne  delle  dette... 
Rime . 

3 Varietà . 


Del  numero  de* 
verfi  Sciolti , e 
in  fe  llefli  confi- 
derati . 

Che  ’l  verfo 
Sciolto  daC.on- 
fonanza  ricerca 
maggiori  lega- 
mi di  numeri. 


JJS  DELLA  POETICA  TOSCANA 

fi  piacevoli , e piane  fono  i concenti  in  cjueflo  , 

Quando  Amor’  i begli  occhi  a terra  inchina  i 
Come  fi  tempri  l'afpra  con  la  piacevole  confonam^a  fi  vede  chiaramente 
nel  Sonetto  » 

Non  da  rifpano  Ibero  a l’Indo  Idafpe  . 
concioffiacofacbè  come  quelle  voci  Idafpe,  Cafpe,  Arpc,e  Innafpc,  fono 
di  dura  confonan%ay  così  di  piacevole  ficn  quefle.  Pendice, Fenice,  Cor- 
nice , e Felice  . E , benché  tutte  le  confonanxe  dilettino  mirabilmente; 
nondimeno  quelle  portano  più  diletto  , che  fono  di  voci  più  brevi , c più 
rotonde  , t più  fonore  , e di  Coppie,  purché  non  fieno  fpfffe , 

Facendomi  d’uom  vivo  un  lauro  verde  , 

Che  per  fredda  ftagion  foglia  non  perde  . 

Dilettano  ancora  con  qualche  picciolo  intervallo:  quali  fono  i T ert(^etti. 
Dappoiché  fotto  il  ciel  cofa  non  vidi 
Stabile,  c ferma  ; tutto  sbigottito  , 

A me  mi  volli , e dilTi  : In  cui  ti  fidi  ì 
E quelle  fon  meno  dilettofe,  che  più  di  lontano  fi  rifpondono  : quali  fono 
le  rime,  che  nel  quinto  verfo,  o nel  fcfto,o  nel  fettimo,  o nell'ottavo, o nel 
nono  s'accordano:  ficome  nelle  Stjìine  veder  potete,  nelle  quali  già  la  più 
vicina  confonanxa  nel  fettimo  fi  truova;  perciocché  il  concento  sì  di  lon- 
tana , fi  perde  prima , che  giunga  agli  orecchi  ; benché  la  vaghc^p^a  delle 
rime  , e ['artificio  renda  quefie  Cani^nni  più  dilettevoli  deU'  altre  . T ali 
fono  quefie  rime , dico  le  Coppie  , i Terzetti , i .pial  letti , i ^^inarj,  i 
Scnarj,  t Settenari . quelle  , che  di  quefie  fi  compongono  , accrefeonù 
il  piacere  al  fentimento  del[  udire  ; ficome  i Sonetti  , i quali  nella  prima 
parte  hanno  le  confonan%c  non  pur  di  panetti , 'ma  tra  loro  di  Coppie 
ancora;  e nella  feconda  di  Terzetti . E,  perciocché  naturalmente  piace  la, 
varietà,  il  variarle  di  voci  parte  lunghe,  e parte  brevi,  e di  Coppie,  e di 
TerTtctti,e  di  Quartetti,  c d altre  rime,  con  grandijfmo  diletto  ad  udirle 
ci  tiraiquali  fono  fpecialmente  le  Cannoni,  ficome  nel  tcr%p  ragionamento 
ahbondevolmcnte  s'è  detto  . Fcr.  Dimofirateci , quali  fieno  i Numeri  del 
verfo  in  fefteffo  confiderato  . Min.  ^uefia  confideraxione  è comune  all' 
una  cd  alt  altra  maniera  di  rime  . Ma  quanto  più  [una  è privata  di  po- 
ter con  le  confonan:(e  dilettare  , tanto  più  cura  averfene  dee , perché  pof- 
fa  meritamente  piacere  ; poiché  è libera  , e dalla  legge  del  concento  delle 
voci  non  è rifìretta  in  guifa  , che  fare  fcelta  non  poffa  delle  parole , che 
rendono  il  verfo  numerofo,  e leggiadro  , e vago  . Ogni  verfo  adunque  per 
fe,  convien,che  non  fia  fciolto,ma  riflretto  da  quei  tegami  di  numeri, fen- 
ica i quali  il  (orfo  di  lui,  non  che  di  fconcio,  c difordinato,e  difpiaccvolc, 

ma 


Digitized  by  GoogU 


LIBRO  QJJARTO. 

ìHd  di  (Iroppiató  , ed  attratto  , e troppo  farebbe  . Sono  ijuelli  tegami , di  Che  j nimieri 
ch’io  parlo,  nel  verfo,  il  quale  abbia  gli  accenti,  e le  pofe  delta  voce,  do-  del  verfo  fono 
ve  convengono.  E,  perciocché  varie  fono  le  fpecie  de'  ver/i,  {concioffiaco-  ® 

faché  altri  ne  fieno  di  cinque,  altri  di  fette,  altri  d'otto,  altri  d'undici, al-  ® 

tri  di  dodici  fiUabe,ficomc  nel  fecondo  ragionamento  fi  dimojlrò)  varj  fo- 
no anche  i lunghi,  ne’  quali  fi  ripofa  la  voce  , e fi  fa  l'accento . Ma  ripi- 
gliamo le  maniere  ufate,  e diciamo,  che  poffono  accrefeere  il  numero  delle 
fillabe , e diminuirlo  ; perciocché  reflrema  parola  del  verfo  , quando  ha  ogni  verfo 
l accento  nell  ultima,  unafene  diminuifeej  ancorché  una  vaglia  due , fi-  può  crcfceic,o 
tome  tanto  farebbe. , 

Non  per  rua  fi. 

Non  ferva  il  mondo  fè  . 

Chi  mai  tanta  briga  diè  ì 
AldTandro , ch’ai  mondo  briga  diè . 
quanto  , 

Non  per  tua  fede  . 

Non  ferva  il  mondo  fede . 

Chi  mai  tanta  briga  diede  ^ 

^ Alcflandro , ch’ai  mondo  briga  diede . 

jillo-'ncontro  quando  l’ha  in  quella,  che  cominciando  dall' ultima  è lerrga', 
una  vife  n'accrefce‘,benché  due  non  vaglian  più  d'una:percioc(hè  farebbe, 

SI  mi  ritruova  invidia. 

SI  mi  truova  afeofo  invidia . 

Cosi  nafeofto  mi  ritruova  invidia  . 


mancar  Ui  nna_* 
lìllabajer  l’Ac- 
cento . 

I Come  fìdimi- 
jiinTca  (li  iina_t 
fillaba  per  l’Ac- 
cento nell’  ulti- 
ma deirclUema 
parola , 


Coire  crtlcadi 
una  fillaba  per 
l’Accento  nell* 
antepenuiuma . 


quanto  , 

Invidia  si  mi  truova . 

SI  mi  truova  invidia  afeofo . 

Cosi  nafcollo  invidia  mi  ritruova  T 
eonciojjiacofaché  Invidia  fia  di  quattro  fillabe,  nè  però  vaglia  più,  che  la 
voce  di  tre;  delle  quali  quella,  ch'é  nel  mergp,  fia  acuta,  o pure  inchina- 
ta , Né  più  é , 

• Non  per  mia  grazia  , Che 

Non  per  mio  grato. 

Verfo  di  dodici  fillabe  con  l'accento  fopra  quella,ch'é  più  vicina  all'eflre- 
ma , non  truovo  ne'  Cannonieri  de'  nofiri  antichi . Alcuni  allegano  quel 
verfo  di  Dante  , 

Com  ragazzo  afpcttaco  dal  Signorso  . 
ove  il  Sb  muta  accento  : perciocch'  è giunto  con  la  voce  , che  gli  va  in- 
uangi.Ma  io  credo, che  quel  Foeu  accotrciajfe  la  prima  particella, e diceffe, 

Con) 


Che  verfo  di 
dodici  fillabe^ 
con  1’  accento 
nella  penultima 
non  fu  mai  uia- 
(Q  dagli  aiiticJu, 


Digitized  by  Google 


Ove  (ìa  l’Ac- 
cento in  cialcii- 
na  Tpecie^  di 
verfi  . 

Di  O'nque  • 
Nella  1. 

Di  Sette, 
Nella  4, 


Nella  i,- 


Nclla  I: 


Dì  Otto  ; 

Nella  J. 

Nella  quintL,! 
ancora . 


D’Undici  J 
Nella  i. 


Nella  4. 
Nella  4<  8. 


Nella  £.1. 


3<So  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Com  ragazzo  afpcttato  dal  Signorso . 
ficomt  il  Petrarca  f 

Com  perde  agevolmente  in  un  mattino  T 
Fer.  Ove  farà  I accento  in  ciafeuna  fpecie  de’  verfi  t acciocché  non  ftent 
difeioUi  f né  mica  attratti  ma  nervi  abbiano,  e giunture  da  poter  tenere 
un  corfo  di  parole  con  molto  diletto  degli  afipltanti  ì M»n.  S’ella  idi 
cinque  ftllabe  , nella  feconda  t quat  è , 

Non  per  mio  grato . 

Se  di  Sette  , o nella  quarta  : qual'i  , 

.Gentil  mia  Dònna  i veggio . 

L’alma  dubbibfa , e vaga . 

0 nella  T er%a  : quaN , 

Chiare  frèfehe , e dolci  acque  . Ed 
Aer  siero , fcrcno  . B 

Con  l’angèlico  feno . 

T alvolta  nella  feconda  : quaPi  , 

Leggiadra  ricoverle . 

Se  d'otto , nella  terxa  : qual'i  i 

0 tenice  opinione . 

E le  più  volte  anche  nella  quinta  : quaPi  » 

Donne  belle  i hb  cercato . 

Lungo  tempo  dèi  mio  core 
Se  iP undici  , nella  fefia  : qual’i. 

Dappoi , che  (otto  il  elèi  colà  non  vidi  * 

La  notte , che  fegul  l’orribil  cafo  . 

0 nella  quarta  : qual'i  , 

Se  la  mia  vita  da  l’afpro  tormento . 

E le  più  volte  cosi  quelli , che  ’n  su  la  quarta  levan  la  vote  per  pofarft, 
hanno  anche  l'accento  nelt  ottava  , 

Nel  dol^e  tèmpo  de  la  prima  etate . 

1 vb  penslindo , e nei  penfièr  m’aflale . 

Vergine  bèlla  , che  di  sòl  veAita . 

Rapido  fìhme , che  d'alpèftra  vena  . 

conte  quelli , che  ’n  tu  la  fefia  , 

LalTo  me  > ch'io  non  sb,  in  qual  pàrte  pieghi . 

Di  penUcr  in  penfièr  , di  mbnte  in  monte  . 

Mai  non  vb  piti  cantar , com’  lo  foleva . 

Mia  benigna  fortuna,  e ’l  viver  lieto . 

Non  ha  tanti  animàii  il  mlir  fra  Tonde . 


pigitizedby  Google 


LIBRO  QUARYO;  j<5r 

Uè  uni  volt*  in  ciafcuno  di  qutfli  tre  luoghi  troverete  taccento.  : //conte 
in  quei  verft , 

O afpcttkra  in  Cièl  bekta,  e bella . 

Spircu  geniU  > che  quelle  mèmbra  reggi 
Voi  ) ch’alcoli*  te  in  rime  rplirfo  il  Tuono  . 

Fan*  ^utl  verfo  adunque  fciolto  f/  dirà  , che  non  avrà  nella  quarta  y • 
rulla  fe}fa  t accento  t qual  dicono  effer  quello  , 

Enone  di  Paris  y e Menelao . 

Min*  Ma  profferifcafi  Paris  con  Cultima  acuta  y come  dal  vulgo  fi  pro- 
nuncia ‘ye  'l  verfo  terrà  il  fuo  legame  yC  la  voce  troverà,  ove  t'abbia  a 
ripofare  , Fsr.,^<i/  di  quejie  pofe  pià  ritarda  il  corfo  delle  rìmeì  Min. 
^/uel  verfo  è più  volubiUy  ii^al  non  truovay  dove  fi  ripofi  prima  > che 
giunga  alla  fefla  : quaC è , 

La  notte  , che  fcguì  l’orribil  cafo.' 
perciocché  quefii  ha  l'accento  rull'ottava'y  quely  che  non  Cha,e  più  vo- 
lubil  di  lui , 

£ so  , che  ne  morrb  veracemente  y 
il  quale,  fe  nonfojfero  in  lui  d'una  fillaba  le  prime  quattro  partieelle,ve- 
lociffmo  farebbe  , Laonde  quel,  che  in  tu  la  quarta  fi  pofa,  o leva  la  vo- 
ce, è più  grave  y e più  fimile  al  Saffico  , ed  all'  cndecaftllabo  Latino',  dal 
qual' egli  par,  che  fia  tratto,  e venuto  in  quejia  noflra  favella',  purché  an- 
che nella  ottava  , o nella  fefta  fi  po/fa  ripofare  : perciocché  quegli  é più 
grave,  ih' è più  legato',  e quegli  é più  legato, che  più  volte  fi  pofa.  E però 
quel  men  di  tutti  farà  legato,  che  l'attento  avrà  folanente  in  tu  la  quar- 
ta : qual'S , 

Se  la  mia  vita  da  l’aTpro  tormento , 

2)el  tutto  fciolto  farebbe  quel  verfo  y 
Nimica  naturalmente  di  pace  . 

Se  la  voce  tompo/ia  divifamente  non  fi  pronuncia/fe  ; perciocché,  benché 
per  la  compofixione  grave  divenga  , nell' aggiunto  quella  fillaba,  la  qual 
primaycbe  la  voce  Naturalmente,  di  Mente, e di  Naturai  fi  componete, 
era  acuta',  nondimeno  le  fi  concede  , che  nel  verfo  ritenga  il  primiero  ac- 
cento. PeR.  Ove,  e quando  fi  permette,  che  ’l  verfo  ne  vada  fciolroì  Min. 
Ove  non  è richiefia  la  numerofa  vaghe:^xadi  lui,quatè  la  Scenica, e fpe- 
cialmcnte  la  Comica,e  la  Satirica  Poefita,la  quafufa  quel  dire,th'é  filmile 
alla  profa:  e quando  per  variare  il  Poeta  cangia  forma  nel  verfo,  accioc- 
ché quel,  eh' é f mpre  d'un  modo  e ftmile  a fe  fieffo,  non  offenda^é  fia  no- 
)ofo,  dov'egli  pa)a  troppo  affettato,e  con  foverchio  ftudio  fegmto',ma  con 
la.  varietà  diletti, la  quaP egli  ferverà,  fe  legherà  il  verfo  or  nella  quarta, 

Zz  fr 


Nella  Quanij 
Scita , ed  Oua^ 
va , 


Due  maniere  dì 
veriì  dalle  Pofs 
degli  Accenu. 

1 Volubili  6.  V. 

» Velociflìmi 


5 Gravi,eTar* 

di  4-  6.  4- 

4 Graviflimi  ai 
6.1. 

5 Men  legati 
l’accento  fola- 
n tine  $u  la-f 
quaru, 


Ove  fìrermet- 
tan  vtiii  in  par, 
te  icìolci  . 

Per  la  Materia. 
Per  la  VaricU, 


Digitized  by  Google 


j6z  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Come  I Numeri  » ®’’'*  *”  (juella  e in  quejìa,  or  ntU'ottava  'ancora  con  Vuna 

va-  di  loro  , 0 pure  con  funa  e raltra . Ma  rade  volte,  o non  mai  del  tutto  lo 
fcioglierà,  fe  nella  Poefia  vaghe^^a,  e leggiadrìa  fi  richiede  . Polete  ve- 
dcl  dcre,  come  i numeri  fien  variati',  rileggete  quella  Cani^oue , 

Nel  dolce  tèmpo  de  la  prima  etadc , 

Che  nafeer  vide , ed  ancor  tjuifi  in  erba  , 

La  fera  vòglia,  che  per  mio  mal  crebbe  ; 

Perchè  cantando  il  dubl  il  difacerba  ; 

Canterò  , com’  io  vKTi  in  libertade  , 

Mentre  Amòr  nel  mio  albèrgo  a fdègno  s'ebbe  : 

Poi  feguirò  , ficòme  a Ibi  ne  ‘nerebbe 
Troppo  altamente  ; e che  di  ciò  m’avvenne  : 

Di  ch’io  fon  f^ito  a mólta  gènte  eflempio . 

Artificio  del  nella  cui  prima  fianca  i primi  tre  verfi  hanno  P accento,  che  fi  nota  nella 
predetto  efem-  /juarta,  e nelP  ottava  ; il  quarto  l'ha  nella  quarta,  e nella  fefla',  il  quinto 
^ ” ‘ nella  fefla-,  il  fefio  nella  fefla,  e nell'ottava  ; e i tre  feguenti  verfi  in  tut- 

te tre  , Nella  quarta» fola  non  troverete  in  tutta  quefta  Cannone  verfo  , 
che  ripofi , o levi  la  voce  j né  in  altra  compofixfone  del  Petrarca , fe  non 
Del  Numero  »»  alcuna,  e rade  volte.  Per.  Dimoflrateci,eome  nella  compofivone  delle 
Pollo  nelle  Po-  parole  in  tre  modi  partita  il  numero  confifla  ì MiN.iVon  è dubbio,che  co- 
le de’SeutimeiH  yj  notano  le  pofe  della  pronun^i^  nel  verfo,non  vi  fieno  anche  da  no- 
“ • tare  le  pofe  de'  fentimenti  ; le  quali,  abbiam  detto,  e moflrato  effer  di  tre 

1 Pofe  dì  Ginn-  tntiniere . E cominciando  dalla  prima  pofa,  che  Giuntura  chiamiamo,  la 
ture  . . . , troverete  nel  principio  del  verfo  ; qual'é  , 

Nel  Principio,  Canterò , com’  io  viflì  in  libertade  . 

Nel  Meato,  £ »»f^^o , / r • u 

Che  nafeer  vide,  ed  ancor  quali  in  erba . 


lì  debbano 
riare . 

Efemplo 
Petrarca . 


Nel  Fine,' 


1 Pofe  di  Mem- 
bro , 

Nel  Principio, 
Nel  Metto , 

Nel  Fiiw, 


3 Pofe  di  Perio- 
do, e di  Mem- 
bri perfetei . 


E nel  fine , 

Ifcunnla  i martiri , 

Ed  un  penfìer . 

Altresì  il  Membro  in  ciafeuna  di  quefle  tre  parti:  cioè  nel  principio, 

La  fiera  voglia,  che  per  mio  mal  crebbe  • 

E nel  mex;^ , 

Come  iiiol  fare  , ifcufinla  i martiri . 

E nel  fine  , 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  etadc  . 

Ma  Circuito  finito  altrove,  che  nel  fine,  rade  volte  troverete',  nè  al  pre- 
fente  mi  fovviene  , onde  darvene  poffa  efemplò  s ben  nel  principio,  e nel 
VI  fi  farà  innanxj  membro  di  fenfo  perfetto  : quaPè  , 

Lafs* 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  s^S 


Lafs'  lo  no  *I  so  ; raa  sì  conofco  io  bene  . Jì 

Fccimi  al  primo , o MafinilTa  antico  . • E 

L’eflcr  mio  , gli  rifpofi,  non  foftienc 
Tanto  conofeitor . 

F«».  <^uefte  pofe  adunque  terranno  fegati  infteme  i t incatenati  i verft, 
quandoìa  fenten%a  fi  chiude  , non  già  nel  fine  del  primo  verfo  ; ma  nel 
principio,  0 nel  met^i^o,  o nel  fine  d" alcun  di  quelli,  che  feguono:  qual' è , 
Voi  .ch’afcoltate  in  rime  fparfe  il  fuono 
Di  quei  fofpiri , 

qui  fi  termina  il  membro  , Poi  fegne  l'altro  , 

. Ond’  io  nutriva  il  core 

In  su  ’l  mio  primo  giovenile  errore.; 

Dopo  queflo  virn  l'altro  d'un  fola  verfo  , 

Quand’  era  in  parte  altr’  uom  da  quel,  ch*i  fono  l 
Fer.  Ma,  come  dicono  alcuni  , ch’ogni  coppia  , ed  ogni  terretto  ed  ogni 
quartetto  debba  chiudere  la  fenten%a  ì Min.  Se  la  Jentenza  del  membro, 
0 della  giuntura  intendono,  egli  é così,  come  dicono,  le  più  volteicomc  ve- 
der potete  nelle  fianze  del  Boccaccio  , e ne'T rionfi  , e ne’  Sonetti  del  Pe- 
trarca.Ma  talvolta  il  fine  «f  un  terzetto,o  d'un  quartetto  non  termina  fen- 
tenza  veruna\anzi  ella  fé  nepaffa  a quel ,che  feguita  fenz*  ripofotqual'é. 
Ed  e’  , quello  m'avvien  per  l’afpre  fomc 
De’  legami , ch'io  porto  . E 

Tal , ch'ella  fteffa  lieta , e vergognofa 
Parca  del  cambio . E 

Che  ratto  a quella  penna  la  man  porli , ' 

Per  far  voi  certo . £ 


Come  le  Pofe-# 
de’  Seiitiriicnci 
fieno  legami  da 
incaceiure  piu 
vei  fi . 

Efempli, 

Che’l  femimeii- 
to  della  Ginn* 
tura,  e Menduo 
le  più  voice  fi. 
nilcc  con  la_« 
Coppia,  o Ter- 
tetto,  ot^uar. 
cccco . 


Efempli,  dove.# 
la  fencenta  del 
Membro  proce- 
de oltra  li  I er. 
tetto,  Q Quar- 
tetto, 


Fra  sì  contrari  venti , in  frale  barca , 

Mi  truovo  in  alto  mar , fenza  governo  $ 

Sì  lieve  di  faver , d’error  sì  carca . 

E con  più  lungo  intervallo  fi  va  a trovare  lo  Infinito  in  quel  Sonetto, 
Sé  voi  poteflc  per  turbati  fegni , 

Per  chinar  gli  occhi,  o per  piegar  la  telh  , 

O per  elTer  più  d'altra  al  fuggir  pretta  , 

Torcendo  '1  vifo  a preghi  onefli,  e degni  , 

Ufeir  giammai,  over  per  altri  ingegni , 

Del  petto  . 

£ ’l  Finito  in  queflo  , 

1 begli  occhi , ond'  io  fui  percolTo  in  guifa , 

Ch'c'  medefmi  potrian  faldar  la  piaga  ; 

Zza  £ non 


Altii  Efempli 
con  più  lungo 
intervallo  . 

1 Pci‘  ritrovare 
rinfiiùto , 


a Per  ritrovare 
il  Finito . 


Dìgitized  by  Google 


354  della  poetica  TOSCANA 

£ non  gik  verth  d’erbe  , o d’arte  maga  , ' 

O di  pietra  dal  mar  noftro  divifa  ; 

M’hanno  la  via  sì  d'altro  amor  precifa . 
j Per  ritrovare  B Avverbio  del  tempo  j nel  fecondo  quartetto  in  queir  altra  i 
l’Avvezbio . venture . 

LalTo,  le  nevi  fìen  tepide , c nigre  i 
E '1  mar  fcnz’  onda , e per  l’alpe  ogni  pefce  } 

E corcheraifi  ’l  Sol  là  oltre  , ond’  efce 
D’un  medclimo  fonte  Eufrate , e Tigre  , 

Prima  , che  i trovi  in  cib  pace,  nè  tregua 
Che'l  Senti’men.  Onde  dubitar  non  dovete , che  ’l  Circuito  no»  vada  a terminar  fi  più,  lun* 
termi^'a^il^  , perciocché  tutto  quel  Sonetto  é tCun  folo  Circuito  , ^ 

«aniéntc.  Io  ^on  già  fianco  di  penfar,  lìcome  . 

e quefto  , 

Grazie , ch’a  pochi  ’l  Cicl  largo  defìina 
ed  un  Verbo,  il  qual’é  nell'ultimo  verfo,  chiude  tutto  quelPaltro  , 

Quella  fenefìra  , ove  l'un  Sol  fi  vede  . 

Che  unite  !tj  Ma  quefte  pofe  di  fenten%a  allora^fono  più  belle,  e pii  numerofe , quando 
Pofe  de‘  Senti-  f//p  -verfo,  in  loro  anche  la  voce  fi  ripofa:  come  fono  , 

Accenti  , fono  I»à , dov’  IO  bramo  ; e là,  dov  cfler  deve 
*iù  numerofe.  la  doglia  mia , la  qual  tacendo  i grido  ; . 

Occhi  leggiadri , dov’Amor  fa  nido , 

A voi  rivolgo  il  mio  debile  (ìile 
Pigro  da  fé , ma  ’l  gran  piacer  lo  fprona  I 
Che  in  diverte  Ma  , quando  faran  diverfe  quelle  pofe  da  quefle  , nelle  particelle  , nelle 
^a^fi*ac^tta'^"ù  l'accento  , la  pronuncia  poferemo  più  toflo , che  in  quelle , nelle 

torto  a^ll’Xccfl-  fenten%a  in  alcun  di  quei  modi,  che  detto  abbiamo,  finifee  : fico- 

to,che  al  Seud-  me  in  quel  verfo  , 

* E fuggendo  mi  toi  quel,  ch’i  pii»  bramo , 

nel  quale  io  poferò  la  voce  nella  fefla  fillaba  ; ancorché  nella  fettima  fi 
De’Nmnerì  che  giuntura,  affine  ch'egli  del  tutto  fciolto  non  rimanga.  Fen.Of- 

veneoiio  dalle  tre  a quejìi  numeri, che  vengon  dagli  accenti  delle  voci,  e dalle  pofe  delle 
filUhe.e  pirole.  parole,  e delle  fenten'ge,  quali  altri  confiderarci  conviene  ì Mis.,^elli, 
che  veuir  detto  abbiamo  dalle  fillabe  , e dalle  parole  : perciocché  le  fitl- 
1 Uo  Tempo,  labe,  e gli  accenti  hanno  i lor  tempi  ; e a’  due  tempi  da'  Gramatici  nota- 
* Mmio*  lem-  ferivano  de'  numeri,  aggiungono  il  meg^gp  tempo  : conriof- 

fiacofaché  confentano  effer  di  due  tempi  la  lunga  vocale  , e d'una  la  bre- 
» ve',  ma  concedono  la  metà  iTun  tempo  a ciafeuna  delle  confonanti , che 
con  quella , o con  quefla  giunte  f annui  la  fillaba  . Jjaonde  ejfenda  la  filila- 

bd 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJLTARTO; 

ta  IN  (frf»  tèmpo,  come  notano  i Gr amatici,  tjnejli  ttag^iungóno  la  mecche  h Coni?» 
tà  per  la  confanante,  nella  quale  ella  finifce  : e , fe  pià  confonanti  con  la  "ante  aggmgn* 
vocale  fi  giungono  , vogliono , che  pià  tempo  ancora  vi  s'aggiunga  . E,  fe  p*“fono^ù 
quando  elle  feguono,  dicono,  valer  pià  a far  la  fillaba  di  pià  tempo  , che  l’accrcfconò/cd 
quando  antecedono:  ftcome  ST  nella  prima  di  Stato  non  vaglion,  quanto  |||^ 

nella  prima  di  Caflo.  A quelle  aggiugnendofi  In  R,  non  fari  o%iofa',  an-  fecedendo  * 
fl'/  accrefce  il  tempo,  ftcome  in  Aftro  . Dicono  ancora , C acuta  fillaba  ef-  Mochina-  ‘ 
fere  pià  lunga  della  gravr,  e deltuna  e delt altra  , la  inchinata,  E di  pià  ta  fillaba  è più 
tempo  cjfer  Fa(Tì>  che  Si  fa,nf/  corfo  del  parlare",  e DMc, che  le  di.  No- 
tafì  parimente  il  fuono  della  vocale:  corKioffiacofachi , corrte  s'i  detto,  O,  deÙa  Grave. 
ed  A,  fi  facciano  pià,  che  t altre  udire;  e delle  confonanti,  perciocché  fa» 
fpre,  e le  robufle  rendon  la  fillaba  di  pià  tempo.  Né  poco  vale,  a far  que-  Qual  Numefo» 
fio  numero,  che  cerchiamo,  quel,  che  delfapritura  delle  vocali,  e del  con-  Dal  Suono  dà 
cento  delle  fillabe  abbondevolmente  s’é  ragionato  : concioffiacefaché  per  » * Con» 
quella  il  verfo  pià  tardo  , e grave  fi  renda  ; per  queflo  pià  dilettevole,  e d*  Apricura  di 
rifonante  . Né  dee  por  fi  in  obblio  , quanto  s'è  delle  lunghe  voci  , e delle  Vocali. 
brevi  infegnato  : perciocché  quanto  elle  fono  pià  lunghe,  tanto  pià  fanno  ^eviU^dfw’i! 
il  numero  non  pur  veloce,  ma  molle  ancora  : qual'é  , 

L'odorié:ro  , e lucido  Oriente , 

f>ve  gli  s'aggiugue  il  non  pofarfi  prima,che  alla  fefia  fillaba  fi  venga:fico-  Che  ’l  Numero 
me  allo  'ncontro  tanto  pià  tardo, e pià  duro, quanto  fono  pià  brevi'.qual'é, 


Nè  si,  nè  nìj  nel  cor  mi  fona  intero  , gf,è  ^ 

ove  gli  s'aggiungon  tutte  le  pope  della  pronungia,che  nel  verfo  notiamo.B  ^r  ^fa  nelladt 
Fior,  frondi , erbe,  ombre,  antri,  onde,  aure  foavi  , élLdo^eDi'irol 

che  per  l'apriture  , e per  la  moltitudine  degli  accenti  diventa  pii  pigro  ; i Per  Brevi  vos 
e farebbe  duriJfimo,fe  la  duregjfl.  di  lui  non  temperafiero  fultime  due  V0~  <=•  •„  . . 
ci.  E quel  Sonetto,  ' divScìr"” 

Non  Tefin,  Po,  Varo,  Arno,  Adige,  e TeBro  ; 

Ma,  perciocché  non  convien,  che  7 Poeta  fempre  tenga  un  corfo  , ed  uno  di 

andare  nel  comporre, quegli  é pià  degno  di  laude,  che  qttefii  numeri  sa  me-  vaiarci  Niim*- 
glio  variare  , temperando  le  voci  di  molte  fillabe  con  quelle  di  poche , e Tempera, 
l'afpre  con  le  piane , le  tarde  con  le  veloci , fumili  con  l'altere,  le  piace-  1 ” 

voli  con  le  gravi , le  languide  con  le  robufle  ; fecondo  che  ’lfoggetto  di 
quel,  che  fi  tratta,  richiederà  . Con  quefli  leggiadri  temperamenti  le  rime  Quanto  foav» 
del  Petrarca,chi  vi  porrà  ben  mente,  troverà  ri  fatte,  e compofìe,cbe  ne'  Temperamenti 
verfii  pià  foave  armonia  di  quella,  che  di  loro  agli  orecchi  perviene , non  p*[|.arca'^* 
t'é  in  fin'  a qui  udita  giammai",  né  credo, che  per  innanili  s'abbia  ad  uii-  » 

re . Vedete  , com'  egli  temperò  fafprei:^  delle  rime  con  la  piacevoleggia  fpr«L  Tem^ 
i»  quel  Sonetto  , rata  con  Pia«- 

Don- 


DÌ3;‘i--:^:  by  Gì 


della  poetica  toscana 

Oonn2  t che  lieta  col  principio  noftro 
Ti  lìai  > come  tua  vita  alma  richiede  . 

Talvolta  voci  * » 

coiiforraialla-t  Kon  dall’  Ifpano  Ibero  a l’Indo  Idafpe 
Tem^ram^  Ricercando  del  mar  ogni  pendice  . 

Efcmplo  di  Ri-  /ono*Noftro,e  Idafpe;  piane,  Richiede, e Pendice.' 

me.e  voci  afpre  £'  il  vero  , che  a dinotar  la  qualità  della  fogget(a  materia  Jen^a  quefii 
in  /oggetto  du-  temperamenti  ufa  rime  a lei  conformi  : ficome  , ejfeado  duro  il  foggetto, 
o » c grave . ragiona  , afpre  rime  usò  nel  Sonetto  , 

Al  cader  d'una  pianta , che  li  fvelfe  , 
ove  una  fola  rima  men  grave  delie  altre  troverete  , la  quatè  ne'  ter%ftti\ 
e in  quelle  due  voci  Nido  , e Fido  ; e pochijfime  parole , che  non  fieno  di 
Efemplo  di  Ri-  poche  fitllabe  . Vedete  allo  ’ncontro  , che  con  rime  più  piacevoli , c con 
me  , e voci  pia-  mtn  navi  parole  più  molle , e più  foave  materia  deferive  in  quefii  , 
Qucflononracaduco.cfragilbcnc, 
ve.  Ch’è  vento , ed  ombra  , ed  ha  nome  beltate  . £ 

Quel , che  d’odore  , e di  color  vincca 
L’odorifero , e lucido  Oriente . £ 

Deh  porgi  mano  a raflTannato  ingegno , 

Amore  , ed  a lo  lìile  Ranco , e frale  . S 
Vago  augelletto , che  cantando  vai , 

Over  piagnendo  il  tuo  tempo  palfato  . 

Del  Veifo  di  * >’»  oltri . Fan.  Che  diremo  di  quello,  il  cui  primo  verfo  fpecialmente pi^ 
tre  voci,  qual  re  ad  alcuni  graviffimo  , 

^vKi  podi-,  . ^rbor  vittoriofa,c  trionfale  , 

fowjf  fe  le  parole  foffero  d'un  piede,  e meo^o^oi  MiN.C&e  altro  ì fe  non  che 
fila  grave:  perciocché  le  parole  fon  piene,  e fonare,  e grandi.  Ma  che  mol- 
to più  grave  farebbe,  fe  in  fretta  non  correffe:  conciojfucofaché  abbia  egli 
, pochijfmi  accenti  ; ano^i  non  più  , che  uno  di  quelli , fenxfi  i quali  egli  fi 

feiorrebbe  . Né  fi  può  negare,  che  in  lui  gravijfima  non  fita  la  prima  vo- 
ce , la  quaCé  di  due  fillabe  , di  quante  effer  le  più  volte  fuole  l'una  delle 
tre,  quando  di  tre  fole  voci  il  verfo  é compofio  . E'  il  vero , che  compar- 
tendofii  undici  fillabe  in  tre  parole,  fe  l'una  è di  cinque,  e l'altra  di  tre,  la 
teri^a  di  tre  parimente  farà  ; e fe  pur'  è di  quattro  , fe  ne  perde  una  per 
l'apritura  , che  la  s' inghiotte  : ficome  in  quel  verfo , 

‘ L’odorifero  , e lucido  Oriente . E quefio , 

Che ’nvifibilementc  mi  disfaccio  . 

Se  ’l  Mi  disfaccio  é una  parte  compofia  (come  alcuni  dicono,  parendo  lo- 
ro, fe  Disfacciomi  éuna  parola,  ch'cffer  debba  anche  una  Mi  disfaccio) 

di 


Digitized  by  Google 


r 


LIBRO  QUARTO.  ^6j 

di  due  voci  fole  farebbe.  Fer.7o  ten^o  a mente  quel,  che  del  principio  del 
primo  verfo  nella  compofiyone  notar  fatto  ci  avete  , che  foglia  le  pii 
volte  cominciare  da  voce  o à’una  fillaba  : qual' è , 

Nel  tempo  , che  rinnova  i miei  rofpiii . 

La  notte,  che  fegul  Torribil  cafo . 

Pich  (nhfinua  , e nobil  meraviglia  . 
lo  non  fapea  di  tal  villa  levarmi . 

De  l’aureo  albergo  con  l’Aurora  innanzi . £ 

Voi , ch’afcoltate  in  rime  fparfe  il  Tuono  . 

Per  far’  una  leggiadra  fua  vendetta . 


Quel,  ch’infinità . 

SI  traviato . 

La  gola  e ’l  Tonno  i 
A piè  de’  colli . 

Se  la  mia  vita  . 

I mi  rivolgo . 

Se  l’onorata  fronde 
Pih  di  me  lieta  . ■ • • 

II  TuccelTor  di  Carlo 
Gili  fiammeggiava . 

Del  mar  Tirreno . 

Ben  fapcv’  io  . 

Chi  vuol  veder. 

Ai  bella  libenì . 

Non  veggio,  ove  Teampar  J 
In  mezzo  di  duo  amanti . 
Qui , dove  mezzo  fon . 

Picn  di  quello  ineffabile 
Or , che  '1  cielo,  c la  terra  . 
Nè  cosi  bello  il  Sol . 

0 d'ardente  virtute . 

Che  fai  alma  ì 

Le  Stelle  , e ’I  Cielo  , 

Po  , ben  puoi  tu . 

Di  dì  in  di  vb  cangiando . 
Mia  ventura . 

D’un  bel  chiaro . 

1 dolci  colli. 

Tra  quantunque  leggiadre  i 


Qual  mio  deftin  r 
ÀTcader  d’una  pianta  J 
Due  gran  nimiche . 

Deh  qual  pietà  . 

Da  piti  begli  occhi.- 
E'  quello  il  nido . 

E’  mi  par  d’ora  in  ora  T 
Far  poteTs’  io . 

' Fu  forfè  un  tempo  I 
' Mai  non  vedranno . 

Poiché  la  villa . 

Qual  donna  attende .' 

A qualunque  animale.' 

Ben  mi  credea . 

Chi  è fermato . 

Che  debbo  far  * 

Di  penlìer’  in  penfier  T 
In  quella  parte . 

I vb  penfando . 

Mai  non  vb  pih  cantar  T 
Mia  benigna  fortuna . 

Nel  dolce  tempo . 

Non  al  Tuo  amante  . 

Non  ha  tant’  animali .' 

O afpcttata  in  Ciel . 

Poiché  per  miodellino , 

Qual  pih  diverfa  , e nuova 
QiKir  antico . 

SI  è debile  il  filo . 

Se 


Che  le  più  Vol- 
te la  conipolì- 
2tone_j  cominci 
da  voce  d’iina_* 
lillaba,o  di  due. 
E/empli  d’una. 
i Ne’  Trionfi, 


» Ne’  Souetti 


3 Nelle  CanzQ.' 
ui. 


Digitized  by  Google 


J68  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Se  ’l  penfier  > che  ini  ftrugge 
Efrttipi;  di  Dit  0 » 

''  ' ~ Stanco  gib  di  mirar  » non  fazio  ancora  * 

Era  s)  pieno  il  cor  di  meraviglia  . 

Pofeia  che  mia  fortuna  in  forza  altrui  ^ 

Quando  ad  un  giogo,  e ad  un  tempo  quivi ! 
Quella  leggiadra , e gloriofa  Donna  . 

Dappoi  che  Morte  trionfò  nel  volto  • 

Dappoi  che  fotto  il  Ciel  cofa  non  vidi 


Hibbe  pofit  in 

IpriiKipio . 


f No’  Trìooff, 


I Ne’  Sonetti,  Amor  piangeva . 

Almo  fol  quella  fronde 
Aura,  che  quelle  chiome 
Arbor  vittoriofa . 

Afpro  core , e fclvaggio 
Alma  felice . 

Così  potefs’  io  ben  i 
Come  talora . 

Cantai  ; or  piango  J 
Cara  la  vita . 

Come  va  ’l  mondo 
Dolce  mio  caro . 

Donna , che  lieta 
Dolci  durezze . 

Era  ’l  giorno,  ch’ai  Sol 
Fiera  11  ella  , fé  ’J  Cielo . 

- Frefeo,  orabrofo,  fiorito 

Giunto  m'ha  Amor . 

Ceri,  quando  talpr . 
Giunto  Aleifandro . 
Grazie,  ch’a  pochi  ’l  Ciel . 
Gli  occhi,  di  ch'io  parlai. 
Ite  caldi  fofpiri . 

L’oro , e le  perle  . 

L’arbor  gentil . 

LalTo,  che  male  accorto^ 
Lieti  fiori,  e felici . 

L’aura  gentil . 

Liete , c penfofe. 

Esalto  Signor . 


L’aura,  che  ’l  verde  lauro  ; ■ 
L'alma  mia  fiamma  * 

Mille  fiate . 

Mira  quel  colie . 

Mentre  , che  ’l  cor  . 

Mente  mia , che  prefaga  l 
Morte  ha  fpento  quei  Sol 
Occhi  piangete . 

Orfo  , e non  furon  mai  * 

Ove  ch’io  poli . 

Onde  tolfe  Amor  l’oro 
Oimè,  il  bel  vifo . 

• Ogni  giorno  mi  par  . 

Poco  era  ad  apprelTarli 
Pcrch’  io  t’abbia  guardato 
Padre  del  Ciel . 

Pace  non  trovo . 

Pommi,  ove  ’l  Sol’  occidc 
PalTa  la  nave  mia . 

Pafeo  la  mente . 

PalTer  mai  folitario  J 
Partii  forfè  ad  alcun  . 

Quand’  io  movo  i fofpiri . 
Quando  fra  l altre  donne  . 
Quefi’  anima  gentil . 

Quella  Fenice . 

Quanto  più  m’avvicino 
Quella  fcncflra . 

Quelle  pietofe  rime . 

Quante  fiate  , 

Quanta 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO; 

Quanta  invidia  ti  porto  . Vive  faville . 


Queftò  noftro  caduco 
Reai  natura . 

Rotta  è l'alta  colonna . 
Solo  > c penforo . 

Spirto  gentil . 

S’Amor  non  è . 

Stianao  Amor’  a veder  . 
S’una  fede . ' 

Signor  inio  caro  . 

Sento  l’aura  mia  antica 
Solca  lontana , 

Spinfe  Amor’ , e dolor  . 
Tutto  ’l  dì  piango  . 
Tutta  la  mia  fiorita . 
Tempo  era  ornai. 

Vinfe  Annibai . 

Una  candida  cerva 
Voglia  mi  fprona . 


Mè  poche  volte  da  voce  di  fià  pllabe  : qual'i  , 


Valle  • che  de'  lamenti , 

Vidi  fra  mille  donne  . 

Volo  con  l’ali . 

Vago  augellctto . B 
Anzi  tre  dì  creata. 

Amor  , quatido  fioria  . 

Chiare,  frefehe,  e dolci  acque . 
Gentil  mia  donna  i veggio  . 
Ladò  me,  ch'i  non  so  . 

Nova  angeletta. 

Occhi  miei  lafiì . 

Pcrch’  al  vifo  d’ Amor 
Perchè  la  vita  è breve . 
Quando  il  foave . 

Solca  da  la  fontana . 

Tacer  non  podb . 

Verdi  panni , fanguigni 
Una  donna  pih  bella  . 


Apollo  s'ancor  vive . 
Avventurerò  pih . 
Anima , che  diverfe . 
Benedetto  Jia  ’l  giorno . 
Beato  infogno . 

Cefare  poi  che . 
Cercato  ho  fempre . 
Conobbi , quanto  il  elei 
Dicifctt'  anni . 
lX)dici  donne . 

Datemi  pace . 
Difcolorato  ai  Morte 
Diccmi  fpedb  . 

Erano  i capei  d’oro, 
t uggendo  la  prigion  . 
Gluriofa  colonna . 

Gli  Angeli  eletti . 
L’afpetto  facro . 
L’afpcttata  vcrtù .' 


L’ardente  nodoi. 

Levommi  il  mio  pen/icr  i 
L’ultimo , ladb . 

Lafeiaro  ai , Morte  . 

Movefri  vecchierei .' 
Mirando  ’l  Sol . 

Piovommi  amare . 

Piangete , donne . 
Perfeguendomi  Amor 
Badato  è ’l  tempo  . 

Rimanfi  a dietro . 

Rapido  fiume . 

Ripenfando . 

Sennuccio , i vh,  che  lappi  • 

Sì  come  eterna  vira  . 

Sennuccio  mio. 

Soleali  nel  mio  cor . 

S’oncfto  Amor. 

Solcano  i mici  pcnller  • 

A a a Tran- 


Nelle  Cutotu,' 


Che  non  poche 
Volte  da  voce  di 
piu  (ìJJaoe  fi  co? 
aniKÙ , 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


Gioycne  donna.  Nelle 
Italia  mia . 

Standomi  un  giorno  . ' 

Volgendo  gli  occhi . 
Vergine  bella . 


Dì  quante  (ìiU* 
be  nell  le  vod , 
cTie  ’l  feguente 
verfo  legano  có 
l'aiicecedcnce. 


Efcmpli  de’verfi 
incatenaci  con_« 
una  e più  voci, 
di  una  e pm  1U> 
labe.  , 


570 

Tranquillo  porto . 

Tornami  a mente . 

Tenncmi  Amor. 

Vergognando  talor 
Vincitor’  Alcflandro . 

Zetiro  torna . E 
Ora  avrò  a ^rado,  che  ci  ft  dica,  di  quante  ftllabe  fien  le  voci, nelle  quel- 
li dopo  il  fne  drW  antecedente  verfo  pojfa  la  pronunXii*  tipofarfr,  ancor- 
ché la  dimanda  paja  di  cofa  piò  toflo  vana,  che  degna  di  conftdera^ione- 
Min.A’o»  é dubbio,che  non  fia  cofa  più  toflo  fuperfli^iofa,  che  importan- 
te , tl  CIÒ  ricercare  , niafllmamente  ejfendofi  dimoflrato,  le  giunture  , e te 
membra  trovar  fi  nel  principio, e nel  mcT;^o,e  nel  fine  del  verfo\e  in  quei 
lurghi  fìtifi,  veci  lunghe,  e brevi  ,e'l  legame  dell'  un  verfo  con  V altro, 
Ala,  pbiehé  non  manca,  chi  ciò  difideri,  per  foddisfare  a tal  dipderio,di- 
ciamo,in  tutti  i luoghi  del  verfo  legger  fi  voci  d'una,e  di  due,e  di  piò  fit- 
labe, nelle  quali  trovi  pofamento  ilcorfodel  parlare, che  procede  dal  ver- 
fo antecedente  , D'iena  fìllaba  nel  principio  , 

Poi  volb  fiior  de  la  veduta  mia 

Sì , ch’a  mirarlo  indarno  m'affatico  . E 
Ritorto  al  tempo , ch’i  vi  vidi  prima  , 

Tal  che  nuli’  altra  tia  mai , che  mi  piaccia  . E 
Ma  tanto  ben  fui  tronchi , e fai  imperfetto 
Tu,  che  da  noi. 

E di  due,- 

Così  lafTo  talor  vb  cercand’ io 

Donna.  E ‘ 

Senza  fofpetto  di  trovar  fra  via 

Cofa . ■ • 

Ripofafi  talvolta  in  due  particelle  di  una  fillaba  , 

Ed  è sì  fpcnto  ogni  benigno  lume 
Del  elei . 

E in  due  ; l'una  di  una,  e l'altra  di  due , 

Talor  m’affale  in  mezzo  a’  crini  pianti 
Un  dubbio . • . . 

E l'una  , e l'altra  di  due  , ' > 

Libere  in  pace  paffavam  per  qucAa 
Vita  mortai . 

T alvolta  in  una  di  tre  ftllabe  , 

M'agghiaccio  dentro  in  guifa  d’uom,  ch'afcolta 

No- 


Digitized  by  Google 


I 


LIBRO  QJJARTO.  ^71 

Novella  T £ 

Perchè  non  pU'i  foventc 

Mirate . Ed 

Or’  a porta  d’altrui  conven  , che  vada 

L'anima . E di  più  > 

Subito  in  allegrezza  fi  converfc 
La  gelofia . 

Volga  la  virta  difiofa , c lieta  « z 

Cercandomi . 

E l’altra  fento  in  quel  medefino  albergo 
Apparccchiarfi . 

Talvolta  in  due  ; funa  di  due,  e l'altra  di  tre , 

Donna  , fenrirte  a le  mie  parti  interne 
Dritto  palfare  . 

Ffenxa  dubbio  là  , dove  fi  notano  gli  accenti  del  verfa  , i quali  abbiam 
detto  nella  quarta  , e nella  fefia  ftUaba  notarfi  i la  voce  può  tjfer  d'una, 
e di  due  , e di  più  , 

Piacerai  almen  d’aver  cangiato  rtile 
Da  gli  occhi  a piè . 

Tal  , ch’i  dipinfi  poi  per  mille  valli 
L'ombra , ov’  io  fui  . 

Ma  infìno  adora 

Combattut'  hanno . 

Mifurata  allegrezza 

Non  avria  ‘1  cor  ; però  forfè  è remota 

Dal  vigor  naturai . 

O fé  querta  temenza  r 

Non  tcmpralTe  l’arfura  ? 

E ehi  vorrà  ciafeun  verfo  in  fé  flejfo,e  fen%a  la  catena  dell' uno  con  l'al- 
tro confiderare , fimilmente  troverà  qutfti  accenti  in  brevi , e in  lunghe 
parole , 

Arbor  vittoriofa , e trionfale . 

• L’odorifero  , c lucido  oriente. 

Trovarti  , e chi  di  te  sì  alto  fcrirté  . 

Nè  sì  • nè  nò  nel  cor  mi  fona  intero  . 

• ^ fuggendo  mi  toi  quel , ch’i  più  bramo. 

Ma  tornando  alla  catena  , ed  al  legamento  de'  ver  fi  ; dico , eh' è di  non 
poco  artificio  il  fapergli  ben  carenare  con  voci  diverfe  or  lunghe  , or 
brevi , Di  che  najce  una  varietà  bellifiima  di  numeri  con  grandijlitno  dt~ 

A a a X U t to 


Che  nellaQuar» 
ca  , e nella  Serta 
Pofa  d’Accenci 
VI  fono  voci  d’u. 
na,e  piu  (illabe. 

I Efemplo  con 
la  catena  de* 
verfi. 


a Efemplo  fisn« 
aa  la  catena  de’ 
verfi. 


Quanto  vaglia 
la  cateiia-j  de* 
verfi . 


Digitized  by  Google 


Ove  la  catena^ 
de’  verfi  fia  più 
richicAa . 


Somma  de’  Le- 
gami, Numeri, 
ed  crnamenci  ri» 
, chielìi  nelle  Ri- 
me fciolce , 


Efemplo  di  Ri- 
me fciolce  nell’ 
Egloghe  dell’ 
Aucore , 


Parti  del  parlar 
Poetico . 
a Maceria, 
a Fabrica. 
Materia,  voci. 
1 Traslate . 
a Nuove. 

3 Antiche. 


J7Z  DELLA  POETICA  TOSCANA 

ietto  degli  orecchi  : fuome  de'  var)  piedi  nella  ora^ion  latina  . Ma 
accorgcndofcne  gli  uomini  volgari  dati  a verfificare  , in  ogni  verfo  chiù» 
don  la  fentenxa  . Del  ejuale  fttle  é nella  più  parte  la  Cannone  > 

Mai  non  vb  pib  cantar , com’  io  folcva  . 
percioccb'  è compofla  di  proverò) , e di  motti , e di  fentenxe  ; ove  ciò  fi 
concede  . £'  il  vero  , rJbe  ^uefìa  catena  di  voci  > della  quale  ora  parlia- 
mo, i più  richiefla  ne'  Sonetti, e nelle  Canxom,  che  nelle  Tergete  nell’Ot- 
tave  rime :per ciocché  le  più  volte  nelle  Ottave  ogni  coppia  la  jùa  fenten- 
%a  comprende  ; e nelle  T er^e  alla  fine  di  ciafeun  terzetto  fi  termina  il 
corfo  del  dire.  pBK.Cfce  diremo  delle  Rime  Sciolte  ì Min.  Doverft  avere 
molta  cura,  che,quanto  elle  jciolte,  e libere  fono  de'  nodi  delle  confonan- 
Xe  ; tanto  fieno  i lor  verfi  ben  legati  , e incatenati  con  quei  legami  d'ac- 
centi, e di  pofe , de'  quali  t’i  lungamente  ragionato  ; acciocché  con  quefii 
numeri  adempiano  quel , che  toro  mancajfe  : perciocché  non  hanno  quelC 
armonia  , che  dalle  confonanxe  procede . In  quefle  le  belle  catene  dell'un 
verfo  con  [altro  più  fi  richieggono,  che  nelC  altre  contpofixioni  ; e i lun- 
ghi circuiti  più  fi  concedono  . In  quefie  convien  , che  con  la  graviti  del- 
le fcntcnxe  > e delle  parole  fia  giunta  una  meravigliofa  vaghcxxit . In 
quefie  , poiché  fono  ignude  di  quella  leggiadria  , della  quale  adorna  [al- 
tre rime  il  concento  deU’  ultime  voci',  fi  porrà  ogni  fiudio,  per  vefiirle  di 
tutti  quegli  ornamenti , de'  quali  riccamente  abbonda  la  Poefta  , Vorrei 
certo  aver  compofixione.  d'antico  Poeta  , per  darvene  efemplo  degno  de' 
voflri  orecchi  ; ma , poiché  quefia  mi  manca,  ricorro  alla  mia,  qualunque 
ella  fi  fia.  Nell'  Egloga  feconda  il  primo  circuito,  cb'é  deU'ua  modo,  con- 
tiene quelli  verfi,  de'  quali  'I  primo  é , 

Poiché  lafciammo  ronorace  rive  ; e [ultimo , 

Con  molto  latte  , c con  non  poca  lana  . 

L'altro,  cb'é  della  feconda  maniera  , poco  meno  fi  flende  , cominciando 
da  quello  , 

LalTo  mejlalfoyche  ’l  mio  primo  amore:  e terminando  in  queflo, 
Nè  m'ha  lafciato  altro,  che  doglia  , e pianto  . 
ove  chiaramente  vedete,  non  effer  verfo,  il  qual  fia  fciolto  ; anxi  effervì 
pochiffimi,  che  non  abbiano  tre  notabili  accenti,  o pur  due  almeno,  e tut- 
ti bene  infume  tejfuti  e legati . ^uali  fieno  le  parole , ne  lafcio  altrui  il 
giudixio . Né  pure  in  quel,  che  particolarmente  Numero  fi  chiama,  que- 
fto  Numero,  che  noi  cerchiamo  , confifle  ; ma  nella  compofixione  ancora,^ 
e nella  maniera  delle  parole  . E come  é pofla  la  Materia  del  Poetico  par- 
lare nelle  voci  ; così  la  Fabrica  di  lui  nel  collocar  quefie  . B deU'  una  e 
delP altra  fono  tre  parti',  dot,  della  Materia,  le  parole.  Traslatc,le  Nuo- 

ve. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  J7J 

ve,  t F Antiche",  e della  Fabbrica, ta  Compof!xione,e  la  Leggiadria,e  quel, 
che  propiamente  Numero  fi  dice  . T rateano  più  liberamente  , che  ^li 
altri  fcrittori  , quelle  parti  i Poeti , come  coloro  , che  cercano  quel , che 
quadra,ed  empie  gli  orecchi",  e diletta,  e induce  meraviglia.  Né  fi  conten- 
tano di  quei  numeri, alli  quali, com'  a neceffaria  mifura  del  verfo  cofiret- 
ti  fono  d'ubbidire  ; ma  vanno  con  fomma  dilìgeiv^a  dietro  agli  altri , i 
quali  non  fenxp  certa  legge  giudicano,  dover  fi  fiudiofamente  ufare,  come 
gutlli,cbe  non  pur  dalla  fcelta  delle  parole,  della  qual  s’é  detto  affai',  ma 
dalla  vaghexxa,  e leggiadria,  e dalla  giacitura  di  quelle  procedono:  per- 
ciocché le  voci  , non  folamente  con  quella  ragione  faran  compofie  , della 
quale  molto  t'é  ragionato  , ( concioffiacofaib’  ella  anche  al  giudicio  degli 
orecchi  fi  fottometta  ) ma  fi  poferanno  acconciamente  o per  la  fltffd  com- 
fofitxtone,  e di  lor  propio  movimento,  e fen%a  sformo",  o con  qualche  bella 
maniera  di  parole, nelle  quali  fia  tutta  la  leggiadria.  Ma,benché  della  leg- 
giadria,ch'è  quafi  forma,e  lume  del  parlare,fi  ragionerd,quando  delC abi- 
to diremo,  del  quale  ilfuo  dire  adorna,  e vefle  il  Poeta",  pur  non  dif dice- 
vole cofa  fia,fe  vi  fe  ne  darà  brevemente  alcuno  affaggio,per  lo  qual  ve. 
der  pofftate,  com'  ella  faccia  nel  verfo  attamente  cadere,e  numerofamente 
le  parole  : perciocché  tati  fono  quelle  , che  fimili  fono,  e s'accordano  dia 
fine  . Del  qual  modo  fono  tutte  le  Confonan\e,  e fpccialmente  , 

Mai  non  vb  pib  cantar  , com’  io  foleva  , 

Ch’altri  non  m’intendeva  ; onde  ebbi  feorno  ; 

£ puolTt  in  bel  foggiorno  elTcr  tnoldlo  • 

£ le  Ripetite , 

Tu  marito  , tu  padre . E 

Qui  cantò  dolcemente  ; e qui  s’aflTife  ; 

Qui  Ci  rivolfc  ",  e qui  rattenne  il  paflb  ; 

Qui  co’  begli  occhi  mi  trafìlTe  il  core . 

E quelle,  che  fono  dell  uno  e delC  altro  modo  , 

Qui  tutta  umile , e qui  la  vidi  altera  ; 

Or  afpra , or  piana,  or  difpieiata  , or  pia  j 
Or  vcAiriì  oneftate  , or  leggiadria  ; 

Or  manfueta , or  dildegnofa , c fera . 
le  Contrappofle , 

Garzon  con  l’ali  non  pinto , ma  vivo . 

. Ite  caldi  fofpiri  al  freddo  core . E 
Non  può  far  Morte  il  dolce  vifo  amaro  ; 

Ma  ’l  dolce  vifo  dolce  può  far  Morte  . 
ifte  mtdqfime.  poi»  ripetite  effendo,a((ref(Mi(  la  leggiadria  ', 

Ma 


Fabbrica: 

I Compofizione 
a Leggiadria. 
ì Numero. 


Del  Numero; 
che  nafee  dalla 
leggiadiia  della 
Compoiizione. 


Quali  matiìerc 
leggiadre  fieno 
Numerole  per 
fe  IlelTe  . 

1 Simili  uel  fine 


aVociRipetite, 


'9  Simili  ripeti- 


é Cootrappofie 


f Còntrappclfe 
ripecite , 


Digitized  by  Googl 


6 Rip«ite  con 
b Comparaiio- 
iie. 


7 Membra  pari 
licl  diie . 


Delle  Fieiire-», 
ed  Abi  co  del 
parlare . 


Diffinìzione  di 
t'ieura . 

Specie  di  Figu- 
re . 

I Di  Sentenze  . 
a Di  Farole . 
Delle  Figure-» 
delle  Sentenze-» 
varie  Maniere . 

1 Figure  nell’ 
arcilìcio  delia-» 
fcnccnza  . 
Narrazione. 

Kappieient»- 

zionc. 

l’iopofizione. 
Digreflione. 
Kicoriio . 
Diffinìzione. 


174  DELLA  POETICA  TOSCANA 

I da  man  manca  , e'  tenne  il  cammin  dritto  ; 

I tratto  a forza  , ed  e’  d’Amorc  feorto  » 

Egli  in  Gierufalem  , ed  io  in  Egitto . 

Le  Ripetite  ancora  divengono  pià  leggiadre  » quandtt  1M  t'aggiugne  la 
Comparazione , 

Non  ebbe  mai  di  vero  valor  dramma 
Camilla,  e l’altre  andar’  ufe  in  battaglia 
Con  la  iìnidra  fola  intera  mamma  . 

Non  fu  s)  ardente  Cefare  in  Farfaglia 
Centra  ’l  genero  fuo  ; com’  ella  fuc 
Contra  colui  > eh’  ogni  lorica  fmaglia  . 

E I quando  le  Membra  del  dire  fono  pari , 

Ne  per  fcreno  ciel’  ir  vaghe  ftcllc  , 

Nè  per  tranquillo  mar  legni  fpalmati . 

Nel  qual  Sonetto  ogni  membro  i d’un  verfo  infin'a  quellOf 
Nè  altro  far^  mai , ch'ai  cor  m'aggiunga  : 
altro  che  quefìo  , cb'é  di  due  , 

Nè  tra  chiare  fontane , e verdi  prati 
Dolce  cantare  ondle  Donne  , e belle . 

Laonde  eoncbiudiamo  » ejfer  da  noi  ben  dtffivito  il  Numero  , quando  di’ 
ttmmo,  ch'egli  è quellO)perehè  il  verfo  attamente  corre, ed  acconciamen- 
te fi  ripofa.  Fir,  Poiché  del  Numero  ci  fiam  chiariti,  che  co  fa  egli  fia,  e 
donde  nafta,  e tome’,  rimane,  che  l'jdbito,  e ’l  vcflimento  del  parlare  ci  fi 
dichiari , qual’  egli  fia  , e di  quanti  modi  .Min.  Ben  veflito,  ed  ornato 
quel  parlare  diciamo  , che’  lumi  delle  fentenze  , e delle  parole  illuflrano- 
Ma  f benché  di  molti  modi  fia  la  maniera  d'alluminare  la  fentenza’,  non- 
dimeno quella  , ehe  Figura,  e color  di  lei  chiamiamo , è quella , che  dal- 
la femplice  e comun  forma  del  dire  fi  diparte,  per  pià  fignificare  . Né  fi 
dubita  , che  quegli  ornamenti , che  notò  Cicerone  t non  fimo  cbiarijfimi  f 
né  vaglian  molto  a muovere  l’animo  dell'  Vditore  . Ma  non  pochi  di  loro 
ad  alcuni  uomini  dottijjimi , ed  efercitatiffmi  nel  dire,  par , che  pià  con- 
tengano uno  artificio  di  manifeflare  la  fenttnx<t,che  certa  bellezz<^  d' ador- 
narla . Ma  fieno  o figure,  o pià  toflo  vertà  del  parlare  ; noi  quel , che  fi 
difidera , lonfeguiamo  ,fe  la  cofa  narriamo  brevemente  ; e con  le  parole 
innanzi  agli  ocihi  la  rechiamo  , come  dappoi  diremo  ; e come  già  prima 
mi  ricontar  le  maniere  del  narrare  dicemmo  , fe  proponiamo  chiaramen- 
te CIÒ  , che  a trattare  abbiamo  ; fe  da  quel , che  fi  tratta  , con  qualche 
bella  digrejfione  ci  dipartiamo  ; fe  là,  onde  e’eravam  dipartiti , ritornia- 
mo f fitome  nel  medefimo  luogo  fi  dimofirò  j fe  diffiniamo  t qttcd'è  j 

* ■ ‘ T 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  57y 

Ira  è breve  furore  } e , chi  no  *1  frena  » 

£'  furor  lungo  , che  ’l  fuo  poffcflbrc 

Spedo  a vergogna  , c lalor  mena  a morte . E 

Femmina  è cola  mobii  per  natura  . £ 

La  Morte  è fin  d'una  prigione  ofeura.  £ 

Che  altro,  ch’un  /ufpir  breve  , è la  Morte  ì E 
SI  come  eterna  vita  è veder  Dio  . £ 

Che  per  cofa  mirabile  s’addita 
Chi  vuol  far  d’Elicona  nafeer  fiume  . E 
Che  bel  fin  fa  , chi  ben’ amando  muore . 
ftrciocch'é  mirabil  cofa  il  volere  far  d’Elicona  nafeer  fiume', ed  è bel  fine 
il  morir  bene  amando  . Se  ’l  parer  nojìro  attamente  dichiariamo  t quafè,  Dichlaraitone 
Se  del  coniìglio  mio  punto  ti  fidi , * ’■  del  parer  noll^ 

Che  sforzar  pollo  ; egli  è pur*  il  migliore 
Fuggir  vecchiezza  , e Tuoi  molti  fallidi . 
lo  fon  difpolta  farti  un  tal’  onore  , 

Qual’  altrui  far  non  foglio , che  tu  palli 
Senza  paura , e fenza  alcun  dolore  . JS 
< però  chi  di  fuo  fiato  cura  , o teme,  • 

Provegga  ben  , mentr*  c l’arbitrio  intero^ 

Fondar’  in  luogo  fiabile  fua  Ipcme  . 

Se  t argomento  acconciamente  con  la  ragione  cqnchiudìam  j quoti  » Dimollraiione; 
Se  gii»  è gran  tempo  faftidita , e latfa , ' , , . 

Se'  di  quel  falfo , dolce  fuggitivo  , 

Che  ’l  nxrndo  traditor  può  dar’  altrui } 

A che  ripon  piti  la  fpcranza  in  lui , 

, Che  d'ogni  pace  , e di  fermezza  è privo  i 

Mentre  che  ’l  corpo  c vivo , ... 

Ai  tu  ’l  freno  in  balia  de’  penlìer  tuoi . 

Deh  firignilo  or , che  puoi  : 

Che  dubbiofo  è ’l  tardar  , come  tu  fai  ; 

£ cominciUr  non  fia  per  tempo  ornai  ^ 

Se  Compar a-zion  facciamo  delle  fomiglianti  eofe  j di  che  t opere  de'  Poeti  Comparaarone  ' 
fon  piene . Se  ci  ferviremo  degli  Ef empii  : quoti , ' Efemplo  ' 

Pon  mente  al  temerario  ardir  di  Serfe . £ * • 

Vinfe  Anniballe  , e non  feppe  ufar  poi 
■■  Ben  la  vittoriofa  fua  ventura . £ ' ^ . 

Ccfarc  , poi  che  ’l  traditor  d’Egitto , £ 

Quel  ^ ’ft  Teffaglia  ebbe  le  mao  pronte , 

U 


Digitized  by  Google 


Compartlmen' 

to . 


Prevemione . 
Dtvìfioo<  ! 

fncolpuìon?. 

Ritorcer  di  cok 
pa. 

Purgationb' 

Rttnovimento  . 
<li  colpa .) 


j7<f  DELLA  POETICA  TOSCANA 

; Se  compartiamo , attribuendo  a diverfi  diverje  cofe  : com'i  f 
Da  be'  rami  (cendea 
Dolce  nella  memoria 
Una  pioggia  di  fìor  fovra  ’l  so  grembo  . 

Qual  tior  cadea  su  ’l  lembo , 

Qual  su  le  treccie  bionde  » 

, Ch’oro  forbito  , c perle 
Eran  quel  di  a vederle  . 

Qual  lì  pofava  in  terra  , c qual  su  Tonde  « 

Qual  con  un  vago  errore 

Gridando  parca  dir  > Qui  regna  Amore  . B 

D’intorno  innumerabili  mortali , 

Parte  prefi  in  battaglia  , e parte  uccifì  , 

Parte  feriti  da  pungenti  Arali . Ed 
Alcun’  è , che  rifponde  a chi  no  ’l  chiama  j 
Altri , chi  ’l  prega , fi  dilegua , c fugge  ; 

Altri  al  ghiaccio  fi  Arugge  ; 

Altri  di  e notte  la  fua  morte  brama . 

Se  innanzi , che  cominciamo  a dire  , prevegniamo  ad  ifeufarti  : qual'é 
Nè  giammai  lingua  umana 
Contar  poria  quel  y che  le  due  divine 
Luci  femir  mi  fanno . 

Se  dividiamo  partitamente  le  cofe  da  trattare  : quali  , 

Canterò  » com’  io  viAì  in  libertate  , 

Mentre  Amor  nel  mio  albergo  a fdegno  s’ebbe  ; 

Poi  feguirò  ficome  a lui  ne  ’ncrebbe 
Troppo  altamente  ; e che  di  ciò  m'avvenne . 

Se  agramente  incolpiamo  : qual  i , 

QueAi  m’ha  fatto  men’  amare  Iddio  » 

Ch’  io  non  devea  ; c men  curar  me  AeAb  ' * ; 

Se  rivolgiamo  la  colpa  al  no/iro  avverfario;  quali  y 

La  colpa  è voAra , c mio  ‘1  danno , e la  pena  41 

Se  ’n  ciò  fallain  ; 

Colpa  d’Amor , non  già  difetto  d'arte  . 

Se  ci  purghiamo  ftujandone  : qual  i , 

lo  temo  si  be’  begli  occhi  l alfalto . 

O la  colpa  da  noi  rimovendo  sì,  che  'I  fallir  noflro  non  fi  neghi:  qualiy 
Amor*  io  fallo  , e veggio  il  mio  fallire  . £ 

1 ho  pregato  Amor’  « c oc  ‘1  riprego  » 

^Jie 


Digitized  by  Coogle 


J77 


LIBRO  QJJARTO.: 

Che  mi  fcufi  appo  voi . 

0 che  pur  del  tutto  fi  neghi  : quafè  , 

Io  no  'I  di{Ti  giammai  • nè  dir  porla  . 

Se  ciò  facciamo  con  giuramento  t quaVè  , 

S’ il  di(Ti  mai  ; ch*i  venga  in  odio  a quella 
Del  cui  amor  vivo  ; e fenza  ’l  qual  morrei . 

Se  ampliamo  , ftgnifìcando  più  di  quel , che  fi  dice  : coni è t 
Qual  non  il  vedrà  mai  fotto  la  Luna  > 

Benché  Lucrezia  ritornaffe  a Roma  . 

Uon  atcrcfccribbe  l'eccellenza  della  fua  Laura  il  Petrarca  » s’egli  non 
rote/fe  , che  lintendeffe  , la  Romana  Lucrezia  ejfere  fiata  di  tutte  la  più 
eccellente  . E innalzando  fopra  il  vero  : qual' è > 

Senz’  acqua  il  mare  , c fenza  (Ielle  il  cielo 
Fia  innanzi , ch’io  non  Tempre  tema,  e brami . 

’^anto  era  fopra  ogni  altro  il  timore  ,e'l  difidcrio  di  lui  ; fe  quel,  ch’é 
impoffibile  , prima  farebbe , che  l'uno  e l'altro  in  lui  punto  mancaffe.  Ben 
che  queflo  accrefeimento,  ed  eccejfo  da'  Greci  Iperbole  chiamato,  fi  pon- 
ga nel  numero  di  quei  modi, che  mutano  il  parlare:  sì  come  da  noi  giù  s'é 
detto  . Ma  delP  ampliare  fon  molte  maniere  : perciocché  aumentando  an- 
diamo talmente,  che  di  grado  in  grado  afeendiamo  a quel , ch'è  quafi  fo- 
pra il  fommo  t come  fa  il  Petrarca  nella  Canzone  , 

Queir  antico  mio , dolce,  empio  Signore  . 
perciocché  gran  bemfciofu  (l’Amore  verfo  lui  l'averlo  tolto  dalt  arte  di 
vender  parolettc,  anzi  menzogne-,  e da  quella  noja  al  fuo  diletto:  e mag- 
giore l'averlo  accefo  dell'  amor  non  d'una  anelila , ma  d'ima  sì  rara , ed 
eccellente  Donna  , qual  non  fi  vide  mai  fotto  la  Luna-,  e fatto  sì  atto  fa- 
lire  , che  tra  caldi  'ngcgni  ferve . Sopra  quefio  poi  fu  , che  da  mille  atti 
inonefii  lo  ritrajfe,  che  mai  per  alcun  patto  a lui  piacer  non  poti  cofa  vi- 
, le . Onde  , quanto  ha  del  pellegrino  , e del  gentile  , da  lei  viene-,  e da  lui 
jì,  ch'è  in  grazia, dappoi  che  lor  conobbe,a  Dio  ed  alla  gente.  Ed  era  ciò 
veramente  bene  grandiffimo  . Ma  quefio  è quel,  che  tutto  avanza  , 

Da  volar  fopra  ’l  del  gli  avea  dac’  ali . 

Fajfi  qiiefla  fiala  d'andar  fopra  il  fommo  più  brevemente  ; qual'è  , 
Quell’  onorata  man  , ch’io  fecondo  amo  . 
cioè  , uopo  il  VI  fi  : di  fimma  bellezza  effondo  la  mano , come  quella  f 
In  cui  ogni  arte  , e tutti  loro  (ludi 
Fofer  Natura  , e ’l  Cicl , per  farli  onore . 

Di  quanto  più  tfjcr  dovea  il  vifo  , dopo  il  quale  egli  amava  la  mano  ? e, 
qual'è  appo  Firgtho , 

Bbb  Del 


Giuramento. 


Ampliamento 
di  molti  modi. 


I Con  la  Signi« 
£ea7ione  niag> 
giure . 


a Con  Mperboa 
le. 


3 Con  andare.^ 
lopra  il  Som» 
mo, 


Pigitized  by  Google 


37»  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Del  qual  non  era  pitv  leggiadro  , e bello 
Altro  , che  l’alto  , e valorofo  Turno  . 

4 Con  accrefeer  Somma  cofa  era,  ihe  niuno [offe  più  bello  di  lui',  ma,  che  altri  tavan:(i,{ 

con  la  Compa-  fopra  quiflo  . Aumentiamo  ancora  con  la  Comparazione  : qual' è , 
razione  . mortai  terra  caduca 

Amar  con  si  mirabil  fede  foglio , 

Che  dtvrb  far  di  te  cofa  gentile  ì 
f in  quella  mia  Canzone  , 

Alma  , ed  antica  madre  . * 

nella  qual  s'antipone  la  vittoria  di  Carlo  y.  Imperadore  a tutte  taU 
tre, 

Que*  , che  portar  divina 
Gloria  di  pellegrina 
Terra  , a’  foprani  onori 
Alzafli  ; or  quella  gloriofa  pruova , 

Quella  vittoria  nuova, 

Italia  bella  , quanto  , e come  onori  2 
E venendo  particolarmente  a Scipione  Africano  , 

In  chiaro  guidardon  , nome  felice 
Del  vinto  luogo  ottenne  , 

Qual  per  addietro  a niuno  altro  avvenne  : 

Qual  nome  avrà  collui 
Via  maggior  di  colui  2 

E nel  Trionfo  del  Tempo , quanto  ft  fa  grande  l'ira,  e t'invidia  del  Sole 
verfo  i mortali  ì 

De'  quali  veggio  alcun  dopo  mill'  anni 
£ mille  c mille  pili  chiari , che  ’n  vita  ; 

Ed  io  m’avanzo  di  perpetui  alFanni . 

5 Col  difeorfo  ragione  ancora  ci  mena  a quel,  che  fi  vuole  ampliare,  da  una  cofa  un\ 

dalle  coli , che  altra  cogliendo  : qual'è  , ^ 

Come  cortei , eh’  io  piango  a l’ombra , al  Sole  ', 

£ non  mi  (lanca  primo  fonno  , od  alba  . 

Di  quanta  forza  fojfe  l’affetto  di  Amore , e come  faldamente  regnava  in 
lui,  di  qui  fi  conofee',  che  notte  e giorno,  e la  fera  e la  mattina  piagnen- 
do, non  fe  ne  fiancava . E da  quel  Sonetto , 

Fomrai , ove  ’l  Sol’  occide  i fiori , e l’erba  . 
perciocché  né  luogo,  hé  tempo,  né  ora,  né  fiagione,  nè  fortuna,né  v\ta,nè 
morte  l’avrebbe  punto  mutato  da  quel,  ch’egli  era . E da  quefla  Ballata, 
Perchè  quel , che  IQÌ  tralTc  ad  amar  prima  > 

Al- 


(c£UÌUllO  . 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

Altrui  colpa  mi  teglia  ; 

Del -mio  fermo  voler  gili  non  mi  fvoglia  . 
l'erciocchè  nè  per  morte  , nè  per  doglia 
Non  vò  j che  di  tal  nodo  Amor  mi  fcioglia  . 
i da  molti  altri  luoghi, i quali,a  chi  li  cerca,  agevolmente  trovar  fi  fan- 
no, e tutti  da  quel, che  fegue;  fi  come  da  ciò,che  ne  va  innanzi,  s' intende, 
qual'  e quanta  fa  la  coja  futura  : qital'é  , 

Poiché  quell’  ebbe  detto  , difdcgnando 
Riprefe  il  corfo  più  veloce  aflai , 

Che  Falcon  d'alto  a fua  preda  volando. 
onde  antivedere  fi  potea, quanto  rfjer  dovefje  tofiana,e grave  la  rovina  del- 
le cofe  mortali.  Aggiugne  gloria  al  vincitore  la  loda  del  vinto:  qual'è, 
Mille  ) e mille  famofe  , e care  falmc 
Torre  gli  vidi , c fcotcrgli  di  mano 
Mille  vittoriofe  e chiare  palme . E 
Tornava  con  onor  da  la  fua  guerra 
Allegra , avendo  vinto  il  gren  nimico , 

Che  co’  fuo’  inganni  tutto  il  mondo  atterra. 

Meravigltofa,  e fopra  ogni  altra  degna  di  laude  fu  la  vittoria  di  Madon- 
na Laura,avcndo  ella  vinto  il  vincitore  di  tutto  il  mondo.  E veramente. 
Era  miraeoi  nuovo  a veder  quivi 
Rotte  Tarmi  d’Amor  , l’arco  , e faette  ; 

£ qual  morto  da  lui  * e qual  pres’  ivi . 

Crefee  altresì  la  loda  di  colui,  ch'i  lodato  da  perfona  degna  di  laude  : fi- 
come  nel  Sonetto , 

Reai  natura  , angelico  intelletto  . 
avendo  il  giudtcìofo  Re  antipofta  la  bellezza  di  Madonna  Laura  a tutte 
r altre, qual'  e quanta  ella  fi  dee  penfar,che  foffeì  Che  diremo  degli  Stru- 
menti, e delf  armi  ì Non  dimofirano  il  valore  , e la  grandigia  di  colui, 
che  fiifa  ì qual  fu  lo  feudo  d'A)ace  , e l’afta  d‘ Achille  , e la  lorica  di 
Giove  ,e  la  mazz^t  d'Èrcole  ',e’l  pino,  al  quale  s'appoggiava  Polifemo . 
Adduce  la  mente  noftra  alla  meraviglia  d’alcun  fatto  la  Comparagtone 
delle  cofe  : qual'è  , 

Non  con  altro  romor  di  petto  danfi . E , 

Non  fan  si  grande  > e si  terribil  Tuono . E 

Non  corfe  mai  si  lievemente  al  varco  . E 

Non  ebbe  mai  di  vero  valor  dramma  . £ 

Non  fu  si  ardente  Cefarc  in  Parfaglia . 

Se  quefle  coje  terribili , e grandi , e mirabili  erano  inferiori  a quell'atto, 

b b b a nel 


\ 


6 Dalle  cofe_>, 
che  vanno  ìn'» 
nanu . 


7 Dalle  lode> 
del  vinco . 


8 DalTeccelIen- 
za  della  yesfo- 
iia>che  lauda. 


f Dagli  Stru- 
menci . 


Digitized  by  Google 


380  DELLA  poetica  TOSCANA 

nel  qual' Amore  per  lo  valore  di  Madonna  Laura  vinto  rimafe\quaV  effèr 
to  Dal  radunar  quegli , e quanto  devea  l Aumentiamo  ancora  coft  radunare  molte  cofe 
molte  cole  jo-  ijjfieme  , 

Non  freme  cosi  ’I  mar  , quando  s'adira  ; 

Non  Inarimc  allor  , che  Tifeo  piagne  > 

Non  Mongibcl , s’Enteiado  fofpira . 
perciocchc',  fc  ctaftuna  per  fe  empie  di  meraviglia  , che  faran  tutte  in/ie~ 
n Dalragunar  meì  E fimi  Intente  con  una  ragunan^a  di  parole,  e di  fenten%f'.  qual’ è, 
parole, c feiiteni  Xu  marito  , tu  padre  ; 

*e  luficme , foccoi  fo  di  tua  man  s’attende . E 

Lafeiato  ai , Morte  , fenza  Sole  il  mondo 
Ofeuro , c freddo  ; Amor  cieco , ed  inerme  > 

Leggiadria  ignuda  , le  bellezze  inferme  ; 

Me  fconfolato , ed  a me  grave  pondo  ; 

Cortelìa  in  bando , ed  ondiate  al  fondo . 


Il  Gradando  te  Faffi  altresì  Ì ampliamento  , le  parole  d’ una  in  una  pi H altamente  ere- 

parole  di  uiia_»  fccndo  : quali  è , 

in  mia.  ^ 17^  .•  r j 

Vegghio , penfo , ardo , piango  , 

nel  Canxpniero  del  Petrarca  : e nel  mio  , 

Re  degli  altri , fuperbo , invitto  augello 
Diminuimen-  Co»  altrettanti  modi  [cerniamo  . Di  che  farete  contenti  , che  vi  fi  diena 
to  di  altrettanti  pochi  efempli  : qual’è  , 

• Ed  a voi  armata  non  moflrar  pur  l’arco . 

guanto  meno  ardir'  ebbe  d'andarle  incontro , 0 di  ferirla  ì E 
Che  pietà  viva  , c ’l  mio  fido  foccorfo 
Vedem’  arder  nel  foco , c non  m'aita  . 

S'ella,ch'è  pietà  viva, e ’l  fido  foccorfo  di  lui,  non  f aita',  quanto  mtn  fia, 
chi  ajuto  le  dia  ì Belliffimo  diminuire  è quel  del  Sonetto  , 

Nè  per  fcrcno  elei'  ir  vaghe  ftellc  , 
perciocché  ,fe  ninna  di  quelle  cofe  gli  piace  , 

Nè  altro  farà  mai , ch'al'cor  gli  aggiunga  , 

Fardo  di  molte  che  farà  mai  , onde  pojfa  diletto  fentire  ì Molto  ancora  diletta  il  fafeia 
colè  I di  molte  cofe  : qual'é , 

Grazie  , ch’a  pochi  ’l  ciel  largo  deftina . £ 

In  nobil  fangue  vira  umile  , e queta  . 

e qual' è quel  dell'Egloga  mia  , da  me  pur  dianzi  allegato , j 

Poiché  lafciammo  l’onorate  rive . E , 

LafiTo  me  , laffo  ; che  ’l  mio  primo  Amore  . I 

Dimorania , £ 7 dimorar  vagamente  nella  medcfima  fenten^a  ; quali  , 

Amor  ì 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

Amor  m’ha  porto  , come  fcgno  , a rtrale  . 

M I vplgetft  intorno  ad  una  cofa  in  divtift  modi  : quatè , 

Pace  non  trovo  , c non  ho  da  far  guerra  . Ed 
O fiera  petVe,  o difpietato  moftro  . 

£ 7 ripetere  una  medefìma  cofa  non  in  una  maniera  ; aual'è . 

Poiché  fuo  fui , non  ebbi  ora  tranquilla  , ^ 

Mè  fpero  aver  ; e le  mie  notti  il  Tonno 
Sbandirò  j e pih  non  ponno 
Per  erbe , o per  incanti  a fe  ritrarlot 
Per  inganni , c per  forza  è fatto  donno 
Sovra  i mici  fpirti  ; e non  fonò  poi  fquilla 
Ov’  io  lìa  in  qualche  villa , 

Ch’io  non  l’udirtì . 

perciocché  il  non  avere  mai  ora  tranquilla, e lo  sbandire  del  tutto  il 

»...  V , rtvj!:.» 

mai  non  ripofare  , fignificano  . Ma  , come  fi  porterà  il  Poeta  a mun-rr  « 

fc Mf  ì s,  ,onv„rJ  , .k/fiL  ,J,'l  ,T‘nciZT7,„ 
Italia  mia , 

ma  fpecialmente  in  quei  luoghi  i 
Vano  error  vi  lufìnga  ; 

Poco  vedete  , e parvi  veder  molto  . E 
Voirra  mercé  , cui  tanto  fi  commife  ; 

Vortre  voglie  divife 

parte  . 

JVé  d adirar ft  ; quaPè  , 

Ecco  s un’  uom  famofo  in  terra  ville  ; 

E di  fua  fama  per  morir  non  efee  ; 

^e  farà  de  la  legge , che  ’l  ciel  filTc  ì 
e quel,  che  feguita . Né  di  moflrar  dolore,  e [degno  ; quati  i 

Oims  laflb , e quando  fia  quel  giorno  > ^ ' 

Che  mirando  il  fuggir  degli  anni  miei  , 
cica  del  foco  di  si  lunghe  pene  ì e 
Deh  quanti  diverfi  atti . 

Nè  di  contrifìarfì  • qual'è  , 

Ma  io  , che  debbo  altro , che  piagner  Tempre  * ' 

® f^nza  te  fon  nulla  ì 

Vii  or  fofs’  io  fpcnto  al  latte  ; ed  a la  culla 


» Adìrarfi, 


i Sdegnarli. 


4 C^ntriflifft 


Digitized  by  Google 


f Minacce  ^ 


J8z  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Per  non  provar  de  ramorufe  tempre . 

Nè  di  minacciare  • cjHaCé  f 

Si  mufle  , e cii(Tc  ; o tu  Donna , che  vai 
Di  gioventure , e di  bellezza  altera  j 
£ ’l  termine  di  tua  vita  non  fai. 

<!  Iknemmie.  Nè  di  brflemmiare  : cjuat è , 

£ maledico  il  dì , ch'i  vidi  il  Sole  . E 
Deh  fentir  polli  le  perpetue  pene. 

Com'  io  dijfi  nella  Camene  , 

O cieco  mondo . 

7 Voto  . Nè  di  far  Voto  : qual  è , 

Se  del  mio  llato  alTai  mifero , e vile 
Per  le  tue  man  rifurgo , 

Vergine  , i facro , e purgo 

Al  tuo  nome  e penfìcri , e ’ngegno,  e ftilc  . 

8 Preghiera,  ® preghiera  : come  fec  io  in  quei  Sonetti , 

Apollo  , fé  l’amate  chiome  bionde  . 

Ke  de  le  (ielle  , e di  quel  nobil  coro  . 

Vergine  bella , in  cui  poter  (1  diede  . 

Se  ’n  ciel  ti  godi  degli  eterni  onori . 

9 Difio.  Nè  di  difiare  : qual'  è , 

S’io  efea  vivo  de’  dubbiofi  fcogli  . E 
Così  ci  fofs'  i intero , c voi  contento  . 

Ch'or  fofs'  io  morto  al  latte>  ed  a la  culla  . 

10  Altro  modo  Nè  di  pregare  : qual’ è y 

di  piegare.  Piacciati  ornai  col  tuo  lume  , eh’ io  torni 

Ad  altra  vita,  cd  a più  belle  imprefe . E 
Per  Dio  quello  la  mente 
Talor  VI  muova . 

11  Chieder pre.  Nè  di  chieder  pregando , 

gando , Per  lo  tuo  Scipione  , c per  cortei , 

Cominciai , non  t’increfca  quel,  eh’  io  dico  . 
la  Su^^Mcxùo.  Nè  di  fupplicare  tquoT è y 
ne . Vinca  ’l  cor  vortro  in  Tua  tanta  vittoria 

Angel  nuovo  lafsù  di  me  pìetace . 

1}  Dimanda^  Nè  di  demandare  con  preghiere:  qual’ è > 
con  preghiera.  madonna  , difs’  io  , per  quella  fede  , 

Che  vi  fu  , credo  , al  tempo  manifeda  ; 

Or  più  nel  volto  di  chi  tutto  vede  ; 

Cicov- 


Digitized  by  Google 


X4  It'prcnfioflc; 


LIBRO  (iJJARTO; 

Creovvi  Amor  pcnfier  mai  nella  tcAa  i 
Uè  di  riprendere  altrui  : quaCè  , 

O cicchi  ) il  tanto  affaticar  che  giova  . 

Nè  di  riprender  fe  fleffo  : quaVi  , 

Che  parlo  • o dove  fono  • e chi  m'inganna 
Altri , ch’io  fleffo  > e '1  difiar  foverchio  ì E 
Che  pur’  agogni  ì onde  foccorfo  attendi  ì 
' Mifera  non  intendi , 

Con  quanto  tuo  difnore  il  tempo  paffa  ? 

Nè  di  fpronare  ; quaC è , 

Prendi  partito  accortamente  > prendi . E 
Fuggi,  o fciocco,  fuggi , e vanne  al  varco  i 
Ond’  è fìcur , non  pcrigliofo  il  falto . 

Sì  fom'  io  diffi  in  quel  Sonetto  , 

Per  quefli  alpcffri,  e tenebro/!  chio/lri . 

Nè  di  confortare  : quat  è , 

Piagnete  Donne , e con  voi  pianga  Amore 
Nè  di  comandare  : quaVè  , 

Fuggi  ’l  fereno  , e ’l  verde  ; 

Non  t’appreffare  , ove  fia  rifo , o canto 
Canzon  mia  , nb  ; ma  pianto . K 
Ite  caldi  fofpiri  al  freddo  core  ; 

Rompete  il  ghiaccio , che  pietà  contende 
Nè  di  meravigliarfi  : quafè  , 

O roifera  , cd  orribil  vifìone  , 

E’  dunque  ver , che  ’nnanzi  tempo  fpcnta 

Sia  l’aima  luce  ì E 

Qui  com’  io  venni , o quando  ? 

Nè  di  fidare,  che  latinamente  Exclamarc  fi  dice  : quafà 
Ahi  ddlorofa  forte , 

Lo  flar  mi  flrugge  , c ’l  fuggir  non  m’aica.  B 
O mondo  , o pcn/ìcr  vani , 

O mia  forte  ventura  t a che  m’adduce  i 
O di  che  vaga  luce 

Al  cor  mi  nacque  la  tenace  fpeme  , £ 

O veramente  fordi , ignudi , e frali , 

Poveri  d'argomento , c di  configlio , 

Egri  del  tutto , c mifcri  mortali . 


Nè  d'acclamare:  ufo  la  voce  Latina^  perciqccbè  non  Chq  Volgare  : 


\ 


ij  Sprono  i 

16  Confòrto.' 

17  Comanda^ 
Q»nto . 

i8  Meraviglia, 
ip  Gridare 


. *0  Acdamaalo» 
■>  ue, 


Digitized  by  Googlc 


ai  LamcDCOt 


il  Pen/ìerl  di' 
verfi. 


j84  della  POETICA’  TOSCANA 

Felice  l'alma , che  per  voi  fofpira  . R 

Tanto  da  la  falute  mia  fon  lunge  . E 
Tanto  è '1  poter  d’una  prefcritta  ufanza.  B 
Quante  fperanze  fé  ne  porta  il  vento . E 
Beati  i fpirti , che  nel  lommo  coro  . E 
O felice  colui,  che  truova  il  guado.  E 
Beati  gli  occhi , che  la  vidcr  viva  . £ 

BeatilEma  lei , che  Morte  ancife . £ 

Beata  fé  , che  pub  beare  altrui . £ 

D’error  sì  nuovo  la  mia  mente  è piena.  £ 

SI  dolce  lume  ufcia  dagli  occhi  Tuoi . 

JW  di  latnentarft  : qual' è , 

Ahi  Morte  ria , come  a fchiantar  fc’  prefta  , > 

11  frutto  di  molt’  anni  in  sì  pocb'  ore  ^ £ 

Oimè , perchè  sì  rado 

Mi  date  quel,dond’  io  mai  non  fon  fazio  ì 

Perchè  non  piti  fovcnte 

Mirate , qual’  Amor  di  me  fa  Grazio  ì . 

£ perchè  mi  fpogliate  immantenente 
Del  ben  , ch’ad  ora  ad  or  l’anima  fente  ì E 
O natura  pietofa  , e fera  madre  , 

Onde  tal  polTa,  c sì  contrarie  voglie 
Di  far  cofe  , c disfar  tanto  leggiadre  ? 

D’un  vivo  fonte  ogni  poder  s’accoglie  ; 

Ma  tu  , come  ’l  confenti,  o fommo  Padre , 

Che  del  tuo  caro  dono  altri  ne  (poglie  ì E 
Or’  ai  fatto  TcAremo  di  tua  podà, 

O crudel  Morte  ; or’  ai  ’l  regno  d’ Amore 
Impoverito  ; or  di  bellezze  il  fiore  , 

E ’l  lume  ai  fpento , e chiufo  in  poca  foffa .’ 

Né  di  far  diverfi  penfnri  nel  diliberare  : jicome  mila  Canx^one , 

Lafio  me , eh’  i non  so  , in  qual  parte  pieghi 
La  fpeme , ch’è  tradita  ornai  pih  volte. 
e in  qtall'  altra  t 

1’  vb  penfando  , c nel  pcnlìer  m’alTale. 
nell'  ultima  (ian^a  della  quale  concbtudc  , 

£ da  l’un  lato  punge 

V ergogna  , e duol , che  ’n  dietro  mi  rivolve  j 
Da  l'aiuo  non  m’alfolvc 

Un 


Digitized  by  Googk 


LIBRO  quarto. 
Un  piacer  per  ufanza  in  me  si  forte , 


lì  AocfefcìiDc- 
to  con  la  com> 
parazione . 


»4  Soccomet- 
tcrfi . 


Ch'a  patteggiar  n'ardifce  con  la  Morte  . 

E nel  Commiato  t ' . >.  > 

Che  con  la  mone  a lato 
Cerco  del  viver  mio  novo  conlìglio  ; 

E veggio  ’l  meglio  , ed  al  piggior  m’appiglio. 

Nè  d’accrefeere  con  U comparai^ione  : tjual’  è , 

E farci  fuor  del  grave  giogo  , c afpro  « 

Per  cu’  i ho  invidia  di  quel  vecchio  fianco , 

Che  fa  con  le  Aie  fpalle  ombra  a Marocco  . E 
Ch'io  porto  invidia  ad  ogni  cArema  forte. 

Sì  era  infelice  it  fuo  flato  , che  a lui  ogni  eflrema  forte  antiponea.  E 
M’affliggon  si  , ch’io  porto  alcuna  volta 
Invidia  a quei , che  fon  su  l'altra  riva. 

Nè  di  lottometterft  altrui  per  farlo  piti  odiofo,  fe  la  pietà  no  ’/  tftuove 
qual'é , 

lo  non  fu*  d’amar  voi  lavato  unquanco  . E 
Se  voi  poteAe  per  turbati  fegni . £ ■ 

Non  perchè  mille  volte  il  di  m’ancida  , 

Pia,  ch’io  non  l'ami , c ch’i  non  fpcri  in  lei  ; 

Che  t s’ella  mi  fpaventa  , Amor  m’afiìda . E 
Nè  della  a me  per  tutto  ’l  fuo  difdegno 
Torri  giammai , nè  per  fembiante  ofeuro 
Le  mie  fperanze  , e i miei  dolci  fufpiri . E 
Del  lungo  odio  civil  ti  pregan  line . 

Ma  , fe  gli  Affati  faran  piacevolit  ed  umani  ; quel , che  fi  diràt  fia  poflà  ì Delle  Fipira 
nel  commendare  : qual'  é y 

Qj^nd’  io  movo  i fufpiri  a chiamar  voi  > 

£ ’l  nome,  che  nel  cor  mi  fcrilTe  Amore . E 
Quando  fra  l’altre  Donne  ad  ora  ad  ora . E 
Se  Virgilio , ed  Omero  avetfen  vifto  . 

* ’/  più  del Canxpniero  del  Petrarca.  E nelle  profferte  : qual’é  t 
Mille  fiate  , o dolce  mia  guerriera. 

£ nel  promettere  : qual  é , 

Poiché  portar  no  ’l  poflb  in  tutte  quattro 
Parti  del  mondo  ; udrallo  il  bel  paefe  , 

Ch’Apcnnin  parte  , e ’l  mar  circonda , e l’Alpe  . 
ove  ancora  fi  lauda  l'amata  Donna.  E nel  concedere  quelycbe  fi  difidera  : 4 Concefllone,' 
quaPè f 

C c c Poi 


de’  coAiimì,  ed 
a^tei  piacevo, 
li . 

I Commendare, 


t Proffèrte . 


} Promeflè. 


Digitized  by  Google 


5 Scufa. 

6 BenivoJenU. 


7 Perdonare* 


J Gratitudine* 


9 Ubbidenza. 


IO  Ammonizio* 
ne . 


li  Lufìnghc. 


Il  Ringraziare. 


■ j86  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Poi  diifc  forpirando  , mai  divUb 

Da  te  non  fu  ’l  mio  cor , nè  giammai  fia . 

Nel  rimettere  , e nello  fcufare  , ftcome  per  molti  efempU  s'è  dimoflrato  . 
E nell'  aceiuiflar  benivolen%a  ; quaté , 

O E)onna  ringoiare  al  fecol  noftro  . E 
Che  cofe  fìcn  cos)  leggiadre  , e belle  ì 
Perdonando  ancora  Caltrui  benivolen^a  n'acquijìiamo  : qual' è « 

Poiché  Madonna  da  pierà  commolTa 
Dcgnb  mirarmi  ; e riconobbe  } e vide 
dir  dì  pan  la  pena  col  peccato  $ , 

Benigna  mi  tidulTe  al  primo  Aato. 

E ricoiìcfcendo  il  benifìcio  ricevuto  : qual"  è , 

La  frale  vira , ch'ancor  meco  alberga  , 

Pu  de'  begli  occhi  vodri  aperto  dono.  Ed 

Onde  s’alcun  bei  frutto 

Nafcc  di  me  ; da  voi  vien  prima  il  feme.  E 

Da  lei  ti  vien  Tamurofu  pcnlìero  . ■ :r'’i  j.  . 

E moflrandoci  pronti  ad  ubbidire  : quaPi , 

Del  mio  cor  Donna  , l'una  e l’altra  chiave 
Avete  in  mano  : e di  cib  fon  contento 
Freno  di  navigar’  a ciafeun  vento. 

Ed  ammonendo  ; qual  è , 

Canzon’ , io  t'ammonifeo  . E 
Però  chi  di  Tuo  (lato  cura  , e teme  ; 

Proveggia  ben , mcntr’  è l’arbitrio  intero , 

Fondar’  in  luogo  ftabile  fua  fpeme . Ed 
Or  vi  riconfortate  in  vollrc  fole , 

Gioveni , c mifurate  il  tempo  largo  ; 

Che  piega  antiveduta  aflai  men  dole  . R 
Non  fate  contra  ’l  vero  ai  core  un  callo  • 

E luftngando  : qual' è > 

SI  come  eterna  vita  è veder  Dio.  E 
Dolci  ire , dolci  fdegni , e dolci  paci . 

E grafie  rendendo  : qual'è  , 

Ringrazio  lui  , che’  giudi  pricgKi  umani 
Benignamente  fua  mercede  afcolta  . E 
Lumi  del  ciel , per  li  qual’  io  ringrazio 
La  vita  , che  per  altro  non  m’è  a grado  . E 
In  atto  , ed  in  parole  la  ringrazio 

Umi- 


Dlgitized  by  Google 


LIBRO  QJJART07'  J87 

' Umileincntc . 

E le  for%e  del  noflro  ingegno,  e la  facoltà  noflra  fcemando;  qnaP è , 

Piìi  volte  già  per  dir  le  labbra  aperfi  ; 

Poi  rimafe  la  voce  in  mezzo  ’l  petto . E 
Ma  (jual  fuon  poria  mai  falir  tant  aito  ì E 
Piti  volte  cominciai  di  fcriver  verfi  ; 

Ma  la  penna  , e la  mano , e rintclletto 
Rimafcr  vinti  nel  priinier'  aflalto  . 

E fopportando  ; , ’ • 

Indi  e manfuetudine  , c durezza  , 

£d  atti  feri , e umili , e cortefi 
Porto  egualmente  ; nè  mi  gravan  peli , 

Mè  Tarme  mie  punta  di  fdegni  fpezza . - : • • • 

E mitigando  ; quaCi , > \ 

Cantai , or  piango  ; e non  mcn  di  dolcezza  •< 

' Del  pianger  prendo , che  del  canto  prelì.  E 
E tempra  il  dolce  amaro , che  n’ha  oflfcfo , 

Col  dolce  onor , che  d’amar  quella  ai  prefo.  E 
Pur  mi  confola  , che  languir  per  lei 
Meglio  è , che  gioir  d’altra  : e tu  mc’l  giuri 
Per  l’orato  tuo  tirale  ; ed  io  te  ’l  credo . 

E ftgniftcando  quel,  cb'è  dell"  animo  pietofo,  e delt  umano,  e del  benigno 
e injomma  quel,  ch'é  d’una  gentile,  ed  amorevole  natura  : perciocché  af- 
fetti d' Amore , e di  Pietà  fon  quejìi , 

Nc  mai  pictofa  madre  al  caro  figlio . E 
Se  per  falir’  a Teterno  foggiorno 
Ufeita  è pur  del  bell’  albergo  fuora  ; 

PriegO)  non  tardi  il  mio  ultimo  giorno  . Ed  <■ 

O vivo  Giove  , 

Manda, priego,  il  mio  in  prima, ch’il  fuo  fine.  £ 

£ dice  , dal  fcrcno 

CieT  empireo,  e di  quelle  fante  parti 

Mi  modi  ; e vengo  lol  per  confolarti.  E 

1 piango  ; ed  ella  il  volto 

Con  le  Tue  man  m’afciuga  ^ e poi  fofpira 

Dolcemente  , e s'adira 

Con  parole , che  i fadì  romper  ponno . 

Ornano  affetto  , e piacevole  é fimiimente  il  chieder  perdono  : qual' è i 
Ond’io  cheggio  perdono  a quede  frondi . Ed 

C c c z Or 


ij  Diiniini*io* 
ne  della  iiollra 
facoltà  . 


14  Sofferenza. 


15  Mitigare. 


ig  Signìlìcazio* 
ne  d’animo  pie. 
colo, e beiiigoo. 


ir  Chieder  per* 
dono . 


Digitized  by  GoogU 


388  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Or  fa  ’l  men  , ch’ella  il  fenta  , ‘ 

E le  mie  colpe  a fc  ftelfa  perdoni . 

iS  Uniil  P«-  -E  pregare  , m.ijfmamcnte  ove  fta  poco  q'icl , che  fi  chiede  : qiuN  j 
ghiera . Non  prego  già  ; nè  puotc  aver  pui  luco  > 

Che  mifuratamentc  il  mio  cor’  ardi  ; 

Ma  che  fua  parte  abbia  cortei  del  foco  . 2 

Me  riponete  > ove  ’l  piacer  fi  ferba  , 

Tal  ch’io  non  tema  del  nucchier  di  Stige  ; 

Se  la  preghiera  mia  non  è fuperba . 

19  Difendeie  1’  £ ’/  difendere  Vcrror  giovcmle  qual'è  , 

erróre  . ' Che  ’n  giovenil  fallire  è men  vergogna  . E 

Madonna , il  manco  piede 

Giovcnctto  pos’  io  nel  coftui  regno  . 

Manco  , in  biafimo  del  fuo  awerfario  j e Giovcnctto  « ad  ifiufare  fé 
»o  Muover  tifo,  fieffo-  B 'I  muover  rifa,  cerne  fogliono  1 Comici,  {di  che  nel  fecondo  Ra- 
gionamento s'é  detto  affai  : quali  anche  fono  gli  Eroici  conviti  di  Virgi- 
lio, e di  Omero)  e i Melici  de'  Lirici  antichi . E ’l  Petrarca  meraviglio- 
li  Allegrerà,  fa  allcgrexXP  deferive  in  quel  Sonetto  , 

Ma , poiché  *1  dolce  rifu  umile  , e pjano . 

E lieto  fi  moflra  in  quefto  , 

Quando  fra  l’altre  donne  . 
t in  quello  > 

lo  piani!  ; or  canto  . 

E felice  fi  tiene  in  queir  altro  , 

Cantai  ; or  piango  . 

4 Delle  Figure  Sono,  oltre  a qucjie  già  dette , altre  0 figure  del  dire,  0 vertù  : conciò  fia 
che  propiamen-  illuJiriamo,e  dinanzi  agli  occhi  poni  amo  ,e  t'immagini  delle  cofe  aper- 
tamente  rapprefentiamo  , quando  le  cofe  , e le  voci , e gli  atti , e t abito 
tetae.  delf  animo  , e le  fembiangf  del  vifo  diamo  efpreffamentc  a vedere  . Ma 

propiamente  , e particolarmente  figura  di  Jcnteirga  fi  dice  , quando  dalla 
femplice  e pura  forma  di  parlare  fi  rimuove.  J^ual  cofa  i tanto  femplice, 
e tanto  comune,  quanto  è il  dimandare  ì quat è , 

Dimmi  per  cortefia , che  gente  è quella  ! 

Nel  dimandare  Ma  prende  nuova  forma  per  aver  pià  for-ga  , quando  fi  dimanda  , non 
intendere  cofa  alcuna  , ma  per  fare  ifian%a  , e punger  l'avver- 
^ fario  : qual’ è , 

Dunque  perchè  mi  date  quella  guerra  l E 
(I  mici  fofpiri  a me  perchè  non  tolti , 

Quando  che  fia  ? perchè  no  ’l  grave  giogo  2 , 

Pcr- 


Digitized  by  Google 


LIBRO,  QUARTO.  j8p 

Perché  dì  , e notte  gli  occhi  miei  fon  molli  ì 
O per  pungere  altrui , e feoprirt  anche  il  vero  : quafé  f 
Che  fan  qui  tante  pellegrine  fpadc  .* 

Perchè  ’l  verde  terreno 
Del  Baibarico  fangue  li  depinga  ì E 
fondata  in  calìa  , c umil  poverrare 
Cantra  tuoi  fondatori  alzi  le  corna  , 

Putta  sfacciata  ; e dov’  ai  pofìo  fpene  ì 
KegU  adulteri  tuoi , ne  le  mal  nate 
Ricchezze  tante  ì 
0 per  meraviglia  : qual'è  > 

Quanto  fìa  quel  piacer,  fé  quello  è tanto  ì Ed 
Or  che  ha  dunque  a rivederla  in  cielo E 
Qual  mi  fec’  io , quando  primier  m'accor/ì  i 
0 per  dtiprex^o  : qual'è  , v 

Qual  vaghezza  di  Lauro,  o qual  di  Mirto  ? 

0 per  riprendere  : quaf  è , 

Che  fai  • che  peni!  ì che  pur  dietro  guardi 
Nel  tempo , che  tornar  non  potè  ornai  i 
Anima  fconfolata  ì che  pur  vai 
Giugnendo  legne  al  foco , ove  tu  ardi  ì E, 

Qual  colp|a , qual  giudizio , o qual  ddìino  > 

FalUdire  il  vicino 

Povero;  e le  fortune  afflitte,  c fparte 
Perfeguire  ; e ’n  difparte 
Cercar  gente , e gradire  , 

Che  fparga  ’l  fangue,  c venda  l’alma  a prezzo  ì 
0 per  lamentarfi  : quaPè , 

Ov'é  la  fronte  , che  con  picciol  cenno 

Volgea  ’l  mio  core  in  quella  parte , e ’n  quella  ì S 
Non  balta  ben  , eh’ Amor , Fortuna  , e Morte 
Mi  fanno  guerra  intorno  , c ’n  su  le  porte  , 

Senza  trovarmi  dentro  altri  guerrieri  ì 
0 per  dolore,  e fdegno  : quaPè  quel,  che  da  me  fì  diffe, 

£ tanto  a nae  le'  difpietata  , c ria  t 
ntl  Sonetto , 

Pianta  leggiadra  , che  ’n  gentil  terreno 
ù per  pietà  : qual'è  » 

Oimc , perchè  sì  rado 

Mi 


» Per  pungere. 


3 Per  meravi- 
glia . 


4 Per  difpreuok 

; Per  riprende- 
re . 


6 Per  lamen- 
urfi. 


f Per  dolore,  c 
fdegno . 


I Per  pieci , 


■ Digitized  by  Google 


Jpo  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Mi  date  quello  » ond’  io  mai  non  fon  fazio  ì ■ ' 

9 Per  rimpro-  ® ri”>proverare  l'nltrui  : qtMl'i  , quel  mio  Sonetto  J 

verare.  U Èa , ch'i  lungi  dal  tuo  fpirco  ardente 

Amor  nc  vada  ì 
Sitomc  appo  Seneca  , Medea  , ■ 

U volete  , ch'io  vada  ì 

10  Dimandar  fe  E molte  varie  maniere  quejìa  forma  di  parlare  comprende  : perciocché 

fìcHo  . dimandiamo  noi  fieffi , qual'è  in  quel  luogo  allegato , 

Che  parlo  ì o dove  fono  i 
0 l'anima  noftra , 

• Che  fai,  Alma  ? che  penli  ? 

1 1  Dimandar  ^ fp^If^  dimandiamo  quel , cb’é  manifejìo  , 
qiiel , ch’é  nia«  Non  è quello  il  terren,  ch’io  toccai  pria  ì 
"iViMii  di  cor-  ^ ^^"^olta  il  dimandare  é pieno  di  cordoglio,  e di  fdegné  j qual'è  , 
doglio , e fde-  Che  pih  s’afpetta  ? o che  puote  elTer  peggio  ? 

• Che  pii'i  nel  del*  ho  io,  che  ’n  terra  un’  uomo  2 

A cui  d’efler’  egual  per  grazia  cheggio  ? 

1 } Pieno  di  me-  ' meraviglia  : qual  è , 

raviglia.  Com  perde  agevolmente  in  un  mattino 

Quel , che  ’n  multi  anni  a gran  pena  s’acquillaS 
Figure  nel  ri-  AV  manca , che  nel  rifpondere  alcuna  figura  non  fta  , o quando  in  noflra 
?C^onen'^'’  itinanxi  o.  quel,  che  dimanda,  ci  facciamo:  perctoethè  appo  il  San- 
nazaro dicendo  un  paflore , 

Furalli  il  capro  ; ci  ti  conobbe  a’  zaccari , 
rifponde  l altro  , 

Anzi  glie  ’l  vini!  ; ed  ei  non  volea  cedere 
Al  cantar  mio. 

» Alcun  viuo  0 quando  ad  altrui  alcun  vizio  imponiamo:qual'è  nella  medefrma  Eglogdi 
imponendo . Cantando  glie  ’l  vincclli  ? or  con  Galizio 

Io  non  udi’  la  tua  fampogna  (Iridere 
Com’  agnel , ch’è  menato  al  facrilizio  ì 
Nel  rifpondere  Nè  poco  leggiadramente  nelle  dimande  alcuno  a fe  fìeffo  rifponde; qual 
a (è  • S’Amor  non  è , che  dunque  è quel,  ch’i  fento  i 
1 u itau  o.  s’cgli  è Amor  ; per  Dio  che  cofa , c quale  ì 

S'è  buona  ; ond’  è l’effetto  afpro  , e mortale  ì 
S'è  ria  ; ond'  è si  dolce  ogni  tormento  ì 
1 Rifùfando.  0 rifufa  quel , ch'egli  medefma  contrappone  : quali  , 

In  quella  pafTa  ’l  tempo , e ne  lo  fpccchio  , 

Mi  veggio  andar  ver  la  Ilagion  contraria 

A Tua 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO. 

A Tua  Impromefla  » e a la  mia  fperanza  . 

Or  fia  , che  pub  : gili  fol’  io  non  invecbio  : 

Già  per  etace  il  mìo  delir  non  varia.  E 
Che  giova  dunque  y perchè  tutta  fpalme 
La  mia  barchetta  , poiché  ’n  fra  gli  fcogli 
£'  ritenuta  ancor  da  ta’  duo  nodi  2 
contra  tjuel  y che  gli  s'opponeva  > a confortarlo  y che  lafctaffe  il  difìderh 
d'acquifìar  fama  > e tamorofo  di  fio  . Talvolta  opponiamo  noi  ftejji  quely 
ch'altri  oppor  ci  potrebbe  ; e toflo  foggingniamo  partitamente  y in  quejiq 
modo  y 

Tom’  io  lè  gih  tra  la  perduta  gente  y 
Ivi  Tei  : torni  al  ciel  da  lacci  fciolto  i 
Ivi  t’ho  ’nnanzi  ; prenda  l'ali,  e ’nvolto  • 

Da  piume  giunga  a l’ultimo  occidente  ; 

Quivi  tua  delira  man  m'arriva , c duce  . 

Coi»’  io  difft  nel  Sonetto  y 

U fia , eh’  io  lungi  dal  tuo  fpirto  ardente  . 

Gii  occupiamo  anche  innanzi  quely  che  oppor  ci  fi  potrebbcy  o prevenen- 
do ciò  y che  imprendiamo  a dire  : quaf  i y 
Già  di  voi  non  mi  doglio 

Occhi  fopra  '1  mortai  corfo  fereni  y 

di  lui , ch’a  tal  nodo  mi  dillrìnge . B 
Bench’  io  lìa  terra  , e tu  del  ciel  Regina , R 
Non  guardar  me  , ma  chi  degnò  crearme  . 

0 confejfando  apertamente  : qual’è  , 

Io  no  ’l  polio  negar , Donna  , nè  nego  . B 
Ma  pur’ in  te  T’anima  mia£  fida.  ^ 

Peccatrice , io  no  ’l  nego , 

Vergine , ma  ti  prego  , 

Che  ’l  tuo  nimico  del  mio  mal  non  rida. 

O prepariamoy  dichiarando  la  cagione  di  quel  y che  facciami  t quaf  è i 
Non  perch’  io  non  m’avveggia  , 

Quanto  mia  laude  è ingiuriofa  a voi  : 

Ma  contraliar  non  pollo  al  gran  diTio  . 
ji  queflo  capo  ancora  fi  riduce,  quando  fi  predice  i qual’é  y 
'Taciti  sfavillando  oltra  lor  modo  ' 

Dicean  ; o lumi  amici , che  gran  tempo 
Con  tal  dolcezza  felle  di  noi  fpecchi  ; 

11  ciel  n’afpcttaj  a voi  parrà  per  tempo  : 

Ma 


ì Disponendo, « 
lOJggiUgtKudo. 


Anticipare. 

1 Prevencudo. 


a Confeflando. 


Preparare  : 

1 Dichiarando 
la  cagione . 


t Prcé'cenjo. 


Digitized  by  Google 


I 


Amniciidare. 


Dubitare, 


Comunicare. 


Conceder  con 
Ironia . 

I lìialimando. 


;px  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ma  chi  nc  nrinfe  qu) , diflbive  il  nodo  ; 

E ’l  voftro,  per  farv’  ira»  vuoi, che  ’nvecchi.  B 
Dicean  lor  con  faville  onefle  , e nove  ; 

Rimanetevi  in  pace , o cari  amici  : 

Qu^l  mai  pih  nò , ma  rivedrenne  altrove 
lo  non  te  ’l  potei  dir’  allor , nè  volli  ; E 
Or  te  ’l  dico  per  cofa  efperta  , e vera  , 

Non  fperar  di  vedermi  in  terra  mai . 

E quando  il  detto  s' ammenda  : qnaCè , 

Se  la  preghiera  mia  non  è fuperba  .E 
Se  tanto  viver  pub  ben  culto  lauro  . ‘B 
Benché  di  si  bel  fìor  fìa  indegna  l’erba . 

E fpecialmente  quando  alcuna  parola  fi  corregge  : quaN  quel,  ch'io  dijji, 
È mal  d'inferno  il  ben  del  Faradifo , 

S'è  Faradifo  in  terra  alcun  foggiorno 
Fuor  del  tuo  volto  adorno  . 

E quando  fi  dubita  : quaCé  , , 

Che  debb’  io  far?  che  mi  configli.  Amore  ? E 
Quai  iìen’  ultime  , laflb , e qua’  fien  prime  ? 

Colui , che  del  mio  mal  racco  ragiona  , 

Mi  lafcia  in  dubbio  ; sì  confufo  ditta . E 
Me  so , fe  guerra,  o pace  a Dio  mi  cheggio.  E 
Laflo  me  , ch’i  non  so  , in  qual  parte  pieghi 
La  fpeme  , ch'è  tradita  ornai  pib  volte.  Ed. 

Or  fìa  giammai , che  quel  bel  vifo  fanto 
Renda  a quell’  occhi  le  lor  luci  prime, 

(LafTo,  non  so , che  di  me  Iteflb  eflime) 

O li  condanni  a fcmpitcrno  pianto . 

TaCè  fmilmente  , quando  comunichiamo  , conte  fe  con  alcuno  ti  COnfi- 

gliajfmo;  quaVè  quel,  ch'io  diffi  , yirgilio  imitando  , 

Che  devea  far  ? nè  la  vezzofa  Alcippe  , 

Nè  Filli  avea  , che  racchiudeffe  in  cafa 
Tolti  dal  latte  i puri , e bianchi  agnelli . 

Simile  a quiflo  in  parte J quel , che  dtfje  il  Petrarca  , 

Che  pufs'  io  far , temendo  il  mio  Signore , 

Se  non  flar  feco  inlin’  a l’ora  eflrcma  ? 

Talora  concediamo  , biafmando  , e riprendendo  : quoTi  , 

Ite  fuperbi  c miferi  Crifìiani , 

Confumando  l'un  i’altru  : e non  vi  cagliai 

Chc’l 


Digilized  by  Googl 


LIBRO  QJJARTOi  m 

Che  ’l  fepolcro  di  Crifto  è in  man  de’  canij 
0 rhnpTOvcToTido  : tjMl  fattbbc  id  iwituxiOH  di  Fif^iliOf 
Or  nc  va  , p&nti  a le  fttichc  ingrate  ; 

Va  rompi , e fpargi  le  Tirrene  fchiere  ; 

Va  difendi  i Latini . 

O fthernendo , 

Va  pungi  con  parole  afpre  » c faperbe 
L’alta  vetth  ; quelle  rifpofle  danno 
A’  Rutuli  i Trojan  prefi  due  volte . 

'^tfio  foggiugntndo  quel,  che  rifkfa  le  cofe  contrappofie, 

A giogo  maritai  non  ti  condufle 

Uom  mai  di  Libia  ; anzi  fpregia(li  Jarba , 

E gli  altri  Re  , de’  quali  Africa  abbonda  , 

Africa  ricca  di  trionfi  ; or  fia  , 

Ma  come  al  caro , e dolce  amor  contraili  J 
Talvolta  concediamo  ton  grandiffimo  cordoglio  : quaP é i j LamencandQ, 

Or’  ai  fatto  l’cflremo  di  tua  pofla  , 

O crudel  Motte  ; or’  ai  ’l  regno  d’Amorc 
Impoverito  ; or  di  bellezza  il  fiore  « 

E ’l  lume  ai  fpento  , e chiufo  in  poca  fofla  2 
E come  da  Virgilio  fi  difje  , 

Or  ai  quel , che  con  tutto  il  cor  chiedefii  ; 

Arde  Dido , e l’ardore  è giunto  all'  ofia  , 

E fmulando , i Simulaodo  ; 

OrlalTia  andare» 

Che  convien  » ch’altri  impari  a le  fuc  fpefe 

E difdegnando  f 7 DildeEnandòj 

Or  vanne  » c vivi  nell’  eterno  pianto . 

Ma  /[Mante  volte  alle  cofe  naturalmente  untole  diamo  la  voce  ? ficome  Piofopopeja  di 
Omero  al  cavallo  ; Virgilio  alla  cenere  di  Polidoro  j e l'uno  e l'altro  a’  ^ uan^Voce-» 
fumi  ; il  Petrarca  alle  fiere,  o pure  agli  augelli , in  quel  Sonetto , • • J cofe  mfenfa. 

A pis  de’  colli . K.o  ad  animali 

e all'  arbore  io  in  qutfio  > ' ■ • ’ 

Io»  che  fuggendo  a le  Teflalich’  onde . 
e al  T evere  nella  Cannone  ». 

Rapido  fiume  » che  d’eterna  fonte  . 

Diamo  anche  forma,  e volto  alle  cofe,  che  non  hanno  figura  t ficome  alla  % Dando  /òrma 

Fama  Virgilio  ; alla  Morte,  ed  alla  Vita  Ennio  ; alla  Fame  , ed  all' Invi-  ad»  chc_( 

dia  Ovidio  i alla  Riethex^a  , ed  alla  Povertà  Ariftofant  ; alla  Morte  al-  1 

D d d trai,  , . 


X Rimprove- 
rando . 


j Sdienieiido, 


4 Soggiiigneiv 
do  la  rjfucazio- 

ne. 


Digitized  by  Google 


394  DELLA  POETICA  TOSCANA 

fresi  f ed  alla  Fama  , ad  dimore  , al  T empo  , alla  Eloquen-i^a  , ed  alla 
Sapienza  il  Petrarca , Ed  io  alla  Pefie  in  una  delle  mie  Selve  Latinct 
e in  un  altra  al  Piacere , ed  alla  Fertà  . Parla  il  Petrarca  alP  Invidiai 
come  fe  aveffe  orecchie , in  quel  Sonetto  , 

O invidia  nimica  di  vertute  . 

• e alla  Morte  in  quefto  , 

Or  ai  fatto  l'enremo  di  tua  pofTa  » 

O crude!  morte . 
e alla  T erra  in  quell' altro  . 

Quanta  invidia  ti  porto,  avara  Terra . 

3 Dimofirando  ' ragionamenti  degli  uomini , come  i cofìumi,  come 

i rapionameiiti,  gli  affetti , come  i volti  fi  dimofirino  : conciò  fia  che  in  quefie  cofe  tutta 
prtffi  de'^lf  u^-  ^ ^ **  quefii  nofiri  ragionari  fiudiati  ti  fitama  (Pinfe- 

mjhii . com'elle  fi  deferivano  . Di  che  fìaci  particolar'  efemplo  , 

Un’  ombra  alquanto  men  , che  l’altre,  irida 
Mi  fi  fe  'ncontro  , c mi  chiamò  per  nome  , 

Dicendo  ; Quedo  per  amar  s'acquida . E 
Quel , eh’ Amor  meco  parla , 

Sol  mi  riten , ch'io  non  recida  il  nodo  ; 

Ma  e'  ragiona  dentro  in  cotal  modo  : 

Fon  freno  al  gran  dolor  , che  ti  trafporta  . E 
Vidi  un  vittoriolb , e fommo  duce  . 

E quel  t che  fegue  . Ed  - 

Armate  eran  con  lei  tutte  le  fue 
Chiare  vertuti . 

4 Introducendo  f^rma  ancora  fimilmente  riceve  i ragionamenti  delle  finte  perfo~ 

ragionamenti  di  ne  ; quali  fona,  quando  s'introducono  gPlddii  tra  loro , o pure  con  gli  no- 
finte  perlóac#  ^ ragionare  j e le  trasforma'gioni , qtuli  fono , quando  Venere  appo 

VirgiUo  fi  vefie  dell'  abito  tPuna  Vergine  Spartana  cacciatrice , e In  fi 
trasfigura  nella  mogliere  di  Doride  » ejifturna  in  Camerte  , e Laura  ap- 
po il  Petrarca  > 

Or’  in  forma  di  Nimfa  , o d'altra  Diva  > 

Che  del  piii  chiaro  fondo  di  Sorga  efea  , 

E pongad  a feder’  in  su  la  riva . 

E le  vifìoni , e i fogni  ; quali  fono  , quando  Etter  * quando  Ancbife  i 
quando  gP Iddìi  T rojani  nel  ripofa  della  notte  appari feono  > e parlano  ad 
Enea  , ed  al  Petrarca  , 

J Con  parlar  Qn’  ombra  alquanto  men  , che  l’altre,  irida  . 

P^spMhì^tt  ^ trionfo  della  Morte  ,e  ne'  Sonetti,  e nelle  Cav^pni  pià  voU 

te. 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  QJJARTO.-  ^P5 

te  .l'I  parlar  fnto  d’aUuna  perfona  incerta  > ofen'^a  nome  : qnaCè , 
Udj  dir’  alta  voce  di  lontano , 
i\hi  quanti  pa(Ti  per  la  fciva  perdi . Ed 
Alcun  dice  , Beato  l chi  non  nafce . 

Notaft  anche  il  parlare  fen%a  la  prefenx^a  della  perfona  : qual'  i quel  di 
Firgilio  , 

Qui  de’  Oolopi } qui  del  fero  Achilie 
Eran  le  tende . 

E quei  del  Petrarca  > 

Qui  cantò  dolcemente  ; e qui  s’affife  ; 

Qui  lì  rivolfe  ; e qui  rattenne  il  palTo  : 

Qui  co'  begli  occhi  mi  tralìlTe  il  core  . , 

Talvolta  ft  muta  quel, eh' era  della  finta  perfona  nella  forma  del  narrare, 
che  parlare  obbliquo  ft  chiama  : qual'é  quel  di  Firgilio  , 

Rcndcflè  i corpi  già  dal  ferro  fpenti  * 

£ fparfì  su  per  l’erba , e dar  fepolcro 
Lor  concedeffe . 

perciocché  la  finta  perfona  avrebbe  detto  , 

Rendici  i corpi  già  dal  ferro  fpenti  t 
£ fpajrlì  su  per  l’erba  , e dar  fepolcro 
Lor  ne  concedi . 

Talvolta  rivoltiamo  , o pungendo  l'awerfario , ficome  appo  il  mtdeft- 
mo  Poeta  , 

Perchè  $1  fpeflb  i Cittadin  già  lalfì 
Conduci  in  si  pericolofo  (lato . 

0 beflemmiando , 

Lunge  dal  mondo,  o Dei,  sì  fiera  pefte  . 

O pregando  ; qual'é  , 

O vivo  Giove 

Manda  , prego  , il  mio  in  prima  » eh’  il  fuo  fine  . 

La  qual  preghiera  allora  é più  compajfionevole , quando  fi  porge  a nimi^ 
ci  : quafé  , quella  Firgiliana  , 

Ferite  me  , fe  ’n  voi  piet^de  ha  luogo  ; 

T irate  in  me  tutti  i pungenti  ftrali  .* 

Me  prima  occida  il  vollro  ferro  ardente  . 

Il  che  ancora  facciamo  gridando  : qual'é  , 

O grandi  Scipioni , o fcdcl  Bruto 
Quanto  v’aggrada  , fe  egli  è ancor  venuto 
Rumor  laggiù  del  ben  locato  ofizio . Ed 

^Ddd  z Oin-* 


6 Con  dimo* 
Arare  fetira 
prerenzadella-i 
perfona . 


7 Con  parlareji 
obbliquo.  . 


Rivolgere  il  di- 
re. 

I Pungendo  al- 
trui . 

a BeAemmian-' 
do  . 

S Pregando. 


4 Gridando* 


Digitized  by  Google 


j Allegando  in 
tcAimonùnii. 


6 Invocando. 


Rimover  l’ndi- 
Core  dalla  cofa 
propoiU . 


Dimoftrai'  di 
temer  peggio . 


Recare  intianai 
agli  occhi  • 

1 Sempltcemen* 

te. 


iCon  la  Coni* 
parauone. 


DELLA  POETICA  TOSCANA 

O inconftanza  dell'  umane  cofe . Bi 
Ahi  orbo  mondo , ingrato  . Ed 
Ahi  dolorofa  force , 

Lo  Aar  mi  Arugge  , c ’l  fuggir  non  m'aita. 

Ed  allegando  in  te{iitnonianx<t  > 

O poggi , o valli  > o Àumi,  o felve«  o campi  i 
O tcAimon  de  la  mia  grave  vita , 

Quante  volte  m'udiAe  chiamar  morte . 

E invocando  : quatè  ^ 

O Calliope,  io  priego , che  m’aiti . 

Dipartiamo  talora  dalla  cofa  propofla  il  penfiero  di  colui  ycb'afcolt*  Il 
che  avviene  , quando  noi  ftgnifichiamo  avcr\  altro  appettato  : quafé  , 
Mifero,  a che  quel  chiaro  ingegno  altero, 

£ falere  doti  a me  date  dal  cielo  2 
0 dimofìriamo  temer  cofa  piggiore:quaCè  nel  fine  di  quella  mia  Can^pncp 
Alma  reai , 

£J  ove  alla  Cannone  fi  rivolge  il  parlare  , 

Chiuda  Morte  le  mie  luci  mefehine  , 

Che  *1  morir  toAo  al  mifero  è bel  fìne . 

Trovanft  altre  forme  ancora  di  rivolgere  il  parlare.  Ma  reehianio  innati^ 
<:^i  agli  occhi  , quando  la  cofafiejfa  com'  ella  i fatta  , coti  dijiintamente, 
e particolarmente  moftriamo  ; e talmente  , che  la  figura  di  lei  con  le  pa- 
role ifpteffa  vedere  più-  toflo  , ch'udire  ci  fi  faccia  t quaté  , 

Ne  la  Aagion  , che  ’l  cicl  rapido  inchina 
Verfo  Occidente  , e che  ’l  dì  noAro  vola 
f A gente  , che  di  U (brfe  l’afpetta  ; 

VeggendoA  in  lontan  paefe  fola 
La  Aanca  vecchiarella  pellegrina , 
k Raddoppia  i paAì , c pih  c pih  s’aArecta , 

£ poi  così  fulecta 
Al  lìn  di  fua  giornata 
Talora  è conciata 

D’alcun  breve  ripofo  , ov’ella  obblia 
La  noja , e ’l  mal  de  la  paA'ata  via  . 

Talora  vi  s'aggiugne  la  Comparazione  per  datela  cofapiU  chiaramente 
a vedere  : qual'è  , 

Per  far’  una  leggiadra  fua  vendetta , 

£ punire  in  un  dì  ben  mille  oAcfe  , > 

Cclatamente  Amor  l'arco  riprefe , i - i ’_  r f 

Com’ 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  JP7 

Coih'  uom  ) ch’a  nocer  luogo , e tempo  afpetta . 

O veramente  alcuna  Somig/ianT'a  : qual'i , 

Stelle  chiare  pareaoo  in  mezo  un  Sole  . 

Che  tutte  ornava,  e non  togliea  lor  villa;' 

Coronare  di  rofe  , c di  viole  . 

Jìè  pure  le  cefe  fatte , o quelle , che  fi  fanno , ma  e%ìaniio  le  future  coti 
quelltt  che  fono,  come  quelle, ch'erano  già  da  venire,  ma  vennero  dappoi, 
fi  danno  apertamente  a vedere  non  fenica  trafportamento  di  tempo:qual'é 
quel , che  da  me  nel  fecondo  Proteo  fi  dijfc  , 
yedi  poi  tanti , e s)  poflenti  Duci 

D’Autlria  gentil , l'una  Germania  , e l’altra  , 

E tutta  Italia  ornar  de*  pregi  antichi' 

Con  l’onorate  Imperiali  infeghe  . . , 

E quel,  che  fegue . ^efia  medefima  vertà  comprende  la  pittura  de’  luà^  PftcorJ  de*  luo- 
ghi leggiadramente  deferirti  : qual" i , • ghi . 

Muri  eran  d'alaballro  ,c  tetto  d'oro , 

D’avorio  ufeio , e feneUre  di  zafìro  . 

^ quel , ch'io  dijfi  , 

Verde,  ombrofo,  fiorito,  almo  foggtorno 
Di  mille  care , ed  onorate  piante 
Avean  tra  dolci , chiare,  e gelide  acque 
D'ugni  onedo  piacer  ricco , ed  adorno , 

Vaghe  nimfc,  leggiadre , e belle , e fante  ; 

Q^al  non  sb  già,  s’al  mondo  altro  mai  piacque. 

Proffma  a quejla  vertà  farà  , quando  la  vita , e i coflumi  altrui  deferì-  jj^fcriver  di  vi- 
reremo. Jl  che,  ficome  nel  ragionamento  della  Commedia  fi  tratti,  quan-  ca,edicoltumi( 
'do  de'  motti  parlammo  ",  coti  ne' fatti,  come  ne'  detti  confifle . Come  fi  di» 
fingano  i detti,  il  c'infegna  quel , che  dijfe  il  TerenxfanOi  Fcdria  , 
lo  non  fapea  quel , che  volei  tu  dire  ; 

Di  quà  fanciulla  tolta  fu  , nudrilla 
Per  Tua  mia  madre;  mia  forella  è detta  ; 

Salva  trar  la  vorrei , per  darla  a’  Tuoi . 

E la  Regina  Virgiliana  , 

Oc  il  profeta  Apollo , ed  or  le  forti 
Di  Licia , or'  anco  il  mcITo  delli  Dei, 

Da  l’alto  Giove  qui  mandato  porta 
Comandamenti  orribili , e fuperbi . 

Vfafi  quefia  figura  prejfo  che  fempre  in  fchernire.Ma  quella  è molto  leg- 
giadra, e vai  grandemente  ad  acquiftar  l'altrui  benivolen'gft , per  la  qual 

con 


I Con  la  Si.Tii- 
icudine . 


4 Col  Trafpor- 
tamenco  del  té- 
PO. 


« 


Digitized  by  Google 


jp8  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Corregeere  fe  ron  un  dir  femplicé , e non  fatto  ad  arte , i$d  ftudiofamente  iananT^i  pen- 
niedefimo.tome  jaio  par  , ibe  mofiriamo  delle  cofe  dette  pentirci  ; quaCè» 
fi  folfe  pentito.  Perche  fparger’  al  ciel  si  fpcfifi  preghi  ? 

E quel , che  di/fe  Virgilio  , 

Ma  perchè  in  van  cofe  non  grate  io  parlo  2 E 
Perchè  pih  innanzi  col  parlar  procedo  » 

£ tengo  a bada  Paure  a voi  feconde  i 

Diflimiilare-/  Ma  , quando  intendiamo  altramente  , che  non  diciamo  » quefia  maniera 
: di  parlare  non  contiene  molte  forme  : perciocché  negando  dijfmultamo, 
^ ” ’ e nafeondiamo  quel,  cb' è dentro  nell' animo  : qual' i f 
Cefare  taccio  , che  per  ogni  piaggia 
Fece  l’erbe  fanguìgne 
Di  lor  vene  y ove ’l  nodro  ferro  mife  . 

E qual  farebbe , 

Perchè  dirò  le  difpietate  morti  , 

Perchè  la  crudeltà  del  fìer  tiranno  ? 

» Permettendo  Sicome  da  Virgilio  fi  di/fe . E par  , che  permettiamo  > quando  quel  conce- 
quel , che  non  diamo , cb'é  lontano  dal  no/ìro  volere  ; quaié , 
vo£  lamo . ^ g gQQ  jj.  Jqqì  agguaglia 

Tuo  merito , non  tuo , che  vico  da.  Dio  , 

E tanto  è , quanto  il  fa  fua  grazia  degno . 

In  quel  mio  Sonetto , 

Quanto  è ’l  debito  mio  verfo  il  Signore  . 

E quel , che  di/fe  la  Virgiliana  Regina  ad  Enea  t 
Va , fegui  Italia  col  furor  de’  venti  ; 

Cerca  per  Tonde  il  dilìato  regno  . 

j Concedendo  fi  forte,  e pià  grave,  fe  quel  concediamo, che  a colpa  ci  s'at- 

qiiel , che  a coj-  tribuijca  , di  che  ravverfario  po/fiamo  meritamente  incolpare  : quali  fo- 
^3  ci  fi  attribuì-  parole  di  T urna  a Drance , 

Non  lafciar  dunque  di  por  tutto  in  grande 
Spavento , e me  tu  di  paura  incolpa , 

Drance  animofo . 

ma/fimamente  feguendo  quelle  cofe, che  in  noi  fi  veggono,e  in  lui  non  fonò. 
La  cui  delira  ardente 
Schiere  infinite  di  Trojani  atterra . 

4 ConfelTando  II  medefimo  vale  anche  alla  ’ncontro  , quando , come  fe  fo/fe  in  noi,  con- 
quel,  chein  ^ „q„  gid  a noi , ma  tì  ben  fi  potrebbe  all'  awerfario 

attribuire , Io  ricorro  fpc/fo  a Virgilio  : perciocché  non  mi  fovviene,  ove 
fi  dica  da'  no/lti . 

Io 


Digitized  by  Coogle 


199 


LIBRO  QJJARTO. 

10  conduiTi  a far  danno , e ’ngiuria  a Sparta 
L’adultero  Trojano . 

E come  fé  quel , che  ci  difp/aee  « np»  pregaffimo  , che  non  avvenga  a com 
lui , ch'è  amato  da  noi  > 

Enea  ne  vada  per  deferti  lidi . 

Né  ricufajftmo,  ch'ali'  awerftrià  non  avvenga  quel,  ch'egli  defidera, 
Acciocché  la  reai  diletta  fpofa 

Turno  confegua , noi  vii  turba  fpenti 
Giacciam  su  per  li  campi , e non  Zia  terra , 

Che  ci  cuopra  , nè  chi  ne  pianga  alquanto» 

0 pure  allo  'ncontro  biafmafjimo  quel,  che  ci  piace. 

Indegno  è , che  con  fèrro , e foco  ardente 
Circondi  Italia  la  novella  Troja , 

■ E ftar  non  poif»  nella  patria  Turno . 

Nè  pure  nelle  perfone  , ma  nelle  cofe  ancora  quefta  maniera  d’intendere 
altro  da  quel , che  diciamo , fi  truova  : fitcome  per  agevolare , 

Certo  li  Dei  quello  penfìcro  ingombra . 

0 per  dijfmulare , 

Non  ho  cura  del  Regno  : quella  fpeme 
£bb’  io , mentre  al  del  piacque  ; or  la  vittoria 
Sia  di  colui  , che  tu  pib  vuoi , che  vinca  . 

CU  tacendo  qualche  affetto , o qualche  difiderio  fignifichiamo  * 

Non  cheggio  d'elTer  primo  , nè  contendo 
Per  vincer  già,  (benché  piaceflc  a Dio  ) 

Ma  vinca  quel , ch’a  te,  Nettunno,  piace . 

0 qualche  /degno , 

I qual’  io  : ma  via  meglio  è , ch’io  racqueti 

11  mar  turbato , e le  tcmpelle , e i venti . 

Simile  al  tacere  è il  precidere  , come  je  ’l  parlar  fia  precifo  prima  , che 
giunto  al  fuo  propio  fine  : fitcome  appo  Virgilio, 

Perchè  indugio  i ne  van  per  forza  dentro. 

Eif  appo  Ovidio,  là  dove  egli  parla  del  correr  d'Atalanta, 

£ che  non  Ila  pih  lungo  il  dir  del  corfo  : 

Al  fin  lafcioilì  la  fanciulla  dietro . 

Talora  il  lignificato  è pià  di  quel,  che  fi  dice  : quafi  , 

Cosi  laudare , e riverire  infegna 
La  voce  ftelTa.  . Ed 
.....  Uomini , e Dei 
Mi  fica  contrarj , cd  eflà  ogn’  or  piiH  fella . £ 

Quan* 


ì Chiedendo 
quel , che  ci  di- 
Ipiice . 

6 Seguendo, ed 
approvando  il 
volere  dell’ay* 
verùrio . 


7 Bialimando 
quel, che  ci  pia- 
ce . 


Diflimulare.^ 
nelle  cofe . 

1 Per  agevolare. 

» Per  celare  il 
difio  nollro. 


Significare  il 
difiderio  nollro. 
I Tacendo 
Per  Modeitia. 

Per  Difdegno.  ' 


a Precidendo.' 


Significar  più 
di  quel,  che  fi 
dice. 


DIgitized  by  Google 


Agognare, 


Agurio  Por- 
tento . 


400  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Quando  ciò  fìa  » no  *1  so  r fatre  ’l  proprio  e(Ta  . S 
Che  quella  voce  ’nfin*  al  ciel  gradita  . E 
Seguirò  l'ombra  di  quel  dolce  lauro*  E . , , 

L’altro  piò  di  lontan  > quell'  è ’l  gran  Greco 
E come  Virgilio  imitando  fi  direbbe  , 

' Non  bafterien  gli  Éedì  Dei  col  ferro 
Romper  tal  porta . 

E quel  detto  del  mede  fimo  Poeta  non  lignifica  $ che  pik  fila  da  intcndcrCf 
iht  non  fi  dice  ì 

Or  fenza  letto  maritale  , e fenza 
Biafmo  non  potev’  io  pafTar  mio  tempo 
Vivendo  in  guifa  di  folinga  fera  i 
Onde  ri  turbata  , e tanto  fuor  di  fe  Jleffa  quella  Regina  fi  mofira  , che  ’l 
vivere  fciolto  de'  nodi  matrimoniali  fiima  non  effer  d'uomini , ma  di  j?c« 
re  . £ quefi’  altro . 

Difeefo  gih  per  la  dimeflà  corda  , 
non  dimoflra  ancora  talte^^a  ì E tOvidiana  Mirra  non  fi  dichiara  ejftf 
del  padre  innamorata  » 

Diffe  , o felice  nel  marito  madre . 

Tra  qiiefle  forme  ancora  fi  ripone  t udire,  0 pure  il  vedere  cofa  tale  , che 
fe  ne  prenda  alcun  fogno  di  bene,  0 di  mal  futuro  , che  da’  Latini  fi  dice 
Ominari  : qual'è  ilfaluto  del  Virgiliano  Evandro  , 

O fortiflTimo  capo  de’  Troiani , 

E de’  Latini , or  Vienne  dentro  allegro . 

E la  incantatrice  del  medefimo  Poeta  , 

Vedi,  che  ’l  cener  fi  raccende,  e della 
Tremanti  fiamme  per  l'altare , e ’ntorno  , 

Mentt’  io  m’indugio , or  prego,  che  ila  bene 
Penfa  , e defederà  bene  il  Petrarca,  parlando  alla  fua  Cant^one  I 
Credo  ben  ,che  tu  credi , 

Ch’ella  ti  porgerà  da  bella  mano  ... 

E fimilmente  l'agurio , e’I  portento , e qualunque  altro  fegno  di  cofa  fu» 
tura  : qual'è , ■ . . . ^ 

11  di , che  colici  nacque,  eran  le  Acllc , 

Che  producon  fra  voi  felici  elFctti . Ed  . 

Una  nube  lontana  mi  difpiacque . 

E quel , che  nel  fecondo  dell'  Eneida  Uggiamo  , 

Ecco  par  , che  fi  levi  dal  bel  capo 
D’Afeanio  verfo  il  cielo  un  chiaro  lume  . 

* ^ Ripon» 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  QJJARTOi  401 

‘Jtiponvi/i  parimente  lo  febernire . Di  che  molti  efempìi  fi  diedero,  {juan~  Scfiernìmeuto. 
do  fi  ragionò  del  motteggiare  : al  prefente  baflici  quefi’  uno  Virgiliano  , 

Egli  ha  ’l  fuo  regno  in  alti , ed  afpri  failì 
Vedrò  , Euro  , albergo  ; ivi  fi  goda  ^ c vanti . 

B ’l  <l"tl , che  non  è , Fingere  quel, 

Kife  fra  gente  lagrimoCa  , e meda  . che  non  é . 

B l'alludere  , che  fi  fa  , quando  tacitamente  notabil  (ofa  intendiamo  : Alludere, 
quafé  nel  Sonetto , 

S)  traviato  è ’l  folle  mio  dido , 

nel  quale  s'allude  al  carro  dell'anima , come  da  Fiatoni  fi  finfe . Ei 
A la  para  fua  della . E 
Gentil  mia  donna  , i veggio 
Nel  mover  de’  vodri  occhi  un  dolce  lume  t 
Che  mi  modra  la  via  , ch’ai  del  conduce.  E 
Che  con  l’ale  amorofe 

Levando  , il  parte  d’ogni  pender  vile E 
Che  fon  fcala  al  fattor  , chi  ben  le  ’ntende. 

E in  motti  altri  luoghi , nc’  quali  a'fexreti  della  Filofofia  e della  Teo» 
logia  s'allude\  fitome  il  mio  Gefualdo  vi  dichiara.  E ’l  prevenire-a  quel,  Prevenire  al 
che  la  Storia  c’inftgna  i ficome  fe  Virgilio  in  quel  luogo,  r««n«  ri»ii. 

Cerca  i Velini  porti , 

E ’/  rifufare  : qual'i  , 

Italia  mia  , benché  ’l  parlar  da  indarno  . 

, A le  piaghe  mortali , 

Che  nel  bel  corpo  tuo  si  fpede  veggio  : 

Fiacemi  almcn>  che’  miei  fofpir  den , quali 
Spera  ’l  Tevere , e l’Arno , , , 

, E ’l  Po  , dove  dogliofo  , e grave  or  feggio.  E 
£ le  ’l  tempo  è . contrario  a’  bei  dedri  ; 

Non  fìa  , eh’  almen  non  giunga  al  mio  dolore 
Alcun  fuccorfo  di  tardi  fofpiri . 

E 'Icontrappon,  le  fintene  , . Contrapp^i- 

1 u paradilo  ; io  lenza  core  un  fallo  , mento  di  fen; 

O facro  , avventurofo  , e dolce  luoco  . E *'“**  * 

Ferir  me  di  faetta  in  quello  dato , 

£d  a voi  armata  non  modrar  pur  l’arco . 

Con  quelli  lumi  de'  fentimenti  s’illuftra,  e s' adorna  il  verfo . Fbr.  Poiché 

le  forme  delle  fenten7.e  abbondevolmente  , e chiaramente  dipinte  ci  ave-  - 

jr  ì dimofirateci  fimilmente,  quante  , e quali  fieno  le  Figure  delle  parole.  deSe  patollP*'’ 

Ecc  Min.  ' 


Storia, 


Rifuram 


Digitized  by  Googl 


Riddoppìir 
paiole  • 


le 


Ripetere  di  va- 
rie maniere. 

1 Le  prime  pa« 
fole . 

X La  prima  voce 
nel  fine . 


3 La  voce,  eh’è 
nel  meazo , 


4 Divilàmemo 
« propollc . 


40X  BELLA  POETICA  TOSCANA 

Mim.  Molte  certamente , e diverfe  elle  fono,  e non  pur  leggiadro , e vago 
rendono  il  parlare  ; ma  polfo  , e vigore  gli  danno  ; perciocché  fi  raddop- 
piano le  parole  , o peir  ampliare  : qual' è , 

Androgeo  , Androgco  fonava  il  bofco  . 

£ quel , ch’io  dijji , 

Al  fìn  pur  Tento  di  lontano,  e d’alto 
Dir  : fuggi , o fciocco , fuggi . 

£ qual  farebbe , 

Quella , quella  e colei,  che  fplecde  fola . 
dicendo  yirgilio  , 

Quotili  , quelli  è colui,  che  si  fovcnte 
Odi , che  da  li  Dei  ti  li  promette . 

O per  generar  comparane  : qual  farebbe  , 

LalTo  me , laffo  E 
Piangi , cor  lalTo , piangi . 

Mi  pur  doppiate , ma  triplicate  ancora  le  troviamo  : qual'é  , 
lo  vo  gridando  pace,  pace,  pace . £ 

Ti  chier  piangendo  aita , aita  , aita . . • . . 

Né  poco  fignificano  quelle  parole  appo  Ovidio  raddoppiate. 

Nè  timor  gii , nè  lagrime  , nè  lutto 
Per  , ch'io  di  terra  non  toglielTi  il  corpo 
Con  quelle  fpalle  mie,  con  quelle  fpal le  . ' 

D’Achille  il  corpo , e Tarmi  ne  portai . 

T alvolta  la  medefima  parola  viene  ad  itcrarfi  per  ammendare  quel , che 
s'i  detto  : qual'é  , , , ■ i , . i .< 

O occhi  miei , occhi  non  gii , ma  fonti. 

E mai  non  fi  raddoppiano  le  voci , che  con  la  vaghex^a  non  abbiano  feco 
alcuna  for^a . Ripetonfì  le  prime  parole  non  ftn%a  ardente  affetto  , 

Oimè  ’l  bel  vifo  , oimè  ’l  foave  fguardo.  Ed 
U fon’  or  le  ricchezze  ì U fon  gli  onori  ì 
JUpigliafi  talora  nel  fine  non  pur  la  prima  voce , 

Prendi  partito  accortamente  , prendi  .E 
Stella  del  mar  lucente , unica  Aclla. 
ma  quella  , eh' è nel  met^gp  ancora  , 

Or  non  pili  nò  . - • 

Za  qual  anche  nel  principio  di  quel , che  fegue  fi  truova  ripetit  a , 

Or’  io  non  voglio  , 

Non  è giuoco  uno  fcoglio  in  mezzo  Tonde  . 

Talora  fi  ripetonn  divifamente  le  propofte  infume , 

Duo 


Digitized  by  Google 


LIBRO  .QJJARTO.  4<>j 

Duo  poffcnti  nimici , o crudel  guerra  , 

Onerate  , ed  Amor  mi  veggio  intorno  . 

Amor  m’innalza  ad  un  bel  volto  adorno  , 

Qucfti  » dicendo,  pub  bearti  in  terra  ; 

^eftà  l’alte  mie  ìperanze  atterra  , 

- E vuol , eh’  io  fpenda  in  miglior’  ufo  il  giorno. 

Ripttonfi  talvolta  le  prime  voci  dopo  alquante  altre  tnttrfefle  , 

Or’  è ’l  tempo  , ch’aver  ben  fi  conviene  imeipom 

Occhi  a veder  , a volar  piume  > ed  ale  : 

''A  veder  chiaro  d’una  parte  il  male  , 

Da  l’altra  il  vero,  e difiato  bene  ; 

A volar  tofto , ove  la  noAra  Ipcne 
Dal  ciel  chiamata  arditamente  fale; 

Or , che  ’l  famofo  lito  occidentale  . 

£ con  minore  interponimento  : qual  farebbe  » 

Vienn’  a l’ombra  , Fontari  ; che  n’e  ben  tempo 
Or , che  dritto  dal  ciel  ne  fere  il  Sole  ; 

Vienne  , ed  afcolta  le  contefe  noftrc  . 
nipetita  fmilmente  fi  nuova  la  medefima  fenttn%a  , quafi  con  tutte  le 

fitffe  parole  : qual  farebbe  » ta  la  fniccnza. 

Laura  tua  bella  innalzeremo  al  cielo  , 

Laura  al  ciel  leveremo  alta  di  terra  . 

Talvolta  rultime  voci  dell'  antecedente  verfp  ntl  principio  del  feguente  j fuldmc  pa- 
fi  ripigliano  » 

Che  da  quel  tempo  qui  fra  noi  Dameta  , 

Dameta  gridan  le  campagne , e’  bofehi . 

Ne  l’alto  , e faggio  petto  di  quel  Carlo  , 

Di  quel  gran  Carlo  Imperador  di  Roma . 

Coglier  la  bella , ed  onorata  mano ^ 

La  iTian , ch’altrui  diArigne , e fura  i cori. 

Talvolta  ancor  quelle  > che  fono  pofte  nel  mc^o  » 

In  cui  Carlo  fé  Beffo , e ’l  mondo  appoggia. 

Cosi  l’aveffer  poi  queAi  difèfa  , 

QueAi , che  pien  di  gravi  fdegni,  e d’ire  . 

Vaghe  Nimfe , leggiadre,  alme  forelle  , 

Ninfe  del  mar . 

E con  intervallo  tfun  verfo  » . . . ' 

O bella  man  , che  mi  diAringi  i|  core , 

£ ’n  poco  fpazio  la  mia  vita  chiudi , 

. Eee  a 


E 

E 


E 

E 


8 Le  voci  di 
mecto . 


9 Con  intervalt 

10  d'uo  veTfo. 


Ma- 


Digitized  by  Google 


IO  Olle  VOCI  dj- 
viTjmeiice. 


Il  Li  prima  e 
l’ ultima  vocoi 
infleme . 


Il  Una  mede- 
fimi  voce  nel 
principio  di  più 
verC. 


Varie  maniere 
di  ripetere  po- 
ke  inileme  « 


404  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Man’ , ove  ogni  arte . 

Talvolta  due  voti  fon  ripetile,  nel  principio  Cuni , e nel  fine  l'altra  ; /» 
qurfto  modo , 

Come  quel  nome  Amor  mi  fcrilTe  in  l'alina  $ 

Quel  fovr’  ogn’  altro  gloriofo  nome  . 

La  prima  anche  , e C ultima  parola  dell'  antecedente  leggiadramente  fi 
porrebbon  net  principio  del  feguente  verfo  : qual  farebbe  , 

Andiam  , per  men  fentir  la  via,  cantando  ; 

Andiam  cantando  j c porterò  ’l  tuo  fafeio  . 

T roverete  ancora,  che  più  verfì  da  una  medefìma  voce  incomincian  0, 
Prima  vedremo  andar  di  notte  il  Sole  , 

£ fiammeggiar  di  mezzo  d)  le  Stelle  ; .... 

Prima  ne  Tonde  fi  faranno  i nidi 
Le  fcinpiicettc  , e candide  colombe  , 

£ noteran  su  per  le  felve  i pefei  ; 

Prima  da  TAlpi  fcenderli  i’Eufrate  , 

O da  quei  monti  il  Reno  , ond’  efee  ’l  Tigre 
Che  non  ini  fìa  nel  cor  l'amato  volto . 
f quel  Sonetto  del  Petrarca , , . - - 

Ov’  è la  fronte  , che  con  picciol  cenno . . 

£ quell'  altro , 

Quanta  invidia  ti  porto  , avara  Terra  ^ 

^rjìe  , ed  altre  manrere  di  ripigliare  le  medefitne  parole  tr6"óerete  in-» 
fteme  pofte  acconciamente, e vagamente  variate  ; qual'é  il  principio  tPuna 
Egloga  del  Sannazaro  , , ' , 

Qui  cantò  Melibeo , qui  propio  adllìmi  : 

Quand’  e’  fcrilTe  in  quel  foggio  , vid’  io  mjfero., 

Vidi  Filli  morire , e non  uccilìmi . ' 

E qual  da  me  fi  dijfe  , . > , 

Quinci  poi  li  parti  la  bella  Nimfa,  . 

Oimè  partiilì , e con  quell’  occhi  ’l  vidi  f 
11  vidi  con  quell’  occhi , e non  m’uccifi  . £ 

Non  ha  tant’  erbe  in  qualche  verde  prato  , 

Nè  tanti  fiori  in  qualche  amena  piaggia  , 

Nè  tante  delle  in  qualche  pura  notte  > 

Nc  tanti  pefei  in  qualche  vago  fiume  , 

Nè  tanti  augelli , e tante  fronde  in  felva  , 

Quante  io  lagrime  fpargo  in  verfì,  e ’n  rime.  B 
Non  ha  sì  fermo , c caro  nodo  il  fangue . 

' Noà 


Digitized  by  Googl 


40J 


LIBRO  QJJARTO. 

Non  amicizia  , non  amor , non  fède  . £ 

Perchè  fi  fla  ì Perchè  non  pii'i  s’affretta 
A tanta  , e tal  vendetta  , 

Che  ’l  fa  tardando  del  fuo  ben  mendico  ! 

Nè  fon  pih  certe  pnè  piti- dritte  Brode 
Al  ver  onor  de  l’opre  belle , e vaghe . 

Tu  padre  j tu  Signor , tua  man’  afpetta 
Europa  tutta  a le  mortali  piaghe  . 

Con  quanta  leggiadria  una  mtdefima  parola  è variamtnte  ripetiti  ì 
£ di  lontan  fi  cominciò  a vedere 
Italia  ; Italia  grida  il  primo  Acate  j 
Italia  poi  falutan  gli.altri  allegri . 
fjn  quella  figura  f altre  vagamente  s accompagnano:  quaN  il  compartirei 
Qui  tutta  umile , c qui  la  vidi  altera , ' 

Or’  afpra , or  piana  > or  difpictata , or  pia  , 

Or  vcftirfi  oneftatc  , or  leggiadria , 

Or  manfucta , or  difdegnofa , e fera  . 

Ove  anche  vedete  It  particelle  contrappofie  , iS 
Qui  cantò  dolcemente  ; c qui  s’alfifc  ; 

Qui  fi  rivolle  ; e qui  rattenne  il  paflb  : 

Qui  co’  begli  occhi  mi  tratìffe  il  core  i 
Qui  di  (Te  una  parola  j e qui  forrife  : 

Qui  cangiò ’l  vifo. 

Z congiungione  > 

Dicendo  ; Qui  cantò  l’alma  firena  ; 

Qui  diflè  un  vago , ed  amorofo  detto  ; 

Qui  confolò  ridendo  i fenfi  aflflitti  ; 

CW  fe  fcreno  co’  bei  lumi  invitti  ; , 

Q^  ti  fi  volfe  tutta  umana , e pia  ; 

Qui  difdegnofa , e dolcemente  acerba  j 
Q^  (lette,  qui  palsò  tra’  fiori , e l’erba . 
p'I  dividerei 

Dintorno  innumerabilt  raorrali  • 

Parte  prefi  in  battaglia , e parte  uccill  i 
Parte  feriti  da  pungenti  Arali . E 
Sovra  un  bel  monte  tre  frondofi  rami 
D’un|  elee  antica  , tre  vezzofi  nidi . S 
Tre  fieri  raggi  d’atra  , e torta  pioggia 
.V’aggiunfc  # we  di  autje  piena  d’acqua  , 


Ripetefo’vanj- 
meuce  una  pa« 
fola , 


Rjptti'zioneJ 
con  altre  figure. 
1 Compartendo 


a CoacraPFO< 
oeodo. 


^ Senza  cògùui^ 
Zioue, 


ADiVtdeodql 


Digitized  by  Google 


alcuiu_»  Muu* 
zione . 

I De*  Cali . 


405  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Tre  di  purpureo  foco , e d'auftro  alato. 

5 Comparando.  E la  Comparazione , 

I da  man  manca  ; e’  tenne  il  cammin  dritto  : 

1 tratto  a forza  ; ed  e*  d' Amore  fcorto  : 

Egl’  in  Gicrufalcm  « e io  in  Egimy;  'r. , 

Ripetere  coB_j  Mutanfi  talvolta  nel  ripetere  i Cafi  f *' 

Non  fon  del  Sol , perchè  dal  Sol  li  nome 
Quella  fola  fra  noi  luce  del  Sole . Ed 
£ tu  mio  cuor*>  ancor  fé’  pur , qual’  eri. 

■ In  te  i fcgreti  Tuoi  mcflaggi  Amore  , 

In  te  fpiega  Fortuna  ogni  fua  pompa. 

£ Morte  la  memoria  di  quel  colpo . ' i 
Che  l’avanzo  di  me , convien  > che  rompa  : 

*•  j > In  te  i vaghi  penfier  s'arman  d’errore , 

Perchè  d'ogni  mio  mal  te  folo  incolpo . E 
Del  del , di  quanto  il  ciel  circonda,  e ferra  > 

Di  quanto  fopra  ’l  ciel  di  vita  gode 
t Padre  , lo  cui  fa  ver  giammai  non  erra  . £ - , 

■'  Come  d'alfe  lì  trae  chiodo  con  chiodo.  .... 

» Del  Genere.  Mutafi  il  Genere  t " 

Signor  mio  caro , altre  onorate  rive  , 

Altre  fonti , altri  fiumi , ed  altri  amori . 
ì De!  Genere,  E col  G onere  il  Numero  , 

cNunicro  . Altro  amore , altre  frondi , cd  altro  lume,  , 

Altro  falir’ al  del  per  altri  poggi 
Cerco ,(  che  n’è  ben  tempo  ) ed  altri  rami . 


Del  Numero  E ’/  Numero  folo  , 


col  numero. 


Piangan  le  rime  ancor  , piangano  i verli  j . . 

, Perchè  ’l  noAro  amorofo  Mclfcr  Cino  ‘ 

Novellamente  s’è  da  noi  partito  . 

Pianga  FiAoja  . > • ■ • / ...  :• 

J Della  perfona  E col  Numero  la  Per  fona , 

Piagnete  Donne  , e con  voi  pianga  Amore  ; ' i 
Piagnete  amanti  per  cialcun  paefe . < ' . 

parti  Mutanfi  ancora  le  parti  del  parlare  : ficome  in  quel  Sonetto  , 
Onde  tolfc  Amor  l’oro  , e di  qual  vena  i E . 
Icaro  cadde  qui  ; quell’  onde  il  fanno  . E 
Quindi  gli  fdegni , le  difcordic , e l’ircft 
Quindi  si  lunghe',  c difpictatcguerrea  - ^ 


6 Delle 
del  dire  , 
Modo. 


e del 


Qpc- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  "407 

Qucflc  due  si  crudeli , empie  forelie 

Han  tutto  il  mondo  fotto  fopra  volto  » E . ^ 

Che  cofa  è ’l  tuo  fapcr  , niun  fapcndo 
Quel , che  tu  fai  ì 

ove  anche  il  Modo  fi  cangia.  Ripigliafi  fpe/fo  il  medefimo  verfo,  che  In- 
tercalare fi  chiama,  ufato  da  T eocriio  , e da  f'trgilio , e dal  Sanna'^^aro, 
Ricominciate  , o Mufe,  il  voltro  pianto  . 
e da  noi , 

Odi  le  mie  parole  , ' . \ 

^Mondo,  fpcnt’ è ’l  tuo  Sole.  . . . . 

'jUnnanfi  parole  , che  ma  cofa  medefima  fignificantt 

Quedi  fur  con  codui  gl’  inganni  mici  ; • 

Queflo  fu  ’l  fcl  ; quelli  gli  fdegni,  c Tire 
Più  dolci  affai , che  di  nuli'  altro  il  tutto . 

'^dunanfi  cofe  diverfe  : ficome  nel  Sonetto  , 

Nc  per  fcreno  Ciel’  ir  vaghe  Stelle  . 
e in  cjueir  altro  . 

Orfo,  e non  furon  mai  fiumi)  nè  fiagni  • • 

Adunanfi  le  /irida  : ficome  ne'  Sonetti  , 

O dolci  fgùardi , o parolette  accorte  . ' 

Oimc  ’J  bel  vifo , oimè  '1  foave  /guardo  . 

^ ' O giorno  , o ora)  o ultimo  momento  . 
e le  pii*  volte  nell’  adunare  con  ejueir  ordine  fi  procede,  nel  qual  va  cre- 
feendo  il  parlare . Difperfe  allo  ’ncontro  quelle  fi  dicono  , che  fi  fpargo- 
no  , e difgiungoné  iWi^uefìo  modo  , 

Quanti  felici  fon  gik  morti  in  fafee  ì 
Quanti  miferi  in  ultima  vecchiezza  ì 
Alcun  dice  beato  , chi  non  nafee  . E 
Sono  animali  alcuni  di  sì  altera 
Villa  ) che  ’n  centra  ’l  Sol  pur  fi  difende  ; 

Altri  però  ) che  ’l  gran  lume  gli  offende  , 

Non  efeon  fuor , fe  non  verfo  la  fera  : 

Ed  altri  col  difio  folle  ) che  fpera  , 

Gioir  forfè  nel  foco  , perchè  fplende  , 

Provan  l’altra  vertii  quella  ) che  ’ncende 
Molte  cofe  ancora  fi  dicono  fen%a  congiunzione , non  che  di  Parole , per- 
■ cbè  fi  rende  più  veloce  il  parlare , 

Nuova  armonia  del  ciel  ) nuova  firena , 

Nuovo  fiil)  nuovo  amor  ) nuovo  diletto , 

• Nuo- 

» 


Verfo  Interca- 
lare . 


Ragiininza  di 
più  modi . 
iDi  parole  d’ua 
Ugnilìcaco . 

1 Di  cofe  diver, 
fe . 


ì Di  /lridÌ4 


Difperfe  paro- 
le I e cole . 


Parlare  {eotsu» 
congiunzione. 

1 Di  Parole . 


Digitized  by  Google 


4o8  della  poetica  TOSCANA, 

Nuova  grazia  fra  noi , nuovo  intelletto . 

E fiit  lungamentt , 

Alte  ricchezze  a nuli*  altre  feconde  ; 

Odorate  , felici , aure  fcrcnc  j • > 

Verdi  rive  , fiorite  piagge  amene  t 
Dolci  rami , tìor  lieti  > amate  fronde  ; 

Soia  quaggiìi  fra  ruai  del  dei  lìrena  ,■ 

Per  farne  fede  del  divino  canto  ; 

Porto  tranquillo  in  ogni  rea  procella  > 

Fida  del  mar  > lucente,  unica  ftclla , 

Ch’altrui  mofiri  il  cammin  , che  dritto  mena  ; . 

Or  foflcnctc  , ch’io  mi  Arugga  in  pianto  i 
1 Di  Semeniie,  ma  di  Sententi:  ancora  , 

Opra  , Signor’  , in  lei  la  tua  bell’  arte  , 

I,  Serva  ad  Amor  l’amate  luci  fante  , 

A me  tutto  il  mio  bene , al  mondo  il  fole  .* 

Abtx^an»  di  Allo  'ncontro  fpeffe  volte,  acciocché  ’l  dire  fta  piti  gravctt  tardo,  abh^^ 
eongiumioni . congiungimenti  , ■ 

Anima  , che  diverfe  cofe  tante 

Vedi , odi , eleggi,  e parli , e pcnA.  E 

Lieti  Aori , e felici  , c ben  nate  erbe . 

Sala  di  pamk,  M poco  leggiadro  rende  il  parlare  t andar  quafi  digrado  in  grado  in 
guija  d'una  fcala  : qual  farebbe  , 

Vince  ’i  mondo,  c di  lui  triomfò  Amore  ; 

Vinto  è Amor  da  leggiadra  , oneAa  donna } ^ 

La  bella  donna  da  immatura  morte  ; 

Morte  da  fama  gloriofa , ed  alma  ; 

La  fama  poi  dal  tempo  ; il  tempo  al  Ano 
Da  quel , ch’è  fcropre  Aabile  , ed  eterno . 

Ma  que/ìa  fcala , quanto  par  , ch'abbia  più  d'artificio , tanto  meno  fpeffà 
Lafciare  il  ver-  ufarft  conviene  . Lafciaft  talora  il  verbo  o per  la  brevità,  oper  la  how- 
bo  • tà  di  fua  natura  dilettevole  , 

Ed  egli  : io  t’avea  già  tacendo  Intelb . 

O per  modeflia,  ficome  appo  Virgilio  notò  ^intiliatio  , 

Sappiam  , chi  te  con  gli  occhi  già  traverfì , 

£ ’u  qual  tempio  ; di  che  rifer  le  Nimfc  . 
ancorché  /limino  alcuni , e/fer  figura  di  tacere  . Ma  eertamentt  é altrOf 
quando  o non  è manifefio  quel  ; che  fi  tace',  o pur'  é da  fpiegare  più  diffu~ 
fornente  : ed  altra  > quando  una  parola , la  qual  fia  rutta  , vi  fi  difidera. 

. Mé 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  405^ 

Ki  feit%a  difetto  di  alcuna  voce  è ciuci  dire  y 
Ove  ’l  diletto  figlio  y 
Ove  ’l  padre,  ov’  io  tua  gii  cara  donna , 

Oioiè  lalla  , rimango  2 

J)i  qutfta  maniera  é , quando  diverfe  forme  del  dire  da  un  verbo  dipen- 
dono : come  farebbe , 

A compagni , che  prendan  l'arme  , i dico  y 
E guerra  averli  a far  con  dura  gente  . 

T alvolta  fi  congiungono  cofe  diverfe  , 

Pace  non  trovo  , e non  ho  da  far  guerra.  £ 

So  de  la  mia  nimica  cercar  Torme , 

£ temer  di  trovarla . 

Talvolta  feguono  le  contrarie  , 

Povero  fol  per  troppo  averne  copia  . 

0 quelle,  che  fimi  li  parendo  ingannano  : perciocché  fono  difjimili  y 
Se  dudio  d’elTcr  breve  , ofeuro  torno  . 

Come  una  medefitna  parola  , che  non  una  fola  cofa  fignifiebi , fi  pòn'^a  ‘y 
net  ragionare  delta  Commedia  chiaramente  , con  molti  efempli  s'é  dimo- 
fìrato  . Né  una  fimilitudine  troviamo  nelle  parole  : perciocché  alcune 
WOB  molto  dijfomtglianti  ci  fi  dimoftrano  : quali  fono  , 

Quelle  innanzi  tempo  tempie . 

£d  Amore 

Amaro  , come  vedi . £ 

Laura  , thè  '1  verde  lauro , e l’aureo  crine. 

'Alcune  hanno  i fini , alcune  i cafi  fomiglianti , 

Di  doglie  certe  , e d'allegrezze  incerte . 

£*  il  vero  , ihe  non  volentieri  altrove,  che  ne’  luoghi  delle  eonfonanxey 
le  rime  , le  quali  oggi  ufiamo  , le  ricevono  ; fe  non  quando  il  concento  è 
nell'  ultime  fillabe  folamente  : qual  i , 

Or’  afpra,  or  piana  , or  difpierata,  or  pia . 

0 quando  te  voci  fono  sì  vicine, che  non  Je  n'attende  confonan^à:  quaté. 
Pregando , amando , £ ' 

M’unge,  e punge. 

Perciocché  non  diremo  , 

Afflitto  core  , albergo  di  dolore Nè 
O felice  alma  , che  sì  bella  falma 
Quaggiù  iafciafli , quando  al  cicl  volarti . 

Benché  io  non  veggio,  perché  ufarle  non  pojfa , chi  nuovamente  tal  com^ 
pofii^ione  far  voglia  . ne’  vctfit  nudi , e fciolti  de'  legami  delle  con- 

F ff  fonau- 


Dipender  Am~ì. 
Un  verbo  dtver- 
r«  fonne . 


Congiugner  co? 

fe  diverlè. 


Seguir  cofeJI 
contraile . 

I-c  (ìmili  in  vi- 
lla,ma  in  k dif- 
finiiii  . 

Parole  di  più 
lignificaci . 

Similitudine,  e 
convenienta  di 
parole, 


Simili  finì  ; 
SomigUonu  eia 
Ut 


Digitized  by  Google 


Egualità  di 
Membii . 


410  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Egiiallti  di  fonan'ze  le  riceverei , ms  fparfe  , e rade  volte  ; come  fanno  i Greci  ,et 
Giunture.  patini  . Altre  con  eguale  fpaxìo  terminano  , or  le  Giunture  , 

Qui  tutta  umile  > e qui  la  vidi  altera  . Ed 
Or  veOir/ì  ondiate  , or  leggiadria  . 

Ed  or  le  M mira  , 

Qui  cantò  dolcemente  ; c qui  s’alTtfe  : 

Qui  fi  rivoife  e qui  rattenne  il  paflb  E 
C^l  dilfi:  una  parola  ; e qui  rocrife  : 

Qui  cangiò  ’l  vifo  . 

Divengon  quejle  più  belle , quando  nelf  ultime  fillabe  hanno  qualche  ft~ 
militudnic  : quali  fono  y 

Or’  afpra  , or  piana  , or  difpletata  , or  pia  . 

Qui  cantò  dolcemente  j c qui  s’aflTifc  : 

Qui  fi  rivoife  . E 

Qui  confolò  ridendo  i fenfi  afflitti  ; 

Qui  fe  fercnu  co’  bei  lumi  invitti . 

Né  d’una  maniera  le  cofe  contrarie  ft  contrappongono  : perciocché  0 le 
yoci  alle  Voci , 

Breve  conforto  a si  lungo  marcirò  . Ed 
E gli  atti  Tuoi  foavemente  alteri , 

E i dolci  fdegni  alteramente  umili . Ed 
Arder  da  lunge  , ed  agghiacciar  da  preffo.  E 
Ch*  un  poco  dolce  molto  amaro  appaga  . Ed 
£ ’l  breviffimo  rifo  , e i lunghi  pianti . 

X Di  Sentenic.  0 le  Scnten7;e  alle  Sentente  , 

£ volo  fopra  ’l  cielo  , e giaccio  in  terra  . Ed 
£ veggio ’l  meglio>ed  al  piggior  m’appiglio.  £ 

Neffun  vide  giammai  piìi  di  me  lieto  .* 

NclTun  vive  piò  trillo  c giorni,  e notti . £ 

Già  mi  fu  col  defir  si  dolce  il  pianto  , 

Che  condia  di  dolcezza  ogni  agro  llile  , 

Or  m’è  il  pianger'  amaro  piò  , che  morte 
E 'I  Tutto  al  Tutto;  così  come  le  Parti  alle  Parti  , 

Già  fi  vedean  per  quelle  piagge  i fiori , 

£ ci  s’udiva  il  dilcttofo  canto  ; 

Quando  ’l  mio  Sol  co’  fuoi  divini  lumi 
Primavera  facea  d’orribil  verno  > 

£ lieti  giorni  di  penbfc  notti  , 

£ la  firena  mia  acquetava  Tonde . 

Or 


Contrapponi- 
rnenco  di  cofe..* 
contrarie . 
j Di  Voci. 


3 Di  tutto,  e di 
patti . 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  quarto;  - 411 

Or  plangon  per  li  Tcogli  i venti  j e Tonde  f 
Secchi  ion  per  le  valli  i nuovi  fiori , 

Mè  fi  vede  altro  , che  dogliofc  notti  f 
>iè  s'ode  in  vece  del  foave  canto 
Altro  , che  lamentar  ; poich’  un  mal  verno 
Lafciar  qui  dipartendo  i vivi  lumi . 

'fucile  parole  ancora  , cb’abbtan  tra  loro  qualche  contrapponimento  t 
Dolci  durezze  , e placide  repulfe  . É 
Dolci  ire  , dolci  fdegni . E 
Dolce  mal , dolce  afianno , e dolce  pefo  • Ed 
iVmaro  mio  diletto . 

di  fi  dimolira  una  cofa  mtdefima  con  pià  parole , 

■ E cosi  di  lontan  m’alluma  , e ’ncende  . E 
L’una  piaga  arde;  c verfa  foco,  e fiamma.  Ed 
Or  , che  *1  ciclo  , c la  terra,  e ’l  vento  tace , 

£ le  fere,  c gli  augelli  il  fonno  afìfrena  , 

Motte  ’l  carro  ficllato  in  giro  mena  , 

£ nel  fuo  letto  ;1  mar  fenz’  onda  giace  . ' > 

E tirconfcrivefi , 

Scaldava  il  Sol  gii  l’uno  c l’altro  corno  ’ ' 

Del  Tauro  ; c la  fanciulla  di  Titone 
Correa  gelata  al  Tuo  antico  foggiorno  . 
cioè  nel  tempo  della  Primavera,  e nell'  ora  dell'Alba.  E 
11  figlio  di  Latona , E 
Quando’!  pianeta  , che  difiingue  Tore  , 
per  Apollo , E 

Quel , eh’  in  TelTaglia  ebbe  le  man  si  pronte  y 
per  Cefare , Ed 

£ ’l  pafior  , ch’a  Golia  ruppe  la  fronte , 
per  David  . £ quel  nome  , cb'a  molti  è comune  , propio  per  qualche  ec- 
cellente facciamo  di  alcuno, 

Poiché ’l  traditor  d’Egittd, 
cioè  , il  ReT olemeo  d'Egitto  . B 

Che  ’l  Re  fofFerfe  con  piìi  grave  pena  , 
cioè  Crifio  Dio  nojiro  , E , per  farci  buono  agtirio,  in  vece  del  mal  nome 
ufiamo  il  buono  : qual  fu  quando  per  Maltvento  Benevento  fi  cominciò  a 
dire  ; ed  Eumenide  fi  chiamarono  le  Furie  infernali  ; e Benedetto  dir  fi 
fuolc,  per  non  dir  Maladetto  , E motteggiamo,  ficcme  nella  Cannone  , 
.Mai  non  vb  pifi  cantar , com’  io  fole  va  . 

f f f z E di- 


4 Dell’  af.gìun» 
co  col  Cullami* 

vo. 


Fi£;nre  nella-» 
M iiia/ionc  del- 
le I^Jinle. 
Siiioiiiinia , più 
pji'ole  di  una—» 
cola  , o l’olilo» 
t;ia  . 


Circonfcrivefe, 
o Pcnfiafi, 


AntonomalTi,  o 
fare  di  coinime 
propio  nome. 


Antifraff.o  ulà- 
re  il  buon  nome 
in  vece  del  mar 
lo. 

Moccegt;iare|' 


Digitizéd  by  Google 


Dimin'.if  ndo  fi- 
gli ihcar  più, che 
non  fi  dice  • 
Ampliare.  -< 


Di'minnire  I < 


Figure  vicine  a 
quell:  delle  fei>> 

teii7,e . 

Kifufare, 

Ancilbra. 


Dubitare  I 


Ammendare. 


tinji.ire  il  no- 
me con  la  l>ro- 
fopopeja . 


41Ì  DELLA  POETICA  TOSCANA 

f diminutndo  , piA  , che  non  fi  dice  , pgnìfichiamo  » 

L’alte  ricchezze  a nuli’  altre  feconde  > 
cioè , prime  . E come  ampliamo , dicendo  , 

Quanto  prclTo  al  fuo  tuon  parve  già  roco  . Ed 
£ già  l'ulcimo  dì  nel  cor  mi  tuona . 

Tuono  s'è  poflo  per  l'orare  di  DemoJlenCfC  Tuonz  per  fuoaa.Corl  ambe 
fogliamo  diminuire  , 

Se  ’l  falTo  » onde  piti  chiufa  quciìa  valle  > 
per  lo  Monte.  E 

Infin’  a Roma  n’udirai  lo  feoppio  , 
per  lo  fuono  della  Fama  , che  fi  fa  via  pià  udire,  che  lo  feoppio  . Benché 
qucfti  modi  di  parlare  più  s’appartengano  alla  mutae^ione  delle  parole, del-^ 
la  quale  già  s’è  detth  affaiificome  dagli  ornamenti  delle  fenten%e  alquan- 
to fi  dipartono  quegli  altri,  quando  rifufiamo  quel,  che  ci  fi  contrappone. 
Or  fia , che  pub  : già  fui’  io  non  invecchio  . . E 
Ma  fé  ’l  Latino , e '1  Greco 
Parlan  di  me  dopo  la  morte , è un  vento . 

E quando  dubitiamo  , con  qual  nome  la  cofa  dire  fi  debbi  , « eq»  qua^ 
parole  fignificare  , 

£ ’n  quai  parole  y ; 1 

Che  ’l  bel  volìro  non  feetni  ì E 
Com’  io  ti  chiamerò  Vergine  bella.  Ed 

0 fieno  dee  j.  o iieri>  e ’ngordi  augelli  . 

0 quando  ammendiamo  quel , che  noi  detto  avremo  , 

Di  bella  Donna , anzi  di  bella  Dea  . £ 

Raccolto  ha  'n  quella  donna  il  fuo  pianeta  j 

Anzi  ’l  Re  de  le  Aelle  . E 

Sul  di  lei  ragionando  viva  , e morta  , 

Anzi  pur  viva , c or  fatta  immortale  . 

0 quel,  che  pur’  altri  > 

1 illida  ogn’  or  mi  chiama  , c poi  s’afeonde  ; 

Anzi  t'illida  mia  m'afpetta  al  rio  . 

0 quando  il  nome  cangiamo , fingendo  la  perfona  , 

Tutti  tornate  a la  gran  madre  antica  . Ed 
O natura  plccofa , c fera  madre  . 

E qual  farebbe  » 

A Priamo  dirai  * eh’ Achilie  ancora 
, Qui  s’è  trovato . E 
De  la  greggia  noarito  propio  il  capro  . 

0 quan- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJLJARTO.'  41  j 

0 tfuando  a quel  « (he  t'è  fropoflo  , fi  foggiugne  non  uni  cagions  in  que- 
fto  modo  , 

L’ubbidire  al  Signor  fu  fenopre  bene  > 

O perchè  ’]  cuntraflar  punto  non  vale  » 

O perchè  n’acquiffiam  vita  immortale  |, 

O perché  torna  vana  ogn’  altra  fpene  > 

O perchè  fìa  cagion  d'ctcrnc  pene 
Calcitrar  contra  lui , che  non  ha  uguale  \ 

£ vuol , che  la  ragion  tutto  il  mortale 
Sproni , c nvolga  in  noi  > Aringa,  e raffrenc. 

J!  quando  gridiamo  , o per  meraviglia  , 

O fortunato  , che  si  chiara  tromba 
Trovalli , c chi  di  tc  s)  alto  fcrilTe  . £d 
O felice  colui , che  trova  il  guado 
Di  quello  alpeArc , c rapido  torrente 
O fidanza  gentil , che  Dio  ben  cole  > 

Quanto  Dio  ha  creato  aver  fuggetto  j, 

E ’l  cicl  tener  con  fcmplici  parole  ^ 

C per  compajjiove  , 

• £ aJUor  dico  » ahi  lalTo  » 

Dove  fc’  giunto  , e onde  fe’  divìfo  2 JS 
.......  Feccmi , oimc  Jaflb  » 

D'un  quali  vivo  , e sbigottito  falTo  . 

0 per  lamentare  , 

O fugace  dolcezza , o viver  laflb  . E 
LalTu  che  lòa2  che  fui  2 


SoggiBgiiert-» 
alb  cola  p:opo. 
Ifa  piM  cagioni. 


Figure  nell*_* 
voce  ancora . 

Gridare . 

I Per  mcravL 
giia . 


% Per  Compa& 
&oue. 


3,  Per  lamenta- 
te . 


O per  difdcgno  , ^ ^ Pej.  difJcgQo. 

Oimè  lalTo  > e quando  fia  quel  giorno 
Che , mirando  ’l  fuggir  degli  anni  miei , 

£fca  del  foco , e di  sì  lunghe  pene  ì 
tome  che  le  fenten'ge  adorniamo  ^ non  i perh  che  nella  voct  alcun*  topo, 
non  fia  da  notare  ; conciò  fu  che  quel  vigore  fi  veggia  nei  gridare  , che 
tertamentc  gli  mancarebbe  , s’egli  della  pronuncia  non  s'a'lutajfe  . £ già 
riprendiamo  altrui  di  quelle  cofcx  che  ci  fi  contrappongono:  quai'ix  quan-  Uudn . 
do  il  Virgiliano  Turno  , 

Io  fon  fuggito  2 or  chi  dirh  , che  vifto 
M’abbia  fuggire  , o brutto  orribil  moAro  2 
tifponde  a Drance  , tl  qual  biafitmato,  l'avca  dicendo,  * 

Va  fuggi  > 


2fi/èw 


Digitized  by  Coogle 


414  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Riferire  le  fé-  Rifcxìfcovfi  ancora  particolarmente  alle  cofe  prepofle  l'altre\  quando» 

deiitf  **  > fcguono  qucfle  , 

lece  enti . forcllc  , non  per  voce  umana 

Quel , che  chiedete , vi  s’è  fatto  chiaro  ; 

Ma  per  celeHe  , in  cui  non  regna  inganno.  E 
Non  di  Penco  , ma  d un  pih  altero  humc.  E 
O occhi  mici  ; occhi  non  già , ma  fonti . 

Compartire.  0 quando  compartiamo  , 

La  bella  donna  avea  Cefare  , e Scipio; 

• Ma  qual  pih  prelfo  , a gran  pena  m'accorlì  » 

L’un  di  vertute  , e non  d'amur  mancipio , 

L’altra  d'entrambi . 

E poco  dappoi , 

£ di  que’  primi  due 

L’un  feguiva  il  nepote  , e l’altro  il  figlio  i J? 

Duo  padri  da  tre  figli  accompagnati  , 

,L’un  giva  innanzi  «e  due  ne  venian  dopo  » 

£ l’ultimo  era  il  primo  tra  laudati 
Cedere.  Àggiugmft  a quelle  forme  il  cedere  ; qual'i  , 

Or  lalfo,  alzo  la  mano  ; c l’arme  rendo 
A l'empia  , e violenta  mia  fortuna  . 

0 pure  quel  dettoTeren7^iano,ch' a quella  figura, par,  che  più  fi  contenga, 
A me  fian  bene  tutte  quelle  cofe  , 

Ch’a  lo  fciocco  fi  dicon,  tronco,  legno  , 

Afino  , piombo , fafib  . 

Il  non  peiifato.  E quel, che  fi  dice  non  già  penfato,  nè  provveduto  avanti, 

Son  quefh  i capei  biondi,  e l’aureo  nodo  , 

Dico  io,  ch’ancor  mi  firingc;e  quei  begli  occhi. 

Che  fur  mio  Sol  ì E 

Ben  me  la  diè  ; ma  tofio  la  ritolfc  . 

Aiiiioverare.  Di  che  molti  efempti  nella  Commedia  troverete  , E C Annoverare  , 
Non  Tcfiii,  Po,  Varo,  Arno,  Adige,  e Tebro  . 

Ni  per  fcreno  del'  ir  vaghe  fielle  . E 
Orfo , c non  furon  mai  fiumi , nè  Ragni . 

RifpoiiJerea  fc  E ’l  rifpondere  a fc  ftijfo , 

. Che  fai , alma  ì che  penfi  ? avrem  mai  pace  J 

Avrem  mai  tregua  ì od  avrem  guerra  eterna  ì 
Che  fia  di  noi,  non  so.*  ma  in  qucl,ch'io  feerna, 

A Tuoi  begli  occhi  il  mal  noltro  non  piace. 

_ E co- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  41J 

J conte  leggiamo  nel  T erenxiano  Eunuco , 

Cacuoinmi  ; or  mi  richiama  : turnerb  ì 
Non  , fe  ben  mi  prcgafTc . 

E '/  continovar  paffando  , 

Dappoi  che  Morte  trionfh  nel  volto  . E 
Dappoi  che  folto  ’l  ciel  cofa  non.  vidi . B 
Poiché  queilo  ebbe  detto  , difdcgnando 
Riprcfc  M corfo  . E 
Così  parlava  ; e gli  occhi  avea  al  ciel  fidi 
Divotamcnte  : pui  mife  in  filcnzio 
Quelle  labra  rofatc  infin,  ch’io  difli . E 

Poiché  ’n  forfè 

Fu  fiata  un  poco  ; ben  le  riconofco , 

Diffe  ; e so  , quando  ’l  mio  dente  le  morfè  * 

Poi  col  ciglio  mcn  torbido , e mcn  fofco 
DilTe . 

E lo  Interrompere  , 

Quefio  nò  , rifpos’  io.  E 
1 volca  dimandar  ; rifpond'  io  allora  » 

Che  voglion’  importar  quelle  due  fiondi  ì 
’^ggiunganvifi  le  figure  , che  fon  pofie  nell'  ordine  . e nella  cofiritXfOne 
delle  parole  ; cioè  P anticipare,  e l’andare  innanzj  quel , cb'è  comune  ,e’l 
tutto  ; ftguendo  poi  le  parti  , 

Al  fin’  ambo  converfi  al  giufio  feggio 

lo  con  tremanti , ei  con  voci  alte,  e crude  ì 
Ciafeun  per  fe  conchiude  , 

- Nobile  donna  , tua  fentenzia  attendo . E 
Ma  difviarmi  i pellegrini  egregi 
Annibal  primo. 

E quel , che  fegue  , Ed 

Armate  eran  con  lei  tutte  le  Tue 
Chiare  vertuti,  ( o gloriofa  fchiera  I ) 

£ teneanfi  per  mano  a due  a due  ; 

Onefiate  , c Vergogna  a la  front’  era . 

E r altro  , che  feguita  . E ’/  comprendere  , o il  Numero  t 
Pur'  i biondi  capegli  allor  velati  , 

£ l’amorofo  fguardo  in  fe  raccolto . E 
Son  quelli  i capei  biondi  f c l’aureo  nodo  . 

0 il  Genere , ' 

Ma 


CoHtinovarpar- 
faudo . 


Interrompere,' 


pl^re  nella.1 
coni  Irli  z ione . 
Anticipare . 


Comprendere, 


Digitized  by  Coogle 


Congiunzione.' 


Aggiunzione. 


Dirgiunzione. 


41S  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Ma  la  penna , c Ja  tnano  , e lo  ’mclletto 
Ri mafcr  vinti . E 
Rotta  è l’alta  colonna  , c '1  verde  lauro  . 

O la.  Per  fona , 

Poiché  voi , ed  io  più.  volte  abbiam  provato . 

O il  Cafo , 

Nc  mai  ftato  giojofo 

Amor  con  la  volubile  Fortuna 

Diedero  a cui  piìi  fur  nel  mondo  amici . 

O pure  il  Cafo  t e la  Per  fona  : qual  farebbe  , 

Quindi  poi  ci  partimmo 
liito } c Pclia  meco . 

O veramente  le  cofe  non  propiamente  giunte  infieme  > 

L’oro , c le  perle, « i lior  vermigli, c i bianchi , 

Che  ’l  verno  devria  far  languidi  e fecchi  , 

Son  per  me  acerbi,  e vclenofi  ftccchi . E 
1 be’  lumi  , c le  dolci  alme  parole  , 

E i cape’  d'oro  lin  legato  m’hanno . 

Perciocché  propiamente  i fiori  foli  divengono  languidi  , e fecchi  , e in 
guifj  di  fìcctbi  ; e i capelli  folamcntc  legano  . E ’/  congiugnere  con  unn 
fol  verbo  le  parti  del  parlare  , che  innan'^^i  ne  vanno  f e le  fegMcnti  « 

Se  la  mìa  vita  dagli  afpri  tormenti 

Si  pub  tanto  fehermire , c dagli  affanni . E 

In  quali  Ipine 

Colfc  le  rofe,  e ’n  qual  piaggia  le  brine  2 
E Pantiporre  il  verbo  a tutte  le  parti  , 

Muovefì  ’l  vccchiercl  canuto  , e bianco 
Del  dolce  loco,  ov’  ha  fua  età  fornita  ; 

£ da  la  famiglinola  sbigottita . E 
Trovommi  Amor  del  tutto  difarmato  , 

Ed  aperta  la  via  per  gli  occhi  al  qorc . 

E V porlo  al  fine , 

Ma  del  mifero  flato , ove  noi  femo 
Condotte  da  la  vita  altra  fcrena  , 

Un  fui  conforto , c de  la  morte  avemo  . 

E r abbracciar  ciafeuna  cofa  col  fuo  verbo  , 

Non  lauro  , o palma , ma  tranquilla  oliva 
Pietà  mi  manda  } e ’l  tempo  ralTerena  ; 

£ ’l  pianto  afeiuga  ; c vuol'  ancor , ch’i  viva.' 

fiipreu 


Digitized  by  Google 


i li 


4*7 


LIBRO  QUARTOi 

Ri prendi  adunque  forza  , o dcbil’  alma  : 

Odi  la  voce  , che  dal  fc^gio  eterno 
Ti  chiama  a vita  gloriufa , ed  alma  . E 
Ma  tu  , Sol  vero , illufira  il  nodro  petto  ; 

' Tu,  vivo  fonte , rendi  fazio  e netto  . 

E t apporre  , 

Chi  gli  occhi  mira  d’ogni  valor  fegno 
Dolce  del  mio  cor  chiave  . £d 
U l’almo  tifo  ì U Tamorofo  fguardo  ? 

Aura  , ed  efea  del  foco  , ond’  io  tutto  ardo . 

E V eontinovare  un  medefmo  cafo  de’  nomi  infin'  alla  conchìnfione  > 

I chiari  giorni , e le  tranquille  notti , 

L'alto  fplcndor  di  duo  celcBi  lumi , 

De  le  fircne  l'amorofo  canto  , 

L’aure  foavi , e l’umil  fuon  de  Tonde , 

£ *1  dolce  tempo  de’  leggiadri  fiori 

Mi  tolfe  un’  afpro  , e tenebrofo  verno  . •> 

'^efle  fono  quelle  'cofe  , le  quali  per  alluminare , ed  ornare  i verfi  delle 
figure  delle  parole,  e delle  fenten%e,mi  fi  fono  offerte,  aceiocebé  con  efem- 
pli  io  le  moflrajfi  , Frh.  Rimane,  che  c'infegniate,  come  le  figure  del  dire 
flar  chiufe  in  quei  medefimi  luoghi  fi  dicano  , da  quali  già  gli  argomenti 
fi  prendono  : quali  fon  quifii  luoghi  ì Min.  ,^clli , che  Cicerone  leggia- 
dramente nella  T opica  , e nelle  Oratorie  partigiani  ci  defcrijfe  , la  diffi- 
niXfon  del  tutto , t annoverar  le  parti , il  notamente  della  parola,  aven- 
dofi  riguardo  a quel , che  fi  tratta  . Ma  riguardandofi  alle  cofe  , che  a 
lui  fono  ordinale  , altre  fe  ne  chiamano  congiugate , altre  ne  vengono  dal 
genere , altre  dalla  fpicie  , altre  dalla  fomiglian^a  , altre  dalla  differen- 
za , altre  dal  contrario,  altre  da  quel,  th’é  congiunto,  altre  da  quel,  che 
ne  va  innanzi , altre  da  quel , che  ne  Jegue  , altre  da  quel , che  contra- 
fìa  , altre  dalle  cagioni , altre  dagli  effetti , altre  dalla  comparazione  o 
del  maggiore , o del  pari,  o del  minore  . Ma  , perché  quefii  luoghi  ci  pof- 
fan  fervire' , tener  debbiamo  a mente,  tutta  la  forza  della  eloquenza  non 
pur  nelle  cofe  effer  pofla,  e nelle  parole,  ma  nell'artificio  ancora  del  dire, 
che  nelCune  e nell' altre  confifle:  perciocché, quantunque  allo  fcrittore  mol- 
te cofe  vengano  altronde,  e molte  parole  abbondevolmente  la  confuetudi- 
ne  gli  porti  ; nondimeno  l'artificio  da  lui  tutto  procede  : conciolfiacofaché 
di  due  maniere  fita  la  materia  al  Poeta  foggetta  . Luna,  di  quelle  cofe,  le 
quali  0 dalla  Natura  venendo , o dall' /Irte , o dalla  Fortuna  , egli  a fcri- 
vere  le  fi  propone  . V altra  nafte  tutta  dalla  invenzione  dello  fcrittore  . 

■ ^ S S Laon- 


/tppofti'one; 


Coiitiniia'i/one 
di  calò . 


De*  luoghi  dei 
gli  ornamenti. 

Quali  fieno  i 
luoghi  del  par> 
lar  Figurato , 


Eloquenza  do.<' 
ve  confida . 

I Coli . 
a Parole. 

3 Artificio. 

I 

Materia  dì  due 
maniere . 

I Altronde  re- 
cata . 

X Trovata  con 
Arte. 


Digitized  by  Google 


4t8  della  poetica  TOSCANA 

Efemplo *I  Pc-  (JueflA  fecondi  é da  trovare  tutto  ciò  , che  a.  quell'  altra  adorm 

tiaica,  narc  fi  richiede  ; perciocché  al  Petrarca  ne’  Triomfi  della  Morte  , del 

T etnpo  , e delt  Eternità  la  natura  delle  cofe  offerfe  la  materia  , la  qiiaP 
egli  trattar  doveffe  ; ficome  negli  altri  la  Fortuna  j ove  l’Arte  glie  la 
Di  Virgilio,  deffe  , non  trovo  . Ben  truovo  , che  a Virgilio  nella  Georgica  glie  la 
Materia  diede  l'Arte  del  lavorare  la  terra  . E ficome  alla  Natura  giudichiamo 
bi  Naturale,  appartenerfi  non  pur  tutte  le  cofe  , le  quali  ella  genera  J e quelle  , delle 
quali  fi  ferve  al  generare , ma  exjandio  la  dottrina  , che  di  lei  fi  truozia; 

Qual  Materia  anche  dell'Arte  c/ferc  /limiamo,  e le  ragioni  in  tei  pofle  per  contem- 
Artificiale . piare , o per  trattare , o per  fare  alcuna  co  fa  ; e le  cofe,  che  da  lei  proce- 
dono ; e fmilmente  gli  ftrumenti,  e la  materia  , della  qual  fi  fa  l'opera 
Ca-  ancorché  afe  la  Natura  V attribuifea  . Che  porti  il  Cafo,  o la  Fortuna,  a 
cuna.  * * tutti,  credo,  fia  manifejìo . Ma  , perciocché  le  cofe  , che  violentemente,  e 
fìrabboechevolmente  avvengono  , al  cafo  affegniamo  j a lui  parimente 
convien  , che  s’attribuifeano  quelle  cofe  , delle  quali  , benché  le  cagioni 
fi  diano  alla  Natura  , o pure  al  Fato  ; nondimeno  gli  avvenimenti  fono 
ftrabbocchevoli , e violenti  : quali  fono  i diluvj , gPincend) , le  torbide 
procelle  , le  repentine  fchiere  delle  bejìie , le  rovine  , le  pefiilen^c,  le  flo^ 
Che  fecondo  le  wV/ri  della  terra  . E , come  che  il  Fifico  Poeta , cioè  quegli  , che  ferivo 
WMeria  naturali , qual  fu  LucreTjo  ',  e fimilmente  colui , che  infegna  i, 

cano'var/orna-  » qual  fu  Virgilio  nella  Georgica  , non  altronde  prenda 

menti . l’apparecchio  , e l'ornamento  , che  di  là  , onde  offerta  gli  fi  era  la  mate- 

ria da  trattare  ! nondimeno  t Eroico  ,e'lT ragico  parimente  ,e’l  Comi- 
co, e chiunque  favole  compone  , a trattar  quel , ch’egli  ha  propoflo  , ci 
a bene  adornarlo , ufa  le  più  volte  quelle  cofe  , cho  non  fono  di  una  fìeff» 
Quali  ornamen-  ^<tniera  i perciocché  Empedocle  ( ricorro  agli  flranieri , poiché  non  tro- 
ll Poeti  Fi/i-  vo  tra’  noflri , chi  cfferci  poffa  efemplo  ) avendo  egli  imprefo  a fcrivere 
' delle  cofe  naturali , con  iftile  a quelle  conforme  le  trattò  . Ed  Efiodo  , 

infegnandoci  i lavori  della  terra  , co’  precetti  a quell’  arte  convenienti 
Quali  ornamen-  gli  ci  dimoflrò  . Ma  Virgilio  , ed  Omero  di  ciò  , che  fecero  quei  nobiliffi- 
e de’^Li^i^'*  lodarono , e di  ciò  , che  loro  avvenne  ‘,  e'I  Petrar- 

ca delle  fìngulari  belleg^xf  , e delle  rari  eccellente  di  quella  Donna  , la 
qual'  egli  ed  amò  , e commendò  fommamente  , fcrivendo  ; non  agevol- 
mente fi  direbbe  , quanto  fu  vario  , e di  quante  maniere  l'apparecchia- 
Efemplo  ditrar-  mento , il  quaP  ejfi  ad  illufirare  , ed  arricchire  Papere  loro  ufarono  . Ed, 
tar  le  laudi  d’u-  acciocché  affaggiamo  quel , che  s'é  detto  , fé  lo  Storico  narrar  voleffe  le 
Come  "l'è* tratti  alcuna  bella  , ed  onefia  Donna  ; loderebbe  nominatamente  le  par- 

lo Storico.  ti , e le  fattefte  del  corpo,  e le  vertù  dell'  animo  , e i cofiumi  ,e'l  va- 
lore , e ’l  ragionare  , e ’l  fenno  , e la  pudicizia  , e quanto  amor  di  fe  ac- 
cenda 


Digiilied  by  G-  ■ogk 


LIBRO  QjJ  ARTO,  4*P 

etnia  tlla  nt  cuori  di  coloro  , che  la  mirano  , e che  todoni  : ed  agglu- 
gnercbbtvi  le  compara<^ioni  dell’  antiche  dagli  fcrittori  mirabilmente  lo- 
date , agguagliandola  , o pure  antiponendola  a quelle,  per  far  lei  pii  de. 
gna  di  tner aviglia  . ^efte  lode  il  Petrarca  volendo  nella  fua  Laura  di- 
nioflrare,  per  altra  via  le  Cercò  ; e trovolle  nelle  cofe  fomiglianti,  e nel. 
le  congiunte,  e nelle  confeguenti,  c negli  effetti . Ond'  egli  fa  , ch'ella  fa 
Sole  , c lume  al  mondo  , ed  attribuifee  a lei  quel , tb'è  di  lui  : ftcome  in 
molti  luoghi  , e fpecialmente  in  quefli  , 

Quel  Sol , che  folo  agli  occhi  miei  rifplcndc  , 
vaghi  raggi  ancor’  indi  mi  fcalda  . S 

Ufi  moftri  I attendi 

L’erba  piti  Verde  , e l’aria  piti  ferena  t 
Iv’  è quel  noftro  vivo  , e dolce  Sole  ; 

’ Ch’adorna  , e ’nfiora  la  tua  riva  manca  . £d 
Ombrofe  fclve  ; ove  percote  il  Sole  , 

Che  vi  fa  co’  fuoi  raggi  alte  , c fuperbe  . E 
Prendi  qualitli  dal  vivo  lume . E 

Ch’un  Sole 

' fu  (òpra  ’l  ghiaccio  , ond’  io'folca  gir  carco . 
perciocché  ’l  Sole  è quel , che  veramente  rifplende  , e fcalda  , e fa  Perbe 
verdi , e raffercna  l'aria  ,■  e adornaci  fiori  la  terra  , e vefie  di  fronde  le 
felve,  e disfi  il  ghiaccio,e  genera  qualità  nell’  acque.  E in  quel  Sonetto, 
Quando  dal  propio  /ito  fi  rimovc  . 
e ne’  due  feguenti,  e quel,  ch’avviene  per  la  lontananza,  e quel , che  per 
la  prefenzg  del  Sole  , anzi  (Pun  maggior  lume , da  cui  procedano  tutti  i 
favori,  e tutte  le  grazie  del  cielo,  attribuifee  a lei.  Onde  tutto  quefto  ap. 
parecchiamento  è tolto  dal  teforo  della  Natura  ad  abbellire  , ed  ornare 
quel , che  pur’  i della  beltà  naturale,  come  fe  Donna  sì  leggiadra,  e bel- 
la foffe  vero  Sole,  e divino  lume  ; ed  a lodare  le  fingulari  bellezze  di  lei 
non  apparecchio  d’altre  cofe  gli  fervi,  che  di  quelle  naturali,  che  loro  fo- 
migliano  nel  Sonetto  , 

Onde  tolfe  Amor  l’oro  , e di  qual  Vena  1 
Con  le  cofe  ancora , che  fon  delCArte  , meravigliofamente  dipinfe  quel , 
cb'è  del  naturale  affetto , nel  T rionfo  d’ Amore  . Naturalmente  regna  , e 
triomfa  negli  uomini  C appetito  della  carne ma  il  modo  del  trionfare 
è tolto  dall'Arte  , e lo  fìrnménto  , col  quale  egli  vince  , e fignoreggia  , 
e trionfa  : qual'é  l’arco  , e le  faette , e ’l  carro  , e quattro  delìriert  via 
pià  , che  neve  bianchi , e Pandar  catenato  Giove  innanzi  ul  carro  con 
tutti  gP/ddii  di  Farro  , e con  infiniti  femidei  per  la  fimilitudine , la 

G g g 2.  quaPé 


Come  la  trittì 
’l  Lirico . 

Artifìcio  del 
Petrana  in  lau> 
dare  M.  Laura. 

Efemplo  di  co- 
f*— » fomiglianti 
tolte  dalla  Na- 
tura . 


EfempII  di  colè 
fomiglianti  tol- 
te dall’Arte. 
Ne’  Trionfi  t 


Digitized  by  Google 


; 


410  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Ne’  Sonetti,  tjual'è  dello  artifìcio  con  la  Natura  . E nel  Sonetto  , 

FafTa  la  nave  mia  colma  d'obblio  , 
deferive  lo  flato  pericolofo  delC  amante  con  fapparecebio  dell’  airte  dei 
^ Facile  Catrtoiii.  navigare  . E nella  Cannone  , 

Standomi  un  giorno  folo  a la  fenedra  , - ' 

fteome  nelle  vtfloni  della  fiera  cacciata  da  due  veltri, e del  bofehetto  degli 
allori,  e della  fontana  , e della  Fenice , e di  Euridice  fono  le  fomiglianj^e 
delle  cofe  naturali',  così  quella,  ch'è  della  nave,  è prefa  daW  Arte  ; ancor- 
chi  vi  firn  molte  cofe  naturali,  qual'c  il  mar  tranquillo,  [aura  foave,e  ’l 
Efemi)Ij  ili  cofe  cielfcn'^a  nuvole  . Ma  il  cafo  diede  la  materia  ul  Poeta,  cioè,  la  violen-  ' 
colte  dal  Cafo,  , f innan%i  tempo  morte  di  Laura  , della  qual  fu  cagione  la  peflilenora  , 

E fono  le  cofe  dclf  apparecchiamento  dalla  perfona  , il  cui  cafo  quivi  fi 
tratta  , differenti  ; parte  nel  genere , quali  fono  il  bofehetto  degli  allori, 
e la  fontana  ,e  la  fiera  ; parte  nella  fpecie  , qual' è la  Fenice  ; e parte  in 
quel,che  non  fi  può  dividere,  qual' è la  Donna  punta  nel  tallon  da  un  pic^ 
ciol'  angue,  per  la  quale  Euridice  fi  dinota’,  ove  anche  fignificarfi  chiara- 
mente vedete  , quanto  fia  fragile  , e breve,  e fottopofla  alla  violenta  for- 
^ tuna,  ed  a cafit  repentini , e mai  non  penfati  la  vita  de’  mortali,  il  cui  mi- 
ferabil  fine  allumini  il  Sannazaro  con  quella  belliffma  comparazione 
yirgiliana , , 

Qual  rofa  , che  calcata  in  tci/a  langue  . 

E pi  a brevemente  il  Petrarca  , 

Come  fìor  colto  langue  , 

il  quale  con  la  comparazione  del  Sole  dimoflra  quel,  che  ’n  lui  operavano 
gli  occhi  di  Laura  in  quel  Sonetto , 

Quando  il  pianeta  , che  dìdingue  Tore  . 

AV  fi  può  negare,  che  in  quei  verfit , 

Selve  notare  , e monti 
Direfti  in  alto  gorgo , 

Parte  volar  quafi  veloci  augelli  , 

io  con  la  Comparazione  delle  cofe  naturali,  quelli,  che  fa  PArte  , non  it- 
Da'Confeguen*  luftrajfl . E quando  alcuna  perfona  di  quelle  cofe  lodiamo  j le  quali  già  gli 
**  ' antichi  deificarono  , fe  dimoflriamo , quelle  aver  lei  feguito,  non  i qneflo 

I ornamento  di  laude  meravigliofo  ì 

Virtìi  morta  c , bellezza  , e cortella  , 

^ ^ Le  belle  Donne  intorno  al  cado  letto 

Tride  diceano . E 

Spenta  è la  cortcfia  , fpcnto  è ’l  valore E 
Con  lui  il  diparti  la  feda , e ’l  canto  . 

Simil- 

■ ~ t 

\ 


DIgitized  by  Coogle 


LIBRO  (QUARTO,- 


41* 

SimiUncnte , 

/Tu  mi  lafciaBi  il  cici  voto  di  Belle 
f ttttto  il  rimanente  di  quella  fìanx-t  non  è bcllijfima  laude  tolta  da  quel- 
le cofe,  thè  fcguirano  Li  difartUa  della  perfona  in  quella  Canxone  da  me 
lodata  ì ficome  ecccllentiffimamcnte  lodata  fu  dal  Petrarca  Laura  per  le  Dagli  Anrece» 
(ofe  , che  innanzi  al  nafier  di  lei  n'andavano  , ' • 

11  di  > che  coBci  nacque  , cran  le  (ielle  > - . 

Che  producon  fra  noi  felici  cfiTctti  » * 

In  luoghi  alti , ed  eletti , 

L’una  ver  l’altra  con  Amor  converfe , 
perciocché  egli  fignificò  , che.  bcUi(fima  , e valorofìjfima  Donna  farebbe 
quella  , che  con  tanto  favor  del  cielo  , e delle  felle  in  luce  ne  venia  . E 
quel  verfo , ' •' 

Una  nube  lontana  mi  difpiacque  y ' I 

non  fignifcb  la  troppo  inttan^i  tempo  futura  morte  di  lei  ì Né  men  leg- 
giadramente dinotò , che  avvenir  dovefft , quando  » 

Per  far'  una  leggiadra  Tua  vendetta  , 

E punir’  in  un  di  ben  mille  otTcfc  » 

Cclatamente  Amor  l’arco  riprefe  , 

Com’  uom  , ch’a  nocer  luogo , c tempo  afpetta  l £ 

De  l’aureo  albergo  con  l’Aurora  innanzi 
Sì  ratto  ufeiva  il  Sol  cinto  di  raggi  > 

Che  detto  avredi , e*  li  corcò  pur  dianzi  > 
infin'  a quel  terzetto  , . • . . .*1  . 

Poiché  quedo  ebbe  detto , difdegnando  > ' ' 

Riprefe  il corfo  pih  veloce  affai,  ' , • ' 

Che  Fakon  d’alto  a fua  preda  volando . ' 

Che  diremo  dilC  efercito , col  quale  dallaffalto  d' Amore  Laura  fi  àifefi  ì 
non  fignificò  egli  la  vittoria,  ch'ella  dovea  riportarne  ì 

Armate  cran  con  lei  tutte  le  fue  . 

Chiare  vertuti . . . . < 

Parmi  aver  chiaramente  dimoflrató  l'artificio  del  Poeta  , e la  inven-  AnìBcSo  tWle 
Xfone  , qual  fia  nelle  cofe  . Fbr.  Dmoftrateloci  , qual  fita  nelle  parole  ; Paiole  tratr^w* 
conciò  fta  che  gran  parte  in  quelle  ancora  ne  confifta  } perciocché  fono 
anche  da  trovare  le  voci , con  le  quali  fi  fpiegana  i penfiteri,  Mis.  Tutte 
le  parole  0 fono  propie,  0 traslate  t perciocché  tantiebe,  le  nuove , bufa- 
te , Pinufitate  nell'ordine  di  quelle,  0 di  qutfle  convien  , che  fi  pongano . 

.^efta  via  , quefta  maniera  , che  Topica  dir  fi  potrebbe , della  quale  al 
prefente  fi  ragiona , nell'  uno  e nell’altro  fi  truqva  , e tienfi  , quando  da 

certi 


Digilized  by  Coogle 


4zi  DELLA  POÈTICA  TOSCANA 


tcrti  luoghi  pofii  nelle  cefe  precede  il  ptrlare’,  acciocché  da  cjHcl,ch’è  tri~ 
to  , e volgare  , ci  partiamo  : conciò  fta  che  Tofcanatnchte  , e bene  ft  di~ 
ean  molte  cofe  , ancorché  le  parole  dalla  comune  confuitudine  fi  tolgane; 
ma  con  quefta  maniera  di  parlare  ft  rendano  pi^Jeggiadre^ . Chi  non  sa, 
cjfer  voce  Tofeana  Scaccia?  e nondimeno  per  più  ornamento  da  quel 
Da'Confcguen.  luogo , che  fi  chiama  da'  Confeguenti,  s'é  tolto , e detee  , 

Mette  i tuoni  in  bando , ' . . 

foce  ufata  , e propia  della  noflra  lingua  é Nacqui , c Nacque  ; ma  per 
più  leggiadria  dal  mcdcfimo  luogo  vtcn  così  detto  , 

^ando  novellamente  io  venni  in  terra  . £ 

Conti*  ella  venne  in  queno  viver  balFo  . -.v£  V - 

Che  fu  difeefo  a provar  caldo  , e gielo . 

Dagli  Antece.  Sicome  dagli  Antecedenti , 

‘lenti . Il  qual  feco  venia  dal  materno  alvo , . 

cfot , era  nato  . Volgarmente  ancora  per  tutta  Italia  , e prepiamente  fi 
Dalla  Cagione,  dice  Morire  ; ma  più  leggiadramente  dalla  cagione  vien , che  fi  dica , 
Ove  di  fpirto  priva  < , 

Sia  la  mia  carne  , . v'»  - • i.: . : . . , ’ 

cioè , ov’  io  fita  morto  ; perciocché  come  C unione  dello  fpirito  con  la  car- 
ne é cagione  della  noflra  vita  : roii  la  fiepara^jone  di  lui  da  lei  é cagione 
della  morte , £ 

Del  corpo  ufeio  quell*  anima  beata  . 
pa’Coiifeguen-  E da  quel , che  fegne  , 

’ Chiufer  le  luci  in  fempiterno  fonno  . 

Dalla  Diffiiii-  E dalla  Diffinixione , , ’ ' 

*ioiie . Che  lodo  è ritornata  , ond*  ella  ufeio , 

Come  fe  ’l  morir  /offe  ritorno  delV  anima  in  cielo  . 'Ed 

A me  ha  grazia  , che  di  qui  mi  fcioglia . Ed 

Anzi  lodate  lui , che  lega  , c fcioglic  « ~ Ed 

Anima  bella  da  quel  nodo  fciolia  . .1 

come  fe  */  dar  vita  fita  legare, e fcio^liere  il  dar  morte;  e legame  delCani- 
ma  il  corpo . • -£  , ' . f < ' • 

Ne  la  bella  prigione , ond*  or'lb  fciolta  , ^ , 

Foco  era  Hata  ancor  l’alma  gentile  . 
cóme  fe  la  vita  umana  fita  tener  V anima  in  prigione , e la  morte  hberar- 
Dalla  Cagione,  • E dalla  Cagioni  ; ‘ i • < 

Tinto  di  dolce  invidia . Ed  > ~ 

E di  bianca  paura  il  vifo  tinge  ; ' • * 

Da*  Congiunti,  perciocché  da  paura,  e da  invidia  nafet  la  fallidci^xi^.  E da'Congiunti  con 

molta 


Digitized  by  Google 


LIBRO  iQJJARTOrf  - 42^ 

molta  leggiadria  rocciftone  de'  mortali  /}  dinota  in  que  verfì  , 

Tutte  vcftite  a bruti  le  Donne  Perfe  , 

£ tinto  in  roiTo  il  mar  di  Salamina  . E 
Quel , eh’  in  Tenaglia  ebbe  le  man  si  pronte 
A farla-dcl  civil  fangue  vermiglia  . £ 

Perchè  ’l  verde  terreno 

Del  barbarico  fangue  fi  depinga  ? 

Chiamanft  qttefti  Congiunti  : perciocché  non  fono  già  cofemeeffarie,  an- 
corché le  pià  volte  fogliano  nella  morte  degli  uomini  avvenire  , P«r.  Io 
volea  dimandarvi  , quali  fono  gli  Antecedenti  , e qual  i Confeguenti , e 
qual  i Congiunti  ; ma  non  mi  parca  , che  fi  convenijfe  interrompere  il 
corfo  del  voflro  ragionare  . ‘Or  , che  dichiarato  ci  avete  , quali  fieno  i 
Congiunti  ; diffiniteci , quali  fieno  gli  Antecedenti , e qual'  i Confeguen- 
ti , acciocché  meglio  intendiamo  i Itaoghi , che  ci  allegate  , Min.  Come  i 
Confeguenti  neceffariamentc  ne  vengano  dopo  la  cofa  , la  qual  noi  dire 
vogliamo  ; cosi  gli  Antecedenti  ne  vanno  innanzi . Non  può  effere  Apri- 
le, e quel  tempo,  nel  quale  il  Petrarca  s'innamorò  ; che  prima  il  Sole  non 
alberghi  in  Tauro  ; né  anche  la  mattina  , che  prima  l'Aurora  non  appa- 
ri fca  . E però  quel  tempo  , e quell-  ora  il  Poeta  volendo  fignificare,  usò 
gli  antecedenti , dicendo  , 

Scaldava  il  Sol  gili  l’uno  e l'altro  corno  . 

Del  Tauro  ; e la  fanciulla  di  Tìtone 
Correa  gelata  al  Tuo  antico  foggiorno. 

E in  quel , che  diffe  Scaldava, per  quel,  che  feguità  , clt'aibcr- 
gava  : perciocché  non  può  feguire,  che  non  fcaldi  il  Sole,  dov'  egli  alber- 
ga . Ma  congiunto  é quel , quando  dijfe  , 

Che  rinnova  i miei  fofpiri . 

perciocché  non  era  neceffario  , ancorché  convenijfe  per  quel , che  fuole  il 
più  delle  volte  avvenire  . E certo  i Congiunti  , che  Aggiunti  ancora  fi 
chiamano,  fono  di  tanto  ornamento  , e di  tanta  forga  ; ci}’ a Poeti,  i qua- 
li van  dietro  al  verifiimile  più  , ch'ai  vero,  ed  hanno  in  coflume  d'accre- 
feere  le  cofe  , che  trattano , fervono  più  > che  gli  altri  luoghi . Onde  chi 
dieejfe , ... 

L'aere  fcrian  le  dolorofe  (Irida, 

il  terrebbe  da'  Confeguenti  : percioccb'  é neceffario  , che  gridando  Caere 
fi  batta  . Ma  chi  dicejfe , 

Ferian  le  (Ielle  i dolorofi  (Iridi . 

dagli  Aggiunti  il  prenderebbe  , e darebhegli  più  forga  j benché  non  fu 
neceffario,  che  lo  ftrido  ferifea  le /ielle,  Da'  Confeguenti  adunque  farà  il 

deferi- 


Che  i Congi’u*. 
CI  non  (òlio  di 
cole  necenorie. 


• 

Che  i Conlé» 
gueneijc  gli  An- 
tecedciici  fono 
di  cole  necelia* 
rie. 


Che’l  luogo  de’ 
Congiumi  fer- 
va più  , che  gli 
altri  ai  Poeta . 


Da’Conleguet^  i 
ti. 


Digitized  by  Google 


Djgi;  Ar.rcce- 
dfiiti . 


Di'  Rfpiignan- 
6 . 


Dagli  Ctfecti. 


Dagli  EfTeKi , e 
dalia  Cagione. 

Dalla  Diffni- 
iioiic,  e dal  i'i- 
niik . 


Dall’ Annove- 
rar delle  pai'Ci. 


Dal  Notarrea» 
to  della  parola. 


Da’Congineatì 


414  DELLA  POETICA  TOSCANA  - 

deferiver  (Osì  fu  notte  , 

Ma  , poiché  ’l  ciclo  accende  le  fuc  (felle  . 

£ dagli  Antecedenti  il  dinotar  cosi  l’ora  mattutina  . * 

Già  liammeggiava  l’amorola  (fella  ' . : ' 

Nell’ Oriente  ; e l’ahra  , che  Giunone  ■ • 

Suol  far  gclofa  , nel  Settentrione 
Rotava  i raggi  Tuoi  lucente  , e bella . 

£ poi  da’  Congiunti , * - • ‘ 

Levata  era  a filar  la  vccchiarclla  •' 

Difcima  , e fcalza , e dello  avea  ’l  carbone  t 
E gli  annanti  pungea  quella  Ragione  , 

Che  per  ufanza‘a  lag  rimar  gli  appella  ‘ ' 

E da'  Ripugnanti , • ' ' . , 

Che  non  ben  si  ripcnte  . ; ■ • ■ 

■ • '■  De  l’un  mal , chi  de  l’altro  s*apparecchia . 
percioccM  il  ripentirft  -,'è  Papparecchiarfi  a far  male  nonflantio  inftevtel 
E dagli  Effetti  la  morte  di  Laura  , ; . 

Occhi  mici , ofeurato  è ’J  voftro  Sole . 
perciocché  le  tenebre  dcgh^cchi  di  fui  procedean  dalla  morte  di  lei.  E ’l 
luogo  ombrofo  , 0 pure  il  lauro  , che  ombr.xva  il  luogo  , 

Tal  ch’io  dipinfi  poi  per  mille  valli  ' 

L'ombra  , ov’ io  fui  V ‘ * 

E dagli  Effetti , e dalla  Cagione  t ' - . • ' • ■ 

Ch’io  piango  a t'ombra  , c al  Soie  > 
cioè  , la  notte  e ’l  dì  : perciocché  l ombra  é effetto  della  notte  , e ’l  Sole 
è cagione  del  giorno . E dalla  Diffnigione  tolta  dal  fmile , 

QucRo  noftro  caduco  , e fragii  bene  , 

Ch’è  vento  , ed  ombra  , ed  ha  nome  beltade  . 

E dalC  Annoverar  dèlie  parti  s ■ ■ 

Non  Telili,  Po,  Varo,  Arno,  Adige  , c Tebro  . Ed  • 

Orfo , e non  furon  mai  fiumi,  nè  Ragni . 

E dal  Nvtamento  della  parola  , ' . 

Rapido  fiume , che  d'alpedra  vena 
Rodendo  intorno  , onde  *1  tuo  nome  prendi . ‘ - 

E dot  CongiiigatJ , . • ‘ • 

Laura  cclcde , che  ‘n  quel  verde  lauro  . £ 

Laura , fc  l’auro  del  bel  capo  fpiega  , . . 

Ofeura  il  Sole  ; e ’n'aurci  nodi  ardenti , ... 

Se  poi  l’avvolge  , ng  diAringe  , c lega  . 

’ ’ £ dal 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTOi 


Dal  Genere.'. 


4»r 

J?  ial  Genirt  J 

Quella  pianta  felice  J Ei 
Arbor  vittotiofa  , 
fer  TAlloro . E dalla  Specie  t 
Così  rofe  , c viole 
Ha  primavera  , 

per  li  Fiori . E dalla  Similitudind  p 

Quando  Donna  fembiante  a la  Cagione 
£ dalla  Differem^a  , 

Quel  sì  penfofo  è UlilTe  , affabil’  ombra  > 
a differeti'^^a  del  vero  , e vivo . E dal  DiJJimìle  | 

O felice  Titon  , tu  fai  ben  l’ora 
Da  rìcovrar’  il  tuo  caro  teforo 
Ma  io  t che  debbo  far  del  dolce  alloro  ; 

Che  fé  ’l  vb  riveder , convien  p ch'io  mora  ì 
E dal  Contrario  p 

Ch’ai  gudo  è dolce , a la  falute  l rea . 

£ dal  Maggiore  , 

Piacque  a retcrno»  ed  onorato  Padre 

Tra  quantunque  leggiadre  Donne  p e belle 
Il  pih  bel  volto  j e *1  cielo  ornò  di  ftclle  p 
D’alma  belili  le  Aie  celeffi  fquadre  . 

C'amore  adunque  delle  cofe  belle  non  fi  difdice  ad  uom  mortale  p thè 
»e  ami . È 

Che  poflb  io  far  > temendo  il  mio  Signore  ? 
fe  ’/  Signor  non  può  fiate  allo  'ncontro  p come  vi  fiord  il  fervo  2 Ed 
£ chi  non  fcalder^  > chi  fcalda  il  Sole  ì 
E dal  Minore  p 

Se  Al  beato  > chi  la  vide  in  terra  ; 

Or  p che  lìa  dunque  a rivederla  in  cielo  2 E 
Che  farà  il  ver  , fé  tanto  pub  l’inganno  2 
E dal  Pari  , 

L’ora  prima  era  , e ’l  dì  fello  d’ Aprile  > 

Che  già  mi  fìrinfe  ; ed  or  lalTo  mi  fciolfe  . E 
Gir  di  pari  la  pena  col  peccato . E 
Si  paragona  pur  co*  pih  perfetti . Ed 
Egualmente  mi  fpiace  morte , e vita . Ed 
Ahi  difpietata  morte  ; ahi  crudel  vita  . 

Or  cosi  brevemente  avendo  io  mofirato  t fegni  de'  luoghi  p nt'  quali 

Hhh  fioM- 


% 


Dalla  Specie. 

Dalla  Sinilin* 
dine. 

Dalla  Diflèrea- 
ca  . 

Dal  DilGmile. 

Dal  Cootrari», 
Dal  Migsiorel 

Dal  Minori 
Dal  Pari,' 


Digilized  by  Coogle 


Del  Decoio. 


426  DELLA  POETICA  TOSCANA 

flatmo  le  Figure  del  dire  nafcoJie,ciafcun'  altro  col  fuo  fludio,e  co»  l'efer- 
cixfo  potrà  giugnere  a fapere  , come  ft  trovino  gli  ornamenti  delle  fen- 
tcn-ze  , e delle  parole  , mafftmamente  perciò  , che  particolarmente  , e di^ 
[Untamente  con  lungo  difeorfo  ho  narrato  , quanti  e quali  peno  quePi  lu* 
m del  Poetico  parlare  . Fee.  Poiché  di  tutto  Capparecchio  del  dire  chia- 
ro e leggiadro  a baPanxa  s'é  ragionato  ; rimane , che  c infogniate  , come 
nel  verfo  ciò  attamente  , e dicevolmente  far  p pojfa  : perciocché  dimih- 
Prato  avendoci  voi,  non  che  i fegni  de'  luoghi,  da'  quali  tor  p poffa  P or- 
namento del  parlare  , ma  l'arte  ancora  di  trovare , come  le  parole  dalle 
parole  nafeano  , c le  cofe  dalle  cofe  ; tengo  per  fermo , che  quel , ch'é  di- 
cevole , ed  atto , che  Decoro  da'  Latini  p chiama  , apertijfmamente  ne 
Opinione  degU  infegnerete  . Min.  Studierò  di  foddnfare  al  vofro  depdcrio  , come  che 
fi  truovi,  eh’ a pieno  , e perfettamente  n’abbia  ferino  : 

ìtinane\  * perciocché  gli  antichi  Pimarono  effer  chiaro  , che  non  ad  ogni  faccenda  , 
Oni-v.i7;onej  tempo  , né  ad  ogni  luogo  , nè  alla  prefen- 

d’antichi  intor-  ^a  d'ogni  uditore  fa  bene  una  maniera  di  parlare  ; onde  giudicarono  non 
fifièva'neUc'tré  ^ ^‘^ee  altro  precetto  , fe  nonché  la  pgura  del  dir  grande 

Ficiire  del  dire,  e pieno  , e dell'  umile  e dimcjfo , e del  me-^^^ano  adattiamo  a quel , che 
’ • p tratta  j e nulladimeno  ejferci  lecito  d'ufare  quap  i mcdepmi  ornamen- 

1 mie.  ^ - ^ gagliardamente , e con  più  nervo  , ed  or  più  leggiermen- 

te ) e con  minor  lena  : e ’l  poter  in  ogni  cofafar  quel , che  p conviene, 
cjfer  dell'  arte  , e della  natura  j pcome  della  prudenza  il  fapere  , che  , e 
quando  p convenga  . Ma  , perciocché  la  prudenxji , o s’acquifa  con  gli 
ammacflr amenti  della  dottrina  , o pure  fe  n'ajuta  ; mi  par  , che  farò  co- 
fa  propttevole  , fe  del  Decoro  io  dirò  brevemente  quel , che  ne  riputerò 
j Varietà  di  de-  t»'Sh\ire  , e più  degno  , E prima  per  ben  vedere,  che  Pia  bene  a ciafiuna 
coro  fecondo  la  perfona , recar  vi  dovete  a memoria  quel , che  s'é  di  tto  de'  coPumi:  con- 
par[a  cioffiacofaché  monti  non  poco  di  qiiaP  età  pa  chi  parla  , di  qual  dignità , 

Decoro  fecondo  , di  qual  condiz^ione  , di  qual  fortuna  , di  qual  gente  , 

J’£tà . in  qual  luogo  nato  pa  , ed  allevato  : perciocché  ad  altri  altra  maniera 

Q'ial  (Ì.1  il  par-  p‘t>'l^te  è richicjia  } a'  vecchi  la  moderata , e Pretta  , e benigna  , e li- 
Iarde’  Giovani,  mata  ; e certo  , qual  ce  la  volle  pgnipear  Cicerone  , quando  dijfe , che  'I 
e de’  Vecchi . jiff  cominciava  ad  invecchiare:  a gioveni  C abbondevole,  e piena,  ed 
ardente,  ed  alta,  ed  ardita,  ed  ornata:  pecme  ancora  non  ad  ogni  età  con- 
viene il  medepino  vefire  j né  il  medepmo  cofume  in  quella  , e in  que- 
Viiio  di  parla-  ^ • Chi  patirebbe  nel  vecchio  la  copia  del  parlare  , e P ardore , 

re  de’ Vecchi  ,e  e ’l  gonpo  , o pure  il  pare  , e la  fcelta  delle  parole,  e la  vaghe:t,^a  , e la 
leggiadria  , e tutto  l'altro  ornamento  della  polita  compopxjonc  Ì Chi  net 
giovcne  il  pecco  , il  breve,  il  fattile,  il  fevero  e quel  che  inna»%j  tempo 

ha 


S Mezzana. 


de’  Giovani. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  417 

ba  certo  odore  delF  autorità  fenile  ! E,  perciocché  io  non  infcgno  Roman- 
I Tji  , ma  quella  Poefìa  , la  qual  feguirono  Dante  , e Petrarca  , come  colo-  Efempiod/  Vìe 

' ro,  che  non  ft  volfer»  partir  dal  cammino,il  qual  tenne  Virgilio,  ed  Ome-  gil/o , cd  Onvc- 

I ro  , non  trovando  efcmpli  di  quel,  ch'io  dico,  in  quelli  nofìri,  ricorro  vo-  • 
lentieri  a pià  antichi , e fpecialmente  a Virgilio  , l'opere  del  quale  fona 
a'  dotti , ed  agP  indotti  già  note  , maffmamente  in  quella  età,  nella  qual 
fi  fono  fatte  volgari . Come  adunque  al  Giovane  parlar  convenga  , non 
pure  C Omerico  Achille  , ma  il  Virgiliano  Turno  vi  farà  efemplo  ; come 
al  Vecchio  il  Re  Latino  . Né  quel , che  fi  darà  al  governo  della  Repub-  Dfcortì  feconda 
hlica  , in  guifa  di  Filofofo  , che  né  molto  lontano  , terrà  quel  tempera-  la  Piofi-llione . 
to  modo  , che  nella  mediocrità  confile  , 0 pure  il  femplice  , e' l volga-  Govwinato 
re  , e cottidiano  , come  il  faldato  , ma  in  guifa  d'uomo  veramente  favio,  re. 
che  attende  alle  cofe  pubbliche  , ed  alle  particolari  de'  Cittadini , i quali  Di  Soldato. 
egli  difende  , tutta  la  for%a  , e la  copia  , e la  foavità  della  eloquen%a  po- 
ne dicevolmente  in  quel,  eh'  egli  tratta  . ^uali  fi  fingono  da  Omero  Ne-  Decoro  fecondo 
flore  , ed  Vliffe  . 1 Principi  ancora  , e i Re  hanno  una  lor  propia,  e par-  **  dignità . 
ticolar  maniera  di  parlare  . Ne'  quali , benché  l' abbondevole  , e vaga  , 
c piacevole  , e piena  di  molto  fludio  , e di  fatica  non  fi  richeggia  ; non 
però  defiderar  fi  dee  la  grave  , la  qual  abbia  col  pefo  delle  fentcni^e  la 
leggiadria  delle  parole  congiunta  . Laonde  quefla  varietà  di  perfine  fa.  Che  uno  fleflo 
che  CIÒ,  che  in  altri  é fegno  di  laude,  in  altri  fciocchci^^a  , e trafeuratag-  Parlare  in  altri 
ginefi  ftimi.  Dica  Diomede  quel , che  daTerfita  contro  Agamennone  trl*b?afimaro.*** 
fi  dice  ; fiicome  quegli  mojfe  a ridere  , perciocché  parea  , che  feioccamen- 
te  , e trafeuratamente  parlaffe  , così  quefii  deflarebbe  in  altrui  meravi- 
glia : percjocché  fingular  grandegga  d'animo  moflrarebbe . Né  meno  an-  » Varietà  di 
cora  monta,  quali  fieno  quelli , che  flanno  ad  udire  ; cóncioffiacofaché  decoro,  fecondo 
generi  diffomiglianga  l'età,  la  podeflà  , lafignoria,  la  dignità.  Onde  Ud'itori? 
a Giunone , che  dimanda  , e ad  Eolo  , che  rifponde  appo  Virgilio  , non  £femplo 
conveniano  le  medefimc  parole  . Se  quegli  , a cui  fi  chiede  , e preghiera 
fi  porge  , é di  maggior  dignità  , e di  più  potenza  ; il  promettergli  gui- 
derdone per  ottenere  quel , che  fi  dimanda,  fi  difdice  ; conciojjiacofa- 
ché  la  grandc%Tt^a  , e l'eccellcnxa  di  lui  non  fofienget , che  i doni  a far 
( beni  fido  l'inducano  . Ila  , perciocché  quel , che  fi  dice , molto  importa-,  j 

. attamente , e dicevolmente  dirà  colui , che  ben  mirerà  non  pure , che  fila  fttondo  la  " 
profittevole  , ma  che  convenga  ; le  quali  due  cofe,  perciocché  le  più  voi-  "à^aélla’? 

, te  fono  congiunte  , non  fi  difputerà  qui , fé  mai  fi  difgiungono  . Ma,  do-  Maniera  di  cofe 

, ve  avverrà  , che  fi  contrappongano,  farà  meglio , che  V dicevole  fu  vin-  Utili, Oneftt-», 

i citore  . E , petciocihé  le  cofe  fono  di  tre  maniere  } ficome  il  fare  l'one-  Meazane. 

^ fle,  cosi  ambe  il  dirle  fempre , ed  in  ogni  parte,  a tutti  é fommamente  ri- 

H h h z chie- 


Digitized  by  C-'-ogle 


Lodar  fe  fteflo  è 
vizi'ofo  I fe  non 
in  due  tempi. 

I Per  dar  noci* 
zia  di  noi  ■ 


» Per  rirponde* 
ic  al  nimico. 


4 Varfeti  di 
decoro  fecondo 
*Ii  Atfccci , 


1 Varìetl  di 
decoro  fecondo 
l'Invenzione..*  t 
Difpoiizione../, 
Elocuzione . 


Che  fi  i tracu. 
co . 

1 Dell’  loven» 
kioue  • 


4i8  della  poetica  TOSCANA 

cbie/lo  : a ninno  mai,  né  in  luogo  alcuno,  le  brutte  t difonefie . Ma  quel- 
le , che  fono  tra  fune  e t altre , e quafi  nel  me'zxo  * fii*,o  meno  fon  da 
concedere  , o da  riprendere  , fecondo  che  la  perfona  , il  tempo  , il  luogo 
richiederà  . Biaftmafi  il  gloriarci  delle  cofe  nojìre  , che  a molti  é nojofo', 
e perciocché  par , che  fta  in  difpregio  degli  altri , genera  difdegno  . T ai- 
volta  fi  concede  per  dar  notizia  di  noi,  ove  la  noflra  prefen%a  non  fta  co- 
nofciuta  : qual’é, 

Son  quel  pictofo  Enea  , che  porto  i Dei 
Di  Troja  , fopra  ’l  cicl  noto  per  fama  . 

0 per  rifpondere  al  nimico  , che  con  parole  ingiuriofe  sfacciatamente  et 
minaccia  : quaN , 

Se  prod'  uom  fei , comincia  ardito , c pronto: 

A ferir  Vienne  : a Priamo  dirai 
Aver  qui  ritrovato  un  nuovo  Achille  . 

Né  meno  il  parlare  fen%a  modeftia,  e con  remore,  e natamente, che  l’ope- 
rare, a tutti  difeonviene  , ma  fpecialmente  a coloro , che  per  la  dignità, 

0 per  l’età  , 0 per  f efperien%a  delle  cofe , o per  la  feiem^ia  fono  fopra  gli 
altri  eccellenti . E nondimeno  dicevolmente  ciò  far  fi  concede  , fe  alla 
perfona  fta  bene  : perciocché  quantunque  a Giunone  come  a mogliere  di 
Giove  , e Regina  delli  Dei  il  turbar  fi  fieramente  , e 7 gravemente  cruc- 
ciar fi  difeonvenga  ; nondimeno , perciocché  da'  Poeti  non  s'é  finta  cofa 
più  terribile , né  più  turbata  di  Ui , non  é da  riprendere  , ch'ella  sfre- 
natamente s'adiri , e metta  tutto  il  mondo  fatto  fopra , né  lafci  cofa  ve- 
runa intatta , per  far  vendetta  della  ingiuria  da'  Trojani  ricevuta  , di- 
cendo ella  , 

Se  ’l  ciel  non  muovo , moverò  l’inferno 
E brevemente  in  tutte  le  cofe  é da  guardare  , che  niuno  moflri  delPauto^ 
rità  fua  non  aver  cura.  Ma  per  lo  foverchio  di  fio  di  far  vendetta,  quan- 
do quella  Dea  la  fua  dignità  dimenticando,  ad  Eolo  ne  va  fupplichevol- 
mente  ; intendiamo  , che  ragionevolmente  s'ebbe  riguardo  alla  perfona 
iraconda  , e non  a quella , che  regnar  tra  li  Dei  fi  dicea  , Ma  fen%a  dub- 
bio al  parlar  dicevole  , ed  acconcio  molto  neceffario  (limiamo  , che  fi  fap- 
pia  , che  convenga  ad  infegnare  , che  a muovere,  che  a farci  amico  l'udi- 
tore , che  in  ciafeuna  parte  del  dire  , che  in  ciafeuna  maniera  fi  richeg- 
gia,  in  qual  luogo  fta  ciafeuna  cofa  da  locare,  al  fine  in  qual  modo  ciafeu- 
- na  varietà  di  parlare  fi  tratti . E nel  vero  quefìa  ultima  parte  rimane 
ad  ejfer  chiaramente,  e brevemente,  quanto  fia  poffibile  il  più  , dimoftra- 
ta  : conciò  fia  che  tutte  l' altre  cofe  fi  fieno  in  quejìi  nojlri  ragionamen- 
ti dichiarate  ; perciocché  in  quel,  cb'é  della  Invenzione,  abbondevolinen- 

te 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJL/ARTOJ  4ip’ 

it  infegnatà  abbiamo  , che  cominciando  , che  narrando  > che  dividendo  ì 
thè  timprefa  materia  /piegando,  che  confermando,  che  conchiudendo  trat- 
tar debbiamo  , e in  quel , eh' è della  difpoftxione  , qual'  ordine  tra  loro  » Della  Diipo-' 
tengano  quefìe  cofe  , c comi  acconciamente  fi  congiungano,  e in  quel , che  • 
al  dire  s'appartiene  , quali  parole  a ciafeuna  di  quejìe  cofe  fiien  bene  , e 
qual  maniera  di  parlare  . Né  io  concederei  a quel , che  comincia  , né  a j Della  EIocu- 
quel , che  narra , le  voci  antiche , o le  mutate , o le  finte  . Né  quel , ch'è  *ione  alcuni  bei 
da  dividere  , e partire  , col  circuito  comprenderei . Né  permetterei  , che 
con  femplice,  e volgar  maniera  di  parlare  fi  conchiudeffe . Né  vorrei,  do- 
ve la  mifericordia  fa  mefliere  , che  7 motteggiare  le  lagrime  afeiugaffe  . 

Oltre  a ciò  altra  forma  di  dire  nel  perfuadere , altra  nel  confortare  , al- 6 Varieti  di  de. 

tra  nel  giudicio  , altra  nel  ragionamento  , altra  nel  confolare  , altra  nel  ® 

riprendere , altra  nel  difputare,  altra  nella  fioria  tener  ci  conviene , Ma, 

quante  fien  quefie  maniere  di  parlari  , come  fi  trattino , qual  di  loro  a 

ciafeuna  materia  particolarmente  fila  bene  ; mi  fiudierò  dimoflrarvi  con 

quella  brevità  , che  7 prefente  luogo  richiede  : conciò  fia  che  7 trattarne 

lungamente  , ed  abbondevolmente  non  s'appartenga  a quel , che  in  un  ra-  nerali . 

giovamento  molte  cofe  del  Poetico  parlare  comprende  . Ma  colore  , che  di  Qiyg  jj,,,  j, 

ciò  diedero  ammaefiramentì  , differo , che  fette  fono  le  Forme , quafi  luci  forme  del  par- 

delle  femplici , e delle  congiunte  parole  ; cioè  la  Chiara,  la  Grande  , l'Or-  • 

nata  , la  Volubile  e prefla  , la  Coflumata  , la  Vera  , la  Grave  . Nella  Quali  fieno  le^ 

Chiara  la  Leggiadra  , e la  Pura  comprendiamo  . Nella  Grande  la  Ma-  forme  del  par- 

gnifica  e maefievole  , P Afpra  c molefia  , l'Agra  e forte , la  Splendida  * 

e illufire  , la  Gagliarda  e incitata,  la  Ricca  ed  abbondante . iVe/Za  Parti  dbgiiifor, 

Cofiumata  PVmile , la  Soave  , la  Sottile , la  Modefla  * dimejfa  , A que-  • 

fle  forme  di  parlare  qual  maniera  di  fenten^e  , qual  modo  di  dire , qual  ‘ M^o"dfj,ve 

compofilionc  di  parole  convenga  , comandano , fecondo  che  la  cofa  fief-  i ^mpofizion 

fa  , e la  perfona  richiede  , doverfi  mirare  . Onde  la  Chiara  , che  Pura  fi 

dice  ,fifa  con  ufate  fenten^e  , con  parole  comuni  fen%a  molta  diligenza  <fclia  qual  . 

locate , prepie  , dirittamente  ordinate  o con  membra  , o con  circuito  di  due 

parlare  , che  procedendo  con  quei  modi , e con  quei  numeri , che  per  loro  ^^lice”  ’ 

fiejfi  ci  fi  parano  innano^i  sì  fermi  : quaPé  , 

Benedetto  fia  ’l  giorno  , e ’l  mefe , e l’anno , Efemplo  djPu. 

E la  Cagione , e ’l  tempo , c l’ora , e ’l  punto , 

£ ’l  bel  paefe , e ’l  loco , ov’  io  fui  giunto 
Da’  duo  begli  occhi , che  legato  m’hanno . 

La  Leggiadra  fi  fa  fimilmente  con  parole  ufate  , ma  fcelte , preparando  » La  Leggiadra 
a quel,  che  s'ha  da  trattare,  partendo  le  cofe , che  fi  diranno  , difirtbuen- 
io , paffando , ripetendo  , fon  la  medefima  compofiet^one  , co'  medefimi 

nume* 


Digitized  by  Googli 


4jO  DELLA  POETICA  TOSCANA 

Effmplodilee.  numeri , to'  medefimi  pofamenti , con  le  medefime  figure , e con  le  mede- 
Ciadfia,  fine  fenten-^^e,  che  alt  altra  forma  s’attribuifcono  , 

Nel  dolce  ccnrtpo  de  la  prima  ctade  , 

Che  nafeer  vide , ed  ancor  quaft  in  erba, 

La  fera  voglia , che  per  mio  mal  crebbe  ; 

Perchè  cantando  il  duol  fi  difacerba  : 

Canterò  com’  io  viflt  in  libcrtade  , 

Mentre  Amor  nel  mio  albergo  a fdegno  s’ebbe  ; 

Poi  feguirò  , ficome  a lui  ne  ’ncrebbe 

Troppo  altamente  ; e che  di  ciò  m’avvenne  . P 

Dappoi  che  folto  il  del  cofa  non  vidi 

Stabile , e ferma  , tutto  sbigottito 

Mi  volli , e dilTt  ; guarda , in  che  ti  fidi . E 

Così  parlava  ; e gli  occhi  avea  al  del  fidi 

Divotamente  ; poi  mife  in  filenzio 

Quelle  labbra  roface  , iniìn  ch’io  dilli . E 

Cantai  : or  piango . E 

1 pianfi  ; or  canto . 

Quali  figure  fie-  ^efla  politex^Tjit  e leggiadria  di  parlare  fa  , che  in  ogni  materia  diflin- 
no  a quellecon»  tarnente,  ed  apertamente  fi  venga  la  cofa  a dimojìrare . E ficome  al  fem- 
1*^ Abbondevole  pl>ce,epuro  fi  contrappone  il  circonfcritto,  e lungo  parlarci  così  al  net- 
X Turbata, quii,  to  , e leggiadro  il  turbato  , e mal  compofio  , il  qual  fempre  è da  fuggire, 
do  fi  ufi , e co-  j-f  ^ pff  dimoflrare  il  torbido  flato  della  mente  , che  perciocché  non 
■ (i  lafcia  leggiadramente  parlare  , convicn  , che  con  alcuna  confuftone  di 

3 Ofeura , e co-  parole  fi  dinoti  ; ficome  vedete  ne'  T rionfi  del  T empo  , e della  Divini- 
me  fi  fàccia,  e_,  (ìt  ^ ove  il  Poeta  ragiona  or'  in  prima  , or'  in  feconda  , ora  in  terxa  per- 
quaiido  fi  ufi.  ^ pYefente  , or  di  paffato  , or  di  futuro  tempo  . Ma  POfeu- 

ra  forma  del  dire  , che  alla  Chiara  fi  contrappone  , fifa  di  lungo  , o di 
breve  parlare  , o di  dubbiofo  , o di  mutato  . E nel  vero  è da  fuggire , 
fe  non  fi  tratta  materia  , eh'  ofeuramente  dir  fi  convenga  : qual  i nella 
Canxpne , 

Mai  non  vò  piò  cantar , com’  io  folcva 

Della  Grande.  La  Magnifica  poi , e piena  di  maeflà  , eh' è parte  della  Grande,  fi  fa  trai- 
1 La  Magnifica,  (andò  cofe  grandi,  o fien  dcgtJddii,  o degli  Domini  iltuflri,o  della  Natu- 
ra , con  gravi  fentenz^e  fcmplicemente  , cd  apertamente  affermando  , a 
negando,  e molte  cofe  fiotto  un  verbo  folo  comprendendo  , e col  dir  muta- 
to, e traslato,  e fignificar  volendo , che  s'intenda  più  di  quel,  che  fi  dice, 
e con  fcelta  di  parole  , che  pienamente  , ed  altamente  rifonino  , e con  ac- 
concia compofitTfione  , non  però  fatta  con  tanto  fludio  , che  pa)a  affettata, 

. ‘fi 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  4ji 

e fi  creda  ejfervi  fiata  pofia  molta  fatica  e diligenza  , e fen^d  afpro  con- 
corfo  di  lettere  > e fenxfi  languido  incontro  di  vocali , e con  pofamenti  t i 
numeri  de'  quali  fieno  fiabili  e fermi , quali  fono  f quando  le  voci  fonfl  di 
poche  fillabe  : com'é  » 

Quando  ad  un  giogo  , ed  in  un  tempo  quivi . E 
Dappoiché  morte  trionfb  nel  volto  . Ed 
Una  Donna  piìi  bella  alTai  che  ’l  Sole  . M 
Beati  fpirti , che  nel  fummo  coro 
Si  troveranno  , o trovano  in  tal  grado  y 
Che  Ha  in  memoria  eterna  il  nome  loro. 

O felice  colui  ; che  trova  il  guado 
Di  quello  alpellro , e rapido  torrente 
Ch’a  nome  vita  , ch'a  molti  è sì  a grado . 

L'Afpra,  e molefla  fi  dilunga  del  tutto  dalla  vaghe:^ga , e dalla  piacevo- 
le'zxa  del  dire  ; ed  ufafi , quando  il  Senato  , o pure  il  Re  , overo  alcuna 
perfona , la  quale  aver  fi  debba  in  riverenza  , apertamente  fi  riprende 
confeverità  di  fentenri^e , con  parole  duramente  traslate  y ed  afpramcnte 
congiunte  pungendo  « e mordendo  col  parlar  divifo  in  membri , o pure  in 
giunture,  e conchiufo  con  duri  pofamenti,  quali  eran  quei  quattro  Sonetti 
del  Petrarca, che  la  Santità  del  Signor  nofiro  Papa  Paolo  .Quarto  par  ra- 
gionevolmente aver  voluto  , che  del  Cannoniere  fi  tolgano  : perciocché 
fenna  riverenza  la  Chiefa  , la  qnaP  onorare , e riverire  in  atti,  e in  pa- 
role debbiamo,  parean,  che  biafimaffero  ; ancorch'  ella  a quei  tempi  non 
in  Roma,  ma  in  Avignone  rifedejfe , e il  Petrarca  per  Babilonia  Avigno- 
ne , non  Rema,  corni  egli  chiaramente  nell'  Epiflole  fue  Latine  dichiara, 
intendejfe . E quaiè  , 

O ciechi  il  tanto  affaticar  che  giova  ? 

Ove  riprende  Pontifici  regnanti , e Imperadori.  E quel  mio  Sonetto^, 
Re  de’  venti . 

E quefl'  altro  , 

Re  degli  altri  fuperbo , invitto  augello 
r quello  , 

Ira  del  cicl  fopra  ’l  tuo  capo  feenda  . 

L'Agra,  e forte  farà  , fe  i pari , o pure  i minori  in  autorità  riprendiamo 
con  le  medefimc , o ftmiglianti  fenten^e,  parole,  e figure  di  parlare,  e co' 
medefimi , o fomiglianti  numeri , e pofamenti  ; perciocché , come  nell' 
afpra  , così  anche  in  qiòcfia  mutiamo  , e formiamo  le  parole  , voltiamo, 
il  parlare  , divertiamo  , rimoviamo  Panimo  di  quel,  ch’afcolta  , diman- 
diamo per  far  pii*  forila,  e innanzi  agli  occhi  rechiamo  per  pungere 


Efemplo  di  ma- 
gnificenza . 


* L’Afpra-; 
Efemplo  di  af- 
prezia  . 


Sonetti  collera 
la  corte  di  Avi- 
gnone vietati • 
perchè  proce- 
deano  da  fde- 
gno  . 


3 L’Agra  ; 


Digitized  by  Google 


DELLA  POETICA  TOSCANA 


Efemplo  di 
agrezza . 


4 lia  llluflfe. 


DiflTerenza  f ra_f 
{’llliiiirCi  e la_« 
Ciliari. 


Efemplo  di 
Splendore . 


1 La  Incicaca  • 


ggramnte  : t}uaN , V) 

Misera  la  volgare , e cieca  gente . E 
Ite  fuperbi  e miferi  Criltiani 
Confumando  l’un  l'altro  , e non  vi  caglia  > 

Che  '1  fepolcro  di  Grido  s in  man  de’  cani . M 
Che  pur’  agogni  ì onde  foccorfo  attendi  ì 
Mifera  , non  intendi , 

Con  quanto  tuo  difnore  il  tempo  palTa  j jB 
Lumi  del  del  y per  li  quali  io  ringrazio 
La  vita , che  per  altro  non  m'c  a grado  ; 

Oimè  , perchè  sì  rado 

Mi  date  quel , dond’  io  mai  non  fon  fazio  ì 
Perchè  non  piìi  rovente 
Mirate , qual’  Amor  di  me  fa  drazio  2 
£ perchè  mi  fpogliate  iminantenemc 
Del  ben  > ch’ad  ora  ad  or  l'anima  Teme  2 
Za  llluflrt  fi  fa,  fe  delle  cofe  lodevolmente, ed  eccellentemente  operate  le 
fentenT^e  fien  magnifiche  e fplendide,  le  parole  fcelte  , e traslate  , e figni^ 
ficanti  fovra  il  vero  , ed  aggiunte  al  nome , e raddoppiate , e fen^a  con^ 
giunxioni  , e talvolta  d'un  medefmo  fignificato  , e con  Cimita%ione  , e 
r appr e fent anione  delle  cofe  , che  fi  trattano,  e con  figure  tali  di  parlare, 
che  forxa  elle  abbiano  , e fplendore  , onde  la  cofa  fi  dia  chiaramente  a 
vedere  r conciò  fia  che  nella  illufire  , cd  eccellente  narrazione  delle  cofe 
fervare  ci  convenga  quel,  che  s’é  detto  della  chiara,  ed  aperta  : percioc- 
ché la  illufire  è piti  fplendida,  e più  riluee  , che  la  chiara . L’una  fa,  che 
intendiamo  taltra  , che  ci  pa)a  chiariffimamente  aver  la  cofa  innanzi 
agli  occhi , E */  parlare  , che  in  quefia  forma  dirittamente  a pronun- 
ziar fi  comincia , poi  per  ampliare , e innalzare  la  faccenda  fi  torce , e 
con  ordine  obbliquo  fi  profferifee,  e fificndepiù  , che  in  quella,  e fono  in 
lei  que'  numeri,  e quei  pofamenti,  e quelle  compofizioni  di  voci,  che  fona 
nella  magnifica,  e maefievole  : quaC é , 

Nel  dolce  tempo  de  la  prima  etade E 
Queda  leggiadra  , e gloriofa  Donna . E 
De  l’aureo  albergo  con  l’aurora  innanzi . E 
Così  rirpofe , ed  ecco  da  traverfo 
Piena  di  moni  tutta  la  campagna 

Se  a quefia  Illufire  forma  aggiugnerai  l’Agra  e forte , ne  farai  la  (Ta- 
gliarda,  e Incitata  ; con  la  qual  contrafliamo,  infanzia  facciamo,  ripren- 
dtamo,  mordiamo  più  ornatamente,  e più  ampiamente , che  quando  agra- 
mente 


Digitized  by  Copgle 


LIBRO  QUARTO;  4jj 

minte  pàrliamo  ; perciocché  molte  cofe  ancora  aduniamo  , e in  una 
cofa  flejfa  dimoriamo  , e lei  con  magnifico  , e fplendido  , e incitato  par- 
lare alluminiamo  : tfuafè  > 

Or’  ai  fatto  renremo  di  tua  pofTa  , 

O crude!  morte  ; or’  ai  '1  regno  d’Amore' 

Impoverito  ; or  di  bellezza  il  fiore , 

£ ’l  lume  ai  fpento  , e chiufo  in  poca  foflà  . Ed 
Ov’  è la  fronte,  che  con  picciol  cenno 
Volgea  ’l  mio  core  in  quella  parte  , e ’n  quella  ì 
L' Abbondevole  e ricca  è , quando  a quel , che  inferire  , o conchiudere  f$  6 V Ablwiide- 
dee  , la  copia  delle  parole  , e'I  pefo  delle  fenten%e  aggiugniamo  con  la 
fpoftxione  di  quelle  cofe,  che  fi  dicono  feguire  , e in  tal  maniera,  che  l'or- 
dine, che  fuole  fervarjì  nelP argomentare,  fpejfe  volte  fi  cangia  : percioc- 
ché Énnan^i  alla  maggiore  poniamo  la  minore  , che  feguitar  devrebbe  ; e 
innanzi  all'  una  ed  alt  altra  la  ragione  . ^eflo  dire  , perciocché  non  fi  Modi',  ed  efem- 
fa  fen^a  circuito  , circondotto  fi  dice  . E , benché  non  pià  le  traslate , o P*'  vari  di  ab. 
di  qualfivoglia  altro  modo  mutate  , che  le  propie  voci  riceva  , nondime- 
no  particolarmente  di  certe  figure  di  parlare  s' adorna , Con  quefta  forma 
iifitntamente  annoveriamo,  e compartiamo  : quaté  , i Annoverando 

Due  fonti  ha  , chi  de  l’u  na  e Compartendo 

fico  , mor  ridendo  ; chi  de  l’altra,  fcampa.  Ed 
£ mentre  i miei  duo  lumi  indarno  cheggio  , 

Dovunqu’  io  fon,  di,  e notte  lì  fofpira . 

Carità  di  Signore  , amor  di  Donna 
Son  le  catene , ove  con  molti  affanni 
Legato  fon  , perch’  io  ftelTo  mi  firinfi . 

Un  Lauro  verde , una  gentil  Colonna , 

Quindici  l’una  , e l’altro  diciott’  anni 
Portato  ho  in  fono,  e giammai  non  mi  fcinlì.  £ 

Son*  animali  al  mondo  di  si  altera 
Villa  , che  ’n  contra  ’l  Sol  pur  li  difende  . 

E facciamo  elestione  : qual’é  , a Eleggendo  i 

Mentre  ’l  novo  dolor  dunque  l’accora  , 

Non  riponete  l'onorata  fpada  j 
An7Ì  feguite  là  , dove  vi  chiama 
Volita  fortuna  dritto  per  la  llrada  , ’ 

Che  vi  puh  dar  dopo  la  morte  ancora 
Mille,  c iiìiir  anni  al  mondo  onore,  e fama.  Ed 
E ben  m'acqueto , c me  fteflb  confolo } 

li»  N'e 


Digitized  by  GoogU 


4j4  DELLA  POETICA  TOSCANA 
Nc  vorrei  rivederla  in  qucdo  inferno  ; 

Anzi  voglio  morire,  c viver  folo  : 

Che  piii  bella  , che  mai  con  l'occhio  interno 
Con  gli  Angeli  la  veggio  alzata  a volo 
A piè  del  Tuo  , e mìo  Signore  eterno  . Ed 
£ perchè  pria  tacendo  non  m'impetro  ì E 

Signor  mio  , che  non  togli 

Ornai  dal  volto  mio  quella  vergogna  ì 

3 Apponendo  a ^ profofto  abbiAm  qualche  coj'a  , v'  apponiamo  quel , che  fegui- 

quel , «h’è  prò-  ta  , in  qticjto  modo  , 

Poiché  quello  ebbe  detto , difdegnando 
Kiprefe  il  corfo  pih  veloce  aifai , 

, Che  i alcon  d'alto  a Tua  preda  volando.  E 
Quelli  cinque  trionfi  in  terra  giufo 
Avem  veduti , ed  a la  fine  il  fello  , 

Dio  permettente  , vederem  là  fufo. 

4 Continuando  E Pordinc  dd  parlare  continovaino  con  alcuna  di  quelle  particelle  , che 

con  Confluii- Congiunzioni  fi  chiamano  : qual' è , ^ . 

* Se  mai  foco  per  foco  non  lì  fpenfe . E 

S’io  folfi  flato  fermo  a la  fpelonca  • E 
Perchè  la  vita  è breve  . E 

Poiché  '1  cammin  m’c  chiufo  di  mercede  . E 
Quando  io  v'  odo  parlar  si  dolcemente . 

5 Ufando  voci  Ed  ufitamo  quelle  voci,  che  tra  loro  fi  rifpondono  , e riguardano:  qud'i, 
corrifpondenti.  Quanto  pili  dilìofe  Tali  fpando 

Verfo  di  voi , o dolce  fchicra  amica  i 

Tanto  fortuna  con  più  vifeo  intrica 

Il  mio  volar , e gir  mi  face  errando  . Ed  , 

E tanto  più  di  voi , quanto  più  v'ama  . E 
Che  come  vide  lei  cangiar  ’Tcflaglid  , 

Cosi  cangiato  ogni  mia  forma  avrei . E 
Che  mi  flruggon  così , come  '1  Sol  neve . 

£ Comparando.  Talvolta  facciamo  compara'ttjone  , com’é  in  quel  mio  Sonetto  , 

Qual’è  fe  ’nnanzi . 

7 Rimovendo  E tolto  l'uno  , l'altro  foggiugniamo  : qual’è  , 

Soiiiu&^te.  Non  di  Peneo  , ma  d’un  altero  fiume . E 

Qui  non  palazzi  , non  teatro  , o loggia  ; 

Ma  in  lor  vece  un’ abete  , un  faggio , un  pino  . 
do^paraw"*”’  ^ congiugniamo , che  par  , che  fepariamo  : qual’ è , 

E non 


Digitized  by  Google 


4J5 


LIBRO  QJJARTO. 

E non  pur  quefta  mifcra  ruina 
Del  popolo  infelice  d'Oriente 
Vittoria  ten’  promette  ; 

Ma  Maratona  , e le  mortali  (Iretre  . 

T alvoltA  implichiamo  t e involviamo  il  parlare  talmente  , che  ninna  9 Implicando  le 
parte  per  fe  intender fene  poffa  , fe  non  fia  tutto  perfettamente  compiuto;  Membra. 
concioffiacofachè  ften  le  membra  di  lui  così  giunte  tra  loro  , ed  acconcie, 
che  , perciocché  uno  circuito  te  contiene  , fune  fen^a  Caltre  non  ft  poffan 
comprendere  s qual' è , 

■ O affettata  in  ciel  beata  t e bella 
Anima  , che  di  ncflra  umanitade 
Vedita  vai , non  come  i'altre  carca  ; 

Perchè  ti  fien  men  dure  ornai  le  Hradc 
A Dio  diletta  , obbediente  ancella<»-'. 

Onde  al  Aio  regno  di  quaggiù  fi  varca  ; 

Ecco  novellamente  a la  tua  barca  y 
Ch'ai  cieco  mondo  ha  gi^  volte  le  fpalle» 

Per  gir’  a miglior  porto  1 

D'un  vento  Occidental  dolce  conforto  ; 

Lo  qual  per  mezzo  queda  ofeura  valle  ; 

Ove  piangiamo  il  noflro  , e l’altrui  torto  « 

La  condurrà  de’  lacci  antichi  fciolta 

Per  drittiflìmo  calle 

Al  verace  oriente  y ov'  ella  è volta . 

E intrapponendo  , l'ordine  del  dire  tufbiamo  : qual' è y i«  Intrappoa 

Quel  vifo , al  qual’  ( c fon  nel  mio  dir  parco  ) «emla . 

ISIulla  cofa  morrai  potè  agguagliarli . 

E certamente  quefìe  figure  come  più  fpejfo  tra  loro  y 0 con  t altre  fi  con- 
giungono  , così  rendon  più  pieno  il  parlare  , e più  ricco  . L'ornata  farày  Dell'Ornata. 
non  perciocché  le  parole  y e le  parti  del  parlare  acconciamente  tra  loro 
s'adattano,  e talmente,  che  , come  il  corpo  per  lo  {angue  difillo  nelle  T/r- 
ne  acquifla  graya  e vagheg^^a  , cosi  il  dire  di  tal  compofixgone  t'ador~ 
na  : conctofiacofaché  tal'  ornamento  in  ogni  forma  fta  da  fervere  , ma  , 
perciocché  alta  leggiadria  della  compofig^ione  aggiugne  la  [celta  delle  pa-  i Parole . 
rote  y le  quali  fien  polite^  non  ; foavi , non  afpre  ; brevi,  non  lun- 
ghe , e traslate  , 0 nuove  , 0 di  qualfivoglia  altro  modo  mutate  ; e di 
quei  lumi  iUuflrate  , t quali  fono  , quando  lo  voci  fi  ripetono  , quando  * Figure. 
caggiono  y 0 fi  terminano  fimilmente  , quando  fi  contrappongono  , quan- 
do fi  pone  una  parola  in  principio , onde  dipendon  tutte  quelle  cefe , che 

1 i i z fi  di- 


i 


Digitized  by  Coogle 


4j6  della  poetica  TOSCANA 

ft  dicono  ; 0 nella  fine  , onde  fi  conchiudono  ; quando  tragcttiamo,  o tra~ 
pjj]ìamo  , 0 circonfcriviamo  ; quando  implichiamo  , o divertiamo  , o ci 
volgiamo  ; quando  le  parti  congiunte  dividendo  feparurno,  o di  grado  in 
grado  in  su  ritorniamo:  le  quali  figure, può  ricordarvi,  rffervi  Hate  tutte 

3 Compofijìo-  con  efempli  chiaramente  molìrate  . Fa(fi  ancora  qtiefia  forma  con  la  con* 

"•  t tinovarjoue  delle  voci , nella  quale  elle  talmente  fi  congiungono,  e com- 

pongono infieme  , che  non  è afpro  il  concorfo  , e [contro  loro  , ne  grande 
l apertura,  nè  più  fpejfa  la  confonano^a  delle  fillabe,  o delle  lettere, che  al- 
le rime  non  fi  richiede  ; nè  [avente  le  medefime  parole  [vn  ripetile:  ed  h» 
quei  medefittni  periodi , quei  medeftmi  pofamenti  , quei  mcdefimi  numeriy 

4 Varietà  l che  detto  abbiamo  al  dir  magnifico  flar  bene . Nè  co[a  è , che  renda  pik 

bello  il  parlare , nè  più  V adorni , che  la  varietà  ; la  qual  farà  , [e  i ge- 
neri , le  figure , i cafi , i tempi,  i modi,  le  perfone , i numeri,  tutte  quel- 
le cofe,  che  alle  parole  accadono,  varieremo  . Se  difiimilt  fien  gli  accenti 
delle  voci  , diffomigliante  la  pronuncia  , diverfi  i fini , ineguali , c diffe- 
renti gli  [parj  delle  fillabe  : [e  tra  le  brevi  le  lunghe  ‘,[e  tra  quelle  , che 
fono  di  poche  fillabe,  quelle,  che  fono  di  molte,  intrapporremo  ; fe'  pofa- 
Efemplo  dell*  menti,  fe’  numeri,  fe  le  forme,  fe  le  maniere  del  dire  fi  muteranno . Tac- 
Omata.  ciò,  quanto  più  bella  farebbe,  e quanto  più  adornata  quejìa  forma',  fe  del- 

le cofe  , che  fi  trattano,  alcuna  varietà  vi  s'aggiugneffe  : quaCè  , 

Nel  tempo  , che  rinnova  i miei  forpiri 
Per  la  dolce  memoria  di  quel  giorno  , 

Che  fu  principio  a sì  lunghi  martiri  ; 

Scaldava  il  Sol  già  l’uno  c l’altro  corno 
Del  Tauro  ; c la  fanciulla  di  Ticonc 
Correa  gelata  al  fuo  antico  foggiorno  . 

Amor  , gli  fdegni , il  pianto , c la  Cagione 
Kieondotto  m'aveano  al  chiufo  luogo , 

Ov’  ogni  fafeio  il  cor  laflb  ripone  ; 

Ivi  fra  l'erbe  già  del  pianger  fioco 
' Vinto  dal  Tonno  vidi  una  gran  luce  , 

£ dentro  aliai  dolor  con  breve  gioco  .* 

Vidi  un  vitcoriofo  , e fommo  duce  , 

Pur  com’  un  di  color , che  ’n  Campidoglio 
Trionfai  carro  a gran  gloria  conduce  . 

Io  , che  gioir  di  tal  villa  non  foglio 
Per  lo  fecol  nojofo  , in  ch’io  mi  trovo 
Voto  d'ogni  valor,  picn  d'ogni  orgoglio  ; 

L’abito  altero , inufitato , c novo 

Mi- 


Digitized  by  Google 


4^7 


LIBRO  QJ/ARTO. 

Mirai , alzando  gli  occhi  gravi , c Banchi  ; 

Ch’altro  diletto  , che  ’mparar  non  provo  ; 

Quattro  dcBrier  via  piìj  , che  neve  bianchi  ; 

Sovra  un  carro  di  fuco  un  garzon  crudo 
Con  arco  in  mano , c con  faette  a’  Banchi , 

Contra  le  quai  non  vai*  cimo  y nè  feudo  : 

Sopra  gli  omeri  avea  fui  due  grand'  ali 
Di  color  mille  > e tutto  l’altro  ignudo  ; 

D’intorno  innumerabili  mortali , 

Parte  prefì  in  battaglia  , e parte  uccilì  > 

Parte  feriti  da  pungenti  Arali . 

KtUa  (jual  narrazione  non  fi  difidera  cofa  alcuna  di  quanto  può  dalla 
varietà  venire  ad  ornamento  del  parlare,  o che  alle  coje,o  che  alle  paro- 
le , o che  alla  compofizione  , o che  alle  figure  del  dire,  » che  a'numeri,  d 
thè  a' pofamenti  ci  piaccia  riguardare.  La  Volubile,  e prefia  JaràJìe  Jpef-  Della  Volubile,' 
fio,  incifo,  e diflinto , e vibrato  fia  il  dire  ad  incitare , e muovere  altrui: 
il  che  fi  fa  ampliando,accrefcendo,ragunando  molte  cofe  infieme,  diman- 
dando, disgiuntamente  e fenza  congiunzioni  parlando,  ripetendo  di  mem- 
bro in  membro  , c di  giuntura  in  giuntura  ; quaCé  , 

1 miei  fofpiri  a me  perchè  non  colti  , 

Quando  che  Ba  ì perchè  no  ’J  grave  giogo  i 
Perchè  di , e notte  gli  occhi  miei  fon  molli  ! 

Schifiamo  in  quella  forma  di  parlare  Papritura  delle  parole  t l'afpro 
concorfo  , e feontro  delle  fillabe  ; ufiamo  le  voci  correnti,  e i verfi  di  po- 
thi  accenti  , o pure  di  numeri  prefti , e veloci  : quali  fono  , 

Che  fan  qui  tante  pellegrine  fpade  ì 
Perchè  ’l  verde  terreno 
Del  barbarico  fangue  fi  depinga  ! E 
L’antiquilTimo  fabbro  Siciliano . 

L’odorifero  , c lucido  Oriente . 

Arbor  vittoriofa  , c trionfale  . 

E veramente  efpreffe  la  velocità  della  cofa  , (on  la  quale  il  Fetta  vele» 
fignificare  cjfer  fatta  , in  quei  verfi  , 

Per  la  mirabil  Tua  velocitate . E 
Che  mentre  piii  le  (Iringi , fon  pafTate  . 

Za  Coflumata  due  maniere  comprende  . Luna  è quella  , per  la  quale  a 
tiafeuna  perfona  s'adatta  , ed  acconcia  il  parlare  , qual  già  le  conviene  ; 
r di  quella  oggi  s'é  detto  affai , quando  s'é  ragionato  del  dire  acconcia- 
mente , e del  decoro  ; ni  poco  fe  ne  diffe  ne'  ragionamenti  de'  coflumi, 

e de- 


D(IIa  CofIuiB»> 
ta. 

Due  Maniere^ 
«li  Coliumau, 


Digitized  by  Google 


I 


4j8  della  poetica 'TOSCANA 

e tirali  affetti . L'altra  i t^uflla  , per  la  (juale  colai , che  parla , dimoflra 
^iial  fta  nell*  animo  difpoflo,  e come  (la  nudrito  , ed  allevato  , E,  benché 
^uefìa  fmilmente  in'que'  medefìmi  ragionamenti  abbondevolmente  fiata 
fia  trattata  ; parmi , che  in  quefla  parte  non  fta  da  lafciare,  come  quella, 
che  certi  modi  particolari  di  parlare  contiene  . E , perciocché  gli  animi 
umani  or  leggiermente  fi  muovono  , ed  or  gravemente  ; gli  affetti  piA 
gagliardi,  e pi  A incitati  col  dir  grave;  i piA  leggieri,  e piA  lenti  con  que- 
Forme  Tottopo-  fio  fi  rapprefentano,  che  collimato  fi  chiama  ; ed  ora  è Vmile,  or  Soave, 
fteaJlaco/tuma:  Sottile  , or  Modello  , e dimeffo . L'Zlmil  fi  fa  , quando  le  cofe  baffe, 

» L’Umile.  f <l'  p'ttiol  momento  fi  trattano , quali  fono  le  fanciullef che  , le  femmi- 
nili , le  bofcareccie  , le  paflorali , e ["altre  ftmili  a quelle  ; e vi  fi  dicon 
fintcnge  volgari , e comuni , con  le  quali  quel , ch'è  di  baffo  , e femplice 
fentimento  , fi  comprenda  ; quando  sì  puramente  , e femplicemente  par- 
liamo , che  dalla  noflra  bocca  non  pa)a  ufeir  cofa  lungamente  penfata,  nè 
con  molte  fludio  ricercata  , nè  piena  d'arte  , e d'ingegno  : quando  così  le 
parole  trite , e tolte  dal  vulgo  fi  compongono  ,e'l  parlare  fi  forma  , e in 
membra  fi  parte  , e di  numeri  fi  lega  , e fopra  piedi  fi  ripofa  t come  fi 
fa  in  quella  forma  , che  chiara , e pura  nominiamo  . E certamente  , per- 
ciocché qtiefta  maniera  di  parlare  è propia  del  Comico  , e del  Bucòlico 
Poeta  , agevolmente  efemplo  ci  faranno  , come  tener  fi  debba  , l’ opere 
» Lì  Soare.  di  quelli  , che  le  Commedie  , e che  V Egloghe  feriffero  . La  Soave  ha  la 
vaghegj^a  , e la  leggiadria  , e la  dolcei^g^j  delle  parole  fonanti , e piace- 
voli ,e  la  compofinjone,  in  cui  non  fieno  duri  feontri  di  filiale  ; né  apri- 
ture  , nè  lunghi  cinuiti  ; ma  bene  acconci  allo  fpirito  della  voce  , e tali , 

^ che  fi  poffano  agevolmente  pronunziare  ; c la  fìmilitudine  , e [egualità 

delle  parti , e le  parole  contrappojìc  , e quelle  , eh' ad  una  medefima  voce 
fi  dirigx^no  , e le  raddoppiate  , e le  più  fpeffa  ripetite  , e la  cofirugjone 
delle  voci  or  legata  di  congiungioni , ed  or  disgiunta,  e fciolta  . Faffi  an- 
cora foave  il  parlare  , ove  cofa  mai  piA  non  veduta  , né  mai  più  udita, 

0 nuova  fi  dica  : concioffiacofachè  molto  diletti  quel , che  genera  meravi- 
glia , e grandifftmamente  muova  quel , che  v'aggiugne  alcun  movimen- 
to dell"  animo  , e defla  in  lui  alcun  fentimento  di  piacere  . A quella  ma- 
niera fmilmente  riduciamo  ciò  , cì>e  fcfievolmente  , e motteggevolmen- 
te  , e gentilmente  fi  dice  ; ciò  , che  apporta  leggiadria  , e diletto  , pur- 
ché il  brutto  vi  fi  fchifi  : perciocché  dove  mcn’  onefiamente  , e mendice- 
r olmcnte  con  le  propie  voci  fi  direbbe  , quel  , che  per  oneftà  fi  dee  ta- 
cere , a volerlo  lignificare  , le  traslate  ,e  le  mutate,  e tolte  da  alcuno  di 
que’  luoghi , ne'  quali  s'é  detto  fiarft  nafeofii  gli  ornamenti  del  dire,  ufe- 
rtmo  s qual'é  , 

Con 


DigitLLrJ  by  C-  -Ogk 


LIBRO  QJJARTO.  4jj» 

Con  lei  io  > da  che  fi  parte  il  Sole  . 

Diletta  molto  ancora  ciò  , che  novamente  , ed  audacemente  fi  trafmutat 
purché  fpeffo  non  fi  faccia  : qual'i  , 

Già  su  per  Taipi  neva  d’ogn'  intorno  .E  ' . ■ 

Di  duiorofa  nebbia  il  cor  condenfo  . £ 

Pioggia  di  lagrimar»  nebbia  di  fdegni . £ 

Con  un  vento  angofeiofo  di  fofpiri. 

La  Sottile , ed  acuta  fari  , fe  nelf  umil  materia  quel , che  fi  dice  i ave-  S Sottilvd 
ri  qualche  acutexx<* , ed  argw^ia  : perciocché  le  cofe  dette  argutamente  ♦ 
fi  dicono  anche  acutamente.  Onde  è lontano  da  quefta  forma  il  rintuT^a- 
to  , il  , e 'Igroffo  . Ma  ben  fi  pone  in  lei  quel , eh' è inguifa  di 
frale  , la  cui  punta  non  fia  rintuT^ta  . Il  che  fi  fa  di  parole  , che  fono 
da  intendere  altramente  , che  fecondo  la  confuetudine  volgare  non  s'ufa- 
no  > e ricevono  tutte  quelle  muta^'ioni , che  detto  abbiamo  cader  nelle 
•voci  : quali  fono  quelle  , che  ufa  la  Commedia  motteggiando  , e morden- 
do, e la  Satira,  e 'IJambo , e l' Epigramma  . Acuta  Metonimia  fu  quella 
del  Petrarca , 

Pciicc  Autumedon  , felice  Tilì , 

Che  conducefte  sì  leggiadra  gente . 

Acuta  Metafora  quefla  , 

Ma  perchè  ’l  mio  terreo  pifi  non  s’ingiunca 
De  rumor  di  quel  falTo  . 

E tutto  il  Sonetto  t 

S’io  foiTi  flato  fermo  a la  fpelonca  . 

Acuta  quella  acerba  Ironia  , , 

Ite  uipcrbi  , o miferi  Crifliani , 

£ non  vi  caglia. 

Che  ’l  fepulcro  di  Grido  è ’n  man  di  cani.  £ 

Quelli  fur  con  coflui  gl’  inganni  miei . 

Acuta  quefta  Sentenza  , 

Di  buon  Teme  mal  frutto 

Mieto  ; e tal  merito  ha , eh’  ingrato  ferve. 

La  Sommefia,  e Modefla  forma  è quella  , con  la  quale  fi  dinotano  i dolci,  ^ La  Sommeflà, 
ed  amorevoli  coflumi  di  colui  , che  parla  ; e dimoftranfi  o fignificando  il  e Modella  . 
giudicio  di  lui  ejfer  d'animo  gentile,  ed  umano , o pure  inchinando  il  par- 
lare , quando  0 per  accrefeere  altrui , o per  diminuir  fefteffo  , par , che 
altro  da  lui  fi  dica  , ed  altro  fi  creda  ; e ciò  fi  faccia  più  per  umanità  , 
che  per  vanità  , e lictn%a  : quatè  , quando  moflriamo  nel  dire  commet-  ~ 
terc  alcuna  cofa  , e concedere  ali'  altrui  volontà  , ed  anticipare  ofortifi^ 

can- 


Digitized  by  Googl 


440  DELLA  POETICA  TOSCANA 

candoci  innam(i,  o confeffando,  o preparando,  o ammendando  , 0 lafcioH- 
do,  0 dubitando  , 1 quali  certamente  luoghi , conte  fi  abbiano  a trattare, 
con  efempli  evidentiffimi  fi  dimoflrò  , quando  infcgnammo  , con  quai  lu- 
mi il  parlare  s'illuflri , la  cui  gcntilexx^  , e modeflia  vai  molto  a pacifi- 
care , e ad  acquiflare  benivolen\a  , cd  a muovere  quei  piacevoli  affitti, 
i luoghi  de'  quali  già  , com'  io  penfo  , potete  ricordarvi  effere  fiati  chia- 
rijfimamente  moflrati . Nè  credo  , che  dubiti  alcuno  , che  le  parole  effer 
non  debbano  pure,  e baffe  ; ma  tali , che  con  quelle  ove  fia  mefliere  , ab- 
balliamo  quel , che  a noi  s'appartiene , e innalziamo  quel , che  ad  altrui', 
0 forz*  diamo  a dichiarare  quel,  che  diciamo  . Z>i  quefia  forma  fono  quei 
Sonetti , 

Quand’  io  movo  i fofpiri  a chiamar  voi . 

Vergognando  talor , eh’ ancor  fi  taccia  . 

Mille  fiate  , o dolce  mia  gucrrera  . 

Della  Vera , ed  altri  non  pochi . Vero  parlare  diciamo  effer  quella  nel  quale  ciafeu- 
no  , qual'è  dentro  difpoflo,  tal  di  fuori  veramente  fi  mofirerà  . Onde  non 
Modi  Veraci . avrà  coja  alcuna  in  fe  finta  , nè  fimulata,  nè  preparata  , Il  che  certo  ap- 
parirà , fe  a ciò  , che  dirai , niuno  apparecchiamento  avrai  fatto  , ma 
1 Cominciando  così  cominci , che  da  certo  empito  d'animo  fi  mofiri  effer  moffo  a dire  in 
con  empito.  quel  modo  ; quafiè  , 

Come  non  conofeh’  io  l’alma  mia  Diva  ? E 
Deh  Madonna,  difs’  io  , per  quella  fede  , 

Che  vi  fu  credo  al  tempo  manifefia , 

Or  pi?i  nel  volto  di  chi  tutto  vede  , 

Crcovvi  Amor  penficr  mai  nella  tefia 
D’aver  pietli  del  mio  lungo  martire  , 

Non  lafciando  vofir’  alta  imprefa  oneffa  ì E 
Deh  porgi  mano  a l’afiannato  ingegno  , 

Amor  , ed  a lo  fi  ile  fianco  , e frale  ; 

Per  dir  di  quella  , ch’è  fatta  immortale.  E 
Che  fai  i che  penfi  ? che  pur  dietro  guardi  ... 

Nel  tempo , che  tornar  non  potè  ornai , 

Anima  fconfolata  ì 
E poco  dappoi , 

Deh  non  rinovcllar  quel , che  n’ancide  . 

1 1.icendo'alcun  Benché  net  farti  innanzi  alcun  riparo  poffi  ancora  dar  fembianZi  del  ve- 
riparo . , quaCè , ‘ 

Ed  io  ; di  quali  fchuole 

Verrà  ’l  maefiro  , che  deferiva  a pieno 

Quel, 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJL7ARTO.'  • 44» 

Quel , ch’io  vb  dir’  in  femplici  parole  ì 
E Prtf  arare  : <jual’^  , ^ PrepJriiido. 

Se  del  conlìglio  mio  punto  ti  fidi  y 
Che  sforzar  poflb  ; egli  è pur’  il  migliore 
Fuggir  vecchiezza  > c fuoi  molti  faftidi . 

E neir  Ocenpare  innanzi  quel,  ch’oppor  fi  potrebbe , ♦ Occupando. 

Jsè  di  cib  lei  , ma  mia  ventura  incolpo  . ' • 

E nel  dir  confufo,  e turbato  non  convien  , che  fi  muovano,  e turbino  co-  > 

loro  , che  afcoltano  , avendo  chiaramente  innanzi  agli  occhi  la  turba%io- 
nc  di  collii,  che  parla  ! Ma  tali  faran  le  parole,  ch'alle  fenten^e  in  efpli-  % Conformali* 
car  gli  affetti  dell'  animo  convengano  : conciò  fia  che  altre  parole  a quefli  doli  all’affetto. 
afetti,  ed  altre  a quelli  fieno  richiefle  : perciocché  l'Ira,  che  s'ha  a dima-  Dell’  Ira. 
jìrare  , voci  gagliarde  , ed  agre,  e impetuofe  richiede  j umili , e fommef- 
fe , e pure  la  Pietà  , che  difidera  muovere  altrui  ; il  che  fi  lafcia  al  giu-  Della  Pietà. 
dicio  del  Poeta  : pcreioechè'l  gravemente  perturbato  trarrà  l' lidi t ore Modi 
fi  rimoverà  dal  corfo  del  parlare  ; dimanderà  per  difdegno  , o per  fare  • 
infian%ia\  ripeterà  le  parole,  ripiglierà  fpejje  il  dire  da  una  voce  fteffa',  in 
una  medefima  fpejfo  il  terminerà,  il  preciderà,  che  più  a lungo  non  vada; 
ammenderà  quel,  che  s'é  detto  ; ed  uferà  gli  altri  filmili  ornamenti:,  farà 
pofe  più  brevi,  che  non  farà  colui, gli  affetti  dei  quale  fono  più  benigni,  e 
leggierr,ed  uferà  numeri  più  duri, acciocché  to»  » foavi  non  pa'ja  avere  la 
pìacevoler^iP  fludiofamente  cercato:  il  che  dee  fuggire, chi  difidera  moflrif 
re,  che  dice  il  vero  . Trovafi  anche  una  maniera  di  parlare  ; che,  benché  Di  un'alna  for- 
fecondo  il  parere  di  Ermogene  da  tutte  r altre  fia  differente  , ( perciocché  da  Er- 

confifìe  in  riprendere,  ed  ha  quel,  cb’é  no)ofo,  e moleflo  )a  me  nondimeno  *”®sene . « 
pare  , che  così  nella  fevera  , tome  neifagra  forma  locar  fi  poffa  . E fi  fa  Modi . 
apertamente  rimproverando  , quando  rammemori  aver  fatto  molti  beni-  ^mproveraiù 
fìcj , de'  quali  niun  guiderdone  ti  fia  venuto  ; ma  più  tofla  ingiuria, e dan- 
ìw:  e moflri  i cattivi,  e rei  Cittadini  onore,  e laude',  i buoni  ignominia,  e 
pena  trovare  : o diffimutando,  e celando  quel,  ch'é  nell'animo',  ficome  av-  Dilllmulando.' 
viene  , quando  dimandi  altro  da  quel  yche  vorrefti  . Rimprovera  il  Pe-  Efemplo  di 
trarca  dicendo.  Rimproverare. 

Cosi  di  ben’  amar  porto  tormento  , 

£ del  peccato  altrui  cheggio  perdono  . E 
S’una  fede  amorola , un  cor  non  finto  : 

E quel , che  fegue  infin  all'  ultimo  verfo  , • - . 

Vofiro , Donna  > il  peccato  ; e mio  fia  *1  danno  i' 

E diffmula  in  quel  luogo,  ove  fi  mofìra  contento  del  fuo  danno  , Efemplo  diOifi 

Afpctt’  io  pur  , che  fcocchi  emulare . 

K II  k L’ul- 


Digitized  by  Google 


' 441  ' DELLA  POETICA  TOSCANA 

L’ultimo  colpo  • chi  mi  diede  ’l  primo  , 

£ fìa  , s’io  dritto  Himo  , 

Un  modo  di  pietade  uccider  toflo . 

£ ) benché  quefla  maniera  di  parlare  abbia  molto  or  dell'  afpro  , or  dell" 
egro  ; pure  talvoltaj  quando  fi  dijftmula  , é tanto  fimile  al  modefto , e di~ 
mvffo  , che  fi  fa  quafi  delle  mede  fimo  parole  ; c quella  medeftma  compofì^ 
Della  Horrra_j  Vonr  delle  voci  , e quella  medefima  forma  richiede  . Or  veggiamo , qual 
Gra  e di  due-»  fta  il  dir  Grave , ch'é  propio  deir  Eroico  Poeta  . Non  fard  egli  , fe  con 
Tu  Ciràve  ap-  S’’"”  quelle  cofe,  le  quali  abbiano  forXfi,  ed  agute^^a,  e pefo,  com~ 

parente . prenderà  con  parole  antiche  , fatte,  trailate , rimote  dall'  ufo  cottidiano, 
e lomune , ed  ornatamente  cojlrutte,  e compojìc  , e ferirà  gli  orecchi  con 
ptreoffe  di  numeri  gravi,  e farà  da  iRA^^iori  lumi  del  parlare  alluminato 
ri  , che  nè  fplendore  in  lui,  né  grande-:t;s^a,  né  dignità  manchi  ì quoTé  , 
ETcmpIo.  Spirto  gentil , che  quelle  metnbra  reggi . 

O afpcttata  in  ciel  beata  , e bella . 

Italia  mia , 

» La  Grave  ap.  S certamente  in  quefte  Can^^oni  è gravità,ed  appare.  Ma  truovaf!  forma 
parente . parlare,  la  quale,  benché  fenica  dubbio  fa  grave,  non  però  par,  che  fta 

tale  . Nella  qual  maniera  tanto  più  d'arte  fi  pone  , quanto  in  lei  più  la 
gravità' fi  nafeonde  : conciò  fta  che  nelle  fenten%e  , e nelle  parole  , e ne- 
gli ornamenti  non  abbia  cofa,  la  qual  fia  dagli  orecchi  del  Vulgo  lontana, 
e moflri  d'effere  con  molto  Jìudio  cercata  : qual'è  , 

Efemplo  ; U fon’  or  le  ricchezze  ì U fon  gli  onori , 

£ le  gemme  , c gli  fccttri , c le  corone , 

Le  mitre  con  purpurei  colori  ì 
Mifer  , chi  fpeme  in  cofa  mortai  pone  . 

Ma  chi  non  ve  la  pone  ! e s’c’  fi  trova 
A la  line  ingannato , c ben  ragione  . 

O ciechi  , il  tanto  affaticar xhe  giova  I 
Tutti  tornate  a la  gran  madre  antica  ; 

E ’l  nome  voffro  a pena  fi  ritrova  • 

E etnei,  che  fegue.  Nel  qual  dire  che  vedi, che  non  fia  cottidiano,e  corniti 
ne  i Ma  ben  vi  trovi  quel  , che  i miferi  mortali  fotnmamente  mover  de- 
vrebbe.  E'  il  vero,che  guardar  ci  debbiamo  dal  non  dir  cofe,cbe  fuori  ef- 
fondo d'ogni  gravità,  nondimeno  fludiamo  di  farle  parer  molto  gravi . Il 
che  avverrà  , fe  uferemo  fintenxe  più  dure,  ed  auftere,che  la  perfonn,.il 
tempo,  e ’l  luogo  non  richiede  ; fe  prima,  che  proviamo,  amplieremo  ; fe 
Vìilo  dì  parlar  nuove,  o vecchie, o duramente,  o fpeffo  mutate,  o più  gravi,che 

gonfio . non  conviene,  faremo  ofeuro  il  parlare,  ed  enfiato  , e per  la  compofìxione, 

P'« 


Digitized  by  Coogle 


LIBRO  Q^UARTO.  44j 

pii  afprt  » e gonfio  : perciocché  così  egli  gonfiandoli  co*  certa  apparcn%a 
di  gravità  inganna  gl'ignoranti.  Nel  qual  vii^io  fono  coloro,  i quali,  vo- 
lendo nelCeccellen%a  del  verfo  parer  fimili  al  Petrarca, non  fanno  la  mae- 
ftà  di  quel  Poeta  imitare,  Quelle  fono  le  fette  forme  femplici  del  parlare, 
delle  quali  poco  fcri/fero  i latini  diflintamente  ; molto  , e lungamente  i 
I Greci . Fer.T rovatene  più  di  quefle  ì NLm.Lafcerù  cercarle  a coloro,che  Che  tutte 

lo  Audio  loro  han  pcAo  in  andarle  invefiigando:pcrcioccbé  la  intenrjon  no- 
fira  non  é di  ragionare,  fe  , chi  vorrà  particolarmente  andarle  cercando,  ^ alcuna  delle 
più  n’abbia  a ritrovare  . Ma  ben  credo,  che,  quantunque  altre  fe  ne  tro-  eencrali . 
vaffero,  pur’  in  quefie  fette  generali  fi  comprenderieno.  ftn.Son  tali  que-  Della  MilHone 
fie  fette  maniere  di  parlare,che  ciafeuna  di  loro  pojjafare  un  PoemaìMin. 

Non  certo  al  parer  mio  : perciocché  quat  opera  di  Poefia  troverefie  , il  , 
r«f  dire  fia  propiamente  , e particolarmente  , e del  tutto  , e in  ciafeuna 
parte  chiaro, o ornato, o grande,  o volubile,  o vero,  o cofiumato,  o graviì 
Ma  io  m'avvi fo  , quefie  cfi'er  tali , che  sì  femplice  niuna  forma  trovar  fi  Che  *i  Poema , 
poffa  y che  con  alcun’  altra  congiunta  non  fia . E quel  Poema  eficr  tenuto 
ottimo,  e perfetto,  il  cui  dire  di  tutte  quefie  forme  di  parlare,  o pur  della  tof 
più  parte  è compofio  . Fer.^mV/  forme  fpecialmente  uferà  nello  fcrivere  Pormej 

quefio  Poeta,  il  quale  og^i  formiamoì  ìÀxn.Prima  la  Grave, la  Magni  fi-  deWiaiio  più  ti- 
fa, la  Soave,  la  Cofiumata,  la  Folubtle  e incitata,  P Abbondevole  e ricca,  • 

Dappoi  l'Afpra,  P Agra,la  Gagharda,ed  ardente.  Oltre  a ciò  la  Chiara,  la  i &condo  Ii_» 
Jlluflre,la  Faga  e leggiadra,  fecondo  che  converrà,  che  ciafeuna  alle  cofe, 
td  alle  perfone  s’adattn  perciocché  chi  conforta  e per fuade, uferà  la  gran-  * Secondo  b_* 
de%ga,ia  gravità  del  dire,  c la  dignità  con  la  piacevoleg^a  congiunta  sì.  Materia. 
che  difit  nell  animo  alcun  movimento, ma  fuggirà  Paouteg;i^a,e  tutto  quel.  Deliberativa. 
che  premeditato  fi  dimollra.Chi  accufa,fe  la  faccenda  é pubblica, le  mede-  Giudiciale. 
fime  forme  terrà  ; punhè  v’aggiunga  laforj^i,  e la  copia,e  la  velocità,  e 
Pardorr,  e con  la  gravità  la  fottilità,  ove  fia  mcfiiere,  congitinga  . S'ella 
é privata  , e particolare  , lafciando  tutto  quel , cb'é  piopio  di  colui , che 
perfuade  , ferverà  Calere  cofe  . Chi  difende  , uferà  la  modella,  e dimeffa, 
ed  umil  maniera  di  parlare;  e ciò,  che  induce  a pietà.  Chi  lauda,  a quelle  Demoftratira. 
cofe,  che  detto  abbiamo  nel  prrfuadere  doverfi  tenere,  aggiugnerà  la  foa- 
0 vità  , e lo  fplendore;  e quel,  cb’é  rotondo;  quel,  eh' è pieno,  e ricco  ; quel, 

t fh'é  grande,  e magnifico  ; quel,  ch’é  bello,  e leggiadro;  quel,  ch'é  ornato; 

r qttt:l,  ch’é  illufire , E cofiui , quanto  più  grave , e incitato  narra  nel  per- 
ii fuadere, tanto  più  magnifico,  e più  fplendido  nel  laudare  fi  mofirerà.  F«r.  ì Secondo  le_» 

■ji  Nelle  parti  del  dire,  come  fi  porterà  ì Min,  Nel  cominciare  modefiamen- 

;i  te  ed  umilmente , e con  fiacevolcit.\a  , e chiaramente  , e talmente , che 

muova  Joavemente  C animo  dell'  afcoltante  : talvolta  ancora  farà  pieno , i Principio . 

K k k z e ro- 


Digitized  by  Google 


Nairaiione. 

3 Coiiferma*io- 
nc . 


4 Conchiitfione. 


Sotnma  di'  cofe 
■richiefle  al  Poe- 
ta . 

I Natura . 

» Dottrina. 

3 Arte  Poetica. 

4 Le?  ione  . ^ 

5 Iniitavionci  ‘ 

6 Hiercirio. 
Della  Lcijone. 

Quali  Autori 
lei'ger  debba  il 
Poeta . 

Filofofi  ; 
Platone . 

Storici . 


Oratori  •' 


Boccaccio. 


444  della  poetica  TOSCANA 

e rotondo,  nè  del  tutto  abbandonerà  l' altre  forme,  fe  le  richiederà  la  tni- 
tcrij,che  fi  tratta.  Nel  narrar  poi,  s'ingegnerà  d'adattare  alle  cofe  il  di- 
re, il  quale  or  fa  duro  , or  piacevole  , ora  illuflre,  or  grave,  or  magnifi- 
co', ma  fcmpre  chiaro,e  foave,  nè  però  fcmpiice',  an'zi  tale, che  muova.  In 
trattare  la  favola,  e in  confermare  quel,  che  s‘é  propoflo,  fpargerà  tutte 
le  for^e  del  parlare,  il  qual,  come  fe  fpirito  , ed  anima  aveffe,  or  fofpin- 
ga,  e tiri  t uditore,  ov'  egli  vorrà  ; ora  il  ritiri,  e l'appaghi . Il  che  age- 
volmente egli  farà,  fe  or  agramente  , afpramentc,  ardentemente  , acuta- 
mente, gravemente  dirà,  or  modeflamente,  umilmente fiiajfamente  fi  por- 
terà nel  parlare  . Vltimamente  nella  conchiufione , e nel  fine  , agro  farà 
cd  ardente,  alto,  grave,  incitato  a dcjlar  nellanimo  gagliardi  e forti  mo- 
vimenti', fteome  piacevole,  e moderato  a generar  foavi , e benigni  affetti. 
AV  anche  lafccrà  quel  dire  , che  detto  abbiamo  , da  Fabio  chiamarft  cir- 
condotto, e rotondo',  nè  quel, eh' è grande', nè  quel,  eh' è magnificO',_nè  quel, 
eh' è illuflre  . Ma,  perche  mi  fendo  a dir  tanto  di  quel,  che  abbondevolif- 
fimamcnte  s'è  trattato  da  coloro,che  Rcttorica  c'infegnanoì  E già  è tem- 
po di  feiorre  il  carro,  col  qual  corfo  abbiamo  ri  lungo  campo,  e di  per  fi- 
ne alla  giornata,  la  qual  è fiata  di  molte  miglia.  htK.S'r,  fe  prima  c'infe- 
gnerite  a quella  divina  for%a  della  natura  , la  quale  riihicfia  nel  Poeta', 
a quella  dottrina, la  quale  con  la  noti%_ia  di  tutte  le  fcienxje  migliori  s'ae- 
quifia',  a quella  facultà,  la  qual  mofirato  abbiamo,  come  nelle  cofe,  e nel- 
le parole  fia  pofl.i;  qual,  e quanta  legione  di  coloro,  che  in  ciafeuna  feien- 
^ia  particolarmente  (opra  gli  altri  fono  laudar i,aggiugncr  fi  debba]  qua- 
le, e quanta  imitac^ione  di  quelli,  l autorità  de  quali  è fomma  ; quale,  e 
quanto  eferci':iio  della  penna  neceffario  a chiunque  vorrà  fcrivere  bene  . 
Miu.Vbhidirò.  E prima  dico  doverfi  leggere  quei  Filofofi,da'quali  l'ab- 
bondan'^a  delle  cofe , e la  copia  del  dire  aver  fi  poffa  . Chi  più  del  divino 
Platone  è fimile  al  Poeta  così  nella  facultà  del  parlare, come  nel  finger  le 
cofe-  che  vaglton  molto  a conofeer  la  fortjs  di  Dio  , e della  Natura,  ed  a 
viv\r  bene  , e felicemente  ì Chi  dubita  , che  dalla  Storia  nutrimento  , ed 
aumento  non  prenda  il  Poemaì  conciojfiacofachè  fia  ella  proffima  alla  Poe- 
fia,  e quafi  verfo  fciolto,  come  quella,  che  per  indurre  meraviglia  in  co- 
lui, che  leggc,con  grandiffmo  piacer  di  lui  ufi  prefio  che  la  mcdeftma  ma- 
niera di  narrare,  t quafi  con  i medefimi  lumi  illufiri  il  parlare.  Molto  an- 
cora giova  alla  Poetica  cloquem^a  il  leggere  gli  Oratori , i quali  fen^^a 
dubbio  fono  vicinifiimi  a'  Poeti , ed  hanno  dipinta  ogni  maniera  di  par- 
lare, ed  efpn fia  tutta  la  for't^a  del  dire.  E qual  de'  noflri  Poeti  ( non  dico 
il  Petrarca,  il  qual  fcmpre  fi  lafcia  fuori)  tanto  può  fovvenirc,e  giovare, 
quanto  il  Boccaccio  a fare  il  verfo  pieno,  e grave,  e fonante,  e vago,  ed  a, 

leggia- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QTJAR'TO.  44? 

leggiadramente  adornarlo  i T accio  Demoflene  ; taccia  Cicerone , e gli  al-  Demoftcìie,  Ci- 
fri, che  motto  ad  acqui flarc  quefìa  eloquen%a  ci  fervono:  perciocché,quan-  ««roue. 
tunque  in  voltare  le  parole,  in  mutare  il  dire,  e in  tutte  le  figure  del  par» 
lare  più  arditi  fieno  i Poeti,  che  gli  Oratori  ; non  è però  tanto  C ardimen- 
to loro  , che  come  i Greci  fovra  tutti  gli  altri  audaciffimi , o pure  come  i 
Latini  più  modefìi  di  quelli’,  così  i noflri  paiano  aver  lingua  flranicra  ufa- 
to  : perciocché,  fe  i ver  fi  , e le  rime  del  Petrarca  fciogliefii , niente  certo 
in  loro  troverefli,  che  degno  d’ogni  ottima  profa  non  ti  pareffe  ; altro  che 
alquante  , e certamente  poche  voci  antiche  , o firaniere  alla  licenza  de' 

Poeti,  per  dar  al  verfo  maefià,  concedute  . Né  poco  importa,  quali  fieno  Dell’  Iniiutlo- 

coloro,  che  ad  imitare  ti  proponi:  conciolfiacofachè  l'imitaTione  non  abbia 

. . , /r  / r L j j • Quali  Mtbbano 

tanta  virtu  , che  poffa  agguagliare  la  sofà  , che  s imprende  ad  imitare  , 

e quaC  ella  è , rapprejéntarla  ; ma  trovi  quefla  malagevolcgg^a  la  fimili» 
tudine , che  la  natura  fìcjfa  far  non  potrebbe  ,'the  le  cofe  fimili  non  fi  co- 
nofeano  da  quelle,  che  fi  rapprefentano,  e fono  imitate  . Onde,  fe  efemplo 
prenderemo  da'  piggiori , caierem  tanto  , che  ninna  laude  meriteremo  } fe 
da  migliori , quando  caderemo , rimarrem  pure  nel  numero  di  coloro  , che 
fon  molto  pregiati . £'  il  vero,  che  non  avrem  molta  fatica  in  far  ele:^io- 
ne  di  quelli,  che  imitare  ci  convenga:  conciò  fia  che  così  tra'  Latini,come 
tra  Greci  fien  pochi,  e tra  noi  un  fol  Petrarca  fi  trovi,a  cui  di  farci  finti- 
li ogni  opera,  ed  ogni  fludio  por  debbiamo  . Né  queflo,  ch'io  dico,  vò,  che 
s'intenda  talmente , ch'io  penfi  negli  altri  non  effert  cafa  veruna  , che  fi 
debba  imitare  . Ma  le  cofe  degne  d' imita-giont  non  agevolmente  fi  cono- 
feono  da  colui  maffimamente  , il  quaP  effendo  dalla  perfezione  lontano , 
fpcra  imitando  acquiflarla  . Nè  quella  imitazione  mi  piace , la  qual  con  Come  iì  deb- 
altrettante,  anzi  con  le  medefime  parole  alcun  luogo,  fe  non  è di  fcrittore 
di  pellegrina  favella  , traduce  : perciocché  il  pigliar  di  parola  in  parola  , Quei  dì  altri 
daftranieri  autori,  fitcome  da'Greci  i Latini,e  dagli  uni  e dagli  altri  i no-  lingua  fi  pofi'o- 
ftri  pigliarono,  fu  fcmpre,e  fempre  farà  laudato.  Ma  chi  loderà  mai  il  pi-  Uefj 
gliare  da'  noflri  fiejfi  , fe  noi  facefft  così  tuo , che  non  più  d'altrui  pareffe:  role*. 
toncioffiacofaché  in  queflo  la  induflria  tua  lodar  fi  convenga,  non  pur,  che 
talora  è filmile  a quella  delle  pecchie  ; le  quali  talmente  la  foavità  de' fio- 
ri nella  dolcezza  del  mele  convertono,  che  in  queflo  niente  di  quelli  fi  co- 
mofee’,  ma  perciocché  sa  fare  sì  propio  l'altrui,  che  par, che  nel  fuo  giardi- 
no fia  nato,e  non  trafpiantato  altronde.  Laonde  fiimo,  a ciafeuno  effer  le-  x I noflri  fono 
$ito  tufare  le  maniere  del  dire  di  colui,  il  quale  ha  prefo  ad  imitare,  e le  jelPln^ 
parole  o fien  propie  , o mutate  e'I  prender  ardimento  di  mutare  con  veuxione,difpo. 
i' efemplo  di  lui  il  parlare  : concioffiacofachi  , perciocché  quegli  ha  tolto  ^ione,«  forni* 
molte  cofe  dagli  altri  » molte  parole  ancora  ha  mutate  , ninno  altro  a fc^  * 

fìeffo 


Digitized  by  Google 


ItnicAÌoiK. 


44(5  DELLA  POETICA  TOSCANA 

flcjfo  non  conceda  quel , che  flimò  tjuegli  efjergli  pcrmeffo  . NeW altre  col 
fe  , che  quegli  trovi  » quella  medefìma  Poetica  maniera  io  giudico  > cht 
fi  debba  feguire,  la  quat  ejfere  a lui  piaciuta  fi  vede  . Terrà  quefta  via  , 
non  chi  piglierà  le  cofe,  e le  parole , di  che  quegli  il  fuo  Poema  compofei 
ma  chi  uferà  la  medefima  ragione  di  trovare , e di  locare,  e la  medeftma 
Come  fi  faccia /orW'»  del  dire  . E , perciocchì  s'è  dimoftrato  , di  quai  luoghi  fi  tolgano 
imitazione  ne*  quegli  ornamenti , che  7 dire  illujirano  , non  altronde  egli  corrà  i mutar 
venzióne'.  mcnri  delle  parole,  e i lumi  del  pariarea  drferivere  una  mede fima,o  pure 
una  fimil  cofa,  che  donde  quegli,  il  quale  s'ha  propojìo  ad  imitare, gli  tol- 
Efemplo,  da_i  fe  : perciocché  tolto  avendo  il  Petrarca  da'  Confeguenti,  quando,  volendo 
Confeguentj.  fignificare  , ov'  egli  nacque , dijfe , 

Non  è quello  il  ccrrcn  , ch’io  toccai  pria  ì 
togliendo  dal  medefimo,  leggiadramente  direjii, 

Non  è quello  quel  ciclo , 

Nel  cui  lume  pria  gli  occhi  infermi  aperfi  ? 0 

Non  è quedo  quell’  aere  , ove  s’udiro 
Le  prime  (Irida  , ch’io  di  fuor  mandai  ì 
E detto  avendo  Virgilio , 

Se  giugneranno  a'  lumi  de  la  vita , 
non  fi  direbbe  fmilmente  .* 

Se  mai  quaggiìi  verranno  a fentir  freddo  , 
perciocché  innanzi,  ch'ufciffero  dei  ventre  della  madre, non  altro,  che  cal- 
Efemplo  dagli  do  fentivano  , E come  quegli  cangiando  luogo  , e dagli  Antecedenti  to- 
gliendo dijfe  , 

Da  l’alto  cielo  or  ne  vien  nuova  prole . 
cori  non  dijfmilmente  direjii , 

Quando  l'alma  gentil  dal  del  difeefe . 

Z)a  r uno  e dall'  altro  luogo  togliendo  il  Petrarca  dijfe  , 

Che  fu  difccfo  a patir  caldo , c gielu . 

Superllizioiw^  Eeh,  Infinite  gra'^ie  vi  rendiamo , Signor  Minturno,  che  di  quella  fuper- 
d ade  pTroie^del  n avete  liberato  , nel  cut  nodo  alquanti , i quali  fono  tenuti 

Boccjccio,  e del  maejlri,  e cenfori  della  Tofeana  favella,  ci  ftrigueano.  Min.  j^até  que- 
Petratea.  i juperjli%ione  ì ^ER.Che  nelle  Proje  ninna  voce  né  femplicc,né  compo- 

jla,né  propia,  né  mutata,  né  antica, né  nuova,  né  pellegrina  non  uj’ata  dal 
Boccaccio  jervir  ci  debba  ; e nelle  rime  ninna  non  detta  dal  Petrarca . 
Confùtatione , Min. Se  quejìa  jìretteX'^a  di  parole  dovejfe  aver  luogo,  nella  favella  La- 
fir'  vocrnonl!^  frattamente  averlo  dovrebbe, come  in  quella,  che  (perciocché  già  fono 

iiface  dagli  au>  molti,e  molti  anni,chefi  lafcih)non  che  nella  lingua  non  ci  fi  fa  più  udire, 
*‘*^*'*  * ma  certo  a gran  pena  rade  volte  per  la  penna  ci  fi  fa  leggere.  Ma  contro 

Popi- 


Efemplo  < 


Imitazione . 


Antecedenti  • 


Imitazione. 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QJJARTO.  447 

t^opinione  di  quelli  fuperjli'^^ofi  nel  feflo  libro  del  mio  Poeta,  il  Sannai^a- 

ro  chiariamo  lume  dell" Epica  Poefia  Latina  dimoflra,e  conchiude  lì  flret- 

ta  le^e  in  quella  non  doverfì  tenere  . Or  quanto  meno  tener  fì  conviene  DalJ’Bfcniplo. 

in  quella  no(lra,la  qual  beviamo  infieme  col  latte  delle  noflre  madri, e co> 

me  propia  , e naturale , e materna  ufiamo  in  manifeflare  i nojlri  penfìeri, 

e tutto  quel,  che  nella  mente  noflra  fi  chiude,  0 [aiutiamo  , 0 chiamiamo, 

0 preghiamo,  0 dimandiamo  , 0 rifpondiamo,  0 ragioniamo  , 0 fcrìviamo: 
conciojjiacofaché  in  ogni  etd  qualftvoglia  lingua  nelle  parole  qualche  mu-  ogni  età 
falcione  riceva  ; perciocché  fe  alla  Greca  riguardiamo  , altramente  par~  la  Jingua  riceve 
lò  nella  età  di  Pericle  , che  ne’  tempi  di  Solone  ; ed  altramente  nell'  età  "nutaiione. 
di  Demofìene,  che  nelPuna  c nell'altra.  Se  alla  Somana,altramente  s'usò,  Della  Greca. 
quando  fiorirono  Graffo  , ed  Antonio  , che  quando  Gracco  , e Catone  ; ed  Romana. 

altramente  quando  Ortenfio  , e Cicerone  , che  in  quei  due  tempi . Se  alla  Tofeana. 

noflra  , ficome  il  Petrarca  , e' l Boccaccio  la  trovarono  non  poco  mutata 
da  quel , che  trovata  Caveano  Dante  , Cino  , e Guido  Cavalcanti  : coiì 
oggi  fi  vede  in  molte  voci  da  quel , ch'ella  fu  nella  prima , e nella  fecon- 
da, e in  ciafeun'  altra  età  cangiata  ; e vedrafi  ancora  ne'  futuri  fec oli  da 
fefteffa  cangiare  . E ragionevolmente  : perciocché  V parlare  no»  procede 
dalla  natura  , la  qual  fa  le  cofe  in  ogni  luogo  , e d'ogni  tempo  filmili  a fe 
fìeffe-,  ma  dal  volere  dell'  uomo , il  quaPé  per  fe  fi  e ffo  mutabile,  e non  una 
volta  convien,  che  fi  muti  . Somigliafi  il  parlare  al  danaro,  che  in  diver-  Dalla  Ragione, 
fe  regioni , e in  diverfì  tempi  cangia  ufo , c forma  . Laonde  fempre  fu  le-  e caufe  del  par- 
ato, e farà  fempre , come  Orns'ro  ne  'nfegna,  di  trovar  nomi , purché  fite-  tonti  di 
no  di  quella  fìampa  , che  nelP età  noflra  é in  ufo  . E , perché  dovea  Roma  Orazio . 
torre  a Vario  , ed  a Virgilio  quel , che  a Cecilie,  ed  a Plauto  avea  conce., 
duto  ì E perché  ad  O^a^to  negar  fi  convenìa  l'acquiflo  dì  alquante  voci  ; 
fe  Catone  , ed  Ennioflt  Romana  lingua  arricchirono  , e nuove  parole  in 
luce  recarono  ì E perché  a noi  fi  velerà  quel,  che  Dante,  Cino,  il  Caval- 
canti , e 7 Petrarca  a loro  flejfi  permifero  ì concioffiacofacbé  ciafeuno  di 
loro  abbia  voci  ufate  , che  nelP  opere  de'  fuoi  predeceffori  non  leggeva. 

Ma  , perciocché  quefia  è antica  quiflione , e piena  di  contefa  , e fpeffo  ne'  Regole  dell*,. 
ragionamenti  de'  dottiffimi  uomini  difeuffa  ; col  parer  di  quegli,  e voflro.  Elezione  delle,. 
e mio  determiniamo  , che  le  [empiici  parole  fi  piglino  da' più  eccellenti 
fcrittori  di  quei  tempi , che  nello  fcrivcre  Tofeanamente  , ed  ammenda-  ^ ’ 

tamentefomma  laude  acquiflarono:  fe  in  loro  non  fi  trovano,  dagli  altri, 
che  dopo  loro  fiorirono  : fe  meno  in  quefli  , a'  pellegrini  s' abbia  ricorfo  , 
ed  a Latini  pià , che  agli  altri  , fecondo  che  troviamo  averci  gli  antichi 
infegnato',  fe  non  vi  piacerà  più  toflo  circonfcrivere  quelle  cofe,delle  quali 
Vi  mancano  le  voci.  Ma  dove  a»  nuova  cofa  vi  fi  faceffe  incontra,che  per 

dirla 


Digitized  by  Google 


448  DELLA  POETICA  TOSCANA 

(Urla  vi  Tofcand,ni  pellegrina  vece  fi  trovajJe,vi  converrà  nuova  paró^ 
la, per  fignificarla,  formare:  o,  come  farà  piit  ficHro,con  più  parole  deferii 
Compofttf  vcrla.  Che  diremo  delle  voci  compofle,  nelle  quali  tutta  la  felicità  fi  die^ 
de  alla  Greca  lingua , pochijjìma  alla  Romana  , ninna  alla  nofìra  ì Alla 
Commedia  lafceremo  , che  talvolta  ardifea  di  nuovamente  comporre  i no- 
mi . La  Poefia  Lirica  , e P Epica  nella  nofìra  favella  non  prenderà  tanto 
ardimento  ; ma  farà  contenta  , che  le  fervano  i compofìi  , i quali  ufati 
Che  fia  lecito  da  pregiati  autori  fi  trovano . Né  lafccrò  dirvi,  che  Pufar  detti  di  luoghi 
l'utar  detti  comuni , ancorché  fieno  da  qualche  eccellente  fcrittore  ufati  , non  é però 
h/oghi  commii»  Hafimarc  ; ficome  non  una  volta  fi  fé  dal  Petrarca  , Di  che  agevol- 
mente s’avvcderà  , chi  leggerà  le  rime  di  coloro  , che  innanzi  a lui  in 
quello  ftile  fiorirono  . E tali  fono  i luoghi  comuni , che  i medtfimi  verfi 
’ troviamo  fatti  da  diverft  fcrittori , fura  che  l'uno  gli  abbia  letti  nell' 

opere  delPaltro  ; come  comuneminte  fi  tiene  d'Efiodo,  e d'Omero  . Il  che 
anche  avvenne  a me  , che  prima  diffi , 

1 più  begli  occhi , che  fi  vidcr  mai , 
che  letto  aveffi  nella  Rime  di  M.  Cino  , 

I più  begli  occhi  , che  liicdicr  mai . 

Né  pochi  verfi  ho  fatti , che,  benelté  prima  letti  gli  avefft  nelle  rime  del 
Petrarca,  non  però,  quando  io  gli  facea,  me  ne  ricordava,  il  che  agevol- 
mente avvenir  potea  per  la  gran  famigliarità  , la  qual  da’  primi  anni  ho 
Dell’  Eferciiio.  fempre  avuta  con  quel  Poeta  . Ma  , perché  molto  , e bene  , e toflo  fcri- 
viamo  ; veggiamo  , quanto  giovi  P cferciyo  ; ove  prima  à da  confiderare 
Due  n?aiiiere  di  in  qual  modo,  e quali  eofe  innanzi  a tutte  P altre  fimo  da  fcrivere . Sia  , 
come  Quintiliano  comanda  , tardo  lo  ftile  , purché  fta  diligente  , Cer- 
chinfì  le  eofe  migliori  ; né  tofto  ci  piacciano  quelie^'che  prima  ci  fi  fanno 
1 Tardo  cer-  innan'zi . Alle  trovate  pongafi  mente,  e giudicio  ; àU'elette  ordine,  e dif- 
cwido  cole  mi-  pofixiove  . Il  che  volendo  noi  con  maggior  diligendo  efeguire  , fpeffo  ri- 
guon.  debbiamo  le  più  vicine:  perciocché, oltra  che  così  a quelle,  che  van- 

no innanzi)  s’aggiungon  meglio  quelle,  che  feguitano;  il  caldo  ancora  del- 
la mente,  il  quale  poiché  per  Pindugio,e  per  lo  ripofo  della  penna  s'é  raf- 
freddato , di  nuovo  forxa  riprende  , e ripetendo  il  corjo  piglia  empito  , e 
1 Veloce  , fe-  lena.  Né  però  talvolta,  fe'l  vento  dell’ingegno  il  richtedc,non  è da  fpie- 
fó'Xu^in  V”no”  vcla\purché  ’l  compiacer'  a noi  ftejfi  non  c'tnganniipercioccbé  non 

o e ingegno.  ^ veruna, la  qual, mentre  nafce,non  ci  piaccia.  Ma  ritornar  conviene 

Che  Virgilio  al  giudicio,e  con  lui  la  fofpetta  nofìra  compiacenxfl  rivedere.  Così  Virgi- 
mh*dliì  ùojcoji  il  Sannazaro, dicono,  che  pochijfimi  verfi  il  dì  componea.  E infòtn- 

ma,  per  fcriver  tofto  che  fi  faceta,  non  avviene, che  bene  fi  feriva;  ma  sì 
per  lo  fcriver  bene, fi  giunge  a fcriver  tofto.Nè  anche  mi  par  degna  di  lan- 
de 


Digitized  by  Google 


LIBRO  QUARTO.  44p 

’de  la  dìligtn%a  di  coloro  , i quali  per  foverchio  ftudio  » e per  troppa  cura  Due  man/erc 
fanno  , che  niente  al  fine  ferivano  : perciocché  non  è cofa  , nella  quale  fi  d’inecgm  j che 
fodditfacciano  . T utto  cangiano  ; tutto  dicono  altramente , che  non  s’era  fy. 

parato  loro  innan'^^i.  Onde  io  non  faprei  giudicare  qual  pecchi  più,  quegli,  peiltuioii, 
a cui  ciafeuna  fua  cofa  piace;  o quefìi,  a cui  ninna:  concioffiacoftché  come  i TroppoJìceii- 
la  piaccvolexx«>^  benignità  dell'uno  è da  riprendere, per  la  quale  trop-  • 

po  a fé  fitjfo  concede  ",  così  la  iniquità  delt  altro  fta  da  biafimare , per  la 
quale  niente  lauda,  fe  non  quel,  ch'egli  non  ha  trovato.  Di  che  avviene, 
che  quelli  poco  feriva  , o pure  almeno  divenga  nello  fcrivere  più  pigro  ; 
quegli  allo 'monti  0 per  lo  campo  della  materia  corra  con  velociffmo  jiile; 
e ftguendo  il  caldo,e  l’empito  dello’ ngcgno,alla  improvvifa  vcrfi  un  Poe- 
ma, che  Selva  chiamano  i Latini:  ma  fa  cof  retto  poi  di  ripetere  la  com- 
poji'zjone , e di  acconciare , t ben  comporre  le  cofe,  che  mal  provveduta- 
mente gli  erano  di  baca  ufeite  . Benché  talvolta  si  trafiuratamente  tgli  Lo Ihle tardo*  o 
abbia  tutte  cofe  adunate,ch‘ appena  n’ ammenda  le  parole.  Laonde,  tome  il  diligente,  è pili 
mede  fimo  Quintiliano  c'infcgtia,farà  meglio, che  tofto  fi  confideri,e  fi  ve-  , 

da  bene  quel,che  fi  fcrive‘,e  da  principio  fi  vada  con  tanto  giudicio,  e con 
tanta  cura  coponendo,che  più  non  fia  da  fabbricare,  ma  ri  bene  da  polire. 

Ma  quefìo  farà  t eferci7jo,col  quale  la  prefic^Xa,  e Pabbondan^a  del  dire  Moj;  gf  eCecci- 

s’acquifìa;  fe  tradurremo  , come  traduceano  gli  antichi  di  Or  eco  in  Lati-  carfi  . 

no,  così  noi  or  di  Greco,  or  di  Latino  in  Tofeano;  e,  fe  vi  parrà,  d'altre  D?G'reci* 

lingue  ancora,  comeché  elle  fen  Barbare, e pochiffima  luce  d'eloquem^a  in  Da’  Latini  ’ 

loro  rifplcnda.  Dalle  quali  baflerà,  che  fi  toglian  le  cofe;  poiché  non  han-  Baiban* 

no  le  vaghe  , e leggiadre  forme  del  parlare  , delle  quali  fi  poffa  la  nofìra  . 

favella  adornare.  Ponete  mente  in  'Teren'cfo,  in  Orario,  in  Virgilio,  negli 

altri  Latini  ancora  ; nè  cofa  vedrete  di  alcuna  eccellenx^t  in  ciafeun  di 

loro,  che  non  fta  tolta  da  Greco  fcrittore . Ponete  ancor  mente  in  Dante, 

e nel  Petrarca;e  troverete  il  più  degno  effere  tolto  altronde.  Da'T ofeani  Da  To/caoe-ì 

fimilmente  traslatarc  non  poco  potremo  . E dalle  Storie  , e dalle  Profe  ì‘tofe. 

agevolmente  ci  fi  permitte  ; come  quelle,  nelle  quali  molte  cofe  dette  con 

ifpirito,  e file  Poetico  fi  leggono.  Ma  da'  Poeti  alcuni  del  tutto  il  viet.t-  Da  Tofeanì 

no  , all'  opinione  de'  quali  non  è da  confentire  ; che  , benché  né  migliori  l^o«i . 

cofe,  né  pari,  com'  effi  dicono,  fi  pcjfano  trovare,  come  fe  la  natura  sì  po- 

vtra  fofje  nel  dire,  che  d'una  cofa  mcdtfima  non  più  d’una  volta  dir  bene 

fi  poffa;  ma  fi.i,come  diee  quel  medefimo  Autore,  ch’io  fegtiito,che  né  cofa 

migliore , né  pari  trovar  poffìamo  ; pur  ci  rimane  alcun  luogo  vicino  . Se 

non  credete  per  avventura, quando  alcuno  diic,o  più  volte  una  cofa  mede- 

fima  tratta  in  dtverfi  modi,  chi  feco  contende  , non  poter  contendere  con 

altrui:  concioffuuofachè  mólte,an%i  puffo  che  iiiniimerabili  forme  di  par- 

L 1 1 lare 


Digitized  by  Google 


4?o  DELLA  POETICA  TOSCANA 

lare  fi  trovino  , molti  ancora  luoghi  , da  quali  nafron  le  vie  di  giuonere 
I Spifgar'  una  là,  dove  gli  altri  fono  giunti.  Afa  non  poco  vi  gioverà  la  propia  voflra  in- 
moke^manierè*  fprgar'  una  cofa  fleffa  in  molte  maniere  , e di  trattarla  or  bre- 

vemente, or  lungamente,  e con  molta  copia  ; or  con  propie  parole  , or  con 
traslate  ; or  confemplice  , e nudo  parlare  , or  con  ornato  , e di  lumi  ve- 
flito  ; or  con  diritto,  or  con  obbliquo,  E terrete  a memoria,  ejfer  di  virtù 
chiarifjìmo  fegno  il  dilatare  le  eofe  di  lor  natura  eontratte  , e rijìrette  , 
acerefeere  le  picciole  , dar  varietà  alle  fmili,  adornare  le  trite  , e volga- 
Dell’  Atteniio-  ri,  dir  di  poche  cofe  molto,  e bene.  A queflo  efercixjo,  ed  a queflo  ufo  di- 
ne del  pcnfieio.  ^ convien  , che  s'aggiunga  l'attenzione  del  pen fiero  , col  qual  fi 

comprendano  le  cofe,che  fcrivere  vorrete.  ,^egli  defla  la  for^u  dello  ’n- 
gegno,  e rendela  più  pronta,e  più  prefa  al  bel  diresquegli  truova  le  cofe, 
ed  ordinale  acconciamente:  quegli  fceglie  le  parole  ,e  le  tcjfe  con  lungo,  e 
continovato  fio  : quegli  al  fine  tutto  il  Poema  compone  sì,  che  niente  al- 
tro gli  manca  ,fe  non  che  fi  feriva  . Onde  egli  talvolta  anche  nel  me%^ 
delle  nofìre  operazioni  luogo  ritruova  ; e tojio  che  */  fanno  a romperfì  co- 
mincia, fe  n'entra  ne’chioflri  di  quelC anima  Ja  quaPha  in  cofume  di  fpejfoi 
Dell’Ammcn-  tenere  occupata  la  mente  ne’  difcorfi,e  nel  penfare.  Con  quefta  copia,  e fa- 
*^*re . (oltà  di  parlare,con  qutfìa  imitazione, con  queflo  efercizio,ed  ufo,con  que- 

flo penfare,  poichi  7 voflro  Poema  compiuto  avrete,  convien,che  per  far- 
Modi  di  Am-  io  perfetto  vi  fi  ponga  lo  fludio  di  ammendar  lo, sì  che  non  pur  ne  mutiate, 
meaiLre  . nc  fogliate,  v'aggiugniate  quel,  che  fa  mefliere,  ma  quel,  ch'i  di  piùfa- 
tica,premiatc  le  cofe  gnnfe,inna(ziate  le  bafJe,potìate  le  troppo  abbondan- 
Quali  vii) , ti,  le  fciolte  e libere  arreniate  , le  fcherzanti  riflrigniate , ordine  poniate 
come  fi  araaieut  (jucUe,che  non  P hanno.  Per  la  qual  cofa  rifufar  vi  converrà  quelle ,che 
vi  piacevano',  e ritrovar  quelle,che  non  erano  da  voi  trovate  , Onde  mol- 
to degno  d'effere  fervuto  mi  par  quel  precetto  nelP  ammendare  , che  gli 
ferini  in  alcun  fegreto  luogo  fi  ripongano, e infn'a  certo  tempo  fi  forvino, 
Riwre.pcr  ti-  ficchi,  qieando  dopo  alquanti  anni,o  mefi,  o giorni, fecondo  che  alla  gran- 
si  eie  poi.  dezZ‘t  dell'opera  fa  richieflo,comc  nuovi, e d'altrui  fi  riveggano', acciocché 
non  in  guifa  di  nuovi  parti  le  cofe  nofirc  ci  lufinghino:  perciocché  nel  Pa- 
negirico Ifocratc  confumò  almeno  dieci  anni  , e Cinna  nove  nella  fita 
Smirna.  Onde  a queflo  fparjo  Orarjo,  come  io  penfo,  alludendo,  diffe,  che 
7 Poema  ripoflo  tener  fi  debba  infin’  al  nono  anno;  ed  a quello,  che  fia  da 
riprendere  quell’  opera  , che  lungo  tempo  non  avrà  tenuta  rinchiufa  , ni 
Due  vhj  con-  molta  fcancellatura  dieci  volte  perfettamente  ammendata.  Ma,  perciocché 
dwe  Pamore  di  noi  flejfi,  e l’odio  della  fatica  è cagione,  perché  con  tanto  pcri- 

ji  Compiacenza,  colo  della  noflrafama  le  compofizioni  precipitiamo, e mandiamo  in  perdi- 
zione; guardar  ci  debbiamo,  che  non  ne  fieno  lì  care,  né  sì  dolci  le  nofire 

fati- 


Digitized  by  Google 


LIBRO  CìUARTO.  451 

fatiche,  che'  vixj  cofe,  che  noi  generate  abbiamo, non 

ci  fi  lancino  conftdcrare  : e , fe  pur  ce  n'avveggiamo  , alle  loro  luftnghe  li 
doniamo . Né,  per  fuggire  il  travaglio,  si  negligentemente  il  terreno  col- 
tiviamo , che  ’l  frumento  prima  vi  ft  perda , che  giunga  a perfezione  : né, 
perché  ci  difpiace  lo  indugio,  e fafpettare,  lafciamo,  che  'I frutto  non  ma- 
turo fi  colga.  A tjuefli  vt^)  fono  quelli  contrar  i,  quando  cofa  niuna  fi  feri- 
vo, che  come  vi^tofa  non  fi  riconofea,  né  ferino  alcuno  propio  in  mano  fi 
ripiglia,  che  non  fi  ritratti, né  fi  rammendi.  Abbiano  adunque  quefti  quel, 
tb'al  fine  lor  piaccia  -,  e tolganfi  di  mano  ciò  , che  non  é più  degno  d'ejftre 
fcancellato . A quelli  fia  cofa,  che  pa)a  dover  fi  ammendare,  e polire  ,c  te- 
nerfit  infin  a certo  ten.po  rifervata  : concioffiacofachè  ragionevolmente 
fia  ferino,  quel,  che  non  s'é  dato  in  luce,  mentre  fi  terrà  chiufo , fi  potrà 
fcancellare  : perciocché  non  può  ritornare  la  voce , ch'una  volta  n’é  gita 
fuori.  Per  la  qual  cofa  ci  converrà  fare  elezione  di  alcuna  perfona  dotta, 
e giudiciofa,  e da  bene,  al  cui  parere  nell' ammendare  attenerci  debbiamo', 
acciocché,  fe  al  nofiro  folo  giudicio  n'appigliamo , né  vogliamo  altro  giu- 
dice, che  noi  fteffi  nelle  noflre  compofiz>oni,non  fumo  jì  benigni  nel  giudi- 
care, che  lafciamo  di  caftigarle . Così  facendo  non  caderemo  in  quell'erro- 
re, nel  quale  talvolta  il  Medico  incorre-,  che  per  effere  più,  che  non  fi  con- 
viene, piacevole,e  pielojb  in  curare  la  ferita, non  pur  piggiorc,ma  infana- 
bile  amora  la  fa  divenire,  fon  quelle  coje,  che  fpiegate  avendo  io 

lungamente,  cd  abbondevolmente  in  quei  ragionamenti,  che  del  Poeta  la- 
tinamente fcrijfi,  l'ho  raccolte,  ftguendo  le  vofìre  dimande,con  quella  bre- 
vità , e con  quella  chiarezz^t , che  più  pofiibile  m’é  fiata  , e adattate  alle 
compofizioni  della  nofira  favella,  per  ubbidire  a f'.S.Signor  'VbspAsiAKo, 
che  comandato  me  t avete  . Onde  fe  non  ho  foddisfatto  alla  vofira  inten- 
zione, a voi  fiejfo  il  perdonerete.  Viso. Io  dirti,fe  la  modeflia  vofira  me  'I 
concedejfe,  che  come  le  Mufe  Latine  del  fecola  di  ,^intiliano  infin'  a'  no- 
firi  tempi;  così  le  T ofeane,  da  che  cominciarono  elle  a fiorire,  non  hanno 
opera  più  profittevole  , né  più  degna  d'cjfcr  letta  da  coloro  , che  fiudiano 
d'acquifiar  laude  nella  Poefia  ; che  qiicfli  precetti,  che  voi  prima  Latina- 
mente fcrivcfie  ,ed  or  T ofeanamente  dati  ci  avete  . Onde  farien  da  ri- 
prendere come  ingrate  , fe  riverenza  , ed  onore  non  vi  faceffero  , come  a 
colui , che  fiele  fiato  il  primo  a dar  perfettamente  i Poetici  ammaefira- 
menti  così  a'  Tofeani,  come  a' Latini , fecondo  quella  via,  che  Arifiotele, 
ed  Orazio  ci  moftrarono  ; e tennero  Omero  , Virgilio,  Petrarca  , e Dante, 
e tutti  gli  altri  antichi,  che  furono  in  pregio  . Ma  diamo  fine  a qutfii  ra- 
gionamenti ; ed  andianne  con  altro  efercizio  per  quefia  piaggia  diportan- 
do , ove  anche  a leggere  i promejfi  Madrigali  ci  darete  . 

L 1 1 z M A- 


X Rigidenz^ 
iniqua . 

Rimedi  di  que* 
due  vai. 


Eleiione  di  per. 
fona  gindicio* 
fa,  per  ammen» 
dare  i Poemi, 


Conchiuironc 
del  Ragiona, 
mento . 


C^àtoogiiinu- 
diolo  di  Foefia 
debba  al  Min- 
turno, che  1]  ri. 
mo  compiuta- 
mente  ha  fcrit- 
to  dell’Aite_j 
Poetica  Toica- 
na. 


Digitized  by  Google 


MADRIGALI 

DI  AUTORI  ANTICHI, 

Allegati  per  efemplo  nel  Terzo  Libro 
di  quefta  Poetica. 

DI  FRANCO  SACCHETTI. 


Omc  fclvageia  fiera  , fra  le  fronde 
j Nafeonde  le , per  fpaventevol  grido 
Del  cacciator , quand’  è prefib  al  uio  nido  r 
Così  il  piacer,  in  cui  mia  mente  guido, 

Torto  ciafeun  mio  fenfo  fc  gir } onde 
Donna  fenti  fra  fpine , e verdi  fronde , 
Amor , e me  fuggendo  i ov’  io  vedea 

Tal  prun , che  più  di  lei  mio  cor  jpungea 

^ DEL  MEDESIMO. 

DI  poggio  in  poggio , di  fclva  in  forerta  , 
Come  Falcon , che  da  Signor  villano 
Di  man  fi  leva , e fugge  di  lontano , 

Lartb  men  vo , ( bench’  io  non  fia  difciolto  ) 
Donne , partir  volendo  da  colui , 

Che  vi  da  forza  fopra  i cuori  altrui  j 
Ma , quando  pellegrina  elTèr  più  crede  , 

Da  lui  mia  vita  più  prefa  fi  vede . 


DEL 


Digitized  by  Google 


DEL  medesimo: 

Sopra  la  riva  d’un  corrente  fiume 
Amor  m’indullè , ove  cantar  fbntia 
Senza  faper  , onde  tal  voce  ulcia . 

La  qual  tanta  vaghezza  al  mio  cor  dava  , 
eh’  inverfo  al  mio  Signor  mi  mofiì  a dire , 
Da  cui  nafccfic  sì  dolce  delire . 

Ed  egli  a me  ( come  pictofo  fire  ) 

La  luce  volfe , e dimoftrommi  a dito 
Donna  cantando,  che  fedea  fu  ’l  lito; 
Dicendo , ella  è una  nimfa  di  Diana 
Venuta  qui  d’una  forefia  ftrana. 


DEL  BOCCACCIO. 


Ome  su  ’l  fonte  fu  prelb  Narcì/b 
J Di  fc  da  fe  , così  colici  Ipecchiando 
Se , fc  ila  prefo  dolcemente  amando . 

E tanto  vaga  fe  ftella  vagheggia, 
eh*  ing elofita  de  la  fua  figura 
Ha  di  chiunque  la  mira  paura , 

Temendo  fc  a fc  non  cllcr  tolta  : 

Quello , eh’  ella  di  me  penfi , colui 
Se  ’l  penfi , il  qual’  in  le  conolce  altrui 
A me  ne  par,  per  quel,  ch’appar  di  fiiorc, 
Qual  fu  tra  Febo , c Dafne  odio , ed  amore 


U Fine  del  ^iarto  , ed  VUim  Libro . 


Digitized  by  Google 


LA  TAVOLA 

Degli  Autori  , c Scrittori,  allegati , dichiarati , ripreii,  o 
altramente  nominati  in  quella  Poetica , 

J quali  leggendo  troverete  tuttavia  in  altri  luoghi  ancora , 
oltre  gli  annotati. 


A 

ALcbo  Poeta  Lirico.  171.1S1 
Alcmano  Urico  antico.  idS 
Alisbaxbnb  fcrittore  di  Dialoghi.^ 
Anacrsontb  Urico  , ^7^ 

Anoblo  Costanbo.  0(?.  114- 
Antitana  Comico.  ili 

Antimaco  Elegiaca  Greco.  2.7  ^ 
Antokio  Minturno  fpofttoredel 
Petrarca.  Ij8 

Scrittore  di  Rime  Amorofe , e di 
Rime  Spirituali.  pag.ult. 

Scrittore  della  Poetica  Tofcana.i 
àSi 

Arato  fcrittore  di  Aerologia  in 
verft . 

Archi  LOCO  Poeta  perfecutor  di  vi- 

V'  1*0 

Aristo»ani  Comico  antico,  yj 
IJ[Z 

Come  biafmajje  i T ragià,  ili 
Come  riprendeffe  gli  Ateniifi.il  j 
Riprefo  nel  difconvenevole.  1 jo 
Aristotele.  }4. 86.91. 169. 282 
Contrario  a Platone.  jj.  iju 
B 

BEmbo  lume  di  quefla  lingua.!  ^ 7 
Bernaroino  Rota.  66.167 
Boccaccio  intorno  all'Amcto.  4 
Inventore  dell'Ottava  Rima.  z6% 
Intorno  a’  Sonetti . 102. 

Vtilijfmo  a'  Poeti . 446 

Bonaooiunta  Urbiciani  Lucebe- 
fe . 2_lR.zi2 

Borciiiello  co’  Sonetti  Torncllati. 
246 


C 

CAllìmac*  Elegiaco  Creco.l^t 
Catullo  intorno  all  Epitala- 


mio. 

Cecilio  Comico  Latino  . 1 Ut 

Chercmune  Poeta.  ^ 

Chionide  Comico  Attico.  Jj.  1 io 
Cicerone  . 2 

.guanto  utile  a'  Poeti . 44  j 

CiNNA  Poeta  fcrittore  della  Smir- 
na , 450 

C1K0  Lirico  Tofeane.  244.249 
Claudio  Tolombi.  1 10 

Clbofontb  Poeta  Epico.  5 

Cretino  Comico.  i lO 

D 


DAvi»  Profeta  , Lirico  Poeta. 
170.  172 

Dante  Alaohieri  fcrittor  dcllcLj 


Poetica.  1 ^ 

Poeta  Epico.  J 

^<1/  foggetto  defcrivejfe.  172 

^w/i  perfoni  imitaffe  . 5 

Dante  ca  Magano  Urico.  21 4. 

Demostene  Utile  a’  Poeti.  44? 
Dione  Crifoflomo.  j4 

£ 

EGemone  Tasio  fcrittor  di  Pa- 
redie . 5 

Empedocle  PificO  Poeta.  4 

Ennio  Poeta  . I j'J 

Eneo  Re  , Urico  . 216.  218 

Epicarmo  Comico  Siciliano.  7j.u0 
Epioene  Sicionio  T ragico . 21 


Ermbsianatta  Elegiaco Creco.iTi 

Esio- 


Digitized  by  Google 


Escuilo  inventore  delU  Mufcbera. 

SI 

Eschinb  biafimato  da  Demojtene 
nel  recitare . Itìj 

Esiono  tinaie  Poeta  fìa.  ^ 

Eupoii  Comico.  1 IO 

Euripide  TrjgiVo.  80.87. l6j 
Jliprefo  nella  Medea.  4^ 

Riprefo  nel  Decoro.  42_*  9? 
Difefo  cantra  yfriflarchi . oo 
E 

Federico  II.  Imperadore,  Liri~ 
co.  216.220 

Rlegi ac 0 Greco.  271 
Filossbno  Lirico.  ^ 

Formo  Comico  Siracufano.  7^  j io 
Francbschino  degli  Albizìi.  2Jp 
Franco  Sacchetti.  247.25 1 
G 

GIoroioTrissinò  fcrittorc  di 
Poetica . 

Riprefo  dai  Polito  . 289 

Giotto  Mantovano  Lirico.  224 
Giovenale  Satirico.  272.271 
Guido  Cavalcanti  Lirico.  220 
^44- M7 

Guido  DELi.nCoLoitueMeJfncfe.Zii 
Guido  Guinizzelli  Bolognefe.zoi 
Guido  Novelli  . 3^4 

Guitton  u'Arbzzo  Lirico.  a.n6 
I 

JAcoho  Sannazaro.  4.^40.448 
Jacouo  da  Lentino.  200.221 
Isocrate  . 4^0 

LOrbnzo  db  Medici  Lirico. z6^ 
Lucano  tfuale  Poeta  fta  . ^4 
Lucilio  Satirico.  271 

-Lucrezio  Fiftco  Poeta.  4 

Ludovico  Ariosto  fcrittore  di 
Romanci . 26 

Riprefo  nel  foggetto.  ^ 


Ifcufato  . iS 

Come  potefjc  imitare  Omero.  28 
Lodalo  nella  Satira,  276 

Ludovico  Dolce.  65.106 

Luigi  Alemanni.  65.75.80.27i 
M 

^^^^Aria  forella  di  Mosé  Lirica^ 

MaAia  Boiardo.  ^2.  265 

Magnete  Comico  Àtenicfe.  no 
Manilio /cr/florc  </i  /Ijìrologia.  4 
là 

Menandro  Comico  Greco.  j i_2 
Mosco  fcrittore  di  Pafiorali  Epi- 
grammi.  242 

N 

NIcocare  Poeta . 5 

Nicandro  Medico  Poeta.  ^4. 

O 

OMero  antichijfmo  Poeta.  5.8. 
M.  1^ 

Scrittore  d'inni  . j 

E f empio  di  Tragedia  f e Comme~ 
dia  . 2 

.^ali  perfone  imitajfe.  j 

Come  fcegiteffe  il  foggetto.  1 1 
.^ual  foggino  delt  Iliada  , e delP 
Odiffea . 1 1 

Cowf  comprenda  motte  cofe  nelP 
Iliada . *2.7 

Biafmato  da  Cratìno,  1 1 1 

Di/èfo  da  Crifoflomo . 34 

OuEiTo  Bolognefe . 244.245 

Okeiio  fcrittore  di  Poetica.  4.  ji 
^al  foggetto  nelle  Ode.  1 7 1 .450 
Come  imitaffe  L Greci.  442 
Come  trattaffe  la  Satiro.  272 
^uale  artifìcio  no'  Sermoni.  275 
.^ale  artificio  nelle  Pifiole.  274 
Contrario  ai  Arijlotele.  i6i.  162 
OktEO  fcrittore  Unni.  j 

Ovidio  qnale  Poeta.  J4 

Pan- 


Digitized  by  Google 


PAyfTAtr.oììt  da  RoffitnOt  14^ 
PtTRAKCA  capo  de'  Lirici  To- 
fcani.  i_2J 

Che  parti  ufaffe  nel  Can<]^niero. 
l&o 

Ciudiciofo  nella  fcelta  delle  paro- 
le . ioi 

Meravigliofo  nelle  traslaxjoni.  J lO 
^tunte  Monoftllabc  conunuaffe. 

14^ 

parilo  foavi  temperamenti  ufaf- 
fe.  ^ 

Come  ufaffe  i detti  comuni.  448 
Da  jjualt  voci  cominciaffe  . ^67 
fin  J2I 

. Di  quai  concenti  fi  dilettaffe 

fin 

^Hdle  foggetto  ne' Trionfi.  ^6 
^mle  foggetto  nel  CanTfiniero. 
ili 

Confederato.  40.  ^24.^7 

PiBRO  rtRLLB  ViONB  , Z06 

Pindaro  Principe  de’Lirici.  160 
^ual  foggetto  defcrijfe.  ijt 
Che  forma  di  Cam^oni.  1 3z 
^uale  artificio  nella  prima  Oda. 
I8j 

Pl  ATONB  Filofofoffirittore  di  Dia- 
loghi Poetici.  I 

guanto  fia  utile  a’ Poeti.  444 
Platona  Comico.  1 1 1 

PiAiiTO  Comico  Latino.  1 1 2 

Rtprefo  nella  DifonejU,  127 

Siprefo  ne'  Motti . 1 j_i 

Fontano  Afirologo  Poeta.  ^ 
pRoPtRiio  Elegiaco  . 271 

QUintiliano  dichiarato.  298 
Quint9  Calabro  quale  Poe- 
ta.  ^ 


R 

J^UociBRi  Lirica  . 

S 

SEnarco  fcrittore  di  Mimi,  j 
Seneca  Tm^/co.  196 

Serafino  ingegnofo  > ma  indegna 
d' imitazione.  j4j 

SiLio  Italico  quale  Poeta  fia. 
Sofocle  T ragico  eccellenti^mo.4X 


41.  75i  Sii 

Inventore  della  Scena.  £7 

SoFRONE  fcrittore  di  Mimi.  ^.66 
Stefano  Comico.  m 

T 

^r'EocLB  Naffio.  z6g 

X Teocrito  fcrittore  di  cofe 
paflorali  . 242 

TEocNinB  Megarefe  Elegiaco.  270 
Terenzio  Comico.  1 L2, 

Come  traducejfe  Greche  favole  . 

Come  imitaffe  i Greci . 449 


Dtfefo  nell’  incojìanza  di  Demea. 
12^ 

Confiderato  in  varj  luoghi.4^.iZi 


12?.  iz6 

Tibullo  Elegiaco  Latino  . 250 

Timoteo  Lirico-.  J 

T iKT no  Poeta  antichiffimo.  170 
V 

VIRGILIO  come  fcriveffe  pochi 
verfi  al  dì  . 448 

Che  Virgilio  imitò  i Grecie  449 
.^.ili  perfette  dtfcrivejfc,  ? 

modo  di  narrare  . 7 

,f^ale  giudicio  nel  jóggetto.  1 1 


J^anto  più  T ragno  di  Or/H  ro.i6 
,^ale  foggetto  deli’  Enetda,  ^ 


Lz\ 


Digilized  by  Google 


LA  TAVOI^A 

DELLE  COSE  MEMORABILI, 


Contenute  ne'  quattro  Libri  della  Poetica  Tofcana  . 


VOCALE  nfo- 
iiJiice . joi.  jij 
Abbondevole  forma 
di  dire . 4S3 

Abbondanza  di  Con» 
giunzionii  figura.  408 
Abbufo , bgur^  di 
parole.  317 

Abito,  ciicnnltanza  di  perfona . ai 

Abito , luogo  di  Affetti . 58 

Abito  de’Comici . 150 

Abito  de’Satirici  • 16} 

Abito  de’Tragici , quale  fi  conven- 
ga ad  ogni  qualità  di  pcrfone  . 97 

Accademia  di  Siena  inventrice  di  nuo- 
vo alfabeto , 289 

Accento  che  cola  fia,  e di  quante  ma- 
niere . 344 

In  quali  parole  fi  noci  il  Grave , in 
quali  l’Acuto , in  quali  il  Circoli- 
tkllo.  , J44-34J 

Quale  Accento  fi  noti  nelle  voci 
Accorciate,e  qual  nelle  Contratte.  347 
Quale  Accento  fi  noti  nelle  parti- 
celle de'vai;  lignificati . , 34^ 

Accento Giave,  ed  Acuto, ricevono 
il  piu  , e’I  meno . _ 347 

Accento  determinato  , cagione  di 
Armonia.  , , 176 

Quanti  Accenti  riceva  il  verlo.  _ 344 
Accento  in  qual  parte  fia  in  ogni 
fpecie  di  Vtrfi  . 360 

Accento  neirantepeniiltima  fa  ere- 
feere  il  verfo  di  una  (illaba  . 379 

Accento  nell’  ultima  fillaba  della 
ellrema  voce  fa  mancare  il  verfo 
di  una  fillaba  . 37^ 

Accenti  con  le  pofe  rendono  i ver* 
fi  veloci  , o tardi . _ 36t 

Accidente  notabile  iieH’Ufcita  . _ 161 

Accidenti  altrui  c*  iiifegnano  a fuggi- 
re, o a Ibpportare  il  male  . 77 

Acclamazione,  figura  paflìonevole . 383 
Accrtfeimento  , parte  della  Comme- 


dia  ; lyt 

Accrefcimcnto , figura  di  più  mo- 
di.  319 

Accrefcimcnto  con  la  Compara- 
zione . ^8f 

Accrefcimcnto  nel  fecondo  dire , 
crelcono  le  lentenze  . 347 

Accrefcimcnto  nelle  membra, giun- 
ture , e parole  . 34:; 

Achille  quale  fi  deferiva  . 7$ 

Achilleida  Poema  . i ( 

Adirarli  , figura  paflìonevole  ; 381 

Aere  voce  fe  aobia  Dittongo  , o 
nò»  *po 

Affetto , materia  d'imitazione . x 

Affetto, parte  eifenziale  di  Epico . 14 

Affetto,  circonflanza  di  narrare-.  ig 
Affetto  è genere  di  Coffumi,  c Paf> 
fioni . 4f 

Modi  da  fufeitare  gli  Affetti.  4^ 

Affetti  del  padre  , madre,  figliuo- 
lo , mogfiere  , amante  , amico  , 
forella , fratello . 70 

Quali  Affetti  turbino . 71 

Con  quali  olfervazioni  fi  deferiva- 


no . ^4 

Affetti  Tragici . 

Affetti  Comici  . 1 17 

Affetti  Melici . 17, 

Affetti  del  Tambico .'  173 

Affetti  conliderati  nelle  figure . 3SC 

Affetti  conliderati  nel  Decoro  , ,43 

Affogamento  dei  Coro  che  fia  . 154 

Africani  Maliziofi  . 

Agamennone  con  qual*  abito  s’ intro- 
duca . 97 

Agognare  , figura  . 400 

Aggiunzione  , figura  . 415 

.Aggiunto  fpecie  d'  ornamento  i di 
quante  maniere , e come  fi  con. 
giungano.  3,4 

Aggiunti  quali  da  fuggire . 340 

Aggiunti  accompagnati  con  altri 
ornamenti . 3id 

Aggiunte  fuori  della  favola  che  fia- 
no . 114 

M m m Agra 


Digitized  by  Coogle 


T 

A V 

Agra  forma  dì  dire 

411 

Agricoltura  fcritta  in  verfi  . 

, 14 

Al , paicicella  or  di  una  , or  di 

due 

iiilabe  . 

190 

Alfabeto  antico , e moderno  . 

xll8 

Allegoria  di  piu  modi . 

ìli 

Allegoria  nel  motteggiare . 

li» 

Allegrezza,  modo colfumato  . 

■ lil 

Allegrezza  non  con  viene  al 

fine 

Tragico. 

8$ 

AlliiJcic,  figura  < 4^ 

Ambiguin  nella  compoftziorte  3f» 

Ambiguità  nel  motteggiare.  ìii 

Ameto  j poema  <i:l  Bo.:caccio . 1 

Amicizia , luogo  di  palfioni . 6a. 

AmmendareJel  Poema.  4J* 

Ammendare , figura.  39*-4iz 

Ammonire , nel  motteggiare . ili 

Ammonire  , figura  coiiumata  . 

Amore  paiTione . il 

Ampliamento , figura  di  più  modi . 

Ampliare  negli  Alletti . _ 6J 

Anapdlo  piade  come  fidarmi.  109 

Aiapeibci  verfi  non  tifati  dal  Co* 
ro  « quando  li  fermava  . 109 

Andria  Commedia  di  Terenzio  per 
efemplo  di  ricoiiofcimeiiio  artifi* 
ciolb  • 4^ 

Quante  faccende  comprenda  . iti 

Di  qual  foggetto  Ha , e favola , ed 
Epifodi . L1& 

Difiinta  in  ani  altramente , che  da’ 
Gramatici  . _ i_i2 

Annoverare , figura  , 414 

Anticipare,  figura.  j9i.4i? 

Antifrafi , figura . 411 

Antigone  Tragedia  di  Sofbcle . zi 

Di  che  foggetto  fia  , zi 

Dillinta  in  acri . 104 

Antqjofora  , figura  . 41 1 

Antivedere , modo  di  Confolazione . ZZ 
Antonomafia , figura . 411 

Che  cofa  fia . ii6 

Mododi  motteggiarre . 13^ 

Apollo  prepoilo  con  le  Mufe  a cele» 
brar’Iddio . ^ i4Z 

Apollo  inventore  della  Lira  . 

Apollo  celebrato  da  fanciulli.  lzs 

Apoflrofè , figura  . iH 

Apollrofe , nel  motteggiare . j^z 

Apparecchiamento  > pzrte  propia 
della  Scenica  . 7» 

Apparecchiamento  Tragico . 2^ 

Apparecchiamento  Comico . 142 

Apparecchiamento  Melico . izji 

Appofizioiie , figura , . m 


OLA 

Apritura  di  Vocali  qual  fia jt* 
Come  renda  grave  il  fuoiio . 

Come  renda  la  pronunzia  tarda  . 

Arcadia  del  Sannazaro  quale  poema 
fia . ^ 

Argivi  audaci . gg 

Ariltarchi  nuovi  riprefi , 81. 20.  laa,  158 
Armonia  , (frumento di  Poefia . j 

Che  cola  fia  Armonia , ne’  corpi  , 
movimenti , canti  y e fuotii . 114 

Che  cofa  fia  Armonia  nel  dire . jn 

Come  propiamentc  s’  attenda  nell’ 

Acuto  I e Grave . 

Come  cuiiliita  nelle  giunture  • mem* 
bri,  e periodi . ^^4 

Quattro  cagioni  di  Armonia  • izfi 

Arce  non  cangia  forma  per  accidental 
varietà  . 

Arte  preffa  materia  alla  poefia  . f 

Quanto  l'Ane  aggiunga  alla  Natu- 
ra . 3 

Quale  materia  fia  artificiale  . 4|< 

Arte  Poetica  è Tempre  una . ' 

Alte  Poenca  di  Orazio  non  è 
poefia  . _ 4 

Artificio  di  ritrovar  le  cole . 4i7 

Da  Somiglianti . 410 

Da  Congiunti . . 4Z0 

Da  Antecedenti.  4*1 

Artifìcio  di  ritrovar  le  parole  . 411 

Da  Annoverar  le  parti . 4x4 

Da  Antecedenti . 411-^44 

Da  Confegiienti . 4Zz.  41} 

Da  Cagioni  • 4aji 

Da  Congiunti . 4Xi,4xj 

Da  Congiurati . 4^ 

Da  Contrari  . 445 

Da  Diflinizioiie . 4xx.4t4 

Da  Difierenza,e  Difiimile.  4^ 

Da  Effetti . 4^ 

Da  Genere . - 4^ 

Da  Ma.^giori,  Minori,  Pari . 4^ 

Da  Notamenro  di  parola . 4^ 

Da  Similitudine . 4^ 

. Da  Ripugnanti  . 4^ 

Artificio  di  Euripide  nell'Ecuba.  «z 

E nel  Ciclope^.  i£i 

Artificio  di  Giovenale  nella  Sati- 
ra . _ ^ 

Artificio  del  Mintiimo  nel  celebrar 
la  vittoria , che  Carlo  V.  ripor- 
tò da  Tuiiifi.  184 

Nella  Canzone,  Padre  <///  o>/.  xi9 

Nella  Canzone  della  morte  dei  Pe- 

feara . il; 

Artificio  del  Petrarca  nella  Caiiz. 

Msi 


Digitized  by  Google 


Mm  Htn  vt  Piu  tantàr.  137. 139 
Nella  Cani.  VtrJi  panni . 

Artificio  di  Pindaro  nella  prima  Oda, 
dovecelebra  la  vittoria  de’  giuo» 
chi  Olimpici . 

Artificio  di  hofbde  nell’  Antifione.  zd 
Alpi  a torma  d i dire , 4^ 

Aliir;  maliziofi . g6 

Altrologia  lei  irta  in  veri! . ì± 

Ateniefi  pumi  autori'della  Scenica  • ti 
Attenzione  onde  t’acquilti  . ^ 

Come  s’ accenda  con  i*  indugiai  fi  il 
fine • li 

Auenzione  del  iienfiero  richiella 
al  Poeta . _ 4jo 

Atto,  circonltanza  di  narrazione.  ^ 

Atto  Scenico  che  cofafia.  74 

Atti  Scenici  tono  cinque  . ti 

Perchè  non  piu  , ne  meno . 7^ 

Come  fi  coiiolca  il  principio , e ’l 
fine  di  cialcun’Atto . tA 

Come  Atrofia  ditrcrente  da  Scena.  74 
(guanto  gl  alidi  tiano.  ^ 

lifemplo  dell*  Antigone  , e dell* 
Eciiba  dillinte  in  Atti . 104.  lol 

Se  finito  1’  Atto  , niuuo  rimane  in 
Scena.  IpS 

Attributi  di  perfone  > e faccende  , xo 

Au  Dittongo  . tpo 

B 

Bacco  prepoHo  alle  felle  fecon» 
do  Platone.  ita. 

Con  quale  abito  S’introduca  . 2Z 

Con  qual  coro  fi  onoralle  . ti 

C^al  coro  gli  ordiiulfe  Platone . la 

Balia , quale  s’introduca . 102 

Ballata , che  cola  fia . S42 

Perche  cosi  chiamata . IZS 

Che  materia  abbia . , Z4Z 

Quante  parti  con  loro  concenti . 047 

Maniere  di  Ballate  • SempIici,Com- 
polle  « e Veliite  . ^ 

Vari  nomi  di  Ballate . 

Ballata  libera  . lai 

Ballatrice  fpecie  d’imitazione . 1 

Ballo , come  renda  foave  il  dire  14 

Ornamento  della  Melica  . LZé 

Parti  del  &II0  , Volta  , Rivolta  , 
Stanza , ad  imitazione  del  movi* 
mento  celelle . IZS 

Da  qual  parte  cominci . i79 

Maniera  Tirbafea di  ballarei  ila 

Barcel  letta , e Aie  maniere . 
Batracomiomachia  di  Omero . % 

Be’  per  BiHi . 3A^ 


DI  MEMORABILI. 

Benivolenza  come  s’acqiiiili  • xC 

Acquillar  di  Benivolenza  modo 
collumato . 386 

Bellemmia , figura  pafiionevole . 

Biafimo  di  multi  c vizio  uè]  motteg> 


m 


e"®*  or 

Bisguezzo  ne  cooceuti  . 337 

Bisguezzo  nel  motcegiare . 14Z 

Bontà  richiella  ne’coltumi . 48 

Brevità, virtù  delinarrare . 

Bruttezza  non  dee  tarli  vedere  in 
leena  ; ma  udire  , 0 narrarli . m 

Bruttezza  loggetto  di  motti . i3* 

Bucolica  poelia , Ipecie  di  Epica . l 

c 

C CONSONANTE  quale  fuono 
aobia . 

C perchè  fia  tolto  di  Sa?t^e  , Pe3e  , 
e iimib' . 199 

Cacciatore  con  quale  abito  . 2Z 

Cagione, circonltanza  di  Narrazione . y» 
Cagióne  cunfiderata  nel  muovere 
gli  Alfetti . 

Calzari  di  Recitanti . ifo 

Cangiar’  il  nome,fingendo  la  perfona.  41X 
Cantare  premiato  coi  capro . ti 

Cantare  di  var;  modi  , lemplici , « 
milii . 

Canto  rqnde  foave  il  dire , 14. 

Canto  nella  lòavità  Scenica  à Éè 
Canto  parte  propia  delia  Scenica . tA 
Cauto  nella  Tiagedia  . 2* 

Canto  nell  a Commedia . nz 

Canto  nel  Melico . ^ 174 

Qual  canto  convenga  a*  Recitanti , 
quale  al  Coro.  loz 

Canto  appo  Dante  c lo  (ledo  , che 
Capitolo  appo  il  Petrarca . ^ 

Olito,  parte  di  Poema  di  ottava  ri» 
ma . _ x6f 

Quali  principi  convengano  al  can- 
to. 1É2L 

Cantori  quali  fulTero  detti . ^ i6o 

Canzone  Lir:.:a  > perchè  cosi  chiama- 
ta. 170.  ili 

Che  cofafia  . iS^ 

Come  fia  dirfei-ente  dall’,  altre  com- 
pofizioni  .Meliche . 

Peiché  tenga  il  primo  luogo  tra 
Melici.  18  f 

Canzone  Tofeana  quali  par  ti  abbia  , 
e qiiant’  arte  ricerchi . _ _ lifi 

Onzone  Proodica , Mcfodica , Epo» 
dica.  181 

Canzone  di  quante  llanzc  fia . 


M mm 


Caii- 


Digitized  by  Google 


Cantone  Pindarica  comporta]  di  tre 
parti  conformi  al  ballo . 178 

Qnale  materia  abbia  . is» 

Cantone  di  antica  maniera  i diverfa 
dalla  Pindarica . 

Canzone  Scenica  del  Coro  Comico  . |_u 
Canzone  del  Coro  T ragico.  loi.  laS 
Canzone  Scenica  Proodica  , Mefo* 
dica , Epodica  , Periodica  > e Pa- 
icdia.  1^ 

Modo  di  Canzone  Scenica  « pre- 
porto,  tramezzato,  loggiunto.  ij6 
Canzone  libera,  e fciolu.  ajS,  ^ 

Canzonetta . l&i 

Canzoni  Monortrofiche,  Epodichc  , 
e mirte , come  fi  facciano  . _ zi» 

Come  tutta  la  materia  fi  firinga  in 
una  Canzone  , e ride  volte  io 
più . ^ 

Cajizoni  di  rtanze  continue  di  due 
maniere . a?4 

Canzoniere  del  Petrarca  . 180 

Cafe  Tragiche , Comiche  , Satiriche . i jo 
Cafi  infelici , inopinati , avvenuti  da 
parenti , ed  amici, fono  Tragici . ZI 
Cafi  meravigliofi , o ragionevoli  per 
congiunzione , o fortunati,  o per 
voler  Di  vino  . 40 

Cafi  meravigliofirtìmi , e di  pietà 
degnirtimi , quando  uno  rterto  £1, 
e patifee . ga. 

Cafi  terribili  per  la  crudeltà  , com* 
paflionevoli  per  la  cagione  . g* 
Calo  circonrtanza . ai 

Catena  di  Verfo , come  fi  faccia  con  le 
pofe  de’lentimenti  . 

Di  quante  fi  1 labe  fiano  le  voci,  che 
’l  leguente  verfo  legano  con  I’  an- 
tecedente, con  gli  efempli  .d'ogni 
^maniera.  __  J70 

Catena  di  Voci  d'una , o più  fillabe 

Snelle  pofe  degli  Accenti . 12 1 

uanto vagliala  Catena de’Verfi.  171 
ve  la  Catena  de’  Verli  fia  più  ri- 
chiedi . 17» 

Cavaliere  nella  Commedia  quale  s’in- 
troduca. , uS 

Cedere , figura 

Cerere  onorata  da  Coro  di  femmine.  120 
Chiara  forma  di  dire  con  Tue  fpecie. 

Chiarezza,  virtù  del  narrare  . u 
Chieder  perdono,  figura.  187 

Chieder  pregando , figura  . 18 1 

O'clope  di  Euripide , elemplo  di  Sa- 
tira Tragica . i£i 

Qual  foggeteo  contenga  • i^l 


O L 4 

Come  fi  dirtingua  in  Atti . 

Quale  artificio  a muovere  fpavento, 
e rifo . igf 

Cipriane , poema  biafimato . xj 

Circoferivere , figura . 4H 

Circoitione  nel  motteggiare  . iil 

Colchi  crudeli . _ ' ^ 

Coma,  voce  Dorica , che  dinota  VilU,  71 
Comandamento , figura  paffionevole.  18  j 
Comico  venuto  da  ]ambico  . 9 

Comico  come  diletti,  ìnfegni  , e 
muova  • _ III, 

Comici  nuovi  hanno  più  largo  cam- 
po da  fcriver^  che  gli  antichi  . 114 

Comico  come  u(i  le  fentenze . xir 

Commedia,  fpecie  di  Scenica.  f 

Commedia  ebbe  principio  da  Fallici.  71 
Commedia  che  cola  fia  . 1 

Che  fine  abbia . _ _ i ij 

Maniere  di  Commedia,  Antica,  Mez* 
zana , e Nuova.  i_u 

Che  maceria  tratti  la  Commedia  . ita 

Quali  contefe  ammetta  . 

Quali  Epifodi,  e quancL  m.  iij 
Quali  Aggiunte  riceva  . 1 a j 

Quali  per/one  introduca . ni. 

Come  ufi  li  veri  nomi , o finti . , 1 1 j 

Come  induca  a meraviglia . 1 iS 

guance  , e quali  Parti  abbia . i^i 

ome  le  parti  della  Commedia  fia- 
no conformi  a quelle  della  Tra* 
gedia . Ito 

Commedia  Doppia  quale  fia.  • i»< 

Commedia  quale  ftile  ricerchi . xjo 

Commedia  che  apparecchio  ab- 
bia . 141 

guale  coro  comico  . _ 11» 

ommedia  come  fia  dal  Poeta  divi- 
fa  in  Atti , e Scene  a Riguardan- 
ti , e poi  dillinca  da’  Gramatici  a 
Lettori.  ij* 

Perchè  la  Commedia  rapprefenti 
più  i caccivi, chef  buoni  cortumi.  111 
Commedie  Terenziane  quali . 114.1»? 
Commendare , figura  cortumata  . ìSj 
Commiato  ultima  danza  della  Canzo- 
ne , perchè  cosi  nominata . 

Che  foggetto  abbia . »jr 

Come  rivolga  il  parlar’alla  Canzo- 
ne . »3o 

Come  fi  teda , e qual  varietà  di  Ri- 
me riceva . _ »»7 

Gommo  parte  dilTragedia  . 107 

Comparazione  , figura  . 37? 

Comparazione  nel  narrare . _ aia 

Comparazione  nel  muover’ Affetti . fii 

Coro- 


Digitized  by  Google 


D r M E M O R A B I L I . 


C«i'pira7Ìone  nel  motteggiare . 1 40 

Compartimento, figura  . j7Mi4 

Compaflione  come  molTa  daEuripi- 
de  nell’Ecuba  • ^ 

Compaflìone  del  male , che  fi  paté , 
e fa  altrui.  _ 87 

Compaflìone  Tragica  peri’ udita, 
non  per  la  vìffa . ^ 

Compori7Ìoiie  or  fitgue  la  ragione,  or 
la  confiietudìne , fecondo  che  più 
attariefce._  ìu 

Da  quali  voci  cominci . 3éz 

Compofizioni  d’ogni  maniera  fi  ri- 
ducono ad  una  delle  principali . zìi 
Comprendere , fijgura  di  collruzione.  411 
Comunicare  , figura . ^^z 

Concento  delle  voci  come  nafca  da 
lettere, e fi llabe  . 

Concento  delle  prime  fillabe  . m 
Concento  delle  ultime  fillabe.  ìxg 
Concento  del  mezzo  delle  voci.  ?zo 
Concento  del  fine  antecedente  col 
principio  feguente . 319 

Concento  del  mezzo  d’  una  voce 
col  fine,  o principio  dell*  altre . ì|o 
Conceato  dell’ ultima  fillaba  della 
voce  con  la  prima  dell’  antece- 
dente . Ut 

Concento  delle  medefime  lettere  in 
una  ftefla  voce . Ut 

Concento  delle  medefime  lettere , e 
in  una  ftefla  voce,  e in  diverfc . jji 
Concento  delle  medefime  lettere  in 
diverfé  voci  con  picciolo  inter- 
vallo . 333 

Concento  di  una  lettera  , che  varia- 
mente a fe  ftefla  rifpondc . iH 

Concento  di  più  lettere  tra  loro  in 
vari  modi  accordate . 316 

Concento  di  voci  compofte,  e ripe- 
tite . 317 

Concento  di  Bifquezzi . ìi7 

Concento  di  fillabe  tra  il  feguente 
verfo , e l’antecedente . JìS 

Che  tali  concenti  vengono  e ftudio- 
famente , ed  a cafo  . llS 

Effetto  di  tali  concenti . 33S 

Concento  di  voci  d’  un  fimil  fine 
giunte  infieme,  fe  fono  molte  , o 
fpeflio  ufate,  diviene  viziofo  . I4Z 
Concento  di  confonanze  dì  Rime 
men  lontano , più  diletta  . , 358 

Che  tal  concento  prende  qualità 
dalle  voci , onde  è compofto . 357 

Concento  d’intelletti . l62 

Conccfligoe,  figura  cQftumatai 


Concedere  con  Ironia  di  molti  mo- 
di. . 391.101 

Conchiufione  che  forme  riceva.  454 

Coiitcrmazione  che  forme  riceva.  4^4 

Confidanza , paflìone . j 3 

Conforto,  figura  paflionevole. 
Congiunzione,  figura  di  collruzione.  416 
Congiunger  cole  diverfc,  figura.  403 

Configlio  nel  narrare  . zt 

Confolazione  per  tre  modi . 77 

Confonanti  lettere  quante  fiano , e 
quante  ne  manchino . ' _ 191 

Quali  abbiano  fiiono  grande,  o lie- 
ve  . _ 301 

Conlonanti  come  fi  fcontrino  in 
una.ediverfe  voci.  _ 114 

Quali  Robiifte,Afpre,PiacevoIi  . zat 
Confouante  come  aggiunga  mezzo 
tempo  alia  Vocale;  e fe  più  fono, 
mù  l’accrefcono  ; ed  anche  più 
feguendo  , che  antecedendo.  3^ 

Confonanza  é qualità  del  Verfo,dagli 
altri  vizio , da  Tofcani  virtù  ri- 
putata . 35f 

Confonanze  afpre,o  piacevoli,con- 
formi  alla  materia . _ 3J7 

Quali  confonanze  mù  dilettino  . 3>S 

Come  s’accrefoa  ifdiletto  delle  con- 
fonanze . 358 

Confonanza  nafte  dal  medefimo 
fuono  , non  dalla  medefima  ftrit- 
tura,come  di  Cuore,  ed  Errore  . zjS 
Confonanze  tifate  dagli  antichi  di 
Pedo  , con  Metto  ; Ancide  con 
Fede;Vertude  con  Prode  ; e fimili . 
Confonanze  nel  motteggiare.  137 
Confuetudine  fervata  nel  parbre  . z^ 
Contadino  nella  Commedia  quale  . az8 
Continuazione  di  cafi  , figura  . «lZ 
Continuar  parlando , figura . 4i5 

Contrapom'mento di  Sentenze,  figu- 
ra . 401 

Contraponimeuto  di  colè  contrarie;  4*0 
Coiitrapofti  nel  motteggiare . Lii 
Contrapofti  niimerofi  per  fe  fteflì . IZi 
Contrar  io  j luogo  Topico.  ^ , 4ìl 

Contrario  per  muover  gli  Affetti  . di 

Contrario  per  motteggiare . 

Contriftarfi.  figura  paflìoueyole.  3^ 
Convenevolezza  ne’coftumi . 4? 

Convito  come  s’introduca  in  Scena.  iiZ 
Coppia  di  Verfi  nelle  Canzoni  come 
s’accordi . . . li? 

Coppia  con  concento  nel  princi- 
pio , e fine  della  Sirima  , non  nel 
fine  della  Fronte . _ 

Cop- 


Digitized  by  Google 


Coppia  delle  Ballate',  nella  Ripre* 

la . 147.149 

Cot-pia  Diiplicata,c  Triplicata  uèP 
la  Mutazione . 

Co|  pia  nella  Volta  . 

Coppia  del  .Madrigale . 

Coppia  dell'Uctava  rima . 

Corano  , chi  tiilTe . 

Cornaniufa  ut'ata  nel  fuono  del  Coro . 

Coro  , patte  Scenica . 

Coro  I ragikO  che  lia  > c cheuhcio 
Faccia . 

Di  quali  (i  Ficcia  il  Còro  . 

Con  qual'ordine  entri  nel  Teatro  . 

Quanti  Con  (iaiio  nelle  Tragedie . 

Come  entri, Ilia,  fi  lamenti. 

Come  dirizzi  il  volto  , e quando 
parli . 

Come  laudi,  biafiini,  ammoiuTca, 
configli , confoiti , difenda  , con 
glielempli. 

Cne’l  Coro  li  fa  udire  lémpre  dopo 
ogni  Atto . 

Qiundo  il  Coro  interrompa  il  par- 
lar de’  Recitanti, e li  fàccia  udire 
Fra  le  Scene . 

Quando  fàccia  uficio  di  Recitante. 

Quali  voci  uh  il  Opro  nel  fermarh. 

Che*l  Coro  canta.eccetto  nell’eftrc- 
mo  del  quinto  Atto  . 

Opali  Canzoni  ufi . 

Coro  Tragico  quali  verfì  richieg. 
già. 

Qual  Tuono  convenga  al  Coro . 

Che’l  Coro  pon  fine  alla  favola. 

Coro  Comico  antico  dato  da  Uficiali, 
di  quali,  e quante  perfone  . ifa 

Talvolta  diviio  in  due  Parti . 

Come  entri , e fi  férmi . u» 

Come  trafcoria  con  varie  manien 
di  Canzoni . ■ ifj 

Come  prepollo , tramezzato , fog- 
giunto.  ijg 

Come  lì  parta . 1^7 

Coro  Melico  ordinato  da  legislatori, 
per  onorar  le  fèlle  . 

Cori  ordinati  da  Platone  . 

Còro  di  fanciulli, e vergini,  di  don- 
ne, di  madri  di  famiglia  . 

Coro  nelle  fétte  di  Bacco . 

Corregger  fe  medefimo,  figura  . 

Cortina  nel  mutar  de  gli  Atti . 

Cottumata  fbima  di  dire  . 

Cofliimato  poema  per  le  Sentenze. 

Coftume  materia  d'imitazione , 

Coflume  che  coTa  fU  • 


M8 

164 

al 

10& 

Zi 

22 

IO» 

IO» 

101 

22 

log 


101 


101 


10} 

108 

100 

101 

IO» 

108 

ina 

ioti 


ITO 

17» 


iZp 

Zi 

398 

115 

4iZ 

187 

» 

41 


OCA 

Come  Ila  differente  dagli  Affetti, 

Quali  cottumi  fecondo  l^cà  de’  gio- 
vani , vecchi,  c virile.  ^ 

■ Qjali  coltunu  fecondo  la  Fortuna  di 
Nobili,  ricchi,  potenti,  fortunati.  47 
Collumi  fecondo  la  Nazione,  c Na- 
tura. 47.119 

CoKumi  fecondo  l’arte,  profcflione, 
parentado  , ed  amicizia . 48 

Csftumi  di  Donne  . 4^ 

Quattro  cofe  nchielle  ne’cottnmi . 48 

Cottiime parte  eflenziale  deìl’Hpica.  1} 
Collumi  nella  Commedia , con  gli 
elempli  . i»7 

Quali  cottumi  lodaci , o bialìmaci . iij 
Cuituini  nella  Tragedia  con  gli 
efempli . 91.9} 

Cottumi  nella  Satira  . izi 

Cottumi  nella  Melica  Poefia  . ijz 


D 


Dattilo  piede  come  fi  fòrmi.  io£ 
De  particella  che  accento  , o Ti- 


gno riceva . 

Dea  01  di  Una,  or  di  due  fillabe. 
Decoro  nel  dire  che  cola  fia  . 

Decoro , fecondo  le  figure. 

Decoro  , fecondo  la  perfona  , che 
parla  . 

Decoro  , fecondo  l'Uditore . 
Decoro  fecondo  la  Materia . 
Decoro,  fecondo  gli  Affetti 
Decoro,  fecondo  le  parti  del  dire. 
Decoro,  lécondo  le  forme  del  dite. 
Decoro  ne'Cottumi  quante  colf  ri- 
cerchi . 

A che  riguardi  il  Decoro . 

Decoio  nella  Tragedia . 

Decoro  nella  Commedia . 

Deliada  l\Kma  • 

Deliberatii'o  genere  che  forme  n'cc- 
va  . 

Deferiver  di  vita,  e cottumi  . 

Detti  nelle  circollanze . _ 

Detu  brevi,  ed  accorci . 

Detti  ofeuri . 

Dialogi  tra  Poefia  Epica . 

Diana  celebrata  da’vergini . 
Dichiarazione  del  parere,  figura. 
Difender  Teriore,  figura . 

Difètti  da  fchernire  . 

Differenzi  tra  le  Poefie  , negli  ttru- 
menti.},  nella  maceria.  5,nel  Mo- 
da"; 


»20 

4x6 

*16 


4lS 

4i2 

412 
4iZ 

413 
4^ 


48 

15 

Si 

ì 


441 

221 


»i 

»8i 

284 


1 

IZo 

m 

}8S 


H» 


6 


Differenza  tra  1’  Epico , e gli  altri 
Degli  Epifodj^  14 

Diffc- 


Digitized  by  Google 


DI  MEM 

Differènti  tri  Romantì  i e la  Poe- 
fia  I che  Arinotele  c’iiifégna  . 
Ditiereiua  tra  il  Ronunto^e  l’ Epico.  ^ 
Pitiercnza  tra  narracionc  Storica, 
ed  Epica . ^ 

Diftcrenta  tra  Storico  , e Poeta 
nel  nai  rare  . 12 

Difletenza  tra  Sdegno  , e Invidia.  H 
Djfterenza  ti  a Atto,  e Scena.  74 
Ditterenza  tra  Seneca  , ed  Euripide 
nella  difpofìzionedell’Ecuba.  is&. 
Djrtcrenza  tra  1’  antica  , e nuova 
Commedia  . ni 

Differenza  tra  Commedia.e  Trage- 
dia, nelle  perlòne,  e nelle  faccen- 
’ ll7 

Differenza  tra  Epifodi , ed  Aggiun- 
te . 

Differenza  tra  Canzone  , ed  altre 
Meliche  comMfìzioni . i8f 

Differenza  tra  il  Sonetto , e 1’  Epi- 
gramma . >a4o 

Differenza  tra  la  Canzone  , e ’l  So- 
netto  . ^ 

Difleienza  tra  Satirico,  ejambieo.  xi* 
Differenza  tra  il  parlar  Latino  de* 
Plebei , e de’  dotti  nell’eleganza , 
benché  l’un  l'altro  intendefre, 
Differenza  vana  di  Gramatici  tra 
parole  di  Vcrfo,  e di  Profa  . 3x1 

Differenza  tra  voci  Contratte  > ed 
Accorciate . m 

Differenza  tra  il  Fifìco , e l’ Eroico 
poeta  in  trattar  le  cole . 418 

Differenza  tra  Storico , e Lirico  in 
trattar  le  laudi  d’una  donna.  418.412 
Differenza  tra  forma  Illullre  > e 
Chiara . 4tx 

Diffcrenza,luogo  da  trovar  parole.  4^ 
Ditterenza,  luogo  da  muover’  Affetti.  6S 
Diffinizione  nelle  figure . Z74 

Diffinizione  nel  muover  gli  Aftetd.  éi 
Diffinizionedell’Atto,  eScena.  74 
Diffinizione  della  Ballata  . X47 

Diffinizione  della  Canzone  i Od 

Diffinizione  della  Commedia  i i id 

Diffinizionedell’Elegia . xtó 

Diffinizione  dell’Epica  . 9 

Diffinizione  dell’Epigramma^  *80 

Diffinizione  del  Madrigale  . adì 

Diffinizione  della  Narrazione.  12 

Diffinizione  del  PriiKÌpio  . id 

Diffinizione  della  Poefia . a 

Diffinizione  della  Satira  Epica.  i2i 

Diffinizione  della  Satira  Tragica  • i6x 
Diffinizione  della  Sccnicf.  ^ 


ORABILI: 

Diffinizione  della  Sentenza  l iSi 

Diffinizione  della  Tragedia . 74 

DitMiita  coofiderata  nel  Decolo . 4^ 

Digieflione , figura.  374 

Digreflìone  perché  fi  faccia . 1 S 

Digreffione  del  Melico  è come  1’ 
fcpifodio  nell’Eroico . 177 

Dineffioni  richiefte  nelle  Canzoni 
Pindariche  . i8t 

Digiellioni  del  Satirico . ^ 

Digreffioni  del  lambico  • xil 

Dimanda  con  preghiera  . 3^ 

Dimandar , figura  di  molti  modi-  388. 
389.39'z. 

Dinuniiimeuto  d i molti  modi . 380.3x0 

Diminuendo  fignificar  più,che  non 
fi  dice , figura . iti 

Diminuzion  del  nome  in  motteg- 
giare . i3d 

Diminuzione  della  vofira  facoltà , 
figura . 3S7 

Dimoran'za,  figura.  -380 

Dimoffrazione,  figura  i 373 

Dimoftrare  di  temer  peggio , figu- 
ra . , 32d 

Dimoflrativo  genere  che  forme 
riceva . 44  3 

Dipendenza  di  diverfe  forme  da  un 
verbo . » 402 

Dir  foave  nella  Commedia  . 117 

Dir  foave  nella  Tragedia . Si 

Dire  che  parti  abbia . x8x 

Dire  come  debba  crefeere  , o andar 
perdendo , f«ondo  il  crefeimen- 
10  jOdiminuimento  delle  fenten- 
ze . . 347.348 

Difciolto  f figura  / cioè,  parlare  lenza 
congiunzioni  • . 407 

Di feorfo  del  Coro . H4 

DilgiunzJone,  figura.'  ^ 4id 

Diho  , figura  pafTionevoIe^  • tSx, 

Disonefli  nel  motteggiale.  m 

Difperfe  parole  , figura . 407 

Difpofi*ionc  di  favola,  feguendo  l’or- 
dine iiatiirale  . . . i® 

Dilpofizione  di  poema , cominciando 
dal  mezzo, o dal  fine.  _ 38 

Difpofizione  degli  Epifod;  Tragi- 
ci . . , 82 

Dilpofizione  Comica.  _ . . 

Difpofizione  degli  Epifod j Comici.  tx4 
Difoofizionedel  Romanzo  riprefa  , 33 

Dilpofizioiie.luogo  nelle  paffioni . 72 

Difpregio,  painoiie  , 

Difpregio  nel  motteggiare  , 133 

DilTunile  uel  motteggiate  , 141 

Diflf- 


Digitized  by  Coogle 


T A V 

DifflmulJre  nel  motteggiare . i44 

Diflìmiibre  nelle  perlbnc,  figura.  12“ 

Diinmulaie  nelle  cole  « figura.  122 

Diliiutione  viziola  di  Gramatici  ne- 
gli acci  di  alcune  Commedie  Te- 
reiitiane  • ii2 

Diftiiuiune  del  parlare  , con  giuntu- 
re , membi  1 , e periodi  . i5  r 

Ditirambici,  fpecie  di  Melici . 

' Diciiambo , canto  m laude  di  Bac- 
co. 71.16» 

Dictongi , quali , e quanti  fiano , 

Dictongi  come  fi  Iciolgano . 

Diverbi  bcenici. 

Divino  aiuto  nell’ufcica . 

Divifione , figura . 

Docilità  onde  s’acquifii . 

Dolore  paflìone  con  gli  efempli 


T ragici . . 93 

Donne  le  debbano  introdurli  armige- 
re, o nò . . .49 

Dorici  contendono  con  gli  Ateniefi 
dell’invenzione  Scenica  • 7J 

Dottrina  richielta  al  Poeta . m 

Donzelle  introdotte  nella  Tragedia  > 
ma  nella  Commedia  nò , no 

Doppia  favola  qual  fia  . 

Doppia  favola  nella  Commedia,  1 1 1 
Doppia  fiivola  nella  Tiagedia . ^ ^ 

Doppia  favola  come  fi  conofea . 

Drama  voce  Dorica . , zi 

Drama  e detta  la  favola  Scenica.  74, 
Dubbiofa  materia  qual  fia . ij 

Dubbitare  figura  . j9*.4i* 

Dubbitarenel  motteggiare.  ijz 


Z90 

aoo 

i 

Ì7S 

11 


E 

VOCALE  di  fuoflo  mezzano, 

E Vocale  or  di  luono  aperto  , or 
chibfo . _ 

E panicella . Congiunzione , Pro- 
nome,Verbo,che  accenti  riceva.  t4ò 
Ea  or  di  ima,  or  di  due  filiabe.  igo 

havtontimoriimeno  di  Terenzio  altra- 
mente diltinto  in  Atti  , che  da 
Gramatici . 119 

Ebraica  Poefia  . , , iZ9 

Ecuba  Iragedia  di  Eunpide  diltinta 
inatti.  ,.r.  ■ ^ 

Edipo  di  Sofocle  , efemplo  di  Peri- 
pezia, e di  Ricoiiofcenza  artificio- 
(a . , lirll 

Egloga  fpecie  di  Epica . 

Egualità  richielta  ne’collumi. 

Egualità  di  Giunture,  e Membri  . 


OLA 

Ei  or  d’una , or  di  due  fiUabe  ] ^ 

Elegia  Ipecie  di  Epica  . ^,170 

Elegia  che  cola  fia , e donde  cosi 
detta  . ^ 

Qual  propieti  , inventore  , oficio 
di  Elegia . i69.z7o 

Qual  vei  lo  convenga  all'  Elegia. 

Modo  elegiaco  , grandezza  .parti , 
membri,  ed  ornamenci  di  Elegia.  »zi 
Quali  Elegiaci  da  imitare . ^ 

Elezione  di  parole  ripolia  nell’  arbi- 
trio moderato  da'precetti . aia, 

Elezione  di  parole  con  lettere,  lìllà- 
be  , e icoutri  convenienti  alia 
materia . 

Elezione  di  parole  quale  debba  ef- 
(eie  in  cial'cuna  maniera . jor.jzz 

Elezione  di  parole  con  quai  regole 
filaccia.  . , 41? 

Elezione  di  perlona  giudiciofa  , per 


ammendài’i poemi 
Eloquenza  confifiòàn  cofe , parole,  ed 
artificio . 

Emfali  che  colà  fia  . 

Emulazione,  paflìone . 

Eneida  come  contenga  un  foggecco  ! 
Quali  EpiTodj  . 

.Qual  faccenda  principale 


Qual  i^ameiuo,  e fcioglimento. 
Comefiiiifca  liagicamente . 
Enigma , 


4fi 
412 

11 
Lì 

44 

&Ó 
3IZ.138 

EitTata  del  Coro.  22 

Epica  poefa  che  cola  fia  . 9 

Quali  l’pecie  contenga , e quali  flru- 
menti  adoper  i . , . „ ^ 

Quanto  l’Epica  fia  piu  perfetta  dell’ 
altre  poelie  . 2 

Di  qual  grandezza  fia  . 11  .Z4 

Quanto  tempo  abbracci  narrando,  n 
Quante  parti  abbia  di  qualità  cllen- 
ziale . li 

Quali  membri  abbia.  lé 

Come  diftereiite  dall’  altre  negli 
Epifod)  . . . li 

Che  1’  Epica  comprenda  eziandio 
alcune  compofizioiii  con  rime. 

Epico  apiK>  il  vulgo  che  feri  ve  in  veilì. 
Qual  lia  vero  Epico,q naie  impropio  . 4 
Epico  donde  prende  il  nome . 4 

Qual  fia  il  modo  Epico  di  narrare . £ 

Epico  ufando  veri  nomi  riguarda 
all’univcrfale  . . 39 

Epico  ufa  veri  nomi  nella  làvob,  finti 
negli  Epifod/ . . . 12 

Come  gli  Epici  divennero  Tragici.  2 
Epigramma  fpecie  di  Epica  . ^ . 3 

Epi- 


Digitized  by  Google 


DI  MEMORABILI, 


Epigramini  onde  avefTe  orìgine.  ijH 
Che  cola fìa  iipigramna.  iiio 

Callaie  maceria , ed  ohuo  di  Epi* 

djranima . 179 

le  ratgua/acon  brevità  è l’anima 
dell’h^igramnia . 

Quale  Varietà  di  ili  le  riceva.  aifs 
Quali  j arole , e qual  vedo  conven- 
gauo  all'Epigramma . agx 

Come  1*  Epigramma  fìa  diflèience 
dal  Sonetto . 140.141 

Epigiammi  di  Omero  fatti  Tolca- 
III . i72_ 

Epilodio  é voce  ambigua  , or  (ignih'* 
ca  pai  ce  uiiiinta  dalla  favola , or 
dal  Coio.  22 

Epilodj  parte  accidentale  dilb'nca  dal- 
ia tavola  . Id 

Come  gli  tpifodj  accrefcaiio  il  poe- 

nU  . là: 

Ove  gli  Epifod)  abbiano  luogo  . ì6 
Come  gli  Epifod/  pollano  dilcer- 
nerli  dalia-tavola  . _ i6 

Epiludi  loiiolicin,  e lunghi  nell’ 
Epica;  rari)  e brevi  nella  Scenica.  Zi 
Epilodj  Tragici  con  gli  Efempli . 53 

Epilodi  Cunnci  di  quante  maniere,  lu 
QiiaiiCu  Ipein  Epifodr  nella  nuova 
Commedia, e Ipcflìflioii  iicll'  an- 
tica  . , , _ 11^ 

Epilodj  diflinci  dalla  favola  con  gb* 
efempli  del  i'iuco. 

Epilodj  tian  luogo  prima , che  (I  co- 
minci a mutar  la  fortuna . 114 

Epilodj  fono  tal  volta  più  , che  la 
tàvola . 114 

Epifod/  come  fien  differenti  dall’ 
Aggiunti  . 114 

Epilod/  della  Iliada , ed  Odiffèa . n 

Epifod/  della  Eneida . u 

Epifodjdc’Trioiifi  del  Petrarca  . ij 

Epifodi  dcll’Ecuba . _ _ 5z 

Epilodj  Scenici , cioè,  Kagionamenti 
di  recitanti  dopo  l’ entrata  del 
Coro . 

Epilodj  Scenici,  quali  veri!  ricer- 
chino . io3 

Epiteto  , overo  Aggiunto  di  quante 

maniere  lia . ìli 

Come  s'accompagnino  più  Epiteti.  ìij 
Come  Epiteti  fi  conginngauo  con 
_ altri  ornamenti . ' _ li6 

Epiteti  confiderati  nel  motteggiare.  1 
Equivocare,  modo  di  motteggiare.  U4 

Eiigonc  pianta  nelle  laudi  di  Haccho. 
Errore  de'fciitcori  delle  cofe  Cipriane, 


e del  la  piccola  Ibada . 

Erroie  degli  lei ittori  de'Romantì . ^ 
Eriorc  degli  fenttori  dell'Eracleida, 
Icfeida  , ed  Achilleida  . n 

Ertole  di  Annotane  nel  Difeonvc- 
nevolc . y, 

Eriore  di  Plauto . yo 

Erroie  de’  Gramatici nel  diffinguer 
le  Commedie  di  Tercniio  . ijp 

Errore  di  Euripide  mlio  fciogli- 
mento  della  Mcdea.44.Ncl  finger 
Menelao  malvaggio.  ^ 21- Nel 
ftr’iligenia  piangevol^poi  virile.  21 
Efchine  biafimato  da  Demollene  in  re- 
citare . 

Elcmplo  , modo  di  rrotteggiare.  140 

Efcrciziu  1 ichieito  al  Poeta  . 444 

Maniere  di  efcrcizio  . 448 

Modi  di  eieicitarli  tradiicendo  . 442 

Spiegando  una  cofa  lidia  in  molti 
niOili  • ^50 

Età  per  muover’Affetti» . 

btd  conlidcrata  nel  Decoro  . 416 

Etimologia  della  Caiuoiie . ity 

Etimoiugia  del  Comn.iato  . tji 

Etimologia  di  Epico . 4 

Etimologia  di  Madrigale . 161 

Etimologia  di  Numico . 169 

Etimologia  di  Komanzo . i£ 

Etimologia  di  Satira  . té» 

Etimologia  di  Scltina  . ly 

Etimologia  di  Sonetto.  i4'> 

Eli  Dittongo  ■ 122 

Eunuco  di  lerenzio  quante  faccen- 
de contenga . ' 


F.ALLO  , immagine  della  mafchil 
parte . yj 

Fallici  verfi  a Bacco . zi 

Fama  da  fervarc  ne’coflumi . gj 

Eatze  Cava  iole.  i£i 

Eafeio  di  molte  cofe , figura  . ^ 

Falli  di  Ovidio  qual  poema  fieno  . jà 

Fatto  di  pcrlbna  , materia  d imitazio- 
ne, a.  Soggetto  di  Narrazione  . 10 

Cii'conllanza di  perfoiu  . ir 

Favella  Tofeana,  vedi  Liagun  . 

Favola  come  fiadi  un  Contdlo  . 12 

Quante  faccende  la  Favola  polla 
comprendere  . 

Che  la  Favola  è p.irte  effienziale  , e 
principale  del  poema  . 14 

Come  la  Favola  debba  a fe  Ueffa 
convenire . 

Membri  di  Favola  . 44 

Nqu  Fa- 


Digitized  by  Google 


T A V 

Favoli  Ji  uii  mojo , MiUa  , e Dop* 

Pia . 41 

Fa  ■'oJ a Doppia  non  per  vendetta 
del  III  luco,  ma  per  riconciliai  fi  . S6 
Favola  Semplice  , o Compofta.  41 
Favaia  Comporta  da  quali  Ricono» 
fceiue  , ed  Avvenimenti  fi  taccia.  87 
Come  fi  conotea  la  favola,  fe  fia 
Semplice  , oCompolta  , di  una 


maniera  , o Doppia  . 8S 

Favola  Patetica  , o Morata  . 44 

Favola  TumultiiofijO  Pacifica  . 1*1 

Favola  Epica  come  fi  tratti . 14 

Favola  Fpica  come  deb ja  efler  me- 
ra vi^Iiofa  . 40 

favola  Scenica  detta  Drama  . 74 

Favola  Scenica  è uu'  Atto  divifo 
poi  in  cinque  . 74 

Favola  Tragica  accettata  ditEcil- 
mente  fi  muta . 79 

Qual  miitarione  riceva  b favola 
Tradita,  e come  fe  ne  faccia  di 
nuove . 81 

Favole  Tragiche,  Semplici,  e Com- 
poltecon  gli  efempli  . 84 

Favola  i ragica  milla  per  le  cofe,  o 
per  le  perlone  . 84 

Favola  Comica  . no 

Maniere  di  tavole  Comiche.  110.111 
Quali  feno  le  migliori  . 111 

Favola  Melica  come  fia  una, e breve , 176 
Ferme/za  del  Coro , toccando  1 infe- 
licità . JOO 

Fette  di  Bacco  . 7J.iio 

Figliuolo  quale  s’introduca  . 1 19 

Figura  checofa  fia  , j74 

Figura  di  fenteiize  nell' artificio  de’ 
concetti . 574 

Figura  nelle  Paflìoni . 581 

F'giira  ne’Coftumi.  j8j 

Figura  negli  Urnamenti . j88 

Figura  di  Parole . _ 401 

Figura  nella  Mutazione  delle  paro- 
le . 411 

Figure  vicine  a quelle  delle  fcnteii- 
»e.  4ri 

Figure  nella  Voce  . 41; 

Figure  nella  Cottruzione . 41  j 

Figure  del  dire  confiderate  nel  Deco» 

IO . 416 

Filotteta  con  quale  abito  . _ ^ 96 

Fine  di  Commedia  ammendare  i co- 
dumi . ITJ 

Fine  di  Epigramma  , e di  Sonetto.  141 
Come  fempre  fia  lietq . 115 

Fine  di  McIìcq  , 67 


OLA 

Fine  di  Tragedia  purgar  1'  animo 
dalle  pjtnoiii . 77 

Come  debba  elfei  'infelice  . 8y 

Come  il  finire  in  allegrezza  non  è 
Tragico,  benché  piu  diletti . S8 

Fine  di  Satira  . »7i 

Fine  meravigliolo  qual  fia  . 40 

Fingere  quel,  che  non  c , figura  . 401 

Forme  generali  del  dire  quante, e qua- 
li fieno . 4^9 

Che  parti  abbiano . 419 

Come  tutte  le  forme  del  parlare  fi 
riducono  ad  una  delle  generali.  44] 

Quale  fia  la  mittione  delle  forme  . 44Ì 

Quali  forme  debbano  piu  ufarfi . 44J 

Forme  del  dire  di  varie  maniere  . 419 

Agra  , e forte , fpecie  della  Forma 
Grande.  4ji 

Alpra,  e moletta,fpecie  della  Gran- 
de . 4jt 

Acuta , e rottile  , fpecie  della  Co» 
llumata  . 4^9 

Chiara , forma  generale  . 4>9 

Cottiimata,  forma  generale.  419.457 
Gagliarda  , e incitata , tpeciedel» 
la  Granite  . 4Jt, 

Gl  a ve,  forma  generale  . 419.441 

Emile . fpecie  della  Cottumata . 458 

iggiadra,  fpecie  della  Chiara . 419 

Magnifica,  e maettevole,  fpecie  del- 
la Grande . 459 

Modella  , e dimetta , fpecie  di  Co» 
ttnmaca . 4Ì9 

Ornata  , forma  generale.’  ' 457 

O/ctira,  forma  contraria  . 450 

Pura  , fpecie  della  Chiara  . 419 

Splendida,  e illullre,  fpecie  della 
Grande.  4f» 

Turbata  , forma  contraria  . 4io 

Vera  , forma  generale  . 440 

Volubile , e pretta  , forma  genera- 
la • 4J7 

Fronte  nelle  iCaiizoni  è parte  dittan- 
za  , con  varie  Tue  maniere  , ed 
abitudini . 187 

Come  fia  maggiore , o minore  della 
Sirima . 188 

Fronte  Doppia , e compofla,  qual  fia.  189 
& è lecito  triplicare  la  Fronte . 188 

Regole  della  Compotta  Fronte.  194 
Quali  verfi  riceixhi  nel  principio  , 
e fine . iii 

Quali  numeri  potta  ripetere . 1?  j 

Fronte  Semplice  yial  fia  . 197 

Come  fi  faccia  dì  Quartetto . 197 

Come  fi  faccia  di  Quinario . _ i9d 


Digitized  by  Coogle 


DI  memorabili: 


■ Quali  partì  abbia  2 

Fronte  ne  Sonetti  > i4ì 

Frottola  fen*a  legge . ^ , LìS 

Qnal  foggetto  abbia  la  Frottola.  ni 
Quali  maniere  di  Frottola  . age 

Quale  Ible  di  Frottola  . 

Fu  , particella  accorciata  da  F«« , e 
contratta  da  Tue  | quale  accento 
riceva . 


G,  CONSONANTE, quanti  fuo- 

ni  abbia . Ili 

Gagliarda  forma  di  dire . li» 

Gelolia  pallione . , l£ 

Gentiluomo  nella  Commedia  quale»  ni 
Gcorgicadi  tfiodo  » e di  Virgilio.  i 
Cefualdo  opera  del  Minturno  (opra 
il  Petrarca . . li? 

Giacitura  delle  parole  , col  modo  di 
allogar  le  voci  di  una  , o più  lilla' 

_ be.  . Ii5 

Giovane  come  laudato , o bialìmaco 
nella  Commedia , ^ _ Hi 

Giovani  Comici  di  qiiai  Collumi . 1 1£ 
Elempli  di  Giovani  Comici . nS 
A’  Giovani  qual  parlare  convenga- 
li. . 4^ 

Giudice  di  Poemi  quale  elTer  debba,  a.45 1 
Giiidiciale  genere  che  forme  rice- 
va . ,441 

Giudicio  degli  antichi  lì  dee  prefe- 
rir’a  quello  de’Moderni . _ 66 

Giudicio  intorno  a lei  particelle 
pertinenti  a verlì . ^ _ iflS 

Giunone  celebrata  da  Coro  di  madri 
di  famiglia.  l2o 

Giunture  di  parlare  quali  fieno.  _ li» 
Maniere  di  Giunture  nelle  voci , e 
nelle  feiuenze . ìli 

Giuramento  , figura . ìli 

Grande  forma  di  dire  con  le  fue  fpe- 
cie . 4l® 

Grandezza  giiilla  del  Poema  qual  fia . io 
Grandezza  propia  dell’  Epico  • ^ 

Grandezza  fproporzionati  biaiim^* 
ca  • 3 ^ 

Grandezra  della  Scenica  materia 
quale . ZJ 

Gratitudine , figura  coHiimata  . 

Grave  accento  che  fia  , e dove  fi  no» 
ti*  ...  144 

Cheli  Grave  ha  il  propio luogo m 
tutte  le  altre  fillalie  , eccetto  in 
qiielhma  , dove  è l’acuto , e l'in- 
chinato  • IH 


Grave  forma  di  dire  ^ Via 

Greci  autori  come  fi  debbano  imita- 
re da  Tolcani . iàl 

Gridare,  figura  pallionevole . 

Molte  maniere  del  Gridare  . 41I 

Guerriero  introdotto  nella  Comme- 
dia . all 

H 

TT  , SBANDITA  dell’  Alfabeto 
J,  j.  da  alcuni  Motlerni . api 

tesando  lì  deboa  ufare  l’ Afpiiat io- 
ne . 

Come  fi  là  rima  di  voce  arpirata,con 
voce  fenza  Afpirazioiie  . apj 

1 

I,  VOCALE  di  furino  dimefib  l jqi 
1 , Lettera  1 iquida  . »P4 

],  Coiifonaiite  lenza  propia  figura . apa 
Ja  Dittongo  . _ _ ago 

jambica  poefia,  e fua origine.  _ ii£ 

jambico , quale  oficio , materia, par- 
ti elieiiziali . _ apZ 

Digreflioiii , collumi , e modo  del 
Jambico.  ^ 

Qual  Verlb  conveniente  al  Jambico.  17 9 
Jambico  verlb  atto  al  dir  male  . p 
Jambici  i>oeti  quali  fieno . _ 2 

Come  li  Jambici  divennero  Comici . 2 
Jamlx)  piede  come  fi  formi . top 

Icaro  pianto  nelle  laudi  di  Bacco . _ zf 
Iddio  come  fia  ringraziato  da  Celeftj, 

ed  Uomini  . i^l 

Iddii  de’Gentili  quando , dow,  e per- 
chè s introducano  nella  Scenica  . 8a 
Je  Dittongo  di  fuoiio , or’aperto , ora 
chiufo . , *2® 

li  or  d una,  or  di  due  fillabe  . _ ago 

lliada  d’ Omero  quali  peifone  efpri- 

Come  l’ Biada  fia  forma  di  Trage- 
dia . 8 

Che  foggetto  contenga  l Iliada.  ii 

Come  r Biada  fotto  una  faccenda 
abbracci  molte  cofe  . ^ 

Perche  l’ lliada  abbia  il  titolo  dal 
luogo.  45 

Come  fia  favola  di  una  maniera . 41 

lliada  non  è favola  doppia,ma  di  un 

Iliadi  finita  con  Epifodi  aggiunti 
alla  favola , dopo  la  morte  d'ht- 

tore . , . . , . j t,  f ^ 

Che  Aggiunti  abbia  fuori  della  la- 

rola. 

N a a a Blii- 


Digitized  by  Coogle 


T A V 

Illuftre  formi  di  dire  , e come  fia  dif- 
krence  d^lla  Lliiara  . 4^1 

Imitazione  richieda  al  l'oeta  . 44; 

Quali  debbano  imitarfì 
Come  (i  faccia  i‘  i nica<ione  ne’  luo- 
ghi dcll'ni velinone,  con  gli  elem- 
pli.  , 4*6 

Siiperdizione  di  alcuni  si  aftretti 
nell  i iiicazione , che  non  ufìno  al- 
tre parole  , che  del  Boccaccio , e 
del  Petrarca.  44^ 

Imica/ione  « modo  di  motteggiare,  in 

Imitazione  di  antichi  Greci  > c 1-a- 
cini  lodata.  1^ 

Imitazione  quante  cofe  richieda  . a 

Imitare  propiamente  è introdurre 
alcuno  t iinpropiamente  c narra- 
re. • (£ 

Imitazione  è cofa  naturale  . 2 

Immagine  nella  narrazione . za 

Immagine  nel  muover’aftetti . fii 

Immagine  nel  motteggiare.  140 

Immoderato  vizio  del  motteggiare.  Ut 

Incitata  forma  di  dire  . 4la 

Incolpazione  , figura . ì76 

Iiicodanza  biafìmata  nel  Decoro  . ^ 

Incredibile  fuori  della  Favola . ^ ^ 

Lifeliciti  di^  buoni  ci  contrida  , di  no* 

Ari  pari  ci  fpaventa  , di  cattivi 
non  par  degna  di  pietà  . 2I 

Infortunj  infelici,  inopinati,  avve- 
nuti da  parenti , ed  amici , fono 
Tragici . 78.79 

Ingegni  di  due  maniere , che  peccano 
nello  feri  vere  . 449 

Ingiuria  quale  fi  convenga  nella 
Commedia.  ii£ 

Ingiiiriofe  parola  nel  motteggiare . iiJ 
Inno  , fpecie  di  Epica  poefta . 9 

Inni  d’Orfèo  , e d 'Omero  . 9 

Inni  da  quali  perfone  fi  cominciaf- 
feroa  fcrivere . 8 

Inni  latini  fatti  da’  Sacerdoti  con 
maniere  Tofeane . t<S 

Innocenza  come  d confoli . _ J2 

Inopinati  cali  fono  rneravigliofi  ì 40 

Come  fieno  T ragici  • 79 

Come  fieno  lieti , o dolorofì  . 89 

Lifìiiuazione  quanto  convenga  alla 
Satira  . i2£. 

Infipìdo vizio  nel  motteggiare:  ^ 191 

Interpretazione  di  quelle  parole  di 
Ariftotele , che  pertengono  alla 
rapprefentazione  del  calo  Tragi- 
co. 91 

Intero  conteAo  di  favola  qual  fia . 10 


ili 

Z69 

ui3 


Iiuerpofizione , ornamento  . 

Intcrroniiiere , figura  . 

Inventore  di  Elegia  . 

Inventore  della  Jambica 
Iiiveiitoie  della  Lira . 

Invento;  e della  Mafchera  . 97.  150 

Inventore  dell’  Ornamento  della 
Scena . 97 

Inventore  dell’Ottava  rima . i6t 

Inventore  della  Satira  tutina  . ^ 

Inventore  della  Scen  ica  poefia . 75 

Invenzione  di  nuove  maniere  di  ver- 

, fi  • . 68.^9 

Invenzione  dell’Accademia  Senefe, 
ufiirpau  dal  TrifTiiio  , vendicata 
dal  Polito  . 

Invidia , paffione  . j j 

Livocazione , modo  di  acquiAar  beni- 
voleiiza  . xi 

Invocazione  del  Satirico . 179 

Inutili  parole  fono  più  da  fuggire, che 
le  dure . 990 

Io  Dittongo  or  di  fuouo  apeno,  or 
chinfo  . X90 

Ionev;gabon<b.  _ 2I 

I (>e:  baro  di  più  modi 917 
Iperbole  , ornamento • aro. aio 

Iperbole  , modo  di  motteggiare . ng 
Ippocentauro  , poema . ^ 

Ira  , painoiie  . 

Iionia  che  cofa  fia  . 917 

Ironia . niobio  di  motteggiare  . 198 

Ifabella  Reina  di  Spagna  efemplo  di 
donna  valoiofa . 4^ 

Ifcufa , figura  cotiiimata  . jgg 

Iflione  disleale  . gj 

Italiani  fuperbi . u 


T , COVSONANTE  di  fuono 
I-  -I  piacevole  . 907 

Laido  voce  fe  iMiia  Dittongo , o nò . 190 
Lamento , pa'none  . 94 

Lamento  , figura  paflionevole . asg 

Lamento  del  Coro  . isa 

Lanciare  il  verbo  , figura . 408 

Latini  come  debbano  imìt.irfi.  4,5 

Legamento  di  favola  che  fia  . ^ 44.89 

Legge  di  Ateniefi  conrra  gl’in.®inriofi  . ir 
Legge , che  ima  maniera  di  canto  per 
Taltra  non  fi  u.Cifie  . rg8 

Leggi  compofte  in  verfi  da  Apollo . K<j 
Leggiadra  forma  di  dire  . 4zq 

Lettere  fono  il  fondamento  del  fuono 

delle  fillabe  , e .delle  parole  . z8  8 

Quali 


( 


I 

1 

I 


I 


Digilized  by  Google 


Ì«! 

444 

IO 

IH 


*54 

196 

ia6 


D I M E M 

Quali  lettere  manchino , o fieno  fo* 
ve  chic  nell' AlhlKTto  . 

Co  ne  fi  ufi  una  iklla  lettera  con 
var)  filoni  Ji  pioiiunua . igH 

Di viliuiie  di  lettere.  $oo 

Qual  fia  il  liiono , e forza  di  cialcu* 
na  lettera . , 

Qual  fia  lo  fcontro  , ed  aprittira 
delle  lettere . 

I^ezione  richieda  al  Poeta , 
libero  parlare , figura  pafUonevoIe. 
Licenza  poetica  non  trapafli  li  termi- 
ni . 

Iiceii7a  data  a Poeti  di  biafimare  i 
mallatrori  . 

Lingua  Uulgare , e favella  noftra  Ita- 
liana, come  fidilunghi  dalla  La- 
tina . 

Come  dalb  Latina  dipenda . 

Onde  fia  naca . 

Come  fia  Volgare  della  Latina  . 

Lingua  Latina  come  fia  guada  i>er  la 
. conftifione  delle  lingue  firaiiiere.  is£ 
Lanca  Poefia  guanto  antica  . lóS 

Come  fii  prima  lèmplice , poi  con 
varietà  diverfe  . 

Quale  premio  de’Lirici . 

Lirica  Tofeana  che  fpccie  abbia . izo 

Quale  maceria  . i2r 

Qual  modo  di  trattare . itj 

lodar  fa  lleflo  è viziofo,  le  non  in  due 
cali . ^ 

Lode  di  una  donna  come  fi  tratta- 
rebbe  da  uno  Storico  . 418 

Lode  di  una  donna  come  fi  tratti 
dal  Lirico  , con  Tefemplo  del  Pc- 
. trarca  . 412 

Lui , voce  or  di  una,  or  di  due  fillabe.  igo 
Lungo  circondanza  di  narrazione  . 12 

Luogo  per  muover  gli  aflecti . 60 

Luoghi  di  Narrazione  con  gli 
Elempli . !£ 

Luoghi  di  Affètti . ff 

Luoghi  degli  ornamenti , e del  par- 
lar figurato . 4^ 

Luoghi  comuni  comedebbano  ufar- 
fi  • 448 

Luoghi  Topici  come  fervano  a tro- 
var le  colè  . 412 

Luoghi  Topici  come  fervano  a tro- 
var le  parole . 4»4 

Lufinghe , figura  coflumaca  . 

M 

I consonante  «li  che-» 

fiionq  fia ..  ^ 


M 


OR  ABILI. 

Mac<ria  Eroina  , figliuola  di  Er- 
cole . 

Madie  quale  s’introduca . 

Madre  di  famiglia  quale  . 

Modi  igale  che  cola  fia , e perchè  co- 
si detto . 

Che  materia  tratti . 

Di  quali  verfi  fi  teifa . 

Maniere  di  Madrigali  di  otto  , no- 
ve , dieci , undici  verfi,con  li  mo- 
di delle  confonanze  loro . 
Madrigale  liberamente  vellito  . 
Madrigali  del  Boccaccio . 

Madrigali  di  Franco  Sacchetti . 
Magnifica  forma  di  dire  . 

Magnificenza  vietata  a’Poeti . 
Malvagità  vizio  nel  Decoro , 
Manluetudine  Alletto  . 

Marce'li  Plautini  traslati  dal  Collan- 

Margita,  Poema  d'Omero . 

Come  il  Margita  di  Omero  fuflTe 
efemplodi  Commedia. 

Maria  Reina  forella  di  Carlo  V.  efem- 
plo  di  donna  valorofa  . 

Maritate  pudiche  introdotte  nella_i 
Commedia , ma  impudiche  nella 
Tragedia . 

Malchei  a trovata  da  Efchilo. 

Mafchera  di  recitami  Comici . 
Materia  di  Poelia  quale  fia . 

Da  quali  cagioni  venga  la  materia 
poetica . 

Materia  di  Narrazione . 

Materia  Epica , una , e di  un’anno . 
Materia  Troica  qual  fia . 

Materia  di  Canzoni  Pindariche. 
Materia  di  Sellina . 

Materia  di  Sonetto . 

Materia  di  Elegia. 

Maceria  di  Ballata  . , 

Materia  del  Madrigale.' 

Materia  di  Ottava  Rima . 

Materia  di  Satira . 

Materia  di  lambico . 

Maceiia  di  Epigramma . 

Maceria  da  motteggiare . 

Qual  materia  fia  Onorata.  UmiT#7 
Olcura.Merjvigliola,  Oiiobiolà. 
Qual  Materia  fia  Naturale,  Arti- 
miale , del  Cafo , o della  Fortu- 
na . 

Maceria  di  cofe  Utili,  Onelle,  Mez- 
zane. 

Materia  Diliberaciva  , Dimolira- 
tiya , Ciudicialc . 


SS 

Ì12 

1*2 

i£i 

161 


16 1 
xfii 
4SI 
45* 
4i£ 
lai 

42 

Si 

!14 


42 


112 
SS 
ISO 

»•$■ 

8 
IO 

*I 
Zi 

184 

m 

»40t  Z4Z 

*i2 

*42 

i£l 

IH 

*22 

*22 

■?3*.iJI 


11* 


4*Z 


MaT 


442 


I 


/ 


Digitized  by  Google 


Materia  varia  come  ricerthi  varie 

manici  e di  parole  . 3*^ 

Materia  vana  come  ricerchi  var j or- 
namenti • , 41? 

Materia  luogo  da  muover*  Anetti . 6l 
Materia  del  pai  lar  Poetico . iz* 

Materia  come  altronde  lìa  recau , o 
trovata  con  Arte . 417 

Medea,  Tragedia.  « 

Medea , non  come  madre , ma  come 
donna  oltclà  , uccide  i tìgliuoli . ai 
Medicina  Icritta  in  verli . 

Melica  , Ipecie di  poelia.  1 

Fine  di  Melica  per  ringraziar’Iddio.  i£2 


Ili 

169 

183 

Ilo 

121 


Che  cofa  fia  la  Melica  poefia 

Maniere  di  Melica  . _ 

Maniere  di  compofirioni  Mence . 

Da  cui  fi  cantafle  la  Melica  , come , 
e quando . „ , . 

Materia  Melica  quanto  flenda  ne 
Latinit  Greci , torci,  Tolcaiii  • 

Parti  elieniiali  , ed  ornamenti  di 
Melica . IZ? 

Quali  Membri  Melici  1,  _ X7£ 

Melico  Poeta  , come  ora  ritenga , ora 
deponga  la  fua  perfona , con  gli 
efempli  del  Petrarca  . i7?.i74«i73 

Come  il  Melico  ufi  le  feittenze";  iSz 

Melici  Modi  Icmpbci , e compara- 
ci  « 

Membri  del  Poema . 

Membri  di  tavola . 

Membri  di  Tragedia  : _ 

Membri  di  Commedia . 

Membri  di  Melico . 

Membri  di  Elegia . 

Membri  di  Satira. 

Membri  di  ]ambico 
Membri  del  parlare . 

Membri  pari  del  dire,  quanto  nu 
nerofi,  _ 3Z4 

Membn  con  giunture  ,e  fenza  , f}S 
Membri  eguali  nel  motteggiare  . 
Mentire  poetico  per  generar  meravi- 

M^iaviglia, quanto  necefiària  nel  poe- 
wa  . . , 

Qnal  fia  materia  meiaviglioia , 

Quali  cofe  , e fini  meravigliofi  . 
Qual'oidine  ndrabile  . 

Cagioni , edettettidi  Meraviglia. 
Come  la  Meiaviglia  fi  delti  dall* 

Coifc  la  Meraviglia  fi  detti  dal 

Cornelia  Meraviglia  fi  defti  dal  Co- 


lilo 

16 

41 

Lil 

L2Z 

i2I 

*21 

»Z? 

il» 


4! 

40 

»3 

40 

41 
4i 

41 

Z? 


mico.  , irj 

Meraviglia , figura  paflìonevole  ; ^ 

Meretrice,  quale  nella  Commedia.  1^ 
Metatora  , ornamento . jon 

Metafora  nel  motteggiare . 

Maniere  ui  mctafòra . > Tras- 

late parole . 

Meulepli  di  pili  modi . 

Metodo  cenuu  da  Cicerone  nelle  par- 
tizioni . _ » 

Metonimia  , ornamento  di  più  modi.  ^i  i, 
hritonimia  mouo  di  motteggiare  . i_iS 

Mimi  di  Sofroiie  , e di  Xenaicho,rpe. 

eie  di  Epica . } 

Minacce , hgui a paflìonevole  . £8r 

Milericordia , piffione  . 

Mifcrabile  loggetto  di  Tragedia  . - 7S 
Miferevole  per  le  Itello , e per  la  per- 
lona . . . 

Come  fi  rapprefenti  il  miferevole 
nella  Tragedia . 8s 

Mitta  poefia.  4 

Mille  favole  . _ 41.tr* 

M illiont  delle  forme  del  dire . 44^ 

Miliira,  enumero. 

Mitigare , figura  collumara . 

Modi  d*imuazioiie  poetica  . ^ 

Qiul  modo  ufi  cialcun  Poeta . 7 

Che  I modo  Poetico  è naturale . s 

Modo  Scenico . ^ 

Modo  Elegiaco. 

Modo  Satirico . x2£ 

Modo  Jambico . _ 

Modo  tenuto  da  Omero  nell*  llia- 

<1»  • ...  »Z 

Modo  tenuto  da’  Greci , e Latini , 
tener  fi  può  da  Tofeani . 50 

Modi  di  faccende  Tragiche , e qual 
fia  il  migliore . 

Modi  Tragici  migliori  per  tre  ri- 
fpetti . ^ 

Modo  di  far  Tragedie  diverfe  di 
una  loia  faccenda  . 21 

Mogliere , quale  nella  Commedia  . 
MonoTillabe  , cioè  voci  di  una  lilla- 
ba  , poche  lofiengono  il  verfo  , 
più  il  rirardaiio,  molte  infieme 
lo  fpezzano . _ m 

Monofillabe  come  fipongano  in  prin- 
cipio.in  meizo.in  fine  del  Vcrlb.  jjg 
Moiio/illabc  con  e nel  principio  del 
poema , o della  Narrazione , ren- 
dano gravita  . 3 40 

Monofillabe  come  s’ interpongano  fia 
le  voci  di  molte  (ìllabe.  145 

Monofillabe  come  fieno  atte  ad  ogni 

luogo. 


Digitized  by  Google 


DI  memorabili. 


luogo  : ^ 

Quante  Mono<illabe  conciituafle  il 
Petrarca . 

Quali  compulìzioni  del  Petraica  co- 
mincino da’  Monolìllabe  . ne’ 
Triottifi , Sonetti , e Canzoni . i67 

Moftruola  invenzione  oell’Uicita  . 
Motteggiare  onde  provenga  . ljz 

Quali  Vizi  da  fuggiie  ne’  Motti . Lil 
Qual  foggetto  di  Motti . m.itt 
Maniera  di  Motti  ditfufa>  e breve.  Uà 
Motti  in  parole  con  varj  modi , ed 
elempli  loro  • 

Motti  nelle  cofc  , con  vari  modi,  ed 
efempli  loro . _ 

Motti  in  altrui , e in  noi  (leiB  . 149 

Motti  nella  Scenica  poelia . 66. 

Mover  riio,  figura  collumata  . 

Movimento  ccielle  imitato  nel  ballo,  ni 
Da  qual  parte  cominci  . 17» 

Mule , per  celebrare  Iddio . 1^7 

Mufica  ornamento  di  Melica  poefìa.  176 
Mutazioni  di  Ovidio , quale  pnefìa . ìa 
Mutazione  di  cali , genere , e lìllabe  > 
ne’modi  di  motte^iare  . ijf 

Mutazione , parte  di  Commedia.  m 

Mutazione , parte  di  Ballata  , 

Di  quali , e quanti  verli  fia  . m 
Qualeabitudineabbia  con  la  riprelà.iji 
Come  tal  volta  ri^nda  ad  alcune 
rime  della  Riprefa  . ijj 

Quante  fieno  le  partidella  Muta» 
zione . _ . tf  i 

In  quanti  modi  s’accordino  le  Cop- 
pie , t erzetti , Quartetti , nefla 
Mutazione . xt4. 

Come  la  Mutazione  fia  ripetita,  nè 
ricevali  Quinario,  uè  il  Seuario.  ih 

N 

N,  CONSONANTE  , di  che 

fuOllO  fÌ2  • jo| 

Narrazione  .patte  di  Poema . , 4 

Modi  di  narrare.  ig 

Luoghi  di  narrazione  I is 

Maniere  di  narrazione  . io.  ir 

Modi  poetici , per  narrare  molte 
cole  in  fieme  . ^ 

Narrazione  del  Melico.  i8o 

Narrazioiie  Epica  di  molte  cofe  avve- 
mite  infìcme . ^ 

Narrazione  poetica  non  deferive  qua- 
le avvenne,  ma  il  generale  , c 
quale  fi  conveniva  . ^ 

Narrazione  interrotta  da  Roman» 
Hcoii  > e quaiidg  fia  lecitq  intera 


romperli. 

Narrazione  che  fbime  di  dire  rice-  * ’ 
V3i . 

Narpzione  cominciata  da  Mono-  ^ 
lillabe  . . 

Narrazione  breve  nelle  figure . 

Narrare  c mutale  impropiamente.  7 
Nazioni  di  quali  collumi . ng 

Natura,  come  preiti  materia  alla  poe- 

lld  • g 

Qual  materia  venga  dalla  Natura , 
con  gli  Efempli  . 

Natura  richieda  al  poeta . ^ 

He  particella , Congionzione , e Pro= 
nome , che  accento  riceva . 

Necellario  conliderato  negli  Afiètti . 96 
Nome,  circonltanza  diperfona  . tf 
Nomi  come  lì  fingano  dal  Pocta_i 
conformi  all’nnivei  lale  . 19 

*T.'  favola , finti  negli 
Epifod) . • 

Quali  fieno  veri  nomi  appo  Virgi- 
lio , ed  Omero . 

Nomi  veri ufati  nell’antica  Com- 
media , c tìnti  nella  nuova . 

Nomi  Veri  riteniuidxf  Tragico  nel* 
le  /àvoi# accettate,  e tal  volta  fin- 
ti nelle  co/è  nuove  . Jq 

Nomi  ^mici  fono  o propi  o co-* 
munì  ■ 1 1 f 

Nomi  compoAt  da  uùre  nella  Com- 
media  . .,g 

Nomi  finti  nel  motteggiare . % le 

Nome  notabile  come  fi  ponga  or 
nel  principio , ora  nel  fine  , zeg 

Nomico  , fìwie  di  Melico  , quale  fia, 
e fua  Etimologia . jgg 

Non  uenlàco  , figura . 

Novelle  del  Boccaccio , Ipecie  di  Epi- 
ca Poefia . r 

Nuove  parole,  per  Derivare.  , 30% 
Per  lettere  aggiunte,  fottratte.mu- 
tate , trapode , allungate , abbre- 
viate , Vocali  congiunte  . ;o?.  304. 

Per  compor  le  vocidi  due,  c piu 
parti . ^ 

Per  finger  dal  Tuono  . joj 

Per  cangiar  di  Accidenti . sof,  ios 
Per  cangiar’una  parte  con  l’altra . ^o4 

Nuove  parole  non  ulate  dal  Boccac- 
c o , nè  dal  Petrarca . nè  d'altri 
autori , come  fia  lecito  ufarle . 44S 

Numero  che  cola  Ita  ne’  corpi , movi- 
menti , canti , e fuoni . ^ 

Che  cofa  (ìa  il  Numero  nel  dire. 

Cqme  il  Numcfq  confiila  negli  ìn- 


Digitized  by  Google 


T A V 

tervalli  fcsnaci  col  ferir  delle 
laoc . jjf 

Che  l'orecchia  è {tudice  del  Nume- 
io  . ' 

Nun<ero  di  Veifi  legau  da  confò* 
iiaii^e  di  rime . |?7 

Numuodi  Veili  fciolti. 

Niinieto  negli  Accenti  > e pofe  del- 
ia vece . _ 

Iv  un  CIO  nelle  pofe  de'feiicimenti . J6» 
VjujI  nume  ro  abbia  maggior  forza, 
quello  delle  pule  de’leiKimcmi,  o 
degli  Ac«.cnti  . 

Numuu  del  (empodelle  fillabe,  e 
paiole.  죱 

Nun  ero  da  fuoiio  di  lettere , e da 
coiicciici . ì6i 

Numero  da  leggiadria  dicompofi- 
zioiic  , pel  VOCI  limili , rii>ecice, 
coiitiapolii , membri  pari . nj 

Numeio  di  filla^cagione  di  armonia.  lZ£ 
Celiai  Numeio  lia  veloce  , e molle 
qual  tardo  , e duro  . _ ì6f 

Come  li  debbano  variare  i numeri.  36a 
Come  li  debbano  temiierarc  i numeri . 

o 

O,  VOCALB  or  difuonochiufo, 
or’aperto.  ^ 

O , Vocale  di  fuono pieno  . pat 

Odio , palfione  . ja.9» 

OdilTea  tpica  di  Omero  quali  pirlo- 
tie  contenga  • I 

Che  l'Odillca  è fórma  di  Tragedia . 2 
Che  foggetto  contenga . 1 1 

£lemplo  di  peripezia  . 41 

Efemplo  di  riconofcenza  . a 

Che  rOdillea  è favola  di  un  modo  M 

Odiflèa  finita  con  EpiTodj  aggiunti 
alla  favola  dopo  r uccilioiie  de* 
proci . Sd 

Oddlea  quali  Aggiunte  abbia  fuori 
della  lavola . 1^ 

Cdiflea  Tragedia  allegata  da  Arino- 
tele è favola  Doppia . £d 

Oficio di  Principio.  id 

Oficio  di  l’renarrazioue  . aa 

Oficio  di  Digreflione  . 18 

Oficio  di  Tragico . Zd 

Oficio  di  Comico  . ili 

Oificio  di  Melico  1 LZfi 

Ofido  di  Satirico  Epico  i azi 

Oficio  di  [ambico  . ^ 

Oficio  di  Epigramma . az2 

Oi,  ora  di  una,  ora  di  due  lillabe . a 90 

Onorata  materia  qua  1 fia , y 


OLA 

Opinione  mi  muover  gli  Affetti.  d» 
OiiuioiiicoiiUJiic.il  uiUotelcedi 
PialoiK  Ulto,  no  al  lim.  ucila  Ira- 
è.C'-'a  • 77 

Opniioiii  contrai  e di  Alinotele, e 
di  z'‘iatonc  liKur.io  al  n.odo  della 
Melica  lociij . 

( pmioni  coiu;aiie  di  Arinotele, 
cu  l^ta^io  into- ro  ■lil^jgiiie delia 
b.itii  ica  potlu . Idi. Idi 

Opinioni  Vane  intorno  alle  lettere 
ucii’Aliolieio  . 2.8t 

Opinione  di  Modcini  rifufata  di 
nuova  ai  ce  iK'Koman/i . j|, 

Opniioiicdi  Mod.ini  ntulacadifcri- 
verla  Commedia  in  piota  . 

Oi  nnone  iiluuia,  che  1’ mtitxlur 
vecchi  lunamoraci  iu  di  cattivo 
efemplo  . 

Opinione  iifufata,  che  alcune  fàvo- 
le 'leiciizianc  fieno  doppie  i>er 
diverte  qualità  di  perfonc.  r^ 

Opinione  nfiifata  , che  le  favole 
Greche  non  fieno  divife  in  Atti,  e 
Scene  , come  le  Romane  . ut 

Opinione  di  Gl  amatici  nfulàca  in- 
torno all'oidiiie delle  parole . ^49 

Opinione  riiufua  incoino  al  ver/b 
Saffico  Tot. -no . eat 

Oratori  utili  a Poeti . 444 

Ordine  quoi  fia  mela  vigliofo . £t 

Ordine  di  voci  coiigiuute  , cagione 
di  Armonia . tjg 

Ordine  nel  dire , e quali  cole  3 qua- 
li precedano . 347 

Ordine  da  tenerli  nelle  parole , tra- 
fpoicandole  là  , dove  meglio  fi 
congiiingono . 549 

Ordine  da  cenci  fi  nell' allogare  il 
Verbo  , e *1  Nome  notabile.  l42,i?o 
Orefte  miferevole  . gs 

Orelf  e,  favola  di  un  modo.  Hd 

Orione  della  poefia  m generale . z 

Origine  di  varie  fpecie  di  poefia  . 8 

O.  ijme  del  Romanzo  , iS 

Origine  della  Scenica  po^a . zi 

Origine  della  Commedia  antica  , 
mezzana , e nuova  . ito. in 

Origine  dilla  Satirica  poefia  . liil 

Origine  della  Melica  poefia  . itfz 

Ornata  forma  di  dire,  con  quali  pa- 
role, figure, compofizione  fi  faccia  4ìf 
Onografia  con  molti  avvertimenti  in- 
curno  all’ufo  delle  lettere  . , iM 

Ofeura  forma  di  dire  come  fi  fàccia  , 
e quando  fi  ufi  . 4J0 

Ofea- 


Digitized  by  Google 


DI  MEMORABILI. 


OTcura  fideeria  fual  Sa . *1 

Ocuva  rima , fyecte  dì  Epica . 3 

Che  coià  fia , come  fi  cefla  . percM' 
fi  chiami  Scania  > Qual  maceria 
abbia . ^ 

Come  il  poema  di  Otrava  rima  fi 
divida  u>  libri  * o cauti . *if 


P,  CONSONANTE  di  fiiono  lie- 
ve , e piai» . 

Pacifiche  t.vole  quali  fieno  . ni 

Padre , quale  s’ introduca  in  Comme- 
dia. 

Padrone , quale  fia  nella  Commedia  . latf 
Paladini  tamoli , Ibggetco  di  Romando.  Ji 
Palilogia  figura.  41 1 

Parabafi  , cioè  , Trafcori  imeneo  del 
Coro . Ili 

Quante  parti  adolute  di  Parabafi . 

Quante  parti  corrirpondeuci  di  Pa- 
rabafi . . . S14 

Paredie,  Poema.  5 

Parentado  confideraco  a muovere  gli 
Afieui . 60 

Parentefi  • cioè  , interpofizione  , figu- 
ra . Ili 

Pari  confideraco  nel  muovere  gli  Afi- 

r lètti  . 

Parlamento  del  Coro . HI 

Parlare  continuo , o dilHiito . jfi 

Parlare  ornato  donde  nafea  . , 301 

Parlare  di  giovani , e vecchi  1 qual 
fia . 

Come  un  parlare  uenTo  in  altri  fia 
lodato , in  altri  biafimaco . itr 

Parole  1 parti  del  dire . aHt 

parole  , che  lignificano  con  tempo  , 
o (enia  tempo . a&S 

Come  ritengano  la  natura  delle  fil- 
iabe , c lettere , onde  lono  com- 
poile  . . 

Parole  1 che  or  ibno  di  una  • or  di 
due  filìabe.  ^ 

Pai  ole  Propie . ipi 

Parole  InuCcate . 3°i 

Parole  Pellegrine . 30» 

Parole  Nuove  joj.  infin'a 
Parole  Traiate . 

Quali  Parole  a qual  poema  couveu> 
gano . 3*1 

Quali  Parole  debbano  fceglierfi  . jti 
Quali  Parole  fieno  del  Verfo  , quali 
della  Profa.  Ji» 

Quali  parole  polTauo  perder  1’  ulti- 
ma vocale . 


Che  le  Parole  devono  eleggerli  fe- 
condo la  materia  , Screpieofe« 
Piangevoli , Soavi , Umili , con 
glielempli.  1*3 

Parole  fole , con  loro  OlTervaiioni . 

Parole  polle  infieme  > con  loro  Of- 
fervazioni . 3** 

Parole  quando  dcMtano  andar  ere* 
feendo , o perdendo  nel  dire . 347. 14I 
Parole  non  ufacedai  Boccaccio,  nè 
dal  Petrarca , né  da  aln  i antichi, 
come , e quando  fia  lecito  ufarle  . ^4^ 
Parole , firumenco  di  Poelìa  . 1 

Parole  , parte  elleniiale  dell'  Epica  . 4 
Quali  parole  a generar  merivigiia  . ^r 
Parole  foverchie  nel  motteggiale  . 

Parti  di  Poema . 14 

Parti  di  parlar  poetico . 12* 

Parti  del  Dire . »i.  *1lì 

Parti  della  Scenica  comuni , e pro- 
pie , elieniiali , ed  accidentali . Z* 
Parti  della  Tragedia  . ^ 

Parti  della  Commedia . iio.iji 

Parti  della  Melica  . i2à 

Parti  della  Canzone.  ite.mr 

Parti  del  Sonetto . *43 

Parti  di  Elegia . »zt 

Parti  di  Satira.  iZA 

Parti  di  Jambico  . *21 

Patto  non  fi  fa  vedete , ma  udire  in 
Scena  . nz 

Pafqiiini  Tolcani , fpecie  di  poefia 
jambica . tzz 

Paffione  dell’ animo , circonfianza  della 
perfona.  *i 

Palfioni  comediflerenti  da*  Cofinmi . 4l 
Pacioni  come  fi  deferivano.  11,  94.1*9 
Paflione  di  Amore . 5 1 

PalBonedi  Confidenza.  54 

Paflione  di  Difpregio . 

Paflione  di  Emulazione . 

Paflione  di  Ciclofia  • ^ 

PadTioned*  invidia.  51 

Pairione  d*  ira  . 7} 

Paflione  di  Manfuetiidinc . 33 

Paflione  di  Mifericordia , 44 

Paflione  d’ Odio  . ja 

PaiRonedi  Paura . • 53 

Paflione  di  Sdegno . ^ 34 

. Paflione  di  Siacciataggine.  37 

Paflione  di  Vergogna  . fg 

Paflioni  purgate  dalla  Tragedia  . 77 

Paflione  creata  per  la  villa  non  è 
: Tragica.  p» 

Paflione  con  gli  efempli  Tragici 
4 ' delia  Paura  , Dolore , Spavento . 

O o o Odio. 


Digitized  by  Google 


T A V 

OJjo . 

Pjinom  im'nc  con  co/lumi  • 46.94 

Pj/noi)i  nella  Melica  i^oclia.  122 

Pacecica  favola  Fiagica.  ^ 

Pacna  coiifìderaca  per  muovere  gli 
Affetti . ^ 

Peana , canto  in  lode  di  Apollo . i£« 

Penfieri  divertì , tìgura  . 384 

Perdonare  , fignra  coliumau . as 

Periodo  che  cofa  fia . 

Maniera  di  Peiiodo  dalla  dipenden- 
za delle  parti  . 

Maniere  di  Periodo  dal  numero  de* 
membri . J 

Peiifratì  ornamento.  31^ 

Perifratì  tìgura . 

Pertwzia  che  cofa  fia  44 

Perlone  di  tre  nuiiiere  • a 

Quali  perfone  diano  materia  a eia- 
felina  Poefia  y e quali  fieno  imitate 
da  VirgiLo , Omero  , e da  altri 
poeti . f 

Perfona , o propia  del  poeta , o in- 
trodotta . 18.173 

Perfona , cu-conftauza  di  Narrazio- 
ne, 

Perfone  cattive  afflitte  non  fono  de- 
gne di  ptetd . 2! 

Perfone  virtiiofe  afflitte  movono 
più  a fdegno , che  a pietà  . ji 

Perfone  né  in  tutto  buone , nè  ree  1 
propie  del  Tragico . 7> 

Perfone  del  Coro  Tragico.  10» 

Perfone  del  Coro  Comico . 15» 

Perfbne  , che  fanno  il  Prolo- 
eo  • si 

Perfone  o note , o nuovamente  fia- 
te, come  fi  deferivano  . sS 

Perfona  con  le  fue  qualità  contìdera- 
ta  nel  deferì  vere  gli  Affetti  • £f 

Perfone  fuori  della,  favola  , o nella 
favola . jii 

Perfone  del  Coro  Comico . 121, 

Ph , Grecamente  chiamato  , tbanr 
dito  da  alcuni  moderni  dall  ' alfa- 
beto . _ Z93 

Quando  il  P6$  ddiba  ulàrfi , 

Pietà  con  ifpavento  mollà  dal  Tragì- 
co . Z6 

Pittura  di  luoghi , tìgura  . 227 

PivaffriimeiKomutìco,  al  cui  ifuono  > 
canu  il  Coro . loz 

Fiuto  cieco  , tenuto  Iddio  delle  ric- 
chezze . Iti 

Poema  che  parti  abbia  di  «ualicà  ef- 
feuaiali  , 


OLA 

Che  parti  abbia  accidentaU.  tg 
Che  membri  abbia  . tg  44 

Di  che  grandezza  elfcr  debba  il  poe-““^^ 
ma . IO 

C^  *1  poema  è lodato  per  1*  eccel- 
lenza del  Poeta  , non  perla  per- 
lona  cantau  . 31 

Che  il  poema  ha  il  fiio  fato , fi 

Poema  quii  fia  paflianevole,  o mo- 
rale . Q4 

Poema , mirto  di  più  forme , i piu 
perfètto . 

Poefu  che  cofa  fia  . 

Poefia  quante  cofe  richieda  . % 

Maniere  di  Poefia  . « 

Origine  della  Poefia . 2.8 

Che  1*  opere  in  verfi  , che  trattano 
alcun’arte,  non  (bno  poefia  . 4 

Che  la  Poefia  ha  i>er  fine  il  diletto  > 

« 'I  profitto  . 2i 

Come  le  poefie  fieno  differenti  ne 
gli  Strumenti , Materia , e Mo* 
do.  g,jf 

Poeta  onde  abbia  diverfi  nomi . 4 

Come  ritenga,  depoiiga,e  ripigli  la 
Tua  perfona . g 

• Pere  hé  fogl  ia  ment  ire . 41 

Quale  licenza  avelie  di  dir  male  de’  < 
malfattori  . _ no 

Come  la  maladizione  gli  forte  vieta- 
fa  . Iti 

Quali  cole  in  fbmma  gli  fieno  ri- 
cbiefte . 421 

Poeti  preponi  3 celebrare  Dio  tra 
gli  Uomini . tgf 

Poi  igirnto  pittore  • 13 

Polifillabe , cioè  , voce  di  più  lìllà, 
be.  332 

Come  ficciano  veloce  il  verfb . 340 

. A qnal  materia  , e ffile  cwivenga- 

no . 341 

Di  quinte  fillabe  fia  la  più  lunga  , 340 
Quelle  da  fei  fillabe  in  giù  fono  at- 
te ad  ogni  parte  del  verfb  . 34» 

Snelle  di  fette  come  fi  alloghino.  344 
el  fine  del  verlb  qual  tempera- 
mento fi  convenga,  acciocché  non 
divenga  molle . _ 343 

Polito , e fila  doctrìiu  intorno  I’  al- 
fabeto . ago 

Pofe  di  accenti  ove  fi  facciano  in  ogni 
forte  di  verfi . 3^ 

Polè  degli  accenti  nella  quarta  « e 
nella  Telia  fillaba  del  verlb  fi  tnio- 
vai»  in  brevi  , e in  lunghe  pa- 


. role 


Po 


Pc 


T 

i 

1 

1 


\ 


Digitized  by  Google 


DI  MEMO 

Pofe  di  (entìmenti  come  fieno  legami 
da  incatenar*  i verfi  . 

Pofe  di  feiKimenti,  dove  fi  facdano . jd* 
Pofe  unite  di  accenti  i e di  feiitinien* 
ti . - ì64 

Prefazioncella  del  Coro  . iti 

Preghiera , figura  paflionevole  . ^ 

Premeditato  , vino  nel  motteggiare . lil 
Premio  del  Cantare . > 7i 

Pi  e nari  azione  , parte  di  poema  • u 
Preparare , figura . l£i 

Prevenire  al  tempo  della  Storia , fìgu* 
ra  . 4^ 

Prevenzione , figura . 12d 

Principi  di  Poefia , quanti , e quali 
fieno . 1 

Principio , parte  di  poema , che  ha  . id 
Quali  iihcj  di  principio.  _ li 
Qual  principio  fi  convenga  a ciafcu* 
na  maceria . ^ 

Principio  Scenico  donde  fi  prenda  . Zi 
Principio  Comico  donde  fi  prenda . i_lZ 
Principio  del  Melico  . 123. 

Principio  di  poema  da  Muuofillabe.  I40 
Principio  che  fórme  riceva  . 44ì 

Prodigi  non  han  luogo  nello  fciogli- 
menco . _ 31 

Proemio  di  Satira.  ^ 

Proemio  di  Epigrammi . lii 

protcfllone  conuderaca  nel  Decoro . éiz 
ProHerca , figura  coltiimaa . iMl 

Prologo  , parte  Scenica  . 71 

Prologo  Comico  che  cofa  fìa  j e di 
quante  manieie._  lU 

Quali  verfi  ricerchi  il  prologo . ids 

Promella  , figura  coftumata . i8j[ 

Pronunzia  mezza  tra  U > ed  O i V » ed 
1 ; E , ed  1 . Joo 

Pronunzia  di  CT  moderata  da  gli 
antichi , lafciaca  da  Moderni . joo 

Pronunzia  di  Latini , talvolta  dille- 
rente  dalla  (crittura  . 133 

Pronunzia  ritardauda  MonofUlabe, 
e dall'Apritura  rielle  Vocali . jjp 

Pronunzia  come  fi  adatti  più  collo 
all’accento,  che  al  fentimento.  id4 

Proponimento  nella  Commedia . uj 

Propofizione , parte  del  poema  . ^ 

Piopofizione  rara  ne  gli  Epigram* 
mi . 

Propofizione  , figura.  31à 

Piofa  poetica.  _ i 

Pi  ofa  efc  lufa  da  poefia  Scenica  _.  fié 

Profopopea  , figura  di  molti  modi . i£| 

Pxotdlcro  , o dir  Rovefcio . ilà 

Proverbio  nelle  fcutenze . iii4 


RADILI. 

Proverbio  nel  motteggiare  u# 

Pura  forma  di  dire  come  fi  faccia  . él3 

Purgazione , figura . 12^ 

Q_ 

Q,  CONSONANTE  , quinti 
filoni  abbia  nella  pronunzia  . ipt 

particella,  che  ora  di- 
manda , or  dinota  tempo , che.» 
accento  riceva . 142 

Quartetti  di  Ballata  nella  Riprefadi 
quanti  verfi  , e di  quante  confo- 
nanze . 

Quartetti  nella  Mutazione  della  Bal- 
bta . Ili 

Quartetti  di  Volta  di  Ballata . xf7 

Quartetto  > concento  di  Capitolo. 

Quartetto  di  Canzone  nella  Fronte 
compolla , or  di  tre  rime , or  di  ' 
quattro . iqi.io» 

Quai  tetto  nella  Fronte  femplice  del- 
h Canzone . _ _ L21 

Qtiarcecti  d’ Inni  Latino-Tofcani . 
Quartetto  di  Madrigale . aoz 

Quartetti  di  Sonetto  come  s’accor- 

diix)  . •/-•Il 

Quartetti  di  eompofizione  fimile  al 
Sonetto . 

Èue'  per  Quegli . 346 

Quinario  di  Canzone  nella  Fronte..» 
femplice . is£ 

Qmnarj  di  Canzone  come  s’ accor- 
d ino  nella  Fronte  comporta . 12± 

Qmnario  di  Ballata  nella  Riprefa  * 

^i  quanti , e quali  verfi , e confi>- 
nanze . a48.z49.afo 

Quinario  nella  Volta . aj? 

Quinario  non  fi  riceve  nella  Muta- 
zione . ii4 

Quiftione , Se  ropere  in  verfi  di  Agri- 
coltura , di  Filol'ofia  , di  Medici-  ■ 
na  , ed  altre  aiti  fieno  poefia  ) 4 

Quiltione>  Se  1’ Ariollo  fia  Poeta 
Eroico  » o Epico  almeno  ? a£ 

Quiftione  » Chi  delli  più  meraviglia, 

1’  Eroico , o’I  Tragico  f 41 

Quali  fieno  primi  autori  della  Sce- 
nica t IXrrici  « o Ateniefi  f 21 

Quiftione,  Se  le  Tragiche  pertur- 
bazioni abbattano,  o aumentino 
le  pafTioni  dell’animo , con  le  opi- 
nioni contrarie  di  Arinotele  , e 
di  Platone . ^ 2J_ 

Quid  ione  , Se  i buoni  non  s’  intro- 
ducono a patire  in  Teatro,  per- 
chè  la  morte  di  Macaria  innocen- 
O o o a te 


Digiiized  by  Google 


T A V O L A 


te  faiv.-iiilb  fuiTe  imrodotu  da 

Eiiripijc  t gj 

Quilhon?  ) Se  non  è Tragico  il  ma- 
le, che  dal  nimico  ci  viene , come 
appo  turipide , Refo , c l'intelici 
Troiane  il  Greco  lor  nimico  ad 
infelicità  condulTe  i Si 

Quiftione , Se  l;^voIa  di  iin  modo 
è più  bella  della  Doppia  , perchè 
il  modo  tenuto  nella  Ifigenia.» 
Taiirica è riputato  il  migliore?  ^ 

Quifiione^  , Se  J*bcuba, Tragedia 
di  Euripide  > lia  di  un  modo  , o 
Dopiua  ? Ji 

Quiilione , Qual  fia  l’Ecuba  , Sem* 
plice  ,o  Compofta?  8z 

Qiiifliotie  , Qual  Recitante  fia  il 
principale;  o chi  piu  peribne  rap^ 
prefenu , o chi  quella  , eh’  è di 
più  fatica  « ed  opera  . 

Quiilione  , Perchè  le  Donzelle  ap*. 
parifeano  ntlla  Tragedia  , nella 
Commedia  nò  > 

Quiilione  , Perchè  le  maritate  fieno 
nella  Commedia  onefle  , nella 
Trag^ia  eziandio  impudiche  i 119 

Perchè  J ve«hi  s’ innamorino  nella 
Commedia  , nella  Tragedia  nò  f 119 

Quiilione  , Se  fi  devono  introdm- 
vrechi  innamorati , o nò  ? no 

Quilliqne,_  Se  è_  lecito  a Recitanti 
Scenici  il  dirizzar  he  parole  a li- 
guardanti  ? i_i2 

Quiilione,  Se  la  Commedia  fi  debba 
ItTiyere  in  profa , o in  verfi  ? 66 


Quiilione,  Se  manchino  lettere  all’ 
AlfàbetO  jOnò’,  trovandoli  nella 
pronunzia  più  fuoni , che  lettere  » iS3 
Se  Quiilione  , Se  altre  fieno  le  parole 
del  yerfo  , da  quelle  della  profa  ? jti 
Quiilione , Se  fia  lecito  ufir  voci 
non  ufaredal  Boccaccio,  Petrar- 


ca , o altri  antichi  l né 

R 

U , CONSONANTE  di  qualej 
IX.  fnonofia . ipi 

Radoppiace  parole , figura  , 

Kidiiranza , ^ura  . 402. 

Ra:jionamei>ti,  parte  Scenica  , zè 

Come  i Ragionamenti  s’  incrodu- 
celiero  irella  Scenica  . 73 

Rigionameiui  quali  verfi  ricerchi- 
iM . 160 

Ripl>reie!itatiot>i  Scenica  quanto  tem- 
po ricerchi . u 


Rapprelentazione  Tragica  del  mlfe- 
rabile , e dello  fpaventevole , co- 
me fi  faccia  per  l’udita,  o per  la 
villa  ? 

Rapprefentazione  Comica  quali  co- 
fe  rechi  al  coletto , quali  all’udi- 
ta • 


lai 


Come  fi  rapprefentfno  in  Scena  le 
cofe  fatte  dentro  . 

Recare  innanzi  a gli  occhi , figura  . 

Recitante  ufa  atti , e p arde  conformi 
all’  affetto . 

Recitanti  prima  iifcivano  col  volto 
tinto , poi  cominciarono  ad  uiar 
la  marcherà. 

Recitanti  Tragici  come  vediti . 

Recitante  principale  qual  fia  . 

Recitante  che  parte  abbia  nella.» 
Canzone  Epodica , c Proodica  . 

Recitanti  quante  volte  elcano. 

Se  finito  l*Atto  rimanga  alcun  Re- 
citante in  Scena . 

Kecitance  non  parla  mai  co’  rigtiar- 
dantr , fe  non  tal  volta  come  a’ 
cittadini  . 

Religione  diverA  non  muta  la  forma 
della  Poefia  . 

Riconofeimento  di  perfone  , e cofe  ; 
fenza  vicenda  , e con  vicenda-j  ; 
fenza  arte  , o a;  tificio.'b  . 

Quali  Riconofcimenci  fieno  i più 
degni . 

Riconofeimento  tifila  Trag-dia. 

Riconofeenza  nella  Commedia  . 

Riconofcimciico  come  fi  rapprefen- 
ti  . 

Quali  fieno  vere  Riconofeenze  . 

Riferir  le  feguenti  alle  anteeedenti , fi- 

, Rura. 

Rilufare , figma  . 

Rime  propiamente  fono  i verfi  Tp. 
fcani  interi , che  hanno  le  Coniò- 
ninze  ; non  le  ultime  voci  fole  . 

Origine delb  voce  Rtwe  . 

Quanto  fia  notabile  il  concento  del- 
le Rime  . 

Rime  iK>n  fi  richiedono  alta  Com- 
media . 

Rime  di  Coppia  , Terzetto  , Quar- 
tetto , Quinario  , Scnario  , e Set- 
tenario; con  quale  artificio  fi  tef- 
fa  nella  Sirima  della  Canzone . 

Rima  fcompagiiata  , quando  fi  rice- 
va nella  Fronte , o nella  Sirimxj 
della  Canaoue . 

Rima  ri;>crcofia . Vedi,  RipercolTa, 

Rime 


UT 

ISA 

91 


SI 

2Z 

loj 

li6 

Hi 

Hi 


160 


fi 

u 

LU 

IZT 

IZ 

414 

401 


IS6 

357 

357 

70 


»ia 


Digitized  by  Google 


Rime  tipetite  non  fi  concedono  fen* 
ta  necelficà. 

Rime  di  particelle  medefime  come 
fieno  ripecice. 

Rime  di  fcriccura  differenti , ma  di 
un  medefimo  fuono  : come  di  Smt- 
mfy  c Sono  ; Brrtrt , e C««re  • 

Rime  ufacc  da’  Poeti  antichi  di;  Pefft 
con  Metta:  SmttBa  con  Tento:  An- 
aùU  con  BatU:  Vtrinde  con  Prodi'. 
efimili.  ."I 

Rimovimento  di  colpa  , firara  . 

Rimover  l’ udicor  dalla  cola  propolla  « 
figura  . 

Ringraziare  > figura  colliimata  . 
Riparlamento  del  Coro . 

RipercolTa  di  Rime  nelle  Canzoni  , 
dove  fi  ufi . 

Perché  fi  feccia  la  Ripercofla  l 
Ripercolla  nella  Rìprefa  > a Muta- 
le zione  della  Ballata  . Ili 

RipercolTa  nella  Wlca  della  Ballata,  atil 
Ripetizione  di  Rime- vietata  . _ 114 

Rij^cizione  di  Rime  artificiofa  di 
Dante  con  cinque  voci  in  vari  mo* 
di  i e con  tante  Ihuize  , quante-» 
voci.  laj.xatf 

Quali  Kipemioni  di  Rime  fieno  vi* 
ziofe . ax7 

Ripetizione  di  Verbi  ufata  dalPe* 
trarca  > ma  non  di  nomi  nelle  Ri- 
me . *12 

Ripetizione  di  Rime  delle  medefi- 
me  particelle  ufera  dal  Petrarca 
ne'  Sonetti  ; ma  non  nelle  Can- 
toni . 1*1 

Ripetizionedi  numeri  nella  Fronte, 
e Sirima . *3? 

Che  i numeri  più  grandi  non  fi  ri- 
petono ; ma  fi  accompagnano  co* 
minori  . _ _ *3? 

Ripetizione  di  voci  ne’concenti.  __  337 

Ripetizione  di  una  cofa  in  più 
modi . 381 

Ripetizionedi  parole,  figura . 40» 

Ripetere  con  alcuna  imitazione.  4^ 

Ripetizione  con  altre  figure . 403 

Riprendere  , modo  di  motteggiare . 141 

Riprender  nTuTando  , figura . éU 

Riprenfione  , figura  pafTIonevoIe . 3^ 

Rìprefa , prima  parte  di  Ballata  , di 
quali , e quanti  veri! . 142 

Quali  fieno  le  confonaiize  , e con- 
centi nella  Riprefa  , co’  vari  mo- 
di di  Coppie,  Tenerti , Quar- 
tetci,Qninar}  , f Senar}.  *49 


Rifo  dal  motteggiare  . U* 

RjTpondere  alle  parole , non  al  fen- 

rimeiito . tjd 

Rifponder  figurato  di  molti  modi . 390 
Rifpondete  a fe  ftefio  , figura  . 4i4 

Ritorcer  di  colpa  nel  motteggiare  . lì* 
Ritorcer  la  colpa , figura  . |7^ 

Ritorno , figura  . 374 

Rivolta  del  Coro.  i34 

Rivolu  ne*  Sonetti  i - *4t 

Rivolgere  il  dire,  figurai  J9f 

Rivolgimento  nel  parlare  • T18 

Komaiizatori  non  fono  propiamen- 
te , nè  Epici , nc  Eroici . I4 

Romauzacore  è Epifodico . 3I 

Romanzo  che  voce  ha  , e donde  ve- 
nuta . aC 

Romanzo  coma  dillereute  doli* 

Eroico . *2 

Romanzo  viziofo  nel  foggetto  va- 
rio . • IZ 

Romanzo  viziofi)  nella  difpofizione.  31 
Romanzo  quanto  fia  imperfetto  da 
fe , ma  lodato  per  la  vercù  dell’ 
Ariollo  . 3» 

Ruffiano , e ruffiana , introdotti  nella 
Commedia . IIP 

s 

, CONSONANTE , dì  vari  fuo- 

ni  . *21 

S , Confonante  che  fòrza  abbia . 

Salmi  di  David  , poefia  Lirica . 17* 

Salmi  di  David  fetei  Tofeani  dal 
Minturno . 17*.454 

Saltare  premiato  col  vino . 23 

Satira  venuta  da’  Fallici . 7i 

Satira  Scenica  , pura  , Comica, 
Tragica  • lAt 

Satira  Tragica  , e fila  origine . lAi 

Satira  Tragica  che  cofa  fia  , _ 1^ 

Precetti  da  cortn>orre  la  Satira  Tra- 
gica , e quali  perfone  riceva  . 163 

Satiri , eSileni , e lor  maniere  . 161 

Satira  Epica , con  quanta  libertà  mor- 
delle  . , »2J 

Quale  fia  Materia , fine,  ed  oficlo 
di  Satira.  I7i 

Che  cofa  fia  la  Satira  . *2» 

Come  la  Satira  fia  differente  dal 
]ambico . _ *2* 

Qual  modo  tenne  Orazio  nella  Sa- 
tira  , *2i 

Qual  modo  tenne  Perfio  < c Giove- 
nalc  ....  . Ili 

Parti  eflenziali  di  Satira , Afletn  , 

Stile, 


DI  MEMORABILI 

**l 
*M 


*28 


300 

Ili 

396 

396 

iff 

U1 

*1* 


Digitized  by  Google 


T A V . 

Stile , Di'erdlioat , Membra , e 
Modo.  i7f 

Proemio  di  Satira , e come  1*  Infi* 
niiauone  le  conrenga . 126 

Con  qual  verfo  fi  Icriva  la  Satira . ^ 
Satirico  poeu  come  ufi  le  fenten* 
ae . ^ 

Scala  di  parole  , figura  . ^ 

Scelta  di  parole  quale  fia  . jqi.iu 

Come  (la  ripoifa  nell'  arbitrio  dello 
rcntcore  moderato  da  preoetti . ^ 

Scena  che  cofa  fia . 

Scene  dette  Epilodj . p9 

Scene  quante  comprelè  da  un'Atto. 

104 

ifo 

i 
fii 
4 


Come  le  Scene  fi  diilinguano  . 

Scene  luoghi  di  Recitanti . 

Scenica  , fpecie  di  Poefia  . 

Che  cola  Ha  • 

duali  linimenti  ufi  la  Scenica .' 

Qual  modo  di  narrare  ufi  la  Sceni* 
ca  . 

Qiianre  fpKie  abbia . 

Che  materia  tratti . 

Quanto  tempo  abbracci  col  fogget* 
to . 

Quai  veri!  convengano  alla  Sceni* 

,^ca . 70.1.08 

Quanto  tempo  ricerchi  nella  rap* 
prefentazione  . 

Come  il  genere  Scenico  confifia  nel- 
le file  Ipecic . 

Che  pai  ti  abbia  cfiènziali , ed  acci- 
dciuali . 

Scenica  accreliciuta  con  introdiirvifi 
i Ragionamenti  . 

Scenica  come  folle  prima  pofiatuc* 
ca  nel  Coro . 

Schernire  con  varie  maniere  • 

Scientia  è de’  pochi  > ma  l’ ulb  è del 
Vulgo . *9f 

Scioglimento  di  favola  che  cofafia.  44Ìgp 

Quando  nello  Scioglimento  s'intro- 
ducano gl'  Iddii . 

Come  nello  Scioglimento  non  ab* 
biano  luogo  j prodi^. 

Scontro , ed  Apritiira  di  Vocali  in_> 
una  voce  , in  diverfe , e nel  fine..* 
deir  antecedente  col  principio 
del  feguence  . j as.jxj 

Scontro  delle  Confonaiui  in  una , e 
diverfe  voci  . 

Scoiicto  di  lettere  , e fillabe  , come 
taccia  vari  concenti  • 
oconveiicvolezaa  da  fuggirli  nel  Oc* 

. • . 42 

ocrictori  di  Canti , c d' ium'  - 


66f 

71 


ZI 

ZI 

ZI 

Zi 

Zi 

14* 


8a 

SZ 


44 

il 

Jf 

« 


OCA 

Scrittori  di  Scòria  , odi  alcun’arra 
in  verfi  * quali  Poeti  fieno  . 4 

Scrittori  d’  Achilleida , Eiacleida  • 
Tefedia , biafimaci . u 

Scrittori  di  Commedie  in  prqlà , ri- 

Scrivere  fi  dee , come  fi  pronunzia . ^ 

Scrivere  fi  dee  , come  i docci  y ma 
Pfulare  comunalmente  . lu 

Scrittura  de’  Latini  talvolta  difie* 
reiKe  dalb  pronunzia  .j 
Sdteno  Paillone. 

Come  lo  Sd^io  fia  difierentc  dall* 
Invidia . 

Quali  cagioni  di  Sdegno. 

Quali  peilbne  prendano  Sdegno . 

Sdegiw  nxifio  da  perlboe  vcrtuofe.^ 
aitlitte  . 24 

Sdegnarli , figura  palfionevole  . tir 
Sdrucciolo  verlò  limile  allo  A napelli* 
co  . 109 

Sdrucciolo  perchè  fia  paliorale  A 441 
Secolari  giuochi  in  laude  di  Apollo,  e 
Diana . iz» 

Seguir  colè  contrarie , figura  . «og 

Selva  fpecie  di  poema  da  efercicarlì . 449 

Seoario  di  Ballata  nella  Riprela  di 
quali  veifi , e di  quali  concenti  fi 
^Cia . 149.140 

Senario  non  è ricevuto  nella  Muta- 
zione della  Ballau . 

Senario  nella  Volta  della  Ballata  . 142 

Seiurj  di  Canzooe  come  s’ accordi- 
no nella  Fronte  oompolla  . 194 

Senarj  di  Sellina , così  di  ilanze,  co- 
me divelli.  Ili 

Senai  j d’inni  Latino- Tofeaoi . ifil 

Scnceiiza  che  cofa  fia  . 181 

Sentenze  come  lieiio  principi  , o 
concliifioni  degli  argoirenu  • 1^ 

Sentenze  quali  fi  pongano  con  la  ra- 
gione , e quali  lènza  . 184 

Sentenze  come  ftieno  bene  agli  at- 
tempati . 184 

Sentenze  quali  fieno  ulace  per  co-  ‘ 
munì . , *>♦ 

Come  all'accettate  Sentenze  ruma- 
no aflfetto  lì  contrapponga  . 184 

Quali  Sentenze  fieno  reali , operlo- 
nali  { quali  intellettuali , o mora- 


li ; quali  acute  , argute , o gravi . 
omele  Sentenze  conformanli  all’ 


*81 


Come 

opinione.  >87 

Qual  poeta  più  ufi  le  Sentenze  . , »8r 
C^e  le  Sentenze  s'interpongano  iti 
colè  nuove , e inopinate  . xtA 

, Sen- 


Se^ 


S< 


s 

St 


s, 

s. 


Digilized  by  Google 


Smumento  del  dire , pane  di  Epica  . 1 1 
Semimciico  delle  giiinciire>  e meni* 

^1  le  pm  voice  fi  finifee  con  la 
j^ppia , o Terzetto , o Quarcet- 

Servo  come  laudato  lObijfimato  nella  ^ ^ 

Commedia.  ,,, 

Servo  quale  s’introduca  nella  Com- 
media . |»J  l.O 

Servente^fe  jO  Capitolo,  Compofizio- 

ne  Epica . 

^®-C®n«derato  per  muovere  eli  Af-  ^ 

Serto  confiderato  nel  dicevole  de’co- 
jmmi  . - 

^*"*®"*  di  Rime  ripetite 
obbliqiiamente  . 

Serti  na  prefe  il  nome  dal  Senario  de* 
verfi.  e delle À^izce  ttt 

aCJnzj  finale  dì  Seftina  dì  tre  verfi 

„ 

Come  I*  ultima  voce  tal  volta  fi  mii- 

0.!V  ° *”  lenificato  . XJ6 

Qua  materia  di  Scrtina  . 

Calale  fide  , e modo  di  Seffina  . »i7 

^*ficìo  ^ ” Canaoilc  col  fuo  arti- 

Settenario  in  quali  numeri  minori  fi 
riiolva  • jjg 

Settenario  d’ Inni  Latino-Tolcani . ado 
Sfacciataggine  pafiione  . " • • 

Siciliani  apti. 

Significazione  di  animo  benigno  » fi- 
ffura  coftumata . »8y 

Significare  il  difiderio  tacendo , fi- 
_.gura. 

Si|nificareoiù  di  quello  , fi  dice  . 
Srtl^hecomeficompotigano . 

Sillabe  come  diano  il  Tuono  alle  pa- 
role . 

Sillaba  breve , e lunga  di  che  tempo 
,fia.  . 

Sillaba  Inchinata  é più  lunga  dell* 
Acuta ,•  e i^Aciita della  Grave.  jg< 
D>  quante  fillabe  fia  la  più  lunga 
voce  del  verfo  . ^ 

^‘5?- '?•'?*  narrare . io 

Similitudine  nel  motteggiare,  ijj. 

*40*  l-l 

Similitudine  di  cafo , e fine  , figura  . 400 
fiS'  '"■«»*  *»»  MJ  dil- 
Sineedgehe  di  più  modi  i ^4 


DI  MEMORABILI. 


Sinerefi  delle  Vocali . 

Sinonimia , ornamento  di  piò  parole 
diunacofa. 

Sinonimia  nel  motteggiare  . Ut 

Sinonimia  foverchia  da  fiiggiril . ajo 

Sirima  è parte  di  Canzone  d iviù . 187 

Sirima  quando  fia  maggiore  , o mi- 
nore della  Fronte . i8S 

Qual  verfo  della  Sirima  rifponda  ad 
slcuiio  ddlài  pronte» 

Sirima  nel  fine  quali  vvrfi  ricerchi.  »ij 

Sinma  Comporta  qual  fia . ,9^ 

Sirima  di  due  Terzetti . 19$.  199.100 

Sinma  di  due  Quartetti . 197 

&rimi  di  due  Quinarj.  107.101 

Quali  numeri  portano  ripeterfi  nel- 
la Sinma . ,}. 

Regola  per  comporre  la  Sifima-i 
Comporta . 

^'^ìp^Semplice  come  fi  certa , aoi 

Di  Coppie  con  altri  numeri  . lea 

Di  Terzcttuoli  . 10^ 

Di  Terzetti  con  altri  numeri  • xof 

Di  Quartetti  foli  . 109 

Di  Quartetto  con  altri  numeri;  no 
Di  Quinario  . 1 ] j.i,  ^ 

Dì  Senario.  iti.iii 

Di C^inario , c Senario  ; "ni 

Quale  artificio  fia  da  fervarfi  nella 
Coppia,  Terzetto,  ed  altri  nu- 
meri , de*  quali  la  femplice  Sirima 
fi  compone  • M J 

Come  fi  rifolvano  i numeri  maggio- 
ri ne’  minori . 

In  qiMnti  modi  fi  adatti  il  primo 
. verfo  della  femplice  Sirima  . 118 

Sinma  ne’Sonetti . 1.  • 

Soavità  , virtù  di  narrare»  n 

yave  forma  di  dire . 418 

^nerenza , figura  cortiimata  . a<j7 

^ggetto  Epico  come  fia  uno  . 10 

Soggetto  Tragico  qual  fia.  78 

Come  difficilmente  fi  muti . 78 

Come  dato  da  pochi . 79 

Soggetto  Comico  fia  nuovo , 0 tradoi- 
to  di  altra  lineila  . 114 

Soggetto  del  Ciclope  di  Euripide  . ifiz 
Soletto  del  Pinco  Commedia , di- 
ftinco  in  favola  , ed  EpifodJ . ii* 
Aggetto  dell’  Antigone  . 7y 

^ggetto  dcll’^ndria  di  Terenzio  , 116 
Aggetto  di  Orazio,  e di  Alceo,  171 
Soggetto  di  Sceficoro  , Simoiiids, 
Pindaro  , David . 171 

Aggetto  del  Petrarca  . 17» 

Soggetto  dell’Uiada , c dell*  Odiffea . 1 1 

Sos- 


Digitized  by  Google 


T A V 

Sogg«to  dell’  Eiieida  T ix,i6 

Sosgettode'  Trionfi  del  Petrarca  . jó 
i^'gecto  delle  Terze  rime  di  Dance  , ig 
Sogeo^gnere  alia  cofa  propoila  più 
cagioni , figura  . 41J 

Somiglianza  richieda  ne’colliimi.4fi. 

r 

Somiglianu  nel  motteggiare . 

Sommeifa , e modella  forma  di  dire  . 419 

Sonetto  perchi  così  deao . 170.1*0 

Sonetto  che  cola  fia . 

Sonetto  in  che  Ila  differente  dall* 

. bpigramma . aio.*** 

Somiglianza  tra'l  Sonetto,  e la  Can- 
zone . ^ 

Differenzi  tra  ’l  Sonetto  , e la  Can- 

Che  parti  abbia  il  Sonetto . _ 1^ 

Cerne  li  accordino  i Quartetti  del 
Sonetto  di  due  rime . ^ 

Come  fi  accordino  i Terzetti  del  So- 
netto or  di  due  , or  di  tre  rime . 

Che  le  tinte  de'  Terzetti  del  Sonetto 
' fono  il  più  altre  da  quelle  de’ 
Quartetti . zii 

Di  quali  veri!  fi  teda  il  Sonetto . z*t 
Sonetti  del  Petrarca  draboccati  dall’ 

■ Ira  contra  la  corte  di  Auigno- 
ne . LZl.  . . Hi 

Maniere  de’  Sonetti  ufui  dagli  an- 
tichi , Semplici  f Midi , Doppi , 
Ondati,  Continui^  Tornellati, 


Incatenaci 


, Kipctici . Retrogra- 
, Sdruccioli  , midi  di 


vane  lingue.  BZ 

Sottile , ed  acuta  fórma  di  dire . 4ì!f 

Sottometterli , figura  paflioiievale , MI 

Spagnuoli  vantatoti . 112 

Spavento  con  picca  modo  dal  Tragico 
Spaventevole  (oggeuo  di  Tragedia,  z# 
Spondeo  piede  come  poda  formarli  da’ 
Tofcaiii 


Sprone  « figura  padionevole . 

Stanza  di  Canone  • 

Stante  Continue , o Divife* 
Membri  di  Stanza , Fronte , e Sin- 
ma , 


top 

l»i 

iM 

ili 

lìl 


Stanze  della  Canzone  quale  abicu- 
dioc  abbiano  con  la  prima  nelle-f 
parti , m ifura , numero,  rime. 

Stanza  ultima  della  Onzone  detta 
Commiato  . . HI 

Stanze  della  Canzone  di  quanti  ver- 
fi  fieno  . j ^ 

Che  la  danza  della  Onzone  non  ha 
meno  di  nove , nè  piu  di  14.  t ma 


comunalmente  da  lL  fìn’a  itf,  in 
Stanze  della  Sedina . m 

Stanze  di  Ottava  rima  , e loro  eccel- 
lenza . 

Scile  di  due  maniere . ^ 

Scile  tardo,  e diligente  è più  lodato.  449 
Scile  di  Onzone . iJx 

Scile  di  Commedia . ijo 

Scile  di  Elegia-  ^ 

Scile  vario  di  Epigrammi.  ifia 

Stilemi  Erottola . 

Stile  di  Satira . ^ 

Stile  di  Sedina . yj 

Scoriciucili  a Porti.  ^ 

Come  lo  Storico  da  differente  dai 

c **“*'“• ’j.,,  r Ì2A1U19 

Strumenti  di  Poefia  . % 

Strumeiiu  di  Epica  . | 

Scriimeiici  di  Scenica  • 9 

Strumenti  di  Melica . ( 

Strumenti  poetici  come  deiio  na. 

curali . t 

Strumento  , circondanzt  di  nar- 
• razione . la 

Studio,  circondanza  di  wrfoiia  . ai 
Studio  confideraco  nelle  paflìoni . yp 
Suocera  quale  iiitroducafi  nelle  Com- 
medie . Il* 

Suono  conveniente  al  Coro  Tragico,  io» 
Suoni  vai  ; di  Verfi  per  vari  feontri . jz» 
Supplicazione , figura  paffioiievole.  gl» 

T 

T .CONSONANTE  di  varifnoè 

ni.  zpi 

Tacere , modo  di  motteteiare . H7 
Tardità,  e Velociti  del  vetfb,  donde 
ittfca , as9 

Teatro  Scenico ii» 
T^ani  Càuetrieri . 36 

Telefó  con  quale  abito . , 97 

Temperamanco  di  voci,  di  due  fillabe 
con  altre  di  una , o più  • 34* 

Temi>cramento  di  numeri , 
Temperamento  di  Afprczza  con_* 
piacevolezza . 361 

Tempo  negli  drumenti  della  poe  ira , l 

Tempo  • circondaiiza  di  Narrazio- 
ne. . t* 

Tempo  confideraco  per  muovere  gli 
Alletti , Oa 

Tempo  comprefo  dal  foggetto  Epìcot  la. 
Tempo compiefo  dal  foggetto  Sce- 
nico . .21 

Tempo  dato  alla  rapprefentazipne 
Scenica , 2Z 

Tcm- 


Ttirp 

n 

d 

r 

D. 

I 

D 

Ttn 

Tt;i 


5 


1 


* Digitized  by  Google 


DI  MEMORABILI. 


Tempo  qual  Ha  nel  mfo . ij 

Teinpo  piopiamence  s’  attende  nel 
movimento  tardo  , o veloce  ,•  e_* 
dove  lì  nota  il  tempo,  quivi  é Ar- 
monia . _ jfs 

Di  quanto  tempo  fieno  le  Vocali 
brovi , e le  lunghe;  Iole,  o accom- 
pagnate con  coniqnanti . jfSf 

Di  quanto  tempo  fieno  gli  Accen- 
ti . .. 

Tereo  Tragedia . xg 

Terribile , e compaflionevole , perchè 
fi  moliri  in  Scena  per  Tudita  , non 
perla  villa  . 89 

Terze  Rime  di  Dante, Ipecie  di  Epi- 

;uali  perlone  contengano  . f 

erzetti  accordati  per  lei  modi  nel- 
la Ironte  delle  danze  • _ 189 

Terzetti  di  Sonetti  come  s’ accordi- 
. no . , Z44 

Terzetti  di  Baliau  nella  Ripre- 


ù.  x49 

Terzetti  di  Ballata  nella  Mutazio- 


ne . »J4 

Terzeui  di  Ballata  itella  Volta . 

Terzetto  di  Madrigale . xtfx 

Terzetti  di  Capitolo  . _ i6S 

TeleidajpoemaUel  Boccaccio  . jo 

Tiibalea  , maniera  di  ballo  . 1 70 

Titolo  della  Commedia  . i;o 

Tofeani  Tragici  quanto  pochi . 7j 


Tofeani  Lirici  come  pollano  imitar 


Pindaro  . _ i8x 

Tofeani  in  qual  modo  debbano  imi- 
tarli . 441 

Tradurre  di  altra  lingua  è lodato . 114.449 
Tradiicendo  Commedie,  fi  deono 
accomodare  all’etii  nollra . 


Tragedia,  Ipecie  di  Scenica. 

Che  cola  ha  la  1 ragedia  . 

Come  la  Tragedia  infegn:  I*  umana 
condizione . 

Come  la  1 ragedia  muova  a meravi- 
glia con  ifpavenco  , c ^'età  . _ 

Qual  fine  fi  proponga  la  Tragedia  . 

Come  faccianfi  di  una  mede/ima  fac- 
cenda molte  Tragedie  , variando 
nomi , ordine , modo.  8t  E con_. 
diflomigliaiite  modo  di  Iciogliere, 
e di  legare . 

Tragedie  fatte  di  nuove  favole  . 

.Tragedia  milla  di  piu  maniere  da 
quale  fi  nomini  . 

Tragedia  non  introduca  vecchi  in- 
namorati . 


114 

f 

74 

76 

76 

77 


91 

81 


J19 


Tragedia  Doppia  come  s'intenda  . rtj 
Tragedia  quando  ufi  verfi  di  una,  o 
piu  mai.iere;  di  undici  , o d’altre 
nllabe  ; con  rime , o fciolti . loS 
Tragico  poeta  venuto  dall'  bpico  . 9 

Tragico  talvolta  truova  cole  nuove,  xy 
Tragico  , ufando  vaij  nomi,  riguar- 
da tuttavia  l' univerfale . J9 

Tragici  poeti  biafimati  da  Arillof  a- 
ne . Ili 

Tragico  , quanto  ufi  le  lèntenze  . xij 
Trafcorii mento  del  Coro  che  cola  fia.  1 
Quante  parti  abbia  intero , quante 
imperfetto.  iJi-ifl 

Quali  verfi  convengano  allo  Tra- 
feorrimento  . 160 

Traslace  parole  quali  fieno  . jo8 

Cagioni  della  T raslazione  . }o8 

Convenienza  di  Traslazione,  e fi- 
milittidine , e i luoghi  di  Trasla- 
zione . _ J08 

Manieie  di  Traslazione  • joy.jio 

L/lo  di  Traslazione  . jio 

Vizi  di  Traslazione  . 911 

Licenza  de’Poeti  nel  TralpMcare.  9>a 
Come  fi  continui  la  Traslazione.  J14 
Trattenimenti  fuccefli  nella  nuuva..^ 


Commedia  in  vece  del  Coro.  79.IJ7 


Trionfi  del  Petrarca  che  Ipecie  di 
Poefia  . j 

Qual  modo  di  narrare  vi  fia . 6 

Quali  MiToiie  contengano  • 9 

Quali  Epifodi.  Ij 

Quale  fia  la  fàvola  , e quali  gli  Epi- 
fodi . 36 

Come  efeirplo  di  meraviglia  . 40 

Come  efemplo  di  peripezia  . 4} 

TrifTuio  ufurpatore  delle  lettere  ritro- 
vate dall’  Accademia  Senefe  . 089 

Trittongi  di  Vocali . aji 

Trocheo  piede  come  fi  formi.  109 

Trochei  non  ufàti  dal  Coro,  quando 
fi  ferma . 100 

Tumiiltuofe  favole . i»f 

Turbata  forma  di  dire  quando  fi  ufi  , 
e come.  4jo 

V 

U,  VOCALE  di  fuono  languido,  joi 
V , Confuiiaute  fenza  figura-, 
propia  . xyx 

Vaf'iti  di  parole  nel  motteggiare . 13  f 

Ubbidenza  , figura  colluniata . 3H6 

Uditori , confiderati  nel  decoro  . 4x9 

Veichio  come  lodato,  obiafimaco  nel- 
la Commedia  ut 

P P p Vec» 


Digitized  by  Google 


TAVOLA 


VoccTiì  Comici  di  qiiai  coftumi . 1 16 

Vecchi  innamoraci , e ftiocclu  , intro- 
dotti nelle  Commedie , no 

Vecchi  Comici  con  gli  efempli . ii3 

A Vecchi  qiial  pailaie  convenga  • 416 

Verbo  notabile  pollo  ora  nel  hoc  , ora 

nel  principio . 549 

Vera  tórma  di  dire  . 440 

Vergogna  , paffione . 56 

Venlìmilitudine  vertù  del  narrare  . la 

Verilimile  nel  delcrivere  gli  Alletti.  96 
Vetilìmile  nelle  faccende  Còmiche  . 114 
Verli  Tofeani  interi  di  undici,  erot- 
ti di  fette , ulati  dal  Petrarca  , 6S 


Verli  Tofeani  nuovamente  trovati 
dalle  Conlonantc  ufate  dal  Petrar- 
ca, di  Tre  lillalx  , e di  Otto  ; di 
Cinque , e di  Sei  ; di  Sette,  c di 


Qliatrro . 6) 

Verfo  di  nove  lillabe  trovato  dalla.» 

manieradegli  Accenti.  69 

Verfodi dodici  fillabe  trovato  dagli 
Spagnuoli.  70 

Verfo  di  dodici  lillabe  con  l’accento 
nella  pennl.ima  , non  ufato  da^ 
Tofeani  antichi . j49 

Verli  di  lillabe  pari , o difpari . 185 

Quali  verli  fieno  ricevuti  , e quali 
fieiio  i migliori . 186 

Verlò  di  ciafeuna  fpecie  in  qual  fil- 
laba  convenga  aver  l’accento . j6o 

Come  ogni  verfo  polla  crelcere , o 
mancare  di  fillaliaper  l’aeccoto  . 

Jt9-  ancorché  non  crefea,  nt.» 
manchi  di  terr^  . 70 

Verfo  fi  può  telfer  tutto  di  voci  di 
due  fillabe . 

Verfo  di  tre  voci  folamente  . 366 

Verli  quali  Volubili  , Velociflìmi , 
Gravi , Grav iflìmi . ì6 r 

Vei  fi  quali  molli , o afpri  • 70 

.Verli  di  poco  polfo  per  la  continua» 
alone  di  più  voci  lunghe  nel  filo 
principio,  oline.  343 

Verfi  Iciol.ti,  o legati  da  Confonan- 
ae  di  Rime.  3Jd 

Che  ’l  verfo  fciolto  da’  Confonan»e 
ricerca  maggior  legame  di  niime- 
li . 333.  H qiiai  legami , numeri , 
ed  ornamenti  fieno  richielli  ne’ 
verfi  fciolti . 371 

Verfi  III  parte  fciolti  da’  numeri  ove 
lì  l’ermettano  ..  361 


Verlo Sdrucciolo  di  parole,  che  han. 
no  l’ accento  nell’  ante  penultima  . 340 
E come  fia  fimile  all’  Anapellico . 


109.  E non  atto  alla  Commedia  1 (7 
Verfo  Intercalare . 407 

Verfo  Saffico  Tofeano  . . 341 

Verfi  di  tre  fillabe  , c di  cinque , che 
fono  come  parte  degl’  interi  per 
ripercotere  la  Rima  ..  uo 

Verfi  co' piedi  fomiglianti  a’ Latini , 
e Greci , come  polTaiio  fervarfi  da 
Tolcani.  lopiio 

Verfi  Anapellici  , Jambici  , Trocaici 
ufati  dagli  antichi  Comici . 160 

Verfi  Tofeani  quali  ri/poiidaiio  jlj 
quelli  degli  antichi . 160 

Quali  Verli  fieno  atti  a Scenici  Ra- 
gionamenti . 7» 

Qual  Verfo  convenga  alla  Canto- 
ne . i86.*M 

Quali  Verfi  fieno  atti  alla  Comme- 
dia . 

Quali  Verfi  convengano  alla  Satira  . 

Che’I  Verfo  Tofeano  è così  atto  all' 
Eroico  , come  il  Greco , e 'I  La- 
tino . 

Vi  or  d’iina , or  di  due  fillabe . 

Virtù  del  Dire. 

Viitu  del  Prùicipio . 

Virtù  della  Narratione. 

Virtù  della  Difpofitioiie  poetica  . . 

Virtù  di  Efenna  , in  quanto  femmi- 
na , e mogliere . 

Virtù  di  Sei  vo . .... 

Vittoria  di  jerone  ne’  «iuochi  Olimpi- 
ci , celebrata  da  P.nJaro  . 

Vittoria  di  Carlo  V,  l'i'P-  celebrata 
dal  Miri’uriio  . 

Viaio  di  Principio  . 

Vizio  di  Prologo . 

Vizio  di  Pocm.i  per  viluppo  . 

Vizio  nel  Decoro  . 

Vi'io  rapprefeiitato  , per  infegiiare 
a fuggirli.  _ 

Vizio  di  Motti . 

Vizio , foggetto  di  Motteggiare  . 

Vizi  di  Traslazione  . 

Vizio  di  Concento  per  troppo  voci 
d’ un  fimil  fine  giunte  iiifieme . 

Vìzi  di  Compolizioiie . 

Vizio  nel  parlar  de’  giovani , e de’ 
vecchi . 

Vizio  di  parlar  gonfio  . 

Vizio  iieirammeiiUare  i Poemi. 

Umana  enndizione  qual  fia  . 

Quanto  vaglia  nel  coniòlare . 

Umile  materia  qual  fia  . 

Umil  preghiera,  figura cofiumara. 

Umile  foi  ma  di  dire  , Ipecie  della 


7» 

*7tf 


31 

»90 

iSz 

17 

14 

3» 

48 

«83 

184 

17 

98 

13 

49 

1x0 

»3« 

133 

ili 

347 

350 

41Ò 

4*1. 

430 

76 

77 

3^S 


Digitized  by  Google 


DI  MEMORABILI. 


4J8 

184 

39 

190 

Z89 


coflumicj  ^ 

Univerfalc  nelle  fencenze. 

t/ni  verl.ilc  coiiliJerato  dal  Fosca  nel 
tintele  1 nomi . 

Uo  Uittongo . 

Vocali  , quante , e quali  fieno  , 

Come  alcune  Vocali  or  feparate , or 
congiunte  fi  pronunziano . apo 

Quali  Vocali  abbiano  Tuono  grande, 
o lieve.  jo, 

Come  le  Vocali  fieno  congiunte,  o 
divifein  una  ftelTa  voce.  jia 

Come  le  Vocali  ellrcnie  indiverfe 
voci  cedano  l’una  alTalcra . jij 

Che  le  Vocali  con  i’  apricura  rendo- 
no più  grave  il  fiiono.  jtj 

Come  le  \'oca  li  fi  fcontrino  nel  fine 
dell'  antec^ence  verfo  col  prin- 
cipio del  légnente . jij 

Di  quali  Vocali  l’ apr/tura  fia  più 
numerofa . 

L’ultima  Vocale  in  quali  parole  fi 
polla  perdere  , 

Voci  Frettolofe  quali  fieno  . 

Voci  Tarde  convenienti  al  Coro, 
quando  fi  ferma . 

Voci  dnbbiofenel  motteggiare. 

Voci  raddoppiate  , c ripetite  nel 
motteggiare  . IP7 

Voci  conipofie  di  medefime  fillabe 
come  fieno  di  verfe  , e llefle  , o di 
più  fignificaci , o di  un  medefinio . aaj 
Voci  Strepitofe  , Piangevoli . Soa- 
vi 1 Umili  , con  eli  efempii . _ 3x5 

Voci  quali  tardino  il  Verfo , e quali 
il  facciano  veloce . 340 

Voce  ultima  del  Verlb  qual’efier 
debba  . _ , 34^ 

Voce  di  tre  fillabe,  che  comincia  da 
- Vocale , è più  fonora , che  quella 

di  due . 34/ 

Voci  di  fette  fillabe  qual  luogo  tenga- 
no nel  veifo  . 34t 

Voci  di  due  fillabe  come  fieno  atte  a 
compor  tutto  il  verfo . 343 

Voci  Accorciate , e cvntrane  , quale 


3*3 

5*4 

100 

100 

«34 


accento  ricevano  . j4j 

Voci  come  fi  ulino  con  tempera- 
mento . jgy 

Voci  come  fi  tifino  fenza  tempera- 
oisnco  , ma  conlornii  alla  materia.' 
cioè , afpre  in  fjggetto  duro  , e 
molli  in  loggetto  foave  . 366 

Volgerli  dintorno  ad  una  cofa  in  più 
modi,  figura.  381 

Volta  del  Coro  . 154 

Volta  ne*  inetti . i4>* 

Volta  di  Ballata  • 147 

T’cltadi  Ballata  di  quinti,  e quali 
verfi  fia  . ijj 

II]  quanti  modi  fi  adatti  il  primo 
verfo  della  Volta  . xjj 

Qual  fia  la  Volta  , fe  la  Riprefa  è 
di  Coppia , Terzetto  , Quartetto, 
Quinario , Sellarlo  . 

Quando,  e dove  fi  faccia  ripercofla 
di  rima  nella  Volta  . 158 

Due  Volte  continue  dopo  la  Muta- 
zione ultima  . 

Dillereiiza  tra  Dante , e Cino  nell* 
accordar  le  Volte . adì 

Volubile  forma  di  dire  come  fi  faccia . 437 
Voto , figura  paflionevole . 381 

Ufeita , parte  Scenica . 71 

l/fcita della  Commedia.  157 

Ufeita  del  Lirico.  i8a 

Ufo  è del  Vulgo. 

X 

X,  Valea  appo  gli  antichi  in  vece 

diCS,overodi  GS.  1513 

A , appo  noi  vale  per  S fcmplice  , 
o doppio  . aP4 

Y 

Y,  Sbandito  dell’  Alfabeto  da  al- 
cuni Moderni . 193 

Y , quando  fi  debba  ulàre.  X94 

z 

Z,  Confdnante  di  vari  filoni , 193 

Zeufi  pittore.  is 


IL  FINE. 


Digitized  by  Google 


IL  MINTURNO  A’  LETTORI. 

L Ettori  miei  gentilijfmi  , fe  per  avventura  leggendo  le  mie  Rime  , nel 
Commiato  delC  Epitalamio  troverete  non  fervala  la  regola  da  me  data 
nel  ter'^o  libro  di  tjuefli  ragionamenti  , che  nella  Cincone  > e in  ciafcun'  altra 
compoft%ione  rima  niuna  fi  debba  iterare  , fe  non  dove  C artifìcio  il  richiede  ; 
fiate  certi , che  i{uei  ver  fi  non  fono  miei , ma  del  dotlijftmo  Correttore,  il 
quale  forfè  offefo  dalla  voce  Sega  in  vece  di  Segua,  g//  ammendò  di  quel  mo- 
do ; fumando  , così  effer  più  vago  , e più  leggiadro  il  fine  della  Ca»:^one,  che 
prima  non  era  . Era  prima  di  quefìa  maniera  , 

Ma  cu  Canzon  mia  nata 
Novellamente , or  prega  , 

Che  ’l  mezzo  , c ’l  tìn  si  bel  principio  fega . 

E benché  dal  Petrarca  fia  fiata  ricevuta  , cd  ufata  quella  voce  , come  veder 
potete  nel  Sonetto  > 

lo  ho  pregato  Amore  , c nel  riprego  ; 

0 perchè  fia  della  lingua  Provengale  dalla  quale  ha  prefo  la  noflra  favella 
non  una  fola  particella  { o perchè  la  lettera  U non  impedifca  la  confonanxfi 
in  Seguo  con  Prego  , ancorché  renda  il  fuono  più  graffo  ; ficome  la  voce 
la  fillaba  innany  alt  ultima  é più  fonile  in  Ancide  , che  in  Crede } nè  pe- 
rò toglie  il  concento  t nondimeno,  poiché  sì  nobile  ingegno  giudicò  dover  fi 
quel  fine  ammendare , il  Minturno  fieffo  t ammenda  in  quefio  modo  fenyi  par- 
tirfi  punto  da'Juoi  precetti , 

Canzon  novella  , or  prega  , 

Che  ’J  mezzo  , c ’l  fìn  per  Torme 
Del  bel  principio  fegua  a lui  conforme . 

E fe  mai  leggerete  i miei  Sonetti  fpintuali , e le  mie  Canxoni  fopra  i Salmi 
ftampate  in  Napoli , so  , che  tofio  nella  prima  fianca  della  prima  Can%pne 
troverete  un  fanciullefco  errore  , il  qual  non  so  , fe  per  colpa  di  quel , che 
t'opera  trafcriffe,  o dello  Stampatore,  o pur  del  Correttore  fia  commeffo.  Tro- 
verete quefii  due  ver  fi  di  rima  falfa  : 

Ond*  egli  cade  si , che  non  fi  leva  , 

Per  aver  pace  , d tregua  . 

Ma  nel  libro  , il  qual'  è in  mio  potere  in  vece  di  quelli  fono  quefii  : 

Ma  cade  ; e per  aver  mai  tregua  , o pace 
Non  fi  leva , anzi  giace . 

State  fani  : e prendete  tutto  a bene . 


Digitized  by  Googl